CANTO TRENTAQUATTRESIMO

CANTO TRENTAQUATTRESIMO

1

Oh famelice, inique e fiere arpiech'all'accecata Italia e d'error piena,per punir forse antique colpe rie,in ogni mensa alto giudicio mena!Innocenti fanciulli e madri piecascan di fame, e veggon ch'una cenadi questi mostri rei tutto divoraciò che del viver lor sostegno fôra.

Oh famelice, inique e fiere arpiech'all'accecata Italia e d'error piena,per punir forse antique colpe rie,in ogni mensa alto giudicio mena!Innocenti fanciulli e madri piecascan di fame, e veggon ch'una cenadi questi mostri rei tutto divoraciò che del viver lor sostegno fôra.

Oh famelice, inique e fiere arpie

ch'all'accecata Italia e d'error piena,

per punir forse antique colpe rie,

in ogni mensa alto giudicio mena!

Innocenti fanciulli e madri pie

cascan di fame, e veggon ch'una cena

di questi mostri rei tutto divora

ciò che del viver lor sostegno fôra.

2

Troppo fallò chi le spelonche aperse,che già molt'anni erano state chiuse;onde il fetore e l'ingordigia emerse,ch'ad ammorbare Italia si diffuse.Il bel vivere allora si summerse;e la quiete in tal modo s'escluse,ch'in guerre, in povertà sempre e in affanniè dopo stata, ed è per star molt'anni:

Troppo fallò chi le spelonche aperse,che già molt'anni erano state chiuse;onde il fetore e l'ingordigia emerse,ch'ad ammorbare Italia si diffuse.Il bel vivere allora si summerse;e la quiete in tal modo s'escluse,ch'in guerre, in povertà sempre e in affanniè dopo stata, ed è per star molt'anni:

Troppo fallò chi le spelonche aperse,

che già molt'anni erano state chiuse;

onde il fetore e l'ingordigia emerse,

ch'ad ammorbare Italia si diffuse.

Il bel vivere allora si summerse;

e la quiete in tal modo s'escluse,

ch'in guerre, in povertà sempre e in affanni

è dopo stata, ed è per star molt'anni:

3

fin ch'ella un giorno ai neghitosi figliscuota la chioma, e cacci fuor di Lete,gridando lor: — Non fia chi rassimiglialla virtù di Calai e di Zete?che le mense dal puzzo e dagli artigliliberi, e torni a lor mondizia liete,come essi già quelle di Fineo, e dopofe' il paladin quelle del re etiopo. —

fin ch'ella un giorno ai neghitosi figliscuota la chioma, e cacci fuor di Lete,gridando lor: — Non fia chi rassimiglialla virtù di Calai e di Zete?che le mense dal puzzo e dagli artigliliberi, e torni a lor mondizia liete,come essi già quelle di Fineo, e dopofe' il paladin quelle del re etiopo. —

fin ch'ella un giorno ai neghitosi figli

scuota la chioma, e cacci fuor di Lete,

gridando lor: — Non fia chi rassimigli

alla virtù di Calai e di Zete?

che le mense dal puzzo e dagli artigli

liberi, e torni a lor mondizia liete,

come essi già quelle di Fineo, e dopo

fe' il paladin quelle del re etiopo. —

4

Il paladin col suono orribil vennele brutte arpie cacciando in fuga e in rotta,tanto ch'a piè d'un monte si ritenne,ove esse erano entrate in una grotta.L'orecchie attente allo spiraglio tenne,e l'aria ne sentì percossa e rottada pianti e d'urli e da lamento eterno:segno evidente quivi esser lo 'nferno.

Il paladin col suono orribil vennele brutte arpie cacciando in fuga e in rotta,tanto ch'a piè d'un monte si ritenne,ove esse erano entrate in una grotta.L'orecchie attente allo spiraglio tenne,e l'aria ne sentì percossa e rottada pianti e d'urli e da lamento eterno:segno evidente quivi esser lo 'nferno.

Il paladin col suono orribil venne

le brutte arpie cacciando in fuga e in rotta,

tanto ch'a piè d'un monte si ritenne,

ove esse erano entrate in una grotta.

L'orecchie attente allo spiraglio tenne,

e l'aria ne sentì percossa e rotta

da pianti e d'urli e da lamento eterno:

segno evidente quivi esser lo 'nferno.

5

Astolfo si pensò d'entrarvi dentro,e veder quei c'hanno perduto il giorno,e penetrar la terra fin al centro,e le bolge infernal cercare intorno.— Di che debbo temer (dicea) s'io v'entro,che mi posso aiutar sempre col corno?Farò fuggir Plutone e Satanasso,e 'l can trifauce leverò dal passo. —

Astolfo si pensò d'entrarvi dentro,e veder quei c'hanno perduto il giorno,e penetrar la terra fin al centro,e le bolge infernal cercare intorno.— Di che debbo temer (dicea) s'io v'entro,che mi posso aiutar sempre col corno?Farò fuggir Plutone e Satanasso,e 'l can trifauce leverò dal passo. —

Astolfo si pensò d'entrarvi dentro,

e veder quei c'hanno perduto il giorno,

e penetrar la terra fin al centro,

e le bolge infernal cercare intorno.

— Di che debbo temer (dicea) s'io v'entro,

che mi posso aiutar sempre col corno?

Farò fuggir Plutone e Satanasso,

e 'l can trifauce leverò dal passo. —

6

De l'alato destrier presto discese,e lo lasciò legato a un arbuscello:poi si calò ne l'antro, e prima preseil corno, avendo ogni sua speme in quello.Non andò molto inanzi, che gli offeseil naso e gli occhi un fumo oscuro e fello,più che di pece grave e che di zolfo:non sta d'andar per questo inanzi Astolfo.

De l'alato destrier presto discese,e lo lasciò legato a un arbuscello:poi si calò ne l'antro, e prima preseil corno, avendo ogni sua speme in quello.Non andò molto inanzi, che gli offeseil naso e gli occhi un fumo oscuro e fello,più che di pece grave e che di zolfo:non sta d'andar per questo inanzi Astolfo.

De l'alato destrier presto discese,

e lo lasciò legato a un arbuscello:

poi si calò ne l'antro, e prima prese

il corno, avendo ogni sua speme in quello.

Non andò molto inanzi, che gli offese

il naso e gli occhi un fumo oscuro e fello,

più che di pece grave e che di zolfo:

non sta d'andar per questo inanzi Astolfo.

7

Ma quando va più inanzi, più s'ingrossail fumo e la caligine, e gli parech'andare inanzi più troppo non possa;che sarà forza a dietro ritornare.Ecco, non sa che sia, vede far mossada la volta di sopra, come fareil cadavero appeso al vento suole,che molti dì sia stato all'acqua e al sole.

Ma quando va più inanzi, più s'ingrossail fumo e la caligine, e gli parech'andare inanzi più troppo non possa;che sarà forza a dietro ritornare.Ecco, non sa che sia, vede far mossada la volta di sopra, come fareil cadavero appeso al vento suole,che molti dì sia stato all'acqua e al sole.

Ma quando va più inanzi, più s'ingrossa

il fumo e la caligine, e gli pare

ch'andare inanzi più troppo non possa;

che sarà forza a dietro ritornare.

Ecco, non sa che sia, vede far mossa

da la volta di sopra, come fare

il cadavero appeso al vento suole,

che molti dì sia stato all'acqua e al sole.

8

Sì poco, e quasi nulla era di lucein quella affumicata e nera strada,che non comprende e non discerne il ducechi questo sia che sì per l'aria vada;e per notizia averne si conducea dargli uno o due colpi de la spada.Stima poi ch'un spirto esser quel debbia;che gli par di ferir sopra la nebbia.

Sì poco, e quasi nulla era di lucein quella affumicata e nera strada,che non comprende e non discerne il ducechi questo sia che sì per l'aria vada;e per notizia averne si conducea dargli uno o due colpi de la spada.Stima poi ch'un spirto esser quel debbia;che gli par di ferir sopra la nebbia.

Sì poco, e quasi nulla era di luce

in quella affumicata e nera strada,

che non comprende e non discerne il duce

chi questo sia che sì per l'aria vada;

e per notizia averne si conduce

a dargli uno o due colpi de la spada.

Stima poi ch'un spirto esser quel debbia;

che gli par di ferir sopra la nebbia.

9

Allor sentì parlar con voce mesta:— Deh, senza fare altrui danno, giù cala!Pur troppo il negro fumo mi molesta,che dal fuoco infernal qui tutto esala. —Il duca stupefatto allor s'arresta,e dice all'ombra: — Se Dio tronchi ogni alaal fumo, sì ch'a te più non ascenda,non ti dispiaccia che 'l tuo stato intenda.

Allor sentì parlar con voce mesta:— Deh, senza fare altrui danno, giù cala!Pur troppo il negro fumo mi molesta,che dal fuoco infernal qui tutto esala. —Il duca stupefatto allor s'arresta,e dice all'ombra: — Se Dio tronchi ogni alaal fumo, sì ch'a te più non ascenda,non ti dispiaccia che 'l tuo stato intenda.

Allor sentì parlar con voce mesta:

— Deh, senza fare altrui danno, giù cala!

Pur troppo il negro fumo mi molesta,

che dal fuoco infernal qui tutto esala. —

Il duca stupefatto allor s'arresta,

e dice all'ombra: — Se Dio tronchi ogni ala

al fumo, sì ch'a te più non ascenda,

non ti dispiaccia che 'l tuo stato intenda.

10

E se vuoi che di te porti novellanel mondo su, per satisfarti sono. —L'ombra rispose: — Alla luce alma e bellatornar per fama ancor sì mi par buono,che le parole è forza che mi svellail gran desir c'ho d'aver poi tal dono,e che 'l mio nome e l'esser mio ti dica,ben che 'l parlar mi sia noia e fatica. —

E se vuoi che di te porti novellanel mondo su, per satisfarti sono. —L'ombra rispose: — Alla luce alma e bellatornar per fama ancor sì mi par buono,che le parole è forza che mi svellail gran desir c'ho d'aver poi tal dono,e che 'l mio nome e l'esser mio ti dica,ben che 'l parlar mi sia noia e fatica. —

E se vuoi che di te porti novella

nel mondo su, per satisfarti sono. —

L'ombra rispose: — Alla luce alma e bella

tornar per fama ancor sì mi par buono,

che le parole è forza che mi svella

il gran desir c'ho d'aver poi tal dono,

e che 'l mio nome e l'esser mio ti dica,

ben che 'l parlar mi sia noia e fatica. —

11

E cominciò: — Signor, Lidia sono io,del re di Lidia in grande altezza nata,qui dal giudicio altissimo di Dioal fumo eternamente condannata,per esser stata al fido amante mio,mentre io vissi, spiacevole ed ingrata.D'altre infinite è questa grotta piena,poste per simil fallo in simil pena.

E cominciò: — Signor, Lidia sono io,del re di Lidia in grande altezza nata,qui dal giudicio altissimo di Dioal fumo eternamente condannata,per esser stata al fido amante mio,mentre io vissi, spiacevole ed ingrata.D'altre infinite è questa grotta piena,poste per simil fallo in simil pena.

E cominciò: — Signor, Lidia sono io,

del re di Lidia in grande altezza nata,

qui dal giudicio altissimo di Dio

al fumo eternamente condannata,

per esser stata al fido amante mio,

mentre io vissi, spiacevole ed ingrata.

D'altre infinite è questa grotta piena,

poste per simil fallo in simil pena.

12

Sta la cruda Anassarete più al basso,ove è maggiore il fumo e più martire.Restò converso al mondo il corpo in sassoe l'anima qua giù venne a patire,poi che veder per lei l'afflitto e lassosuo amante appeso poté sofferire.Qui presso è Dafne, ch'or s'avvede quantoerrasse a fare Apollo correr tanto.

