NOTE:

NOTE:1.Questo è il principio di un Racconto che sto meditando.2.Pag.159. —Tutte le nostre cose hanno lor morteSiccome noi, ma celasi in alcunaChe dura più, e le vite son corte.Dante.3.Pag. ivi.—..... redeunt spectacula mane,Divisum imperium cura Jove Cæsar habet.Virgilius.4.Pag.160. — Plutarcoin Mario.5.Pag. ivi.— Omero.6.Pag.162. — Petrarca.7.Pag. ivi.—Columna necessitatis.Bacone,de Sapientia veterum, immagina che vi stesse attaccato Prometeo.8.Pag. ivi.— Questa idea fu ripetuta altrove. VediVoyage en Italiedi Michele Montaigne, T. 2, p. 115; e Gibbon,St., c. 71. — Ma io voglio riportare il passo del Montaigne cittadino romano, sì perchè il libro è rarissimo, sì perchè le sue idee sono veramente belle, e sì perchè troppo suonano diverse da quelle dei moderni viaggiatori francesi. — «Touts ces jours-là il ne s'amusa qu'à étudier Rome. Au commencement il avoit pris un guide françois; mais celui-là par quelque humeur fantastique s'estant rebuté, il se piqua, par sa propre estude, de venir à bout de cette Science, aidé de diverses cartes et livres qu'il se faisoit lire le soir, et le jour alloit mettre en pratique son apprentissage: si qu'en peu de jours il eust aysément reguidé son guide. — Il disoit qu'on ne voyoit rien de Rome que le ciel sous lequel elle avoit esté assise, et le pian de son giste; que cette science qu'il en avoit estoit une science abstraite et contemplative, de laquelle il n'y avoit rien qui tombât sous les sens; que ceux qui disoient qu'on y voyoit au moins les ruines de Rome, en disoient trop; — car les ruines d'une si espouvantable machine rapporteroient plus d'honneur et de révérence à sa mémoire; ce n'estoit rien que son sépulcre. Le monde, ennemi de sa longue domination, avoit premièrement brisé et fracassé toutes les pièces de ce corps admirable, et parce qu'encore tout mort, renversé et desfiguré, il lui faisoit horreur, il en avoit enseveli la ruine mesme. — Que ces petites montres de sa ruine qui paraissent encore au-dessus de la bière, c'étoit la fortune qui les avoit conservées pour le tesmoignage de celle grandeur infinie, que tant de siècles, tant de feux, la conjuration du monde reitérée tant de fois à sa mine, n'avoient pu universellement esteindre. Mais qu'il estoit vraisemblable que ces membres desvisagés qui en restoient, c'estoient les moins dignes, et que la furie des ennemis de cette gloire mortelle les avoit portés, premièrement, à ruiner ce qu'il y avoit de plus beau et de plus digne; que les bastiments de cette Rome bastarde qu'on alloit à celle heure attachant à ces mâsures antiques, quoiqu'ils eussent de quoi ravir d'admiration nos siècles présens, lui faisoient ressouvenir proprement des nids que les moineaux et les corneilles vont suspendant en France aux voustes et parois des églises que les Huguenots viennent d'y démolir. Encore craignoit-il qu'on ne les reconnust pas tous, et que la sépulture ne fust elle-mesme pour la plupart ensevelie, etc., etc.»9.Pag.163. — Sotto il Pontificato di Paolo III avendo aperto la tomba di Tullia, figlia di Cicerone, fu veduta dentro una lampada tuttavia accesa, che si estinse tocca appena dall'aria esterna. Vedi Nodot, note alla Satyr. Titi Petroni Arb., nella Matrona di Efeso.10.Pag.171. — Voltaire.11.Pag. ivi.—Et quidem quæ in nostra sunt potestate, natura sunt libera quæ prohiberi et impediri nequeant at quæ in nostra non sunt potestate imbecilla, serva, quæ impediri non possunt aliena.EpittetusMan.c. I.12.Pag.172. — Plutarco, nella vita diFilippo il Macedone.13.Pag. ivi.— Erodoto, Elio, l. I. — Plutarco, nella vita di Solone.14.Pag. ivi.— Giovanni Villani,Storie.15.Pag.173. — Machiavelli e Ammirato,Storie.16.Pag. ivi.— Plutarco, nella vita diFilippo il Macedone.17.Pag. ivi.— Giovanni Villani,Storie.18.Pag. ivi.— Gl'Inglesi in cotesta occasione coniarono una medaglia, ove da una parte si vedevano i navigli rotti dalla terribile tempesta col motto:afflavit Deus et dissipati sunt. — Schiller (Don Carlos, AttoIII, Sc. 7) Immagina che Luigi Perez duca di Medina Sidonia, ammiraglio della grande armata, si salvasse solo, e che presentatosi tremante a Filippo II, questi dicesse: averlo spedito contro gli uomini non contro le tempeste, e ringraziarlo per avergli conservato un buon servitore. Ma io trovo nelle Storie che altri si salvarono con lui, e che Filippo castigò severamente Ferrando Lopez e Antonio di Guevara.19.Pag.176. — I senatori uccisero Romolo, e propagarono essersene andato ad abitare co' Numi. Plutarco, In vitaRom.20.Pag.185. — Moore ci avverte che le tre ultime Stanze furono aggiunte dal Byron per evitare la tassa imposta allora a tutte le pubblicazioni più brevi di un foglio, e che le considerava appena degne di essere lette. A vero dire, io non so comprenderne la ragione: se una sentenza giusta e generosa, espressa nobilmente, costituisce materia di poesia, parmi che poetiche per ogni conto si abbiano a considerare le tre Stanze rifiutate.21.Pag.187. — Byron in certa lettera a Murray rifiuta questa Ode come sua; ma gli altri continuano ad attribuirgliela. Io me ne glorierei. Comunque sia, il suo maraviglioso cambiamento di opinione sul conto di Buonaparte si desume da altre composizioni di cotesta musa superba.22.Pag.193. —Nè il sì lodato versoVile cocchio ti appresti,Che le salvi, a traversoDe' trivi, dal furor della tempesta.Parini, OdeLa Caduta.23.Pag.220. — Mably,Dialog. de Phoc.24.Pag. ivi.— Tit. Liv.,Hist.l. I.25.Pag.221. — Tit. Liv.,Hist.l. II.26.Pag. ivi.