Poi mi trassi da canto:Ed in un ricco mantoVidi Ovidio maggiore,Che li atti dell'amore,Che son così diversi,Rassembra e mette 'n versi.Ed i' mi trassi appresso,E dimandai lui stesso,Ched elli apertamenteMi dica 'mmantenenteE lo bene e lo maleDello fante e dell'ale,Delli strali e dell'arco;E donde tale 'ncarcoLi vene che non vede.Ed elli 'n buona fedeMi rispose in volgare:Della forza d'amareNon sa chi non lo prova.Perciò s'a te ne giova,Cercati fra lo pettoDel bene e del diletto,Del male e dell'errore,Che nasce per amore.Assai mi volsi 'ntornoE la notte e lo giorno;Credendomi fuggireDal fante che ferireLo cor non mi potesse.E s'io questo tacesse,Fare' maggior savereCh'io fui messo 'n potereEd in forza d'amore.Però caro signore,S'i' fallo nel dettare;Voi dovete pensare,Che l'uomo innamoratoSovente muta stato:E così stando un pocoI' mi mutai di loco,Credendomi campare.Ma non potetti andare,Ch'io v'era sì 'nvescato,Che già da nullo latoPotea mover lo passo.Così fui giunto lasso;E messo 'n mala parte.Ma Ovidio per arteMi diede maestria;Sì ch'io trovai la via,Ond'i' mi trafugai.Così l'alpe passai,E venni alla pianura.Ma troppo gran paura,Ed affanno e doloreDi persona e di coreM'avvenne 'n quel viaggio.Ond'io pensato m'aggio,Anzi ch'i' passi avantiA Dio ed alli SantiTornar divotamente;E molto umilementeConfessar i peccatiA' preti ed alli frati.E questo mio librettoCon ogni altro mio detto,Ched io trovato avesse;S'alcun vizio tenesse,Commetto ogne stagioneA loro correzionePer far l'opera pianaCon la fede cristiana.E voi caro signore,Prego di tutto coreChe non vi sia gravoso,S'i' alquanto mi riposo;Finchè di penitenzaPer fina conoscenzaMi possa consigliare:Ch'ho uomo che mi pareVer me intero amico;A cui sovente dicoE mostro mie credenze,E tengo sue sentenze.
Poi mi trassi da canto:Ed in un ricco mantoVidi Ovidio maggiore,Che li atti dell'amore,Che son così diversi,Rassembra e mette 'n versi.Ed i' mi trassi appresso,E dimandai lui stesso,Ched elli apertamenteMi dica 'mmantenenteE lo bene e lo maleDello fante e dell'ale,Delli strali e dell'arco;E donde tale 'ncarcoLi vene che non vede.Ed elli 'n buona fedeMi rispose in volgare:Della forza d'amareNon sa chi non lo prova.Perciò s'a te ne giova,Cercati fra lo pettoDel bene e del diletto,Del male e dell'errore,Che nasce per amore.Assai mi volsi 'ntornoE la notte e lo giorno;Credendomi fuggireDal fante che ferireLo cor non mi potesse.E s'io questo tacesse,Fare' maggior savereCh'io fui messo 'n potereEd in forza d'amore.Però caro signore,S'i' fallo nel dettare;Voi dovete pensare,Che l'uomo innamoratoSovente muta stato:E così stando un pocoI' mi mutai di loco,Credendomi campare.Ma non potetti andare,Ch'io v'era sì 'nvescato,Che già da nullo latoPotea mover lo passo.Così fui giunto lasso;E messo 'n mala parte.Ma Ovidio per arteMi diede maestria;Sì ch'io trovai la via,Ond'i' mi trafugai.Così l'alpe passai,E venni alla pianura.Ma troppo gran paura,Ed affanno e doloreDi persona e di coreM'avvenne 'n quel viaggio.Ond'io pensato m'aggio,Anzi ch'i' passi avantiA Dio ed alli SantiTornar divotamente;E molto umilementeConfessar i peccatiA' preti ed alli frati.E questo mio librettoCon ogni altro mio detto,Ched io trovato avesse;S'alcun vizio tenesse,Commetto ogne stagioneA loro correzionePer far l'opera pianaCon la fede cristiana.E voi caro signore,Prego di tutto coreChe non vi sia gravoso,S'i' alquanto mi riposo;Finchè di penitenzaPer fina conoscenzaMi possa consigliare:Ch'ho uomo che mi pareVer me intero amico;A cui sovente dicoE mostro mie credenze,E tengo sue sentenze.
Poi mi trassi da canto:
Ed in un ricco manto
Vidi Ovidio maggiore,
Che li atti dell'amore,
Che son così diversi,
Rassembra e mette 'n versi.
Ed i' mi trassi appresso,
E dimandai lui stesso,
Ched elli apertamente
Mi dica 'mmantenente
E lo bene e lo male
Dello fante e dell'ale,
Delli strali e dell'arco;
E donde tale 'ncarco
Li vene che non vede.
Ed elli 'n buona fede
Mi rispose in volgare:
Della forza d'amare
Non sa chi non lo prova.
Perciò s'a te ne giova,
Cercati fra lo petto
Del bene e del diletto,
Del male e dell'errore,
Che nasce per amore.
Assai mi volsi 'ntorno
E la notte e lo giorno;
Credendomi fuggire
Dal fante che ferire
Lo cor non mi potesse.
E s'io questo tacesse,
Fare' maggior savere
Ch'io fui messo 'n potere
Ed in forza d'amore.
Però caro signore,
S'i' fallo nel dettare;
Voi dovete pensare,
Che l'uomo innamorato
Sovente muta stato:
E così stando un poco
I' mi mutai di loco,
Credendomi campare.
Ma non potetti andare,
Ch'io v'era sì 'nvescato,
Che già da nullo lato
Potea mover lo passo.
Così fui giunto lasso;
E messo 'n mala parte.
Ma Ovidio per arte
Mi diede maestria;
Sì ch'io trovai la via,
Ond'i' mi trafugai.
Così l'alpe passai,
E venni alla pianura.
Ma troppo gran paura,
Ed affanno e dolore
Di persona e di core
M'avvenne 'n quel viaggio.
Ond'io pensato m'aggio,
Anzi ch'i' passi avanti
A Dio ed alli Santi
Tornar divotamente;
E molto umilemente
Confessar i peccati
A' preti ed alli frati.
E questo mio libretto
Con ogni altro mio detto,
Ched io trovato avesse;
S'alcun vizio tenesse,
Commetto ogne stagione
A loro correzione
Per far l'opera piana
Con la fede cristiana.
E voi caro signore,
Prego di tutto core
Che non vi sia gravoso,
S'i' alquanto mi riposo;
Finchè di penitenza
Per fina conoscenza
Mi possa consigliare:
Ch'ho uomo che mi pare
Ver me intero amico;
A cui sovente dico
E mostro mie credenze,
E tengo sue sentenze.
Al fino amico caro,A cui molto contraroD'allegrezza e d'affannoPare venuto ogne anno;Io Brunetto LatinoChe nessun giorno finoD'avere gioia e pena,Come ventura menaLa rota a falsa parte;Ti mando 'n queste carteSalute e intero amore.Ch'i' non trovo miglioreAmico che mi guidi,Ed a cui più mi fidiDi dir le mie credenzie:Che troppo ben sentenzie,Quando chero consiglioIntra 'l bene e 'l periglio.Or m'è venuta cosaCh'i' non poria nascosaTener, ch'io non ti dica:Pur non ti sia faticaD'udire 'nfino al fine.Amico, tutte han fineMie parole mondane,Ch'i' dissi ogne ora vane.Per Dio mercè ti movaLa ragione e la prova:Che ciò che dir ti voglio,Da buona parte accoglio.Non sai tu che 'l mondoSi poria dir nonmondo;Considerando quantoCi hanno 'mmondezza e piantoChe trovi tu che vaglia?Non vedi tu san faglia,Ch'ogni cosa terrenaPorta peccato e pena?Nè cosa ci ha sì clera,Che non fallisca e pera?E prendi un animalePiù forte e che più vale;Dico che 'n poco puntoÈ disfatto e disgiunto.Ahi uom perchè ti vante,Vecchio, mezzano, e fante?Di che vai tu cenando?Già non sai l'ora o quandoVien quella che ti porta;Quella che non comportaOfficio o dignitate.A Dio quante fiateNe porta le Corone,Come basse persone!Giulio Cesar maggiore,Lo primo Imperadore,Già non campò di morte;Nè Sanson lo più forteNon visse lungamente.Alessandro valenteChe conquistò lo mondo,Giace morto 'n profondo.Ansalon per bellezze,Ettor per arditezze,Salamon per savere,Attavian per avereGià non campò un giornoFuori del suo ritorno.
