L'obligo ch'io t'ho grande, è ch'una voltache tu passavi per quest'ombre amene,per te di mano fui d'un villan tolta,che gran travagli m'avea dati e pene.Se tu non eri, io non andava asciolta,ch'io non portassi rotto e capo e schene,e che sciancata non restassi e storta,se ben non vi potea rimaner morta:
L'obligo ch'io t'ho grande, è ch'una voltache tu passavi per quest'ombre amene,per te di mano fui d'un villan tolta,che gran travagli m'avea dati e pene.Se tu non eri, io non andava asciolta,ch'io non portassi rotto e capo e schene,e che sciancata non restassi e storta,se ben non vi potea rimaner morta:
L'obligo ch'io t'ho grande, è ch'una volta
che tu passavi per quest'ombre amene,
per te di mano fui d'un villan tolta,
che gran travagli m'avea dati e pene.
Se tu non eri, io non andava asciolta,
ch'io non portassi rotto e capo e schene,
e che sciancata non restassi e storta,
se ben non vi potea rimaner morta:
102
perché quei giorni che per terra il pettotraemo avvolte in serpentile scorza,il ciel ch'in altri tempi è a noi suggetto,niega ubbidirci, e prive siàn di forza.In altri tempi ad un sol nostro dettoil sol si ferma e la sua luce ammorza;l'immobil terra gira e muta loco;s'infiamma il ghiaccio, e si congela il fuoco.
perché quei giorni che per terra il pettotraemo avvolte in serpentile scorza,il ciel ch'in altri tempi è a noi suggetto,niega ubbidirci, e prive siàn di forza.In altri tempi ad un sol nostro dettoil sol si ferma e la sua luce ammorza;l'immobil terra gira e muta loco;s'infiamma il ghiaccio, e si congela il fuoco.
perché quei giorni che per terra il petto
traemo avvolte in serpentile scorza,
il ciel ch'in altri tempi è a noi suggetto,
niega ubbidirci, e prive siàn di forza.
In altri tempi ad un sol nostro detto
il sol si ferma e la sua luce ammorza;
l'immobil terra gira e muta loco;
s'infiamma il ghiaccio, e si congela il fuoco.
103
Ora io son qui per renderti mercededel beneficio che mi festi allora.Nessuna grazia indarno or mi si chiedech'io son del manto viperino fuora.Tre volte più che di tuo padre eredenon rimanesti, io ti fo ricco or ora:né vo' che mai più povero diventi,ma quanto spendi più, che più augumenti.
Ora io son qui per renderti mercededel beneficio che mi festi allora.Nessuna grazia indarno or mi si chiedech'io son del manto viperino fuora.Tre volte più che di tuo padre eredenon rimanesti, io ti fo ricco or ora:né vo' che mai più povero diventi,ma quanto spendi più, che più augumenti.
Ora io son qui per renderti mercede
del beneficio che mi festi allora.
Nessuna grazia indarno or mi si chiede
ch'io son del manto viperino fuora.
Tre volte più che di tuo padre erede
non rimanesti, io ti fo ricco or ora:
né vo' che mai più povero diventi,
ma quanto spendi più, che più augumenti.
104
E perché so che ne l'antiquo nodo,in che già Amor t'avinse, anco ti trovi,voglioti dimostrar l'ordine e 'l modoch'a disbramar tuoi desideri giovi.Io voglio, or che lontano il marito odo,che senza indugio il mio consiglio provi;vadi a trovar la donna che dimorafuori alla villa, e sarò teco io ancora. —
E perché so che ne l'antiquo nodo,in che già Amor t'avinse, anco ti trovi,voglioti dimostrar l'ordine e 'l modoch'a disbramar tuoi desideri giovi.Io voglio, or che lontano il marito odo,che senza indugio il mio consiglio provi;vadi a trovar la donna che dimorafuori alla villa, e sarò teco io ancora. —
E perché so che ne l'antiquo nodo,
in che già Amor t'avinse, anco ti trovi,
voglioti dimostrar l'ordine e 'l modo
ch'a disbramar tuoi desideri giovi.
Io voglio, or che lontano il marito odo,
che senza indugio il mio consiglio provi;
vadi a trovar la donna che dimora
fuori alla villa, e sarò teco io ancora. —
105
E seguitò narrandogli in che guisaalla sua donna vuol che s'appresenti;dico come vestir, come precisa—mente abbia a dir, come la prieghi e tenti;e che forma essa vuol pigliar, devisa;che, fuor che 'l giorno ch'erra tra serpenti,in tutti gli altri si può far, secondoche più le pare, in quante forme ha il mondo.
E seguitò narrandogli in che guisaalla sua donna vuol che s'appresenti;dico come vestir, come precisa—mente abbia a dir, come la prieghi e tenti;e che forma essa vuol pigliar, devisa;che, fuor che 'l giorno ch'erra tra serpenti,in tutti gli altri si può far, secondoche più le pare, in quante forme ha il mondo.
E seguitò narrandogli in che guisa
alla sua donna vuol che s'appresenti;
dico come vestir, come precisa—
mente abbia a dir, come la prieghi e tenti;
e che forma essa vuol pigliar, devisa;
che, fuor che 'l giorno ch'erra tra serpenti,
in tutti gli altri si può far, secondo
che più le pare, in quante forme ha il mondo.
106
Messe in abito lui di peregrinoil qual per Dio di porta in porta accatti:mutosse ella in un cane, il più piccinodi quanti mai n'abbia Natura fatti,di pel lungo, più bianco ch'armellino,di grato aspetto e di mirabili atti.Così trasfigurato, entraro in viaverso la casa de la bella Argia:
Messe in abito lui di peregrinoil qual per Dio di porta in porta accatti:mutosse ella in un cane, il più piccinodi quanti mai n'abbia Natura fatti,di pel lungo, più bianco ch'armellino,di grato aspetto e di mirabili atti.Così trasfigurato, entraro in viaverso la casa de la bella Argia:
Messe in abito lui di peregrino
il qual per Dio di porta in porta accatti:
mutosse ella in un cane, il più piccino
di quanti mai n'abbia Natura fatti,
di pel lungo, più bianco ch'armellino,
di grato aspetto e di mirabili atti.
Così trasfigurato, entraro in via
verso la casa de la bella Argia:
107
e dei lavoratori alle capanneprima ch'altrove, il giovene fermosse;e cominciò a sonar certe sue canne,al cui suono danzando il can rizzosse.La voce e 'l grido alla padrona vanne,e fece sì, che per veder si mosse.Fece il romeo chiamar ne la sua corte,sì come del dottor traea la sorte.
e dei lavoratori alle capanneprima ch'altrove, il giovene fermosse;e cominciò a sonar certe sue canne,al cui suono danzando il can rizzosse.La voce e 'l grido alla padrona vanne,e fece sì, che per veder si mosse.Fece il romeo chiamar ne la sua corte,sì come del dottor traea la sorte.
e dei lavoratori alle capanne
prima ch'altrove, il giovene fermosse;
e cominciò a sonar certe sue canne,
al cui suono danzando il can rizzosse.
La voce e 'l grido alla padrona vanne,
e fece sì, che per veder si mosse.
Fece il romeo chiamar ne la sua corte,
sì come del dottor traea la sorte.
108
E quivi Adonio a comandare al caneincominciò, ed il cane a ubbidir lui,e far danze nostral, farne d'estrane,con passi e continenze e modi sui,e finalmente con maniere umanefar ciò che comandar sapea colui,con tanta attenzion, che chi lo mira,non batte gli occhi, e a pena il fiato spira.
E quivi Adonio a comandare al caneincominciò, ed il cane a ubbidir lui,e far danze nostral, farne d'estrane,con passi e continenze e modi sui,e finalmente con maniere umanefar ciò che comandar sapea colui,con tanta attenzion, che chi lo mira,non batte gli occhi, e a pena il fiato spira.
E quivi Adonio a comandare al cane
incominciò, ed il cane a ubbidir lui,
e far danze nostral, farne d'estrane,
con passi e continenze e modi sui,
e finalmente con maniere umane
far ciò che comandar sapea colui,
con tanta attenzion, che chi lo mira,
non batte gli occhi, e a pena il fiato spira.
109
Gran maraviglia, ed indi gran desirevenne alla donna di quel can gentile;e ne fa per la balia proferireal cauto peregrin prezzo non vile.— S'avessi più tesor, che mai sitirepotesse cupidigia feminile(colui rispose), non saria mercededi comprar degna del mio cane un piede. —
Gran maraviglia, ed indi gran desirevenne alla donna di quel can gentile;e ne fa per la balia proferireal cauto peregrin prezzo non vile.— S'avessi più tesor, che mai sitirepotesse cupidigia feminile(colui rispose), non saria mercededi comprar degna del mio cane un piede. —
Gran maraviglia, ed indi gran desire
venne alla donna di quel can gentile;
e ne fa per la balia proferire
al cauto peregrin prezzo non vile.
— S'avessi più tesor, che mai sitire
potesse cupidigia feminile
(colui rispose), non saria mercede
di comprar degna del mio cane un piede. —
110
E per mostrar che veri i detti foro,con la balia in un canto si ritrasse,e disse al cane, ch'una marca d'oroa quella donna in cortesia donasse.Scossesi il cane, e videsi il tesoro.Disse Adonio alla balia, che pigliasse,soggiungendo: — Ti par che prezzo sia,per cui sì bello e util cane io dia?
E per mostrar che veri i detti foro,con la balia in un canto si ritrasse,e disse al cane, ch'una marca d'oroa quella donna in cortesia donasse.Scossesi il cane, e videsi il tesoro.Disse Adonio alla balia, che pigliasse,soggiungendo: — Ti par che prezzo sia,per cui sì bello e util cane io dia?
E per mostrar che veri i detti foro,
con la balia in un canto si ritrasse,
e disse al cane, ch'una marca d'oro
a quella donna in cortesia donasse.
Scossesi il cane, e videsi il tesoro.
Disse Adonio alla balia, che pigliasse,
soggiungendo: — Ti par che prezzo sia,
per cui sì bello e util cane io dia?
111
Cosa, qual vogli sia, non gli domando,di ch'io ne torni mai con le man vote;e quando perle, e quando annella, e quandoleggiadra veste e di gran prezzo scuote.Pur di' a madonna, che fia al suo comando;per oro no, ch'oro pagar nol puote:ma se vuol ch'una notte seco io giaccia,abbiasi il cane, e 'l suo voler ne faccia. —
Cosa, qual vogli sia, non gli domando,di ch'io ne torni mai con le man vote;e quando perle, e quando annella, e quandoleggiadra veste e di gran prezzo scuote.Pur di' a madonna, che fia al suo comando;per oro no, ch'oro pagar nol puote:ma se vuol ch'una notte seco io giaccia,abbiasi il cane, e 'l suo voler ne faccia. —
Cosa, qual vogli sia, non gli domando,
di ch'io ne torni mai con le man vote;
e quando perle, e quando annella, e quando
leggiadra veste e di gran prezzo scuote.
Pur di' a madonna, che fia al suo comando;
per oro no, ch'oro pagar nol puote:
ma se vuol ch'una notte seco io giaccia,
abbiasi il cane, e 'l suo voler ne faccia. —
112
Così dice: e una gemma allora natale dà, ch'alla padrona l'appresenti.Pare alla balia averne più derata,che di pagar dieci ducati o venti.Torna alla donna, e le fa l'imbasciata;e la conforta poi, che si contentid'acquistare il bel cane; ch'acquistarloper prezzo può, che non si perde a darlo.
Così dice: e una gemma allora natale dà, ch'alla padrona l'appresenti.Pare alla balia averne più derata,che di pagar dieci ducati o venti.Torna alla donna, e le fa l'imbasciata;e la conforta poi, che si contentid'acquistare il bel cane; ch'acquistarloper prezzo può, che non si perde a darlo.
Così dice: e una gemma allora nata
le dà, ch'alla padrona l'appresenti.
Pare alla balia averne più derata,
che di pagar dieci ducati o venti.
Torna alla donna, e le fa l'imbasciata;
e la conforta poi, che si contenti
d'acquistare il bel cane; ch'acquistarlo
per prezzo può, che non si perde a darlo.
113
La bella Argia sta ritrosetta in prima;parte, che la sua fé romper non vuole,parte, ch'esser possibile non stimatutto ciò che ne suonan le parole.La balia le ricorda, e rode e lima,che tanto ben di rado avvenir suole;e fe' che l'agio un altro dì si tolse,che 'l can veder senza tanti occhi volse.
La bella Argia sta ritrosetta in prima;parte, che la sua fé romper non vuole,parte, ch'esser possibile non stimatutto ciò che ne suonan le parole.La balia le ricorda, e rode e lima,che tanto ben di rado avvenir suole;e fe' che l'agio un altro dì si tolse,che 'l can veder senza tanti occhi volse.
