XXII.

XXII.

Quindici giorni dopo Giuditta giurava davanti all’assessore di seguire l’agente di cambio dovunque gli piacesse andare; e siccome al marito piacque di andar subito a Parigi, essa vi andò volentieri; perchè fra i pochi suoi sogni, quella ragazza soda, quasi punto sognatrice, si era riserbato questo per la luna di miele: visitare il teatro dove si erano svolte tante scene dei romanzi di Paul de Kock. Ma fu l’ultima disillusione, e pochi giorni di viaggio bastarono a farla rinsavire del tutto e ricondurla nella strada giusta e pratica, dove passano itram a vapore, icavalli diomnibus, gli agenti di cambio affaccendati, le donnine lente che aspettano e le dame indifferenti che non aspettano più nulla.

Giuditta fu una di queste; in poco tempo ebbe ridotto la sua vita all’equilibrio perfetto fra i desiderii e le soddisfazioni; e siccome l’agente di cambio era ricco veramente, e veramente innamorato, quella donnina savia avrebbe potuto dire a sè stessa ed a tutti di essere proprio contenta, se non fosse stata una fissazione di babbo Salvi.

Il quale, essendosi ficcato il chiodo di continuare la vita povera, continuò ad abitare la soffitta colle finestre tonde, col pretesto d’indipendenza, di fierezza, di dignità e di altre parole magnifiche.

Anzi, per mettersi al sicuro dalla tentazione, aveva indotto Tonio a far casa in comune, e Tonio aveva accettato.

Il primo giorno che il maestro di scuola portò le proprie camicie e i cartoni di disegno in casa di babbo Salvi, fu nel cuore del poveraccio un gran tumulto di idee melanconiche. Aveva deposto la valigia a’ piedi del lettuccio di Sofia, appoggiato i cartoni a quello di Giuditta, e stette lungamente come uno smemorato, sembrandogli di pensarea qualche cosa, ma non sapendo nemmeno lui che cosa. Quando babbo Salvi gli venne a domandare allegramente se avesse scelto il letto in cui voleva dormire, Tonio rispose, allegramente anche esso, che dormire in un letto piuttosto che in un altro gli era sempre stato indifferente. Scelse il letto di Sofia, e quella notte fu contento di vegliare col lume a ventola di Giuditta, leggendo distrattamente un vecchio romanzo dimenticato dalla bellissima creatura ch’egli aveva amato tanto; poi gli parve d’aver sonno, ma spento il lume, gli si presentò nel buio l’occhio tondo della finestra a guardare lungamente nel suo cuore rassegnato.

E perchè pensare a Sofia, se essa amava Tito, se dovevano sposarsi?

Fu una mattina di settembre; la cerimonia si compì senza chiasso, e i due testimoni in municipio ed in chiesa furono l’agente di cambio e il maestro di scuola, il quale aveva voluto contribuire anche lui in qualche modo alla felicità di sua cugina.

Ma invece di un viaggio a Parigi, si fece una scampagnata tutti insieme a Vaprio. Vi prese la sua parte il cieco, più allegramente di ogni altro.Il maestro di scuola, nella sua qualità di testimonio, era stato invitato e non aveva saputo resistere alla propria sorte implacabile, che era di guardare in faccia tutta la felicità degli altri, tutta la propria miseria.

Era quasi sicuro che i mariti dovevano essere stati informati tutte e due, non parendogli possibile che la prima confidenza della sposa non fosse stata per svelare l’amore del povero Tonio. Così gli andava dicendo un pensiero, in cui non entrava amarezza, ma solo un po’ di scetticismo ingenuo. Ma quando ebbe guardato negli occhi l’agente di cambio e l’artista, intese che Sofia si era sentita in dovere di non confidare un segreto che non le apparteneva interamente, e che Giuditta aveva spiattellato ogni cosa, non per vantamento, ma per la fissazione d’essere sincera, che è una forma dell’egoismo umano.

A tavola ognuno volle fare il suo brindisi. Ce ne fu uno allegro molto, quello di babbo Salvi, il quale bevve all’avvenire dei suoi figliuoli; un altro di poche parole, ma che valevano tutta la gran fatica costata all’agente di cambio, il quale, parafrasando le parole del suocero, volle bevere anche lui alla salute dei propri figli.

