Chapter 27

«Ai 2 dicembre 1846, sono tornata ad abitare questa camera per non uscirne mai più. — Da qui passerò al cimitero, da qui all'eternità.... Oramai su questa terra a me non resta che apparecchiarmi a morire. Tutti i legami che mi tenevano alla vita sono spezzati, tutte le mie gioie, tutte le mie speranze spente per sempre. Ah! l'affetto vive ancora nel mio cuore, ma chi piùl'intende? È lungo tempo ch'essi mi hanno dimenticata, come se già fossi nella tomba. Il mio capo s'è fatto bianco, le mie membra si sono inaridite, io m'incurvo e perdo ogni giorno terreno; la scena del mondo mi si chiude dinanzi, quelli che mi amarono sono già partiti per un'altra patria, quelli che restano mi guardano indifferenti e ogni dì più mi si alienano, come se colla loro freddezza volessero avvisarmi ch'io non ho più nulla a fare con essi e che appartengo ad una generazione ch'è già passata. Ah mio Dio! perchè darmi un'anima e affetti e pensiero che sopravvivono così alle rovine degli anni? Perchè non si è ella appassita insieme col corpo? Ieri ho dato l'ultimo addio a quella casa di campagna, a quella cara villetta dove ho vissuti tanti anni felici, dove c'erano per me tante memorie! I patimenti di questi due mesi di villeggiatura mi hanno risolta a non ritornarvi mai più. La mia salute mal ferma e la mia età avanzata non mi permettevano d'uscire a respirare l'aria dei campi; ho dovuto rinunziare perfino a portarmi alla chiesa perchè troppo lontana. Esiliata dalla famiglia, chiusa quasi sempre in una camera tanto ristretta che mi lasciava appena mutare il passo, tribolata per soprappiù dall'ingrata compagnia d'una fantesca per me estranea che, sotto il pretesto di assistermi, divideva meco l'alloggio e mi toglieva fin anche la libertà di pensare; l'unico sollievo che mi restasse era di starmene lungamente appoggiata alla finestra a guardare con desiderio infinito le colline, i prati, la campagna, dove io non tornerò mai più a movere il passo. Ad accrescere l'amarezza della mia situazione avevo dirimpetto la dimora di un contadino, e vedevo ogni giorno la vecchia Maddalena seduta sul limitare della casuccia circondata dai bambini della sua nuora, filare consolata dalle loro carezze. Nell'ultimo stadio della vita, vicina come me al sepolcro,ella cantarellava ancora a quei piccioli le canzoni della sua giovanezza; la sua fronte aggrinzita era lieta: v'erano ancora per lei dei baci spontanei.... godeva d'un affetto e d'una felicità domestica che io non conosco. I suoi nipotini le saltellavano intorno, correvano a raccogliere fiori ed erbette, che poi deponevano sul suo grembiale, le narravan le loro infantili imprese; il più piccino talvolta le si addormiva sui ginocchi. — Oh, vivere in comunione coi rampolli del nostro sangue, aspettare l'ultima ora circondati dalla loro tenerezza, amare ed essere amati, finchè venga il momento della partenza; questo dovrebb'essere il destino dell'uomo! Fortunati coloro a cui una vita rozza e lontana dagli agi e dalle triste costumanze d'una società più raffinata concede di poterlo godere senza contrasto! La mortale carriera può esser bella così, ne' suoi principii come nel suo fine, simile al nascere e al tramontare del sole; ed il compirla non è morire, ma far come il fiore che depone nella terra i semi già maturi, e vede con gioia riempito il suo posto dai bocciuoli, che son nati dal medesimo stelo e che dopo di lui vivranno del suo umore; non è morire, ma ricongiugnersi ai cari che ti han preceduto, portando loro il saluto d'amore dei cari che lasci! Oh no! non voglio più vedermi dinanzi agli occhi lo spettacolo di questa felicità che a me è così crudelmente vietata. Addio piuttosto per sempre, amena verdura dei campi, aria balsamica del torrente, luoghi remoti e praticelli ombreggiati dai salici delle sue sponde! Addio, mie belle collinette, consapevoli di tante mie gioie! Cipressi che m'insegnavate da lontano il sito della mia casa, rovere antica che hai veduto senza mutarti passare ai tuoi piedi tante generazioni, lunga fila di pioppi, dietro le cui cime tremolanti tramontava così magnifico il sole, addio, io non vi rivedrò più mai....»

La pagina che susseguiva era l'ultima e cominciava così:

«Il cuore mi si ristringe ogni dì più....» Intenta a quella lettura la contessa non pose mente a un passo tardo, che saliva le scale e si faceva sempre più vicino. Prima ch'ella se ne accorgesse la suocera fu disopra, e, aperta la porta, si presentò sulla soglia della camera. Vederla, gettare il libro e prostrarsi a' suoi piedi fu un punto per la giovane. La vecchia rimase un istante sorpresa; ma, veduto ch'ell'era tutta in lacrime, tentava rialzarla e farla sedere sul sofà.

— Ah madre mia! ella gridava, ah! ch'io sono una disgraziata, immeritevole del vostro perdono.... — Che dici mai? interruppe tutta commossa la contessa Eleonora. Tu, figlia mia, tu, mia Giulietta, ai miei piedi?... Oh! fra queste braccia.... — e se la fece sedere dappresso, e, tenendola stretta alla persona, accarezzava sul suo petto quella povera bionda testa percossa dalla sventura, e accompagnava con tante lacrime il racconto ch'ella le fece dell'amore che la consumava e la confessione tutta intera de' suoi falli. Quell'anima santa non aveva per lei altri rimproveri che le carezze, e con una compassione infinita deplorava le triste consuetudini della società, i pregiudizi e l'improvvida educazione di cui la donna è troppo spesso la vittima. Un poco alla volta le richiamò alla mente l'immagine de' suoi poveri figliuoletti, e le insinuava di vivere per essi! Che sarebbe stato di quelle due meschine creature, già di troppo abbandonate, se lor fosse mancata anche la madre? Ah! toglierli dalle mani straniere che preparavano forse anche ad essi una sorte del pari infelice, consecrarsi alla loro educazione, aprire a quelle giovani animette i tesori della virtù e dell'amore, questo doveva essere il nobilescopo a cui unite dovevano quind'innanzi entrambe mirare. Quando la vita avvelenata da immenso dolore ha perduto tutte le sue attrattive, v'è ancora un conforto, quello d'essere utile agli altri!

Le generose parole della vecchia rialzavano quella povera anima desolata e avvilita dalla colpa. I loro cuori s'erano finalmente intesi, e, confuse l'una nelle braccia dell'altra, promisero di non separarsi mai più e di protestare a forza d'affetto contro le triste ingiustizie che lor pesavano sul capo.


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