Se il marito sapesseI.Era venuta a Trescorre nella stagione delle acque—venuta, come tante altre, per obbedire alla moda, per emanciparsi dalla soggezione maritale.—Ella avrebbe preferito i bagni di Genova o della Spezia, sendo le donne istintivamente portate all'acqua salsa—forse in memoria di Venere nata dalle spume oceaniche, fors'anco per quegli istinti di seduzione e di perfidia che esse—certe donne—hanno comuni colle Sirene.La signora Amelia (si chiamava Amelia, come la prima donna delBallo in maschera) era una di quelle signore, che giuocano la parte di vittima, esagerando la tirannide del marito, per farsi compiangere, per farsi adorare, e sopratutto per iscusarsi dei loro peccati.Una bella signora, che aveva passati i suoi venticinque anni, e muoveva verso i trenta per un delizioso pendio tutto sparso di fiori primaverili.Per certe donne la primavera comincia, infatti, dopo i venticinque anni. Prima di quell'età, la loro bellezza è un germe senza forma, un bottone enigmatico, di cui nessuno può prevedere lo sviluppo.Questo sviluppo—(ed ecco il segreto di mille sventure domestiche) questo sviluppo dipende in gran parte dal marito—da quel laborioso coltivatore, a cui il bottone-fanciulla, tolto appena dalla serra-collegio, si affida per caso, per un'attrazione insensata, per magnetismo di effluvii giovanili, e più spessoper una di quelle leggi di convenienza, che sono il miasma corruttore della moderna società.Povero marito!—Quante volte la sua coltivazione laboriosa e feconda riesce tutta a vantaggio del prossimo!La donna che, dopo essersi maritata a dieciotto anni, presenta a venticinque e a trent'anni un tipo ideale di perfezione, difficilmente si appaga di un logoro marito, di un marito che ha già fatto il suo corso!Ingrata!—Ella dimentica tutto—dimentica che Dio e il marito concorsero del pari a crearla. Iddio mette al mondo delle femmine—ma i mariti hanno la missione di creare le donne....Tronchiamo queste considerazioni antisociali—noi potremmo riuscire ad una conclusione immoralissima, che molti già ammettono tacitamente, essere il matrimonio un peccato contro natura.II.Un po' di storia retrospettiva.Edmondo Della-Rosa, il marito di Amelia, non si allarmava gran fatto della floridezza crescente di sua moglie. Al contrario, si compiaceva delle nuove attrattive ch'ella andava acquistando, senza preoccuparsi dei pericoli. Egli l'amava di cuore, come l'aveva amata per cinque mesi dalla strada alla finestra prima delle nozze, come non aveva cessato mai di amarla in sei anni di vita condivisa, ch'egli chiamava un po' enfaticamente sei anni di luna di miele.Ma la signora, collo svilupparsi della bellezza, diveniva ogni giorno più esigente. Ogni mattina, pettinandosi allo specchio, ella imparava ad apprezzarsi davvantaggio. Le sue bianche mani diafane si intrecciavano con voluttuosa compiacenza alle lunghe abbondanti chiome. Ella vagheggiava in estasi deliziosa i bianchi contorni delle sue spalle di velluto. Tutte le scabrezze erano sparite. La muscolatura leggermente tracciata sotto un trapunto di bambagiapalpitante, non serbava reminiscenze di una età più gracile ed incompleta. Il giglio e la rosa si fondevano con insensibili gradazioni. Quello specchio era un terribile nemico di Edmondo. L'amore inalterabile e monotono di quello sposo di dieci anni, era omaggio troppo insignificante per lei.... per quella Danae convertita in Giunone.—Quell'uomo non vede nulla!—esclamava ogni mattina la sposa di Edmondo, ammirandosi allo specchio.—Quell'uomo è divenuto glaciale.... è istupidito!.... Scommetterei che, in luogo di compiacersi, egli si irrita de' miei.... progressi!.... Non l'ho veduto imbestialire anche l'altra sera, per aver letto nei giornali che alla festa di corte.... io era una dellestelle?.... Tant'è, signor marito!.... Io non posso farmi brutta per vostro uso e consumo! Non posso eclissarmi per darvi piacere!.... Ah! badate piuttosto, badate, Edmondo, di non provocarmi!.... Certi mariti non sono contenti fino a quando....E così, ogni mattina. Abbandonata la sua mobile testolina al pettine del brillante parrucchiere, Amelia si cullava in una fantasia poco sentimentale e non abbastanza legittima.III.Allorquando—nell'estate del 1860—Amelia annunziò la pretesa di recarsi alleacque—ed era la prima volta che una tale pretesa si introduceva nel bilancio dei coniugi Della-Rosa—Edmondo pose in campo delle difficoltà di prosa economica, che fecero rabbrividire la bella.Amelia, anche senza gli articoli dell'Uomo di Pietrae delFigaro, era convinta di essere una stella dell'olimpo milanese; e una stella che, nel mese di giugno o di luglio, non si tuffi regolarmente nell'Oceano, non ha più diritto di brillare in gennaio nei palchetti della Scala o nelle sale della Prefettura.Gli ignobili calcoli dell'economia privata messi in campo da Edmondo, diedero luogo ad una scena—aduna di quelle scene che si chiamanodomestiche, e spesso rappresentano la cosa più selvaggia di questo mondo. Il marito dovette transigere. Promettendo le acque salse per un avvenire indeterminato, egli concesse alla moglie un mese diacque dolcio di acquefetidea libera scelta fra S. Pellegrino, S. Omobono, Barco o Trescorre.Amelia, per discostarsi il meno che ella potesse dalfigurinodella moda, prescelse Trescorre.—Ma prima di lasciare Milano, ella protestò rovinosamente contro la spilorceria del marito, saccheggiando senza misericordia i magazzeni di Panseri e Garbagnati.Quella protesta di stoffe e di cifre rappresentava untotaledi quattromila e seicento franchi da pagarsi.... più tardi.IV.Io non conosceva la signora Amelia prima che la mia buona fortuna me la facesse incontrare alle acque di Trescorre—ma il di lei nome più volte mi era suonato all'orecchio. Qual'è il milanese che non sappia a memoria i nomi dellesue stelle? Qual'è di noi, che a sua volta non abbia subìto il disinganno di questeetichettedella bellezza, applicate dalla moda ad una elegante fantasmagoria di merletti e di colori, che vuol essere una donna avvenente?Ma questa volta l'etichettanon era menzogna—non era solamente una vetrina mobile di Garbagnati e Panseri—era una donna reale, una forma elegantissima di donna.Quando io vidi la signora Amelia discendere dalla carrozza col suo abito vaporoso, aereo, trasparente come una nuvola di perle; quando ella attraversò il cortile dello Stabilimento, lanciando faville voluttuose dai suoi begli occhi azzurrognoli; quando la sua voce limpida e vibrata risuonò al mio orecchio, io non potei reprimere una esclamazione di meraviglia.L'esclamazione più comune, più banale: come èbella!—Amelia era inebbriata di felicità. Lasciò cadere su me e sugli altri, che del pari l'avevano ammirata, uno di quei lampi di sorriso dove si fondono deliziosamente la vanità e l'ironia.—Un sorriso che voleva dire: gran novità! lo sapevamo da un pezzo, che siamo.... quel che siamo!Ma vi era in quell'orgoglio qualche cosa di amabile, di lusinghiero per tutti.Alla sera, nello Stabilimento, non si parlava che di lei. Unastellaa Trescorre!—una stella senza marito....! Figuratevi l'agitazione degli eleganti....!Dopo mezz'ora dal suo arrivo, tutti ilionssi erano cambiata la cravatta.V.Buona parte di queilions—perchè dovrò tacerlo?—non rappresentavano il fiore della giovinezza, nè il fiore della eleganza, nè il fiore dello spirito. Erano quasi tutti provinciali nel senso più traslato della parola. Parecchi erano anche affetti di erpete, malattia poco favorevole alle attrattive personali, e avversa più che altre al romanticismo.—Un Narciso milanese—lo chiamo Narciso piuttosto che Tulipano, per usargli cortesia—era, nella comitiva dei bagnanti, il solo giovanotto che avesse le apparenze di un perfetto gentiluomo. Vestiva col buon gusto di Prandoni—mutava rigorosamente di toeletta tre volte al giorno—cavalcava come un palafreniere—sapeva a memoria una diecina dicalembours—e suonava con qualche garbo.... una polka. Sulle sue guancie pallide e brune non spuntavano quelle efflorescenze che esigono la cura delle acque sulfuree, od almeno ne accusano gli effetti. Un bel giovanotto—il vero tipo di queilions, che non hanno altra ambizione fuor quella di sentirsi classificarelions, anzichè bestie di un'altra specie qualunque dal titolo meno sonoro ma più competente.Secondo ogni apparenza, il nostro Narciso era venuto a Trescorre per fare delle conquiste; fors'anche egli aveva già designata la sua vittima.—Cheserve?... Non facciamo misteri!—Egli sapeva che la signora Amelia Della-Rosa doveva recarsi alle acque—e l'aveva preceduta di alcuni giorni per studiare il terreno delle sue evoluzioni, per prepararsi agli assalti.—Che le sue prime prove fossero cominciate a Milano? Che egli avesse già tentato?... Avrei mille ragioni per supporlo.I miei lettori, dal seguito del racconto, vedranno che la mia supposizione non era infondata.VI.Narciso, il mio verolion, al pari di tutti gli altri che avevano la pretesa ad un tal titolo, dopo aver proiettato sulla signora Amelia una occhiata assassina, corse nelle sue stanze a cambiarsi la cravatta. Anzi, egli si cambiò tutto, dalla cravatta agli stivaletti—e credo anche—ma questa è un'ipotesi assurda—che egli introducesse qualche leggiero cambiamento nel colorito della sua pelle.Confesso la mia debolezza—quella sera io non ebbi il coraggio di discendere nella sala comune senza prima farmi radere la barba e ritoccare i capelli dal Figaro dello stabilimento.La bellezza della signora Amelia mi aveva stranamente impressionato. Era stata una commozione subitanea e violenta; un fascino, di cui, per verità, non spettava a lei tutta la gloria—perocchè, a quell'epoca, io avessi appena raggiunti i miei ventidue anni—quell'età solforosa, che non ha bisogno di esca e di faville per infiammarsi ed erompere.Che poteva io sperare?—Unastella!—Questa idea che ella si chiamasse unastelladel mondo elegante, mi sgomentava, mi lasciava impietrito.—Ma in nome di Dio, cosa sono questestelle? In che differiscono dalle altre signore, dalle altre.... donne?...—Donne!—è il loro nome più vero—e quanto alla loro fibra, mi pare che non possa altrimenti essere tessuta da quella di tutte le figlie di Eva.—Anche unastellaè soggetta alle passioni e deve avere i suoi capricci!...E la mia logica andava tanto oltre, che io finii col persuadere a me stesso essere altrettanto facile conquistare unastella, quanto—mi si perdoni la irriverenza—una ortolana di piazza San Stefano.Tutto dipende dalle attrazioni o dalle ripulsioni—dalle correnti magnetiche—dal caso—dal luogo e dalle circostanze.La mia prima esclamazione:com'è bella!—quell'atto estemporaneo di sorpresa e di ammirazione mi aveva già guadagnato la riconoscenza e la stima della signora Amelia—mi aveva aperta la via, non dico del suo cuore, ma della sua vanità.—Due mesi dopo, per aver osato rivolgere il medesimo complimento ad una giovane cuciniera che tornava dal verzaro, io mi ebbi, per tutto compenso, un fusto di sedano tra il naso e la bocca!VII.Eravamo tutti nella sala comune..... ad aspettare—ed è superfluo aggiungere che aspettavamo la signora.L'amico Narciso si era impiombato dinanzi al pianoforte, e aveva ripetuto la suapolkauna diecina di volte. I suoi occhi dardeggiavano la porta di ingresso—la contrazione della sua fronte rivelava un insolito laborìo di cervello, uno sforzo violento dello spirito. Egli chiamava a raccolta i suoi quindicicalembours;—fors'anche—per una circostanza tanto solenne, stava creandone dei nuovi.La bella milanese non si fece molto attendere. Forse—le stelle mi perdonino!