La bella Argia sta ritrosetta in prima;
parte, che la sua fé romper non vuole,
parte, ch'esser possibile non stima
tutto ciò che ne suonan le parole.
La balia le ricorda, e rode e lima,
che tanto ben di rado avvenir suole;
e fe' che l'agio un altro dì si tolse,
che 'l can veder senza tanti occhi volse.
114
Quest'altro comparir ch'Adonio fece,fu la ruina e del dottor la morte.Facea nascer le doble a diece a diece,filze di perle, e gemme d'ogni sorte:sì che il superbo cor mansuefece,che tanto meno a contrastar fu forte,quanto poi seppe che costui ch'inantegli fa partito, è 'l cavallier suo amante.
Quest'altro comparir ch'Adonio fece,fu la ruina e del dottor la morte.Facea nascer le doble a diece a diece,filze di perle, e gemme d'ogni sorte:sì che il superbo cor mansuefece,che tanto meno a contrastar fu forte,quanto poi seppe che costui ch'inantegli fa partito, è 'l cavallier suo amante.
Quest'altro comparir ch'Adonio fece,
fu la ruina e del dottor la morte.
Facea nascer le doble a diece a diece,
filze di perle, e gemme d'ogni sorte:
sì che il superbo cor mansuefece,
che tanto meno a contrastar fu forte,
quanto poi seppe che costui ch'inante
gli fa partito, è 'l cavallier suo amante.
115
De la puttana sua balia i conforti,i prieghi de l'amante e la presenza,il veder che guadagno se l'apporti,del misero dottor la lunga assenza,lo sperar ch'alcun mai non lo rapporti,fero ai casti pensier tal violenza,ch'ella accettò il bel cane, e per mercedein braccio e in preda al suo amator si diede.
De la puttana sua balia i conforti,i prieghi de l'amante e la presenza,il veder che guadagno se l'apporti,del misero dottor la lunga assenza,lo sperar ch'alcun mai non lo rapporti,fero ai casti pensier tal violenza,ch'ella accettò il bel cane, e per mercedein braccio e in preda al suo amator si diede.
De la puttana sua balia i conforti,
i prieghi de l'amante e la presenza,
il veder che guadagno se l'apporti,
del misero dottor la lunga assenza,
lo sperar ch'alcun mai non lo rapporti,
fero ai casti pensier tal violenza,
ch'ella accettò il bel cane, e per mercede
in braccio e in preda al suo amator si diede.
116
Adonio lungamente frutto colsede la sua bella donna, a cui la fatagrande amor pose, e tanto le ne volse,che sempre star con lei si fu ubligata.Per tutti i segni il sol prima si volse,ch'al giudice licenza fosse data:al fin tornò, ma pien di gran sospettoper quel che già l'astrologo avea detto.
Adonio lungamente frutto colsede la sua bella donna, a cui la fatagrande amor pose, e tanto le ne volse,che sempre star con lei si fu ubligata.Per tutti i segni il sol prima si volse,ch'al giudice licenza fosse data:al fin tornò, ma pien di gran sospettoper quel che già l'astrologo avea detto.
Adonio lungamente frutto colse
de la sua bella donna, a cui la fata
grande amor pose, e tanto le ne volse,
che sempre star con lei si fu ubligata.
Per tutti i segni il sol prima si volse,
ch'al giudice licenza fosse data:
al fin tornò, ma pien di gran sospetto
per quel che già l'astrologo avea detto.
117
Fa, giunto ne la patria, il primo voloa casa de l'astrologo, e gli chiede,se la sua donna fatto inganno e dolo,o pur servato gli abbia amore e fede.Il sito figurò colui del polo,ed a tutti i pianeti il luogo diede:poi rispose che quel ch'avea temuto,come predetto fu, gli era avvenuto;
Fa, giunto ne la patria, il primo voloa casa de l'astrologo, e gli chiede,se la sua donna fatto inganno e dolo,o pur servato gli abbia amore e fede.Il sito figurò colui del polo,ed a tutti i pianeti il luogo diede:poi rispose che quel ch'avea temuto,come predetto fu, gli era avvenuto;
Fa, giunto ne la patria, il primo volo
a casa de l'astrologo, e gli chiede,
se la sua donna fatto inganno e dolo,
o pur servato gli abbia amore e fede.
Il sito figurò colui del polo,
ed a tutti i pianeti il luogo diede:
poi rispose che quel ch'avea temuto,
come predetto fu, gli era avvenuto;
118
che da doni grandissimi corrotta,data ad altri s'avea la donna in preda.Questa al dottor nel cor fu sì gran botta,che lancia e spiedo io vo' che ben le ceda.Per esserne più certo, ne va allotta(ben che pur troppo allo indivino creda)ov'è la balia, e la tira da parte,e per saperne il certo usa grande arte.
che da doni grandissimi corrotta,data ad altri s'avea la donna in preda.Questa al dottor nel cor fu sì gran botta,che lancia e spiedo io vo' che ben le ceda.Per esserne più certo, ne va allotta(ben che pur troppo allo indivino creda)ov'è la balia, e la tira da parte,e per saperne il certo usa grande arte.
che da doni grandissimi corrotta,
data ad altri s'avea la donna in preda.
Questa al dottor nel cor fu sì gran botta,
che lancia e spiedo io vo' che ben le ceda.
Per esserne più certo, ne va allotta
(ben che pur troppo allo indivino creda)
ov'è la balia, e la tira da parte,
e per saperne il certo usa grande arte.
119
Con larghi giri circondando provaor qua or là di ritrovar la traccia;e da principio nulla ne ritrova,con ogni diligenza che ne faccia;ch'ella, che non avea tal cosa nuova,stava negando con immobil faccia;e come bene istrutta, più d'un mesetra il dubbio e 'l certo il suo patron sospese.
Con larghi giri circondando provaor qua or là di ritrovar la traccia;e da principio nulla ne ritrova,con ogni diligenza che ne faccia;ch'ella, che non avea tal cosa nuova,stava negando con immobil faccia;e come bene istrutta, più d'un mesetra il dubbio e 'l certo il suo patron sospese.
Con larghi giri circondando prova
or qua or là di ritrovar la traccia;
e da principio nulla ne ritrova,
con ogni diligenza che ne faccia;
ch'ella, che non avea tal cosa nuova,
stava negando con immobil faccia;
e come bene istrutta, più d'un mese
tra il dubbio e 'l certo il suo patron sospese.
120
Quanto dovea parergli il dubio buono,se pensava il dolor ch'avria del certo!Poi ch'indarno provò con priego e dono,che da la balia il ver gli fosse aperto,né toccò tasto ove sentisse suonoaltro che falso; come uom ben esperto,aspettò che discordia vi venisse;ch'ove femine son, son liti e risse.
Quanto dovea parergli il dubio buono,se pensava il dolor ch'avria del certo!Poi ch'indarno provò con priego e dono,che da la balia il ver gli fosse aperto,né toccò tasto ove sentisse suonoaltro che falso; come uom ben esperto,aspettò che discordia vi venisse;ch'ove femine son, son liti e risse.
Quanto dovea parergli il dubio buono,
se pensava il dolor ch'avria del certo!
Poi ch'indarno provò con priego e dono,
che da la balia il ver gli fosse aperto,
né toccò tasto ove sentisse suono
altro che falso; come uom ben esperto,
aspettò che discordia vi venisse;
ch'ove femine son, son liti e risse.
121
E come egli aspettò, così gli avvenne;ch'al primo sdegno che tra loro nacque,senza suo ricercar, la balia venneil tutto a ricontargli, e nulla tacque.Lungo a dir fôra ciò che 'l cor sostenne,come la mente costernata giacquedel giudice meschin, che fu sì oppresso,che stette per uscir fuor di se stesso:
E come egli aspettò, così gli avvenne;ch'al primo sdegno che tra loro nacque,senza suo ricercar, la balia venneil tutto a ricontargli, e nulla tacque.Lungo a dir fôra ciò che 'l cor sostenne,come la mente costernata giacquedel giudice meschin, che fu sì oppresso,che stette per uscir fuor di se stesso:
E come egli aspettò, così gli avvenne;
ch'al primo sdegno che tra loro nacque,
senza suo ricercar, la balia venne
il tutto a ricontargli, e nulla tacque.
Lungo a dir fôra ciò che 'l cor sostenne,
come la mente costernata giacque
del giudice meschin, che fu sì oppresso,
che stette per uscir fuor di se stesso:
122
e si dispose al fin, da l'ira vinto,morir, ma prima uccider la sua moglie;e che d'amendue i sangui un ferro tintolevassi lei di biasmo, e sé di doglie.Ne la città se ne ritorna, spintoda così furibonde e cieche voglie;indi alla villa un suo fidato manda,e quanto esequir debba, gli commanda.
e si dispose al fin, da l'ira vinto,morir, ma prima uccider la sua moglie;e che d'amendue i sangui un ferro tintolevassi lei di biasmo, e sé di doglie.Ne la città se ne ritorna, spintoda così furibonde e cieche voglie;indi alla villa un suo fidato manda,e quanto esequir debba, gli commanda.
e si dispose al fin, da l'ira vinto,
morir, ma prima uccider la sua moglie;
e che d'amendue i sangui un ferro tinto
levassi lei di biasmo, e sé di doglie.
Ne la città se ne ritorna, spinto
da così furibonde e cieche voglie;
indi alla villa un suo fidato manda,
e quanto esequir debba, gli commanda.
123
Commanda al servo, ch'alla moglie Argiatorni alla villa, e in nome suo le dicach'egli è da febbre oppresso così ria,che di trovarlo vivo avrà fatica;sì che, senza aspettar più compagnia,venir debba con lui, s'ella gli è amica(verrà: sa ben che non farà parola);e che tra via le seghi egli la gola.
Commanda al servo, ch'alla moglie Argiatorni alla villa, e in nome suo le dicach'egli è da febbre oppresso così ria,che di trovarlo vivo avrà fatica;sì che, senza aspettar più compagnia,venir debba con lui, s'ella gli è amica(verrà: sa ben che non farà parola);e che tra via le seghi egli la gola.
Commanda al servo, ch'alla moglie Argia
torni alla villa, e in nome suo le dica
ch'egli è da febbre oppresso così ria,
che di trovarlo vivo avrà fatica;
sì che, senza aspettar più compagnia,
venir debba con lui, s'ella gli è amica
(verrà: sa ben che non farà parola);
e che tra via le seghi egli la gola.
124
A chiamar la patrona andò il famiglio,per far di lei quanto il signor commesse.Dato prima al suo cane ella di piglio,montò a cavallo ed a camin si messe.L'avea il cane avisata del periglio,ma che d'andar per questo ella non stesse;ch'avea ben disegnato e provedutoonde nel gran bisogno avrebbe aiuto.
A chiamar la patrona andò il famiglio,per far di lei quanto il signor commesse.Dato prima al suo cane ella di piglio,montò a cavallo ed a camin si messe.L'avea il cane avisata del periglio,ma che d'andar per questo ella non stesse;ch'avea ben disegnato e provedutoonde nel gran bisogno avrebbe aiuto.
A chiamar la patrona andò il famiglio,
per far di lei quanto il signor commesse.
Dato prima al suo cane ella di piglio,
montò a cavallo ed a camin si messe.
L'avea il cane avisata del periglio,
ma che d'andar per questo ella non stesse;
ch'avea ben disegnato e proveduto
onde nel gran bisogno avrebbe aiuto.
125
Levato il servo del camino s'era;e per diverse e solitarie stradea studio capitò su una rivierache d'Apennino in questo fiume cade;ov'era bosco e selva oscura e nera,lungi da villa e lungi da cittade.Gli parve loco tacito e dispostoper l'effetto crudel che gli fu imposto.
Levato il servo del camino s'era;e per diverse e solitarie stradea studio capitò su una rivierache d'Apennino in questo fiume cade;ov'era bosco e selva oscura e nera,lungi da villa e lungi da cittade.Gli parve loco tacito e dispostoper l'effetto crudel che gli fu imposto.
Levato il servo del camino s'era;
e per diverse e solitarie strade
a studio capitò su una riviera
che d'Apennino in questo fiume cade;
ov'era bosco e selva oscura e nera,
lungi da villa e lungi da cittade.
Gli parve loco tacito e disposto
per l'effetto crudel che gli fu imposto.
126
Trasse la spada e alla padrona dissequanto commesso il suo signor gli avea;sì che chiedesse, prima che morisse,perdono a Dio d'ogni colpa rea.Non ti so dir com'ella si coprisse:quando il servo ferirla si credea,più non la vide, e molto d'ogn'intornol'andò cercando, e al fin restò con scorno.
