The Project Gutenberg eBook ofPoesie scelteThis ebook is for the use of anyone anywhere in the United States and most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included with this ebook or online atwww.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you will have to check the laws of the country where you are located before using this eBook.Title: Poesie scelteAuthor: Silvio PellicoRelease date: February 3, 2006 [eBook #17671]Language: ItalianCredits: Produced by Carlo Traverso, Paganelli and the OnlineDistributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (Thisfile was produced from images generously made availableby the Bibliothèque nationale de France (BnF/Gallica) athttp://gallica.bnf.fr)*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK POESIE SCELTE ***
This ebook is for the use of anyone anywhere in the United States and most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included with this ebook or online atwww.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you will have to check the laws of the country where you are located before using this eBook.
Title: Poesie scelteAuthor: Silvio PellicoRelease date: February 3, 2006 [eBook #17671]Language: ItalianCredits: Produced by Carlo Traverso, Paganelli and the OnlineDistributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (Thisfile was produced from images generously made availableby the Bibliothèque nationale de France (BnF/Gallica) athttp://gallica.bnf.fr)
Title: Poesie scelte
Author: Silvio Pellico
Author: Silvio Pellico
Release date: February 3, 2006 [eBook #17671]
Language: Italian
Credits: Produced by Carlo Traverso, Paganelli and the OnlineDistributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (Thisfile was produced from images generously made availableby the Bibliothèque nationale de France (BnF/Gallica) athttp://gallica.bnf.fr)
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Marca tipografica
1Al LettorePag.1Francesca da Rimini79Rosilde115Adello169Ebelino213Ildegarde251Aroldo e Clara277Poesie liriche
Amore sotto le più nobili forme ne' gaudi, amore e rassegnazione ne' mali sono anima al vivere di Pellico, sono l'espressione de' suoi versi; chè in essi l'anima di lui tutta è diffusa. In questo giudizio speriamo verran coloro che leggeranno le seguenti poesie, le quali abbiam scelte, toltone laFrancesca, dalle molte pubblicate dall'autore dopo la sua liberazione dallo Spielberg.
Inclinando alquanto col secolo fummo parchi nel dare di quelle rime del nostro autore in cui egli trascorre alla contemplazione dellecose divine. Un libro ascetico o quasi ascetico sarebbe letto da pochi, forse da nessuno di coloro che ne abbisognano, e resterebbe quindi senza frutto. L'armi spirituali lampeggino sole nelle sacre bigonce, ma ne' libri di amena letteratura portino miste agli umani diletti le salutari punture.
A. Ronna.
Noi leggevamo un giorno per diletto,Di Lancillotto come amor lo strinse,Soli eravamo e senza alcun sospetto.Per più fiate gli occhi ci sospinseQuella lettura e scolorocci il viso.Ma solo un punto fu quel che ci vinse.Quando leggemmo il disïato riso,Esser baciato da cotanto amante,Questi, che mai da me non fia diviso,La bocca mi baciò tutto tremante.
Noi leggevamo un giorno per diletto,Di Lancillotto come amor lo strinse,Soli eravamo e senza alcun sospetto.Per più fiate gli occhi ci sospinseQuella lettura e scolorocci il viso.Ma solo un punto fu quel che ci vinse.Quando leggemmo il disïato riso,Esser baciato da cotanto amante,Questi, che mai da me non fia diviso,La bocca mi baciò tutto tremante.
Noi leggevamo un giorno per diletto,
Di Lancillotto come amor lo strinse,
Soli eravamo e senza alcun sospetto.
Per più fiate gli occhi ci sospinse
Quella lettura e scolorocci il viso.
Ma solo un punto fu quel che ci vinse.
Quando leggemmo il disïato riso,
Esser baciato da cotanto amante,
Questi, che mai da me non fia diviso,
La bocca mi baciò tutto tremante.
LANCIOTTO, signor di Rimini.PAOLO, suo fratello.GUIDO, signore di Ravenna.FRANCESCA, sua figlia e moglie di Lanciotto.Un Paggio.Guardie.La scena è in Rimini nel palazzo signorile.
La scena è in Rimini nel palazzo signorile.
EsceLANCIOTTOdalle sue stanze per andare all'incontro diGUIDO,il quale giunge. Si abbracciano affettuosamente.
EsceLANCIOTTOdalle sue stanze per andare all'incontro diGUIDO,il quale giunge. Si abbracciano affettuosamente.
GUIDO.
Vedermi dunque ella chiedea? RavennaTosto lasciai; men della figlia caroSariami il trono della terra.
Vedermi dunque ella chiedea? RavennaTosto lasciai; men della figlia caroSariami il trono della terra.
Vedermi dunque ella chiedea? Ravenna
Tosto lasciai; men della figlia caro
Sariami il trono della terra.
LANCIOTTO.
Oh Guido!Come diverso tu rivedi questoPalagio mio dal dì che sposo io fui!Di Rimini le vie più non son lieteDi canti e danze; più non odi alcunoChe di me dica: Non v'ha rege al mondoFelice al pari di Lanciotto. InvidiaAvean di me tutti d'Italia i prenci:Or degno son di lor pietà. FrancescaSoavemente commoveva a un tempoColla bellezza i cuori, e con quel tenueVel di malinconia che più celesteFea il suo sembiante. L'apponeva ognunoAll'abbandono delle patrie caseE al pudor di santissima fanciulla,Che ad imene ed al trono ed agli applausiRitrosa ha l'alma.—Il tempo ir diradandoParve alfin quel dolor. Meno dimessiGli occhi Francesca al suo sposo volgea;Più non cercava ognor d'esser solinga;Pietosa cura in lei nascea d'udireDegl'infelici le querele, e spessoMe le recava; e mi diceva.... Io t'amo.Perchè sei giusto e con clemenza regni.
Oh Guido!Come diverso tu rivedi questoPalagio mio dal dì che sposo io fui!Di Rimini le vie più non son lieteDi canti e danze; più non odi alcunoChe di me dica: Non v'ha rege al mondoFelice al pari di Lanciotto. InvidiaAvean di me tutti d'Italia i prenci:Or degno son di lor pietà. FrancescaSoavemente commoveva a un tempoColla bellezza i cuori, e con quel tenueVel di malinconia che più celesteFea il suo sembiante. L'apponeva ognunoAll'abbandono delle patrie caseE al pudor di santissima fanciulla,Che ad imene ed al trono ed agli applausiRitrosa ha l'alma.—Il tempo ir diradandoParve alfin quel dolor. Meno dimessiGli occhi Francesca al suo sposo volgea;Più non cercava ognor d'esser solinga;Pietosa cura in lei nascea d'udireDegl'infelici le querele, e spessoMe le recava; e mi diceva.... Io t'amo.Perchè sei giusto e con clemenza regni.
