CAPITOLO IX.Il Cardinale.Finchè ebbero speranza di ridurlo a granaio, a taverna, o in uso altro più vile, lo tennero sodo più che grappa impiombata; quando poi furono intimati in virtù della leggene urbs ruinis deturpetura reggerlo co' puntelli, gli ebrei, che ci avevano prestato su danari ad ipoteca, consegnarono il palazzo dei Pelliccioni in mano degli Edili, i quali, per evitare che diventasse una macía, secondo il buon giudizio, che governa ordinariamente i partiti municipali di tutto il mondo, lo trasmisero nelle mani della Distruzione.I dominatori, che sanno l'arte, gli oppressori genuini non entrano di straforo nei paesi a mo' delle volpi nei vigneti per piluccare i grappoli, bensì di coloni per pestarli dentro ai tini; di fatti i capitani stranieri quando s'immisero nelle città italicheportarono la lancia in resta ferma sopra la coscia; adesso quando vi s'insinuano, adoperano altresì la lancia, ma quella con la qualegiostrò Giuda[22]; onde i primi violentando solo i corpi poterono esserne cacciati, i secondi corrompendo le anime non poterono, o tardi, o male.La Distruzione poi prese possesso del palazzo Pelliccioni in modo conveniente alla maestà sua; calcando col piè grave la gradinata del palazzo ne ruppe gli scalini, coi gomiti scantonò i pilastri della porta, ed, appena introdotta, di una capata sfonda il soffitto dello androne: quivi gli alunni di Giulio Romano avevano molto maestrevolmente dipinto la battaglia dei Titani contro Giove: adesso di cotesti formidabili figliuoli della terra tu non miravi altro che un mucchio di gambe tronche e di piedi, nè Giove era intero, bensì scemo della testa, e il suo folgore privo di saetta ciondolava come il cordone umbellicale di qualche altra divinità piovuta di fresco dalcielo. Il Byron, preso dagli azzurri sereni dello empireo di oriente, afferma lassù, in fondo in fondo di quelli contemplarsi Dio, ed anco nel cielo dello androne dei Pelliccioni, finchè rimase intero, fece il Saturnio temuta mostra di sè; ma adesso che la Distruzione lo aveva sfondato, se ci addentravi lo sguardo, vedevi una tela di ragnatelo ordita per chiappare le mosche: anco i Numi stanno in potestà della Distruzione.Per quanto fossero ampie le camere, e le sale, la fiera Ospite non aveva trovato luogo capace per sè; onde dopo avere spaccato i muri si arrampicava sul tetto; il palazzo vinto dall'immane peso per molte crepe pareva ridere nella guisa, che il gladiatore ferito a morte nel diaframma rideva. Seduta sul letto come re sul trono la Distruzione avendoci incontrati altri Dii dette subito mano a manometterli non solo, ma altresì a norma della ragione di stato renderli contennendi e vili; chè a Marte tolse via il naso e la spada; a Venere troncò la mano, che pittori e scultori effigiano distesa a parare la sua nudità; nè su questosi poteva in coscienza dare torto alla Distruzione; però che o importava alla buona morale velare parte del corpo di Venere, e allora a che ipocrisia sì fatta dopo averla scolpita o dipinta come uscì fuori dal mare? Cotesta mano, in cotesto luogo, pareva messa proprio con la intenzione medesima con la quale sopra i crocicchi drizzano i cartelli; cioè per insegnare la strada e:Mi mostrano la via, che al ciel conduce,disse messer Francesco Petrarca canonico di Padova, ma lo disse del cuore non già degli occhi di madonna Laura, non della mano, la quale, secondo quello ch'ei ci vuole dare ad intendere, non gl'insegnò mai nulla — quindi, o velisi la Venere come quella di Coo o la si lasci ignuda schietta come l'altra di Gnido. La Venere di Firenze è Venere da Gesuiti[23].La Distruzione insediata sul trono scelse i suoi ministri, e secondo il costume dei re tristi, li scavò peggio di lei; primo ditutti il fuoco, il quale per darle saggio della propria abilità arrovellandosi su i travi, i travicelli, le porte, e le imposte gl'incenerì mezzo regno; per la quale cosa la Distruzione, ammirandone i forti partiti, e lodandone lo zelo, lo mise in riserba per servirsene al bisogno: poi venne la volta dell'acqua, che non osservando regola nè misura si rovesciò a diluvi sul tetto, mandando giù sopra i passeggeri una benedizione mista di tegoli, e di embrici; entrata in casa non rinvenne via più spedita per uscirne, che le crepe antiche, e allora non parve più ridere, ma piangere; dopo Democrito, Eraclito; quantunque non manchino autori degni di fede, i quali ci affermino, che in antico Eraclito e Democrito non fossero già due filosofi sì bene uno solo; e questo credo ancora io. Non potendo adoperare quotidianamente un ministro del continuo lagrimoso, fu provata l'aria; e l'aria al cimento rinvennero, se non più dannosa, più molesta di tutti; imperciocchè ora sibilasse come se miriadi di boa andassero in volta, ed ora guaisse a mo' di centomila anime dannate che si fosserodata la posta là dentro, ora con terribile rombo annunziava imminente il finimondo, ed ora modulava un gemito come di amante, rimescolato dal soverchio affetto; e la Distruzione ora accorreva tutta impaurita, ora afflitta e non trovava mai nulla; che vento erano le minaccie, e vento i sospiri; altri ministri di polso non si presentarono a reggere; e' fu mestieri servirsi di questi alternando l'uno con l'altro, come costumavano in Francia ai tempi di Luigi Filippo, e come costumano in Italia ai tempi nostri; se potevano mettersi insieme, se ne sarebbe composto un lievito eccellente per formare tutti i ministeri del mondo, ma non si potè fare.Ognuno di loro tirò su sempre secondo il solito l'acqua al suo mulino; di topi un nugolo, che primi a entrare, si mostrano anco primi disposti a uscire solo che fiutino alla lontana la schiaccia; modello vero del perfetto cortigiano sempre inteso a rodere, sia di notte come di giorno, berretti frigi, o bende imperiali, l'oro del tempio di Efeso, o i calzari di Diogene: e con essi i tarli, stampa di amore senzapari come quello che si addentra fin là dove altri non può arrivare; vennero i biacchi a insegnare come si conservi la dignità nella reggia, e nei parlamenti, i rospi e le vipere ci portarono l'arte di comporre i giornali, gli scarafaggi, e i lumbrichi spontanei o invitati ci si recarono a dare lezioni di diritto costituzionale, i gatti furono professori di generosità, i corvi cappellani. La vetriola e l'edera in compagnia di altre sorelle parasite si offersero a fare ufficio di poeta di Corte adombrando gli spacchi e le latrine; e col verde bugiardo non pure ascondere ogni più sozza cosa, ma dare ad intendere alla lontana, che fosse incoronata di alloro.Allo improvviso, e mentre ormai la Distruzione reputandosi donna e madonna non sospettava di guai, ecco irrompere dentro il palazzo una frotta di architetti, muratori, manovali, operai di ogni maniera, di ogni ragione artisti, e ciascheduno armato dei suoi arnesi, sopra di lei avventarsi con assalti riuniti, contro i quali non valse pertinacia di difesa, o maligno volere; molto più che un giovane biondo e bello al paridi Apollo di Belvedere lì compariva sovente con lo incesso di cotesto Dio, che saetta il Pitone, e sembrava accendere co' raggi della sua anima gl'intelletti degli uomini, di cui la opera allora ferveva per trasformare in sede di magnificenza, di giocondità e di piacere l'albergo che fu poco anzi di miseria, di tristezza e di dolore.Questo giovane era Paolo, e come in tratto così breve di tempo avesse potuto mutare la sua condizione di mendico in ricco io ve lo dirò senza viluppi, che di colpi di scena non abbisogna il racconto, e poi noi altri Italiani siamo di quelli che desideriamo mettere ogni cosa al suo posto, e fare che il dieci venga subito dopo il nove; almeno una volta era così.Voi pertanto ricordate, che Paolo sorpreso nella caverna da Ciriaco, vergognando di comparire ladro al cospetto del suo compagno bandito, prese delle gioie arrapinate quelle che potè; gli argenti furono relitti tutti: certo i tesori di Montecristo non erano sepolti là dentro, ma il trofeo del ladroneggio costà superava troppo in valsente quanto n'era stato rimosso.Quando Paolo con la famiglia ripigliò la via di Roma, due fini si era proposto, il primo dei quali certo o poco dubbio, incertissimo il secondo; gli pareva facile ripescare gli antichi compagni, e aggiungendovene parecchi dei nuovi ricomporre la sua banda per rompere le strade, e condurre altre non meno onorate imprese; gli riusciva più arduo credere che i suoi compagni si fossero astenuti da pellegrinare fino alla caverna per rovistarla ed appropriarsi quanto era rimasto lassù; tuttavia volle tentare; però fatta sosta alla famosa osteria della Ferrata, si diede a conoscere dall'oste pressochè spiantato per falta di avventori, di salute mal fermo, e quasi losco dal tanto piangere che aveva fatto la sua figliuola Maria; accolto a braccia aperte sul subito come conoscenza antica, e consolatore delle presenti miserie, crebbe di corto nella svisceratezza dell'oste, avendogli rifiorito le languide speranze con promessa di migliorare in un modo o nell'altro le sue condizioni. Interrogato l'oste da Paolo, insieme ad altre cose, se qualcheduno dei compagni fosse a sorte comparsoda codeste parti ebbe a risposta, che non ci si era visto persona, però preso maggiore coraggio gli disse, che pel dì veniente procurasse avere sei muli od otto, e provvedesse zappe: se si sentisse in forze di accompagnarlo insieme con Renzo fino alla caverna ben per lui; se no, sarebbero iti egli e Renzo; nè per questo avrebbe avuto parte minore delle robe, che egli viveva quasi sicuro di ritrovare.Supremo scongiuro per l'uomo fu sempre il guadagno; pensate poi se lo stringa il bisogno; in mal termine si trovava l'oste, ma fosse stato peggio, sarebbe ito col materasso dietro; però vuolsi confessare che alla cupidità si aggiungeva come in embrione il pio desiderio di recitare un po' diDe profundisproprio sopra la fossa dove riposava sepolta la povera Maria; e devo confessare altresì, che mano a mano saliva, questo desiderio pigliava colore, sicchè, quando furono vicini alla caverna, l'amore della figliuola bilanciava l'amore dello acquisto, o poco gli rimaneva di sotto: entrato poi nella caverna e indicatogli il luogo dove giaceva la sua creatura,si gittò giù di sfascio, rompendo in dolorosi omei da movere a pietà, non che altro, i tronchi e i sassi, e con le braccia aperte pure tentava di abbracciare il terreno. Paolo lasciò sboglientarlo, che forse ci aveva il suo conto, e parve fosse per lo appunto così, imperciocchè presto presto si dette a zappare in certi luoghi a lui noti, dove trasse fuori due forzieretti, che si ripose in tasca. Mentr'egli operava ciò, allegando non so quale pretesto, aveva mandato Renzo fuori della spelonca, sicchè quando ei fu di ritorno i forzierini erano spariti; di costui Paolo si fidava sì e no: gli faceva mestieri di parecchie altre prove per isperimentarlo, ma in tempo di carestia pane di vecce: rientrato il garzone, Paolo si volse all'oste, e con sinistra cera gli ordinò che pigliasse la zappa per dargli aiuto, e quegli la prese quasi trasognato, poi tornato al luogo donde si era partito cominciò a menar giù a furia gridando:— Qui dentro è il mio tesoro, or ora lo metto allo scoperto.Paolo parve atterrito al proponimentodell'oste, per la quale cosa, fattosegli da presso, gli fermò il braccio dicendogli con voce benigna:— Il Padre Eterno solo, aprendo le fosse, ci caverà tesori, noi non possiamo scoprirci altro che vermi; lascia stare, che hai pianto assai; vien meco a procacciarti da vivere men tristo.La parte spirituale, che aveva preso per un istante il sopravvento nell'oste, cesse il campo alla cupidità; però senz'altre parole attesero tutti e tre a scavare: l'aspettativa di Paolo invece di rimanere delusa fu oltre il presagio soddisfatta; l'argento era stato battuto ma non così che non lasciasse vestigio della forma antica, e quel pezzo ben si conosceva essere stato pisside, l'altro candeliere, taluno anco Cristo; non mancavano argenti profani, ma primeggiava il sacrilegio. Così rinsanguato di pecunia Paolo scese dal Monte di Bove, nè mosse sì tosto dalla Ferrata con la famiglia; lasciatavi la Violante, cui un sinistro presentimento andava rodendo le viscere, si recò a Roma, dove dopo avere tolto a pigione certa villa aNettuno in luogo appartato e ombroso per foltissime piante, ci trasportava in più volte le nuove ricchezze. Parrà strano come a veruno dei compagni di Paolo saltasse in testa di prevenirlo, ma chi visse molto nel mondo conosce non essere la stranezza causa buona per discredere una cosa; e la stranezza troveremo minore quante volte tu consideri che parecchi di loro ignoravano il tesoro nascosto, e Paolo stesso nol conosceva intero; dei consapevoli, a quale mancò il comodo di recarsi costà, a cui il coraggio; chi aveva preso moglie e aperto un po' di traffico non cercava miglior pane che di grano, chi si era fatto frate, e s'incocciava sul serio di santità: insomma i benestanti non si movevano; chi si sarebbe mosso si trovava ridotto in tale arnese, che correva rischio, scorrazzando per la campagna, di capitare in mano a qualche sbirro a cui paresse acquistare la indulgenza plenaria se lo avesse impiccato al primo arbore gli occorresse per via. Messe in salvo le robe nella villa, Paolo ci condusse la moglie dandole ad intendere com'egli adoperasse così per pigliartempo ad ammannirle il palazzo in modo conveniente all'eccelso grado di lei, e ciò per solleticarla nella vanità, ma non ce n'era bisogno, cupida come adesso ella si sentiva di tenebre e di solitudine.La Distruzione del palazzo Pelliccioni, dopo avere tentato resistere, di padrona parve rassegnarsi a diventare vassalla, contentandosi di un lembo estremo in soffitta, o in cantina; non le dettero requie; da per tutto cacciata si disfece a mo' di quei nugoli, che dondolandosi per lo emisfero si consumano e sfumano. Però quando le sale sfolgoravano di doppieri riflessi dentro gli specchi di Venezia, ripresero a ronzarvi dintorno i parpaglioni della fortuna, i quali conoscono l'arte di sfruttare la luce degli altri, senza bruciarvisi le ali; e più poi allorchè dai camini sorse la colonna di fumo annunziatrice, che costà si faceva grasso mangiare, ci capitarono a frotte amici vecchi e amici nuovi fissi in lei con ansietà pari a quella degli isdraeliti con la quale seguitavano la colonna di fuoco pel deserto; i vecchi abbracciando Paolo gli venivano ricordando i motti, leblandizie, i gesti degli anni suoi primi e per tenerezza piangevano, i giovani si recavano ad ammirare il gentiluomo perfetto, di cui nelle lunghe sere di verno avevano udito raccontaremirabiliadai genitori, adesso, ahimè! sepolti. Dicono i naturalisti che i soli pesci pigliansi per la gola, e non è vero, imperciocchè per la gola si piglino anco gli uomini, se non che questi si acchiappano per molte altre cose; di fatti parecchi facevano capo al palazzo Pelliccioni per danaro, offerendo tutto sè stessi, il che tornava a non offerire nulla. Paolo, stupendo a dirsi! non negava a persona, o poco o assai veruno si partiva senza qualche soccorso, sicchè tu pensa se la processione degl'impronti per la strada che menava al suo palazzo occorresse gremita più di quella delle formiche. E da capo le dicerie intorno alla origine delle sue ricchezze, nè onorevoli tutte; i mercanti affermavano non potere averle fatte se non trafficando, e i soldati se non combattendo; non mancò chi dichiarava avere sentito dire, ch'ei si fosse imposto signore di certa isola in certe contrade rimote,dove il fiume mena sabbia di oro per la ripe di argento, e i bimbi per la strada giocano a' noccioli co' diamanti grossi quanto una pina o poco meno; i nobili reputavano imbroccare nel segno pensando che S. M. Cattolica lo avesse con la sua consueta munificenza rimunerato con grosse pensionidei lunghi ed onorati serviziiprestati alla corona co' negoziati e con la spada; i prelati più che tutto trovavano probabile, qualche vecchia vedova ricca sfondolata lo avesse tolto a marito, e di corto