Capitolo Terzo.— Le fortificazioni di Biserta.Biserta, la «maggiore posizione strategica del Mediterraneo». — Crispi impedisce alla Francia di fortificarla. — Gl'impegni del 1881, confermati da vari ministri francesi, sono da Ribot dichiarati senza valore. — Sorpresa della Germania per la teoria di Ribot. — Lord Salisbury presta fede alle dichiarazioni della Francia che non fortificherebbe Biserta. — Pro-memoria di Crispi a Salisbury. — Il cancelliere Caprivi e il reclamo italiano. — Possibilità di guerra. — Il ritiro di Crispi dal Governo lascia libera la Francia. — Lo Stato Maggiore germanico e Biserta. — Una lettera angosciosa di Crispi al Re Umberto. — Biserta fortificata è l'orgoglio della Francia e una minaccia per l'Italia.La questione di Biserta, accesa, si può dire, fin dal 1881, si fece viva e ardente più che mai, sotto il primo ministero Crispi (1887-91).L'on. Crispi, nella qualità di ministro per gli affari esteri, tenne costantemente rivolta la propria attenzione a siffatta vertenza, e non si stancò mai:a) di far tener dietro, con vigilante cura, sul posto, al progresso e alla natura de' lavori che si venivano compiendo a Biserta:b) di denunziare alle potenze amiche, alleate, o interessate, siffatti progressi ed ogni lieve fatto che meritasse di essere rilevato;c) di chiedere schiarimenti e ottenere assicurazioni dal governo francese;d) e sopratutto, di interessare l'Inghilterra a prendere l'iniziativa e ad associarsi a noi e ai nostri alleati in una azione diretta ad impedire il proseguimento di que' lavori. [pg!72] che si rivelavano contrari agl'impegni presi dalla Francia all'epoca dell'imposizione del suo protettorato in Tunisia, e che minacciavano di turbare l'equilibrio e lostatu quonel Mediterraneo.Il gabinetto britannico, dietro nostre replicate sollecitazioni, con memorandum 10 gennaio 1889 ammise e dichiarò al nostro governo di riconoscere che Biserta era lamaggiore posizione strategica nel Mediterraneo, e fermamente ammonì, in conseguenza, il governo della Repubblica francese rammentando gl'impegni da esso presi nel 1881. La Germania fece altrettanto a Parigi per mezzo del proprio ambasciatore. E risulta così che la Francia non dette esecuzione ai suoi progetti perchè l'Europa teneva gli occhi rivolti a Biserta. La Repubblica francese, infatti, — (essendo ministro degli esteri il Goblet) — si affrettò a rassicurare Londra e Roma che non aveva intenzione nè di ampliare nè di fortificare il porto di Biserta, e che trattavasi soltanto di scavi necessarii e periodici.A nuove insistenze del ministro Crispi in data 29 gennaio 1889, Salisbury risponde confermando che la questione di Biserta interessa non meno la Gran Brettagna che l'Italia, e avvertendo che fa esercitare sul luogo continua vigilanza e manda ogni tanto una nave della flotta a constatare il vero stato delle cose.Incessante dopo d'allora fu lo scambio di comunicazioni in proposito con Londra, con Parigi, Vienna e Berlino. Ancora il 5 novembre 1889 lord Salisbury trova giustificate le apprensioni nostre rispetto al porto e ai lavori che cautamente si eseguono a Biserta.Il 25 giugno 1890 l'ambasciatore Tornielli telegrafa a Roma:«Salisbury mi ha detto che il signor Waddington [ambasciatore francese a Londra] nega che i lavori di Biserta abbiano carattere militare.»Ma in ottobre il ministro degli affari esteri della Francia, Ribot, mentre assicura che non sono in corso studi per l'erezione a Biserta di opere militari, afferma che la Francia ha facoltà di erigervene, e alla obiezione mossagli dall'ambasciatore italiano che per bocca dei ministri suoi predecessori la Francia ha assunto impegno di non fortificare quel porto, risponde che qualunque [pg!73] dichiarazione precedente non lega il governo francese, e che il Bey, in ogni caso, ha piena libertà di premunirsi.Questa arditissima teoria del ministro Ribot, comunicata alle Cancellerie amiche col rapporto del generale Menabrea che la riferiva, parve ed era una sfida. La Cancelleria germanica l'accolse severamente, secondo si legge nella lettera che segue dell'ambasciatore di Launay:«Berlino, 5 Novembre 1890.Signor Ministro,Nel ricevimento ebdomadario di ieri ho dato lettura al Segretario di Stato del dispaccio di V. E. del 30 ottobre scorso num.... Mi sono giovato dell'allegato per redigere un promemoria confidenziale che rimetterò in copia, omettendo le due ultime frasi che concernono l'attuale attitudine dell'Inghilterra. Ma nel senso di esse mi sono espresso verbalmente.Il barone de Marschall criticò vivamente la dottrina enunziata dal signor Ribot sul non valore delle dichiarazioni scritte e verbali fatte dai suoi due predecessori circa il porto di Biserta. Una dottrina simile sarebbe contraria a tutte le regole adottate nelle relazioni internazionali ed in opposizione con la buona fede, dalla quale nessuno saprebbe fare astrazione. Sarebbe altresì un atto cinico ed una vera mistificazione il porsi dietro la sovranità del Bey di Tunisi, ridotto a rappresentare una parte da marionetta, per mascherare i progetti della Francia. È questa una nuova goffaggine da aggiungere alle altre commesse dal ministro degli affari Esteri della Repubblica. Egli avrebbe fatto meglio dal suo punto di vista limitandosi a sostenere che la natura dei lavori progettati o in corso di esecuzione a Biserta, e il loro scopo, non hanno e non avranno che un carattere commerciale.Il Segretario di Stato m'ha promesso di scrivere all'ambasciatore di Germania a Londra affinchè parli alForeign Officenel senso del promemoria predetto e ne richiami l'attenzione sul contenuto del medesimo. Se lord Salisbury — forse perchè l'opinione pubblica del suo paese non si appassiona ancora a tale questione — non crede che sia venuto il momento per ricordare al gabinetto francese i suoi impegni formali, questo ministro [pg!74] è però animato da buone intenzioni verso di noi e sorveglia da vicino le mene francesi. Nondimeno è utile dare al marchese di Salisbury una spinta.Il Cancelliere dell'Impero, che ho accompagnato ieri alla stazione per prendere congedo da lui nel momento che partiva per l'Italia, mi ha confermato in termini generali quello che mi ha detto il Segretario di Stato.Launay.»Lord Salisbury, in verità, si dimostrava proclive a prestar fede alle assicurazioni francesi, e all'Incaricato d'affari della Germania esprimeva il parere«non essere opportuno risolvere la questione a Parigi finchè non si produca qualche fatto palese sulle intenzioni del governo francese, mentre il Waddington l'aveva assicurato in modo positivo che il suo governo non mirava a fare di Biserta un porto fortificato.»Dovette Crispi dimostrare a Londra l'irrefutabile carattere militare dei lavori, la gravità della questione e le irreparabili conseguenze che sarebbero per derivarne.Ilpro-memoriache fece presentare a lord Salisbury è questo:«Bizerte ou Benzert, l'ancienne Hippo-Zarytos des Phéniciens, située sur la côte de la Tunisie, là où le continent africain s'allonge vers la Sicile, est à cheval sur le bras de mer qui mène au lac du même nom. Ce lac a une étendue et une profondeur suffisantes pour offrir aux plus gros navires, à l'achèvement des travaux, cinquante milles carrées de mouillage. Ainsi placée sur la Mediterranée, favorisée par la nature qui lui a donné un port très vaste et parfaitement à l'abri des colères de la mer et des attaques des flottes ennemies, et se trouvant aujourd'hui aux mains d'une puissance maritime de premier ordre, Bizerte est un élément de grande valeur dans le calcul des ressources défensives et offensives actuellement à la position des différentes puissances européennes.Cette nouvelle situation, créée par les événements de 1881, attira immédiatement l'attention des cabinets [pg!75] intéressés au maintien de l'équilibre dans la Mediterranée, et il en vint cet échange de notes, de remontrances d'un côté et de vagues assurances de l'autre, qui, commencé dès la descente des Français en Tunisie, n'a pas encore pris fin.Il appert de cet échange de notes qu'au commencement de 1889 le premier ministre de S. M. Britannique paraissait avoir pris un grand intérêt à cette affaire, à cause de laquelle de pressantes démarches avaient été faites auprès de lui, même de Berlin; mais que, plus tard, des explications fournies à Paris l'avaient persuadé que «les travaux projetés n'avaient point de grande importance». Une année après, le 3 juin dernier, toujours convaincu que ce qu'on était en train de faire ou de projeter pour Bizerte n'offrait qu'une mediocre importance, il disait à l'ambassadeur du Roi que «si, comme il le désirait et l'espérait, l'Angleterre et l'Italie restaient unies, leurs forces navales suffisaient à leur donner la supériorité sur toute autre puissance, et n'avaient rien à redouter desfortinsde Bizerte». Plus tard, en septembre, le sous-secrétaire d'Etat aux affaires étrangères déclarait que «les travaux en voie d'execution ne paraissaient pas encore avoir un but militaire».Les considérations suivantes pourront démontrer que l'avis exprimé par leForeign Officen'est guère conforme à l'état réel des choses.En creusant de quelques mètres le port actuel de Bizerte et en élargissant le canal d'entrée moyennant la démolition de la Kasba, on répondrait suffisamment aux exigences du commerce qui est à peu près nul, comme il est démontré à l'evidence par les récettes de la douane qui n'atteignent jamais 50 000 fr. par an. Or, comme il n'est guère admissible qu'on songe à faire de Bizerte le port commercial de la Tunisie, de grands travaux étant en même temps en cours d'exécution dans le port de Tunis,14à 32 milles de Bizerte, il est facile [pg!76] d'en conclure que tout ouvrage visant non pas à améliorer le port actuel, mais à en créer un nouveau de grands proportions, a un but essentiellement militaire. Et les travaux qu'on est en train d'executer à Bizerte ont précisément en vue un port immense, l'un des plus grands du monde, pour lequel on creuse un canal d'entrée de 200 mètres de largeur et de 12 de profondeur.Il est à remarquer que quand même le mouillage serait de beaucoup plus limité, la profondeur que l'on veut donner à ce canal suffit à prouver qu'il est destiné aux grands navires de guerre. En effet, il n'y a pas aujourd'hui de navire marchand ayant un tirant d'eau de 8 ou 9 mètres, qu'atteignent seulement les navires de combat de 1reclasse, jaugeant de 12 à 14 000 tonnes. Le canal de Suez qui interesse tous les pays, qui a été creusé exclusivement pour le commerce et donne passage aux plus grands steamers de toutes les marines marchandes du monde, n'a qu'une profondeur de 8 mètres.Il existe d'ailleurs des preuves directes que dans ce que l'on fait ou qu'on compte faire a Bizerte, on s'est proposé pour but non le commerce mais la guerre. On trouve ces preuves dans la construction d'une grande caserne pour laquelle on a publié dès le mois de mai dernier le décret d'expropriation du terrain nécessaire; dans la construction déjà achevée de baraques pour le génie militaire; dans l'augmentation de l'effectif de la garnison qui a eu lieu ces derniers jours; dans la construction imminente d'ouvrages de fortification en vue desquelles le gouvernement tunisien vient de publier (le 3 de ce mois) un décret du Bey portant constitution de servitudes militaires.15En dernier lieu la fondation d'une grande compagnie appelée duPort de Bizerte16avec un capital de neuf millions, prouve qu'il ne s'agit point de travaux de petite importance, mais bien de travaux grandioses dans lesquels, d'après ce qu'on vient d'exposer et malgré le caractère privé qu'on leur a artificiellement [pg!77] donné, on peut, selon toute raison, reconnaître l'intention de faire de Bizerte un port militaire.Il est inutile d'objecter qu'il faudra de plus grandes sommes et beaucoup d'années pour que cette transformation s'accomplisse; on ne sait que trop que lorsqu'il s'agit de pareils travaux, qui intéressent la défense nationale, les crédits sont toujours accordés aussitôt qu'ils deviennent nécessaires. Il faut au contraire remarquer, ce qui n'est pas aussi universellement connu, qu'il ne faut point de travaux de grandes proportions pour faire de Bizerte un port de guerre, mais qu'il suffit relativement de peu de chose, de façon que le temps et les dépenses nécessaires ne seraient rien moins que proportionnés aux résultats que l'on obtiendrait.17Il ne faut d'ailleurs pas oublier que quand même la place ne serait point fournie de tout le nécessaire dès le commencement des hostilités, elle n'en serait pas moins une grande ressource pour la France et une menace sérieuse pour ses ennemis, si seulement le canal en était rendu praticable aux grands navires sous la protection de quelques puissantes batteries côtières, et si la place contenait les approvisionnements indispensables de charbon, vivres et munitions de guerre et les moyens nécessaires pour radouber des navires.Il n'y a par conséquent rien que de vraisemblable dans la supposition que la France si elle veut (et tout nous prouve qu'elle le veut) possédera à Bizerte, dans un peu plus de cinq ans, un port militaire vaste et sûr qui lui servira de base pour des expéditions maritimes dans la Mediterranée meridionale, et de port de refuge en cas d'insuccès. Et quand même cela n'arriverait que dans dix ans, y a-t-il moyen de ne pas voir que sa puissance sur mer en serait énormément augmentée?La France ne possède actuellement sur la Méditerranée qu'un seul port militaire, celui de Toulon, qui occupe par rapport à l'Italie méridionale et à la mer Jonienne, une position tellement excentrique qu'un gros convoi de troupes de débarquement ne pourrait mettre à la voile de ce port pour le sud de la péninsule ni pour [pg!78] la Sicile, sans courir de graves dangers, soit à cause de la distance à franchir, soit à cause de la flotte italienne qui, de la Madeleine, surveillerait ce mouvement. Mais lorsque Bizerte sera devenue accessible aux grands navires et ceux-ci pourront y trouver du charbon, des vivres, des munitions de guerre et des moyens pour réparer leurs avaries; lorsque cette place sera munie de fortifications maritimes et terrestres, les Français seront alors en mesure de menacer, de la côte tunisienne, les escadres ennemies manoeuvrant dans le bassin méridional de la Méditerranée, et pourront se porter en 20 heures sur Naples, en évitant les eaux surveillées de la Madeleine par la flotte italienne, et se jeter en 8 heures sur Cagliari et sur la Sicile.Il n'y a rien d'exagéré dans l'importance que nous attribuons plus haut aux difficultés provenant de la distance à la quelle Toulon se trouve des côtes de l'Italie méridionale. Il ne s'agit, en effet, ni d'une escadre ni d'une flotte qui peuvent naturellement parcourir la Méditerranée quel que soit l'état de la mer; il s'agit d'un convoi de navires de transport (plus de cent) qui doivent naviguer de conserve sous la protection d'une escadre et par conséquent marcher lentement.Ce convoi, au surplus, ne serait pas en mesure d'opérer le débarquement par un mauvais temps et devrait, dans ce cas, chercher un abri, ou rebrousser chemin, jusqu'à Toulon, en s'exposant, dans le deux hypothèses, au danger d'une attaque de la part de la flotte italienne s'appuyant sur la Madeleine. Ces difficultés ne proviennent donc pas de la distance, mais des dangers que le convoi doit courir pendant cette longue traversée, et qui peuvent venir de deux differents côtés, — de la mer, l'état de laquelle peut rendre impossible d'atteindre à temps le point d'atterrissage, ou empêcher l'opération même du débarquement, — et de la flotte ennemie, à laquelle on offre de cette manière une occasion favorable pour attaquer en route le convoi.Bizerte, étant donnée comme point de départ, tous ces dangers disparaissent. On y concentre le corps de débarquement (la France n'est pas obligée de faire venir, à cet effet, des troupes d'Europe attendu qu'elle a en Algérie un corps d'armée permanent et pourvu de tout ce qu'il faut), on y rassemble et on y tient prêts les [pg!79] transports, on attend ensuite que les conditions générales de la guerre soient favorables à l'opération, et par un soir de calme le convoi met à la voile, se présente le lendemain au point du jour, sans avoir été signalé, sur la côte de Sicile, et opère le débarquement bien avant que le forces destinées à la défense de l'île aient eu le temps d'accourir.Il est inutile d'ajouter que la descente en Sicile d'un gros corps d'armée (35 à 40 000 hommes) aurait une grave influence sur le sort de la guerre. Un pareil évènement serait un désastre matériel et moral et pourrait même entraîner une défaite définitive. Il faut plutôt faire remarquer que si la France voulait renforcer, dès le début des hostilités, ses garnisons d'Algérie, ses ressources maritimes et le nouveau port de Bizerte lui permettraient, la traversée étant très courte et la Madeleine bien éloignée, de porter en Sicile jusqu'à deux corps d'armée, c'est-à-dire 60 000 hommes, en s'assurant par là la supériorité numérique sur les troupes chargées de la défense de l'île.18Cependant l'accroissement énorme de force que la France tirerait, le cas échéant, de la possession d'une nouvelle base d'opérations maritimes dans la Méditerranée, n'est pas fait pour préoccuper seulement l'Italie et ses alliées, les puissances centrales; cela regarderait aussi de très près l'Angleterre, quand même l'alliance de cette puissance avec l'Italie serait un fait accompli. Ce ne sont pas en effet, les «fortins de Bizerte» qu'on aurait à craindre, mais la nouvelle situation qui serait créée par l'existence, sur la côte d'Afrique, d'un port militaire français, d'où la France pourrait aisément attaquer l'Italie du sud et la Sicile sans avoir à redouter les mouvements de la flotte italienne opérant de la Madeleine. Ce nouveau port militaire paralyserait l'action de la Madeleine dans la Méditerranée méridionale, rendrait [pg!80] nécessaire le maintien d'un gros corps d'observation en Sicile et d'autres forces considérables dans les villes maritimes de l'Italie du sud. Il deviendrait par conséquent nécessaire de diminuer d'autant les troupes à porter au delà des Alpes, et cela même si l'Angleterre et l'Italie étaient alliées.Telles sont les conséquences de la création, à Bizerte, d'un nouveau Toulon; tels sont les dangers que l'Italie doit redouter bien plus que les attaques directs sur ses navires pouvant partir des fortifications du nouveau port. Ces fortifications ne seraient que le complément nécessaire de toute place maritime, et doivent être considérées comme telles, et non comme des ouvrages placées sur un bras de mer par où il serait indispensable de passer.Mais ceci n'est pas tout. Si la création du nouveau port militaire nuit directement à l'Italie et indirectement à ses alliées à cause de la diminution de la puissance offensive du royaume et du danger que courrait la Sicile, l'Angleterre aussi, bien qu'elle soit, ou plutôt parce qu'elle est la première puissance maritime du monde, en ressentirait un préjudice sérieux, même si elle était l'alliée de l'Italie et indépendamment du dommage indirect auquel elle serait exposée en cette dernière qualité.Il suffit, en effet, de se rappeler quelle est la situation respective de Gibraltar, Bizerte, Malte e Port-Saïd pour voir que le jour où Bizerte sera un port militaire, elle occupera une formidable position offensive sur le flanc de tous les navires se rendant de l'orient à l'occident et viceversa. Elle sera parfaitement en mesure de harceler et même d'arrêter complètement le commerce de Gibraltar à Malte et à la mer Rouge, c'est-à-dire le commerce de l'Angleterre avec les Indes, et d'empêcher la jonction des flottes anglaises ou anglo-italiennes dans la Méditerranée méridionale. Ce qui forcerait l'Angleterre, si elle était l'alliée de l'Italie aussi bien que si elle demeurait neutre, a augmenter ses forces navales dans la Méditerranée, en restant néammoins menacée dans son commerce, qui est pour elle la vie, et en dégarnissant nécessairement la Manche où, en cas de conflagration européenne, il lui faut absolument être maîtresse de la mer.»