Oh Guido!
Come diverso tu rivedi questo
Palagio mio dal dì che sposo io fui!
Di Rimini le vie più non son liete
Di canti e danze; più non odi alcuno
Che di me dica: Non v'ha rege al mondo
Felice al pari di Lanciotto. Invidia
Avean di me tutti d'Italia i prenci:
Or degno son di lor pietà. Francesca
Soavemente commoveva a un tempo
Colla bellezza i cuori, e con quel tenue
Vel di malinconia che più celeste
Fea il suo sembiante. L'apponeva ognuno
All'abbandono delle patrie case
E al pudor di santissima fanciulla,
Che ad imene ed al trono ed agli applausi
Ritrosa ha l'alma.—Il tempo ir diradando
Parve alfin quel dolor. Meno dimessi
Gli occhi Francesca al suo sposo volgea;
Più non cercava ognor d'esser solinga;
Pietosa cura in lei nascea d'udire
Degl'infelici le querele, e spesso
Me le recava; e mi diceva.... Io t'amo.
Perchè sei giusto e con clemenza regni.
GUIDO.
Mi sforzi al pianto.—Pargoletta, ell'eraTutta sorriso, tutta gioja, ai fioriParea in mezzo volar nel più feliceSentiero della vita; il suo vivaceSguardo in chi la mirava, infondea tuttoIl gajo spirto de' suoi giovani anni.Chi presagir potealo? Ecco ad un trattoDi tanta gioja estinto il raggio, estintoAl primo assalto del dolor! La guerra,Ahimè, un fratel teneramente amatoRapiale!... Oh infausta rimembranza!.. Il cieloCon preghiere continue ella stancavaPel guerreggiante suo caro fratello...
Mi sforzi al pianto.—Pargoletta, ell'eraTutta sorriso, tutta gioja, ai fioriParea in mezzo volar nel più feliceSentiero della vita; il suo vivaceSguardo in chi la mirava, infondea tuttoIl gajo spirto de' suoi giovani anni.Chi presagir potealo? Ecco ad un trattoDi tanta gioja estinto il raggio, estintoAl primo assalto del dolor! La guerra,Ahimè, un fratel teneramente amatoRapiale!... Oh infausta rimembranza!.. Il cieloCon preghiere continue ella stancavaPel guerreggiante suo caro fratello...
Mi sforzi al pianto.—Pargoletta, ell'era
Tutta sorriso, tutta gioja, ai fiori
Parea in mezzo volar nel più felice
Sentiero della vita; il suo vivace
Sguardo in chi la mirava, infondea tutto
Il gajo spirto de' suoi giovani anni.
Chi presagir potealo? Ecco ad un tratto
Di tanta gioja estinto il raggio, estinto
Al primo assalto del dolor! La guerra,
Ahimè, un fratel teneramente amato
Rapiale!... Oh infausta rimembranza!.. Il cielo
Con preghiere continue ella stancava
Pel guerreggiante suo caro fratello...
LANCIOTTO.
Inconsolabil del fratel perdutoVive, e n'abborre l'uccisor; quell'almaSì pia, sì dolce, mortalmente abborre!Invan le dico: I nostri padri guerraMoveansi; Paolo, il fratel mio, t'ucciseUn fratello, ma in guerra; assai dorragliL'averlo ucciso; egli ha leggiadri, umani,Di generoso cavaliero i sensi.Di Paolo il nome la conturba. Io gemoPerò che sento del fratel lontanoTenero amore. Avviso ebbi ch'ei riedeIn patria, il core men balzò di gioja;Alla mia sposa supplicando il dissi,Onde benigna l'accogliesse. Un gridoA tal annunzio mise. Egli ritorna!Sclamò tremando, e semiviva cadde.Dirtelo deggio? Ahi l'ho creduta estinta,E furente giurai che la sua morteIo vendicato avrei... nel fratel mio.
Inconsolabil del fratel perdutoVive, e n'abborre l'uccisor; quell'almaSì pia, sì dolce, mortalmente abborre!Invan le dico: I nostri padri guerraMoveansi; Paolo, il fratel mio, t'ucciseUn fratello, ma in guerra; assai dorragliL'averlo ucciso; egli ha leggiadri, umani,Di generoso cavaliero i sensi.Di Paolo il nome la conturba. Io gemoPerò che sento del fratel lontanoTenero amore. Avviso ebbi ch'ei riedeIn patria, il core men balzò di gioja;Alla mia sposa supplicando il dissi,Onde benigna l'accogliesse. Un gridoA tal annunzio mise. Egli ritorna!Sclamò tremando, e semiviva cadde.Dirtelo deggio? Ahi l'ho creduta estinta,E furente giurai che la sua morteIo vendicato avrei... nel fratel mio.
Inconsolabil del fratel perduto
Vive, e n'abborre l'uccisor; quell'alma
Sì pia, sì dolce, mortalmente abborre!
Invan le dico: I nostri padri guerra
Moveansi; Paolo, il fratel mio, t'uccise
Un fratello, ma in guerra; assai dorragli
L'averlo ucciso; egli ha leggiadri, umani,
Di generoso cavaliero i sensi.
Di Paolo il nome la conturba. Io gemo
Però che sento del fratel lontano
Tenero amore. Avviso ebbi ch'ei riede
In patria, il core men balzò di gioja;
Alla mia sposa supplicando il dissi,
Onde benigna l'accogliesse. Un grido
A tal annunzio mise. Egli ritorna!
Sclamò tremando, e semiviva cadde.
Dirtelo deggio? Ahi l'ho creduta estinta,
E furente giurai che la sua morte
Io vendicato avrei... nel fratel mio.
GUIDO.
Lasso! e potevi?...
Lasso! e potevi?...
Lasso! e potevi?...
LANCIOTTO.
Il ciel disperda l'empioGiuramento! L'udì ripeter ella,Ed orror n'ebbe, e a me le man stendendo:Giura, sclamò, giura d'amarlo: ei solo,Quand'io più non sarò, pietoso amicoTi rimarrà... Ch'io l'ami impone, e l'odia,La disumana! E andar chiede a RavennaNel suo natio palagio, onde gli sguardiNon sostener dell'uccisor del suoGermano.
Il ciel disperda l'empioGiuramento! L'udì ripeter ella,Ed orror n'ebbe, e a me le man stendendo:Giura, sclamò, giura d'amarlo: ei solo,Quand'io più non sarò, pietoso amicoTi rimarrà... Ch'io l'ami impone, e l'odia,La disumana! E andar chiede a RavennaNel suo natio palagio, onde gli sguardiNon sostener dell'uccisor del suoGermano.