Al fino amico caro,A cui molto contraroD'allegrezza e d'affannoPare venuto ogne anno;Io Brunetto LatinoChe nessun giorno finoD'avere gioia e pena,Come ventura menaLa rota a falsa parte;Ti mando 'n queste carteSalute e intero amore.Ch'i' non trovo miglioreAmico che mi guidi,Ed a cui più mi fidiDi dir le mie credenzie:Che troppo ben sentenzie,Quando chero consiglioIntra 'l bene e 'l periglio.Or m'è venuta cosaCh'i' non poria nascosaTener, ch'io non ti dica:Pur non ti sia faticaD'udire 'nfino al fine.Amico, tutte han fineMie parole mondane,Ch'i' dissi ogne ora vane.Per Dio mercè ti movaLa ragione e la prova:Che ciò che dir ti voglio,Da buona parte accoglio.Non sai tu che 'l mondoSi poria dir nonmondo;Considerando quantoCi hanno 'mmondezza e piantoChe trovi tu che vaglia?Non vedi tu san faglia,Ch'ogni cosa terrenaPorta peccato e pena?Nè cosa ci ha sì clera,Che non fallisca e pera?E prendi un animalePiù forte e che più vale;Dico che 'n poco puntoÈ disfatto e disgiunto.Ahi uom perchè ti vante,Vecchio, mezzano, e fante?Di che vai tu cenando?Già non sai l'ora o quandoVien quella che ti porta;Quella che non comportaOfficio o dignitate.A Dio quante fiateNe porta le Corone,Come basse persone!Giulio Cesar maggiore,Lo primo Imperadore,Già non campò di morte;Nè Sanson lo più forteNon visse lungamente.Alessandro valenteChe conquistò lo mondo,Giace morto 'n profondo.Ansalon per bellezze,Ettor per arditezze,Salamon per savere,Attavian per avereGià non campò un giornoFuori del suo ritorno.
Al fino amico caro,
A cui molto contraro
D'allegrezza e d'affanno
Pare venuto ogne anno;
Io Brunetto Latino
Che nessun giorno fino
D'avere gioia e pena,
Come ventura mena
La rota a falsa parte;
Ti mando 'n queste carte
Salute e intero amore.
Ch'i' non trovo migliore
Amico che mi guidi,
Ed a cui più mi fidi
Di dir le mie credenzie:
Che troppo ben sentenzie,
Quando chero consiglio
Intra 'l bene e 'l periglio.
Or m'è venuta cosa
Ch'i' non poria nascosa
Tener, ch'io non ti dica:
Pur non ti sia fatica
D'udire 'nfino al fine.
Amico, tutte han fine
Mie parole mondane,
Ch'i' dissi ogne ora vane.
Per Dio mercè ti mova
La ragione e la prova:
Che ciò che dir ti voglio,
Da buona parte accoglio.
Non sai tu che 'l mondo
Si poria dir nonmondo;
Considerando quanto
Ci hanno 'mmondezza e pianto
Che trovi tu che vaglia?
Non vedi tu san faglia,
Ch'ogni cosa terrena
Porta peccato e pena?
Nè cosa ci ha sì clera,
Che non fallisca e pera?
E prendi un animale
Più forte e che più vale;
Dico che 'n poco punto
È disfatto e disgiunto.
Ahi uom perchè ti vante,
Vecchio, mezzano, e fante?
Di che vai tu cenando?
Già non sai l'ora o quando
Vien quella che ti porta;
Quella che non comporta
Officio o dignitate.
A Dio quante fiate
Ne porta le Corone,
Come basse persone!
Giulio Cesar maggiore,
Lo primo Imperadore,
Già non campò di morte;
Nè Sanson lo più forte
Non visse lungamente.
Alessandro valente
Che conquistò lo mondo,
Giace morto 'n profondo.
Ansalon per bellezze,
Ettor per arditezze,
Salamon per savere,
Attavian per avere
Già non campò un giorno
Fuori del suo ritorno.
Ahi uom dunque che fai,Già torni tutto 'n guai?La mannaia non vediCh'hai tutt'ora alli piedi?Or guarda 'l mondo tutto:E fiori e foglie e frutto,Uccelli bestie e pesceDi morte fuor non esce.Dunque ben per ragioneProvao Salamone,Ch'ogne cosa mondanaÈ vanitate vana.Amico muovi guerra,E va per ogne terra,E va ventando 'l mare;Dona robe e mangiare,Guadagna argento ed oro,Ammassa gran tesoro:Tutto questo che monta?Ira fatica ed ontaHai messo 'n acquistare;E non sai tanto fare,Che non perdi 'n un mottoTe e l'acquisto tutto.Ond'io a ciò pensando,E fra me ragionandoQuant'i' aggio falluto,E come sono essutoUomo reo peccatore;Sì ch'al mio creatoreNon ebbi provedenza;Nè nulla reverenzaPortai a santa Chiesa;Anzi l'ho pur offesaDi parole e di fatto:Ora mi tengo matto,Ch'i' veggio ed ho saputo,Ch'i' son dal mal partuto.E poi ch'io veggio e sentoCh'io vado a perdimento;Saria ben fuor di senso,S'io non proveggio e pensoCom'io per lo ben campiSì che 'l mal non m'avvampi.
Ahi uom dunque che fai,Già torni tutto 'n guai?La mannaia non vediCh'hai tutt'ora alli piedi?Or guarda 'l mondo tutto:E fiori e foglie e frutto,Uccelli bestie e pesceDi morte fuor non esce.Dunque ben per ragioneProvao Salamone,Ch'ogne cosa mondanaÈ vanitate vana.Amico muovi guerra,E va per ogne terra,E va ventando 'l mare;Dona robe e mangiare,Guadagna argento ed oro,Ammassa gran tesoro:Tutto questo che monta?Ira fatica ed ontaHai messo 'n acquistare;E non sai tanto fare,Che non perdi 'n un mottoTe e l'acquisto tutto.Ond'io a ciò pensando,E fra me ragionandoQuant'i' aggio falluto,E come sono essutoUomo reo peccatore;Sì ch'al mio creatoreNon ebbi provedenza;Nè nulla reverenzaPortai a santa Chiesa;Anzi l'ho pur offesaDi parole e di fatto:Ora mi tengo matto,Ch'i' veggio ed ho saputo,Ch'i' son dal mal partuto.E poi ch'io veggio e sentoCh'io vado a perdimento;Saria ben fuor di senso,S'io non proveggio e pensoCom'io per lo ben campiSì che 'l mal non m'avvampi.
Ahi uom dunque che fai,
Già torni tutto 'n guai?
La mannaia non vedi
Ch'hai tutt'ora alli piedi?
Or guarda 'l mondo tutto:
E fiori e foglie e frutto,
Uccelli bestie e pesce
Di morte fuor non esce.
Dunque ben per ragione
Provao Salamone,
Ch'ogne cosa mondana
È vanitate vana.
Amico muovi guerra,
E va per ogne terra,
E va ventando 'l mare;
Dona robe e mangiare,
Guadagna argento ed oro,
Ammassa gran tesoro:
Tutto questo che monta?
