Capitolo Sesto.— La Francia contro il credito italiano.

Capitolo Sesto.— La Francia contro il credito italiano.Tutto il mondo finanziario francese ostile. — La guerra ai titoli italiani. — Crispi chiede l'intervento della finanza germanica. — Bismarck e gli accordi del 1888. — La campagna al ribasso del 1889. — La stampa francese unanime consiglia l'espulsione dalla Francia dei titoli italiani. — Nuove difese dei banchieri tedeschi che si uniscono in Sindacato nel 1890. — Fondazione dell'Istituto Italiano di Credito Fondiario. — Fondazione dellaBanca Commerciale Italianasotto gli auspicii di Crispi.Una delle armi, la maggiore forse, che l'ostilità francese adoperasse per punire l'Italia di essersi alleata alla Germania, fu il discredito col quale colpì il Consolidato e gli altri valori italiani quotati alla Borsa di Parigi.La cospirazione ai nostri danni si estendeva a tutto il mondo finanziario francese, ed era popolarizzata da una letteratura impressionista che descriveva sui giornali la miseria delle popolazioni italiane,costrette ad emigrare in massa quando erano stanche di nutrirsi d'erba, e contristate dal brigantaggio; denunziava la precarietà delle condizioni del Tesoro italiano, che affermava prossimo al fallimento; e attribuiva tale stato spaventevole alle spese militari, imposte da una politica estera anti-francese.La speranza di «prenderci per fame», come dicevano, di costringerci ad abbandonare la Triplice Alleanza col ritiro dei capitali investiti in valori italiani e di determinare la sfiducia internazionale verso l'Italia, era sicuramente mal fondata. Ma il danno di questa guerra senza quartiere raggiungeva proporzioni [pg!178] considerevoli, poichè, dagli inizii del Regno, la finanza nostra era orientata verso Parigi, e in mani francesi si trovavano miliardi di rendita italiana. Gli avversari interni dell'alleanza italo-germanica si giovavano, naturalmente, del malumore che ne derivava e che si aggiungeva all'altro provocato dalla rottura del trattato di commercio e dall'applicazione di tariffe differenziali quasi proibitive. Il Governo italiano aveva il dovere di preoccuparsene e di esigere che il Governo germanico si adoperasse a neutralizzare, nella misura del possibile, questo effetto doloroso per l'Italia di una politica che alla Germania non arrecava che beneficii.Il principe di Bismarck interessato dall'on. Crispi nei primi mesi del 1888, influì premurosamente a decidere l'alta banca germanica a intervenire in favore dei valori italiani. In una lettera del 18 febbraio di quell'anno il ministro Magliani scriveva a Crispi:«Non ho risposto subito perchè desidero vedere la comunicazione fatta dai banchieri berlinesi alla nostra Banca Nazionale. Questa non è ancora giunta. Frattanto mi pare che possa rispondersi mostrando la soddisfazione del nostro Governo, e dichiarando che saranno prontamente spediti articoli, documenti e notizie perchè la stampa tedesca faccia una campagna a favore del credito italiano, e che si farà anche nota la forma che a noi sembra più conveniente per un'operazione finanziaria a Berlino.Indicheremo con precisione l'opinione nostra, dal punto di vista tecnico, su quello che meglio corrisponde allo scopo nelle condizioni attuali. Fin d'ora si può dire che mezzi efficaci sono:1.º Ricomprare sul mercato di Parigi quanto più sia possibile di rendita italiana;2.º Indurre le Banche tedesche a scontare gli effetti cambiarii del commercio italiano, mostrando di avere in noi la fiducia che la Francia ci nega nel momento attuale.Col più affettuoso ossequio etc.»Il sindacato costituito da Bleichroeder, Disconto Gesellschafft e Deutsche Bank, cui si associarono i banchieri inglesi Baring [pg!179] e Hambro e le maggiori banche italiane, raggiunse lo scopo di arrestare la discesa del nostro Consolidato alla Borsa di Parigi. Il Tesoro italiano compensò tale servizio coll'impegnarsi ad affidare al Sindacato l'emissione di obbligazioni ferroviarie.————Nel 1889 la campagna al ribasso riprese a Parigi nuovo vigore. Il 28 luglio l'on. Crispi telegrafava all'Ambasciatore d'Italia a Berlino:«Da venti giorni a Parigi con manovre organizzate dal Governo della Repubblica si lavora a far ribassare il prezzo della nostra rendita tanto che da 96 siamo giunti a 92 e 90.Voglia pregare il Principe affinchè impegni il solito banchiere amico a comprare siccome fece al 1888, onde arrestare una discesa la quale moralmente influisce sul nostro paese e della quale nessuno sa darsi conto.»Il 2 agosto giungeva la seguente risposta:«Iersera solamente il sottosegretario di Stato, dopo avere riferito a Varzin, mi comunicò che il Cancelliere accolse di buon grado la domanda di V. E. ed impartì istruzioni per reagire contro il ribasso del prezzo della nostra rendita verificatosi nel luglio. Alcuni giornali impegneranno l'azione, anzi uno di loro l'ha già iniziata sino dal 24 dello stesso mese, ma ciò avrà luogo nella misura richiesta dal fatto che da qualche giorno si manifesta un rialzo della rendita. Un'azione più determinata ed un eventuale concorso dei finanzieri di Berlino sarebbero meglio indicati allorchè non si mantenesse l'attuale rialzo.»Queste assicurazioni erano confermate a Roma dall'Ambasciatore germanico, come si rileva dal seguente telegramma diretto da Crispi al conte de Launay a Berlino in data 6 agosto:«Il 4 corrente il conte di Solms è venuto ad assicurarmi che S. E. il Principe di Bismarck aveva fatto pratiche affinchè si arrestasse il movimento di ribasso provocato contro la rendita italiana alla Borsa di Parigi. Soggiunse che i banchieri ai quali S. E. si era diretta [pg!180] vorrebbero che ci valessimo di loro per le operazioni di credito alle quali l'Italia potrebbe ricorrere. Risposi che per il momento non abbiamo bisogno di prestiti, i servizi della Tesoreria essendo pienamente assicurati; ma che all'occorrenza ed in ogni occasione ci varremmo dei banchieri tedeschi. Voglia confermare questa mia assicurazione al Principe prevenendolo che il lavoro al ribasso ha ripreso nuovamente alla Borsa di Parigi e dicendo essere ormai necessario che da Berlino si provveda ad arrestare la manovra dei nostri avversari, come già fu fatto con successo lo scorso anno.»Ma l'intervento dei banchieri berlinesi ritardava. Il 10 settembre l'Ambasciata italiana a Parigi telegrafava ripetutamente:«Un malevolo articolo delMatindice imminente in Italia il decreto che ristabilisce il corso forzoso come fatale conseguenza dell'autorizzazione data al ministro del Tesoro d'emettere per 90 milioni di biglietti consorziali da 10 e da 5 lire. I bollettini finanziari dello stesso e di altri giornali spingono con crescente accanimento alla vendita ed espulsione dei titoli italiani.Il fatto che la rendita italiana ribassò qui oggi fino a 91 produce molta impressione nella nostra Colonia, taluni membri della quale vorrebbero che dal R. Governo in qualche modo si provvedesse per impedire un panico che potrebbe diventare dannosissimo al nostro credito.»E Crispi incalzava a Berlino lo stesso giorno:«Dal Gabinetto germanico fummo assicurati che l'azione dell'alta Banca tedesca a favore della nostra rendita si spiegherebbe allorchè fosse discesa al disotto del corso di 93. Essa è attualmente a Parigi scesa a 91 ed a Berlino a 92 e frazioni. Il momento è dunque giunto. Desidero che V. E. riprenda immediatamente le pratiche presso cotesta Cancelleria acciocchè i signori Bleichroeder ed altri siano interessati ad entrare in campagna per il rialzo dei nostri fondi.In seguito mio telegramma odierno la prego far notare a codesta Cancelleria come la cospirazione alla Borsa di [pg!181] Parigi contro il nostro 5% sia evidente. I bollettini finanziari dei giornali francesi lo dimostrano tale, ed ormai bisogna esser ciechi per non vedere che la guerra che per il momento non ci si fa militarmente, ci vien fatta deprezzando il nostro credito. La rendita in pochi mesi è ribassata di sei punti e continua a ribassare per le false notizie diffuse dalla stampa.»Contemporaneamente Crispi telegrafava all'on. Giolitti, succeduto al Magliani nel Ministero del Tesoro:«La rendita continua a discendere a Parigi, e siccome il movimento di ribasso in quella Borsa colpisce solamente il nostro 5% e non gli altri titoli stranieri, bisogna provvedere senza ulteriore indugio. Al 1888 Magliani ed io abbiamo resistito alla guerra che ci si voleva fare.Parmi che si potrebbe oggi fare lo stesso. Ho telegrafato a Berlino. Chiamate Grillo ed Allievi, e ricostituite altra volta il Sindacato. Allora c'eravamo anche rivolti a Londra con buon successo, siccome potrete sapere dal Cantoni.»L'on. Giolitti si affrettava a rispondere:«Dopo conferenza avuta con V. E. quindici giorni fa incaricai comm. Grillo scrivere Berlino al banchiere Bleichroeder. Questi gli rispose parergli cause ribasso attuale diverse da quelle del 1888, perchè più generali. Mostrossi preoccupato disavanzo bilancio italiano che credeva maggiore di quanto è; inoltre temeva vendita rendita Cassa Pensioni; tuttavia dichiaravasi pronto intendersi con Banca Nazionale. Giorno stesso in cui si conchiuse accordo circa crisi, diedi al comm. Grillo elementi necessari per dimostrare a Berlino condizioni bilancio, e lo incaricai trattare con Bleichroeder 126 milioni obbligazioni ferroviarie d'accordo col gruppo che fece precedente emissione, con dichiarazione che trovando concludere a buoni patti tali operazioni, non venderei più rendita Cassa Pensioni, ma proporrei creare titolo netto da imposta, da collocare a Berlino e Londra. Così sarebbe tolta difficoltà principale creazione Sindacato, e assicurata azione efficace di questo. [pg!182]Aspetto risposta. Appena la riceva agirò subito e informerò Vostra Eccellenza.»Il giorno 11 settembre l'on. Crispi ricevette a Napoli l'Incaricato d'affari germanico, conte de Goltz, che gli fece la seguente comunicazione:«Impegno del Governo Germanico di far intervenire le Banche tedesche quando il corso della rendita italiana fosse discesa al disotto di 93.Negli ultimi giorni tale corso essendo disceso a 92 e 91 e frazioni, il gruppo finanziario berlinese, composto dellaBerliner Handelsgesellschafte dallaDeutsche Bank, si è dichiarato pronto a formarsi un nuovo portafoglio di cinquanta milioni di lire di rendita italiana, nonchè a facilitare i «reports» e la «Lombardirung» (imprestiti su depositi).Considerando però che quelle operazioni non lasciano sperare profitto, mentre potrebbero esporre a qualche rischio, il gruppo suddetto desidera che, in compenso, il Governo Italiano nelle sue future eventuali operazioni all'estero s'indirizzi ad esso prima di far capo ad altri. Il gruppo in parola si appoggia su buone case inglesi e sulCrédit Mobilierdi Francia.Qualora S. E. il cav. Crispi si dichiari pronto ad accettare la condizione suespressa, il gruppo bancario tedesco si farà premura di negoziare i particolari dell'operazione direttamente con Roma.Quando occorra al Governo Italiano di fare, in avvenire, qualche emissione nuova, il gruppo accennato interesserebbe in essa, d'accordo col Governo Imperiale, le principali case bancarie tedesche.»L'indomani, 12 settembre, l'onor. Crispi telegrafava all'onorevole Giolitti:«Ieri sera è venuto espressamente da Roma l'Incaricato d'affari di Germania per dirmi che il gruppo dei banchieri tedeschi è pronto ad entrare in campagna contro i ribassisti francesi a condizione che il Governo Italiano in caso di un prestito si rivolga a preferenza ad esso gruppo. Ho accettato, e mi fu risposto che il [pg!183] Bleichroeder si sarebbe subito posto in relazione con la nostra Banca Nazionale per operare a siffatto scopo.Bisogna lavorare in guisa da emanciparci dalla tirannide del mercato francese, pericoloso tanto più per la mobilità di quella popolazione.Crispi.»Con l'intervento del Bleichroeder il nostro Consolidato ebbe qualche sostegno a Berlino, sebbene non tutti i milioni promessi fossero stati investiti in rendita italiana e alcuni membri del Sindacato non trascurassero il giuoco di borsa per conto proprio, rivendendo, cioè, la rendita comperata appena vi era un piccolo margine di utile. A Parigi la campagna contro di essa era diretta da un Comitato di ribassisti, che la chiamava nei suoi manifesti «la rente de M. Crispi». Si trattava senza dubbio di una campagna politica, e Crispi non si stancò di metter ciò in evidenza presso il Governo Germanico per reclamarne l'interessamento.