NOTASUL PORCHETTO DEI SARDI
I sardi leggeranno con qualche interesse questa nota sullaporchettadelle Romagne, sorella al loroporcheddu, e che è tolta da un libro piuttosto raro che devo alla squisita cortesia del mio egregio amico Dott. Domenico Bilancioni di Rimini, e che porta il titolo:
Porcus Trojanuso sia laPorchetta.Cicalata ne le nozze di Messer Carlo Ridolfi Veronese con Madonna Rosa Spina, Riminese. Altra Edizione.
È niente meno che un volume di 134 pagine, con 224 note; pieno di pellegrina erudizione e di saporitissimo spirito.
LaPorchetta, nota agli antichi Romani sotto il nome diPorcus Trojanus, altro non è che un porco intiero sbudellato, o come vogliam dire sventrato, riempito di pepe, aromati, aglio, sale, finocchio fresco e poscia cotto intiero nel forno. Non v’è giorno di festa o di mercato, che non si venda a libbre così saporosa vivanda, la quale usasi la state, non già perchè nell’inverno non sia ugualmente buona, e forse migliore, ma perchè dovendosi vendere al minuto, si raffredderebbe troppo. Per grandi conviti può farsi in qualunque stagione.
Nell’Umbria, e nella Marca ogni mattino,Che sia festivo in mezzo della piazzaHavvi di cotti arrosti un magazzino,Per cui la povertà non poco sguazzaSenza far di pignatta in la giornataE in tre o quattr’ore il magazzin si spazza[17].
Nell’Umbria, e nella Marca ogni mattino,Che sia festivo in mezzo della piazzaHavvi di cotti arrosti un magazzino,
Nell’Umbria, e nella Marca ogni mattino,
Che sia festivo in mezzo della piazza
Havvi di cotti arrosti un magazzino,
Per cui la povertà non poco sguazzaSenza far di pignatta in la giornataE in tre o quattr’ore il magazzin si spazza[17].
Per cui la povertà non poco sguazza
Senza far di pignatta in la giornata
E in tre o quattr’ore il magazzin si spazza[17].
Cotto inporchettas’intende nella Romagna il porco intiero cotto nel forno. Così chiamano cotto in porchetta i polli, ed altri animali intieri cotti nel forno.
Porchetta, o come dicono i Toscani, porcella viene dal latinoporcella, significantepicciola porcao daporcetraparimente latino significanteporca uniparae questa era riputata la migliore, presso gli antichi Romani per cuocersi in porchetta, che in tal caso chiamavasiporcus trojanus, come ne fanno ampia fede Macrobio, Pompeo Festo e come può vedersi in altri autori.
I Romani erano innamorati del porco e Giovenale osò chiamarlo divino:
....... voveasque sacellisExta: et candidula divini thomacula porci.
....... voveasque sacellisExta: et candidula divini thomacula porci.
....... voveasque sacellis
Exta: et candidula divini thomacula porci.
Tra le prose fiorentine vedi nella Cicalata IV, dove la porchetta ò chiamataporco deliziosissimo. Difatti chi non esclamerà al solo vedere la porchetta col Dott. Chimentelli.Che Nepentisi! che panacea! che pancresti! che giulebbi o manuscritti perlati!
Leporcilie piaculari, tanto usate nei sacrifizi, non erano che una porchetta un poco più tenera, la quale sventrata ed offerte le viscere agli Dei,extis porrectis, cuocevasi per colezione o merenda di quei non storditi sacerdoti.... I fratelli Arvali, che pure erano persone nobili e delicate,ed erano dodici soltanto, e non sempre tutti intervenivano al sacro epulo, in una giornata di maggio ogni anno immolavano in un loro Luco, fuori di Roma, due porcelle piaculatorie, e purgavano in tal guisa il sacro bosco. Verso il mezzogiorno, deposta la protesta, così per colezioncina, per un semplice asciolvere, per un jentacolo, che più tardi facevasi l’epulo grande, mangiavansi le due grassoccie porcellette in porchetta, ed il sangue delle medesime fritto. E l’autore anonimo di quest’opera arguta, che era canonico e dotto bibliotecario di Rimini, aggiunge, «Il sangue delle altre vittime lo spargevan bene colla Patena sull’Ara, ma questo della porcella se lo friggevano gloriosamente.»
Arnobio ci assicura di questi sacrifizi con quelle parole. —Quæ est enim causa, requiram, ut eadem rursus, ut ille Tauris Deus, hædis alius honoretur, aut ovibus? Hic lactantibus porculis, alter intonsis agnis, hic virginibus buculis, capris ille cornutis, hic sterilibus vaccis, at ille incientibus scrofulis? Hic albentibus, ille tetris, alter feminei generis, alter vero animantibus masculinis? etc.
