Di varie pubblicazioni antisemite.
Al chiarissimo sig. Direttore dellaCiviltà Cattolica,
Firenze.
I primi capitoli di questo mio, qualsiasi, lavoro erano già licenziati alle stampe, allorquando, ricercando nellaCiviltà Cattolicai documenti che sapevo esservi stati pubblicati sul preteso uso del sangue cristiano nei riti ebraici, mi accorsi che ilcoscienziosoindagatore di quei documenti li aveva fatti precedere da alcune sue articole sulle qualità generali degli Ebrei.
All'articolaio suo non risponderei; chè quelle articole non meriterebbero proprio che io sprecassi attorno ad esse tempo ed inchiostro; ma rivolgo la mia risposta alla Signoria Vostra Preclara, perocchè quelle articole non hanno, agli occhi di ogni uomo spassionato, altro valore, da quello infuori che ad esse deriva dall'essere state accolte in un periodico tanto importante, quale è quello, diretto da V. S. Chiarissima.
Io non so quanto siavi di vero nella comune credenza, che asserisce, laCiviltà Cattolicaessere l'organo di quella Compagnia, che nei secoli scorsi ha dato all'Italia, nel Padre Lana Terzi, il divinatore delle maggiori scoperte, per cui vada orgoglioso il secolo nostro, e che, nell'età, nostra, ci diede quel Padre Secchi il cui nome, la cui memoriaut sidera fulgent.
Ma appartenga Ella, o meno, alla dotta Compagnia, di una cosa io sono sicurissimo, che cioè Ella risente per essa la maggior stima, e considera le persecuzioni delle quali fu, è, e, pur troppo, sarà, vittima, da una parte, come una prova della malvagità dei tempi, dall'altra, come una grazia specialissima del Signore che vuole, con triboli e persecuzioni immeritate, sperimentare la fedeltà di quei devoti Suoi servi.
Ora, vorrebbe Ella dirmi, riveritissimo signor mio, qual cuore sarebbe il suo se un giorno, aprendo qualche giornale, e non ne mancano, nemico di quella Compagnia, le accadesse di leggervi le seguenti pagine?
“Assurdo è il supporre che i varî popoli si siano data la voce e la parola d'ordine, di odiare, disprezzare e perseguitare così, senza scopo nè perchè, unordinespeciale. Dunque bisogna ammettere in quest'ordinespeciale una causa aluiinerente, insita e quasi connaturata, che sempre mostra i suoi effetti ed eccita sempre l'odio, il disprezzo e la persecuzione non evitabile, nè di fatto mai evitata, in pressochèun secolo e mezzo. La qual causa consiste nel suo odio teorico e pratico contro il genere umanonon gesuita. E la causa di quest'odio dove si trova? Ossia, come si forma così e si educa l'indole e la naturagesuiticaa quest'odio teorico e pratico contro il genere umano? Non per fermo colla legge morale ed educazione religiosa semplicementecattolica, qual è rivelata da Dio nell'antico enel nuovoTestamento. Resta dunque, che laCompagniadi Gesù, si sia foggiata una legge, una morale ed un'educazione religiosa novella e noncristiana, che seco si porta in tutti i paesi dove si va ad abitare, e che mai non ha abbandonata per tantianni, ed anzi andò sempre più perfezionando, ossia corrompendo in teoria ed in pratica, ottenendo così da tutti i popoli e da tutti i tempi quel ricambio di odio, di disprezzo e di persecuzione che essa ha giurato e praticato sempre contro tutti i popoli ed in tutti i tempi. Or questo impasto di veleno, di odio, di immoralità e di empietà che forma ora laregolae la morale, se non sempre pratica, almeno sempre certamente teorica, dellaCompagnia di Gesùè quello che si chiamaMonita secreta.“. . . . . Del resto, sarebbero ben sciocchi igesuitise non negassero anche in tal caso la verità conosciuta. Ma si mostrerebbero molto più accorti e più savî se invece di negare a parole ciò che le loro autentiche e canoniche leggi dimostrano a chi sa leggere i loro libri, negassero invece coi fatti quello che invece pur troppo coi fatti certamente e notoriamente sempre confermarono e confermano ancor presentemente. Senza i quali fatti, conformi alle loro leggi, chi potrebbe mai spiegare quelle sì ognora rinascenti sollevazioni contro di loro di tanti popoli? Le quali non si sono verificate mai contro nessun altroordine religioso; perchè nessun altroordine religiosovi ha mai dato somigliante motivo. Giacchè anche qui è vero chenihil fit sine ratione sufficienti. E se laCompagnia di Gesùsola fra tutti gliOrdini religiosifu sì odiata sempre, convien bene che vi sia in lei insita una sufficiente ragione eccitante questo continuo e comune odio contro di lei di tuttele nazioni. Or questa ragione sufficiente non può trovarsi certamente nella Leggereligiosa. È dunque, anche per ciò solo, necessario il supporre che vi sia ora un'altra legge che la regola e governa, ossia la sregola e la sgoverna.“La quale legge non è altro che iMonita secreta, lambiccati e quintessenza dell'odio e della malizia antisociale ed anticristiana edei gesuiti cacciatiper divino castigodalle loro sedi, e dispersi tra le genti fino al giorno in cui riconosceranno anche essi il vero Messia:la libertà. Allora avremo forse anche noisalutem ex inimicis nostris et de manu omnium qui oderunt nos. LaCompagnia di Gesùinfatti, come fu ed è dappertutto influentissima nel male, dopo che abbandonò la veradottrina di Cristo, così sarebbe stata e sarà senza dubbio, influentissima nel bene quando o non l'avesse abbandonata, o le ritornasse in seno.”
