Il flauto di mio maritoCAPITOLO I.La marchesa non parve adontarsi del mio epigramma—crollò leggermente la testa, e volgendomi un sorriso di compassione:»Ragazzo!—mi disse—tu non comprendi per nulla il cuore della donna!... Iddio ti guardi dal prender moglie! diverresti troppo infelice o troppo ridicolo!»Io mi accorsi che quella risposta era l'esordio di una confessione generale.Discostai la lucerna, eclissandola dietro l'enorme mazzo di camelie che stava sulla tavola—e la voce della attempata peccatrice parve sciogliersi più liberamente:»Sarò sincera con te—ti dirò tutto, onde non abbi più nulla a domandarmi od a rimproverarmi in avvenire.... Il Signore ha perdonato alla donna per aver molto amato; e i preti spingono la loro indulgenza fino ad assolvere i peccati di poco amore, purchè il colpevole si confessi con sincerità.»Le mie debolezze—o colpe, che ti piaccia chiamarle—furono molte. Io non accuso i miei conoscenti ed amici di averle esagerate. Perocchè se io non ebbi mai l'accortezza di nasconderle quando l'occhio maligno dalla società spiava tutti i passi, per non dire tutti i pensieri della mia giovinezza—a che varrebbe ora lo smentirle o l'attenuarle?....»Il mondo però mi ha calunniata iniquamente, attribuendoa volgare istinto di sensualità certe abberrazioni istantanee, le quali, per quanto variate e molteplici fossero, ebbero nondimeno una origine comune: il più puro, il più nobile, il più costante degli affetti!»Tutta la mia storia potrebbe riepilogarsi in questo solo motto: ho peccato con molti per aver troppo amato un solo uomo.»Ho impiegato la mia vita, come una antica sacerdotessa di Vesta, a custodire la sacra fiamma del primo amore. E ci sono riuscita!... Quand'anche la mia giovinezza, oramai spenta, avesse per incanto a rianimarsi e a prolungarsi rigogliosa fino alla consumazione dei secoli, io non amerei che lui.... non potrei amare che lui.... lui solo....—Il fu marchese vostro marito?... domandai sorridendo.—Oltraggerei la memoria di quel degno e rispettabile compagno della mia giovinezza—rispose gravemente la marchesa—se affermassi di averlo amato... d'amore. Mio marito fu il primo prodotto di quella sublime passione, che non avendo potuto esaurirsi nell'essere adorato, corse dietro per tanti anni ai fantasmi di una dolce reminiscenza....»Perchè tu mi possa comprendere, è d'uopo che risalga al principio...»Evochiamo l'angelo della rivelazione, il Prometeo della luce, il Dio agitatore di tutta la mia vita!...»Crederesti?... nel profferire il nome di Adolfo, io risento una commozione sì viva, che mi sembra, come l'antica fata Morgana, uscire ringiovanita dalla vasca miracolosa.»Egli dunque si chiamava Adolfo....»Io lo vidi per la prima volta nel giardino della nostra villeggiatura di Medolago. Figurati una sera di maggio, fresca, olezzante e tranquilla come il mio cuore di sedici anni... Sì! compievo appunto i sedici anni la sera in cui mio cugino Adolfo mi fu presentato.»Un bel giovane, di media statura, bruno di capelli—presso a poco i tuoi capelli, Eugenio; più crespipiù vigorosi, direi quasi fiammeggianti di giovinezza....»Ma che giovano le descrizioni? La bellezza giovanile ha dei segreti che la parola non può rilevare, nè la tela riprodurre...»Fra Adolfo e me corse un'occhiata fuggitiva—due correnti elettriche si stabilirono fra i nostri giovani cuori.—Adolfo arrossì—io tremai—ci ricambiammo i complimenti della presentazione con voce fioca e convulsa....»Mia madre disse:—Eccoti, Ortensia, un egregio dilettante di flauto, che verrà, noi vogliamo sperarlo, a deliziare qualche volta il nostro soggiorno campestre!»Sarò ben felice, rispose Adolfo senza guardarmi in volto, di fare un poco di musica con voi, amabile cugina... Tutti vi dichiarano prodigiosa al pianoforte... Suoneremo dei duetti!...»Io risposi con un'occhiata affermativa e un inchino da collegiale... Poi, per nascondere la mia viva agitazione, mi allontanai da Adolfo e da mia madre, facendomi a percorrere tutta sola i viali del parco...»Quella notte non potei prender sonno... La bruna capigliatura di Adolfo, il suo sguardo di fuoco, il bianco e profumato sorriso, la voce insinuante, magnetica—tutto si rifletteva, come una iride voluttuosa, nel vivo cristallo della mia vergine fantasia...»Io lo vedeva... io gli parlava come ad un amico lungamente aspettato...»Al biancheggiare del mattino, dopo i lunghi affannosi vaneggiamenti, le mie ciglia si chiusero al sonno—ma l'anima vegliava tuttavia, nelle dolci illusioni di una musica celeste.»Erano le note di un flauto lontano—era il canto misterioso dell'amore—era la risposta di un'anima sorella, che poche ore innanzi si era identificata colla mia... Nel sonno le mie membra si cullavano dolcemente, secondando le voluttuose cadenze... Ebbrezza salutare dei sogni! Qualche volta non sei che un riflesso, una larva sbiadita dei gaudi trascorsi.... Per me, giovinetta inesperta della vita, fosti una rivelazione di ignote delizie!...»Eugenio, cominci tu a comprendere per quale associazione di idee voluttuose e sublimi, il flauto abbia potuto esercitare tanto fascino su tutta la mia vita?...»I miei rapporti con Adolfo—rapporti brevi pur troppo, ma esuberanti di ogni dolcezza—non furono che un duetto di flauto e pianoforte, deliziosamente prolungato nella vicenda di interruzioni e riprese gradevolissime.»Quel duetto cominciò all'indomani della presentazione. Adolfo, come aveva promesso, mi portò una raccolta di composizioni musicali per flauto e pianoforte, che noi prendemmo a studiare in presenza di mia madre...»I concerti divennero quotidiani; l'arte e la passione progredirono del pari—mia madre si compiaceva, e batteva le mani, e si entusiasmava del nostro accordo perfetto...»Così trascorrevano i giorni, le settimane, i mesi. Nè mai fra Adolfo e me ci eravamo scambiati una parola, una lettera, una stretta di mano, che equivalesse ad una franca dichiarazione. Noi ci intendavamo colla scelta dei pezzi, cogli accenti della esecuzione, col capriccio delle varianti, coll'arbitrio deicrescendoe dei rallentando, colla foga e la significante rilassatezza dei tempi...»Qualche rara volta—per accidente—la estremità del flauto aveva sfiorato leggermente la mia spalla—il mio gomito, nelle volate ascendenti sulla tastiera, toccava... e trasaliva al contatto dell'istromento... Queste eventualità del concerto erano un eccitamento fortunato, e da esse la musica ritraeva maggior nerbo. Le fibre irritate galvanizzavano il cembalo—la voce del flauto pareva gonfiarsi... E allora nasceva quella fusione di armonie, che provocava gli applausi di mia madre...»Mia madre era sempre là, in mancanza di altri ammiratori. La sua presenza incoraggiava l'arte e sorvegliava il buon costume.... Sia pace all'anima di quella santa donna! Ma vi è un destino, un angelo, un demonio, un Dio—chiamalo come ti piace...:—io preferiscodi crederlo un Dio, perocchè ebbi molte prove di sua onnipotenza... orbene, questo Dio non permette che le anime fortemente innamorate si consumino nello sterile desiderio.—Il nostro duetto a flauto e pianoforte si era prolungato tre mesi... e la vicenda delle interruzioni e delle riprese aveva affrante le nostre forze. Adolfo dimagrava... Al finire dei concerti due solchi profondi gli scendevano dal cavo dell'occhio fino all'estremo delle guancie... Scomponendo lo strumento per rimetterlo nell'astuccio, mi guardava, e pareva dirmi: fino a quando?»Era tempo che il Dio degli innamorati venisse in nostro soccorso...»Il duetto ebbe finalmente una soluzione, rapida... concitata... intensa... E la scossa fu tale che io ne rimasi impressionata per tutta la vita...»Quel giorno ripassavamo una fantasia di Rabboni sullaStraniera... Il flauto di Adolfo era più inquieto che mai... Più volte io aveva sentito la canna di ebano scivolare sotto le mie treccie—l'alito di Adolfo mi infuocava le guancie...»Cominciava il cantabile:Meco tu vieni!.... Mia madre stava ad udirci appoggiata alla finestra che guardava il giardino...»A un tratto ella si alza—passa dinanzi al cembalo in punta di piedi, e, accennando a noi di continuare la nostra musica, esce pian piano dalla sala.»Mia madre—lo seppi più tardi—scendeva in giardino per sorprendere la cameriera, la quale era entrata col guattero nella serra dei limoni...»Per la prima volta, dopo tre mesi di febbre amorosa, Adolfo ed io ci trovammo soli.... I preliminari erano già esauriti.... La musica aveva supplito eloquentemente alla parola... Fra noi erano stabiliti da un pezzo tutti gli accordi della passione, ripetuti e confermati in tutti i toni musicali...»Non appena la porta si chiuse dietro i passi di mia madre, la sala fu sconvolta da improvviso cataclisma—Adolfo, il flauto, il pianoforte, ilmeco tu vieni... tutto fu travolto in un caos delizioso e terribile...»Oh! se qualcuno fosse entrato in quel momento!... Fortunatamente il pianoforte si smosse, percorse la sala come una locomotiva a vapore... e andò a piantare la coda nel vano del caminetto.»All'urto del mobile io mi riscossi... compresi il pericolo della situazione... mi svincolai dalle braccia di Adolfo—e balzai dalla tastiera, sulla quale inavvertentemente mi era seduta!... Noi fummo in tempo prima che mia madre rientrasse, di riparare all'immenso disordine...»Quando la buona donna si affacciò alla porta della sala, Adolfo ripigliava il meco tu vieni!»CAPITOLO IILa marchesa chinò il volto mestamente, e si tacque. Poi, rialzando la fronte con un movimento un po' vivo, quasi volesse cacciare una dolorosa ricordanza:—Ebbene? riprese—cominci tu a comprendere qualche cosa?...—Oh!... senza dubbio!... Io comprendo che, all'età di sedici anni e pochi mesi, voi eravate già iniziata ai più intimi misteri dell'amore... E non posso a meno di congratularmi con voi! Nessuno vorrà rimproverarvi di aver sprecato il vostro tempo!...—A sedici anni la donna soccombe per inesperienza—la sua stessa onestà, il pudore, la timidezza tutte le doti più sante dell'anima concorrono a tradirla... Quando una fanciulla di sedici anni può resistere alle violenze di una prima passione, vuol dire ch'ella è già pervertita....»In un delirio sublime ho sacrificato ad Adolfo la mia innocenza... Abbandonandomi all'amplesso fatale io diedi a quel primo, a quell'unico amante la maggior prova della mia virtù...»Non descriverò le terribili angoscie che seguirono la breve estasi di paradiso.—Non voglio far pompa di sentimento. Io ti svolgo i segreti dell'anima mia, per ajutarti a comprendere un paradosso oltremodo dilicato—altro scopo non hanno le mie confessioni.»Quindici giorni dopo la scena che ti ho narrato—il mio povero Adolfo moriva di terribile malattia...La marchesa fece una breve pausa—e portò la mano agli occhi, per spremere una lacrima che tardava a spuntare.»All'annunzio di quell'immensa sventura, corsi nella mia camera—mi gettai sul letto, piansi disperatamente, e giurai, che tutta la mia vita sarebbe un olocausto d'amore alla memoria di quell'uomo adorato...!»Due anni passarono—anni di lutto, di vaneggiamenti segreti, di sconsolati desiderii... L'immagine di Adolfo non si partiva dal mio cuore... Nelle veglie e nei sogni egli mi era sempre presente... Io lo vedeva, lo sentiva rivivere, ascoltava la sua voce nei miei esercizi musicali, riproducendo le divine melodie, che un tempo erano il nostro colloquio d'amore... Tutta l'anima mia era piena di lui!»Puoi immaginare, Eugenio, di qual'occhio io mirassi gli eleganti giovanotti che frequentavano le nostre sale; come io accogliessi le banali galanterie e i facili omaggi!»In quel tempo il marchese D... mi fu presentato.—Povero marchese! Nobile, eccellente creatura!—Vera pasta da marito.—Egli prese a corteggiarmi con assiduità;—vedendosi il meglio accolto di quanti mi ronzavano intorno con pretesa di conquista, egli fu primo ad illudersi.—Più tardi ebbi anch'io la sventura di dividere quella fatale illusione! In un momento di esaltazione magnetica, il mio labbro promise... E il marchese divenne il primo anello di una lunga catena di mistificazioni, delle quali entrambi fummo vittime.»Egli suonava il flauto... come Adolfo.—In udire quei suoni, credetti che un nuovo amore si rivelasse all'anima mia—invece era un flauto che rinfocava un amore antico!A questo punto la marchesa mi vibrò di sbieco una occhiata diffidente, come temesse di sorprendere un sorriso di ironia. L'espressione del mio volto parve rassicurarla, ond'ella ripigliò con coraggio:»Qual disinganno per l'orgoglio e la fatuità degli uomini, se la donna fosse meno abile nel dissimulare le ragioni dei suoi trasporti! Fortunatamente gli uomini non possono leggerci nel cuore! e noi medesime prendiamo talvolta degli equivoci molto strani sul nostro proprio conto!»Il marchese era un distinto dilettante di flauto... Ecco il segreto della effimera simpatia!»Io lo accompagnava col pianoforte.... senza volgere il capo... I suoni mi beavano l'orecchio—lo strumento qualche volta mi sfiorava la pelle—un tremito mi scuoteva le fibre—tutti i miei sensi aspiravano la voluttà di un amplesso desiderato.»Una sera, mentre il marchese preludiava sul flauto diversi temi di Bellini, mia madre mi condusse in un gabinetto attiguo alla sala—mi fece sedere sovra un divano, e accarezzandomi con insolita tenerezza, mi annunziò, che il marchese le aveva chiesto formalmente la mia mano. Dal volto, dalle parole di mia madre, dalla eloquenza ch'ella impiegava per prevenirmi favorevolmente, compresi che un mio rifiuto l'avrebbe grandemente rattristata.—Il marchese era un eccellente partito!»Io non osava rispondere—la mia agitazione e le mie lagrime rivelavano abbastanza chiaro la mia avversione al matrimonio. Le esortazioni, i consigli, le preghiere di quell'ottima donna non avevano forza sul mio cuore.... L'anima mia era tutta assorta in Adolfo, nell'uomo, cui la mia fede era vincolata in un segreto patto d'amore. E mentre mia madre tentava sedurmi colle promesse di un avvenire beato, io vaneggiava colle illusioni, io colmava quell'eliso di delizie, collocando il mio Adolfo al posto del marchese—mi perdeva voluttuosamente in quella vita ideale, che egli solo—il mio Adolfo—avrebbe potuto realizzare.»Io era assorta in quell'estasi divina, allorquando dalla prossima sala si partirono le note di una melodia inebbriante, che da gran tempo io non aveva più udita!—Quel suono diede l'ultima scossa alla mia sensibilità, mia madre e il marchese trionfaronodella povera affascinata—ed io dentro una nebbia profumata, deviai dal sentiero prefisso.»Il marchese suonava l'aria delmeco tu vieni—quell'aria, che era stata l'ultima espressione di amore e di piacere nelle braccia di Adolfo. Mia madre, interpretando a suo modo la mia commozione, insisteva per ottenere da me una formale risposta.... Ilsìtremendo mi uscì dal labbro... Ella uscì precipitosa per recarlo al marchese... Fatalità della vita!... Io aveva promesso ad Adolfo: e il marchese raccolse la fatale promessa...»Due mesi dopo io mi chiamava la marchesa D....La vecchia dama fece una pausa, aspettando una obbjezione. Io volli compiacerla:—Perdonate, marchesa: io trovo un punto di inverisomiglianza nel vostro racconto... Se il consenso non era, come voi dite, che una espansione involontaria dell'anima in delirio, come avvenne che non abbiate più tardi rivocata la vostra parola, anzichè sacrificare ivostri nobili e santissimi affetti, ingannando un dabben'uomo, che pure aveva tutto il diritto alla vostra schiettezza?La marchesa parve alquanto sconcertata, ma riprese bentosto:—Era tanto felice mia madre!... Era tanto innamorato quel povero marchese!.... Ed io era... timida tanto a quei tempi, e tanto devota a mia madre!... La tua frase non poteva essere più esatta quando dicesti, che io ho sacrificato i miei nobili affetti!... Non lo doveva io forse, trattandosi della sola creatura che io amava al mondo, della ottima madre mia?—In chiesa, dinanzi all'altare... quando il sacerdote mi volse la terribile domanda, alla quale io non poteva rispondere senza mentire, ti confesso che fui sul punto di levarmi, strappare dal capo il velo e la corona, e proclamare alla presenza di Dio e degli uomini che io non dovea.. non poteva amare che... Adolfo!—La presenza di mia madre, la paura dello scandalo, ed anche..—vedi se il mio cuore era buono!—il pensiero di addolorare e coprir di ridicolo un uomo che sinceramente mi amava, paralizzò quell'impetodi passione, e il sì irrevocabile fu proferito!.... Eugenio, tu non puoi ideare quanto costi ad una misera donna il doversi prestare ai trasporti di uno sposo... giovane... ardente... impetuoso!... La mia virtù mi sostenne... Il matrimonio dava al marchese dei diritti, e mi imponeva dei doveri... io ebbi l'eroismo del sacrifizio—mi sottomisi!»Che ti pare, Eugenio, della mia annegazione, del mio coraggio?...—Vi trovo sublime!... continuate!...E presi l'atteggiamento del credenzone stupefatto.CAPITOLO III.»Il mio amore per Adolfo era un segreto fra me e Dio... proseguì la imperturbabile donna—ma desso non mi fece dimenticare che fra me ed il marchese era seguito un atto pubblico e solenne—ed io promisi rispettarlo, e corrispondere all'affetto di mio marito con una fedeltà irriprovevole!...»Sa Iddio se quel voto era sincero!... Giuro per quanto vi ha di più sacro sulla terra, per la memoria di Adolfo, per le ceneri della mia dilettissima madre, che, per circa due mesi, nessun uomo, fuori di mio marito, potò vantarsi di avermi toccata una mano...—Caspita!.... due mesi di fedeltà!... Permettete, marchesa, che io vi esprima la mia ammirazione!...—L'ironia è fuori di proposito, Eugenio! Noi ci avviciniamo all'episodio culminante, nel quale si racchiude la spiegazione di tutta la mia vita...»Il marchese non ebbe che un solo rivale—il fantasma di Adolfo.—Qual colpa ebbi io mai, fragile creatura, se il destino mi pose al fianco un marito, il quale non cessò mai, finchè visse, di evocare in proprio danno una larva irresistibile? Io non ho mai ceduto alle insistenze dei miei adoratori, se non quando essi vennero a me colle sembianze di Adolfo—presentati, condotti, introdotti dal.... flauto di mio marito!—E dire che quel povero dabben uomo sceglieva sempre, per soffiare nel flauto, i momenti più pericolosi... alla sua sicurezza coniugale!»Due mesi erano trascorsi dalle nostre nozze. Eravamo alla campagna, in un magnifico casino a poca distanza da Varese. Un amico di mio marito, il conte Smilza, venne a trovarci—mio marito lo pregò di rimanere con noi qualche giorno. A quell'epoca tutto il mondo fu scandolezzato della avventura.—La miarelazionecol giovane conte fu, pei due mesi di autunno, il pascolo più ghiotto della malignità villeggiante... Tutte le apparenze m'accusavano. Qual altri fuori di me, avrebbe potuto sapere, che il solo, il vero colpevole di quella sciagurata avventura, era.... il flauto di mio marito?»Il conte Smilza era ciò che nel mondo elegante suol chiamarsi un bel giovane—vale a dire: una figura simetrica e suscettibile di quella distinzione artifiziale, che i ricchi possono procacciarsi a buon prezzo dal sartore e dal parrucchiere!»Io non comprendo come alcune donne possano innamorarsi per la semplice attrazione della bellezza fisica. Le doti personali del conte non avrebbero prodotto nell'animo mio veruna impressione, se non avessi riscontrato nel di lui volto qualche rapporto di somiglianza con un tipo adorato... Il conte Smilza aveva le sopraciglia, il naso, e i mostacchi di Adolfo!... Tanto bastò, perchè in vederlo la prima volta, io provassi una viva commozione. I miei occhi si fermarono a contemplarlo con simpatia... Sentii una leggiera vampa di rossore salirmi alle guancie—e il contino, illudendosi sulle cause del mio turbamento, si credette in obbligo di farmi la corte...»Ferma ne' miei propositi di onestà, io mi studiava di evitarlo, di imporgli soggezione col mio freddo contegno—sopratutto io sfuggiva tutte le occasioni di trovarmi sola con lui. Lo scellerato poneva altrettanta costanza nel perseguitarmi! Per lui il progetto di conquista, in pochi giorni, era divenuto passione, amore irresistibile... Mio marito, il buon uomo!... favoriva tutti i piani strategici dell'ospite amico...»Due settimane trascorsero senza gravi conseguenze... Qualche volta, per simpatia di ricordanze, i miei sguardi indugiavano troppo espressivi sullesembianze del conte. Egli ringalluzziva... prendeva coraggio—ma tosto la mia indifferenza e la mia austerità gli imponevano nuovo freno. Non aveva egli ragione di trovare inesplicabile la mia condotta?»Le apparenze erano tali, ch'egli poteva credermi una civettuola capricciosa ed altera, il tipo di quelledonne di marmo, che si piacciono di veder liquefare gli amanti!»Io aveva già provata la mia virtù negli intimi e solitari colloqui, ed ero uscita vittoriosa. Mi tenevo sicura di me stessa, forte a qualunque attacco. Da ultimo mi abbandonai improvvidamente al pericolo, non sospettando, che il poco formidabile adoratore dovesse avere quandochessia un alleato irresistibile... onnipotente—il flauto di mio marito...»Sull'imbrunire di una tepida giornata, il conte mi offerse il suo braccio per accompagnarmi ad una passeggiata in giardino. Mi opposi dapprima, quasi presaga del pericolo—poi cedetti alle insistenze di mio marito, che promise raggiungerci.