Ira fatica ed onta
Hai messo 'n acquistare;
E non sai tanto fare,
Che non perdi 'n un motto
Te e l'acquisto tutto.
Ond'io a ciò pensando,
E fra me ragionando
Quant'i' aggio falluto,
E come sono essuto
Uomo reo peccatore;
Sì ch'al mio creatore
Non ebbi provedenza;
Nè nulla reverenza
Portai a santa Chiesa;
Anzi l'ho pur offesa
Di parole e di fatto:
Ora mi tengo matto,
Ch'i' veggio ed ho saputo,
Ch'i' son dal mal partuto.
E poi ch'io veggio e sento
Ch'io vado a perdimento;
Saria ben fuor di senso,
S'io non proveggio e penso
Com'io per lo ben campi
Sì che 'l mal non m'avvampi.
Così tutto pensosoUn giorno di nascoso,Intrai 'n Monpusolieri:E con questi pensieriMe n'andai alli frati;E tutt'i mie' peccatiContai di motto a motto.Ahi lasso, che corrottoFeci quand'ebbi 'ntesoCom'i' era compresoDi smisurati mali.Oltre che criminali!Ch'io pensava tal cosaChe non fosse gravosa,Ch'era peccato fortePiù quasi che di morte.Ond'io tutto a scovertoAl frate mi converto,Che m'ha penitenziato.E poi ch'i' son mutato,Ragione è che tu muti:Che sai che sem tenutiUn poco mondanetti.Pero vo' che t'affrettiDi gire a frati santi.E pensati d'avanti,Se per modo d'orgoglioEnfiasti unque lo scoglio,Sì che 'l tuo creatoreNon amassi a buon core;E non fussi ubbidentiA' suoi comandamenti:E se ti se' vantatoDi ciò ch'hai operatoIn bene od in follia;O per ipocrisiaMostrave di ben fare,Quando volei fallare:E se tra le personeVai movendo tenzoneDi fatto od in minacce,Tanto ch'oltraggio facce;O se t'insuperbisti,Od in greco salistiPer caldo di ricchezza,O per tua gentilezza,O per grandi parenti,O perchè dalle gentiTi pare esser lodato:E se ti se' sforzatoDi parer per le vieMiglior che tu non sie;O s'hai tenuto a schifoLa gente a torto grifoPer tua gran matteria;O se per leggiadriaTi se' solo seduto,Quando non hai vedutoCompagno che ti piaccia;O s'hai mostrato facciaCrucciata per superba;E la parola acerba,Vedendo altrui fallare,A te stesso peccare;O se ti se' vantatoO detto in alcun latoD'aver ciò che non hai,O saver che non sai.Amico ben ti membra,Se tu per belle membra,O per bel vestimentoHai preso orgogliamento.Queste cose contateSon di superbia nate;Di cui il savio dice,Ched è capo e radiceDel male e del peccato.Il frate m'ha contato,S'io bene mi rammento,Che per orgogliamentoFallio l'Angiol matto;Ed Eva ruppe 'l patto.E la morte d'Abel;La torre di Babel;E la guerra di Troia.Così conven che muoiaSoperchio per soperchio,Che spezza ogne coperchio,Amico or ti provedi;Che tu conosci e vedi,Che d'orgogliose proveInvidia nasce e move,Ch'è fuoco della mente.Vedi se se' dolenteDell'altrui beninanza:E s'avesti allegranzaDell'altrui turbamento;O per tuo trattamentoHai ordinata cosa,Che sia altrui gravosa:E se sotto mantelloHai orlato 'l cappelloAd alcun tuo vicinoPer metterlo al dichino;O se lo 'ncolpi a torto;E se tu dai confortoDi male a' suoi guerreri.E quando se * dir ieri *Ne parle laido male;Ben mostri che ti caleDi metterlo 'n mal nome.Ma tu non pensi comeLo pregio ch'hai levatoSi possa esser levato;Nè pur se mai s'ammortaLo biasmo. Chi comportaChe tal lo mal dir t'ode,Che poi non lo disode?Invidia è gran peccato;Ed ho scritto trovato,Che prima coce e doleA colui che la vuole.E certo chi ben miraD'invidia nasce l'ira.Che quando tu non puoiDiservire a colui,Nè metterlo al di sotto;Lo cor s'imbrascia tuttoD'ira e di mal talento;E tutto 'l pensamentoSi gira di mal fare,E di villan parlare:Sì che batte e percuoteE fa 'l peggio che puote.Perciò amico pensa,Se a tanta malvolenzaVer Cristo ti crucciasti;O se lo biastemmasti:O se battesti padre,Od offendesti madre,O cherico sagrato,O signore o prelato.Cui l'ira dà di piglio,Perde senno e consiglio,In ira nasce e posaAccidia neghittosa.Chi non può in * tetta *Fornir la sua vendetta,Nè difender chi vuole;L'odio fa come suole:Che sempre monta e cresce,Nè di mente non li esce.Ed è 'n tanto tormentoChe non ha pensamentoDi neun ben che sia;O tanto si disviaChe non sa megliorare,Nè già ben cominciare;Ma croio e neghittosoÈ ver Dio glorioso.Questi non va a messa,Nè sa quel che sia essa;Nè dice pater nostroIn chiesa ned in chiostro.Che sì per mal'usanzaSi gitta 'n disperanzaDel peccato ch'ha fatto;Ed è sì stolto e mattoChe di suo mal non credeTrovar in Dio mercede;O per falsa cagioneS'appiglia a presunzione,Che 'l mette in mala viaDi non creder che siaPer ben nè per peccatoUom salvo nè dannato.E dice a tutte l'oreChe già giusto signoreNon l'avrebbe creato,Perchè fosse dannato,Ed un altro prosciolto.Questi si scosta moltoDalla verace fede.Forse che non s'avvedeChe 'l misericordioso,Tutto che sia piatoso,Sentenzia per giustiziaIntra 'l bene e le vizia;E dà merito e peneSecondo che s'avvene?