Sta la cruda Anassarete più al basso,ove è maggiore il fumo e più martire.Restò converso al mondo il corpo in sassoe l'anima qua giù venne a patire,poi che veder per lei l'afflitto e lassosuo amante appeso poté sofferire.Qui presso è Dafne, ch'or s'avvede quantoerrasse a fare Apollo correr tanto.

Sta la cruda Anassarete più al basso,

ove è maggiore il fumo e più martire.

Restò converso al mondo il corpo in sasso

e l'anima qua giù venne a patire,

poi che veder per lei l'afflitto e lasso

suo amante appeso poté sofferire.

Qui presso è Dafne, ch'or s'avvede quanto

errasse a fare Apollo correr tanto.

13

Lungo saria se gl'infelici spirtide le femine ingrate, che qui stanno,volesse ad uno ad uno riferirti;che tanti son, ch'in infinito vanno.Più lungo ancor saria gli uomini dirti,a' quai l'essere ingrato ha fatto danno,e che puniti sono in peggior loco,ove il fumo gli accieca, e cuoce il fuoco.

Lungo saria se gl'infelici spirtide le femine ingrate, che qui stanno,volesse ad uno ad uno riferirti;che tanti son, ch'in infinito vanno.Più lungo ancor saria gli uomini dirti,a' quai l'essere ingrato ha fatto danno,e che puniti sono in peggior loco,ove il fumo gli accieca, e cuoce il fuoco.

Lungo saria se gl'infelici spirti

de le femine ingrate, che qui stanno,

volesse ad uno ad uno riferirti;

che tanti son, ch'in infinito vanno.

Più lungo ancor saria gli uomini dirti,

a' quai l'essere ingrato ha fatto danno,

e che puniti sono in peggior loco,

ove il fumo gli accieca, e cuoce il fuoco.

14

Perché le donne più facili e pronea creder son, di più supplicio è degnochi lor fa inganno. Il sa Teseo e Iasonee chi turbò a Latin l'antiquo regno;sallo ch'incontra sé il frate Absaloneper Tamar trasse a sanguinoso sdegno;ed altri ed altre: che sono infiniti,che lasciato han chi moglie e chi mariti.

Perché le donne più facili e pronea creder son, di più supplicio è degnochi lor fa inganno. Il sa Teseo e Iasonee chi turbò a Latin l'antiquo regno;sallo ch'incontra sé il frate Absaloneper Tamar trasse a sanguinoso sdegno;ed altri ed altre: che sono infiniti,che lasciato han chi moglie e chi mariti.

Perché le donne più facili e prone

a creder son, di più supplicio è degno

chi lor fa inganno. Il sa Teseo e Iasone

e chi turbò a Latin l'antiquo regno;

sallo ch'incontra sé il frate Absalone

per Tamar trasse a sanguinoso sdegno;

ed altri ed altre: che sono infiniti,

che lasciato han chi moglie e chi mariti.

15

Ma per narrar di me più che d'altrui,e palesar l'error che qui mi trasse,bella, ma altiera più, sì in vita fui,che non so s'altra mai mi s'aguagliasse:né ti saprei ben dir, di questi dui,s'in me l'orgoglio o la beltà avanzasse;quantunque il fasto o l'alterezza nacqueda la beltà ch'a tutti gli occhi piacque.

Ma per narrar di me più che d'altrui,e palesar l'error che qui mi trasse,bella, ma altiera più, sì in vita fui,che non so s'altra mai mi s'aguagliasse:né ti saprei ben dir, di questi dui,s'in me l'orgoglio o la beltà avanzasse;quantunque il fasto o l'alterezza nacqueda la beltà ch'a tutti gli occhi piacque.

Ma per narrar di me più che d'altrui,

e palesar l'error che qui mi trasse,

bella, ma altiera più, sì in vita fui,

che non so s'altra mai mi s'aguagliasse:

né ti saprei ben dir, di questi dui,

s'in me l'orgoglio o la beltà avanzasse;

quantunque il fasto o l'alterezza nacque

da la beltà ch'a tutti gli occhi piacque.

16

Era in quel tempo in Tracia un cavallieroestimato il miglior del mondo in arme,il qual da più d'un testimonio verodi singular beltà sentì lodarme;tal che spontaneamente fe' pensierodi volere il suo amor tutto donarme,stimando meritar per suo valore,che caro aver di lui dovessi il core.

Era in quel tempo in Tracia un cavallieroestimato il miglior del mondo in arme,il qual da più d'un testimonio verodi singular beltà sentì lodarme;tal che spontaneamente fe' pensierodi volere il suo amor tutto donarme,stimando meritar per suo valore,che caro aver di lui dovessi il core.

Era in quel tempo in Tracia un cavalliero

estimato il miglior del mondo in arme,

il qual da più d'un testimonio vero

di singular beltà sentì lodarme;

tal che spontaneamente fe' pensiero

di volere il suo amor tutto donarme,

stimando meritar per suo valore,

che caro aver di lui dovessi il core.

17

In Lidia venne; e d'un laccio più fortevinto restò, poi che veduta m'ebbe.Con gli altri cavallier si messe in cortedel padre mio, dove in gran fama crebbe.L'alto valore e le più d'una sorteprodezze che mostrò, lungo sarebbea raccontarti, e il suo merto infinito,quando egli avesse a più grato uom servito.

In Lidia venne; e d'un laccio più fortevinto restò, poi che veduta m'ebbe.Con gli altri cavallier si messe in cortedel padre mio, dove in gran fama crebbe.L'alto valore e le più d'una sorteprodezze che mostrò, lungo sarebbea raccontarti, e il suo merto infinito,quando egli avesse a più grato uom servito.

In Lidia venne; e d'un laccio più forte

vinto restò, poi che veduta m'ebbe.

Con gli altri cavallier si messe in corte

del padre mio, dove in gran fama crebbe.

L'alto valore e le più d'una sorte

prodezze che mostrò, lungo sarebbe

a raccontarti, e il suo merto infinito,

quando egli avesse a più grato uom servito.

18

Panfilia e Caria e il regno de' Ciliciper opra di costui mio padre vinse;che l'esercito mai contra i nimici,se non quanto volea costui, non spinse.Costui, poi che gli parve i beneficisuoi meritarlo, un dì col re si strinsea domandargli in premio de le spoglietante arrecate, ch'io fossi sua moglie.

Panfilia e Caria e il regno de' Ciliciper opra di costui mio padre vinse;che l'esercito mai contra i nimici,se non quanto volea costui, non spinse.Costui, poi che gli parve i beneficisuoi meritarlo, un dì col re si strinsea domandargli in premio de le spoglietante arrecate, ch'io fossi sua moglie.

Panfilia e Caria e il regno de' Cilici

per opra di costui mio padre vinse;

che l'esercito mai contra i nimici,

se non quanto volea costui, non spinse.

Costui, poi che gli parve i benefici

suoi meritarlo, un dì col re si strinse

a domandargli in premio de le spoglie

tante arrecate, ch'io fossi sua moglie.

19

Fu repulso dal re, ch'in grande statomaritar disegnava la figliuola,non a costui che cavallier privatoaltro non tien che la virtude sola:e 'l padre mio troppo al guadagno dato,e all'avarizia, d'ogni vizio scuola,tanto apprezza costumi, o virtù ammira,quanto l'asino fa il suon de la lira.

Fu repulso dal re, ch'in grande statomaritar disegnava la figliuola,non a costui che cavallier privatoaltro non tien che la virtude sola:e 'l padre mio troppo al guadagno dato,e all'avarizia, d'ogni vizio scuola,tanto apprezza costumi, o virtù ammira,quanto l'asino fa il suon de la lira.

Fu repulso dal re, ch'in grande stato

maritar disegnava la figliuola,

non a costui che cavallier privato

altro non tien che la virtude sola:

e 'l padre mio troppo al guadagno dato,

e all'avarizia, d'ogni vizio scuola,

tanto apprezza costumi, o virtù ammira,

quanto l'asino fa il suon de la lira.

20

Alceste, il cavallier di ch'io ti parlo(che così nome avea), poi che si vederepulso da chi più gratificarloera più debitor, commiato chiede;e lo minaccia, nel partir, di farlopentir che la figliuola non gli diede.Se n'andò al re d'Armenia, emulo anticodel re di Lidia e capital nimico;

Alceste, il cavallier di ch'io ti parlo(che così nome avea), poi che si vederepulso da chi più gratificarloera più debitor, commiato chiede;e lo minaccia, nel partir, di farlopentir che la figliuola non gli diede.Se n'andò al re d'Armenia, emulo anticodel re di Lidia e capital nimico;

Alceste, il cavallier di ch'io ti parlo

(che così nome avea), poi che si vede

repulso da chi più gratificarlo

era più debitor, commiato chiede;

e lo minaccia, nel partir, di farlo

pentir che la figliuola non gli diede.

Se n'andò al re d'Armenia, emulo antico

del re di Lidia e capital nimico;

21

e tanto stimulò, che lo disposea pigliar l'arme e far guerra a mio padre.Esso per l'opre sue chiare e famosefu fatto capitan di quelle squadre.Pel re d'Armenia tutte l'altre cosedisse ch'acquisteria: sol le leggiadree belle membra mie volea per fruttode l'opra sua, vinto ch'avesse il tutto.

e tanto stimulò, che lo disposea pigliar l'arme e far guerra a mio padre.Esso per l'opre sue chiare e famosefu fatto capitan di quelle squadre.Pel re d'Armenia tutte l'altre cosedisse ch'acquisteria: sol le leggiadree belle membra mie volea per fruttode l'opra sua, vinto ch'avesse il tutto.

e tanto stimulò, che lo dispose

a pigliar l'arme e far guerra a mio padre.

Esso per l'opre sue chiare e famose

fu fatto capitan di quelle squadre.

Pel re d'Armenia tutte l'altre cose

disse ch'acquisteria: sol le leggiadre

e belle membra mie volea per frutto

de l'opra sua, vinto ch'avesse il tutto.

22

Io non ti potre' esprimere il gran dannoch'Alceste al padre mio fa in quella guerra.Quattro eserciti rompe, e in men d'un annolo mena a tal, che non gli lascia terra,fuor ch'un castel ch'alte pendici fannofortissimo; e là dentro il re si serracon la famiglia che più gli era accetta,e col tesor che trar vi puote in fretta.

Io non ti potre' esprimere il gran dannoch'Alceste al padre mio fa in quella guerra.Quattro eserciti rompe, e in men d'un annolo mena a tal, che non gli lascia terra,fuor ch'un castel ch'alte pendici fannofortissimo; e là dentro il re si serracon la famiglia che più gli era accetta,e col tesor che trar vi puote in fretta.

Io non ti potre' esprimere il gran danno

ch'Alceste al padre mio fa in quella guerra.

Quattro eserciti rompe, e in men d'un anno

lo mena a tal, che non gli lascia terra,

fuor ch'un castel ch'alte pendici fanno

fortissimo; e là dentro il re si serra

con la famiglia che più gli era accetta,

e col tesor che trar vi puote in fretta.

23

Quivi assedionne Alceste; ed in non moltotermine a tal disperazion ne trasse,che per buon patto avria mio padre toltoche moglie e serva ancor me gli lasciassecon la metà del regno, s'indi assoltorestar d'ogni altro danno si sperasse.Vedersi in breve de l'avanzo privoera ben certo, e poi morir captivo.

Quivi assedionne Alceste; ed in non moltotermine a tal disperazion ne trasse,che per buon patto avria mio padre toltoche moglie e serva ancor me gli lasciassecon la metà del regno, s'indi assoltorestar d'ogni altro danno si sperasse.Vedersi in breve de l'avanzo privoera ben certo, e poi morir captivo.

