Chapter 24

De la piacevolezza le sovennedel cavallier, quando al Catai seco era:e lo chiamò per nome, e non si tennela man nel guanto, e alzossi la visiera;e con gran festa ad abbracciarlo venne,come che sopra ogn'altra fosse altiera.Non men da l'altra parte riverentefu il paladino alla donna eccellente.

De la piacevolezza le sovennedel cavallier, quando al Catai seco era:e lo chiamò per nome, e non si tennela man nel guanto, e alzossi la visiera;e con gran festa ad abbracciarlo venne,come che sopra ogn'altra fosse altiera.Non men da l'altra parte riverentefu il paladino alla donna eccellente.

De la piacevolezza le sovenne

del cavallier, quando al Catai seco era:

e lo chiamò per nome, e non si tenne

la man nel guanto, e alzossi la visiera;

e con gran festa ad abbracciarlo venne,

come che sopra ogn'altra fosse altiera.

Non men da l'altra parte riverente

fu il paladino alla donna eccellente.

102

Tra lor si domandaron di lor via:e poi ch'Astolfo, che prima rispose,narrò come a Damasco se ne gìa,dove le genti in arme valoroseavea invitato il re de la Soriaa dimostrar lor opre virtuose;Marfisa, sempre a far gran pruove accesa,— Voglio esser con voi (disse) a questa impresa. —

Tra lor si domandaron di lor via:e poi ch'Astolfo, che prima rispose,narrò come a Damasco se ne gìa,dove le genti in arme valoroseavea invitato il re de la Soriaa dimostrar lor opre virtuose;Marfisa, sempre a far gran pruove accesa,— Voglio esser con voi (disse) a questa impresa. —

Tra lor si domandaron di lor via:

e poi ch'Astolfo, che prima rispose,

narrò come a Damasco se ne gìa,

dove le genti in arme valorose

avea invitato il re de la Soria

a dimostrar lor opre virtuose;

Marfisa, sempre a far gran pruove accesa,

— Voglio esser con voi (disse) a questa impresa. —

103

Sommamente ebbe Astolfo grata questacompagna d'arme, e così Sansonetto.Furo a Damasco il dì inanzi la festa,e di fuora nel borgo ebbon ricetto:e sin all'ora che dal sonno destal'Aurora il vecchiarel già suo diletto,quivi si riposar con maggior agio,che se smontati fossero al palagio.

Sommamente ebbe Astolfo grata questacompagna d'arme, e così Sansonetto.Furo a Damasco il dì inanzi la festa,e di fuora nel borgo ebbon ricetto:e sin all'ora che dal sonno destal'Aurora il vecchiarel già suo diletto,quivi si riposar con maggior agio,che se smontati fossero al palagio.

Sommamente ebbe Astolfo grata questa

compagna d'arme, e così Sansonetto.

Furo a Damasco il dì inanzi la festa,

e di fuora nel borgo ebbon ricetto:

e sin all'ora che dal sonno desta

l'Aurora il vecchiarel già suo diletto,

quivi si riposar con maggior agio,

che se smontati fossero al palagio.

104

E poi che 'l nuovo sol lucido e chiaroper tutto sparsi ebbe i fulgenti raggi,la bella donna e i duo guerrier s'armaro,mandato avendo alla città messaggi;che, come tempo fu, lor rapportaroche per veder spezzar frassini e faggire Norandino era venuto al lococh'avea costituito al fiero gioco.

E poi che 'l nuovo sol lucido e chiaroper tutto sparsi ebbe i fulgenti raggi,la bella donna e i duo guerrier s'armaro,mandato avendo alla città messaggi;che, come tempo fu, lor rapportaroche per veder spezzar frassini e faggire Norandino era venuto al lococh'avea costituito al fiero gioco.

E poi che 'l nuovo sol lucido e chiaro

per tutto sparsi ebbe i fulgenti raggi,

la bella donna e i duo guerrier s'armaro,

mandato avendo alla città messaggi;

che, come tempo fu, lor rapportaro

che per veder spezzar frassini e faggi

re Norandino era venuto al loco

ch'avea costituito al fiero gioco.

105

Senza più indugio alla città ne vanno,e per la via maestra alla gran piazza,dove aspettando il real segno stannoquinci e quindi i guerrier di buona razza.I premi che quel giorno si darannoa chi vince, è uno stocco ed una mazzaguerniti riccamente, e un destrier, qualesia convenevol dono a un signor tale.

Senza più indugio alla città ne vanno,e per la via maestra alla gran piazza,dove aspettando il real segno stannoquinci e quindi i guerrier di buona razza.I premi che quel giorno si darannoa chi vince, è uno stocco ed una mazzaguerniti riccamente, e un destrier, qualesia convenevol dono a un signor tale.

Senza più indugio alla città ne vanno,

e per la via maestra alla gran piazza,

dove aspettando il real segno stanno

quinci e quindi i guerrier di buona razza.

I premi che quel giorno si daranno

a chi vince, è uno stocco ed una mazza

guerniti riccamente, e un destrier, quale

sia convenevol dono a un signor tale.

106

Avendo Norandin fermo nel coreche, come il primo pregio, il secondo anco,e d'ambedue le giostre il sommo onoresi debba guadagnar Grifone il bianco;per dargli tutto quel ch'uom di valoredovrebbe aver, né debbe far con manco,posto con l'arme in questo ultimo pregioha stocco e mazza e destrier molto egregio.

Avendo Norandin fermo nel coreche, come il primo pregio, il secondo anco,e d'ambedue le giostre il sommo onoresi debba guadagnar Grifone il bianco;per dargli tutto quel ch'uom di valoredovrebbe aver, né debbe far con manco,posto con l'arme in questo ultimo pregioha stocco e mazza e destrier molto egregio.

Avendo Norandin fermo nel core

che, come il primo pregio, il secondo anco,

e d'ambedue le giostre il sommo onore

si debba guadagnar Grifone il bianco;

per dargli tutto quel ch'uom di valore

dovrebbe aver, né debbe far con manco,

posto con l'arme in questo ultimo pregio

ha stocco e mazza e destrier molto egregio.

107

L'arme che ne la giostra fatta dianzisi doveano a Grifon che 'l tutto vinse,e che usurpate avea con tristi avanziMartano che Grifone esser si finse,quivi si fece il re pendere inanzi,e il ben guernito stocco a quelle cinse,e la mazza all'arcion del destrier messe,perché Grifon l'un pregio e l'altro avesse.

L'arme che ne la giostra fatta dianzisi doveano a Grifon che 'l tutto vinse,e che usurpate avea con tristi avanziMartano che Grifone esser si finse,quivi si fece il re pendere inanzi,e il ben guernito stocco a quelle cinse,e la mazza all'arcion del destrier messe,perché Grifon l'un pregio e l'altro avesse.

L'arme che ne la giostra fatta dianzi

si doveano a Grifon che 'l tutto vinse,

e che usurpate avea con tristi avanzi

Martano che Grifone esser si finse,

quivi si fece il re pendere inanzi,

e il ben guernito stocco a quelle cinse,

e la mazza all'arcion del destrier messe,

perché Grifon l'un pregio e l'altro avesse.

108

Ma che sua intenzione avesse effettovietò quella magnanima guerriera,che con Astolfo e col buon Sansonettoin piazza nuovamente venuta era.Costei, vedendo l'arme ch'io v'ho detto,subito n'ebbe conoscenza vera:però che già sue furo, e l'ebbe carequanto si suol le cose ottime e rare;

Ma che sua intenzione avesse effettovietò quella magnanima guerriera,che con Astolfo e col buon Sansonettoin piazza nuovamente venuta era.Costei, vedendo l'arme ch'io v'ho detto,subito n'ebbe conoscenza vera:però che già sue furo, e l'ebbe carequanto si suol le cose ottime e rare;

Ma che sua intenzione avesse effetto

vietò quella magnanima guerriera,

che con Astolfo e col buon Sansonetto

in piazza nuovamente venuta era.

Costei, vedendo l'arme ch'io v'ho detto,

subito n'ebbe conoscenza vera:

però che già sue furo, e l'ebbe care

quanto si suol le cose ottime e rare;

109

ben che l'avea lasciate in su la stradaa quella volta che le fur d'impaccio,quando per riaver sua buona spadacorrea dietro a Brunel degno di laccio.Questa istoria non credo che m'accadaaltrimenti narrar; però la taccio.Da me vi basti intendere a che guisaquivi trovasse l'arme sue Marfisa.

ben che l'avea lasciate in su la stradaa quella volta che le fur d'impaccio,quando per riaver sua buona spadacorrea dietro a Brunel degno di laccio.Questa istoria non credo che m'accadaaltrimenti narrar; però la taccio.Da me vi basti intendere a che guisaquivi trovasse l'arme sue Marfisa.

ben che l'avea lasciate in su la strada

a quella volta che le fur d'impaccio,

quando per riaver sua buona spada

correa dietro a Brunel degno di laccio.

Questa istoria non credo che m'accada

altrimenti narrar; però la taccio.

Da me vi basti intendere a che guisa

quivi trovasse l'arme sue Marfisa.

110

Intenderete ancor, che come l'ebbericonosciute a manifeste note,per altro che sia al mondo, non le avrebbelasciate un dì di sua persona vote.Se più tenere un modo o un altro debbeper racquistarle, ella pensar non puote:ma se gli accosta a un tratto, e la man stende,e senz'altro rispetto se le prende;

Intenderete ancor, che come l'ebbericonosciute a manifeste note,per altro che sia al mondo, non le avrebbelasciate un dì di sua persona vote.Se più tenere un modo o un altro debbeper racquistarle, ella pensar non puote:ma se gli accosta a un tratto, e la man stende,e senz'altro rispetto se le prende;

Intenderete ancor, che come l'ebbe

riconosciute a manifeste note,

per altro che sia al mondo, non le avrebbe

lasciate un dì di sua persona vote.

Se più tenere un modo o un altro debbe

per racquistarle, ella pensar non puote:

ma se gli accosta a un tratto, e la man stende,

e senz'altro rispetto se le prende;

111

e per la fretta ch'ella n'ebbe, avennech'altre ne prese, altre mandonne in terra.Il re, che troppo offeso se ne tenne,con uno sguardo sol le mosse guerra;che 'l popul, che l'ingiuria non sostenne,per vendicarlo e lance e spade afferra,non rammentando ciò ch'i giorni inantinocque il dar noia ai cavallieri erranti.

e per la fretta ch'ella n'ebbe, avennech'altre ne prese, altre mandonne in terra.Il re, che troppo offeso se ne tenne,con uno sguardo sol le mosse guerra;che 'l popul, che l'ingiuria non sostenne,per vendicarlo e lance e spade afferra,non rammentando ciò ch'i giorni inantinocque il dar noia ai cavallieri erranti.

e per la fretta ch'ella n'ebbe, avenne

ch'altre ne prese, altre mandonne in terra.

Il re, che troppo offeso se ne tenne,

con uno sguardo sol le mosse guerra;

che 'l popul, che l'ingiuria non sostenne,

per vendicarlo e lance e spade afferra,

non rammentando ciò ch'i giorni inanti

nocque il dar noia ai cavallieri erranti.

112

Né fra vermigli fiori, azzurri e giallivago fanciullo alla stagion novella,né mai si ritrovò fra suoni e ballipiù volentieri ornata donna e bella;che fra strepito d'arme e di cavalli,e fra punte di lance e di quadrella,dove si sparga sangue e si dia morte,costei si truovi, oltre ogni creder forte.

Né fra vermigli fiori, azzurri e giallivago fanciullo alla stagion novella,né mai si ritrovò fra suoni e ballipiù volentieri ornata donna e bella;che fra strepito d'arme e di cavalli,e fra punte di lance e di quadrella,dove si sparga sangue e si dia morte,costei si truovi, oltre ogni creder forte.

