Chapter 39

Son cinque cavallier c'han fisso il chiodod'essere i primi a terminar sua lite,l'una ne l'altra aviluppata in modo,che non l'avrebbe Apolline espedite.Commincia il re Agramante a sciorre il nodode le prime tenzon ch'aveva udite,che per la figlia del re Stordilanoeran tra il re di Scizia e il suo Africano.

Son cinque cavallier c'han fisso il chiodod'essere i primi a terminar sua lite,l'una ne l'altra aviluppata in modo,che non l'avrebbe Apolline espedite.Commincia il re Agramante a sciorre il nodode le prime tenzon ch'aveva udite,che per la figlia del re Stordilanoeran tra il re di Scizia e il suo Africano.

Son cinque cavallier c'han fisso il chiodo

d'essere i primi a terminar sua lite,

l'una ne l'altra aviluppata in modo,

che non l'avrebbe Apolline espedite.

Commincia il re Agramante a sciorre il nodo

de le prime tenzon ch'aveva udite,

che per la figlia del re Stordilano

eran tra il re di Scizia e il suo Africano.

103

Il re Agramante andò per porre accordodi qua e di là più volte a questo e a quello,e a questo e a quel più volte diè ricordoda signor giusto e da fedel fratello:e quando parimente trova sordol'un come l'altro, indomito e rubellodi volere esser quel che resti senzala donna da cui vien lor differenza;

Il re Agramante andò per porre accordodi qua e di là più volte a questo e a quello,e a questo e a quel più volte diè ricordoda signor giusto e da fedel fratello:e quando parimente trova sordol'un come l'altro, indomito e rubellodi volere esser quel che resti senzala donna da cui vien lor differenza;

Il re Agramante andò per porre accordo

di qua e di là più volte a questo e a quello,

e a questo e a quel più volte diè ricordo

da signor giusto e da fedel fratello:

e quando parimente trova sordo

l'un come l'altro, indomito e rubello

di volere esser quel che resti senza

la donna da cui vien lor differenza;

104

s'appiglia al fin, come a miglior partito,di che amendui si contentar gli amanti,che de la bella donna sia maritol'uno de' duo, quel che vuole essa inanti;e da quanto per lei sia stabilito,più non si possa andar dietro né avanti.All'uno e all'altro piace il compromesso,sperando ch'esser debbia a favor d'esso.

s'appiglia al fin, come a miglior partito,di che amendui si contentar gli amanti,che de la bella donna sia maritol'uno de' duo, quel che vuole essa inanti;e da quanto per lei sia stabilito,più non si possa andar dietro né avanti.All'uno e all'altro piace il compromesso,sperando ch'esser debbia a favor d'esso.

s'appiglia al fin, come a miglior partito,

di che amendui si contentar gli amanti,

che de la bella donna sia marito

l'uno de' duo, quel che vuole essa inanti;

e da quanto per lei sia stabilito,

più non si possa andar dietro né avanti.

All'uno e all'altro piace il compromesso,

sperando ch'esser debbia a favor d'esso.

105

Il re di Sarza, che gran tempo primadi Mandricardo amava Doralice,ed ella l'avea posto in su la cimad'ogni favor ch'a donna casta lice;che debba in util suo venire estimala gran sentenza che 'l può far felice:né egli avea questa credenza solo,ma con lui tutto il barbaresco stuolo.

Il re di Sarza, che gran tempo primadi Mandricardo amava Doralice,ed ella l'avea posto in su la cimad'ogni favor ch'a donna casta lice;che debba in util suo venire estimala gran sentenza che 'l può far felice:né egli avea questa credenza solo,ma con lui tutto il barbaresco stuolo.

Il re di Sarza, che gran tempo prima

di Mandricardo amava Doralice,

ed ella l'avea posto in su la cima

d'ogni favor ch'a donna casta lice;

che debba in util suo venire estima

la gran sentenza che 'l può far felice:

né egli avea questa credenza solo,

ma con lui tutto il barbaresco stuolo.

106

Ognun sapea ciò ch'egli avea già fattoper essa in giostre, in torniamenti, in guerra;e che stia Mandricardo a questo patto,dicono tutti che vaneggia ed erra.Ma quel che più fiate e più di piattocon lei fu mentre il sol stava sotterra,e sapea quanto avea di certo in mano,ridea del popular giudicio vano.

Ognun sapea ciò ch'egli avea già fattoper essa in giostre, in torniamenti, in guerra;e che stia Mandricardo a questo patto,dicono tutti che vaneggia ed erra.Ma quel che più fiate e più di piattocon lei fu mentre il sol stava sotterra,e sapea quanto avea di certo in mano,ridea del popular giudicio vano.

Ognun sapea ciò ch'egli avea già fatto

per essa in giostre, in torniamenti, in guerra;

e che stia Mandricardo a questo patto,

dicono tutti che vaneggia ed erra.

Ma quel che più fiate e più di piatto

con lei fu mentre il sol stava sotterra,

e sapea quanto avea di certo in mano,

ridea del popular giudicio vano.

