Chapter 32

Il merigge facea grato l'orezzoal duro armento ed al pastore ignudo;sì che né Orlando sentia alcun ribrezzo,che la corazza avea, l'elmo e lo scudo.Quivi egli entrò per riposarvi in mezzo;e v'ebbe travaglioso albergo e crudo,e più che dir si possa empio soggiorno,quell'infelice e sfortunato giorno.

Il merigge facea grato l'orezzoal duro armento ed al pastore ignudo;sì che né Orlando sentia alcun ribrezzo,che la corazza avea, l'elmo e lo scudo.Quivi egli entrò per riposarvi in mezzo;e v'ebbe travaglioso albergo e crudo,e più che dir si possa empio soggiorno,quell'infelice e sfortunato giorno.

Il merigge facea grato l'orezzo

al duro armento ed al pastore ignudo;

sì che né Orlando sentia alcun ribrezzo,

che la corazza avea, l'elmo e lo scudo.

Quivi egli entrò per riposarvi in mezzo;

e v'ebbe travaglioso albergo e crudo,

e più che dir si possa empio soggiorno,

quell'infelice e sfortunato giorno.

102

Volgendosi ivi intorno, vide scrittimolti arbuscelli in su l'ombrosa riva.Tosto che fermi v'ebbe gli occhi e fitti,fu certo esser di man de la sua diva.Questo era un di quei lochi già descritti,ove sovente con Medor venivada casa del pastore indi vicinala bella donna del Catai regina.

Volgendosi ivi intorno, vide scrittimolti arbuscelli in su l'ombrosa riva.Tosto che fermi v'ebbe gli occhi e fitti,fu certo esser di man de la sua diva.Questo era un di quei lochi già descritti,ove sovente con Medor venivada casa del pastore indi vicinala bella donna del Catai regina.

Volgendosi ivi intorno, vide scritti

molti arbuscelli in su l'ombrosa riva.

Tosto che fermi v'ebbe gli occhi e fitti,

fu certo esser di man de la sua diva.

Questo era un di quei lochi già descritti,

ove sovente con Medor veniva

da casa del pastore indi vicina

la bella donna del Catai regina.

103

Angelica e Medor con cento nodilegati insieme, e in cento lochi vede.Quante lettere son, tanti son chiodicoi quali Amore il cor gli punge e fiede.Va col pensier cercando in mille modinon creder quel ch'al suo dispetto crede:ch'altra Angelica sia, creder si sforza,ch'abbia scritto il suo nome in quella scorza.

Angelica e Medor con cento nodilegati insieme, e in cento lochi vede.Quante lettere son, tanti son chiodicoi quali Amore il cor gli punge e fiede.Va col pensier cercando in mille modinon creder quel ch'al suo dispetto crede:ch'altra Angelica sia, creder si sforza,ch'abbia scritto il suo nome in quella scorza.

Angelica e Medor con cento nodi

legati insieme, e in cento lochi vede.

Quante lettere son, tanti son chiodi

coi quali Amore il cor gli punge e fiede.

Va col pensier cercando in mille modi

non creder quel ch'al suo dispetto crede:

ch'altra Angelica sia, creder si sforza,

ch'abbia scritto il suo nome in quella scorza.

104

Poi dice: — Conosco io pur queste note:di tal'io n'ho tante vedute e lette.Finger questo Medoro ella si puote:forse ch'a me questo cognome mette. —Con tali opinion dal ver remoteusando fraude a sé medesmo, stettene la speranza il malcontento Orlando,che si seppe a se stesso ir procacciando.

Poi dice: — Conosco io pur queste note:di tal'io n'ho tante vedute e lette.Finger questo Medoro ella si puote:forse ch'a me questo cognome mette. —Con tali opinion dal ver remoteusando fraude a sé medesmo, stettene la speranza il malcontento Orlando,che si seppe a se stesso ir procacciando.

Poi dice: — Conosco io pur queste note:

di tal'io n'ho tante vedute e lette.

Finger questo Medoro ella si puote:

forse ch'a me questo cognome mette. —

Con tali opinion dal ver remote

usando fraude a sé medesmo, stette

ne la speranza il malcontento Orlando,

che si seppe a se stesso ir procacciando.

105

Ma sempre più raccende e più rinuova,quanto spenger più cerca, il rio sospetto:come l'incauto augel che si ritrovain ragna o in visco aver dato di petto,quanto più batte l'ale e più si provadi disbrigar, più vi si lega stretto.Orlando viene ove s'incurva il montea guisa d'arco in su la chiara fonte.

Ma sempre più raccende e più rinuova,quanto spenger più cerca, il rio sospetto:come l'incauto augel che si ritrovain ragna o in visco aver dato di petto,quanto più batte l'ale e più si provadi disbrigar, più vi si lega stretto.Orlando viene ove s'incurva il montea guisa d'arco in su la chiara fonte.