Né fra vermigli fiori, azzurri e gialli

vago fanciullo alla stagion novella,

né mai si ritrovò fra suoni e balli

più volentieri ornata donna e bella;

che fra strepito d'arme e di cavalli,

e fra punte di lance e di quadrella,

dove si sparga sangue e si dia morte,

costei si truovi, oltre ogni creder forte.

113

Spinge il cavallo, e ne la turba scioccacon l'asta bassa impetuosa fere;e chi nel collo e chi nel petto imbrocca,e fa con l'urto or questo or quel cadere:poi con la spada uno ed un altro tocca,e fa qual senza capo rimanere,e qual rotto, e qual passato al fianco,e qual del braccio privo o destro o manco.

Spinge il cavallo, e ne la turba scioccacon l'asta bassa impetuosa fere;e chi nel collo e chi nel petto imbrocca,e fa con l'urto or questo or quel cadere:poi con la spada uno ed un altro tocca,e fa qual senza capo rimanere,e qual rotto, e qual passato al fianco,e qual del braccio privo o destro o manco.

Spinge il cavallo, e ne la turba sciocca

con l'asta bassa impetuosa fere;

e chi nel collo e chi nel petto imbrocca,

e fa con l'urto or questo or quel cadere:

poi con la spada uno ed un altro tocca,

e fa qual senza capo rimanere,

e qual rotto, e qual passato al fianco,

e qual del braccio privo o destro o manco.

114

L'ardito Astolfo e il forte Sansonetto,ch'avean con lei vestita e piastra e maglia,ben che non venner già per tal effetto,pur, vedendo attaccata la battaglia,abbassan la visiera de l'elmetto,e poi la lancia per quella canaglia;ed indi van con la tagliente spadadi qua di là facendosi far strada.

L'ardito Astolfo e il forte Sansonetto,ch'avean con lei vestita e piastra e maglia,ben che non venner già per tal effetto,pur, vedendo attaccata la battaglia,abbassan la visiera de l'elmetto,e poi la lancia per quella canaglia;ed indi van con la tagliente spadadi qua di là facendosi far strada.

L'ardito Astolfo e il forte Sansonetto,

ch'avean con lei vestita e piastra e maglia,

ben che non venner già per tal effetto,

pur, vedendo attaccata la battaglia,

abbassan la visiera de l'elmetto,

e poi la lancia per quella canaglia;

ed indi van con la tagliente spada

di qua di là facendosi far strada.

115

I cavallieri di nazion diverse,ch'erano per giostrar quivi ridutti,vedendo l'arme in tal furor converse,e gli aspettati giuochi in gravi lutti(che la cagion ch'avesse di dolersela plebe irata non sapeano tutti,né ch'al re tanta ingiuria fosse fatta),stavan con dubbia mente e stupefatta.

I cavallieri di nazion diverse,ch'erano per giostrar quivi ridutti,vedendo l'arme in tal furor converse,e gli aspettati giuochi in gravi lutti(che la cagion ch'avesse di dolersela plebe irata non sapeano tutti,né ch'al re tanta ingiuria fosse fatta),stavan con dubbia mente e stupefatta.

I cavallieri di nazion diverse,

ch'erano per giostrar quivi ridutti,

vedendo l'arme in tal furor converse,

e gli aspettati giuochi in gravi lutti

(che la cagion ch'avesse di dolerse

la plebe irata non sapeano tutti,

né ch'al re tanta ingiuria fosse fatta),

stavan con dubbia mente e stupefatta.

116

Di ch'altri a favorir la turba venne,che tardi poi non se ne fu a pentire;altri, a cui la città più non attenneche gli stranieri, accorse a dipartire;altri, più saggio, in man la briglia tenne,mirando dove questo avesse a uscire.Di quelli fu Grifone ed Aquilante,che per vendicar l'arme andaro inante.

Di ch'altri a favorir la turba venne,che tardi poi non se ne fu a pentire;altri, a cui la città più non attenneche gli stranieri, accorse a dipartire;altri, più saggio, in man la briglia tenne,mirando dove questo avesse a uscire.Di quelli fu Grifone ed Aquilante,che per vendicar l'arme andaro inante.

Di ch'altri a favorir la turba venne,

che tardi poi non se ne fu a pentire;

altri, a cui la città più non attenne

che gli stranieri, accorse a dipartire;

altri, più saggio, in man la briglia tenne,

mirando dove questo avesse a uscire.

Di quelli fu Grifone ed Aquilante,

che per vendicar l'arme andaro inante.

117

Essi vedendo il re che di venenoavea le luci inebriate e rosse,ed essendo da molti istrutti a pienode la cagion che la discordia mosse,e parendo a Grifon che sua, non menoche del re Norandin, l'ingiuria fosse;s'avean le lance fatte dar con fretta,e venian fulminando alla vendetta.

Essi vedendo il re che di venenoavea le luci inebriate e rosse,ed essendo da molti istrutti a pienode la cagion che la discordia mosse,e parendo a Grifon che sua, non menoche del re Norandin, l'ingiuria fosse;s'avean le lance fatte dar con fretta,e venian fulminando alla vendetta.

Essi vedendo il re che di veneno

avea le luci inebriate e rosse,

ed essendo da molti istrutti a pieno

de la cagion che la discordia mosse,

e parendo a Grifon che sua, non meno

che del re Norandin, l'ingiuria fosse;

s'avean le lance fatte dar con fretta,

e venian fulminando alla vendetta.

118

Astolfo d'altra parte Rabicanovenìa spronando a tutti gli altri inante,con l'incantata lancia d'oro in mano,ch'al fiero scontro abbatte ogni giostrante.Ferì con essa e lasciò steso al pianoprima Grifone, e poi trovò Aquilante;e de lo scudo toccò l'orlo a pena,che lo gittò riverso in su l'arena.

Astolfo d'altra parte Rabicanovenìa spronando a tutti gli altri inante,con l'incantata lancia d'oro in mano,ch'al fiero scontro abbatte ogni giostrante.Ferì con essa e lasciò steso al pianoprima Grifone, e poi trovò Aquilante;e de lo scudo toccò l'orlo a pena,che lo gittò riverso in su l'arena.

Astolfo d'altra parte Rabicano

venìa spronando a tutti gli altri inante,

con l'incantata lancia d'oro in mano,

ch'al fiero scontro abbatte ogni giostrante.

Ferì con essa e lasciò steso al piano

prima Grifone, e poi trovò Aquilante;

e de lo scudo toccò l'orlo a pena,

che lo gittò riverso in su l'arena.

119

I cavallier di pregio e di gran pruovavotan le selle inanzi a Sansonetto.L'uscita de la piazza il popul truova:il re n'arrabbia d'ira e di dispetto.Con la prima corazza e con la nuovaMarfisa intanto, e l'uno e l'altro elmetto,poi che si vide a tutti dare il tergo,vincitrice venìa verso l'albergo.

I cavallier di pregio e di gran pruovavotan le selle inanzi a Sansonetto.L'uscita de la piazza il popul truova:il re n'arrabbia d'ira e di dispetto.Con la prima corazza e con la nuovaMarfisa intanto, e l'uno e l'altro elmetto,poi che si vide a tutti dare il tergo,vincitrice venìa verso l'albergo.

I cavallier di pregio e di gran pruova

votan le selle inanzi a Sansonetto.

L'uscita de la piazza il popul truova:

il re n'arrabbia d'ira e di dispetto.

Con la prima corazza e con la nuova

Marfisa intanto, e l'uno e l'altro elmetto,

poi che si vide a tutti dare il tergo,

vincitrice venìa verso l'albergo.

120

Astolfo e Sansonetto non fur lentia seguitarla, e seco a ritornarsiverso la porta (che tutte le gentigli davan loco), ed al rastrel fermarsi.Aquilante e Grifon, troppo dolentidi vedersi a uno incontro riversarsi,tenean per gran vergogna il capo chino,né ardian venire inanzi a Norandino.

Astolfo e Sansonetto non fur lentia seguitarla, e seco a ritornarsiverso la porta (che tutte le gentigli davan loco), ed al rastrel fermarsi.Aquilante e Grifon, troppo dolentidi vedersi a uno incontro riversarsi,tenean per gran vergogna il capo chino,né ardian venire inanzi a Norandino.

Astolfo e Sansonetto non fur lenti

a seguitarla, e seco a ritornarsi

verso la porta (che tutte le genti

gli davan loco), ed al rastrel fermarsi.

Aquilante e Grifon, troppo dolenti

di vedersi a uno incontro riversarsi,

tenean per gran vergogna il capo chino,

né ardian venire inanzi a Norandino.

121

Presi e montati c'hanno i lor cavalli,spronano dietro agli nimici in fretta.Li segue il re con molti suoi vasalli,tutti pronti o alla morte o alla vendetta.La sciocca turba grida: — Dàlli dàlli —;e sta lontana, e le novelle aspetta.Grifone arriva ove volgean la frontei tre compagni, ed avean preso il ponte.

Presi e montati c'hanno i lor cavalli,spronano dietro agli nimici in fretta.Li segue il re con molti suoi vasalli,tutti pronti o alla morte o alla vendetta.La sciocca turba grida: — Dàlli dàlli —;e sta lontana, e le novelle aspetta.Grifone arriva ove volgean la frontei tre compagni, ed avean preso il ponte.

Presi e montati c'hanno i lor cavalli,

spronano dietro agli nimici in fretta.

Li segue il re con molti suoi vasalli,

tutti pronti o alla morte o alla vendetta.

La sciocca turba grida: — Dàlli dàlli —;

e sta lontana, e le novelle aspetta.

Grifone arriva ove volgean la fronte

i tre compagni, ed avean preso il ponte.

122

A prima giunta Astolfo raffigura,ch'avea quelle medesime divise,avea il cavallo, avea quella armaturach'ebbe dal dì ch'Orril fatale uccise.Né miratol, né posto gli avea cura,quando in piazza a giostrar seco si mise:quivi il conobbe e salutollo; e poigli domandò de li compagni suoi;

A prima giunta Astolfo raffigura,ch'avea quelle medesime divise,avea il cavallo, avea quella armaturach'ebbe dal dì ch'Orril fatale uccise.Né miratol, né posto gli avea cura,quando in piazza a giostrar seco si mise:quivi il conobbe e salutollo; e poigli domandò de li compagni suoi;

A prima giunta Astolfo raffigura,

ch'avea quelle medesime divise,

avea il cavallo, avea quella armatura

ch'ebbe dal dì ch'Orril fatale uccise.

Né miratol, né posto gli avea cura,

quando in piazza a giostrar seco si mise:

quivi il conobbe e salutollo; e poi

gli domandò de li compagni suoi;

123

e perché tratto avean quell'arme a terra,portando al re sì poca riverenza.Di suoi compagni il duca d'Inghilterradiede a Grifon non falsa conoscenza:de l'arme ch'attaccate avean la guerra,disse che non n'avea troppa scienza;ma perché con Marfisa era venuto,dar le volea con Sansonetto aiuto.

e perché tratto avean quell'arme a terra,portando al re sì poca riverenza.Di suoi compagni il duca d'Inghilterradiede a Grifon non falsa conoscenza:de l'arme ch'attaccate avean la guerra,disse che non n'avea troppa scienza;ma perché con Marfisa era venuto,dar le volea con Sansonetto aiuto.

e perché tratto avean quell'arme a terra,

portando al re sì poca riverenza.

Di suoi compagni il duca d'Inghilterra

diede a Grifon non falsa conoscenza:

de l'arme ch'attaccate avean la guerra,

disse che non n'avea troppa scienza;

ma perché con Marfisa era venuto,

dar le volea con Sansonetto aiuto.

124

Quivi con Grifon stando il paladino,viene Aquilante, e lo conosce tostoche parlar col fratel l'ode vicino,e il voler cangia, ch'era mal disposto.Giungean molti di quei di Norandino,ma troppo non ardian venire accosto;e tanto più, vedendo i parlamenti,stavano cheti, e per udire intenti.