107

Poi lor convenzion ratificaroin man del re quei duo prochi famosi,ed indi alla donzella se n'andaro.Ed ella abbassò gli occhi vergognosi,e disse che più il Tartaro avea caro:di che tutti restar maravigliosi;Rodomonte sì attonito e smarrito,che di levar non era il viso ardito.

Poi lor convenzion ratificaroin man del re quei duo prochi famosi,ed indi alla donzella se n'andaro.Ed ella abbassò gli occhi vergognosi,e disse che più il Tartaro avea caro:di che tutti restar maravigliosi;Rodomonte sì attonito e smarrito,che di levar non era il viso ardito.

Poi lor convenzion ratificaro

in man del re quei duo prochi famosi,

ed indi alla donzella se n'andaro.

Ed ella abbassò gli occhi vergognosi,

e disse che più il Tartaro avea caro:

di che tutti restar maravigliosi;

Rodomonte sì attonito e smarrito,

che di levar non era il viso ardito.

108

Ma poi che l'usata ira cacciò quellavergogna che gli avea la faccia tinta,ingiusta e falsa la sentenza appella;e la spada impugnando, ch'egli ha cinta,dice, udendo il re e gli altri, che vuol ch'ellagli dia perduta questa causa o vinta,e non l'arbitrio di femina lieveche sempre inchina a quel che men far deve.

Ma poi che l'usata ira cacciò quellavergogna che gli avea la faccia tinta,ingiusta e falsa la sentenza appella;e la spada impugnando, ch'egli ha cinta,dice, udendo il re e gli altri, che vuol ch'ellagli dia perduta questa causa o vinta,e non l'arbitrio di femina lieveche sempre inchina a quel che men far deve.

Ma poi che l'usata ira cacciò quella

vergogna che gli avea la faccia tinta,

ingiusta e falsa la sentenza appella;

e la spada impugnando, ch'egli ha cinta,

dice, udendo il re e gli altri, che vuol ch'ella

gli dia perduta questa causa o vinta,

e non l'arbitrio di femina lieve

che sempre inchina a quel che men far deve.

109

Di nuovo Mandricardo era risorto,dicendo: — Vada pur come ti pare: —sì che prima che 'l legno entrasse in porto,v'era a solcare un gran spazio di mare:se non che 'l re Agramante diede tortoa Rodomonte, che non può chiamarepiù Mandricardo per quella querela;e fe' cadere a quel furor la vela.

Di nuovo Mandricardo era risorto,dicendo: — Vada pur come ti pare: —sì che prima che 'l legno entrasse in porto,v'era a solcare un gran spazio di mare:se non che 'l re Agramante diede tortoa Rodomonte, che non può chiamarepiù Mandricardo per quella querela;e fe' cadere a quel furor la vela.

Di nuovo Mandricardo era risorto,

dicendo: — Vada pur come ti pare: —

sì che prima che 'l legno entrasse in porto,

v'era a solcare un gran spazio di mare:

se non che 'l re Agramante diede torto

a Rodomonte, che non può chiamare

più Mandricardo per quella querela;

e fe' cadere a quel furor la vela.

110

Or Rodomonte che notar si vededinanzi a quei signor di doppio scorno,dal suo re, a cui per riverenza cede,e da la donna sua, tutto in un giorno,quivi non volse più fermare il piede;e de la molta turba ch'avea intornoseco non tolse più che duo sergenti,ed uscì dei moreschi alloggiamenti.

Or Rodomonte che notar si vededinanzi a quei signor di doppio scorno,dal suo re, a cui per riverenza cede,e da la donna sua, tutto in un giorno,quivi non volse più fermare il piede;e de la molta turba ch'avea intornoseco non tolse più che duo sergenti,ed uscì dei moreschi alloggiamenti.

Or Rodomonte che notar si vede

dinanzi a quei signor di doppio scorno,

dal suo re, a cui per riverenza cede,

e da la donna sua, tutto in un giorno,

quivi non volse più fermare il piede;

e de la molta turba ch'avea intorno

seco non tolse più che duo sergenti,

ed uscì dei moreschi alloggiamenti.

111

Come, partendo, afflitto tauro suole,che la giuvenca al vincitor cesso abbia,cercar le selve e le rive più solelungi dai paschi, o qualche arrida sabbia;dove muggir non cessa all'ombra e al sole,né però scema l'amorosa rabbia:così sen va di gran dolor confusoil re d'Algier da la sua donna escluso.

Come, partendo, afflitto tauro suole,che la giuvenca al vincitor cesso abbia,cercar le selve e le rive più solelungi dai paschi, o qualche arrida sabbia;dove muggir non cessa all'ombra e al sole,né però scema l'amorosa rabbia:così sen va di gran dolor confusoil re d'Algier da la sua donna escluso.

Come, partendo, afflitto tauro suole,

che la giuvenca al vincitor cesso abbia,

cercar le selve e le rive più sole

lungi dai paschi, o qualche arrida sabbia;

dove muggir non cessa all'ombra e al sole,

né però scema l'amorosa rabbia:

così sen va di gran dolor confuso

il re d'Algier da la sua donna escluso.