Così tutto pensosoUn giorno di nascoso,Intrai 'n Monpusolieri:E con questi pensieriMe n'andai alli frati;E tutt'i mie' peccatiContai di motto a motto.Ahi lasso, che corrottoFeci quand'ebbi 'ntesoCom'i' era compresoDi smisurati mali.Oltre che criminali!Ch'io pensava tal cosaChe non fosse gravosa,Ch'era peccato fortePiù quasi che di morte.Ond'io tutto a scovertoAl frate mi converto,Che m'ha penitenziato.E poi ch'i' son mutato,Ragione è che tu muti:Che sai che sem tenutiUn poco mondanetti.Pero vo' che t'affrettiDi gire a frati santi.E pensati d'avanti,Se per modo d'orgoglioEnfiasti unque lo scoglio,Sì che 'l tuo creatoreNon amassi a buon core;E non fussi ubbidentiA' suoi comandamenti:E se ti se' vantatoDi ciò ch'hai operatoIn bene od in follia;O per ipocrisiaMostrave di ben fare,Quando volei fallare:E se tra le personeVai movendo tenzoneDi fatto od in minacce,Tanto ch'oltraggio facce;O se t'insuperbisti,Od in greco salistiPer caldo di ricchezza,O per tua gentilezza,O per grandi parenti,O perchè dalle gentiTi pare esser lodato:E se ti se' sforzatoDi parer per le vieMiglior che tu non sie;O s'hai tenuto a schifoLa gente a torto grifoPer tua gran matteria;O se per leggiadriaTi se' solo seduto,Quando non hai vedutoCompagno che ti piaccia;O s'hai mostrato facciaCrucciata per superba;E la parola acerba,Vedendo altrui fallare,A te stesso peccare;O se ti se' vantatoO detto in alcun latoD'aver ciò che non hai,O saver che non sai.Amico ben ti membra,Se tu per belle membra,O per bel vestimentoHai preso orgogliamento.Queste cose contateSon di superbia nate;Di cui il savio dice,Ched è capo e radiceDel male e del peccato.Il frate m'ha contato,S'io bene mi rammento,Che per orgogliamentoFallio l'Angiol matto;Ed Eva ruppe 'l patto.E la morte d'Abel;La torre di Babel;E la guerra di Troia.Così conven che muoiaSoperchio per soperchio,Che spezza ogne coperchio,Amico or ti provedi;Che tu conosci e vedi,Che d'orgogliose proveInvidia nasce e move,Ch'è fuoco della mente.Vedi se se' dolenteDell'altrui beninanza:E s'avesti allegranzaDell'altrui turbamento;O per tuo trattamentoHai ordinata cosa,Che sia altrui gravosa:E se sotto mantelloHai orlato 'l cappelloAd alcun tuo vicinoPer metterlo al dichino;O se lo 'ncolpi a torto;E se tu dai confortoDi male a' suoi guerreri.E quando se * dir ieri *Ne parle laido male;Ben mostri che ti caleDi metterlo 'n mal nome.Ma tu non pensi comeLo pregio ch'hai levatoSi possa esser levato;Nè pur se mai s'ammortaLo biasmo. Chi comportaChe tal lo mal dir t'ode,Che poi non lo disode?Invidia è gran peccato;Ed ho scritto trovato,Che prima coce e doleA colui che la vuole.E certo chi ben miraD'invidia nasce l'ira.Che quando tu non puoiDiservire a colui,Nè metterlo al di sotto;Lo cor s'imbrascia tuttoD'ira e di mal talento;E tutto 'l pensamentoSi gira di mal fare,E di villan parlare:Sì che batte e percuoteE fa 'l peggio che puote.Perciò amico pensa,Se a tanta malvolenzaVer Cristo ti crucciasti;O se lo biastemmasti:O se battesti padre,Od offendesti madre,O cherico sagrato,O signore o prelato.Cui l'ira dà di piglio,Perde senno e consiglio,In ira nasce e posaAccidia neghittosa.Chi non può in * tetta *Fornir la sua vendetta,Nè difender chi vuole;L'odio fa come suole:Che sempre monta e cresce,Nè di mente non li esce.Ed è 'n tanto tormentoChe non ha pensamentoDi neun ben che sia;O tanto si disviaChe non sa megliorare,Nè già ben cominciare;Ma croio e neghittosoÈ ver Dio glorioso.Questi non va a messa,Nè sa quel che sia essa;Nè dice pater nostroIn chiesa ned in chiostro.Che sì per mal'usanzaSi gitta 'n disperanzaDel peccato ch'ha fatto;Ed è sì stolto e mattoChe di suo mal non credeTrovar in Dio mercede;O per falsa cagioneS'appiglia a presunzione,Che 'l mette in mala viaDi non creder che siaPer ben nè per peccatoUom salvo nè dannato.E dice a tutte l'oreChe già giusto signoreNon l'avrebbe creato,Perchè fosse dannato,Ed un altro prosciolto.Questi si scosta moltoDalla verace fede.Forse che non s'avvedeChe 'l misericordioso,Tutto che sia piatoso,Sentenzia per giustiziaIntra 'l bene e le vizia;E dà merito e peneSecondo che s'avvene?
Così tutto pensoso
Un giorno di nascoso,
Intrai 'n Monpusolieri:
E con questi pensieri
Me n'andai alli frati;
E tutt'i mie' peccati
Contai di motto a motto.
Ahi lasso, che corrotto
Feci quand'ebbi 'nteso
Com'i' era compreso
Di smisurati mali.
Oltre che criminali!
Ch'io pensava tal cosa
Che non fosse gravosa,
Ch'era peccato forte
Più quasi che di morte.
Ond'io tutto a scoverto
Al frate mi converto,
Che m'ha penitenziato.
E poi ch'i' son mutato,
Ragione è che tu muti:
Che sai che sem tenuti
Un poco mondanetti.
Pero vo' che t'affretti
Di gire a frati santi.
E pensati d'avanti,
Se per modo d'orgoglio
Enfiasti unque lo scoglio,
Sì che 'l tuo creatore
Non amassi a buon core;
E non fussi ubbidenti
A' suoi comandamenti:
E se ti se' vantato
Di ciò ch'hai operato
In bene od in follia;
O per ipocrisia
Mostrave di ben fare,
Quando volei fallare:
E se tra le persone
Vai movendo tenzone
Di fatto od in minacce,
Tanto ch'oltraggio facce;
O se t'insuperbisti,
Od in greco salisti
Per caldo di ricchezza,
O per tua gentilezza,
O per grandi parenti,
O perchè dalle genti
Ti pare esser lodato:
E se ti se' sforzato
Di parer per le vie
Miglior che tu non sie;
O s'hai tenuto a schifo
La gente a torto grifo
Per tua gran matteria;
O se per leggiadria
Ti se' solo seduto,
Quando non hai veduto
Compagno che ti piaccia;
O s'hai mostrato faccia
Crucciata per superba;
E la parola acerba,
Vedendo altrui fallare,
A te stesso peccare;
O se ti se' vantato
O detto in alcun lato
D'aver ciò che non hai,
O saver che non sai.
Amico ben ti membra,
Se tu per belle membra,
O per bel vestimento
Hai preso orgogliamento.
Queste cose contate
Son di superbia nate;
Di cui il savio dice,
Ched è capo e radice
Del male e del peccato.
Il frate m'ha contato,
S'io bene mi rammento,
Che per orgogliamento
Fallio l'Angiol matto;
Ed Eva ruppe 'l patto.
E la morte d'Abel;
La torre di Babel;
E la guerra di Troia.
Così conven che muoia
Soperchio per soperchio,
Che spezza ogne coperchio,
Amico or ti provedi;
Che tu conosci e vedi,
Che d'orgogliose prove
Invidia nasce e move,
Ch'è fuoco della mente.
Vedi se se' dolente
Dell'altrui beninanza:
E s'avesti allegranza
Dell'altrui turbamento;
O per tuo trattamento
Hai ordinata cosa,
Che sia altrui gravosa:
E se sotto mantello
Hai orlato 'l cappello
Ad alcun tuo vicino
Per metterlo al dichino;
O se lo 'ncolpi a torto;
E se tu dai conforto
Di male a' suoi guerreri.
E quando se * dir ieri *
Ne parle laido male;
Ben mostri che ti cale
Di metterlo 'n mal nome.
Ma tu non pensi come
Lo pregio ch'hai levato
Si possa esser levato;
Nè pur se mai s'ammorta
Lo biasmo. Chi comporta
Che tal lo mal dir t'ode,
Che poi non lo disode?
Invidia è gran peccato;
Ed ho scritto trovato,
Che prima coce e dole
A colui che la vuole.
E certo chi ben mira
D'invidia nasce l'ira.
Che quando tu non puoi
Diservire a colui,
Nè metterlo al di sotto;
Lo cor s'imbrascia tutto
D'ira e di mal talento;
E tutto 'l pensamento
Si gira di mal fare,
E di villan parlare:
Sì che batte e percuote
E fa 'l peggio che puote.
Perciò amico pensa,
Se a tanta malvolenza
Ver Cristo ti crucciasti;
O se lo biastemmasti:
O se battesti padre,
Od offendesti madre,
O cherico sagrato,
O signore o prelato.
Cui l'ira dà di piglio,
Perde senno e consiglio,
In ira nasce e posa
Accidia neghittosa.
Chi non può in * tetta *
Fornir la sua vendetta,
Nè difender chi vuole;
L'odio fa come suole:
Che sempre monta e cresce,
Nè di mente non li esce.
Ed è 'n tanto tormento
Che non ha pensamento
Di neun ben che sia;
O tanto si disvia
Che non sa megliorare,
Nè già ben cominciare;
Ma croio e neghittoso
È ver Dio glorioso.