—ella era più impaziente di brillare che nol fossimo noi di bearci nei suoi raggi.Il mio Narciso balzò dallo sgabello—spiccò un salto da levriero, e stese la mano alla signora col fare spigliato di un amico di casa.—Voi.... alle acque! disse Amelia sbadatamente—e i suoi grandi occhi vellutati passarono in rassegna tutta la comitiva.—Ah! non è più il caso di dire alle acque, dacchè il sole della vostra bellezza....—Così presto!.... Rimettetevi al pianoforte, signor Narciso—ai vostri nuovicalembourspreferisco ancora la vostra vecchiapolka!Era una impertinenza proferita col miglior garbo—e il miolionrispose con un sorrisetto di beatitudine che rivelava tutta la sua fatuità.La signora Amelia, come la più parte dei bagnanti, era venuta a Trescorre con una lettera commendatizia pel medico dello stabilimento—una lettera, che accusava tutti quei sintomi di perfetta salute i quali, sommati insieme, costituiscono la grave malattia del regime alla moda, il pretesto per recarsi alle acque.Ditemi che l'arte medica non serve a nulla!—Il dottore dello stabilimento, appena entrato nella sala, si incaricò spontaneamente delle presentazioni, mormorando all'orecchio della signora tutti quei particolari della cronaca locale per cui ella potesse rendersi conto della situazione, e prendere risolutamente la sua parte.—Di tal modo si stringono le relazioni, si annodano le amicizie e gli amori—si creano e si sviluppano quei giocondi pettegolezzi, quei deliziosi scandoletti, che fanno tanto bene alla salute dei bagnanti, e mettono in credito le.... acque!Il dottore era uno de' miei mille e trecento amici, ed io dovetti a questa circostanza che egli mi dipingesse alla signora con tinte piuttosto favorevoli.Fatto è che dopo averla intrattenuta pochi minuti sul conto mio, quel buon dottore mi si fece incontro per annunziarmi che la signora gli aveva espresso il desiderio che io le fossi presentato.Mi lasciai condurre—ci ricambiammo le solite frasi, il formulario di tutte le presentazioni—ma il fremito della mia voce, il fuoco che traluceva dalla mia timidezza, dicevano più assai delle parole.Frattanto il mio bel Narciso aveva ripetuto quattro volte la sua vecchiapolka, meditando un nuovocalembour.Il caldo era opprimente.—Si deliberò di uscire tutti insieme per una breve passeggiata all'aperto.Come avviene in tali circostanze, la galanteriadegli uomini prese fermento.—Un signore dal naso bernoccoluto, dalle guancie di mortadella, si gettò avidamente sopra una zitellona smilza, che era già uscita due volte nell'anticamera a ballare con lui—un prete rubicondo e tarchiato si impadronì di una sua nipotina tutta modestia e tutta polpa—una vecchia contessa bergamasca sopraccarica di collane e di merletti afferrò il braccio di un interminabile seminarista che tre volte, nel far il giro della sala, avea dato del capo nel lampadario—il medico si pose in mezzo a due bicocche in sottana che esigevano, per tenersi in bilico, un punto di appoggio—e tutti quanti avevano già scelta o subita la loro compagna di passeggio—mentre io....Vedete un po' se io ragionava da cretino: «Offrirle il mio braccio.... questa sera... così presto!.... Ma con quale diritto?.... E se ella mi facesse l'affronto di rifiutare? in tal caso tutto sarebbe finito.... non oserei più tentare.... che dico?.... sarei costretto a fuggire da Trescorre... a non più rivederla!....»Io non mi accorgeva che la mia perplessità, oltre ad esser ridicola, mi esponeva a commettere una villania.—La signora si era levata in piedi, e si incamminava per uscire dalla sala....Crederesti, lettore?—Io fui sul punto di volgermi a Narciso per supplicarlo a fare le mie veci, a togliermi da quell'imbarazzo....Ma il signor Narciso non aveva bisogno dei miei eccitamenti—nella sua qualità dilion, egli aveva già calcolato che il braccio di Amelia gli apparteneva per diritto—che nessun altro avrebbe osato usurparglielo. Egli aveva indugiato a levarsi dal pianoforte per un sentimento di fierezza, o meglio di fatuità, che era propria del suo carattere—l'unicolionsi sentiva indispensabile all'unicastella.E poi, c'era un'altra ragione a quell'indugio—ilcalembours.—Non appena questa enorme concezione del suo spirito creatore gli parve degna della luce, Narciso si lanciò verso la signora.... Ma quella, volgendosi a me subitamente, e ponendo la sua bella mano sul mio avambraccio—signore, mi disse; vi prego!.... salvatemi voi da quell'importuno!Non c'erano più scuse—conveniva rassegnarsi a farle la corte—non fosse altro per quella serata.IX.La luna, il canto degli usignoletti.... No—m'inganno—il cielo era buio—coperto di nuvole opache.—C è proprio bisogno del chiaro di luna per far all'amore?—Al contrario—io credo si possa anche intendersela molto bene con una giovane e bella signora senza la musica degli uccelli.—Preferisco i ranocchi ed i grilli—fanno più rumore.—Quando si passeggia in numerosa brigata, come appunto ci avvenne in quella sera, la sinfonia monotona e chiassosa che si eleva dai pantani e dalle siepi giova assai meglio a coprire il bisbiglio di due innamorati che non il gorgheggio intermittente degli usignoli.E qual'era il nostro bisbiglio?—Un ritornello molto comune—voi lo sapete a memoria—e potreste ricantarmelo.Io non amo riprodurre le frasi banali, i dialoghi insensati, che rappresentano la prefazione di tutti gli amori, di tutte le avventure galanti.La signora Amelia era una donna vanitosa, uno spirito limitato, un carattere di queste.... che io chiamerei piuttosto femmine che donne.Parlano di amore.... di passione....—e ne parlano qualche volta seriamente, come se amassero davvero, come se davvero soffrissero.—E forse credono di amare, credono di soffrire....! Creature linfatiche e arrendevoli, che facilmente si conquistano, ma presto anche si perdono!Io non tardai a comprendere quella donna—la sua volubilità, la sua debolezza, i suoi impeti nervosi ch'ella scambiava per aspirazioni sentimentali.La signora Amelia non era il mio tipo ideale—ma era giovane, era bella, era elegante—e all'età di ventidue anni si oblia facilmente l'idealismo dinanzi a cotali realtà.Perchè i lettori non rimangano completamentedigiuni di quella nostra conversazione, dirò che la signora Amelia, come la Teresa dell'Ortis, nel ricordare il marito lontano, si fermò sospirosa esclamando: son pure infelice!Dio!—sono tutte infelici queste mogli!Ad ogni modo la signora Amelia mi aveva fatto la sua professione di infelicità—ed io era in obbligo di consolarla.Lettori: non vi allarmate!—io era un consolatore novizzo.—Quella sera tornai dalla passeggiata inebbriato di speranze e desideri!X.Come siete bella!—Tre parole, e un punto ammirativo.—Orbene: modulate queste tre parole e questo punto ammirativo in tutti i toni possibili—variateli, istromentateli colle perifrasi più o meno ampollose—la bemolle,re diesis, non importa—alternate ilcantabileall'allegretto, ilmoderatoalvivace, ilpianissimoalforte pichettato—e tosto o tardi riuscirete all'intento.—All'intento di farsi amare?—Via! non siamo troppo esigenti. Per farsi amare da una donna che abbia cuore e intelletto, ci vuol altro che dei punti ammirativi! Non dimenticate che i miei precettide arte amatoriasi riferiscono esclusivamente allastelladel mio racconto, alla signora Amelia Della-Rosa—la quale, come i miei lettori già sanno, non è altro che una femmina di poco spirito e di molta vanità—oh la vanità! esclamerebbe l'amico Cicconi se mi ascoltasse.Io vi ho dato il talismano per affascinare le donne vanitose—sappiate approfittarne!XI.La signora Amelia si annoiava di tutte le conversazioni che non fossero un omaggio alla sua bellezza, un incenso alla sua presunzione di semidea.Io non amo le donne politiche—detesto le donne letterate—ho in orrore le grandi sapute, che dettanodi poesia, di critica musicale, di estetica, d'arte. Ciò non toglie che io ami conversare di politica, di letteratura, di musica e di arte colle donne di spirito e di cuore, che il bello comprendono per istinto, che giudicano rettamente per gusto, che fanno la critica e qualche volta la satira per sentimento o capriccio.Io adoro la donna che tutto comprende, che tutto sente.—Mio Dio!—La passione domanda le sue tregue—Non si può, anche amandosi fino al delirio, mordersi tutto il giorno e tutta la notte come i gatti sull'abbaino!—Riepilogo il mio concetto per rivelarmi completamente; io non posso amare una donna che non sappia intrattenermi aggradevolmente anche quando le intimità più aggradevoli siano cessate.Io non poteva dunque amare seriamente la signora Amelia—ella non poteva amare seriamente altra persona fuori di sè stessa.E nondimeno—ciò si spiega facilmente—la sua bellezza mi aveva colpito, ed ella gustava con ebbrezza i miei enfatici omaggi.—Una sera, fermandoci sotto un riflesso di luna, io le aveva detto: avete il collo di un cigno!—Ella portava, quella sera, una guarnizione piuttosto saliente—all'indomani la guarnizione era tolta, e le spalle rotonde, candide, vellutate, esigevano a loro volta il medesimo complimento.—Tutti i giorni si progrediva—ma quello non era progresso di amore. Se io volessi parafrasare la storia di Otello, riassunta da quei due ammirabili versi:Ella mi amò per le sventure mie,Ed io l'amai per la pietà che n'ebbe,dovrei dire... Ma non voglio profanare l'endecasillabo con un concetto sì volgare—dirò in semplice prosa: io non poteva staccarmi da lei per la sua bellezza, ed ella era attratta a me per... i miei punti ammirativi!XII.Vi ho risparmiato, con questi pochi tratti, una seriedi episodi troppo comuni per essere riferiti, per destare interesse. Questi episodi, che erano la preparazione della grande catastrofe finale, si successero incalzanti e vivaci per quindici giorni...I bagnanti cominciavano a mormorare... Narciso, il mio elegante rivale, ci importunava col suo spionaggio. Qualche volta egli si prendeva il crudele diletto di intromettersi alle nostre passeggiate solitarie.—Quando noi uscivamo a piedi, egli ci seguiva a cavallo.—Dall'alto del suo bucefalo egli ci dominava superbamente—ci salutava col fare grandioso di Ciniselli, e il suo sorriso cavalleresco pareva dirci: miserabili... che fate all'amore nella platea!Voi vi aspettate una scena violenta—un duello—disingannatevi!—La fine di questa mia storia potrà sembrare ridicola a molti, ma essa non avrà nulla di comune colle solite istorie di amore.XIII.Come ho detto—i preliminari durarono quindici giorni...Una sera, la signora Amelia, tornando dal passeggio, era alquanto spossata... Accusava una leggera indisposizione...La accompagnai nella sua stanza da letto—ella si abbandonò languidamente sopra un divano, e stendendomi il braccio tutto nudo, mi pregò di sentire i battiti del suo polso.La cameriera—un personaggio che finora abbiamo obliato in quanto nel nostro romanzo intimo rappresentasse una parte affatto secondaria sebbene favorevolissima—la cameriera, prevedendo il consulto e l'ordinazione del medico, si offerse tosto di andare alla farmacia.—Va pure, Angiolina!La signora Amelia non aggiunse altro. Ma le cameriere indovinano tutto—e Angiolina partì rapidamente senza attendere la ricetta.Rimanemmo soli.—Buona Angiolina! che Iddio ti compensi delle tue ottime intenzioni, e ti conceda diimpiegare quest'ora, come tu meglio desideri, col sottocuoco dello Stabilimento!E qui—mi perdoni il lettore—è necessario che io riproduca una parte del colloquio fra me e la signora Amelia—che io chiarisca questa scena culminante del dramma, onde nessuno abbia la temerità di supporre oltre il vero.