112

Per riavere il buon destrier si mosseRuggier, che già per questo s'era armato;ma poi di Mandricardo ricordasse,a cui de la battaglia era ubligato:non seguì Rodomonte, e ritornosseper entrar col re tartaro in steccatoprima che 'ntrasse il re di Sericana,che l'altra lite avea di Durindana.

Per riavere il buon destrier si mosseRuggier, che già per questo s'era armato;ma poi di Mandricardo ricordasse,a cui de la battaglia era ubligato:non seguì Rodomonte, e ritornosseper entrar col re tartaro in steccatoprima che 'ntrasse il re di Sericana,che l'altra lite avea di Durindana.

Per riavere il buon destrier si mosse

Ruggier, che già per questo s'era armato;

ma poi di Mandricardo ricordasse,

a cui de la battaglia era ubligato:

non seguì Rodomonte, e ritornosse

per entrar col re tartaro in steccato

prima che 'ntrasse il re di Sericana,

che l'altra lite avea di Durindana.

113

Veder torsi Frontin troppo gli pesadinanzi agli occhi, e non poter vietarlo;ma dato ch'abbia fine a questa impresa,ha ferma intenzion di ricovrarlo.Ma Sacripante, che non ha contesa,come Ruggier, che possa distornarlo,e che non ha da far altro che questo,per l'orme vien di Rodomonte presto.

Veder torsi Frontin troppo gli pesadinanzi agli occhi, e non poter vietarlo;ma dato ch'abbia fine a questa impresa,ha ferma intenzion di ricovrarlo.Ma Sacripante, che non ha contesa,come Ruggier, che possa distornarlo,e che non ha da far altro che questo,per l'orme vien di Rodomonte presto.

Veder torsi Frontin troppo gli pesa

dinanzi agli occhi, e non poter vietarlo;

ma dato ch'abbia fine a questa impresa,

ha ferma intenzion di ricovrarlo.

Ma Sacripante, che non ha contesa,

come Ruggier, che possa distornarlo,

e che non ha da far altro che questo,

per l'orme vien di Rodomonte presto.

114

E tosto l'avria giunto, se non eraun caso strano che trovò tra via,che lo fe' dimorar fin alla sera,e perder le vestigie che seguia.Trovò una donna che ne la rivieradi Senna era caduta, e vi peria,s'a darle tosto aiuto non veniva:saltò ne l'acqua e la ritrasse a riva.

E tosto l'avria giunto, se non eraun caso strano che trovò tra via,che lo fe' dimorar fin alla sera,e perder le vestigie che seguia.Trovò una donna che ne la rivieradi Senna era caduta, e vi peria,s'a darle tosto aiuto non veniva:saltò ne l'acqua e la ritrasse a riva.

E tosto l'avria giunto, se non era

un caso strano che trovò tra via,

che lo fe' dimorar fin alla sera,

e perder le vestigie che seguia.

Trovò una donna che ne la riviera

di Senna era caduta, e vi peria,

s'a darle tosto aiuto non veniva:

saltò ne l'acqua e la ritrasse a riva.

115

Poi quando in sella volse risalire,aspettato non fu dal suo destriero,che fin a sera si fece seguire,e non si lasciò prender di leggiero:preselo al fin, ma non seppe venirepiù, donde s'era tolto dal sentiero:ducento miglia errò tra piano e monte,prima che ritrovasse Rodomonte.

Poi quando in sella volse risalire,aspettato non fu dal suo destriero,che fin a sera si fece seguire,e non si lasciò prender di leggiero:preselo al fin, ma non seppe venirepiù, donde s'era tolto dal sentiero:ducento miglia errò tra piano e monte,prima che ritrovasse Rodomonte.

Poi quando in sella volse risalire,

aspettato non fu dal suo destriero,

che fin a sera si fece seguire,

e non si lasciò prender di leggiero:

preselo al fin, ma non seppe venire

più, donde s'era tolto dal sentiero:

ducento miglia errò tra piano e monte,

prima che ritrovasse Rodomonte.

116

Dove trovollo, e come fu contesocon disvantaggio assai di Sacripante,come perdé il cavallo e restò preso,or non dirò; c'ho da narrarvi inantedi quanto sdegno e di quanta ira accesocontra la donna e contra il re Agramantedel campo Rodomonte si partisse,e ciò che contra all'uno e all'altro disse.

Dove trovollo, e come fu contesocon disvantaggio assai di Sacripante,come perdé il cavallo e restò preso,or non dirò; c'ho da narrarvi inantedi quanto sdegno e di quanta ira accesocontra la donna e contra il re Agramantedel campo Rodomonte si partisse,e ciò che contra all'uno e all'altro disse.

