E così per miracolo, la fortissima madre in mezzo alla tempesta ed ai fulmini.... fu messa in salvo dal figliuolo. (Cap. X.)
E così per miracolo, la fortissima madre in mezzo alla tempesta ed ai fulmini.... fu messa in salvo dal figliuolo. (Cap. X.)
E ributtata la broda nella caldaia, sbatacchiò la porta in faccia agli accattoni, tirò strepitosamente il chiavaccio e non si fece più sentire. Ferrante tacque, solo levò gli occhi al cielo; io voglio credere che ei lo facesse per preghiera, però la lancia di Longino deve avere balenato a quel modo o poco meno sinistramente.
Costumavano, ed anco adesso non tutti, ma parecchi côrsi costumavano scendere dai paesi in città sopra certi somarelli grandi quanto i cani di San Bernardo, ai quali arrivati che sono, levano la cavezza e danno per profenda un calcio nella pancia: le grame bestiole si cacciano da per tutto per procurarsi un po' d'alimento; io ne ho visti ficcarsi fra le gambe dei soldati francesi mentre attendevano agli esercizi militari, e certa volta andando per visita da un personaggio dell'isola (già s'intende in giubba nera e in guanti paglierini), mi accadde incontrarne uno su per le scale del terzo piano. Ferrante, adocchiando uno di questi animali, gli si mise dietro nel pensiero che lo scorterebbe con più intelletto e certo poi con meno odio dell'uomo; quanto all'odio se indovinasse non so, ma quanto a giudizio prese errore, dacchè lo condusse in un campo di cavoli dove l'asino cominciò a menare scempio, il che vedendo l'ortolano proruppe fuori di casa con un cannocchio in pugno, tirando giù che pareva un maglio. Il somaro gustata la prima non aspettò la seconda; allora l'ortolano si spinse a Ferrante facendo le viste di rinnovargli la zolfa addosso, nè a questo bastava dire non appartenergli la bestia, nè affermarlo con giuramento, finchè inasprito, tratto fuori un coltello e sacramentando che gli avrebbe fesso il cuore se si attentava avvicinarsigli ancora di un passo, mise a partito il villano. La fortuna faceva addirittura al mal capitato giovane il viso dell'uomo di arme; ma egli tuttavia non si volle dare per perso: parendogli, non ostante la sua prudenza, anzi a cagione di questa, essere incappato in troppi casi per non dare nell'occhio, prese il partito di buttarsi in terra accovacciandosi dietro una massa di fieno.
Scese alla fine invocata la notte, ed egli cauto e guardingo si accostò alla casa di Alando; ben gl'incolse la sua previdenza, imperciocchè vide, dal canto dove si mise rannicchiato, un'ombra passare e ripassare dinanzi alla porta di cotesta casa, accostarsi il capo per origliare, poi venuto in mezzo della strada voltarsi in su per istudiare dai moti del lume, che cosa vi si facesse dentro, così non una, nè due, bensì parecchie volte. Egli era manifestoche stavano spiando la casa; Ferrante non ci trovava rimedio, e ormai si disponeva ad allontanarsi con ineffabile angoscia, quando codesta ombra strillò come la nottola e fuggì via. Ferrante comprese trattarsi di vendetta privata e gli parve faccenda da apprensionirsene assai più della vigilanza del governo; pure reputò per codesta notte la esplorazione non si sarebbe rinnovata, e questa si appose: ciò nonostante si rimase tuttavia in agguato e quando gli parve ogni cosa d'intorno sicura, egli incominciò a moversi stendendo e ritirando a vicenda le mani e i piedi, e strisciando col ventre sulla terra al modo stesso che la volpe mascagna si accosta al pollaio, intantochè la massaia fila cantando lì accosto e non se ne avvede. Rifinito di lena Ferrante arriva a piè dell'uscio della casa Alando e chiappa un ciottolo per bussarci dentro, ma non gli fu mestiere, che il cane di dentro, avvertito dall'odorato dello appressarsi dello sconosciuto, si avventa contro la porta col pelo irto su la schiena, abbaiando disperatamente; codesto fracasso tornava in più modo dannoso, sì perchè non dava adito a sentire il picchio, e più perchè poteva destare l'attenzione del vicinato; però Francesca Domenica come donna accorta, avvisando che qualche cosa covasse là sotto, aperse la finestra, e guardato in giù scorge un viluppo scuro che si movea; e subito dopo la percosse questa voce:
— Signora Francesca Domenica, portate via il cane e apritemi, ho da parlarvi per parte di Altobello; per l'amore di Dio fate presto.
Esitò la donna, ma non perse tempo, e scendendo a precipizio la scala diceva tra sè: di che ho da temere?
E tastatasi il petto conchiuse: va bene; forza non ne posso patire.
Il cane fu chiuso in cantina, la porta aperta, e Ferrante entrò carponi; appena entrato agguantandosi al muro si drizzò in piedi a stento e con piccola voce disse:
— Signora Francesca Domenica, voi non mi ravvisate neh? Mirate se riconoscete questo crocifisso?
La donna, gittato appena lo sguardo sul crocifisso, con orribile pacatezza domandò:
— Morto?
— No, la Dio grazia vive.
— Libero?
— Sì....
E così rispondendo Ferrante voltava dintorno gli occhi stralunati e feroci, onde Francesca Domenica gli ebbe a domandare non senza sospetto:
— Che avete? Che cercate? Chi siete voi?
— Io sono Ferrante Canale...
— Bugiardo...
— Ah! pur troppo capisco, che devo parervi mentitore, e nondimanco io sono Canale... nè meglio ravvisereste il vostro figliuolo....
E così favellando sempre girava gli sguardi a mo' di ossesso, sicchè la donna da capo lo veniva interrogando:
— Ma che avete? Che avete? Vi sentite male?
— Nulla.... io muoio.
E vacillando cadeva, senonchè pronta lo sostenne fra le sue braccia Francesca Domenica, la quale conobbe subito che il giovane per commozione o per istanchezza fosse svenuto; lo trasse al fuoco, lo spruzzò con acqua di laccia, gli fece odorare aceto forte; insomma compì tutti gli uffici soliti a costumarsi in questi casi; lo svenimento durò un pezzo, e quando riaperse gli occhi memori alla vita Francesca Domenica con affetto di madre gli disse:
— Come vi sentite, Ferrante?
— Muoio di fame.
— Santa Vergine! E Altobello?
— Quando trova ghiande... si ciba.
La donna non profferì altre parole: tenendo sempre a cagione della inferma carni al fuoco, ristorò il giovane con alquanto di brodo e di vino, raccomandandogli, che così per un po' di tempo dimorasse, in breve si sarebbe più copiosamente cibato.
Attizzò il fuoco, e salì a custodire la inferma; la quale appena la vide così le favellò:
— Mamma, voi avete ricevuto notizie di Altobello.
— Io?
— Sì, voi; lo so, il mio sposo vive, e o Dio! qual vita!
— Ma chi vi dice tutte queste cose?
— Una voce qui dentro che non mentisce mai.