Tonio fu il primo a battere le mani, e quando gli parve venuta l’ora di fare il suo brindisi, si levò e curvandosi attraverso la mensa venne a mettere la faccia buona vicino a quella degli sposi, per dire sommessamente: “Io non so fare dei brindisi, ma vi dico solo; siate felici.„

— Grazie! rispose Tito; grazie, mormorò Sofia.

Il brindisi più lungo fu quello del vecchio Mattia. Egli parlò a bassa voce, nel gran silenzio che si fece intorno alla sua canizie e alla sua cecità; parlò come un patriarca; ricordò tutte le piccole speranze che gli erano sembrate grandi quando era troppo modesto, e le vittorie del trionfo che non lo avevano contentato mai interamente; parlò dell’amore, da cui era stata confortata la sua battaglia dell’arte, e finì dicendo a suo figlio: “Ama tua moglie, ama l’arte tua, amala molto come l’ho amata io; ma non pensare alla gloria, la quale raramente è qualche cosa per i vivi, e non sappiamo che cosa sia per i morti.„

Ciò detto, volle i baci dei suoi figli; e gli volle anche babbo Salvi.

Il ritorno a Milano fu fatto per buona parte apiedi, nell’ora del crepuscolo; settembre mandava incontro alla comitiva allegra brevi folate di un venticello tiepido, che a Sofia ed a Tito sembrarono le prime carezze della nuova vita.

Poi proseguirono in tre carrozzelle, che si erano fermate al crocicchio per ordine dell’agente di cambio. Quando su una ebbero preso posto il cieco, babbo Salvi e Tonio, Mattia continuando la sua parte di patriarca, ma solamente parlando più forte per vincere il rumore delle ruote, fu così eloquente da indurre il vecchio collega ad accettare un po’ di ospitalità.

— Senta, disse; una volta eravamo in due a lavorare, io e mio figlio; ora Tito lavora solo, ed io me ne rimango là, per ore intere, a sognare tele che non potrò più dipingere; lei, che ci vede, perchè non si mette nella lotta? Ognuno di noi deve dare all’arte tutto il meglio che sa, non le pare? Dunque, se ne venga lei a combattere al mio posto.

Babbo Salvi, preso di fronte da questa tentazione, si provò ad essere modesto, assicurando che il meglio che egli poteva dare l’aveva dato tutto, non essere colpa sua se non era stato capace di far di più; ma poi corresse la propria umiltà.

— Sicuramente che se io avessi avuto i mezzi... se la sorte mia si fosse placata un quarto d’ora, se... qualcuno mi avesse aiutato; se...

Tutti quei se finirono in una stretta di mano, e il patto fu conchiuso. Dunque babbo Salvi verrebbe ogni giorno nello studio, lavorerebbe al cavalletto di Mattia, e colla tavolozza dell’artista glorioso.

In una delle altre carrozze avevano preso posto le due sorelle; nella terza i due cognati.

— Abbi pazienza, disse Giuditta, se ti rubo a tuo marito per un’ora, ma credo che anche tu avrai bisogno di essere un momento sola con tua sorella in questa gran giornata.

Cominciò subito a dire di tutte le contentezze e di tutte le noie a cui sua sorella doveva essere preparata; essa aveva saputo che la madre della morta era venuta e sapeva anche che era bella... sì... sapeva tutto, perchè si sa sempre tutto; anche quando le sorelle che dovrebbero confidarsi credono di far bene a tacere, il mondo ha mille bocche che cianciano, e almeno due mila orecchi per ascoltare... È vero che acqua passata non macinapiù, ma in ogni modo una certa cautela nel caso di Sofia era necessaria...

— Ci sono cento modi di farsi amare dal marito, assicurò Giuditta; mi vuoi dire quale sarà il tuo...

— Amarlo molto, amarlo sinceramente...

Giuditta non volle essere crudele il giorno delle nozze e si accontentò di dire che poteva essere una maniera buona anche quella... Sofia ascoltò docilmente la parola autorevole di sua sorella; all’ultimo, quando l’ebbe ben persuasa che la lezione era caduta in un terreno preparato, fece anche essa una domanda, a cui Giuditta si affrettò di rispondere celiando:

— Felice? Altro che! Felice io, felice lui! Io sono una moglie onesta, e non mi costerà fatica serbarmi fedelissima al mio povero vecchietto; egli forse non chiederebbe nemmeno tanto. Ma è il mio temperamento, la castità!