————Nel 1890 le principali banche tedesche si associarono per la difesa del credito italiano.In Francia persistevano le ostilità.«La campagna — scriveva il Menabrea — aperta in questa piazza contro il credito dell'Italia, che sembrava alquanto smessa, si è di nuovo ravvivata sotto diverse influenze. Anzitutto vi ha il nuovo prestito di 700 milioni che sta per aprirsi dal Governo Francese, per il quale si richiede che il danaro, anzichè portarsi sui valori esteri e specialmente sui nostri che avevano ripreso un poco di favore, si riservi al contrario per il sovradetto prestito. Indipendentemente da questa circostanza, vi ha sempre la dominante passione d'inceppare il Governo Italiano in tutti i modi, specialmente nelle cose economiche, colla speranza di ridurlo ad arrendersi in balìa della Francia.»L'ambasciatore germanico, conte Solms, scriveva a Crispi il 3 aprile: [pg!184]«Mon cher Président,Comme je vous l'avais promis hier, j'ai télégraphié au Ministère des Affaires Étrangères à Berlin en lui communiquant votre désir au sujet de M. de Bleichroeder, à qui j'ai en même temps adressé une lettre particulière.J'ai aujourd'hui la satisfaction de vous informer qu'on m'a télégraphié de Berlin que dès qu'on a pris connaissance de l'intérêt que vous témoignez à cette affaire financière, on a exercé, avec le consentement de M. le Chancelier, une vive pression sur M. Bleichroeder pour créer avec son concours et celui de la «Disconto Gesellschaft» un puissant consortium allemand en faveur de l'entreprise financière italienne; que le succès, quoique pas encore assuré, était néanmoins vraisemblable.Je suis chargé de communiquer cette nouvelle très confidentiellement à Votre Excellence et je suis heureux que ma démarche promet un bon résultat.»Lo stesso giorno il banchiere S. Bleichroeder, amico personale del Principe di Bismarck, telegrafava a Crispi:«Je suis heureux de pouvoir annoncer à Votre Excellence entente établie entre moi et groupe des banques.»Ancora nel 1890 l'on. Crispi appoggiò diplomaticamente la creazione dell'Istituto Italiano di Credito Fondiariocol concorso di un Sindacato finanziario germanico. Esso fu un fatto compiuto il 25 agosto di quell'anno. Il comm. Giacomo Grillo, direttore generale della Banca Nazionale, inviava in quel giorno da Lucerna il seguente telegramma a Crispi:«Protocollo per creazione nuovo Credito fondiario italiano sottoscritto oggi Lucerna fra Sindacato Italo-tedesco, Banca Nazionale e Società Immobiliare. Nuovo Istituto che avrà cento milioni di capitale comincierà con trenta milioni versati, assunti metà Banca Nazionale e metà Sindacato e Immobiliare.Grillo.»[pg!185]Tornato alla fine del 1893 al Governo, l'on. Crispi trovò a Parigi le stesse cattive disposizioni nel mondo finanziario e bancario. La visita del Principe ereditario d'Italia a Metz, avvenuta sotto il Ministero precedente, era stata considerata in Francia come un oltraggio, e la Borsa di Parigi ne aveva profittato. Il programma dei ribassisti francesi era in quei giorni di portare la rendita italiana a 75, cioè al corso di quella spagnuola, e l'aggio al 20%, per mettere il Governo della Repubblica in grado d'infliggere all'Italia un grosso scacco con la denunzia della Convenzione monetaria. Il Sindacato Italo-Germanico fu ricostituito, ma alla testa del governo di Germania non vi era più il principe di Bismarck, e la sua efficacia fu scarsa.————Alla metà del 1894 fu fondata in Italia laBanca Commerciale Italianacon capitali germanici, austriaci, svizzeri e italiani, cinque milioni in tutto, ed ecco in quali circostanze.L'idea di fondare una banca italo-germanica fu una conseguenza dell'interessamento dell'alta finanza della Germania al credito italiano, reclamato da Crispi e incoraggiato dalla Cancelleria di Berlino.Sollecitati ad occuparsi degli affari italiani, i banchieri tedeschi furono naturalmente portati a considerare la convenienza della creazione in Italia di un istituto col quale potessero esercitare più facilmente il controllo su quegli affari.Ritornato appena al governo e informato del progetto, ancora vago, manifestato dal capo della casa Bleichroeder, sig. Schwabach, all'ambasciatore conte Lanza, il 21 dicembre 1893 Crispi fece mandare parole d'incoraggiamento. Come l'idea divenisse realtà risulta dai documenti che seguono:«Berlino, 3 giugno 1894.Signor Ministro,Esce da casa mia questo momento il signor Schwabach, Capo della Casa Bleichroeder, il quale più di noi forse desidera creare una Banca in Italia col concorso di capitali tedeschi ed austriaci, e che sempre fu trattenuto dai suoi soci in quest'affare, in attesa della soluzione [pg!186] delle nostre questioni finanziarie pendenti davanti al Parlamento. Egli vorrebbe, se ancora il R. Governo avrà un voto favorevole in questi giorni, tentare di nuovo trascinare i suoi compagni ad una sollecita decisione e crede farsi forte di ottenere lo scopo se solo potesse aver fra mani un documento che provi il R. Governo vedrebbe con piacere l'istituzione della Banca in discorso.Che questo sia il sentimento del R. Governo ebbi già a dichiararlo in tutti i modi, in conformità agli ordini ricevuti; il signor Schwabach però insistè nella sua domanda, dicendomi che gli basterebbe una parola del Presidente del Consiglio, la quale confermasse il discorso che S. E. avrebbe, pare, tenuto a certo signor Veil37venuto qui ultimamente, il quale rientrato in Italia avrebbe appunto parlato a Roma con Sua Eccellenza Crispi. Ignoro quanto siavi di vero in ciò che il Veil ha riferito qui dopo quel discorso; ad ogni modo non potendo la cosa impegnare a nulla, io sarei del remissivo parere volesse Sua Eccellenza il Presidente del Consiglio spedirmi un telegramma che io possa far vedere allo Schwabach e concepito all'incirca così: «Ringraziola comunicazioni fatte: come Vostra Eccellenza sa, R. Governo vedrebbe con sommo piacere l'istituzione di una Banca tedesca in Italia e spera che i signori Banchieri tedeschi, i quali paiono disposti a concorrere coi loro capitali alla creazione della Banca, si persuaderanno che sia, anche nel loro interesse, giunto il momento di prendere una decisione.»Lanza.»«Ambasciata Italiana,Berlino.Roma, 7 giugno 1894.[Telegramma]Ringraziola comunicazione fatta. Come V. E. sa, R. Governo vedrebbe con sommo piacere l'istituzione di una Banca tedesca in Italia e spera che i signori banchieri [pg!187] germanici, i quali paiono disposti a concorrere coi loro capitali alla sua creazione, si persuaderanno che anche nel loro interesse, sia giunto il momento di prendere una decisione.Crispi.»«Berlino, il 9-6-1894.Capo della Casa Bleichroeder, con lettera di iersera, m'informa che 15 corrente saranno Milano delegati per costituzione nota Banca italo-germanica. Di là si porteranno a Roma. Aggiunge sperare Banca possa essere costituita fine corrente. Segue rapporto.Lanza.»«Berlino, 10 giugno 1894.Signor Ministro,(Riservato). Facendo seguito al mio telegramma di ieri, pregiomi trasmettere qui unito a V. E. copia della lettera direttami dal signor Schwabach, capo della Casa Bleichroeder, per comunicarmi la decisione presa dal gruppo da lui rappresentato, di fare incontrare il 15 corrente a Milano i propri delegati con quelli dell'Austria-Ungheria e della Svizzera, per risolvere le questioni le più importanti di massima, e venire in seguito a Roma. Egli soggiunge sperare una prossima favorevole soluzione della questione.Lanza.»[Annesso]«Berlin, le 9 juin 1894.Excellence,Mon intention était de vous faire personnellement la communication qui suit, mais la conférence a duré si longtemps que je n'ai plus pu arriver à temps pour me présenter à V. E. Comme d'un autre côté nous avons demain dimanche et que je voudrais bien pouvoir me reposer un jour sur ma propriété à la campagne, mes nouvelles ne vous parviendraient que Lundi très tard, de sorte que je me permets de choisir la voie épistolaire.Les amis ont pris note avec satisfaction des informations [pg!188] que V. E. a bien voulu nous faire, et ont décidé par suite d'envoyer des délégués en Italie. Délégués qui se rencontreront à Milan le 15 juin a. c. avec leurs collègues Austro-Hongrois et Suisses pour résoudre en Italie même les questions les plus importantes, telles que: qui du côté Italien devra participer à l'affaire, et ce qui concerne la question du personnel.Aussitôt que l'on se sera entendu par rapport au Groupe à former, tous les Délégués ou quelques uns d'eux, se rendront à Rome pour les négociations avec monsieur le ministre, de sorte que j'ose espérer que la fondation de la Banque pourra se faire avant la fin du mois.Tout en laissant à V. E. le choix si elle veut porter cette information confidentielle à la connaissance de S. E. le président du Ministère Crispi, je prie V. E. d'agréer (ecc.)(Signe):Schwabach.»«Berlino, il 23 giugno 1894.Constami che Casa Bleichroeder ha versato Banca Imperiale nome fondatoriBanca Commerciale Italianasomma marchi quattro milioni ottocento sessantamila a disposizione Banco Sicilia in Milano.Lanza.»Con cinque milioni, adunque, fu fondata in Milano laBanca Commerciale Italiana, che ha oggi centocinquanta milioni di capitale e un larghissimo giro d'affari in tutto il Regno.A questo Istituto è legato il nome di Crispi, che gli creò l'ambiente propizio e gli dette l'impulso a nascere. [pg!189]

