Nota del Trascrittore

Jura monarchiae superos Phlegetonta lacusqueLustrando cecini voluerunt fata quousque:Sed quia pars cessit melioribus hospita castris,Autoremque suum petiit felicior astris,Hic claudor Dantes patriis extorris ab orisQuem genuit parvi Florentia mater amoris.

Jura monarchiae superos Phlegetonta lacusqueLustrando cecini voluerunt fata quousque:Sed quia pars cessit melioribus hospita castris,Autoremque suum petiit felicior astris,Hic claudor Dantes patriis extorris ab orisQuem genuit parvi Florentia mater amoris.

La tomba è sempre chiusa. Il conte Alessandro Cappi, che mi accompagnò nella visita al mausoleo, mi raccontò che nella suo gioventù aveva visto a Ravenna lord Byron, allora innamorato della contessaGuiccioli. Mai, mi disse la mia guida, lord Byron non passava in vista della tomba, fosse pure a distanza, senza scoprirsi rispettosamente, e mi sovvengo ancora dei bei versi che egli ha dedicato alla sepoltura di Dante.

Ed è, infatti, un santuario a cui ogni uomo di animo elevato non saprebbe avvicinarsi senza commozione, un luogo di pellegrinaggio e di raccoglimento per tutti coloro che sono capaci di comprendere e ammirare il genio creatore del Poeta, tanto potente da innalzare al disopra delle tempeste e delle passioni un ideale eterno di calma e di sublime serenità.

Dante simboleggia con la sua propria esistenza ciò che rende così maravigliosa la storia della sua patria, l'arte e la scienza producenti i loro più nobili fiori in mezzo alle più spaventose lotte civili.

Da questo lato e da tanti altri il Poeta fiorentino è il rappresentante e come l'incarnazione del genio italiano verso la fine del medio evo.

La solitudine in mezzo alla quale si drizza la tomba di Dante, produce un'impressione profonda, e bisogna felicitarsi che gli abitanti di Ravenna abbiano rifiutato ai Fiorentini pentiti la restituzione del loro tesoro nazionale. Dante continua così il suo destinod'esilio; egli riposa nella cella la cui ombra ospitale riparò i suoi ultimi giorni, in un monumento all'erezione del quale hanno preso parte la Serenissima Repubblica di Venezia e la Santa Sede. La sua tomba si drizza al largo, libera e isolata come una sepoltura di sovrano, come il mausoleo del grande Teodorico.

