XXXII.

La questione semitica in Russiaesposta dal principe Demidoff di San Donato.

Crediamo non inopportuno dar luogo, fra' documenti, alla seguente memoria del principe Demidoff, sulla questione semitica in Russia.

“Il movimento popolare antisemitico verificatosi in questi ultimi tempi, sotto diverse forme e con notevole insistenza, ha di nuovo messo sul tappeto la così detta questione semitica.“La nomina di un presidente della Commissione incaricata dell'esame di un così grave argomento, fa sperare che la questione sia per avviarsi verso una soluzione regolare, soluzione che dovrà essere tradotta in atto con lo allontanamento di tutte le condizioni anormali in cui si aggira l'esistenza degli Israeliti, sia sotto il punto di vista politico, sia sotto l'aspetto sociale. Il che costituisce appunto il nodo della questione medesima.“Uno dei caratteri essenziali e distintivi della situazione fatta in Russia alla popolazione israelitica è l'impossibilità in cui si trovanoi sudditi appartenenti alla religione ebraica di trasportare liberamente il proprio domicilio al di là dei confini assegnati per la loro dimora. In virtù di questa legge restrittiva, la quasi totalità del contingente israelitico, che ascende a circa tre milioni di abitanti, si concentra nei Governi del Nord e del Sud-Ovest. E la forzata agglomerazione sopra un territorio relativamente ristretto, nonchè la concorrenza per procacciarsi i mezzi di esistenza, derivata da questa agglomerazione medesima,mettono gli abitanti israeliti in critica quanto penosa condizione, obbligandoli in certo modo a transigere sulla scelta dei mezzi che possono assicurare la loro sussistenza.“Ognuno conosce la miseria, talvolta straziante, che stringe la grandissima maggioranza degli Ebrei russi; ed è appunto da questa miseria che provengono, come conseguenza naturale, quei fenomeni economici mostruosi, che indignano il mondo civile, quali lo sfruttare con ogni mezzo la popolazione indigena, l'usura e molti altri frutti riprovevoli ed odiosi dei costumi israelitici.“Qualunque provvedimento repressivo riescirà sempre inefficace a sradicare questi mali, i quali non possono essere soppressi che col mezzo di una non interrotta e coordinata sequela di riforme sostanziali nella esistenza degli sfruttatori, non che in quella degli sfruttati. La diffusione della istruzione, l'impianto del credito rurale, la diminuzione delle imposte e dei balzelli di ogni specie, e nello stesso tempo l'abolizione di quelle leggi antiquate, restrittive e convenzionali, che vietano agli Ebrei la libertà di azione per procacciarsi i mezzi di esistenza, ecco dove bisogna cercare il rimedio ai mali deplorati, con fondata speranza di guarigione.“Il solo fatto di permettere agli Israeliti, di eleggere il loro domicilio dove meglio loro talenta, basterebbe a rendere più regolari i rapporti anormali fra Ebrei e Cristiani, nei Governi del nord e sud-ovest, inquantochè ciò sarebbe come il lasciare libera l'azione a quella fondamentale legge economica, conosciuta sotto il nome di legge della domanda e della offerta. Tanto più che questa specie di domicilio coatto imposto agli Israeliti non vieta che, in tutto il rimanente del territorio russo, l'usuraio indigeno e nazionale, conosciuto sotto il nome diKulak, cioèpugno, e che non ha nulla da invidiare all'usuraio ebreo, non compia liberamente le sue alte gesta, quando gli se ne presenta l'occasione.“I provvedimenti che saranno messi in opera onde garantire il contadino da tutte le forme che riveste l'usura, devono essere di tal genere da condurre seco l'abolizione di questo flagello.“Ma la questione che esaminiamo ha un altro lato non meno grave e deplorevole.“Quell'indeterminato sentimento di odio e di disprezzo contro gl'Israeliti che si osserva nel popolo russo, è senza dubbio motivato da quel pregiudizio, tramandato di generazione in generazione, e di secolo in secolo, che si basa sulla differenza della religione, e che al giorno d'oggi, più che mai, ha perduto qualunque ragione di essere.“E se devesi rimpiangere che nessuno cerchi di sradicare questi pregiudizi, diffondendo nel popolo una razionale spiegazione delle leggende e dei fatti storici, molto più è da deplorarsi che si voglia mantenere questo stato di latente ostilità per mezzo della ineguaglianza civile, che mette gli israeliti in una condizione inferiore a quella di tutti gli altri cittadini dello Stato. Da ogni parte si innalzano mormorii contro lo spirito di corpo e la solidarietà degli Israeliti, contro il loro isolamento dal resto della nazione, contro il loro cocciuto dogmatismo religioso, che li allontana dal consorzio umano, ecc. Ma non è egli anche da chiedersi se possa essere altrimenti, dal momento che si mantengono tutte le condizioni anormali che accompagnano la loro esistenza?