Quivi con Grifon stando il paladino,viene Aquilante, e lo conosce tostoche parlar col fratel l'ode vicino,e il voler cangia, ch'era mal disposto.Giungean molti di quei di Norandino,ma troppo non ardian venire accosto;e tanto più, vedendo i parlamenti,stavano cheti, e per udire intenti.

Quivi con Grifon stando il paladino,

viene Aquilante, e lo conosce tosto

che parlar col fratel l'ode vicino,

e il voler cangia, ch'era mal disposto.

Giungean molti di quei di Norandino,

ma troppo non ardian venire accosto;

e tanto più, vedendo i parlamenti,

stavano cheti, e per udire intenti.

125

Alcun ch'intende quivi esser Marfisa,che tiene al mondo il vanto in esser forte,volta il cavallo, e Norandino avisache s'oggi non vuol perder la sua corte,proveggia, prima che sia tutta uccisa,di man trarla a Tesifone e alla Morte;perché Marfisa veramente è stata,che l'armatura in piazza gli ha levata.

Alcun ch'intende quivi esser Marfisa,che tiene al mondo il vanto in esser forte,volta il cavallo, e Norandino avisache s'oggi non vuol perder la sua corte,proveggia, prima che sia tutta uccisa,di man trarla a Tesifone e alla Morte;perché Marfisa veramente è stata,che l'armatura in piazza gli ha levata.

Alcun ch'intende quivi esser Marfisa,

che tiene al mondo il vanto in esser forte,

volta il cavallo, e Norandino avisa

che s'oggi non vuol perder la sua corte,

proveggia, prima che sia tutta uccisa,

di man trarla a Tesifone e alla Morte;

perché Marfisa veramente è stata,

che l'armatura in piazza gli ha levata.

126

Come re Norandino ode quel nomecosì temuto per tutto Levante,che facea a molti anco arricciar le chiome,ben che spesso da lor fosse distante,è certo che ne debbia venir comedice quel suo, se non provede inante;però gli suoi, che già mutata l'irahanno in timore, a sé richiama e tira.

Come re Norandino ode quel nomecosì temuto per tutto Levante,che facea a molti anco arricciar le chiome,ben che spesso da lor fosse distante,è certo che ne debbia venir comedice quel suo, se non provede inante;però gli suoi, che già mutata l'irahanno in timore, a sé richiama e tira.

Come re Norandino ode quel nome

così temuto per tutto Levante,

che facea a molti anco arricciar le chiome,

ben che spesso da lor fosse distante,

è certo che ne debbia venir come

dice quel suo, se non provede inante;

però gli suoi, che già mutata l'ira

hanno in timore, a sé richiama e tira.

127

Da l'altra parte i figli d'Olivierocon Sansonetto e col figliuol d'Otone,supplicando a Marfisa, tanto fero,che si diè fine alla crudel tenzone.Marfisa, giunta al re, con viso altierodisse: — Io non so, signor, con che ragionevogli quest'arme dar, che tue non sono,al vincitor de le tue giostre in dono.

Da l'altra parte i figli d'Olivierocon Sansonetto e col figliuol d'Otone,supplicando a Marfisa, tanto fero,che si diè fine alla crudel tenzone.Marfisa, giunta al re, con viso altierodisse: — Io non so, signor, con che ragionevogli quest'arme dar, che tue non sono,al vincitor de le tue giostre in dono.

Da l'altra parte i figli d'Oliviero

con Sansonetto e col figliuol d'Otone,

supplicando a Marfisa, tanto fero,

che si diè fine alla crudel tenzone.

Marfisa, giunta al re, con viso altiero

disse: — Io non so, signor, con che ragione

vogli quest'arme dar, che tue non sono,

al vincitor de le tue giostre in dono.

128

Mie sono l'arme, e 'n mezzo de la viache vien d'Armenia, un giorno le lasciai,perché seguire a piè mi conveniaun rubator che m'avea offesa assai:e la mia insegna testimon ne fia,che qui si vede, se notizia n'hai. —E la mostrò ne la corazza impressa,ch'era in tre parti una corona fessa.

Mie sono l'arme, e 'n mezzo de la viache vien d'Armenia, un giorno le lasciai,perché seguire a piè mi conveniaun rubator che m'avea offesa assai:e la mia insegna testimon ne fia,che qui si vede, se notizia n'hai. —E la mostrò ne la corazza impressa,ch'era in tre parti una corona fessa.

Mie sono l'arme, e 'n mezzo de la via

che vien d'Armenia, un giorno le lasciai,

perché seguire a piè mi convenia

un rubator che m'avea offesa assai:

e la mia insegna testimon ne fia,

che qui si vede, se notizia n'hai. —

E la mostrò ne la corazza impressa,

ch'era in tre parti una corona fessa.

129

— Gli è ver (rispose il re) che mi fur date,son pochi dì, da un mercatante armeno;e se voi me l'avesse domandate,l'avreste avute, o vostre o no che sièno;ch'avenga ch'a Grifon già l'ho donate,ho tanta fede in lui, che nondimeno,acciò a voi darle avessi anche potuto,volentieri il mio don m'avria renduto.

— Gli è ver (rispose il re) che mi fur date,son pochi dì, da un mercatante armeno;e se voi me l'avesse domandate,l'avreste avute, o vostre o no che sièno;ch'avenga ch'a Grifon già l'ho donate,ho tanta fede in lui, che nondimeno,acciò a voi darle avessi anche potuto,volentieri il mio don m'avria renduto.

— Gli è ver (rispose il re) che mi fur date,

son pochi dì, da un mercatante armeno;

e se voi me l'avesse domandate,

l'avreste avute, o vostre o no che sièno;

ch'avenga ch'a Grifon già l'ho donate,

ho tanta fede in lui, che nondimeno,

acciò a voi darle avessi anche potuto,

volentieri il mio don m'avria renduto.

130

Non bisogna allegar, per farmi fedeche vostre sien, che tengan vostra insegna:basti il dirmelo voi; che vi si credepiù ch'a qual altro testimonio vegna.Che vostre sian vostr'arme si concedealla virtù di maggior premio degna.Or ve l'abbiate, e più non si contenda;e Grifon maggior premio da me prenda. —

Non bisogna allegar, per farmi fedeche vostre sien, che tengan vostra insegna:basti il dirmelo voi; che vi si credepiù ch'a qual altro testimonio vegna.Che vostre sian vostr'arme si concedealla virtù di maggior premio degna.Or ve l'abbiate, e più non si contenda;e Grifon maggior premio da me prenda. —

Non bisogna allegar, per farmi fede

che vostre sien, che tengan vostra insegna:

basti il dirmelo voi; che vi si crede

più ch'a qual altro testimonio vegna.

Che vostre sian vostr'arme si concede

alla virtù di maggior premio degna.

Or ve l'abbiate, e più non si contenda;

e Grifon maggior premio da me prenda. —

131

Grifon che poco a cor avea quell'arme,ma gran disio che 'l re si satisfaccia,gli disse: — Assai potete compensarme,se mi fate saper ch'io vi compiaccia. —Tra sé disse Marfisa: — Esser qui parmel'onor mio in tutto: — e con benigna facciavolle a Grifon de l'arme esser cortese;e finalmente in don da lui le prese.

Grifon che poco a cor avea quell'arme,ma gran disio che 'l re si satisfaccia,gli disse: — Assai potete compensarme,se mi fate saper ch'io vi compiaccia. —Tra sé disse Marfisa: — Esser qui parmel'onor mio in tutto: — e con benigna facciavolle a Grifon de l'arme esser cortese;e finalmente in don da lui le prese.

Grifon che poco a cor avea quell'arme,

ma gran disio che 'l re si satisfaccia,

gli disse: — Assai potete compensarme,

se mi fate saper ch'io vi compiaccia. —

Tra sé disse Marfisa: — Esser qui parme

l'onor mio in tutto: — e con benigna faccia

volle a Grifon de l'arme esser cortese;

e finalmente in don da lui le prese.

132

Ne la città con pace e con amoretornaro, ove le feste raddoppiarsi.Poi la giostra si fe', di che l'onoree 'l pregio Sansonetto fece darsi;ch'Astolfo e i duo fratelli e la miglioredi lor, Marfisa, non volson provarsi,cercando, com'amici e buon compagni,che Sansonetto il pregio ne guadagni.

Ne la città con pace e con amoretornaro, ove le feste raddoppiarsi.Poi la giostra si fe', di che l'onoree 'l pregio Sansonetto fece darsi;ch'Astolfo e i duo fratelli e la miglioredi lor, Marfisa, non volson provarsi,cercando, com'amici e buon compagni,che Sansonetto il pregio ne guadagni.

Ne la città con pace e con amore

tornaro, ove le feste raddoppiarsi.

Poi la giostra si fe', di che l'onore

e 'l pregio Sansonetto fece darsi;

ch'Astolfo e i duo fratelli e la migliore

di lor, Marfisa, non volson provarsi,

cercando, com'amici e buon compagni,

che Sansonetto il pregio ne guadagni.

133

Stati che sono in gran piacere e in festacon Norandino otto giornate o diece,perché l'amor di Francia gli molesta,che lasciar senza lor tanto non lece,tolgon licenza; e Marfisa, che questavia disiava, compagnia lor fece.Marfisa avuto avea lungo disireal paragon dei paladin venire;

Stati che sono in gran piacere e in festacon Norandino otto giornate o diece,perché l'amor di Francia gli molesta,che lasciar senza lor tanto non lece,tolgon licenza; e Marfisa, che questavia disiava, compagnia lor fece.Marfisa avuto avea lungo disireal paragon dei paladin venire;

Stati che sono in gran piacere e in festa

con Norandino otto giornate o diece,

perché l'amor di Francia gli molesta,

che lasciar senza lor tanto non lece,

tolgon licenza; e Marfisa, che questa

via disiava, compagnia lor fece.

Marfisa avuto avea lungo disire

al paragon dei paladin venire;

134

e far esperienza se l'effettosi pareggiava a tanta nominanza.Lascia un altro in suo loco Sansonetto,che di Ierusalem regga la stanza.Or questi cinque in un drappello eletto,che pochi pari al mondo han di possanza,licenziati dal re Norandino,vanno a Tripoli e al mar che v'è vicino.

e far esperienza se l'effettosi pareggiava a tanta nominanza.Lascia un altro in suo loco Sansonetto,che di Ierusalem regga la stanza.Or questi cinque in un drappello eletto,che pochi pari al mondo han di possanza,licenziati dal re Norandino,vanno a Tripoli e al mar che v'è vicino.

e far esperienza se l'effetto

si pareggiava a tanta nominanza.

Lascia un altro in suo loco Sansonetto,

che di Ierusalem regga la stanza.

Or questi cinque in un drappello eletto,

che pochi pari al mondo han di possanza,

licenziati dal re Norandino,

vanno a Tripoli e al mar che v'è vicino.

135

E quivi una caracca ritrovaro,che per Ponente mercanzie raguna.Per loro e pei cavalli s'accordarocon un vecchio patron ch'era da Luna.Mostrava d'ogn'intorno il tempo chiaro,ch'avrian per molti dì buona fortuna.Sciolser dal lito, avendo aria serena,e di buon vento ogni lor vela piena.

E quivi una caracca ritrovaro,che per Ponente mercanzie raguna.Per loro e pei cavalli s'accordarocon un vecchio patron ch'era da Luna.Mostrava d'ogn'intorno il tempo chiaro,ch'avrian per molti dì buona fortuna.Sciolser dal lito, avendo aria serena,e di buon vento ogni lor vela piena.

E quivi una caracca ritrovaro,

che per Ponente mercanzie raguna.

Per loro e pei cavalli s'accordaro

con un vecchio patron ch'era da Luna.

Mostrava d'ogn'intorno il tempo chiaro,

ch'avrian per molti dì buona fortuna.

Sciolser dal lito, avendo aria serena,

e di buon vento ogni lor vela piena.

