Capitolo Ottavo.— La questione balcanica.Nel 1879 Crispi esprime la sua fede nel riordinamento della penisola balcanica sulla base delle nazionalità. — Critica del Trattato di Berlino nei riguardi della Balcania. — Tre colloqui inediti tra Crispi e il principe di Bismarck. — La seconda fase della questione bulgara e la Triplice italo-anglo-austriaca. — La Turchia dichiara al principe Ferdinando l'illegalità del suo soggiorno in Bulgaria. — Insuccesso della politica russa. — Stambuloff ringrazia Crispi in nome del popolo bulgaro. — Riconciliazione russo-bulgara. — Due indirizzi a Crispi della «Confederazione Orientale». — La questione di Creta e il malgoverno turco. — Crispi e l'Albania. — Crispi trova nel Montenegro la sposa pel futuro re d'Italia. — La Confederazione balcanica con Costantinopoli capitale. — «Il Sultano se ne vada in Asia».Le idee di Crispi intorno al complesso problema della sistemazione dell'Oriente europeo non mutarono mai; che fossero conformi ai diritti dei popoli balcanici e della civiltà, e politicamente rispondessero agl'interessi essenziali di tutta l'Europa, è dimostrato dalla guerra di liberazione mossa alla fine del 1912 dai quattro Stati alla Turchia, — guerra fatale, preferibile anche a qualsiasi soluzione che avesse potuto escogitarsi e imporsi dalle grandi Potenze. Soltanto le armi, infatti, possono col loro taglio netto dipanare siffatte intricate matasse, e operare le supreme rivendicazioni. Questa volta esse hanno altresì reso un notevole servigio alla diplomazia, riscattandola dalla politica ipocrita e umiliante che ha sostenuto per tanti decenni un regime spregevole e spregiato.Per rimanere nel tempo a noi più vicino, ricordiamo che in occasione della discussione circa la politica estera fatta alla [pg!212] Camera nel febbraio 1879, nella seduta del 3 l'on. Crispi, trattando della questione orientale, disse:«Io, o signori, ho la convinzione che la penisola dei Balcani può essere ricostituita sulla base della nazionalità. Io ho fede profonda che fra quelle genti non vi sia che il soffio della libertà il quale possa vivificarle, incivilirle, metterle in quella grande via in cui sono da parecchi secoli le altre nazioni di Europa.La Bulgaria, signori! ma quanti atti di eroismo non furono fatti in quel paese? Avete dimenticato il libro di Gladstone,Bulgarian orrors, dove si ricordano gli alberi convertiti in forche per impiccarvi coloro che erano insorti in nome della patria e della religione?Come mai si può dire che quei popoli fossero contenti del dominio turco, mentre hanno lottato per tanti secoli contro il medesimo?Dimenticheremo l'eroismo di quella forte razza, la quale vive nel Montenegro, e la quale per lungo tempo, mentre altre popolazioni cedevano alla forza brutale, seppe resistere con miracoli di eroismo all'invasore straniero?Signori: Non vedete voi che questi atti di coraggio, tanta virtù e tanta potenza di volontà, provano indiscutibilmente quella vitalità che è l'indizio vero della esistenza dei popoli?Come volete che si affermi una nazione nei momenti della lotta di fronte ad una forza superiore che le sovrasta, e, dopo la lotta, dinanzi al carnefice? Non abbiamo forse uguali esempi nel nostro paese dal 1820 al 1860? E mettendo a paragone quello che fu fatto dall'Italia durante il lungo servaggio e che fu fatto nella penisola balcanica dalle soggiogate popolazioni dal principio del secolo in poi, avremo noi il coraggio, noi nazione costituita da ieri, di imprecare a tanto eroismo e a tanta virtù? (Bravo! Bene, a Sinistra.).Dunque gli elementi pel riordinamento della penisola balcanica sulla base della nazionalità esistono, e bisogna fidare nel tempo perchè fruttino e si svolgano.»Crispi non fu soddisfatto del trattato di Berlino del 1878 che«smembrò la Rumania, tradì la Grecia, ruppe il fascio delle forze rivoluzionarie le quali sin dal giugno 1875 [pg!213] si erano levate per la redenzione della razza slava. Al 1878, come al 1875, fu disconosciuta la ragione dei popoli. Quello che si volle e si convenne nella capitale tedesca fu detto nel Parlamento inglese. Lord Beaconsfield, questa incarnazione del vecchio spirito britannico, dichiarò alla Camera dei Pari che i congregati sentirono la necessità di mantenere ancora il dominio degli Osmani. Ma neanco questo è definitivo, esso è piuttosto un componimento provvisorio e — siccome scriveva Lord Salisbury nella sua circolare la quale era unita al trattato — dipenderà dai ministri del Sultano se sapranno usare degli accordi conclusi, o se sprecheranno questa probabilmente ultima opportunità offerta alla Turchia.E tutti prevedono che la Turchia non farà senno, e che tosto o tardi verrà scossa da nuove convulsioni, ond'essa andrà irremissibilmente a rovina. Pertanto l'Inghilterra si è impossessata di Cipro, la Russia riprese la Bessarabia, e l'Austria occuperà l'Erzegovina e la Bosnia. Sono tre potenti stazioni militari, le quali mentre indicano la reciproca diffidenza dei gabinetti di Londra, Pietroburgo e Vienna, fanno presumere un forzato compromesso, cioè che nulla verrà stabilito nell'Oriente senza il loro consenso. È chiaro che sono nelle mani di coteste potenze i termini della grave questione, e che dipenderà dalla prudenza dei tre governi la fortuna delle popolazioni, le quali vivono nella penisola balcanica.»In altra circostanza Crispi disse:«Al 1878 l'Europa ebbe una tregua e non la pace. In Oriente il problema nazionale è ancora insoluto. Si dice: o la Russia sino all'Adriatico, o l'Austria sino all'Egeo. Non accetto il dilemma. L'Italia deve essere amica dell'Austria e della Russia, ma non dobbiamo voler mai che l'una o l'altra escano dai loro confini. L'Austria ebbe a Berlino con la Bosnia e l'Erzegovina una invulnerabile frontiera all'Oriente39e dev'esserne contenta.»[pg!214]A questo programma Crispi rimase fedele anche da Ministro. Ostacolò i tentativi della Russia di esercitare un'influenza preponderante in Bulgaria e in Rumania, temperando il russofilismo del principe di Bismarck, e legò l'Austria all'impegno di garantire lostatu-quonei Balcani. Tale politica ha mantenuto la pace ed ha dato tempo ai popoli balcanici di prepararsi a risolvere la loro partita secolare con la Turchia, con le proprie forze e nel proprio interesse. Oggi la Russia non può più pensare ad alcuna supremazia sugli Stati balcanici, usciti con quest'ultima guerra dalla minore età, nè a stabilirsi a Costantinopoli; e neppure l'Austria può ragionevolmente coltivare ancora la speranza d'inorientarsi. È finalmente avvenuto quello che Crispi auspicava nel 1879: le genti balcaniche, postesi sulla grande via del progresso civile, costituiscono oggi un baluardo insuperabile alle ambizioni russe e austriache.Quello che Crispi pensasse della politica russa in Oriente, e come agisse per ostacolarla, risulta dai colloqui col principe di Bismarck e dai documenti sulle questioni bulgara e rumena da noi pubblicati in un precedente volume.40Qui riproduciamo dalDiariodi Crispi tre dialoghi ancora inediti tra il gran Cancelliere e Crispi del maggio 1889. In quel mese, come è noto, il re Umberto, accompagnato dal suo primo ministro, si recò a Berlino a restituire la visita ricevuta dall'imperatore Guglielmo l'anno innanzi:22 maggio.— Alle 4.45 pom. vo dal principe di Bismarck.Trovo nel salone il Re, il quale conversa con la principessa di Bismarck. Dopo 5 o 6 minuti il Re si congeda con queste parole: «Vi lascio col signor Crispi».Il principe ritorna al discorso fatto altre volte sulla Russia, e sui suoi progetti nella penisola balcanica.— Bisogna — egli dice — non impedire alla Russia di andare a Costantinopoli. Collocata quale è oggi, essa è inattacabile. Sul Bosforo diverrebbe debole e potrebbe facilmente esser battuta.— E la Rumania e la Bulgaria diverrebbero sua preda. [pg!215] Comprendo che, con un Sultano russofilo, l'impresa sarebbe facile; ma l'Europa ci perderebbe.— Lasciando la Russia libera, la Francia se ne distaccherebbe; ed avremmo anche evitato una grande guerra. Al contrario, se non si lasciasse alla Russia di avanzarsi, essa entrerebbe in Galizia, ed avremmo una crisi generale.— Quanta è la truppa russa sulle frontiere?— 200 mila uomini sono verso la nostra frontiera, 300 mila verso i possedimenti austriaci, nulla verso la Rumania. Siete stato mai alla caccia? Bisogna attendere gli animali al varco per ucciderli. Non abbiate fretta, e lasciate che le cose si svolgano da sè. La Russia vuol Costantinopoli, e bisogna lasciar che ci vada. Del resto, non vale la pena di occuparci del Sultano. Che si lasci al suo destino. Una volta i Russi a Costantinopoli, il Sultano si contenterà del loro protettorato; purchè gli lascino l'harem egli non domanderà altro.— Sarebbe un danno pei piccoli Stati danubiani, i quali sarebbero assorbiti.— No, la Russia non li toccherebbe. Il suo proponimento è quello soltanto di avere dei principi ortodossi.— Ed in Rumania pare che si avvii a ciò, la potenza del principe Carlo essendo scossa ed il partito russofilo manifestando l'antico desiderio di mettere sul trono uno degli antichi ospodari.— I rumeni vanno anche più in là; distruggerebbero l'unità, e rifarebbero i due piccoli Stati con Jassy e Bucarest capitali.Mentre il principe pronunziava le ultime parole, l'orologio segnava le 5.30 pomeridiane.Mi alzo, pregandolo a permettermi di riprender domani il discorso. Alle 6 essendovi il gran pranzo a Corte, ero costretto ad andarmene.23 maggio.— Alle 2 e mezzo giungo alla casa del principe di Bismarck. Egli era in un salone del pian terreno.Chiesi scusa di esser giunto mezz'ora dopo dell'ora stabilita. Il principe rispose che nulla vi era di male, egli dovendo restare tutta la giornata in casa.Entrai subito in argomento, e ripresi il discorso al punto in cui ieri era stato interrotto. [pg!216]— Orbene, Altezza, le cose dettemi ieri io le sapeva. Me ne avete parlato altre volte. Ora vi domando: le avete mai fatte conoscere a Lord Salisbury?— No; ma ne ho parlato all'Imperatore d'Austria.— E quale è stata la sua risposta?— L'Imperatore crede che non bisogna lasciar passare la Russia, ma impedirle di andare a Costantinopoli. L'Imperatore teme degli Ungheresi, i quali sono contrarii a che la Russia si stabilisca sul Bosforo. Ed han torto! La Russia sul Bosforo s'indebolirebbe, finirebbe come tutti gli altri che vi stettero altre volte.— Ma gl'Imperatori romani vi stettero per molti secoli, ed il Turco v'impera anche da secoli, e quantunque debole, nissuno ha potuto spodestarlo.— Non l'han voluto spodestare, perchè l'Europa si è sempre opposta alla marcia dei Russi. La Russia questa volta non andrà per terra a Costantinopoli. Essa farà una spedizione per mare.— Credete voi, che la flotta russa sia forte nel mar Nero?— Lo diviene; e fra un paio d'anni avrà raddoppiato il suo naviglio. Essa potrà riunire subito da 30 mila a 40 mila uomini e gettarli in Rumelia. Bisogna lasciarla fare, e porre l'Inghilterra in condizione da gettarsi nella lotta.— Ma voi non ignorate che ci siamo concordati con l'Inghilterra di non permettere alcun mutamento allostatu-quodel Mediterraneo e dello Egeo.— Non basta. L'Inghilterra potrebbe trovar modo a sfuggire all'adempimento delle fatte promesse. Bisogna comprometterla, ed allora, essendo impegnata a far la guerra, saremo in quattro.— Credete voi, che la Francia farà presto la guerra?— Non lo credo. Non è pronta. La sua polvere non dura sei mesi.— Ma l'Inghilterra anch'essa ha bisogno di tempo. Avrà bisogno di 3 o 4 anni per compiere il naviglio.— Basterà un paio d'anni. Ma avendola anche oggi con noi, le nostre navi riunite alle inglesi potranno tener fronte alla squadra francese.— Conoscete un signor Tachard?— Lo conosco. Stette da me alcuni giorni. Le mie signore lo chiamavano sempreCrachard, perchè sputava sempre, anche sui tappeti. [pg!217]— Che ne dite del suo progetto, di fare dell'Alsazia e della Lorena uno Stato autonomo neutrale.— Per darlo a chi?— Anche ad uno dei vostri principi.— È finito il tempo degli Stati neutrali. Lo vedete con la Svizzera, la quale arresta i miei agenti. Bisogna che lo Stato, come l'uomo, sia responsabile degli atti suoi.— Si toglierebbe un motivo di guerra con l'Alsazia e la Lorena neutrali. Che ne dicono in Francia?— Il Governo francese l'accetterebbe; ma anche con questo, la guerra non sarebbe evitata. Sarebbe tolto a noi di attaccare la Francia per terra, mentre la Francia ci attaccherebbe per mare.— Avete fede nel Governo austriaco?— Ho fede nell'Imperatore. Ma non certamente nel Conte Taaffe.— Taaffe non è amico vostro, siccome non è amico mio.— Bisogna aggiungere che in Austria son molte le simpatie per la Francia, e si fa tutto il possibile per distaccarla dall'Italia e dalla Germania.— L'Austria vivrà finchè sarà con voi. L'Imperatore tiene alla nostra alleanza, perchè tiene all'esistenza dell'impero. Lo Czar sarebbe contento del distacco dell'Austria; egli non vorrebbe che la nostra neutralità, ed allora l'Austria sarebbe distrutta. La sua posizione non è come la vostra e la nostra. L'Italia e la Germania vivono delle forze proprie, perchè hanno il cemento della nazionalità.— Lo comprendo. Ma l'Austria com'essa è, è necessaria all'equilibrio europeo, e giova mantenerla.— Anch'io sono di questo avviso. Ed ho lavorato sempre a mantenerla. Al 1866 non volli annientarla. Oggi dobbiamo mantenerla.— Sta bene, ma è necessario che quel Governo non turbi la nostra esistenza.— L'Imperatore lo sa; e con lui nulla havvi da temere.— Taaffe è troppo cattolico, e per poco che s'intenda con la Francia, potrebbe suscitarci molestie. Globet negli ultimi giorni del suo governo tentò di risuscitare la Convenzione di settembre.— Globet non è un uomo abile; ma parmi inverosimile che abbia potuto usare un tal contegno. Il domandare [pg!218] il ristabilimento della Convenzione di settembre sarebbe lo stesso che far occupare una parte del territorio italiano con un esercito. Sarebbe la guerra; e la Francia non commetterebbe cotesto errore.25 maggio.— Alle 5 e mezzo pomeridiane il principe di Bismarck è venuto a trovarmi. Il discorso versò sull'argomento del giorno, cioè il ritorno del Re in Italia, e perciò sulla via da seguire.— Siccome saprete, disse il principe, tutto è accomodato. L'Imperatore, spontaneamente, ha rinunziato al viaggio a Strasburgo; solamente ha espresso il desiderio che restiate fino a domani, domenica, e credo che S. M. il Re avrà consentito.— Vi ringrazio della presa risoluzione. Io ho bisogno di ritornar presto a Roma; le Camere sono aperte, ed il lavoro, che ci resta ancora, è molto.— Domani, domenica, credete voi che il Re abbia bisogno di un prete?— È un affare che lo riguarda ed in materia di religione io non entro. Quando siamo a viaggiare in Italia nei palazzi reali è la cappella, e Re e Regina vanno a messa. A Roma, la domenica, vedo il Re dalle 10 alle 12 per la firma dei decreti e delle leggi; e non mi occupo d'altro.— Avete ancora questioni col Turco?— Quegli è una bestia; e non sa quello che fa.— Avete ragione; ma le bestie bisogna addomesticarle e non batterle.— E i suoi governatori bestie come lui....— No, più di lui; ma non bisogna tenerne conto. Quando avrete bastonato un cane, sarete per ciò più forte di prima?— Io credo che sono mal consigliati quei governatori, perchè li trovo sempre insolenti ad ogni occasione, e suscitano brighe senza motivo alcuno. Nell'affare di Hodeida mi tennero a bada per oltre due anni. Avevamo convenuto che per la ingiuria fatta al mio console, il governatore avrebbe dato soddisfazione. Un giorno ebbi da Costantinopoli la notizia che tutto era finito, che la soddisfazione era stata data. Io, per togliere nuovi contatti tra il governatore ed il console, richiamai quest'ultimo. Quale non fu la delusione! Ero stato ingannato; [pg!219] era una menzogna quello che mi era stato assicurato dalla Porta Ottomana. Più tardi nel gennaio di quest'anno, alcuni artiglieri turchi scompongono la tomba di un cittadino italiano e ne violano il cadavere. Reclamiamo e ci vien risposto che si aspettano ordini dal Governo centrale. Domandiamo che li sollecitino per telegrafo e ci vien detto che il telegrafo era rotto. Anche questa era una menzogna. Allora diedi l'ordine al general Baldissera che mandasse le navi. Nel mar Rosso non potevo permettere che l'Italia fosse trattata così male. La Turchia, con le sue follìe, può essere scusata altrove, ma non nel mar Rosso.— Andrete in Africa?— Sventuratamente vi siamo, Altezza. Soltanto bisogna trovar modo di starvi bene. All'Asmara, nel paese dei Bogos e altrove vi sono terreni da coltivare; e anche potremo avere una frontiera naturalmente strategica.— Gl'inglesi però, dopo aver conquistato l'Abissinia, l'abbandonarono. Se fosse stato possibile colonizzarla, vi sarebbero rimasti.— Agl'inglesi bastò di imporvi il segno della loro potenza, e non ebbero altro scopo con la loro spedizione. Noi, l'Italia e la Germania, siamo venuti tardi. Abbiamo trovate occupate nell'Asia, nell'Africa e nell'America le regioni coltivabili e ci resta poco a fare.— Volete comperarvi i possedimenti tedeschi dell'Africa?— Altezza, io sono pronto a vendervi i possedimenti italiani!»Se la Bulgaria ha potuto ordinarsi e sviluppare le sue risorse sotto il savio governo di Ferdinando di Coburgo, non piccolo merito spetta a Crispi che, dal giorno dell'elezione di quel principe, sostenne con successo nei consigli d'Europa ilnon-intervento, in omaggio al principio di nazionalità. L'Inghilterra dapprima si era disinteressata delle sorti dell'elezione fatta dall'assemblea bulgara di Tirnovo, e non si opponeva alla pretesa russa che il Sultano rifiutasse di confermarla, come, mancando il consenso unanime delle grandi potenze, gliene dava diritto il trattato di Berlino. Mutò atteggiamento dipoi, associandosi alla proposta italiana che si rispettasse il volere del popolo bulgaro. [pg!220]Senza riprodurre qui documenti già da noi pubblicati, giova tuttavia, a esporre esattamente il pensiero di Crispi, che ricordiamo poche frasi contenute in telegrammi di quel tempo:Crispi al Re (16 agosto 1887):.... Aggiungerò che l'Italia per essere fedele alle sue tradizioni, ai suoi principii, ai suoi interessi, deve mirare a che la Bulgaria, come tutti gli Stati balcanici, si avvii all'indipendenza.»Crispi all'ambasciatore italiano a Costantinopoli (18 agosto):«Due fini essenzialmente ci proponiamo: l'uno immediato, cioè il mantenimento della pace; l'altro mediato ed a più lunga scadenza, che è l'assetto definitivo su basi salde e razionali, di popolazioni europee e cristiane non ancora costituite a nazioni, benchè aventi tutti gli elementi etnici e morali che valgono a determinare la nazionalità.»Crispi all'ambasciatore italiano a Costantinopoli (31 agosto):«I bulgari, sotto un principe di loro scelta, il quale, malgrado gli errori che ha potuto commettere, dispone certamente di un partito non indifferente, sono in procinto di organizzare un governo. Il meglio è di non intralciare l'opera loro. Un tentativo d'ingerenza, o peggio d'intervento, esporrebbe l'Europa o a dover confessare la propria impotenza a dar soluzione alla crisi, oppure, se si ricorresse alla violenza, a provocare essa stessa il conflitto che si vuole appunto evitare.»La questione non ebbe termine nel 1887; ma alla fine di quell'anno l'ententeitalo-anglo-austriaca era un fatto compiuto ed esercitava a Costantinopoli una grande influenza. Quello che avvenne dipoi, tra la Russia irritata e irremovibile nella sua avversione al principe Ferdinando e le tre potenze concordi nel mandare a monte i suoi disegni, fu un giuoco di abilità dal quale la Russia non trasse alcun vantaggio.Il governo russo non volendo confessare il vero motivo del suo contegno, si lagnava di pretese relazioni esistenti tra i capi [pg!221] del potere a Sofia ed i nihilisti. Il signor Stambuloff stesso, presidente del gabinetto bulgaro, era accusato di essere stato espulso dal seminario di Odessa a cagione dei suoi principii ultra-socialisti; e si affermava altresì la scoperta di una corrispondenza tra un membro del medesimo gabinetto e un ufficiale di marina compromesso in un attentato contro la vita dello Czar. Tali accuse venivano considerate come molto pericolose per la pace europea, poichè lo spettro del nihilismo era agitato nello intento di mantenere viva l'ansietà dello Czar e di spingerlo a risoluzioni estreme.Il terreno legale sul quale la Russia si era posta, era questo. La Turchia, invitata ad agire, esitava per due ragioni: 1.ª perchè mancava l'unanimità delle Potenze; 2.ª perchè si preoccupava di quello che sarebbe avvenuto in Bulgaria tanto se il principe di Coburgo avesse obbedito all'intimazione di ritirarsi, quanto se avesse disobbedito.Il Cancelliere russo non ammetteva che potesse esservi divergenza tra le potenze sul primo punto. Il trattato di Berlino era stato violato dal Principe il quale aveva assunto la carica prima che la sua elezione fosse confermata. Su ciò nessuna potenza dissentendo, a tutte s'imponeva, all'infuori di ogni altra considerazione, l'obbligo di ristabilire l'ordine giuridico e di manifestare la loro solidarietà a Costantinopoli.Sulla seconda ragione delle esitazioni del Sultano, il Cancelliere Giers si limitava a protestare che le intenzioni della Russia erano pacifiche: lo Czar non voleva spingere il Sultano a misure militari, nè ricorrervi esso medesimo. La dichiarazione che si chiedeva al Sultano di fare a Sofia avrebbe raggiunto pacificamente lo scopo di togliere alla questione ciò che aveva di minaccioso per la penisola balcanica e per la pace europea.Appare evidentemente evasiva la risposta che la Cancelleria di Pietroburgo dava al secondo quesito.Il 17 e il 19 febbraio 1888 l'ambasciatore di Russia sig. Uxkull, conferiva sul detto argomento con Crispi. Leggiamo nelDiariodi questi:«Viene d'ordine del suo Governo a chiedere che l'ambasciatore italiano a Costantinopoli si associ all'ambasciatore russo di quella città allo scopo di ottenere dal [pg!222] Sultano che dichiari al principe Ferdinando illegale il suo soggiorno in Bulgaria.Rispondo che l'Italia ritenne sempre legale l'elezione del principe Ferdinando, illegale la sua presenza sul trono bulgaro. In quanto alla domanda russa soggiungo non comprenderne lo scopo. Chiedo tempo a rispondere. Stabiliamo d'accordo che ci saremmo riveduti domenica 19.»«Uxkull viene a chiedermi la risposta promessagli venerdì.Rispondo: vi ripeto che noi riteniamo legale l'elezione del principe Ferdinando, illegale la sua presenza in Bulgaria. Questa mia opinione l'ho manifestata alla Turchia, verbalmente dicendola a Photiadès-pascià, e per nota scrivendola sin dal 17 agosto 1887 al barone Blanc, che la comunicò alla Porta. Mi par inutile, ozioso, ripeterla oggi e non so comprendere lo scopo cui mira la Russia.— La chiediamo perchè senza l'assentimento di tutte le potenze, la Porta non farebbe la dichiarazione.— Ma quando la Porta avrà fatto cotesta dichiarazione, quale conseguenza ne trarrete? Prima di decidermi, avrei bisogno di conoscere quali sarebbero gli ulteriori propositi della Russia. Voi lo sapete: noi siamo contrari a qualunque azione militare in Bulgaria.— Noi non intendiamo agire con la forza contro il principe Ferdinando.— Benissimo. E allora è inutile l'opera mia in Costantinopoli. Mi deciderò quando avrò conosciuto le vostre intenzioni. Ma perchè non convocate una conferenza? Sarebbe il solo modo di uscire dall'imbarazzo.— Le conferenze non riescono senza un accordo preventivo.— È vero. Ma io non vedo nulla di meglio.»«Londra, 18 febbraio 1888.L'ambasciatore di Russia ha fatto oggi a Salisbury una comunicazione verbale analoga a quella fatta a V. E. Salisbury ha risposto che prendeva in considerazione la domanda russa, ma che si riservava di rispondervi. Egli sin d'ora credeva che l'allontanamento del principe Ferdinando potrebbe avere le più gravi conseguenze [pg!223] e produrre dei disordini in Bulgaria. Occorrerebbe d'altronde sapere chi la Russia proporrebbe di mettere al posto del Principe.Catalani.»«Londra, 19 febbraio.Ho comunicato a Salisbury il telegramma di V. E. di ier sera. Sua Signoria mi ha risposto come segue: «Aspetto di conoscere la maniera di vedere di Crispi e di Kálnoky, che ho consultati oggi, ma io son disposto a far sapere in sostanza alla Russia che il Governo inglese non può rispondere alla sua proposta senza conoscere che cosa il Gabinetto di Pietroburgo conti di proporre nel caso in cui, come risultato dell'azione delle potenze, il principe Ferdinando sia mandato via e la Bulgaria rimanga senza governo.»Catalani.»Il conte Kálnoky dette alla comunicazione russa, fattagli dall'ambasciatore principe Lobanow, risposta preliminare analoga a quella di Crispi e di Salisbury, che sviluppò dipoi in una nota. In essa il gabinetto imperiale e reale, dopo essersi associato con sincera soddisfazione e con spirito di conciliazione al desiderio espresso dal Governo della Russia di ricercare una soluzione pacifica della questione bulgara basata sull'autorità del diritto e sul corso naturale delle cose, e con esclusione di qualsiasi impiego di forza, chiedeva che le potenze s'intendessero su questi due punti:«1.º Dato il caso che il principe Ferdinando abbandonasse il paese, quale sarebbe il governo provvisorio e la reggenza che sarebbero riconosciuti e dichiarati legali sino all'elezione di un principe?2.º Dato il caso che il principe Ferdinando e il suo governo resistessero o minacciassero di proclamare l'indipendenza della Bulgaria, che cosa si dovrebbe fare per ovviare ai pericoli reali che ne risulterebbero per la Turchia e per la pace d'Oriente? Escluso l'impiego della forza militare, come potrebbero le potenze esporsi a una sfida della Bulgaria, senza far valere la loro autorità?»[pg!224]La risposta del signor Giers alle obbiezioni austriache, comunicata a Crispi dal barone Uxkull, fu la seguente:«Sulla prima, il Governo russo è convinto che la dichiarazione categorica della Porta, appoggiata dai rappresentanti delle potenze a Sofia, finirà con l'indurre il principe Ferdinando a ritirarsi. In caso contrario, la Russia riserverà la sua attitudine cercando, se occorresse, d'intendersi con le potenze circa i passi ulteriori.Sulla seconda: il Governo russo dichiara non avere alcuna intenzione d'imporre i suoi partigiani al governo provvisorio, e regolerà la propria attitudine in conformità delle disposizioni che tale governo gli dimostrerà.»Crispi precisò la sua risposta con la nota seguente:«In conformità a ciò che il Ministro degli affari esteri ha di già avuto l'onore di far conoscere a S. E. l'ambasciatore di Russia in data 17 e 19 corrente, il Governo del Re ha dichiarato, sin dal mese di agosto decorso, per mezzo dell'ambasciatore d'Italia a Costantinopoli, che secondo la sua opinione, il principe Ferdinando prendendo possesso del trono bulgaro ha contravvenuto alle prescrizioni del trattato di Berlino, l'elezione di cotesto principe non avendo avuto preventivamente l'approvazione della Porta, nè il consenso delle Potenze.Ciò premesso, si tratta ora di esaminare se, pronunziata la dichiarazione d'illegalità, l'allontanamento del Principe potrà avvenire senza un'azione militare, sia della Porta, sia di altra potenza, e se potrà stabilirsi facilmente in Bulgaria un nuovo governo, secondo la volontà del popolo liberamente manifestata.Delle due previsioni, quella che la partenza moralmente o materialmente forzata del principe Ferdinando provocherebbe disordini in Bulgaria, è ai nostri occhi molto più fondata che l'altra di una soluzione pacifica della questione. In conseguenza, il Governo del Re, giustamente preoccupandosi di quel che può seguirne, non crede di dover prestare il suo concorso a un passo diretto contro uno stato di cose, il quale, sebbene difetti di legalità, ha garentito sin'ora al principato un'amministrazione relativamente organizzata.In ogni caso il Governo del Re prende atto con la [pg!225] più viva soddisfazione delle assicurazioni date dal Governo imperiale di astenersi dall'impiego di qualsiasi mezzo coercitivo contro i bulgari e che la volontà di S. M. l'Imperatore è di vedere la questione risolversi pacificamente.»Dopo pochi giorni l'ambasciatore russo a Costantinopoli fece, d'ordine del suo governo, la seguente comunicazione alla Porta Ottomana:«L'assentiment des Puissances prévu par le traité de Berlin n'a pas été obtenu pour la confirmation du Prince Ferdinand de Coburg comme Prince de Bulgarie. Dès lors, la présence à la tête de la Principauté vassale est illégale et contraire au traité de Berlin. Le Gouvernement Imperial de Russie demande en conséquence à la Sublime Porte de notifier officiellement ce qui précède au Gouvernement bulgare et de porter officiellement cette notification à la connaissance des grandes Puissances.»Questa comunicazione fu appoggiata dagli ambasciatori di Germania e di Francia, in omaggio al trattato di Berlino. Il principe di Bismarck non negò la platonica assistenza chiestagli dalla Russia, alla quale aveva interesse di dar prove di amicizia; ma è legittimo pensare ch'egli la concedesse sapendo che non poteva nuocere alla politica seguita dall'entente italo-anglo-austriaca, che aveva incoraggiato a formarsi.Alla comunicazione russa, seguì una dichiarazione di Said-pascià, così concepita:«Son Altesse le Grand Vézirà Monsieur Stambouloff,Sofia.Lors de l'arrivée en Bulgarie du Prince Ferdinand de Cobourg, j'ai déclaré a Son Altesse par un télégramme en date du 22 Chewal 1887 que son élection par l'Assemblée Générale Bulgare n'ayant pas réuni l'assentiment de toutes les Puissances signataires du Traité de Berlin et que cette élection n'ayant pas été sanctionnée [pg!226] par la Sublime Porte, sa présence en Bulgarie était contraire au Traité de Berlin et n'était pas légale.Aujourd'hui, je viens déclarer au Gouvernement Bulgare, qu'aux yeux du Gouvernement Impérial, la situation est toujours la même, c'est-à-dire que la présence du Prince Ferdinand à la tête de la Principauté est illégale et contraire au Traité de Berlin.Je vous prie de porter ce télégramme à la connaissance du Gouvernement auprès duquel vous êtes accrédité.Said.»Photiadès-pascià portando a conoscenza di Crispi questa dichiarazione, lo assicurò che la Porta non avrebbe fatto altri passi senza essersi prima intesa con tutte le potenze.Tutte le potenze presero atto puro e semplice della dichiarazione di Said-pascià, la quale lasciò il tempo che trovò.Il principe Ferdinando non si mosse; il suo governo, presieduto dall'energico Stambuloff, si limitò a sorvegliare e colpire i numerosi agitatori e rifugiati russi i quali lavoravano a fomentare sollevazioni, sventando così l'accusa, la quale sarebbe stata portata dinanzi all'Europa, che la Bulgaria fosse in preda all'anarchia.Per qualche tempo dipoi la questione bulgara cessò dall'essere preoccupante per le Cancelliere delle grandi potenze: il governo principesco continuò a organizzare il paese; la Russia, pur non dichiarandosi vinta, prese un'attitudine di attesa. Alla fine del 1889 qualche timore risorse. Il mancato riconoscimento del principe Ferdinando indispettiva i patriotti bulgari e nuoceva al prestigio della Bulgaria specialmente presso i popoli vicini, allora diffidenti e ostili verso il nuovo Stato. Si attribuiva al governo del signor Stambuloff l'intenzione di proclamare la legalità della costituzione e l'indipendenza del suo paese, e questo atto era considerato come una sfida alla Russia e ancora inopportuno. Crispi, sebbene ritenesse che la situazione anormale della Bulgaria si dovesse regolare, non credeva ne fosse giunto il momento, e dette a Sofia il consiglio di attendere. Egli credeva preferibile il tentare di persuadere il governo russo a desistere dalla sua opposizione. Infatti il 1.