—Angiolina!... Mio Dio!... Come è imprudente quella ragazza!... Ella se ne va... ci lascia qui soli!...—Che serve, Amelia?—Non è la prima volta che noi ci troviamo così deliziosamente accompagnati.... senza testimoni, senza...—Ebbene: ti pare che io abbia la febbre?...—Mi pare che tu sia più bella che mai... Non ho mai veduto i tuoi begli occhi brillare di tanta luce!...—Domani giungerà mio marito!—esclamò Amelia atteggiandosi a vittima.—Egli!—Rientrando allo Stabilimento, ho trovata una sua lettera che mi dà questa consolante notizia.—Domani!...—Sicuro... domani.Restammo alcun tempo senza parlare. La signora Amelia mi guardava fissamente, con un'espressione ad un tempo desolata e provocante.Io sentiva i doveri della mia situazione. Quando anche il fascino voluttuoso di quella donna non mi avesse sollecitato, la paura di rendermi ridicolo, di passare per un imbecille, doveva necessariamente animarmi a tentare il più difficile assalto.—Amelia—presi a dirle con trasporto—non puoi imaginare la terribile scossa che ho provato! Eppure, tosto o tardi ciò doveva accadere... Non era a sperarsi che questa esistenza potesse durare eternamente....—Eravamo troppo felici!—rispose Amelia sospirando.—Sì... abbastanza felici—proseguii con calore—per non avvederci che tutto il nostro paradiso era costituito sull'orlo di un abisso!... Quando tu mi parlavi di lui... di quell'uomo che non ha saputo apprezzarti...che ti ha reso tanto infelice—che vuoi?—io prendeva parte alle tue amarezze, io deploravo il tuo passato, senza riflettere che queste amarezze e questo passato dovevano riprodursi in un prossimo avvenire... La condotta di quell'uomo mi faceva raccapriccio; eppure, io mi consolava con questo pensiero, che se egli fosse stato uno sposo più tenero, più sensibile alle tue bellezze, più affettuoso—il tuo cuore sarebbe rimasto a lui solo... Mi era fatto una singolare idea della nostra situazione..... Appoggiandomi alle ragioni del cuore, mi pareva che fra te e lui tutto fosse finito.—Per quindici giorni ho potuto illudermi in questa chimera di felicità... Ed ora tu vieni a dirmi; domani!... Ma dunque... fra ventiquattr'ore... i nostri giocondi ritrovi, i nostri colloqui, tutti gli anelli di questa catena deliziosa si scomporranno..... avrò cessato di stringere al labbro questa tua mano così bianca... così morbida e soave!...—Oh! spero bene—mi interruppe la signora col suo fare più milanese—spero bene che la presenza di mio marito non ci impedirà di passare insieme buona parte della giornata... spero bene che non cesserai di accompagnarmi al passeggio—che, finita la stagione delle acque, tornando a Milano, vorrai farmi qualche visita...—Ma tu credi... Amelia.... tu credi proprio che non ci saranno ostacoli per parte di lui?...—Lui!... mio marito! Sta a vedere che Edmondo comincerà adesso a farmi l'Otello!... Non te l'ho detto tante volte?... Io non sono una donna per mio marito... Vedrai domani... Egli non crede che vi siano al mondo degli uomini così privi di buon gusto da far la corte a sua moglie!—Si può esser più cieco?—E più imprudente, dico io! All'ultima festa del Sindaco, lo scorso carnevale, egli mi ha lasciata tutta la notte in balìa di un uffiziale dei cavalleggeri, un bel giovinotto, che mi ha fatto ballare.... che mi ha fatto ballare!... Crederesti? In tutta quella lunga serata, Edmondo mi si è accostato una sola volta per ringraziare il mio cavaliere della sua assiduità, percongratularsi con lui della sua instancabile condiscendenza! Quasichè, a farmi ballare tutta la notte, quel povero uffiziale avesse compiuto un eroico sacrifizio!...—Amelia... Ciò che tu mi dici è incredibile!...—E ti assicuro che quell'uffiziale non perdeva il suo tempo... e che io più di una volta fui costretta di richiamarlo al dovere...—Basta, Amelia! Mi vengono i brividi a pensarci! Io non potrei tollerare che un altro uomo stringesse nella sua, questa tua mano adorabile...—Via, moderiamo questi trasporti! Il dovere... l'onore... la pace di mio marito!...—Questi capelli morbidi e profumati... queste labbra spiranti voluttà... tutti questi tesori della bellezza....—Calmati!... Dio!... Se qualcuno... se Angiolina.... rientrasse...Ma in quel momento io era divenuto temerario come si può esserlo a venticinque anni dinanzi ad una giovane avvenente donna, quando gli scrupoli del rispetto e il ritegno di un vero e profondo amore non si oppongano agli impeti violenti del sangue.Amelia, inebbriata di vanità, opponeva alle mie sollecitudini una resistenza che era tutta di parole.—Badate! io vado in collera davvero! Io vi lascio... lasciatemi... Io chiamo gente... Mio Dio! Se entrasse qualcuno.... Ma questi non sono modi... Angiolina!.... Angiolina... dico!Orribile contrattempo!La signora aveva ripetuto non so bene quante volte il nome della fida cameriera con voce bassa e interrotta dai sospiri.... E nondimeno un rumore di passi, e due colpi bussati alla porta mi fecero trasalire.... mi obbligarono a riprendere una posa che in quel momento era per me la meno naturale.Angiolina entrò nella stanza con aria affannata....—Presto, signora!... Una sorpresa... il padrone.... il signor Edmondo è entrato nel cortile in un legno da posta..... Gli ho detto che eravate un poco sofferente... Egli ascende le scale.... egli è là...Mi alzai dal divano colla sollecitudine dell'uomo colpevole...e mossi alcuni passi per uscire dalla camera....—Restate! disse Amelia levandosi in piedi e afferrandomi la mano.—Ma se egli!...—Ma se egli sa tutto!—esclamò Amelia col suo fare più indifferente...—Sa tutto!... Mio Dio!...Il sangue mi si agghiacciò nelle vene. La voce del signor Edmondo Della Rosa mi giunse all'orecchio... Egli si era fermato nell'anticamera per dare alcuni ordini al cocchiere.... Amelia, senza abbandonare la mia mano, mi precedette verso la porta per andare incontro ad Edmondo.—Vi ripeto che egli sa tutto! mi ripetè con voce sommessa—e poi, accennandomi di rimanere in disparte, diede una spinta all'uscio e si trovò fra le braccia di suo marito.Dopo quello slancio di tenerezza coniugale, compiutosi da ambe le parti con sufficiente naturalezza, Amelia si volse a me perpresentarmial signor Edmondo Della Rosa suo marito.Io mi feci innanzi timidamente.—Non osava levare la faccia.—Io vi debbo molti ringraziamenti,—mi disse Edmondo coll'affabilità più cordiale—io so tutto... so quanto avete fatto per mia moglie... e spero che non cesserete di essere dei nostri in questi pochi giorni che avrò il piacere di passare alle acque.Così parlando, il marito di Amelia mi stese la mano ed io gliela strinsi col fare più amichevole. Che non avrei dato per poter detestare quell'uomo?....XIV.E rare volte mi era accaduto di trovarmi in presenza di un uomo, che a primo aspetto sapesse conciliarsi tanta simpatia. Edmondo Della Rosa era uno di quei signori che hanno l'aria di artisti, od anco—se meglio vi piace—poteva passare per uno di quegli artisti che hanno l'aria da gran signore. Lasua statura nè alta nè bassa, i lineamenti delicati, lo sguardo sicuro e vibrato, la fronte serena e spaziosa, il sorriso benevolo e arguto. Vestiva con quella eleganza emancipata che è proprio degli uomini di buon gusto, ritraendo dal figurino della moda solo quel tanto che basta perchè un uomo della buona società non venga tacciato di eccentrico. La sua voce, i suoi modi seducevano.Dinanzi ad una figura così distinta, così nobile, tutte le mie prevenzioni si dissiparono in un istante. Invano io studiava quella superficie seducente per sorprendervi una ruga, una contraddizione sinistra, la quale accennasse a qualche istinto meno eletto. Il piacere che egli aveva espresso nel rivedere sua moglie era naturale, spontaneo, animato. Le trasparenze del suo linguaggio lasciavano indovinare un affetto profondamente sentito; l'affetto dell'amante che vorrebbe un poco dissimularsi sotto la compostezza del marito. Accoglieva i complimenti un po' comuni di sua moglie colla massima buona fede. Quando ella si accusava indisposta, le accarezzava i capelli, e sorrideva amorevolmente come uno di quegli innamorati felici che sanno di possedere essi soli il segreto per guarire le piccole infermità della donna adorata. Quelle carezze, quei sorrisi mi turbavano il cuore; e il signor Edmondo mi guardava tratto tratto, aspettando che io intramettessi una parola od almeno un leggero cenno amoroso.—Io era là come istupidito. Io sentiva tutto il falso della mia posizione; ma ciò che mi colpiva più dolorosamente, ciò che più ripugnava alla mia schietta coscienza, era il contegno di Amelia, erano gli artifizi delle sue occhiate, delle sue parole a doppio intendimento, la imperturbabile franchezza della sua dissimulazione.—Quel giovine marito e quella giovine donna, seduti l'uno accanto dell'altra sul medesimo divano, rappresentavano un contrasto di caratteri che era tutto in favore del marito. Fra la schiettezza e la menzogna, il mio cuore non esitava. Io non poteva a meno di sentire che in quel momento Edmondo rappresentava la parte più nobile. Quella donna, così abile a fingere col maritoe così disinvolta ed ardita nell'ostentare la sua finzione dinanzi all'amante—dinanzi a me, che ero a parte del suo segreto—provocava nel mio animo una reazione di sentimenti che era tutta a vantaggio di lui.—Io non avrei dovuto assistere a quel colloquio... avrei dovuto uscire dalla stanza... Ma ero tanto istupidito dalla mia falsa posizione!... E la signora, cogli occhi e colla mano, faceva tanti accenni telegrafici!... Che serve? Io non ho la pretesa di essere uomo di spirito, ma so che anche gli uomini di spirito facilmente diventano cretini dinanzi a certe eventualità della vita galante create dalla donna.—Io credo che le donne siano tuttegeniinell'arte di far all'amore!XV.—Ebbene!—disse Edmondo, levandosi in piedi—facciamo a tuo modo! Poichè ti senti spossata e malata, tu rimarrai nella tua stanza.... ti coricherai—- e frattanto io andrò a fare un giro sotto la luna. Laggiù a Milano si moriva dal caldo, ed ho proprio bisogno di empirmi il polmone di questa buon'aria campestre... Se il signore volesse accompagnarmi...?Amelia mi suggerì la risposta con un'occhiata fulminante... Ma io non ebbi il coraggio di secondarla... e in luogo di improvvisare una scusa qualunque, mi lasciai sfuggire unvolontieri, che fece impallidire la signora.Il signor Edmondo strinse la mano di sua moglie, promettendo di tornare bentosto; e mentr'egli cercava il cappello, la signora Amelia mi diede labuona nottecon un accentomarcatissimo—e dopo averci accompagnati fino alla porta, si degnò di soggiungere una domani, che voleva accennare da una possibile amnistia.XVI.Il signor Edmondo Della Rosa non poteva farsi un altr'uomo da quello che egli era per questa sola ragione,che io aveva bisogno di giustificare i sentimenti e la condotta di sua moglie, come anche di sorpassare ai miei scrupoli. In quella breve escursione notturna, in quel primo colloquio espansivo io dovetti necessariamente convincermi di aver a fare con un perfetto gentiluomo, con un carattere nobile ed aperto, con un cuore da artista.Edmondo sentiva il bello della natura e traduceva le proprie impressioni con parole animate e faconde. Sapeva a memoria e citava opportunamente i brani più sublimi dei nostri poeti. Questi versi, mi diceva, attraversarono la prosa della società nella quale mi è toccato di vivere, ed è miracolo che non siano naufragati con tante altre illusioni!Tutto ciò mi è stato rivelato da lui in un lungo monologo, interrotto per mia parte da certe esclamazioni melense, da certe mezze frasi, che mi davano l'aria di unpertichinoda cavatina—Ma poi, gradatamente, la conversazione prese forma di dialogo. Alle sue espansioni risposero le mie—i nostri cuori si misero all'unisono,—e in quella ineffabile corrispondenza di principii, di idee, di sentimenti e di affetti, noi ci riconoscemmo amici.Amici!