—Il marchese era predestinato!—Obbedii... Scendemmo in giardino... percorremmo un lungo viale... ci internammo in una specie di labirinto... alla fine, ci trovammo assisi sovra un banco di pietra circondato di mirti.—Sul nostro capo un padiglione di fiori—sotto il piede un tappeto di muschio e di timo selvaggio....»Il conte non aveva proferito parola durante la passeggiata—e frattanto la mia mente fantastica si era smarrita nel prediletto sentiero delle rimembranze... Io dimenticava di aver al fianco un nemico, un cospiratore, il quale spiava il buon momento per aprirsi una breccia nella mia virtù!... Troppo tardi me ne sovvenni, quando, seduti nel misterioso boschetto, il conte prese la mia mano, la portò con violenza alle labbra, e gettandosi alle mie ginocchia...»Egli tentò un assalto da vero maestro—senza proferire parola—con quella audacia, che è propria delle grandi passioni.»Feci uno sforzo per respingerlo... per levarmi in piedi—ma in quel punto un suono fatale.... giunse al mio orecchio... mi turbò i sensi... mi paralizzò leforze... ed io rimasi soggiogata dal fascino melodioso... Mio marito, da una finestra del casino, salutava il sorgere dalla luna cornuta, intuonando sul flauto l'aria delmeco tu vieni!»La marchesa interruppe il racconto con un sorriso un po' equivoco, quasi a lasciarmi dubitare ch'ella parlasse per celia. La ipocrisia ebbe un lampo di pudore, ed io seppi frenarmi, e contrapporle la dissimulazione più perfetta.CAPITOLO IV.»Questa prima infedeltà coniugale—proseguì la marchesa—e colla parola riprese tutta la serietà di chi confida nella altrui dabbenaggine—questa prima infedeltà spiega tutte le altre, anzi le giustifica tutte.—Io non intendo narrarti i cento episodii di questo dramma, che durò ventidue anni, fino alla morte del marchese. Le sembianze di Adolfo e il flauto di mio marito non cessarono mai dal perseguitarmi. Gli uomini, sempre ingrati e crudeli colla donna che si abbandona, anche involontariamente, alle loro seduzioni, dopo aver profittato dei miei deliqui, mi carpirono nuovi favori colla minaccia dello scandalo. Quante volte io dovetti sacrificarmi alla pace di mio marito, al decoro della famiglia, ai pregiudizii del mondo!... Quante volte, rialzandomi da una fatale caduta, io mi trovai in potere di un despota appassionato, il quale usufruttando i miei terrori, non si vergognò di impormi il sacrifizio della mia virtù, a patto di mantenere il segreto! E credi tu, Eugenio, che io sia riuscita a salvarmi dalla pubblica maldicenza? La più parte de' miei fatui adoratori violò ignobilmente la promessa; io fui disonorata, infamata dalla calunnia, quale una Messalina! Manco male che le accuse vigliacche non giunsero all'orecchio di mio marito... Il buon uomo portò nella tomba la miglior opinione della mia onestà, come avviene ordinariamente a tutti i buoni mariti!»Ed ora—esclamò sospirando la marchesa—la mia confessione è finita... Tu sai come io abbia moltoamato... e amato un sol uomo!... Vediamo se il tuo giudizio vuol essere inesorabile come quello del mondo!...»—No! la vostra confessione non è finita, risposi dopo breve silenzio. Voi mi parlaste della vostra vita coniugale—e quand'anche io fossi tanto buono da ammettere ilflauto di vostro maritocome circostanza mitigante, vi resterebbero ancora non poche debolezze da giustificare—quelle che appartengono alla vedovanza. Il flauto magnetico avea già cessato di suonare, allorquando, or fanno pochi anni, in una sola giornata...—Vedo.... vedo.... a che si riferiscono le nuove accuse, interruppe la marchesa con qualche imbarazzo.—Tu alludi alla battaglia di Magenta.... all'ingresso delle truppe alleate!... Io aveva dimenticato che quella istoria si è fatta di ragione pubblica, per l'indiscrezione di uno sciaguratissimoturcos, il quale osò pretendere... l'impossibile!»Poichè mi ricordi quell'episodio, ti dirò che esso non ha nulla a fare colla mia vita, co' miei sentimenti, colle mie passioni di donna. A quell'epoca io aveva già cessato di appartenere ad un sesso...»Dopo la morte di mio marito—cessati gli eccitamenti quotidiani del flauto—disingannata dalla società—insterilita da una sequela di sfortunate emergenze—nel mio cuore si spensero le ultime faville della sensibilità.—Perfino la imagine di Adolfo cominciò a presentarsi sbiadita nelle mie ricordanze!»Una crisi terribile è questa nella esistenza della donna, quando in lei inaridiscono i più nobili affetti!... Molte sconsigliate, a questa epoca della vita, trabordano in ridicole civetterie; talune si danno al giuoco altre a tiranneggiare la gioventù, a tormentare la famiglia col pretesto di educare; moltissime si consacrano alla devozione, offrendo ai preti un logoro avanzo, e a Dio il rifiuto dei preti!»Meglio ispirata, io mi infervorai di patriottismo, e presi parte alle agitazioni politiche del momento!»Era giorno di festa per Milano!... I Tedeschi scappavano a rompicollo... entravano i Francesi, i Piemontesi,i nostri!... Inebbriata di entusiasmo, apersi la mia casa ai liberatori, e il primo dei miei ospiti—uno zuavo, tutto ancor polveroso e schiumoso per le fatiche della marcia—non mi lasciò tempo da esprimergli la mia riconoscenza, e fece un assalto di sorpresa, che... per mia sbadataggine... gli riusciva a meraviglia. Che poteva io, debole donna, contro un espugnatore di Malakoff? Da qualche tempo non ero più abituata a simili assalti.... nè avrei osato sperare... cioè... temere, che per me sussistessero ancora di tali pericoli!»Or vedi fatalità!—Un bersagliere piemontese... si accorse, od ebbe sospetto, della buona fortuna toccata allo zuavo, e il giorno istesso mi fece delle proposte, che la mia virtù non poteva a meno di respingere fieramente.—«Oh!... sta bene!... esclamò il bersagliere con accento desolato: tutto pei Francesi... e niente per noi... Quale disgrazia chiamarsi soldati italiani!...»Quelle parole mi trafissero l'anima;—io compresi che il povero figliuolo si teneva umiliato dalle mie ripulse... Era offeso dalla preferenza accordata allo zuavo... Mi credette avversa al Piemonte... Era mio dovere disingannarlo—e lo feci con tutto il cuore.»Una scena poco dissimile mi accadde più tardi con un povero soldato di linea, il quale parimenti si lagnava che i bersaglieri, in grazia della uniforme più elegante e bizzarra, venivano di preferenza festeggiati. Quel ragazzo mi fece pietà; volli consolarlo... E se io non mi fossi ribellata al quarto pretendente—un turcos dall'aspetto terribile—avrei forse evitato una rissa fra soldati, nella quale il mio patriottismo fu rivelato ed esposto agli ignobili commenti de' miei concittadini!... Non importa! Io perdono ai giornalisti la indegna interpretazione di quel fatto! Ho agito per patriottismo, e col massimo disinteresse... La mia coscienza è tranquilla!»Or bene, Eugenio; posso io sperare che tu mi abbia compresa?...CAPITOLO V.—Sì: vi ho compresa perfettamente, risposi con qualche vivacità—forse meglio che voi non comprendiate voi stessa.»Io non vi accuserò di ipocrisia... Qual'è la donna tanto abbrutita nel vizio, che, alla sua volta, non sappia creare un sublime sofisma, per coonestare la propria condotta?—Ciò è nella stessa natura del sesso—e voi, marchesa, oltre all'esser donna, appartenete ad una classe sociale, dove suol farsi uno inverecondo abuso di cotali sofismi!»Io mi guarderò bene dal turbare la vostra coscienza con degli scrupoli inopportuni. Solo mi permetterò di farvi notare, come vi siate stranamente ingannata sulla origine dei vostri traviamenti...»All'età di sedici anni, la prima volta che vi trovaste da sola a solo con un suonatore di flauto, voi soccombeste senza il menomo sforzo di resistenza... Credeste in quel giorno innamorarvi di un uomo, ed oggi ancora vi sembra di aver amato un uomo per tutta la vita. Ecco l'errore!... Voi vi innamoraste di un flauto, e non siete vissuta che per il flauto...—Di mio marito?—Perdonate, marchesa—io parlo del flauto in genere... E credo che la più parte delle donne prendano lo stesso errore...La marchesa ascoltava senza dar segno di irritazione—da ultimo sorrise maliziosamente, e pareva sul punto di dichiararsi convinta... quando un suonatore girovago passò sotto le finestre, e si fece a soffiare nel flauto quattro note stonate.La marchesa ritorse gli occhi, e lasciò cadere le braccia con significante abbandono—onde io, vedendo a che mirasse lo stratagemma, anzichè espormi a qualche imbarazzo, prevenni lo svenimento e uscii dalla sala.Le sedici battute dell'AfricanaI.—Come si amano quei due sposi!—mi diceva un giorno l'amico Maccabruni, additandomi una giovane coppia che transitava il ponte di congiunzione fra i bastioni e il giardino pubblico.—Pare impossibile!—esclamai sbadatamente.—Il marito è un bel giovane...—Non lo nego—ma è tanto imbecille...—Ragione di più perchè egli sia adorato da sua moglie...—Via, Maccabruni! non far questa ingiuria al bel sesso.—Per la luna di miele—voglio concederlo—può bastare un marito giovane e robusto; ma più tardi—passate le effervescenze—esaurito il miele—se il neo-consorte non ci mette un poco di spirito e di poesia; la luna, nel decrescere, diviene cornuta.I due sposini entrarono nel caffè, e noi, senz'altro parlarne, scendemmo a braccio fino al parco dei cervi ad ammirare e meditare il bellissimo effetto degli animali forniti di corna.II.Cinque mesi dopo, si dava alla Scala la prima rappresentazione dell'Africanadi Mayerbeer—e i nostri due sposini brillavano da un palchetto di prima fila, mentre io, coll'amico Maccabruni, mi trovavain platea, serrato nelle costole da due individui, i quali, pel loro biglietto gratuito, fors'anche per qualche spicciolo intascato il mattino, battevano le mani a far sangue.Malgrado i pregi della musica e il dimenarsi dei miei vicini, che parevano invasati, al terzo atto io cominciava a noiarmi, e il mio amico Maccabruni più di me.Buon per noi che il fragore della istrumentazione e degli applausi ci permetteva di conversare a mezza voce, senza dar nell'orecchio a nostri prossimi.Maccabruni mi invitò a girare lo sguardo verso il palco dei due sposi.—La donna era seduta, colla testa leggermente inclinata, e la sua mano, posta a visiera della bocca, lasciava indovinare un enorme sbadiglio.—Ecco là qualcuno che si diverte come noi! dissi all'amico—la signora non sembra molto commossa dall'inno a San Domenico...—Ma il marito, come tu vedi, fa le vendette di quello sbadiglio... Oh! Oh... si leva in piedi... si getta colla persona fuori del palco...—Guarda... guarda lassù! quel signore diventa pazzo... Vedi come straluna gli occhi!...—Presso a poco come sua moglie... con questa sola differenza che la moglie straluna anche la bocca...Parlando, appena ci eravamo accorti che l'atto era finito, che i nostri vicini aveano cessato di battere le mani, epperò potevano udirci.Ci udirono infatti—e l'un dessi, a voce alta e vibrata, ci rivolse la parola:—Quel signore lassù non batte le mani a caso... Quel lassù se ne intende un pochetto... Non fa meraviglia ch'egli comprenda... che egli vada in estasi in udire il sublime spartito... Un professore come lui!...—Ah! gli è dunque un professore di musica quel signore...? domanda un tale che siede nella panca dietro la nostra.—Professore! Sicuramente! È ben vero che egli non ha bisogno di dar delle lezioni per vivere... o di suonare a pagamento nelle orchestre...—Ah! un dilettante.... suonatore.... Sapreste dirmi, di grazia di quale istromento....?—Istrumento...! Istrumento!... Se suona, gli è certo che deve suonare un istrumento...—Di violino forse?...—Ve lo dirò io, cosa suona quel signore—sorge a dire un giovanotto che non ha mai cessato di sorridere sotto i baffi durante quella conversazione—quel signore è un grande intelligente di musica, un grande contrappuntista, un vero genio dell'avvenire... ma quanto a suonare, egli non è riuscito a perfezionarsi che sovra un solo istromento... Un istromento non molto difficile, ma in compenso il più completo e forse anche il più esatto...Ma il giovanotto non può compiere la frase... Il direttore dell'orchestra ha percosso latolla, e guai a chi fiata al cominciare dei suoni!Nel quarto atto, durante la marcia indiana ed il brindisi parimenti indiano, e al cospetto di tutta quella India, per la quale Selika, che è nata nel paese, ha mille ragioni di chiamarsi Africana; il fanatismo de' miei vicini, del signore di prima fila... e del pubblico che comincia ad andarsene... tocca il suo colmo...Al duetto fra Vasco e Selika, la signora sembra riscuotersi—quella scena voluttuosa, dove la energia e la potenza di un vecchio genio sembra ravvivarsi per effetto di cantaridi, produce una viva sensazione nella giovane sposa... Ma io mi accorgo che gli occhi languidi della bella prendono una direzione affatto opposta al palco scenico, e le sue pupille sembrano addentrarsi in un palchetto, che le sta di fronte.In verità non so darle torto. Il marito, sempre assorto nella musica dell'Africana, nel corso dei quattro atti non si è mai degnato di rivolgerle la parola.—Queste dimenticanze dei mariti rappresentano quasi sempre il bivio fatale, dove i cuori di due sposi prendono a divagare in un cammino affatto opposto.Nell'intermezzo, che succede al quarto atto, io milevo in piedi per riprendere la conversazione interrotta; ma lo sconosciuto non aveva atteso la calata del sipario, per abbandonare il suo posto ed uscire dal teatro.La platea si è molto diradata; gli spettatori possono allargarsi a loro agio sulle panche.Frattanto, la mia bella signora non cessa di volgere tratto tratto delle occhiate significanti al palchetto di faccia; mentre il marito, agitando il suo binoccolo bianco, esprime il suo entusiasmo a due giornalisti sprofondati nelle sedie fisse.Gli è quasi sempre nei teatri e nelle feste da ballo che hanno principio i romanzi appassionati, qualche volta un po' scandalosi, della società moderna. In altri tempi le grandi passioni si sviluppavano nei boschi (come i funghi), all'ombra dei castani, al margine del ruscello, ai miti raggi della luna—Erano imbecilli i nostri nonni!—Un poeta, amico mio, che ha voluto provarsi l' autunno scorso alle emozioni degli amori boscherecci, è tornato a Milano con una pezzuolina di cerotto sul naso, per la maledetta puntura di un calabrone.—Pel comodo degli innamorati, viva la città! grido io.—Qui non vi sono calabroni—e i mariti, per giunta, nelle città sono più paperi che altrove!III.Ma io m'accorgo di aver già troppo irritata la curiosità de' miei lettori—e non dico delle mie lettrici, perchè non desidero che questo racconto venga letto dal così detto bel sesso.Oggimai sono trascorsi dieci mesi da quella prima rappresentazione dell'Africanache mi ha posto sulle traccie di un geniale mistero—che mi ha invogliato a tener d'occhio i due giovani sposi, per iscoprire le loro prime divagazioni.Da questo momento io sparisco dalla scena e rinunzio alla mia parte di attore, per limitarmi a quella di un semplice espositore di fatti.IV.Il marito si chiama Teobaldo.... La signora porta il nome abbastanza poetico di Clarina.—Dicono che il marito si invaghisse di lei e la pigliasse in moglie per simpatia di quel nome, che gli ricordava il suo istromento favorito, il clarinetto.Teobaldo è maniaco per la musica, e ha potuto, nella sua condizione di milionario, consacrarsi perdutamente allo studio ed ai diletti di quest'arte, malgrado l'avverso organismo sortito dalla natura.Ho dettoperdutamente, e l'avverbio non può essere più acconcio. Studiando il pianoforte, il violino, il contrabasso, il bombardone, i timpani, e in generale tutti gli istromenti di indole gagliarda, il Teobaldo ha perduto il suo tempo. Basti sapere che egli non è mai riuscito ad apprendere per orecchio una sola cantilena delle tante opere da lui udite. L'aria dellapira—incredibile a dirsi!—non è ancora entrata esattamente nel dominio delle sue reminiscenze, sebbene ei l'abbia eseguita più di mille volte... sull'organetto.—Ma dunque—codesto Teobaldo—un istromento è pur riuscito a suonarlo!—Vero! verissimo!... convien rendere questa giustizia al di lui talento. A forza di prove, di studi e di esercizii pazientissimi, Teobaldo oggigiorno è tale suonatore di organetto da poter competere cogli orbi più famosi.Ma non a tutti è dato conoscere questi particolari;—l'organetto non fu visto da alcuno—i più intimi del signor Teobaldo, quelli stessi che più volte l'udirono suonare (ed è gente versata nell'arte), non hanno mai sospettato che il meravigliosoharmoniumdel nostro dilettante non sia altro che uno di quegli strumenti a manubrio, fabbricati a benefizio degli inabili ed a strazio del pubblico.Teobaldo ha speso una somma ingente per far costruire il suo organetto. L'artefice, lautamente pagato, produsse un capolavoro ammirabile; tale, chea udirlo in distanza, di leggieri lo si scambia per una eccellente fisarmonica della officina Tubi.Nel palazzo di Teobaldo, quell'organetto occupa un salottino attiguo alla grande sala di ricevimento. Nelle serate di riunione, ogni qualvolta si fa musica al palazzo, alla fine dei concerti, gli amici, i professori, i dilettanti, le signore, tutti gli invitati fanno istanza a Teobaldo, perchè si compiaccia di coronare il trattenimento eseguendo un pezzo sull'harmonium.Teobaldo sulle prime fa il ritroso... Ma gli invitati insistono con bel garbo—le signore si mettono in ginocchio—e alla fine Teobaldo acconsente a suonare, col patto di rendersi invisibile.—Poco dopo, dal gabinetto vicino escono gli accenti melodiosi, e, finito il suo pezzo, Teobaldo rientra nella grande sala a ricevere le congratulazioni e gli evviva.Con questo abile stratagemma, Teobaldo è riuscito a passare per un distinto musicista, e ad ottenere il diploma di membro onorario di diverse società filarmoniche.—A Milano si voleva affidargli la presidenza dellaSocietà del Quartetto.V.Non erano passati venti giorni dalla prima rappresentazione dellaAfricana, quando la moglie di Teobaldo, la bella Clarina, profittando della assenza del marito, si chiuse nel suo gabinetto da toletta per scrivere una lettera.Poniamoci dietro le spalle della signora (è una posizione che offre quasi sempre delle viste aggradevoli), e leggiamo ciò che ella scrive:«Mio dolce amico!«Tu hai commesso uno di quegli errori a cui difficilmente si può rimediare. Qualcuno aveva già parlato a Teobaldo in tuo favore, e mio marito si mostrava assai ben disposto a riceverti in casa; ma tu, colle tue imprudenze, hai guastato i miei piani. Come mai ti è venuto in mente di dire tanto male dellaAfricanaalclubdegli artisti? Teobaldo era presente, Teobaldo ha udito ogni cosa, e ti giuro che, dopo untal fatto, è assai difficile che egli si riconcili con te. Teobaldo è furioso... Figurati che egli non dorme più... che egli non mangia più... che egli mi ha completamente obliata per l'Africana. Ogni giorno mi viene a casa con dei nuovi signori, maestri, dilettanti, giornalisti... che so io?... il pianoforte è in ballo... Io non so più dove ricoverarmi per fuggire l'Africana.