º novembre 1889 telegrafava: [pg!227]«R. Ambasciata,Pietroburgo.Nel colloquio col Barone Uxkull essendosi parlato della Bulgaria e del principe Ferdinando, espressi il convincimento del R. Governo che non si debba mutare lostatu-quo, ma non nascosi che l'esperimento fatto dal Principe ci sembra soddisfacente, avendo egli dimostrato contegno serio e saputo governare con lode il Principato in circostanze difficili.Crispi.»Del resto, nulla vi era nella situazione che consigliasse di affrettare una soluzione che non avrebbe potuto mancare. Appunto al principio di novembre i Cancellieri imperiali di Austria-Ungheria e di Germania avevano avuto la consueta conferenza annuale e avevano fatto le constatazioni che risultano dal seguente telegramma:«Vienna, 10-11-1889.Kálnoky non ha potuto ricevermi che oggi soltanto, dopo il suo ritorno da Friedrichsruhe. Egli mi ha detto che aveva trovato il principe di Bismarck in ottime condizioni di salute e che era molto soddisfatto dei colloqui con lui avuti, ed aggiunse che essi si trovavano in perfetto accordo in tutte le questioni pendenti. Il principe di Bismarck si era compiaciuto che gli sforzi delle potenze alleate avessero potuto assicurare la pace per un anno e sperava che avrebbero continuato ad assicurarla anche in seguito. Però Kálnoky aggiunse che Bismarck aveva riconosciuto con lui che la situazione non era cambiata e che, quantunque pacifica, poteva dar luogo da un momento all'altro a nuove inquietudini. In quanto alla Bulgaria, Bismarck aveva ammesso che bisognava conservare un piede nel Principato, cercare di mantenerlo dal nostro lato per impedire che la Russia vi sorgesse di nuovo. Per quanto riguarda la Grecia, la situazione sembrava tendere a divenire alquanto critica, perchè si cercava di fare risorgere la questione di Candia. Tricupis accennava ad agire e ad assumere un contegno [pg!228] ostile contro la Turchia, verso la quale dichiarava voler mettersi in istato di guerra. Kálnoky spera che egli verrà a migliori consigli. Sua Eccellenza aggiunse che lo stesso imperatore Guglielmo, nella sua recente dimora ad Atene, aveva dato a Tricupis dei consigli di moderazione e che i governi di Germania e di Austria-Ungheria avevano fatto altrettanto; ed egli non dubita che V. E. farà altresì parlare in questo senso ad Atene. In quanto alla Serbia e alla Rumania, Kálnoky disse che le questioni che potrebbero per avventura sorgervi non sembravano tali da far temere per la pace europea e che era da sperarsi che avrebbero potuto essere localizzate.Avarna.»In gennaio 1891 Crispi ebbe nuova occasione di dimostrare il suo interessamento alla Bulgaria. Il governo russo si lagnava che la maggior parte degli anarchici russi che riuscivano ad emigrare, trovassero buona accoglienza in Bulgaria, ed anche degli impieghi. L'ambasciatore Uxkull fu incaricato di un passo confidenziale e amichevole presso Crispi. «Noi non dubitiamo — così scrivevano da Pietroburgo all'ambasciatore — dell'effetto salutare che raccomandazioni energiche provenienti da Roma eserciteranno a Sofia, per metter fine ad uno stato di cose che sarebbe impossibile lasciar sussistere senza prevederne conseguenze funeste.»Crispi non indugiò a secondare il desiderio del governo russo, e inviò questa lettera al Ministro d'Italia a Sofia, Gerbaix de Sonnaz:«Roma, il 16 gennaio 1891.Signor Conte,Il barone Uxkull, nel ricevimento ebdomadario dell'11 corrente mi partecipò le lagnanze del suo Governo contro il Ministero bulgaro per la protezione usata da costui verso alcuni nichilisti russi. Il giorno 13, ritornando sullo stesso argomento, mi diede notizia officiosa di un dispaccio.Cotesti emigrati non solamente godrebbero i favori del Governo di Sofia, ma parecchi sarebbero stati impiegati nella amministrazione del Principato. [pg!229]Nelle condizioni politiche nelle quali è la Bulgaria, prudenza esige che si allontani una nuova causa di malumori tra il Principato ed il potente Impero, al quale cotesto paese deve la sua indipendenza. Veda il signor Stambuloff e veda anche il principe Ferdinando e li consigli a liberarsi di cotesti ospiti incomodi.La parola di un Governo amico e disinteressato, quale il nostro, dovrà giunger gradita a cotesti signori. Noi, sin dalla costituzione del Principato, abbiamo esercitato a Sofia con amicizia cordiale un'opera di pace; e tale sarà il nostro compito anche in avvenire.Le ho telegrafato nei medesimi sensi.Crispi.»Quando Crispi alla fine del 1893 tornò al potere, il riconoscimento del principe Ferdinando da parte delle potenze non era ancora avvenuto. Crispi ebbe occasione di accennare alla Bulgaria nella discussione del bilancio degli affari esteri fattasi alla Camera in maggio 1894, e ne parlò con simpatia. Le sue parole provocarono lo scambio dei seguenti telegrammi:«Mr. CrispiPrésident du Conseil des Ministres,Sofia, 6 mai 1894.Le discours prononcé par Votre Excellence dans la Chambre à l'occasion de la discussion du budget du Ministère des affaires étrangères a produit une grande joie parmi le peuple Bulgare qui a vu que dans les moments difficiles et critiques que notre patrie a traversé le gouvernement italien, ayant à sa tête un champion éprouvé dans les luttes pour l'indépendance et l'unité de l'Italie, a pris la défense des droits d'un Etat qui venait d'être appelé à une vie politique, en le sauvegardant de l'intervention étrangère dans ses affaires intérieures. Je remplis un agréable devoir en présentant en cette occasion à Votre Excellence les remerciements sincères et chaleureux du Gouvernement Bulgare et je prie le Gouvernement de Sa Majesté le Roi d'Italie de [pg!230] continuer à l'avenir son bienveillant soutien à un peuple qui lutte pour son existence dans l'unique but de son paisible développement.Le Président du Conseil des MinistresStambuloff.»«Son Excellence M.r StambuloffPrésident du Conseil des Ministres,Sophia.Rome, le 5 mai 1894.Je remercie Votre Excellence de son télégramme, heureux de savoir appréciés les sentiments que j'éprouve pour le peuple bulgare et les principes que j'ai invoqués en sa faveur.Crispi.»Stambuloff cadde dal governo poco dopo, si disse per influenza dell'Austria alla quale dava ombra la politica attiva che quell'eminente uomo di Stato faceva in Macedonia. Quello che fece traboccare il vaso dell'indignazione austriaca sembra fosse la coincidenza tra lo scambio di felicitazioni sopra riferito tra Stambuloff e Crispi — quest'ultimo sospettato a Vienna di mene nei Balcani — e il vanto che lo Stambuloff si faceva di avere con la nomina di vescovi bulgari in Macedonia, ottenuta dalla Sublime Porta, assicurato l'avvenire della Macedonia stessa alla Bulgaria.Un anno dopo (luglio 1895) lo Stambuloff venne assassinato per vendetta politica.Lo stato provvisorio del principato bulgaro ebbe termine nel 1896, senza ulteriori lotte. La Russia, siccome Crispi aveva sperato, disarmò per stanchezza. Era impossibile negare che la Bulgaria sotto il governo del principe Ferdinando fosse diventata un elemento d'ordine nella penisola balcanica e che progredisse mirabilmente. Dovendo rinunziare al proposito di dominarla, parve saggio consiglio al governo russo adattarsi alle mutate circostanze e limitarsi a una politica più modesta. La Bulgaria non voleva essere una provincia russa, ma era disposta [pg!231] a dimostrare alla Russia tutta la deferenza dovutale, specialmente per essere stata da essa sottratta al giogo turco.Alla tranquillità e all'interesse dello Stato il principe Ferdinando sacrificò la sua fede religiosa, aderendo alla conversione all'ortodossia del suo primogenito, Boris. Venne a Roma il 27 gennaio 1896, fu ricevuto dal Papa e ottenne la licenza che invocava. L'8 febbraio lo Czar telegrafava al Principe per felicitarlo della «patriottica risoluzione» comunicatagli e per dirgli che accettava di essere padrino al battesimo di Boris. Lo stesso giorno l'organo ufficiale russo dichiarava cessato il conflitto con la Bulgaria, osservando che «la conversione del principe Boris alla ortodossia dimostrava aver la nazione bulgara compreso la necessità di affermare la sua fede religiosa come pegno dei legami spirituali che la univano alla Russia emancipatrice».Conseguenza naturale di questo mutamento della Russia, fu l'invito della Sublime Porta alle Potenze di volere riconoscere il principe di Bulgaria in conformità dell'articolo 3.º del Trattato di Berlino. Tutte le Potenze aderirono: l'Italia potè rispondere che l'adesione dell'Italia a cotesto riconoscimento da parte della Turchia era acquisita sin dal 1887, da quando cioè dichiarò di considerare valida la manifestazione della volontà del popolo bulgaro.————In tutto l'Oriente europeo il nome di Francesco Crispi si identificò per lungo tempo con le aspirazioni all'indipendenza dei popoli oppressi dal Turco. Egli difese tutte le nazionalità, una dopo l'altra; fu capo di Comitati filelleni e parlò in ogni occasione, dalla tribuna parlamentare e nei comizii, in favore di una più grande Grecia; propugnò l'autonomia e l'indipendenza dell'Albania; cercò e trovò nell'eroico Montenegro la sposa del principe ereditario d'Italia; fece, da ministro, quanto potè per sottrarre Candia e l'Armenia ai periodici massacri turchi.Merita in questo momento storico in cui l'idea della federazione militare dei popoli balcanici si è concretata nel fatto, speciale menzione l'ausilio chiesto a Crispi da un Sillogo ateniese per la Confederazione Orientale, con le seguenti due lettere le quali portano una firma illustre: [pg!232]CONFÉDÉRATION ORIENTALE.«All'Illustre Uomo di Stato Crispi.Atene, 24 ottobre 1885.Illustre Maestro,Il Comitato e la Direzione dellaConfederazione Orientale, i quali or è più che un anno avevano fondato in Atene un giornale di questo titolo, devoto all'idea di stabilire un'alleanza federale dei popoli della penisola balcanica, hanno l'onore di domandare la vostra alta e potente protezione allo scopo di riprendere l'opera sospesa per mancanza di aiuti efficaci.Noi abbiamo tutto sagrificato a quest'idea, convinti che la sua realizzazione condurrà alla liberazione di questi popoli per la sola via logica e pacifica desiderata dall'Europa. Ma dal momento della comparsa del nostro giornale la Turchia e l'Austria ci hanno combattuto senza quartiere: la prima perchè noi parliamo di libertà ai cristiani dell'Oriente; la seconda perchè domandiamo l'autonomia per i Macedoni, unico mezzo, secondo noi, di conciliare le pretese delle razze diverse abitanti questa provincia.Il nostro giornale, proibito e perseguitato negli Stati dei Balcani, la nostra opera era colpita a morte. Invano noi tentammo di lottare: ci è stato giocoforza soccombere.Questa situazione ispirerà forse qualche interessamento a voi, illustre Maestro, le cui idee liberali e l'alta intelligenza si volgono a tutti i problemi politici e sociali, e il cuore generoso si commuove dinanzi ad ogni ingiustizia e ad ogni disgrazia.D'altronde, l'opera nostra aveva prodotto qualche frutto in Oriente, e degli spiriti lungoveggenti, in comunione d'idee con noi, c'incoraggiavano a perseverare nella ferma credenza che la confederazione dei popoli orientali è la soluzione più equa del problema posto, da più di quattro secoli, alla giurisdizione dell'Europa.Non è forse anche di un interesse capitale per le potenze mediterranee che l'Oriente non diventi preda delle [pg!233] cupidigie austriache o russe? Questi grandi imperi, una volta stabiliti sulle rive del Bosforo e del Mar Egeo, minacceranno l'indipendenza degli Stati mediterranei. Ci sembra dunque utile reagire contro questi progetti e aprire gli occhi agli sventurati cristiani dell'Oriente.Questo è il programma seguito dal nostro giornale per il quale osiamo, pieni di confidenza nella vostra alta intelligenza, sollecitare il vostro prezioso e benevolo concorso.Abbiamo l'onore di essere, illustre e venerato Maestro, vostri rispettosi e riconoscenti servitoriper il Comitatoil Dir. della «Confederazione Orientale»Leonidas A. Bulgaris.»«A S. E. Il signor CrispiRoma.Atene, 8-20 novembre 1887.Eccellenza,L'idea della Confederazione Orientale di tutti i popoli della Penisola Balcanica che non è punto nuova, è il risultato di profonde meditazioni di uomini di Stato che l'accolgono come la sola soluzione possibile della questione d'Oriente senza scuotere l'equilibrio europeo. Durante lunghi secoli si sono fatte guerre terribili per risolvere questa questione con la violenza, ma è stato provato che questo metodo è inefficace poichè invece di avere fatto un passo verso la sua soluzione, questa questione si è ancor più complicata e i disgraziati popoli dei Balcani rimangono l'oggetto delle cupidigie delle potenze e dei loro antagonismi. Ne segue che la questione d'Oriente non può essere risoluta che con mezzi pacifici, cioè con una Confederazione di tutti gli Stati della Penisola Balcanica, poichè questa è la sola soluzione che non dia ombra ad alcuna delle grandi potenze.L'associazione greca della Confederazione Orientale, fondata tre anni or sono, proclamò altamente queste idee e le sostiene nel suo giornale; ma, come era da [pg!234] attendersi, essa fu combattuta da tutti coloro che hanno interesse che la discordia regni in Oriente.La stampa di Vienna si è distinta in modo speciale col suo accanimento nel combattere le idee sostenute nel nostro giornale, poichè esse inceppano la politica austriaca ponendo ostacoli ai suoi disegni di conquista nella penisola dell'Hemus, poichè lo scopo principale della nostra associazione è il protestare contro ogni conquista straniera della Turchia Europea.Ma per riuscire nell'opera che noi perseguiamo sono necessari sforzi costanti e pratici, e le circostanze attuali ce ne fanno un dovere, giacchè nessuno dei governi degli Stati dell'Hemus può prendere l'iniziativa di proporre la Confederazione agli altri Governi, prima che questa idea non sia maturata in Oriente. Però non si potrà arrivare a questo risultato che fondando in tutti gli Stati della Penisola Balcanica delle associazioni della Confederazione Orientale, le quali diffondendo tra i loro connazionali i grandi vantaggi di una Confederazione, si mettano d'accordo per trovare la maniera di condurre in porto quest'opera di grande interesse.E poichè, felicemente, negli Stati Balcanici cominciano a formarsi partiti potenti, i quali, prevedendo i pericoli dai quali questi Stati sono minacciati, mirano alla Confederazione come all'unico mezzo di salute, l'associazione greca che aveva interrotto i suoi lavori in seguito agli avvenimenti di Bulgaria, considerando che gli odii di razza si sono calmati e prevedendo che talune potenze sono pronte a irrompere in Oriente, riprende i suoi lavori con maggiore energia per la difesa della autonomia minacciata della Penisola.Prima d'impegnarsi più avanti la nostra associazione ha bisogno di domandare il patrocinio morale di coloro che dividono i loro principii e sopratutto di coloro che reggono i destini di uno Stato al quale l'Associazione greca della Confederazione Orientale si rivolge oggi facendo appello al suo potente appoggio.Voglia gradire, Eccellenza, l'espressione dell'alta nostra considerazione.Leonida A. BulgarisMembro delegato della «Confederazione Orientale».[pg!235]Sin dal 1877, in un colloquio col principe di Bismarck, il concetto che le grandi Potenze dovessero astenersi da ogni conquista sulle Provincie balcaniche41era stato difeso da Crispi; il quale essendo ministro nel 1889 propose altresì quella federazione militare balcanica che i popoli hanno ora stretto di loro iniziativa.42Tale proposta sta ad attestare una convinzione salda della necessità, una proba valutazione del diritto dei popoli e insieme degl'interessi della pace europea. Ma i tempi non erano maturi; l'Austria, che non voleva l'egemonia russa nei Balcani soltanto perchè le preferiva la propria, si oppose alla proposta di Crispi, protestando di non volere sollevare la suscettibilità della sua competitrice.————La questione cretese, dall'indomani del Congresso di Berlino, ha richiamato periodicamente l'attenzione dell'Europa. Se le Potenze fossero state concordi nell'esigere buon governo dalla Turchia, questo focolare di rivolte e di preoccupazioni sarebbe stato spento, perchè le aspirazioni dei cretesi a congiungersi con la Grecia hanno trovato sempre il maggiore incentivo nel malcontento contro la tirannide turca. Ma le potenze, gelose l'una dell'altra, anche a proposito di Candia si sono preoccupate soltanto del loro giuoco d'influenze a Costantinopoli, astenendosi, per non dispiacere il Sultano, dall'unica azione che sarebbe stata efficace. Valga un esempio. Nel 1889, Crispi telegrafò alle ambasciate italiane di Londra, Berlino e Vienna:«31 luglio.L'agitazione in Candia non sembra provocata dal di fuori, bensì causata dal malgoverno turco. Un accordo fra le potenze amiche ed alleate ci parrebbe necessario per consigliare alla Porta i mezzi migliori onde far fronte situazione. Crediamo che a pacificare popolazioni siano preferibili mezzi conciliativi anzichè violenti, questi ultimi lasciando germi di nuove insurrezioni. Esprimendosi [pg!236] in tal modo con cotesto ministro degli affari esteri voglia chiedere se e quali istruzioni siano state date al rappresentante di codesto Governo in Costantinopoli.Crispi.»Ed ecco i risultati di questa onesta iniziativa. Il principe di Bismarck fu contrario ad ogni pressione sulla Sublime Porta.«Secondo il modo di vedere di Sua Altezza una simile pressione, anche semplicemente platonica, non farebbe che aumentare man mano le pretese dei cretesi. Una delle conseguenze più spiacevoli della ingerenza sarebbe quella di dare incremento alle malevoli insinuazioni franco-russe a Costantinopoli.»Il conte Nigra da Vienna telegrafò che Kálnoky avrebbe desiderato procedere d'accordo con le Potenze alleate e con l'Inghilterra, ma che preferiva tenersi in seconda linea. «La Francia sembra essersi pronunziata in favore della Turchia.» Il Nigra concludeva:«Io penso che V. E. non vorrà imitare Robilant e mettersi troppo ostensibilmente in prima linea. La prevengo per ogni ottimo fine che la di lei proposta del 30 luglio, secondo ciò che mi ha detto Kálnoky, venne a notizia del Sultano, il quale, sospettoso com'è, se ne mostrò inquieto.»Da Londra: Risposta di Salisbury:«Simpatizzo completamente colle vedute, colle apprensioni di Crispi circa le cose di Candia. Sarei favorevole ad una azione comune delle potenze, ma non è facile scorgere la via da seguire praticamente. La occupazione militare fatta da qualsiasi delle grandi Potenze o dalla Grecia, getterebbe completamente la Turchia nelle braccia della Russia e produrrebbe nel momento eccitamento assai pericoloso nella penisola balcanica.»In conclusione, Crispi non proponeva un intervento armato, ma un'azione diplomatica, la quale, fatta collettivamente da [pg!237] quattro grandi potenze, avrebbe raggiunto lo scopo. Si lasciò cadere la sua proposta perchè non si volle dispiacere il Sultano richiamandolo all'adempimento dei suoi doveri. E questa astensione interessata si è ripetuta sempre per le riforme in Macedonia, in Armenia, in Albania, ed è la vera causa della durata di un regime nefasto che, divenuto un male estremo, doveva finire coll'essere distrutto coll'estremo rimedio della guerra degli oppressi contro gli oppressori.————Le simpatie di Crispi per l'Albania avevano fondamento anche nel ricordo delle origini della sua famiglia, emigrata nel secolo XV dall'Albania appunto e stabilitasi, dopo lunga peregrinazione, a Palazzo Adriano, in Sicilia. Ma, devoto al principio delle autonomie nazionali, egli augurò sempre alla nazionalità albanese di sottrarsi al dominio turco e di formare uno stato indipendente; e quando alla vigilia del Congresso di Berlino, il principe di Bismarck e il conte Derby gli accennarono all'Albania come ad un possibile compenso per l'Italia dell'occupazione austriaca della Bosnia e dell'Erzegovina, Crispi non si mostrò soddisfatto dell'offerta. Non si può dire quello che egli avrebbe fatto se fosse stato al governo quando il Congresso affidò all'Austria «l'amministrazione a tempo indeterminato» di quelle due provincie turche; ma il fatto è che nei successivi accordi che da ministro prese con l'Austria-Ungheria e con l'Inghilterra, l'indipendenza dell'Albania fu considerata come la definitiva sistemazione di questo paese nell'eventualità di un suo distacco dall'Impero Ottomano.NelDiariodi Crispi troviamo un accenno all'Albania nelle note di un colloquio da lui avuto il 26 ottobre 1896 con Domenico Farini, presidente del Senato.«Al 1877 — tu lo saprai — noi eravamo contrarii a che l'Austria si prendesse la Bosnia e l'Erzegovina. Esposi cotesto pensiero, a nome del governo italiano, a Derby e a Bismarck, i quali con un accordo che a me parve meraviglioso, mi risposero:Prenez l'Albania.Naturalmente, io replicai:Qu'est-ce que nous devons en faire?E Derby allora:C'est toujours un gage. [pg!238]E Bismarck:Si l'Albanie ne vous plaît pas, prenez une autre terre turque sur l'Adriatique.Il senso delle parole dei due uomini di Stato era chiaro a me che avevo motivato il mio rifiuto di dare all'Austria la Bosnia e l'Erzegovina, dal punto di vista della difesa militare dell'Italia. Le frontiere orientali sono aperte all'invasione nemica, e rinforzando l'Austria con nuovi territorii il danno era tutto nostro.Ma se realmente Crispi non ebbe nel suo programma positivo l'annessione dell'Albania all'Italia, neppure ammetteva che quel territorio turco potesse cadere nel dominio di un'altra potenza. In un suo scritto del 1.º maggio 1900, egli manifestò la sua mente su tale argomento colle seguenti parole:«In questi ultimi tempi si è asserito, con molta leggerezza, che la diplomazia viennese meditava l'occupazione dell'Albania. L'asserzione è delle più singolari. L'Albania non è slava; è una nazione che ha una personalità propria, che ha lingua ed usi a sè, ricordanti le origini pelasgiche.Così essendo, si comprenderebbe che, accogliendo un lungo ed antico voto, si consentisse all'Albania di proclamare la sua indipendenza — ma sarebbe gravissimo errore pretendere di incorporarla con i paesi slavi d'Europa.L'Albania fu quella che, più d'ogni altra, resistette alle occupazioni turche. E se al secolo XV, dopo la morte di Giorgio Castriota, vinta, dovette subire il giogo ottomano, essa non fu mai doma; e in questo secolo fu la prima ad insorgere vigorosamente. Albanesi sono le più nobili figure degli eroi che illustrarono il risorgimento ellenico — e se la Grecia avesse avuto virtù di assimilazione, queste popolazioni, che tanti punti di contatto avevano con essa per aspirazioni politiche e per fede religiosa, oggi forse farebbero parte della Grecia. Invece, gran numero di Albanesi venne a prendere stanza nell'Italia meridionale e in Sicilia.Concedere oggi l'annessione dell'Albania all'Austria non sarebbe un vantaggio per questo impero e sarebbe, invece, un danno incalcolabile per l'Italia che vedrebbe così cancellata e per sempre ogni traccia di sua influenza [pg!239] sull'Adriatico. Tanta offesa alle nostre ragioni, ai nostri diritti che una gloriosa e secolare tradizione consacra, non sarà compiuta.L'Albania ha in sè tutti gli elementi per uno Stato autonomo, meglio che non li avessero Serbia e Bulgaria — e consentendole uguale autonomia di governo, l'Europa compirebbe opera civile. Le relazioni di intima e cordiale amicizia, coltivate per ben cinque secoli, la rendono assai più affine a noi che non all'Impero austriaco, dove l'annessione sua non farebbe che aumentare dissidii di razze e confusione di lingue.»Tuttavia, in varie epoche, a Crispi sono dall'Albania pervenute invocazioni senza che egli le incoraggiasse o anche mostrasse di gradirle. Ne citiamo una sola registrata nella seguente lettera:«Jannina, 6 gennaio 96.Signor Ambasciatore,In questi giorni è ritornato da Argirocastro, dove si era recato per affari professionali, il Dr. Fanti, nativo di Argirocastro e regio suddito. Il Dr. Fanti, appena di ritorno dal suo viaggio, mi fece chiedere un colloquio, nel quale mi manifestò quanto segue:Egli mi disse che non appena giunto in Argirocastro venne tosto visitato dalla maggior parte dei bey albanesi, non solo mussulmani, ma bensì cristiani, i quali lo pregarono caldamente, appena ritornato in Jannina di recarsi tosto dal Cav. Millelire perchè egli volesse far giungere sino al Governo Italiano le loro idee.I bey albanesi dissero al Fanti che oramai non vi era più dubbio come le sorti della Turchia fossero per precipitare, e che in mezzo allo sfacelo imminente gli occhi di tutti i veri albanesi, sia mussulmani che cristiani, sono incessantemente rivolti al di là dello Adriatico, all'Italia. Essi hanno pure dichiarato che giammai si uniranno alla Grecia, che piuttosto bruceranno il paese ed uccideranno i loro figli; che tutte le loro aspettazioni, i loro desiderii sono concentrati nei fratelli italiani, a capo dei quali sta la degna persona di S. E. Crispi, di cui già conoscono la energia, l'abilità ed il cuore albanese. Aggiunsero ancora che il giorno in cui il vessillo [pg!240] italiano apparisse sulle sponde dell'Epiro, un grido di gioia all'unisono accoglierebbe lo stendardo di civiltà e che i fratelli italiani dovunque sarebbero accolti colle braccia aperte.Credo mio dovere di sottomettere a V. E. quanto mi fu trasmesso dai bey albanesi per mezzo del Dr. Fanti, per iscarico di ogni mia responsabilità. Io però non ho ad essi trasmesso in risposta che parole vaghe e generiche, onde non impegnare in modo qualsiasi nè la mia azione, nè quella del R. Governo.Il R. ConsoleMillelire.»Nell'ottobre del 1896 fu celebrato in Roma con solenni festeggiamenti il matrimonio tra il principe di Napoli, erede della Corona d'Italia, e la principessa Elena del Montenegro, ora felicemente regnanti.Il primo pensiero di cotesto matrimonio era stato di Francesco Crispi; rimontava al 1894 e fu forse l'unico legato della politica sua che il successore, marchese di Rudinì, non abbia cercato di mandare in malora. Al Rudinì, anzi, ne fu attribuito il merito, e nella circostanza delle nozze gli fu conferita dal re Umberto la suprema onorificenza italiana, cioè il Collare dell'Annunziata.Perchè tra le possibili spose delle case reali d'Europa la scelta di Crispi cadesse su Elena Petrovich, è scritto nelDiariobrevemente e lucidamente.Il 5 dicembre 1896 Crispi visitò il re Umberto.