[pg!81]Nel colloquio di Milano dell'8 novembre 1890 Crispi aveva detto al Conte di Caprivi non poter permettere che Biserta divenisse un porto militare, e al Cancelliere germanico non era sfuggita tutta l'importanza che la questione aveva per l'Italia. In gennaio 1891, essendo evidente che la Francia non si curava delle proteste italiane e tirava diritto nell'attuazione di un piano prestabilito, Crispi reclamò l'appoggio delle potenze alleate e dell'Inghilterra per una comune azione a Parigi la quale imponesse l'abbandono dei lavori iniziati a Biserta e li vietasse per l'avvenire. L'ultima ratiodi questo passo poteva essere la guerra, e Caprivi ne ammise l'eventualità. Egli infatti diceva al nostro ambasciatore che, pur sperando si raggiungesse lo scopo senza conflitti,«nondimeno bisogna tenersi preparati ad ogni peggiore eventualità e, questa presentandosi, avere in mano tutti i possibili elementi politici e militari di successo. Ora, l'armamento della fanteria germanica col fucile a piccolo calibro sarà compiuto soltanto nella primavera ventura e la formazione dei due nuovi corpi d'esercito soltanto nel prossimo inverno. Tutto, dunque, consiglia di camminare adesso con prudenza e sicuramente.»Pochi giorni dopo il ministero Crispi cadeva, e l'energica sua azione veniva abbandonata. L'Inghilterra e la Germania avvertirono subito ch'era mutata la mano al timone della politica italiana, e ne profittarono. Lord Salisbury sentiva in tutta la questione tunisina la prevalenza degl'interessi italiani su quelli inglesi, e aveva opposto alle premure di Crispi un contegno di cortese passività, senza tuttavia osare di opporsi alla logica stringente del ministro italiano e sconfessare le sue proprie precedenti dichiarazioni. Alla Cancelleria germanica la scomparsa della pressione esercitata da Crispi in base ad argomenti validissimi, sembrò una liberazione.D'altronde, il successore di Crispi, on. Di Rudinì, recando al governo scarsa coscienza degl'interessi d'Italia, prevenzioni mal fondate e minore autorità personale, si adattò alle risposte evasive delForeign Office, il quale facendo propria la teoria dell'Ammiragliato Britannico finì con l'affermare che dalle fortificazioni di Biserta l'Italia e l'Inghilterra nulla avevano a [pg!82] temere, e altresì che Biserta, operando una diversione delle forze navali francesi, sarebbe stata una debolezza e un danno per la Francia.19Cosicchè la Francia preso coraggio dalla remissività del nuovo ministero italiano che si preoccupava di fare una politica estera diversa da quella di Crispi — caduto dal potere con grande e non dissimulata gioia della Francia — dopo avere raccolto a poco a poco i materiali necessarii, iniziò nel 1892 le fortificazioni sull'estremo punto nord dell'Africa, dissimulandone con [pg!83] la lentezza dei lavori il valore bellico per poter negare l'opera che andava compiendo in dispregio degl'impegni presi dinanzi alle potenze, quando nel 1881 impose il suo protettorato al Bey di Tunisi.L'on. Crispi, ritornato privato cittadino aveva continuato a seguire la questione con cuore di patriotta. Qualche amico lo informava di quanto avveniva nella Reggenza in fatto di armamenti. [pg!84]Ecco un saggio delle notizie che gli pervenivano:«29 maggio.— Arrivarono col postale franceseVille de Naples80 casse polveri.31 maggio.— Arrivarono col postale francese via Algeri casse 50 cartucce.3 luglio.— Arrivarono col postale franceseVille de Bône750 barili polveri.6 luglio.— Arrivarono col postale franceseVille de Rome27 casse cartucce.10 luglio.— Arrivarono col postale francese 350 barili polvere; peso di ogni barile cg. 5».In settembre 1891, in seguito a informazioni allarmanti pubblicate da qualche giornale intorno a una intensa preparazione militare dei francesi in Tunisia, il ministro Rudinì ordinò al Console generale Macchiavelli di recarsi a Biserta per verificare quali lavori si facessero in quel forte. Il Macchiavelli fu respinto dal Comando militare perchè non aveva un permesso da Parigi! Parecchi giornali osservarono che quella mortificazione poteva esserci risparmiata, giacchè non occorreva mandare a Biserta il rappresentante ufficiale d'Italia per apprendere ciò che in Tunisia era noto a tutti. Un giornale ispirato da Crispi, laRiforma, scriveva il 1.º dicembre:«Non sa il Governo italiano che le fortificazioni di Biserta sono in opposizione con gl'impegni assunti formalmente dalla Francia?E non pensa a richiamare quegli impegni alla memoria del Governo di Parigi?Non potendo far altro, il 14 febbrajo 1892 Crispi espresse al Re la sua angoscia con la seguente lettera:«Sire!Qual'è la miglior politica, lasciar fortificare Biserta o impedire che sia fortificata? Delle due vie l'Italia, sotto il mio ministero, scelse la seconda.La questione fu trattata a Londra e a Berlino.Lord Salisbury in conseguenza dei nostri reclami interpellò due volte Waddington su cotesto argomento: e l'ambasciatore francese assicurò Sua Signoria in modo positivo che il suo governo non mirava a fare di Biserta [pg!85] un porto militare. Ciò risulta da un telegramma giuntoci da Berlino il 28 gennaio 1891.Da due dispacci del 5 e del 13 agosto 1890 fummo informati che circa la questione tunisina Caprivi aveva detto al nostro Incaricato d'affari che «la Germania non trascurerebbe gl'interessi italiani e saprebbeall'occasionefare onore agli impegni contratti verso di noi».Alla sua volta il conte di Kálnoky il 5 agosto 1890 faceva al conte Nigra, sullo stesso argomento, la seguente dichiarazione: «Il governo Austro-Ungarico è disposto associarsi a qualunque azione diplomatica, insieme alle altre potenze amiche, in favore dell'Italia».Io devo credere che nulla fu fatto negli ultimi dodici mesi che il mio successore ha tenuto il Ministero degli affari esteri. Dovrò anche supporre che sia rimasto senza risposta un dispaccio giunto da Londra alla Consulta dopo il 31 gennaio 1891. Intanto è constatato che a Biserta son cominciate le opere di fortificazione!Con Biserta e Tolone i Francesi diverrebbero gli assoluti padroni del Mediterraneo.20A lord Salisbury io scrissi un giorno che, ciò avverandosi, l'Inghilterra non sarebbe più sicura in Malta e che potrebbe essere cacciata dall'Egitto.Sarebbero maggiori i pericoli per noi, e ci si renderebbe necessario munire potentemente la Sicilia e la Sardegna, le quali, in caso di guerra, sarebbero le prime ad essere minacciate. Nè basta: dovremmo tenere forti eserciti nelle due grandi isole del Regno, ed occupata la nostra flotta nelle acque africane.Per munire potentemente la Sardegna e la Sicilia vuolsi una enorme spesa, per la quale al Tesoro italiano mancano i mezzi. Comunque, in un momento in cui il governo di V. M. è obbligato a fare dolorose economie, è strano che per una falsa politica il governo medesimo debba esser causa di una nuova spesa.Quello che importerebbe Biserta fortificata fu fatto palese a Berlino, e fu aggiunto che qualora scoppiasse la guerra, e la Germania fosse attaccata, noi non potremmo disporre di tutte le nostre forze, imperocchè saremmo costretti a localizzare la maggior parte delle [pg!86] truppe per prevenire gli attacchi che sicuramente verrebbero dal mare, ed in conseguenza per difenderci.Quando la Francia occupò Tunisi promise che non ne avrebbe fatto una piazza di guerra. Oggi, fortificando Biserta, il governo della Repubblica non solamente manca alla promessa, ma muta lostatu-quonel Mediterraneo. Con gli accordi del 12 febbraio e del 24 marzo 1887, la Gran Brettagna, l'Italia e l'Austria-Ungheria s'impegnarono a non permettere che questo mutamento avvenisse e, in ogni caso, si obbligarono a procedere d'accordo.Io non porto la questione alla Camera perchè una pubblica discussione su così grave argomento nuocerebbe agl'interessi nazionali. Io poi personalmente ne raccoglierei nuovi odii dai Francesi senz'alcun beneficio pel nostro paese: e mi taccio.Il silenzio del Parlamento e l'inerzia dei Ministri, mi permetta, Sire, di dirlo schiettamente e lealmente, non salvano il Re dalla sua responsabilità verso la Patria comune.Costituzionalmente V. M. non è responsabile di quello che avviene, ma lo è moralmente dinanzi alla Nazione della quale è il Capo e il tutore. Or l'avvenire della Nazione può essere compromesso dalla politica attuale.Questa lettera da parte mia non sarà comunicata ad anima viva; rimarrà segreta. È scritta per V. M. e per V. M. soltanto.Ho creduto un dovere di coscienza di scriverla. Ho voluto anche questa volta testimoniare la mia piena fede nel Re, nel quale è personificata l'unità nazionale.Al Re dunque doveva rivolgere la franca parola.Ho l'onore di ripetermi di V. M.L'umil. Dev. Servit. e CuginoFrancesco Crispi.»Non risulta che il governo italiano facesse opera diplomatica efficace. I lavori furono incessantemente proseguiti, e quando Crispi ritornò al potere, nel dicembre 1893, essi erano giunti a tal progresso che ogni contrasto sarebbe giunto tardivo. Il 7 marzo 1894 l'ambasciatore Ressman, in seguito ad una pubblicazione che annunziava l'inizio dei lavori ch'erano, invece, molto innanzi, interpellò il Presidente del Consiglio, Casimir-Périer; [pg!87] il quale, abbandonato il sistema di denegazioni seguito in passato dai ministri francesi, dichiarò la realtà, giustificando però la decisione di fortificare Biserta col concentramento di truppe italiane in Sicilia, come se questo, invece che determinato dalle condizioni allora allarmanti dell'ordine pubblico in quell'isola, nascondesse il proposito di un colpo di mano sulla Tunisia!Ma ecco la lettera del Ressman:«Signor Ministro,Sotto il titolo «Bizerte et la Spezia» il Figaro pubblica stamane in prima pagina un articolo che principia colle parole:«Ci si assicura che sono stati testè dati ordini per cominciare i lavori militari di Biserta: felicito il Governo di questa patriottica risoluzione».Riferendomi a quest'asserzione delFigaro, ho nell'odierna udienza domandato al signor Casimir-Périer se vi fosse alcun che di vero, non senza premettere che più volte i suoi predecessori, interpellati sui lavori che il Governo francese faceva eseguire nel porto di Biserta, avevano dichiarato che quei lavori avevano per solo scopo di facilitare alle navi mercantili l'accesso del lago interno e che erano intrapresi esclusivamente per ragioni e scopi di commercio.Il Ministro degli Affari Esteri mi rispose che egli diede difatti gli ordini di proteggere l'entrata del canale di Biserta, dietro ripetuta richiesta del Bey di Tunisi e del signor Rouvier, circa sei settimane addietro. Egli ebbe la franchezza d'aggiungere che a tale risoluzione lo avevano determinato le apprensioni che allora qui si manifestarono per il sì considerevole accentramento di truppe italiane in Sicilia. Mi disse poi che i lavori militari a Biserta si limitavano all'armamento di due batterie, una sulla destra e l'altra sulla sinistra della entrata del canale, per le quali già da tempo erano state costruite le spianate e tracciati gli accessi, e che l'ammontare della spesa incontrata, che fu di soli 600 000 franchi, prova non essersi fatto nulla di eccessivo. Gli pareva d'altronde che non vi fosse ragione di giudicare questi lavori diversamente dai lavori di fortificazione di Tunisi pei quali si erano spesi 300 000 franchi.»[pg!88]A poco a poco la verità non fu più negata; anzi il lavorìo dissimulato divenne aperto e le opere di fortificazione e di armamento furono accelerate.LaDépêche Tunisiennedell'11 giugno 1895 pubblicava:«Paroles significatives:En réponse aux souhaits de bienvenue que lui adressaient à Bizerte le vice-consul de France et les députations du conseil municipal, du syndicat de Bizerte et de la compagnie du port, M. le vice-amiral de la Jaille, commandant l'escadre active de la Méditerranée, a exprimé, nous apprend leCourrier de Bizerte, toute sa satisfaction de voir arriver à bonne fin, et en un si court laps de temps, ces travaux qui font de Bizert un port si précieux pour la France.Jusqu'ici, a-t-il ajouté, retenue par de vains prétextes, la flotte française avait évité d'y jeter l'ancre. Mais le charme est maintenant rompu, car dédaignant certaines susceptibilités ménagées jusqu'ici, la marine française vient de prendre définitivement possession de Bizerte. Comme le croiseurSuchet, dit-il, les cuirassés de mon escadre auraient pu entrer dans le canal et le lac, n'eût été ce banc de rocher qui reste à enlever sur une cinquantaine de mètres et qui rétrécit à 37 mètres le chenal navigable; mais ce n'est que partie remise, puisque ce travail n'est plus qu'une affaire de semaines. A sa prochaine tournée l'escadre de la Méditerranée commandée alors par l'amiral Gervais, ne manquera certainement pas de venir y jeter l'ancre et de séjourner dans le lac.»Quanto fossero fondate le ansie di Crispi e colpevole l'indifferenza dei suoi successori dinanzi al pericolo che sorgeva con la creazione del porto militare di Biserta, lo desumiamo dall'orgoglio col quale autorevoli uomini politici e scrittori francesi hanno esaltato dipoi l'accrescimento di potenza che n'è derivato alla Francia.Un ministro della marina francese, il signor Pelletan, con poca diplomazia, ma con grande sincerità, affermò nel 1902 che Biserta assicurava al suo paese il dominio del Mediterraneo.E Gabriele Hanotaux, ex-ministro degli Affari Esteri, in un libro intitolatoLa Paix latinesi compiacque nell'enumerare [pg!89] le difficoltà superate e magnificare la conquista compiuta. Giova riprodurre e meditare alcune pagine di quel libro:«.... Du côté de l'Italie, enfin, sous le ministère de M. Crispi les relations étaient telles que l'on pouvait tout craindre.Cette situation générale, qui résultait d'une accumulation de circonstances, pour la plus part indépendantes de la volonté des hommes, était franchement mauvaise. Je n'avais qu'à suivre les exemples qui m'étaient laissés par mes prédécesseurs, pour m'efforcer d'y porter remède. J'eus le bonheur d'y réussir, L'incident franco-congolais fut promptement réglé.......... Enfin, entre la France et l'Italie, après une période difficile qui eût son point de tension extrême au moment du rappel de l'ambassadeur Ressman, les dispositions se modifièrent. Une grave difficulté était en perspective: l'échéance des conventions qui engageaient la Tunisie à l'égard des puissances européennes. Le sort de la Régence et celui de la Méditerranée étaient en suspens. Mais, par une volonté réciproque, l'orage menaçant se dissipa. Un esprit de conciliation et de concessions dû surtout à l'influence de M. le marquis de Rudinì et de M. le marquis Visconti-Venosta, inspira les pourparlers qui eurent finalement pour résultat les divers arrangements qui confirmèrent le protectorat de la France sur la Tunisie, qui laissèrent à celle-ci la disposition pleine et entière de la puissante position maritime de Bizerte....21Le vaste établissement militaire qui s'achève à Bizerte intéresse à la fois l'Europe et l'Afrique. Il commande un des grands chemins du monde. Il est place dans une région où l'antiquité a toujours connu de grands ports, Utique, Hippone, et surtout Carthage. Plus d'une fois, les destinées du monde ont basculé sur cette pointe de terre où la nature a creusé — comme un abri et comme une menace — ce double lac dont les dimensions et la profondeur sont faites pour l'armada des léviathans modernes.La mer Méditerranée est divisée en deux parties nettement définies: l'une forme la tête du lion, l'autre le corps; l'une, à l'Occident, baigne l'Espagne et le Maroc, la Provence et l'Algérie; l'autre, dans la partie orientale, réunit les trois continents: Europe, Asie, Afrique; elle caresse, de son flot bleu, la Grèce et ses îles, l'Asie-Mineure et l'Égypte: elle se prolonge par les détroits, jusque dans la mer Noire; elle débouche sur le reste du monde par le canal de Suez.Or, ces deux parties, se rejoignent en un point qui forme comme le col de la bête; c'est à l'étranglement qui se produit entre la Sicile et la terre d'Afrique. L'île de Malte, un peu en arrière de ce détroit, en surveille la [pg!90] sortie; mais Bizerte est mieux située encore, car elle le domine. Bizerte prend la Méditerranée à la gorge.En ce point décisif, une volonté de la nature a creusé ce lac offrant une surface de 15.000 hectares sur lesquels 1.300 sont assez profonds pour recevoir les plus grands bâtiments. Un des plus beaux ports du monde se trouve donc dans un des points les plus importants du monde.Il fallait avoir le point et il fallait avoir le port.Telle est l'entreprise à laquelle la France s'est consacrée depuis vingt ans et qu'elle a réalisée avec une ténacité et un esprit de suite qui peut-être, un jour, seront comptés à notre pays, si méconnu par les autres et si souvent calomnié par lui-même.Pour avoir Bizerte, il fallait avoir la Tunisie: ce fut la première partie de l'entreprise. Au début, il ne fut guère question de Bizerte: on était tout aux Khroumirs. Seules, les puissances européennes, connaissant à merveille l'importance de la partie qui se jouait, prétendirent mettre un veto sur l'entreprise éventuelle d'un grand port à Bizerte, et M. Barthélemy Saint-Hilaire, alors ministre des affaires étrangères, agit sagement, en remettant à l'avenir le dessein d'un établissement militaire au sujet duquel on l'interrogeait.Contre vents et marée Jules Ferry en vint à ses fins; l'occupation française imposa notre protectorat à la Régence. La question de la défense militaire fut posée du même jour. Elle se combinait naturellement avec celle de l'Algérie. La Tunisie, faisant l'effet d'un bastion avancé vers la mer et vers l'Orient, attira donc toute l'attention.En quel point établirait-on la citadelle et l'arx de la nouvelle conquête? Quelques-uns, songeant à l'esprit turbulent des populations indigènes et aux difficultés que rencontrerait éventuellement une expédition venue du dehors, si elle était obligée de pénétrer dans les terres, désignaient comme nœud de la défense, cette antique ville de Tébessa qui avait été longtemps le refuge de la domination romaine en péril. D'autres, prévoyant le développement africain de l'Empire colonial français vers les régions centrales et vers le lac Tchad, insistaient pour qu'on utilisât l'angle et le port naturel que fait, au