mortagli con suoinenarrabile rammarico, egli ne avesse raccolto l'intero retaggio; gli ammicchi degli occhi, e il sorriso tenue, e lo stringere pietoso delle mani servivano quasi di condimento a questa cicuta del Diavolo: altri altre cose; veruno pensò al furto, e sì che la spiegazione l'avevano proprio all'uscio senza mandare tanto in volta il cervello; ma così nelle faccende fisiche come nelle morali talora per notare gli obietti bisogna patire del balusante. Il ceto amplissimo femminino poi ne faceva di quelle coll'ulivo, e sembrava avere dato nelle girelle per Paolo; non viera mamma nobile, o borghese, di molta o di poca sostanza, che non vagheggiasse in lui il cappellinaio al quale attaccare le care gioie delle loro figliuole; le fanciulle lo guardavano come il pellegrino contempla il santo ch'è termine dello affannoso pellegrinaggio; e se il pellegrinaggio verso il santo matrimonio a taluna di loro pesasse, lascio che lo immaginiate voi altre mie cortesi leggitrici o leggitori, come meglio si abbia a dire; massime poi a quelle cui pareva essere destinate di girarci sempre dintorno e non entrarci mai; appunto nel modo che successe agli ebrei quando lasciarono l'Egitto per la Terra promessa. Era, direbbe Omero, spettacolo degno degli Dei mirare il coro delle donzelle disposte in giro intorno a Paolo e sfolgorarlo con gli sguardi a mo' di balestrieri che mirino uno stesso bersaglio; a canestrate gli gittavano virtù sopra la testa come i fiori; tutta roba (già s'intende) prestata al futuro marito di tutte, che poi tutte dopo la scelta vanno a risquotere con la usura, non esclusa la moglie, e spesso questa più esigente di ogni altra. Nè menodelle femmine comparivano alla prova prodighi gli uomini, che come suole, ognuno di loro gli regalava la virtù, che gli premeva maggiormente fosse posseduta da lui; i poeti lo predicavano generoso, gli artisti di buon gusto nelle arti, i preti devoto, i gentiluomini spiantati nobilmente cortese, e via via; maraviglia universale metteva considerare come inetà così frescatante cose sapesse, tante genti avesse veduto, e tanti gesti operati (almeno per quello ch'ei ne diceva), e qui pure ci entrava l'adulazione, imperciocchè sebbene la fronte di Paolo fosse tale dove:I suoi strali spuntava amore e morte,tuttavia anco da quanto appariva, la turba adulatrice dibatteva una dozzina di anni.Ma in Roma sacerdotale, massime a cotesti tempi, piacque due cotanti più che a Napoli lo studio alla religione santissima, e quello messo nella osservanza delle pratiche di santa madre chiesa: per la quale cosa ogni mattina Paolo assisteva divotamente a messa genuflesso alla balaustratadello altare; e la messa la pagava di suo, raggiungendo il prete in sagrestia, dove dopo avergli detto:prosit, gli pigliava la mano e ci deponeva un ducato di oro smagliante; onde il prete quando si voltava dall'altare implorando al popolo:Dominus vobiscum, sbarrava gli occhi come spiritato per mirare se ci fosse: desiderò essere ascritto a parecchie confraternite, e prima delle altre a quella dei Fiorentini di San Giovanni decollato, di cui istituto è accompagnare i condannati a guastarsi: in questa occasione apprestò rinfresco a tutti i fratelli, ed i più eletti nel suo palazzo pasteggiò alla grande, nelle processioni s'industriava far sì, che gli toccasse a portare taluna delle aste del baldacchino o la residenza, e certa volta dette dieci scudi di elemosina per portare il Cristo di legno, che gli parve peso; ma il tratto proprio da maestro fu quello di scegliere confessore il padre Migali gesuita, il quale per essere stato già confessore del povero Francesco Peretti nipote del Papa, miseramente assassinato, si vedeva tutto giorno per casa del cardinale Alessandro: certo eraun mettersi tra male branche, ma egli non si sentiva sortito alle parti di sorcio. Da ambe le parti perfetti; proprio qui si vedeva alla prova che tra pirata e corsale non ci corre altro che i barili vuoti; egli non rifiniva mai di levare al sesto cielo la sapienza del Gesuita (la pietà non importava, chè si suppone in tutti gli ecclesiastici, e in modo singolare nei Gesuiti), il Gesuita mostrava andare in visibilio per la pietà di Paolo (di opinione, di sapienza non faceva mestieri, supponendosi sempre in cui spende a mano aperta, e mette tavola spesso). Ora accadde che certo dì favellando insieme Paolo col padre Migali delle parti degl'infedeli, e sul modo di propagarci la fede, tante eccellenti cose costui gli disse in parte non conosciute prima ed in parte accomodate così che parvero nuove, che il padre si dispose in tutto fare motto di questo distintosoggettoal Cardinale nipote, non mica perchè egli fosse capo della Congregazionede Propaganda fide, a cui presiedeva lo stesso Papa, ma sì perchè il cardinale Alessandro, se non la sola, per certo si considerava lapiù sicura chiave di aprire il cuore dello zio. Nè fu difficile ottenere udienza dal Cardinale, atteso il credito del Gesuita, e l'indole facile del nipote di Sisto; il quale, per giudizio dei contemporanei, oltre la buona natura ebbe pratica grande di negozi più che scienza, negoziando sempre al cospetto del Papa, ovvero a norma delle sue istruzioni, onde lo prepose alla Congregazione della Consulta per il governo della santa Chiesa, che rispondeva a cappello a ciò che nei giorni nostri chiamiamoministero dello interno, e all'altro ufficio troppo più importante pel Papa, ed arduo pel giovane, voglio dire, quello di ascoltare gli spioni, e riferirgli con sagace diligenza quanto ne avesse cavato. — Ancora, si deve avvertire, che Paolo, appena si presentò, piacque al Cardinale, però che la simpatia da taluni non si osserva nella sua genesi, e da molti altri si nega, ma pur troppo vive, e dirò regna; impossibile, almeno per ora, dichiarare in che cosa consista, ma per me quasi mi persuado, che proceda da cause tutte animali, effluvi di sangue, virtù magnetica di sguardo, odaltre cotali; e dopo un po' di commercio la simpatia crebbe, dacchè Paolo nascesse gentiluomo, ma la educazione materna e il suo mescolarsi con gente di piccolo affare lo avessero in certo modo invilito; mentre Alessandro, comecchè di lignaggio villano, facevano gentile l'esempio dei colleghi, ed il continuo negoziare con personaggi potenti; per la quale cosa si sentirono subito bilanciati perfettamente tra loro, successo che da essi non fu mai prima di ora provato, imperciocchè trovandosi con persone o affatto volgari, o affatto signorili si sentissero come a disagio. Inoltre se bello era Paolo, brutto non compariva Alessandro, e se in avvenenza egli cedeva all'altro, ciò giudicava nel suo segreto la gente, ma non andava a dirglielo, mentre a lui la naturale prosunzione impediva darsi per vinto; di poi, non si poteva dubitare, che con le vesti da cavaliere un giovane avesse a parere più elegante che incamuffato con quel viluppo di panni rossi. Quanto a magnificenza, che la fama gli aveva porto occorrere nel Cavaliere grandissima, il Cardinalenon se ne pigliava fastidio, anzi ci aveva gusto, perchè godendo di centomila scudi di rendita sentiva poterlo superare: per ultimo rispetto a sapienza conobbe, come Paolo fosse uomo sagace più per pratica di faccende, che per istudio di libri (e qui pure non si confessò, nè era inferiore a lui); e per quel po' di lettera ch'ebbe Paolo occasione di metter fuori non era tale nè tanta da farne le stimate per chi viveva a cotesto tempo in Roma, nè tra l'uno e l'altro ci correva un filaro di case. Insomma Paolo possedeva tutte le doti per andare a genio ad Alessandro, dacchè in quelle che riescono ad acquistarsi impossibili, come lignaggio e bellezza, il Cardinale aveva argomento buono di reputarsi pari, e per le altre che possono acquistarsi si reputava superiore.Parlarono di molte faccende, un po' per tastarsi e un po' menati dal giovanile talento, e finalmente caddero su quello che premeva all'uno ascoltare, all'altro dire:— Sicchè a voi, Cavaliere, questa istituzione del Papato non garba...— Illustrissimo, per amore di San Diegoultimamente canonizzato[24], non mi apponete di questa fatta eresie. Come non mi avrebbe a garbare il Papato se istituito dalla propria bocca di Gesù Cristo? Io non sono così tristo cristiano per ignorare che Pietro fu la pietra sopra cui si fonda la Chiesa, contro la quale non prevarranno le porte dello inferno, bensì dubito, rimettendomene sempre all'autorità dei miei superiori, massime alla vostra, che lanavicelladi San Pietro diventatagaleraabbisogni di qualche altra vela, e di parecchi remi di rinforzo.— Cavaliere, parlatemi col cuore in mano; quantunque per ufficio mi corra il debito riferire qualsivoglia cosa per me si oda, o si veda, a Sua Santità, tuttavolta in fede di gentiluomo vi prometto, che delle cose a voi piacesse favellarmi egli apprenderà quelle che voi vorrete egli sappia, e se niente ha da saperne, e nulla saprà.— Illustrissimo, voi adopererete secondola prudenza vostra, perchè a me sembra non avere a dire cosa che possa tornare sgradevole a Sua Santità. Il Papato nacque inerme e debole, e così un pezzo durò: se l'uomo fosse meno perverso, e non si ostinasse nel peggio, il Papato, per trionfare nel mondo, dalla sua origine divina in fuori non avria dovuto avere mestieri di altri soccorsi: ma costoro, che pure si attentarono mettere le mani nel sangue prezioso di Cristo, pensate se volevano peritarsi a menare strage dei suoi pontefici! La storia pertanto della prima Chiesa è tutta un martirio; le sue fondamenta, si può dire, furono poste sopra sangue cagliato...— Questo non contrastano nè anco i nostri più fieri nemici....— Ed appunto per ciò, chi venne dopo considerava come divina cosa sia il martirio, ma arcidivina il trionfo.— Avvertite, Cavaliere, che il terreno incomincia a farsi lubrico...— Illustrissimo, se male mi appongo, lascio a vostra signoria libertà piena pienissima di anteporre il martirio al trionfo,e vedete e' ci è da scegliere; tra i Monsulmani impalano, i Tartari segano in mezzo; nella China uccidono frastornando il sonno...— Basta, basta, interruppe il Cardinale sorridendo, in fede di gentiluomo, io mi confesso giusto, la passione del martirio non è la mia dominante...— Appunto voleva dire... a diciannove anni... potente... copioso di beni di fortuna, e capace ad usarne con prudenza... il martirio non è ospite accetto. Per assicurare il trionfo della Chiesa, oltre gli aiuti divini, prudenza volle che si facesse procaccio degli umani...— Gli aiuti divini non mancano mai a cui gl'implora con cuore contrito, e gli attende con mente umiliata...— Illustrissimo, voi parlate da quel luminare di santa madre Chiesa che siete; però piacciavi considerare che i primi a ricorrere agli umani sussidii furono i Papi, non io: io racconto; apprenderò volontieri da voi le cause che mossero i sommi Pontefici ad aggiungere alla fune celeste un po' di filo umano....— Voi siete arguto, messere....— Illustrissimo, perchè mostrate il vischio se non mi volete impaniare?— Vi ho dato fede di gentiluomo e basta: nobiltà lega; forse mi piace non ismettere la pratica, e giocare di scherma con maestro schermitore.... Ora però basti, che lo spesso romperla guasta la misura...— Di fatti non ricordo più dove mi sia rimasto: oh! ecco, i Papi dunque prima che il Macchiavello lo scrivesse, conobbero che i profeti disarmati capitano sempre male, e presero ad avvantaggiarsi, e per me fecero bene, ma non in tutto nè sempre; a modo di esempio, non operarono avvisatamente quando ricorrendo alla potenza temporale si confidarono troppo alla divina, conciossiachè noi tutti dobbiamo sperare che Dio non fie per mancarci mai di aiuto, anzi farà il miracolo a posta per noi, e tuttavia prudenza vuole che noi ci sovveniamo più che possiamo da noi; insomma, ond'io di corto chiarisca il mio concetto, la religione doveva provvedere e rinforzare i partiti umani,non già i partiti umani puntellare le forze religiose.— Perdonate, Cavaliere, parmi che la Chiesa abbia proceduto precisamente nel modo che accennate.— Illustrissimo, domando mille perdoni a voi, ma se non presumo troppo concedete che io vi persuada del contrario. Mirate, da prima si volle abbracciare troppo, però invece di attendere allo incremento delle forze materiali in casa, e mettere salda base di signoria, furono usate ed abusate le spirituali fuori in lontane regioni, cosicchè mentre qui in Roma ammazzavansi i Papi co' sassi, esultava la Chiesa nel sapere tremanti innanzi ai suoi antistiti remoti dominatori. Certo la forza scevra da pensiero non parrà cosa durevole, ma il pensiero scemo di forza vale anco meno. Bene sta che i Romani spedissero un legato o due i quali si attentassero chiudere come Popilio[25]il re Antiocodentro un cerchio, e lo intimassero a piegare il capo; però, che se il legato non arrivava a persuaderli con le parole, tenevano dietro quasi tuono a baleno le legioni a stritolarli con le armi; considerate di grazia, il bel civanzo che hanno fatto i Papi inviando messaggi difesi dalle parole, e non dalle armi, ai potenti del mondo; o gli hanno presi per la barba come Luigi XI di Francia il cardinale Bessarione, e con tale strazio, che il valentuomo ne morì, o li costrinsero a mangiarsi pergamena, sigillo e salimbacca delle bolle o ad annegare nel Lambro, come Bernabò Visconti, Grimaldo da san Vittore, che poi fu Papa; e si può dire gli usasse cortesia, imperciocchè quando gliene pigliava il ghiribizzo gli arrostiva, e così accadde a cotesto frate tapino, il quale per commissione d'Innocenzo sesto andò a predicargli contro la crociata a Milano; o gli impiccarono addirittura, come a Firenze adoperarono contro il Certosino spedito da Innocenzio IX a pubblicare i cedoloni della scomunica; e per istringere il molto e il vario in un ultimo esempio, siracconta di un re d'Inghilterra che rese scemi dei testicoli loro i Canonici di Seez per avere obbedito nella elezione del Vescovo piuttosto alla volontà del Papa che alla sua; e dopo tagliati volle che li guardassero disposti in bell'ordine su di una tafferia. Dalla quale disgrazia, Illustrissimo, Dio scampi e liberi ogni fedele cristiano.— Il Cardinale sorrise alquanto, ma subito dopo tornato pensoso soggiunse:— Ma noi non difettiamo di eserciti; armi possiede la Chiesa, e non poche....— Tante da chiamarti il pericolo in casa, e non poterlo vincere; del presente non parliamo, che se mi togliete le guardie svizzere e i micheletti, altre non so vederne; per lo passato le armi pontificie salvarono Roma dal Borbone? Se la provvidenza non aiutava, chi ai giorni nostri ci scampava dal Duca di Alva? La Chiesa nei primordii assai lodevolmente si comportò spogliando un altare e rivestendone un altro, contenta di guadagnarci i moccoli; e come vassalla crebbe la sua potenza fin dove non è più lecito rimaneresottoposto altrui senza certezza di trovarsi a volta sua spogliata da un punto all'altro...— Cavaliere, voi non vi apponete, la Chiesa attese a farsi padrona di tutto; se non ne venne a capo bisogna cercarne la colpa altrove.— Non erro; voi, Illustrissimo, accennate adesso agli Adriani, ai Gregori e agl'Innocenzi e agli altri vetusti; questi procederono sempre per via di arnesi religiosi, non già materiali; il Papa a cui si ruppero in mano gli arnesi religiosi fu Bonifazio VIII, quando in risposta alla Bolla:ausculta filisi ebbe dal Re di Francia la famosa ceffata. Aspra lezione cotesta, ma tale, che avrieno dovuto capire anco i sordi; dopo questo caso, gli arnesi religiosi non dico si avessero a smettere, bensì non si volevano adoperare soli, nè come principali, bensì in sussidio delle armi molte e gagliarde.— E lo tentarono, Lione, Giulio, Alessandro ed altri parecchi.— Certo; ma nel modo che ho avvertito; da attirare il pericolo in casa, nonvincerlo; da spogliare uno per vestire un altro; per appoggiarsi al braccio di quello o di questo, e non camminare mai solo; insomma armi atte a perpetuare la servitù, non per istituire signoria.— Ma queste armi come si provvedono esse?