NOTE:[1]Io desumo questi discorsi dallo scritto di un ufficiale francese che assistè alla scena.[2]Evidentemente qui l'imparzialità del Gregorovius vien meno. Quando lo storico tedesco scriveva queste righe, si era andata formando, sopratutto all'estero, una campagna denigratoria contro l'Eroe luminoso della nostra Indipendenza. In Francia, per esempio, un liberale ed uno scrittore di valore, Maxime du Camp, scriveva contemporaneamente di Garibaldi altrettanto e molto di peggio. Ciò, del resto, non era che l'effetto della campagna subdola e celata dei nemici della nostra libertà. (N. d. T.).[3]Levate, venerabiles fratres, in circuitu oculos vestros, et videbitis, ac una Nobiscum vehementer dolebitis abominationes pessimas, quibus nunc misera Italia praesertim funestatur... Datum Romae apud S. Petrum die 17 octobris anno 1867. Pont. Nost. A. XXII.[4]Il conte Costantino Nigra, nato a Villa Castelnovo, Ivrea, nel 1828, e morto a Rapallo il 1 luglio 1906, fu una delle più illustri personalità del nostro Risorgimento. Cavour lo ebbe a segretario ne' suoi viaggi politici a Londra e a Parigi, sopratutto nel memorabile Congresso del 1856, dove il grande statista pose nettamente, davanti ai rappresentanti delle potenze, la questione della nazionalità italiana. Il Nigra rimase quindi alla Corte di Napoleone III, e divenne l'interprete gradito delle idee di Cavour e dei propositi di Re Vittorio Emanuele II. Fu ministro plenipotenziario dell'Italia presso la Corte di Francia sin dopo Sédan e grandemente sempre cooperò agl'interessi del nostro paese ed alla sua unità. (N. d. T.).[5]Questo tratto caratteristico ce lo narra il cappellano degli zuavi, anch'esso prigioniero, che ha descritto semplicemente e fedelmente la dimora dei garibaldini a Monte Rotondo nella «Prigionia del P. Vincenzo Vannutelli». Episodii della invasione garibaldina del 1867. Appunti storici estratti dal suo giornale. Roma, Salviucci, 1869.[6]La narrazione del cappellano Vincenzo Vannutelli è stata da contemporanei degni di fede e da storici sereni, imparziali, in gran parte sconfessata. Il Vannutelli aveva tutto l'interesse, si capisce, di mettere in luce Garibaldi e i suoi valorosi compagni. Al Gregorovius, storico di solito così imparziale e sicuro, si può solo rimproverare di aver troppo prestato orecchio a quello che allora si andava propalando per l'Urbe dagli avversari di Roma capitale d'Italia, e per quanto non abbia certo accettato come verità sacrosanta quanto il cappellano degli zuavi aveva scritto. Lo provano, a questo proposito, le seguenti parole:«Il lettore si sarà accorto che il monaco romano del 1867 descrive i garibaldini colla ingenuità con cui Erodoto descrisse gli Sciti o Villani gli Unni. Quando, ancora prigioniero, ma sfuggito alla morte e travestito, viaggiava sulla linea ferroviaria di Spoleto, in un treno pieno di garibaldini che ritornavano nell'Umbria, nell'attraversare un tunnel, mentre il treno rallentava la corsa, egli, guardandosi intorno, pensava: «Ecco una esatta immagine dell'inferno. La luce incerta del vagone, la corsa sotterranea, il frastuono del treno, il clamore di tutti questi uomini vestiti di rosso, tutto contribuisce a farmi credere di essere piombato nel più profondo degli abissi infernali».[7]«Dopo la presa di Monterotondo molti si fecero, col broccato degli abiti sacerdotali dei distintivi da ufficiale, si presentarono ai presunti loro subordinati e dissero: Vedete, io son tenente, capitano, e così di seguito; al che fu risposto con un applauso di scherno, con fischi ed altri acuti suoni che facevano mettendo le dita nella bocca».[8]Pantaleone difese il suo già compagno di fede, che doveva essere fucilato. Anche dei parenti, che egli aveva fra i garibaldini, parlarono in sua difesa; altri giovani gli fecero scudo col loro corpo contro i furenti, che volevano finirlo, e che erano istigati da una contessa emancipata, certa Martini, la quale raccomandava loro dispacciarlo. Il monaco fu posto in libertà, ma internato a Perugia, di dove tornò felicemente a Roma.[9]Il marchese romano Capranica ha tradottoGli Albigesie ilSavonaroladi Lenau; ma queste versioni son tuttora inedite.[10]Dall'anno 1858, in cui io scrivevo queste pagine, molte cose si son mutate nei circoli letterari di Roma. Il simpatico Giovanni Torlonia morì il 9 novembre 1858 nell'età di 27 anni, lasciando nella giovine scuola un irreparabile vuoto. Nannarelli fu chiamato a Milano professore all'Accademia; l'avvocato Ciampi ha svolto felicemente le sue facoltà, e adesso è fortunato autore di commedie in versi. Recentemente, anche l'ufficiale romano Muratori ha acquistato buona fama di poeta drammatico.(Nota dell'autore).[11]Otto III. Rom. Imp. Germ. Ob Patrata Crimina Austeriori Disciplinae Sancti Romualdi Obtemperans Emenso Nudis Pedibus Ab Urbe Romana Ad Garganum Montem Itinere Basilicam Hanc Et Coenobium Classense XXXX Diebus Poenitens Inhabitavit Et Hic Cilicio Ac Voluntariis Castigationibus Peccata Sua Expians Augustum Dedit Humilitatis Exemplum Et Imperator Sibi Templum Hoc Et Poenitentiam Suam Nobilitavit Anno DCM.

NOTE:

[1]Io desumo questi discorsi dallo scritto di un ufficiale francese che assistè alla scena.

[1]Io desumo questi discorsi dallo scritto di un ufficiale francese che assistè alla scena.