Dove trovollo, e come fu conteso

con disvantaggio assai di Sacripante,

come perdé il cavallo e restò preso,

or non dirò; c'ho da narrarvi inante

di quanto sdegno e di quanta ira acceso

contra la donna e contra il re Agramante

del campo Rodomonte si partisse,

e ciò che contra all'uno e all'altro disse.

117

Di cocenti sospir l'aria accendeadovunque andava il Saracin dolente:Ecco per la pietà che gli n'avea,da' cavi sassi rispondea sovente.— Oh feminile ingegno (egli dicea),come ti volgi e muti facilmente,contrario oggetto proprio de la fede!Oh infelice, oh miser chi ti crede!

Di cocenti sospir l'aria accendeadovunque andava il Saracin dolente:Ecco per la pietà che gli n'avea,da' cavi sassi rispondea sovente.— Oh feminile ingegno (egli dicea),come ti volgi e muti facilmente,contrario oggetto proprio de la fede!Oh infelice, oh miser chi ti crede!

Di cocenti sospir l'aria accendea

dovunque andava il Saracin dolente:

Ecco per la pietà che gli n'avea,

da' cavi sassi rispondea sovente.

— Oh feminile ingegno (egli dicea),

come ti volgi e muti facilmente,

contrario oggetto proprio de la fede!

Oh infelice, oh miser chi ti crede!

118

Né lunga servitù, né grand'amoreche ti fu a mille prove manifesto,ebbono forza di tenerti il core,che non fossi a cangiarsi almen sì presto.Non perch'a Mandricardo inferioreio ti paressi, di te privo resto;né so trovar cagione ai casi miei,se non quest'una, che femina sei.

Né lunga servitù, né grand'amoreche ti fu a mille prove manifesto,ebbono forza di tenerti il core,che non fossi a cangiarsi almen sì presto.Non perch'a Mandricardo inferioreio ti paressi, di te privo resto;né so trovar cagione ai casi miei,se non quest'una, che femina sei.

Né lunga servitù, né grand'amore

che ti fu a mille prove manifesto,

ebbono forza di tenerti il core,

che non fossi a cangiarsi almen sì presto.

Non perch'a Mandricardo inferiore

io ti paressi, di te privo resto;

né so trovar cagione ai casi miei,

se non quest'una, che femina sei.

119

Credo che t'abbia la Natura e Dioprodutto, o scelerato sesso, al mondoper una soma, per un grave fiode l'uom, che senza te saria giocondo:come ha produtto anco il serpente rioe il lupo e l'orso, e fa l'aer fecondoe di mosche e di vespe e di tafani,e loglio e avena fa nascer tra i grani.

Credo che t'abbia la Natura e Dioprodutto, o scelerato sesso, al mondoper una soma, per un grave fiode l'uom, che senza te saria giocondo:come ha produtto anco il serpente rioe il lupo e l'orso, e fa l'aer fecondoe di mosche e di vespe e di tafani,e loglio e avena fa nascer tra i grani.

Credo che t'abbia la Natura e Dio

produtto, o scelerato sesso, al mondo

per una soma, per un grave fio

de l'uom, che senza te saria giocondo:

come ha produtto anco il serpente rio

e il lupo e l'orso, e fa l'aer fecondo

e di mosche e di vespe e di tafani,

e loglio e avena fa nascer tra i grani.

120

Perché fatto non ha l'alma Natura,che senza te potesse nascer l'uomo,come s'inesta per umana cural'un sopra l'altro il pero, il corbo e 'l pomo?Ma quella non può far sempre a misura:anzi, s'io vo' guardar come io la nomo,veggo che non può far cosa perfetta,poi che Natura femina vien detta.

Perché fatto non ha l'alma Natura,che senza te potesse nascer l'uomo,come s'inesta per umana cural'un sopra l'altro il pero, il corbo e 'l pomo?Ma quella non può far sempre a misura:anzi, s'io vo' guardar come io la nomo,veggo che non può far cosa perfetta,poi che Natura femina vien detta.

Perché fatto non ha l'alma Natura,

che senza te potesse nascer l'uomo,

come s'inesta per umana cura

l'un sopra l'altro il pero, il corbo e 'l pomo?

Ma quella non può far sempre a misura:

anzi, s'io vo' guardar come io la nomo,

veggo che non può far cosa perfetta,

poi che Natura femina vien detta.

121

Non siate però tumide e fastose,donne, per dir che l'uom sia vostro figlio;che de le spine ancor nascon le rose,e d'una fetida erba nasce il giglio:importune, superbe, dispettose,prive d'amor, di fede e di consiglio,temerarie, crudeli, inique, ingrate,per pestilenza eterna al mondo nate. —

Non siate però tumide e fastose,donne, per dir che l'uom sia vostro figlio;che de le spine ancor nascon le rose,e d'una fetida erba nasce il giglio:importune, superbe, dispettose,prive d'amor, di fede e di consiglio,temerarie, crudeli, inique, ingrate,per pestilenza eterna al mondo nate. —

Non siate però tumide e fastose,

donne, per dir che l'uom sia vostro figlio;

che de le spine ancor nascon le rose,

e d'una fetida erba nasce il giglio:

importune, superbe, dispettose,

prive d'amor, di fede e di consiglio,

temerarie, crudeli, inique, ingrate,

per pestilenza eterna al mondo nate. —

122

Con queste ed altre ed infinite appressoquerele il re di Sarza se ne giva,or ragionando in un parlar sommesso,quando in un suon che di lontan s'udiva,in onta e in biasmo del femineo sesso:e certo da ragion si dipartiva;che per una o per due che trovi ree,che cento buone sien creder si dee.