— Trasformando lo stato e rendendole armi stanziali.— Piacciavi chiarirmi, ch'io non ci vedo lume.— Lo stato, finchè durerà ordinato nel modo che oggi si vede, non può procurare armi molte, nè gagliarde. La vita dei Papi, per ordinario durando poco, non dà campo allo eletto Pontefice di mettere in pratica i suoi concetti, e assodarli con buone provvisioni; aggiungi, che rado avviene non si elegga Papa vecchio, e per arroto infermo, e voi sapete che al vostro grande zio giovò non poco ad acquistare il Papato il trovarsi in là con gli anni e fingersi malescio; poni eziandio, che sebbene questo stroppio oggi nuoca meno, tuttavia ogni Papa cerca, com'è naturale, avvantaggiare i suoi; e se i nipoti delPapa, o i figliuoli non si portano più via o Castro, o Parma, pur si hanno Paliano, ed altre possessioni cotali, e alla più trista parecchi milioni di oro; il che taglia i nervi allo stato, e lo condanna a perpetua debolezza. Lo dico o lo taccio? Lo dirò senza tante ambagi; lo stato della Chiesa bisogna che, per successione, si mantenga nella famiglia del Papa....— Parlate sommesso, disse il Cardinale ponendosi il dito traverso le labbra, ed accostandosi a lui; poi riprese; — e' fu tentato e non riuscì...— Dal duca Valentino, è vero? Cotesto veramente fu tratto fuori dalla pietra dove si tagliano i principi; ma non ci ebbe colpa, lo tradì la fortuna a cui la gente non sa trovare riparo.— Il Collegio dei Cardinali dove si manda?— Si tiene in Roma, e si corrompe, o si atterrisce, o si spenge. I Papi, ch'io sappia, non si mostrarono in verun tempo troppo teneri del sangue dei Cardinali; il colore rosso impedisce, che il Pontefice si accorga del sangue, che casca su la vestadei Cardinali; in ogni caso si strozzano come fece Urbano VI, o si avvelenano come Alessandro VI...— Silenzio, io sono cardinale...— Ma nipote del Papa... Togliete ai Cardinali i benefizii; pagateli coi danari dello stato, e quando vi presenterete sotto l'aspetto del pane loro quotidiano vi porranno maggior bene, che alpater noster.— Tuttavia, o farne a meno non sarebbe più spiccio?— Più spiccio sì, non però più sicuro; diventati i Cardinali specchi da riflettere i vostri raggi, voi potrete con essi incendiare altrui e romperli quando fa bisogno; pure che diate loro potestà di dominare per di sotto, si mostreranno servi umilissimi per di sopra: anco Tiberio anzichè diminuire accrebbe le prerogative del Senato: pensateci...— Ve lo dirò aperto, comecchè uso ai negoziati quello incessante perfidiare mi uggisce; animale di contradizione è l'uomo...— Lasciateli dire, purchè vi lascino fare. Parla se vuoi che ti conosca, dicevano gli antichi: dove li costringiate atacere, come saprete voi che cosa molini nel suo cervello la gente? La docile assemblea sembra la mano di Dio, illustrissimo; ella è quasi un sigillo per suggellare gli atti vostri; con essa portate a fine quello che solo non vi attentereste pensare nè manco; essa piglia inizio di tutte le pratiche perigliose, e se escono a bene, l'utile è vostro, se a male, suo l'obbrobrio e la pena. — Il re che sappia il suo mestiere raddoppia le forze per procacciarsi i comodi propri con le assemblee, e trova nelle assemblee il becco emissario sul quale riversare la colpa, caso mai il popolo venisse a rompere la catena.— Cavaliere, voi potreste argomentare come Marco Tullio; io da gentiluomo vi confesso, che queste università di cicale mi hanno dato sempre uggia, imperciocchè tenetele quanto volete umili, gratificatele quanto sapete, voi non potete fare in modo che talora non le pigli la bizza di parere libere, e allora o ti agguantano il morso co' denti, o tirano calci al vaglio dove hanno mangiato la biada. I calci più pericolosi ti dà la bestia della quale ti fidi.— Per me penso, che il rimedio di alzare la mangiatoia basti, e in ogni caso non avete ai vostri ordini le milizie?— Le milizie, che si avventino come cani mastini sul popolo, donde si cavano elleno?— Donde? dal popolo.— Se dal popolo, quanto capitale voi ci potrete fare sopra? Uscite dal popolo un giorno, un'ora si troveranno d'accordo con lui per darti addosso.— No, mai; nudrite il soldato di carne del popolo ed essi diventeranno nemici tra loro come il diavolo e la croce. Ponete mente a questo, mercè vino, carne, e costume di belva educaronsi gladiatori a trucidarsi ferocemente e allegramente l'un l'altro per dare spettacolo al senato,populusqueromani; con qual ragione dubitate voi, che una parte di popolo armato rifugga da sbranare il popolo disarmato? Solletica così acuta la voluttà di far sangue! Inebria tanto, che chi la provò una volta ama piuttosto morirvi annegato dentro che astenersene!— E allora tu avrai i pretoriani, cheporranno lo impero allo incanto; e se mai ti cingano il capo di corona, sì il faranno per venderlo più caro.— E nè anco questo parmi vero, imperciocchè durante lo impero unica forza dello stato furono gli eserciti, ma noi terremo su ritti il senato, e il popolo, e li opporremo alle milizie in questa maniera, che abbiano potenza di nocersi tra loro, non a te, e l'uno astii l'altro, e lo contradii, e tu in mezzo a dare un colpo al cerchio, e un altro alla botte. Ed avverti altresì, che il senato ha da tenere i cordoni della borsa in mano, sicchè se non paga, la milizia sfuma: certo tra soldati non ci ha scarto, escono tutti eroi come i mattoni di una misura fuori dalla stampa, ma se li privi della luce dei due baiocchi al giorno, cotesto eroismo casca morto dentro un boccale vuoto di vino. Per ultimo bisogna tenerci sempre sotto la mano il popolo per valercene come àncora di salvezza...— Dio mi guardi dal popolo, in fede di gentiluomo io sento pel popolo odio naturale, nè so distinguere bene se più lo detesti o lo disprezzi.— Illustrissimo, voi avete torto: è tanto dabbene il popolo! Così paziente! Un vero bove battezzato in Duomo; come il bove vive di lavoro e muore di macello. Se volete averlo tutto vostro, e se vi piace vederlo piangere di tenerezza, adoperate, come i nostri vecchi Romani costumavano nei lupercali co' servi: un dì per celia li dicevano padroni e gli servivano a tavola purchè il rimanente dell'anno essi servissero davvero: procura provvedere al popolo l'alimento tanto che non muoia, ed egli dirà doverti la vita; fa che il Senato, ed i soldati non lo stritolino come ruota molare, ed egli giurerà doverti la libertà. I nostri vecchi qui la sbagliarono, perchè il pane e i circensi rendono il popolo scioperato, e querulo, e ladro; pel popolo prima ci vuole la forca, poi l'aratro; a spizzico ancora la festa, e la baldoria.— Questi sono concetti smisurati....— Degni di chi sortì il sangue di colui che medita disperdere i Turchi dalla faccia del mondo unendo insieme quante ha forze l'Europa da mezzogiorno a tramontana, da levante a ponente, e intende conquistarel'Egitto, mettere il mare Rosso in comunicazione col Mediterraneo, rendere alla Italia la prosperità dello antico commercio, costituire Roma metropoli della cristianità, epperò trasformare i monumenti gentili in monumenti cristiani, e con la magnificenza moderna vince l'antica[26]....— A tanto non basterebbe Cesare, od Alessandro Magno.— E il vostro grande zio avrebbe accettato le nozze di Elisabetta d'Inghilterra per generare un nuovo Alessandro....— Le sono baie di novellieri coteste....— Ma non sono baie queste altre, che Sisto sacerdote, e vecchio, irridendo le nozze della regina scismatica, nè reputando spedienti i sussidii della remota Inghilterra, non era alieno, per venire a capo dei suoi disegni, di procurarsi ad ogni patto quelli di Francia...— A me non sono noti siffatti arcani, ed in fede di.... nè credo punto, che accennino al vero.— Illustrissimo, che da voi s'ignorino può darsi, ma io so, che il cardinale Morosino certo dì propose, e segnatamentedopo la morte di monsignore di Guisa a Blois, a sua maestà Enrico III, che dov'egli avesse istituito suo erede don Michele marchese di Lamentana[27]vostro illustre fratello, il Papa gli avrebbe ottenuto a consorte la infante di Spagna, e così, composte in saldo accordo le liti tra i principati cattolici, con forze unite combattere, e disperdere gli eretici e i Turchi da tutta la cristianità.— E come vedete a prova ciò non accadde. Ora come potrebbe augurarsi di tentare con buono esito un nipote del Papa ridotto alle sue poche facoltà, senza gli aiuti di Francia e di Spagna, e forse dovendole sperimentare nemiche?— Con ardimento maggiore, forze più intere, premio di fama immortale, incremento sicuro della propria terra....— Basta, basta, Cavaliere, voi mi avete portato un pezzo qua e là girandolando su l'ippogrifo di messere Ludovico, sicchè mi ha preso il capo giro; e' sarà tempo scendere per tornarcene a casa....— Quando vi piace; tuttavia, Illustrissimo, pensate bene a quanto vi ho detto.— In fede di gentiluomo io ci aveva pensato, Dio sa quante volte, ma siamo giunti tardi; tardi pei tempi, e tardi per l'uomo; pei tempi, perchè tra Alessandro VI e Sisto V ci ha il concilio di Trento, e peggio di questo, il caso dei Caraffa; per l'uomo, perchè Sisto promosso al pontificato di sessantacinque anni, adesso ne annovera sessantanove, nè penso egli abbia a durare molto, che quei suoi spiriti irrequieti se porgono testimonio della alacrità della sua mente, temo altresì che, come la lama troppo affilata, taglino il fodero. — Basta, adesso attendiamo a quello che più importa: mentre il Pontefice reputava spenti i banditi, ecco rinfocolarsi non solo ai confini, ma qui su le porte di Roma, anzi in Roma; potreste voi suggerire rimedio alcuno per estirpare questo cancro? Se siete da tanto, beato voi! Fate conto, che non vi sarà cosa, per quanto alta ella sia, che il Pontefice non si troverà disposto a concedervi in guiderdone del fatto.— Illustrissimo, l'uomo fa quello che può, ci proveremo.— Piacevi, che io vi presenti a Sua Santità?— Lo desidero quanto il cieco di vedere la luce.— In questo caso state disposto, che vi manderò l'avviso della udienza fino a casa....Da un lato e dall'altro, essendosi poi ricambiate affettuose salutazioni, si separarono. Se cotesto colloquio fosse accaduto al buio, veruno sarebbesi accorto chi di loro era il bandito, e chi il cardinale; ma anco alla luce aperta avresti giudicato così, che nel Cardinale occorrevano occasione difficile non impossibile, volontà languida, ardimento nessuno, all'opposto nel bandito col difetto di ogni facoltà, volere e ardire piuttosto eccessivi che inclinati di mettersi allo sbaraglio. — Animo malo in entrambi pari.FINE DEL PRIMO VOLUME.
Finchè ebbero speranza di ridurlo a granaio, a taverna, o in uso altro più vile, lo tennero sodo più che grappa impiombata; quando poi furono intimati in virtù della leggene urbs ruinis deturpetura reggerlo co' puntelli, gli ebrei, che ci avevano prestato su danari ad ipoteca, consegnarono il palazzo dei Pelliccioni in mano degli Edili, i quali, per evitare che diventasse una macía, secondo il buon giudizio, che governa ordinariamente i partiti municipali di tutto il mondo, lo trasmisero nelle mani della Distruzione.
I dominatori, che sanno l'arte, gli oppressori genuini non entrano di straforo nei paesi a mo' delle volpi nei vigneti per piluccare i grappoli, bensì di coloni per pestarli dentro ai tini; di fatti i capitani stranieri quando s'immisero nelle città italicheportarono la lancia in resta ferma sopra la coscia; adesso quando vi s'insinuano, adoperano altresì la lancia, ma quella con la qualegiostrò Giuda[22]; onde i primi violentando solo i corpi poterono esserne cacciati, i secondi corrompendo le anime non poterono, o tardi, o male.
La Distruzione poi prese possesso del palazzo Pelliccioni in modo conveniente alla maestà sua; calcando col piè grave la gradinata del palazzo ne ruppe gli scalini, coi gomiti scantonò i pilastri della porta, ed, appena introdotta, di una capata sfonda il soffitto dello androne: quivi gli alunni di Giulio Romano avevano molto maestrevolmente dipinto la battaglia dei Titani contro Giove: adesso di cotesti formidabili figliuoli della terra tu non miravi altro che un mucchio di gambe tronche e di piedi, nè Giove era intero, bensì scemo della testa, e il suo folgore privo di saetta ciondolava come il cordone umbellicale di qualche altra divinità piovuta di fresco dalcielo. Il Byron, preso dagli azzurri sereni dello empireo di oriente, afferma lassù, in fondo in fondo di quelli contemplarsi Dio, ed anco nel cielo dello androne dei Pelliccioni, finchè rimase intero, fece il Saturnio temuta mostra di sè; ma adesso che la Distruzione lo aveva sfondato, se ci addentravi lo sguardo, vedevi una tela di ragnatelo ordita per chiappare le mosche: anco i Numi stanno in potestà della Distruzione.
Per quanto fossero ampie le camere, e le sale, la fiera Ospite non aveva trovato luogo capace per sè; onde dopo avere spaccato i muri si arrampicava sul tetto; il palazzo vinto dall'immane peso per molte crepe pareva ridere nella guisa, che il gladiatore ferito a morte nel diaframma rideva. Seduta sul letto come re sul trono la Distruzione avendoci incontrati altri Dii dette subito mano a manometterli non solo, ma altresì a norma della ragione di stato renderli contennendi e vili; chè a Marte tolse via il naso e la spada; a Venere troncò la mano, che pittori e scultori effigiano distesa a parare la sua nudità; nè su questosi poteva in coscienza dare torto alla Distruzione; però che o importava alla buona morale velare parte del corpo di Venere, e allora a che ipocrisia sì fatta dopo averla scolpita o dipinta come uscì fuori dal mare? Cotesta mano, in cotesto luogo, pareva messa proprio con la intenzione medesima con la quale sopra i crocicchi drizzano i cartelli; cioè per insegnare la strada e:
Mi mostrano la via, che al ciel conduce,
Mi mostrano la via, che al ciel conduce,
disse messer Francesco Petrarca canonico di Padova, ma lo disse del cuore non già degli occhi di madonna Laura, non della mano, la quale, secondo quello ch'ei ci vuole dare ad intendere, non gl'insegnò mai nulla — quindi, o velisi la Venere come quella di Coo o la si lasci ignuda schietta come l'altra di Gnido. La Venere di Firenze è Venere da Gesuiti[23].
La Distruzione insediata sul trono scelse i suoi ministri, e secondo il costume dei re tristi, li scavò peggio di lei; primo ditutti il fuoco, il quale per darle saggio della propria abilità arrovellandosi su i travi, i travicelli, le porte, e le imposte gl'incenerì mezzo regno; per la quale cosa la Distruzione, ammirandone i forti partiti, e lodandone lo zelo, lo mise in riserba per servirsene al bisogno: poi venne la volta dell'acqua, che non osservando regola nè misura si rovesciò a diluvi sul tetto, mandando giù sopra i passeggeri una benedizione mista di tegoli, e di embrici; entrata in casa non rinvenne via più spedita per uscirne, che le crepe antiche, e allora non parve più ridere, ma piangere; dopo Democrito, Eraclito; quantunque non manchino autori degni di fede, i quali ci affermino, che in antico Eraclito e Democrito non fossero già due filosofi sì bene uno solo; e questo credo ancora io. Non potendo adoperare quotidianamente un ministro del continuo lagrimoso, fu provata l'aria; e l'aria al cimento rinvennero, se non più dannosa, più molesta di tutti; imperciocchè ora sibilasse come se miriadi di boa andassero in volta, ed ora guaisse a mo' di centomila anime dannate che si fosserodata la posta là dentro, ora con terribile rombo annunziava imminente il finimondo, ed ora modulava un gemito come di amante, rimescolato dal soverchio affetto; e la Distruzione ora accorreva tutta impaurita, ora afflitta e non trovava mai nulla; che vento erano le minaccie, e vento i sospiri; altri ministri di polso non si presentarono a reggere; e' fu mestieri servirsi di questi alternando l'uno con l'altro, come costumavano in Francia ai tempi di Luigi Filippo, e come costumano in Italia ai tempi nostri; se potevano mettersi insieme, se ne sarebbe composto un lievito eccellente per formare tutti i ministeri del mondo, ma non si potè fare.
