CANTO QUATTORDICESIMO
1
Nei molti assalti e nei crudel conflitti,ch'avuti avea con Francia, Africa e Spagna,morti erano infiniti, e derelittial lupo, al corvo, all'aquila griffagna;e ben che i Franchi fossero più afflitti,che tutta avean perduta la campagna;più si doleano i Saracin, per moltiprincipi e gran baron ch'eran lor tolti.
Nei molti assalti e nei crudel conflitti,ch'avuti avea con Francia, Africa e Spagna,morti erano infiniti, e derelittial lupo, al corvo, all'aquila griffagna;e ben che i Franchi fossero più afflitti,che tutta avean perduta la campagna;più si doleano i Saracin, per moltiprincipi e gran baron ch'eran lor tolti.
Nei molti assalti e nei crudel conflitti,
ch'avuti avea con Francia, Africa e Spagna,
morti erano infiniti, e derelitti
al lupo, al corvo, all'aquila griffagna;
e ben che i Franchi fossero più afflitti,
che tutta avean perduta la campagna;
più si doleano i Saracin, per molti
principi e gran baron ch'eran lor tolti.
2
Ebbon vittorie così sanguinose,che lor poco avanzò di che allegrarsi.E se alle antique le moderne cose,invitto Alfonso, denno assimigliarsi;la gran vittoria, onde alle virtuoseopere vostre può la gloria darsi,di ch'aver sempre lacrimose cigliaRavenna debbe, a queste s'assimiglia:
Ebbon vittorie così sanguinose,che lor poco avanzò di che allegrarsi.E se alle antique le moderne cose,invitto Alfonso, denno assimigliarsi;la gran vittoria, onde alle virtuoseopere vostre può la gloria darsi,di ch'aver sempre lacrimose cigliaRavenna debbe, a queste s'assimiglia:
Ebbon vittorie così sanguinose,
che lor poco avanzò di che allegrarsi.
E se alle antique le moderne cose,
invitto Alfonso, denno assimigliarsi;
la gran vittoria, onde alle virtuose
opere vostre può la gloria darsi,
di ch'aver sempre lacrimose ciglia
Ravenna debbe, a queste s'assimiglia:
3
quando cedendo Morini e Picardi,l'esercito normando e l'aquitano,voi nel mezzo assaliste gli stendardidel quasi vincitor nimico ispano,seguendo voi quei gioveni gagliardi,che meritar con valorosa manoquel dì da voi, per onorati doni,l'else indorate e gl'indorati sproni.
quando cedendo Morini e Picardi,l'esercito normando e l'aquitano,voi nel mezzo assaliste gli stendardidel quasi vincitor nimico ispano,seguendo voi quei gioveni gagliardi,che meritar con valorosa manoquel dì da voi, per onorati doni,l'else indorate e gl'indorati sproni.
quando cedendo Morini e Picardi,
l'esercito normando e l'aquitano,
voi nel mezzo assaliste gli stendardi
del quasi vincitor nimico ispano,
seguendo voi quei gioveni gagliardi,
che meritar con valorosa mano
quel dì da voi, per onorati doni,
l'else indorate e gl'indorati sproni.
4
Con sì animosi petti che vi forovicini o poco lungi al gran periglio,crollaste sì le ricche Giande d'oro,sì rompeste il baston giallo e vermiglio,ch'a voi si deve il trionfale alloro,che non fu guasto né sfiorato il Giglio.D'un'altra fronde v'orna anco la chiomal'aver serbato il suo Fabrizio a Roma.
Con sì animosi petti che vi forovicini o poco lungi al gran periglio,crollaste sì le ricche Giande d'oro,sì rompeste il baston giallo e vermiglio,ch'a voi si deve il trionfale alloro,che non fu guasto né sfiorato il Giglio.D'un'altra fronde v'orna anco la chiomal'aver serbato il suo Fabrizio a Roma.
Con sì animosi petti che vi foro
vicini o poco lungi al gran periglio,
crollaste sì le ricche Giande d'oro,
sì rompeste il baston giallo e vermiglio,
ch'a voi si deve il trionfale alloro,
che non fu guasto né sfiorato il Giglio.
D'un'altra fronde v'orna anco la chioma
l'aver serbato il suo Fabrizio a Roma.
5
La gran Colonna del nome romano,che voi prendeste, e che servaste intera,vi dà più onor che se di vostra manofosse caduta la milizia fiera,quanta n'ingrassa il campo ravegnano,e quanta se n'andò senza bandierad'Aragon, di Castiglia e di Navarra,veduto non giovar spiedi né carra.
La gran Colonna del nome romano,che voi prendeste, e che servaste intera,vi dà più onor che se di vostra manofosse caduta la milizia fiera,quanta n'ingrassa il campo ravegnano,e quanta se n'andò senza bandierad'Aragon, di Castiglia e di Navarra,veduto non giovar spiedi né carra.
La gran Colonna del nome romano,
che voi prendeste, e che servaste intera,
vi dà più onor che se di vostra mano
fosse caduta la milizia fiera,
quanta n'ingrassa il campo ravegnano,
e quanta se n'andò senza bandiera
d'Aragon, di Castiglia e di Navarra,
veduto non giovar spiedi né carra.
6
Quella vittoria fu più di conforto,che d'allegrezza; perché troppo pesacontra la gioia nostra il veder mortoil capitan di Francia e de l'impresa;e seco avere una procella absortotanti principi illustri, ch'a difesadei regni lor, dei lor confederati,di qua da le fredd'Alpi eran passati.
Quella vittoria fu più di conforto,che d'allegrezza; perché troppo pesacontra la gioia nostra il veder mortoil capitan di Francia e de l'impresa;e seco avere una procella absortotanti principi illustri, ch'a difesadei regni lor, dei lor confederati,di qua da le fredd'Alpi eran passati.
Quella vittoria fu più di conforto,
che d'allegrezza; perché troppo pesa
contra la gioia nostra il veder morto
il capitan di Francia e de l'impresa;
e seco avere una procella absorto
tanti principi illustri, ch'a difesa
dei regni lor, dei lor confederati,
di qua da le fredd'Alpi eran passati.
7
Nostra salute, nostra vita in questavittoria suscitata si conosce,che difende che 'l verno e la tempestadi Giove irato sopra noi non crosce:ma né goder potiam, né farne festa,sentendo i gran ramarichi e l'angosce,ch'in veste bruna e lacrimosa guanciale vedovelle fan per tutta Francia.
Nostra salute, nostra vita in questavittoria suscitata si conosce,che difende che 'l verno e la tempestadi Giove irato sopra noi non crosce:ma né goder potiam, né farne festa,sentendo i gran ramarichi e l'angosce,ch'in veste bruna e lacrimosa guanciale vedovelle fan per tutta Francia.
Nostra salute, nostra vita in questa
vittoria suscitata si conosce,
che difende che 'l verno e la tempesta
di Giove irato sopra noi non crosce:
ma né goder potiam, né farne festa,
sentendo i gran ramarichi e l'angosce,
ch'in veste bruna e lacrimosa guancia
le vedovelle fan per tutta Francia.
8
Bisogna che proveggia il re Luigidi nuovi capitani alle sue squadre,che per onor de l'aurea Fiordaligicastighino le man rapaci e ladre,che suore, e frati e bianchi e neri e bigiviolato hanno, e sposa e figlia e madre;gittato in terra Cristo in sacramento,per torgli un tabernaculo d'argento.
Bisogna che proveggia il re Luigidi nuovi capitani alle sue squadre,che per onor de l'aurea Fiordaligicastighino le man rapaci e ladre,che suore, e frati e bianchi e neri e bigiviolato hanno, e sposa e figlia e madre;gittato in terra Cristo in sacramento,per torgli un tabernaculo d'argento.
Bisogna che proveggia il re Luigi
di nuovi capitani alle sue squadre,
che per onor de l'aurea Fiordaligi
castighino le man rapaci e ladre,
che suore, e frati e bianchi e neri e bigi
violato hanno, e sposa e figlia e madre;
gittato in terra Cristo in sacramento,
per torgli un tabernaculo d'argento.
9
O misera Ravenna, t'era meglioch'al vincitor non fêssi resistenza;far ch'a te fosse inanzi Brescia speglio,che tu lo fossi a Arimino e a Faenza.Manda, Luigi, il buon Traulcio veglio,ch'insegni a questi tuoi più continenza,e conti lor quanti per simil tortistati ne sian per tutta Italia morti.
O misera Ravenna, t'era meglioch'al vincitor non fêssi resistenza;far ch'a te fosse inanzi Brescia speglio,che tu lo fossi a Arimino e a Faenza.Manda, Luigi, il buon Traulcio veglio,ch'insegni a questi tuoi più continenza,e conti lor quanti per simil tortistati ne sian per tutta Italia morti.
O misera Ravenna, t'era meglio
ch'al vincitor non fêssi resistenza;
far ch'a te fosse inanzi Brescia speglio,
che tu lo fossi a Arimino e a Faenza.
Manda, Luigi, il buon Traulcio veglio,
ch'insegni a questi tuoi più continenza,
e conti lor quanti per simil torti
stati ne sian per tutta Italia morti.
10
Come di capitani bisogna orache 'l re di Francia al campo suo proveggia,così Marsilio ed Agramante allora,per dar buon reggimento alla sua greggia,dai lochi dove il verno fe' dimora,vuol ch'in campagna all'ordine si veggia;perché vedendo ove bisogno sia,guida e governo ad ogni schiera dia.
Come di capitani bisogna orache 'l re di Francia al campo suo proveggia,così Marsilio ed Agramante allora,per dar buon reggimento alla sua greggia,dai lochi dove il verno fe' dimora,vuol ch'in campagna all'ordine si veggia;perché vedendo ove bisogno sia,guida e governo ad ogni schiera dia.
Come di capitani bisogna ora
che 'l re di Francia al campo suo proveggia,
così Marsilio ed Agramante allora,
per dar buon reggimento alla sua greggia,
dai lochi dove il verno fe' dimora,
vuol ch'in campagna all'ordine si veggia;
perché vedendo ove bisogno sia,
guida e governo ad ogni schiera dia.
11
Marsilio prima, e poi fece Agramantepassar la gente sua schiera per schiera.I Catalani a tutti gli altri inantedi Dorifebo van con la bandiera.Dopo vien, senza il suo re Folvirante,che per man di Rinaldo già morto era,la gente di Navarra; e lo re ispanohalle dato Isolier per capitano.
Marsilio prima, e poi fece Agramantepassar la gente sua schiera per schiera.I Catalani a tutti gli altri inantedi Dorifebo van con la bandiera.Dopo vien, senza il suo re Folvirante,che per man di Rinaldo già morto era,la gente di Navarra; e lo re ispanohalle dato Isolier per capitano.
Marsilio prima, e poi fece Agramante
passar la gente sua schiera per schiera.
I Catalani a tutti gli altri inante
di Dorifebo van con la bandiera.
Dopo vien, senza il suo re Folvirante,
che per man di Rinaldo già morto era,
la gente di Navarra; e lo re ispano
halle dato Isolier per capitano.
12
Balugante del popul di Leone,Grandonio cura degli Algarbi piglia;il fratel di Marsilio, Falsirone,ha seco armata la minor Castiglia.Seguon di Madarasso il gonfalonequei che lasciato han Malaga e Siviglia,dal mar di Gade a Cordova fecondale verdi ripe ovunque il Beti inonda.
Balugante del popul di Leone,Grandonio cura degli Algarbi piglia;il fratel di Marsilio, Falsirone,ha seco armata la minor Castiglia.Seguon di Madarasso il gonfalonequei che lasciato han Malaga e Siviglia,dal mar di Gade a Cordova fecondale verdi ripe ovunque il Beti inonda.
Balugante del popul di Leone,
Grandonio cura degli Algarbi piglia;
il fratel di Marsilio, Falsirone,
ha seco armata la minor Castiglia.
Seguon di Madarasso il gonfalone
quei che lasciato han Malaga e Siviglia,
dal mar di Gade a Cordova feconda
le verdi ripe ovunque il Beti inonda.
13
Stordilano e Tesira e Baricondo,l'un dopo l'altro, mostra la sua gente:Granata al primo, Ulisbona al secondo,e Maiorica al terzo è ubidiente.Fu d'Ulisbona re (tolto dal mondoLarbin) Tesira, di Larbin parente.Poi vien Galizia, che sua guida, in vecedi Maricoldo, Serpentino fece.
Stordilano e Tesira e Baricondo,l'un dopo l'altro, mostra la sua gente:Granata al primo, Ulisbona al secondo,e Maiorica al terzo è ubidiente.Fu d'Ulisbona re (tolto dal mondoLarbin) Tesira, di Larbin parente.Poi vien Galizia, che sua guida, in vecedi Maricoldo, Serpentino fece.