È certo che oltre i sagrifizi porcini da noi altrove mentovati, usavansi anche dopo parto felice. Plaut. Rud. A. 4. Sc. 6.; e per ottenere buon raccolto.Verris obliquum meditantis ictum Sanguine donem.Hor. L. 3. Od. 23.; ma più comunemente nelle alleanze, come si disse, e come può vedersi in Varr. R. R. 2. 4., Liv. I. 9., e IX, 5., Virg. Æn. 12. v. 170, Homer. Illiad. 19. ecc. Anche a’ dì nostri, ci assicura laBibliotheque Universelledi Ginevra (Juillet 1817. p. 261.) i naturali dell’Isola di Vahoo sagrificano il porco al loro Dio, e lo mangiano. Lo stesso si fa nell’Isola Tonga del Mar Pacifico da que’ selvaggi per usi sacri, e nelle nozze, facendosi la porchetta, che poi si distribuisce al popolo (Bibl. Un. Dec. 1817. p. 361.) A proposito però del mangiare, di cui parla Marziale nella seguente nota, è da osservarsi, che il porcello di un mese è buono a mangiarsi,e che con uno di questi quel buon arnese di Nerone, per mezzo di una certa femmina chiamata Locusta, avvelenò il di lui fratello Britannico, come narra Svetonio.
Ateneo ci racconta che in alcuni luoghi sacrificavasi con porcelli di latte; ma più bella la schicchera Porfirio il quale racconta che Pittagora, e Pittagora era uomo di senno, non sacrificava mai altri animali che porchette tenerissime. Oh andatevi a fidare di chi dice che Pittagora non mangiava il porco! se le sacrificava le avrà anche mangiate, perchè i sacrifizi, come sapete, vogliono essere mangiati. Non mangiava bensì altre carni, ma quella del porcello (cioè la porchetta) gustavala. Aul. Gell. Noct. Att. 4. 11. Che diremo dunque di que’ Pittagorici che odiano il Porco? Ser Magiro mio, non vi fidate di lasciare la vostra porchetta in luogo solitario, ove potesse penetrare qualche Pittagorico. Lasciereste le pere in guardia all’orso: e la porchetta andar potrebbe in visibilio. Del resto lePorcilie piaculari,o espiatoriesi immolavano ad Aram, laddove laVacca onorariaimmolavasi ad Foculum. Alcuni credono che per Ara s’intendesse l’altare del tempio, e perFoculuml’altare domestico. Altri credono che le Are fossero le are avanti ai lari nelle case, ed ilFoculofosse il fuoco istesso che ardeva nelle dimestiche abitazioni in onore dei medesimi e che di qui ne sia nato il proverbioDimicare pro aris et focis.
Gli antichi stimavano impura ai sacrifizi la porcella che non avesse compiti i cinque giorni, e Coruncano non voleva che fosse pura finchè non era divenuta bidente, come ci assicura Plinio (L. 7. c. 51.). Varrone (de R. R. l. 2. c. 4.) dice che vi vogliono dieci giorni perchè sia pura. Per me credo chepuraebuonapresso questi signori fosse sinonimo. Comunque sia, a noi poco importa di tutto ciò. Dunque, punto.
Catone poi insegna la formula colla quale invocavansi gli Dei, o le Dee in simili congiunture dicendo:O Dio,o Dea, cui è sacro questo bosco, ti prego con questo espiatorio Porco, ecc.: E nel Carme lustrico dice,Priusquam Porcum foeminam immolabis, Jano struem commoveto sic; Jane Pater te hac strue bonas preces precor, uti sis volens propitius mihi, liberisque meis, domo, familiaeque meae. Poi si offriva il vino. Qui poi la parola strues è sinonima di Libum. Vedasi Festo, e la Cornucopia del Perotti. Vedansi parimenti i medesimi sullaPorca, secondo i tempi in cui sacrificavasi, ora dettaPorca praecidaria o praecidanea, orasuccedanea. Eravi poi l’uso d’immolare piuttosto vittime maschie agli Dei maschi, e vittime femmine alle Dee femmine, e lo stesso usavasi col Porco, ma non sempre questo rito era osservato con rigore. I Porci destinati al sacrifizio appellavansiPorci Sacres, oSacrivi. Vedi Varrone de R. R., e Plauto Menaechm. A. 2 Sc. II.