Ognuno di loro tirò su sempre secondo il solito l'acqua al suo mulino; di topi un nugolo, che primi a entrare, si mostrano anco primi disposti a uscire solo che fiutino alla lontana la schiaccia; modello vero del perfetto cortigiano sempre inteso a rodere, sia di notte come di giorno, berretti frigi, o bende imperiali, l'oro del tempio di Efeso, o i calzari di Diogene: e con essi i tarli, stampa di amore senzapari come quello che si addentra fin là dove altri non può arrivare; vennero i biacchi a insegnare come si conservi la dignità nella reggia, e nei parlamenti, i rospi e le vipere ci portarono l'arte di comporre i giornali, gli scarafaggi, e i lumbrichi spontanei o invitati ci si recarono a dare lezioni di diritto costituzionale, i gatti furono professori di generosità, i corvi cappellani. La vetriola e l'edera in compagnia di altre sorelle parasite si offersero a fare ufficio di poeta di Corte adombrando gli spacchi e le latrine; e col verde bugiardo non pure ascondere ogni più sozza cosa, ma dare ad intendere alla lontana, che fosse incoronata di alloro.
Allo improvviso, e mentre ormai la Distruzione reputandosi donna e madonna non sospettava di guai, ecco irrompere dentro il palazzo una frotta di architetti, muratori, manovali, operai di ogni maniera, di ogni ragione artisti, e ciascheduno armato dei suoi arnesi, sopra di lei avventarsi con assalti riuniti, contro i quali non valse pertinacia di difesa, o maligno volere; molto più che un giovane biondo e bello al paridi Apollo di Belvedere lì compariva sovente con lo incesso di cotesto Dio, che saetta il Pitone, e sembrava accendere co' raggi della sua anima gl'intelletti degli uomini, di cui la opera allora ferveva per trasformare in sede di magnificenza, di giocondità e di piacere l'albergo che fu poco anzi di miseria, di tristezza e di dolore.
Questo giovane era Paolo, e come in tratto così breve di tempo avesse potuto mutare la sua condizione di mendico in ricco io ve lo dirò senza viluppi, che di colpi di scena non abbisogna il racconto, e poi noi altri Italiani siamo di quelli che desideriamo mettere ogni cosa al suo posto, e fare che il dieci venga subito dopo il nove; almeno una volta era così.
Voi pertanto ricordate, che Paolo sorpreso nella caverna da Ciriaco, vergognando di comparire ladro al cospetto del suo compagno bandito, prese delle gioie arrapinate quelle che potè; gli argenti furono relitti tutti: certo i tesori di Montecristo non erano sepolti là dentro, ma il trofeo del ladroneggio costà superava troppo in valsente quanto n'era stato rimosso.Quando Paolo con la famiglia ripigliò la via di Roma, due fini si era proposto, il primo dei quali certo o poco dubbio, incertissimo il secondo; gli pareva facile ripescare gli antichi compagni, e aggiungendovene parecchi dei nuovi ricomporre la sua banda per rompere le strade, e condurre altre non meno onorate imprese; gli riusciva più arduo credere che i suoi compagni si fossero astenuti da pellegrinare fino alla caverna per rovistarla ed appropriarsi quanto era rimasto lassù; tuttavia volle tentare; però fatta sosta alla famosa osteria della Ferrata, si diede a conoscere dall'oste pressochè spiantato per falta di avventori, di salute mal fermo, e quasi losco dal tanto piangere che aveva fatto la sua figliuola Maria; accolto a braccia aperte sul subito come conoscenza antica, e consolatore delle presenti miserie, crebbe di corto nella svisceratezza dell'oste, avendogli rifiorito le languide speranze con promessa di migliorare in un modo o nell'altro le sue condizioni. Interrogato l'oste da Paolo, insieme ad altre cose, se qualcheduno dei compagni fosse a sorte comparsoda codeste parti ebbe a risposta, che non ci si era visto persona, però preso maggiore coraggio gli disse, che pel dì veniente procurasse avere sei muli od otto, e provvedesse zappe: se si sentisse in forze di accompagnarlo insieme con Renzo fino alla caverna ben per lui; se no, sarebbero iti egli e Renzo; nè per questo avrebbe avuto parte minore delle robe, che egli viveva quasi sicuro di ritrovare.
Supremo scongiuro per l'uomo fu sempre il guadagno; pensate poi se lo stringa il bisogno; in mal termine si trovava l'oste, ma fosse stato peggio, sarebbe ito col materasso dietro; però vuolsi confessare che alla cupidità si aggiungeva come in embrione il pio desiderio di recitare un po' diDe profundisproprio sopra la fossa dove riposava sepolta la povera Maria; e devo confessare altresì, che mano a mano saliva, questo desiderio pigliava colore, sicchè, quando furono vicini alla caverna, l'amore della figliuola bilanciava l'amore dello acquisto, o poco gli rimaneva di sotto: entrato poi nella caverna e indicatogli il luogo dove giaceva la sua creatura,si gittò giù di sfascio, rompendo in dolorosi omei da movere a pietà, non che altro, i tronchi e i sassi, e con le braccia aperte pure tentava di abbracciare il terreno. Paolo lasciò sboglientarlo, che forse ci aveva il suo conto, e parve fosse per lo appunto così, imperciocchè presto presto si dette a zappare in certi luoghi a lui noti, dove trasse fuori due forzieretti, che si ripose in tasca. Mentr'egli operava ciò, allegando non so quale pretesto, aveva mandato Renzo fuori della spelonca, sicchè quando ei fu di ritorno i forzierini erano spariti; di costui Paolo si fidava sì e no: gli faceva mestieri di parecchie altre prove per isperimentarlo, ma in tempo di carestia pane di vecce: rientrato il garzone, Paolo si volse all'oste, e con sinistra cera gli ordinò che pigliasse la zappa per dargli aiuto, e quegli la prese quasi trasognato, poi tornato al luogo donde si era partito cominciò a menar giù a furia gridando:
— Qui dentro è il mio tesoro, or ora lo metto allo scoperto.
Paolo parve atterrito al proponimentodell'oste, per la quale cosa, fattosegli da presso, gli fermò il braccio dicendogli con voce benigna:
— Il Padre Eterno solo, aprendo le fosse, ci caverà tesori, noi non possiamo scoprirci altro che vermi; lascia stare, che hai pianto assai; vien meco a procacciarti da vivere men tristo.
La parte spirituale, che aveva preso per un istante il sopravvento nell'oste, cesse il campo alla cupidità; però senz'altre parole attesero tutti e tre a scavare: l'aspettativa di Paolo invece di rimanere delusa fu oltre il presagio soddisfatta; l'argento era stato battuto ma non così che non lasciasse vestigio della forma antica, e quel pezzo ben si conosceva essere stato pisside, l'altro candeliere, taluno anco Cristo; non mancavano argenti profani, ma primeggiava il sacrilegio. Così rinsanguato di pecunia Paolo scese dal Monte di Bove, nè mosse sì tosto dalla Ferrata con la famiglia; lasciatavi la Violante, cui un sinistro presentimento andava rodendo le viscere, si recò a Roma, dove dopo avere tolto a pigione certa villa aNettuno in luogo appartato e ombroso per foltissime piante, ci trasportava in più volte le nuove ricchezze. Parrà strano come a veruno dei compagni di Paolo saltasse in testa di prevenirlo, ma chi visse molto nel mondo conosce non essere la stranezza causa buona per discredere una cosa; e la stranezza troveremo minore quante volte tu consideri che parecchi di loro ignoravano il tesoro nascosto, e Paolo stesso nol conosceva intero; dei consapevoli, a quale mancò il comodo di recarsi costà, a cui il coraggio; chi aveva preso moglie e aperto un po' di traffico non cercava miglior pane che di grano, chi si era fatto frate, e s'incocciava sul serio di santità: insomma i benestanti non si movevano; chi si sarebbe mosso si trovava ridotto in tale arnese, che correva rischio, scorrazzando per la campagna, di capitare in mano a qualche sbirro a cui paresse acquistare la indulgenza plenaria se lo avesse impiccato al primo arbore gli occorresse per via. Messe in salvo le robe nella villa, Paolo ci condusse la moglie dandole ad intendere com'egli adoperasse così per pigliartempo ad ammannirle il palazzo in modo conveniente all'eccelso grado di lei, e ciò per solleticarla nella vanità, ma non ce n'era bisogno, cupida come adesso ella si sentiva di tenebre e di solitudine.
La Distruzione del palazzo Pelliccioni, dopo avere tentato resistere, di padrona parve rassegnarsi a diventare vassalla, contentandosi di un lembo estremo in soffitta, o in cantina; non le dettero requie; da per tutto cacciata si disfece a mo' di quei nugoli, che dondolandosi per lo emisfero si consumano e sfumano. Però quando le sale sfolgoravano di doppieri riflessi dentro gli specchi di Venezia, ripresero a ronzarvi dintorno i parpaglioni della fortuna, i quali conoscono l'arte di sfruttare la luce degli altri, senza bruciarvisi le ali; e più poi allorchè dai camini sorse la colonna di fumo annunziatrice, che costà si faceva grasso mangiare, ci capitarono a frotte amici vecchi e amici nuovi fissi in lei con ansietà pari a quella degli isdraeliti con la quale seguitavano la colonna di fuoco pel deserto; i vecchi abbracciando Paolo gli venivano ricordando i motti, leblandizie, i gesti degli anni suoi primi e per tenerezza piangevano, i giovani si recavano ad ammirare il gentiluomo perfetto, di cui nelle lunghe sere di verno avevano udito raccontaremirabiliadai genitori, adesso, ahimè! sepolti. Dicono i naturalisti che i soli pesci pigliansi per la gola, e non è vero, imperciocchè per la gola si piglino anco gli uomini, se non che questi si acchiappano per molte altre cose; di fatti parecchi facevano capo al palazzo Pelliccioni per danaro, offerendo tutto sè stessi, il che tornava a non offerire nulla. Paolo, stupendo a dirsi! non negava a persona, o poco o assai veruno si partiva senza qualche soccorso, sicchè tu pensa se la processione degl'impronti per la strada che menava al suo palazzo occorresse gremita più di quella delle formiche. E da capo le dicerie intorno alla origine delle sue ricchezze, nè onorevoli tutte; i mercanti affermavano non potere averle fatte se non trafficando, e i soldati se non combattendo; non mancò chi dichiarava avere sentito dire, ch'ei si fosse imposto signore di certa isola in certe contrade rimote,dove il fiume mena sabbia di oro per la ripe di argento, e i bimbi per la strada giocano a' noccioli co' diamanti grossi quanto una pina o poco meno; i nobili reputavano imbroccare nel segno pensando che S. M. Cattolica lo avesse con la sua consueta munificenza rimunerato con grosse pensionidei lunghi ed onorati serviziiprestati alla corona co' negoziati e con la spada; i prelati più che tutto trovavano probabile, qualche vecchia vedova ricca sfondolata lo avesse tolto a marito, e di corto mortagli con suoinenarrabile rammarico, egli ne avesse raccolto l'intero retaggio; gli ammicchi degli occhi, e il sorriso tenue, e lo stringere pietoso delle mani servivano quasi di condimento a questa cicuta del Diavolo: altri altre cose; veruno pensò al furto, e sì che la spiegazione l'avevano proprio all'uscio senza mandare tanto in volta il cervello; ma così nelle faccende fisiche come nelle morali talora per notare gli obietti bisogna patire del balusante. Il ceto amplissimo femminino poi ne faceva di quelle coll'ulivo, e sembrava avere dato nelle girelle per Paolo; non viera mamma nobile, o borghese, di molta o di poca sostanza, che non vagheggiasse in lui il cappellinaio al quale attaccare le care gioie delle loro figliuole; le fanciulle lo guardavano come il pellegrino contempla il santo ch'è termine dello affannoso pellegrinaggio; e se il pellegrinaggio verso il santo matrimonio a taluna di loro pesasse, lascio che lo immaginiate voi altre mie cortesi leggitrici o leggitori, come meglio si abbia a dire; massime poi a quelle cui pareva essere destinate di girarci sempre dintorno e non entrarci mai; appunto nel modo che successe agli ebrei quando lasciarono l'Egitto per la Terra promessa. Era, direbbe Omero, spettacolo degno degli Dei mirare il coro delle donzelle disposte in giro intorno a Paolo e sfolgorarlo con gli sguardi a mo' di balestrieri che mirino uno stesso bersaglio; a canestrate gli gittavano virtù sopra la testa come i fiori; tutta roba (già s'intende) prestata al futuro marito di tutte, che poi tutte dopo la scelta vanno a risquotere con la usura, non esclusa la moglie, e spesso questa più esigente di ogni altra. Nè menodelle femmine comparivano alla prova prodighi gli uomini, che come suole, ognuno di loro gli regalava la virtù, che gli premeva maggiormente fosse posseduta da lui; i poeti lo predicavano generoso, gli artisti di buon gusto nelle arti, i preti devoto, i gentiluomini spiantati nobilmente cortese, e via via; maraviglia universale metteva considerare come inetà così frescatante cose sapesse, tante genti avesse veduto, e tanti gesti operati (almeno per quello ch'ei ne diceva), e qui pure ci entrava l'adulazione, imperciocchè sebbene la fronte di Paolo fosse tale dove:
I suoi strali spuntava amore e morte,
I suoi strali spuntava amore e morte,
tuttavia anco da quanto appariva, la turba adulatrice dibatteva una dozzina di anni.