“E questo isolamento degli Ebrei non potrà cessare che se la nostra legislazione si occuperà seriamente di metterli in posizione meno umiliante di fronte a noi, sopprimendo qualunque restrizione ai loro diritti di cittadini; altrimenti non solo l'odio contro gl'Israeliti non verrà sopito, ma dovrà forzatamente scoppiare sempre con crescente violenza.“L'unificazione reale di tanti e così variati elementi che compongono la popolazione russa, non è possibile se non a patto di vedere istaurato un sistema di grande libertà civile e di assoluta eguaglianza nei diritti e nei doveri di ogni cittadino. È soltanto per mezzo di questi due potenti motivi e livellatori della vita pubblica, che si potranno cancellare le differenze di razza e di religione, differenze che non hanno nessuna significazione per lo Stato; è soltanto con tali fattori che si potrà creare la solidarietà dei pubblici interessi, nonchè l'unione effettiva di tutta una vasta contrada.“E siccome in questo processo di assimilazione di popoli diversi, la nazionalità che avrà la supremazia sarà sempre quella che si troverà essere la più forte e per il numero e per il grado del suo sviluppo morale, così è da ritenersi per certo che la russificazione effettiva, non quella apparente, di tutti gli abitanti dell'Impero, non potrà aver luogo che quando la Russia saprà atteggiarsi di fronte agl'Israeliti come messaggera di principii nuovi, differenti da quelli che furon loro creati dalla loro esistenza antecedente all'epoca in cui essi furono totalmente allontanati dalla vita pubblica del paese.“Ecco cosa osserva Macaulay, a proposito della elargizione dei diritti politici e civili agli Israeliti in Inghilterra:“— Quando la società gode del benessere nella vita, un contratto naturale ed inevitabile fa nascere spontaneo il sentimento del patriottismo nella mente dei cittadini, i quali sanno com'essi devono e il benessere e i piaceri dell'esistenza al luogo che li unisce in un compatto sodalizio. Ma sotto un Governo dispotico e partigiano questa fusione di idee non può avere il significato che avrebbe avuto con un miglior ordine di cose. Gli uomini sono costretti a cercare nel seno del loro partito quella protezione ch'essi avrebbero dovuto trovare nelle leggi del paese loro; questo ha per conseguenza logica e necessaria di far rivolgere verso il partito quei sentimenti che dovrebbero essere dedicati alla patria.”“Noi, in Russia, abbiamo cura di sequestrare gl'israeliti dal rimanente della popolazione, e poi ci meravigliamo se scorgiamo nei primi una riluttanza spiccata contro ogni tentativo di assimilazione o di unione. La causa della scissura e dell'odio è dunque in noi medesimi, ed è dal nostro seno che bisogna estirparla.“Se il Governo non vuole riconoscere gli Israeliti quali cittadini proprii ad esercitare tutti i diritti accordati agli altri, e se egli li subisce solamente come un male inevitabile non vi è da aspettarsi, da parte di questi paria, sentimenti diversi da quelli ch'essi nutrono per noi.“In un caso analogo al nostro possiamo prendere esempio dalla Francia, la quale ci prova come in certe date condizioni gli Ebrei possono divenire, quanto altri mai, membri utilissimi della nazione e del Governo. Essi stanno alla popolazione totale di Parigi nella proporzione di 3 per 100; eppure la questione israelitica è totalmente sconosciuta colà.“Ci rimarrebbe adesso da trattare un altro punto di vista dell'argomento, quello cioè delle stolide accuse lanciate agli Israeliti, cominciando dalle false interpretazioni con cui si snaturano i libri del loro culto, e terminando coll'addebito che vien loro fatto di servirsi del sangue cristiano per compiere alcuni loro riti religiosi; ma nessuna di queste insulsaggini merita di essere presa in esame e sottoposta alla critica, perciò noi le mettiamo senz'altro da parte prendendo piuttosto in considerazione altre accuse, le quali sembrano a prima vista, non prive di qualche fondamento.