Ma sempre più raccende e più rinuova,

quanto spenger più cerca, il rio sospetto:

come l'incauto augel che si ritrova

in ragna o in visco aver dato di petto,

quanto più batte l'ale e più si prova

di disbrigar, più vi si lega stretto.

Orlando viene ove s'incurva il monte

a guisa d'arco in su la chiara fonte.

106

Aveano in su l'entrata il luogo adornocoi piedi storti edere e viti erranti.Quivi soleano al più cocente giornostare abbracciati i duo felici amanti.V'aveano i nomi lor dentro e d'intorno,più che in altro dei luoghi circostanti,scritti, qual con carbone e qual con gesso,e qual con punte di coltelli impresso.

Aveano in su l'entrata il luogo adornocoi piedi storti edere e viti erranti.Quivi soleano al più cocente giornostare abbracciati i duo felici amanti.V'aveano i nomi lor dentro e d'intorno,più che in altro dei luoghi circostanti,scritti, qual con carbone e qual con gesso,e qual con punte di coltelli impresso.

Aveano in su l'entrata il luogo adorno

coi piedi storti edere e viti erranti.

Quivi soleano al più cocente giorno

stare abbracciati i duo felici amanti.

V'aveano i nomi lor dentro e d'intorno,

più che in altro dei luoghi circostanti,

scritti, qual con carbone e qual con gesso,

e qual con punte di coltelli impresso.

107

Il mesto conte a piè quivi discese;e vide in su l'entrata de la grottaparole assai, che di sua man disteseMedoro avea, che parean scritte allotta.Del gran piacer che ne la grotta prese,questa sentenza in versi avea ridotta.Che fosse culta in suo linguaggio io penso;ed era ne la nostra tale il senso:

Il mesto conte a piè quivi discese;e vide in su l'entrata de la grottaparole assai, che di sua man disteseMedoro avea, che parean scritte allotta.Del gran piacer che ne la grotta prese,questa sentenza in versi avea ridotta.Che fosse culta in suo linguaggio io penso;ed era ne la nostra tale il senso:

Il mesto conte a piè quivi discese;

e vide in su l'entrata de la grotta

parole assai, che di sua man distese

Medoro avea, che parean scritte allotta.

Del gran piacer che ne la grotta prese,

questa sentenza in versi avea ridotta.

Che fosse culta in suo linguaggio io penso;

ed era ne la nostra tale il senso:

108

— Liete piante, verdi erbe, limpide acque,spelunca opaca e di fredde ombre grata,dove la bella Angelica che nacquedi Galafron, da molti invano amata,spesso ne le mie braccia nuda giacque;de la commodità che qui m'è data,io povero Medor ricompensarvid'altro non posso, che d'ognor lodarvi:

— Liete piante, verdi erbe, limpide acque,spelunca opaca e di fredde ombre grata,dove la bella Angelica che nacquedi Galafron, da molti invano amata,spesso ne le mie braccia nuda giacque;de la commodità che qui m'è data,io povero Medor ricompensarvid'altro non posso, che d'ognor lodarvi:

— Liete piante, verdi erbe, limpide acque,

spelunca opaca e di fredde ombre grata,

dove la bella Angelica che nacque

di Galafron, da molti invano amata,

spesso ne le mie braccia nuda giacque;

de la commodità che qui m'è data,

io povero Medor ricompensarvi

d'altro non posso, che d'ognor lodarvi:

109

e di pregare ogni signore amante,e cavallieri e damigelle, e ognunapersona, o paesana o viandante,che qui sua volontà meni o Fortuna;ch'all'erbe, all'ombre, all'antro, al rio, alle piantedica: benigno abbiate e sole e luna,e de le ninfe il coro, che proveggiache non conduca a voi pastor mai greggia. —

e di pregare ogni signore amante,e cavallieri e damigelle, e ognunapersona, o paesana o viandante,che qui sua volontà meni o Fortuna;ch'all'erbe, all'ombre, all'antro, al rio, alle piantedica: benigno abbiate e sole e luna,e de le ninfe il coro, che proveggiache non conduca a voi pastor mai greggia. —

e di pregare ogni signore amante,

e cavallieri e damigelle, e ognuna

persona, o paesana o viandante,

che qui sua volontà meni o Fortuna;

ch'all'erbe, all'ombre, all'antro, al rio, alle piante

dica: benigno abbiate e sole e luna,

e de le ninfe il coro, che proveggia

che non conduca a voi pastor mai greggia. —

110

Era scritto in arabico, che 'l conteintendea così ben come latino:fra molte lingue e molte ch'avea pronte,prontissima avea quella il paladino;e gli schivò più volte e danni ed onte,che si trovò tra il popul saracino:ma non si vanti, se già n'ebbe frutto;ch'un danno or n'ha, che può scontargli il tutto.