“Assurdo è il supporre che i varî popoli si siano data la voce e la parola d'ordine, di odiare, disprezzare e perseguitare così, senza scopo nè perchè, unordinespeciale. Dunque bisogna ammettere in quest'ordinespeciale una causa aluiinerente, insita e quasi connaturata, che sempre mostra i suoi effetti ed eccita sempre l'odio, il disprezzo e la persecuzione non evitabile, nè di fatto mai evitata, in pressochèun secolo e mezzo. La qual causa consiste nel suo odio teorico e pratico contro il genere umanonon gesuita. E la causa di quest'odio dove si trova? Ossia, come si forma così e si educa l'indole e la naturagesuiticaa quest'odio teorico e pratico contro il genere umano? Non per fermo colla legge morale ed educazione religiosa semplicementecattolica, qual è rivelata da Dio nell'antico enel nuovoTestamento. Resta dunque, che laCompagniadi Gesù, si sia foggiata una legge, una morale ed un'educazione religiosa novella e noncristiana, che seco si porta in tutti i paesi dove si va ad abitare, e che mai non ha abbandonata per tantianni, ed anzi andò sempre più perfezionando, ossia corrompendo in teoria ed in pratica, ottenendo così da tutti i popoli e da tutti i tempi quel ricambio di odio, di disprezzo e di persecuzione che essa ha giurato e praticato sempre contro tutti i popoli ed in tutti i tempi. Or questo impasto di veleno, di odio, di immoralità e di empietà che forma ora laregolae la morale, se non sempre pratica, almeno sempre certamente teorica, dellaCompagnia di Gesùè quello che si chiamaMonita secreta.
“. . . . . Del resto, sarebbero ben sciocchi igesuitise non negassero anche in tal caso la verità conosciuta. Ma si mostrerebbero molto più accorti e più savî se invece di negare a parole ciò che le loro autentiche e canoniche leggi dimostrano a chi sa leggere i loro libri, negassero invece coi fatti quello che invece pur troppo coi fatti certamente e notoriamente sempre confermarono e confermano ancor presentemente. Senza i quali fatti, conformi alle loro leggi, chi potrebbe mai spiegare quelle sì ognora rinascenti sollevazioni contro di loro di tanti popoli? Le quali non si sono verificate mai contro nessun altroordine religioso; perchè nessun altroordine religiosovi ha mai dato somigliante motivo. Giacchè anche qui è vero chenihil fit sine ratione sufficienti. E se laCompagnia di Gesùsola fra tutti gliOrdini religiosifu sì odiata sempre, convien bene che vi sia in lei insita una sufficiente ragione eccitante questo continuo e comune odio contro di lei di tuttele nazioni. Or questa ragione sufficiente non può trovarsi certamente nella Leggereligiosa. È dunque, anche per ciò solo, necessario il supporre che vi sia ora un'altra legge che la regola e governa, ossia la sregola e la sgoverna.
“La quale legge non è altro che iMonita secreta, lambiccati e quintessenza dell'odio e della malizia antisociale ed anticristiana edei gesuiti cacciatiper divino castigodalle loro sedi, e dispersi tra le genti fino al giorno in cui riconosceranno anche essi il vero Messia:la libertà. Allora avremo forse anche noisalutem ex inimicis nostris et de manu omnium qui oderunt nos. LaCompagnia di Gesùinfatti, come fu ed è dappertutto influentissima nel male, dopo che abbandonò la veradottrina di Cristo, così sarebbe stata e sarà senza dubbio, influentissima nel bene quando o non l'avesse abbandonata, o le ritornasse in seno.”
Io sono certo che leggendo siffatto ammasso di banali insolenze, non sorrette da nessuna ragione, non confortate da nessun fatto, da quello infuori, brutalmente vero, delle persecuzioni sofferte, Ella proverebbe un impeto di sdegno.