Trasse la spada e alla padrona dissequanto commesso il suo signor gli avea;sì che chiedesse, prima che morisse,perdono a Dio d'ogni colpa rea.Non ti so dir com'ella si coprisse:quando il servo ferirla si credea,più non la vide, e molto d'ogn'intornol'andò cercando, e al fin restò con scorno.
Trasse la spada e alla padrona disse
quanto commesso il suo signor gli avea;
sì che chiedesse, prima che morisse,
perdono a Dio d'ogni colpa rea.
Non ti so dir com'ella si coprisse:
quando il servo ferirla si credea,
più non la vide, e molto d'ogn'intorno
l'andò cercando, e al fin restò con scorno.
127
Torna al patron con gran vergogna ed onta,tutto attonito in faccia e sbigottito;e l'insolito caso gli racconta,ch'egli non sa come si sia seguito.Ch'a' suoi servigi abbia la moglie prontala fata Manto, non sapea il marito;che la balia onde il resto avea saputo,questo, non so perché, gli avea taciuto.
Torna al patron con gran vergogna ed onta,tutto attonito in faccia e sbigottito;e l'insolito caso gli racconta,ch'egli non sa come si sia seguito.Ch'a' suoi servigi abbia la moglie prontala fata Manto, non sapea il marito;che la balia onde il resto avea saputo,questo, non so perché, gli avea taciuto.
Torna al patron con gran vergogna ed onta,
tutto attonito in faccia e sbigottito;
e l'insolito caso gli racconta,
ch'egli non sa come si sia seguito.
Ch'a' suoi servigi abbia la moglie pronta
la fata Manto, non sapea il marito;
che la balia onde il resto avea saputo,
questo, non so perché, gli avea taciuto.
128
Non sa che far; che né l'oltraggio gravevendicato ha, né le sue pene ha sceme.Quel ch'era una festuca, ora è una trave,tanto gli pesa, tanto al cor gli preme.L'error che sapean pochi, or sì aperto have,che senza indugio si palesi, teme.Potea il primo celarsi; ma il secondo,publico in breve fia per tutto il mondo.
Non sa che far; che né l'oltraggio gravevendicato ha, né le sue pene ha sceme.Quel ch'era una festuca, ora è una trave,tanto gli pesa, tanto al cor gli preme.L'error che sapean pochi, or sì aperto have,che senza indugio si palesi, teme.Potea il primo celarsi; ma il secondo,publico in breve fia per tutto il mondo.
Non sa che far; che né l'oltraggio grave
vendicato ha, né le sue pene ha sceme.
Quel ch'era una festuca, ora è una trave,
tanto gli pesa, tanto al cor gli preme.
L'error che sapean pochi, or sì aperto have,
che senza indugio si palesi, teme.
Potea il primo celarsi; ma il secondo,
publico in breve fia per tutto il mondo.
129
Conosce ben che, poi che 'l cor felloneavea scoperto il misero contra essa,ch'ella, per non tornargli in suggezione,d'alcun potente in man si sarà messa;il qual se la terrà con irrisioneed ignominia del marito espressa;e forse anco verrà d'alcuno in mano,che ne fia insieme adultero e ruffiano.
Conosce ben che, poi che 'l cor felloneavea scoperto il misero contra essa,ch'ella, per non tornargli in suggezione,d'alcun potente in man si sarà messa;il qual se la terrà con irrisioneed ignominia del marito espressa;e forse anco verrà d'alcuno in mano,che ne fia insieme adultero e ruffiano.
Conosce ben che, poi che 'l cor fellone
avea scoperto il misero contra essa,
ch'ella, per non tornargli in suggezione,
d'alcun potente in man si sarà messa;
il qual se la terrà con irrisione
ed ignominia del marito espressa;
e forse anco verrà d'alcuno in mano,
che ne fia insieme adultero e ruffiano.
130
Sì che, per rimediarvi, in fretta mandaintorno messi e lettere a cercarne:ch'in quel loco, ch'in questo ne domandaper Lombardia, senza città lasciarne.Poi va in persona, e non si lascia bandaove o non vada o mandivi a spiarne:né mai può ritrovar capo né viadi venire a notizia, che ne sia.
Sì che, per rimediarvi, in fretta mandaintorno messi e lettere a cercarne:ch'in quel loco, ch'in questo ne domandaper Lombardia, senza città lasciarne.Poi va in persona, e non si lascia bandaove o non vada o mandivi a spiarne:né mai può ritrovar capo né viadi venire a notizia, che ne sia.
Sì che, per rimediarvi, in fretta manda
intorno messi e lettere a cercarne:
ch'in quel loco, ch'in questo ne domanda
per Lombardia, senza città lasciarne.
Poi va in persona, e non si lascia banda
ove o non vada o mandivi a spiarne:
né mai può ritrovar capo né via
di venire a notizia, che ne sia.
131
Al fin chiama quel servo a chi fu impostal'opra crudel che poi non ebbe effetto,e fa che lo conduce ove nascostase gli era Argia, sì come gli avea detto;che forse in qualche macchia il dì reposta,la notte si ripara ad alcun tetto.Lo guida il servo ove trovar si credela folta selva, e un gran palagio vede.
Al fin chiama quel servo a chi fu impostal'opra crudel che poi non ebbe effetto,e fa che lo conduce ove nascostase gli era Argia, sì come gli avea detto;che forse in qualche macchia il dì reposta,la notte si ripara ad alcun tetto.Lo guida il servo ove trovar si credela folta selva, e un gran palagio vede.
Al fin chiama quel servo a chi fu imposta
l'opra crudel che poi non ebbe effetto,
e fa che lo conduce ove nascosta
se gli era Argia, sì come gli avea detto;
che forse in qualche macchia il dì reposta,
la notte si ripara ad alcun tetto.
Lo guida il servo ove trovar si crede
la folta selva, e un gran palagio vede.
132
Fatto avea farsi alla sua fata intantola bella Argia con subito lavorod'alabastri un palagio per incanto,dentro e di fuor tutto fregiato d'oro.Né lingua dir, né cor pensar può quantoavea beltà di fuor, dentro tesoro.Quel che iersera sì ti parve bello,del mio signor, saria un tugurio a quello.
Fatto avea farsi alla sua fata intantola bella Argia con subito lavorod'alabastri un palagio per incanto,dentro e di fuor tutto fregiato d'oro.Né lingua dir, né cor pensar può quantoavea beltà di fuor, dentro tesoro.Quel che iersera sì ti parve bello,del mio signor, saria un tugurio a quello.
Fatto avea farsi alla sua fata intanto
la bella Argia con subito lavoro
d'alabastri un palagio per incanto,
dentro e di fuor tutto fregiato d'oro.
Né lingua dir, né cor pensar può quanto
avea beltà di fuor, dentro tesoro.
Quel che iersera sì ti parve bello,
del mio signor, saria un tugurio a quello.
133
E di panni di razza, e di cortinetessute riccamente e a varie fogge,ornate eran le stalle e le cantine,non sale pur, non pur camere e logge;vasi d'oro e d'argento senza fine,gemme cavate, azzurre e verdi e rogge,e formate in gran piatti e in coppe e in nappi,e senza fin d'oro e di seta drappi.
E di panni di razza, e di cortinetessute riccamente e a varie fogge,ornate eran le stalle e le cantine,non sale pur, non pur camere e logge;vasi d'oro e d'argento senza fine,gemme cavate, azzurre e verdi e rogge,e formate in gran piatti e in coppe e in nappi,e senza fin d'oro e di seta drappi.
E di panni di razza, e di cortine
tessute riccamente e a varie fogge,
ornate eran le stalle e le cantine,
non sale pur, non pur camere e logge;
vasi d'oro e d'argento senza fine,
gemme cavate, azzurre e verdi e rogge,
e formate in gran piatti e in coppe e in nappi,
e senza fin d'oro e di seta drappi.
134
Il giudice, sì come io vi dicea,venne a questo palagio a dar di petto,quando né una capanna si credeadi ritrovar, ma solo il bosco schietto.Per l'alta maraviglia che n'avea,esser si credea uscito d'intelletto:non sapea se fosse ebbro o se sognassi,o pur se 'l cervel scemo a volo andassi.
Il giudice, sì come io vi dicea,venne a questo palagio a dar di petto,quando né una capanna si credeadi ritrovar, ma solo il bosco schietto.Per l'alta maraviglia che n'avea,esser si credea uscito d'intelletto:non sapea se fosse ebbro o se sognassi,o pur se 'l cervel scemo a volo andassi.
Il giudice, sì come io vi dicea,
venne a questo palagio a dar di petto,
quando né una capanna si credea
di ritrovar, ma solo il bosco schietto.
Per l'alta maraviglia che n'avea,
esser si credea uscito d'intelletto:
non sapea se fosse ebbro o se sognassi,
o pur se 'l cervel scemo a volo andassi.
135
Vede inanzi alla porta uno Etiopocon naso e labri grossi; e ben gli è avvisoche non vedesse mai, prima né dopo,un così sozzo e dispiacevol viso;poi di fattezze, qual si pinge Esopo,d'attristar, se vi fosse, il paradiso;bisunto e sporco, e d'abito mendico:né a mezzo ancor di sua bruttezza io dico.
Vede inanzi alla porta uno Etiopocon naso e labri grossi; e ben gli è avvisoche non vedesse mai, prima né dopo,un così sozzo e dispiacevol viso;poi di fattezze, qual si pinge Esopo,d'attristar, se vi fosse, il paradiso;bisunto e sporco, e d'abito mendico:né a mezzo ancor di sua bruttezza io dico.
Vede inanzi alla porta uno Etiopo
con naso e labri grossi; e ben gli è avviso
che non vedesse mai, prima né dopo,
un così sozzo e dispiacevol viso;
poi di fattezze, qual si pinge Esopo,
d'attristar, se vi fosse, il paradiso;
bisunto e sporco, e d'abito mendico:
né a mezzo ancor di sua bruttezza io dico.
136
Anselmo che non vede altro da cuipossa saper di chi la casa sia,a lui s'accosta, e ne domanda a lui;ed ei risponde: — Questa casa è mia. —Il giudice è ben certo che coluilo beffi e che gli dica la bugia:ma con scongiuri il negro ad affermareche sua è la casa, e ch'altri non v'ha a fare;
Anselmo che non vede altro da cuipossa saper di chi la casa sia,a lui s'accosta, e ne domanda a lui;ed ei risponde: — Questa casa è mia. —Il giudice è ben certo che coluilo beffi e che gli dica la bugia:ma con scongiuri il negro ad affermareche sua è la casa, e ch'altri non v'ha a fare;
Anselmo che non vede altro da cui
possa saper di chi la casa sia,
a lui s'accosta, e ne domanda a lui;
ed ei risponde: — Questa casa è mia. —
Il giudice è ben certo che colui
lo beffi e che gli dica la bugia:
ma con scongiuri il negro ad affermare
che sua è la casa, e ch'altri non v'ha a fare;
137
e gli offerisce, se la vuol vedere,che dentro vada, e cerchi come voglia;e se v'ha cosa che gli sia in piacereo per sé o per gli amici, se la toglia.Diede il cavallo al servo suo a tenereAnselmo, e messe il piè dentro alla soglia;e per sale e per camere condutto,da basso e d'alto andò mirando il tutto.
e gli offerisce, se la vuol vedere,che dentro vada, e cerchi come voglia;e se v'ha cosa che gli sia in piacereo per sé o per gli amici, se la toglia.Diede il cavallo al servo suo a tenereAnselmo, e messe il piè dentro alla soglia;e per sale e per camere condutto,da basso e d'alto andò mirando il tutto.
e gli offerisce, se la vuol vedere,
che dentro vada, e cerchi come voglia;
e se v'ha cosa che gli sia in piacere
o per sé o per gli amici, se la toglia.
Diede il cavallo al servo suo a tenere
Anselmo, e messe il piè dentro alla soglia;
e per sale e per camere condutto,
da basso e d'alto andò mirando il tutto.
138
La forma, il sito, il ricco e bel lavorova contemplando, e l'ornamento regio;e spesso dice: — Non potria quant'oroè sotto il sol pagare il loco egregio. —A questo gli risponde il brutto Moro,e dice: — E questo ancor trova il suo pregio:se non d'oro o d'argento, nondimenopagar lo può quel che vi costa meno. —
La forma, il sito, il ricco e bel lavorova contemplando, e l'ornamento regio;e spesso dice: — Non potria quant'oroè sotto il sol pagare il loco egregio. —A questo gli risponde il brutto Moro,e dice: — E questo ancor trova il suo pregio:se non d'oro o d'argento, nondimenopagar lo può quel che vi costa meno. —
La forma, il sito, il ricco e bel lavoro
va contemplando, e l'ornamento regio;
e spesso dice: — Non potria quant'oro
è sotto il sol pagare il loco egregio. —
A questo gli risponde il brutto Moro,
e dice: — E questo ancor trova il suo pregio:
se non d'oro o d'argento, nondimeno
pagar lo può quel che vi costa meno. —
139
E gli fa la medesima richiestach'avea già Adonio alla sua moglie fatta.De la brutta domanda e disonesta,persona lo stimò bestiale e matta.Per tre repulse e quattro egli non resta;e tanti modi a persuaderlo adatta,sempre offerendo in merito il palagio,che fe' inchinarlo al suo voler malvagio.