“Si dice per esempio che gl'Israeliti sono incapaci di sopportare qualunque lavoro fisico in generale, ed in ispecial modo quello della coltivazione delle terre; che in qualunque località essi si trovino i loro cespiti di guadagno saranno sempre ricavati dal mestiere di rivenditore, di usuraio, di mezzano, e che per conseguenza, accordando loro il diritto di muoversi liberamente, si mettono a portata della loro capacità, quei distretti ove essi potranno andare a stabilirsi. In queste accuse un solo punto è vero, ed è quello che afferma l'attitudine speciale degli israeliti alla mercatura di ogni genere; e quest'attitudine ch'è infatti una particolarità tipica della razza israelitica, la si deve a circostanze che esistono da migliaia di anni. Ma però non bisogna neppure dimenticare che una parte assai considerevole della popolazione israelitica si occupa di ogni specie di mestieri, senza eccettuare i più faticosi ed i più penosi, come a mo' di esempio, quelli del maniscalco, del fabbro ed altri simili. Ed è altresì accertato che in diverse località gl'Israeliti si dedicano anche alla agricoltura; così nel Governo di Kiew, oltre 10,000 Ebrei di ambo i sessi sono impiegati nella coltura della terra. Secondo i calcoli della decima revisione fatta nel governo diVilna, apparisce che sopra 61,645 israeliti, 2966 erano agricoltori; nel Caucaso una buona parte di operai agricoli è di razza israelitica; anche nel Libano vi sono più di 100 famiglie delle quali nove decimi lavorano la terra.“In molte altre località si riscontrano agricoltori israeliti, ma noi reputiamo che gli esempi fino a qui addotti bastino a provare che la razza israelitica non è poi tanto refrattaria al lavoro della terra, quanto comunemente si sostiene.“E questo fatto è tanto più degno di nota, inquantochè, eccezione fatta dalle colonie sperimentali fondate da Araktcheff, le quali ebbero ad abortire, nessuno incoraggiamento ed appoggio è mai stato accordato a questi tentativi, non solo, ma è provato che ogni sforzo di questo genere ha sempre incontrato difficoltà insuperabili nei regolamenti legislativi. Basterà citare a conferma dell'asserzione il testo della ben conosciuta legge del 1864, con cuiviene proibito agli Ebrei di comperar terre dai privati nei governi di Vilna e di Kovno, mentre s'inibiva ai proprietari russi di vendere, affittare od ipotecare agli Ebrei le loro terre.“Nell'anno 1881 questa legge fu estesa con un articolo addizionale a tutta la popolazione israelitica a cui si vietava la compra e l'affitto di terre in tutto il territorio dell'Ovest. Ciò non di meno, com'è stato detto sopra, la parte predominante della popolazione israelitica costituisce la classe dei mezzani e rivenditori di prodotti delle industrie locali. E se la mediazione rappresenta una delle funzioni vitali nella esistenza economica delle nazioni finchè si mantiene nei limiti necessari, essa diventa una calamità quando nella quantità vi è eccedenza a questi limiti.“In ultima analisi è appunto sopra questa circostanza che noi dobbiamo rivolgere la nostra attenzione. Ognuno deve sapere che in ogni località, ove siano praticati l'industria ed il commercio rurali, esisteuna proporzione matematica fra il numero dei produttori ed il numero dei distributori.“Eccezione fatta dalle condizioni della produzione locale, vi sono altre cause da cui dipendono le proporzioni sopra indicate. Tali sono il grado di densità della popolazione, imezzi di trasporto, ed infine tutta una serie di altri fattori, i quali si trovano in rapporto col mercato locale; ma nei governi del nord e del sud-ovest della Russia, le regole di detta proporzione sono assolutamente infrante. Ed è in conseguenza di questa sproporzione che si verifica un eccedente considerevole di forze improduttrici, che escono dai limiti menzionati, ed il cui mantenimento è un penoso aggravio pei produttori. È in queste circostanze che devonsi cercare le cause dei tumulti avvenuti in questi ultimi tempi.“Accordando agl'Israeliti un'assoluta eguaglianza nei diritti civili ed il concorso di stabilire le loro dimore neigoverni della grande Russia, si otterrebbe senza dubbio alcuno per i nostri confini il voluto equilibrio fra i due motori fondamentali della nostra economia locale. In pari tempo, fissandosi colà ove è maggiormente sentita la mancanza dei mediatori per lo scambio dei prodotti, è evidente che una parte della popolazione israelitica riempirebbe in breve tempo questa grande lacuna.“In questa guisa, sopprimendo le condizioni dannose che obbligano gl'Israeliti ad abitare certe date località, si trasformerebbe un elemento nocivo in un fattore utile alla nostra esistenza politica.“Nominato membro della Commissione instituita onde esaminare la questione israelitica, ho creduto mio dovere di fare immantinente noto alla Commissione stessa il mio modo di vedere a questo proposito.”