Ma in Roma sacerdotale, massime a cotesti tempi, piacque due cotanti più che a Napoli lo studio alla religione santissima, e quello messo nella osservanza delle pratiche di santa madre chiesa: per la quale cosa ogni mattina Paolo assisteva divotamente a messa genuflesso alla balaustratadello altare; e la messa la pagava di suo, raggiungendo il prete in sagrestia, dove dopo avergli detto:prosit, gli pigliava la mano e ci deponeva un ducato di oro smagliante; onde il prete quando si voltava dall'altare implorando al popolo:Dominus vobiscum, sbarrava gli occhi come spiritato per mirare se ci fosse: desiderò essere ascritto a parecchie confraternite, e prima delle altre a quella dei Fiorentini di San Giovanni decollato, di cui istituto è accompagnare i condannati a guastarsi: in questa occasione apprestò rinfresco a tutti i fratelli, ed i più eletti nel suo palazzo pasteggiò alla grande, nelle processioni s'industriava far sì, che gli toccasse a portare taluna delle aste del baldacchino o la residenza, e certa volta dette dieci scudi di elemosina per portare il Cristo di legno, che gli parve peso; ma il tratto proprio da maestro fu quello di scegliere confessore il padre Migali gesuita, il quale per essere stato già confessore del povero Francesco Peretti nipote del Papa, miseramente assassinato, si vedeva tutto giorno per casa del cardinale Alessandro: certo eraun mettersi tra male branche, ma egli non si sentiva sortito alle parti di sorcio. Da ambe le parti perfetti; proprio qui si vedeva alla prova che tra pirata e corsale non ci corre altro che i barili vuoti; egli non rifiniva mai di levare al sesto cielo la sapienza del Gesuita (la pietà non importava, chè si suppone in tutti gli ecclesiastici, e in modo singolare nei Gesuiti), il Gesuita mostrava andare in visibilio per la pietà di Paolo (di opinione, di sapienza non faceva mestieri, supponendosi sempre in cui spende a mano aperta, e mette tavola spesso). Ora accadde che certo dì favellando insieme Paolo col padre Migali delle parti degl'infedeli, e sul modo di propagarci la fede, tante eccellenti cose costui gli disse in parte non conosciute prima ed in parte accomodate così che parvero nuove, che il padre si dispose in tutto fare motto di questo distintosoggettoal Cardinale nipote, non mica perchè egli fosse capo della Congregazionede Propaganda fide, a cui presiedeva lo stesso Papa, ma sì perchè il cardinale Alessandro, se non la sola, per certo si considerava lapiù sicura chiave di aprire il cuore dello zio. Nè fu difficile ottenere udienza dal Cardinale, atteso il credito del Gesuita, e l'indole facile del nipote di Sisto; il quale, per giudizio dei contemporanei, oltre la buona natura ebbe pratica grande di negozi più che scienza, negoziando sempre al cospetto del Papa, ovvero a norma delle sue istruzioni, onde lo prepose alla Congregazione della Consulta per il governo della santa Chiesa, che rispondeva a cappello a ciò che nei giorni nostri chiamiamoministero dello interno, e all'altro ufficio troppo più importante pel Papa, ed arduo pel giovane, voglio dire, quello di ascoltare gli spioni, e riferirgli con sagace diligenza quanto ne avesse cavato. — Ancora, si deve avvertire, che Paolo, appena si presentò, piacque al Cardinale, però che la simpatia da taluni non si osserva nella sua genesi, e da molti altri si nega, ma pur troppo vive, e dirò regna; impossibile, almeno per ora, dichiarare in che cosa consista, ma per me quasi mi persuado, che proceda da cause tutte animali, effluvi di sangue, virtù magnetica di sguardo, odaltre cotali; e dopo un po' di commercio la simpatia crebbe, dacchè Paolo nascesse gentiluomo, ma la educazione materna e il suo mescolarsi con gente di piccolo affare lo avessero in certo modo invilito; mentre Alessandro, comecchè di lignaggio villano, facevano gentile l'esempio dei colleghi, ed il continuo negoziare con personaggi potenti; per la quale cosa si sentirono subito bilanciati perfettamente tra loro, successo che da essi non fu mai prima di ora provato, imperciocchè trovandosi con persone o affatto volgari, o affatto signorili si sentissero come a disagio. Inoltre se bello era Paolo, brutto non compariva Alessandro, e se in avvenenza egli cedeva all'altro, ciò giudicava nel suo segreto la gente, ma non andava a dirglielo, mentre a lui la naturale prosunzione impediva darsi per vinto; di poi, non si poteva dubitare, che con le vesti da cavaliere un giovane avesse a parere più elegante che incamuffato con quel viluppo di panni rossi. Quanto a magnificenza, che la fama gli aveva porto occorrere nel Cavaliere grandissima, il Cardinalenon se ne pigliava fastidio, anzi ci aveva gusto, perchè godendo di centomila scudi di rendita sentiva poterlo superare: per ultimo rispetto a sapienza conobbe, come Paolo fosse uomo sagace più per pratica di faccende, che per istudio di libri (e qui pure non si confessò, nè era inferiore a lui); e per quel po' di lettera ch'ebbe Paolo occasione di metter fuori non era tale nè tanta da farne le stimate per chi viveva a cotesto tempo in Roma, nè tra l'uno e l'altro ci correva un filaro di case. Insomma Paolo possedeva tutte le doti per andare a genio ad Alessandro, dacchè in quelle che riescono ad acquistarsi impossibili, come lignaggio e bellezza, il Cardinale aveva argomento buono di reputarsi pari, e per le altre che possono acquistarsi si reputava superiore.
Parlarono di molte faccende, un po' per tastarsi e un po' menati dal giovanile talento, e finalmente caddero su quello che premeva all'uno ascoltare, all'altro dire:
— Sicchè a voi, Cavaliere, questa istituzione del Papato non garba...
— Illustrissimo, per amore di San Diegoultimamente canonizzato[24], non mi apponete di questa fatta eresie. Come non mi avrebbe a garbare il Papato se istituito dalla propria bocca di Gesù Cristo? Io non sono così tristo cristiano per ignorare che Pietro fu la pietra sopra cui si fonda la Chiesa, contro la quale non prevarranno le porte dello inferno, bensì dubito, rimettendomene sempre all'autorità dei miei superiori, massime alla vostra, che lanavicelladi San Pietro diventatagaleraabbisogni di qualche altra vela, e di parecchi remi di rinforzo.
— Cavaliere, parlatemi col cuore in mano; quantunque per ufficio mi corra il debito riferire qualsivoglia cosa per me si oda, o si veda, a Sua Santità, tuttavolta in fede di gentiluomo vi prometto, che delle cose a voi piacesse favellarmi egli apprenderà quelle che voi vorrete egli sappia, e se niente ha da saperne, e nulla saprà.
— Illustrissimo, voi adopererete secondola prudenza vostra, perchè a me sembra non avere a dire cosa che possa tornare sgradevole a Sua Santità. Il Papato nacque inerme e debole, e così un pezzo durò: se l'uomo fosse meno perverso, e non si ostinasse nel peggio, il Papato, per trionfare nel mondo, dalla sua origine divina in fuori non avria dovuto avere mestieri di altri soccorsi: ma costoro, che pure si attentarono mettere le mani nel sangue prezioso di Cristo, pensate se volevano peritarsi a menare strage dei suoi pontefici! La storia pertanto della prima Chiesa è tutta un martirio; le sue fondamenta, si può dire, furono poste sopra sangue cagliato...
— Questo non contrastano nè anco i nostri più fieri nemici....
— Ed appunto per ciò, chi venne dopo considerava come divina cosa sia il martirio, ma arcidivina il trionfo.
— Avvertite, Cavaliere, che il terreno incomincia a farsi lubrico...
— Illustrissimo, se male mi appongo, lascio a vostra signoria libertà piena pienissima di anteporre il martirio al trionfo,e vedete e' ci è da scegliere; tra i Monsulmani impalano, i Tartari segano in mezzo; nella China uccidono frastornando il sonno...
— Basta, basta, interruppe il Cardinale sorridendo, in fede di gentiluomo, io mi confesso giusto, la passione del martirio non è la mia dominante...
— Appunto voleva dire... a diciannove anni... potente... copioso di beni di fortuna, e capace ad usarne con prudenza... il martirio non è ospite accetto. Per assicurare il trionfo della Chiesa, oltre gli aiuti divini, prudenza volle che si facesse procaccio degli umani...
— Gli aiuti divini non mancano mai a cui gl'implora con cuore contrito, e gli attende con mente umiliata...
— Illustrissimo, voi parlate da quel luminare di santa madre Chiesa che siete; però piacciavi considerare che i primi a ricorrere agli umani sussidii furono i Papi, non io: io racconto; apprenderò volontieri da voi le cause che mossero i sommi Pontefici ad aggiungere alla fune celeste un po' di filo umano....
— Voi siete arguto, messere....
— Illustrissimo, perchè mostrate il vischio se non mi volete impaniare?
— Vi ho dato fede di gentiluomo e basta: nobiltà lega; forse mi piace non ismettere la pratica, e giocare di scherma con maestro schermitore.... Ora però basti, che lo spesso romperla guasta la misura...
— Di fatti non ricordo più dove mi sia rimasto: oh! ecco, i Papi dunque prima che il Macchiavello lo scrivesse, conobbero che i profeti disarmati capitano sempre male, e presero ad avvantaggiarsi, e per me fecero bene, ma non in tutto nè sempre; a modo di esempio, non operarono avvisatamente quando ricorrendo alla potenza temporale si confidarono troppo alla divina, conciossiachè noi tutti dobbiamo sperare che Dio non fie per mancarci mai di aiuto, anzi farà il miracolo a posta per noi, e tuttavia prudenza vuole che noi ci sovveniamo più che possiamo da noi; insomma, ond'io di corto chiarisca il mio concetto, la religione doveva provvedere e rinforzare i partiti umani,non già i partiti umani puntellare le forze religiose.
— Perdonate, Cavaliere, parmi che la Chiesa abbia proceduto precisamente nel modo che accennate.
— Illustrissimo, domando mille perdoni a voi, ma se non presumo troppo concedete che io vi persuada del contrario. Mirate, da prima si volle abbracciare troppo, però invece di attendere allo incremento delle forze materiali in casa, e mettere salda base di signoria, furono usate ed abusate le spirituali fuori in lontane regioni, cosicchè mentre qui in Roma ammazzavansi i Papi co' sassi, esultava la Chiesa nel sapere tremanti innanzi ai suoi antistiti remoti dominatori. Certo la forza scevra da pensiero non parrà cosa durevole, ma il pensiero scemo di forza vale anco meno. Bene sta che i Romani spedissero un legato o due i quali si attentassero chiudere come Popilio[25]il re Antiocodentro un cerchio, e lo intimassero a piegare il capo; però, che se il legato non arrivava a persuaderli con le parole, tenevano dietro quasi tuono a baleno le legioni a stritolarli con le armi; considerate di grazia, il bel civanzo che hanno fatto i Papi inviando messaggi difesi dalle parole, e non dalle armi, ai potenti del mondo; o gli hanno presi per la barba come Luigi XI di Francia il cardinale Bessarione, e con tale strazio, che il valentuomo ne morì, o li costrinsero a mangiarsi pergamena, sigillo e salimbacca delle bolle o ad annegare nel Lambro, come Bernabò Visconti, Grimaldo da san Vittore, che poi fu Papa; e si può dire gli usasse cortesia, imperciocchè quando gliene pigliava il ghiribizzo gli arrostiva, e così accadde a cotesto frate tapino, il quale per commissione d'Innocenzo sesto andò a predicargli contro la crociata a Milano; o gli impiccarono addirittura, come a Firenze adoperarono contro il Certosino spedito da Innocenzio IX a pubblicare i cedoloni della scomunica; e per istringere il molto e il vario in un ultimo esempio, siracconta di un re d'Inghilterra che rese scemi dei testicoli loro i Canonici di Seez per avere obbedito nella elezione del Vescovo piuttosto alla volontà del Papa che alla sua; e dopo tagliati volle che li guardassero disposti in bell'ordine su di una tafferia. Dalla quale disgrazia, Illustrissimo, Dio scampi e liberi ogni fedele cristiano.
— Il Cardinale sorrise alquanto, ma subito dopo tornato pensoso soggiunse:
— Ma noi non difettiamo di eserciti; armi possiede la Chiesa, e non poche....
— Tante da chiamarti il pericolo in casa, e non poterlo vincere; del presente non parliamo, che se mi togliete le guardie svizzere e i micheletti, altre non so vederne; per lo passato le armi pontificie salvarono Roma dal Borbone? Se la provvidenza non aiutava, chi ai giorni nostri ci scampava dal Duca di Alva? La Chiesa nei primordii assai lodevolmente si comportò spogliando un altare e rivestendone un altro, contenta di guadagnarci i moccoli; e come vassalla crebbe la sua potenza fin dove non è più lecito rimaneresottoposto altrui senza certezza di trovarsi a volta sua spogliata da un punto all'altro...
— Cavaliere, voi non vi apponete, la Chiesa attese a farsi padrona di tutto; se non ne venne a capo bisogna cercarne la colpa altrove.
— Non erro; voi, Illustrissimo, accennate adesso agli Adriani, ai Gregori e agl'Innocenzi e agli altri vetusti; questi procederono sempre per via di arnesi religiosi, non già materiali; il Papa a cui si ruppero in mano gli arnesi religiosi fu Bonifazio VIII, quando in risposta alla Bolla:ausculta filisi ebbe dal Re di Francia la famosa ceffata. Aspra lezione cotesta, ma tale, che avrieno dovuto capire anco i sordi; dopo questo caso, gli arnesi religiosi non dico si avessero a smettere, bensì non si volevano adoperare soli, nè come principali, bensì in sussidio delle armi molte e gagliarde.
— E lo tentarono, Lione, Giulio, Alessandro ed altri parecchi.
— Certo; ma nel modo che ho avvertito; da attirare il pericolo in casa, nonvincerlo; da spogliare uno per vestire un altro; per appoggiarsi al braccio di quello o di questo, e non camminare mai solo; insomma armi atte a perpetuare la servitù, non per istituire signoria.
— Ma queste armi come si provvedono esse?
— Trasformando lo stato e rendendole armi stanziali.
— Piacciavi chiarirmi, ch'io non ci vedo lume.
— Lo stato, finchè durerà ordinato nel modo che oggi si vede, non può procurare armi molte, nè gagliarde. La vita dei Papi, per ordinario durando poco, non dà campo allo eletto Pontefice di mettere in pratica i suoi concetti, e assodarli con buone provvisioni; aggiungi, che rado avviene non si elegga Papa vecchio, e per arroto infermo, e voi sapete che al vostro grande zio giovò non poco ad acquistare il Papato il trovarsi in là con gli anni e fingersi malescio; poni eziandio, che sebbene questo stroppio oggi nuoca meno, tuttavia ogni Papa cerca, com'è naturale, avvantaggiare i suoi; e se i nipoti delPapa, o i figliuoli non si portano più via o Castro, o Parma, pur si hanno Paliano, ed altre possessioni cotali, e alla più trista parecchi milioni di oro; il che taglia i nervi allo stato, e lo condanna a perpetua debolezza. Lo dico o lo taccio? Lo dirò senza tante ambagi; lo stato della Chiesa bisogna che, per successione, si mantenga nella famiglia del Papa....
— Parlate sommesso, disse il Cardinale ponendosi il dito traverso le labbra, ed accostandosi a lui; poi riprese; — e' fu tentato e non riuscì...
— Dal duca Valentino, è vero? Cotesto veramente fu tratto fuori dalla pietra dove si tagliano i principi; ma non ci ebbe colpa, lo tradì la fortuna a cui la gente non sa trovare riparo.
— Il Collegio dei Cardinali dove si manda?
— Si tiene in Roma, e si corrompe, o si atterrisce, o si spenge. I Papi, ch'io sappia, non si mostrarono in verun tempo troppo teneri del sangue dei Cardinali; il colore rosso impedisce, che il Pontefice si accorga del sangue, che casca su la vestadei Cardinali; in ogni caso si strozzano come fece Urbano VI, o si avvelenano come Alessandro VI...
— Silenzio, io sono cardinale...
— Ma nipote del Papa... Togliete ai Cardinali i benefizii; pagateli coi danari dello stato, e quando vi presenterete sotto l'aspetto del pane loro quotidiano vi porranno maggior bene, che alpater noster.
— Tuttavia, o farne a meno non sarebbe più spiccio?
— Più spiccio sì, non però più sicuro; diventati i Cardinali specchi da riflettere i vostri raggi, voi potrete con essi incendiare altrui e romperli quando fa bisogno; pure che diate loro potestà di dominare per di sotto, si mostreranno servi umilissimi per di sopra: anco Tiberio anzichè diminuire accrebbe le prerogative del Senato: pensateci...
— Ve lo dirò aperto, comecchè uso ai negoziati quello incessante perfidiare mi uggisce; animale di contradizione è l'uomo...
— Lasciateli dire, purchè vi lascino fare. Parla se vuoi che ti conosca, dicevano gli antichi: dove li costringiate atacere, come saprete voi che cosa molini nel suo cervello la gente? La docile assemblea sembra la mano di Dio, illustrissimo; ella è quasi un sigillo per suggellare gli atti vostri; con essa portate a fine quello che solo non vi attentereste pensare nè manco; essa piglia inizio di tutte le pratiche perigliose, e se escono a bene, l'utile è vostro, se a male, suo l'obbrobrio e la pena. — Il re che sappia il suo mestiere raddoppia le forze per procacciarsi i comodi propri con le assemblee, e trova nelle assemblee il becco emissario sul quale riversare la colpa, caso mai il popolo venisse a rompere la catena.
— Cavaliere, voi potreste argomentare come Marco Tullio; io da gentiluomo vi confesso, che queste università di cicale mi hanno dato sempre uggia, imperciocchè tenetele quanto volete umili, gratificatele quanto sapete, voi non potete fare in modo che talora non le pigli la bizza di parere libere, e allora o ti agguantano il morso co' denti, o tirano calci al vaglio dove hanno mangiato la biada. I calci più pericolosi ti dà la bestia della quale ti fidi.
— Per me penso, che il rimedio di alzare la mangiatoia basti, e in ogni caso non avete ai vostri ordini le milizie?
— Le milizie, che si avventino come cani mastini sul popolo, donde si cavano elleno?
— Donde? dal popolo.
— Se dal popolo, quanto capitale voi ci potrete fare sopra? Uscite dal popolo un giorno, un'ora si troveranno d'accordo con lui per darti addosso.
— No, mai; nudrite il soldato di carne del popolo ed essi diventeranno nemici tra loro come il diavolo e la croce. Ponete mente a questo, mercè vino, carne, e costume di belva educaronsi gladiatori a trucidarsi ferocemente e allegramente l'un l'altro per dare spettacolo al senato,populusqueromani; con qual ragione dubitate voi, che una parte di popolo armato rifugga da sbranare il popolo disarmato? Solletica così acuta la voluttà di far sangue! Inebria tanto, che chi la provò una volta ama piuttosto morirvi annegato dentro che astenersene!