coude de la Syrte, derrière l'île de Djerba, la baie de Bougrara.Mais Bizerte s'imposa: Bizerte, point propice, à la fois, à la défensive et à l'offensive, également bien situé si on envisage la terre et si on envisage la mer, dominant la capitale, Tunis, sans être entravé par elle, aboutissant presque immédiat du plus grand fleuve de la Tunisie, la Medjerda, et de la plus importante voie ferrée du Nord de l'Afrique, celle qui réunit Alger à Tunis.Quant aux avantages militaires de ce port, véritablement unique, ils sont exposés, avec la plus grande précision, dans une étude du lieutenant-colonel Espitalier: «Le rayon tactique d'action, d'un cuirassé filant 18 nœuds, [pg!91] autour d'un point d'appui, est de 180 milles environ, si l'on veut qu'il puisse revenir à son port d'attache. Dans ces conditions, le cercle tactique de Bizerte coupe le rivage de la Sicile et couvre tout le passage entre ce rivage et la côte africaine. Il coupe aussi le cercle d'action des navires anglais de Malte. Si l'on combine le cercle d'action de Bizerte avec ceux de Mers-el-Kébir, d'Alger, d'Ajaccio et des ports métropolitains, il est facile de voir que tout le bassin occidental de la Méditerranée est sous notre dépendance tactique et que Bizerte est la clef de notre action du côté de l'Est».Ces raisons confirmèrent les impressions favorables que la situation géographique et la convenance du site avaient fait naître dans les esprits. Mais comment rompre les engagements, comment déjouer la surveillance étroite des diplomaties rivales qui tenaient en suspens l'avenir de Bizerte? L'histoire éclairera un jour, ces points. [?]On n'eut, d'abord, d'autre dessein patent que de transformer la vieille station à demi abandonnée de «Benzert» et qui remontait à la conquête espagnole, en un port de pêche et un port commercial à tout le moins abordable. Ce fut ainsi que, le plus simplement du monde, on mit, pour la première fois, la pioche en terre et qu'on commença à élargir et à régulariser le chenal.Même, pour ces premiers travaux, si insignifiants qu'ils parussent, il fallait de l'argent; une combinaison ingénieuse le procura. C'est Bizerte lui-même qui subventionna l'avenir de Bizerte.Dans ces lacs ouverts sur la Méditerranée comme des viviers immenses, le poisson, à des époques et à des heures régulières, monte et descend. L'armée innombrable des dorades, des loups, des rougets, des bars, entre et sort par un mouvement régulier et se précipite comme un torrent alternatif et vivant par l'étroit passage du goulet.Le monopole de la pêche maritime à Bizerte fut un des avantages principaux de la concession qui fut consentie à la maison Hersent et Couvreux, à charge de commencer les premiers travaux du port commercial.Ainsi, l'inépuisable richesse que le flot emporte et ramène a redressé le chenal, aligné les premiers quais, poussés au loin, dans la mer, les rocs des premières jetées. La chair s'est faite pierre, et c'est sur cette fondation animée que Bizerte s'élève maintenant.La conception initiale se transformait progressivement, ou plutôt, poursuivie longuement dans le silence, elle put, sans inconvénient, se manifester au grand jour.En 1897, l'Europe était, comme elle l'est aujourd'hui, attentive au problème oriental qui paraissait sur le point de se poser. Parmi les difficultés et les lenteurs du concert européen, l'affaire crétoise évoluait péniblement vers une solution pacifique. Cette heure parut opportune pour régler définitivement la question tunisienne et pour délivrer Bizerte. [pg!92]Ainsi, de ce conflit redoutable de sentiments et d'intérêts, la France tirait du moins un avantage positif. Son autorité navale dans le Méditerranée se multipliait, en quelque sorte, par ce «doublet» de Toulon. Selon le mot de l'amiral Gervais, «près de Tunis la Blanche on aurait désormais Bizerte la Forte».Depuis lors, une immense activité règne sur les lacs. Le chenal se trouve porté de 100 mètres de large à la surface, à 200 mètres. Les jetées sont prolongées en mer, couvertes par un môle construit par 17 à 20 mètres de profondeur; elles font un immense avant-port et permettront, en tout temps, l'entrée et la sortie aux bâtiments français, interdisant, par contre, à une flotte étrangère de forcer le passage comme à Santiago et «de mettre en bouteille» la flotte française, abritée sans être enfermée.Dans le port, de vastes bassins de radoub sont achevés; plus loin encore, l'arsenal maritime s'élève, plus loin encore les fortifications construites partout sur la ceinture des collines, défendent la terre, menacent la mer. Il faudrait un siège en règle, soutenu par une flotte et une armée formidables pour venir à bout de la résistance qu'offrirait, dès maintenant, Bizerte. Je ne connais pas de spectacle plus imposant et, si j'ose dire, plus merveilleux, que celui que présente à la tombée du jour, sous les lueurs du soleil couchant, cette immense nappe plane et glauque que dominent, au loin, les défenses formidables du Djebel-Kébir, et du Djebel-Rouma.22»[pg!93]
Capitolo Terzo.— Le fortificazioni di Biserta.Biserta, la «maggiore posizione strategica del Mediterraneo». — Crispi impedisce alla Francia di fortificarla. — Gl'impegni del 1881, confermati da vari ministri francesi, sono da Ribot dichiarati senza valore. — Sorpresa della Germania per la teoria di Ribot. — Lord Salisbury presta fede alle dichiarazioni della Francia che non fortificherebbe Biserta. — Pro-memoria di Crispi a Salisbury. — Il cancelliere Caprivi e il reclamo italiano. — Possibilità di guerra. — Il ritiro di Crispi dal Governo lascia libera la Francia. — Lo Stato Maggiore germanico e Biserta. — Una lettera angosciosa di Crispi al Re Umberto. — Biserta fortificata è l'orgoglio della Francia e una minaccia per l'Italia.La questione di Biserta, accesa, si può dire, fin dal 1881, si fece viva e ardente più che mai, sotto il primo ministero Crispi (1887-91).L'on. Crispi, nella qualità di ministro per gli affari esteri, tenne costantemente rivolta la propria attenzione a siffatta vertenza, e non si stancò mai:a) di far tener dietro, con vigilante cura, sul posto, al progresso e alla natura de' lavori che si venivano compiendo a Biserta:b) di denunziare alle potenze amiche, alleate, o interessate, siffatti progressi ed ogni lieve fatto che meritasse di essere rilevato;c) di chiedere schiarimenti e ottenere assicurazioni dal governo francese;d) e sopratutto, di interessare l'Inghilterra a prendere l'iniziativa e ad associarsi a noi e ai nostri alleati in una azione diretta ad impedire il proseguimento di que' lavori. [pg!72] che si rivelavano contrari agl'impegni presi dalla Francia all'epoca dell'imposizione del suo protettorato in Tunisia, e che minacciavano di turbare l'equilibrio e lostatu quonel Mediterraneo.Il gabinetto britannico, dietro nostre replicate sollecitazioni, con memorandum 10 gennaio 1889 ammise e dichiarò al nostro governo di riconoscere che Biserta era lamaggiore posizione strategica nel Mediterraneo, e fermamente ammonì, in conseguenza, il governo della Repubblica francese rammentando gl'impegni da esso presi nel 1881. La Germania fece altrettanto a Parigi per mezzo del proprio ambasciatore. E risulta così che la Francia non dette esecuzione ai suoi progetti perchè l'Europa teneva gli occhi rivolti a Biserta. La Repubblica francese, infatti, — (essendo ministro degli esteri il Goblet) — si affrettò a rassicurare Londra e Roma che non aveva intenzione nè di ampliare nè di fortificare il porto di Biserta, e che trattavasi soltanto di scavi necessarii e periodici.A nuove insistenze del ministro Crispi in data 29 gennaio 1889, Salisbury risponde confermando che la questione di Biserta interessa non meno la Gran Brettagna che l'Italia, e avvertendo che fa esercitare sul luogo continua vigilanza e manda ogni tanto una nave della flotta a constatare il vero stato delle cose.Incessante dopo d'allora fu lo scambio di comunicazioni in proposito con Londra, con Parigi, Vienna e Berlino. Ancora il 5 novembre 1889 lord Salisbury trova giustificate le apprensioni nostre rispetto al porto e ai lavori che cautamente si eseguono a Biserta.Il 25 giugno 1890 l'ambasciatore Tornielli telegrafa a Roma:«Salisbury mi ha detto che il signor Waddington [ambasciatore francese a Londra] nega che i lavori di Biserta abbiano carattere militare.»Ma in ottobre il ministro degli affari esteri della Francia, Ribot, mentre assicura che non sono in corso studi per l'erezione a Biserta di opere militari, afferma che la Francia ha facoltà di erigervene, e alla obiezione mossagli dall'ambasciatore italiano che per bocca dei ministri suoi predecessori la Francia ha assunto impegno di non fortificare quel porto, risponde che qualunque [pg!73] dichiarazione precedente non lega il governo francese, e che il Bey, in ogni caso, ha piena libertà di premunirsi.Questa arditissima teoria del ministro Ribot, comunicata alle Cancellerie amiche col rapporto del generale Menabrea che la riferiva, parve ed era una sfida. La Cancelleria germanica l'accolse severamente, secondo si legge nella lettera che segue dell'ambasciatore di Launay:«Berlino, 5 Novembre 1890.Signor Ministro,Nel ricevimento ebdomadario di ieri ho dato lettura al Segretario di Stato del dispaccio di V. E. del 30 ottobre scorso num.... Mi sono giovato dell'allegato per redigere un promemoria confidenziale che rimetterò in copia, omettendo le due ultime frasi che concernono l'attuale attitudine dell'Inghilterra. Ma nel senso di esse mi sono espresso verbalmente.Il barone de Marschall criticò vivamente la dottrina enunziata dal signor Ribot sul non valore delle dichiarazioni scritte e verbali fatte dai suoi due predecessori circa il porto di Biserta. Una dottrina simile sarebbe contraria a tutte le regole adottate nelle relazioni internazionali ed in opposizione con la buona fede, dalla quale nessuno saprebbe fare astrazione. Sarebbe altresì un atto cinico ed una vera mistificazione il porsi dietro la sovranità del Bey di Tunisi, ridotto a rappresentare una parte da marionetta, per mascherare i progetti della Francia. È questa una nuova goffaggine da aggiungere alle altre commesse dal ministro degli affari Esteri della Repubblica. Egli avrebbe fatto meglio dal suo punto di vista limitandosi a sostenere che la natura dei lavori progettati o in corso di esecuzione a Biserta, e il loro scopo, non hanno e non avranno che un carattere commerciale.Il Segretario di Stato m'ha promesso di scrivere all'ambasciatore di Germania a Londra affinchè parli alForeign Officenel senso del promemoria predetto e ne richiami l'attenzione sul contenuto del medesimo. Se lord Salisbury — forse perchè l'opinione pubblica del suo paese non si appassiona ancora a tale questione — non crede che sia venuto il momento per ricordare al gabinetto francese i suoi impegni formali, questo ministro [pg!74] è però animato da buone intenzioni verso di noi e sorveglia da vicino le mene francesi. Nondimeno è utile dare al marchese di Salisbury una spinta.Il Cancelliere dell'Impero, che ho accompagnato ieri alla stazione per prendere congedo da lui nel momento che partiva per l'Italia, mi ha confermato in termini generali quello che mi ha detto il Segretario di Stato.Launay.»Lord Salisbury, in verità, si dimostrava proclive a prestar fede alle assicurazioni francesi, e all'Incaricato d'affari della Germania esprimeva il parere«non essere opportuno risolvere la questione a Parigi finchè non si produca qualche fatto palese sulle intenzioni del governo francese, mentre il Waddington l'aveva assicurato in modo positivo che il suo governo non mirava a fare di Biserta un porto fortificato.»Dovette Crispi dimostrare a Londra l'irrefutabile carattere militare dei lavori, la gravità della questione e le irreparabili conseguenze che sarebbero per derivarne.Ilpro-memoriache fece presentare a lord Salisbury è questo:«Bizerte ou Benzert, l'ancienne Hippo-Zarytos des Phéniciens, située sur la côte de la Tunisie, là où le continent africain s'allonge vers la Sicile, est à cheval sur le bras de mer qui mène au lac du même nom. Ce lac a une étendue et une profondeur suffisantes pour offrir aux plus gros navires, à l'achèvement des travaux, cinquante milles carrées de mouillage. Ainsi placée sur la Mediterranée, favorisée par la nature qui lui a donné un port très vaste et parfaitement à l'abri des colères de la mer et des attaques des flottes ennemies, et se trouvant aujourd'hui aux mains d'une puissance maritime de premier ordre, Bizerte est un élément de grande valeur dans le calcul des ressources défensives et offensives actuellement à la position des différentes puissances européennes.Cette nouvelle situation, créée par les événements de 1881, attira immédiatement l'attention des cabinets [pg!75] intéressés au maintien de l'équilibre dans la Mediterranée, et il en vint cet échange de notes, de remontrances d'un côté et de vagues assurances de l'autre, qui, commencé dès la descente des Français en Tunisie, n'a pas encore pris fin.Il appert de cet échange de notes qu'au commencement de 1889 le premier ministre de S. M. Britannique paraissait avoir pris un grand intérêt à cette affaire, à cause de laquelle de pressantes démarches avaient été faites auprès de lui, même de Berlin; mais que, plus tard, des explications fournies à Paris l'avaient persuadé que «les travaux projetés n'avaient point de grande importance». Une année après, le 3 juin dernier, toujours convaincu que ce qu'on était en train de faire ou de projeter pour Bizerte n'offrait qu'une mediocre importance, il disait à l'ambassadeur du Roi que «si, comme il le désirait et l'espérait, l'Angleterre et l'Italie restaient unies, leurs forces navales suffisaient à leur donner la supériorité sur toute autre puissance, et n'avaient rien à redouter desfortinsde Bizerte». Plus tard, en septembre, le sous-secrétaire d'Etat aux affaires étrangères déclarait que «les travaux en voie d'execution ne paraissaient pas encore avoir un but militaire».Les considérations suivantes pourront démontrer que l'avis exprimé par leForeign Officen'est guère conforme à l'état réel des choses.En creusant de quelques mètres le port actuel de Bizerte et en élargissant le canal d'entrée moyennant la démolition de la Kasba, on répondrait suffisamment aux exigences du commerce qui est à peu près nul, comme il est démontré à l'evidence par les récettes de la douane qui n'atteignent jamais 50 000 fr. par an. Or, comme il n'est guère admissible qu'on songe à faire de Bizerte le port commercial de la Tunisie, de grands travaux étant en même temps en cours d'exécution dans le port de Tunis,14à 32 milles de Bizerte, il est facile [pg!76] d'en conclure que tout ouvrage visant non pas à améliorer le port actuel, mais à en créer un nouveau de grands proportions, a un but essentiellement militaire. Et les travaux qu'on est en train d'executer à Bizerte ont précisément en vue un port immense, l'un des plus grands du monde, pour lequel on creuse un canal d'entrée de 200 mètres de largeur et de 12 de profondeur.Il est à remarquer que quand même le mouillage serait de beaucoup plus limité, la profondeur que l'on veut donner à ce canal suffit à prouver qu'il est destiné aux grands navires de guerre. En effet, il n'y a pas aujourd'hui de navire marchand ayant un tirant d'eau de 8 ou 9 mètres, qu'atteignent seulement les navires de combat de 1reclasse, jaugeant de 12 à 14 000 tonnes. Le canal de Suez qui interesse tous les pays, qui a été creusé exclusivement pour le commerce et donne passage aux plus grands steamers de toutes les marines marchandes du monde, n'a qu'une profondeur de 8 mètres.Il existe d'ailleurs des preuves directes que dans ce que l'on fait ou qu'on compte faire a Bizerte, on s'est proposé pour but non le commerce mais la guerre. On trouve ces preuves dans la construction d'une grande caserne pour laquelle on a publié dès le mois de mai dernier le décret d'expropriation du terrain nécessaire; dans la construction déjà achevée de baraques pour le génie militaire; dans l'augmentation de l'effectif de la garnison qui a eu lieu ces derniers jours; dans la construction imminente d'ouvrages de fortification en vue desquelles le gouvernement tunisien vient de publier (le 3 de ce mois) un décret du Bey portant constitution de servitudes militaires.15En dernier lieu la fondation d'une grande compagnie appelée duPort de Bizerte16avec un capital de neuf millions, prouve qu'il ne s'agit point de travaux de petite importance, mais bien de travaux grandioses dans lesquels, d'après ce qu'on vient d'exposer et malgré le caractère privé qu'on leur a artificiellement [pg!77] donné, on peut, selon toute raison, reconnaître l'intention de faire de Bizerte un port militaire.Il est inutile d'objecter qu'il faudra de plus grandes sommes et beaucoup d'années pour que cette transformation s'accomplisse; on ne sait que trop que lorsqu'il s'agit de pareils travaux, qui intéressent la défense nationale, les crédits sont toujours accordés aussitôt qu'ils deviennent nécessaires. Il faut au contraire remarquer, ce qui n'est pas aussi universellement connu, qu'il ne faut point de travaux de grandes proportions pour faire de Bizerte un port de guerre, mais qu'il suffit relativement de peu de chose, de façon que le temps et les dépenses nécessaires ne seraient rien moins que proportionnés aux résultats que l'on obtiendrait.17Il ne faut d'ailleurs pas oublier que quand même la place ne serait point fournie de tout le nécessaire dès le commencement des hostilités, elle n'en serait pas moins une grande ressource pour la France et une menace sérieuse pour ses ennemis, si seulement le canal en était rendu praticable aux grands navires sous la protection de quelques puissantes batteries côtières, et si la place contenait les approvisionnements indispensables de charbon, vivres et munitions de guerre et les moyens nécessaires pour radouber des navires.Il n'y a par conséquent rien que de vraisemblable dans la supposition que la France si elle veut (et tout nous prouve qu'elle le veut) possédera à Bizerte, dans un peu plus de cinq ans, un port militaire vaste et sûr qui lui servira de base pour des expéditions maritimes dans la Mediterranée meridionale, et de port de refuge en cas d'insuccès. Et quand même cela n'arriverait que dans dix ans, y a-t-il moyen de ne pas voir que sa puissance sur mer en serait énormément augmentée?La France ne possède actuellement sur la Méditerranée qu'un seul port militaire, celui de Toulon, qui occupe par rapport à l'Italie méridionale et à la mer Jonienne, une position tellement excentrique qu'un gros convoi de troupes de débarquement ne pourrait mettre à la voile de ce port pour le sud de la péninsule ni pour [pg!78] la Sicile, sans courir de graves dangers, soit à cause de la distance à franchir, soit à cause de la flotte italienne qui, de la Madeleine, surveillerait ce mouvement. Mais lorsque Bizerte sera devenue accessible aux grands navires et ceux-ci pourront y trouver du charbon, des vivres, des munitions de guerre et des moyens pour réparer leurs avaries; lorsque cette place sera munie de fortifications maritimes et terrestres, les Français seront