[2]Evidentemente qui l'imparzialità del Gregorovius vien meno. Quando lo storico tedesco scriveva queste righe, si era andata formando, sopratutto all'estero, una campagna denigratoria contro l'Eroe luminoso della nostra Indipendenza. In Francia, per esempio, un liberale ed uno scrittore di valore, Maxime du Camp, scriveva contemporaneamente di Garibaldi altrettanto e molto di peggio. Ciò, del resto, non era che l'effetto della campagna subdola e celata dei nemici della nostra libertà. (N. d. T.).

[2]Evidentemente qui l'imparzialità del Gregorovius vien meno. Quando lo storico tedesco scriveva queste righe, si era andata formando, sopratutto all'estero, una campagna denigratoria contro l'Eroe luminoso della nostra Indipendenza. In Francia, per esempio, un liberale ed uno scrittore di valore, Maxime du Camp, scriveva contemporaneamente di Garibaldi altrettanto e molto di peggio. Ciò, del resto, non era che l'effetto della campagna subdola e celata dei nemici della nostra libertà. (N. d. T.).

[3]Levate, venerabiles fratres, in circuitu oculos vestros, et videbitis, ac una Nobiscum vehementer dolebitis abominationes pessimas, quibus nunc misera Italia praesertim funestatur... Datum Romae apud S. Petrum die 17 octobris anno 1867. Pont. Nost. A. XXII.

[3]Levate, venerabiles fratres, in circuitu oculos vestros, et videbitis, ac una Nobiscum vehementer dolebitis abominationes pessimas, quibus nunc misera Italia praesertim funestatur... Datum Romae apud S. Petrum die 17 octobris anno 1867. Pont. Nost. A. XXII.

[4]Il conte Costantino Nigra, nato a Villa Castelnovo, Ivrea, nel 1828, e morto a Rapallo il 1 luglio 1906, fu una delle più illustri personalità del nostro Risorgimento. Cavour lo ebbe a segretario ne' suoi viaggi politici a Londra e a Parigi, sopratutto nel memorabile Congresso del 1856, dove il grande statista pose nettamente, davanti ai rappresentanti delle potenze, la questione della nazionalità italiana. Il Nigra rimase quindi alla Corte di Napoleone III, e divenne l'interprete gradito delle idee di Cavour e dei propositi di Re Vittorio Emanuele II. Fu ministro plenipotenziario dell'Italia presso la Corte di Francia sin dopo Sédan e grandemente sempre cooperò agl'interessi del nostro paese ed alla sua unità. (N. d. T.).

[4]Il conte Costantino Nigra, nato a Villa Castelnovo, Ivrea, nel 1828, e morto a Rapallo il 1 luglio 1906, fu una delle più illustri personalità del nostro Risorgimento. Cavour lo ebbe a segretario ne' suoi viaggi politici a Londra e a Parigi, sopratutto nel memorabile Congresso del 1856, dove il grande statista pose nettamente, davanti ai rappresentanti delle potenze, la questione della nazionalità italiana. Il Nigra rimase quindi alla Corte di Napoleone III, e divenne l'interprete gradito delle idee di Cavour e dei propositi di Re Vittorio Emanuele II. Fu ministro plenipotenziario dell'Italia presso la Corte di Francia sin dopo Sédan e grandemente sempre cooperò agl'interessi del nostro paese ed alla sua unità. (N. d. T.).

[5]Questo tratto caratteristico ce lo narra il cappellano degli zuavi, anch'esso prigioniero, che ha descritto semplicemente e fedelmente la dimora dei garibaldini a Monte Rotondo nella «Prigionia del P. Vincenzo Vannutelli». Episodii della invasione garibaldina del 1867. Appunti storici estratti dal suo giornale. Roma, Salviucci, 1869.

[5]Questo tratto caratteristico ce lo narra il cappellano degli zuavi, anch'esso prigioniero, che ha descritto semplicemente e fedelmente la dimora dei garibaldini a Monte Rotondo nella «Prigionia del P. Vincenzo Vannutelli». Episodii della invasione garibaldina del 1867. Appunti storici estratti dal suo giornale. Roma, Salviucci, 1869.