Con queste ed altre ed infinite appressoquerele il re di Sarza se ne giva,or ragionando in un parlar sommesso,quando in un suon che di lontan s'udiva,in onta e in biasmo del femineo sesso:e certo da ragion si dipartiva;che per una o per due che trovi ree,che cento buone sien creder si dee.

Con queste ed altre ed infinite appresso

querele il re di Sarza se ne giva,

or ragionando in un parlar sommesso,

quando in un suon che di lontan s'udiva,

in onta e in biasmo del femineo sesso:

e certo da ragion si dipartiva;

che per una o per due che trovi ree,

che cento buone sien creder si dee.

123

Se ben di quante io n'abbia fin qui amate,non n'abbia mai trovata una fedele,perfide tutte io non vo' dir né ingrate,ma darne colpa al mio destin crudele.Molte or ne sono, e più già ne son state,che non dan causa ad uom che si querele;ma mia fortuna vuol che s'una riane sia tra cento, io di lei preda sia.

Se ben di quante io n'abbia fin qui amate,non n'abbia mai trovata una fedele,perfide tutte io non vo' dir né ingrate,ma darne colpa al mio destin crudele.Molte or ne sono, e più già ne son state,che non dan causa ad uom che si querele;ma mia fortuna vuol che s'una riane sia tra cento, io di lei preda sia.

Se ben di quante io n'abbia fin qui amate,

non n'abbia mai trovata una fedele,

perfide tutte io non vo' dir né ingrate,

ma darne colpa al mio destin crudele.

Molte or ne sono, e più già ne son state,

che non dan causa ad uom che si querele;

ma mia fortuna vuol che s'una ria

ne sia tra cento, io di lei preda sia.

124

Pur vo' tanto cercar prima ch'io mora,anzi prima che 'l crin più mi s'imbianchi,che forse dirò un dì, che per me ancoraalcuna sia che di sua fé non manchi.Se questo avvien (che di speranza fuoraio non ne son), non fia mai ch'io mi stanchidi farla, a mia possanza, gloriosacon lingua e con inchiostro, e in verso e in prosa.

Pur vo' tanto cercar prima ch'io mora,anzi prima che 'l crin più mi s'imbianchi,che forse dirò un dì, che per me ancoraalcuna sia che di sua fé non manchi.Se questo avvien (che di speranza fuoraio non ne son), non fia mai ch'io mi stanchidi farla, a mia possanza, gloriosacon lingua e con inchiostro, e in verso e in prosa.

Pur vo' tanto cercar prima ch'io mora,

anzi prima che 'l crin più mi s'imbianchi,

che forse dirò un dì, che per me ancora

alcuna sia che di sua fé non manchi.

Se questo avvien (che di speranza fuora

io non ne son), non fia mai ch'io mi stanchi

di farla, a mia possanza, gloriosa

con lingua e con inchiostro, e in verso e in prosa.

125

Il Saracin non avea manco sdegnocontra il suo re, che contra la donzella;e così di ragion passava il segno,biasmando lui, come biasmando quella.Ha disio di veder che sopra il regnogli cada tanto mal, tanta procella,ch'in Africa ogni casa si funesti,né pietra salda sopra pietra resti;

Il Saracin non avea manco sdegnocontra il suo re, che contra la donzella;e così di ragion passava il segno,biasmando lui, come biasmando quella.Ha disio di veder che sopra il regnogli cada tanto mal, tanta procella,ch'in Africa ogni casa si funesti,né pietra salda sopra pietra resti;

Il Saracin non avea manco sdegno

contra il suo re, che contra la donzella;

e così di ragion passava il segno,

biasmando lui, come biasmando quella.

Ha disio di veder che sopra il regno

gli cada tanto mal, tanta procella,

ch'in Africa ogni casa si funesti,

né pietra salda sopra pietra resti;

126

e che spinto del regno, in duolo e in luttoviva Agramante misero e mendico:e ch'esso sia che poi gli renda il tutto,e lo riponga nel suo seggio antico,e de la fede sua produca il frutto;e gli faccia veder ch'un vero amicoa dritto e a torto esser dovea preposto,se tutto 'l mondo se gli fosse opposto.

e che spinto del regno, in duolo e in luttoviva Agramante misero e mendico:e ch'esso sia che poi gli renda il tutto,e lo riponga nel suo seggio antico,e de la fede sua produca il frutto;e gli faccia veder ch'un vero amicoa dritto e a torto esser dovea preposto,se tutto 'l mondo se gli fosse opposto.

e che spinto del regno, in duolo e in lutto

viva Agramante misero e mendico:

e ch'esso sia che poi gli renda il tutto,

e lo riponga nel suo seggio antico,

e de la fede sua produca il frutto;

e gli faccia veder ch'un vero amico

a dritto e a torto esser dovea preposto,

se tutto 'l mondo se gli fosse opposto.