Era scritto in arabico, che 'l conteintendea così ben come latino:fra molte lingue e molte ch'avea pronte,prontissima avea quella il paladino;e gli schivò più volte e danni ed onte,che si trovò tra il popul saracino:ma non si vanti, se già n'ebbe frutto;ch'un danno or n'ha, che può scontargli il tutto.

Era scritto in arabico, che 'l conte

intendea così ben come latino:

fra molte lingue e molte ch'avea pronte,

prontissima avea quella il paladino;

e gli schivò più volte e danni ed onte,

che si trovò tra il popul saracino:

ma non si vanti, se già n'ebbe frutto;

ch'un danno or n'ha, che può scontargli il tutto.

111

Tre volte e quattro e sei lesse lo scrittoquello infelice, e pur cercando invanoche non vi fosse quel che v'era scritto;e sempre lo vedea più chiaro e piano:ed ogni volta in mezzo il petto afflittostringersi il cor sentia con fredda mano.Rimase al fin con gli occhi e con la mentefissi nel sasso, al sasso indifferente.

Tre volte e quattro e sei lesse lo scrittoquello infelice, e pur cercando invanoche non vi fosse quel che v'era scritto;e sempre lo vedea più chiaro e piano:ed ogni volta in mezzo il petto afflittostringersi il cor sentia con fredda mano.Rimase al fin con gli occhi e con la mentefissi nel sasso, al sasso indifferente.

Tre volte e quattro e sei lesse lo scritto

quello infelice, e pur cercando invano

che non vi fosse quel che v'era scritto;

e sempre lo vedea più chiaro e piano:

ed ogni volta in mezzo il petto afflitto

stringersi il cor sentia con fredda mano.

Rimase al fin con gli occhi e con la mente

fissi nel sasso, al sasso indifferente.

112

Fu allora per uscir del sentimentosì tutto in preda del dolor si lassa.Credete a chi n'ha fatto esperimento,che questo è 'l duol che tutti gli altri passa.Caduto gli era sopra il petto il mento,la fronte priva di baldanza e bassa;né poté aver (che 'l duol l'occupò tanto)alle querele voce, o umore al pianto.

Fu allora per uscir del sentimentosì tutto in preda del dolor si lassa.Credete a chi n'ha fatto esperimento,che questo è 'l duol che tutti gli altri passa.Caduto gli era sopra il petto il mento,la fronte priva di baldanza e bassa;né poté aver (che 'l duol l'occupò tanto)alle querele voce, o umore al pianto.

Fu allora per uscir del sentimento

sì tutto in preda del dolor si lassa.

Credete a chi n'ha fatto esperimento,

che questo è 'l duol che tutti gli altri passa.

Caduto gli era sopra il petto il mento,

la fronte priva di baldanza e bassa;

né poté aver (che 'l duol l'occupò tanto)

alle querele voce, o umore al pianto.

113

L'impetuosa doglia entro rimase,che volea tutta uscir con troppa fretta.Così veggiàn restar l'acqua nel vase,che largo il ventre e la bocca abbia stretta;che nel voltar che si fa in su la base,l'umor che vorria uscir, tanto s'affretta,e ne l'angusta via tanto s'intrica,ch'a goccia a goccia fuore esce a fatica.

L'impetuosa doglia entro rimase,che volea tutta uscir con troppa fretta.Così veggiàn restar l'acqua nel vase,che largo il ventre e la bocca abbia stretta;che nel voltar che si fa in su la base,l'umor che vorria uscir, tanto s'affretta,e ne l'angusta via tanto s'intrica,ch'a goccia a goccia fuore esce a fatica.

L'impetuosa doglia entro rimase,

che volea tutta uscir con troppa fretta.

Così veggiàn restar l'acqua nel vase,

che largo il ventre e la bocca abbia stretta;

che nel voltar che si fa in su la base,

l'umor che vorria uscir, tanto s'affretta,

e ne l'angusta via tanto s'intrica,

ch'a goccia a goccia fuore esce a fatica.

114

Poi ritorna in sé alquanto, e pensa comepossa esser che non sia la cosa vera:che voglia alcun così infamare il nomede la sua donna e crede e brama e spera,o gravar lui d'insopportabil sometanto di gelosia, che se ne pera;ed abbia quel, sia chi si voglia stato,molto la man di lei bene imitato.

Poi ritorna in sé alquanto, e pensa comepossa esser che non sia la cosa vera:che voglia alcun così infamare il nomede la sua donna e crede e brama e spera,o gravar lui d'insopportabil sometanto di gelosia, che se ne pera;ed abbia quel, sia chi si voglia stato,molto la man di lei bene imitato.