— E sia così; che ci è egli da contristarci in questo?
— Siete voi che parlate, mamma? E non sapete qual vita meni Altobello? Nè anco quella della fiera, però che a questa la natura faccia almeno trovare il cibo necessario a mantenersi viva.
La madre tacque; quando sentì potere mandare fuori la voce senza tremito soggiunse:
— Or bene; figliuola mia che cosa dobbiamo mandargli a dire?
— Da parte della sua sposa e di sua madre... mamma perdonate se mi metto innanzi a voi... l'uomo, voi lo sapete, ama la sua moglie sopra tutte le cose. Dio lo ha detto...
— È vero, ma la madre ama il figliuolo sopra il padre, e il marito, e voi Serena lo saprete un giorno.
— Io? Parvi stagione questa di lunsingarmi, mamma mia? Guardatemi queste braccia — ed ella se le guardò e riprese — in che differiscono dagli scheletri che mettono a piè dei catafalchi nella messa dei morti?
E dopo passato alquanto spazio di tempo senza che nè l'una nè l'altra donna potessero aprire bocca, Serena continuò:
— Da parte della sua sposa e di sua madre, vorrei mandargli a dire che partisse di Corsica e si riparasse in Italia ma egli non lo farà....
— Perchè non lo farà?
— Non lo farà, perchè pei cuori come Altobello non vi ha morte che eguagli l'angoscia di lasciare la Patria serva e infelice; perchè nessuna pena in lui pareggerebbe quella di starsi lontano dal mio sepolcro e dalla vostra casa; perchè non gli arride la fede di potere migliorare le sorti dell'uomo, ora che contempla la ingiustizia coprire intera la terra come un nuvolo nero: — egli è sopravvissuto a tutte le speranze, — egli non lo farà, non lo può fare.
Francesca Domenica non istette a contradirle temendo affliggerla, e poi simile paura si era insinuata ancora lei nell'anima; prese i ferri ed il bacchetto, e si mise a fare le calze di lana pel suo figliuolo; calze, camiciole, berretti di lana ella tutto tutto pel suo Altobello con le proprie mani lavorava; per sè le comprava; e mentre attendeva a infilzare maglie, il suo pensiero preso a cotesto filo non si staccava mai dal figliuolo, sicchè sempre l'era presente, le sue necessità immaginava, ci provvedeva, e verun caso mai, per quanto insolito, poteva sopraggiungerle improvviso, ch'ella non ci avesse di già trovato il suo partito. Adesso le femmine sanno condurre maestrevoli ricami ed ordire trine e dipingere fiori, ornamenti di lusso per sè, e per le camerette loro; più belli sì, ma non però più cari. Passato convenevolespazio di tempo, Francesca Domenica tornò a Ferrante e con buoni cibi ed ottimo vino lo rimise da morte a vita. Quando poi conobbe che il discorrere non gli poteva recare molestia, si fece dire a parte a parte i vari casi del figliuolo e dei compagni suoi; per ultimo gli domandò a che venisse, e Ferrante le espose come costretti a lasciare i monti più scoscesi dell'isola per penuria di viveri, e per essere con sottile solerzia esplorati, si erano ridotti a finire l'inverno nei colli prossimi a Corte per le medesime cause, che gli aveva persuasi a disertare dagli altri, perciocchè pareva a loro che quivi sarebbe riuscito più destro a procacciarsi vettovaglia, e forse non pensando i Francesi che tanto si potessero avventurare i banditi, li vigilassero meno; però non avere trovato fin lì persona su la quale potersi fidare, ed egli appunto essersi messo allo sbaraglio per venire a trovarla, e concertare il modo con esso lei di non morire d'inedia come pur troppo ne correvano quotidianamente il rischio. Posto ch'ebbe fine Ferrante al suo ragionare, Francesca Domenica incominciò:
— Voi per la difesa della Patria avete fatto abbastanza....
— Per la Patria veruno al mondo ha fatto tanto che basti...
— Quando Pasquale e Clemente Paoli con i loro famosi compagni hanno reputato spediente conservarsi a giorni migliori, mi sarà lecito senza presunzione supporre che i Côrsi abbiano per adesso compito l'obbligo loro.
— Per la difesa della terra io ne convengo, non già per la difesa e per la vendetta degli uomini....
— Anco per questa; dacchè si sente affermare dai magistrati fino alla sazietà, che il re di Francia intende consolarci, solo per farci sentire gli effetti della sua clemenza aspettare avere purgato il paese degli ultimi strascichi dei banditi....
— E voi lo sperate?
— Io da molto tempo non ispero e non temo nulla; lo dicono.
— Lo dicono come il lupo s'industriava persuadere al cane del pecoraio di disfarsi del collare di ferro per strangolarlo a tutto agio.
— Ferrante mio, mettiamo da parte la superbia; pare in coscienza a voi potervi paragonare al collare di ferro? A voi, che i travagli resero l'ombra di voi stessi? A voi che la necessità di ogni cosa conduce a morire d'inedia due volte almanco per settimana?
Ferrante, non sapendo che si avesse a rispondere, tacque mentre la donna continuò:
— E al pericolo di essere ad ogni momento presi e impiccati, pensaste mai?
— Ci pensammo.
— E i parenti vostri avete dimenticato affatto?
— No, mai, mai.
— All'aria aperta, su i monti, il moto, le cure della vita, gli stessi pericoli, anche senza volerlo fanno obliare ogni cosa più caramente diletta, ma noi povere donne chiuse, circondate da oggetti che ci parlano di voi, per voi lavorando, vegliando per voi, vi rammentiamo sempre, sempre.... e se poteste immaginare come talvolta l'amore o la paura vi ritraggono alla nostra mente... se lo poteste.... io non ve lo dirò.... non mi riescirebbe dirvelo.... avreste compassione di noi tre povere donne. Dunque tornate ad Altobello, e scongiuratelo per l'amore che porta a Gesù Redentore, alla madre sua, alla sua povera Serena, che il pensiero del suo pericolo strugge come la candela, che ripari in Toscana dove gli prometto di andarlo a raggiungere con la sua sposa... (qui la buona femmina dentro di sè aggiungeva a mo' di restrizione mentale: se però mi potrà accompagnare); glielo direte, Ferrante?
— Glielo dirò di sicuro.
— Non basta; promettetemi che voi secondo il vostro potere lo persuaderete a partirsi.
— Anco questo farò.
— E voi lo accompagnerete, Ferrante?
— Questo non ve lo posso promettere, signora Alando.
— Chi è che vi possa impedire?
— Io.
— E voi perchè?
— Signora Francesca Domenica, rispose Ferrante facendo atto con la mano, che parve ad un punto preghiera e comando — è mio segreto; rispettatelo.
Francesca Domenica sapendo a prova, che incaponirsi a cavare di corpo ad un Côrso un segreto quando non lo vuol dire torna lo stesso che presumere di trapanare il porfido con un dito, tacque. Ferrante dopo breve ora soggiunse:
— Signora Alando, vi prego allestirmi la roba, che con vostra licenza io mi riposerei qualche ora perchè ho proprio bisogno; senza fallo verso le tre ore dopo la mezzanotte io sarò sveglio;scrivete le lettere tanto voi quanto Serena, e se piace a Dio porterò tutto a salvamento.