—De Offic., l. III. — Vero è bene che lo stesso Cicerone al libro IDe Orat.diceva delle leggi delle XII Tavole:Dicam quod sentio, bibliothecas, mehercule, omnium philosophorum unus mihi videtur duodecim tabularum libellus, si quis legum fontes et capita viderit et auctoritatis pondere, et utilitatis ubertate, superare.Ma Cicerone era un avvocato!Or qua or là, secondo spira il vento.27.Pag.222. — Plutarco, Vite diSillaeMario.28.Pag. 224. — Cic.,de Officiis, lib. III.29.Pag. ivi.— Ormai è tardi, e al danno non sarà riparato ora, nè poi: ma quella che volgarmente s'intende per filosofiaepicureadeve dirsicirenaica, ch'ebbe origine non da Epicuro ma da Aristippo diCirene, qui posuit summum bonum in voluptate, quæ sensum movet.Cic. II,Acad.30.Pag.225. —Vita di Carlo Zeno, volgarizzata dal Querini.31.Pag.226. — Vedi Marziale, Petronio, Dione Cassio, Tacito, e Dandolo che pubblicò un bello scritto nelSubalpino, intorno allo Stoicismo nel primo secolo dell'impero romano. Vero è però che la invettiva di P. Suillio oratore contro Seneca merita poca fede, conciossiachè Seneca lo avesse accusato di avere difeso le cause per mercede contro il divieto della leggeCincia.Nodotin Tit. Petronio Arbitro.Richiamata in vigore la Legge Cincia, quanta brevità nei processi, quale speditezza nei giudizi, e sopra tutto come ristretto il gregge forense?32.Pag.227. —Esprit des Lois, l. III.33.Pag. ivi.— Montaigne,Essais, l. I.34.Pag.229. — Tit. Liv.Hist., e Plutarco, Vita d'Annib.35.Pag. ivi.— Machiavelli,Discorsi, l. II.36.Pag. ivi.—Tu regere populos imperio. Romane, memento.Hæ tibi erunt artes etc.Æn.l. VI.37.Pag. ivi.—Victorque volentesPer populos dat jura.Georg.l. IV.38.Pag.230. — Julianus,in Domit.39.Pag.231. — Narrasi che i Locresi avessero nella repubblica loro un ordinamento singolarissimo, ed era che qualunque proponeva una legge nuova, dovesse presentirsi al popolo con una corda al collo, e se la legge era trovata improvvida o inutile o dannosa,ipso factolo strangolavano. Immaginate un po' voi se costà tra loro i legislatori si contassero sopra le dita!40.Pag. ivi.— Plutarco, Vita diPirro.41.Pag.232. —... liberæ mihi dantur a te quibus scriptum est. M. Ofrium quem mihi commendas vel regem Gallia faciam vel Lepitiæ legatum. Si vis, tu ad me alium mitte, ut ornem.Cicer.Epist. ad Fam.l. VII.42.Pag. ivi.— Per questi diversi fatti, senza imporre al lettori di crederli come articoli di fede, vedi Plin.Hist., l. II, 8. — Aell. Lamprid.in Heliogab.— Plutar.in Pomp.— Dion. Cas.Hist. et Not. Dignit. Imp. Occid.43.Pag.233. —Nomen civium Romanorum aliquando non solum magnum æstimatum. sed magno emptum, nunc ultra repudiatur, ac fugitur, nec vile tantum sed abominabile pene habetur.Orosius, l. VII, c. 28.44.Pag. ivi.— Omero,Iliad.45.Pag. ivi.— Questa idea, come fu detto nella Introduzionea Roma, la quale comunque ardita è pur vera, appartiene al Montaigne,Voyage en Italie, scritto dal medesimo un po' in francese, un po' in italiano: e può servirle di commento il cap. 71 del Gibbon. I Romani ridussero in calcina la maggior parte dei marmi del Colosseo.46.Pag. ivi.—Eos nos Longobardi tanto dedignamur, ut inimicos nostros commoti nihil aliud contumeliarum nisi Romane appellamur.In Legat.47.Pag.234. — Petrarca, CanzoneSpirto gentilec.48.Pag.236. — Salomone,Proverbi.49.Pag.237. — Di questa burlevole iattanza è autore lo Chateaubriand, uomo, a vero dire, di bellissimo ingegno, ma spesso scorrente la isconvenienze difficili a qualificarsi.Histoire de France.50.Pag.239. — Niccolini, OdeIl Pianto.51.Pag.247. — Si dice quel luoghi appartenessero ai Marchesi di Corsica.52.Pag. ivi.— Il leggendario del Santi narra che il miracolo accadesse sopra le rive di Civitavecchia. Il padre Magri però, che ci dice sapere di certa scienza come Livorno derivi da Ligure figliuolo di Fetonte, ne accerta che accadde lungo il lido di Livorno presso Santo Iacopo In Acquaviva. Io per me ho le mie buone ragioni per accostarmi al sentimento del padre Magri.53.Pag.248. — Byron'sCain.54.Pag.260. — Varchi,Storie, lib. IX.55.Pag.261. — Questi 11,000,000 e 500,000 fior., attesa la scarsezza dei metalli preziosi nei tempi in che non era scoperta l'America, devono, per quello che afferma Robertson, moltiplicarsi per 7 in relazione ai tempi moderni; onde calcolato il fiorino d'oro ad un moderno zecchino, equivarrebbero a Lire fiorentine: 1,073,333,333.6.8.56.Pag.263. — Pignotti,Saggio, ec.57.Pag.269. — Considerando ec. che molti del miei lettori non sapranno che significhisbalzo omerico, così credo bene avvertirli come nel lib. V dell'IliadeGiunone dalle candide-braccia, con Minerva dagli occhi-di-bove, sferzarono i cavalli; e quei di buon grado volarono per mezzo la terra e il cielo stellato. E quanto di aereo spazio vede cogli occhi un uomo assiso sopra una vedetta guardando sul pelago vini-colore, tanto ne balzan di un salto gli alto-sonanti cavalli delle Dee. Vedi la versione letterale del Cesarotti, e le osservazioni antipode di Longino e di Perrault su questo passo.58.Pag.270. — VediTazia, tragedia del conte Severino de' Giorgi Bertola da Rimino. Livorno 1827.59.Pag.271. — Filangeri, t. 2.60.Pag.272. — Boccaccio, Novella di Calandrino.61.Pag.273. — Vedi gli avvisi sulle cantonate: citazione nuova.62.Pag.274. — Filangeri, T. 2 e 3.63.Pag. ivi.— ivi, t. 2.64.Pag.275. — VediDon Chisciotte.65.Pag.285. — Nel 14 maggio corrente, Bowring propose la soppressione dei dazi sopra i vini esteri alla Camera dei Comuni, e tale incontrò opposizione tra amici e nemici, che gli fu mestieri ritirare subito la proposta.