Poi ritorna in sé alquanto, e pensa come

possa esser che non sia la cosa vera:

che voglia alcun così infamare il nome

de la sua donna e crede e brama e spera,

o gravar lui d'insopportabil some

tanto di gelosia, che se ne pera;

ed abbia quel, sia chi si voglia stato,

molto la man di lei bene imitato.

115

In così poca, in così debol spemesveglia gli spiriti e gli rifranca un poco;indi al suo Brigliadoro il dosso preme,dando già il sole alla sorella loco.Non molto va, che da le vie supremedei tetti uscir vede il vapor del fuoco,sente cani abbaiar, muggiare armento:viene alla villa, e piglia alloggiamento.

In così poca, in così debol spemesveglia gli spiriti e gli rifranca un poco;indi al suo Brigliadoro il dosso preme,dando già il sole alla sorella loco.Non molto va, che da le vie supremedei tetti uscir vede il vapor del fuoco,sente cani abbaiar, muggiare armento:viene alla villa, e piglia alloggiamento.

In così poca, in così debol speme

sveglia gli spiriti e gli rifranca un poco;

indi al suo Brigliadoro il dosso preme,

dando già il sole alla sorella loco.

Non molto va, che da le vie supreme

dei tetti uscir vede il vapor del fuoco,

sente cani abbaiar, muggiare armento:

viene alla villa, e piglia alloggiamento.

116

Languido smonta, e lascia Brigliadoroa un discreto garzon che n'abbia cura;altri il disarma, altri gli sproni d'orogli leva, altri a forbir va l'armatura.Era questa la casa ove Medorogiacque ferito, e v'ebbe alta avventura.Corcarsi Orlando e non cenar domanda,di dolor sazio e non d'altra vivanda.

Languido smonta, e lascia Brigliadoroa un discreto garzon che n'abbia cura;altri il disarma, altri gli sproni d'orogli leva, altri a forbir va l'armatura.Era questa la casa ove Medorogiacque ferito, e v'ebbe alta avventura.Corcarsi Orlando e non cenar domanda,di dolor sazio e non d'altra vivanda.

Languido smonta, e lascia Brigliadoro

a un discreto garzon che n'abbia cura;

altri il disarma, altri gli sproni d'oro

gli leva, altri a forbir va l'armatura.

Era questa la casa ove Medoro

giacque ferito, e v'ebbe alta avventura.

Corcarsi Orlando e non cenar domanda,

di dolor sazio e non d'altra vivanda.

117

Quanto più cerca ritrovar quiete,tanto ritrova più travaglio e pena;che de l'odiato scritto ogni parete,ogni uscio, ogni finestra vede piena.Chieder ne vuol: poi tien le labra chete;che teme non si far troppo serena,troppo chiara la cosa che di nebbiacerca offuscar, perché men nuocer debbia.

Quanto più cerca ritrovar quiete,tanto ritrova più travaglio e pena;che de l'odiato scritto ogni parete,ogni uscio, ogni finestra vede piena.Chieder ne vuol: poi tien le labra chete;che teme non si far troppo serena,troppo chiara la cosa che di nebbiacerca offuscar, perché men nuocer debbia.

Quanto più cerca ritrovar quiete,

tanto ritrova più travaglio e pena;

che de l'odiato scritto ogni parete,

ogni uscio, ogni finestra vede piena.

Chieder ne vuol: poi tien le labra chete;

che teme non si far troppo serena,

troppo chiara la cosa che di nebbia

cerca offuscar, perché men nuocer debbia.

118

Poco gli giova usar fraude a se stesso;che senza domandarne, è chi ne parla.Il pastor che lo vede così oppressoda sua tristizia, e che voria levarla,l'istoria nota a sé, che dicea spessodi quei duo amanti a chi volea ascoltarla,ch'a molti dilettevole fu a udire,gl'incominciò senza rispetto a dire:

Poco gli giova usar fraude a se stesso;che senza domandarne, è chi ne parla.Il pastor che lo vede così oppressoda sua tristizia, e che voria levarla,l'istoria nota a sé, che dicea spessodi quei duo amanti a chi volea ascoltarla,ch'a molti dilettevole fu a udire,gl'incominciò senza rispetto a dire:

Poco gli giova usar fraude a se stesso;

che senza domandarne, è chi ne parla.

