Capitolo Nono.Un altro incidente franco-italiano.

Capitolo Nono.Un altro incidente franco-italiano.La questione con la Francia per le tasse di Massaua: tre Note diplomatiche di Crispi sui diritti dell'Italia e sulle vessazioni francesi. — Le Potenze danno causa vinta all'Italia. — DalDiariodi Crispi: Spagna e Vaticano. — Un allarme del re Luigi di Portogallo pel viaggio dei Sovrani italiani in Romagna. — Seconda visita di Crispi al principe di Bismarck. — Il Gran Cancelliere austriaco incontra Crispi a Eger.La questione accennata dal de Moüy e sollevata poi dal governo francese per l'applicazione a Massaua delle tasse municipali a tutti i suoi abitanti, italiani e stranieri, offrì un'altra prova della tendenza della Francia a cercare pretesti di litigi coll'Italia.Crispi fu accusato di essere un provocatore, di obbedire così agendo alla volontà del principe di Bismarck che voleva la guerra, di dare alla triplice alleanza un atteggiamento inquietante. Per molti anni la stampa francese e quella parte della stampa italiana che le faceva eco, hanno ricamato su cotesto tema, e si continua ancora in pubblicazioni recentissime a dipingere un Crispi di maniera, arrogante, dalle passioni autoritarie, precipitoso nei giudizi[22].Quanta giustizia contenessero tali accuse, può rilevarsi dall'incidente per le tasse di Massaua.Il fatto che vi dette occasione e gli argomenti messi in campodal ministro Goblet, succeduto al Flourens, per contrastare l'esercizio della sovranità dell'Italia su quella terra già bagnata da tanto sangue italiano, si desumono dai documenti che riferiamo.In tre Note, due del 25 e una del 31 luglio, dirette agli ambasciatori per essere comunicate alle Cancellerie delle grandi Potenze, Crispi combatteva le obiezioni francesi. Le riassumiamo:«Il generale comandante superiore a Massaua, per sopperire in parte alle spese d'igiene, illuminazione, ecc., ha imposto il 30 maggio scorso, a tutti i proprietari di immobili e a tutti i commercianti della città, nazionali e stranieri, una tassa variante da 2 a 7 lire al mese. Un'altra ordinanza, data con lo stesso scopo il 1 giugno, ha sottoposto ad una tassa di patente le rivendite di bibite, di commestibili, ecc. Ventitrè commercianti, tra i quali, oltre due francesi, uno svizzero e venti greci che nell'assenza di un console della loro nazione godono della protezione del vice-console di Francia, solo Agente straniero che vi sia a Massaua (tale è lo stato delle cose da noi trovato al momento della nostra occupazione), hanno rifiutato di pagare.Il governo francese sostiene i loro reclami e ci contesta il diritto d'imporre tasse sui suoi nazionali e protetti, invocando le capitolazioniesistenti a Massaua.Data e non concessa l'ipotesi dei nostri avversari, che a Massaua vigano le capitolazioni, saremmo obbligati a non sottoporre ad una tassa, di natura municipale, i soggetti e i protetti stranieri senza il consenso dei loro governi?Vediamo quello che avviene a questo proposito nelle antiche provincie ottomane, sebbene esse si trovino giuridicamente in condizioni ben diverse da Massaua, e anche nei paesi di capitolazioni. Nella Bosnia-Erzegovina tutti i privilegi fiscali e comunali in favore degli stranieri sono scomparsi al momento dell'occupazione austro-ungarica. A Cipro la facoltà d'imporre tasse sugli stranieri è limitata dai trattati di commercio con la Turchia e non dalle capitolazioni. La Bulgaria, che ha ora creato i municipii, ha dovuto imporre tasse comunali, contro le quali le Potenze europee non hanno fatto obiezioni.L'Egitto ha promulgato una legge che sottopone tutti gli stranieri ad una tassa di patente, e sinora nessun governo ha fatto rimostranze al Cairo. La Sublime Porta ha tentato di applicare cotesta tassa di patente nel territorio dell'impero; i rappresentanti delle grandi Potenze, pure riconoscendo la violazione delle capitolazioni, non hanno fatto opposizioni di principio e si sono limitati a volerne regolata l'applicazione. A Tunisi il Municipio, creazione francese, percepisce le tasse.Ma l'ipotesi che a Massaua vigano le capitolazioni non regge. Innanzi tutto la Turchia non ha mai esercitato a Massaua un'autorità incontestata, e i tribunali ottomani non vi hanno mai funzionato; ma se pure vi fossero esistite, esse sono venute meno dopo l'occupazione italiana. Allorquando una nazione cristiana amministra un paese musulmano, le capitolazioni non hanno più ragion d'essere. Le capitolazioni sono possibili quando tra due popoli, dei quali l'uno si è stabilito nel territorio dell'altro per esercitarvi la sua attività commerciale, esiste una grande differenza di religione, di costumi, di leggi e di consuetudini. Senza garenzie eccezionali, a cominciare dall'introduzione della giustizia nazionale, non vi sarebbe per gli stranieri alcuna sicurezza nè per le persone, nè per i beni. Or questa non è certamente la condizione delle cose a Massaua dove un'amministrazione regolare, la quale presenta tutte le desiderabili garenzie d'ordine e d'imparzialità, funziona da quasi tre anni. Inoltre a Massaua abbiamo stabilito tasse di natura fiscale, come quelle marittime, di porto, di dogana, che sono state pagate da tutti indistintamente e senza reclami. Ed è avvenuto questo fatto singolare, che i greci i quali ora, per pressioni e istigazioni che non vogliamo qualificare, si rifiutano di pagare tasse d'interesse locale, hanno tutti ricorso in questi ultimi tempi alla giustizia italiana, ovvero ne hanno, senza obiezioni, accettato le sentenze.Non è, infine, inutile rilevare che il governo ellenico, prima di essere stato dalla Francia attirato alla sua tesi, non aveva invocato le capitolazioni, ma l'art. 2 del trattato di commercio del 1877 tra l'Italia e la Grecia, dove è stabilito che «i cittadini dei due Stati saranno perfettamente assimilati ai nazionali nel pagamento delle imposte». Le tasse in questione, colpendo egualmentegl'italiani e i greci residenti in Massaua, la Grecia ha dovuto ammettere il nostro diritto.Abbiamo seguito i nostri avversarii sul terreno da loro stessi scelto, e confutato i loro argomenti; ma la discussione è ormai inutile per noi, giacchè la sovranità dell'Italia su Massaua è effettiva e incontestabile.L'Italia occupò Massaua il 5 febbraio 1885 in circostanze che meritano di essere ricordate.Dinanzi ai progressi minacciosi dell'insurrezione mahdista, l'Egitto concentrava le sue forze e richiamava le guarnigioni lontane. Massaua posta al di là della linea di difesa adottata dal governo Kediviale, doveva essere evacuata. Invitata ad occuparla, la Turchia si rifiutò, e con tale rifiuto rinunciava implicitamente ai diritti, molto incerti del resto, che si era attribuiti su quel punto importante del mar Rosso.Massaua, così abbandonata, stava per essere esposta al doppio pericolo di cadere in balìa dell'insurrezione mahdista o nell'anarchia. Nell'interesse generale bisognava che una Potenza occupasse quella città e la difendesse, occorrendo. L'Italia era pronta; ella possedeva uno stabilimento coloniale non lontano di là, che poteva essere a sua volta minacciato. Gli Stati amici vedevano senza dispiacere e gelosia, anzi forse con soddisfazione, estendersi la sua autorità sulle rive del mar Rosso. L'occupazione di Massaua fu decisa....L'Italia non solamente occupò Massaua quando, pel ritiro degli egiziani e per l'abbandono della Porta, ogni autorità vi cessava, ma cominciò subito a esercitarvi i diritti afferenti alla sovranità. Dieci mesi non erano trascorsi che tutti i servizi pubblici si trovavano nelle nostre mani e scomparivano le ultime tracce dell'occupazione precedente.... L'occupazione di Massaua fu portata alla conoscenza delle grandi Potenze da due telegrammi del 9 e del 13 febbraio 1885....D'altronde i reclami non ci vengono dalla Turchia, la quale, dopo aver fatto per un momento delle riserve, si adattò al fatto compiuto. Non vogliamo citare di questo altra prova che il testo, emendato dalla Porta, della Convenzione pel Canale di Suez dove, all'art. 10, è riconosciuto che la Turchia non ha nel mar Rosso altre possessioni che sulla costa orientale.Le obiezioni, ci vengono, come sempre, dalla Francia,che ha saputo attrarre la Grecia nell'orbita dei suoi reclami, dalla Francia, alla quale i progressi pacifici della nazione italiana sembrano una diminuzione della sua propria potenza ed autorità, come se il continente africano non offrisse sufficiente posto all'attività e alla legittima ambizione civilizzatrice di tutte le Potenze che ne occupano i confini.31 luglio.— Col dispaccio che ho indirizzato a V. E. il 13 corrente, e cogli altri due successivi del giorno 25, dei quali l'ho autorizzata a dar lettura e lasciar copia a codesto ministro degli affari esteri, parmi aver dimostrato all'evidenza il buon diritto dell'Italia su Massaua, e come la Francia, senza alcun plausibile motivo, avesse tentato di sollevare contro noi la questione delle capitolazioni, le quali in quel territorio posseduto da Potenza cristiana e civile non possono essere invocate.Rimane ora a far conoscere quale sia stato costantemente il contegno degli agenti francesi a Massaua fino dai primi giorni della nostra occupazione, poichè è da quel contegno che si originarono le presenti difficoltà.Gioverà premettere che la Francia è la sola Potenza che mantenga una rappresentanza a Massaua, benchè non abbia colà interessi commerciali, e solo due sudditi francesi vi si trovino da pochi mesi esercitandovi il piccolo commercio.La sua rappresentanza non ha dunque evidentemente che uno scopo politico. Vuolsi che essa si colleghi ad una missione di lazzaristi residenti in Abissinia, ma il contegno dei suoi agenti lascia pur troppo supporre che ben diverso e più vasto ne sia l'obbiettivo.Al momento della nostra occupazione noi non abbiamo trovato a Massaua alcun agente consolare francese, e solo otto mesi dopo, e propriamente il 20 ottobre 1885, quando gli egiziani, abbandonando quella località, ce ne lasciavano il pieno dominio, giunse colà un signor Soumagne, il quale si disse vice-console di Francia.Scambiate le visite colle nostre autorità, più che di mantenere con esse quei rapporti di cordiale amicizia che avrebbero dovuto essere scopo precipuo della sua presenza a Massaua, pare egli si preoccupasse di stringerelegami coll'Abissinia. Lo vediamo infatti recarsi nella primavera seguente ad Adigrat, dove si incontra con Ras Alula, e pochi mesi dopo, nell'agosto del 1886, ad Adua per ossequiarvi il re Giovanni.E de' suoi intimi rapporti col Negus egli stesso teneva discorso col Comandante superiore delle nostre truppe, al quale confessava di aver proposto al Re di stringere colla Francia formale trattato; del quale trattato la clausola più importante, come si venne poi a conoscere da altra fonte, sarebbe stata la protezione della Francia, accordata all'Abissinia contro qualsiasi Potenza.Questi segreti rapporti e maneggi del rappresentante di Francia col Negus e con Ras Alula autorizzarono il sospetto che egli intrigasse contro di noi, sicchè quando per motivi di salute, ottenuto un congedo, lasciava Massaua, nel marzo del 1887, quelle autorità ebbero a rallegrarsene come dell'allontanamento di persona non amica.Ma pur troppo dalla sua non dissimile doveva essere la condotta del suo successore, certo signor Mercinier, commesso del consolato francese in Alessandria, che il signor Soumagne prima di partire presentava al Comandante in capo come incaricato di reggere provvisoriamente il vice-consolato di Francia.Anzi da quell'epoca ebbe principio una serie non interrotta di reclami e di difficoltà sollevate dal nuovo rappresentante francese, il quale non perdeva occasione di ingerirsi inconsultamente anche negli affari che non lo riguardavano. Così egli teneva nel suo ufficio un registro aperto a tutti coloro che volevano farsi inscrivere tra i protetti, ed aveva rilasciato patenti di protezione, non solo a Greci, ma anche a Persiani, Turchi, Svizzeri e perfino ad un cittadino nord-americano, e quella protezione pareva accordasse più segnatamente a tutti coloro che avevano relazioni coi nostri nemici.Inutile qui far menzione dei reclami e delle proteste elevate sistematicamente dal signor Mercinier contro pressochè tutti i provvedimenti adottati dalle autorità italiane di Massaua, fino a minacciare che userebbe la forza contro le nostre autorità e ad istigare alla resistenza ed all'aperta ribellione, come ha fatto ultimamente in occasione delle tasse municipali alle qualierano stati sottoposti tutti, senza distinzione di nazionalità, gli abitanti del paese. Inutile pure far parole degli abusi di autorità da lui commessi, abusi che giunsero fino a minacciare d'infliggere multe ed anche di espellere da Massaua coloro fra i protetti che non avessero obbedito ai suoi ordini ed avessero pagate le tasse suddette.Questo contegno continuamente ed apertamente ostile degli agenti francesi, e la necessità di mantenere l'ordine in una piazza forte ed in un territorio dove vige tuttora lo stato di guerra, in faccia ad indigeni che dobbiamo amministrare ed a stranieri che vi frequentano, ci hanno costretti a non tollerare più oltre il signor Mercinier nella assunta sua qualità di reggente il vice-consolato di Francia. Non potendo esser questione di ritirare l'exequatura un funzionario il quale provvisoriamente suppliva ad un vice-console che non ne era munito dal regio governo, il generale Baldissera dovette naturalmente limitarsi a fargli noto (il 23 luglio) che non avrebbe più avuto relazioni con lui.Appena occorre, poi, avvertire che al signor Mercinier, tornato così privato cittadino, non poteva essere consentito di corrispondere in cifra col suo governo, questo metodo di corrispondenza essendo vietato a Massaua a qualsiasi privato.Ho stimato opportuno d'informare di questi fatti V. E., affinchè ne possa trarre norma di linguaggio nelle sue eventuali conversazioni, su tale argomento, con codesto ministro degli Affari esteri.»È naturale che il ministro Goblet[23]non si arrendesse alle argomentazioni del governo italiano e che sull'on. Crispi si rovesciassel'ira della stampa francese. Ma Crispi fu inflessibile. Aggredito, difese la posizione senza eccessi verbali, ma energicamente. Portò la contesa dinanzi alle Cancellerie europee; dimostrò che la Francia sosteneva una tesi sbagliata e che, non questioni di principio o di dignità la movevano, ma bensì il dispetto per lo spirito d'indipendenza che animava la politica italiana.Come risulta dai documenti che seguono, l'Europa dette ragione a Crispi, il quale, dopo ottenuto tale consenso, chiuse la vertenza dichiarando che non avrebbe più risposto al signor Goblet.«Parigi, 25 luglio 88.Oggi Goblet si lamentò con me perchè V. E. non aveva potuto ricevere ancora il signor Gérard e perchè il comandante militare di Massaua aveva dichiarato al signor Mercinier di cessare di considerarlo come rappresentante della Francia, non essendo egli provveduto d'alcunexequaturregolare. Mi parve venuto il momento di dare al signor Goblet conoscenza della sostanza dei due ultimi telegrammi di V. E. relativi all'incidente di Massaua, ma le buone ragioni svolte dall'E. V. non valsero a rimuovere Goblet dalle sue prime idee. Egli persiste ad invocare le capitolazioni che noi non riconosciamo, ed a pretendere che ogni atto coattivo per far pagare la tassa doveva cessare dopo la protesta inoltrata contro la medesima; mentre noi riteniamo che anzitutto si doveva obbedire alle autorità governative, salvo ad esaminare dopo le proteste. Goblet si animava sempre più, mentre io prontamente dichiarava che, visto assoluta divergenza sui due punti capitali anzi accennati, io non poteva continuare la discussione, che avrebbe finito per sviare. Goblet fra altre cose mi disse che la Francia era disposta condiscendere ai nostri desideri in cambio di qualche concessione per parte nostra. Non mi disse quale, ma suppongo che alludesse alla Tunisia, giacchè questo ambasciatore d'Austria-Ungheria che aveva avuto una conversazione in proposito, mi disse riservatamente che Goblet aveva nel suo discorso, parlando di Massaua, fatto anche allusione alla Tunisia.Mi si assicura che a questo Ministero degli Affariesteri si è alquanto preoccupati del contegno della Grecia, dalla quale da più giorni non si hanno comunicazioni....Menabrea.»«Londra, 26 luglio.Salisbury m'ha detto aver già dichiarato all'ambasciatore di Francia e quindi all'ambasciatore di Germania, che, secondo il governo inglese, allorquando un paese musulmano è amministrato da una nazione cristiana civile, le capitolazioni non hanno più ragione d'essere. Avendo proposto a Salisbury di firmare sul momento un documento analogo a quello tra l'Inghilterra e l'Austria-Ungheria, Sua Signoria mi manifestò la fiducia che l'E. V. sarebbe senz'altro soddisfatta della dichiarazione chiara ed esplicita che mi aveva fatto.Catalani.»Lettera di lord Salisbury al comm. Catalani, del 29 luglio 1883:«Ella mi chiese l'opinione del governo della Regina rispetto l'obbligo delle capitolazioni nei territori i quali, come Massaua, sono stati sotto un'amministrazione musulmana, ma che più non vi sono sottoposti. La mia risposta è la seguente. L'opinione del governo della Regina è contraria alla validità delle capitolazioni in tal caso. Le capitolazioni debbono la loro origine alla difficoltà di adattare le singolarità della legge e dell'amministrazione musulmana ai negozianti che fanno il commercio coi paesi cristiani; quindi nei territori che sono giunti ad esser sottoposti all'amministrazione di un governo cristiano, come quello d'Italia, le capitolazioni cessano d'essere applicabili e perdono la ragione d'essere.»«Roma, 1 agosto.A S. E. il Cav. Nigra,Signor Ambasciatore, V. E. mi ha fatto conoscere che S. E. il conte Kálnoky, in risposta alla domanda che gli ha indirizzata in nome del governo del Re, hadichiarato che il governo I. e R. Austro-Ungarico ritiene le capitolazioni inapplicabili a Massaua e che per conseguenza i sudditi austro-ungarici dovranno sottomettersi alla legislazione ivi vigente.Invito V. E. a informare il governo I. e R. Austro-Ungarico che il governo del Re prende atto di codesta dichiarazione, e la prego di volerne ringraziare S. E. il conte Kálnoky.Crispi.»Infine, i tentativi fatti dalla Francia per indurre la Turchia a protestare contro l'Italia, fallirono. Il signor di Radowitz telegrafava il 6 agosto aver l'impressione che la Porta non si sarebbe fatta influenzare dalla Francia, e che egli aveva dichiarato al Sultano che se avesse servito la politica della Francia e della Russia, non poteva nello stesso tempo rimanere amico dalla Triplice.DalDiario:11 luglio.— Visita del conte Solms: questione dei passaporti per i missionari in Cina. La Germania segue la nostra politica. Ha prevenuto il governo del Celeste Impero affinchè non permetta che i cattolici tedeschi vi siano ricevuti con passaporti non tedeschi.Durante la visita delle squadre a Barcellona, fu tenuto un banchetto, al quale intervennero l'ambasciatore d'Italia, Tornielli, e l'ambasciatore di Francia, Cambon. Facendo un brindisi, il ministro spagnuolo non ricordò la Francia. Si alzò il Tornielli e riparò all'omissione. Dopo questo brindisi avvenne il riavvicinamento delle squadre italiana e francese.28 luglio.— Solms: esprime la speranza che la questione con lo Zanzibar sia risoluta amichevolmente. La Germania non fa obbiezioni che l'Italia acquisti colà dei terreni. Ricordo il contegno seguito dal Cecchi, le scuse del Sultano, e manifesto la speranza di un amichevole componimento.Massaua. La Germania compromessa nella questione di diritto, avendo sostenuto la tesi contraria alla nostra.Pronta a rinunziare alle capitolazioni, finchè gl'italiani siano a Massaua.3 agosto.— L'ambasciatore a Madrid, conte Tornielli, ha conferito col ministro de la Vega de Armijo sulla Circolare Rampolla relativa alla cosidetta Conciliazione tra l'Italia e il Vaticano. «Appena il Nunzio Mons. di Pietro entrò nell'argomento lo interruppi — gli ha riferito il Ministro — dicendogli:«Non venga, M.gre, a parlarmi della necessità in cui si troverà il Papa di andar via da Roma. Vi sono due cose ugualmente impossibili, la partenza del Papa dal Vaticano e la sortita degli Italiani dalla loro Capitale. Gl'incidenti che possono creare qualche difficoltà, non renderanno mai possibili le cose impossibili. Miglior consiglio sarebbe acconciarsi in pace ai fatti compiuti.» Poi, soggiunsemi il M.sede la Vega de Armijo, la conversazione fu da lui portata sovra le provocazioni che negli ultimi tempi non erano mancate per parte della Santa Sede e che doveano necessariamente aver prodotto qualche risentimento nell'opinione pubblica in Italia. Prima di lagnarsi della sua situazione, la Santa Sede avrebbe dovuto evitarsi il rimprovero di aver eccitato il clero alla resistenza circa l'applicazione della legge sulle decime, e nella sua condotta politica il Vaticano avrebbe potuto evitare il dispetto provato dell'amicizia intima stabilitasi fra l'Italia e la Germania. Pare che il Nunzio, il quale in verità non suole mettere insistenza molta in siffatte comunicazioni, lasciasse tosto cadere il discorso e che più non abbia tentato di ripigliarlo in altro giorno.6 agosto.— Solms mi comunica che il console tedesco a Zanzibar ha annunziato essere quel Sultano pronto a recarsi al Consolato italiano ed anche a bordo dell'Archimedeper offrire le sue scuse al governo italiano. Avverto il Conte che l'affare sta per essere composto.8 agosto.— Solms mi legge un telegramma di ier sera del principe di Bismarck. Il Principe accoglierà con gioia una mia visita a Friedrichsruh. Egli non può muoversi da quella sua residenza, e quest'anno non potrebbe recarsi a Kissingen.Mi legge un dispaccio della Cancelleria sulla visita dell'imperatore Guglielmo a Peterhof. La visita avrebbe tolto ogni dubbio e resa più cordiale ed intima l'amicizia dei due Sovrani. Non si sarebbe parlato di politica, ma confermata l'opinione che la pace sarà conservata. L'imperatore Guglielmo ritornò soddisfatto della visita.Alla vigilia del viaggio dei Sovrani italiani in Romagna, dove non si erano mai recati pel pregiudizio che quella regione fosse pericolosa e inospitale per i principii repubblicani che vi erano largamente diffusi, l'on. Crispi, che quel viaggio aveva consigliato sfidando gli asseriti pericoli, ebbe dal re Luigi di Portogallo, padre dell'infelice re Carlo, l'avviso che un attentato anarchico minacciava la vita di Umberto:«Berlino, 12/8/88.Ho visto or ora il Re di Portogallo che aveva premura incontrarsi con me, per dirmi sapere egli da «fonte certa che in occasione del prossimo viaggio del nostro augusto sovrano nelle Romagne si stava preparando un attentato a Bologna o altrove.» Profittando del momento in cui la folla circonderebbe gli equipaggi reali, i congiurati farebbero risuonare in mezzo alle acclamazioni il «viva la repubblica, abbasso il Re» e farebbero uso del revolver contro S. M. Sarebbe in qualche modo un'edizione riveduta e corretta, e meglio calcolata dell'attentato di Passanante a Napoli. Chiesi al Re di Portogallo se era in grado di fornirmi particolari ancora più precisi e sopratutto di dirmi onde gli era venuto un simile avviso. S. M., senza spiegarsi altrimenti, ripetevami tenere la cosa da «fonte certa», aggiungendo che si doveva comprendere il suo vivo desiderio che l'avvertimento ne fosse dato a chi di ragione. Il Re era assai commosso nel parlarmi. Io non lo sono meno nel comunicare quanto precede a V. E. come ho promesso di farlo, affinchè tutte le precauzioni siano prese a tempo per scongiurare il complotto e preservare una esistenza altrettanto preziosa quanto necessaria per l'Italia.Launay».«13/8/88.Launay, ambasciatore d'Italia,Berlino.Re Luigi avrebbe fatto cosa utile se invece di parlare dei modi con cui il complotto dovrebbe effettuarsi, avesse rivelato la «fonte certa» donde gli venne la notizia. Il mistero nel quale si è avvolto mette il dubbio negli animi, ma non dà le fila per giungere alla scoperta del supposto reato.Il governo ha già preso tutte le precauzioni perchè tutto proceda regolarmente.Crispi.»