Ferrante non conosceva il cuore di madre; da molto tempo ella aveva ammannito il danaro, le vesti, polvere, piombo e cibi secchi e biscotto in parecchi fardelletti da stringersi insieme agevolmente e farne uno o parecchi maneggiabili, nè mancò di preparare fieno per fasciarli, affinchè il portatore porgesse sembianza di recare un fascio di strame a qualche stalla vicina; anche le lettere erano belle e pronte, non però sigillate, che ogni giorno ella ci andava aggiungendo un poscritto, ed oramai eravamo al quindicesimo; nonpertanto lasciò che Ferrante se ne andasse a dormire, ed ella si assettò al tavolino per iscrivere il decimosesto poscritto. Con una mano già si posava su la lingua l'ostia per bagnarla e con l'altra teneva sollevato il margine del foglio per applicarcela, quando la prese il rimorso di chiudere la lettera senza intendere anco una volta da Serena se avesse qualche cosa da far sapere al suo sposo: salì pianamente la scala e accostatasi al letto la trovò assopita; come ella grondava sudore prese il pannilino e lieve le sfiorò la fronte, pure tanto valse a svegliarla, e:
— È partito il paesano?
— No, rispose Francesca Domenica, quasi dispettosa che Serena mostrasse così poca passione, ma subito dopo ne sentì pietà pensando quanta parte di vita avesse ormai abbandonato quel cuore; — no, anzi era venuta per dirvi se volevate che scrivessi qualche cosa da parte vostra ad Altobello.
— Sì, scrivetegli, mamma, che il penultimo mio pensiero sarà pel Signore, l'ultimo per lui.
Francesca Domenica, come colei che piissima era, tossì due volte o tre quasi le fosse andata qualche cosa a traverso per la gola; poi dubitò avere frainteso, onde riprese:
— Tu hai sbagliato, figlia mia; volevi dire che il tuo penultimo pensiero sarà per Altobello, l'ultimo per Dio: io tuttochè madre non potrei promettergli di più.
— Non ho sbagliato; scrivete addirittura come vi ho detto io.
— Dunque voi amate poco il vostro Creatore, Serena?
— Al contrario io lo amo infinitamente, lo amo pel bene che mi ha fatto e per le prove che mi ha mandato; lo amo pei conforti che mi prodiga al doppio dei dolori, su questo letto, lo amo per la prossima morte, ma se Altobello non era, io aquest'ora lo avrei rinnegato: egli dopo la morte di mio padre mi salvò dalla disperazione, prima col vendicarlo, poi consolando col suo amore questa anima desolata. Io ricorderò Dio dopo Altobello perchè ho obbligo a lui di amare sempre Dio.
Con persona travagliata a morte dal mal dell'etico s'imprendono intempestivamente davvero quistioni di teologia; e poichè quantunque cotesta chiosa non sonasse ortodossa a Francesca Domenica, pure nè manco del tutto le sgarbava, con la voce più dolce insistè.
— Null'altro, Serena?
— Se sapessi che fruttasse, Dio sa se mi rimarrei da implorare a mani giunte, che volesse abbandonare questa isola dolorosa; ma egli ne sono certa, non lo farà; pure ditegli... ditegli... che mi contento di rivederlo in paradiso... e purchè mi si conservi fedele... non dia il suo cuore ad altra donna... perchè il suo cuore è mio... e non intendo liberarlo nè anco dopo la mia morte... a questo patto renunzio, quanto a me, di abbracciarlo ancora una volta su questa terra.
Poco innanzi delle tre, e mentre Francesca Domenica si disponeva a entrare nella stanza dove dormiva Canale, questi surse di botto come se l'orologio gli fosse scoccato dentro la testa, e fregatosi alquanto gli occhi si chiamò disposto a mettersi in viaggio.
— Andate con Dio, pigliatevi questo bacio, che deporrete su le labbra di Altobello, disse Francesca Domenica, poi stata alquanto su di sè aggiunse, — voi tornerete con la risposta il giorno di S. Tommaso; non qui, che sarebbe tentare Dio, bensì alprocoiodi santa Colomba, dove mi recherò sotto qualche colore; conoscete il mioprocoiodella Colomba accanto alla Restonica? Voi lo conoscete. A rivederci; addio.
— Signora Francesca Domenica, di una cosa bisogna che vi avverta ed è, che qualche nemico vi tiene di occhio: guardatevi. Mentre stava in agguato per assicurarmi di battere alla vostra porta, inavvertito ho visto uno sconosciuto spiare la casa e dintorni, e per ultimo sparire dopo aver fatto loscuccolo.
— Grazie; io lo sapeva, procurate guardarvi, che io dal canto mio farò lo stesso.
Il giorno di san Tommaso, Francesca Domenica si recò secondo il solito a vespero alla novena del Natale; comecchè usasse andare in Chiesa per tempissimo, quella volta ci si avviò un pocotardi, e mentre la folla degli uomini si trattiene più spessa lì su la porta maggiore per vedere passare le donne. Si sa, egli è costume vecchio coloro che vanno a portare il tributo di amore dentro il tempio a Dio possono senza peccato trattenersi di amor umano fino al limitare, anzi ce ne ha di quelli, che non lo depongono nè anco su la soglia, e io immettono con esso seco dentro; si è visto ancora con l'uno alimentare l'altro, a mo' dell'olio che versato nella lucerna partecipa facoltà al lucignolo di spandere la luce, questo poi se sia peccato io non lo posso dire, a cui preme può conferirne col suo padre spirituale: quanto a me mi basti ricordare, che Gesù Cristo perdonava molto a cui aveva amato molto; e le creature umane, massime le donne, sembra che assai bene se ne rammentino, e ci facciano capitale sopra per la loro eterna salute, sicchè senz'altro torno alla storia.
Francesca Domenica si mescolò assieme alle donne genuflesse imbacuccate con la faldetta, e poi bel bello si fece dappresso alla porta laterale della chiesa, donde quando il prete dà la benedizione, e tutti tengono il capo chino in atto di terrore per la presenza di quel Dio amoroso cui avrebbe ad essere suprema dolcezza della creatura contemplare faccia faccia, se la svignò movendo ratta i passi fuori della terra verso la posta dove aveva avviato ilmanentecon la cavalcatura; raggiunto che l'ebbe salì spedita sopra la sella, ed ordinando all'uomo tornasse a casa per la via maestra, ella sotto non so qual pretesto si mise pei tragetti. Arrivata al procoio senza intoppi, accese il fuoco ed apparecchiò da cena, attendendo ferma in sembianza, ma col cuore palpitante, il Canale.
A notte inoltrata anch'egli venne e, dopo confortato col calore e col cibo, alla Francesca Domenica che lo interrogò dicendo: ebbene? — egli rispose:
— Signora mia, è stato fiato perso; Altobello non ne vuole sapere; egli dichiara, che non gli dà il cuore di allontanarsi dalle persone unicamente dilette nel mondo, che siete voi sua madre e la sua moglie Serena, tanto più che gli parrebbe quasi tradire questa ultima, ora che la conosce inferma.