Capitolo Sesto.— La Francia contro il credito italiano.Tutto il mondo finanziario francese ostile. — La guerra ai titoli italiani. — Crispi chiede l'intervento della finanza germanica. — Bismarck e gli accordi del 1888. — La campagna al ribasso del 1889. — La stampa francese unanime consiglia l'espulsione dalla Francia dei titoli italiani. — Nuove difese dei banchieri tedeschi che si uniscono in Sindacato nel 1890. — Fondazione dell'Istituto Italiano di Credito Fondiario. — Fondazione dellaBanca Commerciale Italianasotto gli auspicii di Crispi.Una delle armi, la maggiore forse, che l'ostilità francese adoperasse per punire l'Italia di essersi alleata alla Germania, fu il discredito col quale colpì il Consolidato e gli altri valori italiani quotati alla Borsa di Parigi.La cospirazione ai nostri danni si estendeva a tutto il mondo finanziario francese, ed era popolarizzata da una letteratura impressionista che descriveva sui giornali la miseria delle popolazioni italiane,costrette ad emigrare in massa quando erano stanche di nutrirsi d'erba, e contristate dal brigantaggio; denunziava la precarietà delle condizioni del Tesoro italiano, che affermava prossimo al fallimento; e attribuiva tale stato spaventevole alle spese militari, imposte da una politica estera anti-francese.La speranza di «prenderci per fame», come dicevano, di costringerci ad abbandonare la Triplice Alleanza col ritiro dei capitali investiti in valori italiani e di determinare la sfiducia internazionale verso l'Italia, era sicuramente mal fondata. Ma il danno di questa guerra senza quartiere raggiungeva proporzioni [pg!178] considerevoli, poichè, dagli inizii del Regno, la finanza nostra era orientata verso Parigi, e in mani francesi si trovavano miliardi di rendita italiana. Gli avversari interni dell'alleanza italo-germanica si giovavano, naturalmente, del malumore che ne derivava e che si aggiungeva all'altro provocato dalla rottura del trattato di commercio e dall'applicazione di tariffe differenziali quasi proibitive. Il Governo italiano aveva il dovere di preoccuparsene e di esigere che il Governo germanico si adoperasse a neutralizzare, nella misura del possibile, questo effetto doloroso per l'Italia di una politica che alla Germania non arrecava che beneficii.Il principe di Bismarck interessato dall'on. Crispi nei primi mesi del 1888, influì premurosamente a decidere l'alta banca germanica a intervenire in favore dei valori italiani. In una lettera del 18 febbraio di quell'anno il ministro Magliani scriveva a Crispi:«Non ho risposto subito perchè desidero vedere la comunicazione fatta dai banchieri berlinesi alla nostra Banca Nazionale. Questa non è ancora giunta. Frattanto mi pare che possa rispondersi mostrando la soddisfazione del nostro Governo, e dichiarando che saranno prontamente spediti articoli, documenti e notizie perchè la stampa tedesca faccia una campagna a favore del credito italiano, e che si farà anche nota la forma che a noi sembra più conveniente per un'operazione finanziaria a Berlino.Indicheremo con precisione l'opinione nostra, dal punto di vista tecnico, su quello che meglio corrisponde allo scopo nelle condizioni attuali. Fin d'ora si può dire che mezzi efficaci sono:1.º Ricomprare sul mercato di Parigi quanto più sia possibile di rendita italiana;2.º Indurre le Banche tedesche a scontare gli effetti cambiarii del commercio italiano, mostrando di avere in noi la fiducia che la Francia ci nega nel momento attuale.Col più affettuoso ossequio etc.»Il sindacato costituito da Bleichroeder, Disconto Gesellschafft e Deutsche Bank, cui si associarono i banchieri inglesi Baring [pg!179] e Hambro e le maggiori banche italiane, raggiunse lo scopo di arrestare la discesa del nostro Consolidato alla Borsa di Parigi. Il Tesoro italiano compensò tale servizio coll'impegnarsi ad affidare al Sindacato l'emissione di obbligazioni ferroviarie.————Nel 1889 la campagna al ribasso riprese a Parigi nuovo vigore. Il 28 luglio l'on. Crispi telegrafava all'Ambasciatore d'Italia a Berlino:«Da venti giorni a Parigi con manovre organizzate dal Governo della Repubblica si lavora a far ribassare il prezzo della nostra rendita tanto che da 96 siamo giunti a 92 e 90.Voglia pregare il Principe affinchè impegni il solito banchiere amico a comprare siccome fece al 1888, onde arrestare una discesa la quale moralmente influisce sul nostro paese e della quale nessuno sa darsi conto.»Il 2 agosto giungeva la seguente risposta:«Iersera solamente il sottosegretario di Stato, dopo avere riferito a Varzin, mi comunicò che il Cancelliere accolse di buon grado la domanda di V. E. ed impartì istruzioni per reagire contro il ribasso del prezzo della nostra rendita verificatosi nel luglio. Alcuni giornali impegneranno l'azione, anzi uno di loro l'ha già iniziata sino dal 24 dello stesso mese, ma ciò avrà luogo nella misura richiesta dal fatto che da qualche giorno si manifesta un rialzo della rendita. Un'azione più determinata ed un eventuale concorso dei finanzieri di Berlino sarebbero meglio indicati allorchè non si mantenesse l'attuale rialzo.»Queste assicurazioni erano confermate a Roma dall'Ambasciatore germanico, come si rileva dal seguente telegramma diretto da Crispi al conte de Launay a Berlino in data 6 agosto:«Il 4 corrente il conte di Solms è venuto ad assicurarmi che S. E. il Principe di Bismarck aveva fatto pratiche affinchè si arrestasse il movimento di ribasso provocato contro la rendita italiana alla Borsa di Parigi. Soggiunse che i banchieri ai quali S. E. si era diretta [pg!180] vorrebbero che ci valessimo di loro per le operazioni di credito alle quali l'Italia potrebbe ricorrere. Risposi che per il momento non abbiamo bisogno di prestiti, i servizi della Tesoreria essendo pienamente assicurati; ma che all'occorrenza ed in ogni occasione ci varremmo dei banchieri tedeschi. Voglia confermare questa mia assicurazione al Principe prevenendolo che il lavoro al ribasso ha ripreso nuovamente alla Borsa di Parigi e dicendo essere ormai necessario che da Berlino si provveda ad arrestare la manovra dei nostri avversari, come già fu fatto con successo lo scorso anno.»Ma l'intervento dei banchieri berlinesi ritardava. Il 10 settembre l'Ambasciata italiana a Parigi telegrafava ripetutamente:«Un malevolo articolo delMatindice imminente in Italia il decreto che ristabilisce il corso forzoso come fatale conseguenza dell'autorizzazione data al ministro del Tesoro d'emettere per 90 milioni di biglietti consorziali da 10 e da 5 lire. I bollettini finanziari dello stesso e di altri giornali spingono con crescente accanimento alla vendita ed espulsione dei titoli italiani.Il fatto che la rendita italiana ribassò qui oggi fino a 91 produce molta impressione nella nostra Colonia, taluni membri della quale vorrebbero che dal R. Governo in qualche modo si provvedesse per impedire un panico che potrebbe diventare dannosissimo al nostro credito.»E Crispi incalzava a Berlino lo stesso giorno:«Dal Gabinetto germanico fummo assicurati che l'azione dell'alta Banca tedesca a favore della nostra rendita si spiegherebbe allorchè fosse discesa al disotto del corso di 93. Essa è attualmente a Parigi scesa a 91 ed a Berlino a 92 e frazioni. Il momento è dunque giunto. Desidero che V. E. riprenda immediatamente le pratiche presso cotesta Cancelleria acciocchè i signori Bleichroeder ed altri siano interessati ad entrare in campagna per il rialzo dei nostri fondi.In seguito mio telegramma odierno la prego far notare a codesta Cancelleria come la cospirazione alla Borsa di [pg!181] Parigi contro il nostro 5% sia evidente. I bollettini finanziari dei giornali francesi lo dimostrano tale, ed ormai bisogna esser ciechi per non vedere che la guerra che per il momento non ci si fa militarmente, ci vien fatta deprezzando il nostro credito. La rendita in pochi mesi è ribassata di sei punti e continua a ribassare per le false notizie diffuse dalla stampa.»Contemporaneamente Crispi telegrafava all'on. Giolitti, succeduto al Magliani nel Ministero del Tesoro:«La rendita continua a discendere a Parigi, e siccome il movimento di ribasso in quella Borsa colpisce solamente il nostro 5% e non gli altri titoli stranieri, bisogna provvedere senza ulteriore indugio. Al 1888 Magliani ed io abbiamo resistito alla guerra che ci si voleva fare.Parmi che si potrebbe oggi fare lo stesso. Ho telegrafato a Berlino. Chiamate Grillo ed Allievi, e ricostituite altra volta il Sindacato. Allora c'eravamo anche rivolti a Londra con buon successo, siccome potrete sapere dal Cantoni.»L'on. Giolitti si affrettava a rispondere:«Dopo conferenza avuta con V. E. quindici giorni fa incaricai comm. Grillo scrivere Berlino al banchiere Bleichroeder. Questi gli rispose parergli cause ribasso attuale diverse da quelle del 1888, perchè più generali. Mostrossi preoccupato disavanzo bilancio italiano che credeva maggiore di quanto è; inoltre temeva vendita rendita Cassa Pensioni; tuttavia dichiaravasi pronto intendersi con Banca Nazionale. Giorno stesso in cui si conchiuse accordo circa crisi, diedi al comm. Grillo elementi necessari per dimostrare a Berlino condizioni bilancio, e lo incaricai trattare con Bleichroeder 126 milioni obbligazioni ferroviarie d'accordo col gruppo che fece precedente emissione, con dichiarazione che trovando concludere a buoni patti tali operazioni, non venderei più rendita Cassa Pensioni, ma proporrei creare titolo netto da imposta, da collocare a Berlino e Londra. Così sarebbe tolta difficoltà principale creazione Sindacato, e assicurata azione efficace di questo. [pg!182]Aspetto risposta. Appena la riceva agirò subito e informerò Vostra Eccellenza.»Il giorno 11 settembre l'on. Crispi ricevette a Napoli l'Incaricato d'affari germanico, conte de Goltz, che gli fece la seguente comunicazione:«Impegno del Governo Germanico di far intervenire le Banche tedesche quando il corso della rendita italiana fosse discesa al disotto di 93.Negli ultimi giorni tale corso essendo disceso a 92 e 91 e frazioni, il gruppo finanziario berlinese, composto dellaBerliner Handelsgesellschafte dallaDeutsche Bank, si è dichiarato pronto a formarsi un nuovo portafoglio di cinquanta milioni di lire di rendita italiana, nonchè a facilitare i «reports» e la «Lombardirung» (imprestiti su depositi).Considerando però che quelle operazioni non lasciano sperare profitto, mentre potrebbero esporre a qualche rischio, il gruppo suddetto desidera che, in compenso, il Governo Italiano nelle sue future eventuali operazioni all'estero s'indirizzi ad esso prima di far capo ad altri. Il gruppo in parola si appoggia su buone case inglesi e sulCrédit Mobilierdi Francia.Qualora S. E. il cav. Crispi si dichiari pronto ad accettare la condizione suespressa, il gruppo bancario tedesco si farà premura di negoziare i particolari dell'operazione direttamente con Roma.Quando occorra al Governo Italiano di fare, in avvenire, qualche emissione nuova, il gruppo accennato interesserebbe in essa, d'accordo col Governo Imperiale, le principali case bancarie tedesche.»L'indomani, 12 settembre, l'onor. Crispi telegrafava all'onorevole Giolitti:«Ieri sera è venuto espressamente da Roma l'Incaricato d'affari di Germania per dirmi che il gruppo dei banchieri tedeschi è pronto ad entrare in campagna contro i ribassisti francesi a condizione che il Governo Italiano in caso di un prestito si rivolga a preferenza ad esso gruppo. Ho accettato, e mi fu risposto che il [pg!183] Bleichroeder si sarebbe subito posto in relazione con la nostra Banca Nazionale per operare a siffatto scopo.Bisogna lavorare in guisa da emanciparci dalla tirannide del mercato francese, pericoloso tanto più per la mobilità di quella popolazione.Crispi.»Con l'intervento del Bleichroeder il nostro Consolidato ebbe qualche sostegno a Berlino, sebbene non tutti i milioni promessi fossero stati investiti in rendita italiana e alcuni membri del Sindacato non trascurassero il giuoco di borsa per conto proprio, rivendendo, cioè, la rendita comperata appena vi era un piccolo margine di utile. A Parigi la campagna contro di essa era diretta da un Comitato di ribassisti, che la chiamava nei suoi manifesti «la rente de M. Crispi». Si trattava senza dubbio di una campagna politica, e Crispi non si stancò di metter ciò in evidenza presso il Governo Germanico per reclamarne l'interessamento.