I Porci del Medio Evo erano anche regaglie, oexenia, che dai Coloni dovevansi ai Padroni. Vedete la lettera 64 del lib. X. di S. Greg. M., ed i Papiri di Monsig. Marini, note al Papiro 34 pag. 234, e note al Papiro 133. Etelstano Re d’Inghilterra dava buoni prosciutti agli affamati (ex Tom. I. Concil. Britan. Concil. Grateleanum), e ne fece una legge nell’anno 928. Queste erano regaglie, o canoni più belli ed utili assai che non furono nel Medio Evo, e nei bassi tempi i Canonitrium quartorum Polastris, fogatias duas, duo brachia candelarum, unam bonam quartam vacce, unam spallam carnium, unum turdum, medietatem quarte partis unius turdi, unam bonam tortocraeam, quatrinos tres, tria petia ficorum, duos tertios medii Caponis pinguis, fumum Caponis cocti, medie once cere nove, unam unctiam piperis, unam bonam casciatam, ficas restas tres, turta munda, unum par caponorum grassorum, ed altri simili, o del canone di quattro reste di fichi, o dodici porri, che vedonsi nel Codice Bavaro edizione di Monaco del 1810 pag. 72, o dell’aladi Cappone che una famiglia pagava in Piemonte a non so qual luogo, come seco lui confabulando, mi assicurò il celebre Ab. Denina; o di un piatto di neve pagato altrove, come può vedersi nel libroLes ruines de Port-Royal des Champes. Vedasi anche il Muratori,DissertazioneXXXVIsopra le Antichità Italiane.
Anche ai tempi dei Romani si esigevano Porci dai possessori da distribuirsi ai Soldati, come può vedersi in Cassiodoro lib. XII. ep. 14., e dalla L. 2. del Codice Teodosianode erogat. milit. an.Davasi anche ai Tribuni ed altri militari strutto, lardo, ecc. Ad Aureliano, prima che fosse Imperatore, mentre era Tribuno, Valeriano assegnòporcellum dimidium. Mengotti Commerc. de’ Romani. Anche le contribuzioni pagavansi dal Popolo in generi e porcina.
L’uso delle porcellette di latte o bimestri come piacevano ad Orazio, si è conservato ancora oggidì nel Lazio e nella Sabina. Ai tempi di Roma per banchetti e nozze adoperavansi le porche le più tenere e saporose per farle in porchetta all’uso nostro e riuscire così, al dire del buon Varrone, il boccone più buono che gli Iddii abbiano concesso per banchettare. Quanto all’età doveva passare i sei mesi e quasi toccare l’anno. Osservavasi quando la porca cominciava dal dorso al capo avere le setole divise, nel qual caso chiamavansiporci biseti, odelicie talora ancheverri, ed in questo caso erano stimati eccellenti alla grand’opera. Per avere poi la carne di dette porche saporosa, le ingrassavano, e chiamavanle poscia così ingrassateeximii porci.
Vi ricorderete quando Automedonte nel libro IX dell’Iliaded’Omero, allorchè Achille ricevè gli ambasciatori del Campo Acheo, si mise a fare un abbondante cucina, e tra le altre cose, come traduce il Monti:
.... il pingue saporoso tergoDi saginato porco
.... il pingue saporoso tergoDi saginato porco
.... il pingue saporoso tergo
Di saginato porco
e poco dopo:
A rosolar sul fuoco isaginatiLombi suini....
A rosolar sul fuoco isaginatiLombi suini....
A rosolar sul fuoco isaginati
Lombi suini....
Marco Apicio aveva inventato un modo particolare di ingrassamento. Costui prendeva la porca femmina e dopo due giorni d’inedia castravala, poscia cominciava l’ingrassamento che durava quaranta giorni e questo lo faceva con fichi secchi. Finalmente quando era ben grassa, dava alla vittima una gran bevanda di acqua melata, e così la faceva morire subitamente di ripienezza.
Il canonico Luigi Nardi dà per l’etimologia delPorcus Troianus: Avevano ben ragione di chiamarlo con tale nome; poichè siccome il Cavallo Trojano, che pure fu inventato da un cuoco greco di nome Epeo, era gravido d’armi e d’armati, così le loroporchetteavevan l’anima di eccellentissimi ingredienti composti, che formavano un assai buono e badiale ripieno. Ecco perchè le chiamavanoPorcus Troianus.