— Ma egli non le può essere di verun sollievo... glielo avete detto?
— Io gliel'ho detto, ma mi ha risposto che se gli toccasse a morire lontano da lei e da voi gli parrebbe morire due volte;e poi ha osservato, che vale meglio finirla con una brava palla di moschetto a casa sua, che vivere nell'altrui come cosa disutile...
— E voi che gli avete contrapposto?
— Gli ho contrapposto ch'egli aveva ragione da vendere.
— O santissima Vergine, va, che io ho messo in buone mani i miei negozii!
— Sentite signora, noi abbiamo fatto già da parecchio tempo giuramento nelle mani del curato di Guagno dinanzi all'ostia consacrata di non parlare mai d'esilio, bensì qui fermarci, e spendere l'ultima stilla di sangue per la nostra patria.
— Signore! Signore! esclamò angosciosa Francesca Domenica levando le braccia al cielo: dunque non ci è verso di farlo ricredere?
— Siete côrsa e madre di Altobello; voi avreste a saperlo più di me.
— Avete ragione; andate a riposare, ci parleremo dopo.
Rimasta sola la madre côrsa meditava:
— S'egli possedesse un trono non lo vorrei partecipare con lui, ma la sua miseria non voglio partecipare con altri; sono vecchia, che importa? Amore di madre non conta gli anni. Imperversano i venti ghiacciati, nevi e grandine quasi ogni dì si rovesciano sopra la terra; speriamo che Dio vorrà intepidire il gelo e rasserenare il tempo alla povera madre: e dove il mio Creatore non credesse nella sua misericordia esaudirmi, io vorrei sapere in che consisterebbe il merito se andasse separato dal sacrifizio? Chi ha dato la vita all'uomo può solo senza paura, senza fastidio, anzi con gioia, affrontare la morte per lui; anche la sposa... sì, lo può... ma in caso supremo... due volte o tre... ed anco quattro o sei... poi se non si spenge rallenta... unico lo amore di madre si nudrisce di affanni... e più avvampa quanto più soffre... la moglie può pretendere al titolo di regina dello amore; quella di regina del dolore appartiene alla madre. E a chi mai la madre confiderebbe la cura di alimentare il figliuolo? Ai servi di casa? Poniamo, che per reverenza e per affetto ci si adattassero, ma essi hanno mogli, o figli, o padri, o madri e per portare il cibo al mio figliuolo correrebbero rischio di perdere la vita, e con essa ridurre alla disperazione tutta la loro famiglia; mentre io non corro un rischio al mondo; perchè quale nato da donna vorrà condannare a morte la madre la quale continuaa esercitare il compito impostole dalla natura di nudrire la sua prole? Ed anco si trovasse questo servo fedele... chi mi assicura che durerà sempre così? Quante ansietà! Quanti sospetti! Tanto varrebbe ripormi in seno un nido di scorpioni... Ahimè! L'oro di Francia si è cacciato in mezzo ai cuori di fratello e di fratello, anzi di padre e di figliuolo e gli ha divisi, qual parte di Corsica si è conservata sana dall'influsso di questa maledettafebbre gialla? Maria santissima, tu fosti madre, tu conosci a prova tutti i dolori del cuore materno, nelle tua braccia si commette una madre desolata e non ti dice di più.
Ferrante dopo breve riposo si mostrò sollecito a partire; la Francesca Domenica oltre alla vittovaglia, gli consegnò un involto di carte dov'ella gli disse che aveva distintamente descritto quello che era da farsi; ne raccomandasse la esecuzione al suo figliuolo punto per punto, tornasse senza far capo alla casa, e si volgesse alla tomba degli Alando; avrebbe trovato la chiave del cancello in una fessura del muro accanto all'arpione destro da basso; entrato nella tomba aprisse la cappella con la chiave, che ella deporrebbe su l'architrave della porticciola, e colà troverebbe di che provvedersi; pel caso poi ch'egli per qualsivoglia accidente non fosse potuto venire, ella fu cauta di farsi insegnare da Ferrante ogni sentiero da lui fino a quel momento esplorato che conduceva in vetta ai colli; nè si rimase contenta alle semplici parole, che volle averne un po' di disegno sopra un foglio, il quale indicasse alla distesa ogni sasso e ogni arbusto, affinchè non si smarrisse; anzi per maggiore sicurezza, sopra i tragetti noti egli avrebbe avuto pensiero di porre di tratto in tratto mucchi di quattro pietre a mo' di calvario, su l'ignoti non avrebbe trovato verun segnale.
La vigilia di Natale, che fu giorno frigido e coperto, sicchè i Côrsi per lo insolito rigore della stagione se ne stavano rannicchiati intorno al focolare, poco prima che sonasse l'Angelusil piovano di santa Divota si recò a visitare Francesca Domenica. In casa sua, chè piissima donna fu all'usanza di quei tempi, epperò amica della gente ecclesiastica; convenivano parecchi preti, onde non ci era da maravigliarsi se ci si facesse vedere anco il piovano di santa Divota; però bisogna dire ch'egli ci usava di rado, in ispecie a cotesta ora. Tuttavolta Francesca Domenica lo accolse con la consueta reverenza, e quegli le domandò della nuora, e come stesse e quanta speranza ci fosse di rivederlasana, dalla risposta dell'Alando, che la infermità le pareva pur troppo grave, ed ogni giorno andava di male in peggio, sicchè se Dio non ci metteva le sue benedette mani, dei rimedii terreni ormai era disperata, il piovano prese argomento di deplorare questa nostra vita caduca; e dirla, come veramente ella è; un singhiozzo convulso tra la culla e la tomba; aggiunse che anche tra i pagani ebbe fede la sentenza che il Cielo ama chi libera presto dalle tribolazioni di questa vita; e lo stesso cristianesimo averla trovata tanto vera che la confermò tra gli articoli di fede. Felice chi muore presto! I nostri occhi di carne, che non hanno virtù d'infatuarsi piangono spesso come sventura ciò che Dio nella infinita sua bontà c'invia come grazia espressa. Insomma, il buon prete girava largo dal cantone; si vedeva chiaro che ad una conchiusione egli voleva venire, ma non trovava la via, e il filo gli si allungava fra le mani: ad ora ad ora volgeva il capo alla porta di casa come persona che abbia nel pigliare una impresa fatto capitale sopra il soccorso altrui e non lo veda arrivare; finalmente venne nella persona del medico di casa: povero soccorso in verità, perchè appariva chiaro, ch'ei si era rasciutto le lacrime, alle quali altre n'erano successe pronte a sgorgare, ma la compagnia dà coraggio, e il priore forse per la millesima volta allora chiuse l'argomento aggiungendo: — veri cristiani dinanzi alle disgrazie dovere imitare le vergini della scrittura che aspettavano lo sposo celeste con la lucerna accesa, e in fondo in fondo bisogna capacitarci che quando ci capita addosso qualche malanno ci guadagniamo un tanto, e più grosso ch'egli è, meglio che mai: — però non era da dubitarsi che la signora Francesca Domenica, persona tanto pia... tanto religiosa non fosse per ricevere con rassegnazione...