136

L'isola sacra all'amorosa deadiede lor sotto un'aria il primo porto,che non ch'a offender gli uomini sia rea,ma stempra il ferro, e quivi è 'l viver corto.Cagion n'è un stagno: e certo non doveaNatura a Famagosta far quel tortod'appressarvi Costanza acre e maligna,quando al resto di Cipro è sì benigna.

L'isola sacra all'amorosa deadiede lor sotto un'aria il primo porto,che non ch'a offender gli uomini sia rea,ma stempra il ferro, e quivi è 'l viver corto.Cagion n'è un stagno: e certo non doveaNatura a Famagosta far quel tortod'appressarvi Costanza acre e maligna,quando al resto di Cipro è sì benigna.

L'isola sacra all'amorosa dea

diede lor sotto un'aria il primo porto,

che non ch'a offender gli uomini sia rea,

ma stempra il ferro, e quivi è 'l viver corto.

Cagion n'è un stagno: e certo non dovea

Natura a Famagosta far quel torto

d'appressarvi Costanza acre e maligna,

quando al resto di Cipro è sì benigna.

137

Il grave odor che la palude esalanon lascia al legno far troppo soggiorno.Quindi a un greco—levante spiegò ogni ala,volando da man destra a Cipro intorno,e surse a Pafo, e pose in terra scala;e i naviganti uscir nel lito adorno,chi per merce levar, chi per vederela terra d'amor piena e di piacere.

Il grave odor che la palude esalanon lascia al legno far troppo soggiorno.Quindi a un greco—levante spiegò ogni ala,volando da man destra a Cipro intorno,e surse a Pafo, e pose in terra scala;e i naviganti uscir nel lito adorno,chi per merce levar, chi per vederela terra d'amor piena e di piacere.

Il grave odor che la palude esala

non lascia al legno far troppo soggiorno.

Quindi a un greco—levante spiegò ogni ala,

volando da man destra a Cipro intorno,

e surse a Pafo, e pose in terra scala;

e i naviganti uscir nel lito adorno,

chi per merce levar, chi per vedere

la terra d'amor piena e di piacere.

138

Dal mar sei miglia o sette, a poco a pocosi va salendo inverso il colle ameno.Mirti e cedri e naranci e lauri il loco,e mille altri soavi arbori han pieno.Serpillo e persa e rose e gigli e crocospargon da l'odorifero terrenotanta suavità, ch'in mar sentirela fa ogni vento che da terra spire.

Dal mar sei miglia o sette, a poco a pocosi va salendo inverso il colle ameno.Mirti e cedri e naranci e lauri il loco,e mille altri soavi arbori han pieno.Serpillo e persa e rose e gigli e crocospargon da l'odorifero terrenotanta suavità, ch'in mar sentirela fa ogni vento che da terra spire.

Dal mar sei miglia o sette, a poco a poco

si va salendo inverso il colle ameno.

Mirti e cedri e naranci e lauri il loco,

e mille altri soavi arbori han pieno.

Serpillo e persa e rose e gigli e croco

spargon da l'odorifero terreno

tanta suavità, ch'in mar sentire

la fa ogni vento che da terra spire.

139

Da limpida fontana tutta quellapiaggia rigando va un ruscel fecondo.Ben si può dir che sia di Vener bellail luogo dilettevole e giocondo;che v'è ogni donna affatto, ogni donzellapiacevol più ch'altrove sia nel mondo:e fa la dea che tutte ardon d'amore,giovani e vecchie, infino all'ultime ore.

Da limpida fontana tutta quellapiaggia rigando va un ruscel fecondo.Ben si può dir che sia di Vener bellail luogo dilettevole e giocondo;che v'è ogni donna affatto, ogni donzellapiacevol più ch'altrove sia nel mondo:e fa la dea che tutte ardon d'amore,giovani e vecchie, infino all'ultime ore.

Da limpida fontana tutta quella

piaggia rigando va un ruscel fecondo.

Ben si può dir che sia di Vener bella

il luogo dilettevole e giocondo;

che v'è ogni donna affatto, ogni donzella

piacevol più ch'altrove sia nel mondo:

e fa la dea che tutte ardon d'amore,

giovani e vecchie, infino all'ultime ore.

140

Quivi odono il medesimo ch'uditodi Lucina e de l'Orco hanno in Soria,e come di tornare ella a maritofacea nuovo apparecchio in Nicosia.Quindi il padrone (essendosi espedito,e spirando buon vento alla sua via)l'ancore sarpa, e fa girar la prodaverso ponente, ed ogni vela snoda.

Quivi odono il medesimo ch'uditodi Lucina e de l'Orco hanno in Soria,e come di tornare ella a maritofacea nuovo apparecchio in Nicosia.Quindi il padrone (essendosi espedito,e spirando buon vento alla sua via)l'ancore sarpa, e fa girar la prodaverso ponente, ed ogni vela snoda.

Quivi odono il medesimo ch'udito

di Lucina e de l'Orco hanno in Soria,

e come di tornare ella a marito

facea nuovo apparecchio in Nicosia.

Quindi il padrone (essendosi espedito,

e spirando buon vento alla sua via)

l'ancore sarpa, e fa girar la proda

verso ponente, ed ogni vela snoda.

141

Al vento di maestro alzò la navele vele all'orza, ed allargossi in alto.Un ponente—libecchio, che soaveparve a principio e fin che 'l sol stette alto,e poi si fe' verso la sera grave,le leva incontra il mar con fiero assalto,con tanti tuoni e tanto ardor di lampi,che par che 'l ciel si spezzi e tutto avampi.

Al vento di maestro alzò la navele vele all'orza, ed allargossi in alto.Un ponente—libecchio, che soaveparve a principio e fin che 'l sol stette alto,e poi si fe' verso la sera grave,le leva incontra il mar con fiero assalto,con tanti tuoni e tanto ardor di lampi,che par che 'l ciel si spezzi e tutto avampi.

Al vento di maestro alzò la nave

le vele all'orza, ed allargossi in alto.

Un ponente—libecchio, che soave

parve a principio e fin che 'l sol stette alto,

e poi si fe' verso la sera grave,

le leva incontra il mar con fiero assalto,

con tanti tuoni e tanto ardor di lampi,

che par che 'l ciel si spezzi e tutto avampi.

142

Stendon le nubi un tenebroso veloche né sole apparir lascia né stella.Di sotto il mar, di sopra mugge il cielo,il vento d'ogn'intorno, e la procellache di pioggia oscurissima e di geloi naviganti miseri flagella:e la notte più sempre si diffondesopra l'irate e formidabil onde.

Stendon le nubi un tenebroso veloche né sole apparir lascia né stella.Di sotto il mar, di sopra mugge il cielo,il vento d'ogn'intorno, e la procellache di pioggia oscurissima e di geloi naviganti miseri flagella:e la notte più sempre si diffondesopra l'irate e formidabil onde.

Stendon le nubi un tenebroso velo

che né sole apparir lascia né stella.

Di sotto il mar, di sopra mugge il cielo,

il vento d'ogn'intorno, e la procella

che di pioggia oscurissima e di gelo

i naviganti miseri flagella:

e la notte più sempre si diffonde

sopra l'irate e formidabil onde.

143

I naviganti a dimostrare effettovanno de l'arte in che lodati sono:chi discorre fischiando col fraschetto,e quanto han gli altri a far, mostra col suono;chi l'ancore apparechia da rispetto,e chi al mainare e chi alla scotta è buono;chi 'l timone, chi l'arbore assicura,chi la coperta di sgombrare ha cura.

I naviganti a dimostrare effettovanno de l'arte in che lodati sono:chi discorre fischiando col fraschetto,e quanto han gli altri a far, mostra col suono;chi l'ancore apparechia da rispetto,e chi al mainare e chi alla scotta è buono;chi 'l timone, chi l'arbore assicura,chi la coperta di sgombrare ha cura.

I naviganti a dimostrare effetto

vanno de l'arte in che lodati sono:

chi discorre fischiando col fraschetto,

e quanto han gli altri a far, mostra col suono;

chi l'ancore apparechia da rispetto,

e chi al mainare e chi alla scotta è buono;

chi 'l timone, chi l'arbore assicura,

chi la coperta di sgombrare ha cura.

144

Crebbe il tempo crudel tutta la notte,caliginosa e più scura ch'inferno.Tien per l'alto il padrone, ove men rottecrede l'onde trovar, dritto il governo;e volta ad or ad or contra le bottedel mar la proda, e de l'orribil verno,non senza speme mai che, come aggiorni,cessi fortuna, o più placabil torni.

Crebbe il tempo crudel tutta la notte,caliginosa e più scura ch'inferno.Tien per l'alto il padrone, ove men rottecrede l'onde trovar, dritto il governo;e volta ad or ad or contra le bottedel mar la proda, e de l'orribil verno,non senza speme mai che, come aggiorni,cessi fortuna, o più placabil torni.

Crebbe il tempo crudel tutta la notte,

caliginosa e più scura ch'inferno.

Tien per l'alto il padrone, ove men rotte

crede l'onde trovar, dritto il governo;

e volta ad or ad or contra le botte

del mar la proda, e de l'orribil verno,

non senza speme mai che, come aggiorni,

cessi fortuna, o più placabil torni.

145

Non cessa e non si placa, e più furoremostra nel giorno, se pur giorno è questo,che si conosce al numerar de l'ore,non che per lume già sia manifesto.Or con minor speranza e più timoresi dà in poter del vento il padron mesto:volta la poppa all'onde, e il mar crudelescorrendo se ne va con umil vele.

Non cessa e non si placa, e più furoremostra nel giorno, se pur giorno è questo,che si conosce al numerar de l'ore,non che per lume già sia manifesto.Or con minor speranza e più timoresi dà in poter del vento il padron mesto:volta la poppa all'onde, e il mar crudelescorrendo se ne va con umil vele.

Non cessa e non si placa, e più furore

mostra nel giorno, se pur giorno è questo,

che si conosce al numerar de l'ore,

non che per lume già sia manifesto.

Or con minor speranza e più timore

si dà in poter del vento il padron mesto:

volta la poppa all'onde, e il mar crudele

scorrendo se ne va con umil vele.

146

Mentre Fortuna in mar questi travaglia,non lascia anco posar quegli altri in terra,che sono in Francia, ove s'uccide e tagliacoi Saracini il popul d'Inghilterra.Quivi Rinaldo assale, apre e sbaragliale schiere avverse, e le bandiere atterra.Dissi di lui, che 'l suo destrier Baiardomosso avea contra a Dardinel gagliardo.

Mentre Fortuna in mar questi travaglia,non lascia anco posar quegli altri in terra,che sono in Francia, ove s'uccide e tagliacoi Saracini il popul d'Inghilterra.Quivi Rinaldo assale, apre e sbaragliale schiere avverse, e le bandiere atterra.Dissi di lui, che 'l suo destrier Baiardomosso avea contra a Dardinel gagliardo.

Mentre Fortuna in mar questi travaglia,

non lascia anco posar quegli altri in terra,

che sono in Francia, ove s'uccide e taglia

coi Saracini il popul d'Inghilterra.

Quivi Rinaldo assale, apre e sbaraglia

le schiere avverse, e le bandiere atterra.

Dissi di lui, che 'l suo destrier Baiardo

mosso avea contra a Dardinel gagliardo.

147

Vide Rinaldo il segno del quartiero,di che superbo era il figliuol d'Almonte;e lo stimò gagliardo e buon guerriero,che concorrer d'insegna ardia col conte.Venne più appresso, e gli parea più vero;ch'avea d'intorno uomini uccisi a monte.— Meglio è (gridò) che prima io svella e spengaquesto mal germe, che maggior divenga. —

Vide Rinaldo il segno del quartiero,di che superbo era il figliuol d'Almonte;e lo stimò gagliardo e buon guerriero,che concorrer d'insegna ardia col conte.Venne più appresso, e gli parea più vero;ch'avea d'intorno uomini uccisi a monte.— Meglio è (gridò) che prima io svella e spengaquesto mal germe, che maggior divenga. —

Vide Rinaldo il segno del quartiero,

di che superbo era il figliuol d'Almonte;

e lo stimò gagliardo e buon guerriero,

che concorrer d'insegna ardia col conte.