Quivi assedionne Alceste; ed in non molto

termine a tal disperazion ne trasse,

che per buon patto avria mio padre tolto

che moglie e serva ancor me gli lasciasse

con la metà del regno, s'indi assolto

restar d'ogni altro danno si sperasse.

Vedersi in breve de l'avanzo privo

era ben certo, e poi morir captivo.

24

Tentar, prima ch'accada, si disponeogni rimedio che possibil sia;e me, che d'ogni male era cagione,fuor de la rocca, ov'era Alceste invia.Io vo ad Alceste con intenzionedi dargli in preda la persona mia,e pregar che la parte che vuol tolgadel regno nostro, e l'ira in pace volga.

Tentar, prima ch'accada, si disponeogni rimedio che possibil sia;e me, che d'ogni male era cagione,fuor de la rocca, ov'era Alceste invia.Io vo ad Alceste con intenzionedi dargli in preda la persona mia,e pregar che la parte che vuol tolgadel regno nostro, e l'ira in pace volga.

Tentar, prima ch'accada, si dispone

ogni rimedio che possibil sia;

e me, che d'ogni male era cagione,

fuor de la rocca, ov'era Alceste invia.

Io vo ad Alceste con intenzione

di dargli in preda la persona mia,

e pregar che la parte che vuol tolga

del regno nostro, e l'ira in pace volga.

25

Come ode Alceste ch'io vo a ritrovarlo,mi viene incontra pallido e tremante:di vinto e di prigione, a riguardarlo,più che di vincitore, have sembiante.Io che conosco ch'arde, non gli parlosì come avea già disegnato inante:vista l'occasion, fo pensier nuovoconveniente al grado in ch'io lo trovo.

Come ode Alceste ch'io vo a ritrovarlo,mi viene incontra pallido e tremante:di vinto e di prigione, a riguardarlo,più che di vincitore, have sembiante.Io che conosco ch'arde, non gli parlosì come avea già disegnato inante:vista l'occasion, fo pensier nuovoconveniente al grado in ch'io lo trovo.

Come ode Alceste ch'io vo a ritrovarlo,

mi viene incontra pallido e tremante:

di vinto e di prigione, a riguardarlo,

più che di vincitore, have sembiante.

Io che conosco ch'arde, non gli parlo

sì come avea già disegnato inante:

vista l'occasion, fo pensier nuovo

conveniente al grado in ch'io lo trovo.

26

A maledir comincio l'amor d'esso,e di sua crudeltà troppo a dolermi,ch'iniquamente abbia mio padre oppresso,e che per forza abbia cercato avermi;che con più grazia gli saria successoindi a non molti dì, se tener fermisaputo avesse i modi cominciati,ch'al re ed a tutti noi sì furon grati.

A maledir comincio l'amor d'esso,e di sua crudeltà troppo a dolermi,ch'iniquamente abbia mio padre oppresso,e che per forza abbia cercato avermi;che con più grazia gli saria successoindi a non molti dì, se tener fermisaputo avesse i modi cominciati,ch'al re ed a tutti noi sì furon grati.

A maledir comincio l'amor d'esso,

e di sua crudeltà troppo a dolermi,

ch'iniquamente abbia mio padre oppresso,

e che per forza abbia cercato avermi;

che con più grazia gli saria successo

indi a non molti dì, se tener fermi

saputo avesse i modi cominciati,

ch'al re ed a tutti noi sì furon grati.

27

E se ben da principio il padre miogli avea negata la domanda onesta(però che di natura è un poco rio,né mai si piega alla prima richiesta),farsi per ciò di ben servir restionon doveva egli, e aver l'ira sì presta;anzi, ognor meglio oprando, tener certovenire in breve al desiato merto.

E se ben da principio il padre miogli avea negata la domanda onesta(però che di natura è un poco rio,né mai si piega alla prima richiesta),farsi per ciò di ben servir restionon doveva egli, e aver l'ira sì presta;anzi, ognor meglio oprando, tener certovenire in breve al desiato merto.

E se ben da principio il padre mio

gli avea negata la domanda onesta

(però che di natura è un poco rio,

né mai si piega alla prima richiesta),

farsi per ciò di ben servir restio

non doveva egli, e aver l'ira sì presta;

anzi, ognor meglio oprando, tener certo

venire in breve al desiato merto.

28

E quando anco mio padre a lui ritrosostato fosse, io l'avrei tanto pregato,ch'avria l'amante mio fatto mio sposo.Pur, se veduto io l'avessi ostinato,avrei fatto tal opra di nascoso,che di me Alceste si saria lodato.Ma poi ch'a lui tentar parve altro modo,io di mai non l'amar fisso avea il chiodo.

E quando anco mio padre a lui ritrosostato fosse, io l'avrei tanto pregato,ch'avria l'amante mio fatto mio sposo.Pur, se veduto io l'avessi ostinato,avrei fatto tal opra di nascoso,che di me Alceste si saria lodato.Ma poi ch'a lui tentar parve altro modo,io di mai non l'amar fisso avea il chiodo.

E quando anco mio padre a lui ritroso

stato fosse, io l'avrei tanto pregato,

ch'avria l'amante mio fatto mio sposo.

Pur, se veduto io l'avessi ostinato,

avrei fatto tal opra di nascoso,

che di me Alceste si saria lodato.

Ma poi ch'a lui tentar parve altro modo,

io di mai non l'amar fisso avea il chiodo.

29

E se ben era a lui venuta, mossada la pietà ch'al mio padre portava,sia certo che non molto fruir possail piacer ch'al dispetto mio gli dava;ch'era per far di me la terra rossa,tosto ch'io avessi alla sua voglia pravacon questa mia persona satisfattodi quel che tutto a forza saria fatto.

E se ben era a lui venuta, mossada la pietà ch'al mio padre portava,sia certo che non molto fruir possail piacer ch'al dispetto mio gli dava;ch'era per far di me la terra rossa,tosto ch'io avessi alla sua voglia pravacon questa mia persona satisfattodi quel che tutto a forza saria fatto.

E se ben era a lui venuta, mossa

da la pietà ch'al mio padre portava,

sia certo che non molto fruir possa

il piacer ch'al dispetto mio gli dava;

ch'era per far di me la terra rossa,

tosto ch'io avessi alla sua voglia prava

con questa mia persona satisfatto

di quel che tutto a forza saria fatto.

30

Queste parole e simili altre usai,poi che potere in lui mi vidi tanto;e 'l più pentito lo rendei, che maisi trovasse ne l'eremo alcun santo.Mi cadde a' piedi, e supplicommi assai,che col coltel che si levò da canto(e volea in ogni modo ch'io 'l pigliassi)di tanto fallo suo mi vendicassi.

Queste parole e simili altre usai,poi che potere in lui mi vidi tanto;e 'l più pentito lo rendei, che maisi trovasse ne l'eremo alcun santo.Mi cadde a' piedi, e supplicommi assai,che col coltel che si levò da canto(e volea in ogni modo ch'io 'l pigliassi)di tanto fallo suo mi vendicassi.

Queste parole e simili altre usai,

poi che potere in lui mi vidi tanto;

e 'l più pentito lo rendei, che mai

si trovasse ne l'eremo alcun santo.

Mi cadde a' piedi, e supplicommi assai,

che col coltel che si levò da canto

(e volea in ogni modo ch'io 'l pigliassi)

di tanto fallo suo mi vendicassi.

31

Poi ch'io lo trovo tale, io fo disegnola gran vittoria insin al fin seguire:gli do speranza di farlo anco degnoche la persona mia potrà fruire,s'emendando il suo error, l'antiquo regnoal padre mio farà restituire;e nel tempo a venir vorrà acquistarmeservendo, amando, e non mai più per arme.

Poi ch'io lo trovo tale, io fo disegnola gran vittoria insin al fin seguire:gli do speranza di farlo anco degnoche la persona mia potrà fruire,s'emendando il suo error, l'antiquo regnoal padre mio farà restituire;e nel tempo a venir vorrà acquistarmeservendo, amando, e non mai più per arme.

Poi ch'io lo trovo tale, io fo disegno

la gran vittoria insin al fin seguire:

gli do speranza di farlo anco degno

che la persona mia potrà fruire,

s'emendando il suo error, l'antiquo regno

al padre mio farà restituire;

e nel tempo a venir vorrà acquistarme

servendo, amando, e non mai più per arme.

32

Così far mi promesse, e ne la roccaintatta mi mandò, come a lui venni,né di baciarmi pur s'ardì la bocca:vedi s'al collo il giogo ben gli tenni;vedi se bene Amor per me lo tocca,se convien che per lui più strali impenni.Al re d'Armenia andò, di cui doveaesser per patto ciò che si prendea:

Così far mi promesse, e ne la roccaintatta mi mandò, come a lui venni,né di baciarmi pur s'ardì la bocca:vedi s'al collo il giogo ben gli tenni;vedi se bene Amor per me lo tocca,se convien che per lui più strali impenni.Al re d'Armenia andò, di cui doveaesser per patto ciò che si prendea:

Così far mi promesse, e ne la rocca

intatta mi mandò, come a lui venni,

né di baciarmi pur s'ardì la bocca:

vedi s'al collo il giogo ben gli tenni;

vedi se bene Amor per me lo tocca,

se convien che per lui più strali impenni.

Al re d'Armenia andò, di cui dovea

esser per patto ciò che si prendea:

33

e con quel miglior modo ch'usar puote,lo priega ch'al mio padre il regno lassi,del qual le terre ha depredate e vote,ed a goder l'antiqua Armenia passi.Quel re, d'ira infiammando ambe le gote,disse ad Alceste che non vi pensassi;che non si volea tor da quella guerra,fin che mio padre avea palmo di terra.

e con quel miglior modo ch'usar puote,lo priega ch'al mio padre il regno lassi,del qual le terre ha depredate e vote,ed a goder l'antiqua Armenia passi.Quel re, d'ira infiammando ambe le gote,disse ad Alceste che non vi pensassi;che non si volea tor da quella guerra,fin che mio padre avea palmo di terra.

e con quel miglior modo ch'usar puote,

lo priega ch'al mio padre il regno lassi,

del qual le terre ha depredate e vote,

ed a goder l'antiqua Armenia passi.

Quel re, d'ira infiammando ambe le gote,

disse ad Alceste che non vi pensassi;

che non si volea tor da quella guerra,

fin che mio padre avea palmo di terra.

34

E s'Alceste è mutato alle paroled'una vil feminella, abbiasi il danno.Già a' prieghi esso di lui perder non vuolequel ch'a fatica ha preso in tutto un anno.Di nuovo Alceste il priega, e poi si duoleche seco effetto i prieghi suoi non fanno.All'ultimo s'adira, e lo minacciache vuol, per forza o per amor, lo faccia.

E s'Alceste è mutato alle paroled'una vil feminella, abbiasi il danno.Già a' prieghi esso di lui perder non vuolequel ch'a fatica ha preso in tutto un anno.Di nuovo Alceste il priega, e poi si duoleche seco effetto i prieghi suoi non fanno.All'ultimo s'adira, e lo minacciache vuol, per forza o per amor, lo faccia.

E s'Alceste è mutato alle parole

d'una vil feminella, abbiasi il danno.

Già a' prieghi esso di lui perder non vuole

quel ch'a fatica ha preso in tutto un anno.

Di nuovo Alceste il priega, e poi si duole

che seco effetto i prieghi suoi non fanno.

All'ultimo s'adira, e lo minaccia

che vuol, per forza o per amor, lo faccia.

35

L'ira multiplicò sì, che li spinseda le male parole ai peggior fatti.Alceste contra il re la spada strinsefra mille ch'in suo aiuto s'eran tratti,e mal grado lor tutti, ivi l'estinse;e quel dì ancor gli Armeni ebbe disfatti,con l'aiuto de' Cilici e de' Traciche pagava egli, e d'altri suoi seguaci.