In quei giorno Sofia, Tito e Mattia avevano pensato più d’una volta alla commediante; ma non se n’era parlato mai; tornati a casa, gli aspettava una sorpresa, una lettera di Cesira.

Scriveva da Genova per far gli augurii agli sposi, ed annunziava che si ritirava dal mondo.

— Lo aveva detto a suor Anna, confessò ingenuamente Sofia.

Il cieco non disse nulla, ma Tito fu sincero nello scetticismo, tanto da sembrare spietato.

— Queste parole parrebbero accennare all’idea di farsi monaca; ma Cesira è ancora troppo bella; le donne come quella si danno a Dio più tardi....

La mano di Sofia tappò la bocca maligna.

Cominciò una vita nuova per tutti. Babbo Salvi, nelle cui vene sembrava circolare un sangue giovane, stava per ore intere al cavalletto a dipingere l’Illusione. Il suo modello era Mattia; quella testa luminosa per la canizie intatta, per le carni ancora rosate, quegli occhi ciechi che cercavano sempre la bellezza ideale, erano veramente tali da invogliare a un capolavoro.

Anche Tito dal canto suo non aveva penato a trovare il tema, aveva scelto di fare il ritratto di sua moglie, e alla fine d’ogni seduta, andava a baciare il modello ed a domandargli:

— Lo sai tu come avvenga che più ti guardoe più mi sembri bella; se ti avessi veduta sempre come ti vedo ora, mi avresti fatto soffrire di più...

— Ti ho fatto soffrire io?

— Oh! tanto; ma avrai la tua punizione, amandomi molto, molto, molto.

— Ma io t’amo molto e non soffro.

— Mi amerai anche di più... vedrai.

Quella fatuità contenta era una nota singolare nella nuova felicità.

Primo Salvi finì il suo quadro; finalmente ne finiva uno!

Ma mentre egli ne era soddisfatto, nessuno degli artisti invitati ad ammirare quell’opera lodò apertamente; tutti invece lodarono le tele che babbo Salvi non aveva fatto. Allora, svegliatosi una mattina di mal umore, corse difilato a cancellare l’Illusione. E si trovò più d’uno che disse:peccato!

FINE

Romanzi e Novelle di Salvatore FarinaDue Amori — 3.ª edizione rinnovataL. 2 —Un Segreto — 3.ª edizione rinnovata2 —Frutti proibiti — 3.ª edizione2 —Il Romanzo d’un vedovo — 3.ª edizione2 —Il Tesoro di Donnina — 4.ª edizione4 —Amore bendato — 4.ª edizione2 50Una Separazione di letto e di mensa, ecc. — 3.ª edizione1 20Fante di Picche — 3.ª edizione illustrata1 50Capelli biondi — 4.ª edizione4 —Un Tiranno ai Bagni di mare — 3.ª edizione1 20Dalla Spuma del mare — 3.ª edizione2 50Oro nascosto — 3.ª edizione, con ritratto4 —Prima che nascesse — 4.ª edizione1 50Le Tre Nutrici — 4.ª edizione1 50Coraggio e avanti! — 4.ª edizione1 50Mio figlio studia — 4.ª edizione1 —L’intermezzo e la pagina nera — 2.ª edizione1 50Mio figlio s’innamora — 2.ª edizione1 50Il marito di Laurina — 2.ª edizione2 —Nonno — 2.ª edizione1 50Mio figlio! — 5.ª edizione5 —Il signor Io — 6.ª edizione illustrata2 50Fra le corde di un contrabasso — 2.ª edizione1 20Amore ha cent’occhi — 3.ª edizione5 —Si Muore: Caporal Silvestro, Storia semplice — 2.ª edizione2 —Si Muore: L’ultima battaglia di Prete Agostino2 —Dirigere domande e vaglia agli Editori A. Brigola & Comp. Milano, Via Alessandro Manzoni, 5.

Romanzi e Novelle di Salvatore Farina

Dirigere domande e vaglia agli Editori A. Brigola & Comp. Milano, Via Alessandro Manzoni, 5.

Nota del TrascrittoreOrtografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.

Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.


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