alors en mesure de menacer, de la côte tunisienne, les escadres ennemies manoeuvrant dans le bassin méridional de la Méditerranée, et pourront se porter en 20 heures sur Naples, en évitant les eaux surveillées de la Madeleine par la flotte italienne, et se jeter en 8 heures sur Cagliari et sur la Sicile.Il n'y a rien d'exagéré dans l'importance que nous attribuons plus haut aux difficultés provenant de la distance à la quelle Toulon se trouve des côtes de l'Italie méridionale. Il ne s'agit, en effet, ni d'une escadre ni d'une flotte qui peuvent naturellement parcourir la Méditerranée quel que soit l'état de la mer; il s'agit d'un convoi de navires de transport (plus de cent) qui doivent naviguer de conserve sous la protection d'une escadre et par conséquent marcher lentement.Ce convoi, au surplus, ne serait pas en mesure d'opérer le débarquement par un mauvais temps et devrait, dans ce cas, chercher un abri, ou rebrousser chemin, jusqu'à Toulon, en s'exposant, dans le deux hypothèses, au danger d'une attaque de la part de la flotte italienne s'appuyant sur la Madeleine. Ces difficultés ne proviennent donc pas de la distance, mais des dangers que le convoi doit courir pendant cette longue traversée, et qui peuvent venir de deux differents côtés, — de la mer, l'état de laquelle peut rendre impossible d'atteindre à temps le point d'atterrissage, ou empêcher l'opération même du débarquement, — et de la flotte ennemie, à laquelle on offre de cette manière une occasion favorable pour attaquer en route le convoi.Bizerte, étant donnée comme point de départ, tous ces dangers disparaissent. On y concentre le corps de débarquement (la France n'est pas obligée de faire venir, à cet effet, des troupes d'Europe attendu qu'elle a en Algérie un corps d'armée permanent et pourvu de tout ce qu'il faut), on y rassemble et on y tient prêts les [pg!79] transports, on attend ensuite que les conditions générales de la guerre soient favorables à l'opération, et par un soir de calme le convoi met à la voile, se présente le lendemain au point du jour, sans avoir été signalé, sur la côte de Sicile, et opère le débarquement bien avant que le forces destinées à la défense de l'île aient eu le temps d'accourir.Il est inutile d'ajouter que la descente en Sicile d'un gros corps d'armée (35 à 40 000 hommes) aurait une grave influence sur le sort de la guerre. Un pareil évènement serait un désastre matériel et moral et pourrait même entraîner une défaite définitive. Il faut plutôt faire remarquer que si la France voulait renforcer, dès le début des hostilités, ses garnisons d'Algérie, ses ressources maritimes et le nouveau port de Bizerte lui permettraient, la traversée étant très courte et la Madeleine bien éloignée, de porter en Sicile jusqu'à deux corps d'armée, c'est-à-dire 60 000 hommes, en s'assurant par là la supériorité numérique sur les troupes chargées de la défense de l'île.18Cependant l'accroissement énorme de force que la France tirerait, le cas échéant, de la possession d'une nouvelle base d'opérations maritimes dans la Méditerranée, n'est pas fait pour préoccuper seulement l'Italie et ses alliées, les puissances centrales; cela regarderait aussi de très près l'Angleterre, quand même l'alliance de cette puissance avec l'Italie serait un fait accompli. Ce ne sont pas en effet, les «fortins de Bizerte» qu'on aurait à craindre, mais la nouvelle situation qui serait créée par l'existence, sur la côte d'Afrique, d'un port militaire français, d'où la France pourrait aisément attaquer l'Italie du sud et la Sicile sans avoir à redouter les mouvements de la flotte italienne opérant de la Madeleine. Ce nouveau port militaire paralyserait l'action de la Madeleine dans la Méditerranée méridionale, rendrait [pg!80] nécessaire le maintien d'un gros corps d'observation en Sicile et d'autres forces considérables dans les villes maritimes de l'Italie du sud. Il deviendrait par conséquent nécessaire de diminuer d'autant les troupes à porter au delà des Alpes, et cela même si l'Angleterre et l'Italie étaient alliées.Telles sont les conséquences de la création, à Bizerte, d'un nouveau Toulon; tels sont les dangers que l'Italie doit redouter bien plus que les attaques directs sur ses navires pouvant partir des fortifications du nouveau port. Ces fortifications ne seraient que le complément nécessaire de toute place maritime, et doivent être considérées comme telles, et non comme des ouvrages placées sur un bras de mer par où il serait indispensable de passer.Mais ceci n'est pas tout. Si la création du nouveau port militaire nuit directement à l'Italie et indirectement à ses alliées à cause de la diminution de la puissance offensive du royaume et du danger que courrait la Sicile, l'Angleterre aussi, bien qu'elle soit, ou plutôt parce qu'elle est la première puissance maritime du monde, en ressentirait un préjudice sérieux, même si elle était l'alliée de l'Italie et indépendamment du dommage indirect auquel elle serait exposée en cette dernière qualité.Il suffit, en effet, de se rappeler quelle est la situation respective de Gibraltar, Bizerte, Malte e Port-Saïd pour voir que le jour où Bizerte sera un port militaire, elle occupera une formidable position offensive sur le flanc de tous les navires se rendant de l'orient à l'occident et viceversa. Elle sera parfaitement en mesure de harceler et même d'arrêter complètement le commerce de Gibraltar à Malte et à la mer Rouge, c'est-à-dire le commerce de l'Angleterre avec les Indes, et d'empêcher la jonction des flottes anglaises ou anglo-italiennes dans la Méditerranée méridionale. Ce qui forcerait l'Angleterre, si elle était l'alliée de l'Italie aussi bien que si elle demeurait neutre, a augmenter ses forces navales dans la Méditerranée, en restant néammoins menacée dans son commerce, qui est pour elle la vie, et en dégarnissant nécessairement la Manche où, en cas de conflagration européenne, il lui faut absolument être maîtresse de la mer.»[pg!81]Nel colloquio di Milano dell'8 novembre 1890 Crispi aveva detto al Conte di Caprivi non poter permettere che Biserta divenisse un porto militare, e al Cancelliere germanico non era sfuggita tutta l'importanza che la questione aveva per l'Italia. In gennaio 1891, essendo evidente che la Francia non si curava delle proteste italiane e tirava diritto nell'attuazione di un piano prestabilito, Crispi reclamò l'appoggio delle potenze alleate e dell'Inghilterra per una comune azione a Parigi la quale imponesse l'abbandono dei lavori iniziati a Biserta e li vietasse per l'avvenire. L'ultima ratiodi questo passo poteva essere la guerra, e Caprivi ne ammise l'eventualità. Egli infatti diceva al nostro ambasciatore che, pur sperando si raggiungesse lo scopo senza conflitti,«nondimeno bisogna tenersi preparati ad ogni peggiore eventualità e, questa presentandosi, avere in mano tutti i possibili elementi politici e militari di successo. Ora, l'armamento della fanteria germanica col fucile a piccolo calibro sarà compiuto soltanto nella primavera ventura e la formazione dei due nuovi corpi d'esercito soltanto nel prossimo inverno. Tutto, dunque, consiglia di camminare adesso con prudenza e sicuramente.»Pochi giorni dopo il ministero Crispi cadeva, e l'energica sua azione veniva abbandonata. L'Inghilterra e la Germania avvertirono subito ch'era mutata la mano al timone della politica italiana, e ne profittarono. Lord Salisbury sentiva in tutta la questione tunisina la prevalenza degl'interessi italiani su quelli inglesi, e aveva opposto alle premure di Crispi un contegno di cortese passività, senza tuttavia osare di opporsi alla logica stringente del ministro italiano e sconfessare le sue proprie precedenti dichiarazioni. Alla Cancelleria germanica la scomparsa della pressione esercitata da Crispi in base ad argomenti validissimi, sembrò una liberazione.D'altronde, il successore di Crispi, on. Di Rudinì, recando al governo scarsa coscienza degl'interessi d'Italia, prevenzioni mal fondate e minore autorità personale, si adattò alle risposte evasive delForeign Office, il quale facendo propria la teoria dell'Ammiragliato Britannico finì con l'affermare che dalle fortificazioni di Biserta l'Italia e l'Inghilterra nulla avevano a [pg!82] temere, e altresì che Biserta, operando una diversione delle forze navali francesi, sarebbe stata una debolezza e un danno per la Francia.19Cosicchè la Francia preso coraggio dalla remissività del nuovo ministero italiano che si preoccupava di fare una politica estera diversa da quella di Crispi — caduto dal potere con grande e non dissimulata gioia della Francia — dopo avere raccolto a poco a poco i materiali necessarii, iniziò nel 1892 le fortificazioni sull'estremo punto nord dell'Africa, dissimulandone con [pg!83] la lentezza dei lavori il valore bellico per poter negare l'opera che andava compiendo in dispregio degl'impegni presi dinanzi alle potenze, quando nel 1881 impose il suo protettorato al Bey di Tunisi.L'on. Crispi, ritornato privato cittadino aveva continuato a seguire la questione con cuore di patriotta. Qualche amico lo informava di quanto avveniva nella Reggenza in fatto di armamenti. [pg!84]Ecco un saggio delle notizie che gli pervenivano:«29 maggio.— Arrivarono col postale franceseVille de Naples80 casse polveri.31 maggio.— Arrivarono col postale francese via Algeri casse 50 cartucce.3 luglio.— Arrivarono col postale franceseVille de Bône750 barili polveri.6 luglio.— Arrivarono col postale franceseVille de Rome27 casse cartucce.10 luglio.— Arrivarono col postale francese 350 barili polvere; peso di ogni barile cg. 5».In settembre 1891, in seguito a informazioni allarmanti pubblicate da qualche giornale intorno a una intensa preparazione militare dei francesi in Tunisia, il ministro Rudinì ordinò al Console generale Macchiavelli di recarsi a Biserta per verificare quali lavori si facessero in quel forte. Il Macchiavelli fu respinto dal Comando militare perchè non aveva un permesso da Parigi! Parecchi giornali osservarono che quella mortificazione poteva esserci risparmiata, giacchè non occorreva mandare a Biserta il rappresentante ufficiale d'Italia per apprendere ciò che in Tunisia era noto a tutti. Un giornale ispirato da Crispi, laRiforma, scriveva il 1.º dicembre:«Non sa il Governo italiano che le fortificazioni di Biserta sono in opposizione con gl'impegni assunti formalmente dalla Francia?E non pensa a richiamare quegli impegni alla memoria del Governo di Parigi?Non potendo far altro, il 14 febbrajo 1892 Crispi espresse al Re la sua angoscia con la seguente lettera:«Sire!Qual'è la miglior politica, lasciar fortificare Biserta o impedire che sia fortificata? Delle due vie l'Italia, sotto il mio ministero, scelse la seconda.La questione fu trattata a Londra e a Berlino.Lord Salisbury in conseguenza dei nostri reclami interpellò due volte Waddington su cotesto argomento: e l'ambasciatore francese assicurò Sua Signoria in modo positivo che il suo governo non mirava a fare di Biserta [pg!85] un porto militare. Ciò risulta da un telegramma giuntoci da Berlino il 28 gennaio 1891.Da due dispacci del 5 e del 13 agosto 1890 fummo informati che circa la questione tunisina Caprivi aveva detto al nostro Incaricato d'affari che «la Germania non trascurerebbe gl'interessi italiani e saprebbeall'occasionefare onore agli impegni contratti verso di noi».Alla sua volta il conte di Kálnoky il 5 agosto 1890 faceva al conte Nigra, sullo stesso argomento, la seguente dichiarazione: «Il governo Austro-Ungarico è disposto associarsi a qualunque azione diplomatica, insieme alle altre potenze amiche, in favore dell'Italia».Io devo credere che nulla fu fatto negli ultimi dodici mesi che il mio successore ha tenuto il Ministero degli affari esteri. Dovrò anche supporre che sia rimasto senza risposta un dispaccio giunto da Londra alla Consulta dopo il 31 gennaio 1891. Intanto è constatato che a Biserta son cominciate le opere di fortificazione!Con Biserta e Tolone i Francesi diverrebbero gli assoluti padroni del Mediterraneo.20A lord Salisbury io scrissi un giorno che, ciò avverandosi, l'Inghilterra non sarebbe più sicura in Malta e che potrebbe essere cacciata dall'Egitto.Sarebbero maggiori i pericoli per noi, e ci si renderebbe necessario munire potentemente la Sicilia e la Sardegna, le quali, in caso di guerra, sarebbero le prime ad essere minacciate. Nè basta: dovremmo tenere forti eserciti nelle due grandi isole del Regno, ed occupata la nostra flotta nelle acque africane.Per munire potentemente la Sardegna e la Sicilia vuolsi una enorme spesa, per la quale al Tesoro italiano mancano i mezzi. Comunque, in un momento in cui il governo di V. M. è obbligato a fare dolorose economie, è strano che per una falsa politica il governo medesimo debba esser causa di una nuova spesa.Quello che importerebbe Biserta fortificata fu fatto palese a Berlino, e fu aggiunto che qualora scoppiasse la guerra, e la Germania fosse attaccata, noi non potremmo disporre di tutte le nostre forze, imperocchè saremmo costretti a localizzare la maggior parte delle [pg!86] truppe per prevenire gli attacchi che sicuramente verrebbero dal mare, ed in conseguenza per difenderci.Quando la Francia occupò Tunisi promise che non ne avrebbe fatto una piazza di guerra. Oggi, fortificando Biserta, il governo della Repubblica non solamente manca alla promessa, ma muta lostatu-quonel Mediterraneo. Con gli accordi del 12 febbraio e del 24 marzo 1887, la Gran Brettagna, l'Italia e l'Austria-Ungheria s'impegnarono a non permettere che questo mutamento avvenisse e, in ogni caso, si obbligarono a procedere d'accordo.Io non porto la questione alla Camera perchè una pubblica discussione su così grave argomento nuocerebbe agl'interessi nazionali. Io poi personalmente ne raccoglierei nuovi odii dai Francesi senz'alcun beneficio pel nostro paese: e mi taccio.Il silenzio del Parlamento e l'inerzia dei Ministri, mi permetta, Sire, di dirlo schiettamente e lealmente, non salvano il Re dalla sua responsabilità verso la Patria comune.Costituzionalmente V. M. non è responsabile di quello che avviene, ma lo è moralmente dinanzi alla Nazione della quale è il Capo e il tutore. Or l'avvenire della Nazione può essere compromesso dalla politica attuale.Questa lettera da parte mia non sarà comunicata ad anima viva; rimarrà segreta. È scritta per V. M. e per V. M. soltanto.Ho creduto un dovere di coscienza di scriverla. Ho voluto anche questa volta testimoniare la mia piena fede nel Re, nel quale è personificata l'unità nazionale.Al Re dunque doveva rivolgere la franca parola.Ho l'onore di ripetermi di V. M.L'umil. Dev. Servit. e CuginoFrancesco Crispi.»Non risulta che il governo italiano facesse opera diplomatica efficace. I lavori furono incessantemente proseguiti, e quando Crispi ritornò al potere, nel dicembre 1893, essi erano giunti a tal progresso che ogni contrasto sarebbe giunto tardivo. Il 7 marzo 1894 l'ambasciatore Ressman, in seguito ad una pubblicazione che annunziava l'inizio dei lavori ch'erano, invece, molto innanzi, interpellò il Presidente del Consiglio, Casimir-Périer; [pg!87] il quale, abbandonato il sistema di denegazioni seguito in passato dai ministri francesi, dichiarò la realtà, giustificando però la decisione di fortificare Biserta col concentramento di truppe italiane in Sicilia, come se questo, invece che determinato dalle condizioni allora allarmanti dell'ordine pubblico in quell'isola, nascondesse il proposito di un colpo di mano sulla Tunisia!Ma ecco la lettera del Ressman:«Signor Ministro,Sotto il titolo «Bizerte et la Spezia» il Figaro pubblica stamane in prima pagina un articolo che principia colle parole:«Ci si assicura che sono stati testè dati ordini per cominciare i lavori militari di Biserta: felicito il Governo di questa patriottica risoluzione».Riferendomi a quest'asserzione delFigaro, ho nell'odierna udienza domandato al signor Casimir-Périer se vi fosse alcun che di vero, non senza premettere che più volte i suoi predecessori, interpellati sui lavori che il Governo francese faceva eseguire nel porto di Biserta, avevano dichiarato che quei lavori avevano per solo scopo di facilitare alle navi mercantili l'accesso del lago interno e che erano intrapresi esclusivamente per ragioni e scopi di commercio.Il Ministro degli Affari Esteri mi rispose che egli diede difatti gli ordini di proteggere l'entrata del canale di Biserta, dietro ripetuta richiesta del Bey di Tunisi e del signor Rouvier, circa sei settimane addietro. Egli ebbe la franchezza d'aggiungere che a tale risoluzione lo avevano determinato le apprensioni che allora qui si manifestarono per il sì considerevole accentramento di truppe italiane in Sicilia. Mi disse poi che i lavori militari a Biserta si limitavano all'armamento di due batterie, una sulla destra e l'altra sulla sinistra della entrata del canale, per le quali già da tempo erano state costruite le spianate e tracciati gli accessi, e che l'ammontare della spesa incontrata, che fu di soli 600 000 franchi, prova non essersi fatto nulla di eccessivo. Gli pareva d'altronde che non vi fosse ragione di giudicare questi lavori diversamente dai lavori di fortificazione di Tunisi pei quali si erano spesi 300 000 franchi.»