«Dopo pochi minuti di attesa entrai nel gabinetto del Re.Il Re mi baciò ed abbracciò, ed io presi a discorrere:— Ricevuto il libro sul Montenegro, che Vostra Maestà si è degnato mandarmi, ho sentito il bisogno di venirla a ringraziare del prezioso dono e nel tempo stesso a spiegarle i motivi pei quali io proposi il matrimonio della principessa Elena con l'augusto figlio di V. M., il principe di Napoli.I motivi erano tre:apparentarsi con una famiglia che non potrebbe avere influenza su noi;prendere una principessa di buon sangue; [pg!241]in caso di guerra in Oriente avere un punto di appoggio nella penisola balcanica.»Sino agli ultimi giorni della sua vita, Crispi augurò che il popolo turco fosse respinto in Asia e che i popoli balcanici, liberati dalla secolare barbara dominazione e collegati, formassero un forte Stato.Ecco come in febbraio 1897, in una consultazione delFigarodi Parigi, riassunse le idee sempre professate:«Il Turco in Europa è una permanente offesa al diritto delle genti. In quattro secoli e mezzo non ha saputo naturalizzarsi, nè fondere in unità di nazione le razze sulle quali ha esercitato ed esercita il suo crudele impero.La sua lingua non ha letteratura, e sul suolo maledetto le arti belle non sorgono ad allietare la vita. Colà non è possibile l'ordinamento del comune; il municipio è nella Chiesa o nella sinagoga e le genti si distinguono per la religione che professano e non per la civiltà che sola potrebbe essere il pungolo alle azioni benigne ed oneste.Sul luogo istesso, nella stessa città, — se tal nome potessero meritare quegli ammassi di case luride che l'incendio di tanto in tanto ripulisce e fa rinnovare — coabitano, non convivono, il greco, lo slavo, il rumeno, l'albanese, sospettosi e senza amore, e su tutti sovrasta il turco con la brutalità di un selvaggio, al quale l'islamismo ispira odii e vendette.Abdul Hamid Can, ricco di vizii e di paure, essendo il califfo, cioè re e supremo pontefice, capo dello Stato e capo della religione, è inetto ai civili miglioramenti nel governo dei popoli, perchè ad ogni riforma nello interesse dei cristiani si trova l'ostacolo di un versetto del Corano.Questo disordine morale si perpetua per l'antitesi che domina le esigenze politiche di ciascuna delle grandi potenze. Io non so quali siano i patti dell'alleanza franco-russa. Ricorderò soltanto che quando a Tilsit Napoleone ed Alessandro trattavano la ripartizione del vecchio continente, il grande imperatore era pronto a cedere le Provincie danubiane, ma si rifiutava di dare Costantinopoli [pg!242] allo Czar. Si parla di accordo europeo per la soluzione della questione d'Oriente. Illusione! Questo accordo è affatto negativo. Lo scopo costante delle potenze finora è stato d'impedire al russo il possesso di Costantinopoli.Al 1854 le potenze occidentali invasero la Crimea e lo czar Nicolò dovette sospendere la marcia delle sue truppe. Al 1878 lo czar Alessandro, minacciato dalle navi inglesi, dovette fermarsi a Santo Stefano. L'impero turco era salvo, l'ambizione moscovita veniva arrestata nel suo periodico svolgimento; ma la quistione d'Oriente non era risoluta.È un pericolo che bisogna rimuovere una volta per sempre, è un problema che dobbiamo avere il coraggio di sciogliere, e non rimandarlo di anno in anno alle future generazioni.Al 1856 a Parigi, salvo la proclamazione di alcuni principii di diritto internazionale per la libertà dei mari, tutti gli sforzi, tutte le cure delle potenze raccolte in Congresso, furono diretti a garantire la vita dell'impero ottomano. Sangue e danaro perduti, perchè la Conferenza di Londra del 1871 restituì allo Czar quello che gli era stato tolto; premio dovuto dalla Germania alla Russia per la neutralità mantenuta nella guerra franco-prussiana.Oggi siamo da capo colla quistione d'Oriente. Le stragi degli Armeni, che da due anni si ripetono, sono seguite da quelle dei Cretesi. L'Europa si commuove, le grandi potenze mandano le loro navi nelle acque greche, il furore turco si rivela come prima, le genti balcaniche minacciano una insurrezione.Come finirà questa brutta tragedia? Le grandi potenze continueranno a curare con rimedii empirici questa piaga orientale, che ogni giorno più incancrenisce?Domando ai francesi: avete una soluzione? Avreste il coraggio di dare Costantinopoli al giovine Czar per ricostituirvi l'impero bizantino? Ciò sarebbe contrario alle vostre tradizioni, le quali v'impongono di difendere i popoli oppressi. Pel mio amico, il principe di Bismarck, che non sacrificherebbe un solo soldato della Pomerania pro o contro il Sultano, la risposta sarebbe facile. Egli crede che lo Czar, padrone di Costantinopoli, diverrebbe più debole di quello ch'è oggi, chiuso entro i suoi ghiacci, e che l'Europa potrebbe batterlo con sicuro successo. [pg!243] Io, in verità, non vorrei fare la prova, e la mia soluzione è diversa. Il partito nazionale italiano, del quale io sono stato un modesto soldato, vorrebbe una Confederazione balcanica con Costantinopoli sua capitale. Gli elementi di questo nuovo ordinamento politico esistono nei cinque Stati, la cui indipendenza è stata riconosciuta dall'Europa: la Rumania, la Bulgaria, la Serbia, la Grecia, il Montenegro. Costituite altri Stati, se volete; od aggiungete a quelli esistenti le popolazioni della stessa razza, della stessa lingua, della medesima religione e l'ordine sarà ristabilito per sempre in quelle regioni. I mussulmani potrebbero trovarvi posto, se lo volessero, ma da fratelli, non da signori. Ma lo Czar resti entro le attuali sue frontiere, ed il Sultano se ne vada in Asia. E la Grecia non pensi a disseppellire Bisanzio, che ricorda la decadenza e non la vita di un impero. E così la quistione d'Oriente sarebbe definitivamente risoluta e conservata la pace d'Europa.La Confederazione balcanica dovrebbe essere neutrale.»[pg!244]
Capitolo Ottavo.— La questione balcanica.Nel 1879 Crispi esprime la sua fede nel riordinamento della penisola balcanica sulla base delle nazionalità. — Critica del Trattato di Berlino nei riguardi della Balcania. — Tre colloqui inediti tra Crispi e il principe di Bismarck. — La seconda fase della questione bulgara e la Triplice italo-anglo-austriaca. — La Turchia dichiara al principe Ferdinando l'illegalità del suo soggiorno in Bulgaria. — Insuccesso della politica russa. — Stambuloff ringrazia Crispi in nome del popolo bulgaro. — Riconciliazione russo-bulgara. — Due indirizzi a Crispi della «Confederazione Orientale». — La questione di Creta e il malgoverno turco. — Crispi e l'Albania. — Crispi trova nel Montenegro la sposa pel futuro re d'Italia. — La Confederazione balcanica con Costantinopoli capitale. — «Il Sultano se ne vada in Asia».Le idee di Crispi intorno al complesso problema della sistemazione dell'Oriente europeo non mutarono mai; che fossero conformi ai diritti dei popoli balcanici e della civiltà, e politicamente rispondessero agl'interessi essenziali di tutta l'Europa, è dimostrato dalla guerra di liberazione mossa alla fine del 1912 dai quattro Stati alla Turchia, — guerra fatale, preferibile anche a qualsiasi soluzione che avesse potuto escogitarsi e imporsi dalle grandi Potenze. Soltanto le armi, infatti, possono col loro taglio netto dipanare siffatte intricate matasse, e operare le supreme rivendicazioni. Questa volta esse hanno altresì reso un notevole servigio alla diplomazia, riscattandola dalla politica ipocrita e umiliante che ha sostenuto per tanti decenni un regime spregevole e spregiato.Per rimanere nel tempo a noi più vicino, ricordiamo che in occasione della discussione circa la politica estera fatta alla [pg!212] Camera nel febbraio 1879, nella seduta del 3 l'on. Crispi, trattando della questione orientale, disse:«Io, o signori, ho la convinzione che la penisola dei Balcani può essere ricostituita sulla base della nazionalità. Io ho fede profonda che fra quelle genti non vi sia che il soffio della libertà il quale possa vivificarle, incivilirle, metterle in quella grande via in cui sono da parecchi secoli le altre nazioni di Europa.La Bulgaria, signori! ma quanti atti di eroismo non furono fatti in quel paese? Avete dimenticato il libro di Gladstone,Bulgarian orrors, dove si ricordano gli alberi convertiti in forche per impiccarvi coloro che erano insorti in nome della patria e della religione?Come mai si può dire che quei popoli fossero contenti del dominio turco, mentre hanno lottato per tanti secoli contro il medesimo?Dimenticheremo l'eroismo di quella forte razza, la quale vive nel Montenegro, e la quale per lungo tempo, mentre altre popolazioni cedevano alla forza brutale, seppe resistere con miracoli di eroismo all'invasore straniero?Signori: Non vedete voi che questi atti di coraggio, tanta virtù e tanta potenza di volontà, provano indiscutibilmente quella vitalità che è l'indizio vero della esistenza dei popoli?Come volete che si affermi una nazione nei momenti della lotta di fronte ad una forza superiore che le sovrasta, e, dopo la lotta, dinanzi al carnefice? Non abbiamo forse uguali esempi nel nostro paese dal 1820 al 1860? E mettendo a paragone quello che fu fatto dall'Italia durante il lungo servaggio e che fu fatto nella penisola balcanica dalle soggiogate popolazioni dal principio del secolo in poi, avremo noi il coraggio, noi nazione costituita da ieri, di imprecare a tanto eroismo e a tanta virtù? (Bravo! Bene, a Sinistra.).Dunque gli elementi pel riordinamento della penisola balcanica sulla base della nazionalità esistono, e bisogna fidare nel tempo perchè fruttino e si svolgano.»Crispi non fu soddisfatto del trattato di Berlino del 1878 che«smembrò la Rumania, tradì la Grecia, ruppe il fascio delle forze rivoluzionarie le quali sin dal giugno 1875 [pg!213] si erano levate per la redenzione della razza slava. Al 1878, come al 1875, fu disconosciuta la ragione dei popoli. Quello che si volle e si convenne nella capitale tedesca fu detto nel Parlamento inglese. Lord Beaconsfield, questa incarnazione del vecchio spirito britannico, dichiarò alla Camera dei Pari che i congregati sentirono la necessità di mantenere ancora il dominio degli Osmani. Ma neanco questo è definitivo, esso è piuttosto un componimento provvisorio e — siccome scriveva Lord Salisbury nella sua circolare la quale era unita al trattato — dipenderà dai ministri del Sultano se sapranno usare degli accordi conclusi, o se sprecheranno questa probabilmente ultima opportunità offerta alla Turchia.E tutti prevedono che la Turchia non farà senno, e che tosto o tardi verrà scossa da nuove convulsioni, ond'essa andrà irremissibilmente a rovina. Pertanto l'Inghilterra si è impossessata di Cipro, la Russia riprese la Bessarabia, e l'Austria occuperà l'Erzegovina e la Bosnia. Sono tre potenti stazioni militari, le quali mentre indicano la reciproca diffidenza dei gabinetti di Londra, Pietroburgo e Vienna, fanno presumere un forzato compromesso, cioè che nulla verrà stabilito nell'Oriente senza il loro consenso. È chiaro che sono nelle mani di coteste potenze i termini della grave questione, e che dipenderà dalla prudenza dei tre governi la fortuna delle popolazioni, le quali vivono nella penisola balcanica.»In altra circostanza Crispi disse:«Al 1878 l'Europa ebbe una tregua e non la pace. In Oriente il problema nazionale è ancora insoluto. Si dice: o la Russia sino all'Adriatico, o l'Austria sino all'Egeo. Non accetto il dilemma. L'Italia deve essere amica dell'Austria e della Russia, ma non dobbiamo voler mai che l'una o l'altra escano dai loro confini. L'Austria ebbe a Berlino con la Bosnia e l'Erzegovina una invulnerabile frontiera all'Oriente39e dev'esserne contenta.»[pg!214]A questo programma Crispi rimase fedele anche da Ministro. Ostacolò i tentativi della Russia di esercitare un'influenza preponderante in Bulgaria e in Rumania, temperando il russofilismo del principe di Bismarck, e legò l'Austria all'impegno di garantire lostatu-quonei Balcani. Tale politica ha mantenuto la pace ed ha dato tempo ai popoli balcanici di prepararsi a risolvere la loro partita secolare con la Turchia, con le proprie forze e nel proprio interesse. Oggi la Russia non può più pensare ad alcuna supremazia sugli Stati balcanici, usciti con quest'ultima guerra dalla minore età, nè a stabilirsi a Costantinopoli; e neppure l'Austria può ragionevolmente coltivare ancora la speranza d'inorientarsi. È finalmente avvenuto quello che Crispi auspicava nel 1879: le genti balcaniche, postesi sulla grande via del progresso civile, costituiscono oggi un baluardo insuperabile alle ambizioni russe e austriache.Quello che Crispi pensasse della politica russa in Oriente, e come agisse per ostacolarla, risulta dai colloqui col principe di Bismarck e dai documenti sulle questioni bulgara e rumena da noi pubblicati in un precedente volume.40Qui riproduciamo dalDiariodi Crispi tre dialoghi ancora inediti tra il gran Cancelliere e Crispi del maggio 1889. In quel mese, come è noto, il re Umberto, accompagnato dal suo primo ministro, si recò a Berlino a restituire la visita ricevuta dall'imperatore Guglielmo l'anno innanzi:22 maggio.— Alle 4.45 pom. vo dal principe di Bismarck.Trovo nel salone il Re, il quale conversa con la principessa di Bismarck. Dopo 5 o 6 minuti il Re si congeda con queste parole: «Vi lascio col signor Crispi».Il principe ritorna al discorso fatto altre volte sulla Russia, e sui suoi progetti nella penisola balcanica.— Bisogna — egli dice — non impedire alla Russia di andare a Costantinopoli. Collocata quale è oggi, essa è inattacabile. Sul Bosforo diverrebbe debole e potrebbe facilmente esser battuta.— E la Rumania e la Bulgaria diverrebbero sua preda. [pg!215] Comprendo che, con un Sultano russofilo, l'impresa sarebbe facile; ma l'Europa ci perderebbe.— Lasciando la Russia libera, la Francia se ne distaccherebbe; ed avremmo anche evitato una grande guerra. Al contrario, se non si lasciasse alla Russia di avanzarsi, essa entrerebbe in Galizia, ed avremmo una crisi generale.— Quanta è la truppa russa sulle frontiere?— 200 mila uomini sono verso la nostra frontiera, 300 mila verso i possedimenti austriaci, nulla verso la Rumania. Siete stato mai alla caccia? Bisogna attendere gli animali al varco per ucciderli. Non abbiate fretta, e lasciate che le cose si svolgano da sè. La Russia vuol Costantinopoli, e bisogna lasciar che ci vada. Del resto, non vale la pena di occuparci del Sultano. Che si lasci al suo destino. Una volta i Russi a Costantinopoli, il Sultano si contenterà del loro protettorato; purchè gli lascino l'harem egli non domanderà altro.— Sarebbe un danno pei piccoli Stati danubiani, i quali sarebbero assorbiti.— No, la Russia non li toccherebbe. Il suo proponimento è quello soltanto di avere dei principi ortodossi.— Ed in Rumania pare che si avvii a ciò, la potenza del principe Carlo essendo scossa ed il partito russofilo manifestando l'antico desiderio di mettere sul trono uno degli antichi ospodari.— I rumeni vanno anche più in là; distruggerebbero l'unità, e rifarebbero i due piccoli Stati con Jassy e Bucarest capitali.Mentre il principe pronunziava le ultime parole, l'orologio segnava le 5.30 pomeridiane.Mi alzo, pregandolo a permettermi di riprender domani il discorso. Alle 6 essendovi il gran pranzo a Corte, ero costretto ad andarmene.23 maggio.— Alle 2 e mezzo giungo alla casa del principe di Bismarck. Egli era in un salone del pian terreno.Chiesi scusa di esser giunto mezz'ora dopo dell'ora stabilita. Il principe rispose che nulla vi era di male, egli dovendo restare tutta la giornata in casa.Entrai subito in argomento, e ripresi il discorso al punto in cui ieri era stato interrotto. [pg!216]— Orbene, Altezza, le cose dettemi ieri io le sapeva. Me ne avete parlato altre volte. Ora vi domando: le avete mai fatte conoscere a Lord Salisbury?— No; ma ne ho parlato all'Imperatore d'Austria.— E quale è stata la sua risposta?— L'Imperatore crede che non bisogna lasciar passare la Russia, ma impedirle di andare a Costantinopoli. L'Imperatore teme degli Ungheresi, i quali sono contrarii a che la Russia si stabilisca sul Bosforo. Ed han torto! La Russia sul Bosforo s'indebolirebbe, finirebbe come tutti gli altri che vi stettero altre volte.— Ma gl'Imperatori romani vi stettero per molti secoli, ed il Turco v'impera anche da secoli, e quantunque debole, nissuno ha potuto spodestarlo.— Non l'han voluto spodestare, perchè l'Europa si è sempre opposta alla marcia dei Russi. La Russia questa volta non andrà per terra a Costantinopoli. Essa farà una spedizione per mare.— Credete voi, che la flotta russa sia forte nel mar Nero?— Lo diviene; e fra un paio d'anni avrà raddoppiato il suo naviglio. Essa potrà riunire subito da 30 mila a 40 mila uomini e gettarli in Rumelia. Bisogna lasciarla fare, e porre l'Inghilterra in condizione da gettarsi nella lotta.— Ma voi non ignorate che ci siamo concordati con l'Inghilterra di non permettere alcun mutamento allostatu-quodel Mediterraneo e dello Egeo.— Non basta. L'Inghilterra potrebbe trovar modo a sfuggire all'adempimento delle fatte promesse. Bisogna comprometterla, ed allora, essendo impegnata a far la guerra, saremo in quattro.— Credete voi, che la Francia farà presto la guerra?— Non lo credo. Non è pronta. La sua polvere non dura sei mesi.— Ma l'Inghilterra anch'essa ha bisogno di tempo. Avrà bisogno di 3 o 4 anni per compiere il naviglio.— Basterà un paio d'anni. Ma avendola anche oggi con noi, le nostre navi riunite alle inglesi potranno tener fronte alla squadra francese.— Conoscete un signor Tachard?— Lo conosco. Stette da me alcuni giorni. Le mie signore lo chiamavano sempreCrachard, perchè sputava sempre, anche sui tappeti. [pg!217]— Che ne dite del suo progetto, di fare dell'Alsazia e della Lorena uno Stato autonomo neutrale.— Per darlo a chi?— Anche ad uno dei vostri principi.— È finito il tempo degli Stati neutrali. Lo vedete con la Svizzera, la quale arresta i miei agenti. Bisogna che lo Stato, come l'uomo, sia responsabile degli atti suoi.— Si toglierebbe un motivo di guerra con l'Alsazia e la Lorena neutrali. Che ne dicono in Francia?— Il Governo francese l'accetterebbe; ma anche con questo, la guerra non sarebbe evitata. Sarebbe tolto a noi di attaccare la Francia per terra, mentre la Francia ci attaccherebbe per mare.— Avete fede nel Governo austriaco?— Ho fede nell'Imperatore. Ma non certamente nel Conte Taaffe.— Taaffe non è amico vostro, siccome non è amico mio.— Bisogna aggiungere che in Austria son molte le simpatie per la Francia, e si fa tutto il possibile per distaccarla dall'Italia e dalla Germania.— L'Austria vivrà finchè sarà con voi. L'Imperatore tiene alla nostra alleanza, perchè tiene all'esistenza dell'impero. Lo Czar sarebbe contento del distacco dell'Austria; egli non vorrebbe che la nostra neutralità, ed allora l'Austria sarebbe distrutta. La sua posizione non è come la vostra e la nostra. L'Italia e la Germania vivono delle forze proprie, perchè hanno il cemento della nazionalità.— Lo comprendo. Ma l'Austria com'essa è, è necessaria all'equilibrio europeo, e giova mantenerla.— Anch'io sono di questo avviso. Ed ho lavorato sempre a mantenerla. Al 1866 non volli annientarla. Oggi dobbiamo mantenerla.— Sta bene, ma è necessario che quel Governo non turbi la nostra esistenza.— L'Imperatore lo sa; e con lui nulla havvi da temere.— Taaffe è troppo cattolico, e per poco che s'intenda con la Francia, potrebbe suscitarci molestie. Globet negli ultimi giorni del suo governo tentò di risuscitare la Convenzione di settembre.— Globet non è un uomo abile; ma parmi inverosimile che abbia potuto usare un tal contegno. Il domandare [pg!218] il ristabilimento della Convenzione di settembre sarebbe lo stesso che far occupare una parte del territorio italiano con un esercito. Sarebbe la guerra; e la Francia non commetterebbe cotesto errore.25 maggio.— Alle 5 e mezzo pomeridiane il principe di Bismarck è venuto a trovarmi. Il discorso versò sull'argomento del giorno, cioè il ritorno del Re in Italia, e perciò sulla via da seguire.— Siccome saprete, disse il principe, tutto è accomodato. L'Imperatore, spontaneamente, ha rinunziato al viaggio a Strasburgo; solamente ha espresso il desiderio che restiate fino a domani, domenica, e credo che S. M. il Re avrà consentito.— Vi ringrazio della presa risoluzione. Io ho bisogno di ritornar presto a Roma; le Camere sono aperte, ed il lavoro, che ci resta ancora, è molto.— Domani, domenica, credete voi che il Re abbia bisogno di un prete?— È un affare che lo riguarda ed in materia di religione io non entro. Quando siamo a viaggiare in Italia nei palazzi reali è la cappella, e Re e Regina vanno a messa. A Roma, la domenica, vedo il Re dalle 10 alle 12 per la firma dei decreti e delle leggi; e non mi occupo d'altro.— Avete ancora questioni col Turco?— Quegli è una bestia; e non sa quello che fa.— Avete ragione; ma le bestie bisogna addomesticarle e non batterle.— E i suoi governatori bestie come lui....— No, più di lui; ma non bisogna tenerne conto. Quando avrete bastonato un cane, sarete per ciò più forte di prima?— Io credo che sono mal consigliati quei governatori, perchè li trovo sempre insolenti ad ogni occasione, e suscitano brighe senza motivo alcuno. Nell'affare di Hodeida mi tennero a bada per oltre due anni. Avevamo convenuto che per la ingiuria fatta al mio console, il governatore avrebbe dato soddisfazione. Un giorno ebbi da Costantinopoli la notizia che tutto era finito, che la soddisfazione era stata data. Io, per togliere nuovi contatti tra il governatore ed il console, richiamai quest'ultimo. Quale non fu la delusione! Ero stato ingannato; [pg!219] era una menzogna quello che mi era stato assicurato dalla Porta Ottomana. Più tardi nel gennaio di quest'anno, alcuni artiglieri turchi scompongono la tomba di un cittadino italiano e ne violano il cadavere. Reclamiamo e ci vien risposto che si aspettano ordini dal Governo centrale. Domandiamo che li sollecitino per telegrafo e ci vien detto che il telegrafo era rotto. Anche questa era una menzogna. Allora diedi l'ordine al general Baldissera che mandasse le navi. Nel mar Rosso non potevo permettere che l'Italia fosse trattata così male. La Turchia, con le sue follìe, può essere scusata altrove, ma non nel mar Rosso.— Andrete in Africa?— Sventuratamente vi siamo, Altezza. Soltanto bisogna trovar modo di starvi bene. All'Asmara, nel paese dei Bogos e altrove vi sono terreni da coltivare; e anche potremo avere una frontiera naturalmente strategica.— Gl'inglesi però, dopo aver conquistato l'Abissinia, l'abbandonarono. Se fosse stato possibile colonizzarla, vi sarebbero rimasti.— Agl'inglesi bastò di imporvi il segno della loro potenza, e non ebbero altro scopo con la loro spedizione. Noi, l'Italia e la Germania, siamo venuti tardi. Abbiamo trovate occupate nell'Asia, nell'Africa e nell'America le regioni coltivabili e ci resta poco a fare.— Volete comperarvi i possedimenti tedeschi dell'Africa?— Altezza, io sono pronto a vendervi i possedimenti italiani!»Se la Bulgaria ha potuto ordinarsi e sviluppare le sue risorse sotto il savio governo di Ferdinando di Coburgo, non piccolo merito spetta a Crispi che, dal giorno dell'elezione di quel principe, sostenne con successo nei consigli d'Europa ilnon-intervento, in omaggio al principio di nazionalità. L'Inghilterra dapprima si era disinteressata delle sorti dell'elezione fatta dall'assemblea bulgara di Tirnovo, e non si opponeva alla pretesa russa che il Sultano rifiutasse di confermarla, come, mancando il consenso unanime delle grandi potenze, gliene dava diritto il trattato di Berlino. Mutò atteggiamento dipoi, associandosi alla proposta italiana che si rispettasse il volere del popolo bulgaro. [pg!220]Senza riprodurre qui documenti già da noi pubblicati, giova tuttavia, a esporre esattamente il pensiero di Crispi, che ricordiamo poche frasi contenute in telegrammi di quel tempo:Crispi al Re (16 agosto 1887):.... Aggiungerò che l'Italia per essere fedele alle sue tradizioni, ai suoi principii, ai suoi interessi, deve mirare a che la Bulgaria, come tutti gli Stati balcanici, si avvii all'indipendenza.»Crispi all'ambasciatore italiano a Costantinopoli (18 agosto):«Due fini essenzialmente ci proponiamo: l'uno immediato, cioè il mantenimento della pace; l'altro mediato ed a più lunga scadenza, che è l'assetto definitivo su basi salde e razionali, di popolazioni europee e cristiane non ancora costituite a nazioni, benchè aventi tutti gli elementi etnici e morali che valgono a determinare la nazionalità.»Crispi all'ambasciatore italiano a Costantinopoli (31 agosto):«I bulgari, sotto un principe di loro scelta, il quale, malgrado gli errori che ha potuto commettere, dispone certamente di un partito non indifferente, sono in procinto di organizzare un governo. Il meglio è di non intralciare l'opera loro. Un tentativo d'ingerenza, o peggio d'intervento, esporrebbe l'Europa o a dover confessare la propria impotenza a dar soluzione alla crisi, oppure, se si ricorresse alla violenza, a provocare essa stessa il conflitto che si vuole appunto evitare.»La questione non ebbe termine nel 1887; ma alla fine di quell'anno l'ententeitalo-anglo-austriaca era un fatto compiuto ed esercitava a Costantinopoli una grande influenza. Quello che avvenne dipoi, tra la Russia irritata e irremovibile nella sua avversione al principe Ferdinando e le tre potenze concordi nel mandare a monte i suoi disegni, fu un giuoco di abilità dal quale la Russia non trasse alcun vantaggio.Il governo russo non volendo confessare il vero motivo del suo contegno, si lagnava di pretese relazioni esistenti tra i capi [pg!221] del potere a Sofia ed i nihilisti. Il signor Stambuloff stesso, presidente del gabinetto bulgaro, era accusato di essere stato espulso dal seminario di Odessa a cagione dei suoi principii ultra-socialisti; e si affermava altresì la scoperta di una corrispondenza tra un membro del medesimo gabinetto e un ufficiale di marina compromesso in un attentato contro la vita dello Czar. Tali accuse venivano considerate come molto pericolose per la pace europea, poichè lo spettro del nihilismo era agitato nello intento di mantenere viva l'ansietà dello Czar e di spingerlo a risoluzioni estreme.Il terreno legale sul quale la Russia si era posta, era questo. La Turchia, invitata ad agire, esitava per due ragioni: 1.ª perchè mancava l'unanimità delle Potenze; 2.ª perchè si preoccupava di quello che sarebbe avvenuto in Bulgaria tanto se il principe di Coburgo avesse obbedito all'intimazione di ritirarsi, quanto se avesse disobbedito.Il Cancelliere russo non ammetteva che potesse esservi divergenza tra le potenze sul primo punto. Il trattato di Berlino era stato violato dal Principe il quale aveva assunto la carica prima che la sua elezione fosse confermata. Su ciò nessuna potenza dissentendo, a tutte s'imponeva, all'infuori di ogni altra considerazione, l'obbligo di ristabilire l'ordine giuridico e di manifestare la loro solidarietà a Costantinopoli.Sulla seconda ragione delle esitazioni del Sultano, il Cancelliere Giers si limitava a protestare che le intenzioni della Russia erano pacifiche: lo Czar non voleva spingere il Sultano a misure militari, nè ricorrervi esso medesimo. La dichiarazione che si chiedeva al Sultano di fare a Sofia avrebbe raggiunto pacificamente lo scopo di togliere alla questione ciò che aveva di minaccioso per la penisola balcanica e per la pace europea.Appare evidentemente evasiva la risposta che la Cancelleria di Pietroburgo dava al secondo quesito.Il 17 e il 19 febbraio 1888 l'ambasciatore di Russia sig. Uxkull, conferiva sul detto argomento con Crispi. Leggiamo nelDiariodi questi:«Viene d'ordine del suo Governo a chiedere che l'ambasciatore italiano a Costantinopoli si associ all'ambasciatore russo di quella città allo scopo di ottenere dal [pg!222] Sultano che dichiari al principe Ferdinando illegale il suo soggiorno in Bulgaria.Rispondo che l'Italia ritenne sempre legale l'elezione del principe Ferdinando, illegale la sua presenza sul trono bulgaro. In quanto alla domanda russa soggiungo non comprenderne lo scopo. Chiedo tempo a rispondere. Stabiliamo d'accordo che ci saremmo riveduti domenica 19.»«Uxkull viene a chiedermi la risposta promessagli venerdì.Rispondo: vi ripeto che noi riteniamo legale l'elezione del principe Ferdinando, illegale la sua presenza in Bulgaria. Questa mia opinione l'ho manifestata alla Turchia, verbalmente dicendola a Photiadès-pascià, e per nota scrivendola sin dal 17 agosto 1887 al barone Blanc, che la comunicò alla Porta. Mi par inutile, ozioso, ripeterla oggi e non so comprendere lo scopo cui mira la Russia.— La chiediamo perchè senza l'assentimento di tutte le potenze, la Porta non farebbe la dichiarazione.— Ma quando la Porta avrà fatto cotesta dichiarazione, quale conseguenza ne trarrete? Prima di decidermi, avrei bisogno di conoscere quali sarebbero gli ulteriori propositi della Russia. Voi lo sapete: noi siamo contrari a qualunque azione militare in Bulgaria.— Noi non intendiamo agire con la forza contro il principe Ferdinando.— Benissimo. E allora è inutile l'opera mia in Costantinopoli. Mi deciderò quando avrò conosciuto le vostre intenzioni. Ma perchè non convocate una conferenza? Sarebbe il solo modo di uscire dall'imbarazzo.— Le conferenze non riescono senza un accordo preventivo.— È vero. Ma io non vedo nulla di meglio.»«Londra, 18 febbraio 1888.L'ambasciatore di Russia ha fatto oggi a Salisbury una comunicazione verbale analoga a quella fatta a V. E. Salisbury ha risposto che prendeva in considerazione la domanda russa, ma che si riservava di rispondervi. Egli sin d'ora credeva che l'allontanamento del principe Ferdinando potrebbe avere le più gravi conseguenze [pg!223] e produrre dei disordini in Bulgaria. Occorrerebbe d'altronde sapere chi la Russia proporrebbe di mettere al posto del Principe.Catalani.»«Londra, 19 febbraio.Ho comunicato a Salisbury il telegramma di V. E. di ier sera. Sua Signoria mi ha risposto come segue: «Aspetto di conoscere la maniera di vedere di Crispi e di Kálnoky, che ho consultati oggi, ma io son disposto a far sapere in sostanza alla Russia che il Governo inglese non può rispondere alla sua proposta senza conoscere che cosa il Gabinetto di Pietroburgo conti di proporre nel caso in cui, come risultato dell'azione delle potenze, il principe Ferdinando sia mandato via e la Bulgaria rimanga senza governo.»Catalani.»Il conte Kálnoky dette alla comunicazione russa, fattagli dall'ambasciatore principe Lobanow, risposta preliminare analoga a quella di Crispi e di Salisbury, che sviluppò dipoi in una nota. In essa il gabinetto imperiale e reale, dopo essersi associato con sincera soddisfazione e con spirito di conciliazione al desiderio espresso dal Governo della Russia di ricercare una soluzione pacifica della questione bulgara basata sull'autorità del diritto e sul corso naturale delle cose, e con esclusione di qualsiasi impiego di forza, chiedeva che le potenze s'intendessero su questi due punti:«1.