—Quando penso che tu solo, tu che avresti potuto tener luogo di tutti, per una imprudente chiacchierata... ti sei chiuso per sempre la strada che io ti aveva aperta!... Carlo!... Se è vero che tu mi ami... se è vero che brameresti rinnovare ogni giorno le gioie... ahi! troppe fugaci e incomplete... della nostra prima giovinezza... Carlo: io te ne supplico—desisti dal far guerra... all'Africana—riconciliati con lei—confessa pubblicamente i tuoi torti—non ti resta altro modo per tornare nelle buone grazie di mio marito... e per avvicinarti a colei, che ti ama e ti aspetta coll'anima ansante.«C. B. T.»VI.Due giorni sono trascorsi.—A un ora dopo mezzanotte, presso un tavolino del caffè Merlo siede una comitiva di giovani eleganti, i quali stanno discutendo calorosamente sui maggiori o minori pregi dell'opera di Mayerbeer. Teobaldo, che non fa parte del circolo, udendo parlare del suo tema favorito, vorrebbe intromettersi alla discussione, ma in quel punto tutte le voci acclamano a un nuovo personaggio che entra nella sala, e a quello si dirigono tutti gli sguardi.—Eccolo!... ben giunto!... non ci mancava che lui! gridano i contendenti.Il nuovo personaggio è un bel giovane biondo che all'aspetto dimostra venticinque anni. Teobaldo, in vederlo, dà indietro alcuni passi.—Miei buoni amici, comincia il giovane prendendo la posa di una vittima—percuotetemi, schiaffeggiatemi,ammazzatemi chè io l'ho ben meritato! Datemi della bestia... del cretino... dite pure che Carlo Restani è la negazione dell'istinto musicale, la più svergognata creatura del secolo!Tutti i volti esprimono la meraviglia, e attendono la conclusione di quell'enfatico esordio.—Io ho bestemmiato—prosegue il giovane a voce alta—la più sublime emanazione del genio onnipotente di Dio. Io non ho compreso ciò che è comprensibile all'infimo idiota della terra—ho negato il sole, il gigante degli astri, cui salutano tripudianti tutti gli esseri animati e inanimati!—non ho gustato, alla prima rappresentazione, la musica dell'Africana!Teobaldo che già si era mosso per uscire dal caffè, si avvicina di nuovo alla comitiva.—Perchè mai, questa sera, io mi sono lasciato trascinare dal mio mal genio a rientrare alla Scala?... Ho dovuto arrossire, inorridire di me stesso... Ho provato una di quelle umiliazioni che atterrano un uomo, che obbligano ad eclissarsi per sempre da ogni consorzio... Ma no! io non voglio eclissarmi... preferisco, colla sincerità, colla franchezza del mio ravvedimento, espiare di qualche modo il mio peccato... Per mia penitenza, ho stabilito di intraprendere un viaggio artistico in tutte le città, in tutti borghi e i villaggi d'Italia, a proclamare, collo spartito alla mano, che giammai, dacchè si fa musica al mondo, non è stato scritto un capolavoro più sublime dellaAfricanadi Mayerbeer!—Ah! meno male!... ecco un uomo che ha il coraggio di ritrattarsi!—esclamano alcune voci.Teobaldo si avvicina al Restani, e, toccandosi con una mano l'ala del cilindro, gli dice col più amabile accento:—Mi permetta, signore, di presentarle le mie più sincere congratulazioni!... Sere sono alclubdegli artisti, io mi era non poco scandolezzato in vedere che un giovinotto di talento un distinto musicista come lei, non partecipasse all'entusiasmo di quanti comprendono e sentono la grande arte!... Ella non puòfigurarsi l'immenso piacere che io provo nel poterla contare fra i nostri.Carlo Restani s'inchina leggermente a Teobaldo, e gli chiede:—Vuol ella dirmi, signore, a chi ho la fortuna di parlare?—Teobaldo Biettola, possidente... e maestro... cioè... professore.... o per meglio dire dilettante diharmonium, e membro onorario di diverse accademie filarmoniche...—Chi non conosce di nome il signor Teobaldo Biettola? dice il Restani inchinandosi—professore d'harmonium... e meglio ancora mecenate splendidissimo degli artisti e promotore benemerito dei buoni studii musicali... Io mi tengo fortunato di poter distruggere, in uomo sì universalmente stimato pei suoi talenti musicali, la cattiva impressione...—Basta!.... non serve.... Io già sapeva che anche lei si sarebbe convertito... Tutti gli uomini, come ella dice, universalmente stimati, debbono tosto o tardi convenire con noi.—Guardiamoci attorno: vede lei un maestro, un suonatore, un dotto qualunque che abbia composto unapolka... un solo giornalista (non parlo dei giornalisti da dieci franchi, ma di quelli... come sarebbe a dire... da cento, da duecento)... insomma conosce lei qualcuno della grande sfera artistica e sociale, che non divida il nostro entusiasmo?—La prego—signore—non mi umilii davantaggio—sono già troppo mortificato di dover confessare la mia sconfitta! La si figuri, signor Biettola, che domani io dovrò arrossire dinanzi ad una ragazzetta di otto anni, la quale non è ancora arrivata al suo quarto esercizio sul pianoforte! Una ragazzetta che alle prime rappresentazioni dell'Africana, è andata in estasi alla scena del vascello!—Dunque!... Sentiamo un poco... (riprende Teobaldo accalorandosi).... io so tutta l'Africanaa memoria... ma pure... amo sentire dagli altri... Quali sono i pezzi che più le sono piaciuti?—Prima di tutto... la prima battuta del preludio...—La prima? non ci ho badato... Domani a sera voglio farci attenzione...—Poi, le cinque battute che seguono...—Cinque battute!... ma dunque ella crede proprio che quelle cinque battute?...—Io non le darei per le sedici...—Diamine!... converrà che io le ascolti meglio.... Quanto a me, vado pazzo per la cavatina di Ines.... lalalà.... lilili... bibibì... zon! zon!.....—E il coro dei vescovi... toutoù.... lalarà.... lorolò.... titatà..... lo so tutto a memoria... Che ne dice del settimino!.... oh il settimino!... fron... fronfron!... tititi... tititì... tilorouc!.... tititì... tilorouc... tilorouc....—Lorouctì... lorouctì...—Bravo... lei può darmi dei punti... Lei suona... voglio dire... lei canta... o piuttosto solfeggia come un angelo!—Ha lei notato l'effetto di quelbemol, che viene a formare un accordo parziale di settima diminuente sulla tonalità generale dido diesis, sviluppando negli ultimi accordi le producenti disol ce fa ut?...—Fromfrom lalalà—fromfrom lalà!... Ma le sedici battute... Che ne dice delle sedici battute?... Pensare che vi sono degli imbecilli, i quali sostengono che tutto l'effetto consiste negli unissoni della quarta corda?... Avete provato a riportare quel pezzo sul pianoforte o sull'harmonium?—Io ritengo che sull'harmoniumle sedici battute hanno da risaltar meglio che sui violini... Peccato che io non sappia suonare l'harmonium! Quel pezzo, sull'harmonium, deve riuscire divino!—Qualche giorno... ve lo farò sentire—disse Teobaldo prendendo la posa solenne di un musicista, che si ricorda esser membro onorario delle più illustri accademie d'Italia.Carlo e Teobaldo quella sera divennero i migliori amici del mondo.—Se non fosse l'ora già tarda, io vi inviterei a salire nel mio palazzo per udire come sappia accentare sul mio istromento quelle ammirabili battute.—Ma mia moglie dorme a poca distanza della sala... e mi dorrebbe ch'ella si svegliasse...—Ciò sarebbe imprudente...—Voi dite bene... sarebbe imprudente!E i due giovani si separarono con una stretta di mano.VII.Una mattina, la bella moglie di Teobaldo stava seduta languidamente sovra un divano della gran sala, e i suoi sguardi correvano spesso al pendolo dorato della caminiera.La porta si apre; Carlo Restani viene introdotto da Teobaldo, che si affretta a presentarlo alla moglie.Costei china la testa con aria indifferente, e accenna al giovane di sedere sovra unfauteuil.—È un nuovo convertito!... esclama Teobaldo con enfasi... Tu sai bene, Clarina... gli è quello istesso che alclubdegli artisti... Basta, il signor Carlo vuole che si dimentichi quella scena... e noi vi poniamo sopra un sasso... D'ora innanzi egli ha il diritto di mettersi a pari cogli uomini universalmente stimati... Con quell'orecchio!... Con quella memoria! Figurati, Clarina, ch'egli mi ha fatto capire certe cose... certi bemolli... certe chiavi... Una gran scienza la musica!... e quando la si è studiata per dieci anni... si capisce che bisogna tornare da capo!Il Restani risponde a monosillabi—la signora affetta un'aria di noncuranza, che fa indispettire il marito.—Mia moglie si intende poco di musica...—prosegue Teobaldo—di bemolli e di cose simili non vuol saperne... e quando io le suono le sedici battute, qualche volta si addormenta... Ma io credo che a lungo andare... la convertiremo... non è vero, signor Restani?—Mi spiace, gentilissima signora, che la mia venuta in questa casa debba procacciarvi una molestia... io desiderava sentire sull'harmoniuml'effetto delle sedici battute... ma se ciò ha da tornarvi sgradevole... noi rimetteremo ad altra occasione il diletto...—No!... fate pure! fate pure!—risponde la signora—sono più che mai disposta alle vostre battute... Alla fine, sedici battute passano in un momento... Animo, Teobaldo!... Vediamo se gli è propriamente oggi che tu riesci a convertirmi!Teobaldo non si fa molto pregare, e dopo la solita premessa che la sua timidità nervosa non gli permette di suonare in presenza di chicchessia, va a chiudersi nel gabinetto.—Adorabile Clarina! esclama il Restani, gettandosi ai piedi della signora.—Carlo!... Imprudente!.... aspetta almeno che egli muova il manubrio...!—dice la donna con voce sommessa.—Non abbiamo che sedici battute...—e come tu ben dicevi poc'anzi—sedici battute.... passano presto!—All'età di Mayerbeer sedici battute sono anche troppo... ma noi si può chiedere ilbis!A queste parole della signora l'organetto risponde coi primi accordi.Tram tram tratamla—tram tram trattamla...—Questa.. è musica vera... musica buona!...—sospira il giovane.—Musica dei tempi nostri!—Ti ricordi Clarina!—Se mi ricordo!!!—Qui c'è di tutto.... passato.... presente.... avvenire!...—Mio paradiso!—Angelo mio...bis! bis! bis!—grida la signora con enfasi—bravissimo... bravo!... Da capo Teobaldo!... Da capo tutto!Ma Teobaldo non ha udito le acclamazioni entusiastiche di sua moglie, perchè profferite con voce troppo languida, e uscendo improvvisamente dal gabinetto, rimane quasi pietrificato in vedere che la sua Clarina ed il giovane dilettante dell'Africanaseggono abbracciati sul medesimo divano.—Poter del mondo!—prorompe Teobaldo—ho da vederne ancora.... degli effetti!—Ne vedrai ben altri in avvenire!—risponde la signora Clarina, ricomponendosi colla massima disinvoltura—e quando non si vuol vederne... non si trascura la moglie per suonare altre musiche... e si fa ilbisa suo tempo.FINE.
Il flauto di mio maritoCAPITOLO I.La marchesa non parve adontarsi del mio epigramma—crollò leggermente la testa, e volgendomi un sorriso di compassione:»Ragazzo!—mi disse—tu non comprendi per nulla il cuore della donna!... Iddio ti guardi dal prender moglie! diverresti troppo infelice o troppo ridicolo!»Io mi accorsi che quella risposta era l'esordio di una confessione generale.Discostai la lucerna, eclissandola dietro l'enorme mazzo di camelie che stava sulla tavola—e la voce della attempata peccatrice parve sciogliersi più liberamente:»Sarò sincera con te—ti dirò tutto, onde non abbi più nulla a domandarmi od a rimproverarmi in avvenire.... Il Signore ha perdonato alla donna per aver molto amato; e i preti spingono la loro indulgenza fino ad assolvere i peccati di poco amore, purchè il colpevole si confessi con sincerità.»Le mie debolezze—o colpe, che ti piaccia chiamarle—furono molte. Io non accuso i miei conoscenti ed amici di averle esagerate. Perocchè se io non ebbi mai l'accortezza di nasconderle quando l'occhio maligno dalla società spiava tutti i passi, per non dire tutti i pensieri della mia giovinezza—a che varrebbe ora lo smentirle o l'attenuarle?....»Il mondo però mi ha calunniata iniquamente, attribuendoa volgare istinto di sensualità certe abberrazioni istantanee, le quali, per quanto variate e molteplici fossero, ebbero nondimeno una origine comune: il più puro, il più nobile, il più costante degli affetti!»Tutta la mia storia potrebbe riepilogarsi in questo solo motto: ho peccato con molti per aver troppo amato un solo uomo.»Ho impiegato la mia vita, come una antica sacerdotessa di Vesta, a custodire la sacra fiamma del primo amore. E ci sono riuscita!... Quand'anche la mia giovinezza, oramai spenta, avesse per incanto a rianimarsi e a prolungarsi rigogliosa fino alla consumazione dei secoli, io non amerei che lui.... non potrei amare che lui.... lui solo....—Il fu marchese vostro marito?... domandai sorridendo.—Oltraggerei la memoria di quel degno e rispettabile compagno della mia giovinezza—rispose gravemente la marchesa—se affermassi di averlo amato... d'amore. Mio marito fu il primo prodotto di quella sublime passione, che non avendo potuto esaurirsi nell'essere adorato, corse dietro per tanti anni ai fantasmi di una dolce reminiscenza....»Perchè tu mi possa comprendere, è d'uopo che risalga al principio...»Evochiamo l'angelo della rivelazione, il Prometeo della luce, il Dio agitatore di tutta la mia vita!...»Crederesti?... nel profferire il nome di Adolfo, io risento una commozione sì viva, che mi sembra, come l'antica fata Morgana, uscire ringiovanita dalla vasca miracolosa.»Egli dunque si chiamava Adolfo....»Io lo vidi per la prima volta nel giardino della nostra villeggiatura di Medolago. Figurati una sera di maggio, fresca, olezzante e tranquilla come il mio cuore di sedici anni... Sì! compievo appunto i sedici anni la sera in cui mio cugino Adolfo mi fu presentato.»Un bel giovane, di media statura, bruno di capelli—presso a poco i tuoi capelli, Eugenio; più crespipiù vigorosi, direi quasi fiammeggianti di giovinezza....»Ma che giovano le descrizioni? La bellezza giovanile ha dei segreti che la parola non può rilevare, nè la tela riprodurre...»Fra Adolfo e me corse un'occhiata fuggitiva—due correnti elettriche si stabilirono fra i nostri giovani cuori.—Adolfo arrossì—io tremai—ci ricambiammo i complimenti della presentazione con voce fioca e convulsa....»Mia madre disse:—Eccoti, Ortensia, un egregio dilettante di flauto, che verrà, noi vogliamo sperarlo, a deliziare qualche volta il nostro soggiorno campestre!»Sarò ben felice, rispose Adolfo senza guardarmi in volto, di fare un poco di musica con voi, amabile cugina... Tutti vi dichiarano prodigiosa al pianoforte... Suoneremo dei duetti!...»Io risposi con un'occhiata affermativa e un inchino da collegiale... Poi, per nascondere la mia viva agitazione, mi allontanai da Adolfo e da mia madre, facendomi a percorrere tutta sola i viali del parco...»Quella notte non potei prender sonno... La bruna capigliatura di Adolfo, il suo sguardo di fuoco, il bianco e profumato sorriso, la voce insinuante, magnetica—tutto si rifletteva, come una iride voluttuosa, nel vivo cristallo della mia vergine fantasia...»Io lo vedeva... io gli parlava come ad un amico lungamente aspettato...»Al biancheggiare del mattino, dopo i lunghi affannosi vaneggiamenti, le mie ciglia si chiusero al sonno—ma l'anima vegliava tuttavia, nelle dolci illusioni di una musica celeste.»Erano le note di un flauto lontano—era il canto misterioso dell'amore—era la risposta di un'anima sorella, che poche ore innanzi si era identificata colla mia... Nel sonno le mie membra si cullavano dolcemente, secondando le voluttuose cadenze... Ebbrezza salutare dei sogni! Qualche volta non sei che un riflesso, una larva sbiadita dei gaudi trascorsi.... Per me, giovinetta inesperta della vita, fosti una rivelazione di ignote delizie!...»Eugenio, cominci tu a comprendere per quale associazione di idee voluttuose e sublimi, il flauto abbia potuto esercitare tanto fascino su tutta la mia vita?...»I miei rapporti con Adolfo—rapporti brevi pur troppo, ma esuberanti di ogni dolcezza—non furono che un duetto di flauto e pianoforte, deliziosamente prolungato nella vicenda di interruzioni e riprese gradevolissime.»Quel duetto cominciò all'indomani della presentazione. Adolfo, come aveva promesso, mi portò una raccolta di composizioni musicali per flauto e pianoforte, che noi prendemmo a studiare in presenza di mia madre...»I concerti divennero quotidiani; l'arte e la passione progredirono del pari—mia madre si compiaceva, e batteva le mani, e si entusiasmava del nostro accordo perfetto...»Così trascorrevano i giorni, le settimane, i mesi. Nè mai fra Adolfo e me ci eravamo scambiati una parola, una lettera, una stretta di mano, che equivalesse ad una franca dichiarazione. Noi ci intendavamo colla scelta dei pezzi, cogli accenti della esecuzione, col capriccio delle varianti, coll'arbitrio deicrescendoe dei rallentando, colla foga e la significante rilassatezza dei tempi...»Qualche rara volta—per accidente—la estremità del flauto aveva sfiorato leggermente la mia spalla—il mio gomito, nelle volate ascendenti sulla tastiera, toccava... e trasaliva al contatto dell'istromento... Queste eventualità del concerto erano un eccitamento fortunato, e da esse la musica ritraeva maggior nerbo. Le fibre irritate galvanizzavano il cembalo—la voce del flauto pareva gonfiarsi... E allora nasceva quella fusione di armonie, che provocava gli applausi di mia madre...»Mia madre era sempre là, in mancanza di altri ammiratori. La sua presenza incoraggiava l'arte e sorvegliava il buon costume.... Sia pace all'anima di quella santa donna! Ma vi è un destino, un angelo, un demonio, un Dio—chiamalo come ti piace...:—io preferiscodi crederlo un Dio, perocchè ebbi molte prove di sua onnipotenza... orbene, questo Dio non permette che le anime fortemente innamorate si consumino nello sterile desiderio.—Il nostro duetto a flauto e pianoforte si era prolungato tre mesi... e la vicenda delle interruzioni e delle riprese aveva affrante le nostre forze. Adolfo dimagrava... Al finire dei concerti due solchi profondi gli scendevano dal cavo dell'occhio fino all'estremo delle guancie... Scomponendo lo strumento per rimetterlo nell'astuccio, mi guardava, e pareva dirmi: fino a quando?»Era tempo che il Dio degli innamorati venisse in nostro soccorso...»Il duetto ebbe finalmente una soluzione, rapida... concitata... intensa... E la scossa fu tale che io ne rimasi impressionata per tutta la vita...»Quel giorno ripassavamo una fantasia di Rabboni sullaStraniera... Il flauto di Adolfo era più inquieto che mai... Più volte io aveva sentito la canna di ebano scivolare sotto le mie treccie—l'alito di Adolfo mi infuocava le guancie...»Cominciava il cantabile:Meco tu vieni!.... Mia madre stava ad udirci appoggiata alla finestra che guardava il giardino...»A un tratto ella si alza—passa dinanzi al cembalo in punta di piedi, e, accennando a noi di continuare la nostra musica, esce pian piano dalla sala.»Mia madre—lo seppi più tardi—scendeva in giardino per sorprendere la cameriera, la quale era entrata col guattero nella serra dei limoni...»Per la prima volta, dopo tre mesi di febbre amorosa, Adolfo ed io ci trovammo soli.... I preliminari erano già esauriti.... La musica aveva supplito eloquentemente alla parola... Fra noi erano stabiliti da un pezzo tutti gli accordi della passione, ripetuti e confermati in tutti i toni musicali...»Non appena la porta si chiuse dietro i passi di mia madre, la sala fu sconvolta da improvviso cataclisma—Adolfo, il flauto, il pianoforte, ilmeco tu vieni... tutto fu travolto in un caos delizioso e terribile...»Oh! se qualcuno fosse entrato in quel momento!... Fortunatamente il pianoforte si smosse, percorse la sala come una locomotiva a vapore... e andò a piantare la coda nel vano del caminetto.»All'urto del mobile io mi riscossi... compresi il pericolo della situazione... mi svincolai dalle braccia di Adolfo—e balzai dalla tastiera, sulla quale inavvertentemente mi era seduta!... Noi fummo in tempo prima che mia madre rientrasse, di riparare all'immenso disordine...»Quando la buona donna si affacciò alla porta della sala, Adolfo ripigliava il meco tu vieni!»CAPITOLO IILa marchesa chinò il volto mestamente, e si tacque. Poi, rialzando la fronte con un movimento un po' vivo, quasi volesse cacciare una dolorosa ricordanza:—Ebbene? riprese—cominci tu a comprendere qualche cosa?...