«Berlino, 13/8/88.Re di Portogallo, cui feci oggi di nuovo visita per ottenere maggiori schiarimenti, mi disse di non poterne dare essendo legato dal vincolo del secreto da chi teneva le notizie del complotto; ma che nel nostro primo incontro aveva già dato tutti i ragguagli, tali quali li aveva saputi da persona meritevole di ogni fede.Quella persona gli riferì quanto venne a sua conoscenza dopo aver preso lettura di lettere indirizzate forse da Parigi da capi socialisti a comitati rivoluzionari delle Romagne. S. M. ebbe in altre circostanze e dalla stessa persona avvisi preventivi sopra movimenti che si preparavano in Spagna e che si verificarono esattamente. Il Re Don Luigi ha aggiunto che la fonte può dunque dirsi sicura e che egli adempiva affettuoso dovere nel dare quell'avvertimento.Launay.»«13/8/88.Conte Nigra ambasciatore d'Italia,Vienna.(Personale riservato).— Il Re di Portogallo parlò misteriosamente a Launay a Berlino di una cospirazione contro la vita del nostro augusto sovrano che si spiegherebbein Bologna od in altra città in occasione delle prossime manovre militari nelle Romagne.Ho ragione di credere e i miei agenti me lo confermano, che nulla abbia a temersi per la nostra gloriosa e patriottica dinastia.Prego in ogni modo V. E. voler avvicinare Re Luigi e stringerlo a rivelarci la fonte dalla quale ebbe la notizia, cosicchè io possa giudicare della sua attendibilità, e fare le necessarie indagini per giungere anche, ove ne sia il caso, a scoprirne gli autori.Il silenzio da parte di S. M. Portoghese non sarebbe scusabile. Poichè ha gettato il dubbio nell'anima nostra, ci apra la porta alla scoperta della verità.Crispi.»«Vienna, 13/8/88.(Confidenziale-riservatissimo).— Il Re di Portogallo deve essere in Vienna soltanto il 18 corrente. Mi troverò alla stazione, domanderò udienza e farò a Sua Maestà Fedelissima la commissione di cui V. E. mi ha incaricato. Intanto V. E. prenderà senza fallo ogni debita precauzione, ma deve sapere che il Re Luigi è pieno di misteri che spesso non esistono.Nigra.»«13/8/88.R. Ambasciata Italiana,Parigi.Per rivelazioni di un alto personaggio sappiamo essersi combinato da alcuni socialisti francesi, d'accordo con quelli delle Romagne, un complotto contro la vita del Re in occasione delle prossime manovre militari e della visita reale in alcune città di quelle provincie.Siccome le cose inverosimili sono anch'esse possibili, la incarico a fare per mezzo dei nostri agenti le indagini opportune per scoprire l'attendibilità di tale notizia.Le nostre relazioni colla Francia non permettendocidi ricorrere a cotesta polizia, anzi potendo questa esserci nemica, voglia Ella servirsi di mezzi interamente italiani nella delicata missione.M'informi di tutto.Crispi.»«Vienna, 21/8/88.Ho chiesto al Re di Portogallo d'indicarmi le fonti e i particolari della cospirazione di cui parlò a Launay. S. M. mi disse che non poteva svelare quella sorgente che al nostro Re in persona e che S. M. la Regina Maria Pia aveva scritto tutto al suo augusto fratello.Benchè io abbia vivamente insistito, non ho potuto ottenere dal Re Luigi altra notizia che quella che la sorgente procede dai socialisti di Ginevra e Zurigo.Nigra.»14 agosto.— Solms mi dà notizia di un colloquio che il signor Raindre, Incaricato d'affari di Francia a Berlino, ha avuto col conte di Bismarck.Il signor Raindre si è lagnato della diffidenza mostrata dal signor Crispi verso la Francia pei suoi reclami contro le tasse municipali in Massaua. La Francia non vuole suscitare ostacoli, ma desidera soltanto di veder sciogliere una questione di principii.Il Bismarck difese la condotta del governo italiano e diede ragione della sua diffidenza. Invocò la calma e pregò il governo francese di non ingrossare una questione che per sè stessa era piccola e di poca importanza. Soggiunse che aveva raccomandato la calma anche a Roma.Il signor Raindre soggiunse che il governo francese era pronto a riconoscere le pretese dell'Italia su Massaua; chiedeva, però, che in corrispettivo l'Italia cedesse i suoi diritti su Tunisi.Il Conte rispose che non potevano confondersi le due questioni, non essendo identiche le posizioni dei due governi a Tunisi ed a Massaua. Non identiche perchè a Tunisi v'è ancora un Sovrano musulmano, e perchè la Tunisia è un gran territorio, mentre Massaua è unapiccola terra. Concluse, rinnovando consigli di prudenza e avvertendo che se sorgesse un vero dissidio la Germania sarebbe costretta a mettersi dal lato dell'Italia.Il Raindre ricordò che le piccole questioni surte sulla frontiera tedesca furono facilmente risolute dalle due Potenze. Se l'Italia usasse la stessa condiscendenza della Germania, potrebbero amichevolmente risolversi le questioni tra essa e la Francia. Al che il Bismarck obbiettò che la questione di Firenze e altre di minore importanza erano state composte.Il conte Solms mi conferma che Kálnoky accetta il principio che le Capitolazioni non possono essere applicate a Massaua e che gl'italiani hanno diritto ad esercitarvi la loro giurisdizione.Salisbury avrebbe scritto all'Incaricato d'Affari della Gran Brettagna in Atene che consigli il gabinetto greco a non insistere nella sua attitudine e ad accettare per le Capitolazioni a Massaua il parere del gabinetto britannico.Il direttore del Ministero degli affari esteri di Francia, signor Charmes, avrebbe detto a Münster che la Francia vedrebbe di buon occhio che l'Italia occupi Tripoli. L'ambasciatore di Germania avrebbe risposto che la Francia dà quello che non è suo e permette agli italiani ciò che non può proibire.16 agosto.— Il signor de Meyendorf mi legge una Nota del signor Giers in data del 9 agosto (28 luglio, stile russo).Il sig. Giers ha ricevuto le due Note italiane del 25 luglio. Sulla questione delle Capitolazioni non ha da pronunziarsi. Egli non contrasta che l'amministrazione italiana sia migliore della musulmana. Non crede però che le Capitolazioni siano venute meno pel fatto solo della occupazione italiana in Massaua. Il signor Giers ricorda che al 1885 Mancini dichiarò alle Potenze che l'Italia era andata in quel territorio a scopo d'ordine e di sicurezza e per salvarlo dai mahdisti.17 agosto 1888.— Alle 9,45 partenza da Roma.18 agosto.— Arrivo alle 7,40 pom. a Sant'Anna di Valdieri per conferire col Re che mi attende sulla terrazzadella Casina Reale. Si va a pranzo, quindi dalle 9,40 alle 11 e un quarto il Re mi dà udienza.19 agosto.— Mi alzo alle 4,30; non è ancora l'alba. Fo toletta, esco e non trovo anima viva. Il cielo è di un puro azzurro. Alle 7 il Re scende sulla terrazza; alle 7,15 ant. riparto. Giungo alle 8,40 a Cuneo. La città è migliorata di molto dal 1849, l'ultima volta che la visitai.Giungo a mezzogiorno a Torino; alle 5,30 a Milano; alle 8,15 partenza pel Gottardo.20 agosto.— Alle 8,30 del mattino a Basilea; alle 4 pom. a Francoforte sul Meno.21 agosto.— Alle 9,5 ant. da Francoforte, per Hannover a Friedrichsruh. A Büchen si trova l'espresso, al quale viene attaccato il mio vagone.Alle 9,30 si giunge a Friedrichsruh. Gli urrah annunziano che il Principe è alla stazione ad attendermi. Scendo, gli dò il braccio e saliamo nella vettura che ci trasporta in pochi momenti all'abitazione del Principe. La molta gente raccolta ci accompagna con applausi e grida «Viva l'Italia».La principessa è ai bagni di Homburg. Fa gli onori di casa la contessa di Rantzau, figlia del Principe, insieme al marito. I tre bambini Rantzau ci danno il benvenuto in italiano.Si prende il thè, quindi si vanno a vedere i fuochi d'artifizio preparati in mio onore[24]. Si ritorna in salotto a conversare. Si parla della guerra del 1870, del trattato di pace, di Nizza, di Garibaldi, dell'imperatrice Eugenia. Il pericolo della restaurazione dell'Impero affrettò la firma del trattato. Thiers fu minacciato e il piccolo Lulù sarebbe rientrato a Parigi alla testa dei duecentomila uomini prigionieri della Germania.Alle 11 e un quarto andiamo a coricarci.22 agosto.— Sono in piedi alle 6 e mezza. Alle 11 e un quarto il Principe viene nella mia camera. Ha con sè parecchi documenti.Impegna subito il discorso su Massaua, e spiegando una carta chiede di conoscere il luogo dove avvenne l'ultimo fatto d'armi. Egli desidererebbe che l'Italia non s'impegnasse molto in quelle località, ma si limitasse ai punti fortificati. Dò notizie del fatto di Saganeiti, ed egli conviene che non sia stato menomato il prestigio delle nostre armi. Dice che anche l'Austria teme che ci compromettiamo in Africa.Inghilterra: necessità di tenercela amica. Anch'essa però ha bisogno di migliorare i suoi armamenti per terra e per mare.Per lo Zanzibar si conchiude che scriverà a Londra perchè Salisbury sciolga lui la questione, o ci lasci le mani libere.Turchia. Convenienza di non distrarre da noi il Sultano e di trattarlo benevolmente.Ritorna al suo antico concetto che la Russia in Costantinopoli sarebbe più debole. Nei Balcani sarebbe attaccabile e potrebbe esservi schiacciata. Non sarebbe lo stesso entro le attuali frontiere.Francia. Boulanger. Non teme la guerra, ma preferisce la pace.Papa. Chiesa cattolica e Chiesa ortodossa. La guerra all'Italia gioverebbe a quest'ultima. Partenza del Papa da Roma: andrebbe temporaneamente in un convento della Svizzera. Cardinale Schiaffini.Agenzie telegrafiche.Gli ultimi giorni dell'imperatore Federico — uomo debole — si lasciava dominare dalla moglie, la quale subiva alla sua volta il dominio della madre: voleva britannizzare tutto. Un giorno ragionava coll'Imperatore; eran d'accordo. Giunge la moglie; si manifesta di contrario avviso; S. M. volta la testa.Alle 9 di sera, dopo pranzo, circolo. Vari aneddoti: la guerra del '66 — l'Italia debole — il Re vuole andare a Vienna, poscia in Ungheria: Bismarck si oppone. Questioni e rimproveri. Egli non volle prendere provincie all'Austria, perchè non volle umiliarla. Nè umiliatain Italia, grazie a Napoleone III, nè umiliata in Germania, grazie a Bismarck.23 agosto.— Alle 8,30 il Principe viene a visitarmi. Mi annunzia di aver telegrafato a Londra; teme che lord Salisbury non vi sia. Parliamo nuovamente dello Zanzibar. Gli manifesto che farebbe buona impressione in Italia se egli accompagnasse a Roma l'Imperatore. Risponde esponendomi le ragioni che si opponevano al suo viaggio. «Se l'Imperatore mi volesse, andrei con lui; ma bisogna che lui mi domandi. Sarei andato in Russia; egli non lo chiese. In verità, il giovane Imperatore se la fa meglio con Herbert».Alle 9,15 il colloquio ha termine.Ci disponiamo alla partenza. Commiato cordialissimo. Il Principe, la figlia, il genero, i bimbi, sono tutti dinanzi alla casa, dove mi attende la vettura. «Arrivederci l'anno venturo». Si parte alle 9,30.Alle 5,40 pom. siamo a Lipsia.24 agosto.— Da Lipsia alle 8,40 per Dresda a Karlsbad.«Vienna, 21 agosto 1888.Kálnoky ha espresso più di una volta il desiderio di incontrarsi con V. E. Declinare questo desiderio non mi sembra conveniente. Ad ogni modo se Ella non crede utile il convegno, voglia incaricarmi di dirne qualche motivo a Kálnoky.Nigra.»«Vienna, 23 agosto 1888.Kálnoky crede Karlsbad pericoloso perchè vi sono troppe conoscenze. Propone a V. E. convegno a Eger, che è vicino e là attenderebbe sabato 25 dalle 7 del mattino per tutta la giornata all'albergo Wenzel. È urgente che V. E. mandi risposta subito.Nigra.»«Lipsia, 23 agosto.Conte Nigra, Ambasciatore d'Italia,Vienna.Karlsbad vale Eger. Dovunque avvenga il convegno sarà certamente subito conosciuto. Comunque sia, accetto proposta. Mi fermerò sabato 25 a Eger e scenderò albergo Wenzel.Crispi.»«Wittenberga, 23 agosto,A Sua Maestà il Re,Milano.Ritorno da Friedrichsruh dove sono rimasto dalla sera del 21 sino alle 9 di stamane. Il Principe mi ha incaricato dei suoi omaggi per V. M. Bismarck ed io siamo stati d'accordo in tutte le questioni. Ho trovato in lui non solo il primo ministro di un potente e sicuro alleato di V. M., ma un amico nostro fedele e devoto. Sempre agli ordini di V. M.Crispi.»24 agosto.— Rispondendo ai miei ringraziamenti per l'accoglienza fattami, il principe di Bismarck mi telegrafa per confermarmi «les sentiments d'amitié personnelle et politique pour vous et pour la grande nation dont le gouvernement vous est confié par la haute sagesse de votre souverain et dont l'alliance avec nous donne une des garanties les plus solides de la paix de l'Europe».25 agosto.— Partenza da Karlsbad alle 8,30 ant. Arrivo ad Eger alle 10,10. Alla stazione il Cancelliere austro-ungarico conte Kálnoky cortesemente mi attende. Andiamo all'hôtel Wenzel dove ci tratteniamo a conferire su tutte le questioni del giorno. Bulgaria, Tunisia. Turchia; situazione finanziaria di essa, che la tiene sotto tutela. Il Sultano, fra i due gruppi se la cava; sua abilità.Russia: ha la stessa opinione di Bismarck che s'indebolirebbe se andasse a Costantinopoli. Al 1877 non poteva più continuare la guerra. Difficile ricostruire la flotta nel mar Nero; deficienza di personale. Condizioni interne deplorevoli: in Russia tutti rubano. Il re di Grecia si dichiarò anti-russo; è il suo interesse, non è la politica del suo governo. Tricupis liberale; educato alle idee inglesi.Germania: l'Alsazia si germanizzerà; non così la Lorena; gli alsaziani in Francia. Danni alle fabbriche ed ai commerci. L'ultima legge draconiana, ma necessaria. Manteuffel li trattava bene, ma in 18 anni non si è riusciti a germanizzarli, e si è dovuto cangiar metodo — L'imperatore Federico debole di carattere.Difficoltà di governo in Austria in conseguenza delle diverse nazionalità. Confederazione. Due milioni di rumeni — La Rumania non russa; il partito d'opposizione si atteggia a russofilo, ma giungendo al potere opererebbe con spirito nazionale — Re Milano intelligente. Kálnoky gli ha consigliato di pacificarsi con la moglie. Forse il Concistoro non ammetterà il divorzio; se l'ammettesse, molte le questioni. Natalia dovrebbe prendere l'iniziativa.Necessità della nostra unione. Beneficio di essa nelle quistioni europee — Il Papa: querimonie; Galimberti — Nel 1849 l'Austria era disposta a cedere la Lombardia a Carlo Alberto, prima della battaglia di Custoza, ma non la Venezia, perchè riteneva che essa avrebbe trascinata la Dalmazia, dove lingua e tradizioni sono italiane.Alle 2,45 pom. dopo cordiale commiato da Kálnoky, riparto per l'Italia.Lungo la via, da Ratisbona, spedisco il seguente telegramma al Re:«Ho passato quattro ore ad Eger col conte Kálnoky venuto appositamente da Vienna, e sono assai soddisfatto del colloquio avuto. Sempre agli ordini, ecc.Crispi».26 agosto.— Alle 3,45 pom. a Milano; alle 6,30 a Monza dal Re, cui fo relazione dei colloqui con Bismarck e Kálnoky; quindi di nuovo a Milano.28 agosto.— Telegrafo all'ambasciatore a Berlino:«Parlai col Principe della necessità di associare le Agenzie telegrafiche italiana, germanica ed austriaca allo scopo di stabilire un servizio in tutta Europa. Il Principe accolse l'idea con entusiasmo. Ho parlato oggi a Nigra perchè si adoperi in Vienna a fare riuscire tale associazione. Egli pure riguarda l'attuazione del progetto come altamente desiderabile e non mancherà di fare quanto occorre. Sarà però bene che il Principe avvisi il principe di Reuss acciocchè questi cooperi con Nigra al successo di questo affare».La stampa germanica e austriaca rilevò l'importanza della visita dell'on. Crispi a Friedrichsruh. Meritano speciale menzione le considerazioni fatte dallaNational Zeitungnel suo numero del 23 agosto. Dopo aver constatato che Crispi si era recato a visitare di nuovo il principe di Bismarck prima che il termine di un anno dalla prima visita fosse spirato, l'articolo esprimeva l'avviso che fra le tre Potenze alleate, l'Italia si trovava allora nella posizione più esposta. “L'Austria ha da fare con una potenza la cui politica estera è diretta da diplomatici di carriera che non si lasciano troppo sopraffare dalle passioni popolari e che danno fondate speranze di saper tutelare gli interessi dell'Impero degli Czar senza trascurare i necessari riguardi verso gli interessi vitali del paese vicino. In Francia il governo trovasi, invece, in mano di uomini come Floquet e Goblet, il cui sovrano è l'“aura popolaris„, di semplici tribuni privi di sangue freddo e di moderazione, e assolutamente dipendenti dal favore di un popolo così vano, ardente, bellicoso, quale il francese. E un simile stato di cose non potrebbe che peggiorare in seguito ad un cambiamento di governo, che mettesse la cosa pubblica nelle mani del generale Boulanger. Per quante dichiarazioni pacifiche egli abbia fatte recentemente, il suo passato e l'appoggio deglichauvinspiù accaniti lo costringerebbero ad assumere un'attitudine provocatrice, sia che egli diriga lo sguardo verso l'Alsazia-Lorena, sia che aspiri a ricuperare la perduta preponderanza nel Mediterraneo. Nei due casi l'Italia sarebbe complicata in una guerra colla Francia o a fianco della Germania, o a fianco dell'Inghilterra. I disgraziati combattimenti in Africa sembra abbiano risvegliato le speranze dei politicanti della Senna, iquali credono pure che l'alleanza italo-tedesca assicuri all'Italia l'aiuto della Germania solo nel caso di un'invasione francese nella penisola, e calcolano sulla possibile astensione della Germania nel caso che l'Italia dichiarasse guerra alla Francia in seguito ad una occupazione di Tripoli da parte di quest'ultima. Nè minore sarebbe il pericolo per l'Italia ove di nuovo sorgesse la questione egiziana, nella quale i suoi legittimi interessi le impongono di sostenere energicamente l'Inghilterra contro le pretensioni francesi. Date queste circostanze, così conchiude l'articolo, il convegno tra i due uomini di Stato che dirigono la politica della Germania e dell'Italia avrà un fondo essenzialmente positivo. Non già che catastrofi sieno imminenti o addirittura inevitabili; la solidità della lega dell'Europa centrale, la gloria che circonda l'esercito germanico e il timore che esso inspira sono eccellenti istrumenti di propaganda per la pace dei popoli; ma le condizioni in Francia si sono dal 1.º ottobre 1887 in poi, avvicinate di alcuni gradi al punto nel quale ilcaoscomincia e l'avvenire più prossimo diventa imprevedibile. Quando il signor Crispi venne a Friedrichsruh l'anno scorso dominava un apprezzamento relativamente ottimista della situazione in Francia. Il ministero Goblet-Boulanger era caduto, e il ministero moderato Rouvier dirigeva gli affari della Repubblica francese. Le persone ragionevoli non vedono anche ora alcun fantasma, ma si dicono tuttavia, che ci avviciniamo all'esplosione a Parigi e che nessuno è in grado di dire fin dove si sperderanno le rovine o le scintille. Per il momento il viaggio del Presidente del Consiglio italiano avrà un buon effetto sugli animi irrequieti della Senna. L'alleanza tra la Germania e l'Italia presa astrattamente, esercita sul francese del volgo il suo giusto effetto di intimidazione, soltanto quando appare ai suoi occhi sotto una forma sensibile e palpabile.„3 settembre.— Il signor Goedel, Incaricato d'affari d'Austria-Ungheria, mi dà lettura di una Nota nella quale è riferita una conversazione del conte Kálnoky con l'Incaricato d'affari di Francia. La Nota è del 29 agosto. Il rappresentante francese voleva conoscere l'opinione del conte Kálnoky sull'ultima Nota francese e sulla Nota turca per Massaua. Il ministro austro-ungarico diede consigli di prudenza. Disse che non convenivadare importanza alla questione e che bisognava lasciarla cadere. Dal colloquio di Eger egli aveva portato la convinzione che il ministro Crispi non se ne sarebbe occupato ulteriormente. Il Kálnoky consigliava sopratutto a localizzare il dibattito e a non portarlo dal mar Rosso nel Mediterraneo. Le Potenze non permetterebbero che fosse turbato lostatu-quonel Mediterraneo.Circa la protesta turca il Conte manifestò il pensiero che non convenisse darvi gran peso, e che si dovesse lasciar da parte anche la interpretazione dell'articolo X della convenzione pel canale di Suez. Non esser equo per la Francia dare appoggio alla Turchia. Del resto la Francia non avrà dimenticato la protesta fatta dal Sultano al 1881 per l'occupazione della Tunisia. Certamente la protesta del 1881 per la Tunisia non può avere un valore minore di quella fatta ora per Massaua. Se la Francia non dette importanza alla prima, non può darne alla seconda.L'Incaricato francese non seppe che cosa rispondere a questa ultima argomentazione. Disse che il governo francese riterrebbe chiuso l'incidente dopo l'ultima Nota di Goblet. Teme che non faccia altrettanto l'Italia, la quale mandando la sua flotta in Oriente potrebbe avere velleità bellicose. Il conte Kálnoky assicurò che la flotta italiana era andata in Oriente per i consueti esercizi annuali.— Il conte di Goltz è venuto a leggermi un telegramma ricevuto ieri sera da Berlino. Il conte Hatzfeldt avrebbe scritto al principe di Bismarck la risposta di lord Salisbury per l'affare di Kisimayo. Sua Signoria desidera che il governo italiano voglia attendere per la concessione di un territorio, garantendo che Kisimayo non sarà conceduto ad alcuno. L'Inghilterra si adoprerà affinchè l'Italia abbia quanto chiede. Lord Salisbury intanto chiede che gli siano mandati i termini della promessa fatta all'Italia dal defunto Sultano dello Zanzibar.Ho risposto al conte Goltz che attenderò l'opera dell'Inghilterra e manderò intanto a lord Salisbury copia dell'atto di concessione. Prego il Goltz di ringraziare il Principe per l'interesse da lui preso in questo affare.4 settembre.— Il signor di Goedel è venuto a dichiararmi che il conte Kálnoky, dividendo pienamente le nostre opinioni, si rifiuta di aderire alla domanda del governo dei Paesi Bassi per la modificazione dell'articolo IX della convenzione per la libertà del canale di Suez.15 settembre.— Il signor di Goedel per incarico del conte Kálnoky, è venuto a riferirmi le istruzioni date al suo Incaricato d'affari a Costantinopoli circa talune domande fattegli da Sadullah-pascià. L'ambasciatore turco avrebbe chiesto se nel colloquio di Eger il Crispi aveva manifestato i suoi concetti intorno alle intenzioni del governo italiano in Africa, e se si era convenuto qualche cosa per la Bulgaria. Il Kálnoky rispose che la questione di Massaua è cessata. Il ministro Crispi non intende farne argomento di ulteriori discussioni; ad Eger manifestò sentimenti pacifici, e non è suo interesse dar seguito ad un dibattimento ormai esaurito. Conviene però che la Francia non risusciti il conflitto con pretese nel Mediterraneo. Allora l'affare potrebbe attirare l'attenzione delle Potenze che hanno interesse al mantenimento dellostatu-quo. Per la Bulgaria il governo italiano è concorde con l'austriaco circa la convenienza di lasciare al tempo la soluzione del problema. Nulla sarà fatto per ridestare questioni ormai sopite e per richiamare l'attenzione dell'Europa su di un popolo che fa bene i suoi affari. L'Italia e l'Austria si adopreranno in ogni occasione perchè la pace non sia turbata nei Balcani.24 settembre.— Il conte di Goltz, venuto in Napoli, mi ha parlato di vari argomenti, tutti di qualche importanza.La missione dei preti abissini presso il governo russo non ebbe successo. Gli abissini offrivano allo Czar un'isola nel mar Rosso; ma l'offerta, dubbia in sè stessa perchè manca l'isola, non invogliò il sovrano. Giers non celò che nella Russia vi sono simpatie per l'Abissinia, per motivi religiosi.Missionari tedeschi in Cina: ottennero quanto chiedevano dall'Imperatore del Celeste Impero, e il governo di Berlino domanda se abbiamo ottenuto altrettanto,essendo suo desiderio che l'Italia abbia gli stessi benefici. I missionari tedeschi che si recassero in Cina con passaporto non germanico, non otterrebbero il visto. Ho ripetuto la risposta fatta all'Incaricato d'affari italiano a Berlino. Il ministro di Germania a Pechino appoggerà le domande del governo italiano.In Russia si attendeva che la Bulgaria il 18 corrente avesse proclamata la sua indipendenza. Erano voci di giornali; tutto passò tranquillamente.