Stordilano e Tesira e Baricondo,
l'un dopo l'altro, mostra la sua gente:
Granata al primo, Ulisbona al secondo,
e Maiorica al terzo è ubidiente.
Fu d'Ulisbona re (tolto dal mondo
Larbin) Tesira, di Larbin parente.
Poi vien Galizia, che sua guida, in vece
di Maricoldo, Serpentino fece.
14
Quei di Tolledo e quei di Calatrava,di ch'ebbe Sinagon già la bandiera,con tutta quella gente che si lavain Guadiana e bee de la riviera,l'audace Matalista governava;Bianzardin quei d'Asturga in una schieracon quei di Salamanca e di Piagenza,d'Avila, di Zamora e di Palenza.
Quei di Tolledo e quei di Calatrava,di ch'ebbe Sinagon già la bandiera,con tutta quella gente che si lavain Guadiana e bee de la riviera,l'audace Matalista governava;Bianzardin quei d'Asturga in una schieracon quei di Salamanca e di Piagenza,d'Avila, di Zamora e di Palenza.
Quei di Tolledo e quei di Calatrava,
di ch'ebbe Sinagon già la bandiera,
con tutta quella gente che si lava
in Guadiana e bee de la riviera,
l'audace Matalista governava;
Bianzardin quei d'Asturga in una schiera
con quei di Salamanca e di Piagenza,
d'Avila, di Zamora e di Palenza.
15
Di quei di Saragosa e de la cortedel re Marsilio ha Ferraù il governo:tutta la gente è ben armata e forte.In questi è Malgarino, Balinverno,Malzarise e Morgante, ch'una sorteavea fatto abitar paese esterno;che, poi che i regni lor lor furon tolti,gli avea Marsilio in corte sua raccolti.
Di quei di Saragosa e de la cortedel re Marsilio ha Ferraù il governo:tutta la gente è ben armata e forte.In questi è Malgarino, Balinverno,Malzarise e Morgante, ch'una sorteavea fatto abitar paese esterno;che, poi che i regni lor lor furon tolti,gli avea Marsilio in corte sua raccolti.
Di quei di Saragosa e de la corte
del re Marsilio ha Ferraù il governo:
tutta la gente è ben armata e forte.
In questi è Malgarino, Balinverno,
Malzarise e Morgante, ch'una sorte
avea fatto abitar paese esterno;
che, poi che i regni lor lor furon tolti,
gli avea Marsilio in corte sua raccolti.
16
In questa è di Marsilio il gran bastardo,Follicon d'Almeria, con Doriconte,Bavarte e Largalifa ed Analardo,ed Archidante il sagontino conte,e Lamirante e Langhiran gagliardo,e Malagur ch'avea l'astuzie pronte,ed altri ed altri, di quai penso, dovetempo sarà, di far veder le pruove.
In questa è di Marsilio il gran bastardo,Follicon d'Almeria, con Doriconte,Bavarte e Largalifa ed Analardo,ed Archidante il sagontino conte,e Lamirante e Langhiran gagliardo,e Malagur ch'avea l'astuzie pronte,ed altri ed altri, di quai penso, dovetempo sarà, di far veder le pruove.
In questa è di Marsilio il gran bastardo,
Follicon d'Almeria, con Doriconte,
Bavarte e Largalifa ed Analardo,
ed Archidante il sagontino conte,
e Lamirante e Langhiran gagliardo,
e Malagur ch'avea l'astuzie pronte,
ed altri ed altri, di quai penso, dove
tempo sarà, di far veder le pruove.
17
Poi che passò l'esercito di Spagnacon bella mostra inanzi al re Agramante,con la sua squadra apparve alla campagnail re d'Oran, che quasi era gigante.L'altra che vien, per Martasin si lagna,il qual morto le fu da Bradamante;e si duol ch'una femina si vantid'aver ucciso il re de' Garamanti.
Poi che passò l'esercito di Spagnacon bella mostra inanzi al re Agramante,con la sua squadra apparve alla campagnail re d'Oran, che quasi era gigante.L'altra che vien, per Martasin si lagna,il qual morto le fu da Bradamante;e si duol ch'una femina si vantid'aver ucciso il re de' Garamanti.
Poi che passò l'esercito di Spagna
con bella mostra inanzi al re Agramante,
con la sua squadra apparve alla campagna
il re d'Oran, che quasi era gigante.
L'altra che vien, per Martasin si lagna,
il qual morto le fu da Bradamante;
e si duol ch'una femina si vanti
d'aver ucciso il re de' Garamanti.
18
Segue la terza schiera di Marmonda,ch'Argosto morto abbandonò in Guascogna:a questa un capo, come alla secondae come anco alla quarta, dar bisogna.Quantunque il re Agramante non abondadi capitani, pur ne finge e sogna:dunque Buraldo, Ormida, Arganio elesse,e dove uopo ne fu, guida li messe.
Segue la terza schiera di Marmonda,ch'Argosto morto abbandonò in Guascogna:a questa un capo, come alla secondae come anco alla quarta, dar bisogna.Quantunque il re Agramante non abondadi capitani, pur ne finge e sogna:dunque Buraldo, Ormida, Arganio elesse,e dove uopo ne fu, guida li messe.
Segue la terza schiera di Marmonda,
ch'Argosto morto abbandonò in Guascogna:
a questa un capo, come alla seconda
e come anco alla quarta, dar bisogna.
Quantunque il re Agramante non abonda
di capitani, pur ne finge e sogna:
dunque Buraldo, Ormida, Arganio elesse,
e dove uopo ne fu, guida li messe.
19
Diede ad Arganio quei di Libicana,che piangean morto il negro Dudrinasso.Guida Brunello i suoi di Tingitana,con viso nubiloso e ciglio basso;che, poi che ne la selva non lontanadal castel ch'ebbe Atlante in cima al sasso,gli fu tolto l'annel da Bradamante,caduto era in disgrazia al re Agramante:
Diede ad Arganio quei di Libicana,che piangean morto il negro Dudrinasso.Guida Brunello i suoi di Tingitana,con viso nubiloso e ciglio basso;che, poi che ne la selva non lontanadal castel ch'ebbe Atlante in cima al sasso,gli fu tolto l'annel da Bradamante,caduto era in disgrazia al re Agramante:
Diede ad Arganio quei di Libicana,
che piangean morto il negro Dudrinasso.
Guida Brunello i suoi di Tingitana,
con viso nubiloso e ciglio basso;
che, poi che ne la selva non lontana
dal castel ch'ebbe Atlante in cima al sasso,
gli fu tolto l'annel da Bradamante,
caduto era in disgrazia al re Agramante:
20
e se 'l fratel di Ferraù, Isoliero,ch'a l'arbore legato ritrovollo,non facea fede inanzi al re del vero,avrebbe dato in su le forche un crollo.Mutò, a' prieghi di molti, il re pensiero,già avendo fatto porgli il laccio al collo:gli lo fece levar, ma riserbarlopel primo error; che poi giurò impiccarlo:
e se 'l fratel di Ferraù, Isoliero,ch'a l'arbore legato ritrovollo,non facea fede inanzi al re del vero,avrebbe dato in su le forche un crollo.Mutò, a' prieghi di molti, il re pensiero,già avendo fatto porgli il laccio al collo:gli lo fece levar, ma riserbarlopel primo error; che poi giurò impiccarlo:
e se 'l fratel di Ferraù, Isoliero,
ch'a l'arbore legato ritrovollo,
non facea fede inanzi al re del vero,
avrebbe dato in su le forche un crollo.
Mutò, a' prieghi di molti, il re pensiero,
già avendo fatto porgli il laccio al collo:
gli lo fece levar, ma riserbarlo
pel primo error; che poi giurò impiccarlo:
21
sì ch'avea causa di venir Brunellocol viso mesto e con la testa china.Seguia poi Farurante, e dietro a quelloeran cavalli e fanti di Maurina.Venìa Libanio appresso, il re novello:la gente era con lui di Constantina;però che la corona e il baston d'orogli ha dato il re, che fu di Pinadoro.
sì ch'avea causa di venir Brunellocol viso mesto e con la testa china.Seguia poi Farurante, e dietro a quelloeran cavalli e fanti di Maurina.Venìa Libanio appresso, il re novello:la gente era con lui di Constantina;però che la corona e il baston d'orogli ha dato il re, che fu di Pinadoro.
sì ch'avea causa di venir Brunello
col viso mesto e con la testa china.
Seguia poi Farurante, e dietro a quello
eran cavalli e fanti di Maurina.
Venìa Libanio appresso, il re novello:
la gente era con lui di Constantina;
però che la corona e il baston d'oro
gli ha dato il re, che fu di Pinadoro.
22
Con la gente d'Esperia Soridano,e Dorilon ne vien con quei di Setta;ne vien coi Nasamoni Puliano.Quelli d'Amonia il re Agricalte affretta;Malabuferso quelli di Fizano.Da Finadurro è l'altra squadra retta,che di Canaria viene e di Marocco;Balastro ha quei che fur del re Tardocco.
Con la gente d'Esperia Soridano,e Dorilon ne vien con quei di Setta;ne vien coi Nasamoni Puliano.Quelli d'Amonia il re Agricalte affretta;Malabuferso quelli di Fizano.Da Finadurro è l'altra squadra retta,che di Canaria viene e di Marocco;Balastro ha quei che fur del re Tardocco.
Con la gente d'Esperia Soridano,
e Dorilon ne vien con quei di Setta;
ne vien coi Nasamoni Puliano.
Quelli d'Amonia il re Agricalte affretta;
Malabuferso quelli di Fizano.
Da Finadurro è l'altra squadra retta,
che di Canaria viene e di Marocco;
Balastro ha quei che fur del re Tardocco.
23
Due squadre, una di Mulga, una d'Arzilla,seguono: e questa ha 'l suo signore antico;quella n'è priva; e però il re sortilla,e diella a Corineo suo fido amico.E così de la gente d'Almansilla,ch'ebbe Tanfirion, fe' re Caico;diè quella di Getulia a Rimedonte.Poi vien con quei di Cosca Balinfronte.
Due squadre, una di Mulga, una d'Arzilla,seguono: e questa ha 'l suo signore antico;quella n'è priva; e però il re sortilla,e diella a Corineo suo fido amico.E così de la gente d'Almansilla,ch'ebbe Tanfirion, fe' re Caico;diè quella di Getulia a Rimedonte.Poi vien con quei di Cosca Balinfronte.
Due squadre, una di Mulga, una d'Arzilla,
seguono: e questa ha 'l suo signore antico;
quella n'è priva; e però il re sortilla,
e diella a Corineo suo fido amico.
E così de la gente d'Almansilla,
ch'ebbe Tanfirion, fe' re Caico;
diè quella di Getulia a Rimedonte.
Poi vien con quei di Cosca Balinfronte.
24
Quell'altra schiera è la gente di Bolga:suo re è Clarindo, e già fu Mirabaldo.Vien Baliverzo, il qual vuò che tu tolgadi tutto il gregge pel maggior ribaldo.Non credo in tutto il campo si disciolgabandiera ch'abbia esercito più saldode l'altra, con che segue il re Sobrino,né più di lui prudente Saracino.
Quell'altra schiera è la gente di Bolga:suo re è Clarindo, e già fu Mirabaldo.Vien Baliverzo, il qual vuò che tu tolgadi tutto il gregge pel maggior ribaldo.Non credo in tutto il campo si disciolgabandiera ch'abbia esercito più saldode l'altra, con che segue il re Sobrino,né più di lui prudente Saracino.
Quell'altra schiera è la gente di Bolga:
suo re è Clarindo, e già fu Mirabaldo.
Vien Baliverzo, il qual vuò che tu tolga
di tutto il gregge pel maggior ribaldo.
Non credo in tutto il campo si disciolga
bandiera ch'abbia esercito più saldo
de l'altra, con che segue il re Sobrino,
né più di lui prudente Saracino.
25
Quei di Bellamarina, che Gualciottosolea guidare, or guida il re d'AlgieriRodomonte, e di Sarza, che condottodi nuovo avea pedoni e cavallieri;che mentre il sol fu nubiloso sottoil gran centauro e i corni orridi e fieri,fu in Africa mandato da Agramante,onde venuto era tre giorni inante.
Quei di Bellamarina, che Gualciottosolea guidare, or guida il re d'AlgieriRodomonte, e di Sarza, che condottodi nuovo avea pedoni e cavallieri;che mentre il sol fu nubiloso sottoil gran centauro e i corni orridi e fieri,fu in Africa mandato da Agramante,onde venuto era tre giorni inante.
Quei di Bellamarina, che Gualciotto
solea guidare, or guida il re d'Algieri
Rodomonte, e di Sarza, che condotto
di nuovo avea pedoni e cavallieri;
che mentre il sol fu nubiloso sotto
il gran centauro e i corni orridi e fieri,
fu in Africa mandato da Agramante,
onde venuto era tre giorni inante.