—sì, lo eravamo dopo poche ore—e forse lo siamo ancora al momento in cui sto scrivendo queste linee, sebbene Edmondo da alcuni mesi mi abbia levato il saluto. E se mai avessimo un giorno ad incontrarci, od egli potesse penetrare le misteriose ragioni del nostro distacco... Allora...! Ma pel bene di... tutti, è necessario che ciò non avvenga.XVII.Un passo dopo l'altro, ci eravamo discostati circa tre miglia delloStabilimento, seguendo una stradicciuola abbastanza seducente per due dilettanti di paesaggio quali noi eravamo—una stradicciuola piena di sassi e di perfidie.—È tempo di rientrare! esclamò Edmondo vivamente. Le donne hanno ragione.... Qualche volta noi altri mariti commettiamo, senza avvedercene, deitratti così poco galanti, delle scortesie... La mia povera Amelia sarà là ad aspettarmi... Ella avrà a dirmi cento cose... delle corbellerie... vorrà narrarmi i piccoli scandali della stagione.... vorrà sapere le cento bagatelle della nostra Milano... Le avevo promesso di tornare così tosto!... Ed ecco... sentite?.... battono le ore... Undici ore! Affrettiamoci un poco... Quella povera Amelia!.... Mi par di sentirla.... quando io sarò rientrato da lei... E questa volta io sarò costretto a subire la mia lezione senza dir verbo, come un discolo di fanciullo che ha mancato alla scuola!Al nome di Amelia, io provai quel medesimo brivido che poche ore prima mi avea sorpreso allorquando l'Angiolina era entrata nella stanza della sua padrona per annunziare l'arrivo di Edmondo. La donna che io aveva amata, od almeno desiderata e corteggiata per quindici giorni—la donna che già tanto mi aveva concesso, e alla quale, senza scrupolo e senza rimorso, io aveva predicata la infedeltà coniugale come un diritto di rappresaglia—quell'Amelia che io aveva istigata alla colpa, che all'indomani, data una occasione favorevole, perseguitata da nuove insistenze, avrebbe forse ceduto... Or bene: da due ore essa era la moglie di un uomo che io non poteva a meno di apprezzare, di un uomo probo e leale, che mi aveva profferto la sua amicizia, a cui io dall'interno del mio cuore avea risposto col nome di amico!Rimasi paralizzato. Le parole mi vennero meno. Edmondo, senza avvedersi del mio turbamento, proseguiva coll'usata spigliatezza:—Presto! vediamo di accelerare il passo per quanto ce lo permettono i ciottoli della via.... Non troppo! non c'è ragione che io vi esponga a slogarvi una tibia... perchè io giunga più presto a far le mie scuse a madama.... Per riparare ai miei torti... vediamo!... occupiamoci un poco di lei... Non mi avete detto nulla delle vostre passeggiate... delle vostre escursioni alla campagna.... Dite la verità: qualche volta vi sarete annoiato.... Una donna, come la mia Amelia, non è sempre una compagnia divertente..... Non tutti sono disposti a intrattenersi di quei nonnulla che ronzanoeternamente nella sua testolina.... Ella non manca di un certo spirito... di un certo talento.... ma l'educazione che si dà alle nostre donne... Come si fa? Noi altri giungiamo troppo tardi per dare alle nostre mogli un indirizzo più ragionevole... E dall'altra parte, che volete?... nella donna io amo tutto quello che caratterizza il sesso... Le frivolezze, le bugiuzze, quei piccoli errori, quei capricci dello spirito hanno anche essi il loro lato seducente. È poi tanto buona, tanto onesta, quella mia creatura... Vuol essere corteggiata... vorrebbe avere intorno una corona di adoratori—sapete perchè?—anche questo è un capriccio abbastanza piccante. Perchè mia moglie non si tiene paga di sapersi amata—ed io l'amo con tutto il mio cuore: ella pretenderebbe che io fossi geloso.... che io dessi nelle smanie..... che io mi battessi ogni giorno con alcuno di questi rivali imaginari.... Adorabile, non è vero?—Ma qualche volta, ve lo confesso—ciò mi disturba e mi impazienta.... Ella mi vuol troppo bene, la mia povera Amelia.—Vorrei che mi amasse più ragionevolmente... Come l'amo io, per esempio. Io la ritengo onesta a tutta prova, incapace di un pensiero riprovevole.... Ebbene: come si fa ad essere gelosi?... Pure, di tempo in tempo, conviene giuocare qualche farsetta... tanto per secondarla. Oggi, per esempio, arrivai inaspettatamente da Milano..... come un geloso che sospetti, che voglia sorprendere.... Non potete figurarvi quanto ella gusti tali scene..... Ella non crederebbe al mio amore, ella forse cesserebbe di amarmi, se tratto tratto non le fornissi queste prove di diffidenza, se non la sollecitassi con queste farse da Otello!... Tutte le sue lettere sono piene di misteriosi adoratori, di reticenze allarmanti.... Appena giunti a Trescorre, mi scrisse di voi... volle farmi supporre che qualche altro la perseguitasse di omaggi e di profferte amorose... Che volete? io rido... Qualche volta fingo di adombrarmi.... più spesso mi sforzo di convincerla che il vero affetto non può basarsi che sulla reciproca stima, sulla fede più illuminata.... Che fare? Oggimai dispero di convertirla... E d'altronde, poichè queste sue velleitànon dipendono, in ultima analisi, che da un falso concetto dei sentimenti umani.... lasciamo correre e tolleriamo... Io so di essere amato e ciò mi basta.... E guai per me se dovesse cessare una tale convinzione, che è la gioia segreta, che è l'orgoglio della mia esistenza.... Amelia non comprende i miei gusti per le lettere e per le arti—ma ella è artista sublime nelle ricercatezze della sua toeletta, nelle cure che ella prende per farsi bella ed amirabile. Questo talento delle mogli costa un po' caro... Non importa... Io lo comprendo e lo apprezzo. Quando Amelia si mette un abito nuovo, quando ella si abbellisce di nuovi adornamenti, io sento che ella vuol dirmi:—Edmondo smetti i tuoi libri... la tua tavolozza... e vedi un poco se non hai torto di perdere tante ore a vagheggiare l'idealismo, mentre io ti offro una realtà le mille volte più incantevole!.... Ma io mi trattengo in un argomento che per voi non può avere interesse.... Perdonate ad un marito, che non ha cessato di essere amante... Frattanto abbiamo rifatto il nostro cammino... Se la mia compagnia non vi tedia, se amate passeggiare di buon mattino, io verrò domani a svegliarvi... Faremo una gita lunga... sbozzeremo de' paesaggi, e parleremo di tutto. Ebbene? convenuto?—Convenuto!—Badate che io mi sveglio di buon'ora... Verso le cinque io busserò alla porta della vostra camera.—Ed io vi prometto che alle cinque sarò in piedi... ad aspettarvi.Entrati nello stabilimento, ci separammo con una stretta di mano, che questa volta era cordiale da ambo le parti.Al momento in cui io metteva la chiave nell'uscio, l'Angiolina mi si fece incontro e con aria misteriosa mi porse una lettera.La presi tremando—mi rifugiai come un colpevole nella mia stanza—e lessi:«Io non credo che mio marito vorrà sacrificarsi a passare con me la giornata di domani.... Ho già l'anticamera ammorbata dalle sue vernici. Ciò miprova che egli è venuto a Trescorre per copiare dei paesaggi.... Voglio sperare che non vi sarete offerto di andare con lui a sostenergli la tavolozza... piuttostochè rimanere allo stabilimento a curare una povera malata...»È inutile avvertire che questa lettera senza firma era scritta da... lei.XVIII.Per tutta quella notte non potrei chiuder occhio.—Due figure mi stavano sempre dinanzi—un marito ed una moglie—un uomo ed una donna, i quali parevano disputarsi le mie simpatie, provocare una mia determinazione.Dalla parte di Amelia stavano le seduzioni del sesso e della voluttà—dalla parte di Edmondo le attrattive di un nobile cuore, di uno spirito elevato, di un carattere omogeneo, tutte doti che conciliano benevolenza e rispetto.Edmondo adorava sua moglie—l'adorava colla fede più ingenua—e quell'amore pieno di tenerezza, quell'amore indulgente e benefico rifletteva una luce sfavorevole sulla frivolezza vanitosa, sulla indifferenza della donna.... incapace di comprendere un affetto sì vero e già pronta a tradirlo.Il mio cuore propendeva per Edmondo—passando dall'una all'altra figura, il mio pensiero si arrestava di preferenza innanzi a quella che era la più degna di benevolenza e di stima. La bellezza di Amelia scoloriva, perdeva il suo fascino seduttore. Quelle forme voluttuose di femmina divenivano trasparenti, e sotto quelle io scorgeva un povero cuore, sterile di affetti e viziato dalla educazione.Ella!.... disconoscere il nobile carattere di quell'uomo!.... adorata.... atteggiarsi a vittima!.... tradirlo!.... Ciò era indegno.... era infame....!E fu proprio su questo atto di accusa che una ipotesi fatale mi balenò nella mente.... Mentre io mi sdegnava con lei, mentre io lanciava la tremenda condanna,improvvisamente fui assalito da questa grave riflessione:«Se il mio marito sapesse!»XIX.Ebbene: se il marito sapesse, qual sarebbe il più svergognato fra te e quella donna?Mettiti là, galantuomo—al posto di lui—vicino a questa Amelia, che ora ti apparisce così frivola, così rea, così indegna della tua stima!—Ed egli—il marito che sa—vi giudichi entrambi.Ieri a sera tu gli stringevi la mano, a quell'uomo leale e simpatico—tu accoglievi i suoi ringraziamenti, le sue profferte amichevoli. Edmondo espandeva il suo cuore nel tuo; ti metteva a parte de' suoi segreti. Ti diceva: io amo quella donna e ne sono riamato—ti svelava il segreto della sua felicità, colla piena fiducia di parteciparla a un cuore onesto e sincero al pari del suo. Meno male s'egli avesse ostentato quell'indifferenza volgare, o meglio quel brutale cinismo che è proprio dei mariti di buon genere—se egli ti avesse ripetuto gli ignobili ritornelli; mia moglie io la considero un arnese, un mobile di casa, nè più nè meno—è forse possibile amare la propria moglie?....Ma nulla di tutto questo.—Edmondo, il tipo più amabile di galantuomo, era anche l'ideale più adorabile dei mariti. Non vi era pretesto per lei, come per me non vi era scusa possibile. Se non che, da parte mia c'era un altro ritegno alla colpa, c'era un nobile sentimento che resisteva alle attrattive della voluttà—la stima e la simpatia per Edmondo. La piccola mente, il piccolo cuore di Amelia poteva disconoscere le doti eminenti del marito; ma io che a primo abbordo le aveva comprese ed apprezzate, io non poteva senza rimorso e vergogna, farmi complice di Amelia nell'oltraggiare quell'uomo.XX.Ho riprodotto incompletamente le agitazioni, le lotte, i tormenti di quella mia lunga veglia.Allo spuntare dell'alba, scesi dal letto, apersi le griglie e mi appoggiai al davanzale della finestra. I colombi uscivano a coppia dalla piccionaia, e svolazzavano nel cortile perseguitandosi, beccandosi spietatamente per gara di amore—i passeri si gettavano a stormi sul gelso, e le foglie agitate esprimevano un immenso tripudio;—il garzone di stalla, uscito ad abbeverare le sue bestie, salutava la giovane lattivendola con occhiate che erano baci e carezze.