Il pastor che lo vede così oppresso

da sua tristizia, e che voria levarla,

l'istoria nota a sé, che dicea spesso

di quei duo amanti a chi volea ascoltarla,

ch'a molti dilettevole fu a udire,

gl'incominciò senza rispetto a dire:

119

come esso a prieghi d'Angelica bellaportato avea Medoro alla sua villa,ch'era ferito gravemente; e ch'ellacurò la piaga, e in pochi dì guarilla:ma che nel cor d'una maggior di quellalei ferì Amor; e di poca scintillal'accese tanto e sì cocente fuoco,che n'ardea tutta, e non trovava loco:

come esso a prieghi d'Angelica bellaportato avea Medoro alla sua villa,ch'era ferito gravemente; e ch'ellacurò la piaga, e in pochi dì guarilla:ma che nel cor d'una maggior di quellalei ferì Amor; e di poca scintillal'accese tanto e sì cocente fuoco,che n'ardea tutta, e non trovava loco:

come esso a prieghi d'Angelica bella

portato avea Medoro alla sua villa,

ch'era ferito gravemente; e ch'ella

curò la piaga, e in pochi dì guarilla:

ma che nel cor d'una maggior di quella

lei ferì Amor; e di poca scintilla

l'accese tanto e sì cocente fuoco,

che n'ardea tutta, e non trovava loco:

120

e sanza aver rispetto ch'ella fussefiglia del maggior re ch'abbia il Levante,da troppo amor costretta si condussea farsi moglie d'un povero fante.All'ultimo l'istoria si ridusse,che 'l pastor fe' portar la gemma inante,ch'alla sua dipartenza, per mercededel buono albergo, Angelica gli diede.

e sanza aver rispetto ch'ella fussefiglia del maggior re ch'abbia il Levante,da troppo amor costretta si condussea farsi moglie d'un povero fante.All'ultimo l'istoria si ridusse,che 'l pastor fe' portar la gemma inante,ch'alla sua dipartenza, per mercededel buono albergo, Angelica gli diede.

e sanza aver rispetto ch'ella fusse

figlia del maggior re ch'abbia il Levante,

da troppo amor costretta si condusse

a farsi moglie d'un povero fante.

All'ultimo l'istoria si ridusse,

che 'l pastor fe' portar la gemma inante,

ch'alla sua dipartenza, per mercede

del buono albergo, Angelica gli diede.

121

Questa conclusion fu la secureche 'l capo a un colpo gli levò dal collo,poi che d'innumerabil battituresi vide il manigoldo Amor satollo.Celar si studia Orlando il duolo; e purequel gli fa forza, e male asconder pòllo:per lacrime e suspir da bocca e d'occhiconvien, voglia o non voglia, al fin che scocchi.

Questa conclusion fu la secureche 'l capo a un colpo gli levò dal collo,poi che d'innumerabil battituresi vide il manigoldo Amor satollo.Celar si studia Orlando il duolo; e purequel gli fa forza, e male asconder pòllo:per lacrime e suspir da bocca e d'occhiconvien, voglia o non voglia, al fin che scocchi.

Questa conclusion fu la secure

che 'l capo a un colpo gli levò dal collo,

poi che d'innumerabil battiture

si vide il manigoldo Amor satollo.

Celar si studia Orlando il duolo; e pure

quel gli fa forza, e male asconder pòllo:

per lacrime e suspir da bocca e d'occhi

convien, voglia o non voglia, al fin che scocchi.

122

Poi ch'allargare il freno al dolor puote(che resta solo e senza altrui rispetto),giù dagli occhi rigando per le gotesparge un fiume di lacrime sul petto:sospira e geme, e va con spesse ruotedi qua di là tutto cercando il letto;e più duro ch'un sasso, e più pungenteche se fosse d'urtica, se lo sente.

Poi ch'allargare il freno al dolor puote(che resta solo e senza altrui rispetto),giù dagli occhi rigando per le gotesparge un fiume di lacrime sul petto:sospira e geme, e va con spesse ruotedi qua di là tutto cercando il letto;e più duro ch'un sasso, e più pungenteche se fosse d'urtica, se lo sente.

Poi ch'allargare il freno al dolor puote

(che resta solo e senza altrui rispetto),

giù dagli occhi rigando per le gote

sparge un fiume di lacrime sul petto:

sospira e geme, e va con spesse ruote

di qua di là tutto cercando il letto;

e più duro ch'un sasso, e più pungente

che se fosse d'urtica, se lo sente.

123

In tanto aspro travaglio gli soccorreche nel medesmo letto in che giaceva,l'ingrata donna venutasi a porrecol suo drudo più volte esser doveva.Non altrimenti or quella piuma abborre,né con minor prestezza se ne leva,che de l'erba il villan che s'era messoper chiuder gli occhi, e vegga il serpe appresso.

In tanto aspro travaglio gli soccorreche nel medesmo letto in che giaceva,l'ingrata donna venutasi a porrecol suo drudo più volte esser doveva.Non altrimenti or quella piuma abborre,né con minor prestezza se ne leva,che de l'erba il villan che s'era messoper chiuder gli occhi, e vegga il serpe appresso.

In tanto aspro travaglio gli soccorre

che nel medesmo letto in che giaceva,

l'ingrata donna venutasi a porre

col suo drudo più volte esser doveva.

Non altrimenti or quella piuma abborre,

né con minor prestezza se ne leva,

che de l'erba il villan che s'era messo

per chiuder gli occhi, e vegga il serpe appresso.