1.Questo è il principio di un Racconto che sto meditando.

1.Questo è il principio di un Racconto che sto meditando.

2.Pag.159. —Tutte le nostre cose hanno lor morteSiccome noi, ma celasi in alcunaChe dura più, e le vite son corte.Dante.

2.Pag.159. —

Tutte le nostre cose hanno lor morteSiccome noi, ma celasi in alcunaChe dura più, e le vite son corte.Dante.

Tutte le nostre cose hanno lor morte

Siccome noi, ma celasi in alcuna

Che dura più, e le vite son corte.

Dante.

3.Pag. ivi.—..... redeunt spectacula mane,Divisum imperium cura Jove Cæsar habet.Virgilius.

3.Pag. ivi.—

..... redeunt spectacula mane,Divisum imperium cura Jove Cæsar habet.Virgilius.

..... redeunt spectacula mane,

Divisum imperium cura Jove Cæsar habet.

Virgilius.

4.Pag.160. — Plutarcoin Mario.

4.Pag.160. — Plutarcoin Mario.

5.Pag. ivi.— Omero.

5.Pag. ivi.— Omero.

6.Pag.162. — Petrarca.

6.Pag.162. — Petrarca.

7.Pag. ivi.—Columna necessitatis.Bacone,de Sapientia veterum, immagina che vi stesse attaccato Prometeo.

7.Pag. ivi.—Columna necessitatis.Bacone,de Sapientia veterum, immagina che vi stesse attaccato Prometeo.