—Tutti gli animali obbediscono alla legge dell'istinto... Nessuno è tanto stolto.... tanto ribelle ai moti della natura che, data una occasione favorevole, si arresti a riflettere i pericoli, a tormentarsi con iscrupoli vani, a calcolare se sia bene o se sia male ciò che alletta lo spirito e il senso. Corriamo all'amore, al piacere, alla donna!.... Che importa, se questa donna così ben disposta a secondarci....In questo punto udii battere tre colpi alla porta. E provai ancora una volta la scossa, il brivido dell'uomo sorpreso in delitto.Apersi—Edmondo entrò nella stanza. La sua fronte, i suoi occhi erano sereni come l'alba.—Ah! non credeva trovarvi in piedi, mi disse—accostandomi all'uscio della vostra camera, sono rimasto in forse per alcuni minuti fra il bussare e l'andarmene tutto solo per la mia escursione campestre.Io aveva dimenticata sul tavolino la lettera di Amelia—non potei articolare parola prima di averla raccolta e posta nelle tasche del mio soprabito.—Amelia mi ha dato piena libertà per tutta la giornata, riprese Edmondo—ed io sono molto ben disposto a profittare della sua condiscendenza. Non vorrei obbligarvi ad un sacrifizio superiore alle vostre forze.... Via! siamo sinceri!.... La campagna non può avere per voi delle grandi attrattive, sopratutto con questi calori!.... Io non vi tengo obbligato dalla vostra parola, non voglio imporvi un sacrifizio....—Ma no.... vi assicuro al contrario....—Che serve? Amelia mi ha messo in guardia contro le vostre proteste... Diamine!.... Io posso andar in volta da solo a calunniar la natura co' miei pennelli, ma questa non è ragione perchè un amico debba sudare fra la polvere ed il sole tutta una giornata di luglio!.... Bando ai complimenti! Rimanete!..... Io sarò di ritorno verso le quattro.... Pranzeremo insieme... e stassera.... nel caso vi sentiate in lena di far qualche passo al chiaro di luna, io mi farò un piacere di accompagnarvi.—In verità non so comprendere....E rimasi a mezzo della frase, comechè io riconoscessi di profferire una menzogna.—Volete che io mi spieghi più chiaro?—soggiunse Edmondo col suo sorriso più amabile.—Non è vero che pochi giorni sono avete confessato a mia moglie che non vi è cosa più detestabile per voi quanto il battere la campagna pel solo gusto di fare dei passi e di ammirare ciò che si vede a tutt'agio dalle vostre finestre? Ebbene: mettete che ella si sia fatta un dovere di avvertirmene, mettete che poco fa, quando io usciva dalla stanza, Amelia mi abbia detto: io ti prego di risparmiare quel nostro povero amico che probabilmente non ha nessuna voglia di seguirti...! E dopo ciò: a parte ogni scrupolo.... trattiamoci da veri amici.... e a rivederci.... alle quattro.La buona fede, la ingenuità, la schietta natura di Edmondo spiccavano da queste parole siffattamente, che io sentii una vampa di rossore espandersi sul mio volto. Quella donna che si faceva istromento del marito a' suoi disegni colpevoli, che spingeva il più affettuoso, il più tenero degli amanti a rappresentare la parte del mezzano e del complice, mi apparve in quel momento un essere degradato e deforme.Arrossii per me stesso, per lei, per tutti.—Volli parlare, ma il coraggio mi venne meno. Non potendo smentire quella donna, avrei dovuto sostenere a mia volta la parte dell'ipocrita; dinanzi a quel carattere integro e leale rappresentare una menzogna abbominevole.Edmondo, interpretando il mio turbamento nel senso che per lui era più verisimile, mi battè amichevolmente sulla spalla—e acceso uno zigaro: Così va bene!—mi disse—vedo che mia moglie ha detto il vero, e che voi siete un amico quale io lo desiderava.—Tenete compagnia ad Amelia, e preparatemi un lieto pranzo.Dopo queste parole, Edmondo si allontanò. Io gli tenni dietro fino alla scala, e a stento ebbi il coraggio di profferire una mezza frase: «Poichè voi... lo credete....»Rientrai nella mia stanza coll'animo agitato. Io sentiva che quell'uomo aveva ottenuto una piena vittoria, che io non aveva più il diritto di discutere la mia risoluzione.In tutta fretta finii di abbigliarmi, discesi nel cortile, e con rapidi passi, come un uomo inseguito, mi allontanai dallo stabilimento.Qual'era la mia meta? io l'ignorava—il mio scopo era di allontanarmi da una donna, di sottrarmi ad una tentazione. Io camminava per le strade più ignorate e più deserte, mi soffermava sotto un albero, mi sedeva sopra un macigno per asciugarmi il sudore e riprendere lena—poi di nuovo mi gettava nella carriera.Lettori del mondo elegante: io vi permetto di sorridere—E voi annientatemi sotto il vostro sarcasmo, o tigri dalla pelle di velluto!—Io ve l'ho detto alle prime pagine di questa istoria; non potrò mai arrossire nè pentirmi di avere in quella occasione, ceduto al sentimento dell'onore, anzichè agli stimoli più solleticanti della bellezza.XXI.Non vi dirò come si passasse per me quella eterna giornata. Verso le quattro ore, mentre io dirigeva i miei passi allo Stabilimento, dal quale ero poco discosto, sentii chiamarmi per nome.Mi volsi. Era Edmondo che tornava dalla sua escursione artistica.—Voi vedete ch'io sono esatto, mi disse.Io mi fermai per attenderlo.—Egli mi narrò brevemente i piccoli episodii della sua giornata—mi mostrò dei graziosi paesaggi schizzati sul suoalbum—e così, famigliarmente conversando, noi entrammo nel cortile dello Stabilimento.Vi confesso che il mio cuore tremava. Sì: io tremava come un fanciullo al momento di dover ricomparire innanzi a lei..... di dover subire uno sguardo schernitore, un complimento pieno di crudele ironia. Ma il contegno della signora valse ben presto a rassicurarmi. Ella aveva prediposto la scena per quell'incontro—ella aveva contato sovra un artifizio che, in luogo di assicurarle il trionfo, doveva pregiudicarla d'avvantaggio nella mia opinione, e rassodare i miei propositi.La signora Amelia mosse ad incontrarci festevolmente, tutta vezzi, tutta sorrisi. Non mai l'eleganza della suatoelettemi era apparsa più studiata, più artistica e, diciamolo pure, meglio riuscita. Le dame milanesi, che pure hanno tanta prosa nel cervello e nel cuore, sono tutte poetesse nell'arte di abbigliarsi.Ella appoggiava il suo braccio (e questo era il gran colpo di effetto, questa era la prima strategia delle sue vendette)—sì—ella appoggiava il suo braccio a quello di.... Narciso, che voi, lettori, dovete conoscere..... quel fatuo pretenzioso e ridicolo, che passava le sue giornate a cambiarsi le cravatte, a ripetere una quindicina dicalembours.Ed ella si abbandonava a quel Narciso colla famigliarità di un'amica, di una sorella—lasciando penzolare la sua testa voluttuosa sulle spalle di lui, e volgendogli degli sguardi che parevano accennare ad una intimità di desiderii e di accordi segreti. Quel Narciso, o tulipano, che aveva preso il mio posto così repentinamente, che in balìa di una frivola donna era divenuto un istrumento di rappresaglie dispettose, di meschine vendette—in luogo di irritarmi mi fece sorridere, m'ispirò compassione. Quanto poi alla donna.... tutto l'incanto della sua bellezza, tutto il fascino era sparito. Io mi vedeva dinanzi una arteficescaltrita di menzogne e di intrighi, che ingannava ad un tempo il più affettuoso dei mariti e il più imbecille dei cortigiani, per punire la mia onesta resistenza, per combattere uno scrupolo di lealtà, che in quel momento mi rendeva orgoglioso.XXII.La mia risoluzione era presa, e oramai nessun artifizio, nessuna seduzione poteva cangiarmi.Pranzammo tutti insieme nella gran sala. Io seppi dissimulare il mio imbarazzo, portando la conversazione sul tema della letteratura e delle arti, acciò il marito di Amelia avesse campo di sfoggiare tutta la coltura del suo spirito. Narciso ci interrompeva tratto tratto co' suoi vecchicalembours, e la signora mostrava apprezzarli e gustarli enfaticamente con certe risatine prolungate, per le quali ella poteva far brillare due file di denti splendidi e bianchi come perle.Appena levati da mensa, io posi in campo un pretesto per ritirarmi nella mia stanza. Salutai cortesemente gli amici, stesi la mano ad Amelia, e quand'ella mi porse la sua, io la strinsi senza affettazione, senza darle alcun indizio che potesse in qualche modo rivelare i miei divisamenti. Appena fui solo, mi posi al tavolino, e scrissi queste poche linee:«Gentile Signora,»Quando riceverete questa mia, io sarò in viaggio per Milano. Vi prego di perdonare e di obbliare. Il vostro Edmondo mi ha fatto l'onore di chiamarmi amico; in poche ore egli ha saputo guadagnarsi la mia stima e il mio affetto più vivo. Rimanendo, io correrei pericolo di demeritarmi la sua amicizia, di tradire la nobile fiducia che egli ripone nel mio carattere. È un uomo adorabile vostro marito, ed io per mia parte, sento di aver già dei gravi torti verso di lui.—Io spero che a Milano ci rivedremo tutti, e potremo stringere una intimità più degna di noi. Scrivo due linee ad Edmondo per dirgli che una letteragiuntami da Milano questa sera fu causa della mia repentina partenza. Nuovamente vi chieggo perdono, e mi raccomando alla vostra buona amicizia.»Suggellata la lettera, uscii nel corridoio per confidarla ad Angiolina, ond'ella il mattino seguente la recasse alla signora.Poi scrissi ad Edmondo—chiamai il cameriere per aggiustare i miei conti ed ordinargli di svegliarmi di buon'ora.—Lo pregai di tenermi il segreto per quella sera, e di attendere l'indomani per consegnare la mia lettera ad Edmondo.All'alba del giorno seguente, io saliva sulla vettura che doveva condurmi a Milano.XXIII.Lettori: voi non vorrete astenervi dagli epigrammi—voi avete riso, e forse ridete tuttora della mia dabbenaggine, ma pure dovete confessare che il mio racconto fu pieno di moralità.... Ohimè!.... Vorrei pure lasciarvi questa buona impressione—ma pur troppo quella ch'io vi ho narrato è una istoria vera—e la verità non può sempre modificarsi a benefizio della morale.Io rividi il signor Edmondo a Milano—io rividi anche lei.... la quattordicesima stella del nostro Olimpo celebrato.Orbene: credete voi che la mia condotta onesta e leale mi abbia giovato a qualche cosa?Misteri del destino coniugale!—Edmondo ed io abbiamo cessato di chiamarci amici.... Il nostro saluto, incontrandoci, è quasi glaciale—è il saluto di due cilindri e non più di due cuori.Alla Scala, nel palco di Amelia, veggo ogni sera il mio bel Narciso, che ostenta la famigliarità pretenziosa del seduttore soddisfatto.—Nell'alta società corrono.... delle dicerie un po' equivoche. Per parte mia, ho motivi di credere che, nel caso di Amelia e di Narciso, la malignità si mostri anche troppo discreta.Cosa avrebbe perduto quell'ottimo Edmondo, se io avessi preoccupato la piazza?....Nulla....Conclusione desolante!—Il solo che veramente abbia perduto sono io!Ho perduto le buone grazie di una elegantissima donna—ho perduto l'amicizia e fors'anche la stima di un uomo eccellente—ed ora ho perduto il mio tempo a proporre un esempio di virtù e di abnegazione, che non troverà imitatori.La chiave di tutto l'enigma è codesta:—Io mi sono arrestato per paura che il marito sapesse—ma appunto perchè mi sono arrestato innanzi tempo, il marito ha saputo.—Ed ha saputo dalla moglie, che è quanto dire a tutto mio danno e a maggior comodo altrui.