NelPorcus Troianusvi mettevano per entro, i Romani, oltre il pepe, gli aromati, sali e le altre cose di rubrica, dei tordi, beccafichi arrostiti, rossi d’uova, salsiccia, vulve abbocconate o trinciate, e qualche volta dei crostacei, o a dir meglio dei frutti marini come ostriche, pettini e simili. Udito Macrobio:turdi assi, ficedule, vitelli ovorum, et ostrea, et petinis, lucanica, vulvae concisae, ecc. Levulvae concisaeperò, cavate dalle porcelle stesse erano il miglior boccone e di cui facevasi dai Romani la più squisita e ghiotta pietanza, che avessero, ed il descrivere la quale troppo lungo sarebbe, rimettendo gli amatori dell’antichità a Plinio, a Marziale, a Macrobio ed altri, contentandomi di accennare la stima che ne facevano i due celebri poeti Orazio e Giovenale. Il primo così si esprime:
Nil milius turdo, nil vulva dulcius ampla.
Nil milius turdo, nil vulva dulcius ampla.
Nil milius turdo, nil vulva dulcius ampla.
Ed il secondo:
Qui meminit calidae sapiat quid vulva culinae.
Qui meminit calidae sapiat quid vulva culinae.
Qui meminit calidae sapiat quid vulva culinae.
Non solo i Romani, ma anche gli Etruschi, gli antichissimi Greci ebbero l’uso di immolar le porchette nelle nozze, assicurandoci Varrone che la porca uccidevasi non solo nella alleanza de’ Regi, ma eziandio dai Magnati di Etruria in principio dello loro nozze, nelle quali moglie e marito immolavano la porca; dagli antichissimi popoli del Lazio prima dei Romani; e Varrone ne rende le doppie ragioni. La prima perchè dovevasi la Porca immolare nelle alleanze,e lo sposalizio è l’alleanza legittima e perpetua di un maschio con una femmina, definizione che Baldo istesso non saprebbe migliorare; la seconda per la ragione mistica di sua fecondità. Auguravasi così alla sposa che fosse feconda; ed immolavasi come animale alla Cipria Dea assai devoto:Mactatabur Porca non modo quia omnium animalium maxime in Venerem prona est, sed etiam ut nupta in suscipiendis liberis foecunda esset ut scropha, quæ olim inventa est sub ilicibus, la quale fece tanti figli in una volta, come dice Virgilio:
........... Ingens inventa sub ilicibus SusTriginta capitum foetus enixa.
........... Ingens inventa sub ilicibus SusTriginta capitum foetus enixa.
........... Ingens inventa sub ilicibus Sus
Triginta capitum foetus enixa.
I Romani pertanto come gli Argivi ed i Re, e potenti dell’Etruria, nelle nozze a Venere dea della voluttà la porca sacrificavano, come altri la sacrificavano alla sorocchia di Giove, cioè a Giunone Iugale, nel cingere la Zona alle nuove spose, per significare l’amore coniugale ove fu anche appellata la porchettaSacrificium Nuptialeed io scommetterei (dice sempre il dotto canonico) unpescennio nigroche l’uso di chiamare oggidìle Nozzeil giorno, in cui si mangian le primizie del porco frescamente ucciso, deriva da questi sacrifizi nuziali antichi,indispensabili a tutti gli sposalizii. Se poi questa porchetta fosse la famosa nuziale pietanza dettaNuptialisoNuptialicus, su cui si son rotte lo teste tanti antiquari, a me non appartiene il definirlo, benchè inclini a crederlo.
«Fastosi andar dobbiamo noi, che nei nostri paesi (dice il canonico riminese) conservata abbiamo un eroica vivanda, che altrove comunemente non usasi e che nulla ha di comune coll’antica napoletana porchetta o con quella della soppressa famosissima bolognesebirrichinaglia[18], ma che è totalmente antica, totalmente nobile, totalmente nostra propria....»
Fu Enea il primo che ai Lari sagrificò la scrofa coi figli, al dire di Dionigi di Alicarnasso presso il Grenovio T. vii. col. 165. Furono anche detti perciò Lares Grundiles. Orazio (III. 23):
Si thure placaris, et hornaFruge Lares, avidaque Porca
Si thure placaris, et hornaFruge Lares, avidaque Porca
Si thure placaris, et horna
Fruge Lares, avidaque Porca
E altrove
Immolet æquisHic Porca Laribus.
Immolet æquisHic Porca Laribus.
Immolet æquis
Hic Porca Laribus.
E Tibullo (Lib. 1. Eleg. 4.):
At nobis aerata, Lares, depellite tela,Hostia erit e plena mystica Porcus ara.