E gli fa la medesima richiestach'avea già Adonio alla sua moglie fatta.De la brutta domanda e disonesta,persona lo stimò bestiale e matta.Per tre repulse e quattro egli non resta;e tanti modi a persuaderlo adatta,sempre offerendo in merito il palagio,che fe' inchinarlo al suo voler malvagio.
E gli fa la medesima richiesta
ch'avea già Adonio alla sua moglie fatta.
De la brutta domanda e disonesta,
persona lo stimò bestiale e matta.
Per tre repulse e quattro egli non resta;
e tanti modi a persuaderlo adatta,
sempre offerendo in merito il palagio,
che fe' inchinarlo al suo voler malvagio.
140
La moglie Argia che stava appresso ascosa,poi che lo vide nel suo error caduto,saltò fuora gridando: — Ah degna cosache io veggo di dottor saggio tenuto! —Trovato in sì mal'opra e viziosa,pensa se rosso far si deve e muto.O terra, acciò ti si gettassi dentro,perché allor non t'apristi insino al centro?
La moglie Argia che stava appresso ascosa,poi che lo vide nel suo error caduto,saltò fuora gridando: — Ah degna cosache io veggo di dottor saggio tenuto! —Trovato in sì mal'opra e viziosa,pensa se rosso far si deve e muto.O terra, acciò ti si gettassi dentro,perché allor non t'apristi insino al centro?
La moglie Argia che stava appresso ascosa,
poi che lo vide nel suo error caduto,
saltò fuora gridando: — Ah degna cosa
che io veggo di dottor saggio tenuto! —
Trovato in sì mal'opra e viziosa,
pensa se rosso far si deve e muto.
O terra, acciò ti si gettassi dentro,
perché allor non t'apristi insino al centro?
141
La donna in suo discarco, ed in vergognad'Anselmo, il capo gl'intronò di gridi,dicendo: — Come te punir bisognadi quel che far con sì vil uom ti vidi,se per seguir quel che natura agogna,me, vinta a' prieghi del mio amante, uccidi?ch'era bello e gentile; e un dono talemi fe', ch'a quel nulla il palagio vale.
La donna in suo discarco, ed in vergognad'Anselmo, il capo gl'intronò di gridi,dicendo: — Come te punir bisognadi quel che far con sì vil uom ti vidi,se per seguir quel che natura agogna,me, vinta a' prieghi del mio amante, uccidi?ch'era bello e gentile; e un dono talemi fe', ch'a quel nulla il palagio vale.
La donna in suo discarco, ed in vergogna
d'Anselmo, il capo gl'intronò di gridi,
dicendo: — Come te punir bisogna
di quel che far con sì vil uom ti vidi,
se per seguir quel che natura agogna,
me, vinta a' prieghi del mio amante, uccidi?
ch'era bello e gentile; e un dono tale
mi fe', ch'a quel nulla il palagio vale.
142
S'io ti parvi esser degna d'una morte,conosci che ne sei degno di cento:e ben ch'in questo loco io sia sì forte,ch'io possa di te fare il mio talento;pure io non vo' pigliar di peggior sortealtra vendetta del tuo fallimento.Di par l'avere e 'l dar, marito, poni;fa, com'io a te, che tu a me ancor perdoni:
S'io ti parvi esser degna d'una morte,conosci che ne sei degno di cento:e ben ch'in questo loco io sia sì forte,ch'io possa di te fare il mio talento;pure io non vo' pigliar di peggior sortealtra vendetta del tuo fallimento.Di par l'avere e 'l dar, marito, poni;fa, com'io a te, che tu a me ancor perdoni:
S'io ti parvi esser degna d'una morte,
conosci che ne sei degno di cento:
e ben ch'in questo loco io sia sì forte,
ch'io possa di te fare il mio talento;
pure io non vo' pigliar di peggior sorte
altra vendetta del tuo fallimento.
Di par l'avere e 'l dar, marito, poni;
fa, com'io a te, che tu a me ancor perdoni:
143
e sia la pace e sia l'accordo fatto,ch'ogni passato error vada in oblio;né ch'in parole io possa mai né in attoricordarti il tuo error, né a me tu il mio. —Il marito ne parve aver buon patto,né dimostrossi al perdonar restio.Così a pace e concordia ritornaro,e sempre poi fu l'uno all'altro caro. —
e sia la pace e sia l'accordo fatto,ch'ogni passato error vada in oblio;né ch'in parole io possa mai né in attoricordarti il tuo error, né a me tu il mio. —Il marito ne parve aver buon patto,né dimostrossi al perdonar restio.Così a pace e concordia ritornaro,e sempre poi fu l'uno all'altro caro. —
e sia la pace e sia l'accordo fatto,
ch'ogni passato error vada in oblio;
né ch'in parole io possa mai né in atto
ricordarti il tuo error, né a me tu il mio. —
Il marito ne parve aver buon patto,
né dimostrossi al perdonar restio.
Così a pace e concordia ritornaro,
e sempre poi fu l'uno all'altro caro. —
144
Così disse il nocchiero; e mosse a risoRinaldo al fin de la sua istoria un poco;e diventar gli fece a un tratto il viso,per l'onta del dottor, come di fuoco.Rinaldo Argia molto lodò, ch'avvisoebbe d'alzare a quello augello un giococh'alla medesma rete fe' cascallo,in che cadde ella, ma con minor fallo.
Così disse il nocchiero; e mosse a risoRinaldo al fin de la sua istoria un poco;e diventar gli fece a un tratto il viso,per l'onta del dottor, come di fuoco.Rinaldo Argia molto lodò, ch'avvisoebbe d'alzare a quello augello un giococh'alla medesma rete fe' cascallo,in che cadde ella, ma con minor fallo.
Così disse il nocchiero; e mosse a riso
Rinaldo al fin de la sua istoria un poco;
e diventar gli fece a un tratto il viso,
per l'onta del dottor, come di fuoco.
Rinaldo Argia molto lodò, ch'avviso
ebbe d'alzare a quello augello un gioco
ch'alla medesma rete fe' cascallo,
in che cadde ella, ma con minor fallo.
145
Poi che più in alto il sole il camin prese,fe' il paladino apparecchiar la mensa,ch'avea la notte il Mantuan corteseprovista con larghissima dispensa.Fugge a sinistra intanto il bel paese,ed a man destra la palude immensa:viene e fuggesi Argenta e 'l suo gironecol lito ove Santerno il capo pone.
Poi che più in alto il sole il camin prese,fe' il paladino apparecchiar la mensa,ch'avea la notte il Mantuan corteseprovista con larghissima dispensa.Fugge a sinistra intanto il bel paese,ed a man destra la palude immensa:viene e fuggesi Argenta e 'l suo gironecol lito ove Santerno il capo pone.
Poi che più in alto il sole il camin prese,
fe' il paladino apparecchiar la mensa,
ch'avea la notte il Mantuan cortese
provista con larghissima dispensa.
Fugge a sinistra intanto il bel paese,
ed a man destra la palude immensa:
viene e fuggesi Argenta e 'l suo girone
col lito ove Santerno il capo pone.
146
Allora la Bastia credo non v'era,di che non troppo si vantar Spagnuolid'avervi su tenuta la bandiera;ma più da pianger n'hanno i Romagniuoli.E quindi a filo alla dritta rivieracacciano il legno, e fan parer che voli.Lo volgon poi per una fossa morta,ch'a mezzodì presso a Ravenna il porta.
Allora la Bastia credo non v'era,di che non troppo si vantar Spagnuolid'avervi su tenuta la bandiera;ma più da pianger n'hanno i Romagniuoli.E quindi a filo alla dritta rivieracacciano il legno, e fan parer che voli.Lo volgon poi per una fossa morta,ch'a mezzodì presso a Ravenna il porta.
Allora la Bastia credo non v'era,
di che non troppo si vantar Spagnuoli
d'avervi su tenuta la bandiera;
ma più da pianger n'hanno i Romagniuoli.
E quindi a filo alla dritta riviera
cacciano il legno, e fan parer che voli.
Lo volgon poi per una fossa morta,
ch'a mezzodì presso a Ravenna il porta.
147
Ben che Rinaldo con pochi danarifosse sovente, pur n'avea sì alora,che cortesia ne fece a' marinari,prima che li lasciasse alla buon'ora.Quindi mutando bestie e cavallari,Arimino passò la sera ancora;né in Montefiore aspetta il matutino,e quasi a par col sol giunge in Urbino.
Ben che Rinaldo con pochi danarifosse sovente, pur n'avea sì alora,che cortesia ne fece a' marinari,prima che li lasciasse alla buon'ora.Quindi mutando bestie e cavallari,Arimino passò la sera ancora;né in Montefiore aspetta il matutino,e quasi a par col sol giunge in Urbino.
Ben che Rinaldo con pochi danari
fosse sovente, pur n'avea sì alora,
che cortesia ne fece a' marinari,
prima che li lasciasse alla buon'ora.
Quindi mutando bestie e cavallari,
Arimino passò la sera ancora;
né in Montefiore aspetta il matutino,
e quasi a par col sol giunge in Urbino.
148
Quivi non era Federico allora,né l'Issabetta, né 'l buon Guido v'era,né Francesco Maria, né Leonora,che con cortese forza e non altieraavesse astretto a far seco dimorasì famoso guerrier più d'una sera;come fer già molti anni, ed oggi fannoa donne e a cavallier che di là vanno.
Quivi non era Federico allora,né l'Issabetta, né 'l buon Guido v'era,né Francesco Maria, né Leonora,che con cortese forza e non altieraavesse astretto a far seco dimorasì famoso guerrier più d'una sera;come fer già molti anni, ed oggi fannoa donne e a cavallier che di là vanno.
Quivi non era Federico allora,
né l'Issabetta, né 'l buon Guido v'era,
né Francesco Maria, né Leonora,
che con cortese forza e non altiera
avesse astretto a far seco dimora
sì famoso guerrier più d'una sera;
come fer già molti anni, ed oggi fanno
a donne e a cavallier che di là vanno.
149
Poi che quivi alla briglia alcun nol prende,smonta Rinaldo a Cagli alla via dritta.Pel monte che 'l Metauro o il Gauno fende,passa Apennino e più non l'ha a man ritta;passa gli Ombri e gli Etrusci, e a Roma scende;da Roma ad Ostia; e quindi si tragittaper mare alla cittade a cui commiseil pietoso figliuol l'ossa d'Anchise.
Poi che quivi alla briglia alcun nol prende,smonta Rinaldo a Cagli alla via dritta.Pel monte che 'l Metauro o il Gauno fende,passa Apennino e più non l'ha a man ritta;passa gli Ombri e gli Etrusci, e a Roma scende;da Roma ad Ostia; e quindi si tragittaper mare alla cittade a cui commiseil pietoso figliuol l'ossa d'Anchise.
Poi che quivi alla briglia alcun nol prende,
smonta Rinaldo a Cagli alla via dritta.
Pel monte che 'l Metauro o il Gauno fende,
passa Apennino e più non l'ha a man ritta;
passa gli Ombri e gli Etrusci, e a Roma scende;
da Roma ad Ostia; e quindi si tragitta
per mare alla cittade a cui commise
il pietoso figliuol l'ossa d'Anchise.
150
Muta ivi legno, e verso l'isolettadi Lipadusa fa ratto levarsi;quella che fu dai combattenti eletta,ed ove già stati erano a trovarsi.Insta Rinaldo, e gli nocchieri affretta,ch'a vela e a remi fan ciò che può farsi;ma i venti avversi e per lui mal gagliardi,lo fecer, ma di poco, arrivar tardi.
Muta ivi legno, e verso l'isolettadi Lipadusa fa ratto levarsi;quella che fu dai combattenti eletta,ed ove già stati erano a trovarsi.Insta Rinaldo, e gli nocchieri affretta,ch'a vela e a remi fan ciò che può farsi;ma i venti avversi e per lui mal gagliardi,lo fecer, ma di poco, arrivar tardi.
Muta ivi legno, e verso l'isoletta
di Lipadusa fa ratto levarsi;
quella che fu dai combattenti eletta,
ed ove già stati erano a trovarsi.
Insta Rinaldo, e gli nocchieri affretta,
ch'a vela e a remi fan ciò che può farsi;
ma i venti avversi e per lui mal gagliardi,
lo fecer, ma di poco, arrivar tardi.