26
Non avea il campo d'Africa più forte,né Saracin più audace di costui:e più temean le parigine porte,ed avean più cagion di temer lui,che Marsilio, Agramante e la gran cortech'avea seguito in Francia questi dui:e più d'ogni altro che facesse mostra,era nimico de la fede nostra.
Non avea il campo d'Africa più forte,né Saracin più audace di costui:e più temean le parigine porte,ed avean più cagion di temer lui,che Marsilio, Agramante e la gran cortech'avea seguito in Francia questi dui:e più d'ogni altro che facesse mostra,era nimico de la fede nostra.
Non avea il campo d'Africa più forte,
né Saracin più audace di costui:
e più temean le parigine porte,
ed avean più cagion di temer lui,
che Marsilio, Agramante e la gran corte
ch'avea seguito in Francia questi dui:
e più d'ogni altro che facesse mostra,
era nimico de la fede nostra.
27
Vien Prusione, il re de l'Alvaracchie;poi quel de la Zumara, Dardinello.Non so s'abbiano o nottole o cornacchie,o altro manco ed importuno augello,il qual dai tetti e da le fronde gracchiefuturo mal, predetto a questo e a quello,che fissa in ciel nel dì seguente è l'orache l'uno e l'altro in quella pugna muora.
Vien Prusione, il re de l'Alvaracchie;poi quel de la Zumara, Dardinello.Non so s'abbiano o nottole o cornacchie,o altro manco ed importuno augello,il qual dai tetti e da le fronde gracchiefuturo mal, predetto a questo e a quello,che fissa in ciel nel dì seguente è l'orache l'uno e l'altro in quella pugna muora.
Vien Prusione, il re de l'Alvaracchie;
poi quel de la Zumara, Dardinello.
Non so s'abbiano o nottole o cornacchie,
o altro manco ed importuno augello,
il qual dai tetti e da le fronde gracchie
futuro mal, predetto a questo e a quello,
che fissa in ciel nel dì seguente è l'ora
che l'uno e l'altro in quella pugna muora.
28
In campo non aveano altri a venire,che quei di Tremisenne e di Norizia;né si vedea alla mostra comparireil segno lor, né dar di sé notizia.Non sapendo Agramante che si dire,né che pensar di questa lor pigrizia,uno scudiero al fin gli fu conduttodel re di Tremisen, che narrò il tutto.
In campo non aveano altri a venire,che quei di Tremisenne e di Norizia;né si vedea alla mostra comparireil segno lor, né dar di sé notizia.Non sapendo Agramante che si dire,né che pensar di questa lor pigrizia,uno scudiero al fin gli fu conduttodel re di Tremisen, che narrò il tutto.
In campo non aveano altri a venire,
che quei di Tremisenne e di Norizia;
né si vedea alla mostra comparire
il segno lor, né dar di sé notizia.
Non sapendo Agramante che si dire,
né che pensar di questa lor pigrizia,
uno scudiero al fin gli fu condutto
del re di Tremisen, che narrò il tutto.
29
E gli narrò ch'Alzirdo e Manilardocon molti altri de' suoi giaceano al campo.— Signor (diss'egli), il cavallier gagliardoch'ucciso ha i nostri, ucciso avria il tuo campo,se fosse stato a torsi via più tardodi me, ch'a pena ancor così ne scampo.Fa quel de' cavallieri e de' pedoni,che 'l lupo fa di capre e di montoni. —
E gli narrò ch'Alzirdo e Manilardocon molti altri de' suoi giaceano al campo.— Signor (diss'egli), il cavallier gagliardoch'ucciso ha i nostri, ucciso avria il tuo campo,se fosse stato a torsi via più tardodi me, ch'a pena ancor così ne scampo.Fa quel de' cavallieri e de' pedoni,che 'l lupo fa di capre e di montoni. —
E gli narrò ch'Alzirdo e Manilardo
con molti altri de' suoi giaceano al campo.
— Signor (diss'egli), il cavallier gagliardo
ch'ucciso ha i nostri, ucciso avria il tuo campo,
se fosse stato a torsi via più tardo
di me, ch'a pena ancor così ne scampo.
Fa quel de' cavallieri e de' pedoni,
che 'l lupo fa di capre e di montoni. —
30
Era venuto pochi giorni avantenel campo del re d'Africa un signore;né in Ponente era, né in tutto Levante,di più forza di lui, né di più core.Gli facea grande onore il re Agramante,per esser costui figlio e successorein Tartaria del re Agrican gagliardo:suo nome era il feroce Mandricardo.
Era venuto pochi giorni avantenel campo del re d'Africa un signore;né in Ponente era, né in tutto Levante,di più forza di lui, né di più core.Gli facea grande onore il re Agramante,per esser costui figlio e successorein Tartaria del re Agrican gagliardo:suo nome era il feroce Mandricardo.
Era venuto pochi giorni avante
nel campo del re d'Africa un signore;
né in Ponente era, né in tutto Levante,
di più forza di lui, né di più core.
Gli facea grande onore il re Agramante,
per esser costui figlio e successore
in Tartaria del re Agrican gagliardo:
suo nome era il feroce Mandricardo.
31
Per molti chiari gesti era famoso,e di sua fama tutto il mondo empìa;ma lo facea più d'altro glorioso,ch'al castel de la fata di Sorial'usbergo avea acquistato luminosoch'Ettor troian portò mille anni pria,per strana e formidabile aventura,che 'l ragionarne pur mette paura.
Per molti chiari gesti era famoso,e di sua fama tutto il mondo empìa;ma lo facea più d'altro glorioso,ch'al castel de la fata di Sorial'usbergo avea acquistato luminosoch'Ettor troian portò mille anni pria,per strana e formidabile aventura,che 'l ragionarne pur mette paura.
Per molti chiari gesti era famoso,
e di sua fama tutto il mondo empìa;
ma lo facea più d'altro glorioso,
ch'al castel de la fata di Soria
l'usbergo avea acquistato luminoso
ch'Ettor troian portò mille anni pria,
per strana e formidabile aventura,
che 'l ragionarne pur mette paura.
32
Trovandosi costui dunque presentea quel parlar, alzò l'ardita faccia;e si dispose andare immantinente,per trovar quel guerrier, dietro alla traccia.Ritenne occulto il suo pensiero in mente,o sia perché d'alcun stima non faccia,o perché tema, se 'l pensier palesa,ch'un altro inanzi a lui pigli l'impresa.
Trovandosi costui dunque presentea quel parlar, alzò l'ardita faccia;e si dispose andare immantinente,per trovar quel guerrier, dietro alla traccia.Ritenne occulto il suo pensiero in mente,o sia perché d'alcun stima non faccia,o perché tema, se 'l pensier palesa,ch'un altro inanzi a lui pigli l'impresa.
Trovandosi costui dunque presente
a quel parlar, alzò l'ardita faccia;
e si dispose andare immantinente,
per trovar quel guerrier, dietro alla traccia.
Ritenne occulto il suo pensiero in mente,
o sia perché d'alcun stima non faccia,
o perché tema, se 'l pensier palesa,
ch'un altro inanzi a lui pigli l'impresa.
33
Allo scudier fe' dimandar come erala sopravesta di quel cavalliero.Colui rispose: — Quella è tutta nera,lo scudo nero, e non ha alcun cimiero. —E fu, Signor, la sua risposta vera,perché lasciato Orlando avea il quartiero;che come dentro l'animo era in doglia,così imbrunir di fuor volse la spoglia.
Allo scudier fe' dimandar come erala sopravesta di quel cavalliero.Colui rispose: — Quella è tutta nera,lo scudo nero, e non ha alcun cimiero. —E fu, Signor, la sua risposta vera,perché lasciato Orlando avea il quartiero;che come dentro l'animo era in doglia,così imbrunir di fuor volse la spoglia.
Allo scudier fe' dimandar come era
la sopravesta di quel cavalliero.
Colui rispose: — Quella è tutta nera,
lo scudo nero, e non ha alcun cimiero. —
E fu, Signor, la sua risposta vera,
perché lasciato Orlando avea il quartiero;
che come dentro l'animo era in doglia,
così imbrunir di fuor volse la spoglia.
34
Marsilio a Mandricardo avea donatoun destrier baio a scorza di castagna,con gambe e chiome nere; ed era natodi frisa madre e d'un villan di Spagna.Sopra vi salta Mandricardo armato,e galoppando va per la campagna;e giura non tornare a quelle schierese non truova il campion da l'arme nere.
Marsilio a Mandricardo avea donatoun destrier baio a scorza di castagna,con gambe e chiome nere; ed era natodi frisa madre e d'un villan di Spagna.Sopra vi salta Mandricardo armato,e galoppando va per la campagna;e giura non tornare a quelle schierese non truova il campion da l'arme nere.
Marsilio a Mandricardo avea donato
un destrier baio a scorza di castagna,
con gambe e chiome nere; ed era nato
di frisa madre e d'un villan di Spagna.
Sopra vi salta Mandricardo armato,
e galoppando va per la campagna;
e giura non tornare a quelle schiere
se non truova il campion da l'arme nere.
35
Molta incontrò de la paurosa genteche da le man d'Orlando era fuggita,chi del figliuol, chi del fratel dolente,ch'inanzi agli occhi suoi perdè la vita.Ancora la codarda e trista mentene la pallida faccia era sculpita;ancor, per la paura che avuta hanno,pallidi, muti ed insensati vanno.
Molta incontrò de la paurosa genteche da le man d'Orlando era fuggita,chi del figliuol, chi del fratel dolente,ch'inanzi agli occhi suoi perdè la vita.Ancora la codarda e trista mentene la pallida faccia era sculpita;ancor, per la paura che avuta hanno,pallidi, muti ed insensati vanno.
Molta incontrò de la paurosa gente
che da le man d'Orlando era fuggita,
chi del figliuol, chi del fratel dolente,
ch'inanzi agli occhi suoi perdè la vita.
Ancora la codarda e trista mente
ne la pallida faccia era sculpita;
ancor, per la paura che avuta hanno,
pallidi, muti ed insensati vanno.
36
Non fe' lungo camin, che venne dovecrudel spettaculo ebbe ed inumano,ma testimonio alle mirabil pruoveche fur raconte inanzi al re africano.Or mira questi, or quelli morti, e muove,e vuol le piaghe misurar con mano,mosso da strana invidia ch'egli portaal cavallier ch'avea la gente morta.
Non fe' lungo camin, che venne dovecrudel spettaculo ebbe ed inumano,ma testimonio alle mirabil pruoveche fur raconte inanzi al re africano.Or mira questi, or quelli morti, e muove,e vuol le piaghe misurar con mano,mosso da strana invidia ch'egli portaal cavallier ch'avea la gente morta.
Non fe' lungo camin, che venne dove
crudel spettaculo ebbe ed inumano,
ma testimonio alle mirabil pruove
che fur raconte inanzi al re africano.
Or mira questi, or quelli morti, e muove,
e vuol le piaghe misurar con mano,
mosso da strana invidia ch'egli porta
al cavallier ch'avea la gente morta.
37
Come lupo o mastin ch'ultimo giugneal bue lasciato morto da' villani,che truova sol le corna, l'ossa e l'ugne,del resto son sfamati augelli e cani;riguarda invano il teschio che non ugne:così fa il crudel barbaro in que' piani.Per duol bestemmia, e mostra invidia immensa,che venne tardi a così ricca mensa.
Come lupo o mastin ch'ultimo giugneal bue lasciato morto da' villani,che truova sol le corna, l'ossa e l'ugne,del resto son sfamati augelli e cani;riguarda invano il teschio che non ugne:così fa il crudel barbaro in que' piani.Per duol bestemmia, e mostra invidia immensa,che venne tardi a così ricca mensa.
Come lupo o mastin ch'ultimo giugne
al bue lasciato morto da' villani,
che truova sol le corna, l'ossa e l'ugne,
del resto son sfamati augelli e cani;
riguarda invano il teschio che non ugne:
così fa il crudel barbaro in que' piani.
Per duol bestemmia, e mostra invidia immensa,
che venne tardi a così ricca mensa.
38
Quel giorno e mezzo l'altro segue incertoil cavallier dal negro, e ne domanda.Ecco vede un pratel d'ombre coperto,che sì d'un alto fiume si ghirlanda,che lascia a pena un breve spazio aperto,dove l'acqua si torce ad altra banda.Un simil luogo con girevol ondasotto Ocricoli il Tevere circonda.
Quel giorno e mezzo l'altro segue incertoil cavallier dal negro, e ne domanda.Ecco vede un pratel d'ombre coperto,che sì d'un alto fiume si ghirlanda,che lascia a pena un breve spazio aperto,dove l'acqua si torce ad altra banda.Un simil luogo con girevol ondasotto Ocricoli il Tevere circonda.