At nobis aerata, Lares, depellite tela,Hostia erit e plena mystica Porcus ara.
At nobis aerata, Lares, depellite tela,
Hostia erit e plena mystica Porcus ara.
Così nelle Feste Compitali, che ai Lari erano sacre gli antichissimi Romani descritti da Properzio (lib. 4. eleg. 1) sagrificavano il porco
Parva saginati lustrabant Compita Porci.
Parva saginati lustrabant Compita Porci.
Parva saginati lustrabant Compita Porci.
Immolavasi anche nei notissimi sagrifiziSuovetauriliacosì detti, come indica il nome stesso, perchè sagrificavasi prima il porco, poi la pecora, infine il toro. Le famose Tavole Eugubine anch’esse ricordano sagrifizi porcini.
Tra i canoni pagati all’Episcopio di Rimini, incontrasi nel XIV secolo quello singolare ed unico delCompitodi un porchetto. Vedasi il Fantuzzi,Monum. Ravenn.Tom. VI. anno 1376 ed il codice di Leale Malatesta. Anche Rimini città vicina alCompitonel XV secolo cooperò molto per la restaurazione delle Porchette. Negli antichi Statuti Riminesi del 1464. Rubrica CXLV del Libro 2 (Vedi il Fantuzzi loc. cit. ed il ch. Battaglini.Memorie storiche di Rimini, parte 2. pag. 140) leggesi «In Festo» ....annuatim curratur bravium octo brachiorum scharlecti qui detur primo venienti, et unaPorchettaquæ detur secundo venienti et unus Gallus cum uno marsupio novo ad collum dicti Galli cum una libra piperis qui detur ultimo venienti. Quod bravium dictisPorchettaet Gallo debeant stare in capite fori, etc.
È singolare anche ilporcoche pagavasi nel secolo X da un fondo confinante col Rubicone come vedesi in una carta dell’anno 952 nel Fantuzzi.Mon. Rav.T. 1. pag. 132.
FINE.
INDICEUna parola al lettorePag. 7CAPITOLO I.La Sardegna vuol essere amata. — Le città della Sardegna. — Cagliari. — I giardinetti e un pazzo di San Bartolomeo. — Sassari e una lezione di storia. — Le grandi e le piccole borgate della Sardegna. — I villaggi e gli stazzi13CAPITOLO II.La natura In Sardegna. — I boschi d’aranci di Millis. — Lande e foreste. — Fauna. — Gli uomini della Sardegna. — Etnografia sarda e tipi più salienti. — Le donne sarde. — Mancanza del proletario. — Carattere e costume dei Sardi. — Aneddoti di vendette e d’amori. — Foggie di vestire. — Ospitalità splendidissima dei Sardi. — Pranzi e gastronomia59CAPITOLO III.I proverbi sardi. — Classificazione e statistica dei proverbi. — Le superstizioni studiate nel proverbio. — Virtù, vizi ed usi ricercati per questa via. — L’agricoltura, la medicina popolare e la meteorologia dei proverbi. — Corsa attraverso i proverbi morali, filosofici e satirici118CAPITOLO IV.La poesia popolare In Sardegna. — La giunta municipale di Bortigadas. — Gli Improvvisatori e le loro lotte poetiche. — Poesie amorose. — Poeti sacri, antichi e moderni. — I misteri. — Poeti epici ed elegie. — Satire festevoli ed amare. — Poesie bernesche. — Poesie sardolatine dell’abate Madao154CAPITOLO V.Le malattie della Sardegna. — La malaria e l’inerzia. — Drenaggio ed educazione. — L’Arcadia esiste anche in Sardegna e più che mai. — Agricoltura e vini. — Monti granatici e barraccelli. — Scarsa popolazione dell’Isola. — Chi debba salvare la Sardegna190Nota sul porchetto dei Sardi221
NOTE:1.Ho mutato alcune circostanze del fatto, volendo rimaner scrittore e non diventare accusatore; e amando meglio ritrarre un tipo del vero che una fotografia.2.Itinerario dell’Isola di Sardegna del Conte Alberto Della-Marmora, tradotto e compendiato con note dal CanonicoGiovanni Spano. Cagliari 1868.3.Itinerario dell’Isola di Sardegna del conte Alberto Della-Marmora, tradotto e compendiato con note dal Canon.Giovanni Spano. Cagliari 1868, pag. 401.4.Mantegazza.Rio dela Plata e Tenerife. Milano 1867 pagina 676.5.Lamarmora e Spano,Itinerario dell’Isola di Sardegna. Cagliari 1868, pag. 111.6.Heinrich Freiherr von Maltzan.Reise auf der Insel Sardinien.Leipsig, 1869. pag. 164.7.His