Capitolo Duodecimo.1890 — Tunisi e Tripoli.Il licenziamento del principe di Bismarck: i rescritti imperiali per la protezione degli operai; spiegazioni dell'imperatore Guglielmo; Crispi e Bismarck. — La progettata annessione alla Francia della Tunisia; l'opposizione di Crispi; l'appoggio delle grandi Potenze; corrispondenza Crispi-Salisbury. — Tripoli per Tunisi. — Le fortificazioni di Biserta. — In previsione dell'occupazione italiana della Tripolitania.La sera del 20 marzo il supplemento delloStaats-Anzeigerpubblicava due ordinanze del Gabinetto imperiale secondo le quali il principe di Bismarck era, a sua domanda, esonerato dalle funzioni di Cancelliere dell'Impero germanico, di Presidente del Ministero prussiano e di ministro degli Affari esteri; e il generale di Caprivi, comandante il X Corpo d'Armata, era nominato Cancelliere e Presidente del Ministero; al conte Erberto di Bismarck si affidava provvisoriamente l'incarico della direzione degli Affari esteri.Il conte di Launay scriveva privatamente a Crispi che il ritiro dell'uomo di Stato eminente che aveva potuto rendere al suo paese servigi inestimabili, era il risultato fatale dell'antagonismo tra due potenze: una alla sua aurora, l'altra al tramonto; questa abituata a non tollerare ostacoli e a spezzare ogni resistenza, — quella giovine e risoluta a occupare il posto che le apparteneva di diritto, a rappresentare una parte preponderante e ad agire secondo la propria volontà. “Il suo regno — scriveva il di Launay — si disegna sempre più nettamente, ed è rappresentatoda un Principe che ha un'anima elevata e virile, che dimostra un sentimento vivissimo della responsabilità, uno zelo ardente nel disimpegno dei suoi doveri, e intenzioni rette. Egli merita certamente che il successo risponda ai suoi nobili sforzi.„Intorno alle circostanze determinanti dell'avvenimento che suscitò dovunque una grande sorpresa, l'on. Crispi ricevette le seguenti informazioni:Il punto di partenza del dissenso tra l'Imperatore e il principe di Bismarck è stato il rescritto imperiale del 4 febbraio per la protezione degli operai. Dopo di allora sopravvennero vari incidenti, i quali hanno condotto avanti ieri (16 marzo) ad una spiegazione tra Sua Maestà e il Principe. Questi aveva ricevuto la visita del signor Windthorst, capo della frazione del Centro. Tra i membri di questa frazione ve ne sono certamente parecchi che cercano di conciliare gli interessi della religione cattolica con quelli dell'Impero; ma non è meno vero che in cotesta categoria non si potrebbe annoverare il signor Windthorst, il quale, sotto il mantello della religione, tende a scalzare le fondamenta dell'Impero. Il giornale officioso, laNorddeutsche Allgemeine Zeitung, nello scopo di ottenere una maggioranza governativa al Reichstag, manovrava di già nel senso di ravvicinare al Centro il partito dei conservatori, sulla base del principio di autorità che entrambi rappresentano. D'altronde, l'alleanza tra i due partiti era insinuata chiaramente in un articolo dello stesso giornale, il quale dimostrava che, riuniti, i conservatori e gli ultramontani disporrebbero realmente della maggioranza, e che una intesa tra essi è possibile su un certo numero di questioni.L'Imperatore rimproverava al Cancelliere di non aver rifiutato la visita del signor Windthorst.Sua Maestà ha inoltre chiesto al Principe di ritirare un'ordinanza, in forza della quale i Ministri e i Segretari di Stato non possono presentarsi all'udienza dell'Imperatore senza il permesso del Cancelliere. Il Principe ha rifiutato il suo consenso.Il Sovrano desiderava poi, contro il parere di Sua Altezza, di ridurre allo stretto necessario ì nuovi crediti militari da chiedere al Parlamento, i quali dovrannoservire ad aumentare l'artiglieria di 74 batterie. Il Reichstag attuale respingerebbe la legge progettata, e ne sorgerebbe un conflitto che Sua Maestà vuole evitare. I Capi dei Corpi d'armata sono convocati a Berlino per pronunziarsi sull'estremo limite della riduzione.Infine, Sua Maestà si lagnava che lo si informasse incompletamente intorno agli affari esteri.Il principe di Bismarck tradì con dei gesti l'impetuosità del suo carattere, e dopo cotesto sfogo di cattivo umore, i suoi occhi s'inumidirono. L'Imperatore conservò la più grande calma durante il penoso colloquio, e separandosi dal suo primo ministro gli disse che aspettava di conoscere il risultato delle sue riflessioni.Ieri però il generale de Hancke, capo dell'ufficio militare, si recava dal Cancelliere per annunziargli che era atteso al Castello per regolare con Sua Maestà i particolari relativi al suo ritiro. Il principe di Bismarck ha rifiutato di arrendersi a cotesta chiamata ed ha mandato oggi all'Imperatore una Memoria giustificativa.Il Segretario di Stato chiederà di essere anch'egli dispensato dal servizio quando la notizia delle dimissioni di suo padre sarà data ufficialmente. Il conte di Bismarck agisce sotto l'impulso di un nobile sentimento, poichè non esiste tra Sua Maestà e lui nessun motivo di dissenso circa la direzione della politica estera.In fondo, la ragione vera della discordia fra l'Imperatore e il Principe sta nell'incompatibilità dei loro caratteri. Il Principe è autoritario, non soffre la minima contraddizione, non sa piegarsi alle transazioni. L'Imperatore, sebbene renda piena giustizia al Principe per gli eminenti servizi resi durante più di un quarto di secolo alla monarchia, alla Prussia e alla Germania, è risoluto a prendere sotto la sua alta direzione la politica interna, come la politica estera, mentre il Cancelliere voleva tenere nelle sue mani le redini del Governo, come le aveva tenute negli ultimi anni del regno dell'imperatore Guglielmo I.Non si sa ancora nulla circa il successore. Persone bene informate assicurano che l'Imperatore da un mese avrebbe fatta la sua scelta. Comunque sia, niente sarà cambiato nella politica estera. L'Imperatore resta fedele alla triplice alleanza.Le notizie che precedono mi sono state fornite conraccomandazione di comunicarle personalmente a V. E. Le parole così graziose all'indirizzo di V. E., che sono oggi state dette dal Cancelliere al senatore Boccardo, possono essere considerate come un addio a chi, come Lei, ha saputo meritare l'amicizia e la stima di Sua Altezza.»I rescritti imperiali del 4 febbraio sul miglioramento delle condizioni degli operai, non erano stati accolti dal principe di Bismarck senza obiezioni. Pur apprezzando il sentimento umanitario del suo Sovrano, il Gran Cancelliere si preoccupava dell'insuccesso cui questi si esponeva, delle speranze difficilmente realizzabili che faceva nascere e della ripercussione che l'iniziativa imperiale avrebbe avuto sulla situazione dei partiti. Egli temeva altresì che nelle elezioni allora prossime per il Reichstag, molti elettori fossero indotti a votare per candidati, i quali sotto la bandiera delle aspirazioni bandite dall'alto dissimulassero i loro principii socialisti e anarchici. Il Principe credeva che si fosse fatto abbastanza pel momento, nel senso di un “socialismo di Stato„, con le leggi relative agli accidenti sul lavoro, alle casse di risparmio, all'invalidità degli operai, e che lo Stato dovesse limitarsi a proteggere la libertà del lavoro, senza intervenire nelle contese tra i padroni e i lavoratori, reprimendo rigorosamente i disordini.Dopo l'annunzio della crisi, il conte de Launay scriveva confidenzialmente, in data 23 marzo, all'on. Crispi:Sono informato che sin dal 19 corrente le ambasciate della Germania a Roma, Vienna, Londra e i rappresentanti della Prussia a Dresda e a Monaco, sono stati avvertiti che i mutamenti che stavano per effettuarsi a Berlino non alteravano in nulla i rapporti internazionali dell'Impero.Oggi, alla festa degli Ordini, mi son trovato a fianco del nuovo Cancelliere, il quale mi ha parlato nello stesso senso. Egli ha sin da principio accolto a malincuore l'offerta del suo Sovrano. La sua ambizione era di continuare a servire attivamente nell'esercito e di morire, occorrendo, su di un campo di battaglia, anzichè consumare le sue forze su di un terreno nel quale ha lo svantaggio di succedere all'uomo di genio che per tanti anniha rappresentato una parte immensa in Europa. Egli si è rassegnato quando l'Imperatore ha fatto appello alla sua devozione: come militare, il coraggio e l'obbedienza sono per lui virtù professionali. Ma mi ha assicurato che nelle relazioni estere seguirà le orme del suo predecessore. Gli ho detto che speravo mantenere con lui rapporti di mutua confidenza nell'interesse dei nostri due paesi e che avrei fatto tutto il possibile per riuscirvi. Il generale di Caprivi mi ha risposto che il principe di Bismarck, passando in rivista il corpo diplomatico, aveva indicato l'ambasciatore d'Italia nel numero dei diplomatici ai quali poteva accordare piena confidenza. Ho fatto allusione a qualche racconto della stampa tedesca che attribuisce alla sua famiglia origine italiana; onde i nostri giornali avevano rilevato questo fatto come un augurio di più per la continuazione degli eccellenti rapporti fra l'Italia e la Germania. Il generale ha contestato il fatto, i suoi antenati avendo emigrato dal Friuli austriaco in Germania; la parentela con i Montecuccoli non era provata. «Ciò non impedisce, ha soggiunto, che io ami gli italiani, e che vi proponga di bere con me alla loro salute». Dal mio canto ho brindato alla salute dei tedeschi.Dopo il pranzo, l'Imperatore mi ha preso in disparte. Egli teneva che io dessi a S. M. il Re e a Vostra Eccellenza qualche dettaglio sulla crisi avvenuta qui. Dopo il suo ritorno da Friedrichsruh, il principe di Bismarck era irriconoscibile; si notava in lui una grande sovreccitazione. Secondo l'opinione del medico, se cotesto stato si fosse prolungato, avrebbe dato luogo ad un attacco nervoso. Era un uomo finito per indebolimento di forze. «Il mio cuore, ha detto l'Imperatore, ha sofferto profondamente per la necessità di porre alla riserva un antico e illustre servitore della Corona». Sua Maestà esprimeva la speranza che in avvenire i consigli, l'energia, la fedeltà del Principe non sarebbero, occorrendo, mancati all'Impero. All'estero si ricorderà la politica di pace così saviamente seguita dal principe di Bismarck «e che io stesso sono risoluto a continuare con tutte le forze della mia volontà. Io resto fedele alla triplice alleanza». Senza essa, l'Europa avrebbe già sofferto per sanguinosi conflitti. «Ho notizie rassicuranti da Pietroburgo. L'imperatore Alessandro è animato dalle migliori disposizioni, eper ottenere che egli non se ne allontani, gli farò visita entro l'anno, nell'epoca delle grandi manovre a Tsarkoe-Zelo».Ho detto a Sua Maestà che nella mia corrispondenza avevo già avvertito che nessuna modificazione sarebbe stata apportata al programma pacifico del Gabinetto di Berlino e che questo si manteneva incrollabile per il mantenimento della triplice alleanza, la quale è una solida base della pace. Ho soggiunto che mi sarei affrettato a trasmettere a Roma le nuove dichiarazioni provenienti da chi tiene con mano ferma le redini dello Stato.L'Imperatore ha soggiunto: «Voi sapete che l'ambasciatore d'Italia è persona gratissima e che gode della nostra intiera confidenza».Ho detto ancora a Sua Maestà che io avevo avuto cura di negare qualunque speranza di riuscita agli intransigenti ultramontani che credono si avvicini il momento di ritornare ai loro sogni di restaurazione del potere temporale. Sua Maestà non ha esitato a dichiarare che certamente tali sogni non saranno da essa favoriti. «Io son troppo buon protestante per prestarmi a tali vedute. D'altronde, sento un sincero attaccamento per il vostro Re e per l'Italia».Mi risulta che l'Imperatore ha detto anche al mio collega di Austria che nulla sarebbe stato mutato nel suo programma di politica estera.Sua Maestà si è pure mostrata soddisfatta dei lavori della Conferenza per la protezione degli operai. Essa spera che dalle deliberazioni della medesima verrà qualche buon risultato, non fosse altro una base per Conferenze ulteriori.Il conte Erberto di Bismarck, malgrado tutti gli sforzi del Sovrano per conservarlo nelle sue attuali funzioni, persiste a volersi ritirare. In ogni caso prenderà un lungo congedo. Avrà l'interim degli Affari esteri il conte di Hatzfeldt, ambasciatore a Londra.Dopo pochi giorni le dimissioni del conte di Bismarck furono accettate, e al suo posto fu nominato il barone di Marschall, ministro del Granducato di Baden presso la Corte imperiale e membro del Consiglio federale.L'on. Crispi fu sinceramente afflitto pel ritiro del principe di Bismarck dalla direzione della politica germanica, sia per l'amicizia che a lui lo legava, sia per l'appoggio illimitato e decisivo che ne aveva avuto in ogni circostanza. Il 21 marzo appena apprese la pubblicazione ufficiale delloStaats-Anzeiger, inviò il suo saluto al Principe, che rispose immediatamente. Ecco i due telegrammi:Rome, 21/3/1890.Son Altesse le Prince de Bismarck,Berlin.Bien que Votre Altesse, en se retirant des hautes fonctions où la confiance de trois Empereurs l'avait placée et conservée, laisse à l'Allemagne le précieux héritage de la politique de paix à laquelle vous vous étiez si complètement dédié, je n'en éprouve pas moins les plus profonds regrets de votre détermination, regrets qui me sont inspirés autant par l'amitié qui m'unit à Votre Altesse, que par la confiance sans bornes que j'avais en Elle. Cette amitié et cette confiance, ne sauraient diminuer. Votre Altesse doit en être convaincue. Elle pourra toujours compter sur mon dévouement le plus sincère et le plus cordial.Crispi.Berlin, 22 mars 1890.Je remercie Votre Excellence de tout mon cœur des paroles affectueuses qu'Elle vient de m'adresser. Elles sont un nouveau témoignage des sentiments de confiance et d'affection dont je m'honore et que je vous rends du fond de mon âme. J'ai été heureux de me trouver placé en présence d'un homme d'Etat comme Votre Excellence lorsqu'il s'est agi de traiter les affaires des nos deux pays, et je vous prie de continuer avec mon successeur les relations de confiance qu'ont si bien servi les intérêts des deux pays. Je garderai toujours le souvenir de nos relations politiques et je vous prie de me conserver l'amitié personnelle qui restera inaltérable résultat de notre travail au service de la patrie.De Bismarck.Ricorrendo il 1.º aprile il genetliaco del Principe, l'on. Crispi, che negli anni precedenti gli aveva mandato i suoi augurii, non mancò di rinnovarglieli. E il suo telegramma fu ricambiato da una lettera la quale è un'altra prova della cordialità dei sentimenti che legavano il Bismarck al suo ex-collega.1 avril 1890.A S. A. le Prince de Bismarck,Veuillez agréer, mon Prince, les vœux très sincères et très chaleureux que je forme pour V. A. en ce jour anniversaire de sa naissance. Vous avez emporté avec vous, dans les calmes solitudes qui vous sont chères, la conscience d'une grande tâche glorieusement remplie, d'une vie laborieuse, consacrée toute entière au service d'une grande dynastie et d'un grand peuple. C'est un beau sort que le vôtre. Que Dieu vous accorde d'en jouir pour de longues années en vous conservant à votre souverain et a votre pays, qui peuvent toujours compter sur les conseils de votre génie et de votre expérience, à l'amour de votre famille, à l'affection immuable de ceux qui vous sont dévoués.Crispi.Friedrichsruh, le 21 avril 1890.Mon cher Ministre,Les bons vœux que Vous m'avez adressés pour l'anniversaire de ma naissance m'ont vivement touché et je Vous prie d'agréer l'expression de ma sincère reconnaissance.L'endroit dont je date ces lignes ne m'est cher pas seulement par le calme de ses forêts, mais surtout par le souvenir si agréable des visites, dont Vous avez bien voulu m'y honorer. A mon regret nos excellentes relations officielles ont été interrompues, mais je suis sûr que Votre Excellence me conservera toujours l'amitié personnelle qui nous lie et je serai heureux de Vous serrer la main où que ce soit.Veuillez croire, cher ami, à mes sentiments de très-sincère dévouement; ma femme et mon fils se rappellent à Votre souvenir affectueux.Von Bismarck.Autografo riprodotto fotograficamente: lettera di Bismarck a Crispi.Immagine ingrandita.Autografo riprodotto fotograficamente: lettera di Bismarck a Crispi.Autografo riprodotto fotograficamente: lettera di Bismarck a Crispi.Immagine ingrandita.Autografo riprodotto fotograficamente: lettera di Bismarck a Crispi.Autografo riprodotto fotograficamente: lettera di Bismarck a Crispi.Autografo riprodotto fotograficamente: lettera di Bismarck a Crispi.Durante il suo governo, l'on. Crispi non trascurò la difesa di alcun interesse italiano all'estero: rappresentanze diplomatiche e consolari, scuole, missioni, agenzie commerciali, stazioni navali, — ogni organo d'influenza, insomma, fu da lui attentamente curato o istituito. E le colonie nostre, anche le più remote, si sentirono vicine alla madre-patria, e sotto la vigile sua scorta custodirono con orgoglio i vincoli nazionali.Ma furono gl'interessi dell'Italia nel Mediterraneo quelli che ebbero le maggiori diligenze di Crispi, una predilezione fiera, gelosa, appassionata. Certo, egli non pensò che gli avvenimenti potessero retrocedere: dall'Egitto eravamo esclusi definitivamente, e la Tunisia era perduta in gran parte. Vide, tuttavia, che una politica accorta e ferma avrebbe potuto impedire che la situazione dell'Italia nel suo mare peggiorasse, e forse trovare qualche compenso ai danni subiti.La Francia, imponendo il suo protettorato al Bey di Tunisi, si era impegnata a rispettare le Capitolazioni e i diritti acquisiti dagli altri Stati, e a non fare in Tunisia fortificazioni che potessero costituire una base militare. Era naturale che col tempo quegli impegni divenissero una servitù gravosa, e che, modificandosi a poco a poco lo stato d'animo col quale i francesi si erano avventurati nell'impresa tunisina, essi cercassero di rendere assoluto e definitivo il loro dominio. Due Stati avevano interesse a contrastare questo proponimento, l'Inghilterra e l'Italia.La politica italiana tenne sempre in gran pregio l'amicizia britannica perchè essa rappresentava per l'Italia una garenzia dellostatu-quonel Mediterraneo. Ma in verità, gli sforzi da noi fatti per conservarla e per renderla intima, sono spesso stati inani per la divergenza degl'interessi anglo-italiani. In teoria, l'Inghilterra doveva preferire che l'Italia, pacifica e sincera sua amica, avesse il predominio o almeno una forte posizione nel Mediterraneo; in pratica, l'Inghilterra avendo interessi molteplici nel vasto mondo e dovendo qua e là fare i conti con la potenza francese, ha dovuto transigere talvolta e dare alla Francia i compensi che questa esigeva, nel Mediterraneo appunto.Nella questione di Tunisi abbiamo veduto[35]come l'Inghilterra si fosse compromessa nel 1878, e si spiega perfettamente la successivasua politica ambigua, tra la Francia che in Tunisia aveva ragione di non attendersi contrarietà inglesi e l'Italia che supponeva una solidarietà d'interessi inesistente.Data questa situazione, le difficoltà dinanzi alle quali si trovò Crispi erano insormontabili. Ma il conoscere com'egli cercasse di superarle, e come riuscisse a paralizzare l'azione del governo francese, ha senza dubbio una grande importanza.In giugno 1890 Crispi ha notizia da Parigi che sono in corso conversazioni tra lord Salisbury e l'ambasciatore francese a Londra, Waddington, nelle quali si tratta di concessioni da parte inglese a Tunisi, in corrispettivo dell'acquiescenza della Francia al protettorato dell'Inghilterra sullo Stato libero dello Zanzibar. E dà facoltà al conte Tornielli, ambasciatore italiano,[36]di dichiarare al ministro Salisbury, essere opinione del governo del Re che i lavori iniziati dalla Francia a Biserta minacciavano un turbamento dell'equilibrio delle forze nel Mediterraneo, e che il gabinetto della Regina farebbe delle osservazioni a Parigi per impedire il progresso di quei lavori; contemporaneamente telegrafa a Berlino che il governo del Re in varie occasioni crede di essersi accorto di una tendenza del Governo britannico a fare alla Francia delle concessioni a Tunisi, a scapito d'interessi italiani sui quali l'Italia non avrebbe potuto transigere.Lord Salisbury, il 25 giugno, dichiara al Tornielli di avere interpellato sui lavori di Biserta l'ambasciatore francese, e che questi gli aveva risposto non avere quei lavori carattere militare; e all'ambasciatore germanico, conte Hatzfeldt, dice che di Tunisi non si era fatta parola tra Londra e Parigi. Quanto allo Zanzibar, il Salisbury enuncia la massima da lui adottata “che uno Stato non cessa di essere indipendente se, usando di tale indipendenza, si metta spontaneamente sotto il protettorato di un altro„, e avverte di aver fatto sapere al governo francese che se questo non fosse il suo modo di vedere, egli avrebbe preso in esame le obiezioni che gli fossero presentate.Pareva, dunque, che trattative non fossero in corso, sebbenerestasse nella situazione che la Francia potesse avanzare pretese di compensi in Tunisia.Il 7 luglio l'on. Crispi telegrafa al conte Tornielli:(Confidenzialissimo. Personale).— Casualmente sono venuto a conoscere da un amico intimo di Freycinet e di Ribot che la Francia negozia con l'Inghilterra un trattato di commercio per la Tunisia. Le pratiche sarebbero state iniziate in vista della condizione speciale in cui si trova l'Inghilterra di aver colà un trattato, la cui durata è indeterminata. La persona medesima mi ha dato ad intendere che la Francia vorrebbe fare altrettanto con noi, e che sarebbe pronta a concederci le stesse condizioni che farebbe alla Gran Brettagna.Che la Francia prepari qualche cosa in Tunisia è oramai certo. Se indugia si è perchè non vuole scontentare nè l'Inghilterra, nè noi. Ciò essendo, ho risposto all'amico ufficioso col massimo riserbo e senza menomamente impegnarmi, che la questione nella Tunisia non si può toccare in Italia senza incorrere l'avversione pubblica; che l'argomento offrirebbe materia a lunghi studii; e che se conoscessi le basi dell'accordo sarei dispostissimo a prenderle nel dovuto esame. Gioverebbe intanto che io conoscessi le intenzioni di lord Salisbury, poichè nulla vorrei fare che non sia in perfetto accordo con lui. La prego perciò di volere con la più grande prudenza scandagliare quanto vi sia di vero nelle cose dettemi.Una comunicazione analoga vien fatta a Berlino. Tornielli e Hatzfeldt conferiscono con Salisbury il quale non nega queste trattative, ma dichiara esplicitamente che, “in ogni caso, l'Inghilterra farebbe qualche concessione alla Francia in Tunisia soltanto sul terreno commerciale, non mai di carattere politico, come sarebbe la rinuncia alle Capitolazioni„.Il 14 luglio l'on. Crispi riceve dal Console d'Italia a Tunisi, Machiavelli, un allarme:Sono informato da buona fonte che, per accordo seguìto mercoledì, 9 corrente, tra Bey regnante e suoi due successori immediati, da un lato, e Residenza francese dall'altro, famiglia beylicale cesserebbe di regnarealla morte del primo, garantendo Francia lista civile dei Principi, fissata indefinitivamente a due milioni lire, per quello cui spetterebbe trono. Console inglese fa eguale comunicazione alForeign Office.Questa notizia fece sull'on. Crispi una profonda impressione. Chiamò a Roma per dare loro istruzioni verbali gl'Incaricati d'Affari a Londra e a Parigi, Catalani e Ressman, e mise sottosopra le Cancellerie delle Grandi Potenze. Valgano i documenti a far comprendere con quale fervore e con quali intenti Crispi trattasse la questione:Roma, 15 luglio 1890.Regia Ambasciata italiana,Berlino.Il 9 corrente fu firmata a Tunisi una convenzione con la quale fu pattuita la cessazione della sovranità beylicale a favore della Francia alla morte del Principe attualmente regnante. La Francia in compenso darà al Principe successore una rendita annuale di due milioni di franchi. Questo atto completa il trattato del Bardo ed assicura alla vicina Repubblica l'impero di un vastissimo territorio, dalle frontiere del Marocco a quelle della Tripolitania.I pregiudizî, che da ciò verranno all'Italia, sono incalcolabili. L'errore commesso al 1881 dal Gabinetto di Berlino nel permettere l'occupazione della Tunisia, produrrà i suoi effetti. Se la Germania lascerà eseguire il suddetto trattato del 9 luglio, a noi non solamente sarà tolta nel Mediterraneo la libertà alla quale abbiamo diritto, ma il nostro territorio sarà sotto una continua minaccia.Se le Potenze amiche non vorranno o non sapranno opporsi a cotesto nuovo atto di spoliazione, dovranno per lo meno cooperarsi perchè l'Italia ottenga sicure garenzie contro pericoli inevitabili alla difesa del suo territorio.Voglia parlarne subito col conte Caprivi e chiedere da S. E. una pronta risposta per nostra norma.Roma, 16 luglio 1890.Regia Ambasciata Italiana,Berlino.Fo seguire altre considerazioni al mio telegramma di stanotte con incarico di subito comunicarle al Cancelliere dell'Impero.L'atto del 9 corrente, mercè il quale la Francia succede nella sovranità della Tunisia, ove non fosse impedito metterebbe l'Italia nella posizione d'invocare l'appoggio della Germania.La Tunisia venendo sotto la piena sovranità della Francia, in caso di guerra assumerebbe contro di noi una grande importanza militare.Biserta, al cui porto da qualche tempo si lavora, diverrebbe una formidabile piazza di guerra. Essa è a tre ore distante dalla Sicilia, contro la quale sarebbe una continua minaccia. L'Italia allora sarebbe costretta a tenere un forte esercito in Sicilia e non potrebbe, senza pericolo, allontanare da quelle acque la sua flotta.Per evitare mali maggiori noi ci crediamo in dovere di prevenire il governo alleato, il quale non mancherà di associarsi a noi nelle pratiche necessarie a Londra e quando ne verrà il momento, anche a Parigi.S'Ella non ha i documenti necessari, li chieda al conte di Launay.Roma, 18 luglio 1890.Ritorno sulla questione tunisina.L'occupazione francese di Tunisi al 1881 produsse la caduta del Ministero. Il paese se ne addolorò, ma allora l'Italia era isolata.Oggi esiste la triplice alleanza, ed il mutamento della sovranità in Tunisi produrrebbe in Italia due conseguenze: il ritiro del Ministero attuale, e la persuasione nel popolo nostro, che a nulla giovi la triplice alleanza.Questa seconda conseguenza sarebbe fatale, e bisogna che il gabinetto di Berlino ci pensi.Io son convinto che se la Germania farà comprendere a Parigi che l'esecuzione del trattato del 9 correntepotrebbe produrre la guerra, il governo della Repubblica cederà ad un accomodamento con l'Italia.Comunichi queste mie considerazioni al Cancelliere dell'Impero.Tunisi, 16 luglio.Signor Ministro, In conferma ed aggiunta del telegramma in cifra da me diretto ieri l'altro all'E. V. ho l'onore di riferirle che la notizia in esso contenuta mi venne data in forma confidenziale dal Console inglese che l'aveva, così mi disse, ricevuta da un personaggio della Corte tunisina, famigliare del Bey.Trovatisi riuniti presso S. A. mercoledì 9 corrente i principi Taib e Hussein, il signor Regnauld, ff. di Residente, il procuratore della Repubblica, signor Fabry, ed il comandante Catroux per le funzioni di interprete, si sarebbe convenuto che la famiglia beylicale cesserebbe di regnare dopo la morte del Bey attuale, e che la Francia garentirebbe la lista civile dei principi, fissandola a perpetuità a due milioni di franchi per quello di essi a cui, nell'ordine di successione, sarebbe spettato il trono senza la rinunzia fatta da Alì-Bey e dai due più prossimi eredi in nome della dinastia.Il Console inglese ha soggiunto che la qualità del personaggio, il modo in cui fece le sue confidenze e qualche parola sfuggita ad un funzionario della Residenza, davano alla notizia tale un colore di verità che ei credevasi in obbligo di comunicarla sollecitamente alForeign Office, anche in vista delle trattative pendenti sulle cose d'Africa, alle quali la questione tunisina non è forse estranea.Dal modo con cui mi ha parlato il signor Drummond mi è nato qualche sospetto che la notizia venga dal Bey stesso o da altro principe tunisino, sapendo che se non hanno il coraggio di resistere apertamente, vedrebbero però con giubilo le Potenze europee intervenire per mettere argine all'azione sempre più invadente della Francia in Tunisia.