º Dato il caso che il principe Ferdinando abbandonasse il paese, quale sarebbe il governo provvisorio e la reggenza che sarebbero riconosciuti e dichiarati legali sino all'elezione di un principe?2.º Dato il caso che il principe Ferdinando e il suo governo resistessero o minacciassero di proclamare l'indipendenza della Bulgaria, che cosa si dovrebbe fare per ovviare ai pericoli reali che ne risulterebbero per la Turchia e per la pace d'Oriente? Escluso l'impiego della forza militare, come potrebbero le potenze esporsi a una sfida della Bulgaria, senza far valere la loro autorità?»[pg!224]La risposta del signor Giers alle obbiezioni austriache, comunicata a Crispi dal barone Uxkull, fu la seguente:«Sulla prima, il Governo russo è convinto che la dichiarazione categorica della Porta, appoggiata dai rappresentanti delle potenze a Sofia, finirà con l'indurre il principe Ferdinando a ritirarsi. In caso contrario, la Russia riserverà la sua attitudine cercando, se occorresse, d'intendersi con le potenze circa i passi ulteriori.Sulla seconda: il Governo russo dichiara non avere alcuna intenzione d'imporre i suoi partigiani al governo provvisorio, e regolerà la propria attitudine in conformità delle disposizioni che tale governo gli dimostrerà.»Crispi precisò la sua risposta con la nota seguente:«In conformità a ciò che il Ministro degli affari esteri ha di già avuto l'onore di far conoscere a S. E. l'ambasciatore di Russia in data 17 e 19 corrente, il Governo del Re ha dichiarato, sin dal mese di agosto decorso, per mezzo dell'ambasciatore d'Italia a Costantinopoli, che secondo la sua opinione, il principe Ferdinando prendendo possesso del trono bulgaro ha contravvenuto alle prescrizioni del trattato di Berlino, l'elezione di cotesto principe non avendo avuto preventivamente l'approvazione della Porta, nè il consenso delle Potenze.Ciò premesso, si tratta ora di esaminare se, pronunziata la dichiarazione d'illegalità, l'allontanamento del Principe potrà avvenire senza un'azione militare, sia della Porta, sia di altra potenza, e se potrà stabilirsi facilmente in Bulgaria un nuovo governo, secondo la volontà del popolo liberamente manifestata.Delle due previsioni, quella che la partenza moralmente o materialmente forzata del principe Ferdinando provocherebbe disordini in Bulgaria, è ai nostri occhi molto più fondata che l'altra di una soluzione pacifica della questione. In conseguenza, il Governo del Re, giustamente preoccupandosi di quel che può seguirne, non crede di dover prestare il suo concorso a un passo diretto contro uno stato di cose, il quale, sebbene difetti di legalità, ha garentito sin'ora al principato un'amministrazione relativamente organizzata.In ogni caso il Governo del Re prende atto con la [pg!225] più viva soddisfazione delle assicurazioni date dal Governo imperiale di astenersi dall'impiego di qualsiasi mezzo coercitivo contro i bulgari e che la volontà di S. M. l'Imperatore è di vedere la questione risolversi pacificamente.»Dopo pochi giorni l'ambasciatore russo a Costantinopoli fece, d'ordine del suo governo, la seguente comunicazione alla Porta Ottomana:«L'assentiment des Puissances prévu par le traité de Berlin n'a pas été obtenu pour la confirmation du Prince Ferdinand de Coburg comme Prince de Bulgarie. Dès lors, la présence à la tête de la Principauté vassale est illégale et contraire au traité de Berlin. Le Gouvernement Imperial de Russie demande en conséquence à la Sublime Porte de notifier officiellement ce qui précède au Gouvernement bulgare et de porter officiellement cette notification à la connaissance des grandes Puissances.»Questa comunicazione fu appoggiata dagli ambasciatori di Germania e di Francia, in omaggio al trattato di Berlino. Il principe di Bismarck non negò la platonica assistenza chiestagli dalla Russia, alla quale aveva interesse di dar prove di amicizia; ma è legittimo pensare ch'egli la concedesse sapendo che non poteva nuocere alla politica seguita dall'entente italo-anglo-austriaca, che aveva incoraggiato a formarsi.Alla comunicazione russa, seguì una dichiarazione di Said-pascià, così concepita:«Son Altesse le Grand Vézirà Monsieur Stambouloff,Sofia.Lors de l'arrivée en Bulgarie du Prince Ferdinand de Cobourg, j'ai déclaré a Son Altesse par un télégramme en date du 22 Chewal 1887 que son élection par l'Assemblée Générale Bulgare n'ayant pas réuni l'assentiment de toutes les Puissances signataires du Traité de Berlin et que cette élection n'ayant pas été sanctionnée [pg!226] par la Sublime Porte, sa présence en Bulgarie était contraire au Traité de Berlin et n'était pas légale.Aujourd'hui, je viens déclarer au Gouvernement Bulgare, qu'aux yeux du Gouvernement Impérial, la situation est toujours la même, c'est-à-dire que la présence du Prince Ferdinand à la tête de la Principauté est illégale et contraire au Traité de Berlin.Je vous prie de porter ce télégramme à la connaissance du Gouvernement auprès duquel vous êtes accrédité.Said.»Photiadès-pascià portando a conoscenza di Crispi questa dichiarazione, lo assicurò che la Porta non avrebbe fatto altri passi senza essersi prima intesa con tutte le potenze.Tutte le potenze presero atto puro e semplice della dichiarazione di Said-pascià, la quale lasciò il tempo che trovò.Il principe Ferdinando non si mosse; il suo governo, presieduto dall'energico Stambuloff, si limitò a sorvegliare e colpire i numerosi agitatori e rifugiati russi i quali lavoravano a fomentare sollevazioni, sventando così l'accusa, la quale sarebbe stata portata dinanzi all'Europa, che la Bulgaria fosse in preda all'anarchia.Per qualche tempo dipoi la questione bulgara cessò dall'essere preoccupante per le Cancelliere delle grandi potenze: il governo principesco continuò a organizzare il paese; la Russia, pur non dichiarandosi vinta, prese un'attitudine di attesa. Alla fine del 1889 qualche timore risorse. Il mancato riconoscimento del principe Ferdinando indispettiva i patriotti bulgari e nuoceva al prestigio della Bulgaria specialmente presso i popoli vicini, allora diffidenti e ostili verso il nuovo Stato. Si attribuiva al governo del signor Stambuloff l'intenzione di proclamare la legalità della costituzione e l'indipendenza del suo paese, e questo atto era considerato come una sfida alla Russia e ancora inopportuno. Crispi, sebbene ritenesse che la situazione anormale della Bulgaria si dovesse regolare, non credeva ne fosse giunto il momento, e dette a Sofia il consiglio di attendere. Egli credeva preferibile il tentare di persuadere il governo russo a desistere dalla sua opposizione. Infatti il 1.º novembre 1889 telegrafava: [pg!227]«R. Ambasciata,Pietroburgo.Nel colloquio col Barone Uxkull essendosi parlato della Bulgaria e del principe Ferdinando, espressi il convincimento del R. Governo che non si debba mutare lostatu-quo, ma non nascosi che l'esperimento fatto dal Principe ci sembra soddisfacente, avendo egli dimostrato contegno serio e saputo governare con lode il Principato in circostanze difficili.Crispi.»Del resto, nulla vi era nella situazione che consigliasse di affrettare una soluzione che non avrebbe potuto mancare. Appunto al principio di novembre i Cancellieri imperiali di Austria-Ungheria e di Germania avevano avuto la consueta conferenza annuale e avevano fatto le constatazioni che risultano dal seguente telegramma:«Vienna, 10-11-1889.Kálnoky non ha potuto ricevermi che oggi soltanto, dopo il suo ritorno da Friedrichsruhe. Egli mi ha detto che aveva trovato il principe di Bismarck in ottime condizioni di salute e che era molto soddisfatto dei colloqui con lui avuti, ed aggiunse che essi si trovavano in perfetto accordo in tutte le questioni pendenti. Il principe di Bismarck si era compiaciuto che gli sforzi delle potenze alleate avessero potuto assicurare la pace per un anno e sperava che avrebbero continuato ad assicurarla anche in seguito. Però Kálnoky aggiunse che Bismarck aveva riconosciuto con lui che la situazione non era cambiata e che, quantunque pacifica, poteva dar luogo da un momento all'altro a nuove inquietudini. In quanto alla Bulgaria, Bismarck aveva ammesso che bisognava conservare un piede nel Principato, cercare di mantenerlo dal nostro lato per impedire che la Russia vi sorgesse di nuovo. Per quanto riguarda la Grecia, la situazione sembrava tendere a divenire alquanto critica, perchè si cercava di fare risorgere la questione di Candia. Tricupis accennava ad agire e ad assumere un contegno [pg!228] ostile contro la Turchia, verso la quale dichiarava voler mettersi in istato di guerra. Kálnoky spera che egli verrà a migliori consigli. Sua Eccellenza aggiunse che lo stesso imperatore Guglielmo, nella sua recente dimora ad Atene, aveva dato a Tricupis dei consigli di moderazione e che i governi di Germania e di Austria-Ungheria avevano fatto altrettanto; ed egli non dubita che V. E. farà altresì parlare in questo senso ad Atene. In quanto alla Serbia e alla Rumania, Kálnoky disse che le questioni che potrebbero per avventura sorgervi non sembravano tali da far temere per la pace europea e che era da sperarsi che avrebbero potuto essere localizzate.Avarna.»In gennaio 1891 Crispi ebbe nuova occasione di dimostrare il suo interessamento alla Bulgaria. Il governo russo si lagnava che la maggior parte degli anarchici russi che riuscivano ad emigrare, trovassero buona accoglienza in Bulgaria, ed anche degli impieghi. L'ambasciatore Uxkull fu incaricato di un passo confidenziale e amichevole presso Crispi. «Noi non dubitiamo — così scrivevano da Pietroburgo all'ambasciatore — dell'effetto salutare che raccomandazioni energiche provenienti da Roma eserciteranno a Sofia, per metter fine ad uno stato di cose che sarebbe impossibile lasciar sussistere senza prevederne conseguenze funeste.»Crispi non indugiò a secondare il desiderio del governo russo, e inviò questa lettera al Ministro d'Italia a Sofia, Gerbaix de Sonnaz:«Roma, il 16 gennaio 1891.Signor Conte,Il barone Uxkull, nel ricevimento ebdomadario dell'11 corrente mi partecipò le lagnanze del suo Governo contro il Ministero bulgaro per la protezione usata da costui verso alcuni nichilisti russi. Il giorno 13, ritornando sullo stesso argomento, mi diede notizia officiosa di un dispaccio.Cotesti emigrati non solamente godrebbero i favori del Governo di Sofia, ma parecchi sarebbero stati impiegati nella amministrazione del Principato. [pg!229]Nelle condizioni politiche nelle quali è la Bulgaria, prudenza esige che si allontani una nuova causa di malumori tra il Principato ed il potente Impero, al quale cotesto paese deve la sua indipendenza. Veda il signor Stambuloff e veda anche il principe Ferdinando e li consigli a liberarsi di cotesti ospiti incomodi.La parola di un Governo amico e disinteressato, quale il nostro, dovrà giunger gradita a cotesti signori. Noi, sin dalla costituzione del Principato, abbiamo esercitato a Sofia con amicizia cordiale un'opera di pace; e tale sarà il nostro compito anche in avvenire.Le ho telegrafato nei medesimi sensi.Crispi.»Quando Crispi alla fine del 1893 tornò al potere, il riconoscimento del principe Ferdinando da parte delle potenze non era ancora avvenuto. Crispi ebbe occasione di accennare alla Bulgaria nella discussione del bilancio degli affari esteri fattasi alla Camera in maggio 1894, e ne parlò con simpatia. Le sue parole provocarono lo scambio dei seguenti telegrammi:«Mr. CrispiPrésident du Conseil des Ministres,Sofia, 6 mai 1894.Le discours prononcé par Votre Excellence dans la Chambre à l'occasion de la discussion du budget du Ministère des affaires étrangères a produit une grande joie parmi le peuple Bulgare qui a vu que dans les moments difficiles et critiques que notre patrie a traversé le gouvernement italien, ayant à sa tête un champion éprouvé dans les luttes pour l'indépendance et l'unité de l'Italie, a pris la défense des droits d'un Etat qui venait d'être appelé à une vie politique, en le sauvegardant de l'intervention étrangère dans ses affaires intérieures. Je remplis un agréable devoir en présentant en cette occasion à Votre Excellence les remerciements sincères et chaleureux du Gouvernement Bulgare et je prie le Gouvernement de Sa Majesté le Roi d'Italie de [pg!230] continuer à l'avenir son bienveillant soutien à un peuple qui lutte pour son existence dans l'unique but de son paisible développement.Le Président du Conseil des MinistresStambuloff.»«Son Excellence M.r StambuloffPrésident du Conseil des Ministres,Sophia.Rome, le 5 mai 1894.Je remercie Votre Excellence de son télégramme, heureux de savoir appréciés les sentiments que j'éprouve pour le peuple bulgare et les principes que j'ai invoqués en sa faveur.Crispi.»Stambuloff cadde dal governo poco dopo, si disse per influenza dell'Austria alla quale dava ombra la politica attiva che quell'eminente uomo di Stato faceva in Macedonia. Quello che fece traboccare il vaso dell'indignazione austriaca sembra fosse la coincidenza tra lo scambio di felicitazioni sopra riferito tra Stambuloff e Crispi — quest'ultimo sospettato a Vienna di mene nei Balcani — e il vanto che lo Stambuloff si faceva di avere con la nomina di vescovi bulgari in Macedonia, ottenuta dalla Sublime Porta, assicurato l'avvenire della Macedonia stessa alla Bulgaria.Un anno dopo (luglio 1895) lo Stambuloff venne assassinato per vendetta politica.Lo stato provvisorio del principato bulgaro ebbe termine nel 1896, senza ulteriori lotte. La Russia, siccome Crispi aveva sperato, disarmò per stanchezza. Era impossibile negare che la Bulgaria sotto il governo del principe Ferdinando fosse diventata un elemento d'ordine nella penisola balcanica e che progredisse mirabilmente. Dovendo rinunziare al proposito di dominarla, parve saggio consiglio al governo russo adattarsi alle mutate circostanze e limitarsi a una politica più modesta. La Bulgaria non voleva essere una provincia russa, ma era disposta [pg!231] a dimostrare alla Russia tutta la deferenza dovutale, specialmente per essere stata da essa sottratta al giogo turco.Alla tranquillità e all'interesse dello Stato il principe Ferdinando sacrificò la sua fede religiosa, aderendo alla conversione all'ortodossia del suo primogenito, Boris. Venne a Roma il 27 gennaio 1896, fu ricevuto dal Papa e ottenne la licenza che invocava. L'8 febbraio lo Czar telegrafava al Principe per felicitarlo della «patriottica risoluzione» comunicatagli e per dirgli che accettava di essere padrino al battesimo di Boris. Lo stesso giorno l'organo ufficiale russo dichiarava cessato il conflitto con la Bulgaria, osservando che «la conversione del principe Boris alla ortodossia dimostrava aver la nazione bulgara compreso la necessità di affermare la sua fede religiosa come pegno dei legami spirituali che la univano alla Russia emancipatrice».Conseguenza naturale di questo mutamento della Russia, fu l'invito della Sublime Porta alle Potenze di volere riconoscere il principe di Bulgaria in conformità dell'articolo 3.º del Trattato di Berlino. Tutte le Potenze aderirono: l'Italia potè rispondere che l'adesione dell'Italia a cotesto riconoscimento da parte della Turchia era acquisita sin dal 1887, da quando cioè dichiarò di considerare valida la manifestazione della volontà del popolo bulgaro.————In tutto l'Oriente europeo il nome di Francesco Crispi si identificò per lungo tempo con le aspirazioni all'indipendenza dei popoli oppressi dal Turco. Egli difese tutte le nazionalità, una dopo l'altra; fu capo di Comitati filelleni e parlò in ogni occasione, dalla tribuna parlamentare e nei comizii, in favore di una più grande Grecia; propugnò l'autonomia e l'indipendenza dell'Albania; cercò e trovò nell'eroico Montenegro la sposa del principe ereditario d'Italia; fece, da ministro, quanto potè per sottrarre Candia e l'Armenia ai periodici massacri turchi.Merita in questo momento storico in cui l'idea della federazione militare dei popoli balcanici si è concretata nel fatto, speciale menzione l'ausilio chiesto a Crispi da un Sillogo ateniese per la Confederazione Orientale, con le seguenti due lettere le quali portano una firma illustre: [pg!232]CONFÉDÉRATION ORIENTALE.«All'Illustre Uomo di Stato Crispi.Atene, 24 ottobre 1885.Illustre Maestro,Il Comitato e la Direzione dellaConfederazione Orientale, i quali or è più che un anno avevano fondato in Atene un giornale di questo titolo, devoto all'idea di stabilire un'alleanza federale dei popoli della penisola balcanica, hanno l'onore di domandare la vostra alta e potente protezione allo scopo di riprendere l'opera sospesa per mancanza di aiuti efficaci.Noi abbiamo tutto sagrificato a quest'idea, convinti che la sua realizzazione condurrà alla liberazione di questi popoli per la sola via logica e pacifica desiderata dall'Europa. Ma dal momento della comparsa del nostro giornale la Turchia e l'Austria ci hanno combattuto senza quartiere: la prima perchè noi parliamo di libertà ai cristiani dell'Oriente; la seconda perchè domandiamo l'autonomia per i Macedoni, unico mezzo, secondo noi, di conciliare le pretese delle razze diverse abitanti questa provincia.Il nostro giornale, proibito e perseguitato negli Stati dei Balcani, la nostra opera era colpita a morte. Invano noi tentammo di lottare: ci è stato giocoforza soccombere.Questa situazione ispirerà forse qualche interessamento a voi, illustre Maestro, le cui idee liberali e l'alta intelligenza si volgono a tutti i problemi politici e sociali, e il cuore generoso si commuove dinanzi ad ogni ingiustizia e ad ogni disgrazia.D'altronde, l'opera nostra aveva prodotto qualche frutto in Oriente, e degli spiriti lungoveggenti, in comunione d'idee con noi, c'incoraggiavano a perseverare nella ferma credenza che la confederazione dei popoli orientali è la soluzione più equa del problema posto, da più di quattro secoli, alla giurisdizione dell'Europa.Non è forse anche di un interesse capitale per le potenze mediterranee che l'Oriente non diventi preda delle [pg!233] cupidigie austriache o russe? Questi grandi imperi, una volta stabiliti sulle rive del Bosforo e del Mar Egeo, minacceranno l'indipendenza degli Stati mediterranei. Ci sembra dunque utile reagire contro questi progetti e aprire gli occhi agli sventurati cristiani dell'Oriente.Questo è il programma seguito dal nostro giornale per il quale osiamo, pieni di confidenza nella vostra alta intelligenza, sollecitare il vostro prezioso e benevolo concorso.Abbiamo l'onore di essere, illustre e venerato Maestro, vostri rispettosi e riconoscenti servitoriper il Comitatoil Dir. della «Confederazione Orientale»Leonidas A. Bulgaris.»«A S. E. Il signor CrispiRoma.Atene, 8-20 novembre 1887.Eccellenza,L'idea della Confederazione Orientale di tutti i popoli della Penisola Balcanica che non è punto nuova, è il risultato di profonde meditazioni di uomini di Stato che l'accolgono come la sola soluzione possibile della questione d'Oriente senza scuotere l'equilibrio europeo. Durante lunghi secoli si sono fatte guerre terribili per risolvere questa questione con la violenza, ma è stato provato che questo metodo è inefficace poichè invece di avere fatto un passo verso la sua soluzione, questa questione si è ancor più complicata e i disgraziati popoli dei Balcani rimangono l'oggetto delle cupidigie delle potenze e dei loro antagonismi. Ne segue che la questione d'Oriente non può essere risoluta che con mezzi pacifici, cioè con una Confederazione di tutti gli Stati della Penisola Balcanica, poichè questa è la sola soluzione che non dia ombra ad alcuna delle grandi potenze.L'associazione greca della Confederazione Orientale, fondata tre anni or sono, proclamò altamente queste idee e le sostiene nel suo giornale; ma, come era da [pg!234] attendersi, essa fu combattuta da tutti coloro che hanno interesse che la discordia regni in Oriente.La stampa di Vienna si è distinta in modo speciale col suo accanimento nel combattere le idee sostenute nel nostro giornale, poichè esse inceppano la politica austriaca ponendo ostacoli ai suoi disegni di conquista nella penisola dell'Hemus, poichè lo scopo principale della nostra associazione è il protestare contro ogni conquista straniera della Turchia Europea.Ma per riuscire nell'opera che noi perseguiamo sono necessari sforzi costanti e pratici, e le circostanze attuali ce ne fanno un dovere, giacchè nessuno dei governi degli Stati dell'Hemus può prendere l'iniziativa di proporre la Confederazione agli altri Governi, prima che questa idea non sia maturata in Oriente. Però non si potrà arrivare a questo risultato che fondando in tutti gli Stati della Penisola Balcanica delle associazioni della Confederazione Orientale, le quali diffondendo tra i loro connazionali i grandi vantaggi di una Confederazione, si mettano d'accordo per trovare la maniera di condurre in porto quest'opera di grande interesse.E poichè, felicemente, negli Stati Balcanici cominciano a formarsi partiti potenti, i quali, prevedendo i pericoli dai quali questi Stati sono minacciati, mirano alla Confederazione come all'unico mezzo di salute, l'associazione greca che aveva interrotto i suoi lavori in seguito agli avvenimenti di Bulgaria, considerando che gli odii di razza si sono calmati e prevedendo che talune potenze sono pronte a irrompere in Oriente, riprende i suoi lavori con maggiore energia per la difesa della autonomia minacciata della Penisola.Prima d'impegnarsi più avanti la nostra associazione ha bisogno di domandare il patrocinio morale di coloro che dividono i loro principii e sopratutto di coloro che reggono i destini di uno Stato al quale l'Associazione greca della Confederazione Orientale si rivolge oggi facendo appello al suo potente appoggio.Voglia gradire, Eccellenza, l'espressione dell'alta nostra considerazione.Leonida A. BulgarisMembro delegato della «Confederazione Orientale».[pg!235]Sin dal 1877, in un colloquio col principe di Bismarck, il concetto che le grandi Potenze dovessero astenersi da ogni conquista sulle Provincie balcaniche41era stato difeso da Crispi; il quale essendo ministro nel 1889 propose altresì quella federazione militare balcanica che i popoli hanno ora stretto di loro iniziativa.42Tale proposta sta ad attestare una convinzione salda della necessità, una proba valutazione del diritto dei popoli e insieme degl'interessi della pace europea. Ma i tempi non erano maturi; l'Austria, che non voleva l'egemonia russa nei Balcani soltanto perchè le preferiva la propria, si oppose alla proposta di Crispi, protestando di non volere sollevare la suscettibilità della sua competitrice.————La questione cretese, dall'indomani del Congresso di Berlino, ha richiamato periodicamente l'attenzione dell'Europa. Se le Potenze fossero state concordi nell'esigere buon governo dalla Turchia, questo focolare di rivolte e di preoccupazioni sarebbe stato spento, perchè le aspirazioni dei cretesi a congiungersi con la Grecia hanno trovato sempre il maggiore incentivo nel malcontento contro la tirannide turca. Ma le potenze, gelose l'una dell'altra, anche a proposito di Candia si sono preoccupate soltanto del loro giuoco d'influenze a Costantinopoli, astenendosi, per non dispiacere il Sultano, dall'unica azione che sarebbe stata efficace. Valga un esempio. Nel 1889, Crispi telegrafò alle ambasciate italiane di Londra, Berlino e Vienna:«31 luglio.L'agitazione in Candia non sembra provocata dal di fuori, bensì causata dal malgoverno turco. Un accordo fra le potenze amiche ed alleate ci parrebbe necessario per consigliare alla Porta i mezzi migliori onde far fronte situazione. Crediamo che a pacificare popolazioni siano preferibili mezzi conciliativi anzichè violenti, questi ultimi lasciando germi di nuove insurrezioni. Esprimendosi [pg!236] in tal modo con cotesto ministro degli affari esteri voglia chiedere se e quali istruzioni siano state date al rappresentante di codesto Governo in Costantinopoli.Crispi.»Ed ecco i risultati di questa onesta iniziativa. Il principe di Bismarck fu contrario ad ogni pressione sulla Sublime Porta.«Secondo il modo di vedere di Sua Altezza una simile pressione, anche semplicemente platonica, non farebbe che aumentare man mano le pretese dei cretesi. Una delle conseguenze più spiacevoli della ingerenza sarebbe quella di dare incremento alle malevoli insinuazioni franco-russe a Costantinopoli.»Il conte Nigra da Vienna telegrafò che Kálnoky avrebbe desiderato procedere d'accordo con le Potenze alleate e con l'Inghilterra, ma che preferiva tenersi in seconda linea. «La Francia sembra essersi pronunziata in favore della Turchia.» Il Nigra concludeva:«Io penso che V. E. non vorrà imitare Robilant e mettersi troppo ostensibilmente in prima linea. La prevengo per ogni ottimo fine che la di lei proposta del 30 luglio, secondo ciò che mi ha detto Kálnoky, venne a notizia del Sultano, il quale, sospettoso com'è, se ne mostrò inquieto.»Da Londra: Risposta di Salisbury:«Simpatizzo completamente colle vedute, colle apprensioni di Crispi circa le cose di Candia. Sarei favorevole ad una azione comune delle potenze, ma non è facile scorgere la via da seguire praticamente. La occupazione militare fatta da qualsiasi delle grandi Potenze o dalla Grecia, getterebbe completamente la Turchia nelle braccia della Russia e produrrebbe nel momento eccitamento assai pericoloso nella penisola balcanica.»In conclusione, Crispi non proponeva un intervento armato, ma un'azione diplomatica, la quale, fatta collettivamente da [pg!237] quattro grandi potenze, avrebbe raggiunto lo scopo. Si lasciò cadere la sua proposta perchè non si volle dispiacere il Sultano richiamandolo all'adempimento dei suoi doveri. E questa astensione interessata si è ripetuta sempre per le riforme in Macedonia, in Armenia, in Albania, ed è la vera causa della durata di un regime nefasto che, divenuto un male estremo, doveva finire coll'essere distrutto coll'estremo rimedio della guerra degli oppressi contro gli oppressori.————Le simpatie di Crispi per l'Albania avevano fondamento anche nel ricordo delle origini della sua famiglia, emigrata nel secolo XV dall'Albania appunto e stabilitasi, dopo lunga peregrinazione, a Palazzo Adriano, in Sicilia. Ma, devoto al principio delle autonomie nazionali, egli augurò sempre alla nazionalità albanese di sottrarsi al dominio turco e di formare uno stato indipendente; e quando alla vigilia del Congresso di Berlino, il principe di Bismarck e il conte Derby gli accennarono all'Albania come ad un possibile compenso per l'Italia dell'occupazione austriaca della Bosnia e dell'Erzegovina, Crispi non si mostrò soddisfatto dell'offerta. Non si può dire quello che egli avrebbe fatto se fosse stato al governo quando il Congresso affidò all'Austria «l'amministrazione a tempo indeterminato» di quelle due provincie turche; ma il fatto è che nei successivi accordi che da ministro prese con l'Austria-Ungheria e con l'Inghilterra, l'indipendenza dell'Albania fu considerata come la definitiva sistemazione di questo paese nell'eventualità di un suo distacco dall'Impero Ottomano.NelDiariodi Crispi troviamo un accenno all'Albania nelle note di un colloquio da lui avuto il 26 ottobre 1896 con Domenico Farini, presidente del Senato.«Al 1877 — tu lo saprai — noi eravamo contrarii a che l'Austria si prendesse la Bosnia e l'Erzegovina. Esposi cotesto pensiero, a nome del governo italiano, a Derby e a Bismarck, i quali con un accordo che a me parve meraviglioso, mi risposero:Prenez l'Albania.Naturalmente, io replicai:Qu'est-ce que nous devons en faire?E Derby allora:C'est toujours un gage. [pg!238]E Bismarck:Si l'Albanie ne vous plaît pas, prenez une autre terre turque sur l'Adriatique.Il senso delle parole dei due uomini di Stato era chiaro a me che avevo motivato il mio rifiuto di dare all'Austria la Bosnia e l'Erzegovina, dal punto di vista della difesa militare dell'Italia. Le frontiere orientali sono aperte all'invasione nemica, e rinforzando l'Austria con nuovi territorii il danno era tutto nostro.Ma se realmente Crispi non ebbe nel suo programma positivo l'annessione dell'Albania all'Italia, neppure ammetteva che quel territorio turco potesse cadere nel dominio di un'altra potenza. In un suo scritto del 1.