Ed avrebbe, Riverito Signor mio, non una, ma mille ragioni; perocchè oggi chi studia le questioni sociali e storielle, sopra libri alquanto più seri che non sieno i romanzi di Eugenio Sue, sa, con certezza, che l'invenzione deiMonita secretaè una delle più spudorate calunnie che sieno mai uscite dalla penna di libellista settario.
Ma sa Ella donde ho tratto le pagine surriferite contro la Compagnia di Gesù?
Sono nè più nè meno che quanto si legge nel volume 6º, anno 1881, pagg. 601 e 735 della suaCiviltà; soltanto, non per ricordare anco una volta. a V. S. Ill.ma il notoqui gladio ferit, gladio perit, ma per mero artifizio di polemica, mi son permesso di sostituire sempre e dovunque alla parolaebreiquella digesuiti, alla parolaTalmudquella diMonita secreta(calunnia per calunnia) indicando del resto sempre e dovunque le mie modificazioni con carattere corsivo; buona fede questa alla quale nè i Gesuiti, nè gli Ebrei sono avvezzi da parte dei loro avversari.
Capisco che Ella mi dirà che ciò che si è detto deiMonitaè calunnia nera, e verità invece sacrosanta quantol'articolaio suo blatera contro ilTalmud; ma io le risponderò pregandola a rileggere quanto è scritto nei precedenti capitoli e ad esaminare, con serena coscienza, se più sian convincenti gli argomenti miei o quelli dell'articolaio suo; ma siccome in quei capitoli io non pigliavo di fronte uno piuttosto che un altro nemico del giudaismo, e combattevo, non il calunniatore, ma la calunnia, così consenta che in questa mia lunga lettera io risponda a talune delle più impudenti osservazioni dell'articolaio suo.
Abilità miranda, malizia sopraffina od arte infernale, Riveritissimo Signor mio, è invero quella di cui fa prova l'articolaio suo, allorquando a pag. 4 e 5 del vol. V, pretende provare che l'Assemblea dei notabili ebrei, prima, ed il Sinedrio da poi, convocati a Parigi dal primo Napoleone, ingannarono la Francia ed il mondo, e facendo mostra di amore pei Francesi e per gli uomini civili in generale, proclamarono invece altamente il loro odio per tutti quanti non sono Ebrei.
Riassumo l'argomentazione dell'articolaio suo.
Egli dice: Gli Ebrei dichiararono in quelle solenni adunanze, di avere in conto di fratelli coloro che osservano i sette precetti noachitidi. E questo è vero. Ma, prosegue l'articolaio, fra questi precetti vi ha quello di non mangiar carne strappata da animale vivo, e l'altro di aborrire dal culto degli idoli. Ora nessun popolo, tranne l'ebreo, aborre dall'uso di carni strappate da animali vivi e l'ebreo considera idolatri i Cristiani pel culto di latria che rendono a N. S. Gesù Cristo, pel culto di dulia che professano alla Beata Vergine. Quindi gli Ebrei dicendo di aver in conto di fratelli coloro che osservavano i sette precetti noachitidi, venivano, alla fin dei conti, a dire che non avevano in conto di fratelli altro che se stessi.
Non mi affannerò io certamente a provare che il Diodella Bibbia rivelò a Noè ed a' suoi figli i sette precetti che i talmudisti dicono noachitici.
Son fole, indegne che Ella ed io ci perdiamo tempo.
Ma vorrà Ella negarmi che quei sette precetti rappresentino ilminimum, per così dire, della morale?
Che vi ha dunque di strano se gli Ebrei dicono doversi considerare fratelli quelli soltanto che quei precetti noachitici osservano?
Per noi, educati alle idee di moderna tolleranza, di quella tolleranza che l'articolaio suo chiama massonica e che io dico cristiana, è infame eccettuare, teoricamente almeno, dalla fratellanza universale il cannibale e l'antropofago; alla S. V. Illma— nel cui giornale si tributano continui elogi alla cattolica Spagna, che non paga di aver bruciato Mori ed Ebrei in casa sua, ha distrutto, quasi, in America, le razze autoctone — alla S. V. Illma, siffatta eccezione deve sembrar naturale quando le sia provato che non si riferisce a' popoli cristiani o maomettani, ma soltanto agli idolatri ed ai cannibali propriamente detti. E questo lo proverò in poche righe, malgrado i sofismi, diremorabbinici, dell'articolaio suo.
Cominciamoin amoenis, e cioè dal precetto di non mangiar carni strappate da animali vivi. Nessuna religione, dalla giudaica in fuori, dice l'articolaio suo, ha tale precetto siccome rivelato da Dio; sopra il che ricorda quanto è scritto neiFioretti di San Francesconel capoidella vita di Fra Ginepro: “Visitando un frate infermo, domandollo: Possoti io fare servigio alcuno? Rispose l'infermo: Molto mi sarebbe grande consolazione uno peduccio di porco. Disse Frate Ginepro: Lascia fare a me. E va e piglia un coltello, ed in fervore di spirito va per la selva dov'erano certi porci a pascere, e gittossi addosso ad uno e tagliali il piede e fugge lasciando il porco col piè troncato” violando così — proseguel'articolaio — un precetto noachitico e rendendo indegni sè e il Frate infermo che mangiò il peduccio di porco, della carità universale ebraica.