È stato notato che al colloquio tra il Bey e il signor Massicault, subito dopo il ritorno di quest'ultimo, non è intervenuto il solito interprete generale Valensi, sebbene persona devota alla Residenza sino alla servilità,ma ha fatto da traduttore lo stesso figlio secondogenito di Sua Altezza, e se ne arguisce che siansi trattati argomenti molto importanti e delicati.G. B. Machiavelli.Tunisi, 18 luglio.Signor Ministro, A parziale rettifica del mio rapporto in data 16 corrente devo informare l'E. V. che invece del principe Hussein, trattenuto a letto da una febbre tifoidea, è intervenuto al convegno della Marsa un altro Principe della famiglia beylicale.Il signor Drummond-Haig mi ha lasciato oggi comprendere che gli sono giunte dalForeign Officecomunicazioni le quali escludono che l'Inghilterra sia disposta a rinunciare ai suoi diritti nella Reggenza ed a collegare la questione tunisina con quella dello Zanzibar, come le ne erano state fatte vivissime istanze dalla Francia; ha poi soggiunto, e credo di dovere ad ogni buon fine ripetere, che a parer suo, il governo della Regina non farà a quello della Repubblica concessioni a Tunisi senza ottenere un compenso in Egitto, quando sia giunto il momento opportuno.G. B. Machiavelli.L'Incaricato d'Affari a Berlino telegrafava il 18 luglio di aver comunicato al cancelliere Caprivi i telegrammi inviatigli dall'on. Crispi e di avergli fatto considerare la viva emozione che la notizia della nuova convenzione tunisina avrebbe destato in Italia quando fosse conosciuta.Il Cancelliere — diceva il Beccaria — mi parve compreso della gravità dell'argomento; dissemi però che appunto per questo non poteva pronunziarsi senza maturo e profondo esame. La mole degli affari che lo hanno assorbito dal giorno della sua venuta al potere non gli lasciò tempo di approfondire la questione tunisina, che non si aspettava di veder sorgere così presto, e che lo coglie quindi alla sprovvista. Egli ne farà subitooggetto di un attento esame.... Stando ai ragguagli recentemente inviati dal conte Hatzfeldt, lord Salisbury non avrebbe conoscenza del fatto.Berlino, 23 luglio.Esco da un colloquio col Cancelliere. S. E. crede utile per la riuscita della campagna diplomatica da condursi per l'affare tunisino, il concorso dell'Austria-Ungheria e di somma importanza quello dell'Inghilterra.... Subito dopo le mie prime comunicazioni, il gabinetto di Berlino intavolò attive pratiche a Londra e a Vienna. Benchè queste non abbiano ancora approdato, il Cancelliere spera di poter arrivare a presentare rimostranze collettive a Parigi.... Intanto egli mi pregava istantemente di assicurare V. E che questo governo è, come per lo passato, animato dalle migliori disposizioni e dal maggiore desiderio di rendere servizio all'Italia, e che egli poi, generale Caprivi, sarà personalmente ben lieto d'avere occasione di testimoniare a V. E. il suo buon volere e l'alto conto in cui tiene le di Lei vedute ed apprezzamenti, sapendo con qual uomo di Stato, esperimentato ed illuminato, egli ha da fare.... Da certi accenni fattimi dal Cancelliere e da ragguagli venutimi da altra sorgente, ho potuto indurre che, tastato il terreno a Londra, il Gabinetto di Berlino, pur non dubitando della possibilità di ottenere l'appoggio degli Inglesi, si è convinto della necessità di procedere verso essi con grande cautela, sopratutto in questo momento in cui lord Salisbury è impegnato con la Francia in negoziati difficili per gli affari di Zanzibar e di Terranova.Beccaria.Roma, 24 luglio.Regia Ambasciata Italiana,Berlino.Ieri sera è venuto il conte di Solms e mi ha a un dipresso detto ciò che è contenuto nel di Lei telegramma. Dissi all'ambasciatore di Germania quali siano i pericoli per la libertà del Mediterraneo e la paceEuropea, se la Francia diverrà sovrana assoluta della Tunisia. Soggiunsi che ove ciò avvenisse senza alcuna opposizione da parte delle Potenze alleate, sarebbe indubitata la occupazione anche della Tripolitania. Bisogna quindi o trovar modo d'impedire la dominazione assoluta francese in Tunisia, o premunirsi perchè la Tripolitania sia data a noi, come sola possibile garanzia di fronte all'aumentarsi della potenza militare e marittima della Francia.... Noi vogliamo procedere d'accordo coi gabinetti amici, ma siamo risoluti ad usare tutti i mezzi perchè l'Italia non venga colpita da un fatto che sarebbe un disastro.Crispi.Berlino, 25 luglio.Esco dal barone Holstein, il quale mi disse che i gabinetti di Berlino e di Londra sono venuti nella decisione di interpellare in forma cortese il governo francese circa affare tunisino.Mentre conversavo col barone, giunse un telegramma dell'ambasciatore di Germania a Parigi così concepito: «Appena misi conversazione sulla Tunisia, il signor Ribot dichiarò assolutamente falsa la voce sparsa dall'Italia che un accordo sia stato concluso dalla Francia col Bey indennizzando i di lui eredi mediante due milioni di franchi. Il Ministro degli Affari esteri mi pregò di comunicare questo al Cancelliere imperiale onde evitare malinteso».Beccaria.Roma, 27 luglio.Regia Ambasciata Italiana,Berlino,La smentita data da Ribot sulla esistenza del trattato col quale era ceduta alla Francia la piena sovranità della Tunisia, ha una importanza relativa e non ci rassicura pensando alla condotta precedente del Governo della Repubblica.Il 12 maggio 1881 fu occupata la Tunisia e fu firmatoil trattato per il protettorato, mentre il 6 aprile dell'anno stesso, cioè pochi giorni innanzi, Barthélemy Saint-Hilaire aveva dichiarato a Cialdini che la Reggenza non sarebbe stata occupata.Crispi.Berlino, 28 luglio.V. E. sarà già informata da Londra, che lord Salisbury interpellò quell'ambasciatore di Francia circa l'esistenza della convenzione assicurante alla Repubblica francese la piena sovranità sulla Tunisia. Il signor Waddington, dopo riferito al suo governo, avrebbe fatto al ministro degli Affari esteri inglese una dichiarazione analoga a quella del signor Ribot al conte Münster. Quest'ultimo, dopo il telegramma di cui diedi contezza il 25 corrente, scrisse che le affermazioni del ministro degli Affari esteri francese erano state delle più formali, cosicchè devesi credere o che la convenzione realmente non esista, o che la Francia non si senta abbastanza forte per dar seguito alle sue mire di fronte alla resistenza intravveduta.Beccaria.Contemporaneamente Crispi agiva a Londra. Lord Salisbury cominciò con esprimere incredulità circa l'esistenza della convenzione.«Egli non vedeva — così riferiva il Tornielli — come si potrebbe conoscere la verità intorno all'esistenza della convenzione del 9 luglio, poichè la Francia certamente non la notificherebbe e il Bey neppure.»Dopo qualche giorno, il Salisbury avvertiva di non aver potuto raccogliere le prove del preteso trattato di cessione della Tunisia alla Francia, però qualche indizio faceva credere che un atto fosse stato firmato fra il Bey regnante e il Governo francese per assicurare alla morte del Bey, la successione; e conveniva«che se le notizie giunte a Roma fossero sufficientemente appoggiate da prove, il fatto sarebbe certamentedi tale gravità da richiedere che i gabinetti amici dell'Italia s'intendessero per vedere quali pratiche dovessero farsi.»Ma Crispi non contentandosi delle risposte date all'Ambasciatore, scrisse a lord Salisbury la seguente lettera:Rome, le 23 juillet 1890.Mon cher lord Salisbury,Votre Excellence recevra cette lettre des mains du commandeur Catalani, qui vous ouvrira toute ma pensée au sujet de la question tunisienne, question dont la solution est d'un si grand intérêt pour l'Italie et pour la Grande Bretagne.La France est depuis neuf ans en Tunisie. Il serait impossible de l'en déloger et sa ferme intention est manifestement d'y rester maîtresse et en toute sécurité.Sans donner suite aux nouvelles contradictoires reçues de Tunis et voulant même prêter fois au démenti de M. Ribot, j'ai la conviction que, tôt ou tard, la France saura acquérir la plénitude de la souveraineté de ce pays.En attendant il ne faut pas oublier, que jusqu'au 6 avril 1881, c'est-à-dire un mois environ avant le traité du Bardo, M. Barthélemy Saint-Hilaire déclarait au Général Cialdini que le gouvernement français ne pensait aucunement à une occupation militaire permanente et moins encore à l'annexion de la Tunisie.Si ce changement de domination en Tunisie venait d'avoir lieu sans opposition et à notre insu, la Tripolitaine ne tarderait pas à avoir son tour. Le Gouvernement de la République tend à occuper cette région, comme le prouvent surabondamment ses empiétements continuels sur la frontière.Il arriverait alors que du Maroc à l'Egypte une seule puissance dominerait l'Afrique du nord, et que de cette puissance dépendrait la liberté de la Méditerranée. L'Italie, pour ce qui la concerne, serait sous la menace incessante de la France; Malte et l'Egypte ne seraient pour la Grande Bretagne une garantie suffisante.En présence de tels dangers, il faut se préparer et prévenir l'exécution des desseins de la France.La Tunisie ne pouvant être rendue à elle même, et puisque on ne peut empêcher le Protectorat de devenir un jour ou l'autre une souveraineté, il serait nécessaire de se premunir contre une occupation possible de la Tripolitaine de la part de la France en l'occupant avant elle.Si nous avions la Tripolitaine, Biserta ne serait plus une menace pour l'Italie, ni pour la Grande Bretagne.Nous sommes vos alliés nécessaires; et notre union vous garantirait la domination de Malte et de l'Egypte. Grâce à elle, l'Italie n'aurait plus à craindre qu'une double expédition militaire pût simultanément être dirigée contre elle de Biserta et de Toulon.Je prie Votre Excellence de peser ces considérations et d'agir de concert avec le Gouvernement que j'ai l'honneur de présider. Il s'agit de notre salut et de votre grandeur dans la Mediterranée.Je saisis cette occasion pour offrir à Votre Excellence les assurances de ma très haute considération.F. Crispi.Da Londra il 31 luglio, l'Incaricato d'affari, Catalani, informava l'on. Crispi:La lettera di V. E. ha prodotto profonda impressione su Salisbury. — Sua Signoria risponderà per iscritto fra breve. — Per il momento mi ha incaricato di telegrafare a V. E. «che egli è convinto cheil giorno in cui lostatu-quonel Mediterraneo sarà menomamente alterato è indispensabile che la Tripolitania sia occupata dall'Italia.Rammentò spontaneamente avermi manifestato altra volta tale opinione, punto importante della sua politica. Soggiunse:L'occupazione italiana di Tripoli dovrà effettuarsi indipendentemente dagli avvenimenti in Egitto, cioè a dire, sia che l'Egitto resti in mani britanniche o del Sultano. Tale occupazione è richiesta dall'interesse Europeo per impedire che il Mediterraneo diventi un lago francese. La sola questione da esaminare è l'opportunità del momento presente all'Impresa.Su questo punto Salisbury differisce da V. E. Egli crede che il momento dell'occupazione non è ancora giunto. Quindi la preghiera che Sua Signoria rivolge aV. E. per mezzo mio, si contiene in una sola parola:aspettare. Tale parola sarebbe già stata o sarà mandata a Roma da Berlino. Tutto porta a credere, secondo Salisbury, che nonostante la poca fede da darsi alle smentite francesi, il Governo francese fu sincero nell'affermare non aver concluso nuovi accordi col Bey. All'osservazione che l'accordo potrebbe essere stato concluso da un precedente Gabinetto, Salisbury rispose che non si era potuto ottenere alcuna prova. «L'ostacolo principale ad una occupazione immediata di Tripoli, si troverebbe nella resistenza del Sultano, che dichiarerà guerra all'Italia. Le condizioni della Turchia sono diverse da quelle all'epoca della cessione di Cipro. La Turchia da sè sola non è da temersi, ma sarà appoggiata dalla Russia, che coglierà l'occasione di rendersi vassallo il Sultano, difendendone il territorio. Una mossa italiana contro Tripoli sarebbe il segnale dello smembramento della Turchia, sorte alla quale essa non può sfuggire, ma alla quale in questo momento nè le Potenze, nè l'opinione pubblica inglese, sono preparate. L'Italia non perderà nulla coll'aspettare, se si terrà pronta ad agire al momento in cui la Francia desse segno di attivare i suoi disegni.»Da parte sua, Salisbury avvertirà energicamente la Francia di astenersi dal fare qualsiasi mutazione politica in Tunisia. Sulla mia domanda di dichiarare risolutamente al Governo francese che la flotta inglese si unirà alla italiana per mantenere lostatu-quonella Tunisia, Salisbury rispose che una tale dichiarazione avrebbe per effetto di suscitare un incidente parlamentare poichè Waddington ne informerebbe.......... Salisbury conchiuse: «Il Governo italiano avrà la Tripolitania, ma il cacciatore per tirare sul cervo, deve aspettare che passi a portata del suo fucile affinchè, anche ferito, non gli sfugga».Le mie impressioni sono le seguenti:1.) Le relazioni fra l'Inghilterra e la Francia sono assai più tese dell'anno passato; 2.) Salisbury è più deciso dell'anno passato a non lasciarsi sfuggire l'Egitto, ed una mossa italiana contro Tripoli sarebbe seguita dal protettorato inglese al Cairo.La chiave di Tripoli è in questo momento a Berlino.Una parola risoluta da Berlino infonderebbe a Salisbury l'ardire che gli manca. Sua Signoria desidera tre o quattro giorni per farmi pervenire risposta alla lettera di V. E. Ritengo che l'indugio fu chiesto per mettersi in comunicazione con Berlino.»Seguì il 5 agosto quest'altro telegramma del Catalani:Ho ricevuto lettera di Salisbury diretta a V. E., che consegnerò domani dentro un piego al regio Ambasciatore, affinchè sia spedito con il corriere di Gabinetto.Prego V. E. di dar ordine a Tornielli di far ripartire immediatamente il corriere di Gabinetto per Roma.Se, come devo credere, la comunicazione scritta di Salisbury è conforme alle dichiarazioni verbali fatte a me, lo scambio delle lettere autografe fra i primi ministri Italia ed Inghilterra costituisce accordo completo nella questione di Tripoli. È probabile che Imperatore di Germania abbia avuto contezza della corrispondenza.La risposta di lord Salisbury fu la seguente:Londres, 4 août 1890.Mon cher Signor Crispi,J'ai l'honneur d'accuser réception de la lettre dont Votre Excellence a bien voulu m'honorer. Je l'ai lue avec le plus grand intérêt.Je suis d'accord avec Votre Excellence sur l'avenir probable de la Tunisie. Elle deviendra fatalement Française un jour ou l'autre: mais je crois cette issue assez loin. Aussi, je me trouve en parfaite harmonie avec vos idées sur le danger d'une avance ultérieure de la part de la France. Les intérêts politiques de la Grande Bretagne aussi bien que ceux de l'Italie ne comportent pas que la Tripolitaine ait une destinée semblable à la Tunisie. Il faut absolument parer à une telle éventualité, quand elle nous menacera. Mais je ne la crois pas proche. La France a beaucoup de chemin à faire avant de se trouver à ce point là.Or, dans une telle affaire, les précautions prématurées sont pleines de danger.Si l'Italie venait à occuper Tripoli en temps de paix sans que la France ait pris aucune mesure aggressive, elle s'exposerait au reproche d'avoir réveillée la question d'Orient dans des conditions fort désavantageuses. Le Sultan ne supportera pas la perte d'une autre province sans pousser des hauts cris. Pour garder son territoire il fera sacrifice de son indépendance, et il acceptera le protectorat et le soutien de la Russie.Ainsi, si j'osais offrir une conseil à Votre Excellence, je la prierais vivement d'agir avec beaucoup de circonspection et de patience dans cette affaire; et, tant que les desseins de la France n'ont pas pris corps, d'éviter toute action qui pourrait nous compromettre irrévocablement avec le Sultan.Je prie Votre Excellence de croire toujours à la sympathie vive que le peuple et le gouvernement Anglais ressentent pour l'Italie: et d'agréer l'assurance de ma considération et mon respect.Salisbury.Autografo riprodotto fotograficamente: lettera di Salisbury a Crispi.Immagine ingrandita.Autografo riprodotto fotograficamente: lettera di Salisbury a Crispi.Autografo riprodotto fotograficamente: lettera di Salisbury a Crispi.Immagine ingrandita.Autografo riprodotto fotograficamente: lettera di Salisbury a Crispi.Autografo riprodotto fotograficamente: lettera di Salisbury a Crispi.Immagine ingrandita.Autografo riprodotto fotograficamente: lettera di Salisbury a Crispi.Autografo riprodotto fotograficamente: lettera di Salisbury a Crispi.Immagine ingrandita.Autografo riprodotto fotograficamente: lettera di Salisbury a Crispi.La replica dell'on. Crispi a questa lettera non poteva mancare, ed egli l'affidò ad uno de' suoi segretarii, Edmondo Mayor des Planches; il quale della missione affidatagli rese conto con questo rapporto:La Bomboule, 26 agosto 1890.Eccellentissimo Signor Ministro,Ho rimesso oggi a lord Salisbury la lettera che Vostra Eccellenza mi aveva affidato per lui.Ho trovato Sua Signoria in un modesto alloggio, al primo piano di unamaison meubléechiamata laVilla Medicis. È la prima volta che il nobile Lord fa la cura di queste acque arsenicali; precedentemente andava a Royat, località, poco distante, di questa stessa regione d'Alvernia.Lord Salisbury, cui aveva domandato udienza con un biglietto, subito dopo il mio arrivo, mi aveva risposto con un cortesissimo invito. Mi ricevette in un piccolo studio, stamane, alle dieci e mezzo.Appena seduti, gli rimisi la lettera. Questa essendo un po' sgualcita, dissi, pregandolo di scusarmi:— Je ne sais si je fais un bon diplomate, mais je suis, à coup sûr, un mauvais courrier de Cabinet.Sua Signoria si mise a ridere e fece per aprire, dinanzi a me, la lettera; ma si fermò.— Dois-je la lire maintenant?Risposi:— Je crois que Votre Excellence en peut prende connaissance à son aise. C'est une réponse à la lettre du 4.— Ah, bien!... — E la mise in disparte.— Et vous êtes venu expressément?! Je regrette d'avoir été pour vous cause da tante de trouble. Au moins voyez-vous un beau pays. Vous le connaissiez?— Nullement.Vantò le bellezze dell'Alvernia. Poi:— Vous avez quitté M. Crispi depuis peu?— Depuis cinq jours.— Comment se portait-il?— Il était en parfaite santé.— Et politiquement aussi, disse ridendo, il se porte très bien.— Je crois qu'il se sent très fort sous tous les rapports.— C'est un homme bien étonnant. Il nous veut toujours du bien, n'est-ce-pas?— Il a pour l'Angleterre comme nation l'admiration la plus vive, et de Votre Excellence une très haute estime.— Il est bien indulgent pour moi. Quel âge a-t-il?— Soixante et onze ans.— Et il soutient le poids de trois porte-feuilles?!— De trois, en effet, car la Présidence du Conseil en est un et qui implique de très graves responsabilités.— Vous ne manquerez pas de le saluer chaleureusement de ma part et de lui dire combien je désire que nous restions toujours bons amis. Vous retournerez directement à Rome?— Directement.... par Paris.Rise ancora, e poichè non soggiungeva altro, mi alzai per prendere commiato.— Je vous souhaite bon voyage et meilleur temps qu'ici.— Je souhaite à Votre Excellence une heureuse cure.Queste ultime parole furono dette in piedi. Sua Signoria mi strinse la mano e mi accompagnò alla porta che aperse e richiuse.Lord Salisbury è alto, di forte complessione, un po' obeso. Si tiene alquanto curvo. È un po' ansante, di soffio affannoso e corto. Prima che entrasse nella camera avevo sentito il suo respiro penoso. Appartiene alla specie degli inglesi timidi. Ascolta attentamente, con la testa china in avanti verso l'interlocutore, che guarda ogni tanto con occhio fisso e penetrante. Ride facilmente e brevemente in modo sempre uniforme.Ciò è quanto ritenni da un colloquio che potè durare dieci o dodici minuti.Sono, di Vostra Eccellenza, etc.La lettera consegnata dal Mayor era questa:Rome, le 16 août 1890.Mon cher lord Salisbury,Votre Excellence me permettra de répliquer brièvement à Sa lettre du 4 courant qui m'est arrivée par le dernier courrier.En vous écrivant, le 23 juillet, j'avais pour but de dénoncer à Votre Excellence les dangers qui nous menacent en Tunisie, et de vous signaler la nécessité d'un accord entre l'Italie et la Grande Bretagne pour les éventualités que je prévoyais. Ce but ayant été atteint grâce à l'échange de nos deux lettres et aux colloques qui ont eu lieu entre Votre Excellence et le commandeur Catalani, il ne me reste à ce sujet rien à demander, ni à désirer.Je suis en plein accord d'idées avec Votre Excellence sur ce point qu'il ne convient pas de précipiter une action qui pourrait jeter le Sultan dans le bras de la Russie. Du reste il manquerait actuellement à l'Italie une raison pour agir.Il appartient cependant à la prudence d'un homme d'Etat de ne pas se laisser surprendre; et, dans le cas spécial qui nous occupe, il importe de faire savoir à Paris que nous ne pourrions, en aucun cas, permettre qu'en Tunisie le protectorat se change en pleine souveraineté.Il y a lieu, en outre, d'avertir les gouvernements amis, que le fait, s'il ne se vérifie aujourd'hui, est cependant inévitable, et cela pour que nous ne nous trouvionspas surpris et non préparés le jour où il sera nécessaire d'agir. Bien des injustices internationales ont pu s'accomplir par suite de l'imprévoyance, ou de la négligence de ceux dont l'intervention, à un moment donné, eût pu les prévenir.La Turquie n'a pas les forces suffisantes à sauvegarder la liberté de la Méditerranée. Elle est impuissante à arrêter les empiétements qui se vérifient depuis neuf ans sur le territoire tripolitain du côté de la Tunisie. Il est donc plus que probable qu'elle ne saura et ne pourra s'opposer à l'occupation de ce territoire. La Turquie, à cause de sa position toute speciale, n'a que la force des faibles; elle ne peut guère que jeter la division parmi les forts, obligés à se montrer tolérants par crainte de ce qui peut survenir. Mais ce privilège dont jouit le Sultan, ne doit pas constituer un danger permanent pour les autres Etats, qui cohabitent dans la Méditerranée et qui ont le devoir de garantir leur propre existence, et de veiller au maintien de leur propres droits.Cela dit, je renouvelle à Votre Excellence l'expression des sentiments de ma plus haute considération.F. Crispi.Son ExcellenceLe Marquis de Salisbury.Mentre questa corrispondenza si svolgeva, l'on. Crispi stimò opportuno d'impegnare il gabinetto britannico con questa Nota:Roma, 5 agosto.Signor Ambasciatore,Mentre V. E., conformemente alle mie istruzioni, aveva iniziato col principale Segretario di Stato per gli Affari esteri di S. M. britannica uno scambio d'idee tendenti a prevenire le conseguenze dell'accordo che si afferma essersi stabilito fra il governo francese ed il regnante Bey di Tunisi per introdurre, alla morte di quel Principe, un mutamento sostanziale nelle condizioni della sovranità della Reggenza, e mentre si aspettavano i particolari della prima notizia in proposito ricevuta, Sua Eccellenza il marchese Salisbury mi fece cortesementecomunicare, per mezzo dell'Ambasciatore d'Inghilterra a Roma, la smentita formale data alle notizie stesse dal Ministro degli Affari esteri della Repubblica. Ai ringraziamenti che S. E. lord Dufferin fu da me incaricato di porgere al suo governo per tale amichevole ed importante comunicazione, io desidero che Ella aggiunga le espressioni della soddisfazione in me prodotta dalle dichiarazioni a Lei fatte da lord Salisbury, le quali mi danno la certezza che se la esplicita smentita del Gabinetto di Parigi non avesse reso, per ora, superflua la continuazione dell'iniziato scambio d'idee e se altre considerazioni di opportunità non avessero consigliato di soprassedere, per non recare incagli a trattative più urgenti, in corso fra Londra e Parigi, i governi di S. M. il Re nostro augusto Sovrano e di S. M. la Regina d'Inghilterra si sarebbero subito trovati d'accordo per indicare tutti gli Stati interessati alla conservazione dell'equilibrio delle forze nel Mediterraneo ed intendersi circa ciò che le previsioni del mutamento di sovranità nella Reggenza di Tunisi avrebbe reso necessario. È opinione del Governo di S. M. il Re, la quale io spero sia divisa da quello di S. M. la Regina, che mentre le presenti circostanze hanno permesso di sospendere l'esame di eventualità che non sembrano prossime, qualora dovessero sopraggiungere nelle circostanze stesse variazioni che suggerissero di ripigliare in considerazione gl'interessi comuni, impegnati nella conservazione di quell'equilibrio, le fiduciose dichiarazioni scambiate recentemente fra V. E. e S. E. il marchese di Salisbury offriranno la base di un pronto accordo, bastevole certamente per prevenire qualunque serio pericolo che sovrastasse agli interessi medesimi. Per questo motivo mi riuscirono preziosissime le assicurazioni che nel senso sovra espresso Ella fu in grado di comunicarmi in seguito all'abboccamento da Lei avuto col principale Segretario di Stato di S. M. britannica il giorno 21 dello scorso mese ed è mio desiderio che Sua Signoria conosca tutto il valore che il Governo di Sua Maestà il Re vi annette. Voglia perciò dare di questo dispaccio lettura a Sua Eccellenza il marchese di Salisbury e lasciargliene copia se egli lo desidera.Crispi.L'azione spiegata a Vienna raggiunse il doppio scopo di far muovere in nostro favore, a Londra e a Parigi, la Cancelleria imperiale, e di provocare dichiarazioni conformi ai nostri interessi. Ciò che realmente si trattava tra Londra e Parigi si seppe per mezzo di Kálnoky il quale informava l'ambasciatore Nigra che Salisbury, interrogato per di lui ordine da Deym, Ambasciatore austriaco, disse che i negoziati con la Francia riguardavano: 1. La conversione egiziana; 2. un territorio africano di proprietà contestata; 3. la revisione del trattato commerciale con Tunisi, la quale concerneva soltanto le tariffe e non toccava la questione delle Capitolazioni. “Secondo il trattato vigente, il governo di Tunisi ha diritto fin dal 1882 di chiedere questa revisione. Non è questione di vantaggi politici da accordarsi alla Francia in Tunisia.