Questi non va a messa,
Nè sa quel che sia essa;
Nè dice pater nostro
In chiesa ned in chiostro.
Che sì per mal'usanza
Si gitta 'n disperanza
Del peccato ch'ha fatto;
Ed è sì stolto e matto
Che di suo mal non crede
Trovar in Dio mercede;
O per falsa cagione
S'appiglia a presunzione,
Che 'l mette in mala via
Di non creder che sia
Per ben nè per peccato
Uom salvo nè dannato.
E dice a tutte l'ore
Che già giusto signore
Non l'avrebbe creato,
Perchè fosse dannato,
Ed un altro prosciolto.
Questi si scosta molto
Dalla verace fede.
Forse che non s'avvede
Che 'l misericordioso,
Tutto che sia piatoso,
Sentenzia per giustizia
Intra 'l bene e le vizia;
E dà merito e pene
Secondo che s'avvene?
Or pensa amico mio,Se tu al vero DioRendesti o grazia o gratoDel ben che t'ha donato:Che troppo pecca forte,Ed è degno di morteChi non conosce 'l beneDi là dove gli vene.E guarda s'hai speranzaDi trovar perdonanza;S'hai alcun mal commesso,E non ne se' confesso;Peccato hai malamenteVer l'alto Re potenteDi negghienza: ma avvisaChe nasce di voi * tisa: *Che quando per negghienzaNon si trova potenzaDi fornir sua dispensa. . . . . . . . . .Come potesse avereSì dell'altrui avere,Che fornica suo portoA diritto ed a torto.Ma colui ch'ha dovizia,Sì cade in avariziaChe là ve dee non spende:Nè già l'altrui non rende;Anzi ha paura forteCh'anzi che venga a morteL'aver li venga meno:E pure stringe 'l freno.Così rapisce e fura,E dà falsa misura,E peso frodolente,E novero fallente;E non teme peccatoDi * * suo mercato;Nè di commetter frode.Anzi il si tiene 'n lodeDi nasconder lo sole;E per bianche paroleInganna altrui sovente;E molto largamentePromette di donareQuando non crede fare.Un altro per impiezzaAlla zara s'avvezza,E giuoca con inganno;E per far altrui dannoSovente pinge 'l dado,E non vi guarda guado;E ben presta * auzinoE mette mal fiorino.E se perdesse un pocoBen udiresti locoBestemmiar Dio e Santi,E que' che son davanti.
Or pensa amico mio,Se tu al vero DioRendesti o grazia o gratoDel ben che t'ha donato:Che troppo pecca forte,Ed è degno di morteChi non conosce 'l beneDi là dove gli vene.E guarda s'hai speranzaDi trovar perdonanza;S'hai alcun mal commesso,E non ne se' confesso;Peccato hai malamenteVer l'alto Re potenteDi negghienza: ma avvisaChe nasce di voi * tisa: *Che quando per negghienzaNon si trova potenzaDi fornir sua dispensa. . . . . . . . . .Come potesse avereSì dell'altrui avere,Che fornica suo portoA diritto ed a torto.Ma colui ch'ha dovizia,Sì cade in avariziaChe là ve dee non spende:Nè già l'altrui non rende;Anzi ha paura forteCh'anzi che venga a morteL'aver li venga meno:E pure stringe 'l freno.Così rapisce e fura,E dà falsa misura,E peso frodolente,E novero fallente;E non teme peccatoDi * * suo mercato;Nè di commetter frode.Anzi il si tiene 'n lodeDi nasconder lo sole;E per bianche paroleInganna altrui sovente;E molto largamentePromette di donareQuando non crede fare.Un altro per impiezzaAlla zara s'avvezza,E giuoca con inganno;E per far altrui dannoSovente pinge 'l dado,E non vi guarda guado;E ben presta * auzinoE mette mal fiorino.E se perdesse un pocoBen udiresti locoBestemmiar Dio e Santi,E que' che son davanti.
Or pensa amico mio,
Se tu al vero Dio
Rendesti o grazia o grato
Del ben che t'ha donato:
Che troppo pecca forte,
Ed è degno di morte
Chi non conosce 'l bene
Di là dove gli vene.
E guarda s'hai speranza
Di trovar perdonanza;
S'hai alcun mal commesso,
E non ne se' confesso;
Peccato hai malamente
Ver l'alto Re potente
Di negghienza: ma avvisa
Che nasce di voi * tisa: *
Che quando per negghienza
Non si trova potenza
Di fornir sua dispensa
. . . . . . . . . .
Come potesse avere
Sì dell'altrui avere,
Che fornica suo porto
A diritto ed a torto.
Ma colui ch'ha dovizia,
Sì cade in avarizia
Che là ve dee non spende:
Nè già l'altrui non rende;
Anzi ha paura forte
Ch'anzi che venga a morte
L'aver li venga meno:
E pure stringe 'l freno.
Così rapisce e fura,
E dà falsa misura,
E peso frodolente,
E novero fallente;
E non teme peccato
Di * * suo mercato;
Nè di commetter frode.
Anzi il si tiene 'n lode
Di nasconder lo sole;
E per bianche parole
Inganna altrui sovente;
E molto largamente
Promette di donare
Quando non crede fare.
Un altro per impiezza
Alla zara s'avvezza,
E giuoca con inganno;
E per far altrui danno
Sovente pinge 'l dado,
E non vi guarda guado;
E ben presta * auzino
E mette mal fiorino.
E se perdesse un poco
Ben udiresti loco
Bestemmiar Dio e Santi,
E que' che son davanti.
Un altro che non curaDi Dio nè di natura,Si diventa usuriere;Ed in ogne maniereRavvolge suoi danari,Che li son molto cari.Non guarda dì nè festa;Nè per pasqua non resta:Che non par che li 'ncrescaPur che moneta cresca.Altri per simoniaSi getta 'n mala via,E Dio e Santi offende;E vende le prebende,E santi sacramenti:E metton fra le gentiEsemplo di mal fare.Ma questi lascio stare;Che tocca a ta' persone,Che non è mia ragioneDi dirne lungamente.Ma dico apertamente,Che l'uom ch'è troppo scarsoCredo ch'ha 'l cuor tutt'arso;Che 'n povere persone,Nè in uom che sia prigione,Non ha nulla pietade;E tutto 'nfermo cadePer iscarsezza sola.Vien peccato di gola,Ch'uom chiama ghiottornia:Che quando l'uom si sviaSì che monti 'n ricchezza;La gola sì s'avvezzaAlle dolci vivande,E far cucine grande,E mangiar anzi l'ora;E molto ben divora,Che mangia più sovente,Che non fa l'altra gente.E talor mangia tanto,Che pur da qualche cantoLi duole corpo e fianco;E stanne lasso e stanco.Ed innebria di vino;Sì ch'ogne suo vicinoSi ne ride d'intornoE mettelo in iscorno.Vene tenuto mattoChi fa del corpo sacco;E mette tant'in epaChe talora ne crepa.
Un altro che non curaDi Dio nè di natura,Si diventa usuriere;Ed in ogne maniereRavvolge suoi danari,Che li son molto cari.Non guarda dì nè festa;Nè per pasqua non resta:Che non par che li 'ncrescaPur che moneta cresca.Altri per simoniaSi getta 'n mala via,E Dio e Santi offende;E vende le prebende,E santi sacramenti:E metton fra le gentiEsemplo di mal fare.Ma questi lascio stare;Che tocca a ta' persone,Che non è mia ragioneDi dirne lungamente.Ma dico apertamente,Che l'uom ch'è troppo scarsoCredo ch'ha 'l cuor tutt'arso;Che 'n povere persone,Nè in uom che sia prigione,Non ha nulla pietade;E tutto 'nfermo cadePer iscarsezza sola.Vien peccato di gola,Ch'uom chiama ghiottornia:Che quando l'uom si sviaSì che monti 'n ricchezza;La gola sì s'avvezzaAlle dolci vivande,E far cucine grande,E mangiar anzi l'ora;E molto ben divora,Che mangia più sovente,Che non fa l'altra gente.E talor mangia tanto,Che pur da qualche cantoLi duole corpo e fianco;E stanne lasso e stanco.Ed innebria di vino;Sì ch'ogne suo vicinoSi ne ride d'intornoE mettelo in iscorno.Vene tenuto mattoChi fa del corpo sacco;E mette tant'in epaChe talora ne crepa.