Il ciel disperda l'empio
Giuramento! L'udì ripeter ella,
Ed orror n'ebbe, e a me le man stendendo:
Giura, sclamò, giura d'amarlo: ei solo,
Quand'io più non sarò, pietoso amico
Ti rimarrà... Ch'io l'ami impone, e l'odia,
La disumana! E andar chiede a Ravenna
Nel suo natio palagio, onde gli sguardi
Non sostener dell'uccisor del suo
Germano.
GUIDO.
Appena ebbi il tuo scritto, infermaTemei foss'ella. Ah, quanto io l'ami, il sai!Che troppo io viva... tu mi intendi... io sempreTremo.
Appena ebbi il tuo scritto, infermaTemei foss'ella. Ah, quanto io l'ami, il sai!Che troppo io viva... tu mi intendi... io sempreTremo.
Appena ebbi il tuo scritto, inferma
Temei foss'ella. Ah, quanto io l'ami, il sai!
Che troppo io viva... tu mi intendi... io sempre
Tremo.
LANCIOTTO.
Oh, non dirlo!.. Io pur, quando sopitaLa guardo... e chiuse le palpebre e il biancoVolto segno non dan quasi di vita,Con orrenda ansietà pongo il mio labbroSovra il suo labbro per sentir se spiri:E del tremor tuo tremo.—In feste e giochiTenerla volli, e sen tediò: di gemmeDovizïosa e d'oro e di possanzaFarla, e fu grata ma non lieta. Al cieloDevota è assai: novelle are costrussi.Cento vergini e cento alzano ognoraPreci per lei, che le protegge ed ama.Ella s'avvede ch'ogni studio adoproOnde piacerle, e me lo dice, e piange.Talor mi sorge un reo pensier... AvessiQualche rivale? O ciel! ma se da tuttaLa sua persona le traluce il coreCandidissimo e puro!... Eccola.
Oh, non dirlo!.. Io pur, quando sopitaLa guardo... e chiuse le palpebre e il biancoVolto segno non dan quasi di vita,Con orrenda ansietà pongo il mio labbroSovra il suo labbro per sentir se spiri:E del tremor tuo tremo.—In feste e giochiTenerla volli, e sen tediò: di gemmeDovizïosa e d'oro e di possanzaFarla, e fu grata ma non lieta. Al cieloDevota è assai: novelle are costrussi.Cento vergini e cento alzano ognoraPreci per lei, che le protegge ed ama.Ella s'avvede ch'ogni studio adoproOnde piacerle, e me lo dice, e piange.Talor mi sorge un reo pensier... AvessiQualche rivale? O ciel! ma se da tuttaLa sua persona le traluce il coreCandidissimo e puro!... Eccola.
Oh, non dirlo!.. Io pur, quando sopita
La guardo... e chiuse le palpebre e il bianco
Volto segno non dan quasi di vita,
Con orrenda ansietà pongo il mio labbro
Sovra il suo labbro per sentir se spiri:
E del tremor tuo tremo.—In feste e giochi
Tenerla volli, e sen tediò: di gemme
Dovizïosa e d'oro e di possanza
Farla, e fu grata ma non lieta. Al cielo
Devota è assai: novelle are costrussi.
Cento vergini e cento alzano ognora
Preci per lei, che le protegge ed ama.
Ella s'avvede ch'ogni studio adopro
Onde piacerle, e me lo dice, e piange.
Talor mi sorge un reo pensier... Avessi
Qualche rivale? O ciel! ma se da tutta
La sua persona le traluce il core
Candidissimo e puro!... Eccola.
FRANCESCA e Detti.
GUIDO.
Figlia,Abbracciami. Son io...
Figlia,Abbracciami. Son io...
Figlia,
Abbracciami. Son io...
FRANCESCA.
Padre... ah, la destrach'io ti copra di baci!
Padre... ah, la destrach'io ti copra di baci!
Padre... ah, la destra
ch'io ti copra di baci!
GUIDO.
Al seno mio,Qui... qui confondi i tuoi palpiti a' mieiVieni, prence. Ambidue siete miei figli:Ambidue qui... Vi benedica il cielo!Così vi strinsi ambi quel dì che sposiVi nomaste.
Al seno mio,Qui... qui confondi i tuoi palpiti a' mieiVieni, prence. Ambidue siete miei figli:Ambidue qui... Vi benedica il cielo!Così vi strinsi ambi quel dì che sposiVi nomaste.
Al seno mio,
Qui... qui confondi i tuoi palpiti a' miei
Vieni, prence. Ambidue siete miei figli:
Ambidue qui... Vi benedica il cielo!
Così vi strinsi ambi quel dì che sposi
Vi nomaste.
FRANCESCA.
Ah, quel dì!... fosti felice,O padre.
Ah, quel dì!... fosti felice,O padre.
Ah, quel dì!... fosti felice,
O padre.
LANCIOTTO.
E che? forse dir vuoi che il padreFelice, e te misera festi?
E che? forse dir vuoi che il padreFelice, e te misera festi?
E che? forse dir vuoi che il padre
Felice, e te misera festi?
FRANCESCA.
Io veroPresagio avea, che male avrei lo sposoMio rimertato con perenne pianto,E te lo dissi, o genitor: chiamataAlle nozze io non era. Il vel ti chiesi;Tu mi dicesti che felice il mioImen sol ti farebbe... io t'obbedii.
Io veroPresagio avea, che male avrei lo sposoMio rimertato con perenne pianto,E te lo dissi, o genitor: chiamataAlle nozze io non era. Il vel ti chiesi;Tu mi dicesti che felice il mioImen sol ti farebbe... io t'obbedii.
Io vero
Presagio avea, che male avrei lo sposo
Mio rimertato con perenne pianto,
E te lo dissi, o genitor: chiamata
Alle nozze io non era. Il vel ti chiesi;
Tu mi dicesti che felice il mio
Imen sol ti farebbe... io t'obbedii.
GUIDO.
Ingrata, il vel chieder potevi a un padreA cui viva restavi unica prole?Negar potevi a un genitor canutoD'avere un dì sulle ginocchia un figlioDella sua figlia?
Ingrata, il vel chieder potevi a un padreA cui viva restavi unica prole?Negar potevi a un genitor canutoD'avere un dì sulle ginocchia un figlioDella sua figlia?
Ingrata, il vel chieder potevi a un padre
A cui viva restavi unica prole?
Negar potevi a un genitor canuto
D'avere un dì sulle ginocchia un figlio
Della sua figlia?
FRANCESCA.