º maggio 1900, egli manifestò la sua mente su tale argomento colle seguenti parole:«In questi ultimi tempi si è asserito, con molta leggerezza, che la diplomazia viennese meditava l'occupazione dell'Albania. L'asserzione è delle più singolari. L'Albania non è slava; è una nazione che ha una personalità propria, che ha lingua ed usi a sè, ricordanti le origini pelasgiche.Così essendo, si comprenderebbe che, accogliendo un lungo ed antico voto, si consentisse all'Albania di proclamare la sua indipendenza — ma sarebbe gravissimo errore pretendere di incorporarla con i paesi slavi d'Europa.L'Albania fu quella che, più d'ogni altra, resistette alle occupazioni turche. E se al secolo XV, dopo la morte di Giorgio Castriota, vinta, dovette subire il giogo ottomano, essa non fu mai doma; e in questo secolo fu la prima ad insorgere vigorosamente. Albanesi sono le più nobili figure degli eroi che illustrarono il risorgimento ellenico — e se la Grecia avesse avuto virtù di assimilazione, queste popolazioni, che tanti punti di contatto avevano con essa per aspirazioni politiche e per fede religiosa, oggi forse farebbero parte della Grecia. Invece, gran numero di Albanesi venne a prendere stanza nell'Italia meridionale e in Sicilia.Concedere oggi l'annessione dell'Albania all'Austria non sarebbe un vantaggio per questo impero e sarebbe, invece, un danno incalcolabile per l'Italia che vedrebbe così cancellata e per sempre ogni traccia di sua influenza [pg!239] sull'Adriatico. Tanta offesa alle nostre ragioni, ai nostri diritti che una gloriosa e secolare tradizione consacra, non sarà compiuta.L'Albania ha in sè tutti gli elementi per uno Stato autonomo, meglio che non li avessero Serbia e Bulgaria — e consentendole uguale autonomia di governo, l'Europa compirebbe opera civile. Le relazioni di intima e cordiale amicizia, coltivate per ben cinque secoli, la rendono assai più affine a noi che non all'Impero austriaco, dove l'annessione sua non farebbe che aumentare dissidii di razze e confusione di lingue.»Tuttavia, in varie epoche, a Crispi sono dall'Albania pervenute invocazioni senza che egli le incoraggiasse o anche mostrasse di gradirle. Ne citiamo una sola registrata nella seguente lettera:«Jannina, 6 gennaio 96.Signor Ambasciatore,In questi giorni è ritornato da Argirocastro, dove si era recato per affari professionali, il Dr. Fanti, nativo di Argirocastro e regio suddito. Il Dr. Fanti, appena di ritorno dal suo viaggio, mi fece chiedere un colloquio, nel quale mi manifestò quanto segue:Egli mi disse che non appena giunto in Argirocastro venne tosto visitato dalla maggior parte dei bey albanesi, non solo mussulmani, ma bensì cristiani, i quali lo pregarono caldamente, appena ritornato in Jannina di recarsi tosto dal Cav. Millelire perchè egli volesse far giungere sino al Governo Italiano le loro idee.I bey albanesi dissero al Fanti che oramai non vi era più dubbio come le sorti della Turchia fossero per precipitare, e che in mezzo allo sfacelo imminente gli occhi di tutti i veri albanesi, sia mussulmani che cristiani, sono incessantemente rivolti al di là dello Adriatico, all'Italia. Essi hanno pure dichiarato che giammai si uniranno alla Grecia, che piuttosto bruceranno il paese ed uccideranno i loro figli; che tutte le loro aspettazioni, i loro desiderii sono concentrati nei fratelli italiani, a capo dei quali sta la degna persona di S. E. Crispi, di cui già conoscono la energia, l'abilità ed il cuore albanese. Aggiunsero ancora che il giorno in cui il vessillo [pg!240] italiano apparisse sulle sponde dell'Epiro, un grido di gioia all'unisono accoglierebbe lo stendardo di civiltà e che i fratelli italiani dovunque sarebbero accolti colle braccia aperte.Credo mio dovere di sottomettere a V. E. quanto mi fu trasmesso dai bey albanesi per mezzo del Dr. Fanti, per iscarico di ogni mia responsabilità. Io però non ho ad essi trasmesso in risposta che parole vaghe e generiche, onde non impegnare in modo qualsiasi nè la mia azione, nè quella del R. Governo.Il R. ConsoleMillelire.»Nell'ottobre del 1896 fu celebrato in Roma con solenni festeggiamenti il matrimonio tra il principe di Napoli, erede della Corona d'Italia, e la principessa Elena del Montenegro, ora felicemente regnanti.Il primo pensiero di cotesto matrimonio era stato di Francesco Crispi; rimontava al 1894 e fu forse l'unico legato della politica sua che il successore, marchese di Rudinì, non abbia cercato di mandare in malora. Al Rudinì, anzi, ne fu attribuito il merito, e nella circostanza delle nozze gli fu conferita dal re Umberto la suprema onorificenza italiana, cioè il Collare dell'Annunziata.Perchè tra le possibili spose delle case reali d'Europa la scelta di Crispi cadesse su Elena Petrovich, è scritto nelDiariobrevemente e lucidamente.Il 5 dicembre 1896 Crispi visitò il re Umberto.«Dopo pochi minuti di attesa entrai nel gabinetto del Re.Il Re mi baciò ed abbracciò, ed io presi a discorrere:— Ricevuto il libro sul Montenegro, che Vostra Maestà si è degnato mandarmi, ho sentito il bisogno di venirla a ringraziare del prezioso dono e nel tempo stesso a spiegarle i motivi pei quali io proposi il matrimonio della principessa Elena con l'augusto figlio di V. M., il principe di Napoli.I motivi erano tre:apparentarsi con una famiglia che non potrebbe avere influenza su noi;prendere una principessa di buon sangue; [pg!241]in caso di guerra in Oriente avere un punto di appoggio nella penisola balcanica.»Sino agli ultimi giorni della sua vita, Crispi augurò che il popolo turco fosse respinto in Asia e che i popoli balcanici, liberati dalla secolare barbara dominazione e collegati, formassero un forte Stato.Ecco come in febbraio 1897, in una consultazione delFigarodi Parigi, riassunse le idee sempre professate:«Il Turco in Europa è una permanente offesa al diritto delle genti. In quattro secoli e mezzo non ha saputo naturalizzarsi, nè fondere in unità di nazione le razze sulle quali ha esercitato ed esercita il suo crudele impero.La sua lingua non ha letteratura, e sul suolo maledetto le arti belle non sorgono ad allietare la vita. Colà non è possibile l'ordinamento del comune; il municipio è nella Chiesa o nella sinagoga e le genti si distinguono per la religione che professano e non per la civiltà che sola potrebbe essere il pungolo alle azioni benigne ed oneste.Sul luogo istesso, nella stessa città, — se tal nome potessero meritare quegli ammassi di case luride che l'incendio di tanto in tanto ripulisce e fa rinnovare — coabitano, non convivono, il greco, lo slavo, il rumeno, l'albanese, sospettosi e senza amore, e su tutti sovrasta il turco con la brutalità di un selvaggio, al quale l'islamismo ispira odii e vendette.Abdul Hamid Can, ricco di vizii e di paure, essendo il califfo, cioè re e supremo pontefice, capo dello Stato e capo della religione, è inetto ai civili miglioramenti nel governo dei popoli, perchè ad ogni riforma nello interesse dei cristiani si trova l'ostacolo di un versetto del Corano.Questo disordine morale si perpetua per l'antitesi che domina le esigenze politiche di ciascuna delle grandi potenze. Io non so quali siano i patti dell'alleanza franco-russa. Ricorderò soltanto che quando a Tilsit Napoleone ed Alessandro trattavano la ripartizione del vecchio continente, il grande imperatore era pronto a cedere le Provincie danubiane, ma si rifiutava di dare Costantinopoli [pg!242] allo Czar. Si parla di accordo europeo per la soluzione della questione d'Oriente. Illusione! Questo accordo è affatto negativo. Lo scopo costante delle potenze finora è stato d'impedire al russo il possesso di Costantinopoli.Al 1854 le potenze occidentali invasero la Crimea e lo czar Nicolò dovette sospendere la marcia delle sue truppe. Al 1878 lo czar Alessandro, minacciato dalle navi inglesi, dovette fermarsi a Santo Stefano. L'impero turco era salvo, l'ambizione moscovita veniva arrestata nel suo periodico svolgimento; ma la quistione d'Oriente non era risoluta.È un pericolo che bisogna rimuovere una volta per sempre, è un problema che dobbiamo avere il coraggio di sciogliere, e non rimandarlo di anno in anno alle future generazioni.Al 1856 a Parigi, salvo la proclamazione di alcuni principii di diritto internazionale per la libertà dei mari, tutti gli sforzi, tutte le cure delle potenze raccolte in Congresso, furono diretti a garantire la vita dell'impero ottomano. Sangue e danaro perduti, perchè la Conferenza di Londra del 1871 restituì allo Czar quello che gli era stato tolto; premio dovuto dalla Germania alla Russia per la neutralità mantenuta nella guerra franco-prussiana.Oggi siamo da capo colla quistione d'Oriente. Le stragi degli Armeni, che da due anni si ripetono, sono seguite da quelle dei Cretesi. L'Europa si commuove, le grandi potenze mandano le loro navi nelle acque greche, il furore turco si rivela come prima, le genti balcaniche minacciano una insurrezione.Come finirà questa brutta tragedia? Le grandi potenze continueranno a curare con rimedii empirici questa piaga orientale, che ogni giorno più incancrenisce?Domando ai francesi: avete una soluzione? Avreste il coraggio di dare Costantinopoli al giovine Czar per ricostituirvi l'impero bizantino? Ciò sarebbe contrario alle vostre tradizioni, le quali v'impongono di difendere i popoli oppressi. Pel mio amico, il principe di Bismarck, che non sacrificherebbe un solo soldato della Pomerania pro o contro il Sultano, la risposta sarebbe facile. Egli crede che lo Czar, padrone di Costantinopoli, diverrebbe più debole di quello ch'è oggi, chiuso entro i suoi ghiacci, e che l'Europa potrebbe batterlo con sicuro successo. [pg!243] Io, in verità, non vorrei fare la prova, e la mia soluzione è diversa. Il partito nazionale italiano, del quale io sono stato un modesto soldato, vorrebbe una Confederazione balcanica con Costantinopoli sua capitale. Gli elementi di questo nuovo ordinamento politico esistono nei cinque Stati, la cui indipendenza è stata riconosciuta dall'Europa: la Rumania, la Bulgaria, la Serbia, la Grecia, il Montenegro. Costituite altri Stati, se volete; od aggiungete a quelli esistenti le popolazioni della stessa razza, della stessa lingua, della medesima religione e l'ordine sarà ristabilito per sempre in quelle regioni. I mussulmani potrebbero trovarvi posto, se lo volessero, ma da fratelli, non da signori. Ma lo Czar resti entro le attuali sue frontiere, ed il Sultano se ne vada in Asia. E la Grecia non pensi a disseppellire Bisanzio, che ricorda la decadenza e non la vita di un impero. E così la quistione d'Oriente sarebbe definitivamente risoluta e conservata la pace d'Europa.La Confederazione balcanica dovrebbe essere neutrale.»[pg!244]
Nel 1879 Crispi esprime la sua fede nel riordinamento della penisola balcanica sulla base delle nazionalità. — Critica del Trattato di Berlino nei riguardi della Balcania. — Tre colloqui inediti tra Crispi e il principe di Bismarck. — La seconda fase della questione bulgara e la Triplice italo-anglo-austriaca. — La Turchia dichiara al principe Ferdinando l'illegalità del suo soggiorno in Bulgaria. — Insuccesso della politica russa. — Stambuloff ringrazia Crispi in nome del popolo bulgaro. — Riconciliazione russo-bulgara. — Due indirizzi a Crispi della «Confederazione Orientale». — La questione di Creta e il malgoverno turco. — Crispi e l'Albania. — Crispi trova nel Montenegro la sposa pel futuro re d'Italia. — La Confederazione balcanica con Costantinopoli capitale. — «Il Sultano se ne vada in Asia».
Le idee di Crispi intorno al complesso problema della sistemazione dell'Oriente europeo non mutarono mai; che fossero conformi ai diritti dei popoli balcanici e della civiltà, e politicamente rispondessero agl'interessi essenziali di tutta l'Europa, è dimostrato dalla guerra di liberazione mossa alla fine del 1912 dai quattro Stati alla Turchia, — guerra fatale, preferibile anche a qualsiasi soluzione che avesse potuto escogitarsi e imporsi dalle grandi Potenze. Soltanto le armi, infatti, possono col loro taglio netto dipanare siffatte intricate matasse, e operare le supreme rivendicazioni. Questa volta esse hanno altresì reso un notevole servigio alla diplomazia, riscattandola dalla politica ipocrita e umiliante che ha sostenuto per tanti decenni un regime spregevole e spregiato.
Per rimanere nel tempo a noi più vicino, ricordiamo che in occasione della discussione circa la politica estera fatta alla [pg!212] Camera nel febbraio 1879, nella seduta del 3 l'on. Crispi, trattando della questione orientale, disse:
«Io, o signori, ho la convinzione che la penisola dei Balcani può essere ricostituita sulla base della nazionalità. Io ho fede profonda che fra quelle genti non vi sia che il soffio della libertà il quale possa vivificarle, incivilirle, metterle in quella grande via in cui sono da parecchi secoli le altre nazioni di Europa.La Bulgaria, signori! ma quanti atti di eroismo non furono fatti in quel paese? Avete dimenticato il libro di Gladstone,Bulgarian orrors, dove si ricordano gli alberi convertiti in forche per impiccarvi coloro che erano insorti in nome della patria e della religione?Come mai si può dire che quei popoli fossero contenti del dominio turco, mentre hanno lottato per tanti secoli contro il medesimo?Dimenticheremo l'eroismo di quella forte razza, la quale vive nel Montenegro, e la quale per lungo tempo, mentre altre popolazioni cedevano alla forza brutale, seppe resistere con miracoli di eroismo all'invasore straniero?Signori: Non vedete voi che questi atti di coraggio, tanta virtù e tanta potenza di volontà, provano indiscutibilmente quella vitalità che è l'indizio vero della esistenza dei popoli?Come volete che si affermi una nazione nei momenti della lotta di fronte ad una forza superiore che le sovrasta, e, dopo la lotta, dinanzi al carnefice? Non abbiamo forse uguali esempi nel nostro paese dal 1820 al 1860? E mettendo a paragone quello che fu fatto dall'Italia durante il lungo servaggio e che fu fatto nella penisola balcanica dalle soggiogate popolazioni dal principio del secolo in poi, avremo noi il coraggio, noi nazione costituita da ieri, di imprecare a tanto eroismo e a tanta virtù? (Bravo! Bene, a Sinistra.).Dunque gli elementi pel riordinamento della penisola balcanica sulla base della nazionalità esistono, e bisogna fidare nel tempo perchè fruttino e si svolgano.»
«Io, o signori, ho la convinzione che la penisola dei Balcani può essere ricostituita sulla base della nazionalità. Io ho fede profonda che fra quelle genti non vi sia che il soffio della libertà il quale possa vivificarle, incivilirle, metterle in quella grande via in cui sono da parecchi secoli le altre nazioni di Europa.
La Bulgaria, signori! ma quanti atti di eroismo non furono fatti in quel paese? Avete dimenticato il libro di Gladstone,Bulgarian orrors, dove si ricordano gli alberi convertiti in forche per impiccarvi coloro che erano insorti in nome della patria e della religione?
Come mai si può dire che quei popoli fossero contenti del dominio turco, mentre hanno lottato per tanti secoli contro il medesimo?
Dimenticheremo l'eroismo di quella forte razza, la quale vive nel Montenegro, e la quale per lungo tempo, mentre altre popolazioni cedevano alla forza brutale, seppe resistere con miracoli di eroismo all'invasore straniero?
Signori: Non vedete voi che questi atti di coraggio, tanta virtù e tanta potenza di volontà, provano indiscutibilmente quella vitalità che è l'indizio vero della esistenza dei popoli?
Come volete che si affermi una nazione nei momenti della lotta di fronte ad una forza superiore che le sovrasta, e, dopo la lotta, dinanzi al carnefice? Non abbiamo forse uguali esempi nel nostro paese dal 1820 al 1860? E mettendo a paragone quello che fu fatto dall'Italia durante il lungo servaggio e che fu fatto nella penisola balcanica dalle soggiogate popolazioni dal principio del secolo in poi, avremo noi il coraggio, noi nazione costituita da ieri, di imprecare a tanto eroismo e a tanta virtù? (Bravo! Bene, a Sinistra.).
Dunque gli elementi pel riordinamento della penisola balcanica sulla base della nazionalità esistono, e bisogna fidare nel tempo perchè fruttino e si svolgano.»
Crispi non fu soddisfatto del trattato di Berlino del 1878 che
«smembrò la Rumania, tradì la Grecia, ruppe il fascio delle forze rivoluzionarie le quali sin dal giugno 1875 [pg!213] si erano levate per la redenzione della razza slava. Al 1878, come al 1875, fu disconosciuta la ragione dei popoli. Quello che si volle e si convenne nella capitale tedesca fu detto nel Parlamento inglese. Lord Beaconsfield, questa incarnazione del vecchio spirito britannico, dichiarò alla Camera dei Pari che i congregati sentirono la necessità di mantenere ancora il dominio degli Osmani. Ma neanco questo è definitivo, esso è piuttosto un componimento provvisorio e — siccome scriveva Lord Salisbury nella sua circolare la quale era unita al trattato — dipenderà dai ministri del Sultano se sapranno usare degli accordi conclusi, o se sprecheranno questa probabilmente ultima opportunità offerta alla Turchia.E tutti prevedono che la Turchia non farà senno, e che tosto o tardi verrà scossa da nuove convulsioni, ond'essa andrà irremissibilmente a rovina. Pertanto l'Inghilterra si è impossessata di Cipro, la Russia riprese la Bessarabia, e l'Austria occuperà l'Erzegovina e la Bosnia. Sono tre potenti stazioni militari, le quali mentre indicano la reciproca diffidenza dei gabinetti di Londra, Pietroburgo e Vienna, fanno presumere un forzato compromesso, cioè che nulla verrà stabilito nell'Oriente senza il loro consenso. È chiaro che sono nelle mani di coteste potenze i termini della grave questione, e che dipenderà dalla prudenza dei tre governi la fortuna delle popolazioni, le quali vivono nella penisola balcanica.»
«smembrò la Rumania, tradì la Grecia, ruppe il fascio delle forze rivoluzionarie le quali sin dal giugno 1875 [pg!213] si erano levate per la redenzione della razza slava. Al 1878, come al 1875, fu disconosciuta la ragione dei popoli. Quello che si volle e si convenne nella capitale tedesca fu detto nel Parlamento inglese. Lord Beaconsfield, questa incarnazione del vecchio spirito britannico, dichiarò alla Camera dei Pari che i congregati sentirono la necessità di mantenere ancora il dominio degli Osmani. Ma neanco questo è definitivo, esso è piuttosto un componimento provvisorio e — siccome scriveva Lord Salisbury nella sua circolare la quale era unita al trattato — dipenderà dai ministri del Sultano se sapranno usare degli accordi conclusi, o se sprecheranno questa probabilmente ultima opportunità offerta alla Turchia.
E tutti prevedono che la Turchia non farà senno, e che tosto o tardi verrà scossa da nuove convulsioni, ond'essa andrà irremissibilmente a rovina. Pertanto l'Inghilterra si è impossessata di Cipro, la Russia riprese la Bessarabia, e l'Austria occuperà l'Erzegovina e la Bosnia. Sono tre potenti stazioni militari, le quali mentre indicano la reciproca diffidenza dei gabinetti di Londra, Pietroburgo e Vienna, fanno presumere un forzato compromesso, cioè che nulla verrà stabilito nell'Oriente senza il loro consenso. È chiaro che sono nelle mani di coteste potenze i termini della grave questione, e che dipenderà dalla prudenza dei tre governi la fortuna delle popolazioni, le quali vivono nella penisola balcanica.»
In altra circostanza Crispi disse:
«Al 1878 l'Europa ebbe una tregua e non la pace. In Oriente il problema nazionale è ancora insoluto. Si dice: o la Russia sino all'Adriatico, o l'Austria sino all'Egeo. Non accetto il dilemma. L'Italia deve essere amica dell'Austria e della Russia, ma non dobbiamo voler mai che l'una o l'altra escano dai loro confini. L'Austria ebbe a Berlino con la Bosnia e l'Erzegovina una invulnerabile frontiera all'Oriente39e dev'esserne contenta.»
«Al 1878 l'Europa ebbe una tregua e non la pace. In Oriente il problema nazionale è ancora insoluto. Si dice: o la Russia sino all'Adriatico, o l'Austria sino all'Egeo. Non accetto il dilemma. L'Italia deve essere amica dell'Austria e della Russia, ma non dobbiamo voler mai che l'una o l'altra escano dai loro confini. L'Austria ebbe a Berlino con la Bosnia e l'Erzegovina una invulnerabile frontiera all'Oriente39e dev'esserne contenta.»
[pg!214]
A questo programma Crispi rimase fedele anche da Ministro. Ostacolò i tentativi della Russia di esercitare un'influenza preponderante in Bulgaria e in Rumania, temperando il russofilismo del principe di Bismarck, e legò l'Austria all'impegno di garantire lostatu-quonei Balcani. Tale politica ha mantenuto la pace ed ha dato tempo ai popoli balcanici di prepararsi a risolvere la loro partita secolare con la Turchia, con le proprie forze e nel proprio interesse. Oggi la Russia non può più pensare ad alcuna supremazia sugli Stati balcanici, usciti con quest'ultima guerra dalla minore età, nè a stabilirsi a Costantinopoli; e neppure l'Austria può ragionevolmente coltivare ancora la speranza d'inorientarsi. È finalmente avvenuto quello che Crispi auspicava nel 1879: le genti balcaniche, postesi sulla grande via del progresso civile, costituiscono oggi un baluardo insuperabile alle ambizioni russe e austriache.
Quello che Crispi pensasse della politica russa in Oriente, e come agisse per ostacolarla, risulta dai colloqui col principe di Bismarck e dai documenti sulle questioni bulgara e rumena da noi pubblicati in un precedente volume.40
Qui riproduciamo dalDiariodi Crispi tre dialoghi ancora inediti tra il gran Cancelliere e Crispi del maggio 1889. In quel mese, come è noto, il re Umberto, accompagnato dal suo primo ministro, si recò a Berlino a restituire la visita ricevuta dall'imperatore Guglielmo l'anno innanzi:
22 maggio.— Alle 4.45 pom. vo dal principe di Bismarck.Trovo nel salone il Re, il quale conversa con la principessa di Bismarck. Dopo 5 o 6 minuti il Re si congeda con queste parole: «Vi lascio col signor Crispi».Il principe ritorna al discorso fatto altre volte sulla Russia, e sui suoi progetti nella penisola balcanica.— Bisogna — egli dice — non impedire alla Russia di andare a Costantinopoli. Collocata quale è oggi, essa è inattacabile. Sul Bosforo diverrebbe debole e potrebbe facilmente esser battuta.— E la Rumania e la Bulgaria diverrebbero sua preda. [pg!215] Comprendo che, con un Sultano russofilo, l'impresa sarebbe facile; ma l'Europa ci perderebbe.— Lasciando la Russia libera, la Francia se ne distaccherebbe; ed avremmo anche evitato una grande guerra. Al contrario, se non si lasciasse alla Russia di avanzarsi, essa entrerebbe in Galizia, ed avremmo una crisi generale.— Quanta è la truppa russa sulle frontiere?— 200 mila uomini sono verso la nostra frontiera, 300 mila verso i possedimenti austriaci, nulla verso la Rumania. Siete stato mai alla caccia? Bisogna attendere gli animali al varco per ucciderli. Non abbiate fretta, e lasciate che le cose si svolgano da sè. La Russia vuol Costantinopoli, e bisogna lasciar che ci vada. Del resto, non vale la pena di occuparci del Sultano. Che si lasci al suo destino. Una volta i Russi a Costantinopoli, il Sultano si contenterà del loro protettorato; purchè gli lascino l'harem egli non domanderà altro.— Sarebbe un danno pei piccoli Stati danubiani, i quali sarebbero assorbiti.— No, la Russia non li toccherebbe. Il suo proponimento è quello soltanto di avere dei principi ortodossi.— Ed in Rumania pare che si avvii a ciò, la potenza del principe Carlo essendo scossa ed il partito russofilo manifestando l'antico desiderio di mettere sul trono uno degli antichi ospodari.— I rumeni vanno anche più in là; distruggerebbero l'unità, e rifarebbero i due piccoli Stati con Jassy e Bucarest capitali.Mentre il principe pronunziava le ultime parole, l'orologio segnava le 5.30 pomeridiane.Mi alzo, pregandolo a permettermi di riprender domani il discorso. Alle 6 essendovi il gran pranzo a Corte, ero costretto ad andarmene.
22 maggio.— Alle 4.45 pom. vo dal principe di Bismarck.
Trovo nel salone il Re, il quale conversa con la principessa di Bismarck. Dopo 5 o 6 minuti il Re si congeda con queste parole: «Vi lascio col signor Crispi».
Il principe ritorna al discorso fatto altre volte sulla Russia, e sui suoi progetti nella penisola balcanica.
— Bisogna — egli dice — non impedire alla Russia di andare a Costantinopoli. Collocata quale è oggi, essa è inattacabile. Sul Bosforo diverrebbe debole e potrebbe facilmente esser battuta.
— E la Rumania e la Bulgaria diverrebbero sua preda. [pg!215] Comprendo che, con un Sultano russofilo, l'impresa sarebbe facile; ma l'Europa ci perderebbe.
— Lasciando la Russia libera, la Francia se ne distaccherebbe; ed avremmo anche evitato una grande guerra. Al contrario, se non si lasciasse alla Russia di avanzarsi, essa entrerebbe in Galizia, ed avremmo una crisi generale.
— Quanta è la truppa russa sulle frontiere?
— 200 mila uomini sono verso la nostra frontiera, 300 mila verso i possedimenti austriaci, nulla verso la Rumania. Siete stato mai alla caccia? Bisogna attendere gli animali al varco per ucciderli. Non abbiate fretta, e lasciate che le cose si svolgano da sè. La Russia vuol Costantinopoli, e bisogna lasciar che ci vada. Del resto, non vale la pena di occuparci del Sultano. Che si lasci al suo destino. Una volta i Russi a Costantinopoli, il Sultano si contenterà del loro protettorato; purchè gli lascino l'harem egli non domanderà altro.
— Sarebbe un danno pei piccoli Stati danubiani, i quali sarebbero assorbiti.
— No, la Russia non li toccherebbe. Il suo proponimento è quello soltanto di avere dei principi ortodossi.
— Ed in Rumania pare che si avvii a ciò, la potenza del principe Carlo essendo scossa ed il partito russofilo manifestando l'antico desiderio di mettere sul trono uno degli antichi ospodari.
— I rumeni vanno anche più in là; distruggerebbero l'unità, e rifarebbero i due piccoli Stati con Jassy e Bucarest capitali.
Mentre il principe pronunziava le ultime parole, l'orologio segnava le 5.30 pomeridiane.
Mi alzo, pregandolo a permettermi di riprender domani il discorso. Alle 6 essendovi il gran pranzo a Corte, ero costretto ad andarmene.
23 maggio.— Alle 2 e mezzo giungo alla casa del principe di Bismarck. Egli era in un salone del pian terreno.Chiesi scusa di esser giunto mezz'ora dopo dell'ora stabilita. Il principe rispose che nulla vi era di male, egli dovendo restare tutta la giornata in casa.Entrai subito in argomento, e ripresi il discorso al punto in cui ieri era stato interrotto. [pg!216]— Orbene, Altezza, le cose dettemi ieri io le sapeva. Me ne avete parlato altre volte. Ora vi domando: le avete mai fatte conoscere a Lord Salisbury?— No; ma ne ho parlato all'Imperatore d'Austria.— E quale è stata la sua risposta?— L'Imperatore crede che non bisogna lasciar passare la Russia, ma impedirle di andare a Costantinopoli. L'Imperatore teme degli Ungheresi, i quali sono contrarii a che la Russia si stabilisca sul Bosforo. Ed han torto! La Russia sul Bosforo s'indebolirebbe, finirebbe come tutti gli altri che vi stettero altre volte.— Ma gl'Imperatori romani vi stettero per molti secoli, ed il Turco v'impera anche da secoli, e quantunque debole, nissuno ha potuto spodestarlo.— Non l'han voluto spodestare, perchè l'Europa si è sempre opposta alla marcia dei Russi. La Russia questa volta non andrà per terra a Costantinopoli. Essa farà una spedizione per mare.— Credete voi, che la flotta russa sia forte nel mar Nero?— Lo diviene; e fra un paio d'anni avrà raddoppiato il suo naviglio. Essa potrà riunire subito da 30 mila a 40 mila uomini e gettarli in Rumelia. Bisogna lasciarla fare, e porre l'Inghilterra in condizione da gettarsi nella lotta.— Ma voi non ignorate che ci siamo concordati con l'Inghilterra di non permettere alcun mutamento allostatu-quodel Mediterraneo e dello Egeo.— Non basta. L'Inghilterra potrebbe trovar modo a sfuggire all'adempimento delle fatte promesse. Bisogna comprometterla, ed allora, essendo impegnata a far la guerra, saremo in quattro.— Credete voi, che la Francia farà presto la guerra?— Non lo credo. Non è pronta. La sua polvere non dura sei mesi.— Ma l'Inghilterra anch'essa ha bisogno di tempo. Avrà bisogno di 3 o 4 anni per compiere il naviglio.— Basterà un paio d'anni. Ma avendola anche oggi con noi, le nostre navi riunite alle inglesi potranno tener fronte alla squadra francese.— Conoscete un signor Tachard?— Lo conosco. Stette da me alcuni giorni. Le mie signore lo chiamavano sempreCrachard, perchè sputava sempre, anche sui tappeti. [pg!217]— Che ne dite del suo progetto, di fare dell'Alsazia e della Lorena uno Stato autonomo neutrale.— Per darlo a chi?— Anche ad uno dei vostri principi.— È finito il tempo degli Stati neutrali. Lo vedete con la Svizzera, la quale arresta i miei agenti. Bisogna che lo Stato, come l'uomo, sia responsabile degli atti suoi.— Si toglierebbe un motivo di guerra con l'Alsazia e la Lorena neutrali. Che ne dicono in Francia?— Il Governo francese l'accetterebbe; ma anche con questo, la guerra non sarebbe evitata. Sarebbe tolto a noi di attaccare la Francia per terra, mentre la Francia ci attaccherebbe per mare.— Avete fede nel Governo austriaco?— Ho fede nell'Imperatore. Ma non certamente nel Conte Taaffe.— Taaffe non è amico vostro, siccome non è amico mio.— Bisogna aggiungere che in Austria son molte le simpatie per la Francia, e si fa tutto il possibile per distaccarla dall'Italia e dalla Germania.— L'Austria vivrà finchè sarà con voi. L'Imperatore tiene alla nostra alleanza, perchè tiene all'esistenza dell'impero. Lo Czar sarebbe contento del distacco dell'Austria; egli non vorrebbe che la nostra neutralità, ed allora l'Austria sarebbe distrutta. La sua posizione non è come la vostra e la nostra. L'Italia e la Germania vivono delle forze proprie, perchè hanno il cemento della nazionalità.— Lo comprendo. Ma l'Austria com'essa è, è necessaria all'equilibrio europeo, e giova mantenerla.— Anch'io sono di questo avviso. Ed ho lavorato sempre a mantenerla. Al 1866 non volli annientarla. Oggi dobbiamo mantenerla.— Sta bene, ma è necessario che quel Governo non turbi la nostra esistenza.— L'Imperatore lo sa; e con lui nulla havvi da temere.— Taaffe è troppo cattolico, e per poco che s'intenda con la Francia, potrebbe suscitarci molestie. Globet negli ultimi giorni del suo governo tentò di risuscitare la Convenzione di settembre.— Globet non è un uomo abile; ma parmi inverosimile che abbia potuto usare un tal contegno. Il domandare [pg!218] il ristabilimento della Convenzione di settembre sarebbe lo stesso che far occupare una parte del territorio italiano con un esercito. Sarebbe la guerra; e la Francia non commetterebbe cotesto errore.