— Che mai?
— Una... una...
Il dottore proruppe in uno scoppio di pianto; la Francesca Domenica con faccia fosca compì la frase.
— Una grande sciagura. Poi si mise l'indice della manca su traverso le labbra e con la destra indicando la stanza dove giaceva la inferma, disse:
— Zitto! Andiamo altrove; cotesta desolata se vi sentisse rimarrebbe sul colpo.
Scesero nella camera terrena dove un po' il piovano, un po' il dottore la ragguagliarono come in prossimità delprocoiodisanta Colomba, appunto su la strada, che rasenta la Restonica, dov'è la cappella della Immacolata lì a piè del cipresso a mancina avessero trovato ucciso il suo figliuolo Altobello; lagiustiziarecatasi su i luoghi dopo avergli rinvenuto addosso il suo passaporto, il congedo amplissimo della repubblica di Venezia, con altre più carte assai, ed una lettera scritta da lei sua madre con la quale lo confortava a lasciare la compagnia dei banditi sconveniente al suo lignaggio, si tenesse nascosto per qualche giorno alprocoio, ch'ella con la parentela avrebbe adoperato in modo che S. M. cristianissima lo avesse pigliato in grazia; e di questo nutrire buona speranza: dove mai fosse rimasta delusa, gli avrebbe procurato modo di riparare in Toscana, ovvero tornarsene a Venezia dov'egli avrebbe condotto vita più onorata, e certo poi più tranquilla.
Francesca Domenica lasciava dire, e metteva a un punto maraviglia e spavento nei suoi visitatori la terribile calma di lei; i quali affetti crebbero in loro quando di repente gl'interrogò:
— E gli hanno dato molte ferite?
— Eh! parecchie, a quello che ne dicono.
— Mortali tutte?
— Ma!... a quanto pare orribili!
— E chi può averlo ammazzato sospettano?
— Tengono per fermo, che i suoi compagni inaspriti per essersi veduti abbandonati da lui lo abbiano raggiunto; e' pare che sien venuti a parole, dopo a fatti; e Altobello sia rimasto soverchiato dal numero non senza difesa nè senza vendetta...
— E come mai?
— A giudicarne dalla pozza del sangue sparso lì intorno troppo più copioso, che se fosse di un individuo solo, e da una ciocca di capelli strappati che gli trovarono fra le dita aggranchite.
— Oh! esclamò Francesca Domenica, e quasi un baleno di contentezza le illuminò il viso, poi senza aggiungere parola aperse furiosa la porta di casa, e fuggì via. Il piovano ed il dottore le trassero dietro con tardi passi, intantochè l'uno diceva all'altro: — Ahimè! Ahimè? povera signora, ho paura che la vampa dell'angoscia le abbia incenerito il cuore...
— E dubito anche il cervello, piovano mio...
— Oh! che sciagura, che grande sciagura!
Il popolo avvisato del caso, un po' per compassione, molto per curiosità, faceva gomitolo ingrossandosi alle spalle dei due desolati;i parenti così donne come uomini dell'amplissima famiglia Alando tanto non furono trattenuti dalla speranza o dal timore della nuova dominazione, che si restassero in cotesto caso supremo dagli uffici consacrati dal costume e resi più religiosi adesso, che con la morte di Altobello veniva a spegnersi l'ultimo fiato dell'inclita casa Alando.
La madre arrivò sul luogo dell'omicidio, e vi rinvenne il cappellano e parecchi dei manenti, i quali avevano messo insieme in fretta la cassa con alcune tavole sottili, e quivi dentro riposte le infelici reliquie dello ammazzato, poi chiuse col coperchio dipinto per tutta la lunghezza di una croce nera senza però conficcarlo; ciò compito, senza far caso della brezza gelata si erano messi col capo scoperto in ginocchioni intorno la cassa a pregare.
Arrivò la madre, e fece volare il coperchio, chinandosi giù genuflessa sul cadavere. Signore! Egli era spettacolo da rompere ogni altro cuore non che quello della madre: almeno alla madre di Cristo resero il corpo del figliolo intero, certo forato nei piedi e nelle mani, con la lanciata nelle costole; certo con la persona livida per truce flagellazione, e le tempia e la fronte lacere dalla corona di spine; certo con le labbra nere per l'ultima bevanda di aceto e fiele, ma pure intero: ora quale Francesca Domenica rivedeva la carne sua! e' sembra gli avessero sparato un trombone a bruciapelo nella testa, imperciocchè tutta la parte superiore della faccia era sparita; nell'angolo destro al sommo della cassa si vedevano con raccapriccio ammonticchiati i frammenti di ossi, i brani delle carni e del cervello raccolti sul terreno; traverso la bocca che conservava appena tre o quattro denti si vedeva l'aria; innumerevoli gli sdruci e le ferite per tutta la persona: su le mammelle come nelle altre parti più carnose del corpo si mirava, barbarissimo strazio! la impronta delle bullette delle scarpe di chi lo aveva calpestato; però fra le dita avevano insinuato un crocifisso senza però levarci la ciocca dei capelli, quasi testimonianza che la religione e la vendetta fossero due affetti del pari sacri pei Côrsi.
Lella trattenne il fiato, e vide cotesto uomo che, scavato un buco fra i rottami e piantatavi la croce, la fissò diritta. (pag. 403)
Lella trattenne il fiato, e vide cotesto uomo che, scavato un buco fra i rottami e piantatavi la croce, la fissò diritta. (pag. 403)
Il cappellano e i manenti, vedendo da lontano comparire il popolo, gli andarono incontro col Cristo grande e coi lampioni: intanto la madre si era messa a sedere in terra con la manca sulla sponda della cassa facendo l'atto di cullare, e con la destra armata di bacchio allontanava lo stormo dei corvi di già scesiall'odore del morto, i quali con istupenda insistenza secondo la natura loro improntamente ritornavano per beccare. Ben doveva essere crudele chi non piangeva contemplando così stranamente riprodotto lo spettacolo della madre, che dimena su gli arcioni il letticciuolo del suo pargolo e veglia a studio che non lo molestino le mosche. E non poteva cadere dubbio che in quel punto simile fantasia occupasse la mente della derelitta, conciossiachè con la solita cantilena idonea a conciliare il sonno, ella cantasse lanannafamosa composta nel dialetto della provincia di Coscione:
Nelli monti di CuscioniV'era nata una zitedraE la sò cara mammoni[40]Li faceva l'annannaredraE quand'ella l'annannavaStu talentu[41]li pregava.Addurmentati parpena[42]Allegrezza di mammoniC'aghiu da allestì la cenaE da cusce[43]li piloniPe 'u to tintu[44]babbaredruE pe li to fratedroniQuando vo' saretti grandiVi faremo lu vestituLa camicia, lu bannedru[45]E l'imbustu ben guarnituDi dru pannu sfinazzatu[46]Chisistessea Carticciatu[47]Vi deremu lu marituAilevatu a li strazzali[48]Un bellissimu partituEsarà lu capuraliDe li nostri montagnoliPecorai, e caprachioli.Quando andretti sposataPurteretti li frenieri,[49]N'anderetti incavalciataCon tutti li mudracchieri[50]Passerettri insannicciata[51]A caramusa imbuffata[52]Lo sposu n'andrà avantiCu li sò belli cuscialiVi saranno tutti quantiLi sò cugini carnaliAlla Zonza di Tavera[53]Vi farannu la spaller.[54]Quandu arrivate a lu stazzuDove avete poi da staniSusterà la sureraniE bi tuccherà li mani:E bi arà presentatuUn tinedrudi caghiatu[55]»
Nelli monti di Cuscioni
V'era nata una zitedra
E la sò cara mammoni[40]
Li faceva l'annannaredra
E quand'ella l'annannava
Stu talentu[41]li pregava.