Non per me mi pento.Iddio m'ha posto un incredibil pesoD'angoscia sovra il core, e a sopportarloRassegnata son io. Gli anni miei tuttiDi lagrime incessanti abbeveratoAvrei del pari in solitaria cellaCome nel mondo. Ma di me dolenteNiuno avrei fatto!... liberi dal senoSariano usciti i miei gemiti a Dio,Onde guardasse con pietà la suaCreatura infelice, e la togliesseDa questa valle di dolor!... Non possoNè bramar pure di morir: te affliggo,O generoso sposo mio, vivendo:T'affliggerei più, s'io morissi.
Non per me mi pento.Iddio m'ha posto un incredibil pesoD'angoscia sovra il core, e a sopportarloRassegnata son io. Gli anni miei tuttiDi lagrime incessanti abbeveratoAvrei del pari in solitaria cellaCome nel mondo. Ma di me dolenteNiuno avrei fatto!... liberi dal senoSariano usciti i miei gemiti a Dio,Onde guardasse con pietà la suaCreatura infelice, e la togliesseDa questa valle di dolor!... Non possoNè bramar pure di morir: te affliggo,O generoso sposo mio, vivendo:T'affliggerei più, s'io morissi.
Non per me mi pento.
Iddio m'ha posto un incredibil peso
D'angoscia sovra il core, e a sopportarlo
Rassegnata son io. Gli anni miei tutti
Di lagrime incessanti abbeverato
Avrei del pari in solitaria cella
Come nel mondo. Ma di me dolente
Niuno avrei fatto!... liberi dal seno
Sariano usciti i miei gemiti a Dio,
Onde guardasse con pietà la sua
Creatura infelice, e la togliesse
Da questa valle di dolor!... Non posso
Nè bramar pure di morir: te affliggo,
O generoso sposo mio, vivendo:
T'affliggerei più, s'io morissi.
LANCIOTTO.
O piaE in un crudele! Affliggimi, cospargiDi velen tutte l'ore mie, ma vivi.
O piaE in un crudele! Affliggimi, cospargiDi velen tutte l'ore mie, ma vivi.
O pia
E in un crudele! Affliggimi, cospargi
Di velen tutte l'ore mie, ma vivi.
FRANCESCA.
Troppo tu m'ami. E temo ognor che in odioCangiar tu debba l'amor tuo... punirmi...Di colpa ch'io non ho... d'involontariaColpa almeno....
Troppo tu m'ami. E temo ognor che in odioCangiar tu debba l'amor tuo... punirmi...Di colpa ch'io non ho... d'involontariaColpa almeno....
Troppo tu m'ami. E temo ognor che in odio
Cangiar tu debba l'amor tuo... punirmi...
Di colpa ch'io non ho... d'involontaria
Colpa almeno....
LANCIOTTO.
Qual colpa?
Qual colpa?
Qual colpa?
FRANCESCA.
Io... debolmenteAmor t'esprimo...
Io... debolmenteAmor t'esprimo...
Io... debolmente
Amor t'esprimo...
LANCIOTTO.
E il senti? Ah, dirti cosaMai non volea ch'ora dal cor mi fugge!Vorresti, e amarmi, oh ciel! nol puoi...
E il senti? Ah, dirti cosaMai non volea ch'ora dal cor mi fugge!Vorresti, e amarmi, oh ciel! nol puoi...
E il senti? Ah, dirti cosa
Mai non volea ch'ora dal cor mi fugge!
Vorresti, e amarmi, oh ciel! nol puoi...
FRANCESCA.
Che pensi?
Che pensi?
Che pensi?
LANCIOTTO.
Rea non ti tengo... involontarii sonoSpesso gli affetti...
Rea non ti tengo... involontarii sonoSpesso gli affetti...
Rea non ti tengo... involontarii sono
Spesso gli affetti...
FRANCESCA.
Che?
Che?
Che?
LANCIOTTO.
Perdona. ReaIo non ti tengo, tel ridico, o donna:Ma il tuo dolor... sarebbe mai... di forteAlma in conflitto con biasmato... amore?
Perdona. ReaIo non ti tengo, tel ridico, o donna:Ma il tuo dolor... sarebbe mai... di forteAlma in conflitto con biasmato... amore?
Perdona. Rea
Io non ti tengo, tel ridico, o donna:
Ma il tuo dolor... sarebbe mai... di forte
Alma in conflitto con biasmato... amore?
FRANCESCA.
(Gettandosi nelle braccia di Guido.)Ah, padre, salva la mia fama. Digli,E giuramento abbine tu, che giorniIncolpabili io trassi al fianco tuo,E che al suo fianco io non credea che un'ombraPur di sospetto mai data gli avessi.
(Gettandosi nelle braccia di Guido.)Ah, padre, salva la mia fama. Digli,E giuramento abbine tu, che giorniIncolpabili io trassi al fianco tuo,E che al suo fianco io non credea che un'ombraPur di sospetto mai data gli avessi.
(Gettandosi nelle braccia di Guido.)
Ah, padre, salva la mia fama. Digli,
E giuramento abbine tu, che giorni
Incolpabili io trassi al fianco tuo,
E che al suo fianco io non credea che un'ombra
Pur di sospetto mai data gli avessi.
LANCIOTTO.
Perdona: amore è di sospetti fabbro.—Io fra me spesso ben dicea: Se pure,Fanciulla ancor, d'immacolato amoreSi fosse accesa, e or tacita serbasseIl sovvenir d'un mio rival, cui certoElla antepone il suo dover, qual drittoDi esacerbar la cruda piaga avrei,Indagando l'arcano? Eterno giacciaNel suo innocente cor, s'ella ha un arcano!Ma dirlo deggio? Il dubbio mio s'accrebbeUn dì che al fratel tuo lodi tessendo,Io m'accingeva a consolarti. InvasaDa trasporto invincibile, sclamasti:Dove, o segreto amico mio del cuore,Dove n'andasti? Perchè mai non torni,Sì che pria di morire io ti riveggia?
Perdona: amore è di sospetti fabbro.—Io fra me spesso ben dicea: Se pure,Fanciulla ancor, d'immacolato amoreSi fosse accesa, e or tacita serbasseIl sovvenir d'un mio rival, cui certoElla antepone il suo dover, qual drittoDi esacerbar la cruda piaga avrei,Indagando l'arcano? Eterno giacciaNel suo innocente cor, s'ella ha un arcano!Ma dirlo deggio? Il dubbio mio s'accrebbeUn dì che al fratel tuo lodi tessendo,Io m'accingeva a consolarti. InvasaDa trasporto invincibile, sclamasti:Dove, o segreto amico mio del cuore,Dove n'andasti? Perchè mai non torni,Sì che pria di morire io ti riveggia?