8.Pag. ivi.— Questa idea fu ripetuta altrove. VediVoyage en Italiedi Michele Montaigne, T. 2, p. 115; e Gibbon,St., c. 71. — Ma io voglio riportare il passo del Montaigne cittadino romano, sì perchè il libro è rarissimo, sì perchè le sue idee sono veramente belle, e sì perchè troppo suonano diverse da quelle dei moderni viaggiatori francesi. — «Touts ces jours-là il ne s'amusa qu'à étudier Rome. Au commencement il avoit pris un guide françois; mais celui-là par quelque humeur fantastique s'estant rebuté, il se piqua, par sa propre estude, de venir à bout de cette Science, aidé de diverses cartes et livres qu'il se faisoit lire le soir, et le jour alloit mettre en pratique son apprentissage: si qu'en peu de jours il eust aysément reguidé son guide. — Il disoit qu'on ne voyoit rien de Rome que le ciel sous lequel elle avoit esté assise, et le pian de son giste; que cette science qu'il en avoit estoit une science abstraite et contemplative, de laquelle il n'y avoit rien qui tombât sous les sens; que ceux qui disoient qu'on y voyoit au moins les ruines de Rome, en disoient trop; — car les ruines d'une si espouvantable machine rapporteroient plus d'honneur et de révérence à sa mémoire; ce n'estoit rien que son sépulcre. Le monde, ennemi de sa longue domination, avoit premièrement brisé et fracassé toutes les pièces de ce corps admirable, et parce qu'encore tout mort, renversé et desfiguré, il lui faisoit horreur, il en avoit enseveli la ruine mesme. — Que ces petites montres de sa ruine qui paraissent encore au-dessus de la bière, c'étoit la fortune qui les avoit conservées pour le tesmoignage de celle grandeur infinie, que tant de siècles, tant de feux, la conjuration du monde reitérée tant de fois à sa mine, n'avoient pu universellement esteindre. Mais qu'il estoit vraisemblable que ces membres desvisagés qui en restoient, c'estoient les moins dignes, et que la furie des ennemis de cette gloire mortelle les avoit portés, premièrement, à ruiner ce qu'il y avoit de plus beau et de plus digne; que les bastiments de cette Rome bastarde qu'on alloit à celle heure attachant à ces mâsures antiques, quoiqu'ils eussent de quoi ravir d'admiration nos siècles présens, lui faisoient ressouvenir proprement des nids que les moineaux et les corneilles vont suspendant en France aux voustes et parois des églises que les Huguenots viennent d'y démolir. Encore craignoit-il qu'on ne les reconnust pas tous, et que la sépulture ne fust elle-mesme pour la plupart ensevelie, etc., etc.»

8.Pag. ivi.— Questa idea fu ripetuta altrove. VediVoyage en Italiedi Michele Montaigne, T. 2, p. 115; e Gibbon,St., c. 71. — Ma io voglio riportare il passo del Montaigne cittadino romano, sì perchè il libro è rarissimo, sì perchè le sue idee sono veramente belle, e sì perchè troppo suonano diverse da quelle dei moderni viaggiatori francesi. — «Touts ces jours-là il ne s'amusa qu'à étudier Rome. Au commencement il avoit pris un guide françois; mais celui-là par quelque humeur fantastique s'estant rebuté, il se piqua, par sa propre estude, de venir à bout de cette Science, aidé de diverses cartes et livres qu'il se faisoit lire le soir, et le jour alloit mettre en pratique son apprentissage: si qu'en peu de jours il eust aysément reguidé son guide. — Il disoit qu'on ne voyoit rien de Rome que le ciel sous lequel elle avoit esté assise, et le pian de son giste; que cette science qu'il en avoit estoit une science abstraite et contemplative, de laquelle il n'y avoit rien qui tombât sous les sens; que ceux qui disoient qu'on y voyoit au moins les ruines de Rome, en disoient trop; — car les ruines d'une si espouvantable machine rapporteroient plus d'honneur et de révérence à sa mémoire; ce n'estoit rien que son sépulcre. Le monde, ennemi de sa longue domination, avoit premièrement brisé et fracassé toutes les pièces de ce corps admirable, et parce qu'encore tout mort, renversé et desfiguré, il lui faisoit horreur, il en avoit enseveli la ruine mesme. — Que ces petites montres de sa ruine qui paraissent encore au-dessus de la bière, c'étoit la fortune qui les avoit conservées pour le tesmoignage de celle grandeur infinie, que tant de siècles, tant de feux, la conjuration du monde reitérée tant de fois à sa mine, n'avoient pu universellement esteindre. Mais qu'il estoit vraisemblable que ces membres desvisagés qui en restoient, c'estoient les moins dignes, et que la furie des ennemis de cette gloire mortelle les avoit portés, premièrement, à ruiner ce qu'il y avoit de plus beau et de plus digne; que les bastiments de cette Rome bastarde qu'on alloit à celle heure attachant à ces mâsures antiques, quoiqu'ils eussent de quoi ravir d'admiration nos siècles présens, lui faisoient ressouvenir proprement des nids que les moineaux et les corneilles vont suspendant en France aux voustes et parois des églises que les Huguenots viennent d'y démolir. Encore craignoit-il qu'on ne les reconnust pas tous, et que la sépulture ne fust elle-mesme pour la plupart ensevelie, etc., etc.»

9.Pag.163. — Sotto il Pontificato di Paolo III avendo aperto la tomba di Tullia, figlia di Cicerone, fu veduta dentro una lampada tuttavia accesa, che si estinse tocca appena dall'aria esterna. Vedi Nodot, note alla Satyr. Titi Petroni Arb., nella Matrona di Efeso.

9.Pag.163. — Sotto il Pontificato di Paolo III avendo aperto la tomba di Tullia, figlia di Cicerone, fu veduta dentro una lampada tuttavia accesa, che si estinse tocca appena dall'aria esterna. Vedi Nodot, note alla Satyr. Titi Petroni Arb., nella Matrona di Efeso.

10.Pag.171. — Voltaire.

10.Pag.171. — Voltaire.