Addurmentati parpena[42]Allegrezza di mammoniC'aghiu da allestì la cenaE da cusce[43]li piloniPe 'u to tintu[44]babbaredruE pe li to fratedroni
Addurmentati parpena[42]
Allegrezza di mammoni
C'aghiu da allestì la cena
E da cusce[43]li piloni
Pe 'u to tintu[44]babbaredru
E pe li to fratedroni
Quando vo' saretti grandiVi faremo lu vestituLa camicia, lu bannedru[45]E l'imbustu ben guarnituDi dru pannu sfinazzatu[46]Chisistessea Carticciatu[47]
Quando vo' saretti grandi
Vi faremo lu vestitu
La camicia, lu bannedru[45]
E l'imbustu ben guarnitu
Di dru pannu sfinazzatu[46]
Chisistessea Carticciatu[47]
Vi deremu lu marituAilevatu a li strazzali[48]Un bellissimu partituEsarà lu capuraliDe li nostri montagnoliPecorai, e caprachioli.
Vi deremu lu maritu
Ailevatu a li strazzali[48]
Un bellissimu partitu
Esarà lu capurali
De li nostri montagnoli
Pecorai, e caprachioli.
Quando andretti sposataPurteretti li frenieri,[49]N'anderetti incavalciataCon tutti li mudracchieri[50]Passerettri insannicciata[51]A caramusa imbuffata[52]
Quando andretti sposata
Purteretti li frenieri,[49]
N'anderetti incavalciata
Con tutti li mudracchieri[50]
Passerettri insannicciata[51]
A caramusa imbuffata[52]
Lo sposu n'andrà avantiCu li sò belli cuscialiVi saranno tutti quantiLi sò cugini carnaliAlla Zonza di Tavera[53]Vi farannu la spaller.[54]
Lo sposu n'andrà avanti
Cu li sò belli cusciali
Vi saranno tutti quanti
Li sò cugini carnali
Alla Zonza di Tavera[53]
Vi farannu la spaller.[54]
Quandu arrivate a lu stazzuDove avete poi da staniSusterà la sureraniE bi tuccherà li mani:E bi arà presentatuUn tinedrudi caghiatu[55]»
Quandu arrivate a lu stazzu
Dove avete poi da stani
Susterà la surerani
E bi tuccherà li mani:
E bi arà presentatu
Un tinedrudi caghiatu[55]»
Le donne o congiunte o amiche, quando furono da presso si disciolsero le chiome, e con urli e pianti miserabili principiarono lascirrata, chiamando il morto co' nomi più soavi, rammentandone le virtù vere o supposte, e dolcemente riprendendolo perchè se ne fosse andato e si mantenesse sordo agl'inviti di tornare.Una sola, una donna sola, e questa fu Lella Campana venuta anch'essa perchè parente della Francesca Domenica, e più per refrigerare l'anima assetata di vendetta, si chinò su la cassa col pretesto di piangere sul cadavere difformato, ma in sostanza per esplorarne sottilmente le parti rimaste intatte, in ispecie le mani: allora Francesca Domenica forse nel suo delirio gelosa di cotesto affetto, o quale altra più vera causa la movesse, di un tratto si rizza in piedi, forte stringendo la fanciulla la trascina seco; poi agguanta un'altra donna, ed ordinando che a sua volta questa ne impalmasse un'altra, diede il segno delcaracolointorno al morto. Guido Reni fece opera di bellezza immortale dipingendo a Roma il ballo delle ore in giro al carro del sole; Michelangelo solo avrebbe potuto ritrarre l'orribile caribo di vecchie e di fanciulle nel delirio del dolore turbinato a tondo quel misero corpo; gli occhi sfavillavano come spade percosse fra loro; urli più strazianti non lacerarono mai orecchi umani, i capelli bianchi, biondi e neri mescolavansi ventilati e sferzavano i volti; le vesti anch'esse scoppiettavano agitate dalla violenza dei moti; pallidi i volti come per morte a molte, a talune chiazzati quasi da vivido sprillo di sangue; gli atti vari e tutti paurosi: visione tremenda di spettri inebbriati di dolore. A crescere la selvaggia pietà della scena, alla mente inferma di Francesca Domenica si affacciò la voglia di mettere il ritornello ad ogniscirrota, pianta da talune delle donne: questo era inconsueto nei voceri, e solo costumavasi nelle allegre serenate o nei canti nuziali dove al termine di ogni strofa tutti gli astanti ripetevano in coro il ritornello da loro chiamata la succhiella, dopo la quale sparavano gli archibugi. Siffatta novità per questo appunto percoteva l'anima più tristamente, perchè una lieta usanza venisse tradotta a cosa piena di mestizia, nè il ritornello poteva essere scelto più lugubre; di vero, quando una donna finiva, Francesca Domenica con le altre tutte cantava o piuttosto ululava un versetto del salmoDe profundis clamavi ad te, Domine: Domine, exaudi vocem meam.
Quantunque non si temesser disordini, pure il governator di Corte mandò il maresciallo di campo Sionville e il capitano Orso Campana con alquanti micheletti del provinciale a dare un'occhiata. Sionville si spazientava a vedere tutte codeste diavolerie; egli non sapeva darsi pace che per un morto si dovessero tribolare tanti vivi; il Campana gli stava dintorno raumiliandolo il meglioche poteva, e lo confortava a tollerare coteste vecchie usanze del paese; in tutto ciò che non tornava a disservizio del re lasciasse andare tre pani per coppia; ma l'altro arrovellato non lo voleva intendere, e tempestava che i morti si avessero a seppellire senza tante smancierie, e chi ha avuto ha avuto. Cotesto loro alterco da cattive parole sarebbe tralignato a peggio fatti, se una nuova apparizione non fosse venuta repentinamente ad interromperlo.
Fu vista spuntare dalla lontana una barella portata adagio adagio sopra le spalle di quattro uomini, come se dentro vi giacesse persona gravemente inferma, e pur troppo l'apparenza corrispondeva alla realtà, imperciocchè trasportassero la infelice Serena.