Venne più appresso, e gli parea più vero;

ch'avea d'intorno uomini uccisi a monte.

— Meglio è (gridò) che prima io svella e spenga

questo mal germe, che maggior divenga. —

148

Dovunque il viso drizza il paladino,levasi ognuno, e gli dà larga strada;né men sgombra il fedel, che 'l Saracino,sì reverita è la famosa spada.Rinaldo, fuor che Dardinel meschino,non vede alcuno, e lui seguir non bada.Grida: — Fanciullo, gran briga ti diedechi ti lasciò di questo scudo erede.

Dovunque il viso drizza il paladino,levasi ognuno, e gli dà larga strada;né men sgombra il fedel, che 'l Saracino,sì reverita è la famosa spada.Rinaldo, fuor che Dardinel meschino,non vede alcuno, e lui seguir non bada.Grida: — Fanciullo, gran briga ti diedechi ti lasciò di questo scudo erede.

Dovunque il viso drizza il paladino,

levasi ognuno, e gli dà larga strada;

né men sgombra il fedel, che 'l Saracino,

sì reverita è la famosa spada.

Rinaldo, fuor che Dardinel meschino,

non vede alcuno, e lui seguir non bada.

Grida: — Fanciullo, gran briga ti diede

chi ti lasciò di questo scudo erede.

149

Vengo a te per provar, se tu m'attendi,come ben guardi il quartier rosso e bianco;che s'ora contra me non lo difendi,difender contra Orlando il potrai manco. —Rispose Dardinello: — Or chiaro apprendiche s'io lo porto, il so difender anco;e guadagnar più onor, che briga, possodel paterno quartier candido e rosso.

Vengo a te per provar, se tu m'attendi,come ben guardi il quartier rosso e bianco;che s'ora contra me non lo difendi,difender contra Orlando il potrai manco. —Rispose Dardinello: — Or chiaro apprendiche s'io lo porto, il so difender anco;e guadagnar più onor, che briga, possodel paterno quartier candido e rosso.

Vengo a te per provar, se tu m'attendi,

come ben guardi il quartier rosso e bianco;

che s'ora contra me non lo difendi,

difender contra Orlando il potrai manco. —

Rispose Dardinello: — Or chiaro apprendi

che s'io lo porto, il so difender anco;

e guadagnar più onor, che briga, posso

del paterno quartier candido e rosso.

150

Perché fanciullo io sia, non creder farmeperò fuggire, o che 'l quartier ti dia:la vita mi torrai, se mi toi l'arme;ma spero in Dio ch'anzi il contrario fia.Sia quel che vuol, non potrà alcun biasmarmeche mai traligni alla progenie mia. —Così dicendo, con la spada in manoassalse il cavallier da Montalbano.

Perché fanciullo io sia, non creder farmeperò fuggire, o che 'l quartier ti dia:la vita mi torrai, se mi toi l'arme;ma spero in Dio ch'anzi il contrario fia.Sia quel che vuol, non potrà alcun biasmarmeche mai traligni alla progenie mia. —Così dicendo, con la spada in manoassalse il cavallier da Montalbano.

Perché fanciullo io sia, non creder farme

però fuggire, o che 'l quartier ti dia:

la vita mi torrai, se mi toi l'arme;

ma spero in Dio ch'anzi il contrario fia.

Sia quel che vuol, non potrà alcun biasmarme

che mai traligni alla progenie mia. —

Così dicendo, con la spada in mano

assalse il cavallier da Montalbano.

151

Un timor freddo tutto 'l sangue oppresse,che gli Africani aveano intorno al core,come vider Rinaldo che si messecon tanta rabbia incontra a quel signore,con quanta andria un leon ch'al prato avessevisto un torel ch'ancor non senta amore.Il primo che ferì, fu 'l Saracino;ma picchiò invan su l'elmo di Mambrino.

Un timor freddo tutto 'l sangue oppresse,che gli Africani aveano intorno al core,come vider Rinaldo che si messecon tanta rabbia incontra a quel signore,con quanta andria un leon ch'al prato avessevisto un torel ch'ancor non senta amore.Il primo che ferì, fu 'l Saracino;ma picchiò invan su l'elmo di Mambrino.

Un timor freddo tutto 'l sangue oppresse,

che gli Africani aveano intorno al core,

come vider Rinaldo che si messe

con tanta rabbia incontra a quel signore,

con quanta andria un leon ch'al prato avesse

visto un torel ch'ancor non senta amore.

Il primo che ferì, fu 'l Saracino;

ma picchiò invan su l'elmo di Mambrino.

152

Rise Rinaldo, e disse: — Io vo' tu senta,s'io so meglio di te trovar la vena. —Sprona, e a un tempo al destrier la briglia allenta,e d'una punta con tal forza mena,d'una punta ch'al petto gli appresenta,che gli la fa apparir dietro alla schena.Quella trasse, al tornar, l'alma col sangue:di sella il corpo uscì freddo ed esangue.

Rise Rinaldo, e disse: — Io vo' tu senta,s'io so meglio di te trovar la vena. —Sprona, e a un tempo al destrier la briglia allenta,e d'una punta con tal forza mena,d'una punta ch'al petto gli appresenta,che gli la fa apparir dietro alla schena.Quella trasse, al tornar, l'alma col sangue:di sella il corpo uscì freddo ed esangue.

Rise Rinaldo, e disse: — Io vo' tu senta,

s'io so meglio di te trovar la vena. —

Sprona, e a un tempo al destrier la briglia allenta,

e d'una punta con tal forza mena,

d'una punta ch'al petto gli appresenta,

che gli la fa apparir dietro alla schena.

Quella trasse, al tornar, l'alma col sangue:

di sella il corpo uscì freddo ed esangue.

153

Come purpureo fior languendo muore,che 'l vomere al passar tagliato lassa;o come carco di superchio umoreil papaver ne l'orto il capo abbassa:così, giù de la faccia ogni colorecadendo, Dardinel di vita passa;passa di vita, e fa passar con luil'ardire e la virtù de tutti i sui.

Come purpureo fior languendo muore,che 'l vomere al passar tagliato lassa;o come carco di superchio umoreil papaver ne l'orto il capo abbassa:così, giù de la faccia ogni colorecadendo, Dardinel di vita passa;passa di vita, e fa passar con luil'ardire e la virtù de tutti i sui.

Come purpureo fior languendo muore,

che 'l vomere al passar tagliato lassa;

o come carco di superchio umore

il papaver ne l'orto il capo abbassa:

così, giù de la faccia ogni colore

cadendo, Dardinel di vita passa;

passa di vita, e fa passar con lui

l'ardire e la virtù de tutti i sui.

154

Qual soglion l'acque per umano ingegnostare ingorgate alcuna volta e chiuse,che quando lor vien poi rotto il sostegno,cascano, e van con gran rumor difuse;tal gli African, ch'avean qualche ritegnomentre virtù lor Dardinello infuse,ne vanno or sparti in questa parte e in quella,che l'han veduto uscir morto di sella.

Qual soglion l'acque per umano ingegnostare ingorgate alcuna volta e chiuse,che quando lor vien poi rotto il sostegno,cascano, e van con gran rumor difuse;tal gli African, ch'avean qualche ritegnomentre virtù lor Dardinello infuse,ne vanno or sparti in questa parte e in quella,che l'han veduto uscir morto di sella.

Qual soglion l'acque per umano ingegno

stare ingorgate alcuna volta e chiuse,

che quando lor vien poi rotto il sostegno,

cascano, e van con gran rumor difuse;

tal gli African, ch'avean qualche ritegno

mentre virtù lor Dardinello infuse,

ne vanno or sparti in questa parte e in quella,

che l'han veduto uscir morto di sella.

155

Chi vuol fuggir, Rinaldo fuggir lassa,ed attende a cacciar chi vuol star saldo.Si cade ovunque Ariodante passa,che molto va quel dì presso a Rinaldo.Altri Lionetto, altri Zerbin fracassa,a gara ognuno a far gran prove caldo.Carlo fa il suo dover, lo fa Oliviero,Turpino e Guido e Salamone e Ugiero.

Chi vuol fuggir, Rinaldo fuggir lassa,ed attende a cacciar chi vuol star saldo.Si cade ovunque Ariodante passa,che molto va quel dì presso a Rinaldo.Altri Lionetto, altri Zerbin fracassa,a gara ognuno a far gran prove caldo.Carlo fa il suo dover, lo fa Oliviero,Turpino e Guido e Salamone e Ugiero.

Chi vuol fuggir, Rinaldo fuggir lassa,

ed attende a cacciar chi vuol star saldo.

Si cade ovunque Ariodante passa,

che molto va quel dì presso a Rinaldo.

Altri Lionetto, altri Zerbin fracassa,

a gara ognuno a far gran prove caldo.

Carlo fa il suo dover, lo fa Oliviero,

Turpino e Guido e Salamone e Ugiero.

156

I Mori fur quel giorno in gran periglioche 'n Pagania non ne tornasse testa;ma 'l saggio re di Spagna dà di piglio,e se ne va con quel che in man gli resta.Restar in danno tien miglior consiglio,che tutti i denar perdere e la vesta:meglio è ritrarsi e salvar qualche schiera,che, stando, esser cagion che 'l tutto pèra.

I Mori fur quel giorno in gran periglioche 'n Pagania non ne tornasse testa;ma 'l saggio re di Spagna dà di piglio,e se ne va con quel che in man gli resta.Restar in danno tien miglior consiglio,che tutti i denar perdere e la vesta:meglio è ritrarsi e salvar qualche schiera,che, stando, esser cagion che 'l tutto pèra.

I Mori fur quel giorno in gran periglio

che 'n Pagania non ne tornasse testa;

ma 'l saggio re di Spagna dà di piglio,

e se ne va con quel che in man gli resta.

Restar in danno tien miglior consiglio,

che tutti i denar perdere e la vesta:

meglio è ritrarsi e salvar qualche schiera,

che, stando, esser cagion che 'l tutto pèra.

157

Verso gli alloggiamenti i segni invia,ch'eron serrati d'argine e di fossa,con Stordilan, col re d'Andologia,col Portughese in una squadra grossa.Manda a pregar il re di Barbaria,che si cerchi ritrar meglio che possa;e se quel giorno la persona e 'l locopotrà salvar, non avrà fatto poco.

Verso gli alloggiamenti i segni invia,ch'eron serrati d'argine e di fossa,con Stordilan, col re d'Andologia,col Portughese in una squadra grossa.Manda a pregar il re di Barbaria,che si cerchi ritrar meglio che possa;e se quel giorno la persona e 'l locopotrà salvar, non avrà fatto poco.

Verso gli alloggiamenti i segni invia,

ch'eron serrati d'argine e di fossa,

con Stordilan, col re d'Andologia,

col Portughese in una squadra grossa.

Manda a pregar il re di Barbaria,

che si cerchi ritrar meglio che possa;

e se quel giorno la persona e 'l loco

potrà salvar, non avrà fatto poco.

158

Quel re che si tenea spacciato al tutto,né mai credea più riveder Biserta,che con viso sì orribile e sì bruttounquanco non avea Fortuna esperta,s'allegrò che Marsilio avea riduttoparte del campo in sicurezza certa:ed a ritrarsi cominciò, e a dar voltaalle bandiere, e fe' sonar raccolta.

Quel re che si tenea spacciato al tutto,né mai credea più riveder Biserta,che con viso sì orribile e sì bruttounquanco non avea Fortuna esperta,s'allegrò che Marsilio avea riduttoparte del campo in sicurezza certa:ed a ritrarsi cominciò, e a dar voltaalle bandiere, e fe' sonar raccolta.