11.Pag. ivi.—Et quidem quæ in nostra sunt potestate, natura sunt libera quæ prohiberi et impediri nequeant at quæ in nostra non sunt potestate imbecilla, serva, quæ impediri non possunt aliena.EpittetusMan.c. I.

11.Pag. ivi.—Et quidem quæ in nostra sunt potestate, natura sunt libera quæ prohiberi et impediri nequeant at quæ in nostra non sunt potestate imbecilla, serva, quæ impediri non possunt aliena.EpittetusMan.c. I.

12.Pag.172. — Plutarco, nella vita diFilippo il Macedone.

12.Pag.172. — Plutarco, nella vita diFilippo il Macedone.

13.Pag. ivi.— Erodoto, Elio, l. I. — Plutarco, nella vita di Solone.

13.Pag. ivi.— Erodoto, Elio, l. I. — Plutarco, nella vita di Solone.

14.Pag. ivi.— Giovanni Villani,Storie.

14.Pag. ivi.— Giovanni Villani,Storie.

15.Pag.173. — Machiavelli e Ammirato,Storie.

15.Pag.173. — Machiavelli e Ammirato,Storie.

16.Pag. ivi.— Plutarco, nella vita diFilippo il Macedone.

16.Pag. ivi.— Plutarco, nella vita diFilippo il Macedone.

17.Pag. ivi.— Giovanni Villani,Storie.

17.Pag. ivi.— Giovanni Villani,Storie.

18.Pag. ivi.— Gl'Inglesi in cotesta occasione coniarono una medaglia, ove da una parte si vedevano i navigli rotti dalla terribile tempesta col motto:afflavit Deus et dissipati sunt. — Schiller (Don Carlos, AttoIII, Sc. 7) Immagina che Luigi Perez duca di Medina Sidonia, ammiraglio della grande armata, si salvasse solo, e che presentatosi tremante a Filippo II, questi dicesse: averlo spedito contro gli uomini non contro le tempeste, e ringraziarlo per avergli conservato un buon servitore. Ma io trovo nelle Storie che altri si salvarono con lui, e che Filippo castigò severamente Ferrando Lopez e Antonio di Guevara.

18.Pag. ivi.— Gl'Inglesi in cotesta occasione coniarono una medaglia, ove da una parte si vedevano i navigli rotti dalla terribile tempesta col motto:afflavit Deus et dissipati sunt. — Schiller (Don Carlos, AttoIII, Sc. 7) Immagina che Luigi Perez duca di Medina Sidonia, ammiraglio della grande armata, si salvasse solo, e che presentatosi tremante a Filippo II, questi dicesse: averlo spedito contro gli uomini non contro le tempeste, e ringraziarlo per avergli conservato un buon servitore. Ma io trovo nelle Storie che altri si salvarono con lui, e che Filippo castigò severamente Ferrando Lopez e Antonio di Guevara.

19.Pag.176. — I senatori uccisero Romolo, e propagarono essersene andato ad abitare co' Numi. Plutarco, In vitaRom.

19.Pag.176. — I senatori uccisero Romolo, e propagarono essersene andato ad abitare co' Numi. Plutarco, In vitaRom.

20.Pag.185. — Moore ci avverte che le tre ultime Stanze furono aggiunte dal Byron per evitare la tassa imposta allora a tutte le pubblicazioni più brevi di un foglio, e che le considerava appena degne di essere lette. A vero dire, io non so comprenderne la ragione: se una sentenza giusta e generosa, espressa nobilmente, costituisce materia di poesia, parmi che poetiche per ogni conto si abbiano a considerare le tre Stanze rifiutate.

20.Pag.185. — Moore ci avverte che le tre ultime Stanze furono aggiunte dal Byron per evitare la tassa imposta allora a tutte le pubblicazioni più brevi di un foglio, e che le considerava appena degne di essere lette. A vero dire, io non so comprenderne la ragione: se una sentenza giusta e generosa, espressa nobilmente, costituisce materia di poesia, parmi che poetiche per ogni conto si abbiano a considerare le tre Stanze rifiutate.

21.Pag.187. — Byron in certa lettera a Murray rifiuta questa Ode come sua; ma gli altri continuano ad attribuirgliela. Io me ne glorierei. Comunque sia, il suo maraviglioso cambiamento di opinione sul conto di Buonaparte si desume da altre composizioni di cotesta musa superba.

21.Pag.187. — Byron in certa lettera a Murray rifiuta questa Ode come sua; ma gli altri continuano ad attribuirgliela. Io me ne glorierei. Comunque sia, il suo maraviglioso cambiamento di opinione sul conto di Buonaparte si desume da altre composizioni di cotesta musa superba.

22.Pag.193. —Nè il sì lodato versoVile cocchio ti appresti,Che le salvi, a traversoDe' trivi, dal furor della tempesta.Parini, OdeLa Caduta.

22.Pag.193. —

Nè il sì lodato versoVile cocchio ti appresti,Che le salvi, a traversoDe' trivi, dal furor della tempesta.Parini, OdeLa Caduta.

Nè il sì lodato verso

Vile cocchio ti appresti,

Che le salvi, a traverso

De' trivi, dal furor della tempesta.