23 maggio.— Alle 2 e mezzo giungo alla casa del principe di Bismarck. Egli era in un salone del pian terreno.
Chiesi scusa di esser giunto mezz'ora dopo dell'ora stabilita. Il principe rispose che nulla vi era di male, egli dovendo restare tutta la giornata in casa.
Entrai subito in argomento, e ripresi il discorso al punto in cui ieri era stato interrotto. [pg!216]
— Orbene, Altezza, le cose dettemi ieri io le sapeva. Me ne avete parlato altre volte. Ora vi domando: le avete mai fatte conoscere a Lord Salisbury?
— No; ma ne ho parlato all'Imperatore d'Austria.
— E quale è stata la sua risposta?
— L'Imperatore crede che non bisogna lasciar passare la Russia, ma impedirle di andare a Costantinopoli. L'Imperatore teme degli Ungheresi, i quali sono contrarii a che la Russia si stabilisca sul Bosforo. Ed han torto! La Russia sul Bosforo s'indebolirebbe, finirebbe come tutti gli altri che vi stettero altre volte.
— Ma gl'Imperatori romani vi stettero per molti secoli, ed il Turco v'impera anche da secoli, e quantunque debole, nissuno ha potuto spodestarlo.
— Non l'han voluto spodestare, perchè l'Europa si è sempre opposta alla marcia dei Russi. La Russia questa volta non andrà per terra a Costantinopoli. Essa farà una spedizione per mare.
— Credete voi, che la flotta russa sia forte nel mar Nero?
— Lo diviene; e fra un paio d'anni avrà raddoppiato il suo naviglio. Essa potrà riunire subito da 30 mila a 40 mila uomini e gettarli in Rumelia. Bisogna lasciarla fare, e porre l'Inghilterra in condizione da gettarsi nella lotta.
— Ma voi non ignorate che ci siamo concordati con l'Inghilterra di non permettere alcun mutamento allostatu-quodel Mediterraneo e dello Egeo.
— Non basta. L'Inghilterra potrebbe trovar modo a sfuggire all'adempimento delle fatte promesse. Bisogna comprometterla, ed allora, essendo impegnata a far la guerra, saremo in quattro.
— Credete voi, che la Francia farà presto la guerra?
— Non lo credo. Non è pronta. La sua polvere non dura sei mesi.
— Ma l'Inghilterra anch'essa ha bisogno di tempo. Avrà bisogno di 3 o 4 anni per compiere il naviglio.
— Basterà un paio d'anni. Ma avendola anche oggi con noi, le nostre navi riunite alle inglesi potranno tener fronte alla squadra francese.
— Conoscete un signor Tachard?
— Lo conosco. Stette da me alcuni giorni. Le mie signore lo chiamavano sempreCrachard, perchè sputava sempre, anche sui tappeti. [pg!217]
— Che ne dite del suo progetto, di fare dell'Alsazia e della Lorena uno Stato autonomo neutrale.
— Per darlo a chi?
— Anche ad uno dei vostri principi.
— È finito il tempo degli Stati neutrali. Lo vedete con la Svizzera, la quale arresta i miei agenti. Bisogna che lo Stato, come l'uomo, sia responsabile degli atti suoi.
— Si toglierebbe un motivo di guerra con l'Alsazia e la Lorena neutrali. Che ne dicono in Francia?
— Il Governo francese l'accetterebbe; ma anche con questo, la guerra non sarebbe evitata. Sarebbe tolto a noi di attaccare la Francia per terra, mentre la Francia ci attaccherebbe per mare.
— Avete fede nel Governo austriaco?
— Ho fede nell'Imperatore. Ma non certamente nel Conte Taaffe.
— Taaffe non è amico vostro, siccome non è amico mio.
— Bisogna aggiungere che in Austria son molte le simpatie per la Francia, e si fa tutto il possibile per distaccarla dall'Italia e dalla Germania.
— L'Austria vivrà finchè sarà con voi. L'Imperatore tiene alla nostra alleanza, perchè tiene all'esistenza dell'impero. Lo Czar sarebbe contento del distacco dell'Austria; egli non vorrebbe che la nostra neutralità, ed allora l'Austria sarebbe distrutta. La sua posizione non è come la vostra e la nostra. L'Italia e la Germania vivono delle forze proprie, perchè hanno il cemento della nazionalità.
— Lo comprendo. Ma l'Austria com'essa è, è necessaria all'equilibrio europeo, e giova mantenerla.
— Anch'io sono di questo avviso. Ed ho lavorato sempre a mantenerla. Al 1866 non volli annientarla. Oggi dobbiamo mantenerla.
— Sta bene, ma è necessario che quel Governo non turbi la nostra esistenza.
— L'Imperatore lo sa; e con lui nulla havvi da temere.
— Taaffe è troppo cattolico, e per poco che s'intenda con la Francia, potrebbe suscitarci molestie. Globet negli ultimi giorni del suo governo tentò di risuscitare la Convenzione di settembre.
— Globet non è un uomo abile; ma parmi inverosimile che abbia potuto usare un tal contegno. Il domandare [pg!218] il ristabilimento della Convenzione di settembre sarebbe lo stesso che far occupare una parte del territorio italiano con un esercito. Sarebbe la guerra; e la Francia non commetterebbe cotesto errore.
25 maggio.— Alle 5 e mezzo pomeridiane il principe di Bismarck è venuto a trovarmi. Il discorso versò sull'argomento del giorno, cioè il ritorno del Re in Italia, e perciò sulla via da seguire.— Siccome saprete, disse il principe, tutto è accomodato. L'Imperatore, spontaneamente, ha rinunziato al viaggio a Strasburgo; solamente ha espresso il desiderio che restiate fino a domani, domenica, e credo che S. M. il Re avrà consentito.— Vi ringrazio della presa risoluzione. Io ho bisogno di ritornar presto a Roma; le Camere sono aperte, ed il lavoro, che ci resta ancora, è molto.— Domani, domenica, credete voi che il Re abbia bisogno di un prete?— È un affare che lo riguarda ed in materia di religione io non entro. Quando siamo a viaggiare in Italia nei palazzi reali è la cappella, e Re e Regina vanno a messa. A Roma, la domenica, vedo il Re dalle 10 alle 12 per la firma dei decreti e delle leggi; e non mi occupo d'altro.— Avete ancora questioni col Turco?— Quegli è una bestia; e non sa quello che fa.— Avete ragione; ma le bestie bisogna addomesticarle e non batterle.— E i suoi governatori bestie come lui....— No, più di lui; ma non bisogna tenerne conto. Quando avrete bastonato un cane, sarete per ciò più forte di prima?— Io credo che sono mal consigliati quei governatori, perchè li trovo sempre insolenti ad ogni occasione, e suscitano brighe senza motivo alcuno. Nell'affare di Hodeida mi tennero a bada per oltre due anni. Avevamo convenuto che per la ingiuria fatta al mio console, il governatore avrebbe dato soddisfazione. Un giorno ebbi da Costantinopoli la notizia che tutto era finito, che la soddisfazione era stata data. Io, per togliere nuovi contatti tra il governatore ed il console, richiamai quest'ultimo. Quale non fu la delusione! Ero stato ingannato; [pg!219] era una menzogna quello che mi era stato assicurato dalla Porta Ottomana. Più tardi nel gennaio di quest'anno, alcuni artiglieri turchi scompongono la tomba di un cittadino italiano e ne violano il cadavere. Reclamiamo e ci vien risposto che si aspettano ordini dal Governo centrale. Domandiamo che li sollecitino per telegrafo e ci vien detto che il telegrafo era rotto. Anche questa era una menzogna. Allora diedi l'ordine al general Baldissera che mandasse le navi. Nel mar Rosso non potevo permettere che l'Italia fosse trattata così male. La Turchia, con le sue follìe, può essere scusata altrove, ma non nel mar Rosso.— Andrete in Africa?— Sventuratamente vi siamo, Altezza. Soltanto bisogna trovar modo di starvi bene. All'Asmara, nel paese dei Bogos e altrove vi sono terreni da coltivare; e anche potremo avere una frontiera naturalmente strategica.— Gl'inglesi però, dopo aver conquistato l'Abissinia, l'abbandonarono. Se fosse stato possibile colonizzarla, vi sarebbero rimasti.— Agl'inglesi bastò di imporvi il segno della loro potenza, e non ebbero altro scopo con la loro spedizione. Noi, l'Italia e la Germania, siamo venuti tardi. Abbiamo trovate occupate nell'Asia, nell'Africa e nell'America le regioni coltivabili e ci resta poco a fare.— Volete comperarvi i possedimenti tedeschi dell'Africa?— Altezza, io sono pronto a vendervi i possedimenti italiani!»
25 maggio.— Alle 5 e mezzo pomeridiane il principe di Bismarck è venuto a trovarmi. Il discorso versò sull'argomento del giorno, cioè il ritorno del Re in Italia, e perciò sulla via da seguire.
— Siccome saprete, disse il principe, tutto è accomodato. L'Imperatore, spontaneamente, ha rinunziato al viaggio a Strasburgo; solamente ha espresso il desiderio che restiate fino a domani, domenica, e credo che S. M. il Re avrà consentito.
— Vi ringrazio della presa risoluzione. Io ho bisogno di ritornar presto a Roma; le Camere sono aperte, ed il lavoro, che ci resta ancora, è molto.
— Domani, domenica, credete voi che il Re abbia bisogno di un prete?
— È un affare che lo riguarda ed in materia di religione io non entro. Quando siamo a viaggiare in Italia nei palazzi reali è la cappella, e Re e Regina vanno a messa. A Roma, la domenica, vedo il Re dalle 10 alle 12 per la firma dei decreti e delle leggi; e non mi occupo d'altro.
— Avete ancora questioni col Turco?
— Quegli è una bestia; e non sa quello che fa.
— Avete ragione; ma le bestie bisogna addomesticarle e non batterle.
— E i suoi governatori bestie come lui....
— No, più di lui; ma non bisogna tenerne conto. Quando avrete bastonato un cane, sarete per ciò più forte di prima?
— Io credo che sono mal consigliati quei governatori, perchè li trovo sempre insolenti ad ogni occasione, e suscitano brighe senza motivo alcuno. Nell'affare di Hodeida mi tennero a bada per oltre due anni. Avevamo convenuto che per la ingiuria fatta al mio console, il governatore avrebbe dato soddisfazione. Un giorno ebbi da Costantinopoli la notizia che tutto era finito, che la soddisfazione era stata data. Io, per togliere nuovi contatti tra il governatore ed il console, richiamai quest'ultimo. Quale non fu la delusione! Ero stato ingannato; [pg!219] era una menzogna quello che mi era stato assicurato dalla Porta Ottomana. Più tardi nel gennaio di quest'anno, alcuni artiglieri turchi scompongono la tomba di un cittadino italiano e ne violano il cadavere. Reclamiamo e ci vien risposto che si aspettano ordini dal Governo centrale. Domandiamo che li sollecitino per telegrafo e ci vien detto che il telegrafo era rotto. Anche questa era una menzogna. Allora diedi l'ordine al general Baldissera che mandasse le navi. Nel mar Rosso non potevo permettere che l'Italia fosse trattata così male. La Turchia, con le sue follìe, può essere scusata altrove, ma non nel mar Rosso.
— Andrete in Africa?
— Sventuratamente vi siamo, Altezza. Soltanto bisogna trovar modo di starvi bene. All'Asmara, nel paese dei Bogos e altrove vi sono terreni da coltivare; e anche potremo avere una frontiera naturalmente strategica.
— Gl'inglesi però, dopo aver conquistato l'Abissinia, l'abbandonarono. Se fosse stato possibile colonizzarla, vi sarebbero rimasti.
— Agl'inglesi bastò di imporvi il segno della loro potenza, e non ebbero altro scopo con la loro spedizione. Noi, l'Italia e la Germania, siamo venuti tardi. Abbiamo trovate occupate nell'Asia, nell'Africa e nell'America le regioni coltivabili e ci resta poco a fare.
— Volete comperarvi i possedimenti tedeschi dell'Africa?
— Altezza, io sono pronto a vendervi i possedimenti italiani!»
Se la Bulgaria ha potuto ordinarsi e sviluppare le sue risorse sotto il savio governo di Ferdinando di Coburgo, non piccolo merito spetta a Crispi che, dal giorno dell'elezione di quel principe, sostenne con successo nei consigli d'Europa ilnon-intervento, in omaggio al principio di nazionalità. L'Inghilterra dapprima si era disinteressata delle sorti dell'elezione fatta dall'assemblea bulgara di Tirnovo, e non si opponeva alla pretesa russa che il Sultano rifiutasse di confermarla, come, mancando il consenso unanime delle grandi potenze, gliene dava diritto il trattato di Berlino. Mutò atteggiamento dipoi, associandosi alla proposta italiana che si rispettasse il volere del popolo bulgaro. [pg!220]
Senza riprodurre qui documenti già da noi pubblicati, giova tuttavia, a esporre esattamente il pensiero di Crispi, che ricordiamo poche frasi contenute in telegrammi di quel tempo:
Crispi al Re (16 agosto 1887):
.... Aggiungerò che l'Italia per essere fedele alle sue tradizioni, ai suoi principii, ai suoi interessi, deve mirare a che la Bulgaria, come tutti gli Stati balcanici, si avvii all'indipendenza.»
.... Aggiungerò che l'Italia per essere fedele alle sue tradizioni, ai suoi principii, ai suoi interessi, deve mirare a che la Bulgaria, come tutti gli Stati balcanici, si avvii all'indipendenza.»
Crispi all'ambasciatore italiano a Costantinopoli (18 agosto):
«Due fini essenzialmente ci proponiamo: l'uno immediato, cioè il mantenimento della pace; l'altro mediato ed a più lunga scadenza, che è l'assetto definitivo su basi salde e razionali, di popolazioni europee e cristiane non ancora costituite a nazioni, benchè aventi tutti gli elementi etnici e morali che valgono a determinare la nazionalità.»
«Due fini essenzialmente ci proponiamo: l'uno immediato, cioè il mantenimento della pace; l'altro mediato ed a più lunga scadenza, che è l'assetto definitivo su basi salde e razionali, di popolazioni europee e cristiane non ancora costituite a nazioni, benchè aventi tutti gli elementi etnici e morali che valgono a determinare la nazionalità.»
Crispi all'ambasciatore italiano a Costantinopoli (31 agosto):
«I bulgari, sotto un principe di loro scelta, il quale, malgrado gli errori che ha potuto commettere, dispone certamente di un partito non indifferente, sono in procinto di organizzare un governo. Il meglio è di non intralciare l'opera loro. Un tentativo d'ingerenza, o peggio d'intervento, esporrebbe l'Europa o a dover confessare la propria impotenza a dar soluzione alla crisi, oppure, se si ricorresse alla violenza, a provocare essa stessa il conflitto che si vuole appunto evitare.»
«I bulgari, sotto un principe di loro scelta, il quale, malgrado gli errori che ha potuto commettere, dispone certamente di un partito non indifferente, sono in procinto di organizzare un governo. Il meglio è di non intralciare l'opera loro. Un tentativo d'ingerenza, o peggio d'intervento, esporrebbe l'Europa o a dover confessare la propria impotenza a dar soluzione alla crisi, oppure, se si ricorresse alla violenza, a provocare essa stessa il conflitto che si vuole appunto evitare.»
La questione non ebbe termine nel 1887; ma alla fine di quell'anno l'ententeitalo-anglo-austriaca era un fatto compiuto ed esercitava a Costantinopoli una grande influenza. Quello che avvenne dipoi, tra la Russia irritata e irremovibile nella sua avversione al principe Ferdinando e le tre potenze concordi nel mandare a monte i suoi disegni, fu un giuoco di abilità dal quale la Russia non trasse alcun vantaggio.
Il governo russo non volendo confessare il vero motivo del suo contegno, si lagnava di pretese relazioni esistenti tra i capi [pg!221] del potere a Sofia ed i nihilisti. Il signor Stambuloff stesso, presidente del gabinetto bulgaro, era accusato di essere stato espulso dal seminario di Odessa a cagione dei suoi principii ultra-socialisti; e si affermava altresì la scoperta di una corrispondenza tra un membro del medesimo gabinetto e un ufficiale di marina compromesso in un attentato contro la vita dello Czar. Tali accuse venivano considerate come molto pericolose per la pace europea, poichè lo spettro del nihilismo era agitato nello intento di mantenere viva l'ansietà dello Czar e di spingerlo a risoluzioni estreme.
Il terreno legale sul quale la Russia si era posta, era questo. La Turchia, invitata ad agire, esitava per due ragioni: 1.ª perchè mancava l'unanimità delle Potenze; 2.ª perchè si preoccupava di quello che sarebbe avvenuto in Bulgaria tanto se il principe di Coburgo avesse obbedito all'intimazione di ritirarsi, quanto se avesse disobbedito.
Il Cancelliere russo non ammetteva che potesse esservi divergenza tra le potenze sul primo punto. Il trattato di Berlino era stato violato dal Principe il quale aveva assunto la carica prima che la sua elezione fosse confermata. Su ciò nessuna potenza dissentendo, a tutte s'imponeva, all'infuori di ogni altra considerazione, l'obbligo di ristabilire l'ordine giuridico e di manifestare la loro solidarietà a Costantinopoli.
Sulla seconda ragione delle esitazioni del Sultano, il Cancelliere Giers si limitava a protestare che le intenzioni della Russia erano pacifiche: lo Czar non voleva spingere il Sultano a misure militari, nè ricorrervi esso medesimo. La dichiarazione che si chiedeva al Sultano di fare a Sofia avrebbe raggiunto pacificamente lo scopo di togliere alla questione ciò che aveva di minaccioso per la penisola balcanica e per la pace europea.
Appare evidentemente evasiva la risposta che la Cancelleria di Pietroburgo dava al secondo quesito.
Il 17 e il 19 febbraio 1888 l'ambasciatore di Russia sig. Uxkull, conferiva sul detto argomento con Crispi. Leggiamo nelDiariodi questi:
«Viene d'ordine del suo Governo a chiedere che l'ambasciatore italiano a Costantinopoli si associ all'ambasciatore russo di quella città allo scopo di ottenere dal [pg!222] Sultano che dichiari al principe Ferdinando illegale il suo soggiorno in Bulgaria.Rispondo che l'Italia ritenne sempre legale l'elezione del principe Ferdinando, illegale la sua presenza sul trono bulgaro. In quanto alla domanda russa soggiungo non comprenderne lo scopo. Chiedo tempo a rispondere. Stabiliamo d'accordo che ci saremmo riveduti domenica 19.»«Uxkull viene a chiedermi la risposta promessagli venerdì.Rispondo: vi ripeto che noi riteniamo legale l'elezione del principe Ferdinando, illegale la sua presenza in Bulgaria. Questa mia opinione l'ho manifestata alla Turchia, verbalmente dicendola a Photiadès-pascià, e per nota scrivendola sin dal 17 agosto 1887 al barone Blanc, che la comunicò alla Porta. Mi par inutile, ozioso, ripeterla oggi e non so comprendere lo scopo cui mira la Russia.— La chiediamo perchè senza l'assentimento di tutte le potenze, la Porta non farebbe la dichiarazione.— Ma quando la Porta avrà fatto cotesta dichiarazione, quale conseguenza ne trarrete? Prima di decidermi, avrei bisogno di conoscere quali sarebbero gli ulteriori propositi della Russia. Voi lo sapete: noi siamo contrari a qualunque azione militare in Bulgaria.— Noi non intendiamo agire con la forza contro il principe Ferdinando.— Benissimo. E allora è inutile l'opera mia in Costantinopoli. Mi deciderò quando avrò conosciuto le vostre intenzioni. Ma perchè non convocate una conferenza? Sarebbe il solo modo di uscire dall'imbarazzo.— Le conferenze non riescono senza un accordo preventivo.— È vero. Ma io non vedo nulla di meglio.»
«Viene d'ordine del suo Governo a chiedere che l'ambasciatore italiano a Costantinopoli si associ all'ambasciatore russo di quella città allo scopo di ottenere dal [pg!222] Sultano che dichiari al principe Ferdinando illegale il suo soggiorno in Bulgaria.
Rispondo che l'Italia ritenne sempre legale l'elezione del principe Ferdinando, illegale la sua presenza sul trono bulgaro. In quanto alla domanda russa soggiungo non comprenderne lo scopo. Chiedo tempo a rispondere. Stabiliamo d'accordo che ci saremmo riveduti domenica 19.»
«Uxkull viene a chiedermi la risposta promessagli venerdì.
Rispondo: vi ripeto che noi riteniamo legale l'elezione del principe Ferdinando, illegale la sua presenza in Bulgaria. Questa mia opinione l'ho manifestata alla Turchia, verbalmente dicendola a Photiadès-pascià, e per nota scrivendola sin dal 17 agosto 1887 al barone Blanc, che la comunicò alla Porta. Mi par inutile, ozioso, ripeterla oggi e non so comprendere lo scopo cui mira la Russia.
— La chiediamo perchè senza l'assentimento di tutte le potenze, la Porta non farebbe la dichiarazione.
— Ma quando la Porta avrà fatto cotesta dichiarazione, quale conseguenza ne trarrete? Prima di decidermi, avrei bisogno di conoscere quali sarebbero gli ulteriori propositi della Russia. Voi lo sapete: noi siamo contrari a qualunque azione militare in Bulgaria.
— Noi non intendiamo agire con la forza contro il principe Ferdinando.
— Benissimo. E allora è inutile l'opera mia in Costantinopoli. Mi deciderò quando avrò conosciuto le vostre intenzioni. Ma perchè non convocate una conferenza? Sarebbe il solo modo di uscire dall'imbarazzo.
— Le conferenze non riescono senza un accordo preventivo.
— È vero. Ma io non vedo nulla di meglio.»
«Londra, 18 febbraio 1888.L'ambasciatore di Russia ha fatto oggi a Salisbury una comunicazione verbale analoga a quella fatta a V. E. Salisbury ha risposto che prendeva in considerazione la domanda russa, ma che si riservava di rispondervi. Egli sin d'ora credeva che l'allontanamento del principe Ferdinando potrebbe avere le più gravi conseguenze [pg!223] e produrre dei disordini in Bulgaria. Occorrerebbe d'altronde sapere chi la Russia proporrebbe di mettere al posto del Principe.Catalani.»
«Londra, 18 febbraio 1888.
L'ambasciatore di Russia ha fatto oggi a Salisbury una comunicazione verbale analoga a quella fatta a V. E. Salisbury ha risposto che prendeva in considerazione la domanda russa, ma che si riservava di rispondervi. Egli sin d'ora credeva che l'allontanamento del principe Ferdinando potrebbe avere le più gravi conseguenze [pg!223] e produrre dei disordini in Bulgaria. Occorrerebbe d'altronde sapere chi la Russia proporrebbe di mettere al posto del Principe.
Catalani.»
«Londra, 19 febbraio.Ho comunicato a Salisbury il telegramma di V. E. di ier sera. Sua Signoria mi ha risposto come segue: «Aspetto di conoscere la maniera di vedere di Crispi e di Kálnoky, che ho consultati oggi, ma io son disposto a far sapere in sostanza alla Russia che il Governo inglese non può rispondere alla sua proposta senza conoscere che cosa il Gabinetto di Pietroburgo conti di proporre nel caso in cui, come risultato dell'azione delle potenze, il principe Ferdinando sia mandato via e la Bulgaria rimanga senza governo.»Catalani.»
«Londra, 19 febbraio.
Ho comunicato a Salisbury il telegramma di V. E. di ier sera. Sua Signoria mi ha risposto come segue: «Aspetto di conoscere la maniera di vedere di Crispi e di Kálnoky, che ho consultati oggi, ma io son disposto a far sapere in sostanza alla Russia che il Governo inglese non può rispondere alla sua proposta senza conoscere che cosa il Gabinetto di Pietroburgo conti di proporre nel caso in cui, come risultato dell'azione delle potenze, il principe Ferdinando sia mandato via e la Bulgaria rimanga senza governo.»
Catalani.»
Il conte Kálnoky dette alla comunicazione russa, fattagli dall'ambasciatore principe Lobanow, risposta preliminare analoga a quella di Crispi e di Salisbury, che sviluppò dipoi in una nota. In essa il gabinetto imperiale e reale, dopo essersi associato con sincera soddisfazione e con spirito di conciliazione al desiderio espresso dal Governo della Russia di ricercare una soluzione pacifica della questione bulgara basata sull'autorità del diritto e sul corso naturale delle cose, e con esclusione di qualsiasi impiego di forza, chiedeva che le potenze s'intendessero su questi due punti:
«1.º Dato il caso che il principe Ferdinando abbandonasse il paese, quale sarebbe il governo provvisorio e la reggenza che sarebbero riconosciuti e dichiarati legali sino all'elezione di un principe?2.º Dato il caso che il principe Ferdinando e il suo governo resistessero o minacciassero di proclamare l'indipendenza della Bulgaria, che cosa si dovrebbe fare per ovviare ai pericoli reali che ne risulterebbero per la Turchia e per la pace d'Oriente? Escluso l'impiego della forza militare, come potrebbero le potenze esporsi a una sfida della Bulgaria, senza far valere la loro autorità?»
«1.º Dato il caso che il principe Ferdinando abbandonasse il paese, quale sarebbe il governo provvisorio e la reggenza che sarebbero riconosciuti e dichiarati legali sino all'elezione di un principe?
2.º Dato il caso che il principe Ferdinando e il suo governo resistessero o minacciassero di proclamare l'indipendenza della Bulgaria, che cosa si dovrebbe fare per ovviare ai pericoli reali che ne risulterebbero per la Turchia e per la pace d'Oriente? Escluso l'impiego della forza militare, come potrebbero le potenze esporsi a una sfida della Bulgaria, senza far valere la loro autorità?»
[pg!224]
La risposta del signor Giers alle obbiezioni austriache, comunicata a Crispi dal barone Uxkull, fu la seguente:
«Sulla prima, il Governo russo è convinto che la dichiarazione categorica della Porta, appoggiata dai rappresentanti delle potenze a Sofia, finirà con l'indurre il principe Ferdinando a ritirarsi. In caso contrario, la Russia riserverà la sua attitudine cercando, se occorresse, d'intendersi con le potenze circa i passi ulteriori.Sulla seconda: il Governo russo dichiara non avere alcuna intenzione d'imporre i suoi partigiani al governo provvisorio, e regolerà la propria attitudine in conformità delle disposizioni che tale governo gli dimostrerà.»
«Sulla prima, il Governo russo è convinto che la dichiarazione categorica della Porta, appoggiata dai rappresentanti delle potenze a Sofia, finirà con l'indurre il principe Ferdinando a ritirarsi. In caso contrario, la Russia riserverà la sua attitudine cercando, se occorresse, d'intendersi con le potenze circa i passi ulteriori.
Sulla seconda: il Governo russo dichiara non avere alcuna intenzione d'imporre i suoi partigiani al governo provvisorio, e regolerà la propria attitudine in conformità delle disposizioni che tale governo gli dimostrerà.»
Crispi precisò la sua risposta con la nota seguente:
«In conformità a ciò che il Ministro degli affari esteri ha di già avuto l'onore di far conoscere a S. E. l'ambasciatore di Russia in data 17 e 19 corrente, il Governo del Re ha dichiarato, sin dal mese di agosto decorso, per mezzo dell'ambasciatore d'Italia a Costantinopoli, che secondo la sua opinione, il principe Ferdinando prendendo possesso del trono bulgaro ha contravvenuto alle prescrizioni del trattato di Berlino, l'elezione di cotesto principe non avendo avuto preventivamente l'approvazione della Porta, nè il consenso delle Potenze.Ciò premesso, si tratta ora di esaminare se, pronunziata la dichiarazione d'illegalità, l'allontanamento del Principe potrà avvenire senza un'azione militare, sia della Porta, sia di altra potenza, e se potrà stabilirsi facilmente in Bulgaria un nuovo governo, secondo la volontà del popolo liberamente manifestata.Delle due previsioni, quella che la partenza moralmente o materialmente forzata del principe Ferdinando provocherebbe disordini in Bulgaria, è ai nostri occhi molto più fondata che l'altra di una soluzione pacifica della questione. In conseguenza, il Governo del Re, giustamente preoccupandosi di quel che può seguirne, non crede di dover prestare il suo concorso a un passo diretto contro uno stato di cose, il quale, sebbene difetti di legalità, ha garentito sin'ora al principato un'amministrazione relativamente organizzata.In ogni caso il Governo del Re prende atto con la [pg!225] più viva soddisfazione delle assicurazioni date dal Governo imperiale di astenersi dall'impiego di qualsiasi mezzo coercitivo contro i bulgari e che la volontà di S. M. l'Imperatore è di vedere la questione risolversi pacificamente.»
«In conformità a ciò che il Ministro degli affari esteri ha di già avuto l'onore di far conoscere a S. E. l'ambasciatore di Russia in data 17 e 19 corrente, il Governo del Re ha dichiarato, sin dal mese di agosto decorso, per mezzo dell'ambasciatore d'Italia a Costantinopoli, che secondo la sua opinione, il principe Ferdinando prendendo possesso del trono bulgaro ha contravvenuto alle prescrizioni del trattato di Berlino, l'elezione di cotesto principe non avendo avuto preventivamente l'approvazione della Porta, nè il consenso delle Potenze.
Ciò premesso, si tratta ora di esaminare se, pronunziata la dichiarazione d'illegalità, l'allontanamento del Principe potrà avvenire senza un'azione militare, sia della Porta, sia di altra potenza, e se potrà stabilirsi facilmente in Bulgaria un nuovo governo, secondo la volontà del popolo liberamente manifestata.
Delle due previsioni, quella che la partenza moralmente o materialmente forzata del principe Ferdinando provocherebbe disordini in Bulgaria, è ai nostri occhi molto più fondata che l'altra di una soluzione pacifica della questione. In conseguenza, il Governo del Re, giustamente preoccupandosi di quel che può seguirne, non crede di dover prestare il suo concorso a un passo diretto contro uno stato di cose, il quale, sebbene difetti di legalità, ha garentito sin'ora al principato un'amministrazione relativamente organizzata.
In ogni caso il Governo del Re prende atto con la [pg!225] più viva soddisfazione delle assicurazioni date dal Governo imperiale di astenersi dall'impiego di qualsiasi mezzo coercitivo contro i bulgari e che la volontà di S. M. l'Imperatore è di vedere la questione risolversi pacificamente.»
Dopo pochi giorni l'ambasciatore russo a Costantinopoli fece, d'ordine del suo governo, la seguente comunicazione alla Porta Ottomana:
«L'assentiment des Puissances prévu par le traité de Berlin n'a pas été obtenu pour la confirmation du Prince Ferdinand de Coburg comme Prince de Bulgarie. Dès lors, la présence à la tête de la Principauté vassale est illégale et contraire au traité de Berlin. Le Gouvernement Imperial de Russie demande en conséquence à la Sublime Porte de notifier officiellement ce qui précède au Gouvernement bulgare et de porter officiellement cette notification à la connaissance des grandes Puissances.»