Quel re che si tenea spacciato al tutto,

né mai credea più riveder Biserta,

che con viso sì orribile e sì brutto

unquanco non avea Fortuna esperta,

s'allegrò che Marsilio avea ridutto

parte del campo in sicurezza certa:

ed a ritrarsi cominciò, e a dar volta

alle bandiere, e fe' sonar raccolta.

159

Ma la più parte de la gente rottané tromba né tambur né segno ascolta:tanta fu la viltà, tanta la dotta,ch'in Senna se ne vide affogar molta.Il re Agramante vuol ridur la frotta:seco ha Sobrino, e van scorrendo in volta;e con lor s'affatica ogni buon duca,che nei ripari il campo si riduca.

Ma la più parte de la gente rottané tromba né tambur né segno ascolta:tanta fu la viltà, tanta la dotta,ch'in Senna se ne vide affogar molta.Il re Agramante vuol ridur la frotta:seco ha Sobrino, e van scorrendo in volta;e con lor s'affatica ogni buon duca,che nei ripari il campo si riduca.

Ma la più parte de la gente rotta

né tromba né tambur né segno ascolta:

tanta fu la viltà, tanta la dotta,

ch'in Senna se ne vide affogar molta.

Il re Agramante vuol ridur la frotta:

seco ha Sobrino, e van scorrendo in volta;

e con lor s'affatica ogni buon duca,

che nei ripari il campo si riduca.

160

Ma né il re, né Sobrin, né duca alcunocon prieghi, con minacce, con affannoritrar può il terzo, non ch'io dica ognuno,dove l'insegne mal seguite vanno.Morti o fuggiti ne son dua, per unoche ne rimane, e quel non senza danno:ferito è chi di dietro e chi davanti;ma travagliati e lassi tutti quanti.

Ma né il re, né Sobrin, né duca alcunocon prieghi, con minacce, con affannoritrar può il terzo, non ch'io dica ognuno,dove l'insegne mal seguite vanno.Morti o fuggiti ne son dua, per unoche ne rimane, e quel non senza danno:ferito è chi di dietro e chi davanti;ma travagliati e lassi tutti quanti.

Ma né il re, né Sobrin, né duca alcuno

con prieghi, con minacce, con affanno

ritrar può il terzo, non ch'io dica ognuno,

dove l'insegne mal seguite vanno.

Morti o fuggiti ne son dua, per uno

che ne rimane, e quel non senza danno:

ferito è chi di dietro e chi davanti;

ma travagliati e lassi tutti quanti.

161

E con gran tema fin dentro alle portedei forti alloggiamenti ebbon la caccia:ed era lor quel luogo anco mal forte,con ogni proveder che vi si faccia(che ben pigliar nel crin la buona sorteCarlo sapea, quando volgea la faccia),se non venia la notte tenebrosa,che staccò il fatto, ed acquetò ogni cosa;

E con gran tema fin dentro alle portedei forti alloggiamenti ebbon la caccia:ed era lor quel luogo anco mal forte,con ogni proveder che vi si faccia(che ben pigliar nel crin la buona sorteCarlo sapea, quando volgea la faccia),se non venia la notte tenebrosa,che staccò il fatto, ed acquetò ogni cosa;

E con gran tema fin dentro alle porte

dei forti alloggiamenti ebbon la caccia:

ed era lor quel luogo anco mal forte,

con ogni proveder che vi si faccia

(che ben pigliar nel crin la buona sorte

Carlo sapea, quando volgea la faccia),

se non venia la notte tenebrosa,

che staccò il fatto, ed acquetò ogni cosa;

162

dal Creator accelerata forse,che de la sua fattura ebbe pietade.Ondeggiò il sangue per campagna, e corsecome un gran fiume, e dilagò le strade.Ottantamila corpi numerorse,che fur quel dì messi per fil di spade.Villani e lupi uscir poi de le grottea dispogliargli e a devorar la notte.

dal Creator accelerata forse,che de la sua fattura ebbe pietade.Ondeggiò il sangue per campagna, e corsecome un gran fiume, e dilagò le strade.Ottantamila corpi numerorse,che fur quel dì messi per fil di spade.Villani e lupi uscir poi de le grottea dispogliargli e a devorar la notte.

dal Creator accelerata forse,

che de la sua fattura ebbe pietade.

Ondeggiò il sangue per campagna, e corse

come un gran fiume, e dilagò le strade.

Ottantamila corpi numerorse,

che fur quel dì messi per fil di spade.

Villani e lupi uscir poi de le grotte

a dispogliargli e a devorar la notte.

163

Carlo non torna più dentro alla terra,ma contra gli nimici fuor s'accampa,ed in assedio le lor tende serra,ed alti e spessi fuochi intorno avampa.Il pagan si provede, e cava terra,fossi e ripari e bastioni stampa;va rivedendo, e tien le guardie deste,né tutta notte mai l'arme si sveste.

Carlo non torna più dentro alla terra,ma contra gli nimici fuor s'accampa,ed in assedio le lor tende serra,ed alti e spessi fuochi intorno avampa.Il pagan si provede, e cava terra,fossi e ripari e bastioni stampa;va rivedendo, e tien le guardie deste,né tutta notte mai l'arme si sveste.

Carlo non torna più dentro alla terra,

ma contra gli nimici fuor s'accampa,

ed in assedio le lor tende serra,

ed alti e spessi fuochi intorno avampa.

Il pagan si provede, e cava terra,

fossi e ripari e bastioni stampa;

va rivedendo, e tien le guardie deste,

né tutta notte mai l'arme si sveste.

164

Tutta la notte per gli alloggiamentidei malsicuri Saracini oppressisi versan pianti, gemiti e lamenti,ma quanto più si può, cheti e soppressi.Altri, perché gli amici hanno e i parentilasciati morti, ed altri per se stessi,che son feriti, e con disagio stanno:ma più è la tema del futuro danno.

Tutta la notte per gli alloggiamentidei malsicuri Saracini oppressisi versan pianti, gemiti e lamenti,ma quanto più si può, cheti e soppressi.Altri, perché gli amici hanno e i parentilasciati morti, ed altri per se stessi,che son feriti, e con disagio stanno:ma più è la tema del futuro danno.

Tutta la notte per gli alloggiamenti

dei malsicuri Saracini oppressi

si versan pianti, gemiti e lamenti,

ma quanto più si può, cheti e soppressi.

Altri, perché gli amici hanno e i parenti

lasciati morti, ed altri per se stessi,

che son feriti, e con disagio stanno:

ma più è la tema del futuro danno.

165

Duo Mori ivi fra gli altri si trovaro,d'oscura stirpe nati in Tolomitta;de' quai l'istoria, per esempio rarodi vero amore, è degna esser descritta.Cloridano e Medor si nominaro,ch'alla fortuna prospera e alla afflittaaveano sempre amato Dardinello,ed or passato in Francia il mar con quello.

Duo Mori ivi fra gli altri si trovaro,d'oscura stirpe nati in Tolomitta;de' quai l'istoria, per esempio rarodi vero amore, è degna esser descritta.Cloridano e Medor si nominaro,ch'alla fortuna prospera e alla afflittaaveano sempre amato Dardinello,ed or passato in Francia il mar con quello.

Duo Mori ivi fra gli altri si trovaro,

d'oscura stirpe nati in Tolomitta;

de' quai l'istoria, per esempio raro

di vero amore, è degna esser descritta.

Cloridano e Medor si nominaro,

ch'alla fortuna prospera e alla afflitta

aveano sempre amato Dardinello,

ed or passato in Francia il mar con quello.

166

Cloridan, cacciator tutta sua vita,di robusta persona era ed isnella:Medoro avea la guancia coloritae bianca e grata ne la età novella;e fra la gente a quella impresa uscitanon era faccia più gioconda e bella:occhi avea neri, e chioma crespa d'oro:angel parea di quei del sommo coro.

Cloridan, cacciator tutta sua vita,di robusta persona era ed isnella:Medoro avea la guancia coloritae bianca e grata ne la età novella;e fra la gente a quella impresa uscitanon era faccia più gioconda e bella:occhi avea neri, e chioma crespa d'oro:angel parea di quei del sommo coro.

Cloridan, cacciator tutta sua vita,

di robusta persona era ed isnella:

Medoro avea la guancia colorita

e bianca e grata ne la età novella;

e fra la gente a quella impresa uscita

non era faccia più gioconda e bella:

occhi avea neri, e chioma crespa d'oro:

angel parea di quei del sommo coro.

167

Erano questi duo sopra i riparicon molti altri a guardar gli alloggiamenti,quando la Notte fra distanze parimirava il ciel con gli occhi sonnolenti.Medoro quivi in tutti i suoi parlarinon può far che 'l signor suo non rammenti,Dardinello d'Almonte, e che non piagnache resti senza onor ne la campagna.

Erano questi duo sopra i riparicon molti altri a guardar gli alloggiamenti,quando la Notte fra distanze parimirava il ciel con gli occhi sonnolenti.Medoro quivi in tutti i suoi parlarinon può far che 'l signor suo non rammenti,Dardinello d'Almonte, e che non piagnache resti senza onor ne la campagna.

Erano questi duo sopra i ripari

con molti altri a guardar gli alloggiamenti,

quando la Notte fra distanze pari

mirava il ciel con gli occhi sonnolenti.

Medoro quivi in tutti i suoi parlari

non può far che 'l signor suo non rammenti,

Dardinello d'Almonte, e che non piagna

che resti senza onor ne la campagna.

168

Volto al compagno, disse: — O Cloridano,io non ti posso dir quanto m'increscadel mio signor, che sia rimaso al piano,per lupi e corbi, ohimé! troppo degna esca.Pensando come sempre mi fu umano,mi par che quando ancor questa anima escain onor di sua fama, io non compensiné sciolga verso lui gli oblighi immensi.

Volto al compagno, disse: — O Cloridano,io non ti posso dir quanto m'increscadel mio signor, che sia rimaso al piano,per lupi e corbi, ohimé! troppo degna esca.Pensando come sempre mi fu umano,mi par che quando ancor questa anima escain onor di sua fama, io non compensiné sciolga verso lui gli oblighi immensi.

Volto al compagno, disse: — O Cloridano,

io non ti posso dir quanto m'incresca

del mio signor, che sia rimaso al piano,

per lupi e corbi, ohimé! troppo degna esca.

Pensando come sempre mi fu umano,

mi par che quando ancor questa anima esca

in onor di sua fama, io non compensi

né sciolga verso lui gli oblighi immensi.

169

Io voglio andar, perché non stia insepultoin mezzo alla campagna, a ritrovarlo:e forse Dio vorrà ch'io vada occultolà dove tace il campo del re Carlo.Tu rimarrai; che quando in ciel sia scultoch'io vi debba morir, potrai narrarlo:che se Fortuna vieta sì bell'opra,per fama almeno il mio buon cor si scuopra. —

Io voglio andar, perché non stia insepultoin mezzo alla campagna, a ritrovarlo:e forse Dio vorrà ch'io vada occultolà dove tace il campo del re Carlo.Tu rimarrai; che quando in ciel sia scultoch'io vi debba morir, potrai narrarlo:che se Fortuna vieta sì bell'opra,per fama almeno il mio buon cor si scuopra. —

Io voglio andar, perché non stia insepulto

in mezzo alla campagna, a ritrovarlo:

e forse Dio vorrà ch'io vada occulto

là dove tace il campo del re Carlo.

Tu rimarrai; che quando in ciel sia sculto

ch'io vi debba morir, potrai narrarlo:

che se Fortuna vieta sì bell'opra,

per fama almeno il mio buon cor si scuopra. —

170

Stupisce Cloridan, che tanto core,tanto amor, tanta fede abbia un fanciullo:e cerca assai, perché gli porta amore,di fargli quel pensiero irrito e nullo;ma non gli val, perch'un sì gran dolorenon riceve conforto né trastullo.Medoro era disposto o di morire,o ne la tomba il suo signor coprire.