L'ira multiplicò sì, che li spinseda le male parole ai peggior fatti.Alceste contra il re la spada strinsefra mille ch'in suo aiuto s'eran tratti,e mal grado lor tutti, ivi l'estinse;e quel dì ancor gli Armeni ebbe disfatti,con l'aiuto de' Cilici e de' Traciche pagava egli, e d'altri suoi seguaci.

L'ira multiplicò sì, che li spinse

da le male parole ai peggior fatti.

Alceste contra il re la spada strinse

fra mille ch'in suo aiuto s'eran tratti,

e mal grado lor tutti, ivi l'estinse;

e quel dì ancor gli Armeni ebbe disfatti,

con l'aiuto de' Cilici e de' Traci

che pagava egli, e d'altri suoi seguaci.

36

Seguitò la vittoria, ed a sue spese,senza dispendio alcun del padre mio,ne rendé tutto il regno in men d'un mese.Poi per ricompensarne il danno rio,oltr'alle spoglie che ne diede, presein parte, e gravò in parte di gran fioArmenia e Capadocia che confina,e scorse Ircania fin su la marina.

Seguitò la vittoria, ed a sue spese,senza dispendio alcun del padre mio,ne rendé tutto il regno in men d'un mese.Poi per ricompensarne il danno rio,oltr'alle spoglie che ne diede, presein parte, e gravò in parte di gran fioArmenia e Capadocia che confina,e scorse Ircania fin su la marina.

Seguitò la vittoria, ed a sue spese,

senza dispendio alcun del padre mio,

ne rendé tutto il regno in men d'un mese.

Poi per ricompensarne il danno rio,

oltr'alle spoglie che ne diede, prese

in parte, e gravò in parte di gran fio

Armenia e Capadocia che confina,

e scorse Ircania fin su la marina.

37

In luogo di trionfo, al suo ritorno,facemmo noi pensier dargli la morte.Restammo poi, per non ricever scorno;che lo veggiàn troppo d'amici forte.Fingo d'amarlo, e più di giorno in giornogli do speranza d'essergli consorte;ma prima contra altri nimici nostridico voler che sua virtù dimostri.

In luogo di trionfo, al suo ritorno,facemmo noi pensier dargli la morte.Restammo poi, per non ricever scorno;che lo veggiàn troppo d'amici forte.Fingo d'amarlo, e più di giorno in giornogli do speranza d'essergli consorte;ma prima contra altri nimici nostridico voler che sua virtù dimostri.

In luogo di trionfo, al suo ritorno,

facemmo noi pensier dargli la morte.

Restammo poi, per non ricever scorno;

che lo veggiàn troppo d'amici forte.

Fingo d'amarlo, e più di giorno in giorno

gli do speranza d'essergli consorte;

ma prima contra altri nimici nostri

dico voler che sua virtù dimostri.

38

E quando sol, quando con poca gentelo mando a strane imprese e perigliose,da farne morir mille agevolmente:ma lui successer ben tutte le cose;che tornò con vittoria, e fu soventecon orribil persone e mostruose,con Griganti a battaglia e Lestrigoni,ch'erano infesti a nostre regioni.

E quando sol, quando con poca gentelo mando a strane imprese e perigliose,da farne morir mille agevolmente:ma lui successer ben tutte le cose;che tornò con vittoria, e fu soventecon orribil persone e mostruose,con Griganti a battaglia e Lestrigoni,ch'erano infesti a nostre regioni.

E quando sol, quando con poca gente

lo mando a strane imprese e perigliose,

da farne morir mille agevolmente:

ma lui successer ben tutte le cose;

che tornò con vittoria, e fu sovente

con orribil persone e mostruose,

con Griganti a battaglia e Lestrigoni,

ch'erano infesti a nostre regioni.

39

Non fu da Euristeo mai, non fu mai tantoda la matrigna esercitato Alcidein Lerna, in Nemea, in Tracia, in Erimanto,alle valli d'Etolia, alle Numide,sul Tevre, su l'Ibero e altrove; quantocon prieghi finti e con voglie omicideesercitato fu da me il mio amante,cercando io pur di torlomi davante.

Non fu da Euristeo mai, non fu mai tantoda la matrigna esercitato Alcidein Lerna, in Nemea, in Tracia, in Erimanto,alle valli d'Etolia, alle Numide,sul Tevre, su l'Ibero e altrove; quantocon prieghi finti e con voglie omicideesercitato fu da me il mio amante,cercando io pur di torlomi davante.

Non fu da Euristeo mai, non fu mai tanto

da la matrigna esercitato Alcide

in Lerna, in Nemea, in Tracia, in Erimanto,

alle valli d'Etolia, alle Numide,

sul Tevre, su l'Ibero e altrove; quanto

con prieghi finti e con voglie omicide

esercitato fu da me il mio amante,

cercando io pur di torlomi davante.

40

Né potendo venire al primo intento,vengone ad un di non minore effetto:gli fo quei tutti ingiuriar, ch'io sentoche per lui sono, e a tutti in odio il metto.Egli che non sentia maggior contentoche d'ubbidirmi, senza alcun rispettole mani ai cenni miei sempre avea pronte,senza guardare un più d'un altro in fronte.

Né potendo venire al primo intento,vengone ad un di non minore effetto:gli fo quei tutti ingiuriar, ch'io sentoche per lui sono, e a tutti in odio il metto.Egli che non sentia maggior contentoche d'ubbidirmi, senza alcun rispettole mani ai cenni miei sempre avea pronte,senza guardare un più d'un altro in fronte.

Né potendo venire al primo intento,

vengone ad un di non minore effetto:

gli fo quei tutti ingiuriar, ch'io sento

che per lui sono, e a tutti in odio il metto.

Egli che non sentia maggior contento

che d'ubbidirmi, senza alcun rispetto

le mani ai cenni miei sempre avea pronte,

senza guardare un più d'un altro in fronte.

41

Poi che mi fu, per questo mezzo, avisospento aver del mio padre ogni nimico,e per lui stesso Alceste aver conquiso,che non si avea, per noi, lasciato amico;quel ch'io gli avea con simulato visocelato fin allor, chiaro gli esplico:che grave e capitale odio gli porto,e pur tuttavia cerco che sia morto.

Poi che mi fu, per questo mezzo, avisospento aver del mio padre ogni nimico,e per lui stesso Alceste aver conquiso,che non si avea, per noi, lasciato amico;quel ch'io gli avea con simulato visocelato fin allor, chiaro gli esplico:che grave e capitale odio gli porto,e pur tuttavia cerco che sia morto.

Poi che mi fu, per questo mezzo, aviso

spento aver del mio padre ogni nimico,

e per lui stesso Alceste aver conquiso,

che non si avea, per noi, lasciato amico;

quel ch'io gli avea con simulato viso

celato fin allor, chiaro gli esplico:

che grave e capitale odio gli porto,

e pur tuttavia cerco che sia morto.

42

Considerando poi, s'io lo facessi,ch'in publica ignominia ne verrei(sapeasi troppo quanto io gli dovessi,e crudel detta sempre ne sarei),mi parve fare assai ch'io gli togliessidi mai venir più inanzi agli occhi miei.Né veder né parlar mai più gli volsi,né messo udi', né lettera ne tolsi.

Considerando poi, s'io lo facessi,ch'in publica ignominia ne verrei(sapeasi troppo quanto io gli dovessi,e crudel detta sempre ne sarei),mi parve fare assai ch'io gli togliessidi mai venir più inanzi agli occhi miei.Né veder né parlar mai più gli volsi,né messo udi', né lettera ne tolsi.

Considerando poi, s'io lo facessi,

ch'in publica ignominia ne verrei

(sapeasi troppo quanto io gli dovessi,

e crudel detta sempre ne sarei),

mi parve fare assai ch'io gli togliessi

di mai venir più inanzi agli occhi miei.

Né veder né parlar mai più gli volsi,

né messo udi', né lettera ne tolsi.

43

Questa mia ingratitudine gli diedetanto martìr, ch'al fin dal dolor vinto,e dopo un lungo domandar mercede,infermo cadde, e ne rimase estinto.Per pena ch'al fallir mio si richiede,or gli occhi ho lacrimosi, e il viso tintodel negro fumo: e così avrò in eterno;che nulla redenzione è ne l'inferno. —

Questa mia ingratitudine gli diedetanto martìr, ch'al fin dal dolor vinto,e dopo un lungo domandar mercede,infermo cadde, e ne rimase estinto.Per pena ch'al fallir mio si richiede,or gli occhi ho lacrimosi, e il viso tintodel negro fumo: e così avrò in eterno;che nulla redenzione è ne l'inferno. —

Questa mia ingratitudine gli diede

tanto martìr, ch'al fin dal dolor vinto,

e dopo un lungo domandar mercede,

infermo cadde, e ne rimase estinto.

Per pena ch'al fallir mio si richiede,

or gli occhi ho lacrimosi, e il viso tinto

del negro fumo: e così avrò in eterno;

che nulla redenzione è ne l'inferno. —

44

Poi che non parla più Lidia infelice,va il duca per saper s'altri vi stanzi:ma la caligine alta ch'era ultricede l'opre ingrate, si gl'ingrossa inanzi,ch'andare un palmo sol più non gli lice;anzi a forza tornar gli conviene, anzi,perché la vita non gli sia intercettadal fumo, i passi accelerar con fretta.

Poi che non parla più Lidia infelice,va il duca per saper s'altri vi stanzi:ma la caligine alta ch'era ultricede l'opre ingrate, si gl'ingrossa inanzi,ch'andare un palmo sol più non gli lice;anzi a forza tornar gli conviene, anzi,perché la vita non gli sia intercettadal fumo, i passi accelerar con fretta.

Poi che non parla più Lidia infelice,

va il duca per saper s'altri vi stanzi:

ma la caligine alta ch'era ultrice

de l'opre ingrate, si gl'ingrossa inanzi,

ch'andare un palmo sol più non gli lice;

anzi a forza tornar gli conviene, anzi,

perché la vita non gli sia intercetta

dal fumo, i passi accelerar con fretta.

45

Il mutar spesso de le piante ha vistadi corso, e non di chi passeggia o trotta.Tanto, salendo inverso l'erta, acquista,che vede dove aperta era la grotta;e l'aria, già caliginosa e trista,dal lume cominciava ad esser rotta.Al fin con molto affanno e grave ambasciaesce de l'antro, e dietro il fumo lascia.

Il mutar spesso de le piante ha vistadi corso, e non di chi passeggia o trotta.Tanto, salendo inverso l'erta, acquista,che vede dove aperta era la grotta;e l'aria, già caliginosa e trista,dal lume cominciava ad esser rotta.Al fin con molto affanno e grave ambasciaesce de l'antro, e dietro il fumo lascia.

Il mutar spesso de le piante ha vista

di corso, e non di chi passeggia o trotta.

Tanto, salendo inverso l'erta, acquista,

che vede dove aperta era la grotta;

e l'aria, già caliginosa e trista,

dal lume cominciava ad esser rotta.

Al fin con molto affanno e grave ambascia

esce de l'antro, e dietro il fumo lascia.

46

E perché del tornar la via sia troncaa quelle bestie c'han sì ingorde l'epe,raguna sassi, e molti arbori tronca,che v'eran qual d'amomo e qual di pepe;e come può, dinanzi alla speloncafabrica di sua man quasi una siepe:e gli succede così ben quell'opra,che più l'arpie non torneran di sopra.

E perché del tornar la via sia troncaa quelle bestie c'han sì ingorde l'epe,raguna sassi, e molti arbori tronca,che v'eran qual d'amomo e qual di pepe;e come può, dinanzi alla speloncafabrica di sua man quasi una siepe:e gli succede così ben quell'opra,che più l'arpie non torneran di sopra.