L'articolaio ha dimenticato che il buon Fra Ginepro ha violato, non uno ma due precetti noachitidi — tanto è vero che i precetti della legge morale sono strettamente connessi gli uni cogli altri — ed ha violato proprio un precetto che Dio ha dato, non soltanto a Noè, ma a Mosè sul Sinai, che la Chiesa cattolica ha conservato fra i comandamenti di Dio, e che i codici penali di tutti i paesi del mondo, non cannibale, hanno accolto nelle loro ampie braccia:Settimo:Non rubare.
Non farò io colpa a Fra Ginepro del furto commesso e della crudeltà di cui si rese colpevole verso quel povero porco; il fervore della carità giustifica colpe ben più gravi che non sian quelle del buon fraticello, ma chieggo a V. S. Illmadi indicarmi una nazione civile, un uomo solo, il cui senso morale non sia completamente ottuso, che consenta a recidere un membro ad un animale vivo per cibarsene.
Allorquando i Talmudisti scrivevano non si conoscevamorale indipendente; sola sorgente di ogni morale era Dio; se essi posero sotto la salvaguardia di Dio un precetto che Dio non ha certamente rivelato a Noè, ma che ha scolpito nel cuore di ogni uomo, vorrà Ella farne colpa agli Ebrei? E lo potrebbe Ella, pensando con quanto accanimento i giornali di parte sua, e forse la stessa suaCiviltà, perseguitarono la vivisezione, certamente altrettanto crudele quanto l'atto di Frà Ginepro, ma, forse, giustificata dal grande incremento che apporta alle anatomiche discipline?
Creda, creda pure l'articolaio, che il mondo civile intero professa il precetto noachide di non mangiar carne strappata ad animali vivi.
Sed majora premunt. Al dire degli Ebrei, i Cristiani sono idolatri, quindi non osservano i sette precetti noachitidi e quindi sono esclusi da quella che l'articolaio suo chiama, elegantemente, fratellanza giudaica.
Non uso a valermi di altre espressioni, dirò soltanto che in questa argomentazione sono altrettante le inesattezze quante le parole. Gli Ebrei negano la divinità di N. S. Gesù Cristo — se non la negassero, non sarebbero Ebrei — ma ammettono e riconoscono che i Cristiani lo adorano, non come Uomo, ma come Figlio di Dio. Potranno deplorare questo, che per essi è un errore, ma non cadono nell'altro di non comprendere che l'Unità di Dio, il monoteismo, è dogma anche pei Cristiani. Non adorano certamente la Santissima Trinità, non si arrogano di spiegare ciò che è mistero per la Religione cristiana, ma sanno che il dogma della Trinità non esclude il monoteismo. E se il suo articolaio conoscesse almeno di nome la Cabbala e le opere di Knorr, di Rosenroth, di Reuchlin e di Rettangel, non ignorerebbe che nella Cabbala — che gli Ebrei, come Ebrei, non hanno del resto in nessun conto — si trovano parecchie allusioni favorevoli al dogma della Trinità.
Ma senza perderci in questioni cabalistiche, lo stesso articolaio non cita a pag. 732, vol.vi, queste parole del Maimonide? “La concezione, colui che concepisce e chi è concepito sono in Dio tre modi di essere i quali non costituiscono che la stessa essenza, nè formano punto una pluralità.”
Io non mi sento di addentrarmi nel ginepraio di una discussione teologica o filosofica, ma parmi, che queste parole provino abbastanza chiaramente che, nella mente del massimo filosofo e teologo ebreo, il dogma della Trinità non è incompatibile col monoteismo.
Parmi adunque aver dimostrata falsa ed insussistente la calunnia che il suo articolaio addebita agli Ebrei adunatia Parigi di avere, con un abile gioco di parole, manifestato il loro odio verso i popoli non israeliti, facendo credere a sentimenti di fratellanza cui avrebbe repugnato la loro religione. Ma, ad esuberanza, voglio addurre una altra prova.
Il suo articolaio, che a pag. 485 del vol.venumera abbastanza esattamente i precetti noachitidi, si accorge poi che tutta la sua argomentazione, per provare che, a giudizio degli Ebrei, i Cristiani non osservano quei precetti, claudica, zoppica. Ed allora cosa fa quel bravo signore, che in parecchi luoghi del suo articolo accusa gli Ebrei di aver falsato la Bibbia, con un tratto di mala fede, veramente rabbinica, a pag. 99 del vol.vii, include fra i precetti noachitidi,risum teneatis, la circoncisione!Tantae molis eratprovare che gli Ebrei non credono che i Cristiani osservino i precetti noachitidi!!