————Nel 1890 le principali banche tedesche si associarono per la difesa del credito italiano.In Francia persistevano le ostilità.«La campagna — scriveva il Menabrea — aperta in questa piazza contro il credito dell'Italia, che sembrava alquanto smessa, si è di nuovo ravvivata sotto diverse influenze. Anzitutto vi ha il nuovo prestito di 700 milioni che sta per aprirsi dal Governo Francese, per il quale si richiede che il danaro, anzichè portarsi sui valori esteri e specialmente sui nostri che avevano ripreso un poco di favore, si riservi al contrario per il sovradetto prestito. Indipendentemente da questa circostanza, vi ha sempre la dominante passione d'inceppare il Governo Italiano in tutti i modi, specialmente nelle cose economiche, colla speranza di ridurlo ad arrendersi in balìa della Francia.»L'ambasciatore germanico, conte Solms, scriveva a Crispi il 3 aprile: [pg!184]«Mon cher Président,Comme je vous l'avais promis hier, j'ai télégraphié au Ministère des Affaires Étrangères à Berlin en lui communiquant votre désir au sujet de M. de Bleichroeder, à qui j'ai en même temps adressé une lettre particulière.J'ai aujourd'hui la satisfaction de vous informer qu'on m'a télégraphié de Berlin que dès qu'on a pris connaissance de l'intérêt que vous témoignez à cette affaire financière, on a exercé, avec le consentement de M. le Chancelier, une vive pression sur M. Bleichroeder pour créer avec son concours et celui de la «Disconto Gesellschaft» un puissant consortium allemand en faveur de l'entreprise financière italienne; que le succès, quoique pas encore assuré, était néanmoins vraisemblable.Je suis chargé de communiquer cette nouvelle très confidentiellement à Votre Excellence et je suis heureux que ma démarche promet un bon résultat.»Lo stesso giorno il banchiere S. Bleichroeder, amico personale del Principe di Bismarck, telegrafava a Crispi:«Je suis heureux de pouvoir annoncer à Votre Excellence entente établie entre moi et groupe des banques.»Ancora nel 1890 l'on. Crispi appoggiò diplomaticamente la creazione dell'Istituto Italiano di Credito Fondiariocol concorso di un Sindacato finanziario germanico. Esso fu un fatto compiuto il 25 agosto di quell'anno. Il comm. Giacomo Grillo, direttore generale della Banca Nazionale, inviava in quel giorno da Lucerna il seguente telegramma a Crispi:«Protocollo per creazione nuovo Credito fondiario italiano sottoscritto oggi Lucerna fra Sindacato Italo-tedesco, Banca Nazionale e Società Immobiliare. Nuovo Istituto che avrà cento milioni di capitale comincierà con trenta milioni versati, assunti metà Banca Nazionale e metà Sindacato e Immobiliare.Grillo.»[pg!185]Tornato alla fine del 1893 al Governo, l'on. Crispi trovò a Parigi le stesse cattive disposizioni nel mondo finanziario e bancario. La visita del Principe ereditario d'Italia a Metz, avvenuta sotto il Ministero precedente, era stata considerata in Francia come un oltraggio, e la Borsa di Parigi ne aveva profittato. Il programma dei ribassisti francesi era in quei giorni di portare la rendita italiana a 75, cioè al corso di quella spagnuola, e l'aggio al 20%, per mettere il Governo della Repubblica in grado d'infliggere all'Italia un grosso scacco con la denunzia della Convenzione monetaria. Il Sindacato Italo-Germanico fu ricostituito, ma alla testa del governo di Germania non vi era più il principe di Bismarck, e la sua efficacia fu scarsa.————Alla metà del 1894 fu fondata in Italia laBanca Commerciale Italianacon capitali germanici, austriaci, svizzeri e italiani, cinque milioni in tutto, ed ecco in quali circostanze.L'idea di fondare una banca italo-germanica fu una conseguenza dell'interessamento dell'alta finanza della Germania al credito italiano, reclamato da Crispi e incoraggiato dalla Cancelleria di Berlino.Sollecitati ad occuparsi degli affari italiani, i banchieri tedeschi furono naturalmente portati a considerare la convenienza della creazione in Italia di un istituto col quale potessero esercitare più facilmente il controllo su quegli affari.Ritornato appena al governo e informato del progetto, ancora vago, manifestato dal capo della casa Bleichroeder, sig. Schwabach, all'ambasciatore conte Lanza, il 21 dicembre 1893 Crispi fece mandare parole d'incoraggiamento. Come l'idea divenisse realtà risulta dai documenti che seguono:«Berlino, 3 giugno 1894.Signor Ministro,Esce da casa mia questo momento il signor Schwabach, Capo della Casa Bleichroeder, il quale più di noi forse desidera creare una Banca in Italia col concorso di capitali tedeschi ed austriaci, e che sempre fu trattenuto dai suoi soci in quest'affare, in attesa della soluzione [pg!186] delle nostre questioni finanziarie pendenti davanti al Parlamento. Egli vorrebbe, se ancora il R. Governo avrà un voto favorevole in questi giorni, tentare di nuovo trascinare i suoi compagni ad una sollecita decisione e crede farsi forte di ottenere lo scopo se solo potesse aver fra mani un documento che provi il R. Governo vedrebbe con piacere l'istituzione della Banca in discorso.Che questo sia il sentimento del R. Governo ebbi già a dichiararlo in tutti i modi, in conformità agli ordini ricevuti; il signor Schwabach però insistè nella sua domanda, dicendomi che gli basterebbe una parola del Presidente del Consiglio, la quale confermasse il discorso che S. E. avrebbe, pare, tenuto a certo signor Veil37venuto qui ultimamente, il quale rientrato in Italia avrebbe appunto parlato a Roma con Sua Eccellenza Crispi. Ignoro quanto siavi di vero in ciò che il Veil ha riferito qui dopo quel discorso; ad ogni modo non potendo la cosa impegnare a nulla, io sarei del remissivo parere volesse Sua Eccellenza il Presidente del Consiglio spedirmi un telegramma che io possa far vedere allo Schwabach e concepito all'incirca così: «Ringraziola comunicazioni fatte: come Vostra Eccellenza sa, R. Governo vedrebbe con sommo piacere l'istituzione di una Banca tedesca in Italia e spera che i signori Banchieri tedeschi, i quali paiono disposti a concorrere coi loro capitali alla creazione della Banca, si persuaderanno che sia, anche nel loro interesse, giunto il momento di prendere una decisione.»Lanza.»«Ambasciata Italiana,Berlino.Roma, 7 giugno 1894.[Telegramma]Ringraziola comunicazione fatta. Come V. E. sa, R. Governo vedrebbe con sommo piacere l'istituzione di una Banca tedesca in Italia e spera che i signori banchieri [pg!187] germanici, i quali paiono disposti a concorrere coi loro capitali alla sua creazione, si persuaderanno che anche nel loro interesse, sia giunto il momento di prendere una decisione.Crispi.»«Berlino, il 9-6-1894.Capo della Casa Bleichroeder, con lettera di iersera, m'informa che 15 corrente saranno Milano delegati per costituzione nota Banca italo-germanica. Di là si porteranno a Roma. Aggiunge sperare Banca possa essere costituita fine corrente. Segue rapporto.Lanza.»«Berlino, 10 giugno 1894.Signor Ministro,(Riservato). Facendo seguito al mio telegramma di ieri, pregiomi trasmettere qui unito a V. E. copia della lettera direttami dal signor Schwabach, capo della Casa Bleichroeder, per comunicarmi la decisione presa dal gruppo da lui rappresentato, di fare incontrare il 15 corrente a Milano i propri delegati con quelli dell'Austria-Ungheria e della Svizzera, per risolvere le questioni le più importanti di massima, e venire in seguito a Roma. Egli soggiunge sperare una prossima favorevole soluzione della questione.Lanza.»[Annesso]«Berlin, le 9 juin 1894.Excellence,Mon intention était de vous faire personnellement la communication qui suit, mais la conférence a duré si longtemps que je n'ai plus pu arriver à temps pour me présenter à V. E. Comme d'un autre côté nous avons demain dimanche et que je voudrais bien pouvoir me reposer un jour sur ma propriété à la campagne, mes nouvelles ne vous parviendraient que Lundi très tard, de sorte que je me permets de choisir la voie épistolaire.Les amis ont pris note avec satisfaction des informations [pg!188] que V. E. a bien voulu nous faire, et ont décidé par suite d'envoyer des délégués en Italie. Délégués qui se rencontreront à Milan le 15 juin a. c. avec leurs collègues Austro-Hongrois et Suisses pour résoudre en Italie même les questions les plus importantes, telles que: qui du côté Italien devra participer à l'affaire, et ce qui concerne la question du personnel.Aussitôt que l'on se sera entendu par rapport au Groupe à former, tous les Délégués ou quelques uns d'eux, se rendront à Rome pour les négociations avec monsieur le ministre, de sorte que j'ose espérer que la fondation de la Banque pourra se faire avant la fin du mois.Tout en laissant à V. E. le choix si elle veut porter cette information confidentielle à la connaissance de S. E. le président du Ministère Crispi, je prie V. E. d'agréer (ecc.)(Signe):Schwabach.»«Berlino, il 23 giugno 1894.Constami che Casa Bleichroeder ha versato Banca Imperiale nome fondatoriBanca Commerciale Italianasomma marchi quattro milioni ottocento sessantamila a disposizione Banco Sicilia in Milano.Lanza.»Con cinque milioni, adunque, fu fondata in Milano laBanca Commerciale Italiana, che ha oggi centocinquanta milioni di capitale e un larghissimo giro d'affari in tutto il Regno.A questo Istituto è legato il nome di Crispi, che gli creò l'ambiente propizio e gli dette l'impulso a nascere. [pg!189]