Un altro che non cura
Di Dio nè di natura,
Si diventa usuriere;
Ed in ogne maniere
Ravvolge suoi danari,
Che li son molto cari.
Non guarda dì nè festa;
Nè per pasqua non resta:
Che non par che li 'ncresca
Pur che moneta cresca.
Altri per simonia
Si getta 'n mala via,
E Dio e Santi offende;
E vende le prebende,
E santi sacramenti:
E metton fra le genti
Esemplo di mal fare.
Ma questi lascio stare;
Che tocca a ta' persone,
Che non è mia ragione
Di dirne lungamente.
Ma dico apertamente,
Che l'uom ch'è troppo scarso
Credo ch'ha 'l cuor tutt'arso;
Che 'n povere persone,
Nè in uom che sia prigione,
Non ha nulla pietade;
E tutto 'nfermo cade
Per iscarsezza sola.
Vien peccato di gola,
Ch'uom chiama ghiottornia:
Che quando l'uom si svia
Sì che monti 'n ricchezza;
La gola sì s'avvezza
Alle dolci vivande,
E far cucine grande,
E mangiar anzi l'ora;
E molto ben divora,
Che mangia più sovente,
Che non fa l'altra gente.
E talor mangia tanto,
Che pur da qualche canto
Li duole corpo e fianco;
E stanne lasso e stanco.
Ed innebria di vino;
Sì ch'ogne suo vicino
Si ne ride d'intorno
E mettelo in iscorno.
Vene tenuto matto
Chi fa del corpo sacco;
E mette tant'in epa
Che talora ne crepa.
Certo per ghiottorniaS'apparecchia la viaDi commetter lussuriaChi mangia a dismisura.La lussuria s'accende,Che altro non n'intendeSe non a quel peccato:E cerca da ogne latoCome possa compiereQuel suo laido volere.E vecchio che s'impacciaDi così laida taccia,Fa ben doppio peccato;Ed è troppo biasmato.È ben gran vituperioCommetter avolterioCon donne o con donzelle,Quanto che pajan belle.Ma chi 'l fa con parentePecca più laidamente.Ma tra questi peccatiSon via più condannatiQue' che son sodomiti.Deh come son peritiQue' che contro naturaBrigan con tal lussuria.
Certo per ghiottorniaS'apparecchia la viaDi commetter lussuriaChi mangia a dismisura.La lussuria s'accende,Che altro non n'intendeSe non a quel peccato:E cerca da ogne latoCome possa compiereQuel suo laido volere.E vecchio che s'impacciaDi così laida taccia,Fa ben doppio peccato;Ed è troppo biasmato.È ben gran vituperioCommetter avolterioCon donne o con donzelle,Quanto che pajan belle.Ma chi 'l fa con parentePecca più laidamente.Ma tra questi peccatiSon via più condannatiQue' che son sodomiti.Deh come son peritiQue' che contro naturaBrigan con tal lussuria.
Certo per ghiottornia
S'apparecchia la via
Di commetter lussuria
Chi mangia a dismisura.
La lussuria s'accende,
Che altro non n'intende
Se non a quel peccato:
E cerca da ogne lato
Come possa compiere
Quel suo laido volere.
E vecchio che s'impaccia
Di così laida taccia,
Fa ben doppio peccato;
Ed è troppo biasmato.
È ben gran vituperio
Commetter avolterio
Con donne o con donzelle,
Quanto che pajan belle.
Ma chi 'l fa con parente
Pecca più laidamente.
Ma tra questi peccati
Son via più condannati
Que' che son sodomiti.
Deh come son periti
Que' che contro natura
Brigan con tal lussuria.
Or vedi caro amico,E 'ntendi ciò ch'i' dico;Vedi quanti peccatiIo t'aggio contati:E tutti son mortali.E sai che c'è di tali,Che ne curan ben poco.Vedi che non è giuocoDi cadere 'n peccato:E però dal buon latoConsiglio, che ti guardiChe 'l mondo non t'imbardi.Or a Dio t'accomando:Ch'i' non so dove e quandoTi debbia ritrovare.I' credo pur tornareLa via, ch'i' m'era messo:Che ciò m'era permessoDi veder le sett'arti,Ed altre molte parti.I' le vo' pur vedere,E cercare e savere,Dopoi che del peccatoMi son penitenziato;E sonne ben confesso,E prosciolto e dimesso.I' metto poco curaD'andare alla Ventura.Così un dì di festaTornai alla foresta;E tanto cavalcai,Ched io mi ritrovaiUna doman per tempoIn su 'l monte * dell'EmpoDi sopra 'n su la cima.E qui lascio la rimaPer dir più chiaramenteCiò ch'i' vidi presente.Ch'i' vidi tutto 'l mondo,Sì com'egli è rotondo,E tutta terra e mare,E 'l foco sopra l'aire.Ciò son quattro alimenti,Che son sostenimentiDi tutte le creature,Secondo lor nature.Or mi volsi di canto,E vidi un bianco manto,Così dalla finestraDa una gran ginestra;Ed i' guardai più fiso,E vidi un bianco visoCon una barba grande,Che su 'l petto si spande;Ond'i' m'assicuraiE 'nnanzi lui andai,E feci uno saluto;E fui ben ricevuto.Ed i' presi baldanza,E con dolce accontanzaLi domandai del nome;E chi egli era, e comeSi stava sì solettoSenza niun ricetto.E tanto 'l domandai. . . . . . . . .Colà dove fue natoFu Tolomeo chiamato,Mastro di strolomia,E di filosofia:Ed a Dio è piaciutoChe sia tanto vivuto.Qual che sia la cagione,Io 'l misi a ragioneDi que' quattro alimenti;E de' lor fondamenti;E come son formati,Ed insieme legati,Ed ei con bella risaRispose in questa guisa.
Or vedi caro amico,E 'ntendi ciò ch'i' dico;Vedi quanti peccatiIo t'aggio contati:E tutti son mortali.E sai che c'è di tali,Che ne curan ben poco.Vedi che non è giuocoDi cadere 'n peccato:E però dal buon latoConsiglio, che ti guardiChe 'l mondo non t'imbardi.Or a Dio t'accomando:Ch'i' non so dove e quandoTi debbia ritrovare.I' credo pur tornareLa via, ch'i' m'era messo:Che ciò m'era permessoDi veder le sett'arti,Ed altre molte parti.I' le vo' pur vedere,E cercare e savere,Dopoi che del peccatoMi son penitenziato;E sonne ben confesso,E prosciolto e dimesso.I' metto poco curaD'andare alla Ventura.Così un dì di festaTornai alla foresta;E tanto cavalcai,Ched io mi ritrovaiUna doman per tempoIn su 'l monte * dell'EmpoDi sopra 'n su la cima.E qui lascio la rimaPer dir più chiaramenteCiò ch'i' vidi presente.Ch'i' vidi tutto 'l mondo,Sì com'egli è rotondo,E tutta terra e mare,E 'l foco sopra l'aire.Ciò son quattro alimenti,Che son sostenimentiDi tutte le creature,Secondo lor nature.Or mi volsi di canto,E vidi un bianco manto,Così dalla finestraDa una gran ginestra;Ed i' guardai più fiso,E vidi un bianco visoCon una barba grande,Che su 'l petto si spande;Ond'i' m'assicuraiE 'nnanzi lui andai,E feci uno saluto;E fui ben ricevuto.Ed i' presi baldanza,E con dolce accontanzaLi domandai del nome;E chi egli era, e comeSi stava sì solettoSenza niun ricetto.E tanto 'l domandai. . . . . . . . .Colà dove fue natoFu Tolomeo chiamato,Mastro di strolomia,E di filosofia:Ed a Dio è piaciutoChe sia tanto vivuto.Qual che sia la cagione,Io 'l misi a ragioneDi que' quattro alimenti;E de' lor fondamenti;E come son formati,Ed insieme legati,Ed ei con bella risaRispose in questa guisa.