“Il movimento popolare antisemitico verificatosi in questi ultimi tempi, sotto diverse forme e con notevole insistenza, ha di nuovo messo sul tappeto la così detta questione semitica.

“La nomina di un presidente della Commissione incaricata dell'esame di un così grave argomento, fa sperare che la questione sia per avviarsi verso una soluzione regolare, soluzione che dovrà essere tradotta in atto con lo allontanamento di tutte le condizioni anormali in cui si aggira l'esistenza degli Israeliti, sia sotto il punto di vista politico, sia sotto l'aspetto sociale. Il che costituisce appunto il nodo della questione medesima.

“Uno dei caratteri essenziali e distintivi della situazione fatta in Russia alla popolazione israelitica è l'impossibilità in cui si trovanoi sudditi appartenenti alla religione ebraica di trasportare liberamente il proprio domicilio al di là dei confini assegnati per la loro dimora. In virtù di questa legge restrittiva, la quasi totalità del contingente israelitico, che ascende a circa tre milioni di abitanti, si concentra nei Governi del Nord e del Sud-Ovest. E la forzata agglomerazione sopra un territorio relativamente ristretto, nonchè la concorrenza per procacciarsi i mezzi di esistenza, derivata da questa agglomerazione medesima,mettono gli abitanti israeliti in critica quanto penosa condizione, obbligandoli in certo modo a transigere sulla scelta dei mezzi che possono assicurare la loro sussistenza.

“Ognuno conosce la miseria, talvolta straziante, che stringe la grandissima maggioranza degli Ebrei russi; ed è appunto da questa miseria che provengono, come conseguenza naturale, quei fenomeni economici mostruosi, che indignano il mondo civile, quali lo sfruttare con ogni mezzo la popolazione indigena, l'usura e molti altri frutti riprovevoli ed odiosi dei costumi israelitici.