Se il marito sapesseI.Era venuta a Trescorre nella stagione delle acque—venuta, come tante altre, per obbedire alla moda, per emanciparsi dalla soggezione maritale.—Ella avrebbe preferito i bagni di Genova o della Spezia, sendo le donne istintivamente portate all'acqua salsa—forse in memoria di Venere nata dalle spume oceaniche, fors'anco per quegli istinti di seduzione e di perfidia che esse—certe donne—hanno comuni colle Sirene.La signora Amelia (si chiamava Amelia, come la prima donna delBallo in maschera) era una di quelle signore, che giuocano la parte di vittima, esagerando la tirannide del marito, per farsi compiangere, per farsi adorare, e sopratutto per iscusarsi dei loro peccati.Una bella signora, che aveva passati i suoi venticinque anni, e muoveva verso i trenta per un delizioso pendio tutto sparso di fiori primaverili.Per certe donne la primavera comincia, infatti, dopo i venticinque anni. Prima di quell'età, la loro bellezza è un germe senza forma, un bottone enigmatico, di cui nessuno può prevedere lo sviluppo.Questo sviluppo—(ed ecco il segreto di mille sventure domestiche) questo sviluppo dipende in gran parte dal marito—da quel laborioso coltivatore, a cui il bottone-fanciulla, tolto appena dalla serra-collegio, si affida per caso, per un'attrazione insensata, per magnetismo di effluvii giovanili, e più spessoper una di quelle leggi di convenienza, che sono il miasma corruttore della moderna società.Povero marito!—Quante volte la sua coltivazione laboriosa e feconda riesce tutta a vantaggio del prossimo!La donna che, dopo essersi maritata a dieciotto anni, presenta a venticinque e a trent'anni un tipo ideale di perfezione, difficilmente si appaga di un logoro marito, di un marito che ha già fatto il suo corso!Ingrata!—Ella dimentica tutto—dimentica che Dio e il marito concorsero del pari a crearla. Iddio mette al mondo delle femmine—ma i mariti hanno la missione di creare le donne....Tronchiamo queste considerazioni antisociali—noi potremmo riuscire ad una conclusione immoralissima, che molti già ammettono tacitamente, essere il matrimonio un peccato contro natura.II.Un po' di storia retrospettiva.Edmondo Della-Rosa, il marito di Amelia, non si allarmava gran fatto della floridezza crescente di sua moglie. Al contrario, si compiaceva delle nuove attrattive ch'ella andava acquistando, senza preoccuparsi dei pericoli. Egli l'amava di cuore, come l'aveva amata per cinque mesi dalla strada alla finestra prima delle nozze, come non aveva cessato mai di amarla in sei anni di vita condivisa, ch'egli chiamava un po' enfaticamente sei anni di luna di miele.Ma la signora, collo svilupparsi della bellezza, diveniva ogni giorno più esigente. Ogni mattina, pettinandosi allo specchio, ella imparava ad apprezzarsi davvantaggio. Le sue bianche mani diafane si intrecciavano con voluttuosa compiacenza alle lunghe abbondanti chiome. Ella vagheggiava in estasi deliziosa i bianchi contorni delle sue spalle di velluto. Tutte le scabrezze erano sparite. La muscolatura leggermente tracciata sotto un trapunto di bambagiapalpitante, non serbava reminiscenze di una età più gracile ed incompleta. Il giglio e la rosa si fondevano con insensibili gradazioni. Quello specchio era un terribile nemico di Edmondo. L'amore inalterabile e monotono di quello sposo di dieci anni, era omaggio troppo insignificante per lei.... per quella Danae convertita in Giunone.—Quell'uomo non vede nulla!—esclamava ogni mattina la sposa di Edmondo, ammirandosi allo specchio.—Quell'uomo è divenuto glaciale.... è istupidito!.... Scommetterei che, in luogo di compiacersi, egli si irrita de' miei.... progressi!.... Non l'ho veduto imbestialire anche l'altra sera, per aver letto nei giornali che alla festa di corte.... io era una dellestelle?.... Tant'è, signor marito!.... Io non posso farmi brutta per vostro uso e consumo! Non posso eclissarmi per darvi piacere!.... Ah! badate piuttosto, badate, Edmondo, di non provocarmi!.... Certi mariti non sono contenti fino a quando....E così, ogni mattina. Abbandonata la sua mobile testolina al pettine del brillante parrucchiere, Amelia si cullava in una fantasia poco sentimentale e non abbastanza legittima.III.Allorquando—nell'estate del 1860—Amelia annunziò la pretesa di recarsi alleacque—ed era la prima volta che una tale pretesa si introduceva nel bilancio dei coniugi Della-Rosa—Edmondo pose in campo delle difficoltà di prosa economica, che fecero rabbrividire la bella.Amelia, anche senza gli articoli dell'Uomo di Pietrae delFigaro, era convinta di essere una stella dell'olimpo milanese; e una stella che, nel mese di giugno o di luglio, non si tuffi regolarmente nell'Oceano, non ha più diritto di brillare in gennaio nei palchetti della Scala o nelle sale della Prefettura.Gli ignobili calcoli dell'economia privata messi in campo da Edmondo, diedero luogo ad una scena—aduna di quelle scene che si chiamanodomestiche, e spesso rappresentano la cosa più selvaggia di questo mondo. Il marito dovette transigere. Promettendo le acque salse per un avvenire indeterminato, egli concesse alla moglie un mese diacque dolcio di acquefetidea libera scelta fra S. Pellegrino, S. Omobono, Barco o Trescorre.Amelia, per discostarsi il meno che ella potesse dalfigurinodella moda, prescelse Trescorre.—Ma prima di lasciare Milano, ella protestò rovinosamente contro la spilorceria del marito, saccheggiando senza misericordia i magazzeni di Panseri e Garbagnati.Quella protesta di stoffe e di cifre rappresentava untotaledi quattromila e seicento franchi da pagarsi.... più tardi.IV.Io non conosceva la signora Amelia prima che la mia buona fortuna me la facesse incontrare alle acque di Trescorre—ma il di lei nome più volte mi era suonato all'orecchio. Qual'è il milanese che non sappia a memoria i nomi dellesue stelle? Qual'è di noi, che a sua volta non abbia subìto il disinganno di questeetichettedella bellezza, applicate dalla moda ad una elegante fantasmagoria di merletti e di colori, che vuol essere una donna avvenente?Ma questa volta l'etichettanon era menzogna—non era solamente una vetrina mobile di Garbagnati e Panseri—era una donna reale, una forma elegantissima di donna.Quando io vidi la signora Amelia discendere dalla carrozza col suo abito vaporoso, aereo, trasparente come una nuvola di perle; quando ella attraversò il cortile dello Stabilimento, lanciando faville voluttuose dai suoi begli occhi azzurrognoli; quando la sua voce limpida e vibrata risuonò al mio orecchio, io non potei reprimere una esclamazione di meraviglia.L'esclamazione più comune, più banale: come èbella!—Amelia era inebbriata di felicità. Lasciò cadere su me e sugli altri, che del pari l'avevano ammirata, uno di quei lampi di sorriso dove si fondono deliziosamente la vanità e l'ironia.—Un sorriso che voleva dire: gran novità! lo sapevamo da un pezzo, che siamo.... quel che siamo!Ma vi era in quell'orgoglio qualche cosa di amabile, di lusinghiero per tutti.Alla sera, nello Stabilimento, non si parlava che di lei. Unastellaa Trescorre!—una stella senza marito....! Figuratevi l'agitazione degli eleganti....!Dopo mezz'ora dal suo arrivo, tutti ilionssi erano cambiata la cravatta.V.Buona parte di queilions—perchè dovrò tacerlo?—non rappresentavano il fiore della giovinezza, nè il fiore della eleganza, nè il fiore dello spirito. Erano quasi tutti provinciali nel senso più traslato della parola. Parecchi erano anche affetti di erpete, malattia poco favorevole alle attrattive personali, e avversa più che altre al romanticismo.—Un Narciso milanese—lo chiamo Narciso piuttosto che Tulipano, per usargli cortesia—era, nella comitiva dei bagnanti, il solo giovanotto che avesse le apparenze di un perfetto gentiluomo. Vestiva col buon gusto di Prandoni—mutava rigorosamente di toeletta tre volte al giorno—cavalcava come un palafreniere—sapeva a memoria una diecina dicalembours—e suonava con qualche garbo.... una polka. Sulle sue guancie pallide e brune non spuntavano quelle efflorescenze che esigono la cura delle acque sulfuree, od almeno ne accusano gli effetti. Un bel giovanotto—il vero tipo di queilions, che non hanno altra ambizione fuor quella di sentirsi classificarelions, anzichè bestie di un'altra specie qualunque dal titolo meno sonoro ma più competente.Secondo ogni apparenza, il nostro Narciso era venuto a Trescorre per fare delle conquiste; fors'anche egli aveva già designata la sua vittima.—Cheserve?... Non facciamo misteri!—Egli sapeva che la signora Amelia Della-Rosa doveva recarsi alle acque—e l'aveva preceduta di alcuni giorni per studiare il terreno delle sue evoluzioni, per prepararsi agli assalti.—Che le sue prime prove fossero cominciate a Milano? Che egli avesse già tentato?... Avrei mille ragioni per supporlo.I miei lettori, dal seguito del racconto, vedranno che la mia supposizione non era infondata.VI.Narciso, il mio verolion, al pari di tutti gli altri che avevano la pretesa ad un tal titolo, dopo aver proiettato sulla signora Amelia una occhiata assassina, corse nelle sue stanze a cambiarsi la cravatta. Anzi, egli si cambiò tutto, dalla cravatta agli stivaletti—e credo anche—ma questa è un'ipotesi assurda—che egli introducesse qualche leggiero cambiamento nel colorito della sua pelle.Confesso la mia debolezza—quella sera io non ebbi il coraggio di discendere nella sala comune senza prima farmi radere la barba e ritoccare i capelli dal Figaro dello stabilimento.La bellezza della signora Amelia mi aveva stranamente impressionato. Era stata una commozione subitanea e violenta; un fascino, di cui, per verità, non spettava a lei tutta la gloria—perocchè, a quell'epoca, io avessi appena raggiunti i miei ventidue anni—quell'età solforosa, che non ha bisogno di esca e di faville per infiammarsi ed erompere.Che poteva io sperare?—Unastella!—Questa idea che ella si chiamasse unastelladel mondo elegante, mi sgomentava, mi lasciava impietrito.—Ma in nome di Dio, cosa sono questestelle? In che differiscono dalle altre signore, dalle altre.... donne?...—Donne!—è il loro nome più vero—e quanto alla loro fibra, mi pare che non possa altrimenti essere tessuta da quella di tutte le figlie di Eva.—Anche unastellaè soggetta alle passioni e deve avere i suoi capricci!...E la mia logica andava tanto oltre, che io finii col persuadere a me stesso essere altrettanto facile conquistare unastella, quanto—mi si perdoni la irriverenza—una ortolana di piazza San Stefano.Tutto dipende dalle attrazioni o dalle ripulsioni—dalle correnti magnetiche—dal caso—dal luogo e dalle circostanze.La mia prima esclamazione:com'è bella!—quell'atto estemporaneo di sorpresa e di ammirazione mi aveva già guadagnato la riconoscenza e la stima della signora Amelia—mi aveva aperta la via, non dico del suo cuore, ma della sua vanità.—Due mesi dopo, per aver osato rivolgere il medesimo complimento ad una giovane cuciniera che tornava dal verzaro, io mi ebbi, per tutto compenso, un fusto di sedano tra il naso e la bocca!VII.Eravamo tutti nella sala comune..... ad aspettare—ed è superfluo aggiungere che aspettavamo la signora.L'amico Narciso si era impiombato dinanzi al pianoforte, e aveva ripetuto la suapolkauna diecina di volte. I suoi occhi dardeggiavano la porta di ingresso—la contrazione della sua fronte rivelava un insolito laborìo di cervello, uno sforzo violento dello spirito. Egli chiamava a raccolta i suoi quindicicalembours;—fors'anche—per una circostanza tanto solenne, stava creandone dei nuovi.La bella milanese non si fece molto attendere. Forse—le stelle mi perdonino!—ella era più impaziente di brillare che nol fossimo noi di bearci nei suoi raggi.Il mio Narciso balzò dallo sgabello—spiccò un salto da levriero, e stese la mano alla signora col fare spigliato di un amico di casa.—Voi.... alle acque! disse Amelia sbadatamente—e i suoi grandi occhi vellutati passarono in rassegna tutta la comitiva.—Ah! non è più il caso di dire alle acque, dacchè il sole della vostra bellezza....