E perché del tornar la via sia tronca

a quelle bestie c'han sì ingorde l'epe,

raguna sassi, e molti arbori tronca,

che v'eran qual d'amomo e qual di pepe;

e come può, dinanzi alla spelonca

fabrica di sua man quasi una siepe:

e gli succede così ben quell'opra,

che più l'arpie non torneran di sopra.

47

Il negro fumo de la scura pece,mentre egli fu ne la caverna tetra,non macchiò sol quel ch'apparia, ed infece,ma sotto i panni ancora entra e penètra;sì che per trovare acqua andar lo fececercando un pezzo; e al fin fuor d'una pietravide una fonte uscir ne la foresta,ne la qual si lavò dal piè alla testa.

Il negro fumo de la scura pece,mentre egli fu ne la caverna tetra,non macchiò sol quel ch'apparia, ed infece,ma sotto i panni ancora entra e penètra;sì che per trovare acqua andar lo fececercando un pezzo; e al fin fuor d'una pietravide una fonte uscir ne la foresta,ne la qual si lavò dal piè alla testa.

Il negro fumo de la scura pece,

mentre egli fu ne la caverna tetra,

non macchiò sol quel ch'apparia, ed infece,

ma sotto i panni ancora entra e penètra;

sì che per trovare acqua andar lo fece

cercando un pezzo; e al fin fuor d'una pietra

vide una fonte uscir ne la foresta,

ne la qual si lavò dal piè alla testa.

48

Poi monta il volatore, e in aria s'alzaper giunger di quel monte in su la cima,che non lontan con la superna balzadal cerchio de la luna esser si stima.Tanto è il desir che di veder lo 'ncalza,ch'al cielo aspira, e la terra non stima.De l'aria più e più sempre guadagna,tanto ch'al giogo va de la montagna.

Poi monta il volatore, e in aria s'alzaper giunger di quel monte in su la cima,che non lontan con la superna balzadal cerchio de la luna esser si stima.Tanto è il desir che di veder lo 'ncalza,ch'al cielo aspira, e la terra non stima.De l'aria più e più sempre guadagna,tanto ch'al giogo va de la montagna.

Poi monta il volatore, e in aria s'alza

per giunger di quel monte in su la cima,

che non lontan con la superna balza

dal cerchio de la luna esser si stima.

Tanto è il desir che di veder lo 'ncalza,

ch'al cielo aspira, e la terra non stima.

De l'aria più e più sempre guadagna,

tanto ch'al giogo va de la montagna.

49

Zafir, rubini, oro, topazi e perle,e diamanti e crisoliti e iacintipotriano i fiori assimigliar, che per leliete piaggie v'avea l'aura dipinti:sì verdi l'erbe, che possendo averlequa giù, ne fôran gli smeraldi vinti;né men belle degli arbori le frondi,e di frutti e di fior sempre fecondi.

Zafir, rubini, oro, topazi e perle,e diamanti e crisoliti e iacintipotriano i fiori assimigliar, che per leliete piaggie v'avea l'aura dipinti:sì verdi l'erbe, che possendo averlequa giù, ne fôran gli smeraldi vinti;né men belle degli arbori le frondi,e di frutti e di fior sempre fecondi.

Zafir, rubini, oro, topazi e perle,

e diamanti e crisoliti e iacinti

potriano i fiori assimigliar, che per le

liete piaggie v'avea l'aura dipinti:

sì verdi l'erbe, che possendo averle

qua giù, ne fôran gli smeraldi vinti;

né men belle degli arbori le frondi,

e di frutti e di fior sempre fecondi.

50

Cantan fra i rami gli augelletti vaghiazzurri e bianchi e verdi e rossi e gialli.Murmuranti ruscelli e cheti laghidi limpidezza vincono i cristalli.Una dolce aura che ti par che vaghia un modo sempre e dal suo stil non falli,facea sì l'aria tremolar d'intorno,che non potea noiar calor del giorno:

Cantan fra i rami gli augelletti vaghiazzurri e bianchi e verdi e rossi e gialli.Murmuranti ruscelli e cheti laghidi limpidezza vincono i cristalli.Una dolce aura che ti par che vaghia un modo sempre e dal suo stil non falli,facea sì l'aria tremolar d'intorno,che non potea noiar calor del giorno:

Cantan fra i rami gli augelletti vaghi

azzurri e bianchi e verdi e rossi e gialli.

Murmuranti ruscelli e cheti laghi

di limpidezza vincono i cristalli.

Una dolce aura che ti par che vaghi

a un modo sempre e dal suo stil non falli,

facea sì l'aria tremolar d'intorno,

che non potea noiar calor del giorno:

51

e quella ai fiori, ai pomi e alla verzuragli odor diversi depredando giva,e di tutti faceva una misturache di soavità l'alma notriva.Surgea un palazzo in mezzo alla pianura,ch'acceso esser parea di fiamma viva:tanto splendore intorno e tanto lumeraggiava, fuor d'ogni mortal costume.

e quella ai fiori, ai pomi e alla verzuragli odor diversi depredando giva,e di tutti faceva una misturache di soavità l'alma notriva.Surgea un palazzo in mezzo alla pianura,ch'acceso esser parea di fiamma viva:tanto splendore intorno e tanto lumeraggiava, fuor d'ogni mortal costume.

e quella ai fiori, ai pomi e alla verzura

gli odor diversi depredando giva,

e di tutti faceva una mistura

che di soavità l'alma notriva.

Surgea un palazzo in mezzo alla pianura,

ch'acceso esser parea di fiamma viva:

tanto splendore intorno e tanto lume

raggiava, fuor d'ogni mortal costume.

52

Astolfo il suo destrier verso il palagioche più di trenta miglia intorno aggira,a passo lento fa muovere ad agio,e quinci e quindi il bel paese ammira;e giudica, appo quel, brutto e malvagio,e che sia al ciel ed a natura in iraquesto ch'abitian noi fetido mondo:tanto è soave quel, chiaro e giocondo.

Astolfo il suo destrier verso il palagioche più di trenta miglia intorno aggira,a passo lento fa muovere ad agio,e quinci e quindi il bel paese ammira;e giudica, appo quel, brutto e malvagio,e che sia al ciel ed a natura in iraquesto ch'abitian noi fetido mondo:tanto è soave quel, chiaro e giocondo.

Astolfo il suo destrier verso il palagio

che più di trenta miglia intorno aggira,

a passo lento fa muovere ad agio,

e quinci e quindi il bel paese ammira;

e giudica, appo quel, brutto e malvagio,

e che sia al ciel ed a natura in ira

questo ch'abitian noi fetido mondo:

tanto è soave quel, chiaro e giocondo.

53

Come egli è presso al luminoso tetto,attonito riman di maraviglia;che tutto d'una gemma è 'l muro schietto,più che carbonchio lucida e vermiglia.O stupenda opra, o dedalo architetto!Qual fabrica tra noi le rassimiglia?Taccia qualunque le mirabil settemoli del mondo in tanta gloria mette.

Come egli è presso al luminoso tetto,attonito riman di maraviglia;che tutto d'una gemma è 'l muro schietto,più che carbonchio lucida e vermiglia.O stupenda opra, o dedalo architetto!Qual fabrica tra noi le rassimiglia?Taccia qualunque le mirabil settemoli del mondo in tanta gloria mette.

Come egli è presso al luminoso tetto,

attonito riman di maraviglia;

che tutto d'una gemma è 'l muro schietto,

più che carbonchio lucida e vermiglia.

O stupenda opra, o dedalo architetto!

Qual fabrica tra noi le rassimiglia?

Taccia qualunque le mirabil sette

moli del mondo in tanta gloria mette.

54

Nel lucente vestibulo di quellafelice casa un vecchio al duca occorre,che 'l manto ha rosso, e bianca la gonnella,che l'un può al latte, e l'altro al minio opporre.I crini ha bianchi, e bianca la mascelladi folta barba ch'al petto discorre;ed è sì venerabile nel viso,ch'un degli eletti par del paradiso.

Nel lucente vestibulo di quellafelice casa un vecchio al duca occorre,che 'l manto ha rosso, e bianca la gonnella,che l'un può al latte, e l'altro al minio opporre.I crini ha bianchi, e bianca la mascelladi folta barba ch'al petto discorre;ed è sì venerabile nel viso,ch'un degli eletti par del paradiso.

Nel lucente vestibulo di quella

felice casa un vecchio al duca occorre,

che 'l manto ha rosso, e bianca la gonnella,

che l'un può al latte, e l'altro al minio opporre.

I crini ha bianchi, e bianca la mascella

di folta barba ch'al petto discorre;

ed è sì venerabile nel viso,

ch'un degli eletti par del paradiso.

55

Costui con lieta faccia al paladino,che riverente era d'arcion disceso,disse: — O baron, che per voler divinosei nel terrestre paradiso asceso;come che né la causa del camino,né il fin del tuo desir da te sia inteso;pur credi che non senza alto misteriovenuto sei da l'artico emisperio.

Costui con lieta faccia al paladino,che riverente era d'arcion disceso,disse: — O baron, che per voler divinosei nel terrestre paradiso asceso;come che né la causa del camino,né il fin del tuo desir da te sia inteso;pur credi che non senza alto misteriovenuto sei da l'artico emisperio.

Costui con lieta faccia al paladino,

che riverente era d'arcion disceso,

disse: — O baron, che per voler divino

sei nel terrestre paradiso asceso;

come che né la causa del camino,

né il fin del tuo desir da te sia inteso;

pur credi che non senza alto misterio

venuto sei da l'artico emisperio.

56

Per imparar come soccorrer déiCarlo, e la santa fé tor di perigliovenuto meco a consigliar ti seiper così lunga via, senza consiglio.Né a tuo saper, né a tua virtù vorreich'esser qui giunto attribuissi, o figlio;che né il tuo corno, né il cavallo alatoti valea, se da Dio non t'era dato.

Per imparar come soccorrer déiCarlo, e la santa fé tor di perigliovenuto meco a consigliar ti seiper così lunga via, senza consiglio.Né a tuo saper, né a tua virtù vorreich'esser qui giunto attribuissi, o figlio;che né il tuo corno, né il cavallo alatoti valea, se da Dio non t'era dato.

Per imparar come soccorrer déi

Carlo, e la santa fé tor di periglio

venuto meco a consigliar ti sei

per così lunga via, senza consiglio.

Né a tuo saper, né a tua virtù vorrei

ch'esser qui giunto attribuissi, o figlio;

che né il tuo corno, né il cavallo alato

ti valea, se da Dio non t'era dato.

57

Ragionerem più ad agio insieme poi,e ti dirò come a procedere hai:ma prima vienti a ricrear con noi;che 'l digiun lungo de' noiarti ormai. —Continuando il vecchio i detti suoi,fece meravigliare il duca assai,quando scoprendo il nome suo, gli disseesser colui che l'evangelio scrisse:

Ragionerem più ad agio insieme poi,e ti dirò come a procedere hai:ma prima vienti a ricrear con noi;che 'l digiun lungo de' noiarti ormai. —Continuando il vecchio i detti suoi,fece meravigliare il duca assai,quando scoprendo il nome suo, gli disseesser colui che l'evangelio scrisse:

Ragionerem più ad agio insieme poi,

e ti dirò come a procedere hai:

ma prima vienti a ricrear con noi;

che 'l digiun lungo de' noiarti ormai. —

Continuando il vecchio i detti suoi,

fece meravigliare il duca assai,

quando scoprendo il nome suo, gli disse

esser colui che l'evangelio scrisse:

58

quel tanto al Redentor caro Giovanni,per cui il sermone tra i fratelli uscìo,che non dovea per morte finir gli anni;sì che fu causa che 'l figliuol di Dioa Pietro disse: — Perché pur t'affanni,s'io vo' che così aspetti il venir mio? —Ben che non disse: egli non de' morire,si vede pur che così volse dire.

quel tanto al Redentor caro Giovanni,per cui il sermone tra i fratelli uscìo,che non dovea per morte finir gli anni;sì che fu causa che 'l figliuol di Dioa Pietro disse: — Perché pur t'affanni,s'io vo' che così aspetti il venir mio? —Ben che non disse: egli non de' morire,si vede pur che così volse dire.

quel tanto al Redentor caro Giovanni,

per cui il sermone tra i fratelli uscìo,

che non dovea per morte finir gli anni;

sì che fu causa che 'l figliuol di Dio

a Pietro disse: — Perché pur t'affanni,

s'io vo' che così aspetti il venir mio? —

Ben che non disse: egli non de' morire,

si vede pur che così volse dire.