Stupisce Cloridan, che tanto core,tanto amor, tanta fede abbia un fanciullo:e cerca assai, perché gli porta amore,di fargli quel pensiero irrito e nullo;ma non gli val, perch'un sì gran dolorenon riceve conforto né trastullo.Medoro era disposto o di morire,o ne la tomba il suo signor coprire.

Stupisce Cloridan, che tanto core,

tanto amor, tanta fede abbia un fanciullo:

e cerca assai, perché gli porta amore,

di fargli quel pensiero irrito e nullo;

ma non gli val, perch'un sì gran dolore

non riceve conforto né trastullo.

Medoro era disposto o di morire,

o ne la tomba il suo signor coprire.

171

Veduto che nol piega e che nol muove,Cloridan gli risponde: — E verrò anch'io,anch'io vuo' pormi a sì lodevol pruove,anch'io famosa morte amo e disio.Qual cosa sarà mai che più mi giove,s'io resto senza te, Medoro mio?Morir teco con l'arme è meglio molto,che poi di duol, s'avvien che mi sii tolto. —

Veduto che nol piega e che nol muove,Cloridan gli risponde: — E verrò anch'io,anch'io vuo' pormi a sì lodevol pruove,anch'io famosa morte amo e disio.Qual cosa sarà mai che più mi giove,s'io resto senza te, Medoro mio?Morir teco con l'arme è meglio molto,che poi di duol, s'avvien che mi sii tolto. —

Veduto che nol piega e che nol muove,

Cloridan gli risponde: — E verrò anch'io,

anch'io vuo' pormi a sì lodevol pruove,

anch'io famosa morte amo e disio.

Qual cosa sarà mai che più mi giove,

s'io resto senza te, Medoro mio?

Morir teco con l'arme è meglio molto,

che poi di duol, s'avvien che mi sii tolto. —

172

Così disposti, messero in quel locole successive guardie, e se ne vanno.Lascian fosse e steccati, e dopo pocotra' nostri son, che senza cura stanno.Il campo dorme, e tutto è spento il fuoco,perché dei Saracin poca tema hanno.Tra l'arme e' carriaggi stan roversi,nel vin, nel sonno insino agli occhi immersi.

Così disposti, messero in quel locole successive guardie, e se ne vanno.Lascian fosse e steccati, e dopo pocotra' nostri son, che senza cura stanno.Il campo dorme, e tutto è spento il fuoco,perché dei Saracin poca tema hanno.Tra l'arme e' carriaggi stan roversi,nel vin, nel sonno insino agli occhi immersi.

Così disposti, messero in quel loco

le successive guardie, e se ne vanno.

Lascian fosse e steccati, e dopo poco

tra' nostri son, che senza cura stanno.

Il campo dorme, e tutto è spento il fuoco,

perché dei Saracin poca tema hanno.

Tra l'arme e' carriaggi stan roversi,

nel vin, nel sonno insino agli occhi immersi.

173

Fermossi alquanto Cloridano, e disse:— Non son mai da lasciar l'occasioni.Di questo stuol che 'l mio signor trafisse,non debbo far, Medoro, occisioni?Tu, perché sopra alcun non ci venisse,gli occhi e l'orecchi in ogni parte poni;ch'io m'offerisco farti con la spadatra gli nimici spaziosa strada. —

Fermossi alquanto Cloridano, e disse:— Non son mai da lasciar l'occasioni.Di questo stuol che 'l mio signor trafisse,non debbo far, Medoro, occisioni?Tu, perché sopra alcun non ci venisse,gli occhi e l'orecchi in ogni parte poni;ch'io m'offerisco farti con la spadatra gli nimici spaziosa strada. —

Fermossi alquanto Cloridano, e disse:

— Non son mai da lasciar l'occasioni.

Di questo stuol che 'l mio signor trafisse,

non debbo far, Medoro, occisioni?

Tu, perché sopra alcun non ci venisse,

gli occhi e l'orecchi in ogni parte poni;

ch'io m'offerisco farti con la spada

tra gli nimici spaziosa strada. —

174

Così disse egli, e tosto il parlar tenne,ed entrò dove il dotto Alfeo dormia,che l'anno inanzi in corte a Carlo venne,medico e mago e pien d'astrologia:ma poco a questa volta gli sovenne;anzi gli disse in tutto la bugia.Predetto egli s'avea, che d'anni pienodovea morire alla sua moglie in seno:

Così disse egli, e tosto il parlar tenne,ed entrò dove il dotto Alfeo dormia,che l'anno inanzi in corte a Carlo venne,medico e mago e pien d'astrologia:ma poco a questa volta gli sovenne;anzi gli disse in tutto la bugia.Predetto egli s'avea, che d'anni pienodovea morire alla sua moglie in seno:

Così disse egli, e tosto il parlar tenne,

ed entrò dove il dotto Alfeo dormia,

che l'anno inanzi in corte a Carlo venne,

medico e mago e pien d'astrologia:

ma poco a questa volta gli sovenne;

anzi gli disse in tutto la bugia.

Predetto egli s'avea, che d'anni pieno

dovea morire alla sua moglie in seno:

175

ed or gli ha messo il cauto Saracinola punta de la spada ne la gola.Quattro altri uccide appresso all'indovino,che non han tempo a dire una parola:menzion dei nomi lor non fa Turpino,e 'l lungo andar le lor notizie invola:dopo essi Palidon da Moncalieri,che sicuro dormia fra duo destrieri.

ed or gli ha messo il cauto Saracinola punta de la spada ne la gola.Quattro altri uccide appresso all'indovino,che non han tempo a dire una parola:menzion dei nomi lor non fa Turpino,e 'l lungo andar le lor notizie invola:dopo essi Palidon da Moncalieri,che sicuro dormia fra duo destrieri.

ed or gli ha messo il cauto Saracino

la punta de la spada ne la gola.

Quattro altri uccide appresso all'indovino,

che non han tempo a dire una parola:

menzion dei nomi lor non fa Turpino,

e 'l lungo andar le lor notizie invola:

dopo essi Palidon da Moncalieri,

che sicuro dormia fra duo destrieri.

176

Poi se ne vien dove col capo giaceappoggiato al barile il miser Grillo:avealo voto, e avea creduto in pacegodersi un sonno placido e tranquillo.Troncògli il capo il Saracino audace:esce col sangue il vin per uno spillo,di che n'ha in corpo più d'una bigoncia;e di ber sogna, e Cloridan lo sconcia.

Poi se ne vien dove col capo giaceappoggiato al barile il miser Grillo:avealo voto, e avea creduto in pacegodersi un sonno placido e tranquillo.Troncògli il capo il Saracino audace:esce col sangue il vin per uno spillo,di che n'ha in corpo più d'una bigoncia;e di ber sogna, e Cloridan lo sconcia.

Poi se ne vien dove col capo giace

appoggiato al barile il miser Grillo:

avealo voto, e avea creduto in pace

godersi un sonno placido e tranquillo.

Troncògli il capo il Saracino audace:

esce col sangue il vin per uno spillo,

di che n'ha in corpo più d'una bigoncia;

e di ber sogna, e Cloridan lo sconcia.

177

E presso a Grillo, un Greco ed un Tedescospenge in dui colpi, Andropono e Conrado,che de la notte avean goduto al frescogran parte, or con la tazza, ora col dado:felici, se vegghiar sapeano a descofin che de l'Indo il sol passassi il guado.Ma non potria negli uomini il destino,se del futuro ognun fosse indovino.

E presso a Grillo, un Greco ed un Tedescospenge in dui colpi, Andropono e Conrado,che de la notte avean goduto al frescogran parte, or con la tazza, ora col dado:felici, se vegghiar sapeano a descofin che de l'Indo il sol passassi il guado.Ma non potria negli uomini il destino,se del futuro ognun fosse indovino.

E presso a Grillo, un Greco ed un Tedesco

spenge in dui colpi, Andropono e Conrado,

che de la notte avean goduto al fresco

gran parte, or con la tazza, ora col dado:

felici, se vegghiar sapeano a desco

fin che de l'Indo il sol passassi il guado.

Ma non potria negli uomini il destino,

se del futuro ognun fosse indovino.

178

Come impasto leone in stalla piena,che lunga fame abbia smacrato e asciutto,uccide, scanna, mangia, a strazio menal'infermo gregge in sua balìa condutto;così il crudel pagan nel sonno svenala nostra gente, e fa macel per tutto.La spada di Medoro anco non ebe;ma si sdegna ferir l'ignobil plebe.

Come impasto leone in stalla piena,che lunga fame abbia smacrato e asciutto,uccide, scanna, mangia, a strazio menal'infermo gregge in sua balìa condutto;così il crudel pagan nel sonno svenala nostra gente, e fa macel per tutto.La spada di Medoro anco non ebe;ma si sdegna ferir l'ignobil plebe.

Come impasto leone in stalla piena,

che lunga fame abbia smacrato e asciutto,

uccide, scanna, mangia, a strazio mena

l'infermo gregge in sua balìa condutto;

così il crudel pagan nel sonno svena

la nostra gente, e fa macel per tutto.

La spada di Medoro anco non ebe;

ma si sdegna ferir l'ignobil plebe.

179

Venuto era ove il duca di Labrettocon una dama sua dormia abbracciato;e l'un con l'altro si tenea sì stretto,che non saria tra lor l'aere entrato.Medoro ad ambi taglia il capo netto.Oh felice morire! oh dolce fato!che come erano i corpi, ho così fedech'andar l'alme abbracciate alla lor sede.

Venuto era ove il duca di Labrettocon una dama sua dormia abbracciato;e l'un con l'altro si tenea sì stretto,che non saria tra lor l'aere entrato.Medoro ad ambi taglia il capo netto.Oh felice morire! oh dolce fato!che come erano i corpi, ho così fedech'andar l'alme abbracciate alla lor sede.

Venuto era ove il duca di Labretto

con una dama sua dormia abbracciato;

e l'un con l'altro si tenea sì stretto,

che non saria tra lor l'aere entrato.

Medoro ad ambi taglia il capo netto.

Oh felice morire! oh dolce fato!

che come erano i corpi, ho così fede

ch'andar l'alme abbracciate alla lor sede.

180

Malindo uccise e Ardalico il fratello,che del conte di Fiandra erano figli;e l'uno e l'altro cavallier novellofatto avea Carlo, e aggiunto all'arme i gigli,perché il giorno amendui d'ostil macellocon gli stocchi tornar vide vermigli:e terre in Frisa avea promesso loro,e date avria; ma lo vietò Medoro.

Malindo uccise e Ardalico il fratello,che del conte di Fiandra erano figli;e l'uno e l'altro cavallier novellofatto avea Carlo, e aggiunto all'arme i gigli,perché il giorno amendui d'ostil macellocon gli stocchi tornar vide vermigli:e terre in Frisa avea promesso loro,e date avria; ma lo vietò Medoro.

Malindo uccise e Ardalico il fratello,

che del conte di Fiandra erano figli;

e l'uno e l'altro cavallier novello

fatto avea Carlo, e aggiunto all'arme i gigli,

perché il giorno amendui d'ostil macello

con gli stocchi tornar vide vermigli:

e terre in Frisa avea promesso loro,

e date avria; ma lo vietò Medoro.

181

Gl'insidiosi ferri eran viciniai padiglioni che tiraro in voltaal padiglion di Carlo i paladini,facendo ognun la guardia la sua volta;quando da l'empia strage i Saracinitrasson le spade, e diero a tempo volta;ch'impossibil lor par, tra sì gran torma,che non s'abbia a trovar un che non dorma.

Gl'insidiosi ferri eran viciniai padiglioni che tiraro in voltaal padiglion di Carlo i paladini,facendo ognun la guardia la sua volta;quando da l'empia strage i Saracinitrasson le spade, e diero a tempo volta;ch'impossibil lor par, tra sì gran torma,che non s'abbia a trovar un che non dorma.