[pg!88]A poco a poco la verità non fu più negata; anzi il lavorìo dissimulato divenne aperto e le opere di fortificazione e di armamento furono accelerate.LaDépêche Tunisiennedell'11 giugno 1895 pubblicava:«Paroles significatives:En réponse aux souhaits de bienvenue que lui adressaient à Bizerte le vice-consul de France et les députations du conseil municipal, du syndicat de Bizerte et de la compagnie du port, M. le vice-amiral de la Jaille, commandant l'escadre active de la Méditerranée, a exprimé, nous apprend leCourrier de Bizerte, toute sa satisfaction de voir arriver à bonne fin, et en un si court laps de temps, ces travaux qui font de Bizert un port si précieux pour la France.Jusqu'ici, a-t-il ajouté, retenue par de vains prétextes, la flotte française avait évité d'y jeter l'ancre. Mais le charme est maintenant rompu, car dédaignant certaines susceptibilités ménagées jusqu'ici, la marine française vient de prendre définitivement possession de Bizerte. Comme le croiseurSuchet, dit-il, les cuirassés de mon escadre auraient pu entrer dans le canal et le lac, n'eût été ce banc de rocher qui reste à enlever sur une cinquantaine de mètres et qui rétrécit à 37 mètres le chenal navigable; mais ce n'est que partie remise, puisque ce travail n'est plus qu'une affaire de semaines. A sa prochaine tournée l'escadre de la Méditerranée commandée alors par l'amiral Gervais, ne manquera certainement pas de venir y jeter l'ancre et de séjourner dans le lac.»Quanto fossero fondate le ansie di Crispi e colpevole l'indifferenza dei suoi successori dinanzi al pericolo che sorgeva con la creazione del porto militare di Biserta, lo desumiamo dall'orgoglio col quale autorevoli uomini politici e scrittori francesi hanno esaltato dipoi l'accrescimento di potenza che n'è derivato alla Francia.Un ministro della marina francese, il signor Pelletan, con poca diplomazia, ma con grande sincerità, affermò nel 1902 che Biserta assicurava al suo paese il dominio del Mediterraneo.E Gabriele Hanotaux, ex-ministro degli Affari Esteri, in un libro intitolatoLa Paix latinesi compiacque nell'enumerare [pg!89] le difficoltà superate e magnificare la conquista compiuta. Giova riprodurre e meditare alcune pagine di quel libro:«.... Du côté de l'Italie, enfin, sous le ministère de M. Crispi les relations étaient telles que l'on pouvait tout craindre.Cette situation générale, qui résultait d'une accumulation de circonstances, pour la plus part indépendantes de la volonté des hommes, était franchement mauvaise. Je n'avais qu'à suivre les exemples qui m'étaient laissés par mes prédécesseurs, pour m'efforcer d'y porter remède. J'eus le bonheur d'y réussir, L'incident franco-congolais fut promptement réglé.......... Enfin, entre la France et l'Italie, après une période difficile qui eût son point de tension extrême au moment du rappel de l'ambassadeur Ressman, les dispositions se modifièrent. Une grave difficulté était en perspective: l'échéance des conventions qui engageaient la Tunisie à l'égard des puissances européennes. Le sort de la Régence et celui de la Méditerranée étaient en suspens. Mais, par une volonté réciproque, l'orage menaçant se dissipa. Un esprit de conciliation et de concessions dû surtout à l'influence de M. le marquis de Rudinì et de M. le marquis Visconti-Venosta, inspira les pourparlers qui eurent finalement pour résultat les divers arrangements qui confirmèrent le protectorat de la France sur la Tunisie, qui laissèrent à celle-ci la disposition pleine et entière de la puissante position maritime de Bizerte....21Le vaste établissement militaire qui s'achève à Bizerte intéresse à la fois l'Europe et l'Afrique. Il commande un des grands chemins du monde. Il est place dans une région où l'antiquité a toujours connu de grands ports, Utique, Hippone, et surtout Carthage. Plus d'une fois, les destinées du monde ont basculé sur cette pointe de terre où la nature a creusé — comme un abri et comme une menace — ce double lac dont les dimensions et la profondeur sont faites pour l'armada des léviathans modernes.La mer Méditerranée est divisée en deux parties nettement définies: l'une forme la tête du lion, l'autre le corps; l'une, à l'Occident, baigne l'Espagne et le Maroc, la Provence et l'Algérie; l'autre, dans la partie orientale, réunit les trois continents: Europe, Asie, Afrique; elle caresse, de son flot bleu, la Grèce et ses îles, l'Asie-Mineure et l'Égypte: elle se prolonge par les détroits, jusque dans la mer Noire; elle débouche sur le reste du monde par le canal de Suez.Or, ces deux parties, se rejoignent en un point qui forme comme le col de la bête; c'est à l'étranglement qui se produit entre la Sicile et la terre d'Afrique. L'île de Malte, un peu en arrière de ce détroit, en surveille la [pg!90] sortie; mais Bizerte est mieux située encore, car elle le domine. Bizerte prend la Méditerranée à la gorge.En ce point décisif, une volonté de la nature a creusé ce lac offrant une surface de 15.000 hectares sur lesquels 1.300 sont assez profonds pour recevoir les plus grands bâtiments. Un des plus beaux ports du monde se trouve donc dans un des points les plus importants du monde.Il fallait avoir le point et il fallait avoir le port.Telle est l'entreprise à laquelle la France s'est consacrée depuis vingt ans et qu'elle a réalisée avec une ténacité et un esprit de suite qui peut-être, un jour, seront comptés à notre pays, si méconnu par les autres et si souvent calomnié par lui-même.Pour avoir Bizerte, il fallait avoir la Tunisie: ce fut la première partie de l'entreprise. Au début, il ne fut guère question de Bizerte: on était tout aux Khroumirs. Seules, les puissances européennes, connaissant à merveille l'importance de la partie qui se jouait, prétendirent mettre un veto sur l'entreprise éventuelle d'un grand port à Bizerte, et M. Barthélemy Saint-Hilaire, alors ministre des affaires étrangères, agit sagement, en remettant à l'avenir le dessein d'un établissement militaire au sujet duquel on l'interrogeait.Contre vents et marée Jules Ferry en vint à ses fins; l'occupation française imposa notre protectorat à la Régence. La question de la défense militaire fut posée du même jour. Elle se combinait naturellement avec celle de l'Algérie. La Tunisie, faisant l'effet d'un bastion avancé vers la mer et vers l'Orient, attira donc toute l'attention.En quel point établirait-on la citadelle et l'arx de la nouvelle conquête? Quelques-uns, songeant à l'esprit turbulent des populations indigènes et aux difficultés que rencontrerait éventuellement une expédition venue du dehors, si elle était obligée de pénétrer dans les terres, désignaient comme nœud de la défense, cette antique ville de Tébessa qui avait été longtemps le refuge de la domination romaine en péril. D'autres, prévoyant le développement africain de l'Empire colonial français vers les régions centrales et vers le lac Tchad, insistaient pour qu'on utilisât l'angle et le port naturel que fait, au coude de la Syrte, derrière l'île de Djerba, la baie de Bougrara.Mais Bizerte s'imposa: Bizerte, point propice, à la fois, à la défensive et à l'offensive, également bien situé si on envisage la terre et si on envisage la mer, dominant la capitale, Tunis, sans être entravé par elle, aboutissant presque immédiat du plus grand fleuve de la Tunisie, la Medjerda, et de la plus importante voie ferrée du Nord de l'Afrique, celle qui réunit Alger à Tunis.Quant aux avantages militaires de ce port, véritablement unique, ils sont exposés, avec la plus grande précision, dans une étude du lieutenant-colonel Espitalier: «Le rayon tactique d'action, d'un cuirassé filant 18 nœuds, [pg!91] autour d'un point d'appui, est de 180 milles environ, si l'on veut qu'il puisse revenir à son port d'attache. Dans ces conditions, le cercle tactique de Bizerte coupe le rivage de la Sicile et couvre tout le passage entre ce rivage et la côte africaine. Il coupe aussi le cercle d'action des navires anglais de Malte. Si l'on combine le cercle d'action de Bizerte avec ceux de Mers-el-Kébir, d'Alger, d'Ajaccio et des ports métropolitains, il est facile de voir que tout le bassin occidental de la Méditerranée est sous notre dépendance tactique et que Bizerte est la clef de notre action du côté de l'Est».Ces raisons confirmèrent les impressions favorables que la situation géographique et la convenance du site avaient fait naître dans les esprits. Mais comment rompre les engagements, comment déjouer la surveillance étroite des diplomaties rivales qui tenaient en suspens l'avenir de Bizerte? L'histoire éclairera un jour, ces points. [?]On n'eut, d'abord, d'autre dessein patent que de transformer la vieille station à demi abandonnée de «Benzert» et qui remontait à la conquête espagnole, en un port de pêche et un port commercial à tout le moins abordable. Ce fut ainsi que, le plus simplement du monde, on mit, pour la première fois, la pioche en terre et qu'on commença à élargir et à régulariser le chenal.Même, pour ces premiers travaux, si insignifiants qu'ils parussent, il fallait de l'argent; une combinaison ingénieuse le procura. C'est Bizerte lui-même qui subventionna l'avenir de Bizerte.Dans ces lacs ouverts sur la Méditerranée comme des viviers immenses, le poisson, à des époques et à des heures régulières, monte et descend. L'armée innombrable des dorades, des loups, des rougets, des bars, entre et sort par un mouvement régulier et se précipite comme un torrent alternatif et vivant par l'étroit passage du goulet.Le monopole de la pêche maritime à Bizerte fut un des avantages principaux de la concession qui fut consentie à la maison Hersent et Couvreux, à charge de commencer les premiers travaux du port commercial.Ainsi, l'inépuisable richesse que le flot emporte et ramène a redressé le chenal, aligné les premiers quais, poussés au loin, dans la mer, les rocs des premières jetées. La chair s'est faite pierre, et c'est sur cette fondation animée que Bizerte s'élève maintenant.La conception initiale se transformait progressivement, ou plutôt, poursuivie longuement dans le silence, elle put, sans inconvénient, se manifester au grand jour.En 1897, l'Europe était, comme elle l'est aujourd'hui, attentive au problème oriental qui paraissait sur le point de se poser. Parmi les difficultés et les lenteurs du concert européen, l'affaire crétoise évoluait péniblement vers une solution pacifique. Cette heure parut opportune pour régler définitivement la question tunisienne et pour délivrer Bizerte. [pg!92]Ainsi, de ce conflit redoutable de sentiments et d'intérêts, la France tirait du moins un avantage positif. Son autorité navale dans le Méditerranée se multipliait, en quelque sorte, par ce «doublet» de Toulon. Selon le mot de l'amiral Gervais, «près de Tunis la Blanche on aurait désormais Bizerte la Forte».Depuis lors, une immense activité règne sur les lacs. Le chenal se trouve porté de 100 mètres de large à la surface, à 200 mètres. Les jetées sont prolongées en mer, couvertes par un môle construit par 17 à 20 mètres de profondeur; elles font un immense avant-port et permettront, en tout temps, l'entrée et la sortie aux bâtiments français, interdisant, par contre, à une flotte étrangère de forcer le passage comme à Santiago et «de mettre en bouteille» la flotte française, abritée sans être enfermée.Dans le port, de vastes bassins de radoub sont achevés; plus loin encore, l'arsenal maritime s'élève, plus loin encore les fortifications construites partout sur la ceinture des collines, défendent la terre, menacent la mer. Il faudrait un siège en règle, soutenu par une flotte et une armée formidables pour venir à bout de la résistance qu'offrirait, dès maintenant, Bizerte. Je ne connais pas de spectacle plus imposant et, si j'ose dire, plus merveilleux, que celui que présente à la tombée du jour, sous les lueurs du soleil couchant, cette immense nappe plane et glauque que dominent, au loin, les défenses formidables du Djebel-Kébir, et du Djebel-Rouma.22»[pg!93]
Biserta, la «maggiore posizione strategica del Mediterraneo». — Crispi impedisce alla Francia di fortificarla. — Gl'impegni del 1881, confermati da vari ministri francesi, sono da Ribot dichiarati senza valore. — Sorpresa della Germania per la teoria di Ribot. — Lord Salisbury presta fede alle dichiarazioni della Francia che non fortificherebbe Biserta. — Pro-memoria di Crispi a Salisbury. — Il cancelliere Caprivi e il reclamo italiano. — Possibilità di guerra. — Il ritiro di Crispi dal Governo lascia libera la Francia. — Lo Stato Maggiore germanico e Biserta. — Una lettera angosciosa di Crispi al Re Umberto. — Biserta fortificata è l'orgoglio della Francia e una minaccia per l'Italia.
La questione di Biserta, accesa, si può dire, fin dal 1881, si fece viva e ardente più che mai, sotto il primo ministero Crispi (1887-91).
L'on. Crispi, nella qualità di ministro per gli affari esteri, tenne costantemente rivolta la propria attenzione a siffatta vertenza, e non si stancò mai:
a) di far tener dietro, con vigilante cura, sul posto, al progresso e alla natura de' lavori che si venivano compiendo a Biserta:
b) di denunziare alle potenze amiche, alleate, o interessate, siffatti progressi ed ogni lieve fatto che meritasse di essere rilevato;
c) di chiedere schiarimenti e ottenere assicurazioni dal governo francese;
d) e sopratutto, di interessare l'Inghilterra a prendere l'iniziativa e ad associarsi a noi e ai nostri alleati in una azione diretta ad impedire il proseguimento di que' lavori. [pg!72] che si rivelavano contrari agl'impegni presi dalla Francia all'epoca dell'imposizione del suo protettorato in Tunisia, e che minacciavano di turbare l'equilibrio e lostatu quonel Mediterraneo.
Il gabinetto britannico, dietro nostre replicate sollecitazioni, con memorandum 10 gennaio 1889 ammise e dichiarò al nostro governo di riconoscere che Biserta era lamaggiore posizione strategica nel Mediterraneo, e fermamente ammonì, in conseguenza, il governo della Repubblica francese rammentando gl'impegni da esso presi nel 1881. La Germania fece altrettanto a Parigi per mezzo del proprio ambasciatore. E risulta così che la Francia non dette esecuzione ai suoi progetti perchè l'Europa teneva gli occhi rivolti a Biserta. La Repubblica francese, infatti, — (essendo ministro degli esteri il Goblet) — si affrettò a rassicurare Londra e Roma che non aveva intenzione nè di ampliare nè di fortificare il porto di Biserta, e che trattavasi soltanto di scavi necessarii e periodici.
A nuove insistenze del ministro Crispi in data 29 gennaio 1889, Salisbury risponde confermando che la questione di Biserta interessa non meno la Gran Brettagna che l'Italia, e avvertendo che fa esercitare sul luogo continua vigilanza e manda ogni tanto una nave della flotta a constatare il vero stato delle cose.
Incessante dopo d'allora fu lo scambio di comunicazioni in proposito con Londra, con Parigi, Vienna e Berlino. Ancora il 5 novembre 1889 lord Salisbury trova giustificate le apprensioni nostre rispetto al porto e ai lavori che cautamente si eseguono a Biserta.
Il 25 giugno 1890 l'ambasciatore Tornielli telegrafa a Roma:
«Salisbury mi ha detto che il signor Waddington [ambasciatore francese a Londra] nega che i lavori di Biserta abbiano carattere militare.»
«Salisbury mi ha detto che il signor Waddington [ambasciatore francese a Londra] nega che i lavori di Biserta abbiano carattere militare.»
Ma in ottobre il ministro degli affari esteri della Francia, Ribot, mentre assicura che non sono in corso studi per l'erezione a Biserta di opere militari, afferma che la Francia ha facoltà di erigervene, e alla obiezione mossagli dall'ambasciatore italiano che per bocca dei ministri suoi predecessori la Francia ha assunto impegno di non fortificare quel porto, risponde che qualunque [pg!73] dichiarazione precedente non lega il governo francese, e che il Bey, in ogni caso, ha piena libertà di premunirsi.
Questa arditissima teoria del ministro Ribot, comunicata alle Cancellerie amiche col rapporto del generale Menabrea che la riferiva, parve ed era una sfida. La Cancelleria germanica l'accolse severamente, secondo si legge nella lettera che segue dell'ambasciatore di Launay:
«Berlino, 5 Novembre 1890.Signor Ministro,Nel ricevimento ebdomadario di ieri ho dato lettura al Segretario di Stato del dispaccio di V. E. del 30 ottobre scorso num.... Mi sono giovato dell'allegato per redigere un promemoria confidenziale che rimetterò in copia, omettendo le due ultime frasi che concernono l'attuale attitudine dell'Inghilterra. Ma nel senso di esse mi sono espresso verbalmente.Il barone de Marschall criticò vivamente la dottrina enunziata dal signor Ribot sul non valore delle dichiarazioni scritte e verbali fatte dai suoi due predecessori circa il porto di Biserta. Una dottrina simile sarebbe contraria a tutte le regole adottate nelle relazioni internazionali ed in opposizione con la buona fede, dalla quale nessuno saprebbe fare astrazione. Sarebbe altresì un atto cinico ed una vera mistificazione il porsi dietro la sovranità del Bey di Tunisi, ridotto a rappresentare una parte da marionetta, per mascherare i progetti della Francia. È questa una nuova goffaggine da aggiungere alle altre commesse dal ministro degli affari Esteri della Repubblica. Egli avrebbe fatto meglio dal suo punto di vista limitandosi a sostenere che la natura dei lavori progettati o in corso di esecuzione a Biserta, e il loro scopo, non hanno e non avranno che un carattere commerciale.Il Segretario di Stato m'ha promesso di scrivere all'ambasciatore di Germania a Londra affinchè parli alForeign Officenel senso del promemoria predetto e ne richiami l'attenzione sul contenuto del medesimo. Se lord Salisbury — forse perchè l'opinione pubblica del suo paese non si appassiona ancora a tale questione — non crede che sia venuto il momento per ricordare al gabinetto francese i suoi impegni formali, questo ministro [pg!74] è però animato da buone intenzioni verso di noi e sorveglia da vicino le mene francesi. Nondimeno è utile dare al marchese di Salisbury una spinta.Il Cancelliere dell'Impero, che ho accompagnato ieri alla stazione per prendere congedo da lui nel momento che partiva per l'Italia, mi ha confermato in termini generali quello che mi ha detto il Segretario di Stato.Launay.»
«Berlino, 5 Novembre 1890.
Signor Ministro,
Signor Ministro,
Signor Ministro,
Nel ricevimento ebdomadario di ieri ho dato lettura al Segretario di Stato del dispaccio di V. E. del 30 ottobre scorso num.... Mi sono giovato dell'allegato per redigere un promemoria confidenziale che rimetterò in copia, omettendo le due ultime frasi che concernono l'attuale attitudine dell'Inghilterra. Ma nel senso di esse mi sono espresso verbalmente.
Il barone de Marschall criticò vivamente la dottrina enunziata dal signor Ribot sul non valore delle dichiarazioni scritte e verbali fatte dai suoi due predecessori circa il porto di Biserta. Una dottrina simile sarebbe contraria a tutte le regole adottate nelle relazioni internazionali ed in opposizione con la buona fede, dalla quale nessuno saprebbe fare astrazione. Sarebbe altresì un atto cinico ed una vera mistificazione il porsi dietro la sovranità del Bey di Tunisi, ridotto a rappresentare una parte da marionetta, per mascherare i progetti della Francia. È questa una nuova goffaggine da aggiungere alle altre commesse dal ministro degli affari Esteri della Repubblica. Egli avrebbe fatto meglio dal suo punto di vista limitandosi a sostenere che la natura dei lavori progettati o in corso di esecuzione a Biserta, e il loro scopo, non hanno e non avranno che un carattere commerciale.
Il Segretario di Stato m'ha promesso di scrivere all'ambasciatore di Germania a Londra affinchè parli alForeign Officenel senso del promemoria predetto e ne richiami l'attenzione sul contenuto del medesimo. Se lord Salisbury — forse perchè l'opinione pubblica del suo paese non si appassiona ancora a tale questione — non crede che sia venuto il momento per ricordare al gabinetto francese i suoi impegni formali, questo ministro [pg!74] è però animato da buone intenzioni verso di noi e sorveglia da vicino le mene francesi. Nondimeno è utile dare al marchese di Salisbury una spinta.
Il Cancelliere dell'Impero, che ho accompagnato ieri alla stazione per prendere congedo da lui nel momento che partiva per l'Italia, mi ha confermato in termini generali quello che mi ha detto il Segretario di Stato.
Launay.»
Lord Salisbury, in verità, si dimostrava proclive a prestar fede alle assicurazioni francesi, e all'Incaricato d'affari della Germania esprimeva il parere
«non essere opportuno risolvere la questione a Parigi finchè non si produca qualche fatto palese sulle intenzioni del governo francese, mentre il Waddington l'aveva assicurato in modo positivo che il suo governo non mirava a fare di Biserta un porto fortificato.»
«non essere opportuno risolvere la questione a Parigi finchè non si produca qualche fatto palese sulle intenzioni del governo francese, mentre il Waddington l'aveva assicurato in modo positivo che il suo governo non mirava a fare di Biserta un porto fortificato.»