“Qualunque provvedimento repressivo riescirà sempre inefficace a sradicare questi mali, i quali non possono essere soppressi che col mezzo di una non interrotta e coordinata sequela di riforme sostanziali nella esistenza degli sfruttatori, non che in quella degli sfruttati. La diffusione della istruzione, l'impianto del credito rurale, la diminuzione delle imposte e dei balzelli di ogni specie, e nello stesso tempo l'abolizione di quelle leggi antiquate, restrittive e convenzionali, che vietano agli Ebrei la libertà di azione per procacciarsi i mezzi di esistenza, ecco dove bisogna cercare il rimedio ai mali deplorati, con fondata speranza di guarigione.

“Il solo fatto di permettere agli Israeliti, di eleggere il loro domicilio dove meglio loro talenta, basterebbe a rendere più regolari i rapporti anormali fra Ebrei e Cristiani, nei Governi del nord e sud-ovest, inquantochè ciò sarebbe come il lasciare libera l'azione a quella fondamentale legge economica, conosciuta sotto il nome di legge della domanda e della offerta. Tanto più che questa specie di domicilio coatto imposto agli Israeliti non vieta che, in tutto il rimanente del territorio russo, l'usuraio indigeno e nazionale, conosciuto sotto il nome diKulak, cioèpugno, e che non ha nulla da invidiare all'usuraio ebreo, non compia liberamente le sue alte gesta, quando gli se ne presenta l'occasione.

“I provvedimenti che saranno messi in opera onde garantire il contadino da tutte le forme che riveste l'usura, devono essere di tal genere da condurre seco l'abolizione di questo flagello.

“Ma la questione che esaminiamo ha un altro lato non meno grave e deplorevole.

“Quell'indeterminato sentimento di odio e di disprezzo contro gl'Israeliti che si osserva nel popolo russo, è senza dubbio motivato da quel pregiudizio, tramandato di generazione in generazione, e di secolo in secolo, che si basa sulla differenza della religione, e che al giorno d'oggi, più che mai, ha perduto qualunque ragione di essere.

“E se devesi rimpiangere che nessuno cerchi di sradicare questi pregiudizi, diffondendo nel popolo una razionale spiegazione delle leggende e dei fatti storici, molto più è da deplorarsi che si voglia mantenere questo stato di latente ostilità per mezzo della ineguaglianza civile, che mette gli israeliti in una condizione inferiore a quella di tutti gli altri cittadini dello Stato. Da ogni parte si innalzano mormorii contro lo spirito di corpo e la solidarietà degli Israeliti, contro il loro isolamento dal resto della nazione, contro il loro cocciuto dogmatismo religioso, che li allontana dal consorzio umano, ecc. Ma non è egli anche da chiedersi se possa essere altrimenti, dal momento che si mantengono tutte le condizioni anormali che accompagnano la loro esistenza?

“E questo isolamento degli Ebrei non potrà cessare che se la nostra legislazione si occuperà seriamente di metterli in posizione meno umiliante di fronte a noi, sopprimendo qualunque restrizione ai loro diritti di cittadini; altrimenti non solo l'odio contro gl'Israeliti non verrà sopito, ma dovrà forzatamente scoppiare sempre con crescente violenza.

“L'unificazione reale di tanti e così variati elementi che compongono la popolazione russa, non è possibile se non a patto di vedere istaurato un sistema di grande libertà civile e di assoluta eguaglianza nei diritti e nei doveri di ogni cittadino. È soltanto per mezzo di questi due potenti motivi e livellatori della vita pubblica, che si potranno cancellare le differenze di razza e di religione, differenze che non hanno nessuna significazione per lo Stato; è soltanto con tali fattori che si potrà creare la solidarietà dei pubblici interessi, nonchè l'unione effettiva di tutta una vasta contrada.