127

E così quando al re, quando alla donnavolgendo il cor turbato, il Saracinocavalca a gran giornate, e non assonna,e poco riposar lascia Frontino.Il dì seguente o l'altro in su la Sonnasi ritrovò, ch'avea dritto il caminoverso il mar di Provenza, con disegnodi navigare in Africa al suo regno.

E così quando al re, quando alla donnavolgendo il cor turbato, il Saracinocavalca a gran giornate, e non assonna,e poco riposar lascia Frontino.Il dì seguente o l'altro in su la Sonnasi ritrovò, ch'avea dritto il caminoverso il mar di Provenza, con disegnodi navigare in Africa al suo regno.

E così quando al re, quando alla donna

volgendo il cor turbato, il Saracino

cavalca a gran giornate, e non assonna,

e poco riposar lascia Frontino.

Il dì seguente o l'altro in su la Sonna

si ritrovò, ch'avea dritto il camino

verso il mar di Provenza, con disegno

di navigare in Africa al suo regno.

128

Di barche e di sottil legni era tuttofra l'una ripa e l'altra il fiume pieno,ch'ad uso de l'esercito conduttoda molti lochi vettovaglie avieno;perché in poter de' Mori era ridutto,venendo da Parigi al lito amenod'Acquamorta, e voltando invêr la Spagna,ciò che v'è da man destra di campagna.

Di barche e di sottil legni era tuttofra l'una ripa e l'altra il fiume pieno,ch'ad uso de l'esercito conduttoda molti lochi vettovaglie avieno;perché in poter de' Mori era ridutto,venendo da Parigi al lito amenod'Acquamorta, e voltando invêr la Spagna,ciò che v'è da man destra di campagna.

Di barche e di sottil legni era tutto

fra l'una ripa e l'altra il fiume pieno,

ch'ad uso de l'esercito condutto

da molti lochi vettovaglie avieno;

perché in poter de' Mori era ridutto,

venendo da Parigi al lito ameno

d'Acquamorta, e voltando invêr la Spagna,

ciò che v'è da man destra di campagna.

129

Le vettovaglie in carra ed in iumenti,tolte fuor de le navi, erano carche,e tratte con la scorta de le genti,ove venir non si potea con barche.Avean piene le ripe i grassi armentiquivi condotti da diverse marche;e i conduttori intorno alla rivieraper vari tetti albergo avean la sera.

Le vettovaglie in carra ed in iumenti,tolte fuor de le navi, erano carche,e tratte con la scorta de le genti,ove venir non si potea con barche.Avean piene le ripe i grassi armentiquivi condotti da diverse marche;e i conduttori intorno alla rivieraper vari tetti albergo avean la sera.

Le vettovaglie in carra ed in iumenti,

tolte fuor de le navi, erano carche,

e tratte con la scorta de le genti,

ove venir non si potea con barche.

Avean piene le ripe i grassi armenti

quivi condotti da diverse marche;

e i conduttori intorno alla riviera

per vari tetti albergo avean la sera.

130

Il re d'Algier, perché gli sopravennequivi la notte e l'aer nero e cieco,d'un ostier paesan lo 'nvito tenne,che lo pregò che rimanesse seco.Adagiato il destrier, la mensa vennedi vari cibi e di vin corso e greco;che 'l Saracin nel resto alla morescama volse far nel bere alla francesca.

Il re d'Algier, perché gli sopravennequivi la notte e l'aer nero e cieco,d'un ostier paesan lo 'nvito tenne,che lo pregò che rimanesse seco.Adagiato il destrier, la mensa vennedi vari cibi e di vin corso e greco;che 'l Saracin nel resto alla morescama volse far nel bere alla francesca.

Il re d'Algier, perché gli sopravenne

quivi la notte e l'aer nero e cieco,

d'un ostier paesan lo 'nvito tenne,

che lo pregò che rimanesse seco.

Adagiato il destrier, la mensa venne

di vari cibi e di vin corso e greco;

che 'l Saracin nel resto alla moresca

ma volse far nel bere alla francesca.

131

L'oste con buona mensa e miglior visostudiò di fare a Rodomonte onore;che la presenza gli diè certo avisoch'era uomo illustre e pien d'alto valore:ma quel che da se stesso era diviso,né quella sera avea ben seco il core(che mal suo grado s'era ricondottoalla donna già sua), non facea motto.

L'oste con buona mensa e miglior visostudiò di fare a Rodomonte onore;che la presenza gli diè certo avisoch'era uomo illustre e pien d'alto valore:ma quel che da se stesso era diviso,né quella sera avea ben seco il core(che mal suo grado s'era ricondottoalla donna già sua), non facea motto.