Perdona: amore è di sospetti fabbro.—
Io fra me spesso ben dicea: Se pure,
Fanciulla ancor, d'immacolato amore
Si fosse accesa, e or tacita serbasse
Il sovvenir d'un mio rival, cui certo
Ella antepone il suo dover, qual dritto
Di esacerbar la cruda piaga avrei,
Indagando l'arcano? Eterno giaccia
Nel suo innocente cor, s'ella ha un arcano!
Ma dirlo deggio? Il dubbio mio s'accrebbe
Un dì che al fratel tuo lodi tessendo,
Io m'accingeva a consolarti. Invasa
Da trasporto invincibile, sclamasti:
Dove, o segreto amico mio del cuore,
Dove n'andasti? Perchè mai non torni,
Sì che pria di morire io ti riveggia?
FRANCESCA.
Io dissi?
Io dissi?
Io dissi?
LANCIOTTO.
Nè a fratel volti que' dettiParean.
Nè a fratel volti que' dettiParean.
Nè a fratel volti que' detti
Parean.
FRANCESCA.
Fin nel delirio, agl'infeliciScrutar vuolsi il pensier? Sono infelici,Nè basta: infami anch'esser denno. OgnunoContro l'afflitto spirto lor congiura;Ognun... pietà di lor fingendo... gli odia;Non pietà no, la tomba chieggon... QuandoPiù sopportarmi non potrai, la tombaAprimi sì; discenderovvi io lieta:Lieta pur ch'io... da ogn'uom fugga!
Fin nel delirio, agl'infeliciScrutar vuolsi il pensier? Sono infelici,Nè basta: infami anch'esser denno. OgnunoContro l'afflitto spirto lor congiura;Ognun... pietà di lor fingendo... gli odia;Non pietà no, la tomba chieggon... QuandoPiù sopportarmi non potrai, la tombaAprimi sì; discenderovvi io lieta:Lieta pur ch'io... da ogn'uom fugga!
Fin nel delirio, agl'infelici
Scrutar vuolsi il pensier? Sono infelici,
Nè basta: infami anch'esser denno. Ognuno
Contro l'afflitto spirto lor congiura;
Ognun... pietà di lor fingendo... gli odia;
Non pietà no, la tomba chieggon... Quando
Più sopportarmi non potrai, la tomba
Aprimi sì; discenderovvi io lieta:
Lieta pur ch'io... da ogn'uom fugga!
GUIDO.
Vaneggi?Figlia...
Vaneggi?Figlia...
Vaneggi?
Figlia...
LANCIOTTO.
Quai su di me vibri tremendiSguardi! Che li fec'io?
Quai su di me vibri tremendiSguardi! Che li fec'io?
Quai su di me vibri tremendi
Sguardi! Che li fec'io?
FRANCESCA.
Di mie sciagureLa cagion non sei tu?... Perchè strapparmiDal suol che le materne ossa racchiude?Là calmato avria il tempo il dolor mio;Qui tutto il desta, e lo rinnova ognora...Passo non fo ch'io non rimembri...—Oh insana!Fuor di me son. Non creder, no...
Di mie sciagureLa cagion non sei tu?... Perchè strapparmiDal suol che le materne ossa racchiude?Là calmato avria il tempo il dolor mio;Qui tutto il desta, e lo rinnova ognora...Passo non fo ch'io non rimembri...—Oh insana!Fuor di me son. Non creder, no...
Di mie sciagure
La cagion non sei tu?... Perchè strapparmi
Dal suol che le materne ossa racchiude?
Là calmato avria il tempo il dolor mio;
Qui tutto il desta, e lo rinnova ognora...
Passo non fo ch'io non rimembri...—Oh insana!
Fuor di me son. Non creder, no...
LANCIOTTO.
... A Ravenna,Francesca, sì, col genitor n'andrai.
... A Ravenna,Francesca, sì, col genitor n'andrai.
... A Ravenna,
Francesca, sì, col genitor n'andrai.
GUIDO.
Prence, t'arresta.
Prence, t'arresta.
Prence, t'arresta.
LANCIOTTO.
Oh, a' dritti miei rinunzio.Dalla tua patria non verrò a ritorti:Chi orror t'ispira, ed è tuo sposo, e t'amaPur tanto, più non rivedrai... se forsePentita un giorno e a pietà mossa, al tuoMisero sposo non ritorni... E forse,Dall'angosce cangiato, ah, ravvisarmiPiù non saprai! Ben io, ben io nel coreLa tua presenza sentirò: al tuo senoVolerò perdonandoti.
Oh, a' dritti miei rinunzio.Dalla tua patria non verrò a ritorti:Chi orror t'ispira, ed è tuo sposo, e t'amaPur tanto, più non rivedrai... se forsePentita un giorno e a pietà mossa, al tuoMisero sposo non ritorni... E forse,Dall'angosce cangiato, ah, ravvisarmiPiù non saprai! Ben io, ben io nel coreLa tua presenza sentirò: al tuo senoVolerò perdonandoti.
Oh, a' dritti miei rinunzio.
Dalla tua patria non verrò a ritorti:
Chi orror t'ispira, ed è tuo sposo, e t'ama
Pur tanto, più non rivedrai... se forse
Pentita un giorno e a pietà mossa, al tuo
Misero sposo non ritorni... E forse,
Dall'angosce cangiato, ah, ravvisarmi
Più non saprai! Ben io, ben io nel core
La tua presenza sentirò: al tuo seno
Volerò perdonandoti.
FRANCESCA.
Lanciotto,Tu piangi?
Lanciotto,Tu piangi?
Lanciotto,
Tu piangi?
GUIDO.
Ah figlia!
Ah figlia!
Ah figlia!
FRANCESCA.
Padre mio! VedestiFiglia più rea, più ingrata moglie? iniquiDetti mi sfuggon nel dolor, ma il labbroSol li pronuncia.
Padre mio! VedestiFiglia più rea, più ingrata moglie? iniquiDetti mi sfuggon nel dolor, ma il labbroSol li pronuncia.
Padre mio! Vedesti
Figlia più rea, più ingrata moglie? iniqui
Detti mi sfuggon nel dolor, ma il labbro
Sol li pronuncia.
GUIDO.
Ah, di tuo padre i giorniNon accorciar, nè del marito vaneFar le virtù per cui degna e adorataConsorte il ciel gli concedea! Più lieveSarà la terra sovra il mio sepolcro,Se un dì, toccando, giurerai che lietoDi prole festi e del tuo amor lo sposo.
Ah, di tuo padre i giorniNon accorciar, nè del marito vaneFar le virtù per cui degna e adorataConsorte il ciel gli concedea! Più lieveSarà la terra sovra il mio sepolcro,Se un dì, toccando, giurerai che lietoDi prole festi e del tuo amor lo sposo.