“E siccome in questo processo di assimilazione di popoli diversi, la nazionalità che avrà la supremazia sarà sempre quella che si troverà essere la più forte e per il numero e per il grado del suo sviluppo morale, così è da ritenersi per certo che la russificazione effettiva, non quella apparente, di tutti gli abitanti dell'Impero, non potrà aver luogo che quando la Russia saprà atteggiarsi di fronte agl'Israeliti come messaggera di principii nuovi, differenti da quelli che furon loro creati dalla loro esistenza antecedente all'epoca in cui essi furono totalmente allontanati dalla vita pubblica del paese.

“Ecco cosa osserva Macaulay, a proposito della elargizione dei diritti politici e civili agli Israeliti in Inghilterra:

“— Quando la società gode del benessere nella vita, un contratto naturale ed inevitabile fa nascere spontaneo il sentimento del patriottismo nella mente dei cittadini, i quali sanno com'essi devono e il benessere e i piaceri dell'esistenza al luogo che li unisce in un compatto sodalizio. Ma sotto un Governo dispotico e partigiano questa fusione di idee non può avere il significato che avrebbe avuto con un miglior ordine di cose. Gli uomini sono costretti a cercare nel seno del loro partito quella protezione ch'essi avrebbero dovuto trovare nelle leggi del paese loro; questo ha per conseguenza logica e necessaria di far rivolgere verso il partito quei sentimenti che dovrebbero essere dedicati alla patria.”

“Noi, in Russia, abbiamo cura di sequestrare gl'israeliti dal rimanente della popolazione, e poi ci meravigliamo se scorgiamo nei primi una riluttanza spiccata contro ogni tentativo di assimilazione o di unione. La causa della scissura e dell'odio è dunque in noi medesimi, ed è dal nostro seno che bisogna estirparla.

“Se il Governo non vuole riconoscere gli Israeliti quali cittadini proprii ad esercitare tutti i diritti accordati agli altri, e se egli li subisce solamente come un male inevitabile non vi è da aspettarsi, da parte di questi paria, sentimenti diversi da quelli ch'essi nutrono per noi.

“In un caso analogo al nostro possiamo prendere esempio dalla Francia, la quale ci prova come in certe date condizioni gli Ebrei possono divenire, quanto altri mai, membri utilissimi della nazione e del Governo. Essi stanno alla popolazione totale di Parigi nella proporzione di 3 per 100; eppure la questione israelitica è totalmente sconosciuta colà.

“Ci rimarrebbe adesso da trattare un altro punto di vista dell'argomento, quello cioè delle stolide accuse lanciate agli Israeliti, cominciando dalle false interpretazioni con cui si snaturano i libri del loro culto, e terminando coll'addebito che vien loro fatto di servirsi del sangue cristiano per compiere alcuni loro riti religiosi; ma nessuna di queste insulsaggini merita di essere presa in esame e sottoposta alla critica, perciò noi le mettiamo senz'altro da parte prendendo piuttosto in considerazione altre accuse, le quali sembrano a prima vista, non prive di qualche fondamento.

“Si dice per esempio che gl'Israeliti sono incapaci di sopportare qualunque lavoro fisico in generale, ed in ispecial modo quello della coltivazione delle terre; che in qualunque località essi si trovino i loro cespiti di guadagno saranno sempre ricavati dal mestiere di rivenditore, di usuraio, di mezzano, e che per conseguenza, accordando loro il diritto di muoversi liberamente, si mettono a portata della loro capacità, quei distretti ove essi potranno andare a stabilirsi. In queste accuse un solo punto è vero, ed è quello che afferma l'attitudine speciale degli israeliti alla mercatura di ogni genere; e quest'attitudine ch'è infatti una particolarità tipica della razza israelitica, la si deve a circostanze che esistono da migliaia di anni. Ma però non bisogna neppure dimenticare che una parte assai considerevole della popolazione israelitica si occupa di ogni specie di mestieri, senza eccettuare i più faticosi ed i più penosi, come a mo' di esempio, quelli del maniscalco, del fabbro ed altri simili. Ed è altresì accertato che in diverse località gl'Israeliti si dedicano anche alla agricoltura; così nel Governo di Kiew, oltre 10,000 Ebrei di ambo i sessi sono impiegati nella coltura della terra. Secondo i calcoli della decima revisione fatta nel governo diVilna, apparisce che sopra 61,645 israeliti, 2966 erano agricoltori; nel Caucaso una buona parte di operai agricoli è di razza israelitica; anche nel Libano vi sono più di 100 famiglie delle quali nove decimi lavorano la terra.