59

Quivi fu assunto, e trovò compagnia,che prima Enoch, il patriarca, v'era;eravi insieme il gran profeta Elia,che non han vista ancor l'ultima sera;e fuor de l'aria pestilente e riasi goderan l'eterna primavera,fin che dian segno l'angeliche tube,che torni Cristo in su la bianca nube.

Quivi fu assunto, e trovò compagnia,che prima Enoch, il patriarca, v'era;eravi insieme il gran profeta Elia,che non han vista ancor l'ultima sera;e fuor de l'aria pestilente e riasi goderan l'eterna primavera,fin che dian segno l'angeliche tube,che torni Cristo in su la bianca nube.

Quivi fu assunto, e trovò compagnia,

che prima Enoch, il patriarca, v'era;

eravi insieme il gran profeta Elia,

che non han vista ancor l'ultima sera;

e fuor de l'aria pestilente e ria

si goderan l'eterna primavera,

fin che dian segno l'angeliche tube,

che torni Cristo in su la bianca nube.

60

Con accoglienza grata il cavallierofu dai santi alloggiato in una stanza;fu provisto in un'altra al suo destrierodi buona biada, che gli fu a bastanza.De' frutti a lui del paradiso diero,di tal sapor, ch'a suo giudicio, sanzascusa non sono i duo primi parenti,se per quei fur sì poco ubbidienti.

Con accoglienza grata il cavallierofu dai santi alloggiato in una stanza;fu provisto in un'altra al suo destrierodi buona biada, che gli fu a bastanza.De' frutti a lui del paradiso diero,di tal sapor, ch'a suo giudicio, sanzascusa non sono i duo primi parenti,se per quei fur sì poco ubbidienti.

Con accoglienza grata il cavalliero

fu dai santi alloggiato in una stanza;

fu provisto in un'altra al suo destriero

di buona biada, che gli fu a bastanza.

De' frutti a lui del paradiso diero,

di tal sapor, ch'a suo giudicio, sanza

scusa non sono i duo primi parenti,

se per quei fur sì poco ubbidienti.

61

Poi ch'a natura il duca aventurososatisfece di quel che se le debbe,come col cibo, così col riposo,che tutti e tutti i commodi quivi ebbe;lasciando già l'Aurora il vecchio sposo,ch'ancor per lunga età mai non l'increbbe,si vide incontra ne l'uscir del lettoil discipul da Dio tanto diletto;

Poi ch'a natura il duca aventurososatisfece di quel che se le debbe,come col cibo, così col riposo,che tutti e tutti i commodi quivi ebbe;lasciando già l'Aurora il vecchio sposo,ch'ancor per lunga età mai non l'increbbe,si vide incontra ne l'uscir del lettoil discipul da Dio tanto diletto;

Poi ch'a natura il duca aventuroso

satisfece di quel che se le debbe,

come col cibo, così col riposo,

che tutti e tutti i commodi quivi ebbe;

lasciando già l'Aurora il vecchio sposo,

ch'ancor per lunga età mai non l'increbbe,

si vide incontra ne l'uscir del letto

il discipul da Dio tanto diletto;

62

che lo prese per mano, e seco scorsedi molte cose di silenzio degne:e poi disse: — Figliuol, tu non sai forseche in Francia accada, ancor che tu ne vegne.Sappi che 'l vostro Orlando, perché torsedal camin dritto le commesse insegne,è punito da Dio, che più s'accendecontra chi egli ama più, quando s'offende.

che lo prese per mano, e seco scorsedi molte cose di silenzio degne:e poi disse: — Figliuol, tu non sai forseche in Francia accada, ancor che tu ne vegne.Sappi che 'l vostro Orlando, perché torsedal camin dritto le commesse insegne,è punito da Dio, che più s'accendecontra chi egli ama più, quando s'offende.

che lo prese per mano, e seco scorse

di molte cose di silenzio degne:

e poi disse: — Figliuol, tu non sai forse

che in Francia accada, ancor che tu ne vegne.

Sappi che 'l vostro Orlando, perché torse

dal camin dritto le commesse insegne,

è punito da Dio, che più s'accende

contra chi egli ama più, quando s'offende.

63

Il vostro Orlando, a cui nascendo diedesomma possanza Dio con sommo ardire,e fuor de l'uman uso gli concedeche ferro alcun non lo può mai ferire;perché a difesa di sua santa fedecosì voluto l'ha costituire,come Sansone incontra a' Filisteicostituì a difesa degli Ebrei:

Il vostro Orlando, a cui nascendo diedesomma possanza Dio con sommo ardire,e fuor de l'uman uso gli concedeche ferro alcun non lo può mai ferire;perché a difesa di sua santa fedecosì voluto l'ha costituire,come Sansone incontra a' Filisteicostituì a difesa degli Ebrei:

Il vostro Orlando, a cui nascendo diede

somma possanza Dio con sommo ardire,

e fuor de l'uman uso gli concede

che ferro alcun non lo può mai ferire;

perché a difesa di sua santa fede

così voluto l'ha costituire,

come Sansone incontra a' Filistei

costituì a difesa degli Ebrei:

64

renduto ha il vostro Orlando al suo Signoredi tanti benefici iniquo merto;che quanto aver più lo dovea in favore,n'è stato il fedel popul più deserto.Sì accecato l'avea l'incesto amored'una pagana, ch'avea già soffertodue volte e più venire empio e crudele,per dar la morte al suo cugin fedele.

renduto ha il vostro Orlando al suo Signoredi tanti benefici iniquo merto;che quanto aver più lo dovea in favore,n'è stato il fedel popul più deserto.Sì accecato l'avea l'incesto amored'una pagana, ch'avea già soffertodue volte e più venire empio e crudele,per dar la morte al suo cugin fedele.

renduto ha il vostro Orlando al suo Signore

di tanti benefici iniquo merto;

che quanto aver più lo dovea in favore,

n'è stato il fedel popul più deserto.

Sì accecato l'avea l'incesto amore

d'una pagana, ch'avea già sofferto

due volte e più venire empio e crudele,

per dar la morte al suo cugin fedele.

65

E Dio per questo fa ch'egli va folle,e mostra nudo il ventre, il petto e il fianco;e l'intelletto sì gli offusca e tolle,che non può altrui conoscere, e sé manco.A questa guisa si legge che volleNabuccodonosor Dio punir anco,che sette anni il mandò il furor pieno,sì che, qual bue, pasceva l'erba e il fieno.

E Dio per questo fa ch'egli va folle,e mostra nudo il ventre, il petto e il fianco;e l'intelletto sì gli offusca e tolle,che non può altrui conoscere, e sé manco.A questa guisa si legge che volleNabuccodonosor Dio punir anco,che sette anni il mandò il furor pieno,sì che, qual bue, pasceva l'erba e il fieno.

E Dio per questo fa ch'egli va folle,

e mostra nudo il ventre, il petto e il fianco;

e l'intelletto sì gli offusca e tolle,

che non può altrui conoscere, e sé manco.

A questa guisa si legge che volle

Nabuccodonosor Dio punir anco,

che sette anni il mandò il furor pieno,

sì che, qual bue, pasceva l'erba e il fieno.

66

Ma perch'assai minor del paladino,che di Nabucco, è stato pur l'eccesso,sol di tre mesi dal voler divinoa purgar questo error termine è messo.Né ad altro effetto per tanto caminosalir qua su t'ha il Redentor concesso,se non perché da noi modo tu apprenda,come ad Orlando il suo senno si renda.

Ma perch'assai minor del paladino,che di Nabucco, è stato pur l'eccesso,sol di tre mesi dal voler divinoa purgar questo error termine è messo.Né ad altro effetto per tanto caminosalir qua su t'ha il Redentor concesso,se non perché da noi modo tu apprenda,come ad Orlando il suo senno si renda.

Ma perch'assai minor del paladino,

che di Nabucco, è stato pur l'eccesso,

sol di tre mesi dal voler divino

a purgar questo error termine è messo.

Né ad altro effetto per tanto camino

salir qua su t'ha il Redentor concesso,

se non perché da noi modo tu apprenda,

come ad Orlando il suo senno si renda.

67

Gli è ver che ti bisogna altro viaggiofar meco, e tutta abbandonar la terra.Nel cerchio de la luna a menar t'aggio,che dei pianeti a noi più prossima erra,perché la medicina che può saggiorendere Orlando, là dentro si serra.Come la luna questa notte siasopra noi giunta, ci porremo in via. —

Gli è ver che ti bisogna altro viaggiofar meco, e tutta abbandonar la terra.Nel cerchio de la luna a menar t'aggio,che dei pianeti a noi più prossima erra,perché la medicina che può saggiorendere Orlando, là dentro si serra.Come la luna questa notte siasopra noi giunta, ci porremo in via. —

Gli è ver che ti bisogna altro viaggio

far meco, e tutta abbandonar la terra.

Nel cerchio de la luna a menar t'aggio,

che dei pianeti a noi più prossima erra,

perché la medicina che può saggio

rendere Orlando, là dentro si serra.

Come la luna questa notte sia

sopra noi giunta, ci porremo in via. —

68

Di questo e d'altre cose fu diffusoil parlar de l'apostolo quel giorno.Ma poi che 'l sol s'ebbe nel mar rinchiuso,e sopra lor levò la luna il corno,un carro apparecchiòsi, ch'era ad usod'andar scorrendo per quei cieli intorno:quel già ne le montagne di Giudeada' mortali occhi Elia levato avea.

Di questo e d'altre cose fu diffusoil parlar de l'apostolo quel giorno.Ma poi che 'l sol s'ebbe nel mar rinchiuso,e sopra lor levò la luna il corno,un carro apparecchiòsi, ch'era ad usod'andar scorrendo per quei cieli intorno:quel già ne le montagne di Giudeada' mortali occhi Elia levato avea.

Di questo e d'altre cose fu diffuso

il parlar de l'apostolo quel giorno.

Ma poi che 'l sol s'ebbe nel mar rinchiuso,

e sopra lor levò la luna il corno,

un carro apparecchiòsi, ch'era ad uso

d'andar scorrendo per quei cieli intorno:

quel già ne le montagne di Giudea

da' mortali occhi Elia levato avea.

69

Quattro destrier via più che fiamma rossial giogo il santo evangelista aggiunse;e poi che con Astolfo rassettossi,e prese il freno, inverso il ciel li punse.Ruotando il carro, per l'aria levossi,e tosto in mezzo il fuoco eterno giunse;che 'l vecchio fe' miracolosamente,che, mentre lo passar, non era ardente.

Quattro destrier via più che fiamma rossial giogo il santo evangelista aggiunse;e poi che con Astolfo rassettossi,e prese il freno, inverso il ciel li punse.Ruotando il carro, per l'aria levossi,e tosto in mezzo il fuoco eterno giunse;che 'l vecchio fe' miracolosamente,che, mentre lo passar, non era ardente.