[6]La narrazione del cappellano Vincenzo Vannutelli è stata da contemporanei degni di fede e da storici sereni, imparziali, in gran parte sconfessata. Il Vannutelli aveva tutto l'interesse, si capisce, di mettere in luce Garibaldi e i suoi valorosi compagni. Al Gregorovius, storico di solito così imparziale e sicuro, si può solo rimproverare di aver troppo prestato orecchio a quello che allora si andava propalando per l'Urbe dagli avversari di Roma capitale d'Italia, e per quanto non abbia certo accettato come verità sacrosanta quanto il cappellano degli zuavi aveva scritto. Lo provano, a questo proposito, le seguenti parole:«Il lettore si sarà accorto che il monaco romano del 1867 descrive i garibaldini colla ingenuità con cui Erodoto descrisse gli Sciti o Villani gli Unni. Quando, ancora prigioniero, ma sfuggito alla morte e travestito, viaggiava sulla linea ferroviaria di Spoleto, in un treno pieno di garibaldini che ritornavano nell'Umbria, nell'attraversare un tunnel, mentre il treno rallentava la corsa, egli, guardandosi intorno, pensava: «Ecco una esatta immagine dell'inferno. La luce incerta del vagone, la corsa sotterranea, il frastuono del treno, il clamore di tutti questi uomini vestiti di rosso, tutto contribuisce a farmi credere di essere piombato nel più profondo degli abissi infernali».

[6]La narrazione del cappellano Vincenzo Vannutelli è stata da contemporanei degni di fede e da storici sereni, imparziali, in gran parte sconfessata. Il Vannutelli aveva tutto l'interesse, si capisce, di mettere in luce Garibaldi e i suoi valorosi compagni. Al Gregorovius, storico di solito così imparziale e sicuro, si può solo rimproverare di aver troppo prestato orecchio a quello che allora si andava propalando per l'Urbe dagli avversari di Roma capitale d'Italia, e per quanto non abbia certo accettato come verità sacrosanta quanto il cappellano degli zuavi aveva scritto. Lo provano, a questo proposito, le seguenti parole:

«Il lettore si sarà accorto che il monaco romano del 1867 descrive i garibaldini colla ingenuità con cui Erodoto descrisse gli Sciti o Villani gli Unni. Quando, ancora prigioniero, ma sfuggito alla morte e travestito, viaggiava sulla linea ferroviaria di Spoleto, in un treno pieno di garibaldini che ritornavano nell'Umbria, nell'attraversare un tunnel, mentre il treno rallentava la corsa, egli, guardandosi intorno, pensava: «Ecco una esatta immagine dell'inferno. La luce incerta del vagone, la corsa sotterranea, il frastuono del treno, il clamore di tutti questi uomini vestiti di rosso, tutto contribuisce a farmi credere di essere piombato nel più profondo degli abissi infernali».

[7]«Dopo la presa di Monterotondo molti si fecero, col broccato degli abiti sacerdotali dei distintivi da ufficiale, si presentarono ai presunti loro subordinati e dissero: Vedete, io son tenente, capitano, e così di seguito; al che fu risposto con un applauso di scherno, con fischi ed altri acuti suoni che facevano mettendo le dita nella bocca».

[7]«Dopo la presa di Monterotondo molti si fecero, col broccato degli abiti sacerdotali dei distintivi da ufficiale, si presentarono ai presunti loro subordinati e dissero: Vedete, io son tenente, capitano, e così di seguito; al che fu risposto con un applauso di scherno, con fischi ed altri acuti suoni che facevano mettendo le dita nella bocca».

[8]Pantaleone difese il suo già compagno di fede, che doveva essere fucilato. Anche dei parenti, che egli aveva fra i garibaldini, parlarono in sua difesa; altri giovani gli fecero scudo col loro corpo contro i furenti, che volevano finirlo, e che erano istigati da una contessa emancipata, certa Martini, la quale raccomandava loro dispacciarlo. Il monaco fu posto in libertà, ma internato a Perugia, di dove tornò felicemente a Roma.

[8]Pantaleone difese il suo già compagno di fede, che doveva essere fucilato. Anche dei parenti, che egli aveva fra i garibaldini, parlarono in sua difesa; altri giovani gli fecero scudo col loro corpo contro i furenti, che volevano finirlo, e che erano istigati da una contessa emancipata, certa Martini, la quale raccomandava loro dispacciarlo. Il monaco fu posto in libertà, ma internato a Perugia, di dove tornò felicemente a Roma.