Parini, OdeLa Caduta.

23.Pag.220. — Mably,Dialog. de Phoc.

23.Pag.220. — Mably,Dialog. de Phoc.

24.Pag. ivi.— Tit. Liv.,Hist.l. I.

24.Pag. ivi.— Tit. Liv.,Hist.l. I.

25.Pag.221. — Tit. Liv.,Hist.l. II.

25.Pag.221. — Tit. Liv.,Hist.l. II.

26.Pag. ivi.—De Offic., l. III. — Vero è bene che lo stesso Cicerone al libro IDe Orat.diceva delle leggi delle XII Tavole:Dicam quod sentio, bibliothecas, mehercule, omnium philosophorum unus mihi videtur duodecim tabularum libellus, si quis legum fontes et capita viderit et auctoritatis pondere, et utilitatis ubertate, superare.Ma Cicerone era un avvocato!Or qua or là, secondo spira il vento.

26.Pag. ivi.—De Offic., l. III. — Vero è bene che lo stesso Cicerone al libro IDe Orat.diceva delle leggi delle XII Tavole:Dicam quod sentio, bibliothecas, mehercule, omnium philosophorum unus mihi videtur duodecim tabularum libellus, si quis legum fontes et capita viderit et auctoritatis pondere, et utilitatis ubertate, superare.Ma Cicerone era un avvocato!Or qua or là, secondo spira il vento.

27.Pag.222. — Plutarco, Vite diSillaeMario.

27.Pag.222. — Plutarco, Vite diSillaeMario.

28.Pag. 224. — Cic.,de Officiis, lib. III.

28.Pag. 224. — Cic.,de Officiis, lib. III.

29.Pag. ivi.— Ormai è tardi, e al danno non sarà riparato ora, nè poi: ma quella che volgarmente s'intende per filosofiaepicureadeve dirsicirenaica, ch'ebbe origine non da Epicuro ma da Aristippo diCirene, qui posuit summum bonum in voluptate, quæ sensum movet.Cic. II,Acad.

29.Pag. ivi.— Ormai è tardi, e al danno non sarà riparato ora, nè poi: ma quella che volgarmente s'intende per filosofiaepicureadeve dirsicirenaica, ch'ebbe origine non da Epicuro ma da Aristippo diCirene, qui posuit summum bonum in voluptate, quæ sensum movet.Cic. II,Acad.

30.Pag.225. —Vita di Carlo Zeno, volgarizzata dal Querini.

30.Pag.225. —Vita di Carlo Zeno, volgarizzata dal Querini.

31.Pag.226. — Vedi Marziale, Petronio, Dione Cassio, Tacito, e Dandolo che pubblicò un bello scritto nelSubalpino, intorno allo Stoicismo nel primo secolo dell'impero romano. Vero è però che la invettiva di P. Suillio oratore contro Seneca merita poca fede, conciossiachè Seneca lo avesse accusato di avere difeso le cause per mercede contro il divieto della leggeCincia.Nodotin Tit. Petronio Arbitro.Richiamata in vigore la Legge Cincia, quanta brevità nei processi, quale speditezza nei giudizi, e sopra tutto come ristretto il gregge forense?

31.Pag.226. — Vedi Marziale, Petronio, Dione Cassio, Tacito, e Dandolo che pubblicò un bello scritto nelSubalpino, intorno allo Stoicismo nel primo secolo dell'impero romano. Vero è però che la invettiva di P. Suillio oratore contro Seneca merita poca fede, conciossiachè Seneca lo avesse accusato di avere difeso le cause per mercede contro il divieto della leggeCincia.Nodotin Tit. Petronio Arbitro.Richiamata in vigore la Legge Cincia, quanta brevità nei processi, quale speditezza nei giudizi, e sopra tutto come ristretto il gregge forense?

32.Pag.227. —Esprit des Lois, l. III.

32.Pag.227. —Esprit des Lois, l. III.

33.Pag. ivi.— Montaigne,Essais, l. I.

33.Pag. ivi.— Montaigne,Essais, l. I.

34.Pag.229. — Tit. Liv.Hist., e Plutarco, Vita d'Annib.

34.Pag.229. — Tit. Liv.Hist., e Plutarco, Vita d'Annib.

35.Pag. ivi.— Machiavelli,Discorsi, l. II.

35.Pag. ivi.— Machiavelli,Discorsi, l. II.

36.Pag. ivi.—Tu regere populos imperio. Romane, memento.Hæ tibi erunt artes etc.Æn.l. VI.

36.Pag. ivi.—

Tu regere populos imperio. Romane, memento.Hæ tibi erunt artes etc.Æn.l. VI.

Tu regere populos imperio. Romane, memento.

Hæ tibi erunt artes etc.

Æn.l. VI.

37.Pag. ivi.—Victorque volentesPer populos dat jura.Georg.l. IV.

37.Pag. ivi.—

Victorque volentesPer populos dat jura.Georg.l. IV.

Victorque volentes

Per populos dat jura.

Georg.l. IV.

38.Pag.230. — Julianus,in Domit.

38.Pag.230. — Julianus,in Domit.