Poco dopo la partenza da casa di Francesca Domenica, un accattone che soleva frequentarvi per la elemosina, approfittandosi dello scompiglio salì su in camera della inferma, e le disse alla ricisa:
— Signora! Signora! La gran disgrazia ch'è successa a questa casa! La gran disgrazia? La sapete voi?
— Quale mai disgrazia? ricercò Serena facendosi in volto color di cenere.
— Madonna santissima, non vi spaventate.... hanno ucciso.... anzi crivellato di ferite il vostro sposo, signore Altobello.
E questo fu tiro della Lella Campana, la quale si valse della scempiaggine di codesto mendicante per dare del coltello nel cuore alla desolata Serena.
Serena resistè alla percossa forse per la medesima causa per cui la rovere si rompe all'avvicinarsi dell'uragano, e la canna no; rinvenuta dallo sbalordimento fece chiamare certe sue amiche, e mercè loro ottenne la trasportassero in barella sul luogo dove giaceva l'ammazzato per dargli l'ultimo addio. Contrastare a qualunque il compimento di queste voglie lugubri parrebbe peccato, molto meno si giudicava pietoso negarlo a lei, povera tinta! che oramai più pochi giorni aveva da passare sopra la terra.
Le fanciulle amiche della Serena, parte circondavano e parte precedevano la barella: queste ultime, quando la gente affollandosi dintorno impediva il cammino, dicevano: «fate largo, è la sposa dell'ammazzato, che viene a dirgli addio,» e tanto bastava perchè si ritirassero e facessero spalliera cavandosi il berretto.
— Certo, meritano lode i popoli presso cui la sventura offre argomento di commiserazione; i Côrsi poi in questa parte singolari, non solo compiangono i percossi dalla fortuna, ma li venerano; così gli antichi ebbero sacri i tocchi dal fulmine.
Appena dall'alto della barella potè scorgersi il luogo dove giaceva il morto, fu vista mettersi a sedere con grande stento una larva di donna, e stendere due braccia scarne più paurose degli ossi da morto, sì per fermo più paurosi, dacchè vedendo lo scheletro tu conosci averlo omai abbandonato la vita, e le ossa nude ti dicono essere diventata proprietà della morte; ma le braccia del tisico ti pongono dinanzi agli occhi la morte che ha messo il piè sul petto della vita e non l'ha anco uccisa, una lunga agonia da bere a sorso a sorso, e spasimi nuovi e più dolorosi di tutti perchè ultimi, — nel punto stesso in mezzo ad una maniera di rantolo s'intese singhiozzata una voce:
— Altobello!
Francesca Domenica tutta fuori di sè dall'agitazione della strana cerimonia che aveva provocata, non vide, nè sentì nulla fino a quel punto: ora colta all'improvviso da cotesto lamento si sciolse furiosa dalle braccia altrui, ed abbrancato il coperchio della cassa ne coperse precipitosamente il cadavere, poi ci si assettò sopra nascondendo la faccia su i ginocchi e agguantandosi il capo con ambedue le mani.
— Largo alla sposa dell'ammazzato, largo!
E la barella fra le teste del popolo ora appariva, ora spariva a guisa di barca sospinta dalla tempesta contro lo scoglio dove ha da rompersi. Per ultimo la barella fu deposta accanto alla cassa, e Serena potè dire con fiochissima voce:
— Mamma mia, non ci contrastate vedere anco una volta la faccia di Altobello! era mio sposo alla fine. Abbiate pietà di me, a cui da questa in fuori non avanza altra consolazione nel mondo.
Francesca Domenica levò la faccia e mostrò gli occhi pieni di sangue ma senza lacrime, e rispose:
— No...
— Oh! perchè no? Non era egli carne della mia carne.
— Portatela via... ella non ci ha più che fare...
— Questa è crudeltà, prese a dire un astante, non può negarsi alla moglie di baciare per l'ultima volta il suo marito. — La pietosa era Lella Campana; la riconobbe Francesca Domenicae la guardò: spesso avrete sentito affermare come gli occhi della creatura umana possiedano la virtù di atterrire i serpenti; non credete nulla; perchè se gli occhi nostri avessero questa potenza, sotto lo sguardo di Francesca Domenica, Lella Campana sarebbe rimasta fulminata.
All'opposto la feroce non se ne sentì commossa nè sgomenta, e continuò a schiamazzare:
— La è divenuta matta! Menatela in casa... e la poverina abbia il suo sfogo...
E fattasi più temeraria, forse con la speranza di essere sovvenuta, ella si attentò accostarsi a Francesca Domenica e metterle le mani addosso: questa balzò in piedi come arco scattato, e ghermitala per la cintura la squassò forte tre o quattro volte, poi la spinse con immensa rabbia a rotolare per terra lontano da sè: subito dopo tornò a custodire la cassa, ed imbattutasi a caso nei chiodi che il falegname aveva lasciati lì in terra, li prese e si provò conficcarli col pugno; accortosi che a quel modo si lacerava le carni e non veniva a capo di nulla, agguantò un sasso e con esso fece migliore opera. Questi casi tutti accadevano in minor spazio di tempo che non fu speso a raccontarli; però quantunque tra la gente radunata prevalesse la opinione che la ambascia avesse tolto l'intelletto alla signora Alando, pure si capì, che codesta sua ripugnanza a scoprire la cassa nasceva dalla pietosa voglia di nascondere agli occhi della inferma lo spettacolo dello straziato consorte; quindi biasimo della proterva Campana, e lode a lei e tenera premura di sollevarla nel tristo ufficio d'inchiodare la cassa del figliuolo ammazzato.
Francesca Domenica compita l'opera pregò il piovano, il dottore e gli amici di casa a portare, senza mettere tempo di mezzo, il cadavere nella tomba degli Alando e a dargli sepoltura; ai servi ordinò andassero con loro, ella basterebbe sola a confortare Serena...
Il maresciallo Sionville presente a tutte queste avventure metteva di tratto in tratto le mani sur una zucca piena di acquavite e se la recava alla bocca; da prima parvero gli spazi ragionevoli, ma l'ultimo si può dire ch'ei facesse una bevuta continua: quando ebbe a mettere la zucca proprio a perpendicolo nell'orizzonte e squassarla a più riprese per isgocciolarne l'ultima stilla, si sentì venire come un solletico sotto le mammelle, ch'egli battezzòper compassione a casa sua; onde afferrato il braccio del Campana:
— Orsù! gli disse, capitano bando ai rancori. Andiamo via; in verità le son cose a far piangere i sassi. Di ora in poi sua eccellenza il signor governatore, quando mi commette a simili spedizioni mi ha da restituire il soprassoldo di guerra e penso che quegli che ne andrà di sotto sarò io, perchè ci vuole, per durare, triplicata la provvista di acquavite... e voi ne potrete fare al bisogno buona testimonianza.
Orso si lasciò condurre; egli non pensava a niente, ma si sentiva il capo intronato; giunto a casa tardi non volle cena, e preso il candeliere, senza profferire parola si avviò alla sua camera; mentre stava sul punto di chiudere l'uscio, vedendo comparire la sua figliuola, le disse:
— Lella! Adesso che ti pare, la tua vendetta è soddisfatta?