Or vedi caro amico,
E 'ntendi ciò ch'i' dico;
Vedi quanti peccati
Io t'aggio contati:
E tutti son mortali.
E sai che c'è di tali,
Che ne curan ben poco.
Vedi che non è giuoco
Di cadere 'n peccato:
E però dal buon lato
Consiglio, che ti guardi
Che 'l mondo non t'imbardi.
Or a Dio t'accomando:
Ch'i' non so dove e quando
Ti debbia ritrovare.
I' credo pur tornare
La via, ch'i' m'era messo:
Che ciò m'era permesso
Di veder le sett'arti,
Ed altre molte parti.
I' le vo' pur vedere,
E cercare e savere,
Dopoi che del peccato
Mi son penitenziato;
E sonne ben confesso,
E prosciolto e dimesso.
I' metto poco cura
D'andare alla Ventura.
Così un dì di festa
Tornai alla foresta;
E tanto cavalcai,
Ched io mi ritrovai
Una doman per tempo
In su 'l monte * dell'Empo
Di sopra 'n su la cima.
E qui lascio la rima
Per dir più chiaramente
Ciò ch'i' vidi presente.
Ch'i' vidi tutto 'l mondo,
Sì com'egli è rotondo,
E tutta terra e mare,
E 'l foco sopra l'aire.
Ciò son quattro alimenti,
Che son sostenimenti
Di tutte le creature,
Secondo lor nature.
Or mi volsi di canto,
E vidi un bianco manto,
Così dalla finestra
Da una gran ginestra;
Ed i' guardai più fiso,
E vidi un bianco viso
Con una barba grande,
Che su 'l petto si spande;
Ond'i' m'assicurai
E 'nnanzi lui andai,
E feci uno saluto;
E fui ben ricevuto.
Ed i' presi baldanza,
E con dolce accontanza
Li domandai del nome;
E chi egli era, e come
Si stava sì soletto
Senza niun ricetto.
E tanto 'l domandai
. . . . . . . . .
Colà dove fue nato
Fu Tolomeo chiamato,
Mastro di strolomia,
E di filosofia:
Ed a Dio è piaciuto
Che sia tanto vivuto.
Qual che sia la cagione,
Io 'l misi a ragione
Di que' quattro alimenti;
E de' lor fondamenti;
E come son formati,
Ed insieme legati,
Ed ei con bella risa
Rispose in questa guisa.
Forse lo spron ti moveChe discritte ti proveDi far difesa e scudo.. . . . . . . . .. . . . . . . . .Ma sei del tutto sicuro,Che tue difensione. . . . . . . . .E fallati drittura.Una propria naturaHa dritta benvoglienza;Che riceve increscenzaD'amare ogne fiata,E lunga dimorata:Nè paese lontanoDi monte nè di pianonon mette oscuritade,In verace amistade.Dunqua pecca e disviaChi buon amico oblia.E tra li buoni amiciSono li dritti officiVolere e non volere:Ciascun è da tenereQuello che l'altro vuoleIn fatto ed in parole.Quest'amistà è certa.Ma della sua covertaVa alcuno ammantato,Come rame 'ndorato.Così in molte guiseSon l'amistà divise,Perchè la gente inviziaLa verace amicizia.S'amico ch'è maggioreVuol esser a tutt'orePer te come leone;Amor bassa e dispone;Perchè in fina amanzaNon cape maggioranza.Dunque riceve 'ngannoNon certo sanza dannoAmico (ciò mi pare)Ch'è di minor affare,Ch'ama veracementeE serve lungamente:Donde si membra radoQuelli, ch'è 'n alto grado.Ben sono amici tali,Che saettano strali;E danno grande lodeQuando l'amico l'ode:Ma null'altro piacereSi può di loro avere.Così fa l'usignuolo,Che serve al verso solo:Ma già d'altro misteroSai che non vale guero.
Forse lo spron ti moveChe discritte ti proveDi far difesa e scudo.. . . . . . . . .. . . . . . . . .Ma sei del tutto sicuro,Che tue difensione. . . . . . . . .E fallati drittura.Una propria naturaHa dritta benvoglienza;Che riceve increscenzaD'amare ogne fiata,E lunga dimorata:Nè paese lontanoDi monte nè di pianonon mette oscuritade,In verace amistade.Dunqua pecca e disviaChi buon amico oblia.E tra li buoni amiciSono li dritti officiVolere e non volere:Ciascun è da tenereQuello che l'altro vuoleIn fatto ed in parole.Quest'amistà è certa.Ma della sua covertaVa alcuno ammantato,Come rame 'ndorato.Così in molte guiseSon l'amistà divise,Perchè la gente inviziaLa verace amicizia.S'amico ch'è maggioreVuol esser a tutt'orePer te come leone;Amor bassa e dispone;Perchè in fina amanzaNon cape maggioranza.Dunque riceve 'ngannoNon certo sanza dannoAmico (ciò mi pare)Ch'è di minor affare,Ch'ama veracementeE serve lungamente:Donde si membra radoQuelli, ch'è 'n alto grado.Ben sono amici tali,Che saettano strali;E danno grande lodeQuando l'amico l'ode:Ma null'altro piacereSi può di loro avere.Così fa l'usignuolo,Che serve al verso solo:Ma già d'altro misteroSai che non vale guero.
Forse lo spron ti move
Che discritte ti prove
Di far difesa e scudo.
. . . . . . . . .
. . . . . . . . .
Ma sei del tutto sicuro,
Che tue difensione
. . . . . . . . .
E fallati drittura.
Una propria natura
Ha dritta benvoglienza;
Che riceve increscenza
D'amare ogne fiata,
E lunga dimorata:
Nè paese lontano
Di monte nè di piano
non mette oscuritade,
In verace amistade.
Dunqua pecca e disvia
Chi buon amico oblia.
E tra li buoni amici
Sono li dritti offici
Volere e non volere:
Ciascun è da tenere
Quello che l'altro vuole
In fatto ed in parole.
Quest'amistà è certa.
Ma della sua coverta
Va alcuno ammantato,
Come rame 'ndorato.
Così in molte guise
Son l'amistà divise,
Perchè la gente invizia
La verace amicizia.
S'amico ch'è maggiore
Vuol esser a tutt'ore
Per te come leone;
Amor bassa e dispone;
Perchè in fina amanza
Non cape maggioranza.
Dunque riceve 'nganno
Non certo sanza danno
Amico (ciò mi pare)
Ch'è di minor affare,
Ch'ama veracemente
E serve lungamente:
Donde si membra rado
Quelli, ch'è 'n alto grado.
Ben sono amici tali,
Che saettano strali;
E danno grande lode
Quando l'amico l'ode:
Ma null'altro piacere
Si può di loro avere.
Così fa l'usignuolo,
Che serve al verso solo:
Ma già d'altro mistero
Sai che non vale guero.