La questione con la Francia per le tasse di Massaua: tre Note diplomatiche di Crispi sui diritti dell'Italia e sulle vessazioni francesi. — Le Potenze danno causa vinta all'Italia. — DalDiariodi Crispi: Spagna e Vaticano. — Un allarme del re Luigi di Portogallo pel viaggio dei Sovrani italiani in Romagna. — Seconda visita di Crispi al principe di Bismarck. — Il Gran Cancelliere austriaco incontra Crispi a Eger.

La questione accennata dal de Moüy e sollevata poi dal governo francese per l'applicazione a Massaua delle tasse municipali a tutti i suoi abitanti, italiani e stranieri, offrì un'altra prova della tendenza della Francia a cercare pretesti di litigi coll'Italia.

Crispi fu accusato di essere un provocatore, di obbedire così agendo alla volontà del principe di Bismarck che voleva la guerra, di dare alla triplice alleanza un atteggiamento inquietante. Per molti anni la stampa francese e quella parte della stampa italiana che le faceva eco, hanno ricamato su cotesto tema, e si continua ancora in pubblicazioni recentissime a dipingere un Crispi di maniera, arrogante, dalle passioni autoritarie, precipitoso nei giudizi[22].

Quanta giustizia contenessero tali accuse, può rilevarsi dall'incidente per le tasse di Massaua.

Il fatto che vi dette occasione e gli argomenti messi in campodal ministro Goblet, succeduto al Flourens, per contrastare l'esercizio della sovranità dell'Italia su quella terra già bagnata da tanto sangue italiano, si desumono dai documenti che riferiamo.