— E allora tu avrai i pretoriani, cheporranno lo impero allo incanto; e se mai ti cingano il capo di corona, sì il faranno per venderlo più caro.
— E nè anco questo parmi vero, imperciocchè durante lo impero unica forza dello stato furono gli eserciti, ma noi terremo su ritti il senato, e il popolo, e li opporremo alle milizie in questa maniera, che abbiano potenza di nocersi tra loro, non a te, e l'uno astii l'altro, e lo contradii, e tu in mezzo a dare un colpo al cerchio, e un altro alla botte. Ed avverti altresì, che il senato ha da tenere i cordoni della borsa in mano, sicchè se non paga, la milizia sfuma: certo tra soldati non ci ha scarto, escono tutti eroi come i mattoni di una misura fuori dalla stampa, ma se li privi della luce dei due baiocchi al giorno, cotesto eroismo casca morto dentro un boccale vuoto di vino. Per ultimo bisogna tenerci sempre sotto la mano il popolo per valercene come àncora di salvezza...
— Dio mi guardi dal popolo, in fede di gentiluomo io sento pel popolo odio naturale, nè so distinguere bene se più lo detesti o lo disprezzi.
— Illustrissimo, voi avete torto: è tanto dabbene il popolo! Così paziente! Un vero bove battezzato in Duomo; come il bove vive di lavoro e muore di macello. Se volete averlo tutto vostro, e se vi piace vederlo piangere di tenerezza, adoperate, come i nostri vecchi Romani costumavano nei lupercali co' servi: un dì per celia li dicevano padroni e gli servivano a tavola purchè il rimanente dell'anno essi servissero davvero: procura provvedere al popolo l'alimento tanto che non muoia, ed egli dirà doverti la vita; fa che il Senato, ed i soldati non lo stritolino come ruota molare, ed egli giurerà doverti la libertà. I nostri vecchi qui la sbagliarono, perchè il pane e i circensi rendono il popolo scioperato, e querulo, e ladro; pel popolo prima ci vuole la forca, poi l'aratro; a spizzico ancora la festa, e la baldoria.
— Questi sono concetti smisurati....
— Degni di chi sortì il sangue di colui che medita disperdere i Turchi dalla faccia del mondo unendo insieme quante ha forze l'Europa da mezzogiorno a tramontana, da levante a ponente, e intende conquistarel'Egitto, mettere il mare Rosso in comunicazione col Mediterraneo, rendere alla Italia la prosperità dello antico commercio, costituire Roma metropoli della cristianità, epperò trasformare i monumenti gentili in monumenti cristiani, e con la magnificenza moderna vince l'antica[26]....
— A tanto non basterebbe Cesare, od Alessandro Magno.
— E il vostro grande zio avrebbe accettato le nozze di Elisabetta d'Inghilterra per generare un nuovo Alessandro....
— Le sono baie di novellieri coteste....
— Ma non sono baie queste altre, che Sisto sacerdote, e vecchio, irridendo le nozze della regina scismatica, nè reputando spedienti i sussidii della remota Inghilterra, non era alieno, per venire a capo dei suoi disegni, di procurarsi ad ogni patto quelli di Francia...
— A me non sono noti siffatti arcani, ed in fede di.... nè credo punto, che accennino al vero.
— Illustrissimo, che da voi s'ignorino può darsi, ma io so, che il cardinale Morosino certo dì propose, e segnatamentedopo la morte di monsignore di Guisa a Blois, a sua maestà Enrico III, che dov'egli avesse istituito suo erede don Michele marchese di Lamentana[27]vostro illustre fratello, il Papa gli avrebbe ottenuto a consorte la infante di Spagna, e così, composte in saldo accordo le liti tra i principati cattolici, con forze unite combattere, e disperdere gli eretici e i Turchi da tutta la cristianità.
— E come vedete a prova ciò non accadde. Ora come potrebbe augurarsi di tentare con buono esito un nipote del Papa ridotto alle sue poche facoltà, senza gli aiuti di Francia e di Spagna, e forse dovendole sperimentare nemiche?
— Con ardimento maggiore, forze più intere, premio di fama immortale, incremento sicuro della propria terra....
— Basta, basta, Cavaliere, voi mi avete portato un pezzo qua e là girandolando su l'ippogrifo di messere Ludovico, sicchè mi ha preso il capo giro; e' sarà tempo scendere per tornarcene a casa....
— Quando vi piace; tuttavia, Illustrissimo, pensate bene a quanto vi ho detto.
— In fede di gentiluomo io ci aveva pensato, Dio sa quante volte, ma siamo giunti tardi; tardi pei tempi, e tardi per l'uomo; pei tempi, perchè tra Alessandro VI e Sisto V ci ha il concilio di Trento, e peggio di questo, il caso dei Caraffa; per l'uomo, perchè Sisto promosso al pontificato di sessantacinque anni, adesso ne annovera sessantanove, nè penso egli abbia a durare molto, che quei suoi spiriti irrequieti se porgono testimonio della alacrità della sua mente, temo altresì che, come la lama troppo affilata, taglino il fodero. — Basta, adesso attendiamo a quello che più importa: mentre il Pontefice reputava spenti i banditi, ecco rinfocolarsi non solo ai confini, ma qui su le porte di Roma, anzi in Roma; potreste voi suggerire rimedio alcuno per estirpare questo cancro? Se siete da tanto, beato voi! Fate conto, che non vi sarà cosa, per quanto alta ella sia, che il Pontefice non si troverà disposto a concedervi in guiderdone del fatto.
— Illustrissimo, l'uomo fa quello che può, ci proveremo.
— Piacevi, che io vi presenti a Sua Santità?
— Lo desidero quanto il cieco di vedere la luce.
— In questo caso state disposto, che vi manderò l'avviso della udienza fino a casa....
Da un lato e dall'altro, essendosi poi ricambiate affettuose salutazioni, si separarono. Se cotesto colloquio fosse accaduto al buio, veruno sarebbesi accorto chi di loro era il bandito, e chi il cardinale; ma anco alla luce aperta avresti giudicato così, che nel Cardinale occorrevano occasione difficile non impossibile, volontà languida, ardimento nessuno, all'opposto nel bandito col difetto di ogni facoltà, volere e ardire piuttosto eccessivi che inclinati di mettersi allo sbaraglio. — Animo malo in entrambi pari.
FINE DEL PRIMO VOLUME.
NOTE:1.Esempio di questo stile è il celebre testamento di Filippo II ovvero istruzioni a Filippo III; quivi occorrono cose degne di essere lette da principi, e da popoli, e dacchè i principi paiono di siffatte letture talentarsi poco, giova metterle spesso sotto agli occhi dei popoli. Filippo II, parricida del suo figliuolo, promotore della Inquisizione, carnefice dei Paesi Bassi, divorato dai pidocchi, così lasciava scritto al suo successore: «Principe, vedendomi giunto alla fine del tempo ordinato dal cielo alla mia dominazione sopra la terra, come voi ai primi anni della vostra... ho pensato, che sarei accusato, e ripreso di poca prudenza, di discernimento, o di difetto di cura e di amore verso di voi, se vi lasciassi (giovane ed inesperto come siete) tanti grandi regni, stati, terre e signorie in retaggio senza darvi nel tempo stesso precetti, avvisi e consigli, che una infinità di esperienze, pene, fatiche, disegni, e pretensioni (la più parteinutili) mi hanno fatto conoscere (ma troppo tardi) per il bene mio, dei miei popoli, e dei miei vicini essere necessarie per il buon governo dei popoli, di cui un giorno bisognerà rendere conto al Re dei re, davanti al qualesotterfugi e cavilli non giovano, conoscendo le inclinazioni, i disegni e i pensieri segreti degli uomini... tanti dolori ed accidenti strani da tanti mesi mi assalgono, che sono diventato disupplizioa me stesso... onde io prego Dio, che dalla terra mi chiami al cielo, usando meco quella misericordia, ch'io ed i miei non usammo a tanti popoli, che ce ne richiedevano, e lo prego eziandio che gli piaccia contentarsi delle mie pene crudeli e acuti dolori presenti, per espiazione delle mie colpe passate.»Artaud de Montor,Storia dei Papi, vol. I, p. 409.2.Per la coratella di Dio.3.Carlo V nel suo ritiro a San Giusto aveva menato seco certi fanciulli, i quali, fatti educare diligentemente nella musica, accompagnavano col canto i riti a cui egli assisteva con mirabile devozione; però nè la santità del luogo, nè le cerimonie solenni, nè la sua pietà tanto potevano tenerlo che, udendo stonarne qualcheduno, non lo rampognasse a voce alta così: «hijo de puta, bermejo, o otre nombre semejante» avverte ilSandoval,Hist. de Carlos V. Il costume del Lanzichenecco ripigliava il sopravvento.4.Come il duca di Alva per poco non pigliava Roma, puoi leggere nellaGuerra di Romadell'Andrea, e nellaGuerra fra Filippo II e Paolo IV, scritta dalNores, e stampata nell'Archivio storico.5.La passione del Figlio di Dio, e quella che mi partorì.6.Sul mattino ammazzerò tutti i peccatori della terra per disperdere dalla città di Dio tutti quelli che operano iniquità.7.Enrico IV, tratto certa volta in disparte il maresciallo Bassompierre, gli disse: — Badate, maresciallo, voi avete un pidocchio su la camicia. — Avete fatto benone, Sire, rispose l'arguto cortigiano, a dirmelo sotto voce, perchè nessuno si accorga di quello che si guadagna a servire Vostra Maestà.8.Pilato adunque avendo udito queste parole, menò fuori Gesù, e si pose a sedere sul tribunale nel luogo dettoGabbata. —Evangelodi S. Giovanni, c. XIX, n. 13.9.E il Centurione, veduto ciò ch'era avvenuto, glorificò Dio, dicendo: veramente questo uomo era giusto.Evangelodi S. Luca, c. XXIII, n. 47.10.Ma essi gli fecer forza, dicendo: rimani con noi, perciocchè si fa sera, e il giorno è già declinato. Egli dunque entrò nelloalbergoper rimanere con loro. — E, quando si fu messo a tavola con loro, prese il pane, e fece la benedizione, e, rottolo, lo distribuì loro. — E gli occhi loro furono aperti,e lo riconobbero. —Evangelodi S. Luca, c. XXIV, n. 29, 30 e 31.11.Per i grani del mio rosario.12.IlPrescottamericano.Storia del Regno di Ferdinando e Isabella.13.Se anco dettando racconti, io mi studio, per quanto so, pigliare cura della lingua, sia procurando rimondarla da modi e voci barbari, sia rimettendo in uso parole obliate, sia raccogliendone altre sfuggite alla diligenza dei Collettori, confido non cavarne biasimo; molto più che per le scritture degli ufficiali del Governo, le dicerie dei parlatori nel Parlamento, e lo scombiccherare della più parte dei giornalisti, se lo idioma nostro non diventa ilgergo francoadoperato su per gli scali del Levante, e' vuol essere un vero miracolo di Dio. Però parmi bene notare qui, che nelle pagine antecedenti adoperai la parolasgallinarela quale non mi occorse registrata nei Vocabolari delle lingue; tu la troverai nel t. VIII, pag. 81 delle opere diN. Macchiavellied. Conti. — Niccolò aveva domandato ai Signori Dieci, durante la legazione al Valentino, gli mandassero 50 ducati, e 16 braccia di damasco nero per farne presente, e questi mandarongli i ducati e il damasco; Biagio Bonaccorsi scrivendo a Niccolò il 12 Dicembre 1502, rispetto a queste sedici braccia di damasco, avvertiva: = voisgallineretepure un farsetto da questo drappo, tristaccio, che siete! = Onde e' sembra che stia a significare: buscare su, o avvantaggiarsi con malizia; ed io lo reputo modo vivo e pieno di acconciatezza da meritarsi che si rimetta in onore.Qui mi valsi della parolariportarenel senso di richiamarti a mente, o tornare a rappresentarti la idea di una cosa: nei Vocabolari non trovai attribuito simile significato a questa parola, bensì nella canzone su la Gatta di Francesco Coppetta gentiluomo perugino, assai valoroso poeta del secolo decimoquinto:«Se per casa giocondo al par di lei«Qualche Gattino almeno mi restasse,«Che me lariportasse«Nello andar, nella voce, al volto, e ai panni.14.Incioccare,incioccamento. Questa voce non è registrata, e vale strepito di arme percosse. Insieme a molte altre del pari non raccolte mirala nello stupendo volgarizzamento diDafni e Cloeper Annibale Caro, p. 67.15.Buona notte, figliuoli, torniamo a letto.16.Affinchè veruno dei lettori meno perito dei costumi dei tempi in cui io pongo questo racconto mi appunti di esagerazione pei colori, che adopero nel tratteggiare i miei personaggi, ricordo solo due fatti a chiarire quanta fosse l'albagia degli Spagnuoli.Il marchese di Varambone, reggendo pel re di Spagna l'Artois, fu vinto e fatto prigioniero dal maresciallo di Byron; istando allora, perchè a norma delle leggi di guerra gli s'imponesse la taglia, per potersi riscattare lo tassarono a 30,000 scudi; udito ciò egli ruppe in querimonie infinite, protestando, che si sarebbe lasciato piuttosto morire prigione, che approvare così indegno apprezzamento di sè; il maresciallo di Byron, dopo avergli fatto umilissime scuse, lo pregò, che da per sè si mettesse il riscatto, ed egli ringraziando lo portò fino a 50,000 scudi. — Ecco il secondo:Certi campagnuoli lombardi essendo entrati nel palazzo di don Gabrio Serbelloni, governatore di Milano pel re di Spagna, videro un tratto comparire un uomo vestito di nero portante sopra un cuscino di velluto rosso trinato di oro un gran vaso di argento, intorno al quale camminavano quattro staffieri in abito di gala, con torce di cera bianca accese in mano. I campagnuoli immaginando, che per lo meno, fosse il Santissimo, si genuflessero devotamente cavandosi il cappello, ma se restassero trasecolati sel pensi il lettore quando seppero, che il vaso era pieno di minestra per l'eccelso don Gabrio Serbelloni governatore di Milano.17.Mactadorsi chiama colui che ammazza il toro ficcandogli la spada tra una vertebra e l'altra sotto la nuca; deriva evidentemente dal latino; la nostra lingua non possiede questa parola con tale significato, possiede bensì il verbomattarco' significati di dare scacco matto e confondere: però a Portoferraio ho udito, che si dicefar mattanzaquando si ammazza una quantità di tonni secondo la commissione del soprastante alla pesca, che chiamanoRais.18.Ecco il passo di santo Cecilio Cipriano estratto dal primo Sermone, ch'egli dettò intorno alla elemosina, volgarizzato da Annibale Caro — «perciocchè essendo tassati i suoi discepoli, che mangiasserosenza prima lavarsi le mani, Cristo rispose dicendo: colui che ha fatto quello ch'è di dentro, ha fatto medesimamente quello ch'è di fuori; fate delleelemosine, e con questo vi laverete ogni cosa...»19.La storia della follia della regina Giovanna madre dello imperatore Carlo V è così piena di passione, che merita essere da me riportata, da altri letta. Esaminate le Storie stampate delMariana, e le manoscritte delBernaldezgli Annali stampati delZurita, e i Manoscritti delCarbajal, le Opere diPietro Martire, la Vita del Ximenes delRobles, i moderni storiciRobertsonnella Vita di Carlo V, ed ilPrescottnella Storia del Regno di Ferdinando e Isabella, possiamo affermare per vero che:Giovanna, durante la malattia del marito, non si allontanò per preghiera nè per istanza dal letto di lui, quantunque nel sesto mese di gravidanza. Spirato che fu Filippo, ella non versò lacrima, nè profferì querela; tutta compresa nel suo dolore, proseguì a vegliarlo con la medesima tenera sollecitudine come se fosse anco vivo, e benchè al fine lo lasciasse seppellire, lo fece poi cavare dalla tomba, e riporre nel suo appartamento. Colà fu deposto sopra un letto di Stato in isplendido arnese, ed avendo ella da alcuni frati inteso certa leggenda di un re, il quale morto, era risuscitato in capo a quattordici anni, stava con gli occhi intenti sul cadavere, aspettando il momento felice della sua risurrezione. Nè questa strana affezione pel marito andava immune dalla acerba gelosia con la quale lo aveva proseguito vivo, dacchè vietò sempre alle fantesche si accostassero al letto dov'egli giaceva e a qualunque altra donna entrare nello appartamento, e piuttosto di permetterne lo ingresso ad una levatrice, sebbene avvertissero sceglierla di età matura, si sgravò della