— Forse — rispose costei; ed Orso stizzito traendosi dietro l'uscio con violenza imprecò:
— Quando andrai all'inferno ce ne troverai dei meglio di te.
Francesca Domenica adagiata ch'ebbe la povera Serena sul letto, la prese pel capo, la baciava e ribaciava, poi accostatale quanto più poteva la bocca all'orecchio di lei ci sussurrò sommessa:
— Perdono, figliuola mia, io vi domando perdono; Altobello non è morto, ma vive e vi ama, e vi supplica a pigliare animo.
— Come! Come! non mi hanno ammazzato Altobello mio? E quegli che era là morto...?
— Calmati, figliuola mia, bevi questo... il cuore ti palpita orribilmente sempre... la carne ti brucia... te lo racconterò un'altra volta... più tardi.
Se non che Serena, con la potenza della volontà dominando lo scompiglio del corpo, comparve quasi tranquilla.
— Mamma, dite pure senza sospetto, io sono quieta... vedete, io rido.
E rise, povera fanciulla! Francesca Domenica si fece all'uscio, speculò se alcuno stesse in ascolto, chiuse la imposta, e da capo china su l'orecchio di Serena, espose:
— Altobello averle mandato a rispondere anteporre all'esilio dalla Patria morire da presso alla sposa e alla madre, dilettissime sue, mettesse giù la speranza di fargli mutare pensiero, e lo perdonasse; eccetto che in questa lo avrebbe rinvenuto in ognialtra cosa obbedientissimo; e poi ad osservare simile risoluzione stringerlo il giuramento. Ora la madre di Alando patirebbe il suo figliuolo spergiuro? E' ci era da deplorare ch'egli avesse preso questo proponimento, e come! ma credere che lo potesse mutare, sarebbe stata follia. Altobello bensì prometteva di starsi quieto, e per quanto era in lui, industriarsi in modo che dimenticassero ch'ei fosse in vita; solo domandare lo provvedessero di quanto abbisogna puramente per non morire di fame; dolergli forte non potere esimere i parenti da questo carico, imperciocchè la montagna, dopo scesi i pastori con gli armenti alla pianura, era rimasta deserta. — Messami a considerare di proposito (Francesca Domenica continuava) la faccenda, conobbi che tale incumbenza non era da commettersi a persona, comecchè fidatissima; troppo il pericolo per altrui, e poi viviamo in tempi tristi, figliuola mia; se Gesù tornasse, non un traditore sopra dodici, ma undici e' ne conterebbe, e nel rimasto chi sa quanti carati troverebbe di mondiglia. Quello che la madre e la moglie possono fare per la salvezza del marito e figliuolo loro non devono confidare altrui. A sovvenirlo pertanto con efficacia bisognava ottenere due cose, la prima di condursi ad abitare la villa senza movere sospetto, e l'altra addormentare la persecuzione vendicativa che ci fa guerra, pensa e ripensa, mi cadde in mente un partito orribile, ma necessità non ha legge; innanzi ch'ei fosse stato messo a esecuzione sperai che Dio lo volesse perdonare all'anima disperata di una madre, ma ora dubito di aver creduto temerariamente, dacchè vedo che t'ho partorito tanto dolore, e siamo sul cominciare?
— Magari! che a furia di dolori si potesse salvare Altobello.... se fossero sette mi parrebbero pochi...
— Benedetta tu sia! Consigliai che pigliassero lingua se qualche giovane di statura non molto dissomigliante da quella di Altobello fosse venuto a morte nei paesi dintorno; lo cavassero dalla terra con diligenza; affinchè veruno sospettasse della sottrazione, lo deformassero in volto e trasportatolo presso al procojo di Santa Colomba lo esponessero alla pubblica strada; perchè la gente lo stimasse il corpo di Altobello, provvidi a suscitare subito la voce che i suoi compagni in vendetta di essere stati abbandonati da lui lo avessero ucciso; indosso gli feci porre il suo passaporto, il congedo della Repubblica di Venezia, con parecchie altre carte comprovanti l'essere suo, e per ultimo certa mia lettera nella quale con preghiere e ragioni e promesse lo confortava al passoche doveva parere essergli costato la vita. Nella tomba degli Alando divisava seppellirlo, e ce l'ho fatto seppellire per avere occasione di visitarlo spesso, io poi doveva fingermi ammattita, e così ho cominciato, e se Dio non ordina meglio così continuerò. Tu capisci adesso la causa per cui io pertinace ricusai mostrarti il cadavere — se tu non ti addavi del soppiantamento, dubitava che alla vista dell'orribile strazio (e davvero lo hanno concio da fare pietà) tu per la stretta del cuore rendessi l'anima a Dio; oppure ti apponevi, e allora temeva che la tua improvvida allegrezza non mandasse nell'aria tutta la trama, tanto più che molti nemici così pubblici come privati stavano ad esplorare con maligna intenzione. Se te lo tacqui, Serena non mi accusare, perchè lo feci a fine di bene, riserbandomi a dirtelo poco per volta, perchè la tua salute, che merita tanti riguardi, non se ne sentisse scossa. Ai servi ordinai badassero bene di non fiatare, ma l'uomo propone e Dio dispone, e tu sei venuta a saperlo per altra via, e male; però dubito non ci entri Dio, bensì il diavolo, o Lella Campana ch'è tutt'uno...
— E che le ho fatto io?
— Che le abbiamo fatto noi? Io madre, tu sposa di Alando che mise le mani addosso a Giovan Brando suo fidanzato... e tu domandi che cosa le abbiam fatto?
— Ahi! odio, odio, e sempre odio, esclamò Serena, cacciandosi le mani dentro i capelli; ma Francesca Domenica la venne consolando con queste parole:
— Però vedi, Serena, Dio non le concede tutte vinte ai maligni, anzi opera spesso che i loro tiri resultino in vantaggio dei grami che volevano perdere; e questa grazia ha fatto adesso a noi perchè la tua venuta quaggiù ci somministrerà causa onesta di rimanerci in campagna, dicendo e facendo dire la tua salute non permettere nuovo trasporto; non istenteranno a credere che dopo il colpo di stamattina non potrebbero moverti senza esporti a subita morte.
— Ed io voglio vivere... disse Serena di cui la fronte si rischiarava mano a mano che Francesca Domenica procedeva nel racconto, così alla brezza montanina si dirada il velo delle nuvole davanti la faccia del sole; ma ahimè! con fine diverso, dacchè dalle nuvole rotte prorompe il raggio che ravviva, mentre quando la fronte di Serena apparve pacata, ella prese la manodella socera; se la recò alla bocca, la baciò e cadde riversa sopra i guanciali.
Francesca Domenica sentendosi umida la mano se la mirò sbigottita e ci vide il contorno dei labbri di Serena delineato col sangue: la tenne spirata, e cadendo ginocchioni, esclamò:
— Ah! beatissima Vergine, accogliete questa povera martire nelle vostre sante braccia.