In tre Note, due del 25 e una del 31 luglio, dirette agli ambasciatori per essere comunicate alle Cancellerie delle grandi Potenze, Crispi combatteva le obiezioni francesi. Le riassumiamo:

«Il generale comandante superiore a Massaua, per sopperire in parte alle spese d'igiene, illuminazione, ecc., ha imposto il 30 maggio scorso, a tutti i proprietari di immobili e a tutti i commercianti della città, nazionali e stranieri, una tassa variante da 2 a 7 lire al mese. Un'altra ordinanza, data con lo stesso scopo il 1 giugno, ha sottoposto ad una tassa di patente le rivendite di bibite, di commestibili, ecc. Ventitrè commercianti, tra i quali, oltre due francesi, uno svizzero e venti greci che nell'assenza di un console della loro nazione godono della protezione del vice-console di Francia, solo Agente straniero che vi sia a Massaua (tale è lo stato delle cose da noi trovato al momento della nostra occupazione), hanno rifiutato di pagare.Il governo francese sostiene i loro reclami e ci contesta il diritto d'imporre tasse sui suoi nazionali e protetti, invocando le capitolazioniesistenti a Massaua.Data e non concessa l'ipotesi dei nostri avversari, che a Massaua vigano le capitolazioni, saremmo obbligati a non sottoporre ad una tassa, di natura municipale, i soggetti e i protetti stranieri senza il consenso dei loro governi?Vediamo quello che avviene a questo proposito nelle antiche provincie ottomane, sebbene esse si trovino giuridicamente in condizioni ben diverse da Massaua, e anche nei paesi di capitolazioni. Nella Bosnia-Erzegovina tutti i privilegi fiscali e comunali in favore degli stranieri sono scomparsi al momento dell'occupazione austro-ungarica. A Cipro la facoltà d'imporre tasse sugli stranieri è limitata dai trattati di commercio con la Turchia e non dalle capitolazioni. La Bulgaria, che ha ora creato i municipii, ha dovuto imporre tasse comunali, contro le quali le Potenze europee non hanno fatto obiezioni.L'Egitto ha promulgato una legge che sottopone tutti gli stranieri ad una tassa di patente, e sinora nessun governo ha fatto rimostranze al Cairo. La Sublime Porta ha tentato di applicare cotesta tassa di patente nel territorio dell'impero; i rappresentanti delle grandi Potenze, pure riconoscendo la violazione delle capitolazioni, non hanno fatto opposizioni di principio e si sono limitati a volerne regolata l'applicazione. A Tunisi il Municipio, creazione francese, percepisce le tasse.Ma l'ipotesi che a Massaua vigano le capitolazioni non regge. Innanzi tutto la Turchia non ha mai esercitato a Massaua un'autorità incontestata, e i tribunali ottomani non vi hanno mai funzionato; ma se pure vi fossero esistite, esse sono venute meno dopo l'occupazione italiana. Allorquando una nazione cristiana amministra un paese musulmano, le capitolazioni non hanno più ragion d'essere. Le capitolazioni sono possibili quando tra due popoli, dei quali l'uno si è stabilito nel territorio dell'altro per esercitarvi la sua attività commerciale, esiste una grande differenza di religione, di costumi, di leggi e di consuetudini. Senza garenzie eccezionali, a cominciare dall'introduzione della giustizia nazionale, non vi sarebbe per gli stranieri alcuna sicurezza nè per le persone, nè per i beni. Or questa non è certamente la condizione delle cose a Massaua dove un'amministrazione regolare, la quale presenta tutte le desiderabili garenzie d'ordine e d'imparzialità, funziona da quasi tre anni. Inoltre a Massaua abbiamo stabilito tasse di natura fiscale, come quelle marittime, di porto, di dogana, che sono state pagate da tutti indistintamente e senza reclami. Ed è avvenuto questo fatto singolare, che i greci i quali ora, per pressioni e istigazioni che non vogliamo qualificare, si rifiutano di pagare tasse d'interesse locale, hanno tutti ricorso in questi ultimi tempi alla giustizia italiana, ovvero ne hanno, senza obiezioni, accettato le sentenze.Non è, infine, inutile rilevare che il governo ellenico, prima di essere stato dalla Francia attirato alla sua tesi, non aveva invocato le capitolazioni, ma l'art. 2 del trattato di commercio del 1877 tra l'Italia e la Grecia, dove è stabilito che «i cittadini dei due Stati saranno perfettamente assimilati ai nazionali nel pagamento delle imposte». Le tasse in questione, colpendo egualmentegl'italiani e i greci residenti in Massaua, la Grecia ha dovuto ammettere il nostro diritto.Abbiamo seguito i nostri avversarii sul terreno da loro stessi scelto, e confutato i loro argomenti; ma la discussione è ormai inutile per noi, giacchè la sovranità dell'Italia su Massaua è effettiva e incontestabile.L'Italia occupò Massaua il 5 febbraio 1885 in circostanze che meritano di essere ricordate.Dinanzi ai progressi minacciosi dell'insurrezione mahdista, l'Egitto concentrava le sue forze e richiamava le guarnigioni lontane. Massaua posta al di là della linea di difesa adottata dal governo Kediviale, doveva essere evacuata. Invitata ad occuparla, la Turchia si rifiutò, e con tale rifiuto rinunciava implicitamente ai diritti, molto incerti del resto, che si era attribuiti su quel punto importante del mar Rosso.Massaua, così abbandonata, stava per essere esposta al doppio pericolo di cadere in balìa dell'insurrezione mahdista o nell'anarchia. Nell'interesse generale bisognava che una Potenza occupasse quella città e la difendesse, occorrendo. L'Italia era pronta; ella possedeva uno stabilimento coloniale non lontano di là, che poteva essere a sua volta minacciato. Gli Stati amici vedevano senza dispiacere e gelosia, anzi forse con soddisfazione, estendersi la sua autorità sulle rive del mar Rosso. L'occupazione di Massaua fu decisa....L'Italia non solamente occupò Massaua quando, pel ritiro degli egiziani e per l'abbandono della Porta, ogni autorità vi cessava, ma cominciò subito a esercitarvi i diritti afferenti alla sovranità. Dieci mesi non erano trascorsi che tutti i servizi pubblici si trovavano nelle nostre mani e scomparivano le ultime tracce dell'occupazione precedente.... L'occupazione di Massaua fu portata alla conoscenza delle grandi Potenze da due telegrammi del 9 e del 13 febbraio 1885....D'altronde i reclami non ci vengono dalla Turchia, la quale, dopo aver fatto per un momento delle riserve, si adattò al fatto compiuto. Non vogliamo citare di questo altra prova che il testo, emendato dalla Porta, della Convenzione pel Canale di Suez dove, all'art. 10, è riconosciuto che la Turchia non ha nel mar Rosso altre possessioni che sulla costa orientale.Le obiezioni, ci vengono, come sempre, dalla Francia,che ha saputo attrarre la Grecia nell'orbita dei suoi reclami, dalla Francia, alla quale i progressi pacifici della nazione italiana sembrano una diminuzione della sua propria potenza ed autorità, come se il continente africano non offrisse sufficiente posto all'attività e alla legittima ambizione civilizzatrice di tutte le Potenze che ne occupano i confini.31 luglio.— Col dispaccio che ho indirizzato a V. E. il 13 corrente, e cogli altri due successivi del giorno 25, dei quali l'ho autorizzata a dar lettura e lasciar copia a codesto ministro degli affari esteri, parmi aver dimostrato all'evidenza il buon diritto dell'Italia su Massaua, e come la Francia, senza alcun plausibile motivo, avesse tentato di sollevare contro noi la questione delle capitolazioni, le quali in quel territorio posseduto da Potenza cristiana e civile non possono essere invocate.Rimane ora a far conoscere quale sia stato costantemente il contegno degli agenti francesi a Massaua fino dai primi giorni della nostra occupazione, poichè è da quel contegno che si originarono le presenti difficoltà.Gioverà premettere che la Francia è la sola Potenza che mantenga una rappresentanza a Massaua, benchè non abbia colà interessi commerciali, e solo due sudditi francesi vi si trovino da pochi mesi esercitandovi il piccolo commercio.La sua rappresentanza non ha dunque evidentemente che uno scopo politico. Vuolsi che essa si colleghi ad una missione di lazzaristi residenti in Abissinia, ma il contegno dei suoi agenti lascia pur troppo supporre che ben diverso e più vasto ne sia l'obbiettivo.Al momento della nostra occupazione noi non abbiamo trovato a Massaua alcun agente consolare francese, e solo otto mesi dopo, e propriamente il 20 ottobre 1885, quando gli egiziani, abbandonando quella località, ce ne lasciavano il pieno dominio, giunse colà un signor Soumagne, il quale si disse vice-console di Francia.Scambiate le visite colle nostre autorità, più che di mantenere con esse quei rapporti di cordiale amicizia che avrebbero dovuto essere scopo precipuo della sua presenza a Massaua, pare egli si preoccupasse di stringerelegami coll'Abissinia. Lo vediamo infatti recarsi nella primavera seguente ad Adigrat, dove si incontra con Ras Alula, e pochi mesi dopo, nell'agosto del 1886, ad Adua per ossequiarvi il re Giovanni.E de' suoi intimi rapporti col Negus egli stesso teneva discorso col Comandante superiore delle nostre truppe, al quale confessava di aver proposto al Re di stringere colla Francia formale trattato; del quale trattato la clausola più importante, come si venne poi a conoscere da altra fonte, sarebbe stata la protezione della Francia, accordata all'Abissinia contro qualsiasi Potenza.Questi segreti rapporti e maneggi del rappresentante di Francia col Negus e con Ras Alula autorizzarono il sospetto che egli intrigasse contro di noi, sicchè quando per motivi di salute, ottenuto un congedo, lasciava Massaua, nel marzo del 1887, quelle autorità ebbero a rallegrarsene come dell'allontanamento di persona non amica.Ma pur troppo dalla sua non dissimile doveva essere la condotta del suo successore, certo signor Mercinier, commesso del consolato francese in Alessandria, che il signor Soumagne prima di partire presentava al Comandante in capo come incaricato di reggere provvisoriamente il vice-consolato di Francia.Anzi da quell'epoca ebbe principio una serie non interrotta di reclami e di difficoltà sollevate dal nuovo rappresentante francese, il quale non perdeva occasione di ingerirsi inconsultamente anche negli affari che non lo riguardavano. Così egli teneva nel suo ufficio un registro aperto a tutti coloro che volevano farsi inscrivere tra i protetti, ed aveva rilasciato patenti di protezione, non solo a Greci, ma anche a Persiani, Turchi, Svizzeri e perfino ad un cittadino nord-americano, e quella protezione pareva accordasse più segnatamente a tutti coloro che avevano relazioni coi nostri nemici.Inutile qui far menzione dei reclami e delle proteste elevate sistematicamente dal signor Mercinier contro pressochè tutti i provvedimenti adottati dalle autorità italiane di Massaua, fino a minacciare che userebbe la forza contro le nostre autorità e ad istigare alla resistenza ed all'aperta ribellione, come ha fatto ultimamente in occasione delle tasse municipali alle qualierano stati sottoposti tutti, senza distinzione di nazionalità, gli abitanti del paese. Inutile pure far parole degli abusi di autorità da lui commessi, abusi che giunsero fino a minacciare d'infliggere multe ed anche di espellere da Massaua coloro fra i protetti che non avessero obbedito ai suoi ordini ed avessero pagate le tasse suddette.Questo contegno continuamente ed apertamente ostile degli agenti francesi, e la necessità di mantenere l'ordine in una piazza forte ed in un territorio dove vige tuttora lo stato di guerra, in faccia ad indigeni che dobbiamo amministrare ed a stranieri che vi frequentano, ci hanno costretti a non tollerare più oltre il signor Mercinier nella assunta sua qualità di reggente il vice-consolato di Francia. Non potendo esser questione di ritirare l'exequatura un funzionario il quale provvisoriamente suppliva ad un vice-console che non ne era munito dal regio governo, il generale Baldissera dovette naturalmente limitarsi a fargli noto (il 23 luglio) che non avrebbe più avuto relazioni con lui.Appena occorre, poi, avvertire che al signor Mercinier, tornato così privato cittadino, non poteva essere consentito di corrispondere in cifra col suo governo, questo metodo di corrispondenza essendo vietato a Massaua a qualsiasi privato.Ho stimato opportuno d'informare di questi fatti V. E., affinchè ne possa trarre norma di linguaggio nelle sue eventuali conversazioni, su tale argomento, con codesto ministro degli Affari esteri.»

«Il generale comandante superiore a Massaua, per sopperire in parte alle spese d'igiene, illuminazione, ecc., ha imposto il 30 maggio scorso, a tutti i proprietari di immobili e a tutti i commercianti della città, nazionali e stranieri, una tassa variante da 2 a 7 lire al mese. Un'altra ordinanza, data con lo stesso scopo il 1 giugno, ha sottoposto ad una tassa di patente le rivendite di bibite, di commestibili, ecc. Ventitrè commercianti, tra i quali, oltre due francesi, uno svizzero e venti greci che nell'assenza di un console della loro nazione godono della protezione del vice-console di Francia, solo Agente straniero che vi sia a Massaua (tale è lo stato delle cose da noi trovato al momento della nostra occupazione), hanno rifiutato di pagare.

Il governo francese sostiene i loro reclami e ci contesta il diritto d'imporre tasse sui suoi nazionali e protetti, invocando le capitolazioniesistenti a Massaua.

Data e non concessa l'ipotesi dei nostri avversari, che a Massaua vigano le capitolazioni, saremmo obbligati a non sottoporre ad una tassa, di natura municipale, i soggetti e i protetti stranieri senza il consenso dei loro governi?

Vediamo quello che avviene a questo proposito nelle antiche provincie ottomane, sebbene esse si trovino giuridicamente in condizioni ben diverse da Massaua, e anche nei paesi di capitolazioni. Nella Bosnia-Erzegovina tutti i privilegi fiscali e comunali in favore degli stranieri sono scomparsi al momento dell'occupazione austro-ungarica. A Cipro la facoltà d'imporre tasse sugli stranieri è limitata dai trattati di commercio con la Turchia e non dalle capitolazioni. La Bulgaria, che ha ora creato i municipii, ha dovuto imporre tasse comunali, contro le quali le Potenze europee non hanno fatto obiezioni.

L'Egitto ha promulgato una legge che sottopone tutti gli stranieri ad una tassa di patente, e sinora nessun governo ha fatto rimostranze al Cairo. La Sublime Porta ha tentato di applicare cotesta tassa di patente nel territorio dell'impero; i rappresentanti delle grandi Potenze, pure riconoscendo la violazione delle capitolazioni, non hanno fatto opposizioni di principio e si sono limitati a volerne regolata l'applicazione. A Tunisi il Municipio, creazione francese, percepisce le tasse.

Ma l'ipotesi che a Massaua vigano le capitolazioni non regge. Innanzi tutto la Turchia non ha mai esercitato a Massaua un'autorità incontestata, e i tribunali ottomani non vi hanno mai funzionato; ma se pure vi fossero esistite, esse sono venute meno dopo l'occupazione italiana. Allorquando una nazione cristiana amministra un paese musulmano, le capitolazioni non hanno più ragion d'essere. Le capitolazioni sono possibili quando tra due popoli, dei quali l'uno si è stabilito nel territorio dell'altro per esercitarvi la sua attività commerciale, esiste una grande differenza di religione, di costumi, di leggi e di consuetudini. Senza garenzie eccezionali, a cominciare dall'introduzione della giustizia nazionale, non vi sarebbe per gli stranieri alcuna sicurezza nè per le persone, nè per i beni. Or questa non è certamente la condizione delle cose a Massaua dove un'amministrazione regolare, la quale presenta tutte le desiderabili garenzie d'ordine e d'imparzialità, funziona da quasi tre anni. Inoltre a Massaua abbiamo stabilito tasse di natura fiscale, come quelle marittime, di porto, di dogana, che sono state pagate da tutti indistintamente e senza reclami. Ed è avvenuto questo fatto singolare, che i greci i quali ora, per pressioni e istigazioni che non vogliamo qualificare, si rifiutano di pagare tasse d'interesse locale, hanno tutti ricorso in questi ultimi tempi alla giustizia italiana, ovvero ne hanno, senza obiezioni, accettato le sentenze.

Non è, infine, inutile rilevare che il governo ellenico, prima di essere stato dalla Francia attirato alla sua tesi, non aveva invocato le capitolazioni, ma l'art. 2 del trattato di commercio del 1877 tra l'Italia e la Grecia, dove è stabilito che «i cittadini dei due Stati saranno perfettamente assimilati ai nazionali nel pagamento delle imposte». Le tasse in questione, colpendo egualmentegl'italiani e i greci residenti in Massaua, la Grecia ha dovuto ammettere il nostro diritto.

Abbiamo seguito i nostri avversarii sul terreno da loro stessi scelto, e confutato i loro argomenti; ma la discussione è ormai inutile per noi, giacchè la sovranità dell'Italia su Massaua è effettiva e incontestabile.

L'Italia occupò Massaua il 5 febbraio 1885 in circostanze che meritano di essere ricordate.

Dinanzi ai progressi minacciosi dell'insurrezione mahdista, l'Egitto concentrava le sue forze e richiamava le guarnigioni lontane. Massaua posta al di là della linea di difesa adottata dal governo Kediviale, doveva essere evacuata. Invitata ad occuparla, la Turchia si rifiutò, e con tale rifiuto rinunciava implicitamente ai diritti, molto incerti del resto, che si era attribuiti su quel punto importante del mar Rosso.

Massaua, così abbandonata, stava per essere esposta al doppio pericolo di cadere in balìa dell'insurrezione mahdista o nell'anarchia. Nell'interesse generale bisognava che una Potenza occupasse quella città e la difendesse, occorrendo. L'Italia era pronta; ella possedeva uno stabilimento coloniale non lontano di là, che poteva essere a sua volta minacciato. Gli Stati amici vedevano senza dispiacere e gelosia, anzi forse con soddisfazione, estendersi la sua autorità sulle rive del mar Rosso. L'occupazione di Massaua fu decisa....

L'Italia non solamente occupò Massaua quando, pel ritiro degli egiziani e per l'abbandono della Porta, ogni autorità vi cessava, ma cominciò subito a esercitarvi i diritti afferenti alla sovranità. Dieci mesi non erano trascorsi che tutti i servizi pubblici si trovavano nelle nostre mani e scomparivano le ultime tracce dell'occupazione precedente.... L'occupazione di Massaua fu portata alla conoscenza delle grandi Potenze da due telegrammi del 9 e del 13 febbraio 1885....

D'altronde i reclami non ci vengono dalla Turchia, la quale, dopo aver fatto per un momento delle riserve, si adattò al fatto compiuto. Non vogliamo citare di questo altra prova che il testo, emendato dalla Porta, della Convenzione pel Canale di Suez dove, all'art. 10, è riconosciuto che la Turchia non ha nel mar Rosso altre possessioni che sulla costa orientale.

Le obiezioni, ci vengono, come sempre, dalla Francia,che ha saputo attrarre la Grecia nell'orbita dei suoi reclami, dalla Francia, alla quale i progressi pacifici della nazione italiana sembrano una diminuzione della sua propria potenza ed autorità, come se il continente africano non offrisse sufficiente posto all'attività e alla legittima ambizione civilizzatrice di tutte le Potenze che ne occupano i confini.

31 luglio.— Col dispaccio che ho indirizzato a V. E. il 13 corrente, e cogli altri due successivi del giorno 25, dei quali l'ho autorizzata a dar lettura e lasciar copia a codesto ministro degli affari esteri, parmi aver dimostrato all'evidenza il buon diritto dell'Italia su Massaua, e come la Francia, senza alcun plausibile motivo, avesse tentato di sollevare contro noi la questione delle capitolazioni, le quali in quel territorio posseduto da Potenza cristiana e civile non possono essere invocate.

Rimane ora a far conoscere quale sia stato costantemente il contegno degli agenti francesi a Massaua fino dai primi giorni della nostra occupazione, poichè è da quel contegno che si originarono le presenti difficoltà.

Gioverà premettere che la Francia è la sola Potenza che mantenga una rappresentanza a Massaua, benchè non abbia colà interessi commerciali, e solo due sudditi francesi vi si trovino da pochi mesi esercitandovi il piccolo commercio.