«L'assentiment des Puissances prévu par le traité de Berlin n'a pas été obtenu pour la confirmation du Prince Ferdinand de Coburg comme Prince de Bulgarie. Dès lors, la présence à la tête de la Principauté vassale est illégale et contraire au traité de Berlin. Le Gouvernement Imperial de Russie demande en conséquence à la Sublime Porte de notifier officiellement ce qui précède au Gouvernement bulgare et de porter officiellement cette notification à la connaissance des grandes Puissances.»
Questa comunicazione fu appoggiata dagli ambasciatori di Germania e di Francia, in omaggio al trattato di Berlino. Il principe di Bismarck non negò la platonica assistenza chiestagli dalla Russia, alla quale aveva interesse di dar prove di amicizia; ma è legittimo pensare ch'egli la concedesse sapendo che non poteva nuocere alla politica seguita dall'entente italo-anglo-austriaca, che aveva incoraggiato a formarsi.
Alla comunicazione russa, seguì una dichiarazione di Said-pascià, così concepita:
«Son Altesse le Grand Vézirà Monsieur Stambouloff,Sofia.Lors de l'arrivée en Bulgarie du Prince Ferdinand de Cobourg, j'ai déclaré a Son Altesse par un télégramme en date du 22 Chewal 1887 que son élection par l'Assemblée Générale Bulgare n'ayant pas réuni l'assentiment de toutes les Puissances signataires du Traité de Berlin et que cette élection n'ayant pas été sanctionnée [pg!226] par la Sublime Porte, sa présence en Bulgarie était contraire au Traité de Berlin et n'était pas légale.Aujourd'hui, je viens déclarer au Gouvernement Bulgare, qu'aux yeux du Gouvernement Impérial, la situation est toujours la même, c'est-à-dire que la présence du Prince Ferdinand à la tête de la Principauté est illégale et contraire au Traité de Berlin.Je vous prie de porter ce télégramme à la connaissance du Gouvernement auprès duquel vous êtes accrédité.Said.»
«Son Altesse le Grand Vézirà Monsieur Stambouloff,Sofia.
«Son Altesse le Grand Vézirà Monsieur Stambouloff,Sofia.
«Son Altesse le Grand Vézir
à Monsieur Stambouloff,
Sofia.
Sofia.
Lors de l'arrivée en Bulgarie du Prince Ferdinand de Cobourg, j'ai déclaré a Son Altesse par un télégramme en date du 22 Chewal 1887 que son élection par l'Assemblée Générale Bulgare n'ayant pas réuni l'assentiment de toutes les Puissances signataires du Traité de Berlin et que cette élection n'ayant pas été sanctionnée [pg!226] par la Sublime Porte, sa présence en Bulgarie était contraire au Traité de Berlin et n'était pas légale.
Aujourd'hui, je viens déclarer au Gouvernement Bulgare, qu'aux yeux du Gouvernement Impérial, la situation est toujours la même, c'est-à-dire que la présence du Prince Ferdinand à la tête de la Principauté est illégale et contraire au Traité de Berlin.
Je vous prie de porter ce télégramme à la connaissance du Gouvernement auprès duquel vous êtes accrédité.
Said.»
Photiadès-pascià portando a conoscenza di Crispi questa dichiarazione, lo assicurò che la Porta non avrebbe fatto altri passi senza essersi prima intesa con tutte le potenze.
Tutte le potenze presero atto puro e semplice della dichiarazione di Said-pascià, la quale lasciò il tempo che trovò.
Il principe Ferdinando non si mosse; il suo governo, presieduto dall'energico Stambuloff, si limitò a sorvegliare e colpire i numerosi agitatori e rifugiati russi i quali lavoravano a fomentare sollevazioni, sventando così l'accusa, la quale sarebbe stata portata dinanzi all'Europa, che la Bulgaria fosse in preda all'anarchia.
Per qualche tempo dipoi la questione bulgara cessò dall'essere preoccupante per le Cancelliere delle grandi potenze: il governo principesco continuò a organizzare il paese; la Russia, pur non dichiarandosi vinta, prese un'attitudine di attesa. Alla fine del 1889 qualche timore risorse. Il mancato riconoscimento del principe Ferdinando indispettiva i patriotti bulgari e nuoceva al prestigio della Bulgaria specialmente presso i popoli vicini, allora diffidenti e ostili verso il nuovo Stato. Si attribuiva al governo del signor Stambuloff l'intenzione di proclamare la legalità della costituzione e l'indipendenza del suo paese, e questo atto era considerato come una sfida alla Russia e ancora inopportuno. Crispi, sebbene ritenesse che la situazione anormale della Bulgaria si dovesse regolare, non credeva ne fosse giunto il momento, e dette a Sofia il consiglio di attendere. Egli credeva preferibile il tentare di persuadere il governo russo a desistere dalla sua opposizione. Infatti il 1.º novembre 1889 telegrafava: [pg!227]
«R. Ambasciata,Pietroburgo.Nel colloquio col Barone Uxkull essendosi parlato della Bulgaria e del principe Ferdinando, espressi il convincimento del R. Governo che non si debba mutare lostatu-quo, ma non nascosi che l'esperimento fatto dal Principe ci sembra soddisfacente, avendo egli dimostrato contegno serio e saputo governare con lode il Principato in circostanze difficili.Crispi.»
«R. Ambasciata,Pietroburgo.
«R. Ambasciata,Pietroburgo.
«R. Ambasciata,
Pietroburgo.
Pietroburgo.
Nel colloquio col Barone Uxkull essendosi parlato della Bulgaria e del principe Ferdinando, espressi il convincimento del R. Governo che non si debba mutare lostatu-quo, ma non nascosi che l'esperimento fatto dal Principe ci sembra soddisfacente, avendo egli dimostrato contegno serio e saputo governare con lode il Principato in circostanze difficili.
Crispi.»
Del resto, nulla vi era nella situazione che consigliasse di affrettare una soluzione che non avrebbe potuto mancare. Appunto al principio di novembre i Cancellieri imperiali di Austria-Ungheria e di Germania avevano avuto la consueta conferenza annuale e avevano fatto le constatazioni che risultano dal seguente telegramma:
«Vienna, 10-11-1889.Kálnoky non ha potuto ricevermi che oggi soltanto, dopo il suo ritorno da Friedrichsruhe. Egli mi ha detto che aveva trovato il principe di Bismarck in ottime condizioni di salute e che era molto soddisfatto dei colloqui con lui avuti, ed aggiunse che essi si trovavano in perfetto accordo in tutte le questioni pendenti. Il principe di Bismarck si era compiaciuto che gli sforzi delle potenze alleate avessero potuto assicurare la pace per un anno e sperava che avrebbero continuato ad assicurarla anche in seguito. Però Kálnoky aggiunse che Bismarck aveva riconosciuto con lui che la situazione non era cambiata e che, quantunque pacifica, poteva dar luogo da un momento all'altro a nuove inquietudini. In quanto alla Bulgaria, Bismarck aveva ammesso che bisognava conservare un piede nel Principato, cercare di mantenerlo dal nostro lato per impedire che la Russia vi sorgesse di nuovo. Per quanto riguarda la Grecia, la situazione sembrava tendere a divenire alquanto critica, perchè si cercava di fare risorgere la questione di Candia. Tricupis accennava ad agire e ad assumere un contegno [pg!228] ostile contro la Turchia, verso la quale dichiarava voler mettersi in istato di guerra. Kálnoky spera che egli verrà a migliori consigli. Sua Eccellenza aggiunse che lo stesso imperatore Guglielmo, nella sua recente dimora ad Atene, aveva dato a Tricupis dei consigli di moderazione e che i governi di Germania e di Austria-Ungheria avevano fatto altrettanto; ed egli non dubita che V. E. farà altresì parlare in questo senso ad Atene. In quanto alla Serbia e alla Rumania, Kálnoky disse che le questioni che potrebbero per avventura sorgervi non sembravano tali da far temere per la pace europea e che era da sperarsi che avrebbero potuto essere localizzate.Avarna.»
«Vienna, 10-11-1889.
Kálnoky non ha potuto ricevermi che oggi soltanto, dopo il suo ritorno da Friedrichsruhe. Egli mi ha detto che aveva trovato il principe di Bismarck in ottime condizioni di salute e che era molto soddisfatto dei colloqui con lui avuti, ed aggiunse che essi si trovavano in perfetto accordo in tutte le questioni pendenti. Il principe di Bismarck si era compiaciuto che gli sforzi delle potenze alleate avessero potuto assicurare la pace per un anno e sperava che avrebbero continuato ad assicurarla anche in seguito. Però Kálnoky aggiunse che Bismarck aveva riconosciuto con lui che la situazione non era cambiata e che, quantunque pacifica, poteva dar luogo da un momento all'altro a nuove inquietudini. In quanto alla Bulgaria, Bismarck aveva ammesso che bisognava conservare un piede nel Principato, cercare di mantenerlo dal nostro lato per impedire che la Russia vi sorgesse di nuovo. Per quanto riguarda la Grecia, la situazione sembrava tendere a divenire alquanto critica, perchè si cercava di fare risorgere la questione di Candia. Tricupis accennava ad agire e ad assumere un contegno [pg!228] ostile contro la Turchia, verso la quale dichiarava voler mettersi in istato di guerra. Kálnoky spera che egli verrà a migliori consigli. Sua Eccellenza aggiunse che lo stesso imperatore Guglielmo, nella sua recente dimora ad Atene, aveva dato a Tricupis dei consigli di moderazione e che i governi di Germania e di Austria-Ungheria avevano fatto altrettanto; ed egli non dubita che V. E. farà altresì parlare in questo senso ad Atene. In quanto alla Serbia e alla Rumania, Kálnoky disse che le questioni che potrebbero per avventura sorgervi non sembravano tali da far temere per la pace europea e che era da sperarsi che avrebbero potuto essere localizzate.
Avarna.»
In gennaio 1891 Crispi ebbe nuova occasione di dimostrare il suo interessamento alla Bulgaria. Il governo russo si lagnava che la maggior parte degli anarchici russi che riuscivano ad emigrare, trovassero buona accoglienza in Bulgaria, ed anche degli impieghi. L'ambasciatore Uxkull fu incaricato di un passo confidenziale e amichevole presso Crispi. «Noi non dubitiamo — così scrivevano da Pietroburgo all'ambasciatore — dell'effetto salutare che raccomandazioni energiche provenienti da Roma eserciteranno a Sofia, per metter fine ad uno stato di cose che sarebbe impossibile lasciar sussistere senza prevederne conseguenze funeste.»
Crispi non indugiò a secondare il desiderio del governo russo, e inviò questa lettera al Ministro d'Italia a Sofia, Gerbaix de Sonnaz:
«Roma, il 16 gennaio 1891.Signor Conte,Il barone Uxkull, nel ricevimento ebdomadario dell'11 corrente mi partecipò le lagnanze del suo Governo contro il Ministero bulgaro per la protezione usata da costui verso alcuni nichilisti russi. Il giorno 13, ritornando sullo stesso argomento, mi diede notizia officiosa di un dispaccio.Cotesti emigrati non solamente godrebbero i favori del Governo di Sofia, ma parecchi sarebbero stati impiegati nella amministrazione del Principato. [pg!229]Nelle condizioni politiche nelle quali è la Bulgaria, prudenza esige che si allontani una nuova causa di malumori tra il Principato ed il potente Impero, al quale cotesto paese deve la sua indipendenza. Veda il signor Stambuloff e veda anche il principe Ferdinando e li consigli a liberarsi di cotesti ospiti incomodi.La parola di un Governo amico e disinteressato, quale il nostro, dovrà giunger gradita a cotesti signori. Noi, sin dalla costituzione del Principato, abbiamo esercitato a Sofia con amicizia cordiale un'opera di pace; e tale sarà il nostro compito anche in avvenire.Le ho telegrafato nei medesimi sensi.Crispi.»
«Roma, il 16 gennaio 1891.
Signor Conte,
Signor Conte,
Signor Conte,
Il barone Uxkull, nel ricevimento ebdomadario dell'11 corrente mi partecipò le lagnanze del suo Governo contro il Ministero bulgaro per la protezione usata da costui verso alcuni nichilisti russi. Il giorno 13, ritornando sullo stesso argomento, mi diede notizia officiosa di un dispaccio.
Cotesti emigrati non solamente godrebbero i favori del Governo di Sofia, ma parecchi sarebbero stati impiegati nella amministrazione del Principato. [pg!229]
Nelle condizioni politiche nelle quali è la Bulgaria, prudenza esige che si allontani una nuova causa di malumori tra il Principato ed il potente Impero, al quale cotesto paese deve la sua indipendenza. Veda il signor Stambuloff e veda anche il principe Ferdinando e li consigli a liberarsi di cotesti ospiti incomodi.
La parola di un Governo amico e disinteressato, quale il nostro, dovrà giunger gradita a cotesti signori. Noi, sin dalla costituzione del Principato, abbiamo esercitato a Sofia con amicizia cordiale un'opera di pace; e tale sarà il nostro compito anche in avvenire.
Le ho telegrafato nei medesimi sensi.
Crispi.»
Quando Crispi alla fine del 1893 tornò al potere, il riconoscimento del principe Ferdinando da parte delle potenze non era ancora avvenuto. Crispi ebbe occasione di accennare alla Bulgaria nella discussione del bilancio degli affari esteri fattasi alla Camera in maggio 1894, e ne parlò con simpatia. Le sue parole provocarono lo scambio dei seguenti telegrammi:
«Mr. CrispiPrésident du Conseil des Ministres,Sofia, 6 mai 1894.Le discours prononcé par Votre Excellence dans la Chambre à l'occasion de la discussion du budget du Ministère des affaires étrangères a produit une grande joie parmi le peuple Bulgare qui a vu que dans les moments difficiles et critiques que notre patrie a traversé le gouvernement italien, ayant à sa tête un champion éprouvé dans les luttes pour l'indépendance et l'unité de l'Italie, a pris la défense des droits d'un Etat qui venait d'être appelé à une vie politique, en le sauvegardant de l'intervention étrangère dans ses affaires intérieures. Je remplis un agréable devoir en présentant en cette occasion à Votre Excellence les remerciements sincères et chaleureux du Gouvernement Bulgare et je prie le Gouvernement de Sa Majesté le Roi d'Italie de [pg!230] continuer à l'avenir son bienveillant soutien à un peuple qui lutte pour son existence dans l'unique but de son paisible développement.Le Président du Conseil des MinistresStambuloff.»
«Mr. CrispiPrésident du Conseil des Ministres,
«Mr. CrispiPrésident du Conseil des Ministres,
«Mr. Crispi
«Mr. Crispi
Président du Conseil des Ministres,
Sofia, 6 mai 1894.
Le discours prononcé par Votre Excellence dans la Chambre à l'occasion de la discussion du budget du Ministère des affaires étrangères a produit une grande joie parmi le peuple Bulgare qui a vu que dans les moments difficiles et critiques que notre patrie a traversé le gouvernement italien, ayant à sa tête un champion éprouvé dans les luttes pour l'indépendance et l'unité de l'Italie, a pris la défense des droits d'un Etat qui venait d'être appelé à une vie politique, en le sauvegardant de l'intervention étrangère dans ses affaires intérieures. Je remplis un agréable devoir en présentant en cette occasion à Votre Excellence les remerciements sincères et chaleureux du Gouvernement Bulgare et je prie le Gouvernement de Sa Majesté le Roi d'Italie de [pg!230] continuer à l'avenir son bienveillant soutien à un peuple qui lutte pour son existence dans l'unique but de son paisible développement.
Le Président du Conseil des MinistresStambuloff.»
«Son Excellence M.r StambuloffPrésident du Conseil des Ministres,Sophia.Rome, le 5 mai 1894.Je remercie Votre Excellence de son télégramme, heureux de savoir appréciés les sentiments que j'éprouve pour le peuple bulgare et les principes que j'ai invoqués en sa faveur.Crispi.»
«Son Excellence M.r StambuloffPrésident du Conseil des Ministres,Sophia.
«Son Excellence M.r StambuloffPrésident du Conseil des Ministres,Sophia.
«Son Excellence M.r Stambuloff
«Son Excellence M.r Stambuloff
Président du Conseil des Ministres,
Sophia.
Sophia.
Sophia.
Rome, le 5 mai 1894.
Je remercie Votre Excellence de son télégramme, heureux de savoir appréciés les sentiments que j'éprouve pour le peuple bulgare et les principes que j'ai invoqués en sa faveur.
Crispi.»
Stambuloff cadde dal governo poco dopo, si disse per influenza dell'Austria alla quale dava ombra la politica attiva che quell'eminente uomo di Stato faceva in Macedonia. Quello che fece traboccare il vaso dell'indignazione austriaca sembra fosse la coincidenza tra lo scambio di felicitazioni sopra riferito tra Stambuloff e Crispi — quest'ultimo sospettato a Vienna di mene nei Balcani — e il vanto che lo Stambuloff si faceva di avere con la nomina di vescovi bulgari in Macedonia, ottenuta dalla Sublime Porta, assicurato l'avvenire della Macedonia stessa alla Bulgaria.
Un anno dopo (luglio 1895) lo Stambuloff venne assassinato per vendetta politica.
Lo stato provvisorio del principato bulgaro ebbe termine nel 1896, senza ulteriori lotte. La Russia, siccome Crispi aveva sperato, disarmò per stanchezza. Era impossibile negare che la Bulgaria sotto il governo del principe Ferdinando fosse diventata un elemento d'ordine nella penisola balcanica e che progredisse mirabilmente. Dovendo rinunziare al proposito di dominarla, parve saggio consiglio al governo russo adattarsi alle mutate circostanze e limitarsi a una politica più modesta. La Bulgaria non voleva essere una provincia russa, ma era disposta [pg!231] a dimostrare alla Russia tutta la deferenza dovutale, specialmente per essere stata da essa sottratta al giogo turco.
Alla tranquillità e all'interesse dello Stato il principe Ferdinando sacrificò la sua fede religiosa, aderendo alla conversione all'ortodossia del suo primogenito, Boris. Venne a Roma il 27 gennaio 1896, fu ricevuto dal Papa e ottenne la licenza che invocava. L'8 febbraio lo Czar telegrafava al Principe per felicitarlo della «patriottica risoluzione» comunicatagli e per dirgli che accettava di essere padrino al battesimo di Boris. Lo stesso giorno l'organo ufficiale russo dichiarava cessato il conflitto con la Bulgaria, osservando che «la conversione del principe Boris alla ortodossia dimostrava aver la nazione bulgara compreso la necessità di affermare la sua fede religiosa come pegno dei legami spirituali che la univano alla Russia emancipatrice».
Conseguenza naturale di questo mutamento della Russia, fu l'invito della Sublime Porta alle Potenze di volere riconoscere il principe di Bulgaria in conformità dell'articolo 3.º del Trattato di Berlino. Tutte le Potenze aderirono: l'Italia potè rispondere che l'adesione dell'Italia a cotesto riconoscimento da parte della Turchia era acquisita sin dal 1887, da quando cioè dichiarò di considerare valida la manifestazione della volontà del popolo bulgaro.
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In tutto l'Oriente europeo il nome di Francesco Crispi si identificò per lungo tempo con le aspirazioni all'indipendenza dei popoli oppressi dal Turco. Egli difese tutte le nazionalità, una dopo l'altra; fu capo di Comitati filelleni e parlò in ogni occasione, dalla tribuna parlamentare e nei comizii, in favore di una più grande Grecia; propugnò l'autonomia e l'indipendenza dell'Albania; cercò e trovò nell'eroico Montenegro la sposa del principe ereditario d'Italia; fece, da ministro, quanto potè per sottrarre Candia e l'Armenia ai periodici massacri turchi.
Merita in questo momento storico in cui l'idea della federazione militare dei popoli balcanici si è concretata nel fatto, speciale menzione l'ausilio chiesto a Crispi da un Sillogo ateniese per la Confederazione Orientale, con le seguenti due lettere le quali portano una firma illustre: [pg!232]
CONFÉDÉRATION ORIENTALE.
CONFÉDÉRATION ORIENTALE.
«All'Illustre Uomo di Stato Crispi.Atene, 24 ottobre 1885.Illustre Maestro,Il Comitato e la Direzione dellaConfederazione Orientale, i quali or è più che un anno avevano fondato in Atene un giornale di questo titolo, devoto all'idea di stabilire un'alleanza federale dei popoli della penisola balcanica, hanno l'onore di domandare la vostra alta e potente protezione allo scopo di riprendere l'opera sospesa per mancanza di aiuti efficaci.Noi abbiamo tutto sagrificato a quest'idea, convinti che la sua realizzazione condurrà alla liberazione di questi popoli per la sola via logica e pacifica desiderata dall'Europa. Ma dal momento della comparsa del nostro giornale la Turchia e l'Austria ci hanno combattuto senza quartiere: la prima perchè noi parliamo di libertà ai cristiani dell'Oriente; la seconda perchè domandiamo l'autonomia per i Macedoni, unico mezzo, secondo noi, di conciliare le pretese delle razze diverse abitanti questa provincia.Il nostro giornale, proibito e perseguitato negli Stati dei Balcani, la nostra opera era colpita a morte. Invano noi tentammo di lottare: ci è stato giocoforza soccombere.Questa situazione ispirerà forse qualche interessamento a voi, illustre Maestro, le cui idee liberali e l'alta intelligenza si volgono a tutti i problemi politici e sociali, e il cuore generoso si commuove dinanzi ad ogni ingiustizia e ad ogni disgrazia.D'altronde, l'opera nostra aveva prodotto qualche frutto in Oriente, e degli spiriti lungoveggenti, in comunione d'idee con noi, c'incoraggiavano a perseverare nella ferma credenza che la confederazione dei popoli orientali è la soluzione più equa del problema posto, da più di quattro secoli, alla giurisdizione dell'Europa.Non è forse anche di un interesse capitale per le potenze mediterranee che l'Oriente non diventi preda delle [pg!233] cupidigie austriache o russe? Questi grandi imperi, una volta stabiliti sulle rive del Bosforo e del Mar Egeo, minacceranno l'indipendenza degli Stati mediterranei. Ci sembra dunque utile reagire contro questi progetti e aprire gli occhi agli sventurati cristiani dell'Oriente.Questo è il programma seguito dal nostro giornale per il quale osiamo, pieni di confidenza nella vostra alta intelligenza, sollecitare il vostro prezioso e benevolo concorso.Abbiamo l'onore di essere, illustre e venerato Maestro, vostri rispettosi e riconoscenti servitoriper il Comitatoil Dir. della «Confederazione Orientale»Leonidas A. Bulgaris.»
«All'Illustre Uomo di Stato Crispi.
Atene, 24 ottobre 1885.
Illustre Maestro,
Illustre Maestro,
Illustre Maestro,
Il Comitato e la Direzione dellaConfederazione Orientale, i quali or è più che un anno avevano fondato in Atene un giornale di questo titolo, devoto all'idea di stabilire un'alleanza federale dei popoli della penisola balcanica, hanno l'onore di domandare la vostra alta e potente protezione allo scopo di riprendere l'opera sospesa per mancanza di aiuti efficaci.
Noi abbiamo tutto sagrificato a quest'idea, convinti che la sua realizzazione condurrà alla liberazione di questi popoli per la sola via logica e pacifica desiderata dall'Europa. Ma dal momento della comparsa del nostro giornale la Turchia e l'Austria ci hanno combattuto senza quartiere: la prima perchè noi parliamo di libertà ai cristiani dell'Oriente; la seconda perchè domandiamo l'autonomia per i Macedoni, unico mezzo, secondo noi, di conciliare le pretese delle razze diverse abitanti questa provincia.
Il nostro giornale, proibito e perseguitato negli Stati dei Balcani, la nostra opera era colpita a morte. Invano noi tentammo di lottare: ci è stato giocoforza soccombere.
Questa situazione ispirerà forse qualche interessamento a voi, illustre Maestro, le cui idee liberali e l'alta intelligenza si volgono a tutti i problemi politici e sociali, e il cuore generoso si commuove dinanzi ad ogni ingiustizia e ad ogni disgrazia.
D'altronde, l'opera nostra aveva prodotto qualche frutto in Oriente, e degli spiriti lungoveggenti, in comunione d'idee con noi, c'incoraggiavano a perseverare nella ferma credenza che la confederazione dei popoli orientali è la soluzione più equa del problema posto, da più di quattro secoli, alla giurisdizione dell'Europa.
Non è forse anche di un interesse capitale per le potenze mediterranee che l'Oriente non diventi preda delle [pg!233] cupidigie austriache o russe? Questi grandi imperi, una volta stabiliti sulle rive del Bosforo e del Mar Egeo, minacceranno l'indipendenza degli Stati mediterranei. Ci sembra dunque utile reagire contro questi progetti e aprire gli occhi agli sventurati cristiani dell'Oriente.
Questo è il programma seguito dal nostro giornale per il quale osiamo, pieni di confidenza nella vostra alta intelligenza, sollecitare il vostro prezioso e benevolo concorso.
Abbiamo l'onore di essere, illustre e venerato Maestro, vostri rispettosi e riconoscenti servitori
per il Comitatoil Dir. della «Confederazione Orientale»Leonidas A. Bulgaris.»
«A S. E. Il signor CrispiRoma.Atene, 8-20 novembre 1887.Eccellenza,L'idea della Confederazione Orientale di tutti i popoli della Penisola Balcanica che non è punto nuova, è il risultato di profonde meditazioni di uomini di Stato che l'accolgono come la sola soluzione possibile della questione d'Oriente senza scuotere l'equilibrio europeo. Durante lunghi secoli si sono fatte guerre terribili per risolvere questa questione con la violenza, ma è stato provato che questo metodo è inefficace poichè invece di avere fatto un passo verso la sua soluzione, questa questione si è ancor più complicata e i disgraziati popoli dei Balcani rimangono l'oggetto delle cupidigie delle potenze e dei loro antagonismi. Ne segue che la questione d'Oriente non può essere risoluta che con mezzi pacifici, cioè con una Confederazione di tutti gli Stati della Penisola Balcanica, poichè questa è la sola soluzione che non dia ombra ad alcuna delle grandi potenze.L'associazione greca della Confederazione Orientale, fondata tre anni or sono, proclamò altamente queste idee e le sostiene nel suo giornale; ma, come era da [pg!234] attendersi, essa fu combattuta da tutti coloro che hanno interesse che la discordia regni in Oriente.La stampa di Vienna si è distinta in modo speciale col suo accanimento nel combattere le idee sostenute nel nostro giornale, poichè esse inceppano la politica austriaca ponendo ostacoli ai suoi disegni di conquista nella penisola dell'Hemus, poichè lo scopo principale della nostra associazione è il protestare contro ogni conquista straniera della Turchia Europea.Ma per riuscire nell'opera che noi perseguiamo sono necessari sforzi costanti e pratici, e le circostanze attuali ce ne fanno un dovere, giacchè nessuno dei governi degli Stati dell'Hemus può prendere l'iniziativa di proporre la Confederazione agli altri Governi, prima che questa idea non sia maturata in Oriente. Però non si potrà arrivare a questo risultato che fondando in tutti gli Stati della Penisola Balcanica delle associazioni della Confederazione Orientale, le quali diffondendo tra i loro connazionali i grandi vantaggi di una Confederazione, si mettano d'accordo per trovare la maniera di condurre in porto quest'opera di grande interesse.E poichè, felicemente, negli Stati Balcanici cominciano a formarsi partiti potenti, i quali, prevedendo i pericoli dai quali questi Stati sono minacciati, mirano alla Confederazione come all'unico mezzo di salute, l'associazione greca che aveva interrotto i suoi lavori in seguito agli avvenimenti di Bulgaria, considerando che gli odii di razza si sono calmati e prevedendo che talune potenze sono pronte a irrompere in Oriente, riprende i suoi lavori con maggiore energia per la difesa della autonomia minacciata della Penisola.Prima d'impegnarsi più avanti la nostra associazione ha bisogno di domandare il patrocinio morale di coloro che dividono i loro principii e sopratutto di coloro che reggono i destini di uno Stato al quale l'Associazione greca della Confederazione Orientale si rivolge oggi facendo appello al suo potente appoggio.Voglia gradire, Eccellenza, l'espressione dell'alta nostra considerazione.Leonida A. BulgarisMembro delegato della «Confederazione Orientale».
«A S. E. Il signor CrispiRoma.
«A S. E. Il signor CrispiRoma.
«A S. E. Il signor Crispi
«A S. E. Il signor Crispi
Roma.
Atene, 8-20 novembre 1887.
Eccellenza,
Eccellenza,
Eccellenza,
L'idea della Confederazione Orientale di tutti i popoli della Penisola Balcanica che non è punto nuova, è il risultato di profonde meditazioni di uomini di Stato che l'accolgono come la sola soluzione possibile della questione d'Oriente senza scuotere l'equilibrio europeo. Durante lunghi secoli si sono fatte guerre terribili per risolvere questa questione con la violenza, ma è stato provato che questo metodo è inefficace poichè invece di avere fatto un passo verso la sua soluzione, questa questione si è ancor più complicata e i disgraziati popoli dei Balcani rimangono l'oggetto delle cupidigie delle potenze e dei loro antagonismi. Ne segue che la questione d'Oriente non può essere risoluta che con mezzi pacifici, cioè con una Confederazione di tutti gli Stati della Penisola Balcanica, poichè questa è la sola soluzione che non dia ombra ad alcuna delle grandi potenze.
L'associazione greca della Confederazione Orientale, fondata tre anni or sono, proclamò altamente queste idee e le sostiene nel suo giornale; ma, come era da [pg!234] attendersi, essa fu combattuta da tutti coloro che hanno interesse che la discordia regni in Oriente.
La stampa di Vienna si è distinta in modo speciale col suo accanimento nel combattere le idee sostenute nel nostro giornale, poichè esse inceppano la politica austriaca ponendo ostacoli ai suoi disegni di conquista nella penisola dell'Hemus, poichè lo scopo principale della nostra associazione è il protestare contro ogni conquista straniera della Turchia Europea.
Ma per riuscire nell'opera che noi perseguiamo sono necessari sforzi costanti e pratici, e le circostanze attuali ce ne fanno un dovere, giacchè nessuno dei governi degli Stati dell'Hemus può prendere l'iniziativa di proporre la Confederazione agli altri Governi, prima che questa idea non sia maturata in Oriente. Però non si potrà arrivare a questo risultato che fondando in tutti gli Stati della Penisola Balcanica delle associazioni della Confederazione Orientale, le quali diffondendo tra i loro connazionali i grandi vantaggi di una Confederazione, si mettano d'accordo per trovare la maniera di condurre in porto quest'opera di grande interesse.