—Oh!... senza dubbio!... Io comprendo che, all'età di sedici anni e pochi mesi, voi eravate già iniziata ai più intimi misteri dell'amore... E non posso a meno di congratularmi con voi! Nessuno vorrà rimproverarvi di aver sprecato il vostro tempo!...—A sedici anni la donna soccombe per inesperienza—la sua stessa onestà, il pudore, la timidezza tutte le doti più sante dell'anima concorrono a tradirla... Quando una fanciulla di sedici anni può resistere alle violenze di una prima passione, vuol dire ch'ella è già pervertita....»In un delirio sublime ho sacrificato ad Adolfo la mia innocenza... Abbandonandomi all'amplesso fatale io diedi a quel primo, a quell'unico amante la maggior prova della mia virtù...»Non descriverò le terribili angoscie che seguirono la breve estasi di paradiso.—Non voglio far pompa di sentimento. Io ti svolgo i segreti dell'anima mia, per ajutarti a comprendere un paradosso oltremodo dilicato—altro scopo non hanno le mie confessioni.»Quindici giorni dopo la scena che ti ho narrato—il mio povero Adolfo moriva di terribile malattia...La marchesa fece una breve pausa—e portò la mano agli occhi, per spremere una lacrima che tardava a spuntare.»All'annunzio di quell'immensa sventura, corsi nella mia camera—mi gettai sul letto, piansi disperatamente, e giurai, che tutta la mia vita sarebbe un olocausto d'amore alla memoria di quell'uomo adorato...!»Due anni passarono—anni di lutto, di vaneggiamenti segreti, di sconsolati desiderii... L'immagine di Adolfo non si partiva dal mio cuore... Nelle veglie e nei sogni egli mi era sempre presente... Io lo vedeva, lo sentiva rivivere, ascoltava la sua voce nei miei esercizi musicali, riproducendo le divine melodie, che un tempo erano il nostro colloquio d'amore... Tutta l'anima mia era piena di lui!»Puoi immaginare, Eugenio, di qual'occhio io mirassi gli eleganti giovanotti che frequentavano le nostre sale; come io accogliessi le banali galanterie e i facili omaggi!»In quel tempo il marchese D... mi fu presentato.—Povero marchese! Nobile, eccellente creatura!—Vera pasta da marito.—Egli prese a corteggiarmi con assiduità;—vedendosi il meglio accolto di quanti mi ronzavano intorno con pretesa di conquista, egli fu primo ad illudersi.—Più tardi ebbi anch'io la sventura di dividere quella fatale illusione! In un momento di esaltazione magnetica, il mio labbro promise... E il marchese divenne il primo anello di una lunga catena di mistificazioni, delle quali entrambi fummo vittime.»Egli suonava il flauto... come Adolfo.—In udire quei suoni, credetti che un nuovo amore si rivelasse all'anima mia—invece era un flauto che rinfocava un amore antico!A questo punto la marchesa mi vibrò di sbieco una occhiata diffidente, come temesse di sorprendere un sorriso di ironia. L'espressione del mio volto parve rassicurarla, ond'ella ripigliò con coraggio:»Qual disinganno per l'orgoglio e la fatuità degli uomini, se la donna fosse meno abile nel dissimulare le ragioni dei suoi trasporti! Fortunatamente gli uomini non possono leggerci nel cuore! e noi medesime prendiamo talvolta degli equivoci molto strani sul nostro proprio conto!»Il marchese era un distinto dilettante di flauto... Ecco il segreto della effimera simpatia!»Io lo accompagnava col pianoforte.... senza volgere il capo... I suoni mi beavano l'orecchio—lo strumento qualche volta mi sfiorava la pelle—un tremito mi scuoteva le fibre—tutti i miei sensi aspiravano la voluttà di un amplesso desiderato.»Una sera, mentre il marchese preludiava sul flauto diversi temi di Bellini, mia madre mi condusse in un gabinetto attiguo alla sala—mi fece sedere sovra un divano, e accarezzandomi con insolita tenerezza, mi annunziò, che il marchese le aveva chiesto formalmente la mia mano. Dal volto, dalle parole di mia madre, dalla eloquenza ch'ella impiegava per prevenirmi favorevolmente, compresi che un mio rifiuto l'avrebbe grandemente rattristata.—Il marchese era un eccellente partito!»Io non osava rispondere—la mia agitazione e le mie lagrime rivelavano abbastanza chiaro la mia avversione al matrimonio. Le esortazioni, i consigli, le preghiere di quell'ottima donna non avevano forza sul mio cuore.... L'anima mia era tutta assorta in Adolfo, nell'uomo, cui la mia fede era vincolata in un segreto patto d'amore. E mentre mia madre tentava sedurmi colle promesse di un avvenire beato, io vaneggiava colle illusioni, io colmava quell'eliso di delizie, collocando il mio Adolfo al posto del marchese—mi perdeva voluttuosamente in quella vita ideale, che egli solo—il mio Adolfo—avrebbe potuto realizzare.»Io era assorta in quell'estasi divina, allorquando dalla prossima sala si partirono le note di una melodia inebbriante, che da gran tempo io non aveva più udita!—Quel suono diede l'ultima scossa alla mia sensibilità, mia madre e il marchese trionfaronodella povera affascinata—ed io dentro una nebbia profumata, deviai dal sentiero prefisso.»Il marchese suonava l'aria delmeco tu vieni—quell'aria, che era stata l'ultima espressione di amore e di piacere nelle braccia di Adolfo. Mia madre, interpretando a suo modo la mia commozione, insisteva per ottenere da me una formale risposta.... Ilsìtremendo mi uscì dal labbro... Ella uscì precipitosa per recarlo al marchese... Fatalità della vita!... Io aveva promesso ad Adolfo: e il marchese raccolse la fatale promessa...»Due mesi dopo io mi chiamava la marchesa D....La vecchia dama fece una pausa, aspettando una obbjezione. Io volli compiacerla:—Perdonate, marchesa: io trovo un punto di inverisomiglianza nel vostro racconto... Se il consenso non era, come voi dite, che una espansione involontaria dell'anima in delirio, come avvenne che non abbiate più tardi rivocata la vostra parola, anzichè sacrificare ivostri nobili e santissimi affetti, ingannando un dabben'uomo, che pure aveva tutto il diritto alla vostra schiettezza?La marchesa parve alquanto sconcertata, ma riprese bentosto:—Era tanto felice mia madre!... Era tanto innamorato quel povero marchese!.... Ed io era... timida tanto a quei tempi, e tanto devota a mia madre!... La tua frase non poteva essere più esatta quando dicesti, che io ho sacrificato i miei nobili affetti!... Non lo doveva io forse, trattandosi della sola creatura che io amava al mondo, della ottima madre mia?—In chiesa, dinanzi all'altare... quando il sacerdote mi volse la terribile domanda, alla quale io non poteva rispondere senza mentire, ti confesso che fui sul punto di levarmi, strappare dal capo il velo e la corona, e proclamare alla presenza di Dio e degli uomini che io non dovea.. non poteva amare che... Adolfo!—La presenza di mia madre, la paura dello scandalo, ed anche..—vedi se il mio cuore era buono!—il pensiero di addolorare e coprir di ridicolo un uomo che sinceramente mi amava, paralizzò quell'impetodi passione, e il sì irrevocabile fu proferito!.... Eugenio, tu non puoi ideare quanto costi ad una misera donna il doversi prestare ai trasporti di uno sposo... giovane... ardente... impetuoso!... La mia virtù mi sostenne... Il matrimonio dava al marchese dei diritti, e mi imponeva dei doveri... io ebbi l'eroismo del sacrifizio—mi sottomisi!»Che ti pare, Eugenio, della mia annegazione, del mio coraggio?...—Vi trovo sublime!... continuate!...E presi l'atteggiamento del credenzone stupefatto.CAPITOLO III.»Il mio amore per Adolfo era un segreto fra me e Dio... proseguì la imperturbabile donna—ma desso non mi fece dimenticare che fra me ed il marchese era seguito un atto pubblico e solenne—ed io promisi rispettarlo, e corrispondere all'affetto di mio marito con una fedeltà irriprovevole!...»Sa Iddio se quel voto era sincero!... Giuro per quanto vi ha di più sacro sulla terra, per la memoria di Adolfo, per le ceneri della mia dilettissima madre, che, per circa due mesi, nessun uomo, fuori di mio marito, potò vantarsi di avermi toccata una mano...—Caspita!.... due mesi di fedeltà!... Permettete, marchesa, che io vi esprima la mia ammirazione!...—L'ironia è fuori di proposito, Eugenio! Noi ci avviciniamo all'episodio culminante, nel quale si racchiude la spiegazione di tutta la mia vita...»Il marchese non ebbe che un solo rivale—il fantasma di Adolfo.—Qual colpa ebbi io mai, fragile creatura, se il destino mi pose al fianco un marito, il quale non cessò mai, finchè visse, di evocare in proprio danno una larva irresistibile? Io non ho mai ceduto alle insistenze dei miei adoratori, se non quando essi vennero a me colle sembianze di Adolfo—presentati, condotti, introdotti dal.... flauto di mio marito!—E dire che quel povero dabben uomo sceglieva sempre, per soffiare nel flauto, i momenti più pericolosi... alla sua sicurezza coniugale!»Due mesi erano trascorsi dalle nostre nozze. Eravamo alla campagna, in un magnifico casino a poca distanza da Varese. Un amico di mio marito, il conte Smilza, venne a trovarci—mio marito lo pregò di rimanere con noi qualche giorno. A quell'epoca tutto il mondo fu scandolezzato della avventura.—La miarelazionecol giovane conte fu, pei due mesi di autunno, il pascolo più ghiotto della malignità villeggiante... Tutte le apparenze m'accusavano. Qual altri fuori di me, avrebbe potuto sapere, che il solo, il vero colpevole di quella sciagurata avventura, era.... il flauto di mio marito?»Il conte Smilza era ciò che nel mondo elegante suol chiamarsi un bel giovane—vale a dire: una figura simetrica e suscettibile di quella distinzione artifiziale, che i ricchi possono procacciarsi a buon prezzo dal sartore e dal parrucchiere!»Io non comprendo come alcune donne possano innamorarsi per la semplice attrazione della bellezza fisica. Le doti personali del conte non avrebbero prodotto nell'animo mio veruna impressione, se non avessi riscontrato nel di lui volto qualche rapporto di somiglianza con un tipo adorato... Il conte Smilza aveva le sopraciglia, il naso, e i mostacchi di Adolfo!... Tanto bastò, perchè in vederlo la prima volta, io provassi una viva commozione. I miei occhi si fermarono a contemplarlo con simpatia... Sentii una leggiera vampa di rossore salirmi alle guancie—e il contino, illudendosi sulle cause del mio turbamento, si credette in obbligo di farmi la corte...»Ferma ne' miei propositi di onestà, io mi studiava di evitarlo, di imporgli soggezione col mio freddo contegno—sopratutto io sfuggiva tutte le occasioni di trovarmi sola con lui. Lo scellerato poneva altrettanta costanza nel perseguitarmi! Per lui il progetto di conquista, in pochi giorni, era divenuto passione, amore irresistibile... Mio marito, il buon uomo!... favoriva tutti i piani strategici dell'ospite amico...»Due settimane trascorsero senza gravi conseguenze... Qualche volta, per simpatia di ricordanze, i miei sguardi indugiavano troppo espressivi sullesembianze del conte. Egli ringalluzziva... prendeva coraggio—ma tosto la mia indifferenza e la mia austerità gli imponevano nuovo freno. Non aveva egli ragione di trovare inesplicabile la mia condotta?»Le apparenze erano tali, ch'egli poteva credermi una civettuola capricciosa ed altera, il tipo di quelledonne di marmo, che si piacciono di veder liquefare gli amanti!»Io aveva già provata la mia virtù negli intimi e solitari colloqui, ed ero uscita vittoriosa. Mi tenevo sicura di me stessa, forte a qualunque attacco. Da ultimo mi abbandonai improvvidamente al pericolo, non sospettando, che il poco formidabile adoratore dovesse avere quandochessia un alleato irresistibile... onnipotente—il flauto di mio marito...»Sull'imbrunire di una tepida giornata, il conte mi offerse il suo braccio per accompagnarmi ad una passeggiata in giardino. Mi opposi dapprima, quasi presaga del pericolo—poi cedetti alle insistenze di mio marito, che promise raggiungerci.—Il marchese era predestinato!—Obbedii... Scendemmo in giardino... percorremmo un lungo viale... ci internammo in una specie di labirinto... alla fine, ci trovammo assisi sovra un banco di pietra circondato di mirti.—Sul nostro capo un padiglione di fiori—sotto il piede un tappeto di muschio e di timo selvaggio....»Il conte non aveva proferito parola durante la passeggiata—e frattanto la mia mente fantastica si era smarrita nel prediletto sentiero delle rimembranze... Io dimenticava di aver al fianco un nemico, un cospiratore, il quale spiava il buon momento per aprirsi una breccia nella mia virtù!... Troppo tardi me ne sovvenni, quando, seduti nel misterioso boschetto, il conte prese la mia mano, la portò con violenza alle labbra, e gettandosi alle mie ginocchia...»Egli tentò un assalto da vero maestro—senza proferire parola—con quella audacia, che è propria delle grandi passioni.»Feci uno sforzo per respingerlo... per levarmi in piedi—ma in quel punto un suono fatale.... giunse al mio orecchio... mi turbò i sensi... mi paralizzò leforze... ed io rimasi soggiogata dal fascino melodioso... Mio marito, da una finestra del casino, salutava il sorgere dalla luna cornuta, intuonando sul flauto l'aria delmeco tu vieni!»La marchesa interruppe il racconto con un sorriso un po' equivoco, quasi a lasciarmi dubitare ch'ella parlasse per celia. La ipocrisia ebbe un lampo di pudore, ed io seppi frenarmi, e contrapporle la dissimulazione più perfetta.CAPITOLO IV.»Questa prima infedeltà coniugale—proseguì la marchesa—e colla parola riprese tutta la serietà di chi confida nella altrui dabbenaggine—questa prima infedeltà spiega tutte le altre, anzi le giustifica tutte.—Io non intendo narrarti i cento episodii di questo dramma, che durò ventidue anni, fino alla morte del marchese. Le sembianze di Adolfo e il flauto di mio marito non cessarono mai dal perseguitarmi. Gli uomini, sempre ingrati e crudeli colla donna che si abbandona, anche involontariamente, alle loro seduzioni, dopo aver profittato dei miei deliqui, mi carpirono nuovi favori colla minaccia dello scandalo. Quante volte io dovetti sacrificarmi alla pace di mio marito, al decoro della famiglia, ai pregiudizii del mondo!... Quante volte, rialzandomi da una fatale caduta, io mi trovai in potere di un despota appassionato, il quale usufruttando i miei terrori, non si vergognò di impormi il sacrifizio della mia virtù, a patto di mantenere il segreto! E credi tu, Eugenio, che io sia riuscita a salvarmi dalla pubblica maldicenza? La più parte de' miei fatui adoratori violò ignobilmente la promessa; io fui disonorata, infamata dalla calunnia, quale una Messalina! Manco male che le accuse vigliacche non giunsero all'orecchio di mio marito... Il buon uomo portò nella tomba la miglior opinione della mia onestà, come avviene ordinariamente a tutti i buoni mariti!»Ed ora—esclamò sospirando la marchesa—la mia confessione è finita... Tu sai come io abbia moltoamato... e amato un sol uomo!... Vediamo se il tuo giudizio vuol essere inesorabile come quello del mondo!...»—No! la vostra confessione non è finita, risposi dopo breve silenzio. Voi mi parlaste della vostra vita coniugale—e quand'anche io fossi tanto buono da ammettere ilflauto di vostro maritocome circostanza mitigante, vi resterebbero ancora non poche debolezze da giustificare—quelle che appartengono alla vedovanza. Il flauto magnetico avea già cessato di suonare, allorquando, or fanno pochi anni, in una sola giornata...—Vedo.... vedo.... a che si riferiscono le nuove accuse, interruppe la marchesa con qualche imbarazzo.—Tu alludi alla battaglia di Magenta.... all'ingresso delle truppe alleate!... Io aveva dimenticato che quella istoria si è fatta di ragione pubblica, per l'indiscrezione di uno sciaguratissimoturcos, il quale osò pretendere... l'impossibile!»Poichè mi ricordi quell'episodio, ti dirò che esso non ha nulla a fare colla mia vita, co' miei sentimenti, colle mie passioni di donna. A quell'epoca io aveva già cessato di appartenere ad un sesso...»Dopo la morte di mio marito—cessati gli eccitamenti quotidiani del flauto—disingannata dalla società—insterilita da una sequela di sfortunate emergenze—nel mio cuore si spensero le ultime faville della sensibilità.—Perfino la imagine di Adolfo cominciò a presentarsi sbiadita nelle mie ricordanze!»Una crisi terribile è questa nella esistenza della donna, quando in lei inaridiscono i più nobili affetti!... Molte sconsigliate, a questa epoca della vita, trabordano in ridicole civetterie; talune si danno al giuoco altre a tiranneggiare la gioventù, a tormentare la famiglia col pretesto di educare; moltissime si consacrano alla devozione, offrendo ai preti un logoro avanzo, e a Dio il rifiuto dei preti!»Meglio ispirata, io mi infervorai di patriottismo, e presi parte alle agitazioni politiche del momento!»Era giorno di festa per Milano!... I Tedeschi scappavano a rompicollo... entravano i Francesi, i Piemontesi,i nostri!... Inebbriata di entusiasmo, apersi la mia casa ai liberatori, e il primo dei miei ospiti—uno zuavo, tutto ancor polveroso e schiumoso per le fatiche della marcia—non mi lasciò tempo da esprimergli la mia riconoscenza, e fece un assalto di sorpresa, che... per mia sbadataggine... gli riusciva a meraviglia. Che poteva io, debole donna, contro un espugnatore di Malakoff? Da qualche tempo non ero più abituata a simili assalti.... nè avrei osato sperare... cioè... temere, che per me sussistessero ancora di tali pericoli!»Or vedi fatalità!—Un bersagliere piemontese... si accorse, od ebbe sospetto, della buona fortuna toccata allo zuavo, e il giorno istesso mi fece delle proposte, che la mia virtù non poteva a meno di respingere fieramente.—«Oh!... sta bene!... esclamò il bersagliere con accento desolato: tutto pei Francesi... e niente per noi... Quale disgrazia chiamarsi soldati italiani!...»Quelle parole mi trafissero l'anima;—io compresi che il povero figliuolo si teneva umiliato dalle mie ripulse... Era offeso dalla preferenza accordata allo zuavo... Mi credette avversa al Piemonte... Era mio dovere disingannarlo—e lo feci con tutto il cuore.»Una scena poco dissimile mi accadde più tardi con un povero soldato di linea, il quale parimenti si lagnava che i bersaglieri, in grazia della uniforme più elegante e bizzarra, venivano di preferenza festeggiati. Quel ragazzo mi fece pietà; volli consolarlo... E se io non mi fossi ribellata al quarto pretendente—un turcos dall'aspetto terribile—avrei forse evitato una rissa fra soldati, nella quale il mio patriottismo fu rivelato ed esposto agli ignobili commenti de' miei concittadini!... Non importa! Io perdono ai giornalisti la indegna interpretazione di quel fatto! Ho agito per patriottismo, e col massimo disinteresse... La mia coscienza è tranquilla!»Or bene, Eugenio; posso io sperare che tu mi abbia compresa?...CAPITOLO V.—Sì: vi ho compresa perfettamente, risposi con qualche vivacità—forse meglio che voi non comprendiate voi stessa.»Io non vi accuserò di ipocrisia... Qual'è la donna tanto abbrutita nel vizio, che, alla sua volta, non sappia creare un sublime sofisma, per coonestare la propria condotta?—Ciò è nella stessa natura del sesso—e voi, marchesa, oltre all'esser donna, appartenete ad una classe sociale, dove suol farsi uno inverecondo abuso di cotali sofismi!»Io mi guarderò bene dal turbare la vostra coscienza con degli scrupoli inopportuni. Solo mi permetterò di farvi notare, come vi siate stranamente ingannata sulla origine dei vostri traviamenti...»All'età di sedici anni, la prima volta che vi trovaste da sola a solo con un suonatore di flauto, voi soccombeste senza il menomo sforzo di resistenza... Credeste in quel giorno innamorarvi di un uomo, ed oggi ancora vi sembra di aver amato un uomo per tutta la vita. Ecco l'errore!... Voi vi innamoraste di un flauto, e non siete vissuta che per il flauto...—Di mio marito?—Perdonate, marchesa—io parlo del flauto in genere... E credo che la più parte delle donne prendano lo stesso errore...La marchesa ascoltava senza dar segno di irritazione—da ultimo sorrise maliziosamente, e pareva sul punto di dichiararsi convinta... quando un suonatore girovago passò sotto le finestre, e si fece a soffiare nel flauto quattro note stonate.La marchesa ritorse gli occhi, e lasciò cadere le braccia con significante abbandono—onde io, vedendo a che mirasse lo stratagemma, anzichè espormi a qualche imbarazzo, prevenni lo svenimento e uscii dalla sala.