Tutto il mondo finanziario francese ostile. — La guerra ai titoli italiani. — Crispi chiede l'intervento della finanza germanica. — Bismarck e gli accordi del 1888. — La campagna al ribasso del 1889. — La stampa francese unanime consiglia l'espulsione dalla Francia dei titoli italiani. — Nuove difese dei banchieri tedeschi che si uniscono in Sindacato nel 1890. — Fondazione dell'Istituto Italiano di Credito Fondiario. — Fondazione dellaBanca Commerciale Italianasotto gli auspicii di Crispi.

Una delle armi, la maggiore forse, che l'ostilità francese adoperasse per punire l'Italia di essersi alleata alla Germania, fu il discredito col quale colpì il Consolidato e gli altri valori italiani quotati alla Borsa di Parigi.

La cospirazione ai nostri danni si estendeva a tutto il mondo finanziario francese, ed era popolarizzata da una letteratura impressionista che descriveva sui giornali la miseria delle popolazioni italiane,costrette ad emigrare in massa quando erano stanche di nutrirsi d'erba, e contristate dal brigantaggio; denunziava la precarietà delle condizioni del Tesoro italiano, che affermava prossimo al fallimento; e attribuiva tale stato spaventevole alle spese militari, imposte da una politica estera anti-francese.

La speranza di «prenderci per fame», come dicevano, di costringerci ad abbandonare la Triplice Alleanza col ritiro dei capitali investiti in valori italiani e di determinare la sfiducia internazionale verso l'Italia, era sicuramente mal fondata. Ma il danno di questa guerra senza quartiere raggiungeva proporzioni [pg!178] considerevoli, poichè, dagli inizii del Regno, la finanza nostra era orientata verso Parigi, e in mani francesi si trovavano miliardi di rendita italiana. Gli avversari interni dell'alleanza italo-germanica si giovavano, naturalmente, del malumore che ne derivava e che si aggiungeva all'altro provocato dalla rottura del trattato di commercio e dall'applicazione di tariffe differenziali quasi proibitive. Il Governo italiano aveva il dovere di preoccuparsene e di esigere che il Governo germanico si adoperasse a neutralizzare, nella misura del possibile, questo effetto doloroso per l'Italia di una politica che alla Germania non arrecava che beneficii.

Il principe di Bismarck interessato dall'on. Crispi nei primi mesi del 1888, influì premurosamente a decidere l'alta banca germanica a intervenire in favore dei valori italiani. In una lettera del 18 febbraio di quell'anno il ministro Magliani scriveva a Crispi:

«Non ho risposto subito perchè desidero vedere la comunicazione fatta dai banchieri berlinesi alla nostra Banca Nazionale. Questa non è ancora giunta. Frattanto mi pare che possa rispondersi mostrando la soddisfazione del nostro Governo, e dichiarando che saranno prontamente spediti articoli, documenti e notizie perchè la stampa tedesca faccia una campagna a favore del credito italiano, e che si farà anche nota la forma che a noi sembra più conveniente per un'operazione finanziaria a Berlino.Indicheremo con precisione l'opinione nostra, dal punto di vista tecnico, su quello che meglio corrisponde allo scopo nelle condizioni attuali. Fin d'ora si può dire che mezzi efficaci sono:1.º Ricomprare sul mercato di Parigi quanto più sia possibile di rendita italiana;2.º Indurre le Banche tedesche a scontare gli effetti cambiarii del commercio italiano, mostrando di avere in noi la fiducia che la Francia ci nega nel momento attuale.Col più affettuoso ossequio etc.»

«Non ho risposto subito perchè desidero vedere la comunicazione fatta dai banchieri berlinesi alla nostra Banca Nazionale. Questa non è ancora giunta. Frattanto mi pare che possa rispondersi mostrando la soddisfazione del nostro Governo, e dichiarando che saranno prontamente spediti articoli, documenti e notizie perchè la stampa tedesca faccia una campagna a favore del credito italiano, e che si farà anche nota la forma che a noi sembra più conveniente per un'operazione finanziaria a Berlino.

Indicheremo con precisione l'opinione nostra, dal punto di vista tecnico, su quello che meglio corrisponde allo scopo nelle condizioni attuali. Fin d'ora si può dire che mezzi efficaci sono:

1.º Ricomprare sul mercato di Parigi quanto più sia possibile di rendita italiana;

2.º Indurre le Banche tedesche a scontare gli effetti cambiarii del commercio italiano, mostrando di avere in noi la fiducia che la Francia ci nega nel momento attuale.

Col più affettuoso ossequio etc.»

Il sindacato costituito da Bleichroeder, Disconto Gesellschafft e Deutsche Bank, cui si associarono i banchieri inglesi Baring [pg!179] e Hambro e le maggiori banche italiane, raggiunse lo scopo di arrestare la discesa del nostro Consolidato alla Borsa di Parigi. Il Tesoro italiano compensò tale servizio coll'impegnarsi ad affidare al Sindacato l'emissione di obbligazioni ferroviarie.

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Nel 1889 la campagna al ribasso riprese a Parigi nuovo vigore. Il 28 luglio l'on. Crispi telegrafava all'Ambasciatore d'Italia a Berlino:

«Da venti giorni a Parigi con manovre organizzate dal Governo della Repubblica si lavora a far ribassare il prezzo della nostra rendita tanto che da 96 siamo giunti a 92 e 90.Voglia pregare il Principe affinchè impegni il solito banchiere amico a comprare siccome fece al 1888, onde arrestare una discesa la quale moralmente influisce sul nostro paese e della quale nessuno sa darsi conto.»

«Da venti giorni a Parigi con manovre organizzate dal Governo della Repubblica si lavora a far ribassare il prezzo della nostra rendita tanto che da 96 siamo giunti a 92 e 90.

Voglia pregare il Principe affinchè impegni il solito banchiere amico a comprare siccome fece al 1888, onde arrestare una discesa la quale moralmente influisce sul nostro paese e della quale nessuno sa darsi conto.»

Il 2 agosto giungeva la seguente risposta:

«Iersera solamente il sottosegretario di Stato, dopo avere riferito a Varzin, mi comunicò che il Cancelliere accolse di buon grado la domanda di V. E. ed impartì istruzioni per reagire contro il ribasso del prezzo della nostra rendita verificatosi nel luglio. Alcuni giornali impegneranno l'azione, anzi uno di loro l'ha già iniziata sino dal 24 dello stesso mese, ma ciò avrà luogo nella misura richiesta dal fatto che da qualche giorno si manifesta un rialzo della rendita. Un'azione più determinata ed un eventuale concorso dei finanzieri di Berlino sarebbero meglio indicati allorchè non si mantenesse l'attuale rialzo.»

«Iersera solamente il sottosegretario di Stato, dopo avere riferito a Varzin, mi comunicò che il Cancelliere accolse di buon grado la domanda di V. E. ed impartì istruzioni per reagire contro il ribasso del prezzo della nostra rendita verificatosi nel luglio. Alcuni giornali impegneranno l'azione, anzi uno di loro l'ha già iniziata sino dal 24 dello stesso mese, ma ciò avrà luogo nella misura richiesta dal fatto che da qualche giorno si manifesta un rialzo della rendita. Un'azione più determinata ed un eventuale concorso dei finanzieri di Berlino sarebbero meglio indicati allorchè non si mantenesse l'attuale rialzo.»