„La revisione del trattato di commercio anglo-tunisino — avvertì successivamente il Kálnoky — non ebbe lo scioglimento desiderato dalla Francia, poichè lord Salisbury non consentì a fissare un termine al trattato. E quanto ai propositi attribuiti alla Francia di alterare lostatu-quoa Tunisi, lo stesso Cancelliere incaricò il Nigra di assicurare Crispi “che la questione tunisina, sebbene non tocchi in modo speciale l'Austria-Ungheria, è qui sorvegliata con grande interesse, e che per sua parte il governo imperiale e reale è disposto a partecipare a qualunque azione che sia stimata utile, d'accordo con l'Inghilterra e con noi, per evitare che essa sia modificata a danno dell'interesse generale„.Le notizie giunte in quei giorni a Roma di combattimenti alla frontiera tripolitana provocati da tunisini, sembravano dare ragione ai sospetti che la Francia avesse delle mire sulla Tripolitania. Kálnoky non credeva che la Francia volesse tentare qualche cosa su Tripoli, però dichiarava al Nigra che il governo austro-ungarico “non aveva difficoltà che l'Italia, se l'occasione si presenti, abbia un compenso sulle coste africane, ma ci avverte amichevolmente che è della più alta importanza per le Potenze alleate di non gettare la Turchia in braccio alla Russia e alla Francia: ci avverte inoltre che esso non potrebbe prendere alcun impegno per dare all'Italia un concorso materiale.„Di queste dichiarazioni l'on. Crispi prendeva atto con soddisfazione, dichiarando alla sua volta che non pretendeva dall'impero d'Austria-Ungheria un concorso materiale.Di fronte alla Francia, l'on. Crispi, dopo avere provocato la dimostrazione diplomatica, di cui nei documenti che precedono, e persuaso quindi il governo francese che senza il consenso dell'Italia non avrebbe potuto consolidare il suo dominio nella Tunisia, pensò di trarre dalla situazione i vantaggi possibili. Quale fosse il suo obiettivo risulta da quanto segue:Parigi 1/8/90 — ore 4.40 p.Ieri sul tardi mi recai al convegno fissatomi da Freycinet cui dissi che avendo per mandato di mantenere buone relazioni fra i nostri paesi, io, di mia iniziativa, mi rivolgeva amichevolmente a lui, come capo del governo, per richiamare la sua attenzione sullo stato della Tunisia rispetto all'Italia e sugli incitamenti fatti per la annessione alla Francia della Reggenza. Notai che l'Italia non poteva rimanere indifferente a tali atti e che se non provvedevamo in tempo per stabilire a questo riguardo un accordo atto a dare soddisfazione all'Italia, potrebbe da Tunisi scoppiare l'incendio che darebbe luogo ad una conflagrazione generale, che, per quanto da noi dipende, vogliamo evitare, perchè sarebbe per tutti funesta. Feci osservare che l'occupazione francese della Tunisia fu considerata dall'Italia come grande offesa e danno, poichè tendeva a privare l'Italia di un estuario necessario alle sue popolazioni laboriose, che da tempo immemorabile praticavano quelle regioni prossime alla Sicilia. Se quell'annessione, ambita dalla Francia, avvenisse, l'Italia dovrebbe avere un compenso territoriale, ed inoltre serie garanzie per i suoi nazionali che non potrebbero cessare di frequentare la Tunisia, dove, d'altronde, il concorso del loro lavoro è necessario alla prosperità del paese. Ricordai che una tale necessità era stata riconosciuta da parecchi ministri francesi, fra gli altri da Ferry, che mi prometteva il concorso del governo francese stesso perchè occupassimo Tripoli, in cambio della Tunisia, che rimarrebbe incontestata alla Francia. Tale divisamento non ebbe seguito per forza di mutamenti ministeriali avvenuti tanto in Italia, quanto in Francia. Ciò posto, dissi a Freycinet che stava a lui di escogitare un modo di dare soddisfazione all'Italia per ristabilire un sincero accordo, ugualmente desiderevolee necessario per entrambi. Freycinet, prendendo la parola, dichiarava riconoscere la gravità della questione tunisina e avere sempre raccomandato ai suoi colleghi del Ministero degli Affari esteri di evitare tutto ciò che potesse urtare gli italiani in Tunisia, moderando lo zelo intempestivo dei funzionari. Egli, al par di me, riconosceva l'importanza di reciproche buone relazioni fra i nostri paesi e non nascondeva paventare grandemente la guerra, le cui conseguenze potrebbero essere disastrose per tutti. Freycinet disse spontaneamente che i supposti accordi per l'annessione della Tunisia non esistevano affatto e me lo ripetè più volte, poscia mi promise che avrebbe conferito con Ribot e studiato il modo di sciogliere l'arduo problema.Aspetto dunque la risposta di Freycinet che mi mostrò la massima benevolenza.Menabrea.L'accenno fatto qui sopra dal Menabrea ad una promessa del Ferry circa la Tripolitania, trova conferma in un telegramma dell'11 maggio 1884 dello stesso Ambasciatore, che giova qui riferire. Sembra che il Depretis, allora presidente del Ministero, e il Mancini, ministro degli Affari esteri, non profittassero dell'offerta per timore di complicazioni:«.... Infine il signor Ferry conchiuse la sua conversazione dicendo che la Francia ne aveva a sufficienza di annessioni e di protettorati nel Mediterraneo, che non aspirava che allostatu-quoal Marocco, come a Tripoli;e che se l'Italia aspirava a occupare quest'ultima Reggenza, egli non vi si sarebbe opposto. Quest'ultima dichiarazione mi è stata fatta in maniera del tutto confidenziale».Menabrea.Al telegramma del 1.º agosto, Crispi rispose il giorno seguente:Siccome dopo il colloquio del 31 luglio Ella dovrà rivedere Freycinet e forse anche abboccarsi con Ribot, credo bene determinare i concetti sostanziali di ulteriore discorso.Primamente bisognerà persuadere cotesti signori che noi non potremo permettere alcun mutamento politiconella Tunisia, e che qualora il governo della Repubblica assumesse la piena autorità nella Reggenza, avremmo con noi i nostri alleati. Il Protettorato fu tollerato perchè l'Italia era isolata, ma oggi non siamo più al 1881.La Tripolitania appartiene all'Impero ottomano, e noi per averla non vorremo provocare una guerra europea. La Francia, qualora si mostrasse disposta a facilitarcene il pacifico acquisto come compenso della Tunisia, dovrebbe adoperarsi con tutti i suoi mezzi a Costantinopoli ed a Pietroburgo, donde naturalmente verranno le opposizioni. È bene che questo sia posto in chiaro, perchè a noi non basta il solo consenso della Francia per occupare il suddetto territorio.Parigi 9 agosto.Freycinet oggi mi ha detto avere riferito la mia precedente conversazione con lui al signor Ribot, insistendo sulla necessità di porre fine alla esistente irritazione fra i due paesi, procurando all'Italia alcuna soddisfazione nei suoi interessi materiali e al suo amor proprio.Ribot rispose accettare perfettamente quell'ordine d'idee, che vi aveva già pensato e che sperava che mercoledì prossimo, al suo ritorno da una breve assenza, egli sarebbe in grado d'iniziare qualche apertura in proposito. Aspettare intanto ritorno di Ribot.Menabrea.Parigi, 13/8/90 — 7.30 s.Oggi vidi Ribot con cui ripresi la conversazione iniziata con Freycinet circa la necessità pei due paesi di far cessare le cause d'irritazione tuttora esistenti, che ebbero per origine l'occupazione della Tunisia per parte della Francia. Notai che questa, anzichè tentare di calmare, sembra volere aumentarle col mantenere ingiustamente i dazi differenziali e coll'opporre ostacoli allo sviluppo di alcune essenziali industrie nostre, come la navigazione e la pesca. Fra l'altro, feci osservare al signor Ribot che la occultazione della Tunisia aveva singolarmente scemata la nostra posizione nel Mediterraneo, minacciando renderla pericolosa, ove la Francia tentasse difarne una stazione navale militare importante, e che aveva tolto all'Italia un estuario necessario ad una parte delle sue popolazioni.Ribot rispose che al pari di me deplorava tale situazione e desiderava migliorarla, ma che aspettava proposte esplicite dall'Italia.A ciò replicai non avere missione alcuna di fare proposte, ma che avevo presa iniziativa di portare la sua attenzione sul presente stato di cose, e che il male essendo venuto dalla Francia, spettava ad essa di proporre il rimedio.Ribot disse che sarebbe disposto a provocare vantaggi speciali per noi in Tunisia, ma che, a sua volta, ci domanderebbe di rinunciare alle Capitolazioni, e poi accennò alla triplice alleanza.A tali suggerimenti risposi che le Capitolazioni erano armi nelle nostre mani per far rispettare i pochi diritti che abbiamo conservati in Tunisia e che, in quanto alla triplice alleanza, questa doveva mantenersi fin che non avessimo ottenuto soddisfazione per i nostri interessi e per la nostra dignità e fin che non fosse più necessaria per assicurare la pace.Mi astenni dal fare a Ribot alcuna proposta perchè non ne avevo missione, ma lasciai a lui di escogitarne una che si potesse sottomettere a V. E. e con ciò lo lasciai prendendo commiato nei migliori termini.Menabrea.21 agosto 1890.Signor Presidente,Ebbi ieri nel pomeriggio il mio primo colloquio, dopo la partenza del generale Menabrea, col signor Ribot. Mi era proposto di non tornare per il primo con questo signor Ministro degli Affari esteri sul terreno tentato col signor di Freycinet e con lui dall'Ambasciatore. Ma come io lo prevedeva, fu egli che dopo le prime frasi tra noi scambiate subito vi scese mettendosi a discorrere delle entrature fatte dal Generale e dicendo che nè Freycinet nè egli stesso avevano potuto capire che cosa in fondo volesse. Quindi una lunga e molto incisiva conversazione s'impegnò tra noi, dopo ch'io aveva però premessoche su tale argomento le mie parole non potevano avere che il carattere ed il valore di parole di un amico e che per discorrerne dovevamo entrambi considerarci come in colloquio non ufficiale, ma confidenziale e privato. Consentì con premura ed esplicitamente.Dissi in sostanza che se veramente il governo francese capiva il prezzo di quei più cordiali rapporti tra noi, che per parte nostra desideravamo, e se voleva addivenirvi, doveva anzitutto studiarsi a rimuovere definitivamente le cause dalle quali era nato lo screzio che ci divide; che in passato a Roma e poi a Tunisi ci furono fatte le più profonde ferite; che il tempo, la nostra saviezza e l'interesse presente del Governo repubblicano vanno sanando la prima, ma che la seconda rimane viva; che nulla la Francia fece nè fa per guarirla, che anzi per le tendenze che ogni tratto qui si manifestano di dilatare il protettorato potrebbe da un'ora all'altra inasprirsi e trascinare alle più gravi conseguenze. «Ogni passo che in Tunisia voi tentereste oltre i limiti delle condizioni esistenti ed oltre quelli del nostro stretto diritto, diss'io, ci troverebbe tutti in piedi per contrastarvelo, e sappiate che non saremo soli. Eliminare per sempre questa perdurante causa di attrito e di sospetti tra noi mi pare dunque il primo mezzo per rimetterci in condizioni di confidente e franca amicizia. Il rimedio vuole però essere proporzionato alla gravità del male fattoci, nè lieve dovrebb'essere il valore del servizio col quale la Francia volesse chiudere la piaga tunisina. Cercare un compenso per l'Italia in sole concessioni più o meno passeggiere d'ordine commerciale e finanziario sarebbe un assunto vano».Dal suo lato il signor Ribot, in progresso del colloquio, tornava di continuo sulquid?; finchè, quasi rispondendo a sè stesso: «Chiesi, disse, al generale Menabrea se mirasse a Tripoli, ma egli troncò protestando che l'Italia non voleva mettersi male col Sultano».A questo punto ricordai anch'io, come le ricordò Menabrea a Freycinet, le offerte di cooperazione che, prima a me stesso e poi allo Ambasciatore, erano state altra volta fatte dal signor Giulio Ferry e allora non accolte da Mancini, e aggiunsi che se proposte di cooperazione per qualchenegoziazione simileoggi si producessero, v'era a Roma tale Ministro col quale certo si potrebbe discorrerne,attesocchè, malgrado tutte le calunnie, sapevo quanto gli stava a cuore, se poteva giovare al proprio paese riconciliandolo ad un tempo colla Francia, di farlo.Usai le maggiori precauzioni di linguaggio e devo dire ad onore del sig. Ribot che se io mi tenni in tutta la conversazione sulla punta d'uno spillo, egli più volte battè sul pomo. Messosi a parlare il primo senza ritegno di Tripoli, disse avere saputo che a Costantinopoli manifestavansi inquietudini e che vi si subodorava qualche cosa di progetti italiani, che d'altronde la questione d'una cessione, ardua in sè, urterebbe contro unnon possumusassoluto del Sultano. «E poi, l'opinione pubblica in Francia non seguirebbe il Governo, se egli in una simile impresa prestasse la mano all'Italia senza che questa rinunziasse con ciò alla triplice alleanza».Disfare la triplice alleanza: ecco la preoccupazione ardente, incessante degli uomini di Stato francesi. «Finchè il trattato della triplice alleanza, sì offensivo per lo Czar, più ancora che per la Repubblica francese, non sarà stato denunziato, l'intimità non sarà possibile fra la Russia e la Germania più che fra gl'italiani e noi. Si potrà non trattarsi da nemici, ma considerarsi come amici, mai».Queste parole che ritrovo nelMatind'oggi sono l'espressione pura e semplice del sentimento di Ribot e di tutti i suoi colleghi, anzi di tutti i francesi. È perciò naturale che tutta la politica francese verso di noi, sia quella di Ribot o d'altri, se negli atti ostili non eccederà mai quel limite ove sorgerebbe un pericolo serio per la pace, commisurerà sempre qualunque maggiore ed efficace concessione alla probabilità di raggiungere con essa quello scopo.Il sig. Ribot mi parlò poi della situazione in Tunisia, rendendo omaggio a Vostra Eccellenza che s'era mostrata conciliante nei piccoli incidenti. (Protestò a questo proposito che non divideva le ingiuste prevenzioni di molti suoi connazionali contro di Lei e che le aveva sempre biasimate). Affermò di voler mantenere scrupolosamente lostatu-quoa Tunisi, mostrandosi propenso a intendersi con noi per migliorare la sorte de' nostri pescatori, poichè il generale Menabrea se n'era querelato. Accennando alla scadenza che avverrà fra sei anni del nostro trattato di commercio col Bey, egli domandò senon saremmo disposti a negoziare fino da ora, com'egli ammetterebbe, pel suo rinnovamento, verso l'abbandono d'alcuni nostri privilegi nella Reggenza.In conclusione dunque, il signor Ribot non rinunzia alla speranza ed al desideriodi un qualche accordocon noi. Per procedere, io devo aspettare da Vostra Eccellenza quelle nuove istruzioni che Ella stimerà opportuno di darmi, perocchè ignoro il risultato degli scandagli da Lei fatti altrove dopo la mia partenza da Roma e le sue presenti intenzioni. Non posso in poche righe ripeterle tutto ciò che in un colloquio durato più d'un'ora mi studiai di far comprendere al mio interlocutore: avrei fede che il seme non sia perduto se lo credessi uomo più risoluto e più ardito. Ma so che ad ogni modo Ella non può dubitare che a seconda de' suoi concetti ogni possibile sarebbe sempre da me tentato a fondo.Mi augurerei che il comm. Mayor potesse ritornare qui, come annunziava, per udire da lui le sue attuali idee e come meglio si possa servirle. Nel prossimo settembre, il signor di Freycinet sarà ad Aix-les-Bains, vicino al Generale, che potrà pure rivederlo in un più tranquillo ambiente e più propizio ad espansioni che una camera d'udienze ministeriali.Voglia gradire, signor Presidente, gli attestati della mia più profonda osservanza e della mia più cordiale devozione.Di V. E. l'aff.mo servoC. Ressman.P.S. Quanto del nostro trattato d'alleanza questi signori si preoccupino, lo provi anche il quesito che incidentalmente nella conversazione il sig. Ribot mi rivolse, se cioè occorresse, per farlo cessare, di denunziarlo espressamente e se vi fosse la clausola della tacita riconduzione. Risposi lo ignoravo.Commendatore Ressman — R. Ambasciata Italiana,Parigi.Roma li 2/9, 1890.(Personale). — La insistenza del signor Ribot per conoscere le nostre intenzioni circa la rinnovazione della Triplice alleanza non è degna di un uomo di Stato. Adun anno e mezzo di distanza nulla si può prevedere in politica. Giova però ricordare le ragioni che obbligarono il cavalier Mancini a chiedere la alleanza dell'Austria e della Germania.L'Italia dal 1879 al 1881 fu continuamente maltrattata dal Governo della Repubblica, minacciata dagli austriaci, disistimata a Berlino. Al 1880 un esercito di quaranta mila uomini era pronto ad entrare nel Regno, il Governo di Roma tollerando l'agitazione irredentista. La stampa francese ci derideva, ed il Governo francese occupava Tunisi. Sono celebri le parole pronunziate da Bismarck al 1879, che l'Italia non era una potenza militare temibile e che pochi reggimenti austro-ungarici sarebbero bastati per metterci alla ragione.Il cavalier Mancini pregò, scongiurò a Vienna ed a Berlino, e dopo molti sforzi ottenne che l'Italia fosse accolta nella alleanza dei due imperi.Oggi tutto è mutato in nostro vantaggio ed io non permetterò che l'Italia ritorni in quello stato di umiliazione nel quale pel suo isolamento fu sino al 1881.Ribot, prima di chiedere quali siano le nostre intenzioni sulla rinnovazione della triplice, dovrebbe mettersi in condizione di non averne bisogno, ed assicurarsi che, sciolti i nostri impegni coi due imperi, la Francia non ripeterebbe in altri territorii le imprese tunisine, che non ci insidierebbe più nella penisola per mezzo del Vaticano, che garantirebbe la nostra indipendenza. Or finora nulla fu fatto per persuaderci che il Governo ed il popolo di Francia vogliano divenirci amici ed amici sinceri e leali.Crispi.Gli sforzi dell'on. Crispi per togliere di mezzo i dissensi tra l'Italia e la Francia e stabilire su basi sicure la pace tra le due nazioni, furono vani. Cosicchè egli dovette rimanere in vedetta per sorvegliare ogni atto della Francia che potesse recarci nuovi danni.Assicuratosi che l'annessione della Tunisia non sarebbe avvenuta senza il nostro consenso, cioè senza compensi per noi, continuò a far buona guardia su Biserta che il Governo francese cercava di fortificare. Già da gran tempo egli faceva tenerdietro da persone fidate al progresso e alla natura dei lavori che si venivano compiendo in quel porto, denunziandoli alle Potenze amiche ed alleate e interessando il Governo inglese ad associarsi al Governo italiano in una azione diretta ad impedire il proseguimento di quei lavori, che si rilevavano contrarli agl'impegni presi dalla Francia al 1881 e che minacciavano di turbare ancor più l'equilibrio delle forze nel Mediterraneo. Il Gabinetto britannico aveva già riconosciuto che Biserta erala maggiore posizione strategica nel Mediterraneo, e insieme alla Cancelleria germanica aveva fatte vive rimostranze a Parigi. E il signor Goblet nel 1889 assicurava Londra e Roma “non esservi alcuna intenzione nè di ampliare, nè di fortificare il porto di Biserta e trattarsi solo di scavi necessarii e periodici„; e il signor Ribot in ottobre 1890 negava “che si compiano studi per l'erezione di fortilizi o di opere militari in Biserta.„Ma i ministri francesi erano, naturalmente, reticenti; i lavori che si compievano a Biserta erano senza dubbio di carattere militare, e Crispi lo dimostrò in unmemorandum. La Germania riconobbe che la questione era divenuta grave e appoggiò i nostri passi per un'azione decisiva. Il 20 gennaio 1891 Crispi fece interpellare l'Inghilterra se non fosse il caso di una comune azione immediata; ma la questione cadde col ritiro di Crispi dal potere (31 gennaio 1891) e con l'Italia si disinteressò di Biserta anche l'Inghilterra.Quanto alla Tripolitania, Crispi ebbe per un momento, nel luglio del 1890, la speranza che potesse divenire italiana, senza contrasto da parte delle grandi Potenze, le quali, tutte, in epoche diverse, avevano riconosciuto la prevalenza dei nostri diritti su quella regione. Non avrebbe voluto, per motivi di politica generale, rompere con la Turchia, ma prevedendo ogni ipotesi, pensò anche ad un'occupazione militare contrastata dai turchi e alla maniera di renderla più facile. Si accinse quindi a preparare il terreno col guadagnare all'Italia la simpatia e l'appoggio degli elementi indigeni della Tripolitania. Il cav. Grande, Console d'Italia a Tripoli, lavorò sagacemente per secondare le vedute del suo Ministro. Il seguente telegramma, relativo alle trattative con Sid Hassuna Caramanli, capo allora della famiglia che aveva signoreggiato ilvilayetsino al 1835, indica che il lavoro di accaparramento degli arabi era bene avviato:Tripoli, 7 agosto 1890.(Decifri V. E. stessa. Segretissimo). — Profittando, che Sid Hassuna Karamanli trovasi qui, chiamatovi dal Governatore generale per gli ultimi avvenimenti della frontiera, gli feci parlare da un mio e di lui amico intimissimo e confidente. Il colloquio ebbe luogo ieri sera. Raccomandai all'amico che l'apertura delle trattative avesse carattere privato, come provenienza da una particolare iniziativa, esplorandone per ora animo e intenzioni.Sid Hassuna Karamanli mostrossi disposto coadiuvare occupazione italiana, convinto che, se non noi, sarebbero altri ad occupare la Tripolitania; disse disporre di tutte le forze delle popolazioni della montagna, godendone le simpatie. Per preparare terreno chiede tempo e denaro, non per lui, ma per gli sceiks. Accetterebbe una forma di governo simile a quella della Tunisia. Ciò, dice, eviterebbe la resistenza degli arabi e pacificherebbe il paese. Non dissimula la resistenza della Turchia, la quale però, non secondata dall'elemento arabo, cederebbe di fronte alla forza italiana. Raccomanda la massima prudenza, essendo sorvegliato dal Governatore generale. Dichiara il paese stanco della occupazione della Turchia.Karamanli mostrò di conoscere la situazione politica dell'Africa e di cogliere l'occasione favorevole. Egli ritorna al Gibel Gharian questa sera. Ha assicurato sarà di ritorno.Grande.Sicuro dell'adesione di massima da parte dell'Inghilterra, della Germania e dell'Austria-Ungheria all'occupazione italiana della Tripolitania, l'on. Crispi avrebbe facilmente guadagnato anche il consenso della Francia, tenendosi fermo sul terreno della difesa dei nostri diritti nella Tunisia sino alla conclusione di un accordo. E dipoi, con la risolutezza ch'era nel suo carattere, non avrebbe atteso molto a piantare il vessillo d'Italia sull'altra sponda del Mediterraneo. Quanto alla Turchia, gli accomodamenti con l'antico regime non erano difficili; il Sultano ch'era un fine politico e aveva il senso della sua responsabilità e della precariasituazione dell'Impero, si sarebbe adattato all'inevitabile, confortandosi con gli opportuni compensi.Ma col ritiro di Francesco Crispi dal potere in seguito al voto della Camera del 31 gennaio 1891, la pietra angolare dell'edifizio cedette. L'opposizione contro le fortificazioni di Biserta che alla fine di gennaio era divenuta perentoria, fu abbandonata dal suo successore. E la Francia, lasciata libera di consolidare il suo dominio in Tunisia, non ebbe più bisogno di venire a patti con l'Italia e di farle concessioni.Quando la questione della Tripolitania fu ripresa, il governo Italiano dovette fare alla Francia sacrificio di altri interessi.
Il licenziamento del principe di Bismarck: i rescritti imperiali per la protezione degli operai; spiegazioni dell'imperatore Guglielmo; Crispi e Bismarck. — La progettata annessione alla Francia della Tunisia; l'opposizione di Crispi; l'appoggio delle grandi Potenze; corrispondenza Crispi-Salisbury. — Tripoli per Tunisi. — Le fortificazioni di Biserta. — In previsione dell'occupazione italiana della Tripolitania.
La sera del 20 marzo il supplemento delloStaats-Anzeigerpubblicava due ordinanze del Gabinetto imperiale secondo le quali il principe di Bismarck era, a sua domanda, esonerato dalle funzioni di Cancelliere dell'Impero germanico, di Presidente del Ministero prussiano e di ministro degli Affari esteri; e il generale di Caprivi, comandante il X Corpo d'Armata, era nominato Cancelliere e Presidente del Ministero; al conte Erberto di Bismarck si affidava provvisoriamente l'incarico della direzione degli Affari esteri.
