Chapter 10

Tepidarium delle antiche Terme in Pompei.Vol. II. Cap. XV.

Tepidarium delle antiche Terme in Pompei.Vol. II. Cap. XV.

Ildestrictarium, di cui si è fatto cenno nella surriferita iscrizione, che in un collaconicumvenne provveduto dai duumviri Cajo Vullo e Publio Aninio, stava rimpetto all’ingresso della palestra ed era quella località in cui i balneanti praticavano l’operazione dello strigile all’uscir del bagno. È forse la prima volta che si trovi questa sala così designata, non rinvenendosi la vocedestrictariumin alcun dizionario, essendovi derivata forse dadestringere, raschiare.

Si sa che tale operazione di polirsi la pelle collo strigile era così usata e congiunta al bagno stesso, che i ricchi usavano portare gli strigili seco al bagno, ivi mandandoli a mezzo de’ loro servi, come si raccoglie da Persio:

I, puer, et strigiles Crispini ad balnea defer,[215]

I, puer, et strigiles Crispini ad balnea defer,[215]

I, puer, et strigiles Crispini ad balnea defer,[215]

che ogni stabilimento termale di qualsiasi città ne fosse largamente provveduto, e che nel bagno de’ poveri, dove questi arnesi non erano, nè eranvi le altredelicature, i bagnanti, a vece degli strigili, si fregassero contro le muraglie.

Contasi a tale proposito un aneddoto. Un giorno l’imperatore Adriano, visitando la terme di Roma, gli venne dato di scorgere un povero veterano che si stregghiava in questo modo contro il muro e che gli avesse a dare denari e schiavi onde potersi per l’avvenire farsistrigilaredopo il bagno; e che ritornato Adriano dopo qualche dì nello stesso luogo, uno sciame di poveri affettasse, appena accorti di sua presenza, di far altrettanto di quello aveva praticato il veterano, sfregandosi a tutta possa la schiena contro il muro; ma che allora l’imperatore argutamente avesse a consigliarli a fregarsi piuttosto gli uni gli altri.

A sinistra deldestrictarium, in un lungo corridojo che dava su d’un viottolo, trovansi quattro camerette,solia, certo riserbate a bagni isolati, poichè vi si trovassero le rispettive vasche in muratura.

Le sale pei bagni delle donne, a cui entravasi per la via di Stabia, erano pur degne di attenzione. Una, a gran volta con eleganti opere in istucco e pavimento in marmi, serve a ricevimento ed ha proprie nicchie, in numero di ventinove, per gli olj, le essenze e le lampade per quando vi si veniva o se ne usciva di notte. Tutt’all’ingiro corre un sedile di materia laterizia, e doveva valere anche perapodyteriumo spogliatoio.

Un’altra sala, circolare e pure elegante e con quattronicchie per deporvi le vestimenta, ed una quinta per dar passaggio a un getto d’acqua, serviva pel bagno freddo; un’altra pel tepidario ed un’ultima pelsudatorium, ambe queste asuspensuraper la circolazione del vapore. Dovevano avere stucchi e pitture, ma il loro deperimento non permette che riscontrarne qualche reliquia appena.

Sul muro del vestibolo che separa il bagno degli uomini da quello delle donne evvi una pittura in giallo, rosso e verde, che raffigura un’ara ed un serpe che le si avvicina, e tali sacri emblemi, secondo Dyer, sarebbero valsi come di divieto agli uomini di non avanzare nell’appartamento riservato alle donne.

Eguale sistema nella distribuzione dei locali, come nel loro uso che abbiam veduto adottato per le terme e pei bagni publici, seguivasi pure ne’balinei, o bagni de’ privati.

Vediamo, a mo’ d’esempio, adesso ilbalineumappartenente alla villa suburbana di Pompei di Marco Arrio Diomede, e del quale m’ero riserbato di parlare nell’esordire di questo capitolo.

I bagni e loro pertinenze occupano un angolo ad una estremità dell’intero edifizio e vi si entrava dall’atriummediante una porta. Immediatamente a destra è una cameretta, forse usata come sala di aspetto, o destinata fors’anco agli schiavi addetti a questa bisogna dell’azienda domestica. Più in là l’apodypteriumera situatofra i bagni caldi e freddi, ed aveva un’entrata separata ad amendue.

Presso vi è un cortiletto triangolare coperto in parte da un colonnato, su due de’ suoi lati e nel centro vi era la piscina, onatatiopel bagno freddo. In prossimità dell’apodyteriumera il tepidario, quindi la camera termale ocalidarium, collaconicumall’estremità circolare, e all’altra estremità l’alveus, o bagno d’acqua calda.

V’è inoltre il serbatojo generale per l’alimentazione dei bagni, la cisterna dell’acqua fredda, il sito per la caldaja dell’acqua calda; non che quello per la fornace e la stanza ad uso degli schiavi che la servivano.

Ora l’ordine mi imporrebbe indagare se in questa città vi fossero ninfei; ma senza ritornare sulla questione del loro significato, poichè non se n’è finora precisato alcuno, noterò invece che diverse erano le fontane sparse per ogni parte della città. Già nel corso dell’opera m’avvenne di rammentarne qualcuna; ora completerò alla meglio il discorso intorno alle stesse.

Quasi tutte le vie scoperte di Pompei mostrano aver avuto fontane, il più spesso collocate sull’angolo di crocicchi: anzi, come vedremo nel capitolo delle Case, la maggior parte degli edificj avevano fontane, impluvii e puteali: come poi ricevessero le acque, oltre il già detto, toccherò più avanti.