E passo ad un altro capo d'accusa.
L'articolaio suo è andato ad esumare, dai libri di uno dei tanti Ebrei rinnegati, il Drach, una vecchia, vecchissima accusa contro gli Ebrei.
“Ancora ai nostri giorni, egli dice, un tribunale di tre Ebrei, talvolta i meno civilizzati ed i più ignoranti del luogo, ma che dinanzi alla sinagoga ha piena autorità, si arroga il diritto (noi gemiamo di doverlo dire) di sciogliere i loro correligionari dai loro giuramenti, di annullare le loro promesse ed i loro impegni più sacri, così pel passato, come pel futuro.” Che il Drach fosse un malvagio ed un mentitore impudente, sapevamcelo da un pezzo; che il suo articolaio non conoscesse verbo del Talmud, se non a traverso le opere venali degli Ebrei rinnegati, aveva avuto cura di avvertircene egli stesso con queste parole (pag. 215, vol.vi):
“Alle rivelazioni dei Rabbini convertiti si dee pressochè esclusivamente quella qualunque (assai scarsa!)siasi cognizione in cui ora siamo (parli per sè, ildottoarticolaio, chè gli uomini di buona fede sanno attingere ad altre, meno impure, sorgenti) di quella perversa legge (il Talmud).” Ma che nel secoloxixtoccasse rispondere, per la millesima volta, ad un'accusa di questo genere, e che quest'accusa fosse riferita dal giornale di una Compagnia meritamente celebre per vastità di dottrina ed acutezza di mente, è cosa che davvero non mi sarei mai aspettato.
Siccome però tengo per assioma il precetto che a qualunque anche stolida accusa convenga rispondere, così rispondo al Drach ed allo articolaio.
Anche in questo caso si verifica il detto volgare, che non c'è fumo senza fuoco, ma è un fuocherello ben piccolo, glielo accerto, in paragone di quello dei roghi che bruciarono tanti poveri Ebrei ed anche,une fois n'est pas coutume, il R. P. Malagrida, che io tengo per altrettanto innocente quanto, quei poveri Ebrei.
Mi stia dunque a sentire, Riverito Signor mio!
È vero che una volta all'anno l'Ebreo si fa prosciogliere dalle promesse non mantenute; ma bisogna distinguere, perchè, come Ella mi insegna:Qui bene distinguit, proximus est veritati.
Non si tratta dunque, come il Drachrabbinicamenteinsinua, e l'articolaio pecorescamente copia, di promesse fatte a qualsivoglia persona o di giuramenti fatti a privati, a tribunali, a principi; si tratta soltanto divoti religiosi fatti a Dio e non adempiuti per cause indipendenti dalla volontà di chi li ha fatti(325).
Ora giova avvertire due cose: e cioè che se un Cattolico si trova nello stesso caso, ricorre alla Santa Sede,che avendo ricevuto da N. S. Gesù Cristo facoltà di sciogliere e di legare, lo proscioglie dal voto; l'Ebreo, che non ha autorità spirituale, ricorre a tre, che chiamerei probiviri, i quali adempiono ad un atto di carità, tranquillizzandone la coscienza. Oltre a ciò, è a sapersi che gli Ebrei non furono mai troppo teneri dei voti. Nell'Ecclesiasteè detto: “Meglio è che tu non voti, che se tu voti e non adempi” (v. 5) e Rabbi Meir commentando questo versetto soggiunge: “Ma meglio assai non far nessun voto”(326). E forse il buon Rabbi nell'emettere tale parere, aveva presente il versetto 14 delvideiNumeri, nel quale il Signore comandò che chi ha fatto un voto e lo ha osservato, debba, tra gli altri sacrifizi, offrirne uno in espiazione del peccato di aver fatto un voto.
E se il suo articolaio non fosse convinto e volesse fare un atto di giustizia inconsueto in lui, e che si riassume nel precettoaudietur et altera pars, legga laDéfense du Judaisme, di Isaac Levy, ed a pag. 62 vi troverà ampiamente confutata la sciocca accusa sulla quale, per mio conto, mi sono anche troppo dilungato.
Un'altra accusa che trovo nel vol.vi, pag. 605, è la seguente:
“I giudei poi non accettano la testimonianza dei non giudei; perchè non si dee credere a chi è sospetto di delitti. E tali sono tutti i non giudei. E perciò, anche secondo il Talmud, nessun ebreo dee porre una sua bestia da soma, o qualsiasi altra nelle stalle dei non giudei, nè lasciar sola con essi una loro donna, e neanche rimanere egli stesso solo con loro, per sospetti espressi chiaramente nel Talmud; ma che bello è il tacere(e più bello il non accennare, in omaggio al proverbio: non parlar di corda in casa del... padre Sanchez). “Sospettano dunque, gli Ebrei di tutto il genere umano non ebreo, e credono birbanti ed infami tutti fuorchè loro: e ciò notisi bene in forza della loro legge e per precetto religioso.”