Il conte di Launay scriveva privatamente a Crispi che il ritiro dell'uomo di Stato eminente che aveva potuto rendere al suo paese servigi inestimabili, era il risultato fatale dell'antagonismo tra due potenze: una alla sua aurora, l'altra al tramonto; questa abituata a non tollerare ostacoli e a spezzare ogni resistenza, — quella giovine e risoluta a occupare il posto che le apparteneva di diritto, a rappresentare una parte preponderante e ad agire secondo la propria volontà. “Il suo regno — scriveva il di Launay — si disegna sempre più nettamente, ed è rappresentatoda un Principe che ha un'anima elevata e virile, che dimostra un sentimento vivissimo della responsabilità, uno zelo ardente nel disimpegno dei suoi doveri, e intenzioni rette. Egli merita certamente che il successo risponda ai suoi nobili sforzi.„
Intorno alle circostanze determinanti dell'avvenimento che suscitò dovunque una grande sorpresa, l'on. Crispi ricevette le seguenti informazioni:
Il punto di partenza del dissenso tra l'Imperatore e il principe di Bismarck è stato il rescritto imperiale del 4 febbraio per la protezione degli operai. Dopo di allora sopravvennero vari incidenti, i quali hanno condotto avanti ieri (16 marzo) ad una spiegazione tra Sua Maestà e il Principe. Questi aveva ricevuto la visita del signor Windthorst, capo della frazione del Centro. Tra i membri di questa frazione ve ne sono certamente parecchi che cercano di conciliare gli interessi della religione cattolica con quelli dell'Impero; ma non è meno vero che in cotesta categoria non si potrebbe annoverare il signor Windthorst, il quale, sotto il mantello della religione, tende a scalzare le fondamenta dell'Impero. Il giornale officioso, laNorddeutsche Allgemeine Zeitung, nello scopo di ottenere una maggioranza governativa al Reichstag, manovrava di già nel senso di ravvicinare al Centro il partito dei conservatori, sulla base del principio di autorità che entrambi rappresentano. D'altronde, l'alleanza tra i due partiti era insinuata chiaramente in un articolo dello stesso giornale, il quale dimostrava che, riuniti, i conservatori e gli ultramontani disporrebbero realmente della maggioranza, e che una intesa tra essi è possibile su un certo numero di questioni.L'Imperatore rimproverava al Cancelliere di non aver rifiutato la visita del signor Windthorst.Sua Maestà ha inoltre chiesto al Principe di ritirare un'ordinanza, in forza della quale i Ministri e i Segretari di Stato non possono presentarsi all'udienza dell'Imperatore senza il permesso del Cancelliere. Il Principe ha rifiutato il suo consenso.Il Sovrano desiderava poi, contro il parere di Sua Altezza, di ridurre allo stretto necessario ì nuovi crediti militari da chiedere al Parlamento, i quali dovrannoservire ad aumentare l'artiglieria di 74 batterie. Il Reichstag attuale respingerebbe la legge progettata, e ne sorgerebbe un conflitto che Sua Maestà vuole evitare. I Capi dei Corpi d'armata sono convocati a Berlino per pronunziarsi sull'estremo limite della riduzione.Infine, Sua Maestà si lagnava che lo si informasse incompletamente intorno agli affari esteri.Il principe di Bismarck tradì con dei gesti l'impetuosità del suo carattere, e dopo cotesto sfogo di cattivo umore, i suoi occhi s'inumidirono. L'Imperatore conservò la più grande calma durante il penoso colloquio, e separandosi dal suo primo ministro gli disse che aspettava di conoscere il risultato delle sue riflessioni.Ieri però il generale de Hancke, capo dell'ufficio militare, si recava dal Cancelliere per annunziargli che era atteso al Castello per regolare con Sua Maestà i particolari relativi al suo ritiro. Il principe di Bismarck ha rifiutato di arrendersi a cotesta chiamata ed ha mandato oggi all'Imperatore una Memoria giustificativa.Il Segretario di Stato chiederà di essere anch'egli dispensato dal servizio quando la notizia delle dimissioni di suo padre sarà data ufficialmente. Il conte di Bismarck agisce sotto l'impulso di un nobile sentimento, poichè non esiste tra Sua Maestà e lui nessun motivo di dissenso circa la direzione della politica estera.In fondo, la ragione vera della discordia fra l'Imperatore e il Principe sta nell'incompatibilità dei loro caratteri. Il Principe è autoritario, non soffre la minima contraddizione, non sa piegarsi alle transazioni. L'Imperatore, sebbene renda piena giustizia al Principe per gli eminenti servizi resi durante più di un quarto di secolo alla monarchia, alla Prussia e alla Germania, è risoluto a prendere sotto la sua alta direzione la politica interna, come la politica estera, mentre il Cancelliere voleva tenere nelle sue mani le redini del Governo, come le aveva tenute negli ultimi anni del regno dell'imperatore Guglielmo I.Non si sa ancora nulla circa il successore. Persone bene informate assicurano che l'Imperatore da un mese avrebbe fatta la sua scelta. Comunque sia, niente sarà cambiato nella politica estera. L'Imperatore resta fedele alla triplice alleanza.Le notizie che precedono mi sono state fornite conraccomandazione di comunicarle personalmente a V. E. Le parole così graziose all'indirizzo di V. E., che sono oggi state dette dal Cancelliere al senatore Boccardo, possono essere considerate come un addio a chi, come Lei, ha saputo meritare l'amicizia e la stima di Sua Altezza.»
Il punto di partenza del dissenso tra l'Imperatore e il principe di Bismarck è stato il rescritto imperiale del 4 febbraio per la protezione degli operai. Dopo di allora sopravvennero vari incidenti, i quali hanno condotto avanti ieri (16 marzo) ad una spiegazione tra Sua Maestà e il Principe. Questi aveva ricevuto la visita del signor Windthorst, capo della frazione del Centro. Tra i membri di questa frazione ve ne sono certamente parecchi che cercano di conciliare gli interessi della religione cattolica con quelli dell'Impero; ma non è meno vero che in cotesta categoria non si potrebbe annoverare il signor Windthorst, il quale, sotto il mantello della religione, tende a scalzare le fondamenta dell'Impero. Il giornale officioso, laNorddeutsche Allgemeine Zeitung, nello scopo di ottenere una maggioranza governativa al Reichstag, manovrava di già nel senso di ravvicinare al Centro il partito dei conservatori, sulla base del principio di autorità che entrambi rappresentano. D'altronde, l'alleanza tra i due partiti era insinuata chiaramente in un articolo dello stesso giornale, il quale dimostrava che, riuniti, i conservatori e gli ultramontani disporrebbero realmente della maggioranza, e che una intesa tra essi è possibile su un certo numero di questioni.
L'Imperatore rimproverava al Cancelliere di non aver rifiutato la visita del signor Windthorst.
Sua Maestà ha inoltre chiesto al Principe di ritirare un'ordinanza, in forza della quale i Ministri e i Segretari di Stato non possono presentarsi all'udienza dell'Imperatore senza il permesso del Cancelliere. Il Principe ha rifiutato il suo consenso.
Il Sovrano desiderava poi, contro il parere di Sua Altezza, di ridurre allo stretto necessario ì nuovi crediti militari da chiedere al Parlamento, i quali dovrannoservire ad aumentare l'artiglieria di 74 batterie. Il Reichstag attuale respingerebbe la legge progettata, e ne sorgerebbe un conflitto che Sua Maestà vuole evitare. I Capi dei Corpi d'armata sono convocati a Berlino per pronunziarsi sull'estremo limite della riduzione.
Infine, Sua Maestà si lagnava che lo si informasse incompletamente intorno agli affari esteri.
Il principe di Bismarck tradì con dei gesti l'impetuosità del suo carattere, e dopo cotesto sfogo di cattivo umore, i suoi occhi s'inumidirono. L'Imperatore conservò la più grande calma durante il penoso colloquio, e separandosi dal suo primo ministro gli disse che aspettava di conoscere il risultato delle sue riflessioni.
Ieri però il generale de Hancke, capo dell'ufficio militare, si recava dal Cancelliere per annunziargli che era atteso al Castello per regolare con Sua Maestà i particolari relativi al suo ritiro. Il principe di Bismarck ha rifiutato di arrendersi a cotesta chiamata ed ha mandato oggi all'Imperatore una Memoria giustificativa.
Il Segretario di Stato chiederà di essere anch'egli dispensato dal servizio quando la notizia delle dimissioni di suo padre sarà data ufficialmente. Il conte di Bismarck agisce sotto l'impulso di un nobile sentimento, poichè non esiste tra Sua Maestà e lui nessun motivo di dissenso circa la direzione della politica estera.
In fondo, la ragione vera della discordia fra l'Imperatore e il Principe sta nell'incompatibilità dei loro caratteri. Il Principe è autoritario, non soffre la minima contraddizione, non sa piegarsi alle transazioni. L'Imperatore, sebbene renda piena giustizia al Principe per gli eminenti servizi resi durante più di un quarto di secolo alla monarchia, alla Prussia e alla Germania, è risoluto a prendere sotto la sua alta direzione la politica interna, come la politica estera, mentre il Cancelliere voleva tenere nelle sue mani le redini del Governo, come le aveva tenute negli ultimi anni del regno dell'imperatore Guglielmo I.
Non si sa ancora nulla circa il successore. Persone bene informate assicurano che l'Imperatore da un mese avrebbe fatta la sua scelta. Comunque sia, niente sarà cambiato nella politica estera. L'Imperatore resta fedele alla triplice alleanza.
Le notizie che precedono mi sono state fornite conraccomandazione di comunicarle personalmente a V. E. Le parole così graziose all'indirizzo di V. E., che sono oggi state dette dal Cancelliere al senatore Boccardo, possono essere considerate come un addio a chi, come Lei, ha saputo meritare l'amicizia e la stima di Sua Altezza.»
I rescritti imperiali del 4 febbraio sul miglioramento delle condizioni degli operai, non erano stati accolti dal principe di Bismarck senza obiezioni. Pur apprezzando il sentimento umanitario del suo Sovrano, il Gran Cancelliere si preoccupava dell'insuccesso cui questi si esponeva, delle speranze difficilmente realizzabili che faceva nascere e della ripercussione che l'iniziativa imperiale avrebbe avuto sulla situazione dei partiti. Egli temeva altresì che nelle elezioni allora prossime per il Reichstag, molti elettori fossero indotti a votare per candidati, i quali sotto la bandiera delle aspirazioni bandite dall'alto dissimulassero i loro principii socialisti e anarchici. Il Principe credeva che si fosse fatto abbastanza pel momento, nel senso di un “socialismo di Stato„, con le leggi relative agli accidenti sul lavoro, alle casse di risparmio, all'invalidità degli operai, e che lo Stato dovesse limitarsi a proteggere la libertà del lavoro, senza intervenire nelle contese tra i padroni e i lavoratori, reprimendo rigorosamente i disordini.
Dopo l'annunzio della crisi, il conte de Launay scriveva confidenzialmente, in data 23 marzo, all'on. Crispi:
Sono informato che sin dal 19 corrente le ambasciate della Germania a Roma, Vienna, Londra e i rappresentanti della Prussia a Dresda e a Monaco, sono stati avvertiti che i mutamenti che stavano per effettuarsi a Berlino non alteravano in nulla i rapporti internazionali dell'Impero.Oggi, alla festa degli Ordini, mi son trovato a fianco del nuovo Cancelliere, il quale mi ha parlato nello stesso senso. Egli ha sin da principio accolto a malincuore l'offerta del suo Sovrano. La sua ambizione era di continuare a servire attivamente nell'esercito e di morire, occorrendo, su di un campo di battaglia, anzichè consumare le sue forze su di un terreno nel quale ha lo svantaggio di succedere all'uomo di genio che per tanti anniha rappresentato una parte immensa in Europa. Egli si è rassegnato quando l'Imperatore ha fatto appello alla sua devozione: come militare, il coraggio e l'obbedienza sono per lui virtù professionali. Ma mi ha assicurato che nelle relazioni estere seguirà le orme del suo predecessore. Gli ho detto che speravo mantenere con lui rapporti di mutua confidenza nell'interesse dei nostri due paesi e che avrei fatto tutto il possibile per riuscirvi. Il generale di Caprivi mi ha risposto che il principe di Bismarck, passando in rivista il corpo diplomatico, aveva indicato l'ambasciatore d'Italia nel numero dei diplomatici ai quali poteva accordare piena confidenza. Ho fatto allusione a qualche racconto della stampa tedesca che attribuisce alla sua famiglia origine italiana; onde i nostri giornali avevano rilevato questo fatto come un augurio di più per la continuazione degli eccellenti rapporti fra l'Italia e la Germania. Il generale ha contestato il fatto, i suoi antenati avendo emigrato dal Friuli austriaco in Germania; la parentela con i Montecuccoli non era provata. «Ciò non impedisce, ha soggiunto, che io ami gli italiani, e che vi proponga di bere con me alla loro salute». Dal mio canto ho brindato alla salute dei tedeschi.Dopo il pranzo, l'Imperatore mi ha preso in disparte. Egli teneva che io dessi a S. M. il Re e a Vostra Eccellenza qualche dettaglio sulla crisi avvenuta qui. Dopo il suo ritorno da Friedrichsruh, il principe di Bismarck era irriconoscibile; si notava in lui una grande sovreccitazione. Secondo l'opinione del medico, se cotesto stato si fosse prolungato, avrebbe dato luogo ad un attacco nervoso. Era un uomo finito per indebolimento di forze. «Il mio cuore, ha detto l'Imperatore, ha sofferto profondamente per la necessità di porre alla riserva un antico e illustre servitore della Corona». Sua Maestà esprimeva la speranza che in avvenire i consigli, l'energia, la fedeltà del Principe non sarebbero, occorrendo, mancati all'Impero. All'estero si ricorderà la politica di pace così saviamente seguita dal principe di Bismarck «e che io stesso sono risoluto a continuare con tutte le forze della mia volontà. Io resto fedele alla triplice alleanza». Senza essa, l'Europa avrebbe già sofferto per sanguinosi conflitti. «Ho notizie rassicuranti da Pietroburgo. L'imperatore Alessandro è animato dalle migliori disposizioni, eper ottenere che egli non se ne allontani, gli farò visita entro l'anno, nell'epoca delle grandi manovre a Tsarkoe-Zelo».Ho detto a Sua Maestà che nella mia corrispondenza avevo già avvertito che nessuna modificazione sarebbe stata apportata al programma pacifico del Gabinetto di Berlino e che questo si manteneva incrollabile per il mantenimento della triplice alleanza, la quale è una solida base della pace. Ho soggiunto che mi sarei affrettato a trasmettere a Roma le nuove dichiarazioni provenienti da chi tiene con mano ferma le redini dello Stato.L'Imperatore ha soggiunto: «Voi sapete che l'ambasciatore d'Italia è persona gratissima e che gode della nostra intiera confidenza».Ho detto ancora a Sua Maestà che io avevo avuto cura di negare qualunque speranza di riuscita agli intransigenti ultramontani che credono si avvicini il momento di ritornare ai loro sogni di restaurazione del potere temporale. Sua Maestà non ha esitato a dichiarare che certamente tali sogni non saranno da essa favoriti. «Io son troppo buon protestante per prestarmi a tali vedute. D'altronde, sento un sincero attaccamento per il vostro Re e per l'Italia».Mi risulta che l'Imperatore ha detto anche al mio collega di Austria che nulla sarebbe stato mutato nel suo programma di politica estera.Sua Maestà si è pure mostrata soddisfatta dei lavori della Conferenza per la protezione degli operai. Essa spera che dalle deliberazioni della medesima verrà qualche buon risultato, non fosse altro una base per Conferenze ulteriori.Il conte Erberto di Bismarck, malgrado tutti gli sforzi del Sovrano per conservarlo nelle sue attuali funzioni, persiste a volersi ritirare. In ogni caso prenderà un lungo congedo. Avrà l'interim degli Affari esteri il conte di Hatzfeldt, ambasciatore a Londra.
Sono informato che sin dal 19 corrente le ambasciate della Germania a Roma, Vienna, Londra e i rappresentanti della Prussia a Dresda e a Monaco, sono stati avvertiti che i mutamenti che stavano per effettuarsi a Berlino non alteravano in nulla i rapporti internazionali dell'Impero.
Oggi, alla festa degli Ordini, mi son trovato a fianco del nuovo Cancelliere, il quale mi ha parlato nello stesso senso. Egli ha sin da principio accolto a malincuore l'offerta del suo Sovrano. La sua ambizione era di continuare a servire attivamente nell'esercito e di morire, occorrendo, su di un campo di battaglia, anzichè consumare le sue forze su di un terreno nel quale ha lo svantaggio di succedere all'uomo di genio che per tanti anniha rappresentato una parte immensa in Europa. Egli si è rassegnato quando l'Imperatore ha fatto appello alla sua devozione: come militare, il coraggio e l'obbedienza sono per lui virtù professionali. Ma mi ha assicurato che nelle relazioni estere seguirà le orme del suo predecessore. Gli ho detto che speravo mantenere con lui rapporti di mutua confidenza nell'interesse dei nostri due paesi e che avrei fatto tutto il possibile per riuscirvi. Il generale di Caprivi mi ha risposto che il principe di Bismarck, passando in rivista il corpo diplomatico, aveva indicato l'ambasciatore d'Italia nel numero dei diplomatici ai quali poteva accordare piena confidenza. Ho fatto allusione a qualche racconto della stampa tedesca che attribuisce alla sua famiglia origine italiana; onde i nostri giornali avevano rilevato questo fatto come un augurio di più per la continuazione degli eccellenti rapporti fra l'Italia e la Germania. Il generale ha contestato il fatto, i suoi antenati avendo emigrato dal Friuli austriaco in Germania; la parentela con i Montecuccoli non era provata. «Ciò non impedisce, ha soggiunto, che io ami gli italiani, e che vi proponga di bere con me alla loro salute». Dal mio canto ho brindato alla salute dei tedeschi.
Dopo il pranzo, l'Imperatore mi ha preso in disparte. Egli teneva che io dessi a S. M. il Re e a Vostra Eccellenza qualche dettaglio sulla crisi avvenuta qui. Dopo il suo ritorno da Friedrichsruh, il principe di Bismarck era irriconoscibile; si notava in lui una grande sovreccitazione. Secondo l'opinione del medico, se cotesto stato si fosse prolungato, avrebbe dato luogo ad un attacco nervoso. Era un uomo finito per indebolimento di forze. «Il mio cuore, ha detto l'Imperatore, ha sofferto profondamente per la necessità di porre alla riserva un antico e illustre servitore della Corona». Sua Maestà esprimeva la speranza che in avvenire i consigli, l'energia, la fedeltà del Principe non sarebbero, occorrendo, mancati all'Impero. All'estero si ricorderà la politica di pace così saviamente seguita dal principe di Bismarck «e che io stesso sono risoluto a continuare con tutte le forze della mia volontà. Io resto fedele alla triplice alleanza». Senza essa, l'Europa avrebbe già sofferto per sanguinosi conflitti. «Ho notizie rassicuranti da Pietroburgo. L'imperatore Alessandro è animato dalle migliori disposizioni, eper ottenere che egli non se ne allontani, gli farò visita entro l'anno, nell'epoca delle grandi manovre a Tsarkoe-Zelo».
Ho detto a Sua Maestà che nella mia corrispondenza avevo già avvertito che nessuna modificazione sarebbe stata apportata al programma pacifico del Gabinetto di Berlino e che questo si manteneva incrollabile per il mantenimento della triplice alleanza, la quale è una solida base della pace. Ho soggiunto che mi sarei affrettato a trasmettere a Roma le nuove dichiarazioni provenienti da chi tiene con mano ferma le redini dello Stato.
L'Imperatore ha soggiunto: «Voi sapete che l'ambasciatore d'Italia è persona gratissima e che gode della nostra intiera confidenza».
Ho detto ancora a Sua Maestà che io avevo avuto cura di negare qualunque speranza di riuscita agli intransigenti ultramontani che credono si avvicini il momento di ritornare ai loro sogni di restaurazione del potere temporale. Sua Maestà non ha esitato a dichiarare che certamente tali sogni non saranno da essa favoriti. «Io son troppo buon protestante per prestarmi a tali vedute. D'altronde, sento un sincero attaccamento per il vostro Re e per l'Italia».
Mi risulta che l'Imperatore ha detto anche al mio collega di Austria che nulla sarebbe stato mutato nel suo programma di politica estera.
Sua Maestà si è pure mostrata soddisfatta dei lavori della Conferenza per la protezione degli operai. Essa spera che dalle deliberazioni della medesima verrà qualche buon risultato, non fosse altro una base per Conferenze ulteriori.
Il conte Erberto di Bismarck, malgrado tutti gli sforzi del Sovrano per conservarlo nelle sue attuali funzioni, persiste a volersi ritirare. In ogni caso prenderà un lungo congedo. Avrà l'interim degli Affari esteri il conte di Hatzfeldt, ambasciatore a Londra.
Dopo pochi giorni le dimissioni del conte di Bismarck furono accettate, e al suo posto fu nominato il barone di Marschall, ministro del Granducato di Baden presso la Corte imperiale e membro del Consiglio federale.
L'on. Crispi fu sinceramente afflitto pel ritiro del principe di Bismarck dalla direzione della politica germanica, sia per l'amicizia che a lui lo legava, sia per l'appoggio illimitato e decisivo che ne aveva avuto in ogni circostanza. Il 21 marzo appena apprese la pubblicazione ufficiale delloStaats-Anzeiger, inviò il suo saluto al Principe, che rispose immediatamente. Ecco i due telegrammi:
Rome, 21/3/1890.Son Altesse le Prince de Bismarck,Berlin.Bien que Votre Altesse, en se retirant des hautes fonctions où la confiance de trois Empereurs l'avait placée et conservée, laisse à l'Allemagne le précieux héritage de la politique de paix à laquelle vous vous étiez si complètement dédié, je n'en éprouve pas moins les plus profonds regrets de votre détermination, regrets qui me sont inspirés autant par l'amitié qui m'unit à Votre Altesse, que par la confiance sans bornes que j'avais en Elle. Cette amitié et cette confiance, ne sauraient diminuer. Votre Altesse doit en être convaincue. Elle pourra toujours compter sur mon dévouement le plus sincère et le plus cordial.Crispi.
Rome, 21/3/1890.
Son Altesse le Prince de Bismarck,Berlin.
Bien que Votre Altesse, en se retirant des hautes fonctions où la confiance de trois Empereurs l'avait placée et conservée, laisse à l'Allemagne le précieux héritage de la politique de paix à laquelle vous vous étiez si complètement dédié, je n'en éprouve pas moins les plus profonds regrets de votre détermination, regrets qui me sont inspirés autant par l'amitié qui m'unit à Votre Altesse, que par la confiance sans bornes que j'avais en Elle. Cette amitié et cette confiance, ne sauraient diminuer. Votre Altesse doit en être convaincue. Elle pourra toujours compter sur mon dévouement le plus sincère et le plus cordial.
Crispi.
Berlin, 22 mars 1890.Je remercie Votre Excellence de tout mon cœur des paroles affectueuses qu'Elle vient de m'adresser. Elles sont un nouveau témoignage des sentiments de confiance et d'affection dont je m'honore et que je vous rends du fond de mon âme. J'ai été heureux de me trouver placé en présence d'un homme d'Etat comme Votre Excellence lorsqu'il s'est agi de traiter les affaires des nos deux pays, et je vous prie de continuer avec mon successeur les relations de confiance qu'ont si bien servi les intérêts des deux pays. Je garderai toujours le souvenir de nos relations politiques et je vous prie de me conserver l'amitié personnelle qui restera inaltérable résultat de notre travail au service de la patrie.De Bismarck.
Berlin, 22 mars 1890.
Je remercie Votre Excellence de tout mon cœur des paroles affectueuses qu'Elle vient de m'adresser. Elles sont un nouveau témoignage des sentiments de confiance et d'affection dont je m'honore et que je vous rends du fond de mon âme. J'ai été heureux de me trouver placé en présence d'un homme d'Etat comme Votre Excellence lorsqu'il s'est agi de traiter les affaires des nos deux pays, et je vous prie de continuer avec mon successeur les relations de confiance qu'ont si bien servi les intérêts des deux pays. Je garderai toujours le souvenir de nos relations politiques et je vous prie de me conserver l'amitié personnelle qui restera inaltérable résultat de notre travail au service de la patrie.
De Bismarck.
Ricorrendo il 1.º aprile il genetliaco del Principe, l'on. Crispi, che negli anni precedenti gli aveva mandato i suoi augurii, non mancò di rinnovarglieli. E il suo telegramma fu ricambiato da una lettera la quale è un'altra prova della cordialità dei sentimenti che legavano il Bismarck al suo ex-collega.
1 avril 1890.A S. A. le Prince de Bismarck,Veuillez agréer, mon Prince, les vœux très sincères et très chaleureux que je forme pour V. A. en ce jour anniversaire de sa naissance. Vous avez emporté avec vous, dans les calmes solitudes qui vous sont chères, la conscience d'une grande tâche glorieusement remplie, d'une vie laborieuse, consacrée toute entière au service d'une grande dynastie et d'un grand peuple. C'est un beau sort que le vôtre. Que Dieu vous accorde d'en jouir pour de longues années en vous conservant à votre souverain et a votre pays, qui peuvent toujours compter sur les conseils de votre génie et de votre expérience, à l'amour de votre famille, à l'affection immuable de ceux qui vous sont dévoués.Crispi.
1 avril 1890.
A S. A. le Prince de Bismarck,
Veuillez agréer, mon Prince, les vœux très sincères et très chaleureux que je forme pour V. A. en ce jour anniversaire de sa naissance. Vous avez emporté avec vous, dans les calmes solitudes qui vous sont chères, la conscience d'une grande tâche glorieusement remplie, d'une vie laborieuse, consacrée toute entière au service d'une grande dynastie et d'un grand peuple. C'est un beau sort que le vôtre. Que Dieu vous accorde d'en jouir pour de longues années en vous conservant à votre souverain et a votre pays, qui peuvent toujours compter sur les conseils de votre génie et de votre expérience, à l'amour de votre famille, à l'affection immuable de ceux qui vous sont dévoués.
Crispi.
Friedrichsruh, le 21 avril 1890.Mon cher Ministre,Les bons vœux que Vous m'avez adressés pour l'anniversaire de ma naissance m'ont vivement touché et je Vous prie d'agréer l'expression de ma sincère reconnaissance.L'endroit dont je date ces lignes ne m'est cher pas seulement par le calme de ses forêts, mais surtout par le souvenir si agréable des visites, dont Vous avez bien voulu m'y honorer. A mon regret nos excellentes relations officielles ont été interrompues, mais je suis sûr que Votre Excellence me conservera toujours l'amitié personnelle qui nous lie et je serai heureux de Vous serrer la main où que ce soit.Veuillez croire, cher ami, à mes sentiments de très-sincère dévouement; ma femme et mon fils se rappellent à Votre souvenir affectueux.Von Bismarck.
Friedrichsruh, le 21 avril 1890.
Mon cher Ministre,
Les bons vœux que Vous m'avez adressés pour l'anniversaire de ma naissance m'ont vivement touché et je Vous prie d'agréer l'expression de ma sincère reconnaissance.
L'endroit dont je date ces lignes ne m'est cher pas seulement par le calme de ses forêts, mais surtout par le souvenir si agréable des visites, dont Vous avez bien voulu m'y honorer. A mon regret nos excellentes relations officielles ont été interrompues, mais je suis sûr que Votre Excellence me conservera toujours l'amitié personnelle qui nous lie et je serai heureux de Vous serrer la main où que ce soit.
Veuillez croire, cher ami, à mes sentiments de très-sincère dévouement; ma femme et mon fils se rappellent à Votre souvenir affectueux.
Von Bismarck.
Autografo riprodotto fotograficamente: lettera di Bismarck a Crispi.Immagine ingrandita.Autografo riprodotto fotograficamente: lettera di Bismarck a Crispi.
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Autografo riprodotto fotograficamente: lettera di Bismarck a Crispi.
Durante il suo governo, l'on. Crispi non trascurò la difesa di alcun interesse italiano all'estero: rappresentanze diplomatiche e consolari, scuole, missioni, agenzie commerciali, stazioni navali, — ogni organo d'influenza, insomma, fu da lui attentamente curato o istituito. E le colonie nostre, anche le più remote, si sentirono vicine alla madre-patria, e sotto la vigile sua scorta custodirono con orgoglio i vincoli nazionali.
Ma furono gl'interessi dell'Italia nel Mediterraneo quelli che ebbero le maggiori diligenze di Crispi, una predilezione fiera, gelosa, appassionata. Certo, egli non pensò che gli avvenimenti potessero retrocedere: dall'Egitto eravamo esclusi definitivamente, e la Tunisia era perduta in gran parte. Vide, tuttavia, che una politica accorta e ferma avrebbe potuto impedire che la situazione dell'Italia nel suo mare peggiorasse, e forse trovare qualche compenso ai danni subiti.
La Francia, imponendo il suo protettorato al Bey di Tunisi, si era impegnata a rispettare le Capitolazioni e i diritti acquisiti dagli altri Stati, e a non fare in Tunisia fortificazioni che potessero costituire una base militare. Era naturale che col tempo quegli impegni divenissero una servitù gravosa, e che, modificandosi a poco a poco lo stato d'animo col quale i francesi si erano avventurati nell'impresa tunisina, essi cercassero di rendere assoluto e definitivo il loro dominio. Due Stati avevano interesse a contrastare questo proponimento, l'Inghilterra e l'Italia.