Quattro destrier via più che fiamma rossi

al giogo il santo evangelista aggiunse;

e poi che con Astolfo rassettossi,

e prese il freno, inverso il ciel li punse.

Ruotando il carro, per l'aria levossi,

e tosto in mezzo il fuoco eterno giunse;

che 'l vecchio fe' miracolosamente,

che, mentre lo passar, non era ardente.

70

Tutta la sfera varcano del fuoco,ed indi vanno al regno de la luna.Veggon per la più parte esser quel lococome un acciar che non ha macchia alcuna;e lo trovano uguale, o minor pocodi ciò ch'in questo globo si raguna,in questo ultimo globo de la terra,mettendo il mar che la circonda e serra.

Tutta la sfera varcano del fuoco,ed indi vanno al regno de la luna.Veggon per la più parte esser quel lococome un acciar che non ha macchia alcuna;e lo trovano uguale, o minor pocodi ciò ch'in questo globo si raguna,in questo ultimo globo de la terra,mettendo il mar che la circonda e serra.

Tutta la sfera varcano del fuoco,

ed indi vanno al regno de la luna.

Veggon per la più parte esser quel loco

come un acciar che non ha macchia alcuna;

e lo trovano uguale, o minor poco

di ciò ch'in questo globo si raguna,

in questo ultimo globo de la terra,

mettendo il mar che la circonda e serra.

71

Quivi ebbe Astolfo doppia meraviglia:che quel paese appresso era sì grande,il quale a un picciol tondo rassimigliaa noi che lo miriam da queste bande;e ch'aguzzar conviengli ambe le ciglia,s'indi la terra e 'l mar ch'intorno spande,discerner vuol; che non avendo luce,l'imagin lor poco alta si conduce.

Quivi ebbe Astolfo doppia meraviglia:che quel paese appresso era sì grande,il quale a un picciol tondo rassimigliaa noi che lo miriam da queste bande;e ch'aguzzar conviengli ambe le ciglia,s'indi la terra e 'l mar ch'intorno spande,discerner vuol; che non avendo luce,l'imagin lor poco alta si conduce.

Quivi ebbe Astolfo doppia meraviglia:

che quel paese appresso era sì grande,

il quale a un picciol tondo rassimiglia

a noi che lo miriam da queste bande;

e ch'aguzzar conviengli ambe le ciglia,

s'indi la terra e 'l mar ch'intorno spande,

discerner vuol; che non avendo luce,

l'imagin lor poco alta si conduce.

72

Altri fiumi, altri laghi, altre campagnesono là su, che non son qui tra noi;altri piani, altre valli, altre montagne,c'han le cittadi, hanno i castelli suoi,con case de le quai mai le più magnenon vide il paladin prima né poi:e vi sono ample e solitarie selve,ove le ninfe ognor cacciano belve.

Altri fiumi, altri laghi, altre campagnesono là su, che non son qui tra noi;altri piani, altre valli, altre montagne,c'han le cittadi, hanno i castelli suoi,con case de le quai mai le più magnenon vide il paladin prima né poi:e vi sono ample e solitarie selve,ove le ninfe ognor cacciano belve.

Altri fiumi, altri laghi, altre campagne

sono là su, che non son qui tra noi;

altri piani, altre valli, altre montagne,

c'han le cittadi, hanno i castelli suoi,

con case de le quai mai le più magne

non vide il paladin prima né poi:

e vi sono ample e solitarie selve,

ove le ninfe ognor cacciano belve.

73

Non stette il duca a ricercar il tutto;che là non era asceso a quello effetto.Da l'apostolo santo fu conduttoin un vallon fra due montagne istretto,ove mirabilmente era riduttociò che si perde o per nostro diffetto,o per colpa di tempo o di Fortuna:ciò che si perde qui, là si raguna.

Non stette il duca a ricercar il tutto;che là non era asceso a quello effetto.Da l'apostolo santo fu conduttoin un vallon fra due montagne istretto,ove mirabilmente era riduttociò che si perde o per nostro diffetto,o per colpa di tempo o di Fortuna:ciò che si perde qui, là si raguna.

Non stette il duca a ricercar il tutto;

che là non era asceso a quello effetto.

Da l'apostolo santo fu condutto

in un vallon fra due montagne istretto,

ove mirabilmente era ridutto

ciò che si perde o per nostro diffetto,

o per colpa di tempo o di Fortuna:

ciò che si perde qui, là si raguna.

74

Non pur di regni o di ricchezze parlo,in che la ruota instabile lavora;ma di quel ch'in poter di tor, di darlonon ha Fortuna, intender voglio ancora.Molta fama è là su, che, come tarlo,il tempo al lungo andar qua giù divora:là su infiniti prieghi e voti stanno,che da noi peccatori a Dio si fanno.

Non pur di regni o di ricchezze parlo,in che la ruota instabile lavora;ma di quel ch'in poter di tor, di darlonon ha Fortuna, intender voglio ancora.Molta fama è là su, che, come tarlo,il tempo al lungo andar qua giù divora:là su infiniti prieghi e voti stanno,che da noi peccatori a Dio si fanno.

Non pur di regni o di ricchezze parlo,

in che la ruota instabile lavora;

ma di quel ch'in poter di tor, di darlo

non ha Fortuna, intender voglio ancora.

Molta fama è là su, che, come tarlo,

il tempo al lungo andar qua giù divora:

là su infiniti prieghi e voti stanno,

che da noi peccatori a Dio si fanno.

75

Le lacrime e i sospiri degli amanti,l'inutil tempo che si perde a giuoco,e l'ozio lungo d'uomini ignoranti,vani disegni che non han mai loco,i vani desideri sono tanti,che la più parte ingombran di quel loco:ciò che in somma qua giù perdesti mai,là su salendo ritrovar potrai.

Le lacrime e i sospiri degli amanti,l'inutil tempo che si perde a giuoco,e l'ozio lungo d'uomini ignoranti,vani disegni che non han mai loco,i vani desideri sono tanti,che la più parte ingombran di quel loco:ciò che in somma qua giù perdesti mai,là su salendo ritrovar potrai.

Le lacrime e i sospiri degli amanti,

l'inutil tempo che si perde a giuoco,

e l'ozio lungo d'uomini ignoranti,

vani disegni che non han mai loco,

i vani desideri sono tanti,

che la più parte ingombran di quel loco:

ciò che in somma qua giù perdesti mai,

là su salendo ritrovar potrai.

76

Passando il paladin per quelle biche,or di questo or di quel chiede alla guida.Vide un monte di tumide vesiche,che dentro parea aver tumulti e grida;e seppe ch'eran le corone antichee degli Assiri e de la terra lida,e de' Persi e de' Greci, che già furoincliti, ed or n'è quasi il nome oscuro.

Passando il paladin per quelle biche,or di questo or di quel chiede alla guida.Vide un monte di tumide vesiche,che dentro parea aver tumulti e grida;e seppe ch'eran le corone antichee degli Assiri e de la terra lida,e de' Persi e de' Greci, che già furoincliti, ed or n'è quasi il nome oscuro.

Passando il paladin per quelle biche,

or di questo or di quel chiede alla guida.

Vide un monte di tumide vesiche,

che dentro parea aver tumulti e grida;

e seppe ch'eran le corone antiche

e degli Assiri e de la terra lida,

e de' Persi e de' Greci, che già furo

incliti, ed or n'è quasi il nome oscuro.

77

Ami d'oro e d'argento appresso vedein una massa, ch'erano quei doniche si fan con speranza di mercedeai re, agli avari principi, ai patroni.Vede in ghirlande ascosi lacci; e chiede,ed ode che son tutte adulazioni.Di cicale scoppiate imagine hannoversi ch'in laude dei signor si fanno.

Ami d'oro e d'argento appresso vedein una massa, ch'erano quei doniche si fan con speranza di mercedeai re, agli avari principi, ai patroni.Vede in ghirlande ascosi lacci; e chiede,ed ode che son tutte adulazioni.Di cicale scoppiate imagine hannoversi ch'in laude dei signor si fanno.

Ami d'oro e d'argento appresso vede

in una massa, ch'erano quei doni

che si fan con speranza di mercede

ai re, agli avari principi, ai patroni.

Vede in ghirlande ascosi lacci; e chiede,

ed ode che son tutte adulazioni.

Di cicale scoppiate imagine hanno

versi ch'in laude dei signor si fanno.

78

Di nodi d'oro e di gemmati ceppivede c'han forma i mal seguiti amori.V'eran d'aquile artigli; e che fur, seppi,l'autorità ch'ai suoi danno i signori.I mantici ch'intorno han pieni i greppi,sono i fumi dei principi e i favoriche danno un tempo ai ganimedi suoi,che se ne van col fior degli anni poi.

Di nodi d'oro e di gemmati ceppivede c'han forma i mal seguiti amori.V'eran d'aquile artigli; e che fur, seppi,l'autorità ch'ai suoi danno i signori.I mantici ch'intorno han pieni i greppi,sono i fumi dei principi e i favoriche danno un tempo ai ganimedi suoi,che se ne van col fior degli anni poi.

Di nodi d'oro e di gemmati ceppi

vede c'han forma i mal seguiti amori.

V'eran d'aquile artigli; e che fur, seppi,

l'autorità ch'ai suoi danno i signori.

I mantici ch'intorno han pieni i greppi,

sono i fumi dei principi e i favori

che danno un tempo ai ganimedi suoi,

che se ne van col fior degli anni poi.

79

Ruine di cittadi e di castellastavan con gran tesor quivi sozzopra.Domanda, e sa che son trattati, e quellacongiura che sì mal par che si cuopra.Vide serpi con faccia di donzella,di monetieri e di ladroni l'opra:poi vide bocce rotte di più sorti,ch'era il servir de le misere corti.

Ruine di cittadi e di castellastavan con gran tesor quivi sozzopra.Domanda, e sa che son trattati, e quellacongiura che sì mal par che si cuopra.Vide serpi con faccia di donzella,di monetieri e di ladroni l'opra:poi vide bocce rotte di più sorti,ch'era il servir de le misere corti.

Ruine di cittadi e di castella

stavan con gran tesor quivi sozzopra.

Domanda, e sa che son trattati, e quella

congiura che sì mal par che si cuopra.

Vide serpi con faccia di donzella,

di monetieri e di ladroni l'opra:

poi vide bocce rotte di più sorti,

ch'era il servir de le misere corti.

80

Di versate minestre una gran massavede, e domanda al suo dottor ch'importe.— L'elemosina è (dice) che si lassaalcun, che fatta sia dopo la morte. —Di vari fiori ad un gran monte passa,ch'ebbe già buono odore, or putia forte.Questo era il dono (se però dir lece)che Costantino al buon Silvestro fece.

Di versate minestre una gran massavede, e domanda al suo dottor ch'importe.— L'elemosina è (dice) che si lassaalcun, che fatta sia dopo la morte. —Di vari fiori ad un gran monte passa,ch'ebbe già buono odore, or putia forte.Questo era il dono (se però dir lece)che Costantino al buon Silvestro fece.

Di versate minestre una gran massa

vede, e domanda al suo dottor ch'importe.

— L'elemosina è (dice) che si lassa

alcun, che fatta sia dopo la morte. —

Di vari fiori ad un gran monte passa,

ch'ebbe già buono odore, or putia forte.

Questo era il dono (se però dir lece)

che Costantino al buon Silvestro fece.

81

Vide gran copia di panie con visco,ch'erano, o donne, le bellezze vostre.Lungo sarà, se tutte in verso ordiscole cose che gli fur quivi dimostre;che dopo mille e mille io non finisco,e vi son tutte l'occurrenze nostre:sol la pazzia non v'è poca né assai;che sta qua giù, né se ne parte mai.