Sicuro; gli Ebrei ed i loro Rabbini avevano, nel secolo V in cui fu scritto il Talmud, il gran torto di non fidarsi di chi non professava la loro religione; ma di grazia, a che sentimento si ispiravano i Padri delviConcilio d'Adge e del Concilio Epaonense, vietando ai Cristiani di non mangiare cogli Ebrei?(327). A che sentimento si inspirava papa Benedetto XIII, per tacer d'altri, vietando agli Ebrei di formare società coi Cristiani, di esercitare la medicina, di aver domestici cristiani, ecc., ecc. E quei predicatori che, al dire di papa Martino V(328), che cristianamente ne li biasima, vietavano persino ai Cristiani di cuocere pane per gli Ebrei, obbedivano, di grazia, a che sentimento?
Ma Ella mi dirà che, verso l'Ebreo, empio e spregiatore di ogni legge umana e divina, la diffidenza non è mai troppa, ma che l'Ebreo, sempre trattato amorevolmente dagli altri popoli, aveva obbligo di avere verso di loro la maggior confidenza.
Le storie tutte attestano di questa amorevolezza con cui eran trattati gli Ebrei, ma a me basta spigolare pochissimi fatti, che non sono però fatti isolati, per mostrare quanto torto avessero gli Ebrei di diffidare di coloro che professavano altre religioni, anche se questeimponevano come obbligo, la carità e l'amore verso l'uman genere.
A Beziers nella settimana santaera permessoai Cristiani di pigliare a sassate gli Ebrei(329).
Ma pigliarli a sassate non basta, e nelle Assise di Bretagna nel 1239, si trova una disposizione che vietava di procedere contro chiunque avesse ucciso un ebreo(330).
E questi empi Ebrei, così ben protetti dalle leggi dei popoli fra cui vivevano, osavano iscrivere nei loro libri religiosi, massime di precauzione contro i loro persecutori!
Perchè, invece, non affidarsi alla pietà di questi? Perchè non invocare, per esempio, l'appoggio di quel buon Ugo, cappellano del visconte di Rochechouart, di cui voglio narrarle le gesta, ad edificazione dell'articolaio suo.
È quasi certo che Ella sa, e che l'articolaio suo che nulla sa, ignora, che una di quelle sante leggi del passato, di cui l'articolaio invoca parecchie volte il ripristinamento, disponeva che gli Ebrei di Tolosa dovessero ricevere uno schiaffo alla porta del maggior tempio, cerimonia piissima ed edificante, che durò fino al principio delxiisecolo(331).
Ora quel buon cappellano..... ma val meglio lasci la parola ad un autore non sospetto di soverchia benevolenza verso gli Ebrei: “Quo tempore Ugo, capellanus Americi vicecomitis Rocacardensis, cum eodem seniore suo Tolosæ adfuit in Pascha: et colaphum judaeo, sicutillic omnis Pascha semper moris est, imposuit et cerebrum illico et oculos ex capite perfido ad terram effodit. Qui judæus statim mortuus, ad synagogam judæorum de basilica Sancti Stephani elatus, sepulturæ datus est.”(332).
E badi, Riverito Signor mio, che questi perfidi Ebrei avevano tanto maggior torto di diffidare di questi mitissimi avversari, in quanto la legge li tutelava così bene, che al piissimo cappellano Ugo non fu torto un capello!
Ma che vado io cercando esempi neltanto calunniato medio evo(come si suol dire nel suo giornale), per provare il torto grandissimo che avevano gli Ebrei di non fidarsi dei loro nemici?
Lo stesso suo articolaio mi fornisce un argomento prezioso. È noto,lippis et tonsoribus, che la Spagna, fra tutte le nazioni europee, è quella che gode la maggior simpatia di V. S. Ill.ma e dei redattori del suo giornale, tanto è vero che a pag. 456 del volumevla trovo chiamata “la più cavalleresca ed anche forse la più cattolica di tutte le nazioni.”
Ora, il suo pio articolaio visto, che se i tempi non volgono propizi agli arrosti, non sono neppur adatti a ristabilire lacolafizazionedi Tolosa, appena sente che il Governo spagnuolo si mostra disposto a richiamare gli Ebrei, scrive queste precise parole:
“Poco si fidano gli Ebrei dell'ospitalità spagnuola. E non hanno torto. Tanto più che la Spagna passa ora per avere le finanze sì pubbliche e sì private un po' ammalate. E quando gli Ebrei vi avessero seco portatii loro milioni, non si sa se poi qualche moto antisemitico non dovesse ricacciare gli Ebrei dalla Spagna, ritenendo i milioni. Sono cose già accadute, e che il presente dominio liberalesco non può che rendere sempre più facili a riaccadere.”