La marchesa non parve adontarsi del mio epigramma—crollò leggermente la testa, e volgendomi un sorriso di compassione:
»Ragazzo!—mi disse—tu non comprendi per nulla il cuore della donna!... Iddio ti guardi dal prender moglie! diverresti troppo infelice o troppo ridicolo!»
Io mi accorsi che quella risposta era l'esordio di una confessione generale.
Discostai la lucerna, eclissandola dietro l'enorme mazzo di camelie che stava sulla tavola—e la voce della attempata peccatrice parve sciogliersi più liberamente:
»Sarò sincera con te—ti dirò tutto, onde non abbi più nulla a domandarmi od a rimproverarmi in avvenire.... Il Signore ha perdonato alla donna per aver molto amato; e i preti spingono la loro indulgenza fino ad assolvere i peccati di poco amore, purchè il colpevole si confessi con sincerità.
»Le mie debolezze—o colpe, che ti piaccia chiamarle—furono molte. Io non accuso i miei conoscenti ed amici di averle esagerate. Perocchè se io non ebbi mai l'accortezza di nasconderle quando l'occhio maligno dalla società spiava tutti i passi, per non dire tutti i pensieri della mia giovinezza—a che varrebbe ora lo smentirle o l'attenuarle?....
»Il mondo però mi ha calunniata iniquamente, attribuendoa volgare istinto di sensualità certe abberrazioni istantanee, le quali, per quanto variate e molteplici fossero, ebbero nondimeno una origine comune: il più puro, il più nobile, il più costante degli affetti!
»Tutta la mia storia potrebbe riepilogarsi in questo solo motto: ho peccato con molti per aver troppo amato un solo uomo.
»Ho impiegato la mia vita, come una antica sacerdotessa di Vesta, a custodire la sacra fiamma del primo amore. E ci sono riuscita!... Quand'anche la mia giovinezza, oramai spenta, avesse per incanto a rianimarsi e a prolungarsi rigogliosa fino alla consumazione dei secoli, io non amerei che lui.... non potrei amare che lui.... lui solo....
—Il fu marchese vostro marito?... domandai sorridendo.
—Oltraggerei la memoria di quel degno e rispettabile compagno della mia giovinezza—rispose gravemente la marchesa—se affermassi di averlo amato... d'amore. Mio marito fu il primo prodotto di quella sublime passione, che non avendo potuto esaurirsi nell'essere adorato, corse dietro per tanti anni ai fantasmi di una dolce reminiscenza....
»Perchè tu mi possa comprendere, è d'uopo che risalga al principio...
»Evochiamo l'angelo della rivelazione, il Prometeo della luce, il Dio agitatore di tutta la mia vita!...
»Crederesti?... nel profferire il nome di Adolfo, io risento una commozione sì viva, che mi sembra, come l'antica fata Morgana, uscire ringiovanita dalla vasca miracolosa.
»Egli dunque si chiamava Adolfo....
»Io lo vidi per la prima volta nel giardino della nostra villeggiatura di Medolago. Figurati una sera di maggio, fresca, olezzante e tranquilla come il mio cuore di sedici anni... Sì! compievo appunto i sedici anni la sera in cui mio cugino Adolfo mi fu presentato.
»Un bel giovane, di media statura, bruno di capelli—presso a poco i tuoi capelli, Eugenio; più crespipiù vigorosi, direi quasi fiammeggianti di giovinezza....
»Ma che giovano le descrizioni? La bellezza giovanile ha dei segreti che la parola non può rilevare, nè la tela riprodurre...
»Fra Adolfo e me corse un'occhiata fuggitiva—due correnti elettriche si stabilirono fra i nostri giovani cuori.—Adolfo arrossì—io tremai—ci ricambiammo i complimenti della presentazione con voce fioca e convulsa....
»Mia madre disse:—Eccoti, Ortensia, un egregio dilettante di flauto, che verrà, noi vogliamo sperarlo, a deliziare qualche volta il nostro soggiorno campestre!
»Sarò ben felice, rispose Adolfo senza guardarmi in volto, di fare un poco di musica con voi, amabile cugina... Tutti vi dichiarano prodigiosa al pianoforte... Suoneremo dei duetti!...
»Io risposi con un'occhiata affermativa e un inchino da collegiale... Poi, per nascondere la mia viva agitazione, mi allontanai da Adolfo e da mia madre, facendomi a percorrere tutta sola i viali del parco...
»Quella notte non potei prender sonno... La bruna capigliatura di Adolfo, il suo sguardo di fuoco, il bianco e profumato sorriso, la voce insinuante, magnetica—tutto si rifletteva, come una iride voluttuosa, nel vivo cristallo della mia vergine fantasia...
»Io lo vedeva... io gli parlava come ad un amico lungamente aspettato...
»Al biancheggiare del mattino, dopo i lunghi affannosi vaneggiamenti, le mie ciglia si chiusero al sonno—ma l'anima vegliava tuttavia, nelle dolci illusioni di una musica celeste.
»Erano le note di un flauto lontano—era il canto misterioso dell'amore—era la risposta di un'anima sorella, che poche ore innanzi si era identificata colla mia... Nel sonno le mie membra si cullavano dolcemente, secondando le voluttuose cadenze... Ebbrezza salutare dei sogni! Qualche volta non sei che un riflesso, una larva sbiadita dei gaudi trascorsi.... Per me, giovinetta inesperta della vita, fosti una rivelazione di ignote delizie!...
»Eugenio, cominci tu a comprendere per quale associazione di idee voluttuose e sublimi, il flauto abbia potuto esercitare tanto fascino su tutta la mia vita?...
»I miei rapporti con Adolfo—rapporti brevi pur troppo, ma esuberanti di ogni dolcezza—non furono che un duetto di flauto e pianoforte, deliziosamente prolungato nella vicenda di interruzioni e riprese gradevolissime.
»Quel duetto cominciò all'indomani della presentazione. Adolfo, come aveva promesso, mi portò una raccolta di composizioni musicali per flauto e pianoforte, che noi prendemmo a studiare in presenza di mia madre...
»I concerti divennero quotidiani; l'arte e la passione progredirono del pari—mia madre si compiaceva, e batteva le mani, e si entusiasmava del nostro accordo perfetto...
»Così trascorrevano i giorni, le settimane, i mesi. Nè mai fra Adolfo e me ci eravamo scambiati una parola, una lettera, una stretta di mano, che equivalesse ad una franca dichiarazione. Noi ci intendavamo colla scelta dei pezzi, cogli accenti della esecuzione, col capriccio delle varianti, coll'arbitrio deicrescendoe dei rallentando, colla foga e la significante rilassatezza dei tempi...
»Qualche rara volta—per accidente—la estremità del flauto aveva sfiorato leggermente la mia spalla—il mio gomito, nelle volate ascendenti sulla tastiera, toccava... e trasaliva al contatto dell'istromento... Queste eventualità del concerto erano un eccitamento fortunato, e da esse la musica ritraeva maggior nerbo. Le fibre irritate galvanizzavano il cembalo—la voce del flauto pareva gonfiarsi... E allora nasceva quella fusione di armonie, che provocava gli applausi di mia madre...
»Mia madre era sempre là, in mancanza di altri ammiratori. La sua presenza incoraggiava l'arte e sorvegliava il buon costume.... Sia pace all'anima di quella santa donna! Ma vi è un destino, un angelo, un demonio, un Dio—chiamalo come ti piace...:—io preferiscodi crederlo un Dio, perocchè ebbi molte prove di sua onnipotenza... orbene, questo Dio non permette che le anime fortemente innamorate si consumino nello sterile desiderio.—Il nostro duetto a flauto e pianoforte si era prolungato tre mesi... e la vicenda delle interruzioni e delle riprese aveva affrante le nostre forze. Adolfo dimagrava... Al finire dei concerti due solchi profondi gli scendevano dal cavo dell'occhio fino all'estremo delle guancie... Scomponendo lo strumento per rimetterlo nell'astuccio, mi guardava, e pareva dirmi: fino a quando?
»Era tempo che il Dio degli innamorati venisse in nostro soccorso...
»Il duetto ebbe finalmente una soluzione, rapida... concitata... intensa... E la scossa fu tale che io ne rimasi impressionata per tutta la vita...
»Quel giorno ripassavamo una fantasia di Rabboni sullaStraniera... Il flauto di Adolfo era più inquieto che mai... Più volte io aveva sentito la canna di ebano scivolare sotto le mie treccie—l'alito di Adolfo mi infuocava le guancie...
»Cominciava il cantabile:Meco tu vieni!.... Mia madre stava ad udirci appoggiata alla finestra che guardava il giardino...
»A un tratto ella si alza—passa dinanzi al cembalo in punta di piedi, e, accennando a noi di continuare la nostra musica, esce pian piano dalla sala.
»Mia madre—lo seppi più tardi—scendeva in giardino per sorprendere la cameriera, la quale era entrata col guattero nella serra dei limoni...
»Per la prima volta, dopo tre mesi di febbre amorosa, Adolfo ed io ci trovammo soli.... I preliminari erano già esauriti.... La musica aveva supplito eloquentemente alla parola... Fra noi erano stabiliti da un pezzo tutti gli accordi della passione, ripetuti e confermati in tutti i toni musicali...
»Non appena la porta si chiuse dietro i passi di mia madre, la sala fu sconvolta da improvviso cataclisma—Adolfo, il flauto, il pianoforte, ilmeco tu vieni... tutto fu travolto in un caos delizioso e terribile...
»Oh! se qualcuno fosse entrato in quel momento!... Fortunatamente il pianoforte si smosse, percorse la sala come una locomotiva a vapore... e andò a piantare la coda nel vano del caminetto.
»All'urto del mobile io mi riscossi... compresi il pericolo della situazione... mi svincolai dalle braccia di Adolfo—e balzai dalla tastiera, sulla quale inavvertentemente mi era seduta!... Noi fummo in tempo prima che mia madre rientrasse, di riparare all'immenso disordine...
»Quando la buona donna si affacciò alla porta della sala, Adolfo ripigliava il meco tu vieni!»
La marchesa chinò il volto mestamente, e si tacque. Poi, rialzando la fronte con un movimento un po' vivo, quasi volesse cacciare una dolorosa ricordanza:—Ebbene? riprese—cominci tu a comprendere qualche cosa?...
—Oh!... senza dubbio!... Io comprendo che, all'età di sedici anni e pochi mesi, voi eravate già iniziata ai più intimi misteri dell'amore... E non posso a meno di congratularmi con voi! Nessuno vorrà rimproverarvi di aver sprecato il vostro tempo!...
—A sedici anni la donna soccombe per inesperienza—la sua stessa onestà, il pudore, la timidezza tutte le doti più sante dell'anima concorrono a tradirla... Quando una fanciulla di sedici anni può resistere alle violenze di una prima passione, vuol dire ch'ella è già pervertita....
»In un delirio sublime ho sacrificato ad Adolfo la mia innocenza... Abbandonandomi all'amplesso fatale io diedi a quel primo, a quell'unico amante la maggior prova della mia virtù...
»Non descriverò le terribili angoscie che seguirono la breve estasi di paradiso.—Non voglio far pompa di sentimento. Io ti svolgo i segreti dell'anima mia, per ajutarti a comprendere un paradosso oltremodo dilicato—altro scopo non hanno le mie confessioni.
»Quindici giorni dopo la scena che ti ho narrato—il mio povero Adolfo moriva di terribile malattia...
La marchesa fece una breve pausa—e portò la mano agli occhi, per spremere una lacrima che tardava a spuntare.
»All'annunzio di quell'immensa sventura, corsi nella mia camera—mi gettai sul letto, piansi disperatamente, e giurai, che tutta la mia vita sarebbe un olocausto d'amore alla memoria di quell'uomo adorato...!
»Due anni passarono—anni di lutto, di vaneggiamenti segreti, di sconsolati desiderii... L'immagine di Adolfo non si partiva dal mio cuore... Nelle veglie e nei sogni egli mi era sempre presente... Io lo vedeva, lo sentiva rivivere, ascoltava la sua voce nei miei esercizi musicali, riproducendo le divine melodie, che un tempo erano il nostro colloquio d'amore... Tutta l'anima mia era piena di lui!
»Puoi immaginare, Eugenio, di qual'occhio io mirassi gli eleganti giovanotti che frequentavano le nostre sale; come io accogliessi le banali galanterie e i facili omaggi!
»In quel tempo il marchese D... mi fu presentato.
—Povero marchese! Nobile, eccellente creatura!—Vera pasta da marito.—Egli prese a corteggiarmi con assiduità;—vedendosi il meglio accolto di quanti mi ronzavano intorno con pretesa di conquista, egli fu primo ad illudersi.—Più tardi ebbi anch'io la sventura di dividere quella fatale illusione! In un momento di esaltazione magnetica, il mio labbro promise... E il marchese divenne il primo anello di una lunga catena di mistificazioni, delle quali entrambi fummo vittime.
»Egli suonava il flauto... come Adolfo.—In udire quei suoni, credetti che un nuovo amore si rivelasse all'anima mia—invece era un flauto che rinfocava un amore antico!
A questo punto la marchesa mi vibrò di sbieco una occhiata diffidente, come temesse di sorprendere un sorriso di ironia. L'espressione del mio volto parve rassicurarla, ond'ella ripigliò con coraggio:
»Qual disinganno per l'orgoglio e la fatuità degli uomini, se la donna fosse meno abile nel dissimulare le ragioni dei suoi trasporti! Fortunatamente gli uomini non possono leggerci nel cuore! e noi medesime prendiamo talvolta degli equivoci molto strani sul nostro proprio conto!
»Il marchese era un distinto dilettante di flauto... Ecco il segreto della effimera simpatia!
»Io lo accompagnava col pianoforte.... senza volgere il capo... I suoni mi beavano l'orecchio—lo strumento qualche volta mi sfiorava la pelle—un tremito mi scuoteva le fibre—tutti i miei sensi aspiravano la voluttà di un amplesso desiderato.
»Una sera, mentre il marchese preludiava sul flauto diversi temi di Bellini, mia madre mi condusse in un gabinetto attiguo alla sala—mi fece sedere sovra un divano, e accarezzandomi con insolita tenerezza, mi annunziò, che il marchese le aveva chiesto formalmente la mia mano. Dal volto, dalle parole di mia madre, dalla eloquenza ch'ella impiegava per prevenirmi favorevolmente, compresi che un mio rifiuto l'avrebbe grandemente rattristata.—Il marchese era un eccellente partito!
»Io non osava rispondere—la mia agitazione e le mie lagrime rivelavano abbastanza chiaro la mia avversione al matrimonio. Le esortazioni, i consigli, le preghiere di quell'ottima donna non avevano forza sul mio cuore.... L'anima mia era tutta assorta in Adolfo, nell'uomo, cui la mia fede era vincolata in un segreto patto d'amore. E mentre mia madre tentava sedurmi colle promesse di un avvenire beato, io vaneggiava colle illusioni, io colmava quell'eliso di delizie, collocando il mio Adolfo al posto del marchese—mi perdeva voluttuosamente in quella vita ideale, che egli solo—il mio Adolfo—avrebbe potuto realizzare.
»Io era assorta in quell'estasi divina, allorquando dalla prossima sala si partirono le note di una melodia inebbriante, che da gran tempo io non aveva più udita!—Quel suono diede l'ultima scossa alla mia sensibilità, mia madre e il marchese trionfaronodella povera affascinata—ed io dentro una nebbia profumata, deviai dal sentiero prefisso.