La politica italiana tenne sempre in gran pregio l'amicizia britannica perchè essa rappresentava per l'Italia una garenzia dellostatu-quonel Mediterraneo. Ma in verità, gli sforzi da noi fatti per conservarla e per renderla intima, sono spesso stati inani per la divergenza degl'interessi anglo-italiani. In teoria, l'Inghilterra doveva preferire che l'Italia, pacifica e sincera sua amica, avesse il predominio o almeno una forte posizione nel Mediterraneo; in pratica, l'Inghilterra avendo interessi molteplici nel vasto mondo e dovendo qua e là fare i conti con la potenza francese, ha dovuto transigere talvolta e dare alla Francia i compensi che questa esigeva, nel Mediterraneo appunto.
Nella questione di Tunisi abbiamo veduto[35]come l'Inghilterra si fosse compromessa nel 1878, e si spiega perfettamente la successivasua politica ambigua, tra la Francia che in Tunisia aveva ragione di non attendersi contrarietà inglesi e l'Italia che supponeva una solidarietà d'interessi inesistente.
Data questa situazione, le difficoltà dinanzi alle quali si trovò Crispi erano insormontabili. Ma il conoscere com'egli cercasse di superarle, e come riuscisse a paralizzare l'azione del governo francese, ha senza dubbio una grande importanza.
In giugno 1890 Crispi ha notizia da Parigi che sono in corso conversazioni tra lord Salisbury e l'ambasciatore francese a Londra, Waddington, nelle quali si tratta di concessioni da parte inglese a Tunisi, in corrispettivo dell'acquiescenza della Francia al protettorato dell'Inghilterra sullo Stato libero dello Zanzibar. E dà facoltà al conte Tornielli, ambasciatore italiano,[36]di dichiarare al ministro Salisbury, essere opinione del governo del Re che i lavori iniziati dalla Francia a Biserta minacciavano un turbamento dell'equilibrio delle forze nel Mediterraneo, e che il gabinetto della Regina farebbe delle osservazioni a Parigi per impedire il progresso di quei lavori; contemporaneamente telegrafa a Berlino che il governo del Re in varie occasioni crede di essersi accorto di una tendenza del Governo britannico a fare alla Francia delle concessioni a Tunisi, a scapito d'interessi italiani sui quali l'Italia non avrebbe potuto transigere.
Lord Salisbury, il 25 giugno, dichiara al Tornielli di avere interpellato sui lavori di Biserta l'ambasciatore francese, e che questi gli aveva risposto non avere quei lavori carattere militare; e all'ambasciatore germanico, conte Hatzfeldt, dice che di Tunisi non si era fatta parola tra Londra e Parigi. Quanto allo Zanzibar, il Salisbury enuncia la massima da lui adottata “che uno Stato non cessa di essere indipendente se, usando di tale indipendenza, si metta spontaneamente sotto il protettorato di un altro„, e avverte di aver fatto sapere al governo francese che se questo non fosse il suo modo di vedere, egli avrebbe preso in esame le obiezioni che gli fossero presentate.
Pareva, dunque, che trattative non fossero in corso, sebbenerestasse nella situazione che la Francia potesse avanzare pretese di compensi in Tunisia.
Il 7 luglio l'on. Crispi telegrafa al conte Tornielli:
(Confidenzialissimo. Personale).— Casualmente sono venuto a conoscere da un amico intimo di Freycinet e di Ribot che la Francia negozia con l'Inghilterra un trattato di commercio per la Tunisia. Le pratiche sarebbero state iniziate in vista della condizione speciale in cui si trova l'Inghilterra di aver colà un trattato, la cui durata è indeterminata. La persona medesima mi ha dato ad intendere che la Francia vorrebbe fare altrettanto con noi, e che sarebbe pronta a concederci le stesse condizioni che farebbe alla Gran Brettagna.Che la Francia prepari qualche cosa in Tunisia è oramai certo. Se indugia si è perchè non vuole scontentare nè l'Inghilterra, nè noi. Ciò essendo, ho risposto all'amico ufficioso col massimo riserbo e senza menomamente impegnarmi, che la questione nella Tunisia non si può toccare in Italia senza incorrere l'avversione pubblica; che l'argomento offrirebbe materia a lunghi studii; e che se conoscessi le basi dell'accordo sarei dispostissimo a prenderle nel dovuto esame. Gioverebbe intanto che io conoscessi le intenzioni di lord Salisbury, poichè nulla vorrei fare che non sia in perfetto accordo con lui. La prego perciò di volere con la più grande prudenza scandagliare quanto vi sia di vero nelle cose dettemi.
(Confidenzialissimo. Personale).— Casualmente sono venuto a conoscere da un amico intimo di Freycinet e di Ribot che la Francia negozia con l'Inghilterra un trattato di commercio per la Tunisia. Le pratiche sarebbero state iniziate in vista della condizione speciale in cui si trova l'Inghilterra di aver colà un trattato, la cui durata è indeterminata. La persona medesima mi ha dato ad intendere che la Francia vorrebbe fare altrettanto con noi, e che sarebbe pronta a concederci le stesse condizioni che farebbe alla Gran Brettagna.
Che la Francia prepari qualche cosa in Tunisia è oramai certo. Se indugia si è perchè non vuole scontentare nè l'Inghilterra, nè noi. Ciò essendo, ho risposto all'amico ufficioso col massimo riserbo e senza menomamente impegnarmi, che la questione nella Tunisia non si può toccare in Italia senza incorrere l'avversione pubblica; che l'argomento offrirebbe materia a lunghi studii; e che se conoscessi le basi dell'accordo sarei dispostissimo a prenderle nel dovuto esame. Gioverebbe intanto che io conoscessi le intenzioni di lord Salisbury, poichè nulla vorrei fare che non sia in perfetto accordo con lui. La prego perciò di volere con la più grande prudenza scandagliare quanto vi sia di vero nelle cose dettemi.
Una comunicazione analoga vien fatta a Berlino. Tornielli e Hatzfeldt conferiscono con Salisbury il quale non nega queste trattative, ma dichiara esplicitamente che, “in ogni caso, l'Inghilterra farebbe qualche concessione alla Francia in Tunisia soltanto sul terreno commerciale, non mai di carattere politico, come sarebbe la rinuncia alle Capitolazioni„.
Il 14 luglio l'on. Crispi riceve dal Console d'Italia a Tunisi, Machiavelli, un allarme:
Sono informato da buona fonte che, per accordo seguìto mercoledì, 9 corrente, tra Bey regnante e suoi due successori immediati, da un lato, e Residenza francese dall'altro, famiglia beylicale cesserebbe di regnarealla morte del primo, garantendo Francia lista civile dei Principi, fissata indefinitivamente a due milioni lire, per quello cui spetterebbe trono. Console inglese fa eguale comunicazione alForeign Office.
Sono informato da buona fonte che, per accordo seguìto mercoledì, 9 corrente, tra Bey regnante e suoi due successori immediati, da un lato, e Residenza francese dall'altro, famiglia beylicale cesserebbe di regnarealla morte del primo, garantendo Francia lista civile dei Principi, fissata indefinitivamente a due milioni lire, per quello cui spetterebbe trono. Console inglese fa eguale comunicazione alForeign Office.
Questa notizia fece sull'on. Crispi una profonda impressione. Chiamò a Roma per dare loro istruzioni verbali gl'Incaricati d'Affari a Londra e a Parigi, Catalani e Ressman, e mise sottosopra le Cancellerie delle Grandi Potenze. Valgano i documenti a far comprendere con quale fervore e con quali intenti Crispi trattasse la questione:
Roma, 15 luglio 1890.Regia Ambasciata italiana,Berlino.Il 9 corrente fu firmata a Tunisi una convenzione con la quale fu pattuita la cessazione della sovranità beylicale a favore della Francia alla morte del Principe attualmente regnante. La Francia in compenso darà al Principe successore una rendita annuale di due milioni di franchi. Questo atto completa il trattato del Bardo ed assicura alla vicina Repubblica l'impero di un vastissimo territorio, dalle frontiere del Marocco a quelle della Tripolitania.I pregiudizî, che da ciò verranno all'Italia, sono incalcolabili. L'errore commesso al 1881 dal Gabinetto di Berlino nel permettere l'occupazione della Tunisia, produrrà i suoi effetti. Se la Germania lascerà eseguire il suddetto trattato del 9 luglio, a noi non solamente sarà tolta nel Mediterraneo la libertà alla quale abbiamo diritto, ma il nostro territorio sarà sotto una continua minaccia.Se le Potenze amiche non vorranno o non sapranno opporsi a cotesto nuovo atto di spoliazione, dovranno per lo meno cooperarsi perchè l'Italia ottenga sicure garenzie contro pericoli inevitabili alla difesa del suo territorio.Voglia parlarne subito col conte Caprivi e chiedere da S. E. una pronta risposta per nostra norma.
Roma, 15 luglio 1890.
Regia Ambasciata italiana,Berlino.
Il 9 corrente fu firmata a Tunisi una convenzione con la quale fu pattuita la cessazione della sovranità beylicale a favore della Francia alla morte del Principe attualmente regnante. La Francia in compenso darà al Principe successore una rendita annuale di due milioni di franchi. Questo atto completa il trattato del Bardo ed assicura alla vicina Repubblica l'impero di un vastissimo territorio, dalle frontiere del Marocco a quelle della Tripolitania.
I pregiudizî, che da ciò verranno all'Italia, sono incalcolabili. L'errore commesso al 1881 dal Gabinetto di Berlino nel permettere l'occupazione della Tunisia, produrrà i suoi effetti. Se la Germania lascerà eseguire il suddetto trattato del 9 luglio, a noi non solamente sarà tolta nel Mediterraneo la libertà alla quale abbiamo diritto, ma il nostro territorio sarà sotto una continua minaccia.
Se le Potenze amiche non vorranno o non sapranno opporsi a cotesto nuovo atto di spoliazione, dovranno per lo meno cooperarsi perchè l'Italia ottenga sicure garenzie contro pericoli inevitabili alla difesa del suo territorio.
Voglia parlarne subito col conte Caprivi e chiedere da S. E. una pronta risposta per nostra norma.
Roma, 16 luglio 1890.Regia Ambasciata Italiana,Berlino.Fo seguire altre considerazioni al mio telegramma di stanotte con incarico di subito comunicarle al Cancelliere dell'Impero.L'atto del 9 corrente, mercè il quale la Francia succede nella sovranità della Tunisia, ove non fosse impedito metterebbe l'Italia nella posizione d'invocare l'appoggio della Germania.La Tunisia venendo sotto la piena sovranità della Francia, in caso di guerra assumerebbe contro di noi una grande importanza militare.Biserta, al cui porto da qualche tempo si lavora, diverrebbe una formidabile piazza di guerra. Essa è a tre ore distante dalla Sicilia, contro la quale sarebbe una continua minaccia. L'Italia allora sarebbe costretta a tenere un forte esercito in Sicilia e non potrebbe, senza pericolo, allontanare da quelle acque la sua flotta.Per evitare mali maggiori noi ci crediamo in dovere di prevenire il governo alleato, il quale non mancherà di associarsi a noi nelle pratiche necessarie a Londra e quando ne verrà il momento, anche a Parigi.S'Ella non ha i documenti necessari, li chieda al conte di Launay.
Roma, 16 luglio 1890.
Regia Ambasciata Italiana,Berlino.
Fo seguire altre considerazioni al mio telegramma di stanotte con incarico di subito comunicarle al Cancelliere dell'Impero.
L'atto del 9 corrente, mercè il quale la Francia succede nella sovranità della Tunisia, ove non fosse impedito metterebbe l'Italia nella posizione d'invocare l'appoggio della Germania.
La Tunisia venendo sotto la piena sovranità della Francia, in caso di guerra assumerebbe contro di noi una grande importanza militare.
Biserta, al cui porto da qualche tempo si lavora, diverrebbe una formidabile piazza di guerra. Essa è a tre ore distante dalla Sicilia, contro la quale sarebbe una continua minaccia. L'Italia allora sarebbe costretta a tenere un forte esercito in Sicilia e non potrebbe, senza pericolo, allontanare da quelle acque la sua flotta.
Per evitare mali maggiori noi ci crediamo in dovere di prevenire il governo alleato, il quale non mancherà di associarsi a noi nelle pratiche necessarie a Londra e quando ne verrà il momento, anche a Parigi.
S'Ella non ha i documenti necessari, li chieda al conte di Launay.
Roma, 18 luglio 1890.Ritorno sulla questione tunisina.L'occupazione francese di Tunisi al 1881 produsse la caduta del Ministero. Il paese se ne addolorò, ma allora l'Italia era isolata.Oggi esiste la triplice alleanza, ed il mutamento della sovranità in Tunisi produrrebbe in Italia due conseguenze: il ritiro del Ministero attuale, e la persuasione nel popolo nostro, che a nulla giovi la triplice alleanza.Questa seconda conseguenza sarebbe fatale, e bisogna che il gabinetto di Berlino ci pensi.Io son convinto che se la Germania farà comprendere a Parigi che l'esecuzione del trattato del 9 correntepotrebbe produrre la guerra, il governo della Repubblica cederà ad un accomodamento con l'Italia.Comunichi queste mie considerazioni al Cancelliere dell'Impero.
Roma, 18 luglio 1890.
Ritorno sulla questione tunisina.
L'occupazione francese di Tunisi al 1881 produsse la caduta del Ministero. Il paese se ne addolorò, ma allora l'Italia era isolata.
Oggi esiste la triplice alleanza, ed il mutamento della sovranità in Tunisi produrrebbe in Italia due conseguenze: il ritiro del Ministero attuale, e la persuasione nel popolo nostro, che a nulla giovi la triplice alleanza.
Questa seconda conseguenza sarebbe fatale, e bisogna che il gabinetto di Berlino ci pensi.
Io son convinto che se la Germania farà comprendere a Parigi che l'esecuzione del trattato del 9 correntepotrebbe produrre la guerra, il governo della Repubblica cederà ad un accomodamento con l'Italia.
Comunichi queste mie considerazioni al Cancelliere dell'Impero.
Tunisi, 16 luglio.Signor Ministro, In conferma ed aggiunta del telegramma in cifra da me diretto ieri l'altro all'E. V. ho l'onore di riferirle che la notizia in esso contenuta mi venne data in forma confidenziale dal Console inglese che l'aveva, così mi disse, ricevuta da un personaggio della Corte tunisina, famigliare del Bey.Trovatisi riuniti presso S. A. mercoledì 9 corrente i principi Taib e Hussein, il signor Regnauld, ff. di Residente, il procuratore della Repubblica, signor Fabry, ed il comandante Catroux per le funzioni di interprete, si sarebbe convenuto che la famiglia beylicale cesserebbe di regnare dopo la morte del Bey attuale, e che la Francia garentirebbe la lista civile dei principi, fissandola a perpetuità a due milioni di franchi per quello di essi a cui, nell'ordine di successione, sarebbe spettato il trono senza la rinunzia fatta da Alì-Bey e dai due più prossimi eredi in nome della dinastia.Il Console inglese ha soggiunto che la qualità del personaggio, il modo in cui fece le sue confidenze e qualche parola sfuggita ad un funzionario della Residenza, davano alla notizia tale un colore di verità che ei credevasi in obbligo di comunicarla sollecitamente alForeign Office, anche in vista delle trattative pendenti sulle cose d'Africa, alle quali la questione tunisina non è forse estranea.Dal modo con cui mi ha parlato il signor Drummond mi è nato qualche sospetto che la notizia venga dal Bey stesso o da altro principe tunisino, sapendo che se non hanno il coraggio di resistere apertamente, vedrebbero però con giubilo le Potenze europee intervenire per mettere argine all'azione sempre più invadente della Francia in Tunisia.È stato notato che al colloquio tra il Bey e il signor Massicault, subito dopo il ritorno di quest'ultimo, non è intervenuto il solito interprete generale Valensi, sebbene persona devota alla Residenza sino alla servilità,ma ha fatto da traduttore lo stesso figlio secondogenito di Sua Altezza, e se ne arguisce che siansi trattati argomenti molto importanti e delicati.G. B. Machiavelli.
Tunisi, 16 luglio.
Signor Ministro, In conferma ed aggiunta del telegramma in cifra da me diretto ieri l'altro all'E. V. ho l'onore di riferirle che la notizia in esso contenuta mi venne data in forma confidenziale dal Console inglese che l'aveva, così mi disse, ricevuta da un personaggio della Corte tunisina, famigliare del Bey.
Trovatisi riuniti presso S. A. mercoledì 9 corrente i principi Taib e Hussein, il signor Regnauld, ff. di Residente, il procuratore della Repubblica, signor Fabry, ed il comandante Catroux per le funzioni di interprete, si sarebbe convenuto che la famiglia beylicale cesserebbe di regnare dopo la morte del Bey attuale, e che la Francia garentirebbe la lista civile dei principi, fissandola a perpetuità a due milioni di franchi per quello di essi a cui, nell'ordine di successione, sarebbe spettato il trono senza la rinunzia fatta da Alì-Bey e dai due più prossimi eredi in nome della dinastia.
Il Console inglese ha soggiunto che la qualità del personaggio, il modo in cui fece le sue confidenze e qualche parola sfuggita ad un funzionario della Residenza, davano alla notizia tale un colore di verità che ei credevasi in obbligo di comunicarla sollecitamente alForeign Office, anche in vista delle trattative pendenti sulle cose d'Africa, alle quali la questione tunisina non è forse estranea.
Dal modo con cui mi ha parlato il signor Drummond mi è nato qualche sospetto che la notizia venga dal Bey stesso o da altro principe tunisino, sapendo che se non hanno il coraggio di resistere apertamente, vedrebbero però con giubilo le Potenze europee intervenire per mettere argine all'azione sempre più invadente della Francia in Tunisia.
È stato notato che al colloquio tra il Bey e il signor Massicault, subito dopo il ritorno di quest'ultimo, non è intervenuto il solito interprete generale Valensi, sebbene persona devota alla Residenza sino alla servilità,ma ha fatto da traduttore lo stesso figlio secondogenito di Sua Altezza, e se ne arguisce che siansi trattati argomenti molto importanti e delicati.
G. B. Machiavelli.
Tunisi, 18 luglio.Signor Ministro, A parziale rettifica del mio rapporto in data 16 corrente devo informare l'E. V. che invece del principe Hussein, trattenuto a letto da una febbre tifoidea, è intervenuto al convegno della Marsa un altro Principe della famiglia beylicale.Il signor Drummond-Haig mi ha lasciato oggi comprendere che gli sono giunte dalForeign Officecomunicazioni le quali escludono che l'Inghilterra sia disposta a rinunciare ai suoi diritti nella Reggenza ed a collegare la questione tunisina con quella dello Zanzibar, come le ne erano state fatte vivissime istanze dalla Francia; ha poi soggiunto, e credo di dovere ad ogni buon fine ripetere, che a parer suo, il governo della Regina non farà a quello della Repubblica concessioni a Tunisi senza ottenere un compenso in Egitto, quando sia giunto il momento opportuno.G. B. Machiavelli.
Tunisi, 18 luglio.
Signor Ministro, A parziale rettifica del mio rapporto in data 16 corrente devo informare l'E. V. che invece del principe Hussein, trattenuto a letto da una febbre tifoidea, è intervenuto al convegno della Marsa un altro Principe della famiglia beylicale.
Il signor Drummond-Haig mi ha lasciato oggi comprendere che gli sono giunte dalForeign Officecomunicazioni le quali escludono che l'Inghilterra sia disposta a rinunciare ai suoi diritti nella Reggenza ed a collegare la questione tunisina con quella dello Zanzibar, come le ne erano state fatte vivissime istanze dalla Francia; ha poi soggiunto, e credo di dovere ad ogni buon fine ripetere, che a parer suo, il governo della Regina non farà a quello della Repubblica concessioni a Tunisi senza ottenere un compenso in Egitto, quando sia giunto il momento opportuno.
G. B. Machiavelli.
L'Incaricato d'Affari a Berlino telegrafava il 18 luglio di aver comunicato al cancelliere Caprivi i telegrammi inviatigli dall'on. Crispi e di avergli fatto considerare la viva emozione che la notizia della nuova convenzione tunisina avrebbe destato in Italia quando fosse conosciuta.
Il Cancelliere — diceva il Beccaria — mi parve compreso della gravità dell'argomento; dissemi però che appunto per questo non poteva pronunziarsi senza maturo e profondo esame. La mole degli affari che lo hanno assorbito dal giorno della sua venuta al potere non gli lasciò tempo di approfondire la questione tunisina, che non si aspettava di veder sorgere così presto, e che lo coglie quindi alla sprovvista. Egli ne farà subitooggetto di un attento esame.... Stando ai ragguagli recentemente inviati dal conte Hatzfeldt, lord Salisbury non avrebbe conoscenza del fatto.
Il Cancelliere — diceva il Beccaria — mi parve compreso della gravità dell'argomento; dissemi però che appunto per questo non poteva pronunziarsi senza maturo e profondo esame. La mole degli affari che lo hanno assorbito dal giorno della sua venuta al potere non gli lasciò tempo di approfondire la questione tunisina, che non si aspettava di veder sorgere così presto, e che lo coglie quindi alla sprovvista. Egli ne farà subitooggetto di un attento esame.... Stando ai ragguagli recentemente inviati dal conte Hatzfeldt, lord Salisbury non avrebbe conoscenza del fatto.
Berlino, 23 luglio.Esco da un colloquio col Cancelliere. S. E. crede utile per la riuscita della campagna diplomatica da condursi per l'affare tunisino, il concorso dell'Austria-Ungheria e di somma importanza quello dell'Inghilterra.... Subito dopo le mie prime comunicazioni, il gabinetto di Berlino intavolò attive pratiche a Londra e a Vienna. Benchè queste non abbiano ancora approdato, il Cancelliere spera di poter arrivare a presentare rimostranze collettive a Parigi.... Intanto egli mi pregava istantemente di assicurare V. E che questo governo è, come per lo passato, animato dalle migliori disposizioni e dal maggiore desiderio di rendere servizio all'Italia, e che egli poi, generale Caprivi, sarà personalmente ben lieto d'avere occasione di testimoniare a V. E. il suo buon volere e l'alto conto in cui tiene le di Lei vedute ed apprezzamenti, sapendo con qual uomo di Stato, esperimentato ed illuminato, egli ha da fare.... Da certi accenni fattimi dal Cancelliere e da ragguagli venutimi da altra sorgente, ho potuto indurre che, tastato il terreno a Londra, il Gabinetto di Berlino, pur non dubitando della possibilità di ottenere l'appoggio degli Inglesi, si è convinto della necessità di procedere verso essi con grande cautela, sopratutto in questo momento in cui lord Salisbury è impegnato con la Francia in negoziati difficili per gli affari di Zanzibar e di Terranova.Beccaria.
Berlino, 23 luglio.
Esco da un colloquio col Cancelliere. S. E. crede utile per la riuscita della campagna diplomatica da condursi per l'affare tunisino, il concorso dell'Austria-Ungheria e di somma importanza quello dell'Inghilterra.... Subito dopo le mie prime comunicazioni, il gabinetto di Berlino intavolò attive pratiche a Londra e a Vienna. Benchè queste non abbiano ancora approdato, il Cancelliere spera di poter arrivare a presentare rimostranze collettive a Parigi.... Intanto egli mi pregava istantemente di assicurare V. E che questo governo è, come per lo passato, animato dalle migliori disposizioni e dal maggiore desiderio di rendere servizio all'Italia, e che egli poi, generale Caprivi, sarà personalmente ben lieto d'avere occasione di testimoniare a V. E. il suo buon volere e l'alto conto in cui tiene le di Lei vedute ed apprezzamenti, sapendo con qual uomo di Stato, esperimentato ed illuminato, egli ha da fare.... Da certi accenni fattimi dal Cancelliere e da ragguagli venutimi da altra sorgente, ho potuto indurre che, tastato il terreno a Londra, il Gabinetto di Berlino, pur non dubitando della possibilità di ottenere l'appoggio degli Inglesi, si è convinto della necessità di procedere verso essi con grande cautela, sopratutto in questo momento in cui lord Salisbury è impegnato con la Francia in negoziati difficili per gli affari di Zanzibar e di Terranova.
Beccaria.
Roma, 24 luglio.Regia Ambasciata Italiana,Berlino.Ieri sera è venuto il conte di Solms e mi ha a un dipresso detto ciò che è contenuto nel di Lei telegramma. Dissi all'ambasciatore di Germania quali siano i pericoli per la libertà del Mediterraneo e la paceEuropea, se la Francia diverrà sovrana assoluta della Tunisia. Soggiunsi che ove ciò avvenisse senza alcuna opposizione da parte delle Potenze alleate, sarebbe indubitata la occupazione anche della Tripolitania. Bisogna quindi o trovar modo d'impedire la dominazione assoluta francese in Tunisia, o premunirsi perchè la Tripolitania sia data a noi, come sola possibile garanzia di fronte all'aumentarsi della potenza militare e marittima della Francia.... Noi vogliamo procedere d'accordo coi gabinetti amici, ma siamo risoluti ad usare tutti i mezzi perchè l'Italia non venga colpita da un fatto che sarebbe un disastro.Crispi.
Roma, 24 luglio.
Regia Ambasciata Italiana,Berlino.
Ieri sera è venuto il conte di Solms e mi ha a un dipresso detto ciò che è contenuto nel di Lei telegramma. Dissi all'ambasciatore di Germania quali siano i pericoli per la libertà del Mediterraneo e la paceEuropea, se la Francia diverrà sovrana assoluta della Tunisia. Soggiunsi che ove ciò avvenisse senza alcuna opposizione da parte delle Potenze alleate, sarebbe indubitata la occupazione anche della Tripolitania. Bisogna quindi o trovar modo d'impedire la dominazione assoluta francese in Tunisia, o premunirsi perchè la Tripolitania sia data a noi, come sola possibile garanzia di fronte all'aumentarsi della potenza militare e marittima della Francia.... Noi vogliamo procedere d'accordo coi gabinetti amici, ma siamo risoluti ad usare tutti i mezzi perchè l'Italia non venga colpita da un fatto che sarebbe un disastro.
Crispi.
Berlino, 25 luglio.Esco dal barone Holstein, il quale mi disse che i gabinetti di Berlino e di Londra sono venuti nella decisione di interpellare in forma cortese il governo francese circa affare tunisino.Mentre conversavo col barone, giunse un telegramma dell'ambasciatore di Germania a Parigi così concepito: «Appena misi conversazione sulla Tunisia, il signor Ribot dichiarò assolutamente falsa la voce sparsa dall'Italia che un accordo sia stato concluso dalla Francia col Bey indennizzando i di lui eredi mediante due milioni di franchi. Il Ministro degli Affari esteri mi pregò di comunicare questo al Cancelliere imperiale onde evitare malinteso».Beccaria.
Berlino, 25 luglio.
Esco dal barone Holstein, il quale mi disse che i gabinetti di Berlino e di Londra sono venuti nella decisione di interpellare in forma cortese il governo francese circa affare tunisino.
Mentre conversavo col barone, giunse un telegramma dell'ambasciatore di Germania a Parigi così concepito: «Appena misi conversazione sulla Tunisia, il signor Ribot dichiarò assolutamente falsa la voce sparsa dall'Italia che un accordo sia stato concluso dalla Francia col Bey indennizzando i di lui eredi mediante due milioni di franchi. Il Ministro degli Affari esteri mi pregò di comunicare questo al Cancelliere imperiale onde evitare malinteso».