Lascio a parte l'insinuazione contro il dominio liberalesco; non oppongo l'osservazione che Ferdinando ed Isabella, che cacciarono gli Ebrei, ebbero dalla storia un nome che, grazie a V. S. Ill.ma, ed a pochi suoi accoliti, significa l'opposto di liberale; ma chieggo, a chiunque abbia pratica di arguzie rabbiniche, se dalle linee che ho testè riferito, non appare chiaro il desiderio del pio articolaio suo, che avvenga ciò ch'egli ipocritamente finge di temere, che cioè lacattolicaecavallerescaSpagna scaccicavallerescamentegli Ebrei, e ne ritenga, altrettantocavallerescamente, i milioni, dato e non concesso che milioni ci sieno?
E quando oggi ancora, in pienoxixsecolo, esistono pie persone come l'articolaio suddetto, come il Rohling, come il sucido falsario dell'anonimo opuscolo di Prato, come quel rinnegato di tutte le nazioni e di tutte le religioni che si fa chiamare Osman bey, vi è di che meravigliarsi se gli Ebrei delvsecolo avevano ricorso a qualche provvedimento precauzionale contro i loro nemici?
E qui giunto alla fine mi nasce, Riveritissimo Signor mio, un dubbio.
Valeva egli la pena di discutere coll'articolaio suo che mi dà prove luminose di dottrina, collocando Damasco in Egitto (vii, 476); facendo di S. E. il generale Menabrea un ebreo (vii, 238), quando sanno anche i bimbi che quell'egregio uomo di Stato fu tra i fondatori dell'Armonia, ed infine mettendo, come già ebbi a rilevare, la circoncisione fra i precetti noachidi? Ma istruire gli ignoranti è opera di carità, ed io non rimpiangerei lemie parole se non temessi che l'articolaio in questione, fosse fra quegli ignoranti che non vogliono essere istruiti.
Come si fa per esempio ad ammettere la buona fede, altrimenti che spiegandola colla crassa ignoranza, dello scrittore che a pag. 736 del vol.vi, scrive queste parole:
“Polemicamentepoi si manifesta la reazione religiosa ebraica con quell'informe ammasso dei loro libri, tutti diretti contro quanto non è ebreo. Più celebri fra questi, perchè più empî e più blasfematorî, sono ilToldos Jescouossia lagenerazionedi Gesù, e ilMaase Talony, ossiaStoria dell'impiccato. Ma gli Ebrei si vantano ancora di possedere treNizacchiossiaLibri vittoriosicontro i Cristiani e contro il Vangelo, composti l'uno dal Rabbino Matatial, l'altro dal Rabbino Lipman, ed il terzo dal Rabbino Giuseppe Kimchi.
“. . . . . Orribili veramente sono quei libri: ma però necessari a conoscersi da chi vuol sapere ciò che veramente pensano dei Cristiani gli Ebrei.”
Apra l'articolaio ilDizionario storico degli Autori Ebrei, opera di quell'eccellente sacerdote cattolico che fu il prof. De Rossi, a pag. 152 del vol. 2º, e troverà che ilToledoth Jesùed ilMaasse Jésùotaluìsono un libro solo con due titoli diversi, e quanto poi al farne colpa agli Ebrei vedrà che il celebre Mendelssohn protesta “che è uno di quei libri che nessun ebreo di buon senso legge o conosce” e che lo stesso De Rossi conviene che “tutti i più savi e dotti Rabbini sono talmente persuasi della sua impostura che non ne trovo veruno di tanti che hanno scritto di controversie, e difesa la loro religione contro de' Cristiani, che abbia osato citarlo per genuino, per antico, per autorevole.”
Mi è impossibile riportare intiero il capitolo del De Rossi, ma lo legga l'articolaio, e vedrà che l'autore del libercolo è ignoto e non è neppur provato cheesso sia un ebreo; sicchè volerne far colpa all'intiera nazione giudaica, sarebbe come dire che tutti gli Europei sono empî, perchè in Europa fu pubblicato, se pur fu pubblicato, ilDe Tribus impostoribus. Quanto a quelli, che in gergo romanesco-giudaico, l'articolaio chiamaNizzacchi, legga il De Rossi ed all'articolo Matatia, e non Matatial, come sproposita l'articolaio, troverà che questo Rabbino d'incerta età e luogo, è autore di un libro polemicomanoscritto, noti l'articolaiomanoscritto, contro il Vangelo, intitolato:Nitzachon, oLibro della Vittoria.