quondam(τὸ παλαιον)irati Barbaris Vandali, exiguam eorum manum cum uxoribus ablegaverunt in Sardiniam, ibique clausos continebant. Progrediente tempore(χρόνου προϊοντου)elapsi illi, vicinos Carali monte occuparunt: unde viciniam occultis latrociniis infestarunt initio. Denique cum ad 3000 excrevissent, renuntiarunt latebris, ita ut aperte circumiectis in locis omnibus grassarentur, dicti ab indigenisBarbaricini.Hos contraMaurosSalomon hac hieme classem paravit.De bello vand., II, 13.8.Il culto dei Sardi per la barba è espresso nel proverbio:homine de paga barba, homine de paga proe; uomo di poca barba uomo di poco valore.9.È fatto costante questo che là dove il terreno è più fertile, dove un immegliamento nella coltura sarebbe più possibile e proficuo, ivi il terreno è frazionato in parti infinitesimali. Migliaia di appezzamenti non rappresentano che la estensione di poche are. La smania del frazionamento è giunta a tal punto che in alcuni comuni poche are di terreno, ove sorgono due piante appartengono a tre distinti proprietari: uno, cioè, possiede il suolo, ed altri due una pianta ciascuno; altrove in una estensione ristrettissima di terreno vignato sonovi quattro o cinque proprietari, ciascuno dei quali non possiede che pochi ceppi di vite.Sulle condizioni della Sardegna. Osservazioni e Proposte del Comitato Popolare di Cagliari alla Commissione Parlamentare d’inchiestapag. 6.10.Noi non abbiamo voluto rubare il mestiere ai filologi, ma cogliere soltanto nelle poesie popolari sarde una parte dello spirito dei nostri isolani, e perciò non siamo entrati in questioni di lingua. Convien però ricordare che la Sardegna ha tre dialetti principali; ilmeridionaleparlato in Cagliari, Iglesias, Tortoli, Oristano, da quanti insomma vivono da Spartivento al Belvi; ilcentraleparlato in Logudoro (e detto quindi loguderese) da Gennargentu fino al Limbara; e ilsettentrionaleche è parlato dai Sardi di Sassari e di Gallura. VediGiovanni Spano,Vocabolario Sardo-Italiano, Cagliari 1851.11.Avere il panno vale avere il premio, vincere; ed è preso dai Berberi che danno ai cavalli vincitori nella corsa un pezzo di broccato o di panno.12.Pietro Cherchi, il Demodoco sardo, come mi scrive quell’adorabile uomo che è il Canonico Spano, era un prodigio di memoria. Sagrestano, serviva la messa, suonava le campane; conosceva tutti per nome; distingueva al tatto le monete ed anche i colori. Poeta, componeva e improvvisava nella sua città versi che spezzavano il cuore.13.Tommaso Pischedda.Canti popolari dei classici poeti sardi tradotti ed illustrati. Sassari, 1854, pag. 183.14.Cheirasco.Sulle condizioni igieniche della Sardegna. Cagliari 1865. —Efisio MassaeGiovanni Masnata.Memoria sull’intemperia di Sardegna, presentata al signor Governatore della Provincia di Cagliari, ecc.15.Sulle condizioni della Sardegna. Osservazioni e proposte del Comitato popolare di Cagliari alla Commissione Parlamentare d’inchiesta, pag. 916.Op. citata pag. 16.17.Tigrinto Bistonio. Elogi del porco, Canto 11.18.È nota laporchettache al 24 agosto dai magistrati bolognesi distribuivasi alla ciurmaglia bolognese, appellatabirichinaglia, e gli individui della medesimabirichini. La porchetta bolognese ebbe origine da un fatto accaduto in Faenza nel 1281. Tigrinto Bistonio, parlando della porchetta bolognese e della birichinaglia, dice italianamente:CiurmagliaBERETTINAin quantità.
1.Ho mutato alcune circostanze del fatto, volendo rimaner scrittore e non diventare accusatore; e amando meglio ritrarre un tipo del vero che una fotografia.
1.Ho mutato alcune circostanze del fatto, volendo rimaner scrittore e non diventare accusatore; e amando meglio ritrarre un tipo del vero che una fotografia.
2.Itinerario dell’Isola di Sardegna del Conte Alberto Della-Marmora, tradotto e compendiato con note dal CanonicoGiovanni Spano. Cagliari 1868.