Quel giorno e mezzo l'altro segue incerto
il cavallier dal negro, e ne domanda.
Ecco vede un pratel d'ombre coperto,
che sì d'un alto fiume si ghirlanda,
che lascia a pena un breve spazio aperto,
dove l'acqua si torce ad altra banda.
Un simil luogo con girevol onda
sotto Ocricoli il Tevere circonda.
39
Dove entrar si potea, con l'arme indossostavano molti cavallieri armati.Chiede il pagan, chi gli avea in stuol sì grosso,ed a che effetto insieme ivi adunati.Gli fe' risposta il capitano, mossodal signoril sembiante e da' fregiatid'oro e di gemme arnesi di gran pregio,che lo mostravan cavalliero egregio.
Dove entrar si potea, con l'arme indossostavano molti cavallieri armati.Chiede il pagan, chi gli avea in stuol sì grosso,ed a che effetto insieme ivi adunati.Gli fe' risposta il capitano, mossodal signoril sembiante e da' fregiatid'oro e di gemme arnesi di gran pregio,che lo mostravan cavalliero egregio.
Dove entrar si potea, con l'arme indosso
stavano molti cavallieri armati.
Chiede il pagan, chi gli avea in stuol sì grosso,
ed a che effetto insieme ivi adunati.
Gli fe' risposta il capitano, mosso
dal signoril sembiante e da' fregiati
d'oro e di gemme arnesi di gran pregio,
che lo mostravan cavalliero egregio.
40
— Dal nostro re siàn (disse) di Granatachiamati in compagnia de la figliuola,la quale al re di Sarza ha maritata,ben che di ciò la fama ancor non vola.Come appresso la sera racchetatala cicaletta sia, ch'or s'ode sola,avanti al padre fra l'ispane tormela condurremo: intanto ella si dorme. —
— Dal nostro re siàn (disse) di Granatachiamati in compagnia de la figliuola,la quale al re di Sarza ha maritata,ben che di ciò la fama ancor non vola.Come appresso la sera racchetatala cicaletta sia, ch'or s'ode sola,avanti al padre fra l'ispane tormela condurremo: intanto ella si dorme. —
— Dal nostro re siàn (disse) di Granata
chiamati in compagnia de la figliuola,
la quale al re di Sarza ha maritata,
ben che di ciò la fama ancor non vola.
Come appresso la sera racchetata
la cicaletta sia, ch'or s'ode sola,
avanti al padre fra l'ispane torme
la condurremo: intanto ella si dorme. —
41
Colui, che tutto il mondo vilipende,disegna di veder tosto la pruova,se quella gente o bene o mal difendela donna, alla cui guardia si ritruova.Disse: — Costei, per quanto se n'intende,è bella; e di saperlo ora mi giova.A lei mi mena, o falla qui venire;ch'altrove mi convien subito gire. —
Colui, che tutto il mondo vilipende,disegna di veder tosto la pruova,se quella gente o bene o mal difendela donna, alla cui guardia si ritruova.Disse: — Costei, per quanto se n'intende,è bella; e di saperlo ora mi giova.A lei mi mena, o falla qui venire;ch'altrove mi convien subito gire. —
Colui, che tutto il mondo vilipende,
disegna di veder tosto la pruova,
se quella gente o bene o mal difende
la donna, alla cui guardia si ritruova.
Disse: — Costei, per quanto se n'intende,
è bella; e di saperlo ora mi giova.
A lei mi mena, o falla qui venire;
ch'altrove mi convien subito gire. —
42
— Esser per certo dei pazzo solenne, —rispose il Granatin, né più gli disse.Ma il Tartaro a ferir tosto lo vennecon l'asta bassa, e il petto gli trafisse;che la corazza il colpo non sostenne,e forza fu che morto in terra gisse.L'asta ricovra il figlio d'Agricane,perché altro da ferir non gli rimane.
— Esser per certo dei pazzo solenne, —rispose il Granatin, né più gli disse.Ma il Tartaro a ferir tosto lo vennecon l'asta bassa, e il petto gli trafisse;che la corazza il colpo non sostenne,e forza fu che morto in terra gisse.L'asta ricovra il figlio d'Agricane,perché altro da ferir non gli rimane.
— Esser per certo dei pazzo solenne, —
rispose il Granatin, né più gli disse.
Ma il Tartaro a ferir tosto lo venne
con l'asta bassa, e il petto gli trafisse;
che la corazza il colpo non sostenne,
e forza fu che morto in terra gisse.
L'asta ricovra il figlio d'Agricane,
perché altro da ferir non gli rimane.
43
Non porta spada né baston; che quandol'arme acquistò, che fu d'Ettor troiano,perché trovò che lor mancava il brando,gli convenne giurar (né giurò invano)che fin che non togliea quella d'Orlando,mai non porrebbe ad altra spada mano:Durindana ch'Almonte ebbe in gran stima,e Orlando or porta, Ettor portava prima.
Non porta spada né baston; che quandol'arme acquistò, che fu d'Ettor troiano,perché trovò che lor mancava il brando,gli convenne giurar (né giurò invano)che fin che non togliea quella d'Orlando,mai non porrebbe ad altra spada mano:Durindana ch'Almonte ebbe in gran stima,e Orlando or porta, Ettor portava prima.
Non porta spada né baston; che quando
l'arme acquistò, che fu d'Ettor troiano,
perché trovò che lor mancava il brando,
gli convenne giurar (né giurò invano)
che fin che non togliea quella d'Orlando,
mai non porrebbe ad altra spada mano:
Durindana ch'Almonte ebbe in gran stima,
e Orlando or porta, Ettor portava prima.
44
Grande è l'ardir del Tartaro, che vadacon disvantaggio tal contra coloro,gridando: — Chi mi vuol vietar la strada? —E con la lancia si cacciò tra loro.Chi l'asta abbassa, e chi tra' fuor la spada;e d'ogn'intorno subito gli foro.Egli ne fece morir una frotta,prima che quella lancia fosse rotta.
Grande è l'ardir del Tartaro, che vadacon disvantaggio tal contra coloro,gridando: — Chi mi vuol vietar la strada? —E con la lancia si cacciò tra loro.Chi l'asta abbassa, e chi tra' fuor la spada;e d'ogn'intorno subito gli foro.Egli ne fece morir una frotta,prima che quella lancia fosse rotta.
Grande è l'ardir del Tartaro, che vada
con disvantaggio tal contra coloro,
gridando: — Chi mi vuol vietar la strada? —
E con la lancia si cacciò tra loro.
Chi l'asta abbassa, e chi tra' fuor la spada;
e d'ogn'intorno subito gli foro.
Egli ne fece morir una frotta,
prima che quella lancia fosse rotta.
45
Rotta che se la vede, il gran tronconeche resta intero, ad ambe mani afferra;e fa morir con quel tante persone,che non fu vista mai più crudel guerra.Come tra' Filistei l'ebreo Sansonecon la mascella che levò di terra,scudi spezza, elmi schiaccia, e un colpo spessospenge i cavalli ai cavallieri appresso.
Rotta che se la vede, il gran tronconeche resta intero, ad ambe mani afferra;e fa morir con quel tante persone,che non fu vista mai più crudel guerra.Come tra' Filistei l'ebreo Sansonecon la mascella che levò di terra,scudi spezza, elmi schiaccia, e un colpo spessospenge i cavalli ai cavallieri appresso.
Rotta che se la vede, il gran troncone
che resta intero, ad ambe mani afferra;
e fa morir con quel tante persone,
che non fu vista mai più crudel guerra.
Come tra' Filistei l'ebreo Sansone
con la mascella che levò di terra,
scudi spezza, elmi schiaccia, e un colpo spesso
spenge i cavalli ai cavallieri appresso.
46
Correno a morte que' miseri a gara,né perché cada l'un, l'altro andar cessa;che la maniera del morire, amaralor par più assai che non è morte istessa.Patir non ponno che la vita caratolta lor sia da un pezzo d'asta fessa,e sieno sotto alle picchiate stranea morir giunti, come biscie o rane.
Correno a morte que' miseri a gara,né perché cada l'un, l'altro andar cessa;che la maniera del morire, amaralor par più assai che non è morte istessa.Patir non ponno che la vita caratolta lor sia da un pezzo d'asta fessa,e sieno sotto alle picchiate stranea morir giunti, come biscie o rane.
Correno a morte que' miseri a gara,
né perché cada l'un, l'altro andar cessa;
che la maniera del morire, amara
lor par più assai che non è morte istessa.
Patir non ponno che la vita cara
tolta lor sia da un pezzo d'asta fessa,
e sieno sotto alle picchiate strane
a morir giunti, come biscie o rane.
47
Ma poi ch'a spese lor si furo accortiche male in ogni guisa era morire,sendo già presso alli duo terzi morti,tutto l'avanzo cominciò a fuggire.Come del proprio aver via se gli porti,il Saracin crudel non può patirech'alcun di quella turba sbigottitada lui partir si debba con la vita.
Ma poi ch'a spese lor si furo accortiche male in ogni guisa era morire,sendo già presso alli duo terzi morti,tutto l'avanzo cominciò a fuggire.Come del proprio aver via se gli porti,il Saracin crudel non può patirech'alcun di quella turba sbigottitada lui partir si debba con la vita.
Ma poi ch'a spese lor si furo accorti
che male in ogni guisa era morire,
sendo già presso alli duo terzi morti,
tutto l'avanzo cominciò a fuggire.
Come del proprio aver via se gli porti,
il Saracin crudel non può patire
ch'alcun di quella turba sbigottita
da lui partir si debba con la vita.
48
Come in palude asciutta dura pocostridula canna, o in campo àrrida stoppiacontra il soffio di borea e contra il fuocoche 'l cauto agricultore insieme accoppia,quando la vaga fiamma occupa il loco,e scorre per li solchi, e stride e scoppia;così costor contra la furia accesadi Mandricardo fan poca difesa.
Come in palude asciutta dura pocostridula canna, o in campo àrrida stoppiacontra il soffio di borea e contra il fuocoche 'l cauto agricultore insieme accoppia,quando la vaga fiamma occupa il loco,e scorre per li solchi, e stride e scoppia;così costor contra la furia accesadi Mandricardo fan poca difesa.
Come in palude asciutta dura poco
stridula canna, o in campo àrrida stoppia
contra il soffio di borea e contra il fuoco
che 'l cauto agricultore insieme accoppia,
quando la vaga fiamma occupa il loco,
e scorre per li solchi, e stride e scoppia;
così costor contra la furia accesa
di Mandricardo fan poca difesa.
49
Poscia ch'egli restar vede l'entrata,che mal guardata fu, senza custode;per la via che di nuovo era segnatane l'erba, e al suono dei ramarchi ch'ode,viene a veder la donna di Granata,se di bellezze è pari alle sue lode:passa tra i corpi de la gente morta,dove gli dà, torcendo, il fiume porta.
Poscia ch'egli restar vede l'entrata,che mal guardata fu, senza custode;per la via che di nuovo era segnatane l'erba, e al suono dei ramarchi ch'ode,viene a veder la donna di Granata,se di bellezze è pari alle sue lode:passa tra i corpi de la gente morta,dove gli dà, torcendo, il fiume porta.
Poscia ch'egli restar vede l'entrata,
che mal guardata fu, senza custode;
per la via che di nuovo era segnata
ne l'erba, e al suono dei ramarchi ch'ode,
viene a veder la donna di Granata,
se di bellezze è pari alle sue lode:
passa tra i corpi de la gente morta,
dove gli dà, torcendo, il fiume porta.
50
E Doralice in mezzo il prato vede(che così nome la donzella avea),la qual, suffolta da l'antico pieded'un frassino silvestre, si dolea.Il pianto, come un rivo che succededi viva vena, nel bel sen cadea;e nel bel viso si vedea che insiemede l'altrui mal si duole, e del suo teme.
E Doralice in mezzo il prato vede(che così nome la donzella avea),la qual, suffolta da l'antico pieded'un frassino silvestre, si dolea.Il pianto, come un rivo che succededi viva vena, nel bel sen cadea;e nel bel viso si vedea che insiemede l'altrui mal si duole, e del suo teme.
E Doralice in mezzo il prato vede
(che così nome la donzella avea),
la qual, suffolta da l'antico piede
d'un frassino silvestre, si dolea.
Il pianto, come un rivo che succede
di viva vena, nel bel sen cadea;
e nel bel viso si vedea che insieme
de l'altrui mal si duole, e del suo teme.
51
Crebbe il timor, come venir lo videdi sangue brutto e con faccia empia e oscura,e 'l grido sin al ciel l'aria divide,di sé e de la sua gente per paura;che, oltre i cavallier, v'erano guide,che de la bella infante aveano cura,maturi vecchi, e assai donne e donzelledel regno di Granata, e le più belle.