E poichè, felicemente, negli Stati Balcanici cominciano a formarsi partiti potenti, i quali, prevedendo i pericoli dai quali questi Stati sono minacciati, mirano alla Confederazione come all'unico mezzo di salute, l'associazione greca che aveva interrotto i suoi lavori in seguito agli avvenimenti di Bulgaria, considerando che gli odii di razza si sono calmati e prevedendo che talune potenze sono pronte a irrompere in Oriente, riprende i suoi lavori con maggiore energia per la difesa della autonomia minacciata della Penisola.
Prima d'impegnarsi più avanti la nostra associazione ha bisogno di domandare il patrocinio morale di coloro che dividono i loro principii e sopratutto di coloro che reggono i destini di uno Stato al quale l'Associazione greca della Confederazione Orientale si rivolge oggi facendo appello al suo potente appoggio.
Voglia gradire, Eccellenza, l'espressione dell'alta nostra considerazione.
Leonida A. BulgarisMembro delegato della «Confederazione Orientale».
[pg!235]
Sin dal 1877, in un colloquio col principe di Bismarck, il concetto che le grandi Potenze dovessero astenersi da ogni conquista sulle Provincie balcaniche41era stato difeso da Crispi; il quale essendo ministro nel 1889 propose altresì quella federazione militare balcanica che i popoli hanno ora stretto di loro iniziativa.42
Tale proposta sta ad attestare una convinzione salda della necessità, una proba valutazione del diritto dei popoli e insieme degl'interessi della pace europea. Ma i tempi non erano maturi; l'Austria, che non voleva l'egemonia russa nei Balcani soltanto perchè le preferiva la propria, si oppose alla proposta di Crispi, protestando di non volere sollevare la suscettibilità della sua competitrice.
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————
La questione cretese, dall'indomani del Congresso di Berlino, ha richiamato periodicamente l'attenzione dell'Europa. Se le Potenze fossero state concordi nell'esigere buon governo dalla Turchia, questo focolare di rivolte e di preoccupazioni sarebbe stato spento, perchè le aspirazioni dei cretesi a congiungersi con la Grecia hanno trovato sempre il maggiore incentivo nel malcontento contro la tirannide turca. Ma le potenze, gelose l'una dell'altra, anche a proposito di Candia si sono preoccupate soltanto del loro giuoco d'influenze a Costantinopoli, astenendosi, per non dispiacere il Sultano, dall'unica azione che sarebbe stata efficace. Valga un esempio. Nel 1889, Crispi telegrafò alle ambasciate italiane di Londra, Berlino e Vienna:
«31 luglio.L'agitazione in Candia non sembra provocata dal di fuori, bensì causata dal malgoverno turco. Un accordo fra le potenze amiche ed alleate ci parrebbe necessario per consigliare alla Porta i mezzi migliori onde far fronte situazione. Crediamo che a pacificare popolazioni siano preferibili mezzi conciliativi anzichè violenti, questi ultimi lasciando germi di nuove insurrezioni. Esprimendosi [pg!236] in tal modo con cotesto ministro degli affari esteri voglia chiedere se e quali istruzioni siano state date al rappresentante di codesto Governo in Costantinopoli.Crispi.»
«31 luglio.
L'agitazione in Candia non sembra provocata dal di fuori, bensì causata dal malgoverno turco. Un accordo fra le potenze amiche ed alleate ci parrebbe necessario per consigliare alla Porta i mezzi migliori onde far fronte situazione. Crediamo che a pacificare popolazioni siano preferibili mezzi conciliativi anzichè violenti, questi ultimi lasciando germi di nuove insurrezioni. Esprimendosi [pg!236] in tal modo con cotesto ministro degli affari esteri voglia chiedere se e quali istruzioni siano state date al rappresentante di codesto Governo in Costantinopoli.
Crispi.»
Ed ecco i risultati di questa onesta iniziativa. Il principe di Bismarck fu contrario ad ogni pressione sulla Sublime Porta.
«Secondo il modo di vedere di Sua Altezza una simile pressione, anche semplicemente platonica, non farebbe che aumentare man mano le pretese dei cretesi. Una delle conseguenze più spiacevoli della ingerenza sarebbe quella di dare incremento alle malevoli insinuazioni franco-russe a Costantinopoli.»
«Secondo il modo di vedere di Sua Altezza una simile pressione, anche semplicemente platonica, non farebbe che aumentare man mano le pretese dei cretesi. Una delle conseguenze più spiacevoli della ingerenza sarebbe quella di dare incremento alle malevoli insinuazioni franco-russe a Costantinopoli.»
Il conte Nigra da Vienna telegrafò che Kálnoky avrebbe desiderato procedere d'accordo con le Potenze alleate e con l'Inghilterra, ma che preferiva tenersi in seconda linea. «La Francia sembra essersi pronunziata in favore della Turchia.» Il Nigra concludeva:
«Io penso che V. E. non vorrà imitare Robilant e mettersi troppo ostensibilmente in prima linea. La prevengo per ogni ottimo fine che la di lei proposta del 30 luglio, secondo ciò che mi ha detto Kálnoky, venne a notizia del Sultano, il quale, sospettoso com'è, se ne mostrò inquieto.»
«Io penso che V. E. non vorrà imitare Robilant e mettersi troppo ostensibilmente in prima linea. La prevengo per ogni ottimo fine che la di lei proposta del 30 luglio, secondo ciò che mi ha detto Kálnoky, venne a notizia del Sultano, il quale, sospettoso com'è, se ne mostrò inquieto.»
Da Londra: Risposta di Salisbury:
«Simpatizzo completamente colle vedute, colle apprensioni di Crispi circa le cose di Candia. Sarei favorevole ad una azione comune delle potenze, ma non è facile scorgere la via da seguire praticamente. La occupazione militare fatta da qualsiasi delle grandi Potenze o dalla Grecia, getterebbe completamente la Turchia nelle braccia della Russia e produrrebbe nel momento eccitamento assai pericoloso nella penisola balcanica.»
«Simpatizzo completamente colle vedute, colle apprensioni di Crispi circa le cose di Candia. Sarei favorevole ad una azione comune delle potenze, ma non è facile scorgere la via da seguire praticamente. La occupazione militare fatta da qualsiasi delle grandi Potenze o dalla Grecia, getterebbe completamente la Turchia nelle braccia della Russia e produrrebbe nel momento eccitamento assai pericoloso nella penisola balcanica.»
In conclusione, Crispi non proponeva un intervento armato, ma un'azione diplomatica, la quale, fatta collettivamente da [pg!237] quattro grandi potenze, avrebbe raggiunto lo scopo. Si lasciò cadere la sua proposta perchè non si volle dispiacere il Sultano richiamandolo all'adempimento dei suoi doveri. E questa astensione interessata si è ripetuta sempre per le riforme in Macedonia, in Armenia, in Albania, ed è la vera causa della durata di un regime nefasto che, divenuto un male estremo, doveva finire coll'essere distrutto coll'estremo rimedio della guerra degli oppressi contro gli oppressori.
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Le simpatie di Crispi per l'Albania avevano fondamento anche nel ricordo delle origini della sua famiglia, emigrata nel secolo XV dall'Albania appunto e stabilitasi, dopo lunga peregrinazione, a Palazzo Adriano, in Sicilia. Ma, devoto al principio delle autonomie nazionali, egli augurò sempre alla nazionalità albanese di sottrarsi al dominio turco e di formare uno stato indipendente; e quando alla vigilia del Congresso di Berlino, il principe di Bismarck e il conte Derby gli accennarono all'Albania come ad un possibile compenso per l'Italia dell'occupazione austriaca della Bosnia e dell'Erzegovina, Crispi non si mostrò soddisfatto dell'offerta. Non si può dire quello che egli avrebbe fatto se fosse stato al governo quando il Congresso affidò all'Austria «l'amministrazione a tempo indeterminato» di quelle due provincie turche; ma il fatto è che nei successivi accordi che da ministro prese con l'Austria-Ungheria e con l'Inghilterra, l'indipendenza dell'Albania fu considerata come la definitiva sistemazione di questo paese nell'eventualità di un suo distacco dall'Impero Ottomano.
NelDiariodi Crispi troviamo un accenno all'Albania nelle note di un colloquio da lui avuto il 26 ottobre 1896 con Domenico Farini, presidente del Senato.
«Al 1877 — tu lo saprai — noi eravamo contrarii a che l'Austria si prendesse la Bosnia e l'Erzegovina. Esposi cotesto pensiero, a nome del governo italiano, a Derby e a Bismarck, i quali con un accordo che a me parve meraviglioso, mi risposero:Prenez l'Albania.Naturalmente, io replicai:Qu'est-ce que nous devons en faire?E Derby allora:C'est toujours un gage. [pg!238]E Bismarck:Si l'Albanie ne vous plaît pas, prenez une autre terre turque sur l'Adriatique.Il senso delle parole dei due uomini di Stato era chiaro a me che avevo motivato il mio rifiuto di dare all'Austria la Bosnia e l'Erzegovina, dal punto di vista della difesa militare dell'Italia. Le frontiere orientali sono aperte all'invasione nemica, e rinforzando l'Austria con nuovi territorii il danno era tutto nostro.
«Al 1877 — tu lo saprai — noi eravamo contrarii a che l'Austria si prendesse la Bosnia e l'Erzegovina. Esposi cotesto pensiero, a nome del governo italiano, a Derby e a Bismarck, i quali con un accordo che a me parve meraviglioso, mi risposero:Prenez l'Albania.
Naturalmente, io replicai:Qu'est-ce que nous devons en faire?
E Derby allora:C'est toujours un gage. [pg!238]
E Bismarck:Si l'Albanie ne vous plaît pas, prenez une autre terre turque sur l'Adriatique.
Il senso delle parole dei due uomini di Stato era chiaro a me che avevo motivato il mio rifiuto di dare all'Austria la Bosnia e l'Erzegovina, dal punto di vista della difesa militare dell'Italia. Le frontiere orientali sono aperte all'invasione nemica, e rinforzando l'Austria con nuovi territorii il danno era tutto nostro.
Ma se realmente Crispi non ebbe nel suo programma positivo l'annessione dell'Albania all'Italia, neppure ammetteva che quel territorio turco potesse cadere nel dominio di un'altra potenza. In un suo scritto del 1.º maggio 1900, egli manifestò la sua mente su tale argomento colle seguenti parole:
«In questi ultimi tempi si è asserito, con molta leggerezza, che la diplomazia viennese meditava l'occupazione dell'Albania. L'asserzione è delle più singolari. L'Albania non è slava; è una nazione che ha una personalità propria, che ha lingua ed usi a sè, ricordanti le origini pelasgiche.Così essendo, si comprenderebbe che, accogliendo un lungo ed antico voto, si consentisse all'Albania di proclamare la sua indipendenza — ma sarebbe gravissimo errore pretendere di incorporarla con i paesi slavi d'Europa.L'Albania fu quella che, più d'ogni altra, resistette alle occupazioni turche. E se al secolo XV, dopo la morte di Giorgio Castriota, vinta, dovette subire il giogo ottomano, essa non fu mai doma; e in questo secolo fu la prima ad insorgere vigorosamente. Albanesi sono le più nobili figure degli eroi che illustrarono il risorgimento ellenico — e se la Grecia avesse avuto virtù di assimilazione, queste popolazioni, che tanti punti di contatto avevano con essa per aspirazioni politiche e per fede religiosa, oggi forse farebbero parte della Grecia. Invece, gran numero di Albanesi venne a prendere stanza nell'Italia meridionale e in Sicilia.Concedere oggi l'annessione dell'Albania all'Austria non sarebbe un vantaggio per questo impero e sarebbe, invece, un danno incalcolabile per l'Italia che vedrebbe così cancellata e per sempre ogni traccia di sua influenza [pg!239] sull'Adriatico. Tanta offesa alle nostre ragioni, ai nostri diritti che una gloriosa e secolare tradizione consacra, non sarà compiuta.L'Albania ha in sè tutti gli elementi per uno Stato autonomo, meglio che non li avessero Serbia e Bulgaria — e consentendole uguale autonomia di governo, l'Europa compirebbe opera civile. Le relazioni di intima e cordiale amicizia, coltivate per ben cinque secoli, la rendono assai più affine a noi che non all'Impero austriaco, dove l'annessione sua non farebbe che aumentare dissidii di razze e confusione di lingue.»
«In questi ultimi tempi si è asserito, con molta leggerezza, che la diplomazia viennese meditava l'occupazione dell'Albania. L'asserzione è delle più singolari. L'Albania non è slava; è una nazione che ha una personalità propria, che ha lingua ed usi a sè, ricordanti le origini pelasgiche.
Così essendo, si comprenderebbe che, accogliendo un lungo ed antico voto, si consentisse all'Albania di proclamare la sua indipendenza — ma sarebbe gravissimo errore pretendere di incorporarla con i paesi slavi d'Europa.
L'Albania fu quella che, più d'ogni altra, resistette alle occupazioni turche. E se al secolo XV, dopo la morte di Giorgio Castriota, vinta, dovette subire il giogo ottomano, essa non fu mai doma; e in questo secolo fu la prima ad insorgere vigorosamente. Albanesi sono le più nobili figure degli eroi che illustrarono il risorgimento ellenico — e se la Grecia avesse avuto virtù di assimilazione, queste popolazioni, che tanti punti di contatto avevano con essa per aspirazioni politiche e per fede religiosa, oggi forse farebbero parte della Grecia. Invece, gran numero di Albanesi venne a prendere stanza nell'Italia meridionale e in Sicilia.
Concedere oggi l'annessione dell'Albania all'Austria non sarebbe un vantaggio per questo impero e sarebbe, invece, un danno incalcolabile per l'Italia che vedrebbe così cancellata e per sempre ogni traccia di sua influenza [pg!239] sull'Adriatico. Tanta offesa alle nostre ragioni, ai nostri diritti che una gloriosa e secolare tradizione consacra, non sarà compiuta.
L'Albania ha in sè tutti gli elementi per uno Stato autonomo, meglio che non li avessero Serbia e Bulgaria — e consentendole uguale autonomia di governo, l'Europa compirebbe opera civile. Le relazioni di intima e cordiale amicizia, coltivate per ben cinque secoli, la rendono assai più affine a noi che non all'Impero austriaco, dove l'annessione sua non farebbe che aumentare dissidii di razze e confusione di lingue.»
Tuttavia, in varie epoche, a Crispi sono dall'Albania pervenute invocazioni senza che egli le incoraggiasse o anche mostrasse di gradirle. Ne citiamo una sola registrata nella seguente lettera:
«Jannina, 6 gennaio 96.Signor Ambasciatore,In questi giorni è ritornato da Argirocastro, dove si era recato per affari professionali, il Dr. Fanti, nativo di Argirocastro e regio suddito. Il Dr. Fanti, appena di ritorno dal suo viaggio, mi fece chiedere un colloquio, nel quale mi manifestò quanto segue:Egli mi disse che non appena giunto in Argirocastro venne tosto visitato dalla maggior parte dei bey albanesi, non solo mussulmani, ma bensì cristiani, i quali lo pregarono caldamente, appena ritornato in Jannina di recarsi tosto dal Cav. Millelire perchè egli volesse far giungere sino al Governo Italiano le loro idee.I bey albanesi dissero al Fanti che oramai non vi era più dubbio come le sorti della Turchia fossero per precipitare, e che in mezzo allo sfacelo imminente gli occhi di tutti i veri albanesi, sia mussulmani che cristiani, sono incessantemente rivolti al di là dello Adriatico, all'Italia. Essi hanno pure dichiarato che giammai si uniranno alla Grecia, che piuttosto bruceranno il paese ed uccideranno i loro figli; che tutte le loro aspettazioni, i loro desiderii sono concentrati nei fratelli italiani, a capo dei quali sta la degna persona di S. E. Crispi, di cui già conoscono la energia, l'abilità ed il cuore albanese. Aggiunsero ancora che il giorno in cui il vessillo [pg!240] italiano apparisse sulle sponde dell'Epiro, un grido di gioia all'unisono accoglierebbe lo stendardo di civiltà e che i fratelli italiani dovunque sarebbero accolti colle braccia aperte.Credo mio dovere di sottomettere a V. E. quanto mi fu trasmesso dai bey albanesi per mezzo del Dr. Fanti, per iscarico di ogni mia responsabilità. Io però non ho ad essi trasmesso in risposta che parole vaghe e generiche, onde non impegnare in modo qualsiasi nè la mia azione, nè quella del R. Governo.Il R. ConsoleMillelire.»
«Jannina, 6 gennaio 96.
Signor Ambasciatore,
Signor Ambasciatore,
Signor Ambasciatore,
In questi giorni è ritornato da Argirocastro, dove si era recato per affari professionali, il Dr. Fanti, nativo di Argirocastro e regio suddito. Il Dr. Fanti, appena di ritorno dal suo viaggio, mi fece chiedere un colloquio, nel quale mi manifestò quanto segue:
Egli mi disse che non appena giunto in Argirocastro venne tosto visitato dalla maggior parte dei bey albanesi, non solo mussulmani, ma bensì cristiani, i quali lo pregarono caldamente, appena ritornato in Jannina di recarsi tosto dal Cav. Millelire perchè egli volesse far giungere sino al Governo Italiano le loro idee.
I bey albanesi dissero al Fanti che oramai non vi era più dubbio come le sorti della Turchia fossero per precipitare, e che in mezzo allo sfacelo imminente gli occhi di tutti i veri albanesi, sia mussulmani che cristiani, sono incessantemente rivolti al di là dello Adriatico, all'Italia. Essi hanno pure dichiarato che giammai si uniranno alla Grecia, che piuttosto bruceranno il paese ed uccideranno i loro figli; che tutte le loro aspettazioni, i loro desiderii sono concentrati nei fratelli italiani, a capo dei quali sta la degna persona di S. E. Crispi, di cui già conoscono la energia, l'abilità ed il cuore albanese. Aggiunsero ancora che il giorno in cui il vessillo [pg!240] italiano apparisse sulle sponde dell'Epiro, un grido di gioia all'unisono accoglierebbe lo stendardo di civiltà e che i fratelli italiani dovunque sarebbero accolti colle braccia aperte.
Credo mio dovere di sottomettere a V. E. quanto mi fu trasmesso dai bey albanesi per mezzo del Dr. Fanti, per iscarico di ogni mia responsabilità. Io però non ho ad essi trasmesso in risposta che parole vaghe e generiche, onde non impegnare in modo qualsiasi nè la mia azione, nè quella del R. Governo.
Il R. ConsoleMillelire.»
Nell'ottobre del 1896 fu celebrato in Roma con solenni festeggiamenti il matrimonio tra il principe di Napoli, erede della Corona d'Italia, e la principessa Elena del Montenegro, ora felicemente regnanti.
Il primo pensiero di cotesto matrimonio era stato di Francesco Crispi; rimontava al 1894 e fu forse l'unico legato della politica sua che il successore, marchese di Rudinì, non abbia cercato di mandare in malora. Al Rudinì, anzi, ne fu attribuito il merito, e nella circostanza delle nozze gli fu conferita dal re Umberto la suprema onorificenza italiana, cioè il Collare dell'Annunziata.
Perchè tra le possibili spose delle case reali d'Europa la scelta di Crispi cadesse su Elena Petrovich, è scritto nelDiariobrevemente e lucidamente.
Il 5 dicembre 1896 Crispi visitò il re Umberto.
«Dopo pochi minuti di attesa entrai nel gabinetto del Re.Il Re mi baciò ed abbracciò, ed io presi a discorrere:— Ricevuto il libro sul Montenegro, che Vostra Maestà si è degnato mandarmi, ho sentito il bisogno di venirla a ringraziare del prezioso dono e nel tempo stesso a spiegarle i motivi pei quali io proposi il matrimonio della principessa Elena con l'augusto figlio di V. M., il principe di Napoli.I motivi erano tre:apparentarsi con una famiglia che non potrebbe avere influenza su noi;prendere una principessa di buon sangue; [pg!241]in caso di guerra in Oriente avere un punto di appoggio nella penisola balcanica.»
«Dopo pochi minuti di attesa entrai nel gabinetto del Re.
Il Re mi baciò ed abbracciò, ed io presi a discorrere:
— Ricevuto il libro sul Montenegro, che Vostra Maestà si è degnato mandarmi, ho sentito il bisogno di venirla a ringraziare del prezioso dono e nel tempo stesso a spiegarle i motivi pei quali io proposi il matrimonio della principessa Elena con l'augusto figlio di V. M., il principe di Napoli.
I motivi erano tre:
apparentarsi con una famiglia che non potrebbe avere influenza su noi;
prendere una principessa di buon sangue; [pg!241]
in caso di guerra in Oriente avere un punto di appoggio nella penisola balcanica.»
Sino agli ultimi giorni della sua vita, Crispi augurò che il popolo turco fosse respinto in Asia e che i popoli balcanici, liberati dalla secolare barbara dominazione e collegati, formassero un forte Stato.
Ecco come in febbraio 1897, in una consultazione delFigarodi Parigi, riassunse le idee sempre professate:
«Il Turco in Europa è una permanente offesa al diritto delle genti. In quattro secoli e mezzo non ha saputo naturalizzarsi, nè fondere in unità di nazione le razze sulle quali ha esercitato ed esercita il suo crudele impero.La sua lingua non ha letteratura, e sul suolo maledetto le arti belle non sorgono ad allietare la vita. Colà non è possibile l'ordinamento del comune; il municipio è nella Chiesa o nella sinagoga e le genti si distinguono per la religione che professano e non per la civiltà che sola potrebbe essere il pungolo alle azioni benigne ed oneste.Sul luogo istesso, nella stessa città, — se tal nome potessero meritare quegli ammassi di case luride che l'incendio di tanto in tanto ripulisce e fa rinnovare — coabitano, non convivono, il greco, lo slavo, il rumeno, l'albanese, sospettosi e senza amore, e su tutti sovrasta il turco con la brutalità di un selvaggio, al quale l'islamismo ispira odii e vendette.Abdul Hamid Can, ricco di vizii e di paure, essendo il califfo, cioè re e supremo pontefice, capo dello Stato e capo della religione, è inetto ai civili miglioramenti nel governo dei popoli, perchè ad ogni riforma nello interesse dei cristiani si trova l'ostacolo di un versetto del Corano.Questo disordine morale si perpetua per l'antitesi che domina le esigenze politiche di ciascuna delle grandi potenze. Io non so quali siano i patti dell'alleanza franco-russa. Ricorderò soltanto che quando a Tilsit Napoleone ed Alessandro trattavano la ripartizione del vecchio continente, il grande imperatore era pronto a cedere le Provincie danubiane, ma si rifiutava di dare Costantinopoli [pg!242] allo Czar. Si parla di accordo europeo per la soluzione della questione d'Oriente. Illusione! Questo accordo è affatto negativo. Lo scopo costante delle potenze finora è stato d'impedire al russo il possesso di Costantinopoli.Al 1854 le potenze occidentali invasero la Crimea e lo czar Nicolò dovette sospendere la marcia delle sue truppe. Al 1878 lo czar Alessandro, minacciato dalle navi inglesi, dovette fermarsi a Santo Stefano. L'impero turco era salvo, l'ambizione moscovita veniva arrestata nel suo periodico svolgimento; ma la quistione d'Oriente non era risoluta.È un pericolo che bisogna rimuovere una volta per sempre, è un problema che dobbiamo avere il coraggio di sciogliere, e non rimandarlo di anno in anno alle future generazioni.Al 1856 a Parigi, salvo la proclamazione di alcuni principii di diritto internazionale per la libertà dei mari, tutti gli sforzi, tutte le cure delle potenze raccolte in Congresso, furono diretti a garantire la vita dell'impero ottomano. Sangue e danaro perduti, perchè la Conferenza di Londra del 1871 restituì allo Czar quello che gli era stato tolto; premio dovuto dalla Germania alla Russia per la neutralità mantenuta nella guerra franco-prussiana.Oggi siamo da capo colla quistione d'Oriente. Le stragi degli Armeni, che da due anni si ripetono, sono seguite da quelle dei Cretesi. L'Europa si commuove, le grandi potenze mandano le loro navi nelle acque greche, il furore turco si rivela come prima, le genti balcaniche minacciano una insurrezione.Come finirà questa brutta tragedia? Le grandi potenze continueranno a curare con rimedii empirici questa piaga orientale, che ogni giorno più incancrenisce?Domando ai francesi: avete una soluzione? Avreste il coraggio di dare Costantinopoli al giovine Czar per ricostituirvi l'impero bizantino? Ciò sarebbe contrario alle vostre tradizioni, le quali v'impongono di difendere i popoli oppressi. Pel mio amico, il principe di Bismarck, che non sacrificherebbe un solo soldato della Pomerania pro o contro il Sultano, la risposta sarebbe facile. Egli crede che lo Czar, padrone di Costantinopoli, diverrebbe più debole di quello ch'è oggi, chiuso entro i suoi ghiacci, e che l'Europa potrebbe batterlo con sicuro successo. [pg!243] Io, in verità, non vorrei fare la prova, e la mia soluzione è diversa. Il partito nazionale italiano, del quale io sono stato un modesto soldato, vorrebbe una Confederazione balcanica con Costantinopoli sua capitale. Gli elementi di questo nuovo ordinamento politico esistono nei cinque Stati, la cui indipendenza è stata riconosciuta dall'Europa: la Rumania, la Bulgaria, la Serbia, la Grecia, il Montenegro. Costituite altri Stati, se volete; od aggiungete a quelli esistenti le popolazioni della stessa razza, della stessa lingua, della medesima religione e l'ordine sarà ristabilito per sempre in quelle regioni. I mussulmani potrebbero trovarvi posto, se lo volessero, ma da fratelli, non da signori. Ma lo Czar resti entro le attuali sue frontiere, ed il Sultano se ne vada in Asia. E la Grecia non pensi a disseppellire Bisanzio, che ricorda la decadenza e non la vita di un impero. E così la quistione d'Oriente sarebbe definitivamente risoluta e conservata la pace d'Europa.La Confederazione balcanica dovrebbe essere neutrale.»
«Il Turco in Europa è una permanente offesa al diritto delle genti. In quattro secoli e mezzo non ha saputo naturalizzarsi, nè fondere in unità di nazione le razze sulle quali ha esercitato ed esercita il suo crudele impero.
La sua lingua non ha letteratura, e sul suolo maledetto le arti belle non sorgono ad allietare la vita. Colà non è possibile l'ordinamento del comune; il municipio è nella Chiesa o nella sinagoga e le genti si distinguono per la religione che professano e non per la civiltà che sola potrebbe essere il pungolo alle azioni benigne ed oneste.
Sul luogo istesso, nella stessa città, — se tal nome potessero meritare quegli ammassi di case luride che l'incendio di tanto in tanto ripulisce e fa rinnovare — coabitano, non convivono, il greco, lo slavo, il rumeno, l'albanese, sospettosi e senza amore, e su tutti sovrasta il turco con la brutalità di un selvaggio, al quale l'islamismo ispira odii e vendette.
Abdul Hamid Can, ricco di vizii e di paure, essendo il califfo, cioè re e supremo pontefice, capo dello Stato e capo della religione, è inetto ai civili miglioramenti nel governo dei popoli, perchè ad ogni riforma nello interesse dei cristiani si trova l'ostacolo di un versetto del Corano.
Questo disordine morale si perpetua per l'antitesi che domina le esigenze politiche di ciascuna delle grandi potenze. Io non so quali siano i patti dell'alleanza franco-russa. Ricorderò soltanto che quando a Tilsit Napoleone ed Alessandro trattavano la ripartizione del vecchio continente, il grande imperatore era pronto a cedere le Provincie danubiane, ma si rifiutava di dare Costantinopoli [pg!242] allo Czar. Si parla di accordo europeo per la soluzione della questione d'Oriente. Illusione! Questo accordo è affatto negativo. Lo scopo costante delle potenze finora è stato d'impedire al russo il possesso di Costantinopoli.
Al 1854 le potenze occidentali invasero la Crimea e lo czar Nicolò dovette sospendere la marcia delle sue truppe. Al 1878 lo czar Alessandro, minacciato dalle navi inglesi, dovette fermarsi a Santo Stefano. L'impero turco era salvo, l'ambizione moscovita veniva arrestata nel suo periodico svolgimento; ma la quistione d'Oriente non era risoluta.
È un pericolo che bisogna rimuovere una volta per sempre, è un problema che dobbiamo avere il coraggio di sciogliere, e non rimandarlo di anno in anno alle future generazioni.
Al 1856 a Parigi, salvo la proclamazione di alcuni principii di diritto internazionale per la libertà dei mari, tutti gli sforzi, tutte le cure delle potenze raccolte in Congresso, furono diretti a garantire la vita dell'impero ottomano. Sangue e danaro perduti, perchè la Conferenza di Londra del 1871 restituì allo Czar quello che gli era stato tolto; premio dovuto dalla Germania alla Russia per la neutralità mantenuta nella guerra franco-prussiana.
Oggi siamo da capo colla quistione d'Oriente. Le stragi degli Armeni, che da due anni si ripetono, sono seguite da quelle dei Cretesi. L'Europa si commuove, le grandi potenze mandano le loro navi nelle acque greche, il furore turco si rivela come prima, le genti balcaniche minacciano una insurrezione.
Come finirà questa brutta tragedia? Le grandi potenze continueranno a curare con rimedii empirici questa piaga orientale, che ogni giorno più incancrenisce?
Domando ai francesi: avete una soluzione? Avreste il coraggio di dare Costantinopoli al giovine Czar per ricostituirvi l'impero bizantino? Ciò sarebbe contrario alle vostre tradizioni, le quali v'impongono di difendere i popoli oppressi. Pel mio amico, il principe di Bismarck, che non sacrificherebbe un solo soldato della Pomerania pro o contro il Sultano, la risposta sarebbe facile. Egli crede che lo Czar, padrone di Costantinopoli, diverrebbe più debole di quello ch'è oggi, chiuso entro i suoi ghiacci, e che l'Europa potrebbe batterlo con sicuro successo. [pg!243] Io, in verità, non vorrei fare la prova, e la mia soluzione è diversa. Il partito nazionale italiano, del quale io sono stato un modesto soldato, vorrebbe una Confederazione balcanica con Costantinopoli sua capitale. Gli elementi di questo nuovo ordinamento politico esistono nei cinque Stati, la cui indipendenza è stata riconosciuta dall'Europa: la Rumania, la Bulgaria, la Serbia, la Grecia, il Montenegro. Costituite altri Stati, se volete; od aggiungete a quelli esistenti le popolazioni della stessa razza, della stessa lingua, della medesima religione e l'ordine sarà ristabilito per sempre in quelle regioni. I mussulmani potrebbero trovarvi posto, se lo volessero, ma da fratelli, non da signori. Ma lo Czar resti entro le attuali sue frontiere, ed il Sultano se ne vada in Asia. E la Grecia non pensi a disseppellire Bisanzio, che ricorda la decadenza e non la vita di un impero. E così la quistione d'Oriente sarebbe definitivamente risoluta e conservata la pace d'Europa.
La Confederazione balcanica dovrebbe essere neutrale.»
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