Dovette Crispi dimostrare a Londra l'irrefutabile carattere militare dei lavori, la gravità della questione e le irreparabili conseguenze che sarebbero per derivarne.
Ilpro-memoriache fece presentare a lord Salisbury è questo:
«Bizerte ou Benzert, l'ancienne Hippo-Zarytos des Phéniciens, située sur la côte de la Tunisie, là où le continent africain s'allonge vers la Sicile, est à cheval sur le bras de mer qui mène au lac du même nom. Ce lac a une étendue et une profondeur suffisantes pour offrir aux plus gros navires, à l'achèvement des travaux, cinquante milles carrées de mouillage. Ainsi placée sur la Mediterranée, favorisée par la nature qui lui a donné un port très vaste et parfaitement à l'abri des colères de la mer et des attaques des flottes ennemies, et se trouvant aujourd'hui aux mains d'une puissance maritime de premier ordre, Bizerte est un élément de grande valeur dans le calcul des ressources défensives et offensives actuellement à la position des différentes puissances européennes.Cette nouvelle situation, créée par les événements de 1881, attira immédiatement l'attention des cabinets [pg!75] intéressés au maintien de l'équilibre dans la Mediterranée, et il en vint cet échange de notes, de remontrances d'un côté et de vagues assurances de l'autre, qui, commencé dès la descente des Français en Tunisie, n'a pas encore pris fin.Il appert de cet échange de notes qu'au commencement de 1889 le premier ministre de S. M. Britannique paraissait avoir pris un grand intérêt à cette affaire, à cause de laquelle de pressantes démarches avaient été faites auprès de lui, même de Berlin; mais que, plus tard, des explications fournies à Paris l'avaient persuadé que «les travaux projetés n'avaient point de grande importance». Une année après, le 3 juin dernier, toujours convaincu que ce qu'on était en train de faire ou de projeter pour Bizerte n'offrait qu'une mediocre importance, il disait à l'ambassadeur du Roi que «si, comme il le désirait et l'espérait, l'Angleterre et l'Italie restaient unies, leurs forces navales suffisaient à leur donner la supériorité sur toute autre puissance, et n'avaient rien à redouter desfortinsde Bizerte». Plus tard, en septembre, le sous-secrétaire d'Etat aux affaires étrangères déclarait que «les travaux en voie d'execution ne paraissaient pas encore avoir un but militaire».Les considérations suivantes pourront démontrer que l'avis exprimé par leForeign Officen'est guère conforme à l'état réel des choses.En creusant de quelques mètres le port actuel de Bizerte et en élargissant le canal d'entrée moyennant la démolition de la Kasba, on répondrait suffisamment aux exigences du commerce qui est à peu près nul, comme il est démontré à l'evidence par les récettes de la douane qui n'atteignent jamais 50 000 fr. par an. Or, comme il n'est guère admissible qu'on songe à faire de Bizerte le port commercial de la Tunisie, de grands travaux étant en même temps en cours d'exécution dans le port de Tunis,14à 32 milles de Bizerte, il est facile [pg!76] d'en conclure que tout ouvrage visant non pas à améliorer le port actuel, mais à en créer un nouveau de grands proportions, a un but essentiellement militaire. Et les travaux qu'on est en train d'executer à Bizerte ont précisément en vue un port immense, l'un des plus grands du monde, pour lequel on creuse un canal d'entrée de 200 mètres de largeur et de 12 de profondeur.
«Bizerte ou Benzert, l'ancienne Hippo-Zarytos des Phéniciens, située sur la côte de la Tunisie, là où le continent africain s'allonge vers la Sicile, est à cheval sur le bras de mer qui mène au lac du même nom. Ce lac a une étendue et une profondeur suffisantes pour offrir aux plus gros navires, à l'achèvement des travaux, cinquante milles carrées de mouillage. Ainsi placée sur la Mediterranée, favorisée par la nature qui lui a donné un port très vaste et parfaitement à l'abri des colères de la mer et des attaques des flottes ennemies, et se trouvant aujourd'hui aux mains d'une puissance maritime de premier ordre, Bizerte est un élément de grande valeur dans le calcul des ressources défensives et offensives actuellement à la position des différentes puissances européennes.
Cette nouvelle situation, créée par les événements de 1881, attira immédiatement l'attention des cabinets [pg!75] intéressés au maintien de l'équilibre dans la Mediterranée, et il en vint cet échange de notes, de remontrances d'un côté et de vagues assurances de l'autre, qui, commencé dès la descente des Français en Tunisie, n'a pas encore pris fin.
Il appert de cet échange de notes qu'au commencement de 1889 le premier ministre de S. M. Britannique paraissait avoir pris un grand intérêt à cette affaire, à cause de laquelle de pressantes démarches avaient été faites auprès de lui, même de Berlin; mais que, plus tard, des explications fournies à Paris l'avaient persuadé que «les travaux projetés n'avaient point de grande importance». Une année après, le 3 juin dernier, toujours convaincu que ce qu'on était en train de faire ou de projeter pour Bizerte n'offrait qu'une mediocre importance, il disait à l'ambassadeur du Roi que «si, comme il le désirait et l'espérait, l'Angleterre et l'Italie restaient unies, leurs forces navales suffisaient à leur donner la supériorité sur toute autre puissance, et n'avaient rien à redouter desfortinsde Bizerte». Plus tard, en septembre, le sous-secrétaire d'Etat aux affaires étrangères déclarait que «les travaux en voie d'execution ne paraissaient pas encore avoir un but militaire».
Les considérations suivantes pourront démontrer que l'avis exprimé par leForeign Officen'est guère conforme à l'état réel des choses.
En creusant de quelques mètres le port actuel de Bizerte et en élargissant le canal d'entrée moyennant la démolition de la Kasba, on répondrait suffisamment aux exigences du commerce qui est à peu près nul, comme il est démontré à l'evidence par les récettes de la douane qui n'atteignent jamais 50 000 fr. par an. Or, comme il n'est guère admissible qu'on songe à faire de Bizerte le port commercial de la Tunisie, de grands travaux étant en même temps en cours d'exécution dans le port de Tunis,14à 32 milles de Bizerte, il est facile [pg!76] d'en conclure que tout ouvrage visant non pas à améliorer le port actuel, mais à en créer un nouveau de grands proportions, a un but essentiellement militaire. Et les travaux qu'on est en train d'executer à Bizerte ont précisément en vue un port immense, l'un des plus grands du monde, pour lequel on creuse un canal d'entrée de 200 mètres de largeur et de 12 de profondeur.
Il est à remarquer que quand même le mouillage serait de beaucoup plus limité, la profondeur que l'on veut donner à ce canal suffit à prouver qu'il est destiné aux grands navires de guerre. En effet, il n'y a pas aujourd'hui de navire marchand ayant un tirant d'eau de 8 ou 9 mètres, qu'atteignent seulement les navires de combat de 1reclasse, jaugeant de 12 à 14 000 tonnes. Le canal de Suez qui interesse tous les pays, qui a été creusé exclusivement pour le commerce et donne passage aux plus grands steamers de toutes les marines marchandes du monde, n'a qu'une profondeur de 8 mètres.Il existe d'ailleurs des preuves directes que dans ce que l'on fait ou qu'on compte faire a Bizerte, on s'est proposé pour but non le commerce mais la guerre. On trouve ces preuves dans la construction d'une grande caserne pour laquelle on a publié dès le mois de mai dernier le décret d'expropriation du terrain nécessaire; dans la construction déjà achevée de baraques pour le génie militaire; dans l'augmentation de l'effectif de la garnison qui a eu lieu ces derniers jours; dans la construction imminente d'ouvrages de fortification en vue desquelles le gouvernement tunisien vient de publier (le 3 de ce mois) un décret du Bey portant constitution de servitudes militaires.15En dernier lieu la fondation d'une grande compagnie appelée duPort de Bizerte16avec un capital de neuf millions, prouve qu'il ne s'agit point de travaux de petite importance, mais bien de travaux grandioses dans lesquels, d'après ce qu'on vient d'exposer et malgré le caractère privé qu'on leur a artificiellement [pg!77] donné, on peut, selon toute raison, reconnaître l'intention de faire de Bizerte un port militaire.
Il est à remarquer que quand même le mouillage serait de beaucoup plus limité, la profondeur que l'on veut donner à ce canal suffit à prouver qu'il est destiné aux grands navires de guerre. En effet, il n'y a pas aujourd'hui de navire marchand ayant un tirant d'eau de 8 ou 9 mètres, qu'atteignent seulement les navires de combat de 1reclasse, jaugeant de 12 à 14 000 tonnes. Le canal de Suez qui interesse tous les pays, qui a été creusé exclusivement pour le commerce et donne passage aux plus grands steamers de toutes les marines marchandes du monde, n'a qu'une profondeur de 8 mètres.
Il existe d'ailleurs des preuves directes que dans ce que l'on fait ou qu'on compte faire a Bizerte, on s'est proposé pour but non le commerce mais la guerre. On trouve ces preuves dans la construction d'une grande caserne pour laquelle on a publié dès le mois de mai dernier le décret d'expropriation du terrain nécessaire; dans la construction déjà achevée de baraques pour le génie militaire; dans l'augmentation de l'effectif de la garnison qui a eu lieu ces derniers jours; dans la construction imminente d'ouvrages de fortification en vue desquelles le gouvernement tunisien vient de publier (le 3 de ce mois) un décret du Bey portant constitution de servitudes militaires.15En dernier lieu la fondation d'une grande compagnie appelée duPort de Bizerte16avec un capital de neuf millions, prouve qu'il ne s'agit point de travaux de petite importance, mais bien de travaux grandioses dans lesquels, d'après ce qu'on vient d'exposer et malgré le caractère privé qu'on leur a artificiellement [pg!77] donné, on peut, selon toute raison, reconnaître l'intention de faire de Bizerte un port militaire.
Il est inutile d'objecter qu'il faudra de plus grandes sommes et beaucoup d'années pour que cette transformation s'accomplisse; on ne sait que trop que lorsqu'il s'agit de pareils travaux, qui intéressent la défense nationale, les crédits sont toujours accordés aussitôt qu'ils deviennent nécessaires. Il faut au contraire remarquer, ce qui n'est pas aussi universellement connu, qu'il ne faut point de travaux de grandes proportions pour faire de Bizerte un port de guerre, mais qu'il suffit relativement de peu de chose, de façon que le temps et les dépenses nécessaires ne seraient rien moins que proportionnés aux résultats que l'on obtiendrait.17Il ne faut d'ailleurs pas oublier que quand même la place ne serait point fournie de tout le nécessaire dès le commencement des hostilités, elle n'en serait pas moins une grande ressource pour la France et une menace sérieuse pour ses ennemis, si seulement le canal en était rendu praticable aux grands navires sous la protection de quelques puissantes batteries côtières, et si la place contenait les approvisionnements indispensables de charbon, vivres et munitions de guerre et les moyens nécessaires pour radouber des navires.
Il est inutile d'objecter qu'il faudra de plus grandes sommes et beaucoup d'années pour que cette transformation s'accomplisse; on ne sait que trop que lorsqu'il s'agit de pareils travaux, qui intéressent la défense nationale, les crédits sont toujours accordés aussitôt qu'ils deviennent nécessaires. Il faut au contraire remarquer, ce qui n'est pas aussi universellement connu, qu'il ne faut point de travaux de grandes proportions pour faire de Bizerte un port de guerre, mais qu'il suffit relativement de peu de chose, de façon que le temps et les dépenses nécessaires ne seraient rien moins que proportionnés aux résultats que l'on obtiendrait.17Il ne faut d'ailleurs pas oublier que quand même la place ne serait point fournie de tout le nécessaire dès le commencement des hostilités, elle n'en serait pas moins une grande ressource pour la France et une menace sérieuse pour ses ennemis, si seulement le canal en était rendu praticable aux grands navires sous la protection de quelques puissantes batteries côtières, et si la place contenait les approvisionnements indispensables de charbon, vivres et munitions de guerre et les moyens nécessaires pour radouber des navires.
Il n'y a par conséquent rien que de vraisemblable dans la supposition que la France si elle veut (et tout nous prouve qu'elle le veut) possédera à Bizerte, dans un peu plus de cinq ans, un port militaire vaste et sûr qui lui servira de base pour des expéditions maritimes dans la Mediterranée meridionale, et de port de refuge en cas d'insuccès. Et quand même cela n'arriverait que dans dix ans, y a-t-il moyen de ne pas voir que sa puissance sur mer en serait énormément augmentée?La France ne possède actuellement sur la Méditerranée qu'un seul port militaire, celui de Toulon, qui occupe par rapport à l'Italie méridionale et à la mer Jonienne, une position tellement excentrique qu'un gros convoi de troupes de débarquement ne pourrait mettre à la voile de ce port pour le sud de la péninsule ni pour [pg!78] la Sicile, sans courir de graves dangers, soit à cause de la distance à franchir, soit à cause de la flotte italienne qui, de la Madeleine, surveillerait ce mouvement. Mais lorsque Bizerte sera devenue accessible aux grands navires et ceux-ci pourront y trouver du charbon, des vivres, des munitions de guerre et des moyens pour réparer leurs avaries; lorsque cette place sera munie de fortifications maritimes et terrestres, les Français seront alors en mesure de menacer, de la côte tunisienne, les escadres ennemies manoeuvrant dans le bassin méridional de la Méditerranée, et pourront se porter en 20 heures sur Naples, en évitant les eaux surveillées de la Madeleine par la flotte italienne, et se jeter en 8 heures sur Cagliari et sur la Sicile.Il n'y a rien d'exagéré dans l'importance que nous attribuons plus haut aux difficultés provenant de la distance à la quelle Toulon se trouve des côtes de l'Italie méridionale. Il ne s'agit, en effet, ni d'une escadre ni d'une flotte qui peuvent naturellement parcourir la Méditerranée quel que soit l'état de la mer; il s'agit d'un convoi de navires de transport (plus de cent) qui doivent naviguer de conserve sous la protection d'une escadre et par conséquent marcher lentement.Ce convoi, au surplus, ne serait pas en mesure d'opérer le débarquement par un mauvais temps et devrait, dans ce cas, chercher un abri, ou rebrousser chemin, jusqu'à Toulon, en s'exposant, dans le deux hypothèses, au danger d'une attaque de la part de la flotte italienne s'appuyant sur la Madeleine. Ces difficultés ne proviennent donc pas de la distance, mais des dangers que le convoi doit courir pendant cette longue traversée, et qui peuvent venir de deux differents côtés, — de la mer, l'état de laquelle peut rendre impossible d'atteindre à temps le point d'atterrissage, ou empêcher l'opération même du débarquement, — et de la flotte ennemie, à laquelle on offre de cette manière une occasion favorable pour attaquer en route le convoi.Bizerte, étant donnée comme point de départ, tous ces dangers disparaissent. On y concentre le corps de débarquement (la France n'est pas obligée de faire venir, à cet effet, des troupes d'Europe attendu qu'elle a en Algérie un corps d'armée permanent et pourvu de tout ce qu'il faut), on y rassemble et on y tient prêts les [pg!79] transports, on attend ensuite que les conditions générales de la guerre soient favorables à l'opération, et par un soir de calme le convoi met à la voile, se présente le lendemain au point du jour, sans avoir été signalé, sur la côte de Sicile, et opère le débarquement bien avant que le forces destinées à la défense de l'île aient eu le temps d'accourir.Il est inutile d'ajouter que la descente en Sicile d'un gros corps d'armée (35 à 40 000 hommes) aurait une grave influence sur le sort de la guerre. Un pareil évènement serait un désastre matériel et moral et pourrait même entraîner une défaite définitive. Il faut plutôt faire remarquer que si la France voulait renforcer, dès le début des hostilités, ses garnisons d'Algérie, ses ressources maritimes et le nouveau port de Bizerte lui permettraient, la traversée étant très courte et la Madeleine bien éloignée, de porter en Sicile jusqu'à deux corps d'armée, c'est-à-dire 60 000 hommes, en s'assurant par là la supériorité numérique sur les troupes chargées de la défense de l'île.18
Il n'y a par conséquent rien que de vraisemblable dans la supposition que la France si elle veut (et tout nous prouve qu'elle le veut) possédera à Bizerte, dans un peu plus de cinq ans, un port militaire vaste et sûr qui lui servira de base pour des expéditions maritimes dans la Mediterranée meridionale, et de port de refuge en cas d'insuccès. Et quand même cela n'arriverait que dans dix ans, y a-t-il moyen de ne pas voir que sa puissance sur mer en serait énormément augmentée?
La France ne possède actuellement sur la Méditerranée qu'un seul port militaire, celui de Toulon, qui occupe par rapport à l'Italie méridionale et à la mer Jonienne, une position tellement excentrique qu'un gros convoi de troupes de débarquement ne pourrait mettre à la voile de ce port pour le sud de la péninsule ni pour [pg!78] la Sicile, sans courir de graves dangers, soit à cause de la distance à franchir, soit à cause de la flotte italienne qui, de la Madeleine, surveillerait ce mouvement. Mais lorsque Bizerte sera devenue accessible aux grands navires et ceux-ci pourront y trouver du charbon, des vivres, des munitions de guerre et des moyens pour réparer leurs avaries; lorsque cette place sera munie de fortifications maritimes et terrestres, les Français seront alors en mesure de menacer, de la côte tunisienne, les escadres ennemies manoeuvrant dans le bassin méridional de la Méditerranée, et pourront se porter en 20 heures sur Naples, en évitant les eaux surveillées de la Madeleine par la flotte italienne, et se jeter en 8 heures sur Cagliari et sur la Sicile.
Il n'y a rien d'exagéré dans l'importance que nous attribuons plus haut aux difficultés provenant de la distance à la quelle Toulon se trouve des côtes de l'Italie méridionale. Il ne s'agit, en effet, ni d'une escadre ni d'une flotte qui peuvent naturellement parcourir la Méditerranée quel que soit l'état de la mer; il s'agit d'un convoi de navires de transport (plus de cent) qui doivent naviguer de conserve sous la protection d'une escadre et par conséquent marcher lentement.
Ce convoi, au surplus, ne serait pas en mesure d'opérer le débarquement par un mauvais temps et devrait, dans ce cas, chercher un abri, ou rebrousser chemin, jusqu'à Toulon, en s'exposant, dans le deux hypothèses, au danger d'une attaque de la part de la flotte italienne s'appuyant sur la Madeleine. Ces difficultés ne proviennent donc pas de la distance, mais des dangers que le convoi doit courir pendant cette longue traversée, et qui peuvent venir de deux differents côtés, — de la mer, l'état de laquelle peut rendre impossible d'atteindre à temps le point d'atterrissage, ou empêcher l'opération même du débarquement, — et de la flotte ennemie, à laquelle on offre de cette manière une occasion favorable pour attaquer en route le convoi.
Bizerte, étant donnée comme point de départ, tous ces dangers disparaissent. On y concentre le corps de débarquement (la France n'est pas obligée de faire venir, à cet effet, des troupes d'Europe attendu qu'elle a en Algérie un corps d'armée permanent et pourvu de tout ce qu'il faut), on y rassemble et on y tient prêts les [pg!79] transports, on attend ensuite que les conditions générales de la guerre soient favorables à l'opération, et par un soir de calme le convoi met à la voile, se présente le lendemain au point du jour, sans avoir été signalé, sur la côte de Sicile, et opère le débarquement bien avant que le forces destinées à la défense de l'île aient eu le temps d'accourir.