151
Giunse ch'a punto il principe d'Anglantefatta avea l'utile opra e gloriosa:avea Gradasso ucciso ed Agramante,ma con dura vittoria e sanguinosa.Morto n'era il figliuol di Monodante;e di grave percossa e perigliosastava Olivier languendo in su l'arena,e del piè guasto avea martìre e pena.
Giunse ch'a punto il principe d'Anglantefatta avea l'utile opra e gloriosa:avea Gradasso ucciso ed Agramante,ma con dura vittoria e sanguinosa.Morto n'era il figliuol di Monodante;e di grave percossa e perigliosastava Olivier languendo in su l'arena,e del piè guasto avea martìre e pena.
Giunse ch'a punto il principe d'Anglante
fatta avea l'utile opra e gloriosa:
avea Gradasso ucciso ed Agramante,
ma con dura vittoria e sanguinosa.
Morto n'era il figliuol di Monodante;
e di grave percossa e perigliosa
stava Olivier languendo in su l'arena,
e del piè guasto avea martìre e pena.
152
Tener non poté il conte asciutto il viso,quando abbracciò Rinaldo, e che narrolliche gli era stato Brandimarte ucciso,che tanta fede e tanto amor portolli.Né men Rinaldo, quando sì divisovide il capo all'amico, ebbe occhi molli:poi quindi ad abbracciar si fu condottoOlivier che sedea col piede rotto.
Tener non poté il conte asciutto il viso,quando abbracciò Rinaldo, e che narrolliche gli era stato Brandimarte ucciso,che tanta fede e tanto amor portolli.Né men Rinaldo, quando sì divisovide il capo all'amico, ebbe occhi molli:poi quindi ad abbracciar si fu condottoOlivier che sedea col piede rotto.
Tener non poté il conte asciutto il viso,
quando abbracciò Rinaldo, e che narrolli
che gli era stato Brandimarte ucciso,
che tanta fede e tanto amor portolli.
Né men Rinaldo, quando sì diviso
vide il capo all'amico, ebbe occhi molli:
poi quindi ad abbracciar si fu condotto
Olivier che sedea col piede rotto.
153
La consolazion che seppe, tuttadiè lor, ben che per sé tor non la possa;che giunto si vedea quivi alle frutta,anzi poi che la mensa era rimossa.Andaro i servi alla città distrutta,e di Gradasso e d'Agramante l'ossane le ruine ascoser di Biserta,e quivi divulgar la cosa certa.
La consolazion che seppe, tuttadiè lor, ben che per sé tor non la possa;che giunto si vedea quivi alle frutta,anzi poi che la mensa era rimossa.Andaro i servi alla città distrutta,e di Gradasso e d'Agramante l'ossane le ruine ascoser di Biserta,e quivi divulgar la cosa certa.
La consolazion che seppe, tutta
diè lor, ben che per sé tor non la possa;
che giunto si vedea quivi alle frutta,
anzi poi che la mensa era rimossa.
Andaro i servi alla città distrutta,
e di Gradasso e d'Agramante l'ossa
ne le ruine ascoser di Biserta,
e quivi divulgar la cosa certa.
154
De la vittoria ch'avea avuto Orlando,s'allegrò Astolfo e Sansonetto molto;non sì però, come avrian fatto, quandonon fosse a Brandimarte il lume tolto.Sentir lui morto il gaudio va scemandosì, che non ponno asserenare il volto.Or chi sarà di lor, ch'annunzio vogliaa Fiordiligi dar di sì gran doglia?
De la vittoria ch'avea avuto Orlando,s'allegrò Astolfo e Sansonetto molto;non sì però, come avrian fatto, quandonon fosse a Brandimarte il lume tolto.Sentir lui morto il gaudio va scemandosì, che non ponno asserenare il volto.Or chi sarà di lor, ch'annunzio vogliaa Fiordiligi dar di sì gran doglia?
De la vittoria ch'avea avuto Orlando,
s'allegrò Astolfo e Sansonetto molto;
non sì però, come avrian fatto, quando
non fosse a Brandimarte il lume tolto.
Sentir lui morto il gaudio va scemando
sì, che non ponno asserenare il volto.
Or chi sarà di lor, ch'annunzio voglia
a Fiordiligi dar di sì gran doglia?
155
La notte che precesse a questo giorno,Fiordiligi sognò che quella vestache, per mandarne Brandimarte adorno,avea trapunta e di sua man contesta,vedea per mezzo sparsa e d'ogn'intornodi gocce rosse, a guisa di tempesta:parea che di sua man così l'avessericcamata ella, e poi se ne dogliessse.
La notte che precesse a questo giorno,Fiordiligi sognò che quella vestache, per mandarne Brandimarte adorno,avea trapunta e di sua man contesta,vedea per mezzo sparsa e d'ogn'intornodi gocce rosse, a guisa di tempesta:parea che di sua man così l'avessericcamata ella, e poi se ne dogliessse.
La notte che precesse a questo giorno,
Fiordiligi sognò che quella vesta
che, per mandarne Brandimarte adorno,
avea trapunta e di sua man contesta,
vedea per mezzo sparsa e d'ogn'intorno
di gocce rosse, a guisa di tempesta:
parea che di sua man così l'avesse
riccamata ella, e poi se ne dogliessse.
156
E parea dir: — Pur hammi il signor miocommesso ch'io la faccia tutta nera:or perché dunque riccamata holl'iocontra sua voglia in sì strana maniera? —Di questo sogno fe' giudicio rio;poi la novella giunse quella sera:ma tanto Astolfo ascosa le la tenne,ch'a lei con Sansonetto se ne venne.
E parea dir: — Pur hammi il signor miocommesso ch'io la faccia tutta nera:or perché dunque riccamata holl'iocontra sua voglia in sì strana maniera? —Di questo sogno fe' giudicio rio;poi la novella giunse quella sera:ma tanto Astolfo ascosa le la tenne,ch'a lei con Sansonetto se ne venne.
E parea dir: — Pur hammi il signor mio
commesso ch'io la faccia tutta nera:
or perché dunque riccamata holl'io
contra sua voglia in sì strana maniera? —
Di questo sogno fe' giudicio rio;
poi la novella giunse quella sera:
ma tanto Astolfo ascosa le la tenne,
ch'a lei con Sansonetto se ne venne.
157
Tosto ch'entraro, e ch'ella loro il visovide di gaudio in tal vittoria privo;senz'altro annunzio sa, senz'altro avviso,che Brandimarte suo non è più vivo.Di ciò le resta il cor così conquiso,e così gli occhi hanno la luce a schivo,e così ogn'altro senso se le serra,che come morta andar si lascia in terra.
Tosto ch'entraro, e ch'ella loro il visovide di gaudio in tal vittoria privo;senz'altro annunzio sa, senz'altro avviso,che Brandimarte suo non è più vivo.Di ciò le resta il cor così conquiso,e così gli occhi hanno la luce a schivo,e così ogn'altro senso se le serra,che come morta andar si lascia in terra.
Tosto ch'entraro, e ch'ella loro il viso
vide di gaudio in tal vittoria privo;
senz'altro annunzio sa, senz'altro avviso,
che Brandimarte suo non è più vivo.
Di ciò le resta il cor così conquiso,
e così gli occhi hanno la luce a schivo,
e così ogn'altro senso se le serra,
che come morta andar si lascia in terra.
158
Al tornar de lo spirto, ella alle chiomecaccia le mani; ed alle belle gote,indarno ripetendo il caro nome,fa danno ed onta più che far lor puote:straccia i capelli e sparge; e grida, comedonna talor che 'l demon rio percuote,o come s'ode che già a suon di cornoMenade corse, ed aggirossi intorno.
Al tornar de lo spirto, ella alle chiomecaccia le mani; ed alle belle gote,indarno ripetendo il caro nome,fa danno ed onta più che far lor puote:straccia i capelli e sparge; e grida, comedonna talor che 'l demon rio percuote,o come s'ode che già a suon di cornoMenade corse, ed aggirossi intorno.
Al tornar de lo spirto, ella alle chiome
caccia le mani; ed alle belle gote,
indarno ripetendo il caro nome,
fa danno ed onta più che far lor puote:
straccia i capelli e sparge; e grida, come
donna talor che 'l demon rio percuote,
o come s'ode che già a suon di corno
Menade corse, ed aggirossi intorno.
159
Or questo or quel pregando va, che portole sia un coltel, sì che nel cor si fera:or correr vuol là dove il legno in portodei duo signor defunti arrivato era,e de l'uno e de l'altro così mortofar crudo strazio e vendetta acra e fiera:or vuol passare il mare, e cercar tanto,che possa al suo signor morire a canto.
Or questo or quel pregando va, che portole sia un coltel, sì che nel cor si fera:or correr vuol là dove il legno in portodei duo signor defunti arrivato era,e de l'uno e de l'altro così mortofar crudo strazio e vendetta acra e fiera:or vuol passare il mare, e cercar tanto,che possa al suo signor morire a canto.
Or questo or quel pregando va, che porto
le sia un coltel, sì che nel cor si fera:
or correr vuol là dove il legno in porto
dei duo signor defunti arrivato era,
e de l'uno e de l'altro così morto
far crudo strazio e vendetta acra e fiera:
or vuol passare il mare, e cercar tanto,
che possa al suo signor morire a canto.
160
— Deh perché, Brandimarte, ti lasciaisenza me andare a tanta impresa? (disse).Vedendoti partir, non fu più maiche Fiordiligi tua non ti seguisse.T'avrei giovato, s'io veniva, assai,ch'avrei tenute in te le luci fisse;e se Gradasso avessi dietro avuto,con un sol grido io t'avrei dato aiuto;
— Deh perché, Brandimarte, ti lasciaisenza me andare a tanta impresa? (disse).Vedendoti partir, non fu più maiche Fiordiligi tua non ti seguisse.T'avrei giovato, s'io veniva, assai,ch'avrei tenute in te le luci fisse;e se Gradasso avessi dietro avuto,con un sol grido io t'avrei dato aiuto;
— Deh perché, Brandimarte, ti lasciai
senza me andare a tanta impresa? (disse).
Vedendoti partir, non fu più mai
che Fiordiligi tua non ti seguisse.
T'avrei giovato, s'io veniva, assai,
ch'avrei tenute in te le luci fisse;
e se Gradasso avessi dietro avuto,
con un sol grido io t'avrei dato aiuto;
161
o forse esser potrei stata sì presta,ch'entrando in mezzo, il colpo t'avrei tolto:fatto scudo t'avrei con la mia testa;che morendo io, non era il danno molto.Ogni modo io morrò; né fia di questadolente morte alcun profitto colto,che, quando io fossi morta in tua difesa,non potrei meglio aver la vita spesa.
o forse esser potrei stata sì presta,ch'entrando in mezzo, il colpo t'avrei tolto:fatto scudo t'avrei con la mia testa;che morendo io, non era il danno molto.Ogni modo io morrò; né fia di questadolente morte alcun profitto colto,che, quando io fossi morta in tua difesa,non potrei meglio aver la vita spesa.
o forse esser potrei stata sì presta,
ch'entrando in mezzo, il colpo t'avrei tolto:
fatto scudo t'avrei con la mia testa;
che morendo io, non era il danno molto.
Ogni modo io morrò; né fia di questa
dolente morte alcun profitto colto,
che, quando io fossi morta in tua difesa,
non potrei meglio aver la vita spesa.
162
Se pur ad aiutarti i duri fatiavessi avuti e tutto il cielo avverso,gli ultimi baci almeno io t'avrei dati,almen t'avrei di pianto il viso asperso;e prima che con gli angeli beatifosse lo spirto al suo Fattor converso,detto gli avrei: Va in pace, e là m'aspetta;ch'ovunque sei, son per seguirti in fretta.
Se pur ad aiutarti i duri fatiavessi avuti e tutto il cielo avverso,gli ultimi baci almeno io t'avrei dati,almen t'avrei di pianto il viso asperso;e prima che con gli angeli beatifosse lo spirto al suo Fattor converso,detto gli avrei: Va in pace, e là m'aspetta;ch'ovunque sei, son per seguirti in fretta.
Se pur ad aiutarti i duri fati
avessi avuti e tutto il cielo avverso,
gli ultimi baci almeno io t'avrei dati,
almen t'avrei di pianto il viso asperso;
e prima che con gli angeli beati
fosse lo spirto al suo Fattor converso,
detto gli avrei: Va in pace, e là m'aspetta;
ch'ovunque sei, son per seguirti in fretta.