Crebbe il timor, come venir lo videdi sangue brutto e con faccia empia e oscura,e 'l grido sin al ciel l'aria divide,di sé e de la sua gente per paura;che, oltre i cavallier, v'erano guide,che de la bella infante aveano cura,maturi vecchi, e assai donne e donzelledel regno di Granata, e le più belle.
Crebbe il timor, come venir lo vide
di sangue brutto e con faccia empia e oscura,
e 'l grido sin al ciel l'aria divide,
di sé e de la sua gente per paura;
che, oltre i cavallier, v'erano guide,
che de la bella infante aveano cura,
maturi vecchi, e assai donne e donzelle
del regno di Granata, e le più belle.
52
Come il Tartaro vede quel bel visoche non ha paragone in tutta Spagna,e c'ha nel pianto (or ch'esser de' nel riso?)tesa d'Amor l'inestricabil ragna;non sa se vive in terra o in paradiso:né de la sua vittoria altro guadagna,se non che in man de la sua prigionierasi dà prigione, e non sa in qual maniera.
Come il Tartaro vede quel bel visoche non ha paragone in tutta Spagna,e c'ha nel pianto (or ch'esser de' nel riso?)tesa d'Amor l'inestricabil ragna;non sa se vive in terra o in paradiso:né de la sua vittoria altro guadagna,se non che in man de la sua prigionierasi dà prigione, e non sa in qual maniera.
Come il Tartaro vede quel bel viso
che non ha paragone in tutta Spagna,
e c'ha nel pianto (or ch'esser de' nel riso?)
tesa d'Amor l'inestricabil ragna;
non sa se vive in terra o in paradiso:
né de la sua vittoria altro guadagna,
se non che in man de la sua prigioniera
si dà prigione, e non sa in qual maniera.
53
A lei però non si concede tanto,che del travaglio suo le doni il frutto;ben che piangendo ella dimostri, quantopossa donna mostrar, dolore e lutto.Egli, sperando volgerle quel piantoin sommo gaudio, era disposto al tuttomenarla seco; e sopra un bianco ubinomontar la fece, e tornò al suo camino.
A lei però non si concede tanto,che del travaglio suo le doni il frutto;ben che piangendo ella dimostri, quantopossa donna mostrar, dolore e lutto.Egli, sperando volgerle quel piantoin sommo gaudio, era disposto al tuttomenarla seco; e sopra un bianco ubinomontar la fece, e tornò al suo camino.
A lei però non si concede tanto,
che del travaglio suo le doni il frutto;
ben che piangendo ella dimostri, quanto
possa donna mostrar, dolore e lutto.
Egli, sperando volgerle quel pianto
in sommo gaudio, era disposto al tutto
menarla seco; e sopra un bianco ubino
montar la fece, e tornò al suo camino.
54
Donne e donzelle e vecchi ed altra gente,ch'eran con lei venuti di Granata,tutti licenziò benignamente,dicendo: — Assai da me fia accompagnata;io mastro, io balia, io le sarò sergentein tutti i suoi bisogni: a Dio brigata. —Così, non gli possendo far riparo,piangendo e sospirando se n'andaro;
Donne e donzelle e vecchi ed altra gente,ch'eran con lei venuti di Granata,tutti licenziò benignamente,dicendo: — Assai da me fia accompagnata;io mastro, io balia, io le sarò sergentein tutti i suoi bisogni: a Dio brigata. —Così, non gli possendo far riparo,piangendo e sospirando se n'andaro;
Donne e donzelle e vecchi ed altra gente,
ch'eran con lei venuti di Granata,
tutti licenziò benignamente,
dicendo: — Assai da me fia accompagnata;
io mastro, io balia, io le sarò sergente
in tutti i suoi bisogni: a Dio brigata. —
Così, non gli possendo far riparo,
piangendo e sospirando se n'andaro;
55
tra lor dicendo: — Quanto dolorosone sarà il padre, come il caso intenda!quanta ira, quanto duol ne avrà il suo sposo!oh come ne farà vendetta orrenda!Deh, perché a tempo tanto bisognosonon è qui presso a far che costui rendail sangue illustre del re Stordilano,prima che se lo porti più lontano? —
tra lor dicendo: — Quanto dolorosone sarà il padre, come il caso intenda!quanta ira, quanto duol ne avrà il suo sposo!oh come ne farà vendetta orrenda!Deh, perché a tempo tanto bisognosonon è qui presso a far che costui rendail sangue illustre del re Stordilano,prima che se lo porti più lontano? —
tra lor dicendo: — Quanto doloroso
ne sarà il padre, come il caso intenda!
quanta ira, quanto duol ne avrà il suo sposo!
oh come ne farà vendetta orrenda!
Deh, perché a tempo tanto bisognoso
non è qui presso a far che costui renda
il sangue illustre del re Stordilano,
prima che se lo porti più lontano? —
56
De la gran preda il Tartaro contento,che fortuna e valor gli ha posta inanzi,di trovar quel dal negro vestimentonon par ch'abbia la fretta ch'avea dianzi.Correva dianzi: or viene adagio e lento;e pensa tuttavia dove si stanzi,dove ritruovi alcun commodo loco,per esalar tanto amoroso foco.
De la gran preda il Tartaro contento,che fortuna e valor gli ha posta inanzi,di trovar quel dal negro vestimentonon par ch'abbia la fretta ch'avea dianzi.Correva dianzi: or viene adagio e lento;e pensa tuttavia dove si stanzi,dove ritruovi alcun commodo loco,per esalar tanto amoroso foco.
De la gran preda il Tartaro contento,
che fortuna e valor gli ha posta inanzi,
di trovar quel dal negro vestimento
non par ch'abbia la fretta ch'avea dianzi.
Correva dianzi: or viene adagio e lento;
e pensa tuttavia dove si stanzi,
dove ritruovi alcun commodo loco,
per esalar tanto amoroso foco.
57
Tuttavolta conforta Doralice,ch'avea di pianto e gli occhi e 'l viso molle:compone e finge molte cose, e diceche per fama gran tempo ben le volle;e che la patria, e il suo regno feliceche 'l nome di grandezza agli altri tolle,lasciò, non per vedere o Spagna o Francia,ma sol per contemplar sua bella guancia.
Tuttavolta conforta Doralice,ch'avea di pianto e gli occhi e 'l viso molle:compone e finge molte cose, e diceche per fama gran tempo ben le volle;e che la patria, e il suo regno feliceche 'l nome di grandezza agli altri tolle,lasciò, non per vedere o Spagna o Francia,ma sol per contemplar sua bella guancia.
Tuttavolta conforta Doralice,
ch'avea di pianto e gli occhi e 'l viso molle:
compone e finge molte cose, e dice
che per fama gran tempo ben le volle;
e che la patria, e il suo regno felice
che 'l nome di grandezza agli altri tolle,
lasciò, non per vedere o Spagna o Francia,
ma sol per contemplar sua bella guancia.
58
— Se per amar, l'uom debbe essere amato,merito il vostro amor; che v'ho amat'io:se per stirpe, di me chi è meglio nato?che 'l possente Agrican fu il padre mio:se per ricchezza, chi ha di me più stato?che di dominio io cedo solo a Dio:se per valor, credo oggi aver espertoch'esser amato per valore io merto. —
— Se per amar, l'uom debbe essere amato,merito il vostro amor; che v'ho amat'io:se per stirpe, di me chi è meglio nato?che 'l possente Agrican fu il padre mio:se per ricchezza, chi ha di me più stato?che di dominio io cedo solo a Dio:se per valor, credo oggi aver espertoch'esser amato per valore io merto. —
— Se per amar, l'uom debbe essere amato,
merito il vostro amor; che v'ho amat'io:
se per stirpe, di me chi è meglio nato?
che 'l possente Agrican fu il padre mio:
se per ricchezza, chi ha di me più stato?
che di dominio io cedo solo a Dio:
se per valor, credo oggi aver esperto
ch'esser amato per valore io merto. —
59
Queste parole ed altre assai, ch'Amorea Mandricardo di sua bocca ditta,van dolcemente a consolar il corede la donzella di paura afflitta.Il timor cessa, e poi cessa il doloreche le avea quasi l'anima trafitta.Ella comincia con più pazienzaa dar più grata al nuovo amante udienza;
Queste parole ed altre assai, ch'Amorea Mandricardo di sua bocca ditta,van dolcemente a consolar il corede la donzella di paura afflitta.Il timor cessa, e poi cessa il doloreche le avea quasi l'anima trafitta.Ella comincia con più pazienzaa dar più grata al nuovo amante udienza;
Queste parole ed altre assai, ch'Amore
a Mandricardo di sua bocca ditta,
van dolcemente a consolar il core
de la donzella di paura afflitta.
Il timor cessa, e poi cessa il dolore
che le avea quasi l'anima trafitta.
Ella comincia con più pazienza
a dar più grata al nuovo amante udienza;
60
poi con risposte più benigne moltoa mostrarsegli affabile e cortese,e non negargli di fermar nel voltotalor le luci di pietade accese:onde il pagan, che da lo stral fu coltoaltre volte d'Amor, certezza prese,non che speranza, che la donna bellanon saria a' suo' desir sempre ribella.
poi con risposte più benigne moltoa mostrarsegli affabile e cortese,e non negargli di fermar nel voltotalor le luci di pietade accese:onde il pagan, che da lo stral fu coltoaltre volte d'Amor, certezza prese,non che speranza, che la donna bellanon saria a' suo' desir sempre ribella.
poi con risposte più benigne molto
a mostrarsegli affabile e cortese,
e non negargli di fermar nel volto
talor le luci di pietade accese:
onde il pagan, che da lo stral fu colto
altre volte d'Amor, certezza prese,
non che speranza, che la donna bella
non saria a' suo' desir sempre ribella.
61
Con questa compagnia lieto e gioioso,che sì gli satisfà, sì gli diletta,essendo presso all'ora ch'a riposola fredda notte ogni animale alletta,vedendo il sol già basso e mezzo ascoso,comminciò a cavalcar con maggior fretta;tanto ch'udì sonar zuffoli e canne,e vide poi fumar ville e capanne.
Con questa compagnia lieto e gioioso,che sì gli satisfà, sì gli diletta,essendo presso all'ora ch'a riposola fredda notte ogni animale alletta,vedendo il sol già basso e mezzo ascoso,comminciò a cavalcar con maggior fretta;tanto ch'udì sonar zuffoli e canne,e vide poi fumar ville e capanne.
Con questa compagnia lieto e gioioso,
che sì gli satisfà, sì gli diletta,
essendo presso all'ora ch'a riposo
la fredda notte ogni animale alletta,
vedendo il sol già basso e mezzo ascoso,
comminciò a cavalcar con maggior fretta;
tanto ch'udì sonar zuffoli e canne,
e vide poi fumar ville e capanne.
62
Erano pastorali alloggiamenti,miglior stanza e più commoda, che bella.Quivi il guardian cortese degli armentionorò il cavalliero e la donzella,tanto che si chiamar da lui contenti;che non pur per cittadi e per castella,ma per tuguri ancora e per fenilispesso si trovan gli uomini gentili.
Erano pastorali alloggiamenti,miglior stanza e più commoda, che bella.Quivi il guardian cortese degli armentionorò il cavalliero e la donzella,tanto che si chiamar da lui contenti;che non pur per cittadi e per castella,ma per tuguri ancora e per fenilispesso si trovan gli uomini gentili.
Erano pastorali alloggiamenti,
miglior stanza e più commoda, che bella.
Quivi il guardian cortese degli armenti
onorò il cavalliero e la donzella,
tanto che si chiamar da lui contenti;
che non pur per cittadi e per castella,
ma per tuguri ancora e per fenili
spesso si trovan gli uomini gentili.
63
Quel che fosse dipoi fatto all'oscurotra Doralice e il figlio d'Agricane,a punto racontar non m'assicuro;sì ch'al giudicio di ciascun rimane.Creder si può che ben d'accordo furo;che si levar più allegri la dimane,e Doralice ringraziò il pastore,che nel suo albergo le avea fatto onore.
Quel che fosse dipoi fatto all'oscurotra Doralice e il figlio d'Agricane,a punto racontar non m'assicuro;sì ch'al giudicio di ciascun rimane.Creder si può che ben d'accordo furo;che si levar più allegri la dimane,e Doralice ringraziò il pastore,che nel suo albergo le avea fatto onore.
Quel che fosse dipoi fatto all'oscuro
tra Doralice e il figlio d'Agricane,
a punto racontar non m'assicuro;
sì ch'al giudicio di ciascun rimane.
Creder si può che ben d'accordo furo;
che si levar più allegri la dimane,
e Doralice ringraziò il pastore,
che nel suo albergo le avea fatto onore.
64
Indi d'uno in un altro luogo errando,si ritrovaro al fin sopra un bel fiumeche con silenzio al mar va declinando,e se vada o se stia, mal si prosume;limpido e chiaro sì, ch'in lui mirando,senza contesa al fondo porta il lume.In ripa a quello, a una fresca ombra e bella,trovar dui cavallieri e una donzella.