Beccaria.
Roma, 27 luglio.Regia Ambasciata Italiana,Berlino,La smentita data da Ribot sulla esistenza del trattato col quale era ceduta alla Francia la piena sovranità della Tunisia, ha una importanza relativa e non ci rassicura pensando alla condotta precedente del Governo della Repubblica.Il 12 maggio 1881 fu occupata la Tunisia e fu firmatoil trattato per il protettorato, mentre il 6 aprile dell'anno stesso, cioè pochi giorni innanzi, Barthélemy Saint-Hilaire aveva dichiarato a Cialdini che la Reggenza non sarebbe stata occupata.Crispi.
Roma, 27 luglio.
Regia Ambasciata Italiana,Berlino,
La smentita data da Ribot sulla esistenza del trattato col quale era ceduta alla Francia la piena sovranità della Tunisia, ha una importanza relativa e non ci rassicura pensando alla condotta precedente del Governo della Repubblica.
Il 12 maggio 1881 fu occupata la Tunisia e fu firmatoil trattato per il protettorato, mentre il 6 aprile dell'anno stesso, cioè pochi giorni innanzi, Barthélemy Saint-Hilaire aveva dichiarato a Cialdini che la Reggenza non sarebbe stata occupata.
Crispi.
Berlino, 28 luglio.V. E. sarà già informata da Londra, che lord Salisbury interpellò quell'ambasciatore di Francia circa l'esistenza della convenzione assicurante alla Repubblica francese la piena sovranità sulla Tunisia. Il signor Waddington, dopo riferito al suo governo, avrebbe fatto al ministro degli Affari esteri inglese una dichiarazione analoga a quella del signor Ribot al conte Münster. Quest'ultimo, dopo il telegramma di cui diedi contezza il 25 corrente, scrisse che le affermazioni del ministro degli Affari esteri francese erano state delle più formali, cosicchè devesi credere o che la convenzione realmente non esista, o che la Francia non si senta abbastanza forte per dar seguito alle sue mire di fronte alla resistenza intravveduta.Beccaria.
Berlino, 28 luglio.
V. E. sarà già informata da Londra, che lord Salisbury interpellò quell'ambasciatore di Francia circa l'esistenza della convenzione assicurante alla Repubblica francese la piena sovranità sulla Tunisia. Il signor Waddington, dopo riferito al suo governo, avrebbe fatto al ministro degli Affari esteri inglese una dichiarazione analoga a quella del signor Ribot al conte Münster. Quest'ultimo, dopo il telegramma di cui diedi contezza il 25 corrente, scrisse che le affermazioni del ministro degli Affari esteri francese erano state delle più formali, cosicchè devesi credere o che la convenzione realmente non esista, o che la Francia non si senta abbastanza forte per dar seguito alle sue mire di fronte alla resistenza intravveduta.
Beccaria.
Contemporaneamente Crispi agiva a Londra. Lord Salisbury cominciò con esprimere incredulità circa l'esistenza della convenzione.
«Egli non vedeva — così riferiva il Tornielli — come si potrebbe conoscere la verità intorno all'esistenza della convenzione del 9 luglio, poichè la Francia certamente non la notificherebbe e il Bey neppure.»
«Egli non vedeva — così riferiva il Tornielli — come si potrebbe conoscere la verità intorno all'esistenza della convenzione del 9 luglio, poichè la Francia certamente non la notificherebbe e il Bey neppure.»
Dopo qualche giorno, il Salisbury avvertiva di non aver potuto raccogliere le prove del preteso trattato di cessione della Tunisia alla Francia, però qualche indizio faceva credere che un atto fosse stato firmato fra il Bey regnante e il Governo francese per assicurare alla morte del Bey, la successione; e conveniva
«che se le notizie giunte a Roma fossero sufficientemente appoggiate da prove, il fatto sarebbe certamentedi tale gravità da richiedere che i gabinetti amici dell'Italia s'intendessero per vedere quali pratiche dovessero farsi.»
«che se le notizie giunte a Roma fossero sufficientemente appoggiate da prove, il fatto sarebbe certamentedi tale gravità da richiedere che i gabinetti amici dell'Italia s'intendessero per vedere quali pratiche dovessero farsi.»
Ma Crispi non contentandosi delle risposte date all'Ambasciatore, scrisse a lord Salisbury la seguente lettera:
Rome, le 23 juillet 1890.Mon cher lord Salisbury,Votre Excellence recevra cette lettre des mains du commandeur Catalani, qui vous ouvrira toute ma pensée au sujet de la question tunisienne, question dont la solution est d'un si grand intérêt pour l'Italie et pour la Grande Bretagne.La France est depuis neuf ans en Tunisie. Il serait impossible de l'en déloger et sa ferme intention est manifestement d'y rester maîtresse et en toute sécurité.Sans donner suite aux nouvelles contradictoires reçues de Tunis et voulant même prêter fois au démenti de M. Ribot, j'ai la conviction que, tôt ou tard, la France saura acquérir la plénitude de la souveraineté de ce pays.En attendant il ne faut pas oublier, que jusqu'au 6 avril 1881, c'est-à-dire un mois environ avant le traité du Bardo, M. Barthélemy Saint-Hilaire déclarait au Général Cialdini que le gouvernement français ne pensait aucunement à une occupation militaire permanente et moins encore à l'annexion de la Tunisie.Si ce changement de domination en Tunisie venait d'avoir lieu sans opposition et à notre insu, la Tripolitaine ne tarderait pas à avoir son tour. Le Gouvernement de la République tend à occuper cette région, comme le prouvent surabondamment ses empiétements continuels sur la frontière.Il arriverait alors que du Maroc à l'Egypte une seule puissance dominerait l'Afrique du nord, et que de cette puissance dépendrait la liberté de la Méditerranée. L'Italie, pour ce qui la concerne, serait sous la menace incessante de la France; Malte et l'Egypte ne seraient pour la Grande Bretagne une garantie suffisante.En présence de tels dangers, il faut se préparer et prévenir l'exécution des desseins de la France.La Tunisie ne pouvant être rendue à elle même, et puisque on ne peut empêcher le Protectorat de devenir un jour ou l'autre une souveraineté, il serait nécessaire de se premunir contre une occupation possible de la Tripolitaine de la part de la France en l'occupant avant elle.Si nous avions la Tripolitaine, Biserta ne serait plus une menace pour l'Italie, ni pour la Grande Bretagne.Nous sommes vos alliés nécessaires; et notre union vous garantirait la domination de Malte et de l'Egypte. Grâce à elle, l'Italie n'aurait plus à craindre qu'une double expédition militaire pût simultanément être dirigée contre elle de Biserta et de Toulon.Je prie Votre Excellence de peser ces considérations et d'agir de concert avec le Gouvernement que j'ai l'honneur de présider. Il s'agit de notre salut et de votre grandeur dans la Mediterranée.Je saisis cette occasion pour offrir à Votre Excellence les assurances de ma très haute considération.F. Crispi.
Rome, le 23 juillet 1890.
Mon cher lord Salisbury,
Votre Excellence recevra cette lettre des mains du commandeur Catalani, qui vous ouvrira toute ma pensée au sujet de la question tunisienne, question dont la solution est d'un si grand intérêt pour l'Italie et pour la Grande Bretagne.
La France est depuis neuf ans en Tunisie. Il serait impossible de l'en déloger et sa ferme intention est manifestement d'y rester maîtresse et en toute sécurité.
Sans donner suite aux nouvelles contradictoires reçues de Tunis et voulant même prêter fois au démenti de M. Ribot, j'ai la conviction que, tôt ou tard, la France saura acquérir la plénitude de la souveraineté de ce pays.
En attendant il ne faut pas oublier, que jusqu'au 6 avril 1881, c'est-à-dire un mois environ avant le traité du Bardo, M. Barthélemy Saint-Hilaire déclarait au Général Cialdini que le gouvernement français ne pensait aucunement à une occupation militaire permanente et moins encore à l'annexion de la Tunisie.
Si ce changement de domination en Tunisie venait d'avoir lieu sans opposition et à notre insu, la Tripolitaine ne tarderait pas à avoir son tour. Le Gouvernement de la République tend à occuper cette région, comme le prouvent surabondamment ses empiétements continuels sur la frontière.
Il arriverait alors que du Maroc à l'Egypte une seule puissance dominerait l'Afrique du nord, et que de cette puissance dépendrait la liberté de la Méditerranée. L'Italie, pour ce qui la concerne, serait sous la menace incessante de la France; Malte et l'Egypte ne seraient pour la Grande Bretagne une garantie suffisante.
En présence de tels dangers, il faut se préparer et prévenir l'exécution des desseins de la France.
La Tunisie ne pouvant être rendue à elle même, et puisque on ne peut empêcher le Protectorat de devenir un jour ou l'autre une souveraineté, il serait nécessaire de se premunir contre une occupation possible de la Tripolitaine de la part de la France en l'occupant avant elle.
Si nous avions la Tripolitaine, Biserta ne serait plus une menace pour l'Italie, ni pour la Grande Bretagne.
Nous sommes vos alliés nécessaires; et notre union vous garantirait la domination de Malte et de l'Egypte. Grâce à elle, l'Italie n'aurait plus à craindre qu'une double expédition militaire pût simultanément être dirigée contre elle de Biserta et de Toulon.
Je prie Votre Excellence de peser ces considérations et d'agir de concert avec le Gouvernement que j'ai l'honneur de présider. Il s'agit de notre salut et de votre grandeur dans la Mediterranée.
Je saisis cette occasion pour offrir à Votre Excellence les assurances de ma très haute considération.
F. Crispi.
Da Londra il 31 luglio, l'Incaricato d'affari, Catalani, informava l'on. Crispi:
La lettera di V. E. ha prodotto profonda impressione su Salisbury. — Sua Signoria risponderà per iscritto fra breve. — Per il momento mi ha incaricato di telegrafare a V. E. «che egli è convinto cheil giorno in cui lostatu-quonel Mediterraneo sarà menomamente alterato è indispensabile che la Tripolitania sia occupata dall'Italia.Rammentò spontaneamente avermi manifestato altra volta tale opinione, punto importante della sua politica. Soggiunse:L'occupazione italiana di Tripoli dovrà effettuarsi indipendentemente dagli avvenimenti in Egitto, cioè a dire, sia che l'Egitto resti in mani britanniche o del Sultano. Tale occupazione è richiesta dall'interesse Europeo per impedire che il Mediterraneo diventi un lago francese. La sola questione da esaminare è l'opportunità del momento presente all'Impresa.Su questo punto Salisbury differisce da V. E. Egli crede che il momento dell'occupazione non è ancora giunto. Quindi la preghiera che Sua Signoria rivolge aV. E. per mezzo mio, si contiene in una sola parola:aspettare. Tale parola sarebbe già stata o sarà mandata a Roma da Berlino. Tutto porta a credere, secondo Salisbury, che nonostante la poca fede da darsi alle smentite francesi, il Governo francese fu sincero nell'affermare non aver concluso nuovi accordi col Bey. All'osservazione che l'accordo potrebbe essere stato concluso da un precedente Gabinetto, Salisbury rispose che non si era potuto ottenere alcuna prova. «L'ostacolo principale ad una occupazione immediata di Tripoli, si troverebbe nella resistenza del Sultano, che dichiarerà guerra all'Italia. Le condizioni della Turchia sono diverse da quelle all'epoca della cessione di Cipro. La Turchia da sè sola non è da temersi, ma sarà appoggiata dalla Russia, che coglierà l'occasione di rendersi vassallo il Sultano, difendendone il territorio. Una mossa italiana contro Tripoli sarebbe il segnale dello smembramento della Turchia, sorte alla quale essa non può sfuggire, ma alla quale in questo momento nè le Potenze, nè l'opinione pubblica inglese, sono preparate. L'Italia non perderà nulla coll'aspettare, se si terrà pronta ad agire al momento in cui la Francia desse segno di attivare i suoi disegni.»Da parte sua, Salisbury avvertirà energicamente la Francia di astenersi dal fare qualsiasi mutazione politica in Tunisia. Sulla mia domanda di dichiarare risolutamente al Governo francese che la flotta inglese si unirà alla italiana per mantenere lostatu-quonella Tunisia, Salisbury rispose che una tale dichiarazione avrebbe per effetto di suscitare un incidente parlamentare poichè Waddington ne informerebbe.......... Salisbury conchiuse: «Il Governo italiano avrà la Tripolitania, ma il cacciatore per tirare sul cervo, deve aspettare che passi a portata del suo fucile affinchè, anche ferito, non gli sfugga».Le mie impressioni sono le seguenti:1.) Le relazioni fra l'Inghilterra e la Francia sono assai più tese dell'anno passato; 2.) Salisbury è più deciso dell'anno passato a non lasciarsi sfuggire l'Egitto, ed una mossa italiana contro Tripoli sarebbe seguita dal protettorato inglese al Cairo.La chiave di Tripoli è in questo momento a Berlino.Una parola risoluta da Berlino infonderebbe a Salisbury l'ardire che gli manca. Sua Signoria desidera tre o quattro giorni per farmi pervenire risposta alla lettera di V. E. Ritengo che l'indugio fu chiesto per mettersi in comunicazione con Berlino.»
La lettera di V. E. ha prodotto profonda impressione su Salisbury. — Sua Signoria risponderà per iscritto fra breve. — Per il momento mi ha incaricato di telegrafare a V. E. «che egli è convinto cheil giorno in cui lostatu-quonel Mediterraneo sarà menomamente alterato è indispensabile che la Tripolitania sia occupata dall'Italia.Rammentò spontaneamente avermi manifestato altra volta tale opinione, punto importante della sua politica. Soggiunse:L'occupazione italiana di Tripoli dovrà effettuarsi indipendentemente dagli avvenimenti in Egitto, cioè a dire, sia che l'Egitto resti in mani britanniche o del Sultano. Tale occupazione è richiesta dall'interesse Europeo per impedire che il Mediterraneo diventi un lago francese. La sola questione da esaminare è l'opportunità del momento presente all'Impresa.Su questo punto Salisbury differisce da V. E. Egli crede che il momento dell'occupazione non è ancora giunto. Quindi la preghiera che Sua Signoria rivolge aV. E. per mezzo mio, si contiene in una sola parola:aspettare. Tale parola sarebbe già stata o sarà mandata a Roma da Berlino. Tutto porta a credere, secondo Salisbury, che nonostante la poca fede da darsi alle smentite francesi, il Governo francese fu sincero nell'affermare non aver concluso nuovi accordi col Bey. All'osservazione che l'accordo potrebbe essere stato concluso da un precedente Gabinetto, Salisbury rispose che non si era potuto ottenere alcuna prova. «L'ostacolo principale ad una occupazione immediata di Tripoli, si troverebbe nella resistenza del Sultano, che dichiarerà guerra all'Italia. Le condizioni della Turchia sono diverse da quelle all'epoca della cessione di Cipro. La Turchia da sè sola non è da temersi, ma sarà appoggiata dalla Russia, che coglierà l'occasione di rendersi vassallo il Sultano, difendendone il territorio. Una mossa italiana contro Tripoli sarebbe il segnale dello smembramento della Turchia, sorte alla quale essa non può sfuggire, ma alla quale in questo momento nè le Potenze, nè l'opinione pubblica inglese, sono preparate. L'Italia non perderà nulla coll'aspettare, se si terrà pronta ad agire al momento in cui la Francia desse segno di attivare i suoi disegni.»
Da parte sua, Salisbury avvertirà energicamente la Francia di astenersi dal fare qualsiasi mutazione politica in Tunisia. Sulla mia domanda di dichiarare risolutamente al Governo francese che la flotta inglese si unirà alla italiana per mantenere lostatu-quonella Tunisia, Salisbury rispose che una tale dichiarazione avrebbe per effetto di suscitare un incidente parlamentare poichè Waddington ne informerebbe.......... Salisbury conchiuse: «Il Governo italiano avrà la Tripolitania, ma il cacciatore per tirare sul cervo, deve aspettare che passi a portata del suo fucile affinchè, anche ferito, non gli sfugga».
Le mie impressioni sono le seguenti:
1.) Le relazioni fra l'Inghilterra e la Francia sono assai più tese dell'anno passato; 2.) Salisbury è più deciso dell'anno passato a non lasciarsi sfuggire l'Egitto, ed una mossa italiana contro Tripoli sarebbe seguita dal protettorato inglese al Cairo.
La chiave di Tripoli è in questo momento a Berlino.Una parola risoluta da Berlino infonderebbe a Salisbury l'ardire che gli manca. Sua Signoria desidera tre o quattro giorni per farmi pervenire risposta alla lettera di V. E. Ritengo che l'indugio fu chiesto per mettersi in comunicazione con Berlino.»
Seguì il 5 agosto quest'altro telegramma del Catalani:
Ho ricevuto lettera di Salisbury diretta a V. E., che consegnerò domani dentro un piego al regio Ambasciatore, affinchè sia spedito con il corriere di Gabinetto.Prego V. E. di dar ordine a Tornielli di far ripartire immediatamente il corriere di Gabinetto per Roma.Se, come devo credere, la comunicazione scritta di Salisbury è conforme alle dichiarazioni verbali fatte a me, lo scambio delle lettere autografe fra i primi ministri Italia ed Inghilterra costituisce accordo completo nella questione di Tripoli. È probabile che Imperatore di Germania abbia avuto contezza della corrispondenza.
Ho ricevuto lettera di Salisbury diretta a V. E., che consegnerò domani dentro un piego al regio Ambasciatore, affinchè sia spedito con il corriere di Gabinetto.
Prego V. E. di dar ordine a Tornielli di far ripartire immediatamente il corriere di Gabinetto per Roma.
Se, come devo credere, la comunicazione scritta di Salisbury è conforme alle dichiarazioni verbali fatte a me, lo scambio delle lettere autografe fra i primi ministri Italia ed Inghilterra costituisce accordo completo nella questione di Tripoli. È probabile che Imperatore di Germania abbia avuto contezza della corrispondenza.
La risposta di lord Salisbury fu la seguente:
Londres, 4 août 1890.Mon cher Signor Crispi,J'ai l'honneur d'accuser réception de la lettre dont Votre Excellence a bien voulu m'honorer. Je l'ai lue avec le plus grand intérêt.Je suis d'accord avec Votre Excellence sur l'avenir probable de la Tunisie. Elle deviendra fatalement Française un jour ou l'autre: mais je crois cette issue assez loin. Aussi, je me trouve en parfaite harmonie avec vos idées sur le danger d'une avance ultérieure de la part de la France. Les intérêts politiques de la Grande Bretagne aussi bien que ceux de l'Italie ne comportent pas que la Tripolitaine ait une destinée semblable à la Tunisie. Il faut absolument parer à une telle éventualité, quand elle nous menacera. Mais je ne la crois pas proche. La France a beaucoup de chemin à faire avant de se trouver à ce point là.Or, dans une telle affaire, les précautions prématurées sont pleines de danger.Si l'Italie venait à occuper Tripoli en temps de paix sans que la France ait pris aucune mesure aggressive, elle s'exposerait au reproche d'avoir réveillée la question d'Orient dans des conditions fort désavantageuses. Le Sultan ne supportera pas la perte d'une autre province sans pousser des hauts cris. Pour garder son territoire il fera sacrifice de son indépendance, et il acceptera le protectorat et le soutien de la Russie.Ainsi, si j'osais offrir une conseil à Votre Excellence, je la prierais vivement d'agir avec beaucoup de circonspection et de patience dans cette affaire; et, tant que les desseins de la France n'ont pas pris corps, d'éviter toute action qui pourrait nous compromettre irrévocablement avec le Sultan.Je prie Votre Excellence de croire toujours à la sympathie vive que le peuple et le gouvernement Anglais ressentent pour l'Italie: et d'agréer l'assurance de ma considération et mon respect.Salisbury.
Londres, 4 août 1890.
Mon cher Signor Crispi,
J'ai l'honneur d'accuser réception de la lettre dont Votre Excellence a bien voulu m'honorer. Je l'ai lue avec le plus grand intérêt.
Je suis d'accord avec Votre Excellence sur l'avenir probable de la Tunisie. Elle deviendra fatalement Française un jour ou l'autre: mais je crois cette issue assez loin. Aussi, je me trouve en parfaite harmonie avec vos idées sur le danger d'une avance ultérieure de la part de la France. Les intérêts politiques de la Grande Bretagne aussi bien que ceux de l'Italie ne comportent pas que la Tripolitaine ait une destinée semblable à la Tunisie. Il faut absolument parer à une telle éventualité, quand elle nous menacera. Mais je ne la crois pas proche. La France a beaucoup de chemin à faire avant de se trouver à ce point là.
Or, dans une telle affaire, les précautions prématurées sont pleines de danger.
Si l'Italie venait à occuper Tripoli en temps de paix sans que la France ait pris aucune mesure aggressive, elle s'exposerait au reproche d'avoir réveillée la question d'Orient dans des conditions fort désavantageuses. Le Sultan ne supportera pas la perte d'une autre province sans pousser des hauts cris. Pour garder son territoire il fera sacrifice de son indépendance, et il acceptera le protectorat et le soutien de la Russie.
Ainsi, si j'osais offrir une conseil à Votre Excellence, je la prierais vivement d'agir avec beaucoup de circonspection et de patience dans cette affaire; et, tant que les desseins de la France n'ont pas pris corps, d'éviter toute action qui pourrait nous compromettre irrévocablement avec le Sultan.
Je prie Votre Excellence de croire toujours à la sympathie vive que le peuple et le gouvernement Anglais ressentent pour l'Italie: et d'agréer l'assurance de ma considération et mon respect.
Salisbury.
Autografo riprodotto fotograficamente: lettera di Salisbury a Crispi.Immagine ingrandita.Autografo riprodotto fotograficamente: lettera di Salisbury a Crispi.
Immagine ingrandita.
Autografo riprodotto fotograficamente: lettera di Salisbury a Crispi.
Autografo riprodotto fotograficamente: lettera di Salisbury a Crispi.Immagine ingrandita.Autografo riprodotto fotograficamente: lettera di Salisbury a Crispi.
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Autografo riprodotto fotograficamente: lettera di Salisbury a Crispi.
Autografo riprodotto fotograficamente: lettera di Salisbury a Crispi.Immagine ingrandita.Autografo riprodotto fotograficamente: lettera di Salisbury a Crispi.
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Autografo riprodotto fotograficamente: lettera di Salisbury a Crispi.
Autografo riprodotto fotograficamente: lettera di Salisbury a Crispi.Immagine ingrandita.Autografo riprodotto fotograficamente: lettera di Salisbury a Crispi.
Immagine ingrandita.
Autografo riprodotto fotograficamente: lettera di Salisbury a Crispi.
La replica dell'on. Crispi a questa lettera non poteva mancare, ed egli l'affidò ad uno de' suoi segretarii, Edmondo Mayor des Planches; il quale della missione affidatagli rese conto con questo rapporto:
La Bomboule, 26 agosto 1890.Eccellentissimo Signor Ministro,Ho rimesso oggi a lord Salisbury la lettera che Vostra Eccellenza mi aveva affidato per lui.Ho trovato Sua Signoria in un modesto alloggio, al primo piano di unamaison meubléechiamata laVilla Medicis. È la prima volta che il nobile Lord fa la cura di queste acque arsenicali; precedentemente andava a Royat, località, poco distante, di questa stessa regione d'Alvernia.Lord Salisbury, cui aveva domandato udienza con un biglietto, subito dopo il mio arrivo, mi aveva risposto con un cortesissimo invito. Mi ricevette in un piccolo studio, stamane, alle dieci e mezzo.Appena seduti, gli rimisi la lettera. Questa essendo un po' sgualcita, dissi, pregandolo di scusarmi:— Je ne sais si je fais un bon diplomate, mais je suis, à coup sûr, un mauvais courrier de Cabinet.Sua Signoria si mise a ridere e fece per aprire, dinanzi a me, la lettera; ma si fermò.— Dois-je la lire maintenant?Risposi:— Je crois que Votre Excellence en peut prende connaissance à son aise. C'est une réponse à la lettre du 4.— Ah, bien!... — E la mise in disparte.— Et vous êtes venu expressément?! Je regrette d'avoir été pour vous cause da tante de trouble. Au moins voyez-vous un beau pays. Vous le connaissiez?— Nullement.Vantò le bellezze dell'Alvernia. Poi:— Vous avez quitté M. Crispi depuis peu?— Depuis cinq jours.— Comment se portait-il?— Il était en parfaite santé.— Et politiquement aussi, disse ridendo, il se porte très bien.— Je crois qu'il se sent très fort sous tous les rapports.— C'est un homme bien étonnant. Il nous veut toujours du bien, n'est-ce-pas?— Il a pour l'Angleterre comme nation l'admiration la plus vive, et de Votre Excellence une très haute estime.— Il est bien indulgent pour moi. Quel âge a-t-il?— Soixante et onze ans.— Et il soutient le poids de trois porte-feuilles?!— De trois, en effet, car la Présidence du Conseil en est un et qui implique de très graves responsabilités.— Vous ne manquerez pas de le saluer chaleureusement de ma part et de lui dire combien je désire que nous restions toujours bons amis. Vous retournerez directement à Rome?— Directement.... par Paris.Rise ancora, e poichè non soggiungeva altro, mi alzai per prendere commiato.— Je vous souhaite bon voyage et meilleur temps qu'ici.— Je souhaite à Votre Excellence une heureuse cure.Queste ultime parole furono dette in piedi. Sua Signoria mi strinse la mano e mi accompagnò alla porta che aperse e richiuse.Lord Salisbury è alto, di forte complessione, un po' obeso. Si tiene alquanto curvo. È un po' ansante, di soffio affannoso e corto. Prima che entrasse nella camera avevo sentito il suo respiro penoso. Appartiene alla specie degli inglesi timidi. Ascolta attentamente, con la testa china in avanti verso l'interlocutore, che guarda ogni tanto con occhio fisso e penetrante. Ride facilmente e brevemente in modo sempre uniforme.Ciò è quanto ritenni da un colloquio che potè durare dieci o dodici minuti.Sono, di Vostra Eccellenza, etc.
La Bomboule, 26 agosto 1890.
Eccellentissimo Signor Ministro,
Ho rimesso oggi a lord Salisbury la lettera che Vostra Eccellenza mi aveva affidato per lui.
Ho trovato Sua Signoria in un modesto alloggio, al primo piano di unamaison meubléechiamata laVilla Medicis. È la prima volta che il nobile Lord fa la cura di queste acque arsenicali; precedentemente andava a Royat, località, poco distante, di questa stessa regione d'Alvernia.
Lord Salisbury, cui aveva domandato udienza con un biglietto, subito dopo il mio arrivo, mi aveva risposto con un cortesissimo invito. Mi ricevette in un piccolo studio, stamane, alle dieci e mezzo.
Appena seduti, gli rimisi la lettera. Questa essendo un po' sgualcita, dissi, pregandolo di scusarmi:
— Je ne sais si je fais un bon diplomate, mais je suis, à coup sûr, un mauvais courrier de Cabinet.
Sua Signoria si mise a ridere e fece per aprire, dinanzi a me, la lettera; ma si fermò.
— Dois-je la lire maintenant?
Risposi:
— Je crois que Votre Excellence en peut prende connaissance à son aise. C'est une réponse à la lettre du 4.
— Ah, bien!... — E la mise in disparte.