163
È questo, Brandimarte, è questo il regnodi che pigliar lo scettro ora dovevi?Or così teco a Dammogire io vegno?così nel real seggio mi ricevi?Ah Fortuna crudel, quanto disegnomi rompi! oh che speranze oggi mi levi!Deh, che cesso io, poi c'ho perduto questotanto mio ben, ch'io non perdo anco il resto? —
È questo, Brandimarte, è questo il regnodi che pigliar lo scettro ora dovevi?Or così teco a Dammogire io vegno?così nel real seggio mi ricevi?Ah Fortuna crudel, quanto disegnomi rompi! oh che speranze oggi mi levi!Deh, che cesso io, poi c'ho perduto questotanto mio ben, ch'io non perdo anco il resto? —
È questo, Brandimarte, è questo il regno
di che pigliar lo scettro ora dovevi?
Or così teco a Dammogire io vegno?
così nel real seggio mi ricevi?
Ah Fortuna crudel, quanto disegno
mi rompi! oh che speranze oggi mi levi!
Deh, che cesso io, poi c'ho perduto questo
tanto mio ben, ch'io non perdo anco il resto? —
164
Questo ed altro dicendo, in lei risorseil furor con tanto impeto e la rabbia,ch'a stracciare il bel crin di nuovo corse,come il bel crin tutta la colpa n'abbia.Le mani insieme si percosse e morse,nel sen si cacciò l'ugne e ne le labbia.Ma torno a Orlando ed a' compagni, intantoch'ella si strugge e si consuma in pianto.
Questo ed altro dicendo, in lei risorseil furor con tanto impeto e la rabbia,ch'a stracciare il bel crin di nuovo corse,come il bel crin tutta la colpa n'abbia.Le mani insieme si percosse e morse,nel sen si cacciò l'ugne e ne le labbia.Ma torno a Orlando ed a' compagni, intantoch'ella si strugge e si consuma in pianto.
Questo ed altro dicendo, in lei risorse
il furor con tanto impeto e la rabbia,
ch'a stracciare il bel crin di nuovo corse,
come il bel crin tutta la colpa n'abbia.
Le mani insieme si percosse e morse,
nel sen si cacciò l'ugne e ne le labbia.
Ma torno a Orlando ed a' compagni, intanto
ch'ella si strugge e si consuma in pianto.
165
Orlando, col cognato che non pocobisogno avea di medico e di cura,ed altretanto, perché in degno locoavesse Brandimarte sepultura,verso il monte ne va che fa col fuocochiara la notte, e il dì di fumo oscura.Hanno propizio il vento, e a destra manonon è quel lito lor molto lontano.
Orlando, col cognato che non pocobisogno avea di medico e di cura,ed altretanto, perché in degno locoavesse Brandimarte sepultura,verso il monte ne va che fa col fuocochiara la notte, e il dì di fumo oscura.Hanno propizio il vento, e a destra manonon è quel lito lor molto lontano.
Orlando, col cognato che non poco
bisogno avea di medico e di cura,
ed altretanto, perché in degno loco
avesse Brandimarte sepultura,
verso il monte ne va che fa col fuoco
chiara la notte, e il dì di fumo oscura.
Hanno propizio il vento, e a destra mano
non è quel lito lor molto lontano.
166
Con fresco vento ch'in favor veniva,sciolser la fune al declinar del giorno,mostrando lor la taciturna divala dritta via col luminoso corno;e sorser l'altro dì sopra la rivach'amena giace ad Agringento intorno.Quivi Orlando ordinò per l'altra seraciò ch'a funeral pompa bisogno era.
Con fresco vento ch'in favor veniva,sciolser la fune al declinar del giorno,mostrando lor la taciturna divala dritta via col luminoso corno;e sorser l'altro dì sopra la rivach'amena giace ad Agringento intorno.Quivi Orlando ordinò per l'altra seraciò ch'a funeral pompa bisogno era.
Con fresco vento ch'in favor veniva,
sciolser la fune al declinar del giorno,
mostrando lor la taciturna diva
la dritta via col luminoso corno;
e sorser l'altro dì sopra la riva
ch'amena giace ad Agringento intorno.
Quivi Orlando ordinò per l'altra sera
ciò ch'a funeral pompa bisogno era.
167
Poi che l'ordine suo vide essequito,essendo omai del sole il lume spento,fra molta nobiltà ch'era allo 'nvitode' luoghi intorno corsa in Agringento,d'accesi torchi tutto ardendo 'l lito,e di grida sonando e di lamento,tornò Orlando ove il corpo fu lasciato,che vivo e morto avea con fede amato.
Poi che l'ordine suo vide essequito,essendo omai del sole il lume spento,fra molta nobiltà ch'era allo 'nvitode' luoghi intorno corsa in Agringento,d'accesi torchi tutto ardendo 'l lito,e di grida sonando e di lamento,tornò Orlando ove il corpo fu lasciato,che vivo e morto avea con fede amato.
Poi che l'ordine suo vide essequito,
essendo omai del sole il lume spento,
fra molta nobiltà ch'era allo 'nvito
de' luoghi intorno corsa in Agringento,
d'accesi torchi tutto ardendo 'l lito,
e di grida sonando e di lamento,
tornò Orlando ove il corpo fu lasciato,
che vivo e morto avea con fede amato.
168
Quivi Bardin di soma d'anni gravestava piangendo alla bara funèbre,che pel gran pianto ch'avea fatto in nave,dovrìa gli occhi aver pianti e le palpèbre.Chiamando il ciel crudel, le stelle prave,ruggia come un leon ch'abbia la febre.Le mani erano intanto empie e ribelleai crin canuti e alla rugosa pelle.
Quivi Bardin di soma d'anni gravestava piangendo alla bara funèbre,che pel gran pianto ch'avea fatto in nave,dovrìa gli occhi aver pianti e le palpèbre.Chiamando il ciel crudel, le stelle prave,ruggia come un leon ch'abbia la febre.Le mani erano intanto empie e ribelleai crin canuti e alla rugosa pelle.
Quivi Bardin di soma d'anni grave
stava piangendo alla bara funèbre,
che pel gran pianto ch'avea fatto in nave,
dovrìa gli occhi aver pianti e le palpèbre.
Chiamando il ciel crudel, le stelle prave,
ruggia come un leon ch'abbia la febre.
Le mani erano intanto empie e ribelle
ai crin canuti e alla rugosa pelle.
169
Levossi, al ritornar del paladino,maggiore il grido, e raddoppiossi il pianto.Orlando, fatto al corpo più vicino,senza parlar stette a mirarlo alquanto,pallido come colto al matutinoè da sera il ligustro o il molle acanto;e dopo un gran sospir, tenendo fissesempre le luci in lui, così gli disse:
Levossi, al ritornar del paladino,maggiore il grido, e raddoppiossi il pianto.Orlando, fatto al corpo più vicino,senza parlar stette a mirarlo alquanto,pallido come colto al matutinoè da sera il ligustro o il molle acanto;e dopo un gran sospir, tenendo fissesempre le luci in lui, così gli disse:
Levossi, al ritornar del paladino,
maggiore il grido, e raddoppiossi il pianto.
Orlando, fatto al corpo più vicino,
senza parlar stette a mirarlo alquanto,
pallido come colto al matutino
è da sera il ligustro o il molle acanto;
e dopo un gran sospir, tenendo fisse
sempre le luci in lui, così gli disse:
170
— O forte, o caro, o mio fedel compagno,che qui sei morto, e so che vivi in cielo,e d'una vita v'hai fatto guadagno,che non ti può mai tor caldo né gielo,perdonami, se ben vedi ch'io piagno;perché d'esser rimaso mi querelo,e ch'a tanta letizia io non son teco;non già perché qua giù tu non sia meco.
— O forte, o caro, o mio fedel compagno,che qui sei morto, e so che vivi in cielo,e d'una vita v'hai fatto guadagno,che non ti può mai tor caldo né gielo,perdonami, se ben vedi ch'io piagno;perché d'esser rimaso mi querelo,e ch'a tanta letizia io non son teco;non già perché qua giù tu non sia meco.
— O forte, o caro, o mio fedel compagno,
che qui sei morto, e so che vivi in cielo,
e d'una vita v'hai fatto guadagno,
che non ti può mai tor caldo né gielo,
perdonami, se ben vedi ch'io piagno;
perché d'esser rimaso mi querelo,
e ch'a tanta letizia io non son teco;
non già perché qua giù tu non sia meco.
171
Solo senza te son; né cosa in terrasenza te posso aver più, che mi piaccia.Se teco era in tempesta e teco in guerra,perché non anco in ozio ed in bonaccia?Ben grande e 'l mio fallir, poi che mi serradi questo fango uscir per la tua traccia.Se negli affanni teco fui, perch'oranon sono a parte del guadagno ancora?
Solo senza te son; né cosa in terrasenza te posso aver più, che mi piaccia.Se teco era in tempesta e teco in guerra,perché non anco in ozio ed in bonaccia?Ben grande e 'l mio fallir, poi che mi serradi questo fango uscir per la tua traccia.Se negli affanni teco fui, perch'oranon sono a parte del guadagno ancora?
Solo senza te son; né cosa in terra
senza te posso aver più, che mi piaccia.
Se teco era in tempesta e teco in guerra,
perché non anco in ozio ed in bonaccia?
Ben grande e 'l mio fallir, poi che mi serra
di questo fango uscir per la tua traccia.
Se negli affanni teco fui, perch'ora
non sono a parte del guadagno ancora?
172
Tu guadagnato, e perdita ho fatto io:sol tu all'acquisto, io non son solo al danno.Partecipe fatto è del dolor miol'Italia, il regno franco e l'alemanno.Oh quanto, quanto il mio signore e zio,oh quanto i paladin da doler s'hanno!quanto l'Imperio e la cristiana Chiesa,che perduto han la sua maggior difesa!
Tu guadagnato, e perdita ho fatto io:sol tu all'acquisto, io non son solo al danno.Partecipe fatto è del dolor miol'Italia, il regno franco e l'alemanno.Oh quanto, quanto il mio signore e zio,oh quanto i paladin da doler s'hanno!quanto l'Imperio e la cristiana Chiesa,che perduto han la sua maggior difesa!
Tu guadagnato, e perdita ho fatto io:
sol tu all'acquisto, io non son solo al danno.
Partecipe fatto è del dolor mio
l'Italia, il regno franco e l'alemanno.
Oh quanto, quanto il mio signore e zio,
oh quanto i paladin da doler s'hanno!
quanto l'Imperio e la cristiana Chiesa,
che perduto han la sua maggior difesa!
173
Oh quanto si torrà per la tua mortedi terrore a' nimici e di spavento!Oh quanto Pagania sarà più forte!quanto animo n'avrà, quanto ardimento!Oh come star ne dee la tua consorte!Sin qui ne veggo il pianto, e 'l grido sento.So che m'accusa, e forse odio mi porta,che per me teco ogni sua speme è morta.
Oh quanto si torrà per la tua mortedi terrore a' nimici e di spavento!Oh quanto Pagania sarà più forte!quanto animo n'avrà, quanto ardimento!Oh come star ne dee la tua consorte!Sin qui ne veggo il pianto, e 'l grido sento.So che m'accusa, e forse odio mi porta,che per me teco ogni sua speme è morta.
Oh quanto si torrà per la tua morte
di terrore a' nimici e di spavento!
Oh quanto Pagania sarà più forte!
quanto animo n'avrà, quanto ardimento!
Oh come star ne dee la tua consorte!
Sin qui ne veggo il pianto, e 'l grido sento.
So che m'accusa, e forse odio mi porta,
che per me teco ogni sua speme è morta.
174
Ma, Fiordiligi, almen resti un confortoa noi che siàn di Brandimarte privi;ch'invidiar lui con tanta gloria mortodenno tutti i guerrier ch'oggi son vivi.Quei Deci, e quel nel roman foro absorto,quel sì lodato Codro dagli Argivi,non con più altrui profitto e più suo onorea morte si donar, del tuo signore. —
Ma, Fiordiligi, almen resti un confortoa noi che siàn di Brandimarte privi;ch'invidiar lui con tanta gloria mortodenno tutti i guerrier ch'oggi son vivi.Quei Deci, e quel nel roman foro absorto,quel sì lodato Codro dagli Argivi,non con più altrui profitto e più suo onorea morte si donar, del tuo signore. —
Ma, Fiordiligi, almen resti un conforto
a noi che siàn di Brandimarte privi;
ch'invidiar lui con tanta gloria morto
denno tutti i guerrier ch'oggi son vivi.
Quei Deci, e quel nel roman foro absorto,
quel sì lodato Codro dagli Argivi,
non con più altrui profitto e più suo onore
a morte si donar, del tuo signore. —
175
Queste parole ed altre dicea Orlando.Intanto i bigi, i bianchi, i neri frati,e tutti gli altri chierci, seguitandoandavan con lungo ordine accoppiati,per l'alma del defunto Dio pregando,che gli donasse requie tra' beati.Lumi inanzi e per mezzo e d'ogn'intorno,mutata aver parean la notte in giorno.