Indi d'uno in un altro luogo errando,si ritrovaro al fin sopra un bel fiumeche con silenzio al mar va declinando,e se vada o se stia, mal si prosume;limpido e chiaro sì, ch'in lui mirando,senza contesa al fondo porta il lume.In ripa a quello, a una fresca ombra e bella,trovar dui cavallieri e una donzella.
Indi d'uno in un altro luogo errando,
si ritrovaro al fin sopra un bel fiume
che con silenzio al mar va declinando,
e se vada o se stia, mal si prosume;
limpido e chiaro sì, ch'in lui mirando,
senza contesa al fondo porta il lume.
In ripa a quello, a una fresca ombra e bella,
trovar dui cavallieri e una donzella.
65
Or l'alta fantasia, ch'un sentier solonon vuol ch'i'segua ognor, quindi mi guida,e mi ritorna ove il moresco stuoloassorda di rumor Francia e di grida,d'intorno il padiglione ove il figliuolodel re Troiano il santo Impero sfida,e Rodomonte audace se gli vantaarder Parigi e spianar Roma santa.
Or l'alta fantasia, ch'un sentier solonon vuol ch'i'segua ognor, quindi mi guida,e mi ritorna ove il moresco stuoloassorda di rumor Francia e di grida,d'intorno il padiglione ove il figliuolodel re Troiano il santo Impero sfida,e Rodomonte audace se gli vantaarder Parigi e spianar Roma santa.
Or l'alta fantasia, ch'un sentier solo
non vuol ch'i'segua ognor, quindi mi guida,
e mi ritorna ove il moresco stuolo
assorda di rumor Francia e di grida,
d'intorno il padiglione ove il figliuolo
del re Troiano il santo Impero sfida,
e Rodomonte audace se gli vanta
arder Parigi e spianar Roma santa.
66
Venuto ad Agramante era all'orecchio,che già l'Inglesi avean passato il mare:però Marsilio e il re del Garbo vecchioe gli altri capitan fece chiamare.Consiglian tutti a far grande apparecchio,sì che Parigi possino espugnare.Ponno esser certi che più non s'espugna,se nol fan prima che l'aiuto giugna.
Venuto ad Agramante era all'orecchio,che già l'Inglesi avean passato il mare:però Marsilio e il re del Garbo vecchioe gli altri capitan fece chiamare.Consiglian tutti a far grande apparecchio,sì che Parigi possino espugnare.Ponno esser certi che più non s'espugna,se nol fan prima che l'aiuto giugna.
Venuto ad Agramante era all'orecchio,
che già l'Inglesi avean passato il mare:
però Marsilio e il re del Garbo vecchio
e gli altri capitan fece chiamare.
Consiglian tutti a far grande apparecchio,
sì che Parigi possino espugnare.
Ponno esser certi che più non s'espugna,
se nol fan prima che l'aiuto giugna.
67
Già scale innumerabili per questoda' luoghi intorno avea fatto raccorre,ed asse e travi, e vimine contesto,che lo poteano a diversi usi porre;e navi e ponti: e più facea che 'l resto,il primo e il secondo ordine disporrea dar l'assalto; ed egli vuol veniretra quei che la città denno assalire.
Già scale innumerabili per questoda' luoghi intorno avea fatto raccorre,ed asse e travi, e vimine contesto,che lo poteano a diversi usi porre;e navi e ponti: e più facea che 'l resto,il primo e il secondo ordine disporrea dar l'assalto; ed egli vuol veniretra quei che la città denno assalire.
Già scale innumerabili per questo
da' luoghi intorno avea fatto raccorre,
ed asse e travi, e vimine contesto,
che lo poteano a diversi usi porre;
e navi e ponti: e più facea che 'l resto,
il primo e il secondo ordine disporre
a dar l'assalto; ed egli vuol venire
tra quei che la città denno assalire.
68
L'imperatore il dì che 'l dì precessede la battaglia, fe' dentro a Parigiper tutto celebrare uffici e messea preti, a frati bianchi, neri e bigi;e le gente che dianzi eran confesse,e di man tolte agl'inimici stigi,tutti communicar, non altramentech'avessino a morir il dì seguente.
L'imperatore il dì che 'l dì precessede la battaglia, fe' dentro a Parigiper tutto celebrare uffici e messea preti, a frati bianchi, neri e bigi;e le gente che dianzi eran confesse,e di man tolte agl'inimici stigi,tutti communicar, non altramentech'avessino a morir il dì seguente.
L'imperatore il dì che 'l dì precesse
de la battaglia, fe' dentro a Parigi
per tutto celebrare uffici e messe
a preti, a frati bianchi, neri e bigi;
e le gente che dianzi eran confesse,
e di man tolte agl'inimici stigi,
tutti communicar, non altramente
ch'avessino a morir il dì seguente.
69
Ed egli tra baroni e paladini,principi ed oratori, al maggior tempiocon molta religione a quei diviniatti intervenne, e ne diè agli altri esempio.Con le man giunte e gli occhi al ciel supini,disse: — Signor, ben ch'io sia iniquo ed empio,non voglia tua bontà, pel mio fallire,che 'l tuo popul fedele abbia a patire.
Ed egli tra baroni e paladini,principi ed oratori, al maggior tempiocon molta religione a quei diviniatti intervenne, e ne diè agli altri esempio.Con le man giunte e gli occhi al ciel supini,disse: — Signor, ben ch'io sia iniquo ed empio,non voglia tua bontà, pel mio fallire,che 'l tuo popul fedele abbia a patire.
Ed egli tra baroni e paladini,
principi ed oratori, al maggior tempio
con molta religione a quei divini
atti intervenne, e ne diè agli altri esempio.
Con le man giunte e gli occhi al ciel supini,
disse: — Signor, ben ch'io sia iniquo ed empio,
non voglia tua bontà, pel mio fallire,
che 'l tuo popul fedele abbia a patire.
70
E se gli è tuo voler ch'egli patisca,e ch'abbia il nostro error degni supplici,almeno la punizion si differiscasì, che per man non sia de' tuoi nemici;che quando lor d'uccider noi sortisca,che nome avemo pur d'esser tuo' amici,i pagani diran che nulla puoi,che perir lasci i partigiani tuoi.
E se gli è tuo voler ch'egli patisca,e ch'abbia il nostro error degni supplici,almeno la punizion si differiscasì, che per man non sia de' tuoi nemici;che quando lor d'uccider noi sortisca,che nome avemo pur d'esser tuo' amici,i pagani diran che nulla puoi,che perir lasci i partigiani tuoi.
E se gli è tuo voler ch'egli patisca,
e ch'abbia il nostro error degni supplici,
almeno la punizion si differisca
sì, che per man non sia de' tuoi nemici;
che quando lor d'uccider noi sortisca,
che nome avemo pur d'esser tuo' amici,
i pagani diran che nulla puoi,
che perir lasci i partigiani tuoi.
71
E per un che ti sia fatto ribelle,cento ti si faran per tutto il mondo;tal che la legge falsa di Babellecaccerà la tua fede e porrà al fondo.Difendi queste genti, che son quelleche 'l tuo sepulcro hanno purgato e mondoda' brutti cani, e la tua santa Chiesacon li vicari suoi spesso difesa.
E per un che ti sia fatto ribelle,cento ti si faran per tutto il mondo;tal che la legge falsa di Babellecaccerà la tua fede e porrà al fondo.Difendi queste genti, che son quelleche 'l tuo sepulcro hanno purgato e mondoda' brutti cani, e la tua santa Chiesacon li vicari suoi spesso difesa.
E per un che ti sia fatto ribelle,
cento ti si faran per tutto il mondo;
tal che la legge falsa di Babelle
caccerà la tua fede e porrà al fondo.
Difendi queste genti, che son quelle
che 'l tuo sepulcro hanno purgato e mondo
da' brutti cani, e la tua santa Chiesa
con li vicari suoi spesso difesa.
72
So che i meriti nostri atti non sonoa satisfare al debito d'un'oncia;né devemo sperar da te perdono,se riguardiamo a nostra vita sconcia:ma se vi aggiugni di tua grazia il dono,nostra ragion fia ragguagliata e concia;né del tuo aiuto disperar possiamo,qualor di tua pietà ci ricordiamo. —
So che i meriti nostri atti non sonoa satisfare al debito d'un'oncia;né devemo sperar da te perdono,se riguardiamo a nostra vita sconcia:ma se vi aggiugni di tua grazia il dono,nostra ragion fia ragguagliata e concia;né del tuo aiuto disperar possiamo,qualor di tua pietà ci ricordiamo. —
So che i meriti nostri atti non sono
a satisfare al debito d'un'oncia;
né devemo sperar da te perdono,
se riguardiamo a nostra vita sconcia:
ma se vi aggiugni di tua grazia il dono,
nostra ragion fia ragguagliata e concia;
né del tuo aiuto disperar possiamo,
qualor di tua pietà ci ricordiamo. —
73
Così dicea l'imperator devoto,con umiltade e contrizion di core.Giunse altri prieghi e convenevol votoal gran bisogno e all'alto suo splendore.Non fu il caldo pregar d'effetto voto;però che 'l genio suo, l'angel migliore,i prieghi tolse e spiegò al ciel le penne,ed a narrare al Salvator li venne.
Così dicea l'imperator devoto,con umiltade e contrizion di core.Giunse altri prieghi e convenevol votoal gran bisogno e all'alto suo splendore.Non fu il caldo pregar d'effetto voto;però che 'l genio suo, l'angel migliore,i prieghi tolse e spiegò al ciel le penne,ed a narrare al Salvator li venne.
Così dicea l'imperator devoto,
con umiltade e contrizion di core.
Giunse altri prieghi e convenevol voto
al gran bisogno e all'alto suo splendore.
Non fu il caldo pregar d'effetto voto;
però che 'l genio suo, l'angel migliore,
i prieghi tolse e spiegò al ciel le penne,
ed a narrare al Salvator li venne.
74
E furo altri infiniti in quello instanteda tali messagger portati a Dio;che come gli ascoltar l'anime sante,dipinte di pietade il viso pio,tutte miraro il sempiterno Amante,e gli mostraro il commun lor disio,che la giusta orazion fosse esauditadel populo cristian che chiede aita.
E furo altri infiniti in quello instanteda tali messagger portati a Dio;che come gli ascoltar l'anime sante,dipinte di pietade il viso pio,tutte miraro il sempiterno Amante,e gli mostraro il commun lor disio,che la giusta orazion fosse esauditadel populo cristian che chiede aita.
E furo altri infiniti in quello instante
da tali messagger portati a Dio;
che come gli ascoltar l'anime sante,
dipinte di pietade il viso pio,
tutte miraro il sempiterno Amante,
e gli mostraro il commun lor disio,
che la giusta orazion fosse esaudita
del populo cristian che chiede aita.
75
E la Bontà ineffabile, ch'invanonon fu pregata mai da cor fedele,leva gli occhi pietosi, e fa con manocenno che venga a sé l'angel Michele.— Va (gli disse) all'esercito cristianoche dianzi in Picardia calò le vele,e al muro di Parigi l'appresentasì, che 'l campo nimico non lo senta.
E la Bontà ineffabile, ch'invanonon fu pregata mai da cor fedele,leva gli occhi pietosi, e fa con manocenno che venga a sé l'angel Michele.— Va (gli disse) all'esercito cristianoche dianzi in Picardia calò le vele,e al muro di Parigi l'appresentasì, che 'l campo nimico non lo senta.
E la Bontà ineffabile, ch'invano
non fu pregata mai da cor fedele,
leva gli occhi pietosi, e fa con mano
cenno che venga a sé l'angel Michele.
— Va (gli disse) all'esercito cristiano
che dianzi in Picardia calò le vele,
e al muro di Parigi l'appresenta
sì, che 'l campo nimico non lo senta.
76
Truova prima il Silenzio, e da mia partegli di' che teco a questa impresa venga;ch'egli ben proveder con ottima artesaprà di quanto proveder convenga.Fornito questo, subito va in partedove il suo seggio la Discordia tenga:dille che l'esca e il fucil seco prenda,e nel campo de' Mori il fuoco accenda;
Truova prima il Silenzio, e da mia partegli di' che teco a questa impresa venga;ch'egli ben proveder con ottima artesaprà di quanto proveder convenga.Fornito questo, subito va in partedove il suo seggio la Discordia tenga:dille che l'esca e il fucil seco prenda,e nel campo de' Mori il fuoco accenda;
Truova prima il Silenzio, e da mia parte
gli di' che teco a questa impresa venga;
ch'egli ben proveder con ottima arte
saprà di quanto proveder convenga.