[9]Il marchese romano Capranica ha tradottoGli Albigesie ilSavonaroladi Lenau; ma queste versioni son tuttora inedite.

[9]Il marchese romano Capranica ha tradottoGli Albigesie ilSavonaroladi Lenau; ma queste versioni son tuttora inedite.

[10]Dall'anno 1858, in cui io scrivevo queste pagine, molte cose si son mutate nei circoli letterari di Roma. Il simpatico Giovanni Torlonia morì il 9 novembre 1858 nell'età di 27 anni, lasciando nella giovine scuola un irreparabile vuoto. Nannarelli fu chiamato a Milano professore all'Accademia; l'avvocato Ciampi ha svolto felicemente le sue facoltà, e adesso è fortunato autore di commedie in versi. Recentemente, anche l'ufficiale romano Muratori ha acquistato buona fama di poeta drammatico.(Nota dell'autore).

[10]Dall'anno 1858, in cui io scrivevo queste pagine, molte cose si son mutate nei circoli letterari di Roma. Il simpatico Giovanni Torlonia morì il 9 novembre 1858 nell'età di 27 anni, lasciando nella giovine scuola un irreparabile vuoto. Nannarelli fu chiamato a Milano professore all'Accademia; l'avvocato Ciampi ha svolto felicemente le sue facoltà, e adesso è fortunato autore di commedie in versi. Recentemente, anche l'ufficiale romano Muratori ha acquistato buona fama di poeta drammatico.(Nota dell'autore).

[11]Otto III. Rom. Imp. Germ. Ob Patrata Crimina Austeriori Disciplinae Sancti Romualdi Obtemperans Emenso Nudis Pedibus Ab Urbe Romana Ad Garganum Montem Itinere Basilicam Hanc Et Coenobium Classense XXXX Diebus Poenitens Inhabitavit Et Hic Cilicio Ac Voluntariis Castigationibus Peccata Sua Expians Augustum Dedit Humilitatis Exemplum Et Imperator Sibi Templum Hoc Et Poenitentiam Suam Nobilitavit Anno DCM.

[11]Otto III. Rom. Imp. Germ. Ob Patrata Crimina Austeriori Disciplinae Sancti Romualdi Obtemperans Emenso Nudis Pedibus Ab Urbe Romana Ad Garganum Montem Itinere Basilicam Hanc Et Coenobium Classense XXXX Diebus Poenitens Inhabitavit Et Hic Cilicio Ac Voluntariis Castigationibus Peccata Sua Expians Augustum Dedit Humilitatis Exemplum Et Imperator Sibi Templum Hoc Et Poenitentiam Suam Nobilitavit Anno DCM.

INDICE

Nota del TrascrittoreL'ortografia e la punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. Tutte le occorrenze dell'abbreviazione N. d. T. (Nota del Traduttore) sono state normalizzate in (N. d. T.). Grafie alternative mantenute:augurî/auguriavversarî/avversaricôlti/colticontrarî/contraridecennî/decenniedificî/edificiesimî/esimigiudizî/giudizipaïs/paisPontificî/Pontifici/PontificiiPorto Ferraio/Porto-Ferraio/Portoferraioprigionia/prigionìaproprî/proprisètta/settastudî/studitirannia/tirannìavarî/vari/variivolontarî/volontari/volontariiAltre correzioni:pag. 20 è straordinariamente [straordinamente] bellapag. 101 aveva mandato a Firenze il generale Fleury [Fleurg]pag. 103 aver cura del suo gregge [greggie]pag. 116 La vita ed il lavorìo [lavorio] segretopag. 183 poteva servirgli di rocca [ròcca]pag. 188 specialmente quando [qua] va unitapag. 337 Villeneuve-les-Avignons [Villeneuve-les Avignons] è un paese pittorescopag. 356 fece trasportare a Aix-la-Chapelle [Aise-la-Chapelle]pag. 394 riparò i [î] suoi ultimi giorni

L'ortografia e la punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. Tutte le occorrenze dell'abbreviazione N. d. T. (Nota del Traduttore) sono state normalizzate in (N. d. T.). Grafie alternative mantenute:

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