Queste assicurazioni erano confermate a Roma dall'Ambasciatore germanico, come si rileva dal seguente telegramma diretto da Crispi al conte de Launay a Berlino in data 6 agosto:

«Il 4 corrente il conte di Solms è venuto ad assicurarmi che S. E. il Principe di Bismarck aveva fatto pratiche affinchè si arrestasse il movimento di ribasso provocato contro la rendita italiana alla Borsa di Parigi. Soggiunse che i banchieri ai quali S. E. si era diretta [pg!180] vorrebbero che ci valessimo di loro per le operazioni di credito alle quali l'Italia potrebbe ricorrere. Risposi che per il momento non abbiamo bisogno di prestiti, i servizi della Tesoreria essendo pienamente assicurati; ma che all'occorrenza ed in ogni occasione ci varremmo dei banchieri tedeschi. Voglia confermare questa mia assicurazione al Principe prevenendolo che il lavoro al ribasso ha ripreso nuovamente alla Borsa di Parigi e dicendo essere ormai necessario che da Berlino si provveda ad arrestare la manovra dei nostri avversari, come già fu fatto con successo lo scorso anno.»

«Il 4 corrente il conte di Solms è venuto ad assicurarmi che S. E. il Principe di Bismarck aveva fatto pratiche affinchè si arrestasse il movimento di ribasso provocato contro la rendita italiana alla Borsa di Parigi. Soggiunse che i banchieri ai quali S. E. si era diretta [pg!180] vorrebbero che ci valessimo di loro per le operazioni di credito alle quali l'Italia potrebbe ricorrere. Risposi che per il momento non abbiamo bisogno di prestiti, i servizi della Tesoreria essendo pienamente assicurati; ma che all'occorrenza ed in ogni occasione ci varremmo dei banchieri tedeschi. Voglia confermare questa mia assicurazione al Principe prevenendolo che il lavoro al ribasso ha ripreso nuovamente alla Borsa di Parigi e dicendo essere ormai necessario che da Berlino si provveda ad arrestare la manovra dei nostri avversari, come già fu fatto con successo lo scorso anno.»

Ma l'intervento dei banchieri berlinesi ritardava. Il 10 settembre l'Ambasciata italiana a Parigi telegrafava ripetutamente:

«Un malevolo articolo delMatindice imminente in Italia il decreto che ristabilisce il corso forzoso come fatale conseguenza dell'autorizzazione data al ministro del Tesoro d'emettere per 90 milioni di biglietti consorziali da 10 e da 5 lire. I bollettini finanziari dello stesso e di altri giornali spingono con crescente accanimento alla vendita ed espulsione dei titoli italiani.Il fatto che la rendita italiana ribassò qui oggi fino a 91 produce molta impressione nella nostra Colonia, taluni membri della quale vorrebbero che dal R. Governo in qualche modo si provvedesse per impedire un panico che potrebbe diventare dannosissimo al nostro credito.»

«Un malevolo articolo delMatindice imminente in Italia il decreto che ristabilisce il corso forzoso come fatale conseguenza dell'autorizzazione data al ministro del Tesoro d'emettere per 90 milioni di biglietti consorziali da 10 e da 5 lire. I bollettini finanziari dello stesso e di altri giornali spingono con crescente accanimento alla vendita ed espulsione dei titoli italiani.

Il fatto che la rendita italiana ribassò qui oggi fino a 91 produce molta impressione nella nostra Colonia, taluni membri della quale vorrebbero che dal R. Governo in qualche modo si provvedesse per impedire un panico che potrebbe diventare dannosissimo al nostro credito.»

E Crispi incalzava a Berlino lo stesso giorno:

«Dal Gabinetto germanico fummo assicurati che l'azione dell'alta Banca tedesca a favore della nostra rendita si spiegherebbe allorchè fosse discesa al disotto del corso di 93. Essa è attualmente a Parigi scesa a 91 ed a Berlino a 92 e frazioni. Il momento è dunque giunto. Desidero che V. E. riprenda immediatamente le pratiche presso cotesta Cancelleria acciocchè i signori Bleichroeder ed altri siano interessati ad entrare in campagna per il rialzo dei nostri fondi.In seguito mio telegramma odierno la prego far notare a codesta Cancelleria come la cospirazione alla Borsa di [pg!181] Parigi contro il nostro 5% sia evidente. I bollettini finanziari dei giornali francesi lo dimostrano tale, ed ormai bisogna esser ciechi per non vedere che la guerra che per il momento non ci si fa militarmente, ci vien fatta deprezzando il nostro credito. La rendita in pochi mesi è ribassata di sei punti e continua a ribassare per le false notizie diffuse dalla stampa.»

«Dal Gabinetto germanico fummo assicurati che l'azione dell'alta Banca tedesca a favore della nostra rendita si spiegherebbe allorchè fosse discesa al disotto del corso di 93. Essa è attualmente a Parigi scesa a 91 ed a Berlino a 92 e frazioni. Il momento è dunque giunto. Desidero che V. E. riprenda immediatamente le pratiche presso cotesta Cancelleria acciocchè i signori Bleichroeder ed altri siano interessati ad entrare in campagna per il rialzo dei nostri fondi.

In seguito mio telegramma odierno la prego far notare a codesta Cancelleria come la cospirazione alla Borsa di [pg!181] Parigi contro il nostro 5% sia evidente. I bollettini finanziari dei giornali francesi lo dimostrano tale, ed ormai bisogna esser ciechi per non vedere che la guerra che per il momento non ci si fa militarmente, ci vien fatta deprezzando il nostro credito. La rendita in pochi mesi è ribassata di sei punti e continua a ribassare per le false notizie diffuse dalla stampa.»

Contemporaneamente Crispi telegrafava all'on. Giolitti, succeduto al Magliani nel Ministero del Tesoro:

«La rendita continua a discendere a Parigi, e siccome il movimento di ribasso in quella Borsa colpisce solamente il nostro 5% e non gli altri titoli stranieri, bisogna provvedere senza ulteriore indugio. Al 1888 Magliani ed io abbiamo resistito alla guerra che ci si voleva fare.Parmi che si potrebbe oggi fare lo stesso. Ho telegrafato a Berlino. Chiamate Grillo ed Allievi, e ricostituite altra volta il Sindacato. Allora c'eravamo anche rivolti a Londra con buon successo, siccome potrete sapere dal Cantoni.»

«La rendita continua a discendere a Parigi, e siccome il movimento di ribasso in quella Borsa colpisce solamente il nostro 5% e non gli altri titoli stranieri, bisogna provvedere senza ulteriore indugio. Al 1888 Magliani ed io abbiamo resistito alla guerra che ci si voleva fare.

Parmi che si potrebbe oggi fare lo stesso. Ho telegrafato a Berlino. Chiamate Grillo ed Allievi, e ricostituite altra volta il Sindacato. Allora c'eravamo anche rivolti a Londra con buon successo, siccome potrete sapere dal Cantoni.»

L'on. Giolitti si affrettava a rispondere:

«Dopo conferenza avuta con V. E. quindici giorni fa incaricai comm. Grillo scrivere Berlino al banchiere Bleichroeder. Questi gli rispose parergli cause ribasso attuale diverse da quelle del 1888, perchè più generali. Mostrossi preoccupato disavanzo bilancio italiano che credeva maggiore di quanto è; inoltre temeva vendita rendita Cassa Pensioni; tuttavia dichiaravasi pronto intendersi con Banca Nazionale. Giorno stesso in cui si conchiuse accordo circa crisi, diedi al comm. Grillo elementi necessari per dimostrare a Berlino condizioni bilancio, e lo incaricai trattare con Bleichroeder 126 milioni obbligazioni ferroviarie d'accordo col gruppo che fece precedente emissione, con dichiarazione che trovando concludere a buoni patti tali operazioni, non venderei più rendita Cassa Pensioni, ma proporrei creare titolo netto da imposta, da collocare a Berlino e Londra. Così sarebbe tolta difficoltà principale creazione Sindacato, e assicurata azione efficace di questo. [pg!182]Aspetto risposta. Appena la riceva agirò subito e informerò Vostra Eccellenza.»

«Dopo conferenza avuta con V. E. quindici giorni fa incaricai comm. Grillo scrivere Berlino al banchiere Bleichroeder. Questi gli rispose parergli cause ribasso attuale diverse da quelle del 1888, perchè più generali. Mostrossi preoccupato disavanzo bilancio italiano che credeva maggiore di quanto è; inoltre temeva vendita rendita Cassa Pensioni; tuttavia dichiaravasi pronto intendersi con Banca Nazionale. Giorno stesso in cui si conchiuse accordo circa crisi, diedi al comm. Grillo elementi necessari per dimostrare a Berlino condizioni bilancio, e lo incaricai trattare con Bleichroeder 126 milioni obbligazioni ferroviarie d'accordo col gruppo che fece precedente emissione, con dichiarazione che trovando concludere a buoni patti tali operazioni, non venderei più rendita Cassa Pensioni, ma proporrei creare titolo netto da imposta, da collocare a Berlino e Londra. Così sarebbe tolta difficoltà principale creazione Sindacato, e assicurata azione efficace di questo. [pg!182]

Aspetto risposta. Appena la riceva agirò subito e informerò Vostra Eccellenza.»

Il giorno 11 settembre l'on. Crispi ricevette a Napoli l'Incaricato d'affari germanico, conte de Goltz, che gli fece la seguente comunicazione:

«Impegno del Governo Germanico di far intervenire le Banche tedesche quando il corso della rendita italiana fosse discesa al disotto di 93.Negli ultimi giorni tale corso essendo disceso a 92 e 91 e frazioni, il gruppo finanziario berlinese, composto dellaBerliner Handelsgesellschafte dallaDeutsche Bank, si è dichiarato pronto a formarsi un nuovo portafoglio di cinquanta milioni di lire di rendita italiana, nonchè a facilitare i «reports» e la «Lombardirung» (imprestiti su depositi).Considerando però che quelle operazioni non lasciano sperare profitto, mentre potrebbero esporre a qualche rischio, il gruppo suddetto desidera che, in compenso, il Governo Italiano nelle sue future eventuali operazioni all'estero s'indirizzi ad esso prima di far capo ad altri. Il gruppo in parola si appoggia su buone case inglesi e sulCrédit Mobilierdi Francia.Qualora S. E. il cav. Crispi si dichiari pronto ad accettare la condizione suespressa, il gruppo bancario tedesco si farà premura di negoziare i particolari dell'operazione direttamente con Roma.Quando occorra al Governo Italiano di fare, in avvenire, qualche emissione nuova, il gruppo accennato interesserebbe in essa, d'accordo col Governo Imperiale, le principali case bancarie tedesche.»