Gl'insidiosi ferri eran vicini

ai padiglioni che tiraro in volta

al padiglion di Carlo i paladini,

facendo ognun la guardia la sua volta;

quando da l'empia strage i Saracini

trasson le spade, e diero a tempo volta;

ch'impossibil lor par, tra sì gran torma,

che non s'abbia a trovar un che non dorma.

182

E ben che possan gir di preda carchi,salvin pur sé, che fanno assai guadagno.Ove più creda aver sicuri i varchiva Cloridano, e dietro ha il suo compagno.Vengon nel campo, ove fra spade ed archie scudi e lance in un vermiglio stagnogiaccion poveri e ricchi, e re e vassalli,e sozzopra con gli uomini i cavalli.

E ben che possan gir di preda carchi,salvin pur sé, che fanno assai guadagno.Ove più creda aver sicuri i varchiva Cloridano, e dietro ha il suo compagno.Vengon nel campo, ove fra spade ed archie scudi e lance in un vermiglio stagnogiaccion poveri e ricchi, e re e vassalli,e sozzopra con gli uomini i cavalli.

E ben che possan gir di preda carchi,

salvin pur sé, che fanno assai guadagno.

Ove più creda aver sicuri i varchi

va Cloridano, e dietro ha il suo compagno.

Vengon nel campo, ove fra spade ed archi

e scudi e lance in un vermiglio stagno

giaccion poveri e ricchi, e re e vassalli,

e sozzopra con gli uomini i cavalli.

183

Quivi dei corpi l'orrida mistura,che piena avea la gran campagna intorno,potea far vaneggiar la fedel curadei duo compagni insino al far del giorno,se non traea fuor d'una nube oscura,a' prieghi di Medor, la Luna il corno.Medoro in ciel divotamente fisseverso la Luna gli occhi, e così disse:

Quivi dei corpi l'orrida mistura,che piena avea la gran campagna intorno,potea far vaneggiar la fedel curadei duo compagni insino al far del giorno,se non traea fuor d'una nube oscura,a' prieghi di Medor, la Luna il corno.Medoro in ciel divotamente fisseverso la Luna gli occhi, e così disse:

Quivi dei corpi l'orrida mistura,

che piena avea la gran campagna intorno,

potea far vaneggiar la fedel cura

dei duo compagni insino al far del giorno,

se non traea fuor d'una nube oscura,

a' prieghi di Medor, la Luna il corno.

Medoro in ciel divotamente fisse

verso la Luna gli occhi, e così disse:

184

— O santa dea, che dagli antiqui nostridebitamente sei detta triforme;ch'in cielo, in terra e ne l'inferno mostril'alta bellezza tua sotto più forme,e ne le selve, di fere e di mostrivai cacciatrice seguitando l'orme;mostrami ove 'l mio re giaccia fra tanti,che vivendo imitò tuoi studi santi. —

— O santa dea, che dagli antiqui nostridebitamente sei detta triforme;ch'in cielo, in terra e ne l'inferno mostril'alta bellezza tua sotto più forme,e ne le selve, di fere e di mostrivai cacciatrice seguitando l'orme;mostrami ove 'l mio re giaccia fra tanti,che vivendo imitò tuoi studi santi. —

— O santa dea, che dagli antiqui nostri

debitamente sei detta triforme;

ch'in cielo, in terra e ne l'inferno mostri

l'alta bellezza tua sotto più forme,

e ne le selve, di fere e di mostri

vai cacciatrice seguitando l'orme;

mostrami ove 'l mio re giaccia fra tanti,

che vivendo imitò tuoi studi santi. —

185

La luna a quel pregar la nube aperse(o fosse caso o pur la tanta fede),bella come fu allor ch'ella s'offerse,e nuda in braccio a Endimion si diede.Con Parigi a quel lume si scopersel'un campo e l'altro; e 'l monte e 'l pian si vede:si videro i duo colli di lontano,Martire a destra, e Lerì all'altra mano,

La luna a quel pregar la nube aperse(o fosse caso o pur la tanta fede),bella come fu allor ch'ella s'offerse,e nuda in braccio a Endimion si diede.Con Parigi a quel lume si scopersel'un campo e l'altro; e 'l monte e 'l pian si vede:si videro i duo colli di lontano,Martire a destra, e Lerì all'altra mano,

La luna a quel pregar la nube aperse

(o fosse caso o pur la tanta fede),

bella come fu allor ch'ella s'offerse,

e nuda in braccio a Endimion si diede.

Con Parigi a quel lume si scoperse

l'un campo e l'altro; e 'l monte e 'l pian si vede:

si videro i duo colli di lontano,

Martire a destra, e Lerì all'altra mano,

186

Rifulse lo splendor molto più chiaroove d'Almonte giacea morto il figlio.Medoro andò, piangendo, al signor caro;che conobbe il quartier bianco e vermiglio:e tutto 'l viso gli bagnò d'amaropianto, che n'avea un rio sotto ogni ciglio,in sì dolci atti, in sì dolci lamenti,che potea ad ascoltar fermare i venti.

Rifulse lo splendor molto più chiaroove d'Almonte giacea morto il figlio.Medoro andò, piangendo, al signor caro;che conobbe il quartier bianco e vermiglio:e tutto 'l viso gli bagnò d'amaropianto, che n'avea un rio sotto ogni ciglio,in sì dolci atti, in sì dolci lamenti,che potea ad ascoltar fermare i venti.

Rifulse lo splendor molto più chiaro

ove d'Almonte giacea morto il figlio.

Medoro andò, piangendo, al signor caro;

che conobbe il quartier bianco e vermiglio:

e tutto 'l viso gli bagnò d'amaro

pianto, che n'avea un rio sotto ogni ciglio,

in sì dolci atti, in sì dolci lamenti,

che potea ad ascoltar fermare i venti.

187

Ma con sommessa voce e a pena udita;non che riguardi a non si far sentire,perch'abbia alcun pensier de la sua vita,più tosto l'odia, e ne vorrebbe uscire:ma per timor che non gli sia impedital'opera pia che quivi il fe' venire.Fu il morto re sugli omeri sospesodi tramendui, tra lor partendo il peso.

Ma con sommessa voce e a pena udita;non che riguardi a non si far sentire,perch'abbia alcun pensier de la sua vita,più tosto l'odia, e ne vorrebbe uscire:ma per timor che non gli sia impedital'opera pia che quivi il fe' venire.Fu il morto re sugli omeri sospesodi tramendui, tra lor partendo il peso.

Ma con sommessa voce e a pena udita;

non che riguardi a non si far sentire,

perch'abbia alcun pensier de la sua vita,

più tosto l'odia, e ne vorrebbe uscire:

ma per timor che non gli sia impedita

l'opera pia che quivi il fe' venire.

Fu il morto re sugli omeri sospeso

di tramendui, tra lor partendo il peso.

188

Vanno affrettando i passi quanto ponno,sotto l'amata soma che gl'ingombra.E già venìa chi de la luce è donnole stelle a tor del ciel, di terra l'ombra;quando Zerbino, a cui del petto il sonnol'alta virtude, ove è bisogno, sgombra,cacciato avendo tutta notte i Mori,al campo si traea nei primi albori.

Vanno affrettando i passi quanto ponno,sotto l'amata soma che gl'ingombra.E già venìa chi de la luce è donnole stelle a tor del ciel, di terra l'ombra;quando Zerbino, a cui del petto il sonnol'alta virtude, ove è bisogno, sgombra,cacciato avendo tutta notte i Mori,al campo si traea nei primi albori.

Vanno affrettando i passi quanto ponno,

sotto l'amata soma che gl'ingombra.

E già venìa chi de la luce è donno

le stelle a tor del ciel, di terra l'ombra;

quando Zerbino, a cui del petto il sonno

l'alta virtude, ove è bisogno, sgombra,

cacciato avendo tutta notte i Mori,

al campo si traea nei primi albori.

189

E seco alquanti cavallieri avea,che videro da lunge i dui compagni.Ciascuno a quella parte si traea,sperandovi trovar prede e guadagni.— Frate, bisogna (Cloridan dicea)gittar la soma, e dare opra ai calcagni;che sarebbe pensier non troppo accorto,perder duo vivi per salvar un morto. —

E seco alquanti cavallieri avea,che videro da lunge i dui compagni.Ciascuno a quella parte si traea,sperandovi trovar prede e guadagni.— Frate, bisogna (Cloridan dicea)gittar la soma, e dare opra ai calcagni;che sarebbe pensier non troppo accorto,perder duo vivi per salvar un morto. —

E seco alquanti cavallieri avea,

che videro da lunge i dui compagni.

Ciascuno a quella parte si traea,

sperandovi trovar prede e guadagni.

— Frate, bisogna (Cloridan dicea)

gittar la soma, e dare opra ai calcagni;

che sarebbe pensier non troppo accorto,

perder duo vivi per salvar un morto. —

190

E gittò il carco, perché si pensavache 'l suo Medoro il simil far dovesse:ma quel meschin, che 'l suo signor più amava,sopra le spalle sue tutto lo resse.L'altro con molta fretta se n'andava,come l'amico a paro o dietro avesse:se sapea di lasciarlo a quella sorte,mille aspettate avria, non ch'una morte.

E gittò il carco, perché si pensavache 'l suo Medoro il simil far dovesse:ma quel meschin, che 'l suo signor più amava,sopra le spalle sue tutto lo resse.L'altro con molta fretta se n'andava,come l'amico a paro o dietro avesse:se sapea di lasciarlo a quella sorte,mille aspettate avria, non ch'una morte.

E gittò il carco, perché si pensava

che 'l suo Medoro il simil far dovesse:

ma quel meschin, che 'l suo signor più amava,

sopra le spalle sue tutto lo resse.

L'altro con molta fretta se n'andava,

come l'amico a paro o dietro avesse:

se sapea di lasciarlo a quella sorte,

mille aspettate avria, non ch'una morte.

191

Quei cavallier, con animo dispostoche questi a render s'abbino o a morire,chi qua chi là si spargono, ed han tostopreso ogni passo onde si possa uscire.Da loro il capitan poco discosto,più degli altri è sollicito a seguire;ch'in tal guisa vedendoli temere,certo è che sian de le nimiche schiere.

Quei cavallier, con animo dispostoche questi a render s'abbino o a morire,chi qua chi là si spargono, ed han tostopreso ogni passo onde si possa uscire.Da loro il capitan poco discosto,più degli altri è sollicito a seguire;ch'in tal guisa vedendoli temere,certo è che sian de le nimiche schiere.

Quei cavallier, con animo disposto

che questi a render s'abbino o a morire,

chi qua chi là si spargono, ed han tosto

preso ogni passo onde si possa uscire.

Da loro il capitan poco discosto,

più degli altri è sollicito a seguire;

ch'in tal guisa vedendoli temere,

certo è che sian de le nimiche schiere.

192

Era a quel tempo ivi una selva antica,d'ombrose piante spessa e di virgulti,che, come labirinto, entro s'intricadi stretti calli e sol da bestie culti.Speran d'averla i duo pagan sì amica,ch'abbi a tenerli entro a' suoi rami occulti.Ma chi del canto mio piglia diletto,un'altra volta ad ascoltarlo aspetto.

Era a quel tempo ivi una selva antica,d'ombrose piante spessa e di virgulti,che, come labirinto, entro s'intricadi stretti calli e sol da bestie culti.Speran d'averla i duo pagan sì amica,ch'abbi a tenerli entro a' suoi rami occulti.Ma chi del canto mio piglia diletto,un'altra volta ad ascoltarlo aspetto.

Era a quel tempo ivi una selva antica,

d'ombrose piante spessa e di virgulti,

che, come labirinto, entro s'intrica

di stretti calli e sol da bestie culti.

Speran d'averla i duo pagan sì amica,

ch'abbi a tenerli entro a' suoi rami occulti.

Ma chi del canto mio piglia diletto,

un'altra volta ad ascoltarlo aspetto.


Back to IndexNext