principessa Carlotta assistita dalle sole persone di servizio. — Essendosi verso la fine di Decembre decisa la regina Giovanna di lasciare Burgos per trasportare il corpo del marito a Granata, giusta la sua ultima volontà, ella volle prima di partire contemplarlo, nè dal fiero spettacolo poterono punto removerla i suoi Consiglieri, nè i frati del monastero di Miraflores, i quali considerando come le opposizioni loro eccitassero la sua frenesia, ebbero per la meno trista a soddisfarla. Tolto il corpo dal sepolcro ne apersero le due casse di piombo e di legno, e videro come, nonostante l'avessero imbalsamato, egli serbasse appena la traccia della sua prima condizione; la regina con le proprie mani lo stazzonò senza versare una lagrima; dopo che da lei era stato scoperto infedele, ed una donna fiamminga averle rapito il cuore del marito, ella non pianse più. Il corpo fu posto sopra un magnifico carro tirato da quattro cavalli, andandogli dietro un lungo codazzo di ecclesiastici, e di nobili, i quali lasciarono la città insieme con la regina la notte del 20 Decembre. Giovanna viaggiava la notte adducendone per ragione: «che una vedova, la quale abbia perduto ilsole della sua anima, non deve esporsi alla luce del giorno.» Quando poi fermavasi il corpo del suo defunto marito veniva depositato in qualche chiesa, o monastero, dove si celebrava l'ufficio funebre come se Filippo fosse morto pure allora, e guardie armate vigilavano il feretro, a fine principalmente d'impedire che qualunque donna profanasse il luogo con la sua presenza. — In altro viaggio a piccola distanza da Torquemada ella ordinò, che il cadavere fosse portato nel chiostro di certo convento; credeva che lo abitassero frati, ma quando seppe che ci albergavano monache, presa da orrore, fece senza porre tempo frammezzo trasferirlo in campo aperto: quivi ella si accampò circondata da tutto il suo seguito, fatto prima aprire la cassa per riscontrare lo stato del cadavere; il vento essendosi levato gagliardo spense le torce, onde passarono la intera notte a ciel sereno, nel buio, e al freddo.20.Nella inopia di libri in questo paese non ho potuto rintracciare chi fosse l'arcivescovo di Napoli nel 1588. Bene scartabellando su i libri trovo un BartolommeoChiaccarello, che scrisse un librode Archiepiscopis Neapolitanis, ma sì vattelo a pesca: potrei andarmene fino a Napoli a riscontrarlo nelle Biblioteche; e ci andrei se da un lato non mi trattenesse il pensiero che per un arcivescovo non vale il pregio mettersi in viaggio, e il Lamarmora, che nonostante la mia medaglia di deputato, parmi civile e militare a bastanza da cacciarmi nel Castello dell'Uovo con somma esultanza di tutti i Napolitani, come non mancherebbero scrivere i Giornali ministeriali. Alfonso Caraffa sembra che alla morte dello zio Pontefice contasse appena quindici anni, e arrivò ai ventiquattro non bene compiti: «il cardinale di Napoli, giovane di regolati costumi, pieno di umiltà e modestia, non si partiva mai dal fianco del Papa, intanto che molti il biasimavano: quasi che col tenere sempre rinchiuso seco questo giovanetto, che non passava l'età di quindici anni ed era anco di complessione delicata, senza dargli adito a ricrearsi, potesse manifestamente pregiudicare alla sua salute, e ridurlo a termine di qualche perniciosa abitudine, come l'esito dimostrò, essendo il Cardinale pochi anni vissuto dopo il Papa, e morto appena allo arrivare del venticinquesimo anno.»Guerra degli Spagnuoli contro Papa Paolo IVdiPietro Nores, C. 4. Ora Paolo essendo morto il 18 agosto 1559, il Cardinale Alfonso gli tenne dietro nel 27 Agosto 1565. — Tanto avverto perchè o non mi appuntino di anacronismo, o avvertano questo essere stato per me volontario fallo. Circa poi ai rinfacci, che gli muove il Marchese d'Ayerba pur troppo veri, ce gli attesta la storia. Al duca di Palliano tagliarono il capo per avere fatto strangolare la moglie Violante Garlonia rea di adulterio con Marcello Capece, e il cardinale Alfonso strozzarono come complice di questo delitto: però non fu il solo, ed altri imputarono misfatti così all'uno come all'altro, che non importa discorrere; narrasi, che la prima corda messa intorno al collo del cardinale Alfonso nello strozzarlo si ruppe, e fu mestieri adoperarci la seconda; su di ciò unoelegante spirito, scrive il Summonte, compose il seguente distico:Extinxit laqueus vix te Caraffa secundus,Tanto enim sceleri, non satis unus erat.(Te appena uccise il secondo capestro, o Caraffa, però che a tanta colpa non ne bastasse un solo).E pure Pio V, che diconosanto, dichiarò nulla la sentenza, la morte ingiusta, i processi falsificati, e il fiscale, che fabbricò il processo, quasi pubblico ladrone dannò alla forca. Come si chiamava cotesto fiscale? Si chiamavaPalantieri, ma non monta:I FISCALI SONO IN TUTTI I TEMPI TUTTA UNA COSA, FANGO E SANGUE. Don Antonio marchese di Montebello scampò a Napoli, il figliuolo cardinale Alfonso non volle o non potè fuggire, e fu prima sostenuto in Castello e poi condannato in centomila scudi da pagarsi dentro certo tempo, e questo per tante gioie che non si poterono rinvenire dopo la morte dello zio. I Cardinali non potendo altro fare, mossi dalla sventura, e dalla bontà del giovane, si collettarono raccogliendo diecimila scudi, i quali posero nella Camera apostolica per liberarlo, e di più molti fra loro sodarono per lui chi in quattro, chi in cinque, e chi in diecimila scudi, fra i quali Santa Fiora, e Farnese. Il Papa, secondo il costume di cui regge perverso, studioso di dare alla soverchieria sembianza di generosità, gli rimetteva venticinquemila scudi; ma non per tanto lasciava il Cardinale libero di uscire di Roma, onde il Marchese suo padre, venduta una delle sue terre, lo riscattò; ed egli, uscito dalla città funesta alla sua famiglia, si ridusse a Napoli, dove visse e morì onorato, e compianto dall'universale.Aggiunta. Per le ragioni allegate dissuaso di recarmi a Napoli alla pesca di un Vescovo ci spedii una lettera, alla quale un dotto ecclesiastico fece la seguente risposta: «non si è trovato ilChiaccherello, bensì nella Biblioteca di San Domenico maggiore ilParascandolo, donde si cavano le seguenti notizie. Annibale da Capua dei duchi di Termoli patrizio napolitano successe al beato Cardinale di Arezzo nella Chiesa di Napoli che governò dal 1578 al 1596; reputato solenne giureconsulto, Gregorio XIII prima lo creò referendario di Segnatura e prelato domestico; poi nel 1576 nunzio straordinario allo Imperatore Rodolfo II, e quindi alla Repubblica di Venezia. Sisto V lo spedì nunzio apostolico co' poteri di legatoa laterea StefanoBattory, poi alla Dieta polacca. Nel 1595 convocò a Napoli il sinodo diocesano per la riforma dei costumi del clero e del popolo;» il restante delle laudi si legge nel suo epitaffio ch'è lungo lungo. Questa notizia essendo giunta tardi, non ho mutato nulla;j'ai fait mon siègeesclamai come lo storico Vertot, e non rimossi dal posto il Caraffa, perchè dava ad ogni modo saggio degli uomini e dei tempi.21.Pietro Aretino incomincia la satira a Cosimo I col verso:Al tempo che volavano ipennati.22.Senz'arme n'esce e solo con la lanciaCon la qualgiostrò Giuda.Purgat.20.23.Però alcuni sostengono la Venere deiMedicifosse per lo appunto quella di Gnido.24.Diego di Alcalà dell'ordine dei Francescani canonizzato da Sisto V nel 1588.25.Ormai è comune errore, che Popilio Lena fosse il legato romano che chiuse Antioco nel cerchio; chi veramente lo fece si chiamava Gneo Ottavio.Cicerone, Phil. 9.Plinio, Hist., L. 34, c. 14.26.Tali con altri molti fu creduto che molinasse in quel suo fervido cervello Sisto V: è certo che in Persia, e co' maggiorenti degli Arabi e dei Drusi tenne pratica, non meno che con altre parti di Oriente: armò galere, si fece amico Stefano Battori re di Polonia, e sottoposte a lui le forze della Moscovia ebbe per fermo di salutarlo compagno e capitano nella impresa contro i Turchi. Su i Moscoviti egli esercitava autorità grande fino da quando Ivano Vasiliovitz tzar di Mosca mandò oratore a Roma, e parve mirabile per la barbarie sua: le credenziali di che andava munito per Venezia dicevano:al grande governatore della signoria di Venezia, ed interrogato della ragione di siffatto titolo rispose: per comune opinione in Moscovia reputarsi la Venezia dominio del Papa dov'egli inviasse governatori come a Bologna, e questo nel 1580! Il vino invece di temperare con l'acqua mescolava con l'acquavite, comecchè gliene apparecchiassero dei più fumosi. Non volendo questo ambasciatore per nessun verso baciare il piede al Papa, Sisto, allora cardinale di Montalto, con tante buone parole lo raumiliò, che alla fine si chiarì disposto a farlo; conservando poi sempre, finchè stette in Roma, usanza con lui, così lo edificava co' costumi, co' sermoni e con le opere che partendo disse: — tanto avere provato il cardinale di Montalto diverso dagli altri, che se fratelli erano, di certo egli ebbe a nascere bastardo. — Questo moscovita poi, perché udiva che si chiamavano fratelli fra loro, credè che fossero davvero figliuoli di un medesimo padre. — Quanto al concetto di restituire il commercio di oriente alla Italia conquistando l'Egitto e mettendo il mediterraneo in comunicazione col mare rosso, ne abbiamo memoria dal dispaccio del 23 agosto 1587 dell'Oratore Gritti al senato di Venezia, nè manca monumento storico della strana pratica di far succedere don Michele Peretti ad Enrico III: così ne parla il Ranke nellaStoria del Papato, T. III. — Questo occorre in certa memoria del signor di Schomberg maresciallo di Francia sotto Enrico III, che si conserva nella biblioteca imperiale di Vienna, n. 114, fra i manoscritti di Hohenbaum: «Qualche tempo dopo la morte del signore di Guisa accaduta a Blois il cardinale Morosini, per parte del santo padre, propose che dove S. M. avesse voluto dichiarare il marchese diPom(il nome certamente è errato) suo nipote erede della corona, e farlo accettare con le richieste solennità, il Papa da parte sua lo assicurava di fare in guisa che il re di Spagna concedesse in matrimonio al prelodato suo nipote la infante, donde avrebbero avuto termine i disordini della Francia. Il signor di Schomberg afferma come S. M. mostrandosi propenso ad accettare il partito, egli giunse a mandarlo a monte persuadendo il re che questo tornerebbe a rovesciare l'ordine di Francia, abolire le leggi fondamentali e lasciare ai posteri testimonio perenne della dappocaggine e pusillanimità sue.»27.O della Mentana.
1.Esempio di questo stile è il celebre testamento di Filippo II ovvero istruzioni a Filippo III; quivi occorrono cose degne di essere lette da principi, e da popoli, e dacchè i principi paiono di siffatte letture talentarsi poco, giova metterle spesso sotto agli occhi dei popoli. Filippo II, parricida del suo figliuolo, promotore della Inquisizione, carnefice dei Paesi Bassi, divorato dai pidocchi, così lasciava scritto al suo successore: «Principe, vedendomi giunto alla fine del tempo ordinato dal cielo alla mia dominazione sopra la terra, come voi ai primi anni della vostra... ho pensato, che sarei accusato, e ripreso di poca prudenza, di discernimento, o di difetto di cura e di amore verso di voi, se vi lasciassi (giovane ed inesperto come siete) tanti grandi regni, stati, terre e signorie in retaggio senza darvi nel tempo stesso precetti, avvisi e consigli, che una infinità di esperienze, pene, fatiche, disegni, e pretensioni (la più parteinutili) mi hanno fatto conoscere (ma troppo tardi) per il bene mio, dei miei popoli, e dei miei vicini essere necessarie per il buon governo dei popoli, di cui un giorno bisognerà rendere conto al Re dei re, davanti al qualesotterfugi e cavilli non giovano, conoscendo le inclinazioni, i disegni e i pensieri segreti degli uomini... tanti dolori ed accidenti strani da tanti mesi mi assalgono, che sono diventato disupplizioa me stesso... onde io prego Dio, che dalla terra mi chiami al cielo, usando meco quella misericordia, ch'io ed i miei non usammo a tanti popoli, che ce ne richiedevano, e lo prego eziandio che gli piaccia contentarsi delle mie pene crudeli e acuti dolori presenti, per espiazione delle mie colpe passate.»Artaud de Montor,Storia dei Papi, vol. I, p. 409.
2.Per la coratella di Dio.
3.Carlo V nel suo ritiro a San Giusto aveva menato seco certi fanciulli, i quali, fatti educare diligentemente nella musica, accompagnavano col canto i riti a cui egli assisteva con mirabile devozione; però nè la santità del luogo, nè le cerimonie solenni, nè la sua pietà tanto potevano tenerlo che, udendo stonarne qualcheduno, non lo rampognasse a voce alta così: «hijo de puta, bermejo, o otre nombre semejante» avverte ilSandoval,Hist. de Carlos V. Il costume del Lanzichenecco ripigliava il sopravvento.
4.Come il duca di Alva per poco non pigliava Roma, puoi leggere nellaGuerra di Romadell'Andrea, e nellaGuerra fra Filippo II e Paolo IV, scritta dalNores, e stampata nell'Archivio storico.
5.La passione del Figlio di Dio, e quella che mi partorì.
6.Sul mattino ammazzerò tutti i peccatori della terra per disperdere dalla città di Dio tutti quelli che operano iniquità.
7.Enrico IV, tratto certa volta in disparte il maresciallo Bassompierre, gli disse: — Badate, maresciallo, voi avete un pidocchio su la camicia. — Avete fatto benone, Sire, rispose l'arguto cortigiano, a dirmelo sotto voce, perchè nessuno si accorga di quello che si guadagna a servire Vostra Maestà.
8.Pilato adunque avendo udito queste parole, menò fuori Gesù, e si pose a sedere sul tribunale nel luogo dettoGabbata. —Evangelodi S. Giovanni, c. XIX, n. 13.
9.E il Centurione, veduto ciò ch'era avvenuto, glorificò Dio, dicendo: veramente questo uomo era giusto.Evangelodi S. Luca, c. XXIII, n. 47.
10.Ma essi gli fecer forza, dicendo: rimani con noi, perciocchè si fa sera, e il giorno è già declinato. Egli dunque entrò nelloalbergoper rimanere con loro. — E, quando si fu messo a tavola con loro, prese il pane, e fece la benedizione, e, rottolo, lo distribuì loro. — E gli occhi loro furono aperti,e lo riconobbero. —Evangelodi S. Luca, c. XXIV, n. 29, 30 e 31.
11.Per i grani del mio rosario.
12.IlPrescottamericano.Storia del Regno di Ferdinando e Isabella.
13.Se anco dettando racconti, io mi studio, per quanto so, pigliare cura della lingua, sia procurando rimondarla da modi e voci barbari, sia rimettendo in uso parole obliate, sia raccogliendone altre sfuggite alla diligenza dei Collettori, confido non cavarne biasimo; molto più che per le scritture degli ufficiali del Governo, le dicerie dei parlatori nel Parlamento, e lo scombiccherare della più parte dei giornalisti, se lo idioma nostro non diventa ilgergo francoadoperato su per gli scali del Levante, e' vuol essere un vero miracolo di Dio. Però parmi bene notare qui, che nelle pagine antecedenti adoperai la parolasgallinarela quale non mi occorse registrata nei Vocabolari delle lingue; tu la troverai nel t. VIII, pag. 81 delle opere diN. Macchiavellied. Conti. — Niccolò aveva domandato ai Signori Dieci, durante la legazione al Valentino, gli mandassero 50 ducati, e 16 braccia di damasco nero per farne presente, e questi mandarongli i ducati e il damasco; Biagio Bonaccorsi scrivendo a Niccolò il 12 Dicembre 1502, rispetto a queste sedici braccia di damasco, avvertiva: = voisgallineretepure un farsetto da questo drappo, tristaccio, che siete! = Onde e' sembra che stia a significare: buscare su, o avvantaggiarsi con malizia; ed io lo reputo modo vivo e pieno di acconciatezza da meritarsi che si rimetta in onore.