—Così presto!.... Rimettetevi al pianoforte, signor Narciso—ai vostri nuovicalembourspreferisco ancora la vostra vecchiapolka!Era una impertinenza proferita col miglior garbo—e il miolionrispose con un sorrisetto di beatitudine che rivelava tutta la sua fatuità.La signora Amelia, come la più parte dei bagnanti, era venuta a Trescorre con una lettera commendatizia pel medico dello stabilimento—una lettera, che accusava tutti quei sintomi di perfetta salute i quali, sommati insieme, costituiscono la grave malattia del regime alla moda, il pretesto per recarsi alle acque.Ditemi che l'arte medica non serve a nulla!—Il dottore dello stabilimento, appena entrato nella sala, si incaricò spontaneamente delle presentazioni, mormorando all'orecchio della signora tutti quei particolari della cronaca locale per cui ella potesse rendersi conto della situazione, e prendere risolutamente la sua parte.—Di tal modo si stringono le relazioni, si annodano le amicizie e gli amori—si creano e si sviluppano quei giocondi pettegolezzi, quei deliziosi scandoletti, che fanno tanto bene alla salute dei bagnanti, e mettono in credito le.... acque!Il dottore era uno de' miei mille e trecento amici, ed io dovetti a questa circostanza che egli mi dipingesse alla signora con tinte piuttosto favorevoli.Fatto è che dopo averla intrattenuta pochi minuti sul conto mio, quel buon dottore mi si fece incontro per annunziarmi che la signora gli aveva espresso il desiderio che io le fossi presentato.Mi lasciai condurre—ci ricambiammo le solite frasi, il formulario di tutte le presentazioni—ma il fremito della mia voce, il fuoco che traluceva dalla mia timidezza, dicevano più assai delle parole.Frattanto il mio bel Narciso aveva ripetuto quattro volte la sua vecchiapolka, meditando un nuovocalembour.Il caldo era opprimente.—Si deliberò di uscire tutti insieme per una breve passeggiata all'aperto.Come avviene in tali circostanze, la galanteriadegli uomini prese fermento.—Un signore dal naso bernoccoluto, dalle guancie di mortadella, si gettò avidamente sopra una zitellona smilza, che era già uscita due volte nell'anticamera a ballare con lui—un prete rubicondo e tarchiato si impadronì di una sua nipotina tutta modestia e tutta polpa—una vecchia contessa bergamasca sopraccarica di collane e di merletti afferrò il braccio di un interminabile seminarista che tre volte, nel far il giro della sala, avea dato del capo nel lampadario—il medico si pose in mezzo a due bicocche in sottana che esigevano, per tenersi in bilico, un punto di appoggio—e tutti quanti avevano già scelta o subita la loro compagna di passeggio—mentre io....Vedete un po' se io ragionava da cretino: «Offrirle il mio braccio.... questa sera... così presto!.... Ma con quale diritto?.... E se ella mi facesse l'affronto di rifiutare? in tal caso tutto sarebbe finito.... non oserei più tentare.... che dico?.... sarei costretto a fuggire da Trescorre... a non più rivederla!....»Io non mi accorgeva che la mia perplessità, oltre ad esser ridicola, mi esponeva a commettere una villania.—La signora si era levata in piedi, e si incamminava per uscire dalla sala....Crederesti, lettore?—Io fui sul punto di volgermi a Narciso per supplicarlo a fare le mie veci, a togliermi da quell'imbarazzo....Ma il signor Narciso non aveva bisogno dei miei eccitamenti—nella sua qualità dilion, egli aveva già calcolato che il braccio di Amelia gli apparteneva per diritto—che nessun altro avrebbe osato usurparglielo. Egli aveva indugiato a levarsi dal pianoforte per un sentimento di fierezza, o meglio di fatuità, che era propria del suo carattere—l'unicolionsi sentiva indispensabile all'unicastella.E poi, c'era un'altra ragione a quell'indugio—ilcalembours.—Non appena questa enorme concezione del suo spirito creatore gli parve degna della luce, Narciso si lanciò verso la signora.... Ma quella, volgendosi a me subitamente, e ponendo la sua bella mano sul mio avambraccio—signore, mi disse; vi prego!.... salvatemi voi da quell'importuno!Non c'erano più scuse—conveniva rassegnarsi a farle la corte—non fosse altro per quella serata.IX.La luna, il canto degli usignoletti.... No—m'inganno—il cielo era buio—coperto di nuvole opache.—C è proprio bisogno del chiaro di luna per far all'amore?—Al contrario—io credo si possa anche intendersela molto bene con una giovane e bella signora senza la musica degli uccelli.—Preferisco i ranocchi ed i grilli—fanno più rumore.—Quando si passeggia in numerosa brigata, come appunto ci avvenne in quella sera, la sinfonia monotona e chiassosa che si eleva dai pantani e dalle siepi giova assai meglio a coprire il bisbiglio di due innamorati che non il gorgheggio intermittente degli usignoli.E qual'era il nostro bisbiglio?—Un ritornello molto comune—voi lo sapete a memoria—e potreste ricantarmelo.Io non amo riprodurre le frasi banali, i dialoghi insensati, che rappresentano la prefazione di tutti gli amori, di tutte le avventure galanti.La signora Amelia era una donna vanitosa, uno spirito limitato, un carattere di queste.... che io chiamerei piuttosto femmine che donne.Parlano di amore.... di passione....—e ne parlano qualche volta seriamente, come se amassero davvero, come se davvero soffrissero.—E forse credono di amare, credono di soffrire....! Creature linfatiche e arrendevoli, che facilmente si conquistano, ma presto anche si perdono!Io non tardai a comprendere quella donna—la sua volubilità, la sua debolezza, i suoi impeti nervosi ch'ella scambiava per aspirazioni sentimentali.La signora Amelia non era il mio tipo ideale—ma era giovane, era bella, era elegante—e all'età di ventidue anni si oblia facilmente l'idealismo dinanzi a cotali realtà.Perchè i lettori non rimangano completamentedigiuni di quella nostra conversazione, dirò che la signora Amelia, come la Teresa dell'Ortis, nel ricordare il marito lontano, si fermò sospirosa esclamando: son pure infelice!Dio!—sono tutte infelici queste mogli!Ad ogni modo la signora Amelia mi aveva fatto la sua professione di infelicità—ed io era in obbligo di consolarla.Lettori: non vi allarmate!—io era un consolatore novizzo.—Quella sera tornai dalla passeggiata inebbriato di speranze e desideri!X.Come siete bella!—Tre parole, e un punto ammirativo.—Orbene: modulate queste tre parole e questo punto ammirativo in tutti i toni possibili—variateli, istromentateli colle perifrasi più o meno ampollose—la bemolle,re diesis, non importa—alternate ilcantabileall'allegretto, ilmoderatoalvivace, ilpianissimoalforte pichettato—e tosto o tardi riuscirete all'intento.—All'intento di farsi amare?—Via! non siamo troppo esigenti. Per farsi amare da una donna che abbia cuore e intelletto, ci vuol altro che dei punti ammirativi! Non dimenticate che i miei precettide arte amatoriasi riferiscono esclusivamente allastelladel mio racconto, alla signora Amelia Della-Rosa—la quale, come i miei lettori già sanno, non è altro che una femmina di poco spirito e di molta vanità—oh la vanità! esclamerebbe l'amico Cicconi se mi ascoltasse.Io vi ho dato il talismano per affascinare le donne vanitose—sappiate approfittarne!XI.La signora Amelia si annoiava di tutte le conversazioni che non fossero un omaggio alla sua bellezza, un incenso alla sua presunzione di semidea.Io non amo le donne politiche—detesto le donne letterate—ho in orrore le grandi sapute, che dettanodi poesia, di critica musicale, di estetica, d'arte. Ciò non toglie che io ami conversare di politica, di letteratura, di musica e di arte colle donne di spirito e di cuore, che il bello comprendono per istinto, che giudicano rettamente per gusto, che fanno la critica e qualche volta la satira per sentimento o capriccio.Io adoro la donna che tutto comprende, che tutto sente.—Mio Dio!—La passione domanda le sue tregue—Non si può, anche amandosi fino al delirio, mordersi tutto il giorno e tutta la notte come i gatti sull'abbaino!—Riepilogo il mio concetto per rivelarmi completamente; io non posso amare una donna che non sappia intrattenermi aggradevolmente anche quando le intimità più aggradevoli siano cessate.Io non poteva dunque amare seriamente la signora Amelia—ella non poteva amare seriamente altra persona fuori di sè stessa.E nondimeno—ciò si spiega facilmente—la sua bellezza mi aveva colpito, ed ella gustava con ebbrezza i miei enfatici omaggi.—Una sera, fermandoci sotto un riflesso di luna, io le aveva detto: avete il collo di un cigno!—Ella portava, quella sera, una guarnizione piuttosto saliente—all'indomani la guarnizione era tolta, e le spalle rotonde, candide, vellutate, esigevano a loro volta il medesimo complimento.—Tutti i giorni si progrediva—ma quello non era progresso di amore. Se io volessi parafrasare la storia di Otello, riassunta da quei due ammirabili versi:Ella mi amò per le sventure mie,Ed io l'amai per la pietà che n'ebbe,dovrei dire... Ma non voglio profanare l'endecasillabo con un concetto sì volgare—dirò in semplice prosa: io non poteva staccarmi da lei per la sua bellezza, ed ella era attratta a me per... i miei punti ammirativi!XII.Vi ho risparmiato, con questi pochi tratti, una seriedi episodi troppo comuni per essere riferiti, per destare interesse. Questi episodi, che erano la preparazione della grande catastrofe finale, si successero incalzanti e vivaci per quindici giorni...I bagnanti cominciavano a mormorare... Narciso, il mio elegante rivale, ci importunava col suo spionaggio. Qualche volta egli si prendeva il crudele diletto di intromettersi alle nostre passeggiate solitarie.—Quando noi uscivamo a piedi, egli ci seguiva a cavallo.—Dall'alto del suo bucefalo egli ci dominava superbamente—ci salutava col fare grandioso di Ciniselli, e il suo sorriso cavalleresco pareva dirci: miserabili... che fate all'amore nella platea!Voi vi aspettate una scena violenta—un duello—disingannatevi!—La fine di questa mia storia potrà sembrare ridicola a molti, ma essa non avrà nulla di comune colle solite istorie di amore.XIII.Come ho detto—i preliminari durarono quindici giorni...Una sera, la signora Amelia, tornando dal passeggio, era alquanto spossata... Accusava una leggera indisposizione...La accompagnai nella sua stanza da letto—ella si abbandonò languidamente sopra un divano, e stendendomi il braccio tutto nudo, mi pregò di sentire i battiti del suo polso.La cameriera—un personaggio che finora abbiamo obliato in quanto nel nostro romanzo intimo rappresentasse una parte affatto secondaria sebbene favorevolissima—la cameriera, prevedendo il consulto e l'ordinazione del medico, si offerse tosto di andare alla farmacia.—Va pure, Angiolina!La signora Amelia non aggiunse altro. Ma le cameriere indovinano tutto—e Angiolina partì rapidamente senza attendere la ricetta.Rimanemmo soli.—Buona Angiolina! che Iddio ti compensi delle tue ottime intenzioni, e ti conceda diimpiegare quest'ora, come tu meglio desideri, col sottocuoco dello Stabilimento!E qui—mi perdoni il lettore—è necessario che io riproduca una parte del colloquio fra me e la signora Amelia—che io chiarisca questa scena culminante del dramma, onde nessuno abbia la temerità di supporre oltre il vero.—Angiolina!... Mio Dio!... Come è imprudente quella ragazza!... Ella se ne va... ci lascia qui soli!...—Che serve, Amelia?—Non è la prima volta che noi ci troviamo così deliziosamente accompagnati.... senza testimoni, senza...—Ebbene: ti pare che io abbia la febbre?...—Mi pare che tu sia più bella che mai... Non ho mai veduto i tuoi begli occhi brillare di tanta luce!...—Domani giungerà mio marito!—esclamò Amelia atteggiandosi a vittima.—Egli!—Rientrando allo Stabilimento, ho trovata una sua lettera che mi dà questa consolante notizia.—Domani!...