Il est inutile d'ajouter que la descente en Sicile d'un gros corps d'armée (35 à 40 000 hommes) aurait une grave influence sur le sort de la guerre. Un pareil évènement serait un désastre matériel et moral et pourrait même entraîner une défaite définitive. Il faut plutôt faire remarquer que si la France voulait renforcer, dès le début des hostilités, ses garnisons d'Algérie, ses ressources maritimes et le nouveau port de Bizerte lui permettraient, la traversée étant très courte et la Madeleine bien éloignée, de porter en Sicile jusqu'à deux corps d'armée, c'est-à-dire 60 000 hommes, en s'assurant par là la supériorité numérique sur les troupes chargées de la défense de l'île.18
Cependant l'accroissement énorme de force que la France tirerait, le cas échéant, de la possession d'une nouvelle base d'opérations maritimes dans la Méditerranée, n'est pas fait pour préoccuper seulement l'Italie et ses alliées, les puissances centrales; cela regarderait aussi de très près l'Angleterre, quand même l'alliance de cette puissance avec l'Italie serait un fait accompli. Ce ne sont pas en effet, les «fortins de Bizerte» qu'on aurait à craindre, mais la nouvelle situation qui serait créée par l'existence, sur la côte d'Afrique, d'un port militaire français, d'où la France pourrait aisément attaquer l'Italie du sud et la Sicile sans avoir à redouter les mouvements de la flotte italienne opérant de la Madeleine. Ce nouveau port militaire paralyserait l'action de la Madeleine dans la Méditerranée méridionale, rendrait [pg!80] nécessaire le maintien d'un gros corps d'observation en Sicile et d'autres forces considérables dans les villes maritimes de l'Italie du sud. Il deviendrait par conséquent nécessaire de diminuer d'autant les troupes à porter au delà des Alpes, et cela même si l'Angleterre et l'Italie étaient alliées.Telles sont les conséquences de la création, à Bizerte, d'un nouveau Toulon; tels sont les dangers que l'Italie doit redouter bien plus que les attaques directs sur ses navires pouvant partir des fortifications du nouveau port. Ces fortifications ne seraient que le complément nécessaire de toute place maritime, et doivent être considérées comme telles, et non comme des ouvrages placées sur un bras de mer par où il serait indispensable de passer.Mais ceci n'est pas tout. Si la création du nouveau port militaire nuit directement à l'Italie et indirectement à ses alliées à cause de la diminution de la puissance offensive du royaume et du danger que courrait la Sicile, l'Angleterre aussi, bien qu'elle soit, ou plutôt parce qu'elle est la première puissance maritime du monde, en ressentirait un préjudice sérieux, même si elle était l'alliée de l'Italie et indépendamment du dommage indirect auquel elle serait exposée en cette dernière qualité.Il suffit, en effet, de se rappeler quelle est la situation respective de Gibraltar, Bizerte, Malte e Port-Saïd pour voir que le jour où Bizerte sera un port militaire, elle occupera une formidable position offensive sur le flanc de tous les navires se rendant de l'orient à l'occident et viceversa. Elle sera parfaitement en mesure de harceler et même d'arrêter complètement le commerce de Gibraltar à Malte et à la mer Rouge, c'est-à-dire le commerce de l'Angleterre avec les Indes, et d'empêcher la jonction des flottes anglaises ou anglo-italiennes dans la Méditerranée méridionale. Ce qui forcerait l'Angleterre, si elle était l'alliée de l'Italie aussi bien que si elle demeurait neutre, a augmenter ses forces navales dans la Méditerranée, en restant néammoins menacée dans son commerce, qui est pour elle la vie, et en dégarnissant nécessairement la Manche où, en cas de conflagration européenne, il lui faut absolument être maîtresse de la mer.»
Cependant l'accroissement énorme de force que la France tirerait, le cas échéant, de la possession d'une nouvelle base d'opérations maritimes dans la Méditerranée, n'est pas fait pour préoccuper seulement l'Italie et ses alliées, les puissances centrales; cela regarderait aussi de très près l'Angleterre, quand même l'alliance de cette puissance avec l'Italie serait un fait accompli. Ce ne sont pas en effet, les «fortins de Bizerte» qu'on aurait à craindre, mais la nouvelle situation qui serait créée par l'existence, sur la côte d'Afrique, d'un port militaire français, d'où la France pourrait aisément attaquer l'Italie du sud et la Sicile sans avoir à redouter les mouvements de la flotte italienne opérant de la Madeleine. Ce nouveau port militaire paralyserait l'action de la Madeleine dans la Méditerranée méridionale, rendrait [pg!80] nécessaire le maintien d'un gros corps d'observation en Sicile et d'autres forces considérables dans les villes maritimes de l'Italie du sud. Il deviendrait par conséquent nécessaire de diminuer d'autant les troupes à porter au delà des Alpes, et cela même si l'Angleterre et l'Italie étaient alliées.
Telles sont les conséquences de la création, à Bizerte, d'un nouveau Toulon; tels sont les dangers que l'Italie doit redouter bien plus que les attaques directs sur ses navires pouvant partir des fortifications du nouveau port. Ces fortifications ne seraient que le complément nécessaire de toute place maritime, et doivent être considérées comme telles, et non comme des ouvrages placées sur un bras de mer par où il serait indispensable de passer.
Mais ceci n'est pas tout. Si la création du nouveau port militaire nuit directement à l'Italie et indirectement à ses alliées à cause de la diminution de la puissance offensive du royaume et du danger que courrait la Sicile, l'Angleterre aussi, bien qu'elle soit, ou plutôt parce qu'elle est la première puissance maritime du monde, en ressentirait un préjudice sérieux, même si elle était l'alliée de l'Italie et indépendamment du dommage indirect auquel elle serait exposée en cette dernière qualité.
Il suffit, en effet, de se rappeler quelle est la situation respective de Gibraltar, Bizerte, Malte e Port-Saïd pour voir que le jour où Bizerte sera un port militaire, elle occupera une formidable position offensive sur le flanc de tous les navires se rendant de l'orient à l'occident et viceversa. Elle sera parfaitement en mesure de harceler et même d'arrêter complètement le commerce de Gibraltar à Malte et à la mer Rouge, c'est-à-dire le commerce de l'Angleterre avec les Indes, et d'empêcher la jonction des flottes anglaises ou anglo-italiennes dans la Méditerranée méridionale. Ce qui forcerait l'Angleterre, si elle était l'alliée de l'Italie aussi bien que si elle demeurait neutre, a augmenter ses forces navales dans la Méditerranée, en restant néammoins menacée dans son commerce, qui est pour elle la vie, et en dégarnissant nécessairement la Manche où, en cas de conflagration européenne, il lui faut absolument être maîtresse de la mer.»
[pg!81]
Nel colloquio di Milano dell'8 novembre 1890 Crispi aveva detto al Conte di Caprivi non poter permettere che Biserta divenisse un porto militare, e al Cancelliere germanico non era sfuggita tutta l'importanza che la questione aveva per l'Italia. In gennaio 1891, essendo evidente che la Francia non si curava delle proteste italiane e tirava diritto nell'attuazione di un piano prestabilito, Crispi reclamò l'appoggio delle potenze alleate e dell'Inghilterra per una comune azione a Parigi la quale imponesse l'abbandono dei lavori iniziati a Biserta e li vietasse per l'avvenire. L'ultima ratiodi questo passo poteva essere la guerra, e Caprivi ne ammise l'eventualità. Egli infatti diceva al nostro ambasciatore che, pur sperando si raggiungesse lo scopo senza conflitti,
«nondimeno bisogna tenersi preparati ad ogni peggiore eventualità e, questa presentandosi, avere in mano tutti i possibili elementi politici e militari di successo. Ora, l'armamento della fanteria germanica col fucile a piccolo calibro sarà compiuto soltanto nella primavera ventura e la formazione dei due nuovi corpi d'esercito soltanto nel prossimo inverno. Tutto, dunque, consiglia di camminare adesso con prudenza e sicuramente.»
«nondimeno bisogna tenersi preparati ad ogni peggiore eventualità e, questa presentandosi, avere in mano tutti i possibili elementi politici e militari di successo. Ora, l'armamento della fanteria germanica col fucile a piccolo calibro sarà compiuto soltanto nella primavera ventura e la formazione dei due nuovi corpi d'esercito soltanto nel prossimo inverno. Tutto, dunque, consiglia di camminare adesso con prudenza e sicuramente.»
Pochi giorni dopo il ministero Crispi cadeva, e l'energica sua azione veniva abbandonata. L'Inghilterra e la Germania avvertirono subito ch'era mutata la mano al timone della politica italiana, e ne profittarono. Lord Salisbury sentiva in tutta la questione tunisina la prevalenza degl'interessi italiani su quelli inglesi, e aveva opposto alle premure di Crispi un contegno di cortese passività, senza tuttavia osare di opporsi alla logica stringente del ministro italiano e sconfessare le sue proprie precedenti dichiarazioni. Alla Cancelleria germanica la scomparsa della pressione esercitata da Crispi in base ad argomenti validissimi, sembrò una liberazione.
D'altronde, il successore di Crispi, on. Di Rudinì, recando al governo scarsa coscienza degl'interessi d'Italia, prevenzioni mal fondate e minore autorità personale, si adattò alle risposte evasive delForeign Office, il quale facendo propria la teoria dell'Ammiragliato Britannico finì con l'affermare che dalle fortificazioni di Biserta l'Italia e l'Inghilterra nulla avevano a [pg!82] temere, e altresì che Biserta, operando una diversione delle forze navali francesi, sarebbe stata una debolezza e un danno per la Francia.19
Cosicchè la Francia preso coraggio dalla remissività del nuovo ministero italiano che si preoccupava di fare una politica estera diversa da quella di Crispi — caduto dal potere con grande e non dissimulata gioia della Francia — dopo avere raccolto a poco a poco i materiali necessarii, iniziò nel 1892 le fortificazioni sull'estremo punto nord dell'Africa, dissimulandone con [pg!83] la lentezza dei lavori il valore bellico per poter negare l'opera che andava compiendo in dispregio degl'impegni presi dinanzi alle potenze, quando nel 1881 impose il suo protettorato al Bey di Tunisi.
L'on. Crispi, ritornato privato cittadino aveva continuato a seguire la questione con cuore di patriotta. Qualche amico lo informava di quanto avveniva nella Reggenza in fatto di armamenti. [pg!84]
Ecco un saggio delle notizie che gli pervenivano:
«29 maggio.— Arrivarono col postale franceseVille de Naples80 casse polveri.
31 maggio.— Arrivarono col postale francese via Algeri casse 50 cartucce.
3 luglio.— Arrivarono col postale franceseVille de Bône750 barili polveri.
6 luglio.— Arrivarono col postale franceseVille de Rome27 casse cartucce.
10 luglio.— Arrivarono col postale francese 350 barili polvere; peso di ogni barile cg. 5».
In settembre 1891, in seguito a informazioni allarmanti pubblicate da qualche giornale intorno a una intensa preparazione militare dei francesi in Tunisia, il ministro Rudinì ordinò al Console generale Macchiavelli di recarsi a Biserta per verificare quali lavori si facessero in quel forte. Il Macchiavelli fu respinto dal Comando militare perchè non aveva un permesso da Parigi! Parecchi giornali osservarono che quella mortificazione poteva esserci risparmiata, giacchè non occorreva mandare a Biserta il rappresentante ufficiale d'Italia per apprendere ciò che in Tunisia era noto a tutti. Un giornale ispirato da Crispi, laRiforma, scriveva il 1.º dicembre:
«Non sa il Governo italiano che le fortificazioni di Biserta sono in opposizione con gl'impegni assunti formalmente dalla Francia?
E non pensa a richiamare quegli impegni alla memoria del Governo di Parigi?
Non potendo far altro, il 14 febbrajo 1892 Crispi espresse al Re la sua angoscia con la seguente lettera:
«Sire!Qual'è la miglior politica, lasciar fortificare Biserta o impedire che sia fortificata? Delle due vie l'Italia, sotto il mio ministero, scelse la seconda.La questione fu trattata a Londra e a Berlino.Lord Salisbury in conseguenza dei nostri reclami interpellò due volte Waddington su cotesto argomento: e l'ambasciatore francese assicurò Sua Signoria in modo positivo che il suo governo non mirava a fare di Biserta [pg!85] un porto militare. Ciò risulta da un telegramma giuntoci da Berlino il 28 gennaio 1891.Da due dispacci del 5 e del 13 agosto 1890 fummo informati che circa la questione tunisina Caprivi aveva detto al nostro Incaricato d'affari che «la Germania non trascurerebbe gl'interessi italiani e saprebbeall'occasionefare onore agli impegni contratti verso di noi».Alla sua volta il conte di Kálnoky il 5 agosto 1890 faceva al conte Nigra, sullo stesso argomento, la seguente dichiarazione: «Il governo Austro-Ungarico è disposto associarsi a qualunque azione diplomatica, insieme alle altre potenze amiche, in favore dell'Italia».Io devo credere che nulla fu fatto negli ultimi dodici mesi che il mio successore ha tenuto il Ministero degli affari esteri. Dovrò anche supporre che sia rimasto senza risposta un dispaccio giunto da Londra alla Consulta dopo il 31 gennaio 1891. Intanto è constatato che a Biserta son cominciate le opere di fortificazione!Con Biserta e Tolone i Francesi diverrebbero gli assoluti padroni del Mediterraneo.20A lord Salisbury io scrissi un giorno che, ciò avverandosi, l'Inghilterra non sarebbe più sicura in Malta e che potrebbe essere cacciata dall'Egitto.
«Sire!
«Sire!
«Sire!
Qual'è la miglior politica, lasciar fortificare Biserta o impedire che sia fortificata? Delle due vie l'Italia, sotto il mio ministero, scelse la seconda.
La questione fu trattata a Londra e a Berlino.
Lord Salisbury in conseguenza dei nostri reclami interpellò due volte Waddington su cotesto argomento: e l'ambasciatore francese assicurò Sua Signoria in modo positivo che il suo governo non mirava a fare di Biserta [pg!85] un porto militare. Ciò risulta da un telegramma giuntoci da Berlino il 28 gennaio 1891.
Da due dispacci del 5 e del 13 agosto 1890 fummo informati che circa la questione tunisina Caprivi aveva detto al nostro Incaricato d'affari che «la Germania non trascurerebbe gl'interessi italiani e saprebbeall'occasionefare onore agli impegni contratti verso di noi».
Alla sua volta il conte di Kálnoky il 5 agosto 1890 faceva al conte Nigra, sullo stesso argomento, la seguente dichiarazione: «Il governo Austro-Ungarico è disposto associarsi a qualunque azione diplomatica, insieme alle altre potenze amiche, in favore dell'Italia».
Io devo credere che nulla fu fatto negli ultimi dodici mesi che il mio successore ha tenuto il Ministero degli affari esteri. Dovrò anche supporre che sia rimasto senza risposta un dispaccio giunto da Londra alla Consulta dopo il 31 gennaio 1891. Intanto è constatato che a Biserta son cominciate le opere di fortificazione!
Con Biserta e Tolone i Francesi diverrebbero gli assoluti padroni del Mediterraneo.20A lord Salisbury io scrissi un giorno che, ciò avverandosi, l'Inghilterra non sarebbe più sicura in Malta e che potrebbe essere cacciata dall'Egitto.
Sarebbero maggiori i pericoli per noi, e ci si renderebbe necessario munire potentemente la Sicilia e la Sardegna, le quali, in caso di guerra, sarebbero le prime ad essere minacciate. Nè basta: dovremmo tenere forti eserciti nelle due grandi isole del Regno, ed occupata la nostra flotta nelle acque africane.Per munire potentemente la Sardegna e la Sicilia vuolsi una enorme spesa, per la quale al Tesoro italiano mancano i mezzi. Comunque, in un momento in cui il governo di V. M. è obbligato a fare dolorose economie, è strano che per una falsa politica il governo medesimo debba esser causa di una nuova spesa.Quello che importerebbe Biserta fortificata fu fatto palese a Berlino, e fu aggiunto che qualora scoppiasse la guerra, e la Germania fosse attaccata, noi non potremmo disporre di tutte le nostre forze, imperocchè saremmo costretti a localizzare la maggior parte delle [pg!86] truppe per prevenire gli attacchi che sicuramente verrebbero dal mare, ed in conseguenza per difenderci.Quando la Francia occupò Tunisi promise che non ne avrebbe fatto una piazza di guerra. Oggi, fortificando Biserta, il governo della Repubblica non solamente manca alla promessa, ma muta lostatu-quonel Mediterraneo. Con gli accordi del 12 febbraio e del 24 marzo 1887, la Gran Brettagna, l'Italia e l'Austria-Ungheria s'impegnarono a non permettere che questo mutamento avvenisse e, in ogni caso, si obbligarono a procedere d'accordo.Io non porto la questione alla Camera perchè una pubblica discussione su così grave argomento nuocerebbe agl'interessi nazionali. Io poi personalmente ne raccoglierei nuovi odii dai Francesi senz'alcun beneficio pel nostro paese: e mi taccio.Il silenzio del Parlamento e l'inerzia dei Ministri, mi permetta, Sire, di dirlo schiettamente e lealmente, non salvano il Re dalla sua responsabilità verso la Patria comune.Costituzionalmente V. M. non è responsabile di quello che avviene, ma lo è moralmente dinanzi alla Nazione della quale è il Capo e il tutore. Or l'avvenire della Nazione può essere compromesso dalla politica attuale.Questa lettera da parte mia non sarà comunicata ad anima viva; rimarrà segreta. È scritta per V. M. e per V. M. soltanto.Ho creduto un dovere di coscienza di scriverla. Ho voluto anche questa volta testimoniare la mia piena fede nel Re, nel quale è personificata l'unità nazionale.Al Re dunque doveva rivolgere la franca parola.Ho l'onore di ripetermi di V. M.L'umil. Dev. Servit. e CuginoFrancesco Crispi.»
Sarebbero maggiori i pericoli per noi, e ci si renderebbe necessario munire potentemente la Sicilia e la Sardegna, le quali, in caso di guerra, sarebbero le prime ad essere minacciate. Nè basta: dovremmo tenere forti eserciti nelle due grandi isole del Regno, ed occupata la nostra flotta nelle acque africane.
Per munire potentemente la Sardegna e la Sicilia vuolsi una enorme spesa, per la quale al Tesoro italiano mancano i mezzi. Comunque, in un momento in cui il governo di V. M. è obbligato a fare dolorose economie, è strano che per una falsa politica il governo medesimo debba esser causa di una nuova spesa.
Quello che importerebbe Biserta fortificata fu fatto palese a Berlino, e fu aggiunto che qualora scoppiasse la guerra, e la Germania fosse attaccata, noi non potremmo disporre di tutte le nostre forze, imperocchè saremmo costretti a localizzare la maggior parte delle [pg!86] truppe per prevenire gli attacchi che sicuramente verrebbero dal mare, ed in conseguenza per difenderci.