Ah, di tuo padre i giorni
Non accorciar, nè del marito vane
Far le virtù per cui degna e adorata
Consorte il ciel gli concedea! Più lieve
Sarà la terra sovra il mio sepolcro,
Se un dì, toccando, giurerai che lieto
Di prole festi e del tuo amor lo sposo.
FRANCESCA.
Io accorcerei del padre mio la vita?No. Figlia e moglie esser vogl'io: men doniLo forza il ciel. Meco il pregate!
Io accorcerei del padre mio la vita?No. Figlia e moglie esser vogl'io: men doniLo forza il ciel. Meco il pregate!
Io accorcerei del padre mio la vita?
No. Figlia e moglie esser vogl'io: men doni
Lo forza il ciel. Meco il pregate!
GUIDO.
RendiA mia figlia la pace!
RendiA mia figlia la pace!
Rendi
A mia figlia la pace!
LANCIOTTO.
... Alla mia sposa!
... Alla mia sposa!
... Alla mia sposa!
Un Paggio e Detti.
PAGGIO.
L'ingresso chiede un cavalier.
L'ingresso chiede un cavalier.
L'ingresso chiede un cavalier.
FRANCESCA.
(A Guido.)Tu d'uopoHai di riposo: alle tue stanze, o padre,Vieni.(Parte con Guido.)
(A Guido.)Tu d'uopoHai di riposo: alle tue stanze, o padre,Vieni.(Parte con Guido.)
(A Guido.)
Tu d'uopo
Hai di riposo: alle tue stanze, o padre,
Vieni.(Parte con Guido.)
LANCIOTTO e il Paggio.
LANCIOTTO.
Il suo nome?
Il suo nome?
Il suo nome?
PAGGIO.
Il nome suo tacea:Supporlo io posso. Entrò negli atrii, e forteCommozïone l'agitò: con giojaGuardava l'armi de' tuoi avi appeseAlle pareti: di tuo padre l'astaE lo scudo conobbe.
Il nome suo tacea:Supporlo io posso. Entrò negli atrii, e forteCommozïone l'agitò: con giojaGuardava l'armi de' tuoi avi appeseAlle pareti: di tuo padre l'astaE lo scudo conobbe.
Il nome suo tacea:
Supporlo io posso. Entrò negli atrii, e forte
Commozïone l'agitò: con gioja
Guardava l'armi de' tuoi avi appese
Alle pareti: di tuo padre l'asta
E lo scudo conobbe.
LANCIOTTO.
Oh Paolo! Oh mioFratello!
Oh Paolo! Oh mioFratello!
Oh Paolo! Oh mio
Fratello!
PAGGIO.
Ecco a te viene.
Ecco a te viene.
Ecco a te viene.
PAOLO e LANCIOTTOsi corrono incontro e restano lungamente abbracciati.
LANCIOTTO.
Ah, tu sei desso,Fratel!
Ah, tu sei desso,Fratel!
Ah, tu sei desso,
Fratel!
PAOLO.
Lanciotto! mio fratello!—Oh sfogoDi dolcissime lacrime!
Lanciotto! mio fratello!—Oh sfogoDi dolcissime lacrime!
Lanciotto! mio fratello!—Oh sfogo
Di dolcissime lacrime!
LANCIOTTO.
L'amico,L'unico amico de' miei teneri anniDa te diviso, oh, come a lungo io stetti.
L'amico,L'unico amico de' miei teneri anniDa te diviso, oh, come a lungo io stetti.
L'amico,
L'unico amico de' miei teneri anni
Da te diviso, oh, come a lungo io stetti.
PAOLO.
Qui t'abbracciai l'ultima volta... TecoUn altr'uomo io abbracciava: ei pur piangea...Più rivederlo io non doveva?
Qui t'abbracciai l'ultima volta... TecoUn altr'uomo io abbracciava: ei pur piangea...Più rivederlo io non doveva?
Qui t'abbracciai l'ultima volta... Teco
Un altr'uomo io abbracciava: ei pur piangea...
Più rivederlo io non doveva?
LANCIOTTO.
Oh padre!
Oh padre!
Oh padre!
PAOLO.
Tu gli chiudesti i moribondi lumi.Nulla ti disse del suo Paolo?
Tu gli chiudesti i moribondi lumi.Nulla ti disse del suo Paolo?
Tu gli chiudesti i moribondi lumi.
Nulla ti disse del suo Paolo?
LANCIOTTO.
Il suoFigliuol lontano egli moria chiamando.
Il suoFigliuol lontano egli moria chiamando.
Il suo
Figliuol lontano egli moria chiamando.
PAOLO.
Me benedisse?—Egli dal ciel ci guarda,Ci vede uniti e ne gioisce. UnitiSempre saremo d'ora innanzi. StancoSon d'ogni vana ombra di gloria. Ho sparsoDi Bizanzio pel trono il sangue mio,Debellando città ch'io non odiava,E fama ebbi di grande, e d'onor colmoFui dal clemente imperador: dispettoIn me facean gli universali applausi.Per chi di stragi si macchiò il mio brando?Per lo straniero. E non ho patria forseCui sacro sia de' cittadini il sangue?Per te, per te, che cittadini hai prodi,Italia mia, combatterò; se oltraggioTi moverà la invidia. E il più gentileTerren non sei di quanti scalda il sole?D'ogni bell'arte non sei madre, o Italia?Polve d'eroi non è la polve tua?Agli avi miei tu valor desti e seggio,E tutto quanto ho di più caro alberghi!
Me benedisse?—Egli dal ciel ci guarda,Ci vede uniti e ne gioisce. UnitiSempre saremo d'ora innanzi. StancoSon d'ogni vana ombra di gloria. Ho sparsoDi Bizanzio pel trono il sangue mio,Debellando città ch'io non odiava,E fama ebbi di grande, e d'onor colmoFui dal clemente imperador: dispettoIn me facean gli universali applausi.Per chi di stragi si macchiò il mio brando?Per lo straniero. E non ho patria forseCui sacro sia de' cittadini il sangue?Per te, per te, che cittadini hai prodi,Italia mia, combatterò; se oltraggioTi moverà la invidia. E il più gentileTerren non sei di quanti scalda il sole?D'ogni bell'arte non sei madre, o Italia?Polve d'eroi non è la polve tua?Agli avi miei tu valor desti e seggio,E tutto quanto ho di più caro alberghi!
Me benedisse?—Egli dal ciel ci guarda,
Ci vede uniti e ne gioisce. Uniti
Sempre saremo d'ora innanzi. Stanco
Son d'ogni vana ombra di gloria. Ho sparso
Di Bizanzio pel trono il sangue mio,
Debellando città ch'io non odiava,
E fama ebbi di grande, e d'onor colmo
Fui dal clemente imperador: dispetto
In me facean gli universali applausi.