— Et vous êtes venu expressément?! Je regrette d'avoir été pour vous cause da tante de trouble. Au moins voyez-vous un beau pays. Vous le connaissiez?
— Nullement.
Vantò le bellezze dell'Alvernia. Poi:
— Vous avez quitté M. Crispi depuis peu?
— Depuis cinq jours.
— Comment se portait-il?
— Il était en parfaite santé.
— Et politiquement aussi, disse ridendo, il se porte très bien.
— Je crois qu'il se sent très fort sous tous les rapports.
— C'est un homme bien étonnant. Il nous veut toujours du bien, n'est-ce-pas?
— Il a pour l'Angleterre comme nation l'admiration la plus vive, et de Votre Excellence une très haute estime.
— Il est bien indulgent pour moi. Quel âge a-t-il?
— Soixante et onze ans.
— Et il soutient le poids de trois porte-feuilles?!
— De trois, en effet, car la Présidence du Conseil en est un et qui implique de très graves responsabilités.
— Vous ne manquerez pas de le saluer chaleureusement de ma part et de lui dire combien je désire que nous restions toujours bons amis. Vous retournerez directement à Rome?
— Directement.... par Paris.
Rise ancora, e poichè non soggiungeva altro, mi alzai per prendere commiato.
— Je vous souhaite bon voyage et meilleur temps qu'ici.
— Je souhaite à Votre Excellence une heureuse cure.
Queste ultime parole furono dette in piedi. Sua Signoria mi strinse la mano e mi accompagnò alla porta che aperse e richiuse.
Lord Salisbury è alto, di forte complessione, un po' obeso. Si tiene alquanto curvo. È un po' ansante, di soffio affannoso e corto. Prima che entrasse nella camera avevo sentito il suo respiro penoso. Appartiene alla specie degli inglesi timidi. Ascolta attentamente, con la testa china in avanti verso l'interlocutore, che guarda ogni tanto con occhio fisso e penetrante. Ride facilmente e brevemente in modo sempre uniforme.
Ciò è quanto ritenni da un colloquio che potè durare dieci o dodici minuti.
Sono, di Vostra Eccellenza, etc.
La lettera consegnata dal Mayor era questa:
Rome, le 16 août 1890.Mon cher lord Salisbury,Votre Excellence me permettra de répliquer brièvement à Sa lettre du 4 courant qui m'est arrivée par le dernier courrier.En vous écrivant, le 23 juillet, j'avais pour but de dénoncer à Votre Excellence les dangers qui nous menacent en Tunisie, et de vous signaler la nécessité d'un accord entre l'Italie et la Grande Bretagne pour les éventualités que je prévoyais. Ce but ayant été atteint grâce à l'échange de nos deux lettres et aux colloques qui ont eu lieu entre Votre Excellence et le commandeur Catalani, il ne me reste à ce sujet rien à demander, ni à désirer.Je suis en plein accord d'idées avec Votre Excellence sur ce point qu'il ne convient pas de précipiter une action qui pourrait jeter le Sultan dans le bras de la Russie. Du reste il manquerait actuellement à l'Italie une raison pour agir.Il appartient cependant à la prudence d'un homme d'Etat de ne pas se laisser surprendre; et, dans le cas spécial qui nous occupe, il importe de faire savoir à Paris que nous ne pourrions, en aucun cas, permettre qu'en Tunisie le protectorat se change en pleine souveraineté.Il y a lieu, en outre, d'avertir les gouvernements amis, que le fait, s'il ne se vérifie aujourd'hui, est cependant inévitable, et cela pour que nous ne nous trouvionspas surpris et non préparés le jour où il sera nécessaire d'agir. Bien des injustices internationales ont pu s'accomplir par suite de l'imprévoyance, ou de la négligence de ceux dont l'intervention, à un moment donné, eût pu les prévenir.La Turquie n'a pas les forces suffisantes à sauvegarder la liberté de la Méditerranée. Elle est impuissante à arrêter les empiétements qui se vérifient depuis neuf ans sur le territoire tripolitain du côté de la Tunisie. Il est donc plus que probable qu'elle ne saura et ne pourra s'opposer à l'occupation de ce territoire. La Turquie, à cause de sa position toute speciale, n'a que la force des faibles; elle ne peut guère que jeter la division parmi les forts, obligés à se montrer tolérants par crainte de ce qui peut survenir. Mais ce privilège dont jouit le Sultan, ne doit pas constituer un danger permanent pour les autres Etats, qui cohabitent dans la Méditerranée et qui ont le devoir de garantir leur propre existence, et de veiller au maintien de leur propres droits.Cela dit, je renouvelle à Votre Excellence l'expression des sentiments de ma plus haute considération.F. Crispi.Son ExcellenceLe Marquis de Salisbury.
Rome, le 16 août 1890.
Mon cher lord Salisbury,
Votre Excellence me permettra de répliquer brièvement à Sa lettre du 4 courant qui m'est arrivée par le dernier courrier.
En vous écrivant, le 23 juillet, j'avais pour but de dénoncer à Votre Excellence les dangers qui nous menacent en Tunisie, et de vous signaler la nécessité d'un accord entre l'Italie et la Grande Bretagne pour les éventualités que je prévoyais. Ce but ayant été atteint grâce à l'échange de nos deux lettres et aux colloques qui ont eu lieu entre Votre Excellence et le commandeur Catalani, il ne me reste à ce sujet rien à demander, ni à désirer.
Je suis en plein accord d'idées avec Votre Excellence sur ce point qu'il ne convient pas de précipiter une action qui pourrait jeter le Sultan dans le bras de la Russie. Du reste il manquerait actuellement à l'Italie une raison pour agir.
Il appartient cependant à la prudence d'un homme d'Etat de ne pas se laisser surprendre; et, dans le cas spécial qui nous occupe, il importe de faire savoir à Paris que nous ne pourrions, en aucun cas, permettre qu'en Tunisie le protectorat se change en pleine souveraineté.
Il y a lieu, en outre, d'avertir les gouvernements amis, que le fait, s'il ne se vérifie aujourd'hui, est cependant inévitable, et cela pour que nous ne nous trouvionspas surpris et non préparés le jour où il sera nécessaire d'agir. Bien des injustices internationales ont pu s'accomplir par suite de l'imprévoyance, ou de la négligence de ceux dont l'intervention, à un moment donné, eût pu les prévenir.
La Turquie n'a pas les forces suffisantes à sauvegarder la liberté de la Méditerranée. Elle est impuissante à arrêter les empiétements qui se vérifient depuis neuf ans sur le territoire tripolitain du côté de la Tunisie. Il est donc plus que probable qu'elle ne saura et ne pourra s'opposer à l'occupation de ce territoire. La Turquie, à cause de sa position toute speciale, n'a que la force des faibles; elle ne peut guère que jeter la division parmi les forts, obligés à se montrer tolérants par crainte de ce qui peut survenir. Mais ce privilège dont jouit le Sultan, ne doit pas constituer un danger permanent pour les autres Etats, qui cohabitent dans la Méditerranée et qui ont le devoir de garantir leur propre existence, et de veiller au maintien de leur propres droits.
Cela dit, je renouvelle à Votre Excellence l'expression des sentiments de ma plus haute considération.
F. Crispi.
Son ExcellenceLe Marquis de Salisbury.
Mentre questa corrispondenza si svolgeva, l'on. Crispi stimò opportuno d'impegnare il gabinetto britannico con questa Nota:
Roma, 5 agosto.Signor Ambasciatore,Mentre V. E., conformemente alle mie istruzioni, aveva iniziato col principale Segretario di Stato per gli Affari esteri di S. M. britannica uno scambio d'idee tendenti a prevenire le conseguenze dell'accordo che si afferma essersi stabilito fra il governo francese ed il regnante Bey di Tunisi per introdurre, alla morte di quel Principe, un mutamento sostanziale nelle condizioni della sovranità della Reggenza, e mentre si aspettavano i particolari della prima notizia in proposito ricevuta, Sua Eccellenza il marchese Salisbury mi fece cortesementecomunicare, per mezzo dell'Ambasciatore d'Inghilterra a Roma, la smentita formale data alle notizie stesse dal Ministro degli Affari esteri della Repubblica. Ai ringraziamenti che S. E. lord Dufferin fu da me incaricato di porgere al suo governo per tale amichevole ed importante comunicazione, io desidero che Ella aggiunga le espressioni della soddisfazione in me prodotta dalle dichiarazioni a Lei fatte da lord Salisbury, le quali mi danno la certezza che se la esplicita smentita del Gabinetto di Parigi non avesse reso, per ora, superflua la continuazione dell'iniziato scambio d'idee e se altre considerazioni di opportunità non avessero consigliato di soprassedere, per non recare incagli a trattative più urgenti, in corso fra Londra e Parigi, i governi di S. M. il Re nostro augusto Sovrano e di S. M. la Regina d'Inghilterra si sarebbero subito trovati d'accordo per indicare tutti gli Stati interessati alla conservazione dell'equilibrio delle forze nel Mediterraneo ed intendersi circa ciò che le previsioni del mutamento di sovranità nella Reggenza di Tunisi avrebbe reso necessario. È opinione del Governo di S. M. il Re, la quale io spero sia divisa da quello di S. M. la Regina, che mentre le presenti circostanze hanno permesso di sospendere l'esame di eventualità che non sembrano prossime, qualora dovessero sopraggiungere nelle circostanze stesse variazioni che suggerissero di ripigliare in considerazione gl'interessi comuni, impegnati nella conservazione di quell'equilibrio, le fiduciose dichiarazioni scambiate recentemente fra V. E. e S. E. il marchese di Salisbury offriranno la base di un pronto accordo, bastevole certamente per prevenire qualunque serio pericolo che sovrastasse agli interessi medesimi. Per questo motivo mi riuscirono preziosissime le assicurazioni che nel senso sovra espresso Ella fu in grado di comunicarmi in seguito all'abboccamento da Lei avuto col principale Segretario di Stato di S. M. britannica il giorno 21 dello scorso mese ed è mio desiderio che Sua Signoria conosca tutto il valore che il Governo di Sua Maestà il Re vi annette. Voglia perciò dare di questo dispaccio lettura a Sua Eccellenza il marchese di Salisbury e lasciargliene copia se egli lo desidera.Crispi.
Roma, 5 agosto.
Signor Ambasciatore,
Mentre V. E., conformemente alle mie istruzioni, aveva iniziato col principale Segretario di Stato per gli Affari esteri di S. M. britannica uno scambio d'idee tendenti a prevenire le conseguenze dell'accordo che si afferma essersi stabilito fra il governo francese ed il regnante Bey di Tunisi per introdurre, alla morte di quel Principe, un mutamento sostanziale nelle condizioni della sovranità della Reggenza, e mentre si aspettavano i particolari della prima notizia in proposito ricevuta, Sua Eccellenza il marchese Salisbury mi fece cortesementecomunicare, per mezzo dell'Ambasciatore d'Inghilterra a Roma, la smentita formale data alle notizie stesse dal Ministro degli Affari esteri della Repubblica. Ai ringraziamenti che S. E. lord Dufferin fu da me incaricato di porgere al suo governo per tale amichevole ed importante comunicazione, io desidero che Ella aggiunga le espressioni della soddisfazione in me prodotta dalle dichiarazioni a Lei fatte da lord Salisbury, le quali mi danno la certezza che se la esplicita smentita del Gabinetto di Parigi non avesse reso, per ora, superflua la continuazione dell'iniziato scambio d'idee e se altre considerazioni di opportunità non avessero consigliato di soprassedere, per non recare incagli a trattative più urgenti, in corso fra Londra e Parigi, i governi di S. M. il Re nostro augusto Sovrano e di S. M. la Regina d'Inghilterra si sarebbero subito trovati d'accordo per indicare tutti gli Stati interessati alla conservazione dell'equilibrio delle forze nel Mediterraneo ed intendersi circa ciò che le previsioni del mutamento di sovranità nella Reggenza di Tunisi avrebbe reso necessario. È opinione del Governo di S. M. il Re, la quale io spero sia divisa da quello di S. M. la Regina, che mentre le presenti circostanze hanno permesso di sospendere l'esame di eventualità che non sembrano prossime, qualora dovessero sopraggiungere nelle circostanze stesse variazioni che suggerissero di ripigliare in considerazione gl'interessi comuni, impegnati nella conservazione di quell'equilibrio, le fiduciose dichiarazioni scambiate recentemente fra V. E. e S. E. il marchese di Salisbury offriranno la base di un pronto accordo, bastevole certamente per prevenire qualunque serio pericolo che sovrastasse agli interessi medesimi. Per questo motivo mi riuscirono preziosissime le assicurazioni che nel senso sovra espresso Ella fu in grado di comunicarmi in seguito all'abboccamento da Lei avuto col principale Segretario di Stato di S. M. britannica il giorno 21 dello scorso mese ed è mio desiderio che Sua Signoria conosca tutto il valore che il Governo di Sua Maestà il Re vi annette. Voglia perciò dare di questo dispaccio lettura a Sua Eccellenza il marchese di Salisbury e lasciargliene copia se egli lo desidera.
Crispi.
L'azione spiegata a Vienna raggiunse il doppio scopo di far muovere in nostro favore, a Londra e a Parigi, la Cancelleria imperiale, e di provocare dichiarazioni conformi ai nostri interessi. Ciò che realmente si trattava tra Londra e Parigi si seppe per mezzo di Kálnoky il quale informava l'ambasciatore Nigra che Salisbury, interrogato per di lui ordine da Deym, Ambasciatore austriaco, disse che i negoziati con la Francia riguardavano: 1. La conversione egiziana; 2. un territorio africano di proprietà contestata; 3. la revisione del trattato commerciale con Tunisi, la quale concerneva soltanto le tariffe e non toccava la questione delle Capitolazioni. “Secondo il trattato vigente, il governo di Tunisi ha diritto fin dal 1882 di chiedere questa revisione. Non è questione di vantaggi politici da accordarsi alla Francia in Tunisia.„
La revisione del trattato di commercio anglo-tunisino — avvertì successivamente il Kálnoky — non ebbe lo scioglimento desiderato dalla Francia, poichè lord Salisbury non consentì a fissare un termine al trattato. E quanto ai propositi attribuiti alla Francia di alterare lostatu-quoa Tunisi, lo stesso Cancelliere incaricò il Nigra di assicurare Crispi “che la questione tunisina, sebbene non tocchi in modo speciale l'Austria-Ungheria, è qui sorvegliata con grande interesse, e che per sua parte il governo imperiale e reale è disposto a partecipare a qualunque azione che sia stimata utile, d'accordo con l'Inghilterra e con noi, per evitare che essa sia modificata a danno dell'interesse generale„.
Le notizie giunte in quei giorni a Roma di combattimenti alla frontiera tripolitana provocati da tunisini, sembravano dare ragione ai sospetti che la Francia avesse delle mire sulla Tripolitania. Kálnoky non credeva che la Francia volesse tentare qualche cosa su Tripoli, però dichiarava al Nigra che il governo austro-ungarico “non aveva difficoltà che l'Italia, se l'occasione si presenti, abbia un compenso sulle coste africane, ma ci avverte amichevolmente che è della più alta importanza per le Potenze alleate di non gettare la Turchia in braccio alla Russia e alla Francia: ci avverte inoltre che esso non potrebbe prendere alcun impegno per dare all'Italia un concorso materiale.„
Di queste dichiarazioni l'on. Crispi prendeva atto con soddisfazione, dichiarando alla sua volta che non pretendeva dall'impero d'Austria-Ungheria un concorso materiale.
Di fronte alla Francia, l'on. Crispi, dopo avere provocato la dimostrazione diplomatica, di cui nei documenti che precedono, e persuaso quindi il governo francese che senza il consenso dell'Italia non avrebbe potuto consolidare il suo dominio nella Tunisia, pensò di trarre dalla situazione i vantaggi possibili. Quale fosse il suo obiettivo risulta da quanto segue:
Parigi 1/8/90 — ore 4.40 p.Ieri sul tardi mi recai al convegno fissatomi da Freycinet cui dissi che avendo per mandato di mantenere buone relazioni fra i nostri paesi, io, di mia iniziativa, mi rivolgeva amichevolmente a lui, come capo del governo, per richiamare la sua attenzione sullo stato della Tunisia rispetto all'Italia e sugli incitamenti fatti per la annessione alla Francia della Reggenza. Notai che l'Italia non poteva rimanere indifferente a tali atti e che se non provvedevamo in tempo per stabilire a questo riguardo un accordo atto a dare soddisfazione all'Italia, potrebbe da Tunisi scoppiare l'incendio che darebbe luogo ad una conflagrazione generale, che, per quanto da noi dipende, vogliamo evitare, perchè sarebbe per tutti funesta. Feci osservare che l'occupazione francese della Tunisia fu considerata dall'Italia come grande offesa e danno, poichè tendeva a privare l'Italia di un estuario necessario alle sue popolazioni laboriose, che da tempo immemorabile praticavano quelle regioni prossime alla Sicilia. Se quell'annessione, ambita dalla Francia, avvenisse, l'Italia dovrebbe avere un compenso territoriale, ed inoltre serie garanzie per i suoi nazionali che non potrebbero cessare di frequentare la Tunisia, dove, d'altronde, il concorso del loro lavoro è necessario alla prosperità del paese. Ricordai che una tale necessità era stata riconosciuta da parecchi ministri francesi, fra gli altri da Ferry, che mi prometteva il concorso del governo francese stesso perchè occupassimo Tripoli, in cambio della Tunisia, che rimarrebbe incontestata alla Francia. Tale divisamento non ebbe seguito per forza di mutamenti ministeriali avvenuti tanto in Italia, quanto in Francia. Ciò posto, dissi a Freycinet che stava a lui di escogitare un modo di dare soddisfazione all'Italia per ristabilire un sincero accordo, ugualmente desiderevolee necessario per entrambi. Freycinet, prendendo la parola, dichiarava riconoscere la gravità della questione tunisina e avere sempre raccomandato ai suoi colleghi del Ministero degli Affari esteri di evitare tutto ciò che potesse urtare gli italiani in Tunisia, moderando lo zelo intempestivo dei funzionari. Egli, al par di me, riconosceva l'importanza di reciproche buone relazioni fra i nostri paesi e non nascondeva paventare grandemente la guerra, le cui conseguenze potrebbero essere disastrose per tutti. Freycinet disse spontaneamente che i supposti accordi per l'annessione della Tunisia non esistevano affatto e me lo ripetè più volte, poscia mi promise che avrebbe conferito con Ribot e studiato il modo di sciogliere l'arduo problema.Aspetto dunque la risposta di Freycinet che mi mostrò la massima benevolenza.Menabrea.
Parigi 1/8/90 — ore 4.40 p.
Ieri sul tardi mi recai al convegno fissatomi da Freycinet cui dissi che avendo per mandato di mantenere buone relazioni fra i nostri paesi, io, di mia iniziativa, mi rivolgeva amichevolmente a lui, come capo del governo, per richiamare la sua attenzione sullo stato della Tunisia rispetto all'Italia e sugli incitamenti fatti per la annessione alla Francia della Reggenza. Notai che l'Italia non poteva rimanere indifferente a tali atti e che se non provvedevamo in tempo per stabilire a questo riguardo un accordo atto a dare soddisfazione all'Italia, potrebbe da Tunisi scoppiare l'incendio che darebbe luogo ad una conflagrazione generale, che, per quanto da noi dipende, vogliamo evitare, perchè sarebbe per tutti funesta. Feci osservare che l'occupazione francese della Tunisia fu considerata dall'Italia come grande offesa e danno, poichè tendeva a privare l'Italia di un estuario necessario alle sue popolazioni laboriose, che da tempo immemorabile praticavano quelle regioni prossime alla Sicilia. Se quell'annessione, ambita dalla Francia, avvenisse, l'Italia dovrebbe avere un compenso territoriale, ed inoltre serie garanzie per i suoi nazionali che non potrebbero cessare di frequentare la Tunisia, dove, d'altronde, il concorso del loro lavoro è necessario alla prosperità del paese. Ricordai che una tale necessità era stata riconosciuta da parecchi ministri francesi, fra gli altri da Ferry, che mi prometteva il concorso del governo francese stesso perchè occupassimo Tripoli, in cambio della Tunisia, che rimarrebbe incontestata alla Francia. Tale divisamento non ebbe seguito per forza di mutamenti ministeriali avvenuti tanto in Italia, quanto in Francia. Ciò posto, dissi a Freycinet che stava a lui di escogitare un modo di dare soddisfazione all'Italia per ristabilire un sincero accordo, ugualmente desiderevolee necessario per entrambi. Freycinet, prendendo la parola, dichiarava riconoscere la gravità della questione tunisina e avere sempre raccomandato ai suoi colleghi del Ministero degli Affari esteri di evitare tutto ciò che potesse urtare gli italiani in Tunisia, moderando lo zelo intempestivo dei funzionari. Egli, al par di me, riconosceva l'importanza di reciproche buone relazioni fra i nostri paesi e non nascondeva paventare grandemente la guerra, le cui conseguenze potrebbero essere disastrose per tutti. Freycinet disse spontaneamente che i supposti accordi per l'annessione della Tunisia non esistevano affatto e me lo ripetè più volte, poscia mi promise che avrebbe conferito con Ribot e studiato il modo di sciogliere l'arduo problema.
Aspetto dunque la risposta di Freycinet che mi mostrò la massima benevolenza.
Menabrea.
L'accenno fatto qui sopra dal Menabrea ad una promessa del Ferry circa la Tripolitania, trova conferma in un telegramma dell'11 maggio 1884 dello stesso Ambasciatore, che giova qui riferire. Sembra che il Depretis, allora presidente del Ministero, e il Mancini, ministro degli Affari esteri, non profittassero dell'offerta per timore di complicazioni:
«.... Infine il signor Ferry conchiuse la sua conversazione dicendo che la Francia ne aveva a sufficienza di annessioni e di protettorati nel Mediterraneo, che non aspirava che allostatu-quoal Marocco, come a Tripoli;e che se l'Italia aspirava a occupare quest'ultima Reggenza, egli non vi si sarebbe opposto. Quest'ultima dichiarazione mi è stata fatta in maniera del tutto confidenziale».Menabrea.
«.... Infine il signor Ferry conchiuse la sua conversazione dicendo che la Francia ne aveva a sufficienza di annessioni e di protettorati nel Mediterraneo, che non aspirava che allostatu-quoal Marocco, come a Tripoli;e che se l'Italia aspirava a occupare quest'ultima Reggenza, egli non vi si sarebbe opposto. Quest'ultima dichiarazione mi è stata fatta in maniera del tutto confidenziale».
Menabrea.
Al telegramma del 1.º agosto, Crispi rispose il giorno seguente:
Siccome dopo il colloquio del 31 luglio Ella dovrà rivedere Freycinet e forse anche abboccarsi con Ribot, credo bene determinare i concetti sostanziali di ulteriore discorso.Primamente bisognerà persuadere cotesti signori che noi non potremo permettere alcun mutamento politiconella Tunisia, e che qualora il governo della Repubblica assumesse la piena autorità nella Reggenza, avremmo con noi i nostri alleati. Il Protettorato fu tollerato perchè l'Italia era isolata, ma oggi non siamo più al 1881.La Tripolitania appartiene all'Impero ottomano, e noi per averla non vorremo provocare una guerra europea. La Francia, qualora si mostrasse disposta a facilitarcene il pacifico acquisto come compenso della Tunisia, dovrebbe adoperarsi con tutti i suoi mezzi a Costantinopoli ed a Pietroburgo, donde naturalmente verranno le opposizioni. È bene che questo sia posto in chiaro, perchè a noi non basta il solo consenso della Francia per occupare il suddetto territorio.
Siccome dopo il colloquio del 31 luglio Ella dovrà rivedere Freycinet e forse anche abboccarsi con Ribot, credo bene determinare i concetti sostanziali di ulteriore discorso.
Primamente bisognerà persuadere cotesti signori che noi non potremo permettere alcun mutamento politiconella Tunisia, e che qualora il governo della Repubblica assumesse la piena autorità nella Reggenza, avremmo con noi i nostri alleati. Il Protettorato fu tollerato perchè l'Italia era isolata, ma oggi non siamo più al 1881.
La Tripolitania appartiene all'Impero ottomano, e noi per averla non vorremo provocare una guerra europea. La Francia, qualora si mostrasse disposta a facilitarcene il pacifico acquisto come compenso della Tunisia, dovrebbe adoperarsi con tutti i suoi mezzi a Costantinopoli ed a Pietroburgo, donde naturalmente verranno le opposizioni. È bene che questo sia posto in chiaro, perchè a noi non basta il solo consenso della Francia per occupare il suddetto territorio.
Parigi 9 agosto.Freycinet oggi mi ha detto avere riferito la mia precedente conversazione con lui al signor Ribot, insistendo sulla necessità di porre fine alla esistente irritazione fra i due paesi, procurando all'Italia alcuna soddisfazione nei suoi interessi materiali e al suo amor proprio.Ribot rispose accettare perfettamente quell'ordine d'idee, che vi aveva già pensato e che sperava che mercoledì prossimo, al suo ritorno da una breve assenza, egli sarebbe in grado d'iniziare qualche apertura in proposito. Aspettare intanto ritorno di Ribot.Menabrea.
Parigi 9 agosto.
Freycinet oggi mi ha detto avere riferito la mia precedente conversazione con lui al signor Ribot, insistendo sulla necessità di porre fine alla esistente irritazione fra i due paesi, procurando all'Italia alcuna soddisfazione nei suoi interessi materiali e al suo amor proprio.
Ribot rispose accettare perfettamente quell'ordine d'idee, che vi aveva già pensato e che sperava che mercoledì prossimo, al suo ritorno da una breve assenza, egli sarebbe in grado d'iniziare qualche apertura in proposito. Aspettare intanto ritorno di Ribot.
Menabrea.
Parigi, 13/8/90 — 7.30 s.Oggi vidi Ribot con cui ripresi la conversazione iniziata con Freycinet circa la necessità pei due paesi di far cessare le cause d'irritazione tuttora esistenti, che ebbero per origine l'occupazione della Tunisia per parte della Francia. Notai che questa, anzichè tentare di calmare, sembra volere aumentarle col mantenere ingiustamente i dazi differenziali e coll'opporre ostacoli allo sviluppo di alcune essenziali industrie nostre, come la navigazione e la pesca. Fra l'altro, feci osservare al signor Ribot che la occultazione della Tunisia aveva singolarmente scemata la nostra posizione nel Mediterraneo, minacciando renderla pericolosa, ove la Francia tentasse difarne una stazione navale militare importante, e che aveva tolto all'Italia un estuario necessario ad una parte delle sue popolazioni.Ribot rispose che al pari di me deplorava tale situazione e desiderava migliorarla, ma che aspettava proposte esplicite dall'Italia.A ciò replicai non avere missione alcuna di fare proposte, ma che avevo presa iniziativa di portare la sua attenzione sul presente stato di cose, e che il male essendo venuto dalla Francia, spettava ad essa di proporre il rimedio.Ribot disse che sarebbe disposto a provocare vantaggi speciali per noi in Tunisia, ma che, a sua volta, ci domanderebbe di rinunciare alle Capitolazioni, e poi accennò alla triplice alleanza.A tali suggerimenti risposi che le Capitolazioni erano armi nelle nostre mani per far rispettare i pochi diritti che abbiamo conservati in Tunisia e che, in quanto alla triplice alleanza, questa doveva mantenersi fin che non avessimo ottenuto soddisfazione per i nostri interessi e per la nostra dignità e fin che non fosse più necessaria per assicurare la pace.Mi astenni dal fare a Ribot alcuna proposta perchè non ne avevo missione, ma lasciai a lui di escogitarne una che si potesse sottomettere a V. E. e con ciò lo lasciai prendendo commiato nei migliori termini.Menabrea.