In amici i' m'abbatto,Che m'amon pur a patto;E serve buonamente,Se vede apertamente,Com'i' riserva luiD'altrettanto o di pui.Altrettal ti ridicoDello ritroso amico,Che dalla 'ncomincianzaMostra grand'abbondanza;Po' a poco a poco allenta,Tanto ch'anneenta;E di detto e di fattoGià non osserva patto.Così ha posto curaCh'amico di ventura,Come rota si gira,Che lo pur guarda e miraCome ventura corre.E se mi vede porreIn glorioso stato,Servemi di buon grato:Ma se cado 'n angosceGià non mi riconosce.Così face l'augello,Ch'al tempo dolce e belloCon noi gaio dimora;E canta a ciascun'ora:Ma quando vien la ghiaccia,Che par che non li piaccia,Da noi fugge e diparte.Ond'io ne prendo un'arte,Che come la fornaceProva l'oro verace,E la nave lo mare;Così le cose amareMostrami veramenteChi ama lealmente.Certo l'amico avaroÈ com' lo giocolaro;Mi loda grandemente,Quando di me ben sente:Ma quando non li donoPortami laido suono.Questi davante m'unge,E di dietro mi punge:E come l'ape, in senoMi dà mele e veleno.E l'amico di vetroL'amor gitta di dietroPer poco offendimento;E pur per pensamentoE' rompe e parte tutto,Come lo vetro rotto.Ma l'amico di ferroMai non dice diserro,In fin che può trapare;Ma e' non vorria dareDi molt'erbe una cima:Natura della lima.Ma l'amico di fattoÈ teco ad ogne patto;E persona ed averePuò tutto tuo tenere;E nel bene e nel maleLo troverai leale.E se fallir ti vedeUnque non si ne ride:Ma te spesso riprendeE d'altrui ti difende.Se fai cosa valente,La spande fra la gente;E 'l tuo pregio raddoppia;Cotal'è buona coppia.E amico di paroleMi serve quanto vuole;E non ha fermamento,Se non come lo vento.
In amici i' m'abbatto,Che m'amon pur a patto;E serve buonamente,Se vede apertamente,Com'i' riserva luiD'altrettanto o di pui.Altrettal ti ridicoDello ritroso amico,Che dalla 'ncomincianzaMostra grand'abbondanza;Po' a poco a poco allenta,Tanto ch'anneenta;E di detto e di fattoGià non osserva patto.Così ha posto curaCh'amico di ventura,Come rota si gira,Che lo pur guarda e miraCome ventura corre.E se mi vede porreIn glorioso stato,Servemi di buon grato:Ma se cado 'n angosceGià non mi riconosce.Così face l'augello,Ch'al tempo dolce e belloCon noi gaio dimora;E canta a ciascun'ora:Ma quando vien la ghiaccia,Che par che non li piaccia,Da noi fugge e diparte.Ond'io ne prendo un'arte,Che come la fornaceProva l'oro verace,E la nave lo mare;Così le cose amareMostrami veramenteChi ama lealmente.Certo l'amico avaroÈ com' lo giocolaro;Mi loda grandemente,Quando di me ben sente:Ma quando non li donoPortami laido suono.Questi davante m'unge,E di dietro mi punge:E come l'ape, in senoMi dà mele e veleno.E l'amico di vetroL'amor gitta di dietroPer poco offendimento;E pur per pensamentoE' rompe e parte tutto,Come lo vetro rotto.Ma l'amico di ferroMai non dice diserro,In fin che può trapare;Ma e' non vorria dareDi molt'erbe una cima:Natura della lima.Ma l'amico di fattoÈ teco ad ogne patto;E persona ed averePuò tutto tuo tenere;E nel bene e nel maleLo troverai leale.E se fallir ti vedeUnque non si ne ride:Ma te spesso riprendeE d'altrui ti difende.Se fai cosa valente,La spande fra la gente;E 'l tuo pregio raddoppia;Cotal'è buona coppia.E amico di paroleMi serve quanto vuole;E non ha fermamento,Se non come lo vento.
In amici i' m'abbatto,
Che m'amon pur a patto;
E serve buonamente,
Se vede apertamente,
Com'i' riserva lui
D'altrettanto o di pui.
Altrettal ti ridico
Dello ritroso amico,
Che dalla 'ncomincianza
Mostra grand'abbondanza;
Po' a poco a poco allenta,
Tanto ch'anneenta;
E di detto e di fatto
Già non osserva patto.
Così ha posto cura
Ch'amico di ventura,
Come rota si gira,
Che lo pur guarda e mira
Come ventura corre.
E se mi vede porre
In glorioso stato,
Servemi di buon grato:
Ma se cado 'n angosce
Già non mi riconosce.
Così face l'augello,
Ch'al tempo dolce e bello
Con noi gaio dimora;
E canta a ciascun'ora:
Ma quando vien la ghiaccia,
Che par che non li piaccia,
Da noi fugge e diparte.
Ond'io ne prendo un'arte,
Che come la fornace
Prova l'oro verace,
E la nave lo mare;
Così le cose amare
Mostrami veramente
Chi ama lealmente.
Certo l'amico avaro
È com' lo giocolaro;
Mi loda grandemente,
Quando di me ben sente:
Ma quando non li dono
Portami laido suono.
Questi davante m'unge,
E di dietro mi punge:
E come l'ape, in seno
Mi dà mele e veleno.
E l'amico di vetro
L'amor gitta di dietro
Per poco offendimento;
E pur per pensamento
E' rompe e parte tutto,
Come lo vetro rotto.
Ma l'amico di ferro
Mai non dice diserro,
In fin che può trapare;
Ma e' non vorria dare
Di molt'erbe una cima:
Natura della lima.
Ma l'amico di fatto
È teco ad ogne patto;
E persona ed avere
Può tutto tuo tenere;
E nel bene e nel male
Lo troverai leale.
E se fallir ti vede
Unque non si ne ride:
Ma te spesso riprende
E d'altrui ti difende.
Se fai cosa valente,
La spande fra la gente;
E 'l tuo pregio raddoppia;
Cotal'è buona coppia.
E amico di parole
Mi serve quanto vuole;
E non ha fermamento,
Se non come lo vento.
Ora ch'i' penso e dico,A te mi torno, amicoRustico di Filippo,Di cui faccio mio cippo.Se teco mi ragiono,Non ti chero perdono:Che non credo potereA te mai dispiacere.Che la gran canoscenza,Che 'n te fa risidenzaFermata a lunga usanza,Mi dona sicuranza;Com'i' ti possa direPer detto proferire:E ciò che scritto mandoÈ cagione e dimandoChe ti piaccia dittare,E me scritto mandareDel tuo trovato adesso,Che 'l buon PalamidessoDice, ed hol creduto. . . . . . . . .* che se in cima. . . . . . . . .Ond'io me n'allegrai.Qui ti saluto omai;E quel tuo di LatinoTien per amico finoA tutte le carate,Che voi oro pesate.
Ora ch'i' penso e dico,A te mi torno, amicoRustico di Filippo,Di cui faccio mio cippo.Se teco mi ragiono,Non ti chero perdono:Che non credo potereA te mai dispiacere.Che la gran canoscenza,Che 'n te fa risidenzaFermata a lunga usanza,Mi dona sicuranza;Com'i' ti possa direPer detto proferire:E ciò che scritto mandoÈ cagione e dimandoChe ti piaccia dittare,E me scritto mandareDel tuo trovato adesso,Che 'l buon PalamidessoDice, ed hol creduto. . . . . . . . .* che se in cima. . . . . . . . .Ond'io me n'allegrai.Qui ti saluto omai;E quel tuo di LatinoTien per amico finoA tutte le carate,Che voi oro pesate.
Ora ch'i' penso e dico,
A te mi torno, amico
Rustico di Filippo,
Di cui faccio mio cippo.
Se teco mi ragiono,
Non ti chero perdono:
Che non credo potere
A te mai dispiacere.
Che la gran canoscenza,
Che 'n te fa risidenza
Fermata a lunga usanza,
Mi dona sicuranza;
Com'i' ti possa dire
Per detto proferire:
E ciò che scritto mando
È cagione e dimando
Che ti piaccia dittare,
E me scritto mandare
Del tuo trovato adesso,
Che 'l buon Palamidesso
Dice, ed hol creduto
. . . . . . . . .
* che se in cima
. . . . . . . . .
Ond'io me n'allegrai.
Qui ti saluto omai;
E quel tuo di Latino
Tien per amico fino
A tutte le carate,
Che voi oro pesate.
Fine del Tesoretto.