Qui mi valsi della parolariportarenel senso di richiamarti a mente, o tornare a rappresentarti la idea di una cosa: nei Vocabolari non trovai attribuito simile significato a questa parola, bensì nella canzone su la Gatta di Francesco Coppetta gentiluomo perugino, assai valoroso poeta del secolo decimoquinto:
«Se per casa giocondo al par di lei«Qualche Gattino almeno mi restasse,«Che me lariportasse«Nello andar, nella voce, al volto, e ai panni.
«Se per casa giocondo al par di lei
«Qualche Gattino almeno mi restasse,
«Che me lariportasse
«Nello andar, nella voce, al volto, e ai panni.
14.Incioccare,incioccamento. Questa voce non è registrata, e vale strepito di arme percosse. Insieme a molte altre del pari non raccolte mirala nello stupendo volgarizzamento diDafni e Cloeper Annibale Caro, p. 67.
15.Buona notte, figliuoli, torniamo a letto.
16.Affinchè veruno dei lettori meno perito dei costumi dei tempi in cui io pongo questo racconto mi appunti di esagerazione pei colori, che adopero nel tratteggiare i miei personaggi, ricordo solo due fatti a chiarire quanta fosse l'albagia degli Spagnuoli.
Il marchese di Varambone, reggendo pel re di Spagna l'Artois, fu vinto e fatto prigioniero dal maresciallo di Byron; istando allora, perchè a norma delle leggi di guerra gli s'imponesse la taglia, per potersi riscattare lo tassarono a 30,000 scudi; udito ciò egli ruppe in querimonie infinite, protestando, che si sarebbe lasciato piuttosto morire prigione, che approvare così indegno apprezzamento di sè; il maresciallo di Byron, dopo avergli fatto umilissime scuse, lo pregò, che da per sè si mettesse il riscatto, ed egli ringraziando lo portò fino a 50,000 scudi. — Ecco il secondo:
Certi campagnuoli lombardi essendo entrati nel palazzo di don Gabrio Serbelloni, governatore di Milano pel re di Spagna, videro un tratto comparire un uomo vestito di nero portante sopra un cuscino di velluto rosso trinato di oro un gran vaso di argento, intorno al quale camminavano quattro staffieri in abito di gala, con torce di cera bianca accese in mano. I campagnuoli immaginando, che per lo meno, fosse il Santissimo, si genuflessero devotamente cavandosi il cappello, ma se restassero trasecolati sel pensi il lettore quando seppero, che il vaso era pieno di minestra per l'eccelso don Gabrio Serbelloni governatore di Milano.
17.Mactadorsi chiama colui che ammazza il toro ficcandogli la spada tra una vertebra e l'altra sotto la nuca; deriva evidentemente dal latino; la nostra lingua non possiede questa parola con tale significato, possiede bensì il verbomattarco' significati di dare scacco matto e confondere: però a Portoferraio ho udito, che si dicefar mattanzaquando si ammazza una quantità di tonni secondo la commissione del soprastante alla pesca, che chiamanoRais.
18.Ecco il passo di santo Cecilio Cipriano estratto dal primo Sermone, ch'egli dettò intorno alla elemosina, volgarizzato da Annibale Caro — «perciocchè essendo tassati i suoi discepoli, che mangiasserosenza prima lavarsi le mani, Cristo rispose dicendo: colui che ha fatto quello ch'è di dentro, ha fatto medesimamente quello ch'è di fuori; fate delleelemosine, e con questo vi laverete ogni cosa...»
19.La storia della follia della regina Giovanna madre dello imperatore Carlo V è così piena di passione, che merita essere da me riportata, da altri letta. Esaminate le Storie stampate delMariana, e le manoscritte delBernaldezgli Annali stampati delZurita, e i Manoscritti delCarbajal, le Opere diPietro Martire, la Vita del Ximenes delRobles, i moderni storiciRobertsonnella Vita di Carlo V, ed ilPrescottnella Storia del Regno di Ferdinando e Isabella, possiamo affermare per vero che:
Giovanna, durante la malattia del marito, non si allontanò per preghiera nè per istanza dal letto di lui, quantunque nel sesto mese di gravidanza. Spirato che fu Filippo, ella non versò lacrima, nè profferì querela; tutta compresa nel suo dolore, proseguì a vegliarlo con la medesima tenera sollecitudine come se fosse anco vivo, e benchè al fine lo lasciasse seppellire, lo fece poi cavare dalla tomba, e riporre nel suo appartamento. Colà fu deposto sopra un letto di Stato in isplendido arnese, ed avendo ella da alcuni frati inteso certa leggenda di un re, il quale morto, era risuscitato in capo a quattordici anni, stava con gli occhi intenti sul cadavere, aspettando il momento felice della sua risurrezione. Nè questa strana affezione pel marito andava immune dalla acerba gelosia con la quale lo aveva proseguito vivo, dacchè vietò sempre alle fantesche si accostassero al letto dov'egli giaceva e a qualunque altra donna entrare nello appartamento, e piuttosto di permetterne lo ingresso ad una levatrice, sebbene avvertissero sceglierla di età matura, si sgravò della principessa Carlotta assistita dalle sole persone di servizio. — Essendosi verso la fine di Decembre decisa la regina Giovanna di lasciare Burgos per trasportare il corpo del marito a Granata, giusta la sua ultima volontà, ella volle prima di partire contemplarlo, nè dal fiero spettacolo poterono punto removerla i suoi Consiglieri, nè i frati del monastero di Miraflores, i quali considerando come le opposizioni loro eccitassero la sua frenesia, ebbero per la meno trista a soddisfarla. Tolto il corpo dal sepolcro ne apersero le due casse di piombo e di legno, e videro come, nonostante l'avessero imbalsamato, egli serbasse appena la traccia della sua prima condizione; la regina con le proprie mani lo stazzonò senza versare una lagrima; dopo che da lei era stato scoperto infedele, ed una donna fiamminga averle rapito il cuore del marito, ella non pianse più. Il corpo fu posto sopra un magnifico carro tirato da quattro cavalli, andandogli dietro un lungo codazzo di ecclesiastici, e di nobili, i quali lasciarono la città insieme con la regina la notte del 20 Decembre. Giovanna viaggiava la notte adducendone per ragione: «che una vedova, la quale abbia perduto ilsole della sua anima, non deve esporsi alla luce del giorno.» Quando poi fermavasi il corpo del suo defunto marito veniva depositato in qualche chiesa, o monastero, dove si celebrava l'ufficio funebre come se Filippo fosse morto pure allora, e guardie armate vigilavano il feretro, a fine principalmente d'impedire che qualunque donna profanasse il luogo con la sua presenza. — In altro viaggio a piccola distanza da Torquemada ella ordinò, che il cadavere fosse portato nel chiostro di certo convento; credeva che lo abitassero frati, ma quando seppe che ci albergavano monache, presa da orrore, fece senza porre tempo frammezzo trasferirlo in campo aperto: quivi ella si accampò circondata da tutto il suo seguito, fatto prima aprire la cassa per riscontrare lo stato del cadavere; il vento essendosi levato gagliardo spense le torce, onde passarono la intera notte a ciel sereno, nel buio, e al freddo.
20.Nella inopia di libri in questo paese non ho potuto rintracciare chi fosse l'arcivescovo di Napoli nel 1588. Bene scartabellando su i libri trovo un BartolommeoChiaccarello, che scrisse un librode Archiepiscopis Neapolitanis, ma sì vattelo a pesca: potrei andarmene fino a Napoli a riscontrarlo nelle Biblioteche; e ci andrei se da un lato non mi trattenesse il pensiero che per un arcivescovo non vale il pregio mettersi in viaggio, e il Lamarmora, che nonostante la mia medaglia di deputato, parmi civile e militare a bastanza da cacciarmi nel Castello dell'Uovo con somma esultanza di tutti i Napolitani, come non mancherebbero scrivere i Giornali ministeriali. Alfonso Caraffa sembra che alla morte dello zio Pontefice contasse appena quindici anni, e arrivò ai ventiquattro non bene compiti: «il cardinale di Napoli, giovane di regolati costumi, pieno di umiltà e modestia, non si partiva mai dal fianco del Papa, intanto che molti il biasimavano: quasi che col tenere sempre rinchiuso seco questo giovanetto, che non passava l'età di quindici anni ed era anco di complessione delicata, senza dargli adito a ricrearsi, potesse manifestamente pregiudicare alla sua salute, e ridurlo a termine di qualche perniciosa abitudine, come l'esito dimostrò, essendo il Cardinale pochi anni vissuto dopo il Papa, e morto appena allo arrivare del venticinquesimo anno.»Guerra degli Spagnuoli contro Papa Paolo IVdiPietro Nores, C. 4. Ora Paolo essendo morto il 18 agosto 1559, il Cardinale Alfonso gli tenne dietro nel 27 Agosto 1565. — Tanto avverto perchè o non mi appuntino di anacronismo, o avvertano questo essere stato per me volontario fallo. Circa poi ai rinfacci, che gli muove il Marchese d'Ayerba pur troppo veri, ce gli attesta la storia. Al duca di Palliano tagliarono il capo per avere fatto strangolare la moglie Violante Garlonia rea di adulterio con Marcello Capece, e il cardinale Alfonso strozzarono come complice di questo delitto: però non fu il solo, ed altri imputarono misfatti così all'uno come all'altro, che non importa discorrere; narrasi, che la prima corda messa intorno al collo del cardinale Alfonso nello strozzarlo si ruppe, e fu mestieri adoperarci la seconda; su di ciò unoelegante spirito, scrive il Summonte, compose il seguente distico:
Extinxit laqueus vix te Caraffa secundus,Tanto enim sceleri, non satis unus erat.
Extinxit laqueus vix te Caraffa secundus,
Tanto enim sceleri, non satis unus erat.
(Te appena uccise il secondo capestro, o Caraffa, però che a tanta colpa non ne bastasse un solo).
E pure Pio V, che diconosanto, dichiarò nulla la sentenza, la morte ingiusta, i processi falsificati, e il fiscale, che fabbricò il processo, quasi pubblico ladrone dannò alla forca. Come si chiamava cotesto fiscale? Si chiamavaPalantieri, ma non monta:I FISCALI SONO IN TUTTI I TEMPI TUTTA UNA COSA, FANGO E SANGUE. Don Antonio marchese di Montebello scampò a Napoli, il figliuolo cardinale Alfonso non volle o non potè fuggire, e fu prima sostenuto in Castello e poi condannato in centomila scudi da pagarsi dentro certo tempo, e questo per tante gioie che non si poterono rinvenire dopo la morte dello zio. I Cardinali non potendo altro fare, mossi dalla sventura, e dalla bontà del giovane, si collettarono raccogliendo diecimila scudi, i quali posero nella Camera apostolica per liberarlo, e di più molti fra loro sodarono per lui chi in quattro, chi in cinque, e chi in diecimila scudi, fra i quali Santa Fiora, e Farnese. Il Papa, secondo il costume di cui regge perverso, studioso di dare alla soverchieria sembianza di generosità, gli rimetteva venticinquemila scudi; ma non per tanto lasciava il Cardinale libero di uscire di Roma, onde il Marchese suo padre, venduta una delle sue terre, lo riscattò; ed egli, uscito dalla città funesta alla sua famiglia, si ridusse a Napoli, dove visse e morì onorato, e compianto dall'universale.
Aggiunta. Per le ragioni allegate dissuaso di recarmi a Napoli alla pesca di un Vescovo ci spedii una lettera, alla quale un dotto ecclesiastico fece la seguente risposta: «non si è trovato ilChiaccherello, bensì nella Biblioteca di San Domenico maggiore ilParascandolo, donde si cavano le seguenti notizie. Annibale da Capua dei duchi di Termoli patrizio napolitano successe al beato Cardinale di Arezzo nella Chiesa di Napoli che governò dal 1578 al 1596; reputato solenne giureconsulto, Gregorio XIII prima lo creò referendario di Segnatura e prelato domestico; poi nel 1576 nunzio straordinario allo Imperatore Rodolfo II, e quindi alla Repubblica di Venezia. Sisto V lo spedì nunzio apostolico co' poteri di legatoa laterea StefanoBattory, poi alla Dieta polacca. Nel 1595 convocò a Napoli il sinodo diocesano per la riforma dei costumi del clero e del popolo;» il restante delle laudi si legge nel suo epitaffio ch'è lungo lungo. Questa notizia essendo giunta tardi, non ho mutato nulla;j'ai fait mon siègeesclamai come lo storico Vertot, e non rimossi dal posto il Caraffa, perchè dava ad ogni modo saggio degli uomini e dei tempi.
21.Pietro Aretino incomincia la satira a Cosimo I col verso:
Al tempo che volavano ipennati.
Al tempo che volavano ipennati.
22.
Senz'arme n'esce e solo con la lanciaCon la qualgiostrò Giuda.Purgat.20.
Senz'arme n'esce e solo con la lancia
Con la qualgiostrò Giuda.
Purgat.20.
23.Però alcuni sostengono la Venere deiMedicifosse per lo appunto quella di Gnido.
24.Diego di Alcalà dell'ordine dei Francescani canonizzato da Sisto V nel 1588.
25.Ormai è comune errore, che Popilio Lena fosse il legato romano che chiuse Antioco nel cerchio; chi veramente lo fece si chiamava Gneo Ottavio.Cicerone, Phil. 9.Plinio, Hist., L. 34, c. 14.
26.Tali con altri molti fu creduto che molinasse in quel suo fervido cervello Sisto V: è certo che in Persia, e co' maggiorenti degli Arabi e dei Drusi tenne pratica, non meno che con altre parti di Oriente: armò galere, si fece amico Stefano Battori re di Polonia, e sottoposte a lui le forze della Moscovia ebbe per fermo di salutarlo compagno e capitano nella impresa contro i Turchi. Su i Moscoviti egli esercitava autorità grande fino da quando Ivano Vasiliovitz tzar di Mosca mandò oratore a Roma, e parve mirabile per la barbarie sua: le credenziali di che andava munito per Venezia dicevano:al grande governatore della signoria di Venezia, ed interrogato della ragione di siffatto titolo rispose: per comune opinione in Moscovia reputarsi la Venezia dominio del Papa dov'egli inviasse governatori come a Bologna, e questo nel 1580! Il vino invece di temperare con l'acqua mescolava con l'acquavite, comecchè gliene apparecchiassero dei più fumosi. Non volendo questo ambasciatore per nessun verso baciare il piede al Papa, Sisto, allora cardinale di Montalto, con tante buone parole lo raumiliò, che alla fine si chiarì disposto a farlo; conservando poi sempre, finchè stette in Roma, usanza con lui, così lo edificava co' costumi, co' sermoni e con le opere che partendo disse: — tanto avere provato il cardinale di Montalto diverso dagli altri, che se fratelli erano, di certo egli ebbe a nascere bastardo. — Questo moscovita poi, perché udiva che si chiamavano fratelli fra loro, credè che fossero davvero figliuoli di un medesimo padre. — Quanto al concetto di restituire il commercio di oriente alla Italia conquistando l'Egitto e mettendo il mediterraneo in comunicazione col mare rosso, ne abbiamo memoria dal dispaccio del 23 agosto 1587 dell'Oratore Gritti al senato di Venezia, nè manca monumento storico della strana pratica di far succedere don Michele Peretti ad Enrico III: così ne parla il Ranke nellaStoria del Papato, T. III. — Questo occorre in certa memoria del signor di Schomberg maresciallo di Francia sotto Enrico III, che si conserva nella biblioteca imperiale di Vienna, n. 114, fra i manoscritti di Hohenbaum: «Qualche tempo dopo la morte del signore di Guisa accaduta a Blois il cardinale Morosini, per parte del santo padre, propose che dove S. M. avesse voluto dichiarare il marchese diPom(il nome certamente è errato) suo nipote erede della corona, e farlo accettare con le richieste solennità, il Papa da parte sua lo assicurava di fare in guisa che il re di Spagna concedesse in matrimonio al prelodato suo nipote la infante, donde avrebbero avuto termine i disordini della Francia. Il signor di Schomberg afferma come S. M. mostrandosi propenso ad accettare il partito, egli giunse a mandarlo a monte persuadendo il re che questo tornerebbe a rovesciare l'ordine di Francia, abolire le leggi fondamentali e lasciare ai posteri testimonio perenne della dappocaggine e pusillanimità sue.»
27.O della Mentana.