L'oste con buona mensa e miglior viso

studiò di fare a Rodomonte onore;

che la presenza gli diè certo aviso

ch'era uomo illustre e pien d'alto valore:

ma quel che da se stesso era diviso,

né quella sera avea ben seco il core

(che mal suo grado s'era ricondotto

alla donna già sua), non facea motto.

132

Il buon ostier, che fu dei diligentiche mai si sien per Francia ricordati,quando tra le nimiche e strane gentil'albergo e' beni suoi s'avea salvati,per servir, quivi, alcuni suoi parenti,a tal servigio pronti, avea chiamati;de' quai non era alcun di parlar oso,vedendo il Saracin muto e pensoso.

Il buon ostier, che fu dei diligentiche mai si sien per Francia ricordati,quando tra le nimiche e strane gentil'albergo e' beni suoi s'avea salvati,per servir, quivi, alcuni suoi parenti,a tal servigio pronti, avea chiamati;de' quai non era alcun di parlar oso,vedendo il Saracin muto e pensoso.

Il buon ostier, che fu dei diligenti

che mai si sien per Francia ricordati,

quando tra le nimiche e strane genti

l'albergo e' beni suoi s'avea salvati,

per servir, quivi, alcuni suoi parenti,

a tal servigio pronti, avea chiamati;

de' quai non era alcun di parlar oso,

vedendo il Saracin muto e pensoso.

133

Di pensiero in pensiero andò vagandoda se stesso lontano il pagan molto,col viso a terra chino, né levandosì gli occhi mai, ch'alcun guardasse in volto.Dopo un lungo star cheto, suspirando,sì come d'un gran sonno allora sciolto,tutto si scosse, e insieme alzò le ciglia,e voltò gli occhi all'oste e alla famiglia.

Di pensiero in pensiero andò vagandoda se stesso lontano il pagan molto,col viso a terra chino, né levandosì gli occhi mai, ch'alcun guardasse in volto.Dopo un lungo star cheto, suspirando,sì come d'un gran sonno allora sciolto,tutto si scosse, e insieme alzò le ciglia,e voltò gli occhi all'oste e alla famiglia.

Di pensiero in pensiero andò vagando

da se stesso lontano il pagan molto,

col viso a terra chino, né levando

sì gli occhi mai, ch'alcun guardasse in volto.

Dopo un lungo star cheto, suspirando,

sì come d'un gran sonno allora sciolto,

tutto si scosse, e insieme alzò le ciglia,

e voltò gli occhi all'oste e alla famiglia.

134

Indi roppe il silenzio, e con sembiantipiù dolci un poco e viso men turbato,domandò all'oste e agli altri circostantise d'essi alcuno avea mogliere a lato.Che l'oste e che quegli altri tutti quantil'aveano, per risposta gli fu dato.Domanda lor quel che ciascun si credede la sua donna nel servargli fede.

Indi roppe il silenzio, e con sembiantipiù dolci un poco e viso men turbato,domandò all'oste e agli altri circostantise d'essi alcuno avea mogliere a lato.Che l'oste e che quegli altri tutti quantil'aveano, per risposta gli fu dato.Domanda lor quel che ciascun si credede la sua donna nel servargli fede.

Indi roppe il silenzio, e con sembianti

più dolci un poco e viso men turbato,

domandò all'oste e agli altri circostanti

se d'essi alcuno avea mogliere a lato.

Che l'oste e che quegli altri tutti quanti

l'aveano, per risposta gli fu dato.

Domanda lor quel che ciascun si crede

de la sua donna nel servargli fede.

135

Eccetto l'oste, fer tutti risposta,che si credeano averle e caste e buone.Disse l'oste: — Ognun pur creda a sua posta;ch'io so ch'avete falsa opinione.Il vostro sciocco credere vi costach'io stimi ognun di voi senza ragione;e così far questo signor deve anco,se non vi vuol mostrar nero per bianco.

Eccetto l'oste, fer tutti risposta,che si credeano averle e caste e buone.Disse l'oste: — Ognun pur creda a sua posta;ch'io so ch'avete falsa opinione.Il vostro sciocco credere vi costach'io stimi ognun di voi senza ragione;e così far questo signor deve anco,se non vi vuol mostrar nero per bianco.

Eccetto l'oste, fer tutti risposta,

che si credeano averle e caste e buone.

Disse l'oste: — Ognun pur creda a sua posta;

ch'io so ch'avete falsa opinione.

Il vostro sciocco credere vi costa

ch'io stimi ognun di voi senza ragione;

e così far questo signor deve anco,

se non vi vuol mostrar nero per bianco.

136

Perché, sì come è sola la fenice,né mai più d'una in tutto il mondo vive,così né mai più d'uno esser si dice,che de la moglie i tradimenti schive.Ognun si crede d'esser quel felice,d'esser quel sol ch'a questa palma arrive.Come è possibil che v'arrivi ognuno,se non ne può nel mondo esser più d'uno?