«Impegno del Governo Germanico di far intervenire le Banche tedesche quando il corso della rendita italiana fosse discesa al disotto di 93.

Negli ultimi giorni tale corso essendo disceso a 92 e 91 e frazioni, il gruppo finanziario berlinese, composto dellaBerliner Handelsgesellschafte dallaDeutsche Bank, si è dichiarato pronto a formarsi un nuovo portafoglio di cinquanta milioni di lire di rendita italiana, nonchè a facilitare i «reports» e la «Lombardirung» (imprestiti su depositi).

Considerando però che quelle operazioni non lasciano sperare profitto, mentre potrebbero esporre a qualche rischio, il gruppo suddetto desidera che, in compenso, il Governo Italiano nelle sue future eventuali operazioni all'estero s'indirizzi ad esso prima di far capo ad altri. Il gruppo in parola si appoggia su buone case inglesi e sulCrédit Mobilierdi Francia.

Qualora S. E. il cav. Crispi si dichiari pronto ad accettare la condizione suespressa, il gruppo bancario tedesco si farà premura di negoziare i particolari dell'operazione direttamente con Roma.

Quando occorra al Governo Italiano di fare, in avvenire, qualche emissione nuova, il gruppo accennato interesserebbe in essa, d'accordo col Governo Imperiale, le principali case bancarie tedesche.»

L'indomani, 12 settembre, l'onor. Crispi telegrafava all'onorevole Giolitti:

«Ieri sera è venuto espressamente da Roma l'Incaricato d'affari di Germania per dirmi che il gruppo dei banchieri tedeschi è pronto ad entrare in campagna contro i ribassisti francesi a condizione che il Governo Italiano in caso di un prestito si rivolga a preferenza ad esso gruppo. Ho accettato, e mi fu risposto che il [pg!183] Bleichroeder si sarebbe subito posto in relazione con la nostra Banca Nazionale per operare a siffatto scopo.Bisogna lavorare in guisa da emanciparci dalla tirannide del mercato francese, pericoloso tanto più per la mobilità di quella popolazione.Crispi.»

«Ieri sera è venuto espressamente da Roma l'Incaricato d'affari di Germania per dirmi che il gruppo dei banchieri tedeschi è pronto ad entrare in campagna contro i ribassisti francesi a condizione che il Governo Italiano in caso di un prestito si rivolga a preferenza ad esso gruppo. Ho accettato, e mi fu risposto che il [pg!183] Bleichroeder si sarebbe subito posto in relazione con la nostra Banca Nazionale per operare a siffatto scopo.

Bisogna lavorare in guisa da emanciparci dalla tirannide del mercato francese, pericoloso tanto più per la mobilità di quella popolazione.

Crispi.»

Con l'intervento del Bleichroeder il nostro Consolidato ebbe qualche sostegno a Berlino, sebbene non tutti i milioni promessi fossero stati investiti in rendita italiana e alcuni membri del Sindacato non trascurassero il giuoco di borsa per conto proprio, rivendendo, cioè, la rendita comperata appena vi era un piccolo margine di utile. A Parigi la campagna contro di essa era diretta da un Comitato di ribassisti, che la chiamava nei suoi manifesti «la rente de M. Crispi». Si trattava senza dubbio di una campagna politica, e Crispi non si stancò di metter ciò in evidenza presso il Governo Germanico per reclamarne l'interessamento.

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Nel 1890 le principali banche tedesche si associarono per la difesa del credito italiano.

In Francia persistevano le ostilità.

«La campagna — scriveva il Menabrea — aperta in questa piazza contro il credito dell'Italia, che sembrava alquanto smessa, si è di nuovo ravvivata sotto diverse influenze. Anzitutto vi ha il nuovo prestito di 700 milioni che sta per aprirsi dal Governo Francese, per il quale si richiede che il danaro, anzichè portarsi sui valori esteri e specialmente sui nostri che avevano ripreso un poco di favore, si riservi al contrario per il sovradetto prestito. Indipendentemente da questa circostanza, vi ha sempre la dominante passione d'inceppare il Governo Italiano in tutti i modi, specialmente nelle cose economiche, colla speranza di ridurlo ad arrendersi in balìa della Francia.»

«La campagna — scriveva il Menabrea — aperta in questa piazza contro il credito dell'Italia, che sembrava alquanto smessa, si è di nuovo ravvivata sotto diverse influenze. Anzitutto vi ha il nuovo prestito di 700 milioni che sta per aprirsi dal Governo Francese, per il quale si richiede che il danaro, anzichè portarsi sui valori esteri e specialmente sui nostri che avevano ripreso un poco di favore, si riservi al contrario per il sovradetto prestito. Indipendentemente da questa circostanza, vi ha sempre la dominante passione d'inceppare il Governo Italiano in tutti i modi, specialmente nelle cose economiche, colla speranza di ridurlo ad arrendersi in balìa della Francia.»

L'ambasciatore germanico, conte Solms, scriveva a Crispi il 3 aprile: [pg!184]

«Mon cher Président,Comme je vous l'avais promis hier, j'ai télégraphié au Ministère des Affaires Étrangères à Berlin en lui communiquant votre désir au sujet de M. de Bleichroeder, à qui j'ai en même temps adressé une lettre particulière.J'ai aujourd'hui la satisfaction de vous informer qu'on m'a télégraphié de Berlin que dès qu'on a pris connaissance de l'intérêt que vous témoignez à cette affaire financière, on a exercé, avec le consentement de M. le Chancelier, une vive pression sur M. Bleichroeder pour créer avec son concours et celui de la «Disconto Gesellschaft» un puissant consortium allemand en faveur de l'entreprise financière italienne; que le succès, quoique pas encore assuré, était néanmoins vraisemblable.Je suis chargé de communiquer cette nouvelle très confidentiellement à Votre Excellence et je suis heureux que ma démarche promet un bon résultat.»

«Mon cher Président,

«Mon cher Président,

«Mon cher Président,

Comme je vous l'avais promis hier, j'ai télégraphié au Ministère des Affaires Étrangères à Berlin en lui communiquant votre désir au sujet de M. de Bleichroeder, à qui j'ai en même temps adressé une lettre particulière.

J'ai aujourd'hui la satisfaction de vous informer qu'on m'a télégraphié de Berlin que dès qu'on a pris connaissance de l'intérêt que vous témoignez à cette affaire financière, on a exercé, avec le consentement de M. le Chancelier, une vive pression sur M. Bleichroeder pour créer avec son concours et celui de la «Disconto Gesellschaft» un puissant consortium allemand en faveur de l'entreprise financière italienne; que le succès, quoique pas encore assuré, était néanmoins vraisemblable.

Je suis chargé de communiquer cette nouvelle très confidentiellement à Votre Excellence et je suis heureux que ma démarche promet un bon résultat.»

Lo stesso giorno il banchiere S. Bleichroeder, amico personale del Principe di Bismarck, telegrafava a Crispi:

«Je suis heureux de pouvoir annoncer à Votre Excellence entente établie entre moi et groupe des banques.»

«Je suis heureux de pouvoir annoncer à Votre Excellence entente établie entre moi et groupe des banques.»

Ancora nel 1890 l'on. Crispi appoggiò diplomaticamente la creazione dell'Istituto Italiano di Credito Fondiariocol concorso di un Sindacato finanziario germanico. Esso fu un fatto compiuto il 25 agosto di quell'anno. Il comm. Giacomo Grillo, direttore generale della Banca Nazionale, inviava in quel giorno da Lucerna il seguente telegramma a Crispi:

«Protocollo per creazione nuovo Credito fondiario italiano sottoscritto oggi Lucerna fra Sindacato Italo-tedesco, Banca Nazionale e Società Immobiliare. Nuovo Istituto che avrà cento milioni di capitale comincierà con trenta milioni versati, assunti metà Banca Nazionale e metà Sindacato e Immobiliare.Grillo.»

«Protocollo per creazione nuovo Credito fondiario italiano sottoscritto oggi Lucerna fra Sindacato Italo-tedesco, Banca Nazionale e Società Immobiliare. Nuovo Istituto che avrà cento milioni di capitale comincierà con trenta milioni versati, assunti metà Banca Nazionale e metà Sindacato e Immobiliare.

Grillo.»

[pg!185]

Tornato alla fine del 1893 al Governo, l'on. Crispi trovò a Parigi le stesse cattive disposizioni nel mondo finanziario e bancario. La visita del Principe ereditario d'Italia a Metz, avvenuta sotto il Ministero precedente, era stata considerata in Francia come un oltraggio, e la Borsa di Parigi ne aveva profittato. Il programma dei ribassisti francesi era in quei giorni di portare la rendita italiana a 75, cioè al corso di quella spagnuola, e l'aggio al 20%, per mettere il Governo della Repubblica in grado d'infliggere all'Italia un grosso scacco con la denunzia della Convenzione monetaria. Il Sindacato Italo-Germanico fu ricostituito, ma alla testa del governo di Germania non vi era più il principe di Bismarck, e la sua efficacia fu scarsa.

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————

Alla metà del 1894 fu fondata in Italia laBanca Commerciale Italianacon capitali germanici, austriaci, svizzeri e italiani, cinque milioni in tutto, ed ecco in quali circostanze.

L'idea di fondare una banca italo-germanica fu una conseguenza dell'interessamento dell'alta finanza della Germania al credito italiano, reclamato da Crispi e incoraggiato dalla Cancelleria di Berlino.

Sollecitati ad occuparsi degli affari italiani, i banchieri tedeschi furono naturalmente portati a considerare la convenienza della creazione in Italia di un istituto col quale potessero esercitare più facilmente il controllo su quegli affari.