—Sicuro... domani.Restammo alcun tempo senza parlare. La signora Amelia mi guardava fissamente, con un'espressione ad un tempo desolata e provocante.Io sentiva i doveri della mia situazione. Quando anche il fascino voluttuoso di quella donna non mi avesse sollecitato, la paura di rendermi ridicolo, di passare per un imbecille, doveva necessariamente animarmi a tentare il più difficile assalto.—Amelia—presi a dirle con trasporto—non puoi imaginare la terribile scossa che ho provato! Eppure, tosto o tardi ciò doveva accadere... Non era a sperarsi che questa esistenza potesse durare eternamente....—Eravamo troppo felici!—rispose Amelia sospirando.—Sì... abbastanza felici—proseguii con calore—per non avvederci che tutto il nostro paradiso era costituito sull'orlo di un abisso!... Quando tu mi parlavi di lui... di quell'uomo che non ha saputo apprezzarti...che ti ha reso tanto infelice—che vuoi?—io prendeva parte alle tue amarezze, io deploravo il tuo passato, senza riflettere che queste amarezze e questo passato dovevano riprodursi in un prossimo avvenire... La condotta di quell'uomo mi faceva raccapriccio; eppure, io mi consolava con questo pensiero, che se egli fosse stato uno sposo più tenero, più sensibile alle tue bellezze, più affettuoso—il tuo cuore sarebbe rimasto a lui solo... Mi era fatto una singolare idea della nostra situazione..... Appoggiandomi alle ragioni del cuore, mi pareva che fra te e lui tutto fosse finito.—Per quindici giorni ho potuto illudermi in questa chimera di felicità... Ed ora tu vieni a dirmi; domani!... Ma dunque... fra ventiquattr'ore... i nostri giocondi ritrovi, i nostri colloqui, tutti gli anelli di questa catena deliziosa si scomporranno..... avrò cessato di stringere al labbro questa tua mano così bianca... così morbida e soave!...—Oh! spero bene—mi interruppe la signora col suo fare più milanese—spero bene che la presenza di mio marito non ci impedirà di passare insieme buona parte della giornata... spero bene che non cesserai di accompagnarmi al passeggio—che, finita la stagione delle acque, tornando a Milano, vorrai farmi qualche visita...—Ma tu credi... Amelia.... tu credi proprio che non ci saranno ostacoli per parte di lui?...—Lui!... mio marito! Sta a vedere che Edmondo comincerà adesso a farmi l'Otello!... Non te l'ho detto tante volte?... Io non sono una donna per mio marito... Vedrai domani... Egli non crede che vi siano al mondo degli uomini così privi di buon gusto da far la corte a sua moglie!—Si può esser più cieco?—E più imprudente, dico io! All'ultima festa del Sindaco, lo scorso carnevale, egli mi ha lasciata tutta la notte in balìa di un uffiziale dei cavalleggeri, un bel giovinotto, che mi ha fatto ballare.... che mi ha fatto ballare!... Crederesti? In tutta quella lunga serata, Edmondo mi si è accostato una sola volta per ringraziare il mio cavaliere della sua assiduità, percongratularsi con lui della sua instancabile condiscendenza! Quasichè, a farmi ballare tutta la notte, quel povero uffiziale avesse compiuto un eroico sacrifizio!...—Amelia... Ciò che tu mi dici è incredibile!...—E ti assicuro che quell'uffiziale non perdeva il suo tempo... e che io più di una volta fui costretta di richiamarlo al dovere...—Basta, Amelia! Mi vengono i brividi a pensarci! Io non potrei tollerare che un altro uomo stringesse nella sua, questa tua mano adorabile...—Via, moderiamo questi trasporti! Il dovere... l'onore... la pace di mio marito!...—Questi capelli morbidi e profumati... queste labbra spiranti voluttà... tutti questi tesori della bellezza....—Calmati!... Dio!... Se qualcuno... se Angiolina.... rientrasse...Ma in quel momento io era divenuto temerario come si può esserlo a venticinque anni dinanzi ad una giovane avvenente donna, quando gli scrupoli del rispetto e il ritegno di un vero e profondo amore non si oppongano agli impeti violenti del sangue.Amelia, inebbriata di vanità, opponeva alle mie sollecitudini una resistenza che era tutta di parole.—Badate! io vado in collera davvero! Io vi lascio... lasciatemi... Io chiamo gente... Mio Dio! Se entrasse qualcuno.... Ma questi non sono modi... Angiolina!.... Angiolina... dico!Orribile contrattempo!La signora aveva ripetuto non so bene quante volte il nome della fida cameriera con voce bassa e interrotta dai sospiri.... E nondimeno un rumore di passi, e due colpi bussati alla porta mi fecero trasalire.... mi obbligarono a riprendere una posa che in quel momento era per me la meno naturale.Angiolina entrò nella stanza con aria affannata....—Presto, signora!... Una sorpresa... il padrone.... il signor Edmondo è entrato nel cortile in un legno da posta..... Gli ho detto che eravate un poco sofferente... Egli ascende le scale.... egli è là...Mi alzai dal divano colla sollecitudine dell'uomo colpevole...e mossi alcuni passi per uscire dalla camera....—Restate! disse Amelia levandosi in piedi e afferrandomi la mano.—Ma se egli!...—Ma se egli sa tutto!—esclamò Amelia col suo fare più indifferente...—Sa tutto!... Mio Dio!...Il sangue mi si agghiacciò nelle vene. La voce del signor Edmondo Della Rosa mi giunse all'orecchio... Egli si era fermato nell'anticamera per dare alcuni ordini al cocchiere.... Amelia, senza abbandonare la mia mano, mi precedette verso la porta per andare incontro ad Edmondo.—Vi ripeto che egli sa tutto! mi ripetè con voce sommessa—e poi, accennandomi di rimanere in disparte, diede una spinta all'uscio e si trovò fra le braccia di suo marito.Dopo quello slancio di tenerezza coniugale, compiutosi da ambe le parti con sufficiente naturalezza, Amelia si volse a me perpresentarmial signor Edmondo Della Rosa suo marito.Io mi feci innanzi timidamente.—Non osava levare la faccia.—Io vi debbo molti ringraziamenti,—mi disse Edmondo coll'affabilità più cordiale—io so tutto... so quanto avete fatto per mia moglie... e spero che non cesserete di essere dei nostri in questi pochi giorni che avrò il piacere di passare alle acque.Così parlando, il marito di Amelia mi stese la mano ed io gliela strinsi col fare più amichevole. Che non avrei dato per poter detestare quell'uomo?....XIV.E rare volte mi era accaduto di trovarmi in presenza di un uomo, che a primo aspetto sapesse conciliarsi tanta simpatia. Edmondo Della Rosa era uno di quei signori che hanno l'aria di artisti, od anco—se meglio vi piace—poteva passare per uno di quegli artisti che hanno l'aria da gran signore. Lasua statura nè alta nè bassa, i lineamenti delicati, lo sguardo sicuro e vibrato, la fronte serena e spaziosa, il sorriso benevolo e arguto. Vestiva con quella eleganza emancipata che è proprio degli uomini di buon gusto, ritraendo dal figurino della moda solo quel tanto che basta perchè un uomo della buona società non venga tacciato di eccentrico. La sua voce, i suoi modi seducevano.Dinanzi ad una figura così distinta, così nobile, tutte le mie prevenzioni si dissiparono in un istante. Invano io studiava quella superficie seducente per sorprendervi una ruga, una contraddizione sinistra, la quale accennasse a qualche istinto meno eletto. Il piacere che egli aveva espresso nel rivedere sua moglie era naturale, spontaneo, animato. Le trasparenze del suo linguaggio lasciavano indovinare un affetto profondamente sentito; l'affetto dell'amante che vorrebbe un poco dissimularsi sotto la compostezza del marito. Accoglieva i complimenti un po' comuni di sua moglie colla massima buona fede. Quando ella si accusava indisposta, le accarezzava i capelli, e sorrideva amorevolmente come uno di quegli innamorati felici che sanno di possedere essi soli il segreto per guarire le piccole infermità della donna adorata. Quelle carezze, quei sorrisi mi turbavano il cuore; e il signor Edmondo mi guardava tratto tratto, aspettando che io intramettessi una parola od almeno un leggero cenno amoroso.—Io era là come istupidito. Io sentiva tutto il falso della mia posizione; ma ciò che mi colpiva più dolorosamente, ciò che più ripugnava alla mia schietta coscienza, era il contegno di Amelia, erano gli artifizi delle sue occhiate, delle sue parole a doppio intendimento, la imperturbabile franchezza della sua dissimulazione.—Quel giovine marito e quella giovine donna, seduti l'uno accanto dell'altra sul medesimo divano, rappresentavano un contrasto di caratteri che era tutto in favore del marito. Fra la schiettezza e la menzogna, il mio cuore non esitava. Io non poteva a meno di sentire che in quel momento Edmondo rappresentava la parte più nobile. Quella donna, così abile a fingere col maritoe così disinvolta ed ardita nell'ostentare la sua finzione dinanzi all'amante—dinanzi a me, che ero a parte del suo segreto—provocava nel mio animo una reazione di sentimenti che era tutta a vantaggio di lui.—Io non avrei dovuto assistere a quel colloquio... avrei dovuto uscire dalla stanza... Ma ero tanto istupidito dalla mia falsa posizione!... E la signora, cogli occhi e colla mano, faceva tanti accenni telegrafici!... Che serve? Io non ho la pretesa di essere uomo di spirito, ma so che anche gli uomini di spirito facilmente diventano cretini dinanzi a certe eventualità della vita galante create dalla donna.—Io credo che le donne siano tuttegeniinell'arte di far all'amore!XV.—Ebbene!—disse Edmondo, levandosi in piedi—facciamo a tuo modo! Poichè ti senti spossata e malata, tu rimarrai nella tua stanza.... ti coricherai—- e frattanto io andrò a fare un giro sotto la luna. Laggiù a Milano si moriva dal caldo, ed ho proprio bisogno di empirmi il polmone di questa buon'aria campestre... Se il signore volesse accompagnarmi...?Amelia mi suggerì la risposta con un'occhiata fulminante... Ma io non ebbi il coraggio di secondarla... e in luogo di improvvisare una scusa qualunque, mi lasciai sfuggire unvolontieri, che fece impallidire la signora.Il signor Edmondo strinse la mano di sua moglie, promettendo di tornare bentosto; e mentr'egli cercava il cappello, la signora Amelia mi diede labuona nottecon un accentomarcatissimo—e dopo averci accompagnati fino alla porta, si degnò di soggiungere una domani, che voleva accennare da una possibile amnistia.XVI.Il signor Edmondo Della Rosa non poteva farsi un altr'uomo da quello che egli era per questa sola ragione,che io aveva bisogno di giustificare i sentimenti e la condotta di sua moglie, come anche di sorpassare ai miei scrupoli. In quella breve escursione notturna, in quel primo colloquio espansivo io dovetti necessariamente convincermi di aver a fare con un perfetto gentiluomo, con un carattere nobile ed aperto, con un cuore da artista.Edmondo sentiva il bello della natura e traduceva le proprie impressioni con parole animate e faconde. Sapeva a memoria e citava opportunamente i brani più sublimi dei nostri poeti. Questi versi, mi diceva, attraversarono la prosa della società nella quale mi è toccato di vivere, ed è miracolo che non siano naufragati con tante altre illusioni!Tutto ciò mi è stato rivelato da lui in un lungo monologo, interrotto per mia parte da certe esclamazioni melense, da certe mezze frasi, che mi davano l'aria di unpertichinoda cavatina—Ma poi, gradatamente, la conversazione prese forma di dialogo. Alle sue espansioni risposero le mie—i nostri cuori si misero all'unisono,—e in quella ineffabile corrispondenza di principii, di idee, di sentimenti e di affetti, noi ci riconoscemmo amici.Amici!—sì, lo eravamo dopo poche ore—e forse lo siamo ancora al momento in cui sto scrivendo queste linee, sebbene Edmondo da alcuni mesi mi abbia levato il saluto. E se mai avessimo un giorno ad incontrarci, od egli