La sua rappresentanza non ha dunque evidentemente che uno scopo politico. Vuolsi che essa si colleghi ad una missione di lazzaristi residenti in Abissinia, ma il contegno dei suoi agenti lascia pur troppo supporre che ben diverso e più vasto ne sia l'obbiettivo.

Al momento della nostra occupazione noi non abbiamo trovato a Massaua alcun agente consolare francese, e solo otto mesi dopo, e propriamente il 20 ottobre 1885, quando gli egiziani, abbandonando quella località, ce ne lasciavano il pieno dominio, giunse colà un signor Soumagne, il quale si disse vice-console di Francia.

Scambiate le visite colle nostre autorità, più che di mantenere con esse quei rapporti di cordiale amicizia che avrebbero dovuto essere scopo precipuo della sua presenza a Massaua, pare egli si preoccupasse di stringerelegami coll'Abissinia. Lo vediamo infatti recarsi nella primavera seguente ad Adigrat, dove si incontra con Ras Alula, e pochi mesi dopo, nell'agosto del 1886, ad Adua per ossequiarvi il re Giovanni.

E de' suoi intimi rapporti col Negus egli stesso teneva discorso col Comandante superiore delle nostre truppe, al quale confessava di aver proposto al Re di stringere colla Francia formale trattato; del quale trattato la clausola più importante, come si venne poi a conoscere da altra fonte, sarebbe stata la protezione della Francia, accordata all'Abissinia contro qualsiasi Potenza.

Questi segreti rapporti e maneggi del rappresentante di Francia col Negus e con Ras Alula autorizzarono il sospetto che egli intrigasse contro di noi, sicchè quando per motivi di salute, ottenuto un congedo, lasciava Massaua, nel marzo del 1887, quelle autorità ebbero a rallegrarsene come dell'allontanamento di persona non amica.

Ma pur troppo dalla sua non dissimile doveva essere la condotta del suo successore, certo signor Mercinier, commesso del consolato francese in Alessandria, che il signor Soumagne prima di partire presentava al Comandante in capo come incaricato di reggere provvisoriamente il vice-consolato di Francia.

Anzi da quell'epoca ebbe principio una serie non interrotta di reclami e di difficoltà sollevate dal nuovo rappresentante francese, il quale non perdeva occasione di ingerirsi inconsultamente anche negli affari che non lo riguardavano. Così egli teneva nel suo ufficio un registro aperto a tutti coloro che volevano farsi inscrivere tra i protetti, ed aveva rilasciato patenti di protezione, non solo a Greci, ma anche a Persiani, Turchi, Svizzeri e perfino ad un cittadino nord-americano, e quella protezione pareva accordasse più segnatamente a tutti coloro che avevano relazioni coi nostri nemici.

Inutile qui far menzione dei reclami e delle proteste elevate sistematicamente dal signor Mercinier contro pressochè tutti i provvedimenti adottati dalle autorità italiane di Massaua, fino a minacciare che userebbe la forza contro le nostre autorità e ad istigare alla resistenza ed all'aperta ribellione, come ha fatto ultimamente in occasione delle tasse municipali alle qualierano stati sottoposti tutti, senza distinzione di nazionalità, gli abitanti del paese. Inutile pure far parole degli abusi di autorità da lui commessi, abusi che giunsero fino a minacciare d'infliggere multe ed anche di espellere da Massaua coloro fra i protetti che non avessero obbedito ai suoi ordini ed avessero pagate le tasse suddette.

Questo contegno continuamente ed apertamente ostile degli agenti francesi, e la necessità di mantenere l'ordine in una piazza forte ed in un territorio dove vige tuttora lo stato di guerra, in faccia ad indigeni che dobbiamo amministrare ed a stranieri che vi frequentano, ci hanno costretti a non tollerare più oltre il signor Mercinier nella assunta sua qualità di reggente il vice-consolato di Francia. Non potendo esser questione di ritirare l'exequatura un funzionario il quale provvisoriamente suppliva ad un vice-console che non ne era munito dal regio governo, il generale Baldissera dovette naturalmente limitarsi a fargli noto (il 23 luglio) che non avrebbe più avuto relazioni con lui.

Appena occorre, poi, avvertire che al signor Mercinier, tornato così privato cittadino, non poteva essere consentito di corrispondere in cifra col suo governo, questo metodo di corrispondenza essendo vietato a Massaua a qualsiasi privato.

Ho stimato opportuno d'informare di questi fatti V. E., affinchè ne possa trarre norma di linguaggio nelle sue eventuali conversazioni, su tale argomento, con codesto ministro degli Affari esteri.»

È naturale che il ministro Goblet[23]non si arrendesse alle argomentazioni del governo italiano e che sull'on. Crispi si rovesciassel'ira della stampa francese. Ma Crispi fu inflessibile. Aggredito, difese la posizione senza eccessi verbali, ma energicamente. Portò la contesa dinanzi alle Cancellerie europee; dimostrò che la Francia sosteneva una tesi sbagliata e che, non questioni di principio o di dignità la movevano, ma bensì il dispetto per lo spirito d'indipendenza che animava la politica italiana.

Come risulta dai documenti che seguono, l'Europa dette ragione a Crispi, il quale, dopo ottenuto tale consenso, chiuse la vertenza dichiarando che non avrebbe più risposto al signor Goblet.

«Parigi, 25 luglio 88.Oggi Goblet si lamentò con me perchè V. E. non aveva potuto ricevere ancora il signor Gérard e perchè il comandante militare di Massaua aveva dichiarato al signor Mercinier di cessare di considerarlo come rappresentante della Francia, non essendo egli provveduto d'alcunexequaturregolare. Mi parve venuto il momento di dare al signor Goblet conoscenza della sostanza dei due ultimi telegrammi di V. E. relativi all'incidente di Massaua, ma le buone ragioni svolte dall'E. V. non valsero a rimuovere Goblet dalle sue prime idee. Egli persiste ad invocare le capitolazioni che noi non riconosciamo, ed a pretendere che ogni atto coattivo per far pagare la tassa doveva cessare dopo la protesta inoltrata contro la medesima; mentre noi riteniamo che anzitutto si doveva obbedire alle autorità governative, salvo ad esaminare dopo le proteste. Goblet si animava sempre più, mentre io prontamente dichiarava che, visto assoluta divergenza sui due punti capitali anzi accennati, io non poteva continuare la discussione, che avrebbe finito per sviare. Goblet fra altre cose mi disse che la Francia era disposta condiscendere ai nostri desideri in cambio di qualche concessione per parte nostra. Non mi disse quale, ma suppongo che alludesse alla Tunisia, giacchè questo ambasciatore d'Austria-Ungheria che aveva avuto una conversazione in proposito, mi disse riservatamente che Goblet aveva nel suo discorso, parlando di Massaua, fatto anche allusione alla Tunisia.Mi si assicura che a questo Ministero degli Affariesteri si è alquanto preoccupati del contegno della Grecia, dalla quale da più giorni non si hanno comunicazioni....Menabrea.»

«Parigi, 25 luglio 88.

Oggi Goblet si lamentò con me perchè V. E. non aveva potuto ricevere ancora il signor Gérard e perchè il comandante militare di Massaua aveva dichiarato al signor Mercinier di cessare di considerarlo come rappresentante della Francia, non essendo egli provveduto d'alcunexequaturregolare. Mi parve venuto il momento di dare al signor Goblet conoscenza della sostanza dei due ultimi telegrammi di V. E. relativi all'incidente di Massaua, ma le buone ragioni svolte dall'E. V. non valsero a rimuovere Goblet dalle sue prime idee. Egli persiste ad invocare le capitolazioni che noi non riconosciamo, ed a pretendere che ogni atto coattivo per far pagare la tassa doveva cessare dopo la protesta inoltrata contro la medesima; mentre noi riteniamo che anzitutto si doveva obbedire alle autorità governative, salvo ad esaminare dopo le proteste. Goblet si animava sempre più, mentre io prontamente dichiarava che, visto assoluta divergenza sui due punti capitali anzi accennati, io non poteva continuare la discussione, che avrebbe finito per sviare. Goblet fra altre cose mi disse che la Francia era disposta condiscendere ai nostri desideri in cambio di qualche concessione per parte nostra. Non mi disse quale, ma suppongo che alludesse alla Tunisia, giacchè questo ambasciatore d'Austria-Ungheria che aveva avuto una conversazione in proposito, mi disse riservatamente che Goblet aveva nel suo discorso, parlando di Massaua, fatto anche allusione alla Tunisia.

Mi si assicura che a questo Ministero degli Affariesteri si è alquanto preoccupati del contegno della Grecia, dalla quale da più giorni non si hanno comunicazioni....

Menabrea.»

«Londra, 26 luglio.Salisbury m'ha detto aver già dichiarato all'ambasciatore di Francia e quindi all'ambasciatore di Germania, che, secondo il governo inglese, allorquando un paese musulmano è amministrato da una nazione cristiana civile, le capitolazioni non hanno più ragione d'essere. Avendo proposto a Salisbury di firmare sul momento un documento analogo a quello tra l'Inghilterra e l'Austria-Ungheria, Sua Signoria mi manifestò la fiducia che l'E. V. sarebbe senz'altro soddisfatta della dichiarazione chiara ed esplicita che mi aveva fatto.Catalani.»

«Londra, 26 luglio.

Salisbury m'ha detto aver già dichiarato all'ambasciatore di Francia e quindi all'ambasciatore di Germania, che, secondo il governo inglese, allorquando un paese musulmano è amministrato da una nazione cristiana civile, le capitolazioni non hanno più ragione d'essere. Avendo proposto a Salisbury di firmare sul momento un documento analogo a quello tra l'Inghilterra e l'Austria-Ungheria, Sua Signoria mi manifestò la fiducia che l'E. V. sarebbe senz'altro soddisfatta della dichiarazione chiara ed esplicita che mi aveva fatto.

Catalani.»

Lettera di lord Salisbury al comm. Catalani, del 29 luglio 1883:«Ella mi chiese l'opinione del governo della Regina rispetto l'obbligo delle capitolazioni nei territori i quali, come Massaua, sono stati sotto un'amministrazione musulmana, ma che più non vi sono sottoposti. La mia risposta è la seguente. L'opinione del governo della Regina è contraria alla validità delle capitolazioni in tal caso. Le capitolazioni debbono la loro origine alla difficoltà di adattare le singolarità della legge e dell'amministrazione musulmana ai negozianti che fanno il commercio coi paesi cristiani; quindi nei territori che sono giunti ad esser sottoposti all'amministrazione di un governo cristiano, come quello d'Italia, le capitolazioni cessano d'essere applicabili e perdono la ragione d'essere.»

Lettera di lord Salisbury al comm. Catalani, del 29 luglio 1883:

«Ella mi chiese l'opinione del governo della Regina rispetto l'obbligo delle capitolazioni nei territori i quali, come Massaua, sono stati sotto un'amministrazione musulmana, ma che più non vi sono sottoposti. La mia risposta è la seguente. L'opinione del governo della Regina è contraria alla validità delle capitolazioni in tal caso. Le capitolazioni debbono la loro origine alla difficoltà di adattare le singolarità della legge e dell'amministrazione musulmana ai negozianti che fanno il commercio coi paesi cristiani; quindi nei territori che sono giunti ad esser sottoposti all'amministrazione di un governo cristiano, come quello d'Italia, le capitolazioni cessano d'essere applicabili e perdono la ragione d'essere.»

«Roma, 1 agosto.A S. E. il Cav. Nigra,Signor Ambasciatore, V. E. mi ha fatto conoscere che S. E. il conte Kálnoky, in risposta alla domanda che gli ha indirizzata in nome del governo del Re, hadichiarato che il governo I. e R. Austro-Ungarico ritiene le capitolazioni inapplicabili a Massaua e che per conseguenza i sudditi austro-ungarici dovranno sottomettersi alla legislazione ivi vigente.Invito V. E. a informare il governo I. e R. Austro-Ungarico che il governo del Re prende atto di codesta dichiarazione, e la prego di volerne ringraziare S. E. il conte Kálnoky.Crispi.»

«Roma, 1 agosto.

A S. E. il Cav. Nigra,

Signor Ambasciatore, V. E. mi ha fatto conoscere che S. E. il conte Kálnoky, in risposta alla domanda che gli ha indirizzata in nome del governo del Re, hadichiarato che il governo I. e R. Austro-Ungarico ritiene le capitolazioni inapplicabili a Massaua e che per conseguenza i sudditi austro-ungarici dovranno sottomettersi alla legislazione ivi vigente.

Invito V. E. a informare il governo I. e R. Austro-Ungarico che il governo del Re prende atto di codesta dichiarazione, e la prego di volerne ringraziare S. E. il conte Kálnoky.

Crispi.»

Infine, i tentativi fatti dalla Francia per indurre la Turchia a protestare contro l'Italia, fallirono. Il signor di Radowitz telegrafava il 6 agosto aver l'impressione che la Porta non si sarebbe fatta influenzare dalla Francia, e che egli aveva dichiarato al Sultano che se avesse servito la politica della Francia e della Russia, non poteva nello stesso tempo rimanere amico dalla Triplice.

DalDiario:

11 luglio.— Visita del conte Solms: questione dei passaporti per i missionari in Cina. La Germania segue la nostra politica. Ha prevenuto il governo del Celeste Impero affinchè non permetta che i cattolici tedeschi vi siano ricevuti con passaporti non tedeschi.Durante la visita delle squadre a Barcellona, fu tenuto un banchetto, al quale intervennero l'ambasciatore d'Italia, Tornielli, e l'ambasciatore di Francia, Cambon. Facendo un brindisi, il ministro spagnuolo non ricordò la Francia. Si alzò il Tornielli e riparò all'omissione. Dopo questo brindisi avvenne il riavvicinamento delle squadre italiana e francese.28 luglio.— Solms: esprime la speranza che la questione con lo Zanzibar sia risoluta amichevolmente. La Germania non fa obbiezioni che l'Italia acquisti colà dei terreni. Ricordo il contegno seguito dal Cecchi, le scuse del Sultano, e manifesto la speranza di un amichevole componimento.Massaua. La Germania compromessa nella questione di diritto, avendo sostenuto la tesi contraria alla nostra.Pronta a rinunziare alle capitolazioni, finchè gl'italiani siano a Massaua.3 agosto.— L'ambasciatore a Madrid, conte Tornielli, ha conferito col ministro de la Vega de Armijo sulla Circolare Rampolla relativa alla cosidetta Conciliazione tra l'Italia e il Vaticano. «Appena il Nunzio Mons. di Pietro entrò nell'argomento lo interruppi — gli ha riferito il Ministro — dicendogli:«Non venga, M.gre, a parlarmi della necessità in cui si troverà il Papa di andar via da Roma. Vi sono due cose ugualmente impossibili, la partenza del Papa dal Vaticano e la sortita degli Italiani dalla loro Capitale. Gl'incidenti che possono creare qualche difficoltà, non renderanno mai possibili le cose impossibili. Miglior consiglio sarebbe acconciarsi in pace ai fatti compiuti.» Poi, soggiunsemi il M.sede la Vega de Armijo, la conversazione fu da lui portata sovra le provocazioni che negli ultimi tempi non erano mancate per parte della Santa Sede e che doveano necessariamente aver prodotto qualche risentimento nell'opinione pubblica in Italia. Prima di lagnarsi della sua situazione, la Santa Sede avrebbe dovuto evitarsi il rimprovero di aver eccitato il clero alla resistenza circa l'applicazione della legge sulle decime, e nella sua condotta politica il Vaticano avrebbe potuto evitare il dispetto provato dell'amicizia intima stabilitasi fra l'Italia e la Germania. Pare che il Nunzio, il quale in verità non suole mettere insistenza molta in siffatte comunicazioni, lasciasse tosto cadere il discorso e che più non abbia tentato di ripigliarlo in altro giorno.6 agosto.— Solms mi comunica che il console tedesco a Zanzibar ha annunziato essere quel Sultano pronto a recarsi al Consolato italiano ed anche a bordo dell'Archimedeper offrire le sue scuse al governo italiano. Avverto il Conte che l'affare sta per essere composto.8 agosto.— Solms mi legge un telegramma di ier sera del principe di Bismarck. Il Principe accoglierà con gioia una mia visita a Friedrichsruh. Egli non può muoversi da quella sua residenza, e quest'anno non potrebbe recarsi a Kissingen.Mi legge un dispaccio della Cancelleria sulla visita dell'imperatore Guglielmo a Peterhof. La visita avrebbe tolto ogni dubbio e resa più cordiale ed intima l'amicizia dei due Sovrani. Non si sarebbe parlato di politica, ma confermata l'opinione che la pace sarà conservata. L'imperatore Guglielmo ritornò soddisfatto della visita.

11 luglio.— Visita del conte Solms: questione dei passaporti per i missionari in Cina. La Germania segue la nostra politica. Ha prevenuto il governo del Celeste Impero affinchè non permetta che i cattolici tedeschi vi siano ricevuti con passaporti non tedeschi.

Durante la visita delle squadre a Barcellona, fu tenuto un banchetto, al quale intervennero l'ambasciatore d'Italia, Tornielli, e l'ambasciatore di Francia, Cambon. Facendo un brindisi, il ministro spagnuolo non ricordò la Francia. Si alzò il Tornielli e riparò all'omissione. Dopo questo brindisi avvenne il riavvicinamento delle squadre italiana e francese.

28 luglio.— Solms: esprime la speranza che la questione con lo Zanzibar sia risoluta amichevolmente. La Germania non fa obbiezioni che l'Italia acquisti colà dei terreni. Ricordo il contegno seguito dal Cecchi, le scuse del Sultano, e manifesto la speranza di un amichevole componimento.

Massaua. La Germania compromessa nella questione di diritto, avendo sostenuto la tesi contraria alla nostra.Pronta a rinunziare alle capitolazioni, finchè gl'italiani siano a Massaua.