124

Quel letto, quella casa, quel pastoreimmantinente in tant'odio gli casca,che senza aspettar luna, o che l'alboreche va dinanzi al nuovo giorno nasca,piglia l'arme e il destriero, ed esce fuoreper mezzo il bosco alla più oscura frasca;e quando poi gli è aviso d'esser solo,con gridi ed urli apre le porte al duolo.

Quel letto, quella casa, quel pastoreimmantinente in tant'odio gli casca,che senza aspettar luna, o che l'alboreche va dinanzi al nuovo giorno nasca,piglia l'arme e il destriero, ed esce fuoreper mezzo il bosco alla più oscura frasca;e quando poi gli è aviso d'esser solo,con gridi ed urli apre le porte al duolo.

Quel letto, quella casa, quel pastore

immantinente in tant'odio gli casca,

che senza aspettar luna, o che l'albore

che va dinanzi al nuovo giorno nasca,

piglia l'arme e il destriero, ed esce fuore

per mezzo il bosco alla più oscura frasca;

e quando poi gli è aviso d'esser solo,

con gridi ed urli apre le porte al duolo.

125

Di pianger mai, mai di gridar non resta;né la notte né 'l dì si dà mai pace.Fugge cittadi e borghi, e alla forestasul terren duro al discoperto giace.Di sé si meraviglia ch'abbia in testauna fontana d'acqua sì vivace,e come sospirar possa mai tanto;e spesso dice a sé così nel pianto:

Di pianger mai, mai di gridar non resta;né la notte né 'l dì si dà mai pace.Fugge cittadi e borghi, e alla forestasul terren duro al discoperto giace.Di sé si meraviglia ch'abbia in testauna fontana d'acqua sì vivace,e come sospirar possa mai tanto;e spesso dice a sé così nel pianto:

Di pianger mai, mai di gridar non resta;

né la notte né 'l dì si dà mai pace.

Fugge cittadi e borghi, e alla foresta

sul terren duro al discoperto giace.

Di sé si meraviglia ch'abbia in testa

una fontana d'acqua sì vivace,

e come sospirar possa mai tanto;

e spesso dice a sé così nel pianto:

126

— Queste non son più lacrime, che fuorestillo dagli occhi con sì larga vena.Non suppliron le lacrime al dolore:finir, ch'a mezzo era il dolore a pena.Dal fuoco spinto ora il vitale umorefugge per quella via ch'agli occhi mena;ed è quel che si versa, e trarrà insiemee 'l dolore e la vita all'ore estreme.

— Queste non son più lacrime, che fuorestillo dagli occhi con sì larga vena.Non suppliron le lacrime al dolore:finir, ch'a mezzo era il dolore a pena.Dal fuoco spinto ora il vitale umorefugge per quella via ch'agli occhi mena;ed è quel che si versa, e trarrà insiemee 'l dolore e la vita all'ore estreme.

— Queste non son più lacrime, che fuore

stillo dagli occhi con sì larga vena.

Non suppliron le lacrime al dolore:

finir, ch'a mezzo era il dolore a pena.

Dal fuoco spinto ora il vitale umore

fugge per quella via ch'agli occhi mena;

ed è quel che si versa, e trarrà insieme

e 'l dolore e la vita all'ore estreme.

127

Questi ch'indizio fan del mio tormento,sospir non sono, né i sospir sono tali.Quelli han triegua talora; io mai non sentoche 'l petto mio men la sua pena esali.Amor che m'arde il cor, fa questo vento,mentre dibatte intorno al fuoco l'ali.Amor, con che miracolo lo fai,che 'n fuoco il tenghi, e nol consumi mai?

Questi ch'indizio fan del mio tormento,sospir non sono, né i sospir sono tali.Quelli han triegua talora; io mai non sentoche 'l petto mio men la sua pena esali.Amor che m'arde il cor, fa questo vento,mentre dibatte intorno al fuoco l'ali.Amor, con che miracolo lo fai,che 'n fuoco il tenghi, e nol consumi mai?

Questi ch'indizio fan del mio tormento,

sospir non sono, né i sospir sono tali.

Quelli han triegua talora; io mai non sento

che 'l petto mio men la sua pena esali.

Amor che m'arde il cor, fa questo vento,

mentre dibatte intorno al fuoco l'ali.

Amor, con che miracolo lo fai,

che 'n fuoco il tenghi, e nol consumi mai?