Parigi, 13/8/90 — 7.30 s.
Oggi vidi Ribot con cui ripresi la conversazione iniziata con Freycinet circa la necessità pei due paesi di far cessare le cause d'irritazione tuttora esistenti, che ebbero per origine l'occupazione della Tunisia per parte della Francia. Notai che questa, anzichè tentare di calmare, sembra volere aumentarle col mantenere ingiustamente i dazi differenziali e coll'opporre ostacoli allo sviluppo di alcune essenziali industrie nostre, come la navigazione e la pesca. Fra l'altro, feci osservare al signor Ribot che la occultazione della Tunisia aveva singolarmente scemata la nostra posizione nel Mediterraneo, minacciando renderla pericolosa, ove la Francia tentasse difarne una stazione navale militare importante, e che aveva tolto all'Italia un estuario necessario ad una parte delle sue popolazioni.
Ribot rispose che al pari di me deplorava tale situazione e desiderava migliorarla, ma che aspettava proposte esplicite dall'Italia.
A ciò replicai non avere missione alcuna di fare proposte, ma che avevo presa iniziativa di portare la sua attenzione sul presente stato di cose, e che il male essendo venuto dalla Francia, spettava ad essa di proporre il rimedio.
Ribot disse che sarebbe disposto a provocare vantaggi speciali per noi in Tunisia, ma che, a sua volta, ci domanderebbe di rinunciare alle Capitolazioni, e poi accennò alla triplice alleanza.
A tali suggerimenti risposi che le Capitolazioni erano armi nelle nostre mani per far rispettare i pochi diritti che abbiamo conservati in Tunisia e che, in quanto alla triplice alleanza, questa doveva mantenersi fin che non avessimo ottenuto soddisfazione per i nostri interessi e per la nostra dignità e fin che non fosse più necessaria per assicurare la pace.
Mi astenni dal fare a Ribot alcuna proposta perchè non ne avevo missione, ma lasciai a lui di escogitarne una che si potesse sottomettere a V. E. e con ciò lo lasciai prendendo commiato nei migliori termini.
Menabrea.
21 agosto 1890.Signor Presidente,Ebbi ieri nel pomeriggio il mio primo colloquio, dopo la partenza del generale Menabrea, col signor Ribot. Mi era proposto di non tornare per il primo con questo signor Ministro degli Affari esteri sul terreno tentato col signor di Freycinet e con lui dall'Ambasciatore. Ma come io lo prevedeva, fu egli che dopo le prime frasi tra noi scambiate subito vi scese mettendosi a discorrere delle entrature fatte dal Generale e dicendo che nè Freycinet nè egli stesso avevano potuto capire che cosa in fondo volesse. Quindi una lunga e molto incisiva conversazione s'impegnò tra noi, dopo ch'io aveva però premessoche su tale argomento le mie parole non potevano avere che il carattere ed il valore di parole di un amico e che per discorrerne dovevamo entrambi considerarci come in colloquio non ufficiale, ma confidenziale e privato. Consentì con premura ed esplicitamente.Dissi in sostanza che se veramente il governo francese capiva il prezzo di quei più cordiali rapporti tra noi, che per parte nostra desideravamo, e se voleva addivenirvi, doveva anzitutto studiarsi a rimuovere definitivamente le cause dalle quali era nato lo screzio che ci divide; che in passato a Roma e poi a Tunisi ci furono fatte le più profonde ferite; che il tempo, la nostra saviezza e l'interesse presente del Governo repubblicano vanno sanando la prima, ma che la seconda rimane viva; che nulla la Francia fece nè fa per guarirla, che anzi per le tendenze che ogni tratto qui si manifestano di dilatare il protettorato potrebbe da un'ora all'altra inasprirsi e trascinare alle più gravi conseguenze. «Ogni passo che in Tunisia voi tentereste oltre i limiti delle condizioni esistenti ed oltre quelli del nostro stretto diritto, diss'io, ci troverebbe tutti in piedi per contrastarvelo, e sappiate che non saremo soli. Eliminare per sempre questa perdurante causa di attrito e di sospetti tra noi mi pare dunque il primo mezzo per rimetterci in condizioni di confidente e franca amicizia. Il rimedio vuole però essere proporzionato alla gravità del male fattoci, nè lieve dovrebb'essere il valore del servizio col quale la Francia volesse chiudere la piaga tunisina. Cercare un compenso per l'Italia in sole concessioni più o meno passeggiere d'ordine commerciale e finanziario sarebbe un assunto vano».Dal suo lato il signor Ribot, in progresso del colloquio, tornava di continuo sulquid?; finchè, quasi rispondendo a sè stesso: «Chiesi, disse, al generale Menabrea se mirasse a Tripoli, ma egli troncò protestando che l'Italia non voleva mettersi male col Sultano».A questo punto ricordai anch'io, come le ricordò Menabrea a Freycinet, le offerte di cooperazione che, prima a me stesso e poi allo Ambasciatore, erano state altra volta fatte dal signor Giulio Ferry e allora non accolte da Mancini, e aggiunsi che se proposte di cooperazione per qualchenegoziazione simileoggi si producessero, v'era a Roma tale Ministro col quale certo si potrebbe discorrerne,attesocchè, malgrado tutte le calunnie, sapevo quanto gli stava a cuore, se poteva giovare al proprio paese riconciliandolo ad un tempo colla Francia, di farlo.Usai le maggiori precauzioni di linguaggio e devo dire ad onore del sig. Ribot che se io mi tenni in tutta la conversazione sulla punta d'uno spillo, egli più volte battè sul pomo. Messosi a parlare il primo senza ritegno di Tripoli, disse avere saputo che a Costantinopoli manifestavansi inquietudini e che vi si subodorava qualche cosa di progetti italiani, che d'altronde la questione d'una cessione, ardua in sè, urterebbe contro unnon possumusassoluto del Sultano. «E poi, l'opinione pubblica in Francia non seguirebbe il Governo, se egli in una simile impresa prestasse la mano all'Italia senza che questa rinunziasse con ciò alla triplice alleanza».Disfare la triplice alleanza: ecco la preoccupazione ardente, incessante degli uomini di Stato francesi. «Finchè il trattato della triplice alleanza, sì offensivo per lo Czar, più ancora che per la Repubblica francese, non sarà stato denunziato, l'intimità non sarà possibile fra la Russia e la Germania più che fra gl'italiani e noi. Si potrà non trattarsi da nemici, ma considerarsi come amici, mai».Queste parole che ritrovo nelMatind'oggi sono l'espressione pura e semplice del sentimento di Ribot e di tutti i suoi colleghi, anzi di tutti i francesi. È perciò naturale che tutta la politica francese verso di noi, sia quella di Ribot o d'altri, se negli atti ostili non eccederà mai quel limite ove sorgerebbe un pericolo serio per la pace, commisurerà sempre qualunque maggiore ed efficace concessione alla probabilità di raggiungere con essa quello scopo.Il sig. Ribot mi parlò poi della situazione in Tunisia, rendendo omaggio a Vostra Eccellenza che s'era mostrata conciliante nei piccoli incidenti. (Protestò a questo proposito che non divideva le ingiuste prevenzioni di molti suoi connazionali contro di Lei e che le aveva sempre biasimate). Affermò di voler mantenere scrupolosamente lostatu-quoa Tunisi, mostrandosi propenso a intendersi con noi per migliorare la sorte de' nostri pescatori, poichè il generale Menabrea se n'era querelato. Accennando alla scadenza che avverrà fra sei anni del nostro trattato di commercio col Bey, egli domandò senon saremmo disposti a negoziare fino da ora, com'egli ammetterebbe, pel suo rinnovamento, verso l'abbandono d'alcuni nostri privilegi nella Reggenza.In conclusione dunque, il signor Ribot non rinunzia alla speranza ed al desideriodi un qualche accordocon noi. Per procedere, io devo aspettare da Vostra Eccellenza quelle nuove istruzioni che Ella stimerà opportuno di darmi, perocchè ignoro il risultato degli scandagli da Lei fatti altrove dopo la mia partenza da Roma e le sue presenti intenzioni. Non posso in poche righe ripeterle tutto ciò che in un colloquio durato più d'un'ora mi studiai di far comprendere al mio interlocutore: avrei fede che il seme non sia perduto se lo credessi uomo più risoluto e più ardito. Ma so che ad ogni modo Ella non può dubitare che a seconda de' suoi concetti ogni possibile sarebbe sempre da me tentato a fondo.Mi augurerei che il comm. Mayor potesse ritornare qui, come annunziava, per udire da lui le sue attuali idee e come meglio si possa servirle. Nel prossimo settembre, il signor di Freycinet sarà ad Aix-les-Bains, vicino al Generale, che potrà pure rivederlo in un più tranquillo ambiente e più propizio ad espansioni che una camera d'udienze ministeriali.Voglia gradire, signor Presidente, gli attestati della mia più profonda osservanza e della mia più cordiale devozione.Di V. E. l'aff.mo servoC. Ressman.P.S. Quanto del nostro trattato d'alleanza questi signori si preoccupino, lo provi anche il quesito che incidentalmente nella conversazione il sig. Ribot mi rivolse, se cioè occorresse, per farlo cessare, di denunziarlo espressamente e se vi fosse la clausola della tacita riconduzione. Risposi lo ignoravo.
21 agosto 1890.
Signor Presidente,
Ebbi ieri nel pomeriggio il mio primo colloquio, dopo la partenza del generale Menabrea, col signor Ribot. Mi era proposto di non tornare per il primo con questo signor Ministro degli Affari esteri sul terreno tentato col signor di Freycinet e con lui dall'Ambasciatore. Ma come io lo prevedeva, fu egli che dopo le prime frasi tra noi scambiate subito vi scese mettendosi a discorrere delle entrature fatte dal Generale e dicendo che nè Freycinet nè egli stesso avevano potuto capire che cosa in fondo volesse. Quindi una lunga e molto incisiva conversazione s'impegnò tra noi, dopo ch'io aveva però premessoche su tale argomento le mie parole non potevano avere che il carattere ed il valore di parole di un amico e che per discorrerne dovevamo entrambi considerarci come in colloquio non ufficiale, ma confidenziale e privato. Consentì con premura ed esplicitamente.
Dissi in sostanza che se veramente il governo francese capiva il prezzo di quei più cordiali rapporti tra noi, che per parte nostra desideravamo, e se voleva addivenirvi, doveva anzitutto studiarsi a rimuovere definitivamente le cause dalle quali era nato lo screzio che ci divide; che in passato a Roma e poi a Tunisi ci furono fatte le più profonde ferite; che il tempo, la nostra saviezza e l'interesse presente del Governo repubblicano vanno sanando la prima, ma che la seconda rimane viva; che nulla la Francia fece nè fa per guarirla, che anzi per le tendenze che ogni tratto qui si manifestano di dilatare il protettorato potrebbe da un'ora all'altra inasprirsi e trascinare alle più gravi conseguenze. «Ogni passo che in Tunisia voi tentereste oltre i limiti delle condizioni esistenti ed oltre quelli del nostro stretto diritto, diss'io, ci troverebbe tutti in piedi per contrastarvelo, e sappiate che non saremo soli. Eliminare per sempre questa perdurante causa di attrito e di sospetti tra noi mi pare dunque il primo mezzo per rimetterci in condizioni di confidente e franca amicizia. Il rimedio vuole però essere proporzionato alla gravità del male fattoci, nè lieve dovrebb'essere il valore del servizio col quale la Francia volesse chiudere la piaga tunisina. Cercare un compenso per l'Italia in sole concessioni più o meno passeggiere d'ordine commerciale e finanziario sarebbe un assunto vano».
Dal suo lato il signor Ribot, in progresso del colloquio, tornava di continuo sulquid?; finchè, quasi rispondendo a sè stesso: «Chiesi, disse, al generale Menabrea se mirasse a Tripoli, ma egli troncò protestando che l'Italia non voleva mettersi male col Sultano».
A questo punto ricordai anch'io, come le ricordò Menabrea a Freycinet, le offerte di cooperazione che, prima a me stesso e poi allo Ambasciatore, erano state altra volta fatte dal signor Giulio Ferry e allora non accolte da Mancini, e aggiunsi che se proposte di cooperazione per qualchenegoziazione simileoggi si producessero, v'era a Roma tale Ministro col quale certo si potrebbe discorrerne,attesocchè, malgrado tutte le calunnie, sapevo quanto gli stava a cuore, se poteva giovare al proprio paese riconciliandolo ad un tempo colla Francia, di farlo.
Usai le maggiori precauzioni di linguaggio e devo dire ad onore del sig. Ribot che se io mi tenni in tutta la conversazione sulla punta d'uno spillo, egli più volte battè sul pomo. Messosi a parlare il primo senza ritegno di Tripoli, disse avere saputo che a Costantinopoli manifestavansi inquietudini e che vi si subodorava qualche cosa di progetti italiani, che d'altronde la questione d'una cessione, ardua in sè, urterebbe contro unnon possumusassoluto del Sultano. «E poi, l'opinione pubblica in Francia non seguirebbe il Governo, se egli in una simile impresa prestasse la mano all'Italia senza che questa rinunziasse con ciò alla triplice alleanza».
Disfare la triplice alleanza: ecco la preoccupazione ardente, incessante degli uomini di Stato francesi. «Finchè il trattato della triplice alleanza, sì offensivo per lo Czar, più ancora che per la Repubblica francese, non sarà stato denunziato, l'intimità non sarà possibile fra la Russia e la Germania più che fra gl'italiani e noi. Si potrà non trattarsi da nemici, ma considerarsi come amici, mai».
Queste parole che ritrovo nelMatind'oggi sono l'espressione pura e semplice del sentimento di Ribot e di tutti i suoi colleghi, anzi di tutti i francesi. È perciò naturale che tutta la politica francese verso di noi, sia quella di Ribot o d'altri, se negli atti ostili non eccederà mai quel limite ove sorgerebbe un pericolo serio per la pace, commisurerà sempre qualunque maggiore ed efficace concessione alla probabilità di raggiungere con essa quello scopo.
Il sig. Ribot mi parlò poi della situazione in Tunisia, rendendo omaggio a Vostra Eccellenza che s'era mostrata conciliante nei piccoli incidenti. (Protestò a questo proposito che non divideva le ingiuste prevenzioni di molti suoi connazionali contro di Lei e che le aveva sempre biasimate). Affermò di voler mantenere scrupolosamente lostatu-quoa Tunisi, mostrandosi propenso a intendersi con noi per migliorare la sorte de' nostri pescatori, poichè il generale Menabrea se n'era querelato. Accennando alla scadenza che avverrà fra sei anni del nostro trattato di commercio col Bey, egli domandò senon saremmo disposti a negoziare fino da ora, com'egli ammetterebbe, pel suo rinnovamento, verso l'abbandono d'alcuni nostri privilegi nella Reggenza.
In conclusione dunque, il signor Ribot non rinunzia alla speranza ed al desideriodi un qualche accordocon noi. Per procedere, io devo aspettare da Vostra Eccellenza quelle nuove istruzioni che Ella stimerà opportuno di darmi, perocchè ignoro il risultato degli scandagli da Lei fatti altrove dopo la mia partenza da Roma e le sue presenti intenzioni. Non posso in poche righe ripeterle tutto ciò che in un colloquio durato più d'un'ora mi studiai di far comprendere al mio interlocutore: avrei fede che il seme non sia perduto se lo credessi uomo più risoluto e più ardito. Ma so che ad ogni modo Ella non può dubitare che a seconda de' suoi concetti ogni possibile sarebbe sempre da me tentato a fondo.
Mi augurerei che il comm. Mayor potesse ritornare qui, come annunziava, per udire da lui le sue attuali idee e come meglio si possa servirle. Nel prossimo settembre, il signor di Freycinet sarà ad Aix-les-Bains, vicino al Generale, che potrà pure rivederlo in un più tranquillo ambiente e più propizio ad espansioni che una camera d'udienze ministeriali.
Voglia gradire, signor Presidente, gli attestati della mia più profonda osservanza e della mia più cordiale devozione.
Di V. E. l'aff.mo servoC. Ressman.
P.S. Quanto del nostro trattato d'alleanza questi signori si preoccupino, lo provi anche il quesito che incidentalmente nella conversazione il sig. Ribot mi rivolse, se cioè occorresse, per farlo cessare, di denunziarlo espressamente e se vi fosse la clausola della tacita riconduzione. Risposi lo ignoravo.
Commendatore Ressman — R. Ambasciata Italiana,Parigi.Roma li 2/9, 1890.(Personale). — La insistenza del signor Ribot per conoscere le nostre intenzioni circa la rinnovazione della Triplice alleanza non è degna di un uomo di Stato. Adun anno e mezzo di distanza nulla si può prevedere in politica. Giova però ricordare le ragioni che obbligarono il cavalier Mancini a chiedere la alleanza dell'Austria e della Germania.L'Italia dal 1879 al 1881 fu continuamente maltrattata dal Governo della Repubblica, minacciata dagli austriaci, disistimata a Berlino. Al 1880 un esercito di quaranta mila uomini era pronto ad entrare nel Regno, il Governo di Roma tollerando l'agitazione irredentista. La stampa francese ci derideva, ed il Governo francese occupava Tunisi. Sono celebri le parole pronunziate da Bismarck al 1879, che l'Italia non era una potenza militare temibile e che pochi reggimenti austro-ungarici sarebbero bastati per metterci alla ragione.Il cavalier Mancini pregò, scongiurò a Vienna ed a Berlino, e dopo molti sforzi ottenne che l'Italia fosse accolta nella alleanza dei due imperi.Oggi tutto è mutato in nostro vantaggio ed io non permetterò che l'Italia ritorni in quello stato di umiliazione nel quale pel suo isolamento fu sino al 1881.Ribot, prima di chiedere quali siano le nostre intenzioni sulla rinnovazione della triplice, dovrebbe mettersi in condizione di non averne bisogno, ed assicurarsi che, sciolti i nostri impegni coi due imperi, la Francia non ripeterebbe in altri territorii le imprese tunisine, che non ci insidierebbe più nella penisola per mezzo del Vaticano, che garantirebbe la nostra indipendenza. Or finora nulla fu fatto per persuaderci che il Governo ed il popolo di Francia vogliano divenirci amici ed amici sinceri e leali.Crispi.
Commendatore Ressman — R. Ambasciata Italiana,Parigi.
Roma li 2/9, 1890.
(Personale). — La insistenza del signor Ribot per conoscere le nostre intenzioni circa la rinnovazione della Triplice alleanza non è degna di un uomo di Stato. Adun anno e mezzo di distanza nulla si può prevedere in politica. Giova però ricordare le ragioni che obbligarono il cavalier Mancini a chiedere la alleanza dell'Austria e della Germania.
L'Italia dal 1879 al 1881 fu continuamente maltrattata dal Governo della Repubblica, minacciata dagli austriaci, disistimata a Berlino. Al 1880 un esercito di quaranta mila uomini era pronto ad entrare nel Regno, il Governo di Roma tollerando l'agitazione irredentista. La stampa francese ci derideva, ed il Governo francese occupava Tunisi. Sono celebri le parole pronunziate da Bismarck al 1879, che l'Italia non era una potenza militare temibile e che pochi reggimenti austro-ungarici sarebbero bastati per metterci alla ragione.
Il cavalier Mancini pregò, scongiurò a Vienna ed a Berlino, e dopo molti sforzi ottenne che l'Italia fosse accolta nella alleanza dei due imperi.
Oggi tutto è mutato in nostro vantaggio ed io non permetterò che l'Italia ritorni in quello stato di umiliazione nel quale pel suo isolamento fu sino al 1881.
Ribot, prima di chiedere quali siano le nostre intenzioni sulla rinnovazione della triplice, dovrebbe mettersi in condizione di non averne bisogno, ed assicurarsi che, sciolti i nostri impegni coi due imperi, la Francia non ripeterebbe in altri territorii le imprese tunisine, che non ci insidierebbe più nella penisola per mezzo del Vaticano, che garantirebbe la nostra indipendenza. Or finora nulla fu fatto per persuaderci che il Governo ed il popolo di Francia vogliano divenirci amici ed amici sinceri e leali.
Crispi.
Gli sforzi dell'on. Crispi per togliere di mezzo i dissensi tra l'Italia e la Francia e stabilire su basi sicure la pace tra le due nazioni, furono vani. Cosicchè egli dovette rimanere in vedetta per sorvegliare ogni atto della Francia che potesse recarci nuovi danni.
Assicuratosi che l'annessione della Tunisia non sarebbe avvenuta senza il nostro consenso, cioè senza compensi per noi, continuò a far buona guardia su Biserta che il Governo francese cercava di fortificare. Già da gran tempo egli faceva tenerdietro da persone fidate al progresso e alla natura dei lavori che si venivano compiendo in quel porto, denunziandoli alle Potenze amiche ed alleate e interessando il Governo inglese ad associarsi al Governo italiano in una azione diretta ad impedire il proseguimento di quei lavori, che si rilevavano contrarli agl'impegni presi dalla Francia al 1881 e che minacciavano di turbare ancor più l'equilibrio delle forze nel Mediterraneo. Il Gabinetto britannico aveva già riconosciuto che Biserta erala maggiore posizione strategica nel Mediterraneo, e insieme alla Cancelleria germanica aveva fatte vive rimostranze a Parigi. E il signor Goblet nel 1889 assicurava Londra e Roma “non esservi alcuna intenzione nè di ampliare, nè di fortificare il porto di Biserta e trattarsi solo di scavi necessarii e periodici„; e il signor Ribot in ottobre 1890 negava “che si compiano studi per l'erezione di fortilizi o di opere militari in Biserta.„
Ma i ministri francesi erano, naturalmente, reticenti; i lavori che si compievano a Biserta erano senza dubbio di carattere militare, e Crispi lo dimostrò in unmemorandum. La Germania riconobbe che la questione era divenuta grave e appoggiò i nostri passi per un'azione decisiva. Il 20 gennaio 1891 Crispi fece interpellare l'Inghilterra se non fosse il caso di una comune azione immediata; ma la questione cadde col ritiro di Crispi dal potere (31 gennaio 1891) e con l'Italia si disinteressò di Biserta anche l'Inghilterra.
Quanto alla Tripolitania, Crispi ebbe per un momento, nel luglio del 1890, la speranza che potesse divenire italiana, senza contrasto da parte delle grandi Potenze, le quali, tutte, in epoche diverse, avevano riconosciuto la prevalenza dei nostri diritti su quella regione. Non avrebbe voluto, per motivi di politica generale, rompere con la Turchia, ma prevedendo ogni ipotesi, pensò anche ad un'occupazione militare contrastata dai turchi e alla maniera di renderla più facile. Si accinse quindi a preparare il terreno col guadagnare all'Italia la simpatia e l'appoggio degli elementi indigeni della Tripolitania. Il cav. Grande, Console d'Italia a Tripoli, lavorò sagacemente per secondare le vedute del suo Ministro. Il seguente telegramma, relativo alle trattative con Sid Hassuna Caramanli, capo allora della famiglia che aveva signoreggiato ilvilayetsino al 1835, indica che il lavoro di accaparramento degli arabi era bene avviato:
Tripoli, 7 agosto 1890.(Decifri V. E. stessa. Segretissimo). — Profittando, che Sid Hassuna Karamanli trovasi qui, chiamatovi dal Governatore generale per gli ultimi avvenimenti della frontiera, gli feci parlare da un mio e di lui amico intimissimo e confidente. Il colloquio ebbe luogo ieri sera. Raccomandai all'amico che l'apertura delle trattative avesse carattere privato, come provenienza da una particolare iniziativa, esplorandone per ora animo e intenzioni.Sid Hassuna Karamanli mostrossi disposto coadiuvare occupazione italiana, convinto che, se non noi, sarebbero altri ad occupare la Tripolitania; disse disporre di tutte le forze delle popolazioni della montagna, godendone le simpatie. Per preparare terreno chiede tempo e denaro, non per lui, ma per gli sceiks. Accetterebbe una forma di governo simile a quella della Tunisia. Ciò, dice, eviterebbe la resistenza degli arabi e pacificherebbe il paese. Non dissimula la resistenza della Turchia, la quale però, non secondata dall'elemento arabo, cederebbe di fronte alla forza italiana. Raccomanda la massima prudenza, essendo sorvegliato dal Governatore generale. Dichiara il paese stanco della occupazione della Turchia.Karamanli mostrò di conoscere la situazione politica dell'Africa e di cogliere l'occasione favorevole. Egli ritorna al Gibel Gharian questa sera. Ha assicurato sarà di ritorno.Grande.
Tripoli, 7 agosto 1890.
(Decifri V. E. stessa. Segretissimo). — Profittando, che Sid Hassuna Karamanli trovasi qui, chiamatovi dal Governatore generale per gli ultimi avvenimenti della frontiera, gli feci parlare da un mio e di lui amico intimissimo e confidente. Il colloquio ebbe luogo ieri sera. Raccomandai all'amico che l'apertura delle trattative avesse carattere privato, come provenienza da una particolare iniziativa, esplorandone per ora animo e intenzioni.
Sid Hassuna Karamanli mostrossi disposto coadiuvare occupazione italiana, convinto che, se non noi, sarebbero altri ad occupare la Tripolitania; disse disporre di tutte le forze delle popolazioni della montagna, godendone le simpatie. Per preparare terreno chiede tempo e denaro, non per lui, ma per gli sceiks. Accetterebbe una forma di governo simile a quella della Tunisia. Ciò, dice, eviterebbe la resistenza degli arabi e pacificherebbe il paese. Non dissimula la resistenza della Turchia, la quale però, non secondata dall'elemento arabo, cederebbe di fronte alla forza italiana. Raccomanda la massima prudenza, essendo sorvegliato dal Governatore generale. Dichiara il paese stanco della occupazione della Turchia.
Karamanli mostrò di conoscere la situazione politica dell'Africa e di cogliere l'occasione favorevole. Egli ritorna al Gibel Gharian questa sera. Ha assicurato sarà di ritorno.
Grande.
Sicuro dell'adesione di massima da parte dell'Inghilterra, della Germania e dell'Austria-Ungheria all'occupazione italiana della Tripolitania, l'on. Crispi avrebbe facilmente guadagnato anche il consenso della Francia, tenendosi fermo sul terreno della difesa dei nostri diritti nella Tunisia sino alla conclusione di un accordo. E dipoi, con la risolutezza ch'era nel suo carattere, non avrebbe atteso molto a piantare il vessillo d'Italia sull'altra sponda del Mediterraneo. Quanto alla Turchia, gli accomodamenti con l'antico regime non erano difficili; il Sultano ch'era un fine politico e aveva il senso della sua responsabilità e della precariasituazione dell'Impero, si sarebbe adattato all'inevitabile, confortandosi con gli opportuni compensi.
Ma col ritiro di Francesco Crispi dal potere in seguito al voto della Camera del 31 gennaio 1891, la pietra angolare dell'edifizio cedette. L'opposizione contro le fortificazioni di Biserta che alla fine di gennaio era divenuta perentoria, fu abbandonata dal suo successore. E la Francia, lasciata libera di consolidare il suo dominio in Tunisia, non ebbe più bisogno di venire a patti con l'Italia e di farle concessioni.
Quando la questione della Tripolitania fu ripresa, il governo Italiano dovette fare alla Francia sacrificio di altri interessi.