2.Itinerario dell’Isola di Sardegna del Conte Alberto Della-Marmora, tradotto e compendiato con note dal CanonicoGiovanni Spano. Cagliari 1868.
3.Itinerario dell’Isola di Sardegna del conte Alberto Della-Marmora, tradotto e compendiato con note dal Canon.Giovanni Spano. Cagliari 1868, pag. 401.
3.Itinerario dell’Isola di Sardegna del conte Alberto Della-Marmora, tradotto e compendiato con note dal Canon.Giovanni Spano. Cagliari 1868, pag. 401.
4.Mantegazza.Rio dela Plata e Tenerife. Milano 1867 pagina 676.
4.Mantegazza.Rio dela Plata e Tenerife. Milano 1867 pagina 676.
5.Lamarmora e Spano,Itinerario dell’Isola di Sardegna. Cagliari 1868, pag. 111.
5.Lamarmora e Spano,Itinerario dell’Isola di Sardegna. Cagliari 1868, pag. 111.
6.Heinrich Freiherr von Maltzan.Reise auf der Insel Sardinien.Leipsig, 1869. pag. 164.
6.Heinrich Freiherr von Maltzan.Reise auf der Insel Sardinien.Leipsig, 1869. pag. 164.
7.His quondam(τὸ παλαιον)irati Barbaris Vandali, exiguam eorum manum cum uxoribus ablegaverunt in Sardiniam, ibique clausos continebant. Progrediente tempore(χρόνου προϊοντου)elapsi illi, vicinos Carali monte occuparunt: unde viciniam occultis latrociniis infestarunt initio. Denique cum ad 3000 excrevissent, renuntiarunt latebris, ita ut aperte circumiectis in locis omnibus grassarentur, dicti ab indigenisBarbaricini.Hos contraMaurosSalomon hac hieme classem paravit.De bello vand., II, 13.
7.His quondam(τὸ παλαιον)irati Barbaris Vandali, exiguam eorum manum cum uxoribus ablegaverunt in Sardiniam, ibique clausos continebant. Progrediente tempore(χρόνου προϊοντου)elapsi illi, vicinos Carali monte occuparunt: unde viciniam occultis latrociniis infestarunt initio. Denique cum ad 3000 excrevissent, renuntiarunt latebris, ita ut aperte circumiectis in locis omnibus grassarentur, dicti ab indigenisBarbaricini.Hos contraMaurosSalomon hac hieme classem paravit.
De bello vand., II, 13.
8.Il culto dei Sardi per la barba è espresso nel proverbio:homine de paga barba, homine de paga proe; uomo di poca barba uomo di poco valore.
8.Il culto dei Sardi per la barba è espresso nel proverbio:homine de paga barba, homine de paga proe; uomo di poca barba uomo di poco valore.
9.È fatto costante questo che là dove il terreno è più fertile, dove un immegliamento nella coltura sarebbe più possibile e proficuo, ivi il terreno è frazionato in parti infinitesimali. Migliaia di appezzamenti non rappresentano che la estensione di poche are. La smania del frazionamento è giunta a tal punto che in alcuni comuni poche are di terreno, ove sorgono due piante appartengono a tre distinti proprietari: uno, cioè, possiede il suolo, ed altri due una pianta ciascuno; altrove in una estensione ristrettissima di terreno vignato sonovi quattro o cinque proprietari, ciascuno dei quali non possiede che pochi ceppi di vite.Sulle condizioni della Sardegna. Osservazioni e Proposte del Comitato Popolare di Cagliari alla Commissione Parlamentare d’inchiestapag. 6.
9.È fatto costante questo che là dove il terreno è più fertile, dove un immegliamento nella coltura sarebbe più possibile e proficuo, ivi il terreno è frazionato in parti infinitesimali. Migliaia di appezzamenti non rappresentano che la estensione di poche are. La smania del frazionamento è giunta a tal punto che in alcuni comuni poche are di terreno, ove sorgono due piante appartengono a tre distinti proprietari: uno, cioè, possiede il suolo, ed altri due una pianta ciascuno; altrove in una estensione ristrettissima di terreno vignato sonovi quattro o cinque proprietari, ciascuno dei quali non possiede che pochi ceppi di vite.Sulle condizioni della Sardegna. Osservazioni e Proposte del Comitato Popolare di Cagliari alla Commissione Parlamentare d’inchiestapag. 6.