Per chi di stragi si macchiò il mio brando?
Per lo straniero. E non ho patria forse
Cui sacro sia de' cittadini il sangue?
Per te, per te, che cittadini hai prodi,
Italia mia, combatterò; se oltraggio
Ti moverà la invidia. E il più gentile
Terren non sei di quanti scalda il sole?
D'ogni bell'arte non sei madre, o Italia?
Polve d'eroi non è la polve tua?
Agli avi miei tu valor desti e seggio,
E tutto quanto ho di più caro alberghi!
LANCIOTTO.
Vederti, udirti, e non amarti... umanaCosa non è.—Sien grazie al cielo, odiartiElla, no, non potrà.
Vederti, udirti, e non amarti... umanaCosa non è.—Sien grazie al cielo, odiartiElla, no, non potrà.
Vederti, udirti, e non amarti... umana
Cosa non è.—Sien grazie al cielo, odiarti
Ella, no, non potrà.
PAOLO.
Chi?
Chi?
Chi?
LANCIOTTO.
Tu non sai:Manca alla mia felicità qui un altroTenero pegno.
Tu non sai:Manca alla mia felicità qui un altroTenero pegno.
Tu non sai:
Manca alla mia felicità qui un altro
Tenero pegno.
PAOLO.
Ami tu forse?
Ami tu forse?
Ami tu forse?
LANCIOTTO.
Oh se amo!La più angelica donna amo... e la donnaPiù sventurata.
Oh se amo!La più angelica donna amo... e la donnaPiù sventurata.
Oh se amo!
La più angelica donna amo... e la donna
Più sventurata.
PAOLO.
Io pur amo; a vicendaLe nostre pene confidiamci.
Io pur amo; a vicendaLe nostre pene confidiamci.
Io pur amo; a vicenda
Le nostre pene confidiamci.
LANCIOTTO.
Il padrePria di morire un imeneo m'impose,Onde stabile a noi pace venisse.Il comando eseguii.
Il padrePria di morire un imeneo m'impose,Onde stabile a noi pace venisse.Il comando eseguii.
Il padre
Pria di morire un imeneo m'impose,
Onde stabile a noi pace venisse.
Il comando eseguii.
PAOLO.
Sposa t'è dunqueLa donna tua? nè lieto sei? Chi è dessa?Non t'ama?
Sposa t'è dunqueLa donna tua? nè lieto sei? Chi è dessa?Non t'ama?
Sposa t'è dunque
La donna tua? nè lieto sei? Chi è dessa?
Non t'ama?
LANCIOTTO.
Ingiusto accusator, non possoDir che non m'ami. Ella così te amasse!Ma tu un fratello le uccidesti in guerra,Orror le fai, vederti niega.
Ingiusto accusator, non possoDir che non m'ami. Ella così te amasse!Ma tu un fratello le uccidesti in guerra,Orror le fai, vederti niega.
Ingiusto accusator, non posso
Dir che non m'ami. Ella così te amasse!
Ma tu un fratello le uccidesti in guerra,
Orror le fai, vederti niega.
PAOLO.
Parla,Chi è dessa? chi?
Parla,Chi è dessa? chi?
Parla,
Chi è dessa? chi?
LANCIOTTO.
Tu la vedesti alloraChe alla corte di Guido...
Tu la vedesti alloraChe alla corte di Guido...
Tu la vedesti allora
Che alla corte di Guido...
PAOLO.
Essa...(Reprimendo la sua orribile agitazione.)
Essa...(Reprimendo la sua orribile agitazione.)
Essa...
(Reprimendo la sua orribile agitazione.)
LANCIOTTO.
La figliaDi Guido.
La figliaDi Guido.
La figlia
Di Guido.
PAOLO.
E t'ama! Ed è tua sposa?—È vero;Un fratello... le uccisi...
E t'ama! Ed è tua sposa?—È vero;Un fratello... le uccisi...
E t'ama! Ed è tua sposa?—È vero;
Un fratello... le uccisi...
LANCIOTTO.
Ed incessanteDuolo ne serba. Poichè udì che in patriaTu ritornavi, desolata abborreQuesto tetto.
Ed incessanteDuolo ne serba. Poichè udì che in patriaTu ritornavi, desolata abborreQuesto tetto.
Ed incessante
Duolo ne serba. Poichè udì che in patria
Tu ritornavi, desolata abborre
Questo tetto.
PAOLO.
(Reprimendosi sempre.)
Vedermi, anco vedermiNiega?—Felice io mi credeva accantoAl mio fratel.—Ripartirò... in eternoVivrò lontano dal mio patrio tetto.
Vedermi, anco vedermiNiega?—Felice io mi credeva accantoAl mio fratel.—Ripartirò... in eternoVivrò lontano dal mio patrio tetto.
Vedermi, anco vedermi
Niega?—Felice io mi credeva accanto
Al mio fratel.—Ripartirò... in eterno
Vivrò lontano dal mio patrio tetto.
LANCIOTTO.
Fausto ad ambi ugualmente il patrio tettoSarà. Non fia che tu mi lasci.
Fausto ad ambi ugualmente il patrio tettoSarà. Non fia che tu mi lasci.
Fausto ad ambi ugualmente il patrio tetto
Sarà. Non fia che tu mi lasci.
PAOLO.
In paceVivi; a una sposa l'uom tutto pospone.Amala...—Ah, prendi questo brando, il tuoMi dona! rimembranza abbilo eternaDel tuo Paolo.(Eseguisce con dolce violenza questo cambio.)
In paceVivi; a una sposa l'uom tutto pospone.Amala...—Ah, prendi questo brando, il tuoMi dona! rimembranza abbilo eternaDel tuo Paolo.(Eseguisce con dolce violenza questo cambio.)
In pace
Vivi; a una sposa l'uom tutto pospone.
Amala...—Ah, prendi questo brando, il tuo
Mi dona! rimembranza abbilo eterna
Del tuo Paolo.
(Eseguisce con dolce violenza questo cambio.)
LANCIOTTO.
Fratel...
Fratel...
Fratel...
PAOLO.
Se un giorno maiCi rivedrem, s'io pur vivrò... più freddoBatterà allora il nostro cuor... il tempoChe tutto estingue, estinto avrà... in FrancescaL'odio... e fratel mi chiamerà.
Se un giorno maiCi rivedrem, s'io pur vivrò... più freddoBatterà allora il nostro cuor... il tempoChe tutto estingue, estinto avrà... in FrancescaL'odio... e fratel mi chiamerà.
Se un giorno mai
Ci rivedrem, s'io pur vivrò... più freddo
Batterà allora il nostro cuor... il tempo
Che tutto estingue, estinto avrà... in Francesca
L'odio... e fratel mi chiamerà.