Perché, sì come è sola la fenice,né mai più d'una in tutto il mondo vive,così né mai più d'uno esser si dice,che de la moglie i tradimenti schive.Ognun si crede d'esser quel felice,d'esser quel sol ch'a questa palma arrive.Come è possibil che v'arrivi ognuno,se non ne può nel mondo esser più d'uno?

Perché, sì come è sola la fenice,

né mai più d'una in tutto il mondo vive,

così né mai più d'uno esser si dice,

che de la moglie i tradimenti schive.

Ognun si crede d'esser quel felice,

d'esser quel sol ch'a questa palma arrive.

Come è possibil che v'arrivi ognuno,

se non ne può nel mondo esser più d'uno?

137

Io fui già ne l'error che siete voi,che donna casta anco più d'una fusse.Un gentilomo di Vinegia poi,che qui mia buona sorte già condusse,seppe far sì con veri esempi suoi,che fuor de l'ignoranza mi ridusse.Gian Francesco Valerio era nomato;che 'l nome suo non mi s'è mai scordato.

Io fui già ne l'error che siete voi,che donna casta anco più d'una fusse.Un gentilomo di Vinegia poi,che qui mia buona sorte già condusse,seppe far sì con veri esempi suoi,che fuor de l'ignoranza mi ridusse.Gian Francesco Valerio era nomato;che 'l nome suo non mi s'è mai scordato.

Io fui già ne l'error che siete voi,

che donna casta anco più d'una fusse.

Un gentilomo di Vinegia poi,

che qui mia buona sorte già condusse,

seppe far sì con veri esempi suoi,

che fuor de l'ignoranza mi ridusse.

Gian Francesco Valerio era nomato;

che 'l nome suo non mi s'è mai scordato.

138

Le fraudi che le mogli e che l'amichesogliano usar, sapea tutte per conto:e sopra ciò moderne istorie e antiche,e proprie esperienze avea sì in pronto,che mi mostrò che mai donne pudichenon si trovaro, o povere o di conto;e s'una casta più de l'altra parse,venìa, perché più accorta era a celarse.

Le fraudi che le mogli e che l'amichesogliano usar, sapea tutte per conto:e sopra ciò moderne istorie e antiche,e proprie esperienze avea sì in pronto,che mi mostrò che mai donne pudichenon si trovaro, o povere o di conto;e s'una casta più de l'altra parse,venìa, perché più accorta era a celarse.

Le fraudi che le mogli e che l'amiche

sogliano usar, sapea tutte per conto:

e sopra ciò moderne istorie e antiche,

e proprie esperienze avea sì in pronto,

che mi mostrò che mai donne pudiche

non si trovaro, o povere o di conto;

e s'una casta più de l'altra parse,

venìa, perché più accorta era a celarse.

139

E fra l'altre (che tante me ne disse,che non ne posso il terzo ricordarmi),sì nel capo una istoria mi si scrisse,che non si scrisse mai più saldo in marmi:e ben parria a ciascuno che l'udisse,di queste rie quel ch'a me parve e parmi.E se, signor, a voi non spiace udire,a lor confusion ve la vo' dire. —

E fra l'altre (che tante me ne disse,che non ne posso il terzo ricordarmi),sì nel capo una istoria mi si scrisse,che non si scrisse mai più saldo in marmi:e ben parria a ciascuno che l'udisse,di queste rie quel ch'a me parve e parmi.E se, signor, a voi non spiace udire,a lor confusion ve la vo' dire. —

E fra l'altre (che tante me ne disse,

che non ne posso il terzo ricordarmi),

sì nel capo una istoria mi si scrisse,

che non si scrisse mai più saldo in marmi:

e ben parria a ciascuno che l'udisse,

di queste rie quel ch'a me parve e parmi.

E se, signor, a voi non spiace udire,

a lor confusion ve la vo' dire. —

140

Rispose il Saracin: — Che puoi tu farmi,che più al presente mi diletti e piaccia,che dirmi istoria e qualche esempio darmiche con l'opinion mia si confaccia?Perch'io possa udir meglio, e tu narrarmi,siedemi incontra, ch'io ti vegga in faccia. —Ma nel canto che segue io v'ho da direquel che fe' l'oste a Rodomonte udire.

Rispose il Saracin: — Che puoi tu farmi,che più al presente mi diletti e piaccia,che dirmi istoria e qualche esempio darmiche con l'opinion mia si confaccia?Perch'io possa udir meglio, e tu narrarmi,siedemi incontra, ch'io ti vegga in faccia. —Ma nel canto che segue io v'ho da direquel che fe' l'oste a Rodomonte udire.

Rispose il Saracin: — Che puoi tu farmi,

che più al presente mi diletti e piaccia,

che dirmi istoria e qualche esempio darmi

che con l'opinion mia si confaccia?

Perch'io possa udir meglio, e tu narrarmi,

siedemi incontra, ch'io ti vegga in faccia. —

Ma nel canto che segue io v'ho da dire

quel che fe' l'oste a Rodomonte udire.


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