10.Noi non abbiamo voluto rubare il mestiere ai filologi, ma cogliere soltanto nelle poesie popolari sarde una parte dello spirito dei nostri isolani, e perciò non siamo entrati in questioni di lingua. Convien però ricordare che la Sardegna ha tre dialetti principali; ilmeridionaleparlato in Cagliari, Iglesias, Tortoli, Oristano, da quanti insomma vivono da Spartivento al Belvi; ilcentraleparlato in Logudoro (e detto quindi loguderese) da Gennargentu fino al Limbara; e ilsettentrionaleche è parlato dai Sardi di Sassari e di Gallura. VediGiovanni Spano,Vocabolario Sardo-Italiano, Cagliari 1851.
10.Noi non abbiamo voluto rubare il mestiere ai filologi, ma cogliere soltanto nelle poesie popolari sarde una parte dello spirito dei nostri isolani, e perciò non siamo entrati in questioni di lingua. Convien però ricordare che la Sardegna ha tre dialetti principali; ilmeridionaleparlato in Cagliari, Iglesias, Tortoli, Oristano, da quanti insomma vivono da Spartivento al Belvi; ilcentraleparlato in Logudoro (e detto quindi loguderese) da Gennargentu fino al Limbara; e ilsettentrionaleche è parlato dai Sardi di Sassari e di Gallura. VediGiovanni Spano,Vocabolario Sardo-Italiano, Cagliari 1851.
11.Avere il panno vale avere il premio, vincere; ed è preso dai Berberi che danno ai cavalli vincitori nella corsa un pezzo di broccato o di panno.
11.Avere il panno vale avere il premio, vincere; ed è preso dai Berberi che danno ai cavalli vincitori nella corsa un pezzo di broccato o di panno.
12.Pietro Cherchi, il Demodoco sardo, come mi scrive quell’adorabile uomo che è il Canonico Spano, era un prodigio di memoria. Sagrestano, serviva la messa, suonava le campane; conosceva tutti per nome; distingueva al tatto le monete ed anche i colori. Poeta, componeva e improvvisava nella sua città versi che spezzavano il cuore.
12.Pietro Cherchi, il Demodoco sardo, come mi scrive quell’adorabile uomo che è il Canonico Spano, era un prodigio di memoria. Sagrestano, serviva la messa, suonava le campane; conosceva tutti per nome; distingueva al tatto le monete ed anche i colori. Poeta, componeva e improvvisava nella sua città versi che spezzavano il cuore.
13.Tommaso Pischedda.Canti popolari dei classici poeti sardi tradotti ed illustrati. Sassari, 1854, pag. 183.
13.Tommaso Pischedda.Canti popolari dei classici poeti sardi tradotti ed illustrati. Sassari, 1854, pag. 183.
14.Cheirasco.Sulle condizioni igieniche della Sardegna. Cagliari 1865. —Efisio MassaeGiovanni Masnata.Memoria sull’intemperia di Sardegna, presentata al signor Governatore della Provincia di Cagliari, ecc.
14.Cheirasco.Sulle condizioni igieniche della Sardegna. Cagliari 1865. —Efisio MassaeGiovanni Masnata.Memoria sull’intemperia di Sardegna, presentata al signor Governatore della Provincia di Cagliari, ecc.
15.Sulle condizioni della Sardegna. Osservazioni e proposte del Comitato popolare di Cagliari alla Commissione Parlamentare d’inchiesta, pag. 9
15.Sulle condizioni della Sardegna. Osservazioni e proposte del Comitato popolare di Cagliari alla Commissione Parlamentare d’inchiesta, pag. 9
16.Op. citata pag. 16.
16.Op. citata pag. 16.
17.Tigrinto Bistonio. Elogi del porco, Canto 11.
17.Tigrinto Bistonio. Elogi del porco, Canto 11.
18.È nota laporchettache al 24 agosto dai magistrati bolognesi distribuivasi alla ciurmaglia bolognese, appellatabirichinaglia, e gli individui della medesimabirichini. La porchetta bolognese ebbe origine da un fatto accaduto in Faenza nel 1281. Tigrinto Bistonio, parlando della porchetta bolognese e della birichinaglia, dice italianamente:CiurmagliaBERETTINAin quantità.
18.È nota laporchettache al 24 agosto dai magistrati bolognesi distribuivasi alla ciurmaglia bolognese, appellatabirichinaglia, e gli individui della medesimabirichini. La porchetta bolognese ebbe origine da un fatto accaduto in Faenza nel 1281. Tigrinto Bistonio, parlando della porchetta bolognese e della birichinaglia, dice italianamente:
CiurmagliaBERETTINAin quantità.
Nota del TrascrittoreOrtografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
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Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.
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