»Il marchese suonava l'aria delmeco tu vieni—quell'aria, che era stata l'ultima espressione di amore e di piacere nelle braccia di Adolfo. Mia madre, interpretando a suo modo la mia commozione, insisteva per ottenere da me una formale risposta.... Ilsìtremendo mi uscì dal labbro... Ella uscì precipitosa per recarlo al marchese... Fatalità della vita!... Io aveva promesso ad Adolfo: e il marchese raccolse la fatale promessa...
»Due mesi dopo io mi chiamava la marchesa D....
La vecchia dama fece una pausa, aspettando una obbjezione. Io volli compiacerla:
—Perdonate, marchesa: io trovo un punto di inverisomiglianza nel vostro racconto... Se il consenso non era, come voi dite, che una espansione involontaria dell'anima in delirio, come avvenne che non abbiate più tardi rivocata la vostra parola, anzichè sacrificare ivostri nobili e santissimi affetti, ingannando un dabben'uomo, che pure aveva tutto il diritto alla vostra schiettezza?
La marchesa parve alquanto sconcertata, ma riprese bentosto:
—Era tanto felice mia madre!... Era tanto innamorato quel povero marchese!.... Ed io era... timida tanto a quei tempi, e tanto devota a mia madre!... La tua frase non poteva essere più esatta quando dicesti, che io ho sacrificato i miei nobili affetti!... Non lo doveva io forse, trattandosi della sola creatura che io amava al mondo, della ottima madre mia?—In chiesa, dinanzi all'altare... quando il sacerdote mi volse la terribile domanda, alla quale io non poteva rispondere senza mentire, ti confesso che fui sul punto di levarmi, strappare dal capo il velo e la corona, e proclamare alla presenza di Dio e degli uomini che io non dovea.. non poteva amare che... Adolfo!—La presenza di mia madre, la paura dello scandalo, ed anche..—vedi se il mio cuore era buono!—il pensiero di addolorare e coprir di ridicolo un uomo che sinceramente mi amava, paralizzò quell'impetodi passione, e il sì irrevocabile fu proferito!.... Eugenio, tu non puoi ideare quanto costi ad una misera donna il doversi prestare ai trasporti di uno sposo... giovane... ardente... impetuoso!... La mia virtù mi sostenne... Il matrimonio dava al marchese dei diritti, e mi imponeva dei doveri... io ebbi l'eroismo del sacrifizio—mi sottomisi!
»Che ti pare, Eugenio, della mia annegazione, del mio coraggio?...
—Vi trovo sublime!... continuate!...
E presi l'atteggiamento del credenzone stupefatto.
»Il mio amore per Adolfo era un segreto fra me e Dio... proseguì la imperturbabile donna—ma desso non mi fece dimenticare che fra me ed il marchese era seguito un atto pubblico e solenne—ed io promisi rispettarlo, e corrispondere all'affetto di mio marito con una fedeltà irriprovevole!...
»Sa Iddio se quel voto era sincero!... Giuro per quanto vi ha di più sacro sulla terra, per la memoria di Adolfo, per le ceneri della mia dilettissima madre, che, per circa due mesi, nessun uomo, fuori di mio marito, potò vantarsi di avermi toccata una mano...
—Caspita!.... due mesi di fedeltà!... Permettete, marchesa, che io vi esprima la mia ammirazione!...
—L'ironia è fuori di proposito, Eugenio! Noi ci avviciniamo all'episodio culminante, nel quale si racchiude la spiegazione di tutta la mia vita...
»Il marchese non ebbe che un solo rivale—il fantasma di Adolfo.—Qual colpa ebbi io mai, fragile creatura, se il destino mi pose al fianco un marito, il quale non cessò mai, finchè visse, di evocare in proprio danno una larva irresistibile? Io non ho mai ceduto alle insistenze dei miei adoratori, se non quando essi vennero a me colle sembianze di Adolfo—presentati, condotti, introdotti dal.... flauto di mio marito!—E dire che quel povero dabben uomo sceglieva sempre, per soffiare nel flauto, i momenti più pericolosi... alla sua sicurezza coniugale!
»Due mesi erano trascorsi dalle nostre nozze. Eravamo alla campagna, in un magnifico casino a poca distanza da Varese. Un amico di mio marito, il conte Smilza, venne a trovarci—mio marito lo pregò di rimanere con noi qualche giorno. A quell'epoca tutto il mondo fu scandolezzato della avventura.—La miarelazionecol giovane conte fu, pei due mesi di autunno, il pascolo più ghiotto della malignità villeggiante... Tutte le apparenze m'accusavano. Qual altri fuori di me, avrebbe potuto sapere, che il solo, il vero colpevole di quella sciagurata avventura, era.... il flauto di mio marito?
»Il conte Smilza era ciò che nel mondo elegante suol chiamarsi un bel giovane—vale a dire: una figura simetrica e suscettibile di quella distinzione artifiziale, che i ricchi possono procacciarsi a buon prezzo dal sartore e dal parrucchiere!
»Io non comprendo come alcune donne possano innamorarsi per la semplice attrazione della bellezza fisica. Le doti personali del conte non avrebbero prodotto nell'animo mio veruna impressione, se non avessi riscontrato nel di lui volto qualche rapporto di somiglianza con un tipo adorato... Il conte Smilza aveva le sopraciglia, il naso, e i mostacchi di Adolfo!... Tanto bastò, perchè in vederlo la prima volta, io provassi una viva commozione. I miei occhi si fermarono a contemplarlo con simpatia... Sentii una leggiera vampa di rossore salirmi alle guancie—e il contino, illudendosi sulle cause del mio turbamento, si credette in obbligo di farmi la corte...
»Ferma ne' miei propositi di onestà, io mi studiava di evitarlo, di imporgli soggezione col mio freddo contegno—sopratutto io sfuggiva tutte le occasioni di trovarmi sola con lui. Lo scellerato poneva altrettanta costanza nel perseguitarmi! Per lui il progetto di conquista, in pochi giorni, era divenuto passione, amore irresistibile... Mio marito, il buon uomo!... favoriva tutti i piani strategici dell'ospite amico...
»Due settimane trascorsero senza gravi conseguenze... Qualche volta, per simpatia di ricordanze, i miei sguardi indugiavano troppo espressivi sullesembianze del conte. Egli ringalluzziva... prendeva coraggio—ma tosto la mia indifferenza e la mia austerità gli imponevano nuovo freno. Non aveva egli ragione di trovare inesplicabile la mia condotta?
»Le apparenze erano tali, ch'egli poteva credermi una civettuola capricciosa ed altera, il tipo di quelledonne di marmo, che si piacciono di veder liquefare gli amanti!
»Io aveva già provata la mia virtù negli intimi e solitari colloqui, ed ero uscita vittoriosa. Mi tenevo sicura di me stessa, forte a qualunque attacco. Da ultimo mi abbandonai improvvidamente al pericolo, non sospettando, che il poco formidabile adoratore dovesse avere quandochessia un alleato irresistibile... onnipotente—il flauto di mio marito...
»Sull'imbrunire di una tepida giornata, il conte mi offerse il suo braccio per accompagnarmi ad una passeggiata in giardino. Mi opposi dapprima, quasi presaga del pericolo—poi cedetti alle insistenze di mio marito, che promise raggiungerci.—Il marchese era predestinato!—Obbedii... Scendemmo in giardino... percorremmo un lungo viale... ci internammo in una specie di labirinto... alla fine, ci trovammo assisi sovra un banco di pietra circondato di mirti.—Sul nostro capo un padiglione di fiori—sotto il piede un tappeto di muschio e di timo selvaggio....
»Il conte non aveva proferito parola durante la passeggiata—e frattanto la mia mente fantastica si era smarrita nel prediletto sentiero delle rimembranze... Io dimenticava di aver al fianco un nemico, un cospiratore, il quale spiava il buon momento per aprirsi una breccia nella mia virtù!... Troppo tardi me ne sovvenni, quando, seduti nel misterioso boschetto, il conte prese la mia mano, la portò con violenza alle labbra, e gettandosi alle mie ginocchia...
»Egli tentò un assalto da vero maestro—senza proferire parola—con quella audacia, che è propria delle grandi passioni.
»Feci uno sforzo per respingerlo... per levarmi in piedi—ma in quel punto un suono fatale.... giunse al mio orecchio... mi turbò i sensi... mi paralizzò leforze... ed io rimasi soggiogata dal fascino melodioso... Mio marito, da una finestra del casino, salutava il sorgere dalla luna cornuta, intuonando sul flauto l'aria delmeco tu vieni!»
La marchesa interruppe il racconto con un sorriso un po' equivoco, quasi a lasciarmi dubitare ch'ella parlasse per celia. La ipocrisia ebbe un lampo di pudore, ed io seppi frenarmi, e contrapporle la dissimulazione più perfetta.
»Questa prima infedeltà coniugale—proseguì la marchesa—e colla parola riprese tutta la serietà di chi confida nella altrui dabbenaggine—questa prima infedeltà spiega tutte le altre, anzi le giustifica tutte.—Io non intendo narrarti i cento episodii di questo dramma, che durò ventidue anni, fino alla morte del marchese. Le sembianze di Adolfo e il flauto di mio marito non cessarono mai dal perseguitarmi. Gli uomini, sempre ingrati e crudeli colla donna che si abbandona, anche involontariamente, alle loro seduzioni, dopo aver profittato dei miei deliqui, mi carpirono nuovi favori colla minaccia dello scandalo. Quante volte io dovetti sacrificarmi alla pace di mio marito, al decoro della famiglia, ai pregiudizii del mondo!... Quante volte, rialzandomi da una fatale caduta, io mi trovai in potere di un despota appassionato, il quale usufruttando i miei terrori, non si vergognò di impormi il sacrifizio della mia virtù, a patto di mantenere il segreto! E credi tu, Eugenio, che io sia riuscita a salvarmi dalla pubblica maldicenza? La più parte de' miei fatui adoratori violò ignobilmente la promessa; io fui disonorata, infamata dalla calunnia, quale una Messalina! Manco male che le accuse vigliacche non giunsero all'orecchio di mio marito... Il buon uomo portò nella tomba la miglior opinione della mia onestà, come avviene ordinariamente a tutti i buoni mariti!
»Ed ora—esclamò sospirando la marchesa—la mia confessione è finita... Tu sai come io abbia moltoamato... e amato un sol uomo!... Vediamo se il tuo giudizio vuol essere inesorabile come quello del mondo!...»
—No! la vostra confessione non è finita, risposi dopo breve silenzio. Voi mi parlaste della vostra vita coniugale—e quand'anche io fossi tanto buono da ammettere ilflauto di vostro maritocome circostanza mitigante, vi resterebbero ancora non poche debolezze da giustificare—quelle che appartengono alla vedovanza. Il flauto magnetico avea già cessato di suonare, allorquando, or fanno pochi anni, in una sola giornata...
—Vedo.... vedo.... a che si riferiscono le nuove accuse, interruppe la marchesa con qualche imbarazzo.—Tu alludi alla battaglia di Magenta.... all'ingresso delle truppe alleate!... Io aveva dimenticato che quella istoria si è fatta di ragione pubblica, per l'indiscrezione di uno sciaguratissimoturcos, il quale osò pretendere... l'impossibile!
»Poichè mi ricordi quell'episodio, ti dirò che esso non ha nulla a fare colla mia vita, co' miei sentimenti, colle mie passioni di donna. A quell'epoca io aveva già cessato di appartenere ad un sesso...
»Dopo la morte di mio marito—cessati gli eccitamenti quotidiani del flauto—disingannata dalla società—insterilita da una sequela di sfortunate emergenze—nel mio cuore si spensero le ultime faville della sensibilità.—Perfino la imagine di Adolfo cominciò a presentarsi sbiadita nelle mie ricordanze!
»Una crisi terribile è questa nella esistenza della donna, quando in lei inaridiscono i più nobili affetti!... Molte sconsigliate, a questa epoca della vita, trabordano in ridicole civetterie; talune si danno al giuoco altre a tiranneggiare la gioventù, a tormentare la famiglia col pretesto di educare; moltissime si consacrano alla devozione, offrendo ai preti un logoro avanzo, e a Dio il rifiuto dei preti!
»Meglio ispirata, io mi infervorai di patriottismo, e presi parte alle agitazioni politiche del momento!
»Era giorno di festa per Milano!... I Tedeschi scappavano a rompicollo... entravano i Francesi, i Piemontesi,i nostri!... Inebbriata di entusiasmo, apersi la mia casa ai liberatori, e il primo dei miei ospiti—uno zuavo, tutto ancor polveroso e schiumoso per le fatiche della marcia—non mi lasciò tempo da esprimergli la mia riconoscenza, e fece un assalto di sorpresa, che... per mia sbadataggine... gli riusciva a meraviglia. Che poteva io, debole donna, contro un espugnatore di Malakoff? Da qualche tempo non ero più abituata a simili assalti.... nè avrei osato sperare... cioè... temere, che per me sussistessero ancora di tali pericoli!
»Or vedi fatalità!—Un bersagliere piemontese... si accorse, od ebbe sospetto, della buona fortuna toccata allo zuavo, e il giorno istesso mi fece delle proposte, che la mia virtù non poteva a meno di respingere fieramente.—«Oh!... sta bene!... esclamò il bersagliere con accento desolato: tutto pei Francesi... e niente per noi... Quale disgrazia chiamarsi soldati italiani!...
»Quelle parole mi trafissero l'anima;—io compresi che il povero figliuolo si teneva umiliato dalle mie ripulse... Era offeso dalla preferenza accordata allo zuavo... Mi credette avversa al Piemonte... Era mio dovere disingannarlo—e lo feci con tutto il cuore.
»Una scena poco dissimile mi accadde più tardi con un povero soldato di linea, il quale parimenti si lagnava che i bersaglieri, in grazia della uniforme più elegante e bizzarra, venivano di preferenza festeggiati. Quel ragazzo mi fece pietà; volli consolarlo... E se io non mi fossi ribellata al quarto pretendente—un turcos dall'aspetto terribile—avrei forse evitato una rissa fra soldati, nella quale il mio patriottismo fu rivelato ed esposto agli ignobili commenti de' miei concittadini!... Non importa! Io perdono ai giornalisti la indegna interpretazione di quel fatto! Ho agito per patriottismo, e col massimo disinteresse... La mia coscienza è tranquilla!
»Or bene, Eugenio; posso io sperare che tu mi abbia compresa?...
—Sì: vi ho compresa perfettamente, risposi con qualche vivacità—forse meglio che voi non comprendiate voi stessa.
»Io non vi accuserò di ipocrisia... Qual'è la donna tanto abbrutita nel vizio, che, alla sua volta, non sappia creare un sublime sofisma, per coonestare la propria condotta?—Ciò è nella stessa natura del sesso—e voi, marchesa, oltre all'esser donna, appartenete ad una classe sociale, dove suol farsi uno inverecondo abuso di cotali sofismi!
»Io mi guarderò bene dal turbare la vostra coscienza con degli scrupoli inopportuni. Solo mi permetterò di farvi notare, come vi siate stranamente ingannata sulla origine dei vostri traviamenti...
»All'età di sedici anni, la prima volta che vi trovaste da sola a solo con un suonatore di flauto, voi soccombeste senza il menomo sforzo di resistenza... Credeste in quel giorno innamorarvi di un uomo, ed oggi ancora vi sembra di aver amato un uomo per tutta la vita. Ecco l'errore!... Voi vi innamoraste di un flauto, e non siete vissuta che per il flauto...
—Di mio marito?
—Perdonate, marchesa—io parlo del flauto in genere... E credo che la più parte delle donne prendano lo stesso errore...
La marchesa ascoltava senza dar segno di irritazione—da ultimo sorrise maliziosamente, e pareva sul punto di dichiararsi convinta... quando un suonatore girovago passò sotto le finestre, e si fece a soffiare nel flauto quattro note stonate.
La marchesa ritorse gli occhi, e lasciò cadere le braccia con significante abbandono—onde io, vedendo a che mirasse lo stratagemma, anzichè espormi a qualche imbarazzo, prevenni lo svenimento e uscii dalla sala.