LANCIOTTO.
Tu piangi.
Tu piangi.
Tu piangi.
PAOLO.
Io pure amai! Fanciulla unica al mondoEra quella al mio sguardo.... ah, non m'odiava,No; non m'odiava.
Io pure amai! Fanciulla unica al mondoEra quella al mio sguardo.... ah, non m'odiava,No; non m'odiava.
Io pure amai! Fanciulla unica al mondo
Era quella al mio sguardo.... ah, non m'odiava,
No; non m'odiava.
LANCIOTTO.
E la perdesti?
E la perdesti?
E la perdesti?
PAOLO.
Il cieloMe l'ha rapita!
Il cieloMe l'ha rapita!
Il cielo
Me l'ha rapita!
LANCIOTTO.
D'un fratel l'amoreTi sia conforto. Alla tua vista, a' modiTuoi generosi placherassi il coreDi Francesca medesma... Or vieni...
D'un fratel l'amoreTi sia conforto. Alla tua vista, a' modiTuoi generosi placherassi il coreDi Francesca medesma... Or vieni...
D'un fratel l'amore
Ti sia conforto. Alla tua vista, a' modi
Tuoi generosi placherassi il core
Di Francesca medesma... Or vieni...
PAOLO.
Dove?...A lei dinanzi... non fia mai ch'io venga!
Dove?...A lei dinanzi... non fia mai ch'io venga!
Dove?...
A lei dinanzi... non fia mai ch'io venga!
GUIDO e FRANCESCA.
FRANCESCA.
Qui... più libera è l'aura.
Qui... più libera è l'aura.
Qui... più libera è l'aura.
GUIDO.
Ove t'aggiriDubitando così?
Ove t'aggiriDubitando così?
Ove t'aggiri
Dubitando così?
FRANCESCA.
Non ti pareaLa voce udir... di... Paolo?
Non ti pareaLa voce udir... di... Paolo?
Non ti parea
La voce udir... di... Paolo?
GUIDO.
TimoreOr di vederlo non ti prenda. InnanziNon ti verrà, se tu nol brami.
TimoreOr di vederlo non ti prenda. InnanziNon ti verrà, se tu nol brami.
Timore
Or di vederlo non ti prenda. Innanzi
Non ti verrà, se tu nol brami.
FRANCESCA.
AlcunoGli disse ch'io... l'abborro? glien duol forse?
AlcunoGli disse ch'io... l'abborro? glien duol forse?
Alcuno
Gli disse ch'io... l'abborro? glien duol forse?
GUIDO.
Assai glien duol. Volea partir; LanciottoNe lo trattenne.
Assai glien duol. Volea partir; LanciottoNe lo trattenne.
Assai glien duol. Volea partir; Lanciotto
Ne lo trattenne.
FRANCESCA.
Egli partir volea?
Egli partir volea?
Egli partir volea?
GUIDO.
Or più quieto hai lo spirto. Oggi LanciottoSpera che del fratel suo la presenzaTu sosterrai.
Or più quieto hai lo spirto. Oggi LanciottoSpera che del fratel suo la presenzaTu sosterrai.
Or più quieto hai lo spirto. Oggi Lanciotto
Spera che del fratel suo la presenza
Tu sosterrai.
FRANCESCA.
Padre, mio padre! Ah, senti...Questo arrivo... deh, senti, come fortiPalpiti desta nel mio sen!—DesertaRimini mi parea; muta, funebreMi parea questa casa; ora... Deh, padre,Mai non lasciarmi, deh, mai più! Sol tecoGiubilar oso e piangere; nemicoTu non mi sei... Pietà di me tu avresti,Se...
Padre, mio padre! Ah, senti...Questo arrivo... deh, senti, come fortiPalpiti desta nel mio sen!—DesertaRimini mi parea; muta, funebreMi parea questa casa; ora... Deh, padre,Mai non lasciarmi, deh, mai più! Sol tecoGiubilar oso e piangere; nemicoTu non mi sei... Pietà di me tu avresti,Se...
Padre, mio padre! Ah, senti...
Questo arrivo... deh, senti, come forti
Palpiti desta nel mio sen!—Deserta
Rimini mi parea; muta, funebre
Mi parea questa casa; ora... Deh, padre,
Mai non lasciarmi, deh, mai più! Sol teco
Giubilar oso e piangere; nemico
Tu non mi sei... Pietà di me tu avresti,
Se...
GUIDO.
Che?
Che?
Che?
FRANCESCA.
Se tu sapessi...—Oh, quanto amaroM'è il vivere solinga! Ah, tu pietosoConsolator mi sei!... Fuorchè te, o padre,Non evvi alcun dinanzi a cui non tremi,Dinanzi a cui tutti del core i motiIo non debba reprimere... NascostoNon tengo il cor; facil s'allegra e piange:E mostrar mai nè l'allegria nè il piantoLecito m'è. Tradirmi posso; guai,Guai se con altri un detto mi sfuggisse!...Tu... più benigno guarderesti i maliDella tua figlia... E se in periglio fosse...Ne la trarresti con benigna mano.
Se tu sapessi...—Oh, quanto amaroM'è il vivere solinga! Ah, tu pietosoConsolator mi sei!... Fuorchè te, o padre,Non evvi alcun dinanzi a cui non tremi,Dinanzi a cui tutti del core i motiIo non debba reprimere... NascostoNon tengo il cor; facil s'allegra e piange:E mostrar mai nè l'allegria nè il piantoLecito m'è. Tradirmi posso; guai,Guai se con altri un detto mi sfuggisse!...Tu... più benigno guarderesti i maliDella tua figlia... E se in periglio fosse...Ne la trarresti con benigna mano.
Se tu sapessi...—Oh, quanto amaro
M'è il vivere solinga! Ah, tu pietoso
Consolator mi sei!... Fuorchè te, o padre,
Non evvi alcun dinanzi a cui non tremi,
Dinanzi a cui tutti del core i moti
Io non debba reprimere... Nascosto
Non tengo il cor; facil s'allegra e piange:
E mostrar mai nè l'allegria nè il pianto
Lecito m'è. Tradirmi posso; guai,
Guai se con altri un detto mi sfuggisse!...
Tu... più benigno guarderesti i mali
Della tua figlia... E se in periglio fosse...
Ne la trarresti con benigna mano.
GUIDO.
No, il cor nascosto tu non tieni... I tuoiPensier segreti... più non son segreti,Quando col tuo tenero padre stai.
No, il cor nascosto tu non tieni... I tuoiPensier segreti... più non son segreti,Quando col tuo tenero padre stai.
No, il cor nascosto tu non tieni... I tuoi
Pensier segreti... più non son segreti,
Quando col tuo tenero padre stai.
FRANCESCA.