128

Non son, non sono io quel che paio in viso:quel ch'era Orlando è morto ed è sotterra;la sua donna ingratissima l'ha ucciso:sì, mancando di fé, gli ha fatto guerra.Io son lo spirto suo da lui diviso,ch'in questo inferno tormentandosi erra,acciò con l'ombra sia, che sola avanza,esempio a chi in Amor pone speranza. —

Non son, non sono io quel che paio in viso:quel ch'era Orlando è morto ed è sotterra;la sua donna ingratissima l'ha ucciso:sì, mancando di fé, gli ha fatto guerra.Io son lo spirto suo da lui diviso,ch'in questo inferno tormentandosi erra,acciò con l'ombra sia, che sola avanza,esempio a chi in Amor pone speranza. —

Non son, non sono io quel che paio in viso:

quel ch'era Orlando è morto ed è sotterra;

la sua donna ingratissima l'ha ucciso:

sì, mancando di fé, gli ha fatto guerra.

Io son lo spirto suo da lui diviso,

ch'in questo inferno tormentandosi erra,

acciò con l'ombra sia, che sola avanza,

esempio a chi in Amor pone speranza. —

129

Pel bosco errò tutta la notte il conte;e allo spuntar de la diurna fiammalo tornò il suo destin sopra la fontedove Medoro isculse l'epigramma.Veder l'ingiuria sua scritta nel montel'accese sì, ch'in lui non restò drammache non fosse odio, rabbia, ira e furore;né più indugiò, che trasse il brando fuore.

Pel bosco errò tutta la notte il conte;e allo spuntar de la diurna fiammalo tornò il suo destin sopra la fontedove Medoro isculse l'epigramma.Veder l'ingiuria sua scritta nel montel'accese sì, ch'in lui non restò drammache non fosse odio, rabbia, ira e furore;né più indugiò, che trasse il brando fuore.

Pel bosco errò tutta la notte il conte;

e allo spuntar de la diurna fiamma

lo tornò il suo destin sopra la fonte

dove Medoro isculse l'epigramma.

Veder l'ingiuria sua scritta nel monte

l'accese sì, ch'in lui non restò dramma

che non fosse odio, rabbia, ira e furore;

né più indugiò, che trasse il brando fuore.

130

Tagliò lo scritto e 'l sasso, e sin al cieloa volo alzar fe' le minute schegge.Infelice quell'antro, ed ogni steloin cui Medoro e Angelica si legge!Così restar quel dì, ch'ombra né gieloa pastor mai non daran più, né a gregge:e quella fonte, già si chiara e pura,da cotanta ira fu poco sicura;

Tagliò lo scritto e 'l sasso, e sin al cieloa volo alzar fe' le minute schegge.Infelice quell'antro, ed ogni steloin cui Medoro e Angelica si legge!Così restar quel dì, ch'ombra né gieloa pastor mai non daran più, né a gregge:e quella fonte, già si chiara e pura,da cotanta ira fu poco sicura;

Tagliò lo scritto e 'l sasso, e sin al cielo

a volo alzar fe' le minute schegge.

Infelice quell'antro, ed ogni stelo

in cui Medoro e Angelica si legge!

Così restar quel dì, ch'ombra né gielo

a pastor mai non daran più, né a gregge:

e quella fonte, già si chiara e pura,

da cotanta ira fu poco sicura;

131

che rami e ceppi e tronchi e sassi e zollenon cessò di gittar ne le bell'onde,fin che da sommo ad imo sì turbolleche non furo mai più chiare né monde.E stanco al fin, e al fin di sudor molle,poi che la lena vinta non rispondeallo sdegno, al grave odio, all'ardente ira,cade sul prato, e verso il ciel sospira.

che rami e ceppi e tronchi e sassi e zollenon cessò di gittar ne le bell'onde,fin che da sommo ad imo sì turbolleche non furo mai più chiare né monde.E stanco al fin, e al fin di sudor molle,poi che la lena vinta non rispondeallo sdegno, al grave odio, all'ardente ira,cade sul prato, e verso il ciel sospira.

che rami e ceppi e tronchi e sassi e zolle

non cessò di gittar ne le bell'onde,

fin che da sommo ad imo sì turbolle

che non furo mai più chiare né monde.

E stanco al fin, e al fin di sudor molle,

poi che la lena vinta non risponde

allo sdegno, al grave odio, all'ardente ira,

cade sul prato, e verso il ciel sospira.

132

Afflitto e stanco al fin cade ne l'erba,e ficca gli occhi al cielo, e non fa motto.Senza cibo e dormir così si serba,che 'l sole esce tre volte e torna sotto.Di crescer non cessò la pena acerba,che fuor del senno al fin l'ebbe condotto.Il quarto dì, da gran furor commosso,e maglie e piastre si stracciò di dosso.

Afflitto e stanco al fin cade ne l'erba,e ficca gli occhi al cielo, e non fa motto.Senza cibo e dormir così si serba,che 'l sole esce tre volte e torna sotto.Di crescer non cessò la pena acerba,che fuor del senno al fin l'ebbe condotto.Il quarto dì, da gran furor commosso,e maglie e piastre si stracciò di dosso.