Quando la Francia occupò Tunisi promise che non ne avrebbe fatto una piazza di guerra. Oggi, fortificando Biserta, il governo della Repubblica non solamente manca alla promessa, ma muta lostatu-quonel Mediterraneo. Con gli accordi del 12 febbraio e del 24 marzo 1887, la Gran Brettagna, l'Italia e l'Austria-Ungheria s'impegnarono a non permettere che questo mutamento avvenisse e, in ogni caso, si obbligarono a procedere d'accordo.
Io non porto la questione alla Camera perchè una pubblica discussione su così grave argomento nuocerebbe agl'interessi nazionali. Io poi personalmente ne raccoglierei nuovi odii dai Francesi senz'alcun beneficio pel nostro paese: e mi taccio.
Il silenzio del Parlamento e l'inerzia dei Ministri, mi permetta, Sire, di dirlo schiettamente e lealmente, non salvano il Re dalla sua responsabilità verso la Patria comune.
Costituzionalmente V. M. non è responsabile di quello che avviene, ma lo è moralmente dinanzi alla Nazione della quale è il Capo e il tutore. Or l'avvenire della Nazione può essere compromesso dalla politica attuale.
Questa lettera da parte mia non sarà comunicata ad anima viva; rimarrà segreta. È scritta per V. M. e per V. M. soltanto.
Ho creduto un dovere di coscienza di scriverla. Ho voluto anche questa volta testimoniare la mia piena fede nel Re, nel quale è personificata l'unità nazionale.
Al Re dunque doveva rivolgere la franca parola.
Ho l'onore di ripetermi di V. M.
L'umil. Dev. Servit. e CuginoFrancesco Crispi.»
Non risulta che il governo italiano facesse opera diplomatica efficace. I lavori furono incessantemente proseguiti, e quando Crispi ritornò al potere, nel dicembre 1893, essi erano giunti a tal progresso che ogni contrasto sarebbe giunto tardivo. Il 7 marzo 1894 l'ambasciatore Ressman, in seguito ad una pubblicazione che annunziava l'inizio dei lavori ch'erano, invece, molto innanzi, interpellò il Presidente del Consiglio, Casimir-Périer; [pg!87] il quale, abbandonato il sistema di denegazioni seguito in passato dai ministri francesi, dichiarò la realtà, giustificando però la decisione di fortificare Biserta col concentramento di truppe italiane in Sicilia, come se questo, invece che determinato dalle condizioni allora allarmanti dell'ordine pubblico in quell'isola, nascondesse il proposito di un colpo di mano sulla Tunisia!
Ma ecco la lettera del Ressman:
«Signor Ministro,Sotto il titolo «Bizerte et la Spezia» il Figaro pubblica stamane in prima pagina un articolo che principia colle parole:«Ci si assicura che sono stati testè dati ordini per cominciare i lavori militari di Biserta: felicito il Governo di questa patriottica risoluzione».Riferendomi a quest'asserzione delFigaro, ho nell'odierna udienza domandato al signor Casimir-Périer se vi fosse alcun che di vero, non senza premettere che più volte i suoi predecessori, interpellati sui lavori che il Governo francese faceva eseguire nel porto di Biserta, avevano dichiarato che quei lavori avevano per solo scopo di facilitare alle navi mercantili l'accesso del lago interno e che erano intrapresi esclusivamente per ragioni e scopi di commercio.Il Ministro degli Affari Esteri mi rispose che egli diede difatti gli ordini di proteggere l'entrata del canale di Biserta, dietro ripetuta richiesta del Bey di Tunisi e del signor Rouvier, circa sei settimane addietro. Egli ebbe la franchezza d'aggiungere che a tale risoluzione lo avevano determinato le apprensioni che allora qui si manifestarono per il sì considerevole accentramento di truppe italiane in Sicilia. Mi disse poi che i lavori militari a Biserta si limitavano all'armamento di due batterie, una sulla destra e l'altra sulla sinistra della entrata del canale, per le quali già da tempo erano state costruite le spianate e tracciati gli accessi, e che l'ammontare della spesa incontrata, che fu di soli 600 000 franchi, prova non essersi fatto nulla di eccessivo. Gli pareva d'altronde che non vi fosse ragione di giudicare questi lavori diversamente dai lavori di fortificazione di Tunisi pei quali si erano spesi 300 000 franchi.»
«Signor Ministro,
«Signor Ministro,
«Signor Ministro,
Sotto il titolo «Bizerte et la Spezia» il Figaro pubblica stamane in prima pagina un articolo che principia colle parole:
«Ci si assicura che sono stati testè dati ordini per cominciare i lavori militari di Biserta: felicito il Governo di questa patriottica risoluzione».
Riferendomi a quest'asserzione delFigaro, ho nell'odierna udienza domandato al signor Casimir-Périer se vi fosse alcun che di vero, non senza premettere che più volte i suoi predecessori, interpellati sui lavori che il Governo francese faceva eseguire nel porto di Biserta, avevano dichiarato che quei lavori avevano per solo scopo di facilitare alle navi mercantili l'accesso del lago interno e che erano intrapresi esclusivamente per ragioni e scopi di commercio.
Il Ministro degli Affari Esteri mi rispose che egli diede difatti gli ordini di proteggere l'entrata del canale di Biserta, dietro ripetuta richiesta del Bey di Tunisi e del signor Rouvier, circa sei settimane addietro. Egli ebbe la franchezza d'aggiungere che a tale risoluzione lo avevano determinato le apprensioni che allora qui si manifestarono per il sì considerevole accentramento di truppe italiane in Sicilia. Mi disse poi che i lavori militari a Biserta si limitavano all'armamento di due batterie, una sulla destra e l'altra sulla sinistra della entrata del canale, per le quali già da tempo erano state costruite le spianate e tracciati gli accessi, e che l'ammontare della spesa incontrata, che fu di soli 600 000 franchi, prova non essersi fatto nulla di eccessivo. Gli pareva d'altronde che non vi fosse ragione di giudicare questi lavori diversamente dai lavori di fortificazione di Tunisi pei quali si erano spesi 300 000 franchi.»
[pg!88]
A poco a poco la verità non fu più negata; anzi il lavorìo dissimulato divenne aperto e le opere di fortificazione e di armamento furono accelerate.
LaDépêche Tunisiennedell'11 giugno 1895 pubblicava:
«Paroles significatives:En réponse aux souhaits de bienvenue que lui adressaient à Bizerte le vice-consul de France et les députations du conseil municipal, du syndicat de Bizerte et de la compagnie du port, M. le vice-amiral de la Jaille, commandant l'escadre active de la Méditerranée, a exprimé, nous apprend leCourrier de Bizerte, toute sa satisfaction de voir arriver à bonne fin, et en un si court laps de temps, ces travaux qui font de Bizert un port si précieux pour la France.Jusqu'ici, a-t-il ajouté, retenue par de vains prétextes, la flotte française avait évité d'y jeter l'ancre. Mais le charme est maintenant rompu, car dédaignant certaines susceptibilités ménagées jusqu'ici, la marine française vient de prendre définitivement possession de Bizerte. Comme le croiseurSuchet, dit-il, les cuirassés de mon escadre auraient pu entrer dans le canal et le lac, n'eût été ce banc de rocher qui reste à enlever sur une cinquantaine de mètres et qui rétrécit à 37 mètres le chenal navigable; mais ce n'est que partie remise, puisque ce travail n'est plus qu'une affaire de semaines. A sa prochaine tournée l'escadre de la Méditerranée commandée alors par l'amiral Gervais, ne manquera certainement pas de venir y jeter l'ancre et de séjourner dans le lac.»
«Paroles significatives:
En réponse aux souhaits de bienvenue que lui adressaient à Bizerte le vice-consul de France et les députations du conseil municipal, du syndicat de Bizerte et de la compagnie du port, M. le vice-amiral de la Jaille, commandant l'escadre active de la Méditerranée, a exprimé, nous apprend leCourrier de Bizerte, toute sa satisfaction de voir arriver à bonne fin, et en un si court laps de temps, ces travaux qui font de Bizert un port si précieux pour la France.
Jusqu'ici, a-t-il ajouté, retenue par de vains prétextes, la flotte française avait évité d'y jeter l'ancre. Mais le charme est maintenant rompu, car dédaignant certaines susceptibilités ménagées jusqu'ici, la marine française vient de prendre définitivement possession de Bizerte. Comme le croiseurSuchet, dit-il, les cuirassés de mon escadre auraient pu entrer dans le canal et le lac, n'eût été ce banc de rocher qui reste à enlever sur une cinquantaine de mètres et qui rétrécit à 37 mètres le chenal navigable; mais ce n'est que partie remise, puisque ce travail n'est plus qu'une affaire de semaines. A sa prochaine tournée l'escadre de la Méditerranée commandée alors par l'amiral Gervais, ne manquera certainement pas de venir y jeter l'ancre et de séjourner dans le lac.»
Quanto fossero fondate le ansie di Crispi e colpevole l'indifferenza dei suoi successori dinanzi al pericolo che sorgeva con la creazione del porto militare di Biserta, lo desumiamo dall'orgoglio col quale autorevoli uomini politici e scrittori francesi hanno esaltato dipoi l'accrescimento di potenza che n'è derivato alla Francia.
Un ministro della marina francese, il signor Pelletan, con poca diplomazia, ma con grande sincerità, affermò nel 1902 che Biserta assicurava al suo paese il dominio del Mediterraneo.
E Gabriele Hanotaux, ex-ministro degli Affari Esteri, in un libro intitolatoLa Paix latinesi compiacque nell'enumerare [pg!89] le difficoltà superate e magnificare la conquista compiuta. Giova riprodurre e meditare alcune pagine di quel libro:
«.... Du côté de l'Italie, enfin, sous le ministère de M. Crispi les relations étaient telles que l'on pouvait tout craindre.
Cette situation générale, qui résultait d'une accumulation de circonstances, pour la plus part indépendantes de la volonté des hommes, était franchement mauvaise. Je n'avais qu'à suivre les exemples qui m'étaient laissés par mes prédécesseurs, pour m'efforcer d'y porter remède. J'eus le bonheur d'y réussir, L'incident franco-congolais fut promptement réglé.......... Enfin, entre la France et l'Italie, après une période difficile qui eût son point de tension extrême au moment du rappel de l'ambassadeur Ressman, les dispositions se modifièrent. Une grave difficulté était en perspective: l'échéance des conventions qui engageaient la Tunisie à l'égard des puissances européennes. Le sort de la Régence et celui de la Méditerranée étaient en suspens. Mais, par une volonté réciproque, l'orage menaçant se dissipa. Un esprit de conciliation et de concessions dû surtout à l'influence de M. le marquis de Rudinì et de M. le marquis Visconti-Venosta, inspira les pourparlers qui eurent finalement pour résultat les divers arrangements qui confirmèrent le protectorat de la France sur la Tunisie, qui laissèrent à celle-ci la disposition pleine et entière de la puissante position maritime de Bizerte....21
Le vaste établissement militaire qui s'achève à Bizerte intéresse à la fois l'Europe et l'Afrique. Il commande un des grands chemins du monde. Il est place dans une région où l'antiquité a toujours connu de grands ports, Utique, Hippone, et surtout Carthage. Plus d'une fois, les destinées du monde ont basculé sur cette pointe de terre où la nature a creusé — comme un abri et comme une menace — ce double lac dont les dimensions et la profondeur sont faites pour l'armada des léviathans modernes.
La mer Méditerranée est divisée en deux parties nettement définies: l'une forme la tête du lion, l'autre le corps; l'une, à l'Occident, baigne l'Espagne et le Maroc, la Provence et l'Algérie; l'autre, dans la partie orientale, réunit les trois continents: Europe, Asie, Afrique; elle caresse, de son flot bleu, la Grèce et ses îles, l'Asie-Mineure et l'Égypte: elle se prolonge par les détroits, jusque dans la mer Noire; elle débouche sur le reste du monde par le canal de Suez.
Or, ces deux parties, se rejoignent en un point qui forme comme le col de la bête; c'est à l'étranglement qui se produit entre la Sicile et la terre d'Afrique. L'île de Malte, un peu en arrière de ce détroit, en surveille la [pg!90] sortie; mais Bizerte est mieux située encore, car elle le domine. Bizerte prend la Méditerranée à la gorge.
En ce point décisif, une volonté de la nature a creusé ce lac offrant une surface de 15.000 hectares sur lesquels 1.300 sont assez profonds pour recevoir les plus grands bâtiments. Un des plus beaux ports du monde se trouve donc dans un des points les plus importants du monde.Il fallait avoir le point et il fallait avoir le port.
Telle est l'entreprise à laquelle la France s'est consacrée depuis vingt ans et qu'elle a réalisée avec une ténacité et un esprit de suite qui peut-être, un jour, seront comptés à notre pays, si méconnu par les autres et si souvent calomnié par lui-même.
Pour avoir Bizerte, il fallait avoir la Tunisie: ce fut la première partie de l'entreprise. Au début, il ne fut guère question de Bizerte: on était tout aux Khroumirs. Seules, les puissances européennes, connaissant à merveille l'importance de la partie qui se jouait, prétendirent mettre un veto sur l'entreprise éventuelle d'un grand port à Bizerte, et M. Barthélemy Saint-Hilaire, alors ministre des affaires étrangères, agit sagement, en remettant à l'avenir le dessein d'un établissement militaire au sujet duquel on l'interrogeait.
Contre vents et marée Jules Ferry en vint à ses fins; l'occupation française imposa notre protectorat à la Régence. La question de la défense militaire fut posée du même jour. Elle se combinait naturellement avec celle de l'Algérie. La Tunisie, faisant l'effet d'un bastion avancé vers la mer et vers l'Orient, attira donc toute l'attention.
En quel point établirait-on la citadelle et l'arx de la nouvelle conquête? Quelques-uns, songeant à l'esprit turbulent des populations indigènes et aux difficultés que rencontrerait éventuellement une expédition venue du dehors, si elle était obligée de pénétrer dans les terres, désignaient comme nœud de la défense, cette antique ville de Tébessa qui avait été longtemps le refuge de la domination romaine en péril. D'autres, prévoyant le développement africain de l'Empire colonial français vers les régions centrales et vers le lac Tchad, insistaient pour qu'on utilisât l'angle et le port naturel que fait, au coude de la Syrte, derrière l'île de Djerba, la baie de Bougrara.
Mais Bizerte s'imposa: Bizerte, point propice, à la fois, à la défensive et à l'offensive, également bien situé si on envisage la terre et si on envisage la mer, dominant la capitale, Tunis, sans être entravé par elle, aboutissant presque immédiat du plus grand fleuve de la Tunisie, la Medjerda, et de la plus importante voie ferrée du Nord de l'Afrique, celle qui réunit Alger à Tunis.
Quant aux avantages militaires de ce port, véritablement unique, ils sont exposés, avec la plus grande précision, dans une étude du lieutenant-colonel Espitalier: «Le rayon tactique d'action, d'un cuirassé filant 18 nœuds, [pg!91] autour d'un point d'appui, est de 180 milles environ, si l'on veut qu'il puisse revenir à son port d'attache. Dans ces conditions, le cercle tactique de Bizerte coupe le rivage de la Sicile et couvre tout le passage entre ce rivage et la côte africaine. Il coupe aussi le cercle d'action des navires anglais de Malte. Si l'on combine le cercle d'action de Bizerte avec ceux de Mers-el-Kébir, d'Alger, d'Ajaccio et des ports métropolitains, il est facile de voir que tout le bassin occidental de la Méditerranée est sous notre dépendance tactique et que Bizerte est la clef de notre action du côté de l'Est».
Ces raisons confirmèrent les impressions favorables que la situation géographique et la convenance du site avaient fait naître dans les esprits. Mais comment rompre les engagements, comment déjouer la surveillance étroite des diplomaties rivales qui tenaient en suspens l'avenir de Bizerte? L'histoire éclairera un jour, ces points. [?]
On n'eut, d'abord, d'autre dessein patent que de transformer la vieille station à demi abandonnée de «Benzert» et qui remontait à la conquête espagnole, en un port de pêche et un port commercial à tout le moins abordable. Ce fut ainsi que, le plus simplement du monde, on mit, pour la première fois, la pioche en terre et qu'on commença à élargir et à régulariser le chenal.
Même, pour ces premiers travaux, si insignifiants qu'ils parussent, il fallait de l'argent; une combinaison ingénieuse le procura. C'est Bizerte lui-même qui subventionna l'avenir de Bizerte.
Dans ces lacs ouverts sur la Méditerranée comme des viviers immenses, le poisson, à des époques et à des heures régulières, monte et descend. L'armée innombrable des dorades, des loups, des rougets, des bars, entre et sort par un mouvement régulier et se précipite comme un torrent alternatif et vivant par l'étroit passage du goulet.
Le monopole de la pêche maritime à Bizerte fut un des avantages principaux de la concession qui fut consentie à la maison Hersent et Couvreux, à charge de commencer les premiers travaux du port commercial.
Ainsi, l'inépuisable richesse que le flot emporte et ramène a redressé le chenal, aligné les premiers quais, poussés au loin, dans la mer, les rocs des premières jetées. La chair s'est faite pierre, et c'est sur cette fondation animée que Bizerte s'élève maintenant.
La conception initiale se transformait progressivement, ou plutôt, poursuivie longuement dans le silence, elle put, sans inconvénient, se manifester au grand jour.
En 1897, l'Europe était, comme elle l'est aujourd'hui, attentive au problème oriental qui paraissait sur le point de se poser. Parmi les difficultés et les lenteurs du concert européen, l'affaire crétoise évoluait péniblement vers une solution pacifique. Cette heure parut opportune pour régler définitivement la question tunisienne et pour délivrer Bizerte. [pg!92]
Ainsi, de ce conflit redoutable de sentiments et d'intérêts, la France tirait du moins un avantage positif. Son autorité navale dans le Méditerranée se multipliait, en quelque sorte, par ce «doublet» de Toulon. Selon le mot de l'amiral Gervais, «près de Tunis la Blanche on aurait désormais Bizerte la Forte».
Depuis lors, une immense activité règne sur les lacs. Le chenal se trouve porté de 100 mètres de large à la surface, à 200 mètres. Les jetées sont prolongées en mer, couvertes par un môle construit par 17 à 20 mètres de profondeur; elles font un immense avant-port et permettront, en tout temps, l'entrée et la sortie aux bâtiments français, interdisant, par contre, à une flotte étrangère de forcer le passage comme à Santiago et «de mettre en bouteille» la flotte française, abritée sans être enfermée.
Dans le port, de vastes bassins de radoub sont achevés; plus loin encore, l'arsenal maritime s'élève, plus loin encore les fortifications construites partout sur la ceinture des collines, défendent la terre, menacent la mer. Il faudrait un siège en règle, soutenu par une flotte et une armée formidables pour venir à bout de la résistance qu'offrirait, dès maintenant, Bizerte. Je ne connais pas de spectacle plus imposant et, si j'ose dire, plus merveilleux, que celui que présente à la tombée du jour, sous les lueurs du soleil couchant, cette immense nappe plane et glauque que dominent, au loin, les défenses formidables du Djebel-Kébir, et du Djebel-Rouma.22»
[pg!93]