Ritornato appena al governo e informato del progetto, ancora vago, manifestato dal capo della casa Bleichroeder, sig. Schwabach, all'ambasciatore conte Lanza, il 21 dicembre 1893 Crispi fece mandare parole d'incoraggiamento. Come l'idea divenisse realtà risulta dai documenti che seguono:

«Berlino, 3 giugno 1894.Signor Ministro,Esce da casa mia questo momento il signor Schwabach, Capo della Casa Bleichroeder, il quale più di noi forse desidera creare una Banca in Italia col concorso di capitali tedeschi ed austriaci, e che sempre fu trattenuto dai suoi soci in quest'affare, in attesa della soluzione [pg!186] delle nostre questioni finanziarie pendenti davanti al Parlamento. Egli vorrebbe, se ancora il R. Governo avrà un voto favorevole in questi giorni, tentare di nuovo trascinare i suoi compagni ad una sollecita decisione e crede farsi forte di ottenere lo scopo se solo potesse aver fra mani un documento che provi il R. Governo vedrebbe con piacere l'istituzione della Banca in discorso.Che questo sia il sentimento del R. Governo ebbi già a dichiararlo in tutti i modi, in conformità agli ordini ricevuti; il signor Schwabach però insistè nella sua domanda, dicendomi che gli basterebbe una parola del Presidente del Consiglio, la quale confermasse il discorso che S. E. avrebbe, pare, tenuto a certo signor Veil37venuto qui ultimamente, il quale rientrato in Italia avrebbe appunto parlato a Roma con Sua Eccellenza Crispi. Ignoro quanto siavi di vero in ciò che il Veil ha riferito qui dopo quel discorso; ad ogni modo non potendo la cosa impegnare a nulla, io sarei del remissivo parere volesse Sua Eccellenza il Presidente del Consiglio spedirmi un telegramma che io possa far vedere allo Schwabach e concepito all'incirca così: «Ringraziola comunicazioni fatte: come Vostra Eccellenza sa, R. Governo vedrebbe con sommo piacere l'istituzione di una Banca tedesca in Italia e spera che i signori Banchieri tedeschi, i quali paiono disposti a concorrere coi loro capitali alla creazione della Banca, si persuaderanno che sia, anche nel loro interesse, giunto il momento di prendere una decisione.»

«Berlino, 3 giugno 1894.

Signor Ministro,

Signor Ministro,

Signor Ministro,

Esce da casa mia questo momento il signor Schwabach, Capo della Casa Bleichroeder, il quale più di noi forse desidera creare una Banca in Italia col concorso di capitali tedeschi ed austriaci, e che sempre fu trattenuto dai suoi soci in quest'affare, in attesa della soluzione [pg!186] delle nostre questioni finanziarie pendenti davanti al Parlamento. Egli vorrebbe, se ancora il R. Governo avrà un voto favorevole in questi giorni, tentare di nuovo trascinare i suoi compagni ad una sollecita decisione e crede farsi forte di ottenere lo scopo se solo potesse aver fra mani un documento che provi il R. Governo vedrebbe con piacere l'istituzione della Banca in discorso.

Che questo sia il sentimento del R. Governo ebbi già a dichiararlo in tutti i modi, in conformità agli ordini ricevuti; il signor Schwabach però insistè nella sua domanda, dicendomi che gli basterebbe una parola del Presidente del Consiglio, la quale confermasse il discorso che S. E. avrebbe, pare, tenuto a certo signor Veil37venuto qui ultimamente, il quale rientrato in Italia avrebbe appunto parlato a Roma con Sua Eccellenza Crispi. Ignoro quanto siavi di vero in ciò che il Veil ha riferito qui dopo quel discorso; ad ogni modo non potendo la cosa impegnare a nulla, io sarei del remissivo parere volesse Sua Eccellenza il Presidente del Consiglio spedirmi un telegramma che io possa far vedere allo Schwabach e concepito all'incirca così: «Ringraziola comunicazioni fatte: come Vostra Eccellenza sa, R. Governo vedrebbe con sommo piacere l'istituzione di una Banca tedesca in Italia e spera che i signori Banchieri tedeschi, i quali paiono disposti a concorrere coi loro capitali alla creazione della Banca, si persuaderanno che sia, anche nel loro interesse, giunto il momento di prendere una decisione.»

Lanza.»

Lanza.»

«Ambasciata Italiana,Berlino.Roma, 7 giugno 1894.[Telegramma]Ringraziola comunicazione fatta. Come V. E. sa, R. Governo vedrebbe con sommo piacere l'istituzione di una Banca tedesca in Italia e spera che i signori banchieri [pg!187] germanici, i quali paiono disposti a concorrere coi loro capitali alla sua creazione, si persuaderanno che anche nel loro interesse, sia giunto il momento di prendere una decisione.Crispi.»

«Ambasciata Italiana,Berlino.

«Ambasciata Italiana,Berlino.

«Ambasciata Italiana,

Berlino.

Berlino.

Roma, 7 giugno 1894.

[Telegramma]

Ringraziola comunicazione fatta. Come V. E. sa, R. Governo vedrebbe con sommo piacere l'istituzione di una Banca tedesca in Italia e spera che i signori banchieri [pg!187] germanici, i quali paiono disposti a concorrere coi loro capitali alla sua creazione, si persuaderanno che anche nel loro interesse, sia giunto il momento di prendere una decisione.

Crispi.»

«Berlino, il 9-6-1894.Capo della Casa Bleichroeder, con lettera di iersera, m'informa che 15 corrente saranno Milano delegati per costituzione nota Banca italo-germanica. Di là si porteranno a Roma. Aggiunge sperare Banca possa essere costituita fine corrente. Segue rapporto.Lanza.»

«Berlino, il 9-6-1894.

Capo della Casa Bleichroeder, con lettera di iersera, m'informa che 15 corrente saranno Milano delegati per costituzione nota Banca italo-germanica. Di là si porteranno a Roma. Aggiunge sperare Banca possa essere costituita fine corrente. Segue rapporto.

Lanza.»

«Berlino, 10 giugno 1894.Signor Ministro,(Riservato). Facendo seguito al mio telegramma di ieri, pregiomi trasmettere qui unito a V. E. copia della lettera direttami dal signor Schwabach, capo della Casa Bleichroeder, per comunicarmi la decisione presa dal gruppo da lui rappresentato, di fare incontrare il 15 corrente a Milano i propri delegati con quelli dell'Austria-Ungheria e della Svizzera, per risolvere le questioni le più importanti di massima, e venire in seguito a Roma. Egli soggiunge sperare una prossima favorevole soluzione della questione.Lanza.»

«Berlino, 10 giugno 1894.

Signor Ministro,

Signor Ministro,

Signor Ministro,

(Riservato). Facendo seguito al mio telegramma di ieri, pregiomi trasmettere qui unito a V. E. copia della lettera direttami dal signor Schwabach, capo della Casa Bleichroeder, per comunicarmi la decisione presa dal gruppo da lui rappresentato, di fare incontrare il 15 corrente a Milano i propri delegati con quelli dell'Austria-Ungheria e della Svizzera, per risolvere le questioni le più importanti di massima, e venire in seguito a Roma. Egli soggiunge sperare una prossima favorevole soluzione della questione.

Lanza.»

[Annesso]«Berlin, le 9 juin 1894.Excellence,Mon intention était de vous faire personnellement la communication qui suit, mais la conférence a duré si longtemps que je n'ai plus pu arriver à temps pour me présenter à V. E. Comme d'un autre côté nous avons demain dimanche et que je voudrais bien pouvoir me reposer un jour sur ma propriété à la campagne, mes nouvelles ne vous parviendraient que Lundi très tard, de sorte que je me permets de choisir la voie épistolaire.Les amis ont pris note avec satisfaction des informations [pg!188] que V. E. a bien voulu nous faire, et ont décidé par suite d'envoyer des délégués en Italie. Délégués qui se rencontreront à Milan le 15 juin a. c. avec leurs collègues Austro-Hongrois et Suisses pour résoudre en Italie même les questions les plus importantes, telles que: qui du côté Italien devra participer à l'affaire, et ce qui concerne la question du personnel.Aussitôt que l'on se sera entendu par rapport au Groupe à former, tous les Délégués ou quelques uns d'eux, se rendront à Rome pour les négociations avec monsieur le ministre, de sorte que j'ose espérer que la fondation de la Banque pourra se faire avant la fin du mois.Tout en laissant à V. E. le choix si elle veut porter cette information confidentielle à la connaissance de S. E. le président du Ministère Crispi, je prie V. E. d'agréer (ecc.)(Signe):Schwabach.»

[Annesso]

«Berlin, le 9 juin 1894.

Excellence,

Excellence,

Excellence,

Mon intention était de vous faire personnellement la communication qui suit, mais la conférence a duré si longtemps que je n'ai plus pu arriver à temps pour me présenter à V. E. Comme d'un autre côté nous avons demain dimanche et que je voudrais bien pouvoir me reposer un jour sur ma propriété à la campagne, mes nouvelles ne vous parviendraient que Lundi très tard, de sorte que je me permets de choisir la voie épistolaire.

Les amis ont pris note avec satisfaction des informations [pg!188] que V. E. a bien voulu nous faire, et ont décidé par suite d'envoyer des délégués en Italie. Délégués qui se rencontreront à Milan le 15 juin a. c. avec leurs collègues Austro-Hongrois et Suisses pour résoudre en Italie même les questions les plus importantes, telles que: qui du côté Italien devra participer à l'affaire, et ce qui concerne la question du personnel.

Aussitôt que l'on se sera entendu par rapport au Groupe à former, tous les Délégués ou quelques uns d'eux, se rendront à Rome pour les négociations avec monsieur le ministre, de sorte que j'ose espérer que la fondation de la Banque pourra se faire avant la fin du mois.

Tout en laissant à V. E. le choix si elle veut porter cette information confidentielle à la connaissance de S. E. le président du Ministère Crispi, je prie V. E. d'agréer (ecc.)

(Signe):Schwabach.»

«Berlino, il 23 giugno 1894.Constami che Casa Bleichroeder ha versato Banca Imperiale nome fondatoriBanca Commerciale Italianasomma marchi quattro milioni ottocento sessantamila a disposizione Banco Sicilia in Milano.Lanza.»

«Berlino, il 23 giugno 1894.

Constami che Casa Bleichroeder ha versato Banca Imperiale nome fondatoriBanca Commerciale Italianasomma marchi quattro milioni ottocento sessantamila a disposizione Banco Sicilia in Milano.

Lanza.»

Con cinque milioni, adunque, fu fondata in Milano laBanca Commerciale Italiana, che ha oggi centocinquanta milioni di capitale e un larghissimo giro d'affari in tutto il Regno.

A questo Istituto è legato il nome di Crispi, che gli creò l'ambiente propizio e gli dette l'impulso a nascere. [pg!189]


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