Le sedici battute dell'AfricanaI.—Come si amano quei due sposi!—mi diceva un giorno l'amico Maccabruni, additandomi una giovane coppia che transitava il ponte di congiunzione fra i bastioni e il giardino pubblico.—Pare impossibile!—esclamai sbadatamente.—Il marito è un bel giovane...—Non lo nego—ma è tanto imbecille...—Ragione di più perchè egli sia adorato da sua moglie...—Via, Maccabruni! non far questa ingiuria al bel sesso.—Per la luna di miele—voglio concederlo—può bastare un marito giovane e robusto; ma più tardi—passate le effervescenze—esaurito il miele—se il neo-consorte non ci mette un poco di spirito e di poesia; la luna, nel decrescere, diviene cornuta.I due sposini entrarono nel caffè, e noi, senz'altro parlarne, scendemmo a braccio fino al parco dei cervi ad ammirare e meditare il bellissimo effetto degli animali forniti di corna.II.Cinque mesi dopo, si dava alla Scala la prima rappresentazione dell'Africanadi Mayerbeer—e i nostri due sposini brillavano da un palchetto di prima fila, mentre io, coll'amico Maccabruni, mi trovavain platea, serrato nelle costole da due individui, i quali, pel loro biglietto gratuito, fors'anche per qualche spicciolo intascato il mattino, battevano le mani a far sangue.Malgrado i pregi della musica e il dimenarsi dei miei vicini, che parevano invasati, al terzo atto io cominciava a noiarmi, e il mio amico Maccabruni più di me.Buon per noi che il fragore della istrumentazione e degli applausi ci permetteva di conversare a mezza voce, senza dar nell'orecchio a nostri prossimi.Maccabruni mi invitò a girare lo sguardo verso il palco dei due sposi.—La donna era seduta, colla testa leggermente inclinata, e la sua mano, posta a visiera della bocca, lasciava indovinare un enorme sbadiglio.—Ecco là qualcuno che si diverte come noi! dissi all'amico—la signora non sembra molto commossa dall'inno a San Domenico...—Ma il marito, come tu vedi, fa le vendette di quello sbadiglio... Oh! Oh... si leva in piedi... si getta colla persona fuori del palco...—Guarda... guarda lassù! quel signore diventa pazzo... Vedi come straluna gli occhi!...—Presso a poco come sua moglie... con questa sola differenza che la moglie straluna anche la bocca...Parlando, appena ci eravamo accorti che l'atto era finito, che i nostri vicini aveano cessato di battere le mani, epperò potevano udirci.Ci udirono infatti—e l'un dessi, a voce alta e vibrata, ci rivolse la parola:—Quel signore lassù non batte le mani a caso... Quel lassù se ne intende un pochetto... Non fa meraviglia ch'egli comprenda... che egli vada in estasi in udire il sublime spartito... Un professore come lui!...—Ah! gli è dunque un professore di musica quel signore...? domanda un tale che siede nella panca dietro la nostra.—Professore! Sicuramente! È ben vero che egli non ha bisogno di dar delle lezioni per vivere... o di suonare a pagamento nelle orchestre...—Ah! un dilettante.... suonatore.... Sapreste dirmi, di grazia di quale istromento....?—Istrumento...! Istrumento!... Se suona, gli è certo che deve suonare un istrumento...—Di violino forse?...—Ve lo dirò io, cosa suona quel signore—sorge a dire un giovanotto che non ha mai cessato di sorridere sotto i baffi durante quella conversazione—quel signore è un grande intelligente di musica, un grande contrappuntista, un vero genio dell'avvenire... ma quanto a suonare, egli non è riuscito a perfezionarsi che sovra un solo istromento... Un istromento non molto difficile, ma in compenso il più completo e forse anche il più esatto...Ma il giovanotto non può compiere la frase... Il direttore dell'orchestra ha percosso latolla, e guai a chi fiata al cominciare dei suoni!Nel quarto atto, durante la marcia indiana ed il brindisi parimenti indiano, e al cospetto di tutta quella India, per la quale Selika, che è nata nel paese, ha mille ragioni di chiamarsi Africana; il fanatismo de' miei vicini, del signore di prima fila... e del pubblico che comincia ad andarsene... tocca il suo colmo...Al duetto fra Vasco e Selika, la signora sembra riscuotersi—quella scena voluttuosa, dove la energia e la potenza di un vecchio genio sembra ravvivarsi per effetto di cantaridi, produce una viva sensazione nella giovane sposa... Ma io mi accorgo che gli occhi languidi della bella prendono una direzione affatto opposta al palco scenico, e le sue pupille sembrano addentrarsi in un palchetto, che le sta di fronte.In verità non so darle torto. Il marito, sempre assorto nella musica dell'Africana, nel corso dei quattro atti non si è mai degnato di rivolgerle la parola.—Queste dimenticanze dei mariti rappresentano quasi sempre il bivio fatale, dove i cuori di due sposi prendono a divagare in un cammino affatto opposto.Nell'intermezzo, che succede al quarto atto, io milevo in piedi per riprendere la conversazione interrotta; ma lo sconosciuto non aveva atteso la calata del sipario, per abbandonare il suo posto ed uscire dal teatro.La platea si è molto diradata; gli spettatori possono allargarsi a loro agio sulle panche.Frattanto, la mia bella signora non cessa di volgere tratto tratto delle occhiate significanti al palchetto di faccia; mentre il marito, agitando il suo binoccolo bianco, esprime il suo entusiasmo a due giornalisti sprofondati nelle sedie fisse.Gli è quasi sempre nei teatri e nelle feste da ballo che hanno principio i romanzi appassionati, qualche volta un po' scandalosi, della società moderna. In altri tempi le grandi passioni si sviluppavano nei boschi (come i funghi), all'ombra dei castani, al margine del ruscello, ai miti raggi della luna—Erano imbecilli i nostri nonni!—Un poeta, amico mio, che ha voluto provarsi l' autunno scorso alle emozioni degli amori boscherecci, è tornato a Milano con una pezzuolina di cerotto sul naso, per la maledetta puntura di un calabrone.—Pel comodo degli innamorati, viva la città! grido io.—Qui non vi sono calabroni—e i mariti, per giunta, nelle città sono più paperi che altrove!III.Ma io m'accorgo di aver già troppo irritata la curiosità de' miei lettori—e non dico delle mie lettrici, perchè non desidero che questo racconto venga letto dal così detto bel sesso.Oggimai sono trascorsi dieci mesi da quella prima rappresentazione dell'Africanache mi ha posto sulle traccie di un geniale mistero—che mi ha invogliato a tener d'occhio i due giovani sposi, per iscoprire le loro prime divagazioni.Da questo momento io sparisco dalla scena e rinunzio alla mia parte di attore, per limitarmi a quella di un semplice espositore di fatti.IV.Il marito si chiama Teobaldo.... La signora porta il nome abbastanza poetico di Clarina.—Dicono che il marito si invaghisse di lei e la pigliasse in moglie per simpatia di quel nome, che gli ricordava il suo istromento favorito, il clarinetto.Teobaldo è maniaco per la musica, e ha potuto, nella sua condizione di milionario, consacrarsi perdutamente allo studio ed ai diletti di quest'arte, malgrado l'avverso organismo sortito dalla natura.Ho dettoperdutamente, e l'avverbio non può essere più acconcio. Studiando il pianoforte, il violino, il contrabasso, il bombardone, i timpani, e in generale tutti gli istromenti di indole gagliarda, il Teobaldo ha perduto il suo tempo. Basti sapere che egli non è mai riuscito ad apprendere per orecchio una sola cantilena delle tante opere da lui udite. L'aria dellapira—incredibile a dirsi!—non è ancora entrata esattamente nel dominio delle sue reminiscenze, sebbene ei l'abbia eseguita più di mille volte... sull'organetto.—Ma dunque—codesto Teobaldo—un istromento è pur riuscito a suonarlo!—Vero! verissimo!... convien rendere questa giustizia al di lui talento. A forza di prove, di studi e di esercizii pazientissimi, Teobaldo oggigiorno è tale suonatore di organetto da poter competere cogli orbi più famosi.Ma non a tutti è dato conoscere questi particolari;—l'organetto non fu visto da alcuno—i più intimi del signor Teobaldo, quelli stessi che più volte l'udirono suonare (ed è gente versata nell'arte), non hanno mai sospettato che il meravigliosoharmoniumdel nostro dilettante non sia altro che uno di quegli strumenti a manubrio, fabbricati a benefizio degli inabili ed a strazio del pubblico.Teobaldo ha speso una somma ingente per far costruire il suo organetto. L'artefice, lautamente pagato, produsse un capolavoro ammirabile; tale, chea udirlo in distanza, di leggieri lo si scambia per una eccellente fisarmonica della officina Tubi.Nel palazzo di Teobaldo, quell'organetto occupa un salottino attiguo alla grande sala di ricevimento. Nelle serate di riunione, ogni qualvolta si fa musica al palazzo, alla fine dei concerti, gli amici, i professori, i dilettanti, le signore, tutti gli invitati fanno istanza a Teobaldo, perchè si compiaccia di coronare il trattenimento eseguendo un pezzo sull'harmonium.Teobaldo sulle prime fa il ritroso... Ma gli invitati insistono con bel garbo—le signore si mettono in ginocchio—e alla fine Teobaldo acconsente a suonare, col patto di rendersi invisibile.—Poco dopo, dal gabinetto vicino escono gli accenti melodiosi, e, finito il suo pezzo, Teobaldo rientra nella grande sala a ricevere le congratulazioni e gli evviva.Con questo abile stratagemma, Teobaldo è riuscito a passare per un distinto musicista, e ad ottenere il diploma di membro onorario di diverse società filarmoniche.—A Milano si voleva affidargli la presidenza dellaSocietà del Quartetto.V.Non erano passati venti giorni dalla prima rappresentazione dellaAfricana, quando la moglie di Teobaldo, la bella Clarina, profittando della assenza del marito, si chiuse nel suo gabinetto da toletta per scrivere una lettera.Poniamoci dietro le spalle della signora (è una posizione che offre quasi sempre delle viste aggradevoli), e leggiamo ciò che ella scrive:«Mio dolce amico!«Tu hai commesso uno di quegli errori a cui difficilmente si può rimediare. Qualcuno aveva già parlato a Teobaldo in tuo favore, e mio marito si mostrava assai ben disposto a riceverti in casa; ma tu, colle tue imprudenze, hai guastato i miei piani. Come mai ti è venuto in mente di dire tanto male dellaAfricanaalclubdegli artisti? Teobaldo era presente, Teobaldo ha udito ogni cosa, e ti giuro che, dopo untal fatto, è assai difficile che egli si riconcili con te. Teobaldo è furioso... Figurati che egli non dorme più... che egli non mangia più... che egli mi ha completamente obliata per l'Africana. Ogni giorno mi viene a casa con dei nuovi signori, maestri, dilettanti, giornalisti... che so io?... il pianoforte è in ballo... Io non so più dove ricoverarmi per fuggire l'Africana.—Quando penso che tu solo, tu che avresti potuto tener luogo di tutti, per una imprudente chiacchierata... ti sei chiuso per sempre la strada che io ti aveva aperta!... Carlo!... Se è vero che tu mi ami... se è vero che brameresti rinnovare ogni giorno le gioie... ahi! troppe fugaci e incomplete... della nostra prima giovinezza... Carlo: io te ne supplico—desisti dal far guerra... all'Africana—riconciliati con lei—confessa pubblicamente i tuoi torti—non ti resta altro modo per tornare nelle buone grazie di mio marito... e per avvicinarti a colei, che ti ama e ti aspetta coll'anima ansante.«C. B. T.»VI.Due giorni sono trascorsi.—A un ora dopo mezzanotte, presso un tavolino del caffè Merlo siede una comitiva di giovani eleganti, i quali stanno discutendo calorosamente sui maggiori o minori pregi dell'opera di Mayerbeer. Teobaldo, che non fa parte del circolo, udendo parlare del suo tema favorito, vorrebbe intromettersi alla discussione, ma in quel punto tutte le voci acclamano a un nuovo personaggio che entra nella sala, e a quello si dirigono tutti gli sguardi.—Eccolo!... ben giunto!... non ci mancava che lui! gridano i contendenti.Il nuovo personaggio è un bel giovane biondo che all'aspetto dimostra venticinque anni. Teobaldo, in vederlo, dà indietro alcuni passi.—Miei buoni amici, comincia il giovane prendendo la posa di una vittima—percuotetemi, schiaffeggiatemi,ammazzatemi chè io l'ho ben meritato! Datemi della bestia... del cretino... dite pure che Carlo Restani è la negazione dell'istinto musicale, la più svergognata creatura del secolo!Tutti i volti esprimono la meraviglia, e attendono la conclusione di quell'enfatico esordio.—Io ho bestemmiato—prosegue il giovane a voce alta—la più sublime emanazione del genio onnipotente di Dio. Io non ho compreso ciò che è comprensibile all'infimo idiota della terra—ho negato il sole, il gigante degli astri, cui salutano tripudianti tutti gli esseri animati e inanimati!—non ho gustato, alla prima rappresentazione, la musica dell'Africana!Teobaldo che già si era mosso per uscire dal caffè, si avvicina di nuovo alla comitiva.—Perchè mai, questa sera, io mi sono lasciato trascinare dal mio mal genio a rientrare alla Scala?... Ho dovuto arrossire, inorridire di me stesso... Ho provato una di quelle umiliazioni che atterrano un uomo, che obbligano ad eclissarsi per sempre da ogni consorzio... Ma no! io non voglio eclissarmi... preferisco, colla sincerità, colla franchezza del mio ravvedimento, espiare di qualche modo il mio peccato... Per mia penitenza, ho stabilito di intraprendere un viaggio artistico in tutte le città, in tutti borghi e i villaggi d'Italia, a proclamare, collo spartito alla mano, che giammai, dacchè si fa musica al mondo, non è stato scritto un capolavoro più sublime dellaAfricanadi Mayerbeer!—Ah! meno male!... ecco un uomo che ha il coraggio di ritrattarsi!—esclamano alcune voci.Teobaldo si avvicina al Restani, e, toccandosi con una mano l'ala del cilindro, gli dice col più amabile accento:—Mi permetta, signore, di presentarle le mie più sincere congratulazioni!... Sere sono alclubdegli artisti, io mi era non poco scandolezzato in vedere che un giovinotto di talento un distinto musicista come lei, non partecipasse all'entusiasmo di quanti comprendono e sentono la grande arte!... Ella non puòfigurarsi l'immenso piacere che io provo nel poterla contare fra i nostri.Carlo Restani s'inchina leggermente a Teobaldo, e gli chiede:—Vuol ella dirmi, signore, a chi ho la fortuna di parlare?—Teobaldo Biettola, possidente... e maestro... cioè... professore.... o per meglio dire dilettante diharmonium, e membro onorario di diverse accademie filarmoniche...—Chi non conosce di nome il signor Teobaldo Biettola? dice il Restani inchinandosi—professore d'harmonium... e meglio ancora mecenate splendidissimo degli artisti e promotore benemerito dei buoni studii musicali... Io mi tengo fortunato di poter distruggere, in uomo sì universalmente stimato pei suoi talenti musicali, la cattiva impressione...—Basta!.... non serve.... Io già sapeva che anche lei si sarebbe convertito... Tutti gli uomini, come ella dice, universalmente stimati, debbono tosto o tardi convenire con noi.—Guardiamoci attorno: vede lei un maestro, un suonatore, un dotto qualunque che abbia composto unapolka... un solo giornalista (non parlo dei giornalisti da dieci franchi, ma di quelli... come sarebbe a dire... da cento, da duecento)... insomma conosce lei qualcuno della grande sfera artistica e sociale, che non divida il nostro entusiasmo?—La prego—signore—non mi umilii davantaggio—sono già troppo mortificato di dover confessare la mia sconfitta! La si figuri, signor Biettola, che domani io dovrò arrossire dinanzi ad una ragazzetta di otto anni, la quale non è ancora arrivata al suo quarto esercizio sul pianoforte! Una ragazzetta che alle prime rappresentazioni dell'Africana, è andata in estasi alla scena del vascello!—Dunque!... Sentiamo un poco... (riprende Teobaldo accalorandosi).... io so tutta l'Africanaa memoria... ma pure... amo sentire dagli altri... Quali sono i pezzi che più le sono piaciuti?—Prima di tutto... la prima battuta del preludio...—La prima? non ci ho badato... Domani a sera voglio farci attenzione...—Poi, le cinque battute che seguono...—Cinque battute!... ma dunque ella crede proprio che quelle cinque battute?...—Io non le darei per le sedici...—Diamine!... converrà che io le ascolti meglio.... Quanto a me, vado pazzo per la cavatina di Ines.... lalalà.... lilili... bibibì... zon! zon!.....—E il coro dei vescovi... toutoù.... lalarà.... lorolò.... titatà..... lo so tutto a memoria... Che ne dice del settimino!.... oh il settimino!... fron... fronfron!... tititi... tititì... tilorouc!.... tititì... tilorouc... tilorouc....—Lorouctì... lorouctì...—Bravo... lei può darmi dei punti... Lei suona... voglio dire... lei canta... o piuttosto solfeggia come un angelo!—Ha lei notato l'effetto di quelbemol, che viene a formare un accordo parziale di settima diminuente sulla tonalità generale dido diesis, sviluppando negli ultimi accordi le producenti disol ce fa ut?...—Fromfrom lalalà—fromfrom lalà!... Ma le sedici battute... Che ne dice delle sedici battute?... Pensare che vi sono degli imbecilli, i quali sostengono che tutto l'effetto consiste negli unissoni della quarta corda?... Avete provato a riportare quel pezzo sul pianoforte o sull'harmonium?—Io ritengo che sull'harmoniumle sedici battute hanno da risaltar meglio che sui violini... Peccato che io non sappia suonare l'harmonium! Quel pezzo, sull'harmonium, deve riuscire divino!—Qualche giorno... ve lo farò sentire—disse Teobaldo prendendo la posa solenne di un musicista, che si ricorda esser membro onorario delle più illustri accademie d'Italia.Carlo e Teobaldo quella sera divennero i migliori amici del mondo.—Se non fosse l'ora già tarda, io vi inviterei a salire nel mio palazzo per udire come sappia accentare sul mio istromento quelle ammirabili battute.—Ma mia moglie dorme a poca distanza della sala... e mi dorrebbe ch'ella si svegliasse...—Ciò sarebbe imprudente...—Voi dite bene... sarebbe imprudente!E i due giovani si separarono con una stretta di mano.VII.Una mattina, la bella moglie di Teobaldo stava seduta languidamente sovra un divano della gran sala, e i suoi sguardi correvano spesso al pendolo dorato della caminiera.La porta si apre; Carlo Restani viene introdotto da Teobaldo, che si affretta a presentarlo alla moglie.Costei china la testa con aria indifferente, e accenna al giovane di sedere sovra unfauteuil.—È un nuovo convertito!... esclama Teobaldo con enfasi... Tu sai bene, Clarina... gli è quello istesso che alclubdegli artisti... Basta, il signor Carlo vuole che si dimentichi quella scena... e noi vi poniamo sopra un sasso... D'ora innanzi egli ha il diritto di mettersi a pari cogli uomini universalmente stimati... Con quell'orecchio!... Con quella memoria! Figurati, Clarina, ch'egli mi ha fatto capire certe cose... certi bemolli... certe chiavi... Una gran scienza la musica!... e quando la si è studiata per dieci anni... si capisce che bisogna tornare da capo!Il Restani risponde a monosillabi—la signora affetta un'aria di noncuranza, che fa indispettire il marito.—Mia moglie si intende poco di musica...—prosegue Teobaldo—di bemolli e di cose simili non vuol saperne... e quando io le suono le sedici battute, qualche volta si addormenta... Ma io credo che a lungo andare... la convertiremo... non è vero, signor Restani?—Mi spiace, gentilissima signora, che la mia venuta in questa casa debba procacciarvi una molestia... io desiderava sentire sull'harmoniuml'effetto delle sedici battute... ma se ciò ha da tornarvi sgradevole... noi rimetteremo ad altra occasione il diletto...—No!... fate pure! fate pure!—risponde la signora—sono più che mai disposta alle vostre battute... Alla fine, sedici battute passano in un momento... Animo, Teobaldo!... Vediamo se gli è propriamente oggi che tu riesci a convertirmi!Teobaldo non si fa molto pregare, e dopo la solita premessa che la sua timidità nervosa non gli permette di suonare in presenza di chicchessia, va a chiudersi nel gabinetto.—Adorabile Clarina! esclama il Restani, gettandosi ai piedi della signora.—Carlo!... Imprudente!.... aspetta almeno che egli muova il manubrio...!—dice la donna con voce sommessa.—Non abbiamo che sedici battute...—e come tu ben dicevi poc'anzi—sedici battute.... passano presto!—All'età di Mayerbeer sedici battute sono anche troppo... ma noi si può chiedere ilbis!A queste parole della signora l'organetto risponde coi primi accordi.Tram tram tratamla—tram tram trattamla...—Questa.. è musica vera... musica buona!...—sospira il giovane.—Musica dei tempi nostri!—Ti ricordi Clarina!—Se mi ricordo!!!—Qui c'è di tutto.... passato.... presente.... avvenire!...—Mio paradiso!—Angelo mio...bis! bis! bis!—grida la signora con enfasi—bravissimo... bravo!... Da capo Teobaldo!... Da capo tutto!Ma Teobaldo non ha udito le acclamazioni entusiastiche di sua moglie, perchè profferite con voce troppo languida, e uscendo improvvisamente dal gabinetto, rimane quasi pietrificato in vedere che la sua Clarina ed il giovane dilettante dell'Africanaseggono abbracciati sul medesimo divano.—Poter del mondo!—prorompe Teobaldo—ho da vederne ancora.... degli effetti!—Ne vedrai ben altri in avvenire!—risponde la signora Clarina, ricomponendosi colla massima disinvoltura—e quando non si vuol vederne... non si trascura la moglie per suonare altre musiche... e si fa ilbisa suo tempo.FINE.
—Come si amano quei due sposi!—mi diceva un giorno l'amico Maccabruni, additandomi una giovane coppia che transitava il ponte di congiunzione fra i bastioni e il giardino pubblico.
—Pare impossibile!—esclamai sbadatamente.
—Il marito è un bel giovane...
—Non lo nego—ma è tanto imbecille...
—Ragione di più perchè egli sia adorato da sua moglie...
—Via, Maccabruni! non far questa ingiuria al bel sesso.—Per la luna di miele—voglio concederlo—può bastare un marito giovane e robusto; ma più tardi—passate le effervescenze—esaurito il miele—se il neo-consorte non ci mette un poco di spirito e di poesia; la luna, nel decrescere, diviene cornuta.
I due sposini entrarono nel caffè, e noi, senz'altro parlarne, scendemmo a braccio fino al parco dei cervi ad ammirare e meditare il bellissimo effetto degli animali forniti di corna.
Cinque mesi dopo, si dava alla Scala la prima rappresentazione dell'Africanadi Mayerbeer—e i nostri due sposini brillavano da un palchetto di prima fila, mentre io, coll'amico Maccabruni, mi trovavain platea, serrato nelle costole da due individui, i quali, pel loro biglietto gratuito, fors'anche per qualche spicciolo intascato il mattino, battevano le mani a far sangue.
Malgrado i pregi della musica e il dimenarsi dei miei vicini, che parevano invasati, al terzo atto io cominciava a noiarmi, e il mio amico Maccabruni più di me.
Buon per noi che il fragore della istrumentazione e degli applausi ci permetteva di conversare a mezza voce, senza dar nell'orecchio a nostri prossimi.
Maccabruni mi invitò a girare lo sguardo verso il palco dei due sposi.—La donna era seduta, colla testa leggermente inclinata, e la sua mano, posta a visiera della bocca, lasciava indovinare un enorme sbadiglio.
—Ecco là qualcuno che si diverte come noi! dissi all'amico—la signora non sembra molto commossa dall'inno a San Domenico...
—Ma il marito, come tu vedi, fa le vendette di quello sbadiglio... Oh! Oh... si leva in piedi... si getta colla persona fuori del palco...
—Guarda... guarda lassù! quel signore diventa pazzo... Vedi come straluna gli occhi!...