Afflitto e stanco al fin cade ne l'erba,

e ficca gli occhi al cielo, e non fa motto.

Senza cibo e dormir così si serba,

che 'l sole esce tre volte e torna sotto.

Di crescer non cessò la pena acerba,

che fuor del senno al fin l'ebbe condotto.

Il quarto dì, da gran furor commosso,

e maglie e piastre si stracciò di dosso.

133

Qui riman l'elmo, e là riman lo scudo,lontan gli arnesi, e più lontan l'usbergo:l'arme sue tutte, in somma vi concludo,avean pel bosco differente albergo.E poi si squarciò i panni, e mostrò ignudol'ispido ventre e tutto 'l petto e 'l tergo;e cominciò la gran follia, sì orrenda,che de la più non sarà mai ch'intenda.

Qui riman l'elmo, e là riman lo scudo,lontan gli arnesi, e più lontan l'usbergo:l'arme sue tutte, in somma vi concludo,avean pel bosco differente albergo.E poi si squarciò i panni, e mostrò ignudol'ispido ventre e tutto 'l petto e 'l tergo;e cominciò la gran follia, sì orrenda,che de la più non sarà mai ch'intenda.

Qui riman l'elmo, e là riman lo scudo,

lontan gli arnesi, e più lontan l'usbergo:

l'arme sue tutte, in somma vi concludo,

avean pel bosco differente albergo.

E poi si squarciò i panni, e mostrò ignudo

l'ispido ventre e tutto 'l petto e 'l tergo;

e cominciò la gran follia, sì orrenda,

che de la più non sarà mai ch'intenda.

134

In tanta rabbia, in tanto furor venne,che rimase offuscato in ogni senso.Di tor la spada in man non gli sovenne;che fatte avria mirabil cose, penso.Ma né quella, né scure, né bipenneera bisogno al suo vigore immenso.Quivi fe' ben de le sue prove eccelse,ch'un alto pino al primo crollo svelse:

In tanta rabbia, in tanto furor venne,che rimase offuscato in ogni senso.Di tor la spada in man non gli sovenne;che fatte avria mirabil cose, penso.Ma né quella, né scure, né bipenneera bisogno al suo vigore immenso.Quivi fe' ben de le sue prove eccelse,ch'un alto pino al primo crollo svelse:

In tanta rabbia, in tanto furor venne,

che rimase offuscato in ogni senso.

Di tor la spada in man non gli sovenne;

che fatte avria mirabil cose, penso.

Ma né quella, né scure, né bipenne

era bisogno al suo vigore immenso.

Quivi fe' ben de le sue prove eccelse,

ch'un alto pino al primo crollo svelse:

135

e svelse dopo il primo altri parecchi,come fosser finocchi, ebuli o aneti;e fe' il simil di querce e d'olmi vecchi,di faggi e d'orni e d'illici e d'abeti.Quel ch'un ucellator che s'apparecchiil campo mondo, fa, per por le reti,dei giunchi e de le stoppie e de l'urtiche,facea de cerri e d'altre piante antiche.

e svelse dopo il primo altri parecchi,come fosser finocchi, ebuli o aneti;e fe' il simil di querce e d'olmi vecchi,di faggi e d'orni e d'illici e d'abeti.Quel ch'un ucellator che s'apparecchiil campo mondo, fa, per por le reti,dei giunchi e de le stoppie e de l'urtiche,facea de cerri e d'altre piante antiche.

e svelse dopo il primo altri parecchi,

come fosser finocchi, ebuli o aneti;

e fe' il simil di querce e d'olmi vecchi,

di faggi e d'orni e d'illici e d'abeti.

Quel ch'un ucellator che s'apparecchi

il campo mondo, fa, per por le reti,

dei giunchi e de le stoppie e de l'urtiche,

facea de cerri e d'altre piante antiche.

136

I pastor che sentito hanno il fracasso,lasciando il gregge sparso alla foresta,chi di qua, chi di là, tutti a gran passovi vengono a veder che cosa è questa.Ma son giunto a quel segno il qual s'io passovi potria la mia istoria esser molesta;ed io la vo' più tosto diferire,che v'abbia per lunghezza a fastidire.

I pastor che sentito hanno il fracasso,lasciando il gregge sparso alla foresta,chi di qua, chi di là, tutti a gran passovi vengono a veder che cosa è questa.Ma son giunto a quel segno il qual s'io passovi potria la mia istoria esser molesta;ed io la vo' più tosto diferire,che v'abbia per lunghezza a fastidire.

I pastor che sentito hanno il fracasso,

lasciando il gregge sparso alla foresta,

chi di qua, chi di là, tutti a gran passo

vi vengono a veder che cosa è questa.

Ma son giunto a quel segno il qual s'io passo

vi potria la mia istoria esser molesta;

ed io la vo' più tosto diferire,

che v'abbia per lunghezza a fastidire.


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