Fornito questo, subito va in parte
dove il suo seggio la Discordia tenga:
dille che l'esca e il fucil seco prenda,
e nel campo de' Mori il fuoco accenda;
77
e tra quei che vi son detti più fortisparga tante zizzanie e tante liti,che combattano insieme; ed altri morti,altri ne sieno presi, altri feriti,e fuor del campo altri lo sdegno portisì che il lor re poco di lor s'aiti. —Non replica a tal detto altra parolail benedetto augel, ma dal ciel vola.
e tra quei che vi son detti più fortisparga tante zizzanie e tante liti,che combattano insieme; ed altri morti,altri ne sieno presi, altri feriti,e fuor del campo altri lo sdegno portisì che il lor re poco di lor s'aiti. —Non replica a tal detto altra parolail benedetto augel, ma dal ciel vola.
e tra quei che vi son detti più forti
sparga tante zizzanie e tante liti,
che combattano insieme; ed altri morti,
altri ne sieno presi, altri feriti,
e fuor del campo altri lo sdegno porti
sì che il lor re poco di lor s'aiti. —
Non replica a tal detto altra parola
il benedetto augel, ma dal ciel vola.
78
Dovunque drizza Michel angel l'ale,fuggon le nubi, e torna il ciel sereno.Gli gira intorno un aureo cerchio, qualeveggiàn di notte lampeggiar baleno.Seco pensa tra via, dove si caleil celeste corrier per fallir menoa trovar quel nimico di parole,a cui la prima commission far vuole.
Dovunque drizza Michel angel l'ale,fuggon le nubi, e torna il ciel sereno.Gli gira intorno un aureo cerchio, qualeveggiàn di notte lampeggiar baleno.Seco pensa tra via, dove si caleil celeste corrier per fallir menoa trovar quel nimico di parole,a cui la prima commission far vuole.
Dovunque drizza Michel angel l'ale,
fuggon le nubi, e torna il ciel sereno.
Gli gira intorno un aureo cerchio, quale
veggiàn di notte lampeggiar baleno.
Seco pensa tra via, dove si cale
il celeste corrier per fallir meno
a trovar quel nimico di parole,
a cui la prima commission far vuole.
79
Vien scorrendo ov'egli abiti, ov'egli usi;e se accordaro infin tutti i pensieri,che de frati e de monachi rinchiusilo può trovare in chiese e in monasteri,dove sono i parlari in modo esclusi,che 'l Silenzio, ove cantano i salteri,ove dormeno, ove hanno la piatanza,e finalmente è scritto in ogni stanza.
Vien scorrendo ov'egli abiti, ov'egli usi;e se accordaro infin tutti i pensieri,che de frati e de monachi rinchiusilo può trovare in chiese e in monasteri,dove sono i parlari in modo esclusi,che 'l Silenzio, ove cantano i salteri,ove dormeno, ove hanno la piatanza,e finalmente è scritto in ogni stanza.
Vien scorrendo ov'egli abiti, ov'egli usi;
e se accordaro infin tutti i pensieri,
che de frati e de monachi rinchiusi
lo può trovare in chiese e in monasteri,
dove sono i parlari in modo esclusi,
che 'l Silenzio, ove cantano i salteri,
ove dormeno, ove hanno la piatanza,
e finalmente è scritto in ogni stanza.
80
Credendo quivi ritrovarlo, mossecon maggior fretta le dorate penne;e di veder ch'ancor Pace vi fosse,Quiete e Carità, sicuro tenne.Ma da la opinion sua ritrovossetosto ingannato, che nel chiostro venne:non è Silenzio quivi; e gli fu dittoche non v'abita più, fuor che in iscritto.
Credendo quivi ritrovarlo, mossecon maggior fretta le dorate penne;e di veder ch'ancor Pace vi fosse,Quiete e Carità, sicuro tenne.Ma da la opinion sua ritrovossetosto ingannato, che nel chiostro venne:non è Silenzio quivi; e gli fu dittoche non v'abita più, fuor che in iscritto.
Credendo quivi ritrovarlo, mosse
con maggior fretta le dorate penne;
e di veder ch'ancor Pace vi fosse,
Quiete e Carità, sicuro tenne.
Ma da la opinion sua ritrovosse
tosto ingannato, che nel chiostro venne:
non è Silenzio quivi; e gli fu ditto
che non v'abita più, fuor che in iscritto.
81
Né Pietà, né Quiete, né Umiltade,né quivi Amor, né quivi Pace mira.Ben vi fur già, ma ne l'antiqua etade;che le cacciar Gola, Avarizia ed Ira,Superbia, Invidia, Inerzia e Crudeltade.Di tanta novità l'angel si ammira:andò guardando quella brutta schiera,e vide ch'anco la Discordia v'era.
Né Pietà, né Quiete, né Umiltade,né quivi Amor, né quivi Pace mira.Ben vi fur già, ma ne l'antiqua etade;che le cacciar Gola, Avarizia ed Ira,Superbia, Invidia, Inerzia e Crudeltade.Di tanta novità l'angel si ammira:andò guardando quella brutta schiera,e vide ch'anco la Discordia v'era.
Né Pietà, né Quiete, né Umiltade,
né quivi Amor, né quivi Pace mira.
Ben vi fur già, ma ne l'antiqua etade;
che le cacciar Gola, Avarizia ed Ira,
Superbia, Invidia, Inerzia e Crudeltade.
Di tanta novità l'angel si ammira:
andò guardando quella brutta schiera,
e vide ch'anco la Discordia v'era.
82
Quella che gli avea detto il Padre eterno,dopo il Silenzio, che trovar dovesse.Pensato avea di far la via d'Averno,che si credea che tra' dannati stesse;e ritrovolla in questo nuovo inferno(ch'il crederia?) tra santi uffici e messe.Par di strano a Michel ch'ella vi sia,che per trovar credea di far gran via.
Quella che gli avea detto il Padre eterno,dopo il Silenzio, che trovar dovesse.Pensato avea di far la via d'Averno,che si credea che tra' dannati stesse;e ritrovolla in questo nuovo inferno(ch'il crederia?) tra santi uffici e messe.Par di strano a Michel ch'ella vi sia,che per trovar credea di far gran via.
Quella che gli avea detto il Padre eterno,
dopo il Silenzio, che trovar dovesse.
Pensato avea di far la via d'Averno,
che si credea che tra' dannati stesse;
e ritrovolla in questo nuovo inferno
(ch'il crederia?) tra santi uffici e messe.
Par di strano a Michel ch'ella vi sia,
che per trovar credea di far gran via.
83
La conobbe al vestir di color cento,fatto a liste inequali ed infinite,ch'or la cuoprono or no; che i passi e 'l ventole giano aprendo, ch'erano sdrucite.I crini avea qual d'oro e qual d'argento,e neri e bigi, e aver pareano lite;altri in treccia, altri in nastro eran raccolti,molti alle spalle, alcuni al petto sciolti.
La conobbe al vestir di color cento,fatto a liste inequali ed infinite,ch'or la cuoprono or no; che i passi e 'l ventole giano aprendo, ch'erano sdrucite.I crini avea qual d'oro e qual d'argento,e neri e bigi, e aver pareano lite;altri in treccia, altri in nastro eran raccolti,molti alle spalle, alcuni al petto sciolti.
La conobbe al vestir di color cento,
fatto a liste inequali ed infinite,
ch'or la cuoprono or no; che i passi e 'l vento
le giano aprendo, ch'erano sdrucite.
I crini avea qual d'oro e qual d'argento,
e neri e bigi, e aver pareano lite;
altri in treccia, altri in nastro eran raccolti,
molti alle spalle, alcuni al petto sciolti.
84
Di citatorie piene e di libelli,d'esamine e di carte di procureavea le mani e il seno, e gran fastellidi chiose, di consigli e di letture;per cui le facultà de' poverellinon sono mai ne le città sicure.Aveva dietro e dinanzi e d'ambi i lati,notai, procuratori ed avocati.
Di citatorie piene e di libelli,d'esamine e di carte di procureavea le mani e il seno, e gran fastellidi chiose, di consigli e di letture;per cui le facultà de' poverellinon sono mai ne le città sicure.Aveva dietro e dinanzi e d'ambi i lati,notai, procuratori ed avocati.
Di citatorie piene e di libelli,
d'esamine e di carte di procure
avea le mani e il seno, e gran fastelli
di chiose, di consigli e di letture;
per cui le facultà de' poverelli
non sono mai ne le città sicure.
Aveva dietro e dinanzi e d'ambi i lati,
notai, procuratori ed avocati.
85
La chiama a sé Michele, e le commandache tra i più forti Saracini scenda,e cagion truovi, che con memorandaruina insieme a guerreggiar gli accenda.Poi del Silenzio nuova le domanda:facilmente esser può ch'essa n'intenda,sì come quella ch'accendendo fochidi qua e di là, va per diversi lochi.
La chiama a sé Michele, e le commandache tra i più forti Saracini scenda,e cagion truovi, che con memorandaruina insieme a guerreggiar gli accenda.Poi del Silenzio nuova le domanda:facilmente esser può ch'essa n'intenda,sì come quella ch'accendendo fochidi qua e di là, va per diversi lochi.
La chiama a sé Michele, e le commanda
che tra i più forti Saracini scenda,
e cagion truovi, che con memoranda
ruina insieme a guerreggiar gli accenda.
Poi del Silenzio nuova le domanda:
facilmente esser può ch'essa n'intenda,
sì come quella ch'accendendo fochi
di qua e di là, va per diversi lochi.
86
Rispose la Discordia: — Io non ho a mentein alcun loco averlo mai veduto:udito l'ho ben nominar sovente,e molto commendarlo per astuto.Ma la Fraude, una qui di nostra gente,che compagnia talvolta gli ha tenuto,penso che dir te ne saprà novella; —e verso una alzò il dito, e disse: — È quella. —
Rispose la Discordia: — Io non ho a mentein alcun loco averlo mai veduto:udito l'ho ben nominar sovente,e molto commendarlo per astuto.Ma la Fraude, una qui di nostra gente,che compagnia talvolta gli ha tenuto,penso che dir te ne saprà novella; —e verso una alzò il dito, e disse: — È quella. —
Rispose la Discordia: — Io non ho a mente
in alcun loco averlo mai veduto:
udito l'ho ben nominar sovente,
e molto commendarlo per astuto.
Ma la Fraude, una qui di nostra gente,
che compagnia talvolta gli ha tenuto,
penso che dir te ne saprà novella; —
e verso una alzò il dito, e disse: — È quella. —
87
Avea piacevol viso, abito onesto,un umil volger d'occhi, un andar grave,un parlar sì benigno e sì modesto,che parea Gabriel che dicesse: Ave.Era brutta e deforme in tutto il resto:ma nascondea queste fattezze pravecon lungo abito e largo; e sotto quello,attosicato avea sempre il coltello.
Avea piacevol viso, abito onesto,un umil volger d'occhi, un andar grave,un parlar sì benigno e sì modesto,che parea Gabriel che dicesse: Ave.Era brutta e deforme in tutto il resto:ma nascondea queste fattezze pravecon lungo abito e largo; e sotto quello,attosicato avea sempre il coltello.
Avea piacevol viso, abito onesto,
un umil volger d'occhi, un andar grave,
un parlar sì benigno e sì modesto,
che parea Gabriel che dicesse: Ave.
Era brutta e deforme in tutto il resto:
ma nascondea queste fattezze prave
con lungo abito e largo; e sotto quello,
attosicato avea sempre il coltello.
88
Domanda a costei l'angelo, che viadebba tener, sì che 'l Silenzio truove.Disse la Fraude: — Già costui soliafra virtudi abitare, e non altrove,con Benedetto e con quelli d'Eliane le badie, quando erano ancor nuove:fe' ne le scuole assai de la sua vitaal tempo di Pitagora e d'Archita.
Domanda a costei l'angelo, che viadebba tener, sì che 'l Silenzio truove.Disse la Fraude: — Già costui soliafra virtudi abitare, e non altrove,con Benedetto e con quelli d'Eliane le badie, quando erano ancor nuove:fe' ne le scuole assai de la sua vitaal tempo di Pitagora e d'Archita.
Domanda a costei l'angelo, che via
debba tener, sì che 'l Silenzio truove.
Disse la Fraude: — Già costui solia
fra virtudi abitare, e non altrove,
con Benedetto e con quelli d'Elia
ne le badie, quando erano ancor nuove:
fe' ne le scuole assai de la sua vita
al tempo di Pitagora e d'Archita.
89
Mancati quei filosofi e quei santiche lo solean tener pel camin ritto,dagli onesti costumi ch'avea inanti,fece alle sceleraggini tragitto.Cominciò andar la notte con gli amanti,indi coi ladri, e fare ogni delitto.Molto col Tradimento egli dimora:veduto l'ho con l'Omicidio ancora.