Vide gran copia di panie con visco,ch'erano, o donne, le bellezze vostre.Lungo sarà, se tutte in verso ordiscole cose che gli fur quivi dimostre;che dopo mille e mille io non finisco,e vi son tutte l'occurrenze nostre:sol la pazzia non v'è poca né assai;che sta qua giù, né se ne parte mai.

Vide gran copia di panie con visco,

ch'erano, o donne, le bellezze vostre.

Lungo sarà, se tutte in verso ordisco

le cose che gli fur quivi dimostre;

che dopo mille e mille io non finisco,

e vi son tutte l'occurrenze nostre:

sol la pazzia non v'è poca né assai;

che sta qua giù, né se ne parte mai.

82

Quivi ad alcuni giorni e fatti sui,ch'egli già avea perduti, si converse;che se non era interprete con lui,non discernea le forme lor diverse.Poi giunse a quel che par sì averlo a nui,che mai per esso a Dio voti non ferse;io dico il senno: e n'era quivi un monte,solo assai più che l'altre cose conte.

Quivi ad alcuni giorni e fatti sui,ch'egli già avea perduti, si converse;che se non era interprete con lui,non discernea le forme lor diverse.Poi giunse a quel che par sì averlo a nui,che mai per esso a Dio voti non ferse;io dico il senno: e n'era quivi un monte,solo assai più che l'altre cose conte.

Quivi ad alcuni giorni e fatti sui,

ch'egli già avea perduti, si converse;

che se non era interprete con lui,

non discernea le forme lor diverse.

Poi giunse a quel che par sì averlo a nui,

che mai per esso a Dio voti non ferse;

io dico il senno: e n'era quivi un monte,

solo assai più che l'altre cose conte.

83

Era come un liquor suttile e molle,atto a esalar, se non si tien ben chiuso;e si vedea raccolto in varie ampolle,qual più, qual men capace, atte a quell'uso.Quella è maggior di tutte, in che del follesignor d'Anglante era il gran senno infuso;e fu da l'altre conosciuta, quandoavea scritto di fuor: Senno d'Orlando.

Era come un liquor suttile e molle,atto a esalar, se non si tien ben chiuso;e si vedea raccolto in varie ampolle,qual più, qual men capace, atte a quell'uso.Quella è maggior di tutte, in che del follesignor d'Anglante era il gran senno infuso;e fu da l'altre conosciuta, quandoavea scritto di fuor: Senno d'Orlando.

Era come un liquor suttile e molle,

atto a esalar, se non si tien ben chiuso;

e si vedea raccolto in varie ampolle,

qual più, qual men capace, atte a quell'uso.

Quella è maggior di tutte, in che del folle

signor d'Anglante era il gran senno infuso;

e fu da l'altre conosciuta, quando

avea scritto di fuor: Senno d'Orlando.

84

E così tutte l'altre avean scritto ancoil nome di color di chi fu il senno.Del suo gran parte vide il duca franco;ma molto più maravigliar lo fennomolti ch'egli credea che dramma manconon dovessero averne, e quivi dénnochiara notizia che ne tenean poco;che molta quantità n'era in quel loco.

E così tutte l'altre avean scritto ancoil nome di color di chi fu il senno.Del suo gran parte vide il duca franco;ma molto più maravigliar lo fennomolti ch'egli credea che dramma manconon dovessero averne, e quivi dénnochiara notizia che ne tenean poco;che molta quantità n'era in quel loco.

E così tutte l'altre avean scritto anco

il nome di color di chi fu il senno.

Del suo gran parte vide il duca franco;

ma molto più maravigliar lo fenno

molti ch'egli credea che dramma manco

non dovessero averne, e quivi dénno

chiara notizia che ne tenean poco;

che molta quantità n'era in quel loco.

85

Altri in amar lo perde, altri in onori,altri in cercar, scorrendo il mar, ricchezze;altri ne le speranze de' signori,altri dietro alle magiche sciocchezze;altri in gemme, altri in opre di pittori,ed altri in altro che più d'altro aprezze.Di sofisti e d'astrologhi raccolto,e di poeti ancor ve n'era molto.

Altri in amar lo perde, altri in onori,altri in cercar, scorrendo il mar, ricchezze;altri ne le speranze de' signori,altri dietro alle magiche sciocchezze;altri in gemme, altri in opre di pittori,ed altri in altro che più d'altro aprezze.Di sofisti e d'astrologhi raccolto,e di poeti ancor ve n'era molto.

Altri in amar lo perde, altri in onori,

altri in cercar, scorrendo il mar, ricchezze;

altri ne le speranze de' signori,

altri dietro alle magiche sciocchezze;

altri in gemme, altri in opre di pittori,

ed altri in altro che più d'altro aprezze.

Di sofisti e d'astrologhi raccolto,

e di poeti ancor ve n'era molto.

86

Astolfo tolse il suo; che gliel concesselo scrittor de l'oscura Apocalisse.L'ampolla in ch'era al naso sol si messe,e par che quello al luogo suo ne gisse:e che Turpin da indi in qua confessech'Astolfo lungo tempo saggio visse;ma ch'uno error che fece poi, fu quelloch'un'altra volta gli levò il cervello.

Astolfo tolse il suo; che gliel concesselo scrittor de l'oscura Apocalisse.L'ampolla in ch'era al naso sol si messe,e par che quello al luogo suo ne gisse:e che Turpin da indi in qua confessech'Astolfo lungo tempo saggio visse;ma ch'uno error che fece poi, fu quelloch'un'altra volta gli levò il cervello.

Astolfo tolse il suo; che gliel concesse

lo scrittor de l'oscura Apocalisse.

L'ampolla in ch'era al naso sol si messe,

e par che quello al luogo suo ne gisse:

e che Turpin da indi in qua confesse

ch'Astolfo lungo tempo saggio visse;

ma ch'uno error che fece poi, fu quello

ch'un'altra volta gli levò il cervello.

87

La più capace e piena ampolla, ov'erail senno che solea far savio il conte,Astolfo tolle; e non è sì leggiera,come stimò, con l'altre essendo a monte.Prima che 'l paladin da quella sferapiena di luce alle più basse smonte,menato fu da l'apostolo santoin un palagio ov'era un fiume a canto;

La più capace e piena ampolla, ov'erail senno che solea far savio il conte,Astolfo tolle; e non è sì leggiera,come stimò, con l'altre essendo a monte.Prima che 'l paladin da quella sferapiena di luce alle più basse smonte,menato fu da l'apostolo santoin un palagio ov'era un fiume a canto;

La più capace e piena ampolla, ov'era

il senno che solea far savio il conte,

Astolfo tolle; e non è sì leggiera,

come stimò, con l'altre essendo a monte.

Prima che 'l paladin da quella sfera

piena di luce alle più basse smonte,

menato fu da l'apostolo santo

in un palagio ov'era un fiume a canto;

88

ch'ogni sua stanza avea piena di vellidi lin, di seta, di coton, di lana,tinti in vari colori e brutti e belli.Nel primo chiostro una femina canafila a un aspo traea da tutti quelli,come veggiàn l'estate la villanatraer dai bachi le bagnate spoglie,quando la nuova seta si raccoglie.

ch'ogni sua stanza avea piena di vellidi lin, di seta, di coton, di lana,tinti in vari colori e brutti e belli.Nel primo chiostro una femina canafila a un aspo traea da tutti quelli,come veggiàn l'estate la villanatraer dai bachi le bagnate spoglie,quando la nuova seta si raccoglie.

ch'ogni sua stanza avea piena di velli

di lin, di seta, di coton, di lana,

tinti in vari colori e brutti e belli.

Nel primo chiostro una femina cana

fila a un aspo traea da tutti quelli,

come veggiàn l'estate la villana

traer dai bachi le bagnate spoglie,

quando la nuova seta si raccoglie.

89

V'è chi, finito un vello, rimettendone viene un altro, e chi ne porta altronde:un'altra de le filze va scegliendoil bel dal brutto che quella confonde.— Che lavor si fa qui, ch'io non l'intendo? —dice a Giovanni Astolfo; e quel risponde:— Le vecchie son le Parche, che con talistami filano vite a voi mortali.

V'è chi, finito un vello, rimettendone viene un altro, e chi ne porta altronde:un'altra de le filze va scegliendoil bel dal brutto che quella confonde.— Che lavor si fa qui, ch'io non l'intendo? —dice a Giovanni Astolfo; e quel risponde:— Le vecchie son le Parche, che con talistami filano vite a voi mortali.

V'è chi, finito un vello, rimettendo

ne viene un altro, e chi ne porta altronde:

un'altra de le filze va scegliendo

il bel dal brutto che quella confonde.

— Che lavor si fa qui, ch'io non l'intendo? —

dice a Giovanni Astolfo; e quel risponde:

— Le vecchie son le Parche, che con tali

stami filano vite a voi mortali.

90

Quanto dura un de' velli, tanto dural'umana vita, e non di più un momento.Qui tien l'occhio e la Morte e la Natura,per saper l'ora ch'un debba esser spento.Sceglier le belle fila ha l'altra cura,perché si tesson poi per ornamentodel paradiso; e dei più brutti stamisi fan per li dannati aspri legami. —

Quanto dura un de' velli, tanto dural'umana vita, e non di più un momento.Qui tien l'occhio e la Morte e la Natura,per saper l'ora ch'un debba esser spento.Sceglier le belle fila ha l'altra cura,perché si tesson poi per ornamentodel paradiso; e dei più brutti stamisi fan per li dannati aspri legami. —

Quanto dura un de' velli, tanto dura

l'umana vita, e non di più un momento.

Qui tien l'occhio e la Morte e la Natura,

per saper l'ora ch'un debba esser spento.

Sceglier le belle fila ha l'altra cura,

perché si tesson poi per ornamento

del paradiso; e dei più brutti stami

si fan per li dannati aspri legami. —

91

Di tutti i velli ch'erano già messiin aspo, e scelti a farne altro lavoro,erano in brevi piastre i nomi impressi,altri di ferro, altri d'argento o d'oro:e poi fatti n'avean cumuli spessi,de' quali, senza mai farvi ristoro,portarne via non si vedea mai stancoun vecchio, e ritornar sempre per anco.

Di tutti i velli ch'erano già messiin aspo, e scelti a farne altro lavoro,erano in brevi piastre i nomi impressi,altri di ferro, altri d'argento o d'oro:e poi fatti n'avean cumuli spessi,de' quali, senza mai farvi ristoro,portarne via non si vedea mai stancoun vecchio, e ritornar sempre per anco.

Di tutti i velli ch'erano già messi

in aspo, e scelti a farne altro lavoro,

erano in brevi piastre i nomi impressi,

altri di ferro, altri d'argento o d'oro:

e poi fatti n'avean cumuli spessi,

de' quali, senza mai farvi ristoro,

portarne via non si vedea mai stanco

un vecchio, e ritornar sempre per anco.

92

Era quel vecchio sì espedito e snello,che per correr parea che fosse nato;e da quel monte il lembo del mantelloportava pien del nome altrui segnato.Ove n'andava, e perché facea quello,ne l'altro canto vi sarà narrato,se d'averne piacer segno faretecon quella grata udienza che solete.

Era quel vecchio sì espedito e snello,che per correr parea che fosse nato;e da quel monte il lembo del mantelloportava pien del nome altrui segnato.Ove n'andava, e perché facea quello,ne l'altro canto vi sarà narrato,se d'averne piacer segno faretecon quella grata udienza che solete.

Era quel vecchio sì espedito e snello,

che per correr parea che fosse nato;

e da quel monte il lembo del mantello

portava pien del nome altrui segnato.

Ove n'andava, e perché facea quello,

ne l'altro canto vi sarà narrato,

se d'averne piacer segno farete

con quella grata udienza che solete.


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