All'articoloLipman, troverà che costui compose nel 1399 un altroNitzachonin cui confuta gli atei, i sadducei, i caraiti, e specialmente i Cristiani, ed esamina tutti i testi della scrittura da loro prodotti per provare i loro dogmi; all'articolo Kimchi Giuseppe, troverà accuratamente notati i varî titoli delle opere anticristiane di questo dottissimo Rabbino spagnuolo delxiisecolo, il quale, al pari degli altri due scellerati Rabbini sunnominati, ha avuto il torto di scrivere dei libri in difesa della religione che professava senza chiederne il permesso all'articolaio suo.
Ed il suo articolaio può rabbrividire ed inorridire e raccapricciare quanto vuole nel ricordarli, ma deve sapere che le opere, quasi tutte inedite, del Kimchi, per dir di questo solo, vennero ritenute dal celebre Michaelis, dal Bruns, dall'anonimo autore delle Effemeridi di Gotha, e da altri letterati moderni, valentissimi nella filologia orientale e sacra, tanto utili per il progresso della medesima e di tanto pregio e importanza, che vivamente desiderarono che venissero ricercati con diligenza e dissotterrati e pubblicati.
Un'ultima osservazione ed ho finito. L'articolaio suo accusa gli Ebrei (vol.x, pag. 611) di aver sostituito al precetto biblico: “Ama dunque il Signore Iddio tuocon tutta l'anima tua e con tutto il tuo maggior potere” l'altroche Dio non si dee amare ma soltanto temere.
Se fossimo ancora nei tempi in cui la lingua ebraica era ignota ai Cristiani, se i riti e i costumi degli Ebrei fossero avvolti nel più profondo mistero, simile accusa potrebbe forse comprendersi; ma essa riesce, oggigiorno, peggio che inesplicabile.
Tutti sanno che gli Ebrei hanno una speciale preghiera, loSceman, che devono ripetere almeno due volte al giorno, e che è per loro il simbolo della loro fede, ciò che ilCredoè pei cattolici, sicchè tutti i martiri ebrei, morirono colloScemansulle labbra.
Ora i primi versetti di questa preghiera, di questocredo, sono testualmente i versetti 4–9 del librovidelDeuteronomio, e quindi le parole:Ama dunque il Signore Iddio con tutta l'anima tua e con tutto il tuo maggior potere, che non sono altro che il 5º versetto del libro citato del Deuteronomio, forman proprio parte di questa preghiera quotidiana.
Ma non basta; chè gli Ebrei aggiustano tanta importanza a questo versetto, che secondo l'articolaio avrebbero invece posto in non cale, che oggi ancora pronunziandolo “all'oggetto di concentrare la loro attenzione sopra questa verità fondamentale della Religione, usano, dietro l'esempio di un antico dottore della legge, coprirsi gli occhi colla mano destra”(333).
Come ella vede a farlo apposta l'articolaio per una delle poche volte che ha accusato gli Ebrei, senza riprodurrecalunnie trite e ritrite, ha avuto proprio la mano felice!
E chiedendo scusa a Lei, della lunga cicalata, depongo la penna, pregandola di credere che è con sommo dolore che devo dar posto ad uno scrittore dellaCiviltà Cattolicafra un Rohling ed un Osman bey.
Gradisca, ecc.
Gradisca, ecc.
Corrado GuidettiDottore in lettere.
Corrado GuidettiDottore in lettere.
Corrado Guidetti
Dottore in lettere.
(325)Tur Orach Chaim, cap.dcxix.
(325)Tur Orach Chaim, cap.dcxix.
(326)Chulin,i,a.
(326)Chulin,i,a.
(327)Conciliorum coll., t.iv, pag. 1389.
(327)Conciliorum coll., t.iv, pag. 1389.
(328)Bolla, anno 1429.
(328)Bolla, anno 1429.
(329)Ex Cronica Gonfredi Vosiensis, anno 1167, Dom. Bouquet, t.xii, p. 496.
(329)Ex Cronica Gonfredi Vosiensis, anno 1167, Dom. Bouquet, t.xii, p. 496.
(330)D'Argentré,Histoire de Bretagne, libroiv, capoxxiii, p. 207.
(330)D'Argentré,Histoire de Bretagne, libroiv, capoxxiii, p. 207.
(331)Dom. Bouquet.His. d. Fr., t.xii.
(331)Dom. Bouquet.His. d. Fr., t.xii.
(332)Ex Chronico Ademari Cabanensisad an. 1020 inRecueil des hist. de Francedi Dom. Bouquet, tomox, p. 154. Cfr.Mary Lafon.Hist. du midi de la France, t.ii, p. 122.
(332)Ex Chronico Ademari Cabanensisad an. 1020 inRecueil des hist. de Francedi Dom. Bouquet, tomox, p. 154. Cfr.Mary Lafon.Hist. du midi de la France, t.ii, p. 122.
(333)Mortara,La religione israelitica compendiosamente esposta, Mantova, Beretta, 1855, pag. 40.
(333)Mortara,La religione israelitica compendiosamente esposta, Mantova, Beretta, 1855, pag. 40.