Queste parole ed altre dicea Orlando.Intanto i bigi, i bianchi, i neri frati,e tutti gli altri chierci, seguitandoandavan con lungo ordine accoppiati,per l'alma del defunto Dio pregando,che gli donasse requie tra' beati.Lumi inanzi e per mezzo e d'ogn'intorno,mutata aver parean la notte in giorno.
Queste parole ed altre dicea Orlando.
Intanto i bigi, i bianchi, i neri frati,
e tutti gli altri chierci, seguitando
andavan con lungo ordine accoppiati,
per l'alma del defunto Dio pregando,
che gli donasse requie tra' beati.
Lumi inanzi e per mezzo e d'ogn'intorno,
mutata aver parean la notte in giorno.
176
Levan la bara, ed a portarla foromessi a vicenda conti e cavallieri.Purpurea seta la copria, che d'oroe di gran perle avea compassi altieri:di non men bello e signoril lavoroavean gemmati e splendidi origlieri;e giacea quivi il cavallier con vestadi color pare, e d'un lavor contesta.
Levan la bara, ed a portarla foromessi a vicenda conti e cavallieri.Purpurea seta la copria, che d'oroe di gran perle avea compassi altieri:di non men bello e signoril lavoroavean gemmati e splendidi origlieri;e giacea quivi il cavallier con vestadi color pare, e d'un lavor contesta.
Levan la bara, ed a portarla foro
messi a vicenda conti e cavallieri.
Purpurea seta la copria, che d'oro
e di gran perle avea compassi altieri:
di non men bello e signoril lavoro
avean gemmati e splendidi origlieri;
e giacea quivi il cavallier con vesta
di color pare, e d'un lavor contesta.
177
Trecento agli altri eran passati inanti,de' più poveri tolti de la terra,parimente vestiti tutti quantidi panni negri e lunghi sin a terra.Cento paggi seguian sopra altretantigrossi cavalli e tutti buoni a guerra;e i cavalli coi paggi ivano il suoloradendo col lor abito di duolo.
Trecento agli altri eran passati inanti,de' più poveri tolti de la terra,parimente vestiti tutti quantidi panni negri e lunghi sin a terra.Cento paggi seguian sopra altretantigrossi cavalli e tutti buoni a guerra;e i cavalli coi paggi ivano il suoloradendo col lor abito di duolo.
Trecento agli altri eran passati inanti,
de' più poveri tolti de la terra,
parimente vestiti tutti quanti
di panni negri e lunghi sin a terra.
Cento paggi seguian sopra altretanti
grossi cavalli e tutti buoni a guerra;
e i cavalli coi paggi ivano il suolo
radendo col lor abito di duolo.
178
Molte bandiere inanzi e molte dietro,che di diverse insegne eran dipinte,spiegate accompagnavano il ferètro;le quai già tolte a mille schiere vinte,e guadagnate a Cesare ed a Pietroavean le forze ch'or giaceano estinte.Scudi v'erano molti, che di degniguerrieri, a chi fur tolti, aveano i segni.
Molte bandiere inanzi e molte dietro,che di diverse insegne eran dipinte,spiegate accompagnavano il ferètro;le quai già tolte a mille schiere vinte,e guadagnate a Cesare ed a Pietroavean le forze ch'or giaceano estinte.Scudi v'erano molti, che di degniguerrieri, a chi fur tolti, aveano i segni.
Molte bandiere inanzi e molte dietro,
che di diverse insegne eran dipinte,
spiegate accompagnavano il ferètro;
le quai già tolte a mille schiere vinte,
e guadagnate a Cesare ed a Pietro
avean le forze ch'or giaceano estinte.
Scudi v'erano molti, che di degni
guerrieri, a chi fur tolti, aveano i segni.
179
Venian cento e cent'altri a diversi uside l'esequie ordinati; ed avean questi,come anco il resto, accesi torchi; e chiusi,più che vestiti, eran di nere vesti.Poi seguia Orlando, e ad or ad or suffusidi lacrime avea gli occhi e rossi e mesti;né più lieto di lui Rinaldo venne:il piè Olivier, che rotto avea, ritenne.
Venian cento e cent'altri a diversi uside l'esequie ordinati; ed avean questi,come anco il resto, accesi torchi; e chiusi,più che vestiti, eran di nere vesti.Poi seguia Orlando, e ad or ad or suffusidi lacrime avea gli occhi e rossi e mesti;né più lieto di lui Rinaldo venne:il piè Olivier, che rotto avea, ritenne.
Venian cento e cent'altri a diversi usi
de l'esequie ordinati; ed avean questi,
come anco il resto, accesi torchi; e chiusi,
più che vestiti, eran di nere vesti.
Poi seguia Orlando, e ad or ad or suffusi
di lacrime avea gli occhi e rossi e mesti;
né più lieto di lui Rinaldo venne:
il piè Olivier, che rotto avea, ritenne.
180
Lungo sarà s'io vi vo' dire in versile cerimonie, e raccontarvi tuttii dispensati manti oscuri e persi,gli accesi torchi che vi furon strutti.Quindi alla chiesa catedral conversi,dovunque andar, non lasciaro occhi asciutti:sì bel, sì buon, sì giovene a pietademosse ogni sesso, ogni ordine, ogni etade.
Lungo sarà s'io vi vo' dire in versile cerimonie, e raccontarvi tuttii dispensati manti oscuri e persi,gli accesi torchi che vi furon strutti.Quindi alla chiesa catedral conversi,dovunque andar, non lasciaro occhi asciutti:sì bel, sì buon, sì giovene a pietademosse ogni sesso, ogni ordine, ogni etade.
Lungo sarà s'io vi vo' dire in versi
le cerimonie, e raccontarvi tutti
i dispensati manti oscuri e persi,
gli accesi torchi che vi furon strutti.
Quindi alla chiesa catedral conversi,
dovunque andar, non lasciaro occhi asciutti:
sì bel, sì buon, sì giovene a pietade
mosse ogni sesso, ogni ordine, ogni etade.
181
Fu posto in chiesa; e poi che da le donnedi lacrime e di pianti inutil opra,e che dai sacerdoti ebbe eleisonnee gli altri santi detti avuto sopra,in una arca il serbar su due colonne:e quella vuole Orlando che si cuopradi ricco drappo d'or, sin che repostoin un sepulcro sia di maggior costo.
Fu posto in chiesa; e poi che da le donnedi lacrime e di pianti inutil opra,e che dai sacerdoti ebbe eleisonnee gli altri santi detti avuto sopra,in una arca il serbar su due colonne:e quella vuole Orlando che si cuopradi ricco drappo d'or, sin che repostoin un sepulcro sia di maggior costo.
Fu posto in chiesa; e poi che da le donne
di lacrime e di pianti inutil opra,
e che dai sacerdoti ebbe eleisonne
e gli altri santi detti avuto sopra,
in una arca il serbar su due colonne:
e quella vuole Orlando che si cuopra
di ricco drappo d'or, sin che reposto
in un sepulcro sia di maggior costo.
182
Orlando di Sicilia non si parte,che manda a trovar porfidi e alabastri.Fece fare il disegno, e di quell'arteinarrar con gran premio i miglior mastri.Fe' le lastre, venendo in questa parte,poi drizzar Fiordiligi, e i gran pilastri;che quivi (essendo Orlando già partito)si fe' portar da l'africano lito.
Orlando di Sicilia non si parte,che manda a trovar porfidi e alabastri.Fece fare il disegno, e di quell'arteinarrar con gran premio i miglior mastri.Fe' le lastre, venendo in questa parte,poi drizzar Fiordiligi, e i gran pilastri;che quivi (essendo Orlando già partito)si fe' portar da l'africano lito.
Orlando di Sicilia non si parte,
che manda a trovar porfidi e alabastri.
Fece fare il disegno, e di quell'arte
inarrar con gran premio i miglior mastri.
Fe' le lastre, venendo in questa parte,
poi drizzar Fiordiligi, e i gran pilastri;
che quivi (essendo Orlando già partito)
si fe' portar da l'africano lito.
183
E vedendo le lacrime indefesse,ed ostinati a uscir sempre i sospiri,né per far sempre dire uffici e messe,mai satisfar potendo a' suoi disiri;di non partirsi quindi in cor si messe,fin che del corpo l'anima non spiri:e nel sepolcro fe' fare una cella,e vi si chiuse, e fe' sua vita in quella.
E vedendo le lacrime indefesse,ed ostinati a uscir sempre i sospiri,né per far sempre dire uffici e messe,mai satisfar potendo a' suoi disiri;di non partirsi quindi in cor si messe,fin che del corpo l'anima non spiri:e nel sepolcro fe' fare una cella,e vi si chiuse, e fe' sua vita in quella.
E vedendo le lacrime indefesse,
ed ostinati a uscir sempre i sospiri,
né per far sempre dire uffici e messe,
mai satisfar potendo a' suoi disiri;
di non partirsi quindi in cor si messe,
fin che del corpo l'anima non spiri:
e nel sepolcro fe' fare una cella,
e vi si chiuse, e fe' sua vita in quella.
184
Oltre che messi e lettere le mande,vi va in persona Orlando per levarla.Se viene in Francia, con pension ben grandecompagna vuol di Galerana farla:quando tornare al padre anco domande,sin alla Lizza vuole accompagnarla:edificar le vuole un monastero,quando servire a Dio faccia pensiero.
Oltre che messi e lettere le mande,vi va in persona Orlando per levarla.Se viene in Francia, con pension ben grandecompagna vuol di Galerana farla:quando tornare al padre anco domande,sin alla Lizza vuole accompagnarla:edificar le vuole un monastero,quando servire a Dio faccia pensiero.
Oltre che messi e lettere le mande,
vi va in persona Orlando per levarla.
Se viene in Francia, con pension ben grande
compagna vuol di Galerana farla:
quando tornare al padre anco domande,
sin alla Lizza vuole accompagnarla:
edificar le vuole un monastero,
quando servire a Dio faccia pensiero.
185
Stava ella nel sepulcro; e quivi attritada penitenza, orando giorno e notte,non durò lunga età, che di sua vitada la Parca le fur le fila rotte.Già fatto avea da l'isola partita,ove i Ciclopi avean l'antique grotte,i tre guerrier di Francia, afflitti e mestiche 'l quarto lor compagno a dietro resti.
Stava ella nel sepulcro; e quivi attritada penitenza, orando giorno e notte,non durò lunga età, che di sua vitada la Parca le fur le fila rotte.Già fatto avea da l'isola partita,ove i Ciclopi avean l'antique grotte,i tre guerrier di Francia, afflitti e mestiche 'l quarto lor compagno a dietro resti.
Stava ella nel sepulcro; e quivi attrita
da penitenza, orando giorno e notte,
non durò lunga età, che di sua vita
da la Parca le fur le fila rotte.
Già fatto avea da l'isola partita,
ove i Ciclopi avean l'antique grotte,
i tre guerrier di Francia, afflitti e mesti
che 'l quarto lor compagno a dietro resti.
186
Non volean senza medico levarsi,che d'Olivier s'avesse a pigliar cura;la qual, perché a principio mal pigliarsipoté, fatt'era faticosa e dura:e quello udiano in modo lamentarsi,che del suo caso avean tutti paura.Tra lor di ciò parlando, al nocchier nacqueun pensiero, e lo disse; e a tutti piacque.
Non volean senza medico levarsi,che d'Olivier s'avesse a pigliar cura;la qual, perché a principio mal pigliarsipoté, fatt'era faticosa e dura:e quello udiano in modo lamentarsi,che del suo caso avean tutti paura.Tra lor di ciò parlando, al nocchier nacqueun pensiero, e lo disse; e a tutti piacque.
Non volean senza medico levarsi,
che d'Olivier s'avesse a pigliar cura;
la qual, perché a principio mal pigliarsi
poté, fatt'era faticosa e dura:
e quello udiano in modo lamentarsi,
che del suo caso avean tutti paura.
Tra lor di ciò parlando, al nocchier nacque
un pensiero, e lo disse; e a tutti piacque.