—Presso a poco come sua moglie... con questa sola differenza che la moglie straluna anche la bocca...
Parlando, appena ci eravamo accorti che l'atto era finito, che i nostri vicini aveano cessato di battere le mani, epperò potevano udirci.
Ci udirono infatti—e l'un dessi, a voce alta e vibrata, ci rivolse la parola:
—Quel signore lassù non batte le mani a caso... Quel lassù se ne intende un pochetto... Non fa meraviglia ch'egli comprenda... che egli vada in estasi in udire il sublime spartito... Un professore come lui!...
—Ah! gli è dunque un professore di musica quel signore...? domanda un tale che siede nella panca dietro la nostra.
—Professore! Sicuramente! È ben vero che egli non ha bisogno di dar delle lezioni per vivere... o di suonare a pagamento nelle orchestre...
—Ah! un dilettante.... suonatore.... Sapreste dirmi, di grazia di quale istromento....?
—Istrumento...! Istrumento!... Se suona, gli è certo che deve suonare un istrumento...
—Di violino forse?...
—Ve lo dirò io, cosa suona quel signore—sorge a dire un giovanotto che non ha mai cessato di sorridere sotto i baffi durante quella conversazione—quel signore è un grande intelligente di musica, un grande contrappuntista, un vero genio dell'avvenire... ma quanto a suonare, egli non è riuscito a perfezionarsi che sovra un solo istromento... Un istromento non molto difficile, ma in compenso il più completo e forse anche il più esatto...
Ma il giovanotto non può compiere la frase... Il direttore dell'orchestra ha percosso latolla, e guai a chi fiata al cominciare dei suoni!
Nel quarto atto, durante la marcia indiana ed il brindisi parimenti indiano, e al cospetto di tutta quella India, per la quale Selika, che è nata nel paese, ha mille ragioni di chiamarsi Africana; il fanatismo de' miei vicini, del signore di prima fila... e del pubblico che comincia ad andarsene... tocca il suo colmo...
Al duetto fra Vasco e Selika, la signora sembra riscuotersi—quella scena voluttuosa, dove la energia e la potenza di un vecchio genio sembra ravvivarsi per effetto di cantaridi, produce una viva sensazione nella giovane sposa... Ma io mi accorgo che gli occhi languidi della bella prendono una direzione affatto opposta al palco scenico, e le sue pupille sembrano addentrarsi in un palchetto, che le sta di fronte.
In verità non so darle torto. Il marito, sempre assorto nella musica dell'Africana, nel corso dei quattro atti non si è mai degnato di rivolgerle la parola.—Queste dimenticanze dei mariti rappresentano quasi sempre il bivio fatale, dove i cuori di due sposi prendono a divagare in un cammino affatto opposto.
Nell'intermezzo, che succede al quarto atto, io milevo in piedi per riprendere la conversazione interrotta; ma lo sconosciuto non aveva atteso la calata del sipario, per abbandonare il suo posto ed uscire dal teatro.
La platea si è molto diradata; gli spettatori possono allargarsi a loro agio sulle panche.
Frattanto, la mia bella signora non cessa di volgere tratto tratto delle occhiate significanti al palchetto di faccia; mentre il marito, agitando il suo binoccolo bianco, esprime il suo entusiasmo a due giornalisti sprofondati nelle sedie fisse.
Gli è quasi sempre nei teatri e nelle feste da ballo che hanno principio i romanzi appassionati, qualche volta un po' scandalosi, della società moderna. In altri tempi le grandi passioni si sviluppavano nei boschi (come i funghi), all'ombra dei castani, al margine del ruscello, ai miti raggi della luna—Erano imbecilli i nostri nonni!—Un poeta, amico mio, che ha voluto provarsi l' autunno scorso alle emozioni degli amori boscherecci, è tornato a Milano con una pezzuolina di cerotto sul naso, per la maledetta puntura di un calabrone.—Pel comodo degli innamorati, viva la città! grido io.—Qui non vi sono calabroni—e i mariti, per giunta, nelle città sono più paperi che altrove!
Ma io m'accorgo di aver già troppo irritata la curiosità de' miei lettori—e non dico delle mie lettrici, perchè non desidero che questo racconto venga letto dal così detto bel sesso.
Oggimai sono trascorsi dieci mesi da quella prima rappresentazione dell'Africanache mi ha posto sulle traccie di un geniale mistero—che mi ha invogliato a tener d'occhio i due giovani sposi, per iscoprire le loro prime divagazioni.
Da questo momento io sparisco dalla scena e rinunzio alla mia parte di attore, per limitarmi a quella di un semplice espositore di fatti.
Il marito si chiama Teobaldo.... La signora porta il nome abbastanza poetico di Clarina.—Dicono che il marito si invaghisse di lei e la pigliasse in moglie per simpatia di quel nome, che gli ricordava il suo istromento favorito, il clarinetto.
Teobaldo è maniaco per la musica, e ha potuto, nella sua condizione di milionario, consacrarsi perdutamente allo studio ed ai diletti di quest'arte, malgrado l'avverso organismo sortito dalla natura.
Ho dettoperdutamente, e l'avverbio non può essere più acconcio. Studiando il pianoforte, il violino, il contrabasso, il bombardone, i timpani, e in generale tutti gli istromenti di indole gagliarda, il Teobaldo ha perduto il suo tempo. Basti sapere che egli non è mai riuscito ad apprendere per orecchio una sola cantilena delle tante opere da lui udite. L'aria dellapira—incredibile a dirsi!—non è ancora entrata esattamente nel dominio delle sue reminiscenze, sebbene ei l'abbia eseguita più di mille volte... sull'organetto.
—Ma dunque—codesto Teobaldo—un istromento è pur riuscito a suonarlo!
—Vero! verissimo!... convien rendere questa giustizia al di lui talento. A forza di prove, di studi e di esercizii pazientissimi, Teobaldo oggigiorno è tale suonatore di organetto da poter competere cogli orbi più famosi.
Ma non a tutti è dato conoscere questi particolari;—l'organetto non fu visto da alcuno—i più intimi del signor Teobaldo, quelli stessi che più volte l'udirono suonare (ed è gente versata nell'arte), non hanno mai sospettato che il meravigliosoharmoniumdel nostro dilettante non sia altro che uno di quegli strumenti a manubrio, fabbricati a benefizio degli inabili ed a strazio del pubblico.
Teobaldo ha speso una somma ingente per far costruire il suo organetto. L'artefice, lautamente pagato, produsse un capolavoro ammirabile; tale, chea udirlo in distanza, di leggieri lo si scambia per una eccellente fisarmonica della officina Tubi.
Nel palazzo di Teobaldo, quell'organetto occupa un salottino attiguo alla grande sala di ricevimento. Nelle serate di riunione, ogni qualvolta si fa musica al palazzo, alla fine dei concerti, gli amici, i professori, i dilettanti, le signore, tutti gli invitati fanno istanza a Teobaldo, perchè si compiaccia di coronare il trattenimento eseguendo un pezzo sull'harmonium.
Teobaldo sulle prime fa il ritroso... Ma gli invitati insistono con bel garbo—le signore si mettono in ginocchio—e alla fine Teobaldo acconsente a suonare, col patto di rendersi invisibile.—Poco dopo, dal gabinetto vicino escono gli accenti melodiosi, e, finito il suo pezzo, Teobaldo rientra nella grande sala a ricevere le congratulazioni e gli evviva.
Con questo abile stratagemma, Teobaldo è riuscito a passare per un distinto musicista, e ad ottenere il diploma di membro onorario di diverse società filarmoniche.—A Milano si voleva affidargli la presidenza dellaSocietà del Quartetto.
Non erano passati venti giorni dalla prima rappresentazione dellaAfricana, quando la moglie di Teobaldo, la bella Clarina, profittando della assenza del marito, si chiuse nel suo gabinetto da toletta per scrivere una lettera.
Poniamoci dietro le spalle della signora (è una posizione che offre quasi sempre delle viste aggradevoli), e leggiamo ciò che ella scrive:
«Mio dolce amico!
«Tu hai commesso uno di quegli errori a cui difficilmente si può rimediare. Qualcuno aveva già parlato a Teobaldo in tuo favore, e mio marito si mostrava assai ben disposto a riceverti in casa; ma tu, colle tue imprudenze, hai guastato i miei piani. Come mai ti è venuto in mente di dire tanto male dellaAfricanaalclubdegli artisti? Teobaldo era presente, Teobaldo ha udito ogni cosa, e ti giuro che, dopo untal fatto, è assai difficile che egli si riconcili con te. Teobaldo è furioso... Figurati che egli non dorme più... che egli non mangia più... che egli mi ha completamente obliata per l'Africana. Ogni giorno mi viene a casa con dei nuovi signori, maestri, dilettanti, giornalisti... che so io?... il pianoforte è in ballo... Io non so più dove ricoverarmi per fuggire l'Africana.—Quando penso che tu solo, tu che avresti potuto tener luogo di tutti, per una imprudente chiacchierata... ti sei chiuso per sempre la strada che io ti aveva aperta!... Carlo!... Se è vero che tu mi ami... se è vero che brameresti rinnovare ogni giorno le gioie... ahi! troppe fugaci e incomplete... della nostra prima giovinezza... Carlo: io te ne supplico—desisti dal far guerra... all'Africana—riconciliati con lei—confessa pubblicamente i tuoi torti—non ti resta altro modo per tornare nelle buone grazie di mio marito... e per avvicinarti a colei, che ti ama e ti aspetta coll'anima ansante.
«C. B. T.»
Due giorni sono trascorsi.—A un ora dopo mezzanotte, presso un tavolino del caffè Merlo siede una comitiva di giovani eleganti, i quali stanno discutendo calorosamente sui maggiori o minori pregi dell'opera di Mayerbeer. Teobaldo, che non fa parte del circolo, udendo parlare del suo tema favorito, vorrebbe intromettersi alla discussione, ma in quel punto tutte le voci acclamano a un nuovo personaggio che entra nella sala, e a quello si dirigono tutti gli sguardi.
—Eccolo!... ben giunto!... non ci mancava che lui! gridano i contendenti.
Il nuovo personaggio è un bel giovane biondo che all'aspetto dimostra venticinque anni. Teobaldo, in vederlo, dà indietro alcuni passi.
—Miei buoni amici, comincia il giovane prendendo la posa di una vittima—percuotetemi, schiaffeggiatemi,ammazzatemi chè io l'ho ben meritato! Datemi della bestia... del cretino... dite pure che Carlo Restani è la negazione dell'istinto musicale, la più svergognata creatura del secolo!
Tutti i volti esprimono la meraviglia, e attendono la conclusione di quell'enfatico esordio.
—Io ho bestemmiato—prosegue il giovane a voce alta—la più sublime emanazione del genio onnipotente di Dio. Io non ho compreso ciò che è comprensibile all'infimo idiota della terra—ho negato il sole, il gigante degli astri, cui salutano tripudianti tutti gli esseri animati e inanimati!—non ho gustato, alla prima rappresentazione, la musica dell'Africana!
Teobaldo che già si era mosso per uscire dal caffè, si avvicina di nuovo alla comitiva.
—Perchè mai, questa sera, io mi sono lasciato trascinare dal mio mal genio a rientrare alla Scala?... Ho dovuto arrossire, inorridire di me stesso... Ho provato una di quelle umiliazioni che atterrano un uomo, che obbligano ad eclissarsi per sempre da ogni consorzio... Ma no! io non voglio eclissarmi... preferisco, colla sincerità, colla franchezza del mio ravvedimento, espiare di qualche modo il mio peccato... Per mia penitenza, ho stabilito di intraprendere un viaggio artistico in tutte le città, in tutti borghi e i villaggi d'Italia, a proclamare, collo spartito alla mano, che giammai, dacchè si fa musica al mondo, non è stato scritto un capolavoro più sublime dellaAfricanadi Mayerbeer!
—Ah! meno male!... ecco un uomo che ha il coraggio di ritrattarsi!—esclamano alcune voci.
Teobaldo si avvicina al Restani, e, toccandosi con una mano l'ala del cilindro, gli dice col più amabile accento:
—Mi permetta, signore, di presentarle le mie più sincere congratulazioni!... Sere sono alclubdegli artisti, io mi era non poco scandolezzato in vedere che un giovinotto di talento un distinto musicista come lei, non partecipasse all'entusiasmo di quanti comprendono e sentono la grande arte!... Ella non puòfigurarsi l'immenso piacere che io provo nel poterla contare fra i nostri.
Carlo Restani s'inchina leggermente a Teobaldo, e gli chiede:
—Vuol ella dirmi, signore, a chi ho la fortuna di parlare?
—Teobaldo Biettola, possidente... e maestro... cioè... professore.... o per meglio dire dilettante diharmonium, e membro onorario di diverse accademie filarmoniche...
—Chi non conosce di nome il signor Teobaldo Biettola? dice il Restani inchinandosi—professore d'harmonium... e meglio ancora mecenate splendidissimo degli artisti e promotore benemerito dei buoni studii musicali... Io mi tengo fortunato di poter distruggere, in uomo sì universalmente stimato pei suoi talenti musicali, la cattiva impressione...
—Basta!.... non serve.... Io già sapeva che anche lei si sarebbe convertito... Tutti gli uomini, come ella dice, universalmente stimati, debbono tosto o tardi convenire con noi.—Guardiamoci attorno: vede lei un maestro, un suonatore, un dotto qualunque che abbia composto unapolka... un solo giornalista (non parlo dei giornalisti da dieci franchi, ma di quelli... come sarebbe a dire... da cento, da duecento)... insomma conosce lei qualcuno della grande sfera artistica e sociale, che non divida il nostro entusiasmo?
—La prego—signore—non mi umilii davantaggio—sono già troppo mortificato di dover confessare la mia sconfitta! La si figuri, signor Biettola, che domani io dovrò arrossire dinanzi ad una ragazzetta di otto anni, la quale non è ancora arrivata al suo quarto esercizio sul pianoforte! Una ragazzetta che alle prime rappresentazioni dell'Africana, è andata in estasi alla scena del vascello!
—Dunque!... Sentiamo un poco... (riprende Teobaldo accalorandosi).... io so tutta l'Africanaa memoria... ma pure... amo sentire dagli altri... Quali sono i pezzi che più le sono piaciuti?
—Prima di tutto... la prima battuta del preludio...
—La prima? non ci ho badato... Domani a sera voglio farci attenzione...
—Poi, le cinque battute che seguono...
—Cinque battute!... ma dunque ella crede proprio che quelle cinque battute?...
—Io non le darei per le sedici...
—Diamine!... converrà che io le ascolti meglio.... Quanto a me, vado pazzo per la cavatina di Ines.... lalalà.... lilili... bibibì... zon! zon!.....
—E il coro dei vescovi... toutoù.... lalarà.... lorolò.... titatà..... lo so tutto a memoria... Che ne dice del settimino!.... oh il settimino!... fron... fronfron!... tititi... tititì... tilorouc!.... tititì... tilorouc... tilorouc....
—Lorouctì... lorouctì...
—Bravo... lei può darmi dei punti... Lei suona... voglio dire... lei canta... o piuttosto solfeggia come un angelo!
—Ha lei notato l'effetto di quelbemol, che viene a formare un accordo parziale di settima diminuente sulla tonalità generale dido diesis, sviluppando negli ultimi accordi le producenti disol ce fa ut?...
—Fromfrom lalalà—fromfrom lalà!... Ma le sedici battute... Che ne dice delle sedici battute?... Pensare che vi sono degli imbecilli, i quali sostengono che tutto l'effetto consiste negli unissoni della quarta corda?... Avete provato a riportare quel pezzo sul pianoforte o sull'harmonium?
—Io ritengo che sull'harmoniumle sedici battute hanno da risaltar meglio che sui violini... Peccato che io non sappia suonare l'harmonium! Quel pezzo, sull'harmonium, deve riuscire divino!
—Qualche giorno... ve lo farò sentire—disse Teobaldo prendendo la posa solenne di un musicista, che si ricorda esser membro onorario delle più illustri accademie d'Italia.
Carlo e Teobaldo quella sera divennero i migliori amici del mondo.
—Se non fosse l'ora già tarda, io vi inviterei a salire nel mio palazzo per udire come sappia accentare sul mio istromento quelle ammirabili battute.—Ma mia moglie dorme a poca distanza della sala... e mi dorrebbe ch'ella si svegliasse...
—Ciò sarebbe imprudente...
—Voi dite bene... sarebbe imprudente!
E i due giovani si separarono con una stretta di mano.
Una mattina, la bella moglie di Teobaldo stava seduta languidamente sovra un divano della gran sala, e i suoi sguardi correvano spesso al pendolo dorato della caminiera.
La porta si apre; Carlo Restani viene introdotto da Teobaldo, che si affretta a presentarlo alla moglie.
Costei china la testa con aria indifferente, e accenna al giovane di sedere sovra unfauteuil.
—È un nuovo convertito!... esclama Teobaldo con enfasi... Tu sai bene, Clarina... gli è quello istesso che alclubdegli artisti... Basta, il signor Carlo vuole che si dimentichi quella scena... e noi vi poniamo sopra un sasso... D'ora innanzi egli ha il diritto di mettersi a pari cogli uomini universalmente stimati... Con quell'orecchio!... Con quella memoria! Figurati, Clarina, ch'egli mi ha fatto capire certe cose... certi bemolli... certe chiavi... Una gran scienza la musica!... e quando la si è studiata per dieci anni... si capisce che bisogna tornare da capo!
Il Restani risponde a monosillabi—la signora affetta un'aria di noncuranza, che fa indispettire il marito.
—Mia moglie si intende poco di musica...—prosegue Teobaldo—di bemolli e di cose simili non vuol saperne... e quando io le suono le sedici battute, qualche volta si addormenta... Ma io credo che a lungo andare... la convertiremo... non è vero, signor Restani?
—Mi spiace, gentilissima signora, che la mia venuta in questa casa debba procacciarvi una molestia... io desiderava sentire sull'harmoniuml'effetto delle sedici battute... ma se ciò ha da tornarvi sgradevole... noi rimetteremo ad altra occasione il diletto...
—No!... fate pure! fate pure!—risponde la signora—sono più che mai disposta alle vostre battute... Alla fine, sedici battute passano in un momento... Animo, Teobaldo!... Vediamo se gli è propriamente oggi che tu riesci a convertirmi!
Teobaldo non si fa molto pregare, e dopo la solita premessa che la sua timidità nervosa non gli permette di suonare in presenza di chicchessia, va a chiudersi nel gabinetto.
—Adorabile Clarina! esclama il Restani, gettandosi ai piedi della signora.
—Carlo!... Imprudente!.... aspetta almeno che egli muova il manubrio...!—dice la donna con voce sommessa.
—Non abbiamo che sedici battute...—e come tu ben dicevi poc'anzi—sedici battute.... passano presto!
—All'età di Mayerbeer sedici battute sono anche troppo... ma noi si può chiedere ilbis!
A queste parole della signora l'organetto risponde coi primi accordi.
Tram tram tratamla—tram tram trattamla...
—Questa.. è musica vera... musica buona!...—sospira il giovane.
—Musica dei tempi nostri!
—Ti ricordi Clarina!
—Se mi ricordo!!!
—Qui c'è di tutto.... passato.... presente.... avvenire!...
—Mio paradiso!
—Angelo mio...bis! bis! bis!—grida la signora con enfasi—bravissimo... bravo!... Da capo Teobaldo!... Da capo tutto!
Ma Teobaldo non ha udito le acclamazioni entusiastiche di sua moglie, perchè profferite con voce troppo languida, e uscendo improvvisamente dal gabinetto, rimane quasi pietrificato in vedere che la sua Clarina ed il giovane dilettante dell'Africanaseggono abbracciati sul medesimo divano.
—Poter del mondo!—prorompe Teobaldo—ho da vederne ancora.... degli effetti!
—Ne vedrai ben altri in avvenire!—risponde la signora Clarina, ricomponendosi colla massima disinvoltura—e quando non si vuol vederne... non si trascura la moglie per suonare altre musiche... e si fa ilbisa suo tempo.
FINE.