39.Pag.231. — Narrasi che i Locresi avessero nella repubblica loro un ordinamento singolarissimo, ed era che qualunque proponeva una legge nuova, dovesse presentirsi al popolo con una corda al collo, e se la legge era trovata improvvida o inutile o dannosa,ipso factolo strangolavano. Immaginate un po' voi se costà tra loro i legislatori si contassero sopra le dita!

39.Pag.231. — Narrasi che i Locresi avessero nella repubblica loro un ordinamento singolarissimo, ed era che qualunque proponeva una legge nuova, dovesse presentirsi al popolo con una corda al collo, e se la legge era trovata improvvida o inutile o dannosa,ipso factolo strangolavano. Immaginate un po' voi se costà tra loro i legislatori si contassero sopra le dita!

40.Pag. ivi.— Plutarco, Vita diPirro.

40.Pag. ivi.— Plutarco, Vita diPirro.

41.Pag.232. —... liberæ mihi dantur a te quibus scriptum est. M. Ofrium quem mihi commendas vel regem Gallia faciam vel Lepitiæ legatum. Si vis, tu ad me alium mitte, ut ornem.Cicer.Epist. ad Fam.l. VII.

41.Pag.232. —... liberæ mihi dantur a te quibus scriptum est. M. Ofrium quem mihi commendas vel regem Gallia faciam vel Lepitiæ legatum. Si vis, tu ad me alium mitte, ut ornem.Cicer.Epist. ad Fam.l. VII.

42.Pag. ivi.— Per questi diversi fatti, senza imporre al lettori di crederli come articoli di fede, vedi Plin.Hist., l. II, 8. — Aell. Lamprid.in Heliogab.— Plutar.in Pomp.— Dion. Cas.Hist. et Not. Dignit. Imp. Occid.

42.Pag. ivi.— Per questi diversi fatti, senza imporre al lettori di crederli come articoli di fede, vedi Plin.Hist., l. II, 8. — Aell. Lamprid.in Heliogab.— Plutar.in Pomp.— Dion. Cas.Hist. et Not. Dignit. Imp. Occid.

43.Pag.233. —Nomen civium Romanorum aliquando non solum magnum æstimatum. sed magno emptum, nunc ultra repudiatur, ac fugitur, nec vile tantum sed abominabile pene habetur.Orosius, l. VII, c. 28.

43.Pag.233. —Nomen civium Romanorum aliquando non solum magnum æstimatum. sed magno emptum, nunc ultra repudiatur, ac fugitur, nec vile tantum sed abominabile pene habetur.Orosius, l. VII, c. 28.

44.Pag. ivi.— Omero,Iliad.

44.Pag. ivi.— Omero,Iliad.

45.Pag. ivi.— Questa idea, come fu detto nella Introduzionea Roma, la quale comunque ardita è pur vera, appartiene al Montaigne,Voyage en Italie, scritto dal medesimo un po' in francese, un po' in italiano: e può servirle di commento il cap. 71 del Gibbon. I Romani ridussero in calcina la maggior parte dei marmi del Colosseo.

45.Pag. ivi.— Questa idea, come fu detto nella Introduzionea Roma, la quale comunque ardita è pur vera, appartiene al Montaigne,Voyage en Italie, scritto dal medesimo un po' in francese, un po' in italiano: e può servirle di commento il cap. 71 del Gibbon. I Romani ridussero in calcina la maggior parte dei marmi del Colosseo.

46.Pag. ivi.—Eos nos Longobardi tanto dedignamur, ut inimicos nostros commoti nihil aliud contumeliarum nisi Romane appellamur.In Legat.

46.Pag. ivi.—Eos nos Longobardi tanto dedignamur, ut inimicos nostros commoti nihil aliud contumeliarum nisi Romane appellamur.In Legat.

47.Pag.234. — Petrarca, CanzoneSpirto gentilec.

47.Pag.234. — Petrarca, CanzoneSpirto gentilec.

48.Pag.236. — Salomone,Proverbi.

48.Pag.236. — Salomone,Proverbi.

49.Pag.237. — Di questa burlevole iattanza è autore lo Chateaubriand, uomo, a vero dire, di bellissimo ingegno, ma spesso scorrente la isconvenienze difficili a qualificarsi.Histoire de France.

49.Pag.237. — Di questa burlevole iattanza è autore lo Chateaubriand, uomo, a vero dire, di bellissimo ingegno, ma spesso scorrente la isconvenienze difficili a qualificarsi.Histoire de France.

50.Pag.239. — Niccolini, OdeIl Pianto.

50.Pag.239. — Niccolini, OdeIl Pianto.

51.Pag.247. — Si dice quel luoghi appartenessero ai Marchesi di Corsica.

51.Pag.247. — Si dice quel luoghi appartenessero ai Marchesi di Corsica.

52.Pag. ivi.— Il leggendario del Santi narra che il miracolo accadesse sopra le rive di Civitavecchia. Il padre Magri però, che ci dice sapere di certa scienza come Livorno derivi da Ligure figliuolo di Fetonte, ne accerta che accadde lungo il lido di Livorno presso Santo Iacopo In Acquaviva. Io per me ho le mie buone ragioni per accostarmi al sentimento del padre Magri.