187
Disse ch'era di là poco lontanoin un solingo scoglio uno eremita,a cui ricorso mai non s'era invano,o fosse per consiglio o per aita;e facea alcuno effetto soprumano,dar lume a ciechi, e tornar morti a vita,fermare il vento ad un segno di croce,e far tranquillo il mar quando è più atroce:
Disse ch'era di là poco lontanoin un solingo scoglio uno eremita,a cui ricorso mai non s'era invano,o fosse per consiglio o per aita;e facea alcuno effetto soprumano,dar lume a ciechi, e tornar morti a vita,fermare il vento ad un segno di croce,e far tranquillo il mar quando è più atroce:
Disse ch'era di là poco lontano
in un solingo scoglio uno eremita,
a cui ricorso mai non s'era invano,
o fosse per consiglio o per aita;
e facea alcuno effetto soprumano,
dar lume a ciechi, e tornar morti a vita,
fermare il vento ad un segno di croce,
e far tranquillo il mar quando è più atroce:
188
e che non denno dubitare, andandoa ritrovar quel uomo a Dio sì caro,che lor non renda Olivier sano, quandofatto ha di sua virtù segno più chiaro.Questo consiglio sì piacque ad Orlando,che verso il santo loco si drizzaro;né mai piegando dal camin la prora,vider lo scoglio al sorger de l'aurora.
e che non denno dubitare, andandoa ritrovar quel uomo a Dio sì caro,che lor non renda Olivier sano, quandofatto ha di sua virtù segno più chiaro.Questo consiglio sì piacque ad Orlando,che verso il santo loco si drizzaro;né mai piegando dal camin la prora,vider lo scoglio al sorger de l'aurora.
e che non denno dubitare, andando
a ritrovar quel uomo a Dio sì caro,
che lor non renda Olivier sano, quando
fatto ha di sua virtù segno più chiaro.
Questo consiglio sì piacque ad Orlando,
che verso il santo loco si drizzaro;
né mai piegando dal camin la prora,
vider lo scoglio al sorger de l'aurora.
189
Scorgendo il legno uomini in acqua dotti,sicuramente s'accostaro a quello.Quivi aiutando servi e galeotti,declinano il marchese nel battello:e per le spumose onde fur condottinel duro scoglio, ed indi al santo ostello;al santo ostello, a quel vecchio medesmo,per le cui mani ebbe Ruggier battesmo.
Scorgendo il legno uomini in acqua dotti,sicuramente s'accostaro a quello.Quivi aiutando servi e galeotti,declinano il marchese nel battello:e per le spumose onde fur condottinel duro scoglio, ed indi al santo ostello;al santo ostello, a quel vecchio medesmo,per le cui mani ebbe Ruggier battesmo.
Scorgendo il legno uomini in acqua dotti,
sicuramente s'accostaro a quello.
Quivi aiutando servi e galeotti,
declinano il marchese nel battello:
e per le spumose onde fur condotti
nel duro scoglio, ed indi al santo ostello;
al santo ostello, a quel vecchio medesmo,
per le cui mani ebbe Ruggier battesmo.
190
Il servo del Signor del paradisoraccolse Orlando ed i compagni suoi,e benedilli con giocondo viso,e de' lor casi dimandolli poi;ben che de lor venuta avuto avvisoavesse prima dai celesti eroi.Orlando gli rispose esser venutoper ritrovare al suo Oliviero aiuto;
Il servo del Signor del paradisoraccolse Orlando ed i compagni suoi,e benedilli con giocondo viso,e de' lor casi dimandolli poi;ben che de lor venuta avuto avvisoavesse prima dai celesti eroi.Orlando gli rispose esser venutoper ritrovare al suo Oliviero aiuto;
Il servo del Signor del paradiso
raccolse Orlando ed i compagni suoi,
e benedilli con giocondo viso,
e de' lor casi dimandolli poi;
ben che de lor venuta avuto avviso
avesse prima dai celesti eroi.
Orlando gli rispose esser venuto
per ritrovare al suo Oliviero aiuto;
191
ch'era, pugnando per la fé di Cristo,a periglioso termine ridutto.Levògli il santo ogni sospetto tristo,e gli promisse di sanarlo in tutto.Né d'unguento trovandosi provisto,né d'altra umana medicina istrutto,andò alla chiesa, ed orò al Salvatore;ed indi uscì con gran baldanza fuore:
ch'era, pugnando per la fé di Cristo,a periglioso termine ridutto.Levògli il santo ogni sospetto tristo,e gli promisse di sanarlo in tutto.Né d'unguento trovandosi provisto,né d'altra umana medicina istrutto,andò alla chiesa, ed orò al Salvatore;ed indi uscì con gran baldanza fuore:
ch'era, pugnando per la fé di Cristo,
a periglioso termine ridutto.
Levògli il santo ogni sospetto tristo,
e gli promisse di sanarlo in tutto.
Né d'unguento trovandosi provisto,
né d'altra umana medicina istrutto,
andò alla chiesa, ed orò al Salvatore;
ed indi uscì con gran baldanza fuore:
192
e in nome de le eterne tre Persone,Padre e Figliuolo e Spirto Santo, diedead Olivier la sua benedizione.Oh virtù che dà Cristo a chi gli crede!Cacciò dal cavalliero ogni passione,e ritornolli a sanitade il piede,più fermo e più espedito che mai fosse:e presente Sobrino a ciò trovosse.
e in nome de le eterne tre Persone,Padre e Figliuolo e Spirto Santo, diedead Olivier la sua benedizione.Oh virtù che dà Cristo a chi gli crede!Cacciò dal cavalliero ogni passione,e ritornolli a sanitade il piede,più fermo e più espedito che mai fosse:e presente Sobrino a ciò trovosse.
e in nome de le eterne tre Persone,
Padre e Figliuolo e Spirto Santo, diede
ad Olivier la sua benedizione.
Oh virtù che dà Cristo a chi gli crede!
Cacciò dal cavalliero ogni passione,
e ritornolli a sanitade il piede,
più fermo e più espedito che mai fosse:
e presente Sobrino a ciò trovosse.
193
Giunto Sobrin de le sue piaghe a tanto,che star peggio ogni giorno se ne sente,tosto che vede del monaco santoil miracolo grande ed evidente,si dispon di lasciar Macon da canto,e Cristo confessar vivo e potente:e domanda con cor di fede attrito,d'iniciarsi al nostro sacro rito.
Giunto Sobrin de le sue piaghe a tanto,che star peggio ogni giorno se ne sente,tosto che vede del monaco santoil miracolo grande ed evidente,si dispon di lasciar Macon da canto,e Cristo confessar vivo e potente:e domanda con cor di fede attrito,d'iniciarsi al nostro sacro rito.
Giunto Sobrin de le sue piaghe a tanto,
che star peggio ogni giorno se ne sente,
tosto che vede del monaco santo
il miracolo grande ed evidente,
si dispon di lasciar Macon da canto,
e Cristo confessar vivo e potente:
e domanda con cor di fede attrito,
d'iniciarsi al nostro sacro rito.
194
Così l'uom giusto lo battezza, ed ancogli rende, orando, ogni vigor primiero.Orlando e gli altri cavallier non mancodi tal conversion letizia fero,che di veder che liberato e francodel periglioso mal fosse Oliviero.Maggior gaudio degli altri Ruggier ebbe;e molto in fede e in devozione accrebbe.
Così l'uom giusto lo battezza, ed ancogli rende, orando, ogni vigor primiero.Orlando e gli altri cavallier non mancodi tal conversion letizia fero,che di veder che liberato e francodel periglioso mal fosse Oliviero.Maggior gaudio degli altri Ruggier ebbe;e molto in fede e in devozione accrebbe.
Così l'uom giusto lo battezza, ed anco
gli rende, orando, ogni vigor primiero.
Orlando e gli altri cavallier non manco
di tal conversion letizia fero,
che di veder che liberato e franco
del periglioso mal fosse Oliviero.
Maggior gaudio degli altri Ruggier ebbe;
e molto in fede e in devozione accrebbe.
195
Era Ruggier dal dì che giunse a nuotosu questo scoglio, poi statovi ognora.Fra quei guerrieri il vecchiarel devotosta dolcemente, e li conforta ed oraa voler, schivi di pantano e loto,mondi passar per questa morta gorac'ha nome vita, che sì piace a' sciocchi;ed alla via del ciel sempre aver gli occhi.
Era Ruggier dal dì che giunse a nuotosu questo scoglio, poi statovi ognora.Fra quei guerrieri il vecchiarel devotosta dolcemente, e li conforta ed oraa voler, schivi di pantano e loto,mondi passar per questa morta gorac'ha nome vita, che sì piace a' sciocchi;ed alla via del ciel sempre aver gli occhi.
Era Ruggier dal dì che giunse a nuoto
su questo scoglio, poi statovi ognora.
Fra quei guerrieri il vecchiarel devoto
sta dolcemente, e li conforta ed ora
a voler, schivi di pantano e loto,
mondi passar per questa morta gora
c'ha nome vita, che sì piace a' sciocchi;
ed alla via del ciel sempre aver gli occhi.
196
Orlando un suo mandò sul legno, e trarnefece pane e buon vin, cacio e persutti;e l'uom di Dio, ch'ogni sapor di starnepose in oblio, poi ch'avvezzossi a' frutti,per carità mangiar fecero carne,e ber del vino, e far quel che fer tutti.Poi ch'alla mensa consolati foro,di molte cose ragionar tra loro.
Orlando un suo mandò sul legno, e trarnefece pane e buon vin, cacio e persutti;e l'uom di Dio, ch'ogni sapor di starnepose in oblio, poi ch'avvezzossi a' frutti,per carità mangiar fecero carne,e ber del vino, e far quel che fer tutti.Poi ch'alla mensa consolati foro,di molte cose ragionar tra loro.
Orlando un suo mandò sul legno, e trarne
fece pane e buon vin, cacio e persutti;
e l'uom di Dio, ch'ogni sapor di starne
pose in oblio, poi ch'avvezzossi a' frutti,
per carità mangiar fecero carne,
e ber del vino, e far quel che fer tutti.
Poi ch'alla mensa consolati foro,
di molte cose ragionar tra loro.
197
E come accade nel parlar sovente,ch'una cosa vien l'altra dimostrando,Ruggier riconosciuto finalmentefu da Rinaldo, da Olivier, da Orlando,per quel Ruggiero in arme sì eccellente,il cui valor s'accorda ognun lodando:né Rinaldo l'avea raffiguratoper quel che provò già ne lo steccato.
E come accade nel parlar sovente,ch'una cosa vien l'altra dimostrando,Ruggier riconosciuto finalmentefu da Rinaldo, da Olivier, da Orlando,per quel Ruggiero in arme sì eccellente,il cui valor s'accorda ognun lodando:né Rinaldo l'avea raffiguratoper quel che provò già ne lo steccato.
E come accade nel parlar sovente,
ch'una cosa vien l'altra dimostrando,
Ruggier riconosciuto finalmente
fu da Rinaldo, da Olivier, da Orlando,
per quel Ruggiero in arme sì eccellente,
il cui valor s'accorda ognun lodando:
né Rinaldo l'avea raffigurato
per quel che provò già ne lo steccato.
198
Ben l'avea il re Sobrin riconosciuto,tosto che 'l vide col vecchio apparire;ma volse inanzi star tacito e muto,che porsi in aventura di fallire.Poi ch'a notizia agli altri fu venutoche questo era Ruggier, di cui l'ardire,la cortesia e 'l valore alto e profondosi facea nominar per tutto il mondo;
Ben l'avea il re Sobrin riconosciuto,tosto che 'l vide col vecchio apparire;ma volse inanzi star tacito e muto,che porsi in aventura di fallire.Poi ch'a notizia agli altri fu venutoche questo era Ruggier, di cui l'ardire,la cortesia e 'l valore alto e profondosi facea nominar per tutto il mondo;
Ben l'avea il re Sobrin riconosciuto,
tosto che 'l vide col vecchio apparire;
ma volse inanzi star tacito e muto,
che porsi in aventura di fallire.
Poi ch'a notizia agli altri fu venuto
che questo era Ruggier, di cui l'ardire,
la cortesia e 'l valore alto e profondo
si facea nominar per tutto il mondo;
199
e sapendosi già ch'era cristiano,tutti con lieta e con serena facciavengono a lui: chi gli tocca la mano,e chi lo bacia, e chi lo stringe e abbraccia.Sopra gli altri il signor di Montalbanod'accarezzarlo e fargli onor procaccia.Perch'esso più degli altri, io 'l serbo a direne l'altro canto, se 'l vorrete udire.
e sapendosi già ch'era cristiano,tutti con lieta e con serena facciavengono a lui: chi gli tocca la mano,e chi lo bacia, e chi lo stringe e abbraccia.Sopra gli altri il signor di Montalbanod'accarezzarlo e fargli onor procaccia.Perch'esso più degli altri, io 'l serbo a direne l'altro canto, se 'l vorrete udire.
e sapendosi già ch'era cristiano,
tutti con lieta e con serena faccia
vengono a lui: chi gli tocca la mano,
e chi lo bacia, e chi lo stringe e abbraccia.
Sopra gli altri il signor di Montalbano
d'accarezzarlo e fargli onor procaccia.
Perch'esso più degli altri, io 'l serbo a dire
ne l'altro canto, se 'l vorrete udire.