3 agosto.— L'ambasciatore a Madrid, conte Tornielli, ha conferito col ministro de la Vega de Armijo sulla Circolare Rampolla relativa alla cosidetta Conciliazione tra l'Italia e il Vaticano. «Appena il Nunzio Mons. di Pietro entrò nell'argomento lo interruppi — gli ha riferito il Ministro — dicendogli:

«Non venga, M.gre, a parlarmi della necessità in cui si troverà il Papa di andar via da Roma. Vi sono due cose ugualmente impossibili, la partenza del Papa dal Vaticano e la sortita degli Italiani dalla loro Capitale. Gl'incidenti che possono creare qualche difficoltà, non renderanno mai possibili le cose impossibili. Miglior consiglio sarebbe acconciarsi in pace ai fatti compiuti.» Poi, soggiunsemi il M.sede la Vega de Armijo, la conversazione fu da lui portata sovra le provocazioni che negli ultimi tempi non erano mancate per parte della Santa Sede e che doveano necessariamente aver prodotto qualche risentimento nell'opinione pubblica in Italia. Prima di lagnarsi della sua situazione, la Santa Sede avrebbe dovuto evitarsi il rimprovero di aver eccitato il clero alla resistenza circa l'applicazione della legge sulle decime, e nella sua condotta politica il Vaticano avrebbe potuto evitare il dispetto provato dell'amicizia intima stabilitasi fra l'Italia e la Germania. Pare che il Nunzio, il quale in verità non suole mettere insistenza molta in siffatte comunicazioni, lasciasse tosto cadere il discorso e che più non abbia tentato di ripigliarlo in altro giorno.

6 agosto.— Solms mi comunica che il console tedesco a Zanzibar ha annunziato essere quel Sultano pronto a recarsi al Consolato italiano ed anche a bordo dell'Archimedeper offrire le sue scuse al governo italiano. Avverto il Conte che l'affare sta per essere composto.

8 agosto.— Solms mi legge un telegramma di ier sera del principe di Bismarck. Il Principe accoglierà con gioia una mia visita a Friedrichsruh. Egli non può muoversi da quella sua residenza, e quest'anno non potrebbe recarsi a Kissingen.

Mi legge un dispaccio della Cancelleria sulla visita dell'imperatore Guglielmo a Peterhof. La visita avrebbe tolto ogni dubbio e resa più cordiale ed intima l'amicizia dei due Sovrani. Non si sarebbe parlato di politica, ma confermata l'opinione che la pace sarà conservata. L'imperatore Guglielmo ritornò soddisfatto della visita.

Alla vigilia del viaggio dei Sovrani italiani in Romagna, dove non si erano mai recati pel pregiudizio che quella regione fosse pericolosa e inospitale per i principii repubblicani che vi erano largamente diffusi, l'on. Crispi, che quel viaggio aveva consigliato sfidando gli asseriti pericoli, ebbe dal re Luigi di Portogallo, padre dell'infelice re Carlo, l'avviso che un attentato anarchico minacciava la vita di Umberto:

«Berlino, 12/8/88.Ho visto or ora il Re di Portogallo che aveva premura incontrarsi con me, per dirmi sapere egli da «fonte certa che in occasione del prossimo viaggio del nostro augusto sovrano nelle Romagne si stava preparando un attentato a Bologna o altrove.» Profittando del momento in cui la folla circonderebbe gli equipaggi reali, i congiurati farebbero risuonare in mezzo alle acclamazioni il «viva la repubblica, abbasso il Re» e farebbero uso del revolver contro S. M. Sarebbe in qualche modo un'edizione riveduta e corretta, e meglio calcolata dell'attentato di Passanante a Napoli. Chiesi al Re di Portogallo se era in grado di fornirmi particolari ancora più precisi e sopratutto di dirmi onde gli era venuto un simile avviso. S. M., senza spiegarsi altrimenti, ripetevami tenere la cosa da «fonte certa», aggiungendo che si doveva comprendere il suo vivo desiderio che l'avvertimento ne fosse dato a chi di ragione. Il Re era assai commosso nel parlarmi. Io non lo sono meno nel comunicare quanto precede a V. E. come ho promesso di farlo, affinchè tutte le precauzioni siano prese a tempo per scongiurare il complotto e preservare una esistenza altrettanto preziosa quanto necessaria per l'Italia.Launay».

«Berlino, 12/8/88.

Ho visto or ora il Re di Portogallo che aveva premura incontrarsi con me, per dirmi sapere egli da «fonte certa che in occasione del prossimo viaggio del nostro augusto sovrano nelle Romagne si stava preparando un attentato a Bologna o altrove.» Profittando del momento in cui la folla circonderebbe gli equipaggi reali, i congiurati farebbero risuonare in mezzo alle acclamazioni il «viva la repubblica, abbasso il Re» e farebbero uso del revolver contro S. M. Sarebbe in qualche modo un'edizione riveduta e corretta, e meglio calcolata dell'attentato di Passanante a Napoli. Chiesi al Re di Portogallo se era in grado di fornirmi particolari ancora più precisi e sopratutto di dirmi onde gli era venuto un simile avviso. S. M., senza spiegarsi altrimenti, ripetevami tenere la cosa da «fonte certa», aggiungendo che si doveva comprendere il suo vivo desiderio che l'avvertimento ne fosse dato a chi di ragione. Il Re era assai commosso nel parlarmi. Io non lo sono meno nel comunicare quanto precede a V. E. come ho promesso di farlo, affinchè tutte le precauzioni siano prese a tempo per scongiurare il complotto e preservare una esistenza altrettanto preziosa quanto necessaria per l'Italia.

Launay».

«13/8/88.Launay, ambasciatore d'Italia,Berlino.Re Luigi avrebbe fatto cosa utile se invece di parlare dei modi con cui il complotto dovrebbe effettuarsi, avesse rivelato la «fonte certa» donde gli venne la notizia. Il mistero nel quale si è avvolto mette il dubbio negli animi, ma non dà le fila per giungere alla scoperta del supposto reato.Il governo ha già preso tutte le precauzioni perchè tutto proceda regolarmente.Crispi.»

«13/8/88.

Launay, ambasciatore d'Italia,Berlino.

Re Luigi avrebbe fatto cosa utile se invece di parlare dei modi con cui il complotto dovrebbe effettuarsi, avesse rivelato la «fonte certa» donde gli venne la notizia. Il mistero nel quale si è avvolto mette il dubbio negli animi, ma non dà le fila per giungere alla scoperta del supposto reato.

Il governo ha già preso tutte le precauzioni perchè tutto proceda regolarmente.

Crispi.»

«Berlino, 13/8/88.Re di Portogallo, cui feci oggi di nuovo visita per ottenere maggiori schiarimenti, mi disse di non poterne dare essendo legato dal vincolo del secreto da chi teneva le notizie del complotto; ma che nel nostro primo incontro aveva già dato tutti i ragguagli, tali quali li aveva saputi da persona meritevole di ogni fede.Quella persona gli riferì quanto venne a sua conoscenza dopo aver preso lettura di lettere indirizzate forse da Parigi da capi socialisti a comitati rivoluzionari delle Romagne. S. M. ebbe in altre circostanze e dalla stessa persona avvisi preventivi sopra movimenti che si preparavano in Spagna e che si verificarono esattamente. Il Re Don Luigi ha aggiunto che la fonte può dunque dirsi sicura e che egli adempiva affettuoso dovere nel dare quell'avvertimento.Launay.»

«Berlino, 13/8/88.

Re di Portogallo, cui feci oggi di nuovo visita per ottenere maggiori schiarimenti, mi disse di non poterne dare essendo legato dal vincolo del secreto da chi teneva le notizie del complotto; ma che nel nostro primo incontro aveva già dato tutti i ragguagli, tali quali li aveva saputi da persona meritevole di ogni fede.

Quella persona gli riferì quanto venne a sua conoscenza dopo aver preso lettura di lettere indirizzate forse da Parigi da capi socialisti a comitati rivoluzionari delle Romagne. S. M. ebbe in altre circostanze e dalla stessa persona avvisi preventivi sopra movimenti che si preparavano in Spagna e che si verificarono esattamente. Il Re Don Luigi ha aggiunto che la fonte può dunque dirsi sicura e che egli adempiva affettuoso dovere nel dare quell'avvertimento.

Launay.»

«13/8/88.Conte Nigra ambasciatore d'Italia,Vienna.(Personale riservato).— Il Re di Portogallo parlò misteriosamente a Launay a Berlino di una cospirazione contro la vita del nostro augusto sovrano che si spiegherebbein Bologna od in altra città in occasione delle prossime manovre militari nelle Romagne.Ho ragione di credere e i miei agenti me lo confermano, che nulla abbia a temersi per la nostra gloriosa e patriottica dinastia.Prego in ogni modo V. E. voler avvicinare Re Luigi e stringerlo a rivelarci la fonte dalla quale ebbe la notizia, cosicchè io possa giudicare della sua attendibilità, e fare le necessarie indagini per giungere anche, ove ne sia il caso, a scoprirne gli autori.Il silenzio da parte di S. M. Portoghese non sarebbe scusabile. Poichè ha gettato il dubbio nell'anima nostra, ci apra la porta alla scoperta della verità.Crispi.»

«13/8/88.

Conte Nigra ambasciatore d'Italia,Vienna.

(Personale riservato).— Il Re di Portogallo parlò misteriosamente a Launay a Berlino di una cospirazione contro la vita del nostro augusto sovrano che si spiegherebbein Bologna od in altra città in occasione delle prossime manovre militari nelle Romagne.

Ho ragione di credere e i miei agenti me lo confermano, che nulla abbia a temersi per la nostra gloriosa e patriottica dinastia.

Prego in ogni modo V. E. voler avvicinare Re Luigi e stringerlo a rivelarci la fonte dalla quale ebbe la notizia, cosicchè io possa giudicare della sua attendibilità, e fare le necessarie indagini per giungere anche, ove ne sia il caso, a scoprirne gli autori.

Il silenzio da parte di S. M. Portoghese non sarebbe scusabile. Poichè ha gettato il dubbio nell'anima nostra, ci apra la porta alla scoperta della verità.

Crispi.»

«Vienna, 13/8/88.(Confidenziale-riservatissimo).— Il Re di Portogallo deve essere in Vienna soltanto il 18 corrente. Mi troverò alla stazione, domanderò udienza e farò a Sua Maestà Fedelissima la commissione di cui V. E. mi ha incaricato. Intanto V. E. prenderà senza fallo ogni debita precauzione, ma deve sapere che il Re Luigi è pieno di misteri che spesso non esistono.Nigra.»

«Vienna, 13/8/88.

(Confidenziale-riservatissimo).— Il Re di Portogallo deve essere in Vienna soltanto il 18 corrente. Mi troverò alla stazione, domanderò udienza e farò a Sua Maestà Fedelissima la commissione di cui V. E. mi ha incaricato. Intanto V. E. prenderà senza fallo ogni debita precauzione, ma deve sapere che il Re Luigi è pieno di misteri che spesso non esistono.

Nigra.»

«13/8/88.R. Ambasciata Italiana,Parigi.Per rivelazioni di un alto personaggio sappiamo essersi combinato da alcuni socialisti francesi, d'accordo con quelli delle Romagne, un complotto contro la vita del Re in occasione delle prossime manovre militari e della visita reale in alcune città di quelle provincie.Siccome le cose inverosimili sono anch'esse possibili, la incarico a fare per mezzo dei nostri agenti le indagini opportune per scoprire l'attendibilità di tale notizia.Le nostre relazioni colla Francia non permettendocidi ricorrere a cotesta polizia, anzi potendo questa esserci nemica, voglia Ella servirsi di mezzi interamente italiani nella delicata missione.M'informi di tutto.Crispi.»

«13/8/88.

R. Ambasciata Italiana,Parigi.

Per rivelazioni di un alto personaggio sappiamo essersi combinato da alcuni socialisti francesi, d'accordo con quelli delle Romagne, un complotto contro la vita del Re in occasione delle prossime manovre militari e della visita reale in alcune città di quelle provincie.

Siccome le cose inverosimili sono anch'esse possibili, la incarico a fare per mezzo dei nostri agenti le indagini opportune per scoprire l'attendibilità di tale notizia.

Le nostre relazioni colla Francia non permettendocidi ricorrere a cotesta polizia, anzi potendo questa esserci nemica, voglia Ella servirsi di mezzi interamente italiani nella delicata missione.

M'informi di tutto.

Crispi.»

«Vienna, 21/8/88.Ho chiesto al Re di Portogallo d'indicarmi le fonti e i particolari della cospirazione di cui parlò a Launay. S. M. mi disse che non poteva svelare quella sorgente che al nostro Re in persona e che S. M. la Regina Maria Pia aveva scritto tutto al suo augusto fratello.Benchè io abbia vivamente insistito, non ho potuto ottenere dal Re Luigi altra notizia che quella che la sorgente procede dai socialisti di Ginevra e Zurigo.Nigra.»

«Vienna, 21/8/88.

Ho chiesto al Re di Portogallo d'indicarmi le fonti e i particolari della cospirazione di cui parlò a Launay. S. M. mi disse che non poteva svelare quella sorgente che al nostro Re in persona e che S. M. la Regina Maria Pia aveva scritto tutto al suo augusto fratello.

Benchè io abbia vivamente insistito, non ho potuto ottenere dal Re Luigi altra notizia che quella che la sorgente procede dai socialisti di Ginevra e Zurigo.

Nigra.»

14 agosto.— Solms mi dà notizia di un colloquio che il signor Raindre, Incaricato d'affari di Francia a Berlino, ha avuto col conte di Bismarck.Il signor Raindre si è lagnato della diffidenza mostrata dal signor Crispi verso la Francia pei suoi reclami contro le tasse municipali in Massaua. La Francia non vuole suscitare ostacoli, ma desidera soltanto di veder sciogliere una questione di principii.Il Bismarck difese la condotta del governo italiano e diede ragione della sua diffidenza. Invocò la calma e pregò il governo francese di non ingrossare una questione che per sè stessa era piccola e di poca importanza. Soggiunse che aveva raccomandato la calma anche a Roma.Il signor Raindre soggiunse che il governo francese era pronto a riconoscere le pretese dell'Italia su Massaua; chiedeva, però, che in corrispettivo l'Italia cedesse i suoi diritti su Tunisi.Il Conte rispose che non potevano confondersi le due questioni, non essendo identiche le posizioni dei due governi a Tunisi ed a Massaua. Non identiche perchè a Tunisi v'è ancora un Sovrano musulmano, e perchè la Tunisia è un gran territorio, mentre Massaua è unapiccola terra. Concluse, rinnovando consigli di prudenza e avvertendo che se sorgesse un vero dissidio la Germania sarebbe costretta a mettersi dal lato dell'Italia.Il Raindre ricordò che le piccole questioni surte sulla frontiera tedesca furono facilmente risolute dalle due Potenze. Se l'Italia usasse la stessa condiscendenza della Germania, potrebbero amichevolmente risolversi le questioni tra essa e la Francia. Al che il Bismarck obbiettò che la questione di Firenze e altre di minore importanza erano state composte.Il conte Solms mi conferma che Kálnoky accetta il principio che le Capitolazioni non possono essere applicate a Massaua e che gl'italiani hanno diritto ad esercitarvi la loro giurisdizione.Salisbury avrebbe scritto all'Incaricato d'Affari della Gran Brettagna in Atene che consigli il gabinetto greco a non insistere nella sua attitudine e ad accettare per le Capitolazioni a Massaua il parere del gabinetto britannico.Il direttore del Ministero degli affari esteri di Francia, signor Charmes, avrebbe detto a Münster che la Francia vedrebbe di buon occhio che l'Italia occupi Tripoli. L'ambasciatore di Germania avrebbe risposto che la Francia dà quello che non è suo e permette agli italiani ciò che non può proibire.16 agosto.— Il signor de Meyendorf mi legge una Nota del signor Giers in data del 9 agosto (28 luglio, stile russo).Il sig. Giers ha ricevuto le due Note italiane del 25 luglio. Sulla questione delle Capitolazioni non ha da pronunziarsi. Egli non contrasta che l'amministrazione italiana sia migliore della musulmana. Non crede però che le Capitolazioni siano venute meno pel fatto solo della occupazione italiana in Massaua. Il signor Giers ricorda che al 1885 Mancini dichiarò alle Potenze che l'Italia era andata in quel territorio a scopo d'ordine e di sicurezza e per salvarlo dai mahdisti.17 agosto 1888.— Alle 9,45 partenza da Roma.18 agosto.— Arrivo alle 7,40 pom. a Sant'Anna di Valdieri per conferire col Re che mi attende sulla terrazzadella Casina Reale. Si va a pranzo, quindi dalle 9,40 alle 11 e un quarto il Re mi dà udienza.19 agosto.— Mi alzo alle 4,30; non è ancora l'alba. Fo toletta, esco e non trovo anima viva. Il cielo è di un puro azzurro. Alle 7 il Re scende sulla terrazza; alle 7,15 ant. riparto. Giungo alle 8,40 a Cuneo. La città è migliorata di molto dal 1849, l'ultima volta che la visitai.Giungo a mezzogiorno a Torino; alle 5,30 a Milano; alle 8,15 partenza pel Gottardo.20 agosto.— Alle 8,30 del mattino a Basilea; alle 4 pom. a Francoforte sul Meno.21 agosto.— Alle 9,5 ant. da Francoforte, per Hannover a Friedrichsruh. A Büchen si trova l'espresso, al quale viene attaccato il mio vagone.Alle 9,30 si giunge a Friedrichsruh. Gli urrah annunziano che il Principe è alla stazione ad attendermi. Scendo, gli dò il braccio e saliamo nella vettura che ci trasporta in pochi momenti all'abitazione del Principe. La molta gente raccolta ci accompagna con applausi e grida «Viva l'Italia».La principessa è ai bagni di Homburg. Fa gli onori di casa la contessa di Rantzau, figlia del Principe, insieme al marito. I tre bambini Rantzau ci danno il benvenuto in italiano.Si prende il thè, quindi si vanno a vedere i fuochi d'artifizio preparati in mio onore[24]. Si ritorna in salotto a conversare. Si parla della guerra del 1870, del trattato di pace, di Nizza, di Garibaldi, dell'imperatrice Eugenia. Il pericolo della restaurazione dell'Impero affrettò la firma del trattato. Thiers fu minacciato e il piccolo Lulù sarebbe rientrato a Parigi alla testa dei duecentomila uomini prigionieri della Germania.Alle 11 e un quarto andiamo a coricarci.22 agosto.— Sono in piedi alle 6 e mezza. Alle 11 e un quarto il Principe viene nella mia camera. Ha con sè parecchi documenti.Impegna subito il discorso su Massaua, e spiegando una carta chiede di conoscere il luogo dove avvenne l'ultimo fatto d'armi. Egli desidererebbe che l'Italia non s'impegnasse molto in quelle località, ma si limitasse ai punti fortificati. Dò notizie del fatto di Saganeiti, ed egli conviene che non sia stato menomato il prestigio delle nostre armi. Dice che anche l'Austria teme che ci compromettiamo in Africa.Inghilterra: necessità di tenercela amica. Anch'essa però ha bisogno di migliorare i suoi armamenti per terra e per mare.Per lo Zanzibar si conchiude che scriverà a Londra perchè Salisbury sciolga lui la questione, o ci lasci le mani libere.Turchia. Convenienza di non distrarre da noi il Sultano e di trattarlo benevolmente.Ritorna al suo antico concetto che la Russia in Costantinopoli sarebbe più debole. Nei Balcani sarebbe attaccabile e potrebbe esservi schiacciata. Non sarebbe lo stesso entro le attuali frontiere.Francia. Boulanger. Non teme la guerra, ma preferisce la pace.Papa. Chiesa cattolica e Chiesa ortodossa. La guerra all'Italia gioverebbe a quest'ultima. Partenza del Papa da Roma: andrebbe temporaneamente in un convento della Svizzera. Cardinale Schiaffini.Agenzie telegrafiche.Gli ultimi giorni dell'imperatore Federico — uomo debole — si lasciava dominare dalla moglie, la quale subiva alla sua volta il dominio della madre: voleva britannizzare tutto. Un giorno ragionava coll'Imperatore; eran d'accordo. Giunge la moglie; si manifesta di contrario avviso; S. M. volta la testa.Alle 9 di sera, dopo pranzo, circolo. Vari aneddoti: la guerra del '66 — l'Italia debole — il Re vuole andare a Vienna, poscia in Ungheria: Bismarck si oppone. Questioni e rimproveri. Egli non volle prendere provincie all'Austria, perchè non volle umiliarla. Nè umiliatain Italia, grazie a Napoleone III, nè umiliata in Germania, grazie a Bismarck.23 agosto.— Alle 8,30 il Principe viene a visitarmi. Mi annunzia di aver telegrafato a Londra; teme che lord Salisbury non vi sia. Parliamo nuovamente dello Zanzibar. Gli manifesto che farebbe buona impressione in Italia se egli accompagnasse a Roma l'Imperatore. Risponde esponendomi le ragioni che si opponevano al suo viaggio. «Se l'Imperatore mi volesse, andrei con lui; ma bisogna che lui mi domandi. Sarei andato in Russia; egli non lo chiese. In verità, il giovane Imperatore se la fa meglio con Herbert».Alle 9,15 il colloquio ha termine.Ci disponiamo alla partenza. Commiato cordialissimo. Il Principe, la figlia, il genero, i bimbi, sono tutti dinanzi alla casa, dove mi attende la vettura. «Arrivederci l'anno venturo». Si parte alle 9,30.Alle 5,40 pom. siamo a Lipsia.24 agosto.— Da Lipsia alle 8,40 per Dresda a Karlsbad.