Fontane, Crocicchii di Fortunata in Pompei.Vol. II. Cap. XV.

Fontane, Crocicchii di Fortunata in Pompei.Vol. II. Cap. XV.

Le fontane publiche sono pressochè tutte eguali edi una rara semplicità; perocchè si compongano d’una vasca formata da cinque pietre vesuviane riunite con legacci di ferro e sulla pietra posteriore un’altra se ne alza più alta, nella quale è scolpita in rilievo una testa di lione o d’altro animale o un mascherone, dalla bocca de’ quali esce l’acqua per versarsi nel sottoposto bacino.

Alcune fontane ottennero negli scavi nomi particolari: tali sono quelle dettedell’Abbondanza, all’ingresso del vicolo della Maschera, perchè reca sovra il bacino una figura scolpita con cornucopia;del Bueche dà il nome alla via, perchè l’acqua vi è emessa da una testa di quest’animale;di Mercurio, perchè il suo cippo ha una testa di questa divinità che dà pure il suo nome alla via nella quale si trova, e su d’un muro dicontro la fontana fu dipinto questo dio in atto di fuggire stringendo una borsa;di Veneresulla via di Stabia raddossata alla così dettaCasa del forno, o come la chiama Dyer, la casa di Modesto per esservisi veduto appunto scritto su di essa il nomeMODESTVM, perchè sormontata da una testa grossolanamente sculta e con una sola colomba;di Rotondasull’angolo di Vico Storto, per la sua forma che differenzia dalle altre; dellaViottola del Teatro, i cui bordi o margini s’alzano di poco dal marciapiede, e però è difesa d’una inferriata, ecc.

Se ogni via finora dissepolta ebbe la sua fontana; se fontane troveremo in tante case, se terme publichee bagni privati esistevano, è necessaria l’illazione che dunque copiosissima dovesse essere l’acqua in Pompei.

Vi bastava a ciò l’acqua del fiume Sarno? Vi sarebbe bastata se il suo livello fosse stato alto; ma sapendo già noi come questo fiume fosse a livello del mare, per formare il bacino di comunicazione e per essere perfino navigabile per un tratto di strada, come abbiam già veduto, e il Sannazzaro dicendolo eziandio impiegato alla irrigazione de’ campi

. . . .pinguia culta vadosusIrrigat, et placido cursu petit aequora Sarnus[216];

. . . .pinguia culta vadosusIrrigat, et placido cursu petit aequora Sarnus[216];

. . . .pinguia culta vadosus

Irrigat, et placido cursu petit aequora Sarnus[216];

non era assolutamente possibile che bastasse a tanto bisogno, molto più che sappiamo che la città dal mare si veniva su su adagiando pel declivio montuoso. Acquedotti saviamente praticati vi dovevano indubbiamente, secondo il sistema in que’ tempi generalizzato, derivar l’acqua da lungo, e così provvedere pe’ suoi mille condotti di ramificazione anche a tutte le fontane e serbatoj dalla parte più alta della città.

Infatti, in ogni parte di essa vennero trovati canali e condotti in muratura, in terra cotta ed in piombo;le case poi hanno latenti nelle muraglie siffatti tubi di piombo e in più luoghi, ad attestarlo, mettono fuori tra le macerie e le rovine i loro capi e provano quanta fosse la cura e l’importanza che si aggiungeva ad aver copia di acqua ovunque.

Il canonico Andrea De Jorio, nella suaGuida di Pompei, dedicò un’appendice a bella posta per le indagini sulle sorgenti che conducevano le acque alle terme, e giova ricorrervi per avere una certa luce nell’argomento, che pur fu soggetto a tante controversie. Pose prima per base il livello attuale del Sarno, il suo canale attuale che passando per Pompei trasporta le acque alla Torre dell’Annunziata; l’impossibilità che vi era che il suo livello potesse alimentare tutte le fontane di Pompei e infine tenne conto degli avanzi di antichi acquedotti, che sono nell’antico territorio di Sarno egualmente che nella città di Pompei. Esaminò poi la natura de’ condotti trovati dall’architetto Domenico Fontana, quegli che fu incaricato di condur l’acqua a Torre dell’Annunziata, e li dichiarò ramificazioni del principale antico, che doveva derivare dal luogo detto la Foce, o sorgente del Sarno; giudicò che la sorgente, che apprestava l’acqua all’antica Pompei fosse più alta di quella che oggi alimenta il canale dettodel Conte.

Derivata per tal modo l’acqua dai monti e dalle sorgenti del Sarno, distribuivasi per tutta la città a mezzo di canali costruiti sotto le vie, per la cui manutenzionedi tratto in tratto erano spiragli difesi da graticci di ferro, e mercè delle conserve e delle pressioni che esercitavano si faceva montare al livello dei getti più o meno alti delle publiche fontane, e servire ai bagni delle Terme ed agli altri dei quali ci siam venuti intrattenendo.

Il tremuoto dapprima del 63 e il cataclisma ultimo di Pompei sconvolsero ed ostruirono acquedotti e canali, e le acque deviarono e per modo, che ciò che allora poteva formar testimonio de’ savi provvedimenti edilizi per la somministrazione delle acque alla bella città, ora è divenuto astruso tema di congetture e di studj, frammezzo a’ quali se il solito dubbio, che, cioè, non vi fosse tutta quella copia di acque che si dice, non s’è cacciato, si fu perchè ad impedirlo, rimangono eloquenti i ruderi di aquedotti e di fontane, di bagni e di stabilimenti termali, che ponno essere tuttavia presi a modello e con buon frutto imitati al presente.


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