52.Pag. ivi.— Il leggendario del Santi narra che il miracolo accadesse sopra le rive di Civitavecchia. Il padre Magri però, che ci dice sapere di certa scienza come Livorno derivi da Ligure figliuolo di Fetonte, ne accerta che accadde lungo il lido di Livorno presso Santo Iacopo In Acquaviva. Io per me ho le mie buone ragioni per accostarmi al sentimento del padre Magri.

53.Pag.248. — Byron'sCain.

53.Pag.248. — Byron'sCain.

54.Pag.260. — Varchi,Storie, lib. IX.

54.Pag.260. — Varchi,Storie, lib. IX.

55.Pag.261. — Questi 11,000,000 e 500,000 fior., attesa la scarsezza dei metalli preziosi nei tempi in che non era scoperta l'America, devono, per quello che afferma Robertson, moltiplicarsi per 7 in relazione ai tempi moderni; onde calcolato il fiorino d'oro ad un moderno zecchino, equivarrebbero a Lire fiorentine: 1,073,333,333.6.8.

55.Pag.261. — Questi 11,000,000 e 500,000 fior., attesa la scarsezza dei metalli preziosi nei tempi in che non era scoperta l'America, devono, per quello che afferma Robertson, moltiplicarsi per 7 in relazione ai tempi moderni; onde calcolato il fiorino d'oro ad un moderno zecchino, equivarrebbero a Lire fiorentine: 1,073,333,333.6.8.

56.Pag.263. — Pignotti,Saggio, ec.

56.Pag.263. — Pignotti,Saggio, ec.

57.Pag.269. — Considerando ec. che molti del miei lettori non sapranno che significhisbalzo omerico, così credo bene avvertirli come nel lib. V dell'IliadeGiunone dalle candide-braccia, con Minerva dagli occhi-di-bove, sferzarono i cavalli; e quei di buon grado volarono per mezzo la terra e il cielo stellato. E quanto di aereo spazio vede cogli occhi un uomo assiso sopra una vedetta guardando sul pelago vini-colore, tanto ne balzan di un salto gli alto-sonanti cavalli delle Dee. Vedi la versione letterale del Cesarotti, e le osservazioni antipode di Longino e di Perrault su questo passo.

57.Pag.269. — Considerando ec. che molti del miei lettori non sapranno che significhisbalzo omerico, così credo bene avvertirli come nel lib. V dell'IliadeGiunone dalle candide-braccia, con Minerva dagli occhi-di-bove, sferzarono i cavalli; e quei di buon grado volarono per mezzo la terra e il cielo stellato. E quanto di aereo spazio vede cogli occhi un uomo assiso sopra una vedetta guardando sul pelago vini-colore, tanto ne balzan di un salto gli alto-sonanti cavalli delle Dee. Vedi la versione letterale del Cesarotti, e le osservazioni antipode di Longino e di Perrault su questo passo.

58.Pag.270. — VediTazia, tragedia del conte Severino de' Giorgi Bertola da Rimino. Livorno 1827.

58.Pag.270. — VediTazia, tragedia del conte Severino de' Giorgi Bertola da Rimino. Livorno 1827.

59.Pag.271. — Filangeri, t. 2.

59.Pag.271. — Filangeri, t. 2.

60.Pag.272. — Boccaccio, Novella di Calandrino.

60.Pag.272. — Boccaccio, Novella di Calandrino.

61.Pag.273. — Vedi gli avvisi sulle cantonate: citazione nuova.

61.Pag.273. — Vedi gli avvisi sulle cantonate: citazione nuova.

62.Pag.274. — Filangeri, T. 2 e 3.

62.Pag.274. — Filangeri, T. 2 e 3.

63.Pag. ivi.— ivi, t. 2.

63.Pag. ivi.— ivi, t. 2.

64.Pag.275. — VediDon Chisciotte.

64.Pag.275. — VediDon Chisciotte.

65.Pag.285. — Nel 14 maggio corrente, Bowring propose la soppressione dei dazi sopra i vini esteri alla Camera dei Comuni, e tale incontrò opposizione tra amici e nemici, che gli fu mestieri ritirare subito la proposta.

65.Pag.285. — Nel 14 maggio corrente, Bowring propose la soppressione dei dazi sopra i vini esteri alla Camera dei Comuni, e tale incontrò opposizione tra amici e nemici, che gli fu mestieri ritirare subito la proposta.

INDICEPENSIERI.A Roma159Pensieri in prosa da farsene una Preghiera in versi167DISCORSI.Discorso I — Del modo di onorare gl'illustri defunti171Discorso II — Sopra le condizioni della odierna Letteratura italiana191Discorso III — Frammento al Capitolo X della continuazione ai Discorsi sulle Deche di Tito Livio219Discorso IV — Delle Sepolture di Santo Iacopo245Discorso V — Della Introduzione dei Merini in Toscana257Discorso VI — Del fallimento269Discorso VII — Lo incendio di un Pagliaio277Discorso VIII — Riccardo Cobden281ILLUSTRAZIONI.L'Adorazione dei Magi, quadro di Giotto291Sant'Anna, la Vergine e il Figlio, quadro di Masaccio297La Deposizione di Cristo dalla Croce305Una Madonna col Bambino, del prof. T. Gazzarrini315

Nota del TrascrittoreOrtografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.

Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.


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