“In molte altre località si riscontrano agricoltori israeliti, ma noi reputiamo che gli esempi fino a qui addotti bastino a provare che la razza israelitica non è poi tanto refrattaria al lavoro della terra, quanto comunemente si sostiene.

“E questo fatto è tanto più degno di nota, inquantochè, eccezione fatta dalle colonie sperimentali fondate da Araktcheff, le quali ebbero ad abortire, nessuno incoraggiamento ed appoggio è mai stato accordato a questi tentativi, non solo, ma è provato che ogni sforzo di questo genere ha sempre incontrato difficoltà insuperabili nei regolamenti legislativi. Basterà citare a conferma dell'asserzione il testo della ben conosciuta legge del 1864, con cuiviene proibito agli Ebrei di comperar terre dai privati nei governi di Vilna e di Kovno, mentre s'inibiva ai proprietari russi di vendere, affittare od ipotecare agli Ebrei le loro terre.

“Nell'anno 1881 questa legge fu estesa con un articolo addizionale a tutta la popolazione israelitica a cui si vietava la compra e l'affitto di terre in tutto il territorio dell'Ovest. Ciò non di meno, com'è stato detto sopra, la parte predominante della popolazione israelitica costituisce la classe dei mezzani e rivenditori di prodotti delle industrie locali. E se la mediazione rappresenta una delle funzioni vitali nella esistenza economica delle nazioni finchè si mantiene nei limiti necessari, essa diventa una calamità quando nella quantità vi è eccedenza a questi limiti.

“In ultima analisi è appunto sopra questa circostanza che noi dobbiamo rivolgere la nostra attenzione. Ognuno deve sapere che in ogni località, ove siano praticati l'industria ed il commercio rurali, esisteuna proporzione matematica fra il numero dei produttori ed il numero dei distributori.

“Eccezione fatta dalle condizioni della produzione locale, vi sono altre cause da cui dipendono le proporzioni sopra indicate. Tali sono il grado di densità della popolazione, imezzi di trasporto, ed infine tutta una serie di altri fattori, i quali si trovano in rapporto col mercato locale; ma nei governi del nord e del sud-ovest della Russia, le regole di detta proporzione sono assolutamente infrante. Ed è in conseguenza di questa sproporzione che si verifica un eccedente considerevole di forze improduttrici, che escono dai limiti menzionati, ed il cui mantenimento è un penoso aggravio pei produttori. È in queste circostanze che devonsi cercare le cause dei tumulti avvenuti in questi ultimi tempi.

“Accordando agl'Israeliti un'assoluta eguaglianza nei diritti civili ed il concorso di stabilire le loro dimore neigoverni della grande Russia, si otterrebbe senza dubbio alcuno per i nostri confini il voluto equilibrio fra i due motori fondamentali della nostra economia locale. In pari tempo, fissandosi colà ove è maggiormente sentita la mancanza dei mediatori per lo scambio dei prodotti, è evidente che una parte della popolazione israelitica riempirebbe in breve tempo questa grande lacuna.

“In questa guisa, sopprimendo le condizioni dannose che obbligano gl'Israeliti ad abitare certe date località, si trasformerebbe un elemento nocivo in un fattore utile alla nostra esistenza politica.

“Nominato membro della Commissione instituita onde esaminare la questione israelitica, ho creduto mio dovere di fare immantinente noto alla Commissione stessa il mio modo di vedere a questo proposito.”


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