14 agosto.— Solms mi dà notizia di un colloquio che il signor Raindre, Incaricato d'affari di Francia a Berlino, ha avuto col conte di Bismarck.

Il signor Raindre si è lagnato della diffidenza mostrata dal signor Crispi verso la Francia pei suoi reclami contro le tasse municipali in Massaua. La Francia non vuole suscitare ostacoli, ma desidera soltanto di veder sciogliere una questione di principii.

Il Bismarck difese la condotta del governo italiano e diede ragione della sua diffidenza. Invocò la calma e pregò il governo francese di non ingrossare una questione che per sè stessa era piccola e di poca importanza. Soggiunse che aveva raccomandato la calma anche a Roma.

Il signor Raindre soggiunse che il governo francese era pronto a riconoscere le pretese dell'Italia su Massaua; chiedeva, però, che in corrispettivo l'Italia cedesse i suoi diritti su Tunisi.

Il Conte rispose che non potevano confondersi le due questioni, non essendo identiche le posizioni dei due governi a Tunisi ed a Massaua. Non identiche perchè a Tunisi v'è ancora un Sovrano musulmano, e perchè la Tunisia è un gran territorio, mentre Massaua è unapiccola terra. Concluse, rinnovando consigli di prudenza e avvertendo che se sorgesse un vero dissidio la Germania sarebbe costretta a mettersi dal lato dell'Italia.

Il Raindre ricordò che le piccole questioni surte sulla frontiera tedesca furono facilmente risolute dalle due Potenze. Se l'Italia usasse la stessa condiscendenza della Germania, potrebbero amichevolmente risolversi le questioni tra essa e la Francia. Al che il Bismarck obbiettò che la questione di Firenze e altre di minore importanza erano state composte.

Il conte Solms mi conferma che Kálnoky accetta il principio che le Capitolazioni non possono essere applicate a Massaua e che gl'italiani hanno diritto ad esercitarvi la loro giurisdizione.

Salisbury avrebbe scritto all'Incaricato d'Affari della Gran Brettagna in Atene che consigli il gabinetto greco a non insistere nella sua attitudine e ad accettare per le Capitolazioni a Massaua il parere del gabinetto britannico.

Il direttore del Ministero degli affari esteri di Francia, signor Charmes, avrebbe detto a Münster che la Francia vedrebbe di buon occhio che l'Italia occupi Tripoli. L'ambasciatore di Germania avrebbe risposto che la Francia dà quello che non è suo e permette agli italiani ciò che non può proibire.

16 agosto.— Il signor de Meyendorf mi legge una Nota del signor Giers in data del 9 agosto (28 luglio, stile russo).

Il sig. Giers ha ricevuto le due Note italiane del 25 luglio. Sulla questione delle Capitolazioni non ha da pronunziarsi. Egli non contrasta che l'amministrazione italiana sia migliore della musulmana. Non crede però che le Capitolazioni siano venute meno pel fatto solo della occupazione italiana in Massaua. Il signor Giers ricorda che al 1885 Mancini dichiarò alle Potenze che l'Italia era andata in quel territorio a scopo d'ordine e di sicurezza e per salvarlo dai mahdisti.

17 agosto 1888.— Alle 9,45 partenza da Roma.

18 agosto.— Arrivo alle 7,40 pom. a Sant'Anna di Valdieri per conferire col Re che mi attende sulla terrazzadella Casina Reale. Si va a pranzo, quindi dalle 9,40 alle 11 e un quarto il Re mi dà udienza.

19 agosto.— Mi alzo alle 4,30; non è ancora l'alba. Fo toletta, esco e non trovo anima viva. Il cielo è di un puro azzurro. Alle 7 il Re scende sulla terrazza; alle 7,15 ant. riparto. Giungo alle 8,40 a Cuneo. La città è migliorata di molto dal 1849, l'ultima volta che la visitai.

Giungo a mezzogiorno a Torino; alle 5,30 a Milano; alle 8,15 partenza pel Gottardo.

20 agosto.— Alle 8,30 del mattino a Basilea; alle 4 pom. a Francoforte sul Meno.

21 agosto.— Alle 9,5 ant. da Francoforte, per Hannover a Friedrichsruh. A Büchen si trova l'espresso, al quale viene attaccato il mio vagone.

Alle 9,30 si giunge a Friedrichsruh. Gli urrah annunziano che il Principe è alla stazione ad attendermi. Scendo, gli dò il braccio e saliamo nella vettura che ci trasporta in pochi momenti all'abitazione del Principe. La molta gente raccolta ci accompagna con applausi e grida «Viva l'Italia».

La principessa è ai bagni di Homburg. Fa gli onori di casa la contessa di Rantzau, figlia del Principe, insieme al marito. I tre bambini Rantzau ci danno il benvenuto in italiano.

Si prende il thè, quindi si vanno a vedere i fuochi d'artifizio preparati in mio onore[24]. Si ritorna in salotto a conversare. Si parla della guerra del 1870, del trattato di pace, di Nizza, di Garibaldi, dell'imperatrice Eugenia. Il pericolo della restaurazione dell'Impero affrettò la firma del trattato. Thiers fu minacciato e il piccolo Lulù sarebbe rientrato a Parigi alla testa dei duecentomila uomini prigionieri della Germania.

Alle 11 e un quarto andiamo a coricarci.

22 agosto.— Sono in piedi alle 6 e mezza. Alle 11 e un quarto il Principe viene nella mia camera. Ha con sè parecchi documenti.

Impegna subito il discorso su Massaua, e spiegando una carta chiede di conoscere il luogo dove avvenne l'ultimo fatto d'armi. Egli desidererebbe che l'Italia non s'impegnasse molto in quelle località, ma si limitasse ai punti fortificati. Dò notizie del fatto di Saganeiti, ed egli conviene che non sia stato menomato il prestigio delle nostre armi. Dice che anche l'Austria teme che ci compromettiamo in Africa.

Inghilterra: necessità di tenercela amica. Anch'essa però ha bisogno di migliorare i suoi armamenti per terra e per mare.

Per lo Zanzibar si conchiude che scriverà a Londra perchè Salisbury sciolga lui la questione, o ci lasci le mani libere.

Turchia. Convenienza di non distrarre da noi il Sultano e di trattarlo benevolmente.

Ritorna al suo antico concetto che la Russia in Costantinopoli sarebbe più debole. Nei Balcani sarebbe attaccabile e potrebbe esservi schiacciata. Non sarebbe lo stesso entro le attuali frontiere.

Francia. Boulanger. Non teme la guerra, ma preferisce la pace.

Papa. Chiesa cattolica e Chiesa ortodossa. La guerra all'Italia gioverebbe a quest'ultima. Partenza del Papa da Roma: andrebbe temporaneamente in un convento della Svizzera. Cardinale Schiaffini.

Agenzie telegrafiche.

Gli ultimi giorni dell'imperatore Federico — uomo debole — si lasciava dominare dalla moglie, la quale subiva alla sua volta il dominio della madre: voleva britannizzare tutto. Un giorno ragionava coll'Imperatore; eran d'accordo. Giunge la moglie; si manifesta di contrario avviso; S. M. volta la testa.

Alle 9 di sera, dopo pranzo, circolo. Vari aneddoti: la guerra del '66 — l'Italia debole — il Re vuole andare a Vienna, poscia in Ungheria: Bismarck si oppone. Questioni e rimproveri. Egli non volle prendere provincie all'Austria, perchè non volle umiliarla. Nè umiliatain Italia, grazie a Napoleone III, nè umiliata in Germania, grazie a Bismarck.

23 agosto.— Alle 8,30 il Principe viene a visitarmi. Mi annunzia di aver telegrafato a Londra; teme che lord Salisbury non vi sia. Parliamo nuovamente dello Zanzibar. Gli manifesto che farebbe buona impressione in Italia se egli accompagnasse a Roma l'Imperatore. Risponde esponendomi le ragioni che si opponevano al suo viaggio. «Se l'Imperatore mi volesse, andrei con lui; ma bisogna che lui mi domandi. Sarei andato in Russia; egli non lo chiese. In verità, il giovane Imperatore se la fa meglio con Herbert».

Alle 9,15 il colloquio ha termine.

Ci disponiamo alla partenza. Commiato cordialissimo. Il Principe, la figlia, il genero, i bimbi, sono tutti dinanzi alla casa, dove mi attende la vettura. «Arrivederci l'anno venturo». Si parte alle 9,30.

Alle 5,40 pom. siamo a Lipsia.

24 agosto.— Da Lipsia alle 8,40 per Dresda a Karlsbad.

«Vienna, 21 agosto 1888.Kálnoky ha espresso più di una volta il desiderio di incontrarsi con V. E. Declinare questo desiderio non mi sembra conveniente. Ad ogni modo se Ella non crede utile il convegno, voglia incaricarmi di dirne qualche motivo a Kálnoky.Nigra.»

«Vienna, 21 agosto 1888.

Kálnoky ha espresso più di una volta il desiderio di incontrarsi con V. E. Declinare questo desiderio non mi sembra conveniente. Ad ogni modo se Ella non crede utile il convegno, voglia incaricarmi di dirne qualche motivo a Kálnoky.

Nigra.»

«Vienna, 23 agosto 1888.Kálnoky crede Karlsbad pericoloso perchè vi sono troppe conoscenze. Propone a V. E. convegno a Eger, che è vicino e là attenderebbe sabato 25 dalle 7 del mattino per tutta la giornata all'albergo Wenzel. È urgente che V. E. mandi risposta subito.Nigra.»

«Vienna, 23 agosto 1888.

Kálnoky crede Karlsbad pericoloso perchè vi sono troppe conoscenze. Propone a V. E. convegno a Eger, che è vicino e là attenderebbe sabato 25 dalle 7 del mattino per tutta la giornata all'albergo Wenzel. È urgente che V. E. mandi risposta subito.

Nigra.»

«Lipsia, 23 agosto.Conte Nigra, Ambasciatore d'Italia,Vienna.Karlsbad vale Eger. Dovunque avvenga il convegno sarà certamente subito conosciuto. Comunque sia, accetto proposta. Mi fermerò sabato 25 a Eger e scenderò albergo Wenzel.Crispi.»

«Lipsia, 23 agosto.

Conte Nigra, Ambasciatore d'Italia,Vienna.

Karlsbad vale Eger. Dovunque avvenga il convegno sarà certamente subito conosciuto. Comunque sia, accetto proposta. Mi fermerò sabato 25 a Eger e scenderò albergo Wenzel.

Crispi.»

«Wittenberga, 23 agosto,A Sua Maestà il Re,Milano.Ritorno da Friedrichsruh dove sono rimasto dalla sera del 21 sino alle 9 di stamane. Il Principe mi ha incaricato dei suoi omaggi per V. M. Bismarck ed io siamo stati d'accordo in tutte le questioni. Ho trovato in lui non solo il primo ministro di un potente e sicuro alleato di V. M., ma un amico nostro fedele e devoto. Sempre agli ordini di V. M.Crispi.»

«Wittenberga, 23 agosto,

A Sua Maestà il Re,Milano.

Ritorno da Friedrichsruh dove sono rimasto dalla sera del 21 sino alle 9 di stamane. Il Principe mi ha incaricato dei suoi omaggi per V. M. Bismarck ed io siamo stati d'accordo in tutte le questioni. Ho trovato in lui non solo il primo ministro di un potente e sicuro alleato di V. M., ma un amico nostro fedele e devoto. Sempre agli ordini di V. M.

Crispi.»

24 agosto.— Rispondendo ai miei ringraziamenti per l'accoglienza fattami, il principe di Bismarck mi telegrafa per confermarmi «les sentiments d'amitié personnelle et politique pour vous et pour la grande nation dont le gouvernement vous est confié par la haute sagesse de votre souverain et dont l'alliance avec nous donne une des garanties les plus solides de la paix de l'Europe».25 agosto.— Partenza da Karlsbad alle 8,30 ant. Arrivo ad Eger alle 10,10. Alla stazione il Cancelliere austro-ungarico conte Kálnoky cortesemente mi attende. Andiamo all'hôtel Wenzel dove ci tratteniamo a conferire su tutte le questioni del giorno. Bulgaria, Tunisia. Turchia; situazione finanziaria di essa, che la tiene sotto tutela. Il Sultano, fra i due gruppi se la cava; sua abilità.Russia: ha la stessa opinione di Bismarck che s'indebolirebbe se andasse a Costantinopoli. Al 1877 non poteva più continuare la guerra. Difficile ricostruire la flotta nel mar Nero; deficienza di personale. Condizioni interne deplorevoli: in Russia tutti rubano. Il re di Grecia si dichiarò anti-russo; è il suo interesse, non è la politica del suo governo. Tricupis liberale; educato alle idee inglesi.Germania: l'Alsazia si germanizzerà; non così la Lorena; gli alsaziani in Francia. Danni alle fabbriche ed ai commerci. L'ultima legge draconiana, ma necessaria. Manteuffel li trattava bene, ma in 18 anni non si è riusciti a germanizzarli, e si è dovuto cangiar metodo — L'imperatore Federico debole di carattere.Difficoltà di governo in Austria in conseguenza delle diverse nazionalità. Confederazione. Due milioni di rumeni — La Rumania non russa; il partito d'opposizione si atteggia a russofilo, ma giungendo al potere opererebbe con spirito nazionale — Re Milano intelligente. Kálnoky gli ha consigliato di pacificarsi con la moglie. Forse il Concistoro non ammetterà il divorzio; se l'ammettesse, molte le questioni. Natalia dovrebbe prendere l'iniziativa.Necessità della nostra unione. Beneficio di essa nelle quistioni europee — Il Papa: querimonie; Galimberti — Nel 1849 l'Austria era disposta a cedere la Lombardia a Carlo Alberto, prima della battaglia di Custoza, ma non la Venezia, perchè riteneva che essa avrebbe trascinata la Dalmazia, dove lingua e tradizioni sono italiane.Alle 2,45 pom. dopo cordiale commiato da Kálnoky, riparto per l'Italia.Lungo la via, da Ratisbona, spedisco il seguente telegramma al Re:«Ho passato quattro ore ad Eger col conte Kálnoky venuto appositamente da Vienna, e sono assai soddisfatto del colloquio avuto. Sempre agli ordini, ecc.Crispi».26 agosto.— Alle 3,45 pom. a Milano; alle 6,30 a Monza dal Re, cui fo relazione dei colloqui con Bismarck e Kálnoky; quindi di nuovo a Milano.28 agosto.— Telegrafo all'ambasciatore a Berlino:«Parlai col Principe della necessità di associare le Agenzie telegrafiche italiana, germanica ed austriaca allo scopo di stabilire un servizio in tutta Europa. Il Principe accolse l'idea con entusiasmo. Ho parlato oggi a Nigra perchè si adoperi in Vienna a fare riuscire tale associazione. Egli pure riguarda l'attuazione del progetto come altamente desiderabile e non mancherà di fare quanto occorre. Sarà però bene che il Principe avvisi il principe di Reuss acciocchè questi cooperi con Nigra al successo di questo affare».

24 agosto.— Rispondendo ai miei ringraziamenti per l'accoglienza fattami, il principe di Bismarck mi telegrafa per confermarmi «les sentiments d'amitié personnelle et politique pour vous et pour la grande nation dont le gouvernement vous est confié par la haute sagesse de votre souverain et dont l'alliance avec nous donne une des garanties les plus solides de la paix de l'Europe».

25 agosto.— Partenza da Karlsbad alle 8,30 ant. Arrivo ad Eger alle 10,10. Alla stazione il Cancelliere austro-ungarico conte Kálnoky cortesemente mi attende. Andiamo all'hôtel Wenzel dove ci tratteniamo a conferire su tutte le questioni del giorno. Bulgaria, Tunisia. Turchia; situazione finanziaria di essa, che la tiene sotto tutela. Il Sultano, fra i due gruppi se la cava; sua abilità.

Russia: ha la stessa opinione di Bismarck che s'indebolirebbe se andasse a Costantinopoli. Al 1877 non poteva più continuare la guerra. Difficile ricostruire la flotta nel mar Nero; deficienza di personale. Condizioni interne deplorevoli: in Russia tutti rubano. Il re di Grecia si dichiarò anti-russo; è il suo interesse, non è la politica del suo governo. Tricupis liberale; educato alle idee inglesi.

Germania: l'Alsazia si germanizzerà; non così la Lorena; gli alsaziani in Francia. Danni alle fabbriche ed ai commerci. L'ultima legge draconiana, ma necessaria. Manteuffel li trattava bene, ma in 18 anni non si è riusciti a germanizzarli, e si è dovuto cangiar metodo — L'imperatore Federico debole di carattere.

Difficoltà di governo in Austria in conseguenza delle diverse nazionalità. Confederazione. Due milioni di rumeni — La Rumania non russa; il partito d'opposizione si atteggia a russofilo, ma giungendo al potere opererebbe con spirito nazionale — Re Milano intelligente. Kálnoky gli ha consigliato di pacificarsi con la moglie. Forse il Concistoro non ammetterà il divorzio; se l'ammettesse, molte le questioni. Natalia dovrebbe prendere l'iniziativa.

Necessità della nostra unione. Beneficio di essa nelle quistioni europee — Il Papa: querimonie; Galimberti — Nel 1849 l'Austria era disposta a cedere la Lombardia a Carlo Alberto, prima della battaglia di Custoza, ma non la Venezia, perchè riteneva che essa avrebbe trascinata la Dalmazia, dove lingua e tradizioni sono italiane.

Alle 2,45 pom. dopo cordiale commiato da Kálnoky, riparto per l'Italia.

Lungo la via, da Ratisbona, spedisco il seguente telegramma al Re:

«Ho passato quattro ore ad Eger col conte Kálnoky venuto appositamente da Vienna, e sono assai soddisfatto del colloquio avuto. Sempre agli ordini, ecc.

Crispi».

26 agosto.— Alle 3,45 pom. a Milano; alle 6,30 a Monza dal Re, cui fo relazione dei colloqui con Bismarck e Kálnoky; quindi di nuovo a Milano.

28 agosto.— Telegrafo all'ambasciatore a Berlino:

«Parlai col Principe della necessità di associare le Agenzie telegrafiche italiana, germanica ed austriaca allo scopo di stabilire un servizio in tutta Europa. Il Principe accolse l'idea con entusiasmo. Ho parlato oggi a Nigra perchè si adoperi in Vienna a fare riuscire tale associazione. Egli pure riguarda l'attuazione del progetto come altamente desiderabile e non mancherà di fare quanto occorre. Sarà però bene che il Principe avvisi il principe di Reuss acciocchè questi cooperi con Nigra al successo di questo affare».

La stampa germanica e austriaca rilevò l'importanza della visita dell'on. Crispi a Friedrichsruh. Meritano speciale menzione le considerazioni fatte dallaNational Zeitungnel suo numero del 23 agosto. Dopo aver constatato che Crispi si era recato a visitare di nuovo il principe di Bismarck prima che il termine di un anno dalla prima visita fosse spirato, l'articolo esprimeva l'avviso che fra le tre Potenze alleate, l'Italia si trovava allora nella posizione più esposta. “L'Austria ha da fare con una potenza la cui politica estera è diretta da diplomatici di carriera che non si lasciano troppo sopraffare dalle passioni popolari e che danno fondate speranze di saper tutelare gli interessi dell'Impero degli Czar senza trascurare i necessari riguardi verso gli interessi vitali del paese vicino. In Francia il governo trovasi, invece, in mano di uomini come Floquet e Goblet, il cui sovrano è l'“aura popolaris„, di semplici tribuni privi di sangue freddo e di moderazione, e assolutamente dipendenti dal favore di un popolo così vano, ardente, bellicoso, quale il francese. E un simile stato di cose non potrebbe che peggiorare in seguito ad un cambiamento di governo, che mettesse la cosa pubblica nelle mani del generale Boulanger. Per quante dichiarazioni pacifiche egli abbia fatte recentemente, il suo passato e l'appoggio deglichauvinspiù accaniti lo costringerebbero ad assumere un'attitudine provocatrice, sia che egli diriga lo sguardo verso l'Alsazia-Lorena, sia che aspiri a ricuperare la perduta preponderanza nel Mediterraneo. Nei due casi l'Italia sarebbe complicata in una guerra colla Francia o a fianco della Germania, o a fianco dell'Inghilterra. I disgraziati combattimenti in Africa sembra abbiano risvegliato le speranze dei politicanti della Senna, iquali credono pure che l'alleanza italo-tedesca assicuri all'Italia l'aiuto della Germania solo nel caso di un'invasione francese nella penisola, e calcolano sulla possibile astensione della Germania nel caso che l'Italia dichiarasse guerra alla Francia in seguito ad una occupazione di Tripoli da parte di quest'ultima. Nè minore sarebbe il pericolo per l'Italia ove di nuovo sorgesse la questione egiziana, nella quale i suoi legittimi interessi le impongono di sostenere energicamente l'Inghilterra contro le pretensioni francesi. Date queste circostanze, così conchiude l'articolo, il convegno tra i due uomini di Stato che dirigono la politica della Germania e dell'Italia avrà un fondo essenzialmente positivo. Non già che catastrofi sieno imminenti o addirittura inevitabili; la solidità della lega dell'Europa centrale, la gloria che circonda l'esercito germanico e il timore che esso inspira sono eccellenti istrumenti di propaganda per la pace dei popoli; ma le condizioni in Francia si sono dal 1.º ottobre 1887 in poi, avvicinate di alcuni gradi al punto nel quale ilcaoscomincia e l'avvenire più prossimo diventa imprevedibile. Quando il signor Crispi venne a Friedrichsruh l'anno scorso dominava un apprezzamento relativamente ottimista della situazione in Francia. Il ministero Goblet-Boulanger era caduto, e il ministero moderato Rouvier dirigeva gli affari della Repubblica francese. Le persone ragionevoli non vedono anche ora alcun fantasma, ma si dicono tuttavia, che ci avviciniamo all'esplosione a Parigi e che nessuno è in grado di dire fin dove si sperderanno le rovine o le scintille. Per il momento il viaggio del Presidente del Consiglio italiano avrà un buon effetto sugli animi irrequieti della Senna. L'alleanza tra la Germania e l'Italia presa astrattamente, esercita sul francese del volgo il suo giusto effetto di intimidazione, soltanto quando appare ai suoi occhi sotto una forma sensibile e palpabile.„

3 settembre.— Il signor Goedel, Incaricato d'affari d'Austria-Ungheria, mi dà lettura di una Nota nella quale è riferita una conversazione del conte Kálnoky con l'Incaricato d'affari di Francia. La Nota è del 29 agosto. Il rappresentante francese voleva conoscere l'opinione del conte Kálnoky sull'ultima Nota francese e sulla Nota turca per Massaua. Il ministro austro-ungarico diede consigli di prudenza. Disse che non convenivadare importanza alla questione e che bisognava lasciarla cadere. Dal colloquio di Eger egli aveva portato la convinzione che il ministro Crispi non se ne sarebbe occupato ulteriormente. Il Kálnoky consigliava sopratutto a localizzare il dibattito e a non portarlo dal mar Rosso nel Mediterraneo. Le Potenze non permetterebbero che fosse turbato lostatu-quonel Mediterraneo.Circa la protesta turca il Conte manifestò il pensiero che non convenisse darvi gran peso, e che si dovesse lasciar da parte anche la interpretazione dell'articolo X della convenzione pel canale di Suez. Non esser equo per la Francia dare appoggio alla Turchia. Del resto la Francia non avrà dimenticato la protesta fatta dal Sultano al 1881 per l'occupazione della Tunisia. Certamente la protesta del 1881 per la Tunisia non può avere un valore minore di quella fatta ora per Massaua. Se la Francia non dette importanza alla prima, non può darne alla seconda.L'Incaricato francese non seppe che cosa rispondere a questa ultima argomentazione. Disse che il governo francese riterrebbe chiuso l'incidente dopo l'ultima Nota di Goblet. Teme che non faccia altrettanto l'Italia, la quale mandando la sua flotta in Oriente potrebbe avere velleità bellicose. Il conte Kálnoky assicurò che la flotta italiana era andata in Oriente per i consueti esercizi annuali.— Il conte di Goltz è venuto a leggermi un telegramma ricevuto ieri sera da Berlino. Il conte Hatzfeldt avrebbe scritto al principe di Bismarck la risposta di lord Salisbury per l'affare di Kisimayo. Sua Signoria desidera che il governo italiano voglia attendere per la concessione di un territorio, garantendo che Kisimayo non sarà conceduto ad alcuno. L'Inghilterra si adoprerà affinchè l'Italia abbia quanto chiede. Lord Salisbury intanto chiede che gli siano mandati i termini della promessa fatta all'Italia dal defunto Sultano dello Zanzibar.Ho risposto al conte Goltz che attenderò l'opera dell'Inghilterra e manderò intanto a lord Salisbury copia dell'atto di concessione. Prego il Goltz di ringraziare il Principe per l'interesse da lui preso in questo affare.4 settembre.— Il signor di Goedel è venuto a dichiararmi che il conte Kálnoky, dividendo pienamente le nostre opinioni, si rifiuta di aderire alla domanda del governo dei Paesi Bassi per la modificazione dell'articolo IX della convenzione per la libertà del canale di Suez.15 settembre.— Il signor di Goedel per incarico del conte Kálnoky, è venuto a riferirmi le istruzioni date al suo Incaricato d'affari a Costantinopoli circa talune domande fattegli da Sadullah-pascià. L'ambasciatore turco avrebbe chiesto se nel colloquio di Eger il Crispi aveva manifestato i suoi concetti intorno alle intenzioni del governo italiano in Africa, e se si era convenuto qualche cosa per la Bulgaria. Il Kálnoky rispose che la questione di Massaua è cessata. Il ministro Crispi non intende farne argomento di ulteriori discussioni; ad Eger manifestò sentimenti pacifici, e non è suo interesse dar seguito ad un dibattimento ormai esaurito. Conviene però che la Francia non risusciti il conflitto con pretese nel Mediterraneo. Allora l'affare potrebbe attirare l'attenzione delle Potenze che hanno interesse al mantenimento dellostatu-quo. Per la Bulgaria il governo italiano è concorde con l'austriaco circa la convenienza di lasciare al tempo la soluzione del problema. Nulla sarà fatto per ridestare questioni ormai sopite e per richiamare l'attenzione dell'Europa su di un popolo che fa bene i suoi affari. L'Italia e l'Austria si adopreranno in ogni occasione perchè la pace non sia turbata nei Balcani.24 settembre.— Il conte di Goltz, venuto in Napoli, mi ha parlato di vari argomenti, tutti di qualche importanza.La missione dei preti abissini presso il governo russo non ebbe successo. Gli abissini offrivano allo Czar un'isola nel mar Rosso; ma l'offerta, dubbia in sè stessa perchè manca l'isola, non invogliò il sovrano. Giers non celò che nella Russia vi sono simpatie per l'Abissinia, per motivi religiosi.Missionari tedeschi in Cina: ottennero quanto chiedevano dall'Imperatore del Celeste Impero, e il governo di Berlino domanda se abbiamo ottenuto altrettanto,essendo suo desiderio che l'Italia abbia gli stessi benefici. I missionari tedeschi che si recassero in Cina con passaporto non germanico, non otterrebbero il visto. Ho ripetuto la risposta fatta all'Incaricato d'affari italiano a Berlino. Il ministro di Germania a Pechino appoggerà le domande del governo italiano.In Russia si attendeva che la Bulgaria il 18 corrente avesse proclamata la sua indipendenza. Erano voci di giornali; tutto passò tranquillamente.

3 settembre.— Il signor Goedel, Incaricato d'affari d'Austria-Ungheria, mi dà lettura di una Nota nella quale è riferita una conversazione del conte Kálnoky con l'Incaricato d'affari di Francia. La Nota è del 29 agosto. Il rappresentante francese voleva conoscere l'opinione del conte Kálnoky sull'ultima Nota francese e sulla Nota turca per Massaua. Il ministro austro-ungarico diede consigli di prudenza. Disse che non convenivadare importanza alla questione e che bisognava lasciarla cadere. Dal colloquio di Eger egli aveva portato la convinzione che il ministro Crispi non se ne sarebbe occupato ulteriormente. Il Kálnoky consigliava sopratutto a localizzare il dibattito e a non portarlo dal mar Rosso nel Mediterraneo. Le Potenze non permetterebbero che fosse turbato lostatu-quonel Mediterraneo.

Circa la protesta turca il Conte manifestò il pensiero che non convenisse darvi gran peso, e che si dovesse lasciar da parte anche la interpretazione dell'articolo X della convenzione pel canale di Suez. Non esser equo per la Francia dare appoggio alla Turchia. Del resto la Francia non avrà dimenticato la protesta fatta dal Sultano al 1881 per l'occupazione della Tunisia. Certamente la protesta del 1881 per la Tunisia non può avere un valore minore di quella fatta ora per Massaua. Se la Francia non dette importanza alla prima, non può darne alla seconda.

L'Incaricato francese non seppe che cosa rispondere a questa ultima argomentazione. Disse che il governo francese riterrebbe chiuso l'incidente dopo l'ultima Nota di Goblet. Teme che non faccia altrettanto l'Italia, la quale mandando la sua flotta in Oriente potrebbe avere velleità bellicose. Il conte Kálnoky assicurò che la flotta italiana era andata in Oriente per i consueti esercizi annuali.

— Il conte di Goltz è venuto a leggermi un telegramma ricevuto ieri sera da Berlino. Il conte Hatzfeldt avrebbe scritto al principe di Bismarck la risposta di lord Salisbury per l'affare di Kisimayo. Sua Signoria desidera che il governo italiano voglia attendere per la concessione di un territorio, garantendo che Kisimayo non sarà conceduto ad alcuno. L'Inghilterra si adoprerà affinchè l'Italia abbia quanto chiede. Lord Salisbury intanto chiede che gli siano mandati i termini della promessa fatta all'Italia dal defunto Sultano dello Zanzibar.

Ho risposto al conte Goltz che attenderò l'opera dell'Inghilterra e manderò intanto a lord Salisbury copia dell'atto di concessione. Prego il Goltz di ringraziare il Principe per l'interesse da lui preso in questo affare.

4 settembre.— Il signor di Goedel è venuto a dichiararmi che il conte Kálnoky, dividendo pienamente le nostre opinioni, si rifiuta di aderire alla domanda del governo dei Paesi Bassi per la modificazione dell'articolo IX della convenzione per la libertà del canale di Suez.

15 settembre.— Il signor di Goedel per incarico del conte Kálnoky, è venuto a riferirmi le istruzioni date al suo Incaricato d'affari a Costantinopoli circa talune domande fattegli da Sadullah-pascià. L'ambasciatore turco avrebbe chiesto se nel colloquio di Eger il Crispi aveva manifestato i suoi concetti intorno alle intenzioni del governo italiano in Africa, e se si era convenuto qualche cosa per la Bulgaria. Il Kálnoky rispose che la questione di Massaua è cessata. Il ministro Crispi non intende farne argomento di ulteriori discussioni; ad Eger manifestò sentimenti pacifici, e non è suo interesse dar seguito ad un dibattimento ormai esaurito. Conviene però che la Francia non risusciti il conflitto con pretese nel Mediterraneo. Allora l'affare potrebbe attirare l'attenzione delle Potenze che hanno interesse al mantenimento dellostatu-quo. Per la Bulgaria il governo italiano è concorde con l'austriaco circa la convenienza di lasciare al tempo la soluzione del problema. Nulla sarà fatto per ridestare questioni ormai sopite e per richiamare l'attenzione dell'Europa su di un popolo che fa bene i suoi affari. L'Italia e l'Austria si adopreranno in ogni occasione perchè la pace non sia turbata nei Balcani.

24 settembre.— Il conte di Goltz, venuto in Napoli, mi ha parlato di vari argomenti, tutti di qualche importanza.

La missione dei preti abissini presso il governo russo non ebbe successo. Gli abissini offrivano allo Czar un'isola nel mar Rosso; ma l'offerta, dubbia in sè stessa perchè manca l'isola, non invogliò il sovrano. Giers non celò che nella Russia vi sono simpatie per l'Abissinia, per motivi religiosi.

Missionari tedeschi in Cina: ottennero quanto chiedevano dall'Imperatore del Celeste Impero, e il governo di Berlino domanda se abbiamo ottenuto altrettanto,essendo suo desiderio che l'Italia abbia gli stessi benefici. I missionari tedeschi che si recassero in Cina con passaporto non germanico, non otterrebbero il visto. Ho ripetuto la risposta fatta all'Incaricato d'affari italiano a Berlino. Il ministro di Germania a Pechino appoggerà le domande del governo italiano.

In Russia si attendeva che la Bulgaria il 18 corrente avesse proclamata la sua indipendenza. Erano voci di giornali; tutto passò tranquillamente.


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