Mancati quei filosofi e quei santiche lo solean tener pel camin ritto,dagli onesti costumi ch'avea inanti,fece alle sceleraggini tragitto.Cominciò andar la notte con gli amanti,indi coi ladri, e fare ogni delitto.Molto col Tradimento egli dimora:veduto l'ho con l'Omicidio ancora.
Mancati quei filosofi e quei santi
che lo solean tener pel camin ritto,
dagli onesti costumi ch'avea inanti,
fece alle sceleraggini tragitto.
Cominciò andar la notte con gli amanti,
indi coi ladri, e fare ogni delitto.
Molto col Tradimento egli dimora:
veduto l'ho con l'Omicidio ancora.
90
Con quei che falsan le monete ha usanzadi ripararsi in qualche buca scura.Così spesso compagni muta e stanza,che 'l ritrovarlo ti saria ventura;ma pur ho d'insegnartelo speranza:se d'arrivare a mezza notte hai curaalla casa del Sonno, senza fallopotrai (che quivi dorme) ritrovallo. —
Con quei che falsan le monete ha usanzadi ripararsi in qualche buca scura.Così spesso compagni muta e stanza,che 'l ritrovarlo ti saria ventura;ma pur ho d'insegnartelo speranza:se d'arrivare a mezza notte hai curaalla casa del Sonno, senza fallopotrai (che quivi dorme) ritrovallo. —
Con quei che falsan le monete ha usanza
di ripararsi in qualche buca scura.
Così spesso compagni muta e stanza,
che 'l ritrovarlo ti saria ventura;
ma pur ho d'insegnartelo speranza:
se d'arrivare a mezza notte hai cura
alla casa del Sonno, senza fallo
potrai (che quivi dorme) ritrovallo. —
91
Ben che soglia la Fraude esser bugiarda,pur è tanto il suo dir simile al vero,che l'angelo le crede; indi non tardaa volarsene fuor del monastero.Tempra il batter de l'ale, e studia e guardagiungere in tempo al fin del suo sentiero,ch'alla casa del Sonno, che ben doveera sapea, questo Silenzio truove.
Ben che soglia la Fraude esser bugiarda,pur è tanto il suo dir simile al vero,che l'angelo le crede; indi non tardaa volarsene fuor del monastero.Tempra il batter de l'ale, e studia e guardagiungere in tempo al fin del suo sentiero,ch'alla casa del Sonno, che ben doveera sapea, questo Silenzio truove.
Ben che soglia la Fraude esser bugiarda,
pur è tanto il suo dir simile al vero,
che l'angelo le crede; indi non tarda
a volarsene fuor del monastero.
Tempra il batter de l'ale, e studia e guarda
giungere in tempo al fin del suo sentiero,
ch'alla casa del Sonno, che ben dove
era sapea, questo Silenzio truove.
92
Giace in Arabia una valletta amena,lontana da cittadi e da villaggi,ch'all'ombra di duo monti è tutta pienad'antiqui abeti e di robusti faggi.Il sole indarno il chiaro dì vi mena;che non vi può mai penetrar coi raggi,sì gli è la via da folti rami tronca:e quivi entra sotterra una spelonca.
Giace in Arabia una valletta amena,lontana da cittadi e da villaggi,ch'all'ombra di duo monti è tutta pienad'antiqui abeti e di robusti faggi.Il sole indarno il chiaro dì vi mena;che non vi può mai penetrar coi raggi,sì gli è la via da folti rami tronca:e quivi entra sotterra una spelonca.
Giace in Arabia una valletta amena,
lontana da cittadi e da villaggi,
ch'all'ombra di duo monti è tutta piena
d'antiqui abeti e di robusti faggi.
Il sole indarno il chiaro dì vi mena;
che non vi può mai penetrar coi raggi,
sì gli è la via da folti rami tronca:
e quivi entra sotterra una spelonca.
93
Sotto la negra selva una capacee spaziosa grotta entra nel sasso,di cui la fronte l'edera seguacetutta aggirando va con storto passo.In questo albergo il grave Sonno giace;l'Ozio da un canto corpulento e grasso,da l'altro la Pigrizia in terra siede,che non può andare, e mal reggersi in piede.
Sotto la negra selva una capacee spaziosa grotta entra nel sasso,di cui la fronte l'edera seguacetutta aggirando va con storto passo.In questo albergo il grave Sonno giace;l'Ozio da un canto corpulento e grasso,da l'altro la Pigrizia in terra siede,che non può andare, e mal reggersi in piede.
Sotto la negra selva una capace
e spaziosa grotta entra nel sasso,
di cui la fronte l'edera seguace
tutta aggirando va con storto passo.
In questo albergo il grave Sonno giace;
l'Ozio da un canto corpulento e grasso,
da l'altro la Pigrizia in terra siede,
che non può andare, e mal reggersi in piede.
94
Lo smemorato Oblio sta su la porta:non lascia entrar, né riconosce alcuno;non ascolta imbasciata, né riporta;e parimente tien cacciato ognuno.Il Silenzio va intorno, e fa la scorta:ha le scarpe di feltro, e 'l mantel bruno;ed a quanti n'incontra, di lontano,che non debban venir, cenna con mano.
Lo smemorato Oblio sta su la porta:non lascia entrar, né riconosce alcuno;non ascolta imbasciata, né riporta;e parimente tien cacciato ognuno.Il Silenzio va intorno, e fa la scorta:ha le scarpe di feltro, e 'l mantel bruno;ed a quanti n'incontra, di lontano,che non debban venir, cenna con mano.
Lo smemorato Oblio sta su la porta:
non lascia entrar, né riconosce alcuno;
non ascolta imbasciata, né riporta;
e parimente tien cacciato ognuno.
Il Silenzio va intorno, e fa la scorta:
ha le scarpe di feltro, e 'l mantel bruno;
ed a quanti n'incontra, di lontano,
che non debban venir, cenna con mano.
95
Se gli accosta all'orecchio e pianamentel'angel gli dice: — Dio vuol che tu guidia Parigi Rinaldo con la genteche per dar, mena, al suo signor sussidi:ma che lo facci tanto chetamente,ch'alcun de' Saracin non oda i gridi;sì che più tosto che ritruovi il callela Fama d'avisar, gli abbia alle spalle. —
Se gli accosta all'orecchio e pianamentel'angel gli dice: — Dio vuol che tu guidia Parigi Rinaldo con la genteche per dar, mena, al suo signor sussidi:ma che lo facci tanto chetamente,ch'alcun de' Saracin non oda i gridi;sì che più tosto che ritruovi il callela Fama d'avisar, gli abbia alle spalle. —
Se gli accosta all'orecchio e pianamente
l'angel gli dice: — Dio vuol che tu guidi
a Parigi Rinaldo con la gente
che per dar, mena, al suo signor sussidi:
ma che lo facci tanto chetamente,
ch'alcun de' Saracin non oda i gridi;
sì che più tosto che ritruovi il calle
la Fama d'avisar, gli abbia alle spalle. —
96
Altrimente il Silenzio non rispose,che col capo accennando che faria;e dietro ubidiente se gli pose;e furo al primo volo in Picardia.Michel mosse le squadre coraggiose,e fe' lor breve un gran tratto di via;sì che in un dì a Parigi le condusse,né alcun s'avide che miracol fusse.
Altrimente il Silenzio non rispose,che col capo accennando che faria;e dietro ubidiente se gli pose;e furo al primo volo in Picardia.Michel mosse le squadre coraggiose,e fe' lor breve un gran tratto di via;sì che in un dì a Parigi le condusse,né alcun s'avide che miracol fusse.
Altrimente il Silenzio non rispose,
che col capo accennando che faria;
e dietro ubidiente se gli pose;
e furo al primo volo in Picardia.
Michel mosse le squadre coraggiose,
e fe' lor breve un gran tratto di via;
sì che in un dì a Parigi le condusse,
né alcun s'avide che miracol fusse.
97
Discorreva il Silenzio, e tuttavolta,e dinanzi alle squadre e d'ogn'intornofacea girare un'alta nebbia in volta,ed avea chiaro ogn'altra parte il giorno;e non lasciava questa nebbia folta,che s'udisse di fuor tromba né corno:poi n'andò tra' pagani, e menò secoun non so che, ch'ognun fe' sordo e cieco.
Discorreva il Silenzio, e tuttavolta,e dinanzi alle squadre e d'ogn'intornofacea girare un'alta nebbia in volta,ed avea chiaro ogn'altra parte il giorno;e non lasciava questa nebbia folta,che s'udisse di fuor tromba né corno:poi n'andò tra' pagani, e menò secoun non so che, ch'ognun fe' sordo e cieco.
Discorreva il Silenzio, e tuttavolta,
e dinanzi alle squadre e d'ogn'intorno
facea girare un'alta nebbia in volta,
ed avea chiaro ogn'altra parte il giorno;
e non lasciava questa nebbia folta,
che s'udisse di fuor tromba né corno:
poi n'andò tra' pagani, e menò seco
un non so che, ch'ognun fe' sordo e cieco.
98
Mentre Rinaldo in tal fretta venìa,che ben parea da l'angelo condotto,e con silenzio tal, che non s'udianel campo saracin farsene motto;il re Agramante avea la fanteriamesso ne' borghi di Parigi, e sottole minacciate mura in su la fossa,per far quel dì l'estremo di sua possa.
Mentre Rinaldo in tal fretta venìa,che ben parea da l'angelo condotto,e con silenzio tal, che non s'udianel campo saracin farsene motto;il re Agramante avea la fanteriamesso ne' borghi di Parigi, e sottole minacciate mura in su la fossa,per far quel dì l'estremo di sua possa.
Mentre Rinaldo in tal fretta venìa,
che ben parea da l'angelo condotto,
e con silenzio tal, che non s'udia
nel campo saracin farsene motto;
il re Agramante avea la fanteria
messo ne' borghi di Parigi, e sotto
le minacciate mura in su la fossa,
per far quel dì l'estremo di sua possa.
99
Chi può contar l'esercito che mossoquesto dì contro Carlo ha 'l re Agramante,conterà ancora in su l'ombroso dossodel silvoso Apennin tutte le piante;dirà quante onde, quando è il mar più grosso,bagnano i piedi al mauritano Atlante;e per quanti occhi il ciel le furtive opredegli amatori a mezza notte scuopre.
Chi può contar l'esercito che mossoquesto dì contro Carlo ha 'l re Agramante,conterà ancora in su l'ombroso dossodel silvoso Apennin tutte le piante;dirà quante onde, quando è il mar più grosso,bagnano i piedi al mauritano Atlante;e per quanti occhi il ciel le furtive opredegli amatori a mezza notte scuopre.
Chi può contar l'esercito che mosso
questo dì contro Carlo ha 'l re Agramante,
conterà ancora in su l'ombroso dosso
del silvoso Apennin tutte le piante;
dirà quante onde, quando è il mar più grosso,
bagnano i piedi al mauritano Atlante;
e per quanti occhi il ciel le furtive opre
degli amatori a mezza notte scuopre.
100
Le campane si sentono a martellodi spessi colpi e spaventosi tocche;si vede molto, in questo tempio e in quello,alzar di mano e dimenar di bocche.Se 'l tesoro paresse a Dio sì bello,come alle nostre openioni sciocche,questo era il dì che 'l santo consistorofatto avria in terra ogni sua statua d'oro.
Le campane si sentono a martellodi spessi colpi e spaventosi tocche;si vede molto, in questo tempio e in quello,alzar di mano e dimenar di bocche.Se 'l tesoro paresse a Dio sì bello,come alle nostre openioni sciocche,questo era il dì che 'l santo consistorofatto avria in terra ogni sua statua d'oro.
Le campane si sentono a martello
di spessi colpi e spaventosi tocche;
si vede molto, in questo tempio e in quello,
alzar di mano e dimenar di bocche.
Se 'l tesoro paresse a Dio sì bello,
come alle nostre openioni sciocche,
questo era il dì che 'l santo consistoro
fatto avria in terra ogni sua statua d'oro.
101
S'odon ramaricare i vecchi giusti,che s'erano serbati in quelli affanni,e nominar felici i sacri busticomposti in terra già molti e molt'anni.Ma gli animosi gioveni robustiche miran poco i lor propinqui danni,sprezzando le ragion de' più maturi,di qua di là vanno correndo a' muri.
S'odon ramaricare i vecchi giusti,che s'erano serbati in quelli affanni,e nominar felici i sacri busticomposti in terra già molti e molt'anni.Ma gli animosi gioveni robustiche miran poco i lor propinqui danni,sprezzando le ragion de' più maturi,di qua di là vanno correndo a' muri.
S'odon ramaricare i vecchi giusti,
che s'erano serbati in quelli affanni,
e nominar felici i sacri busti
composti in terra già molti e molt'anni.
Ma gli animosi gioveni robusti
che miran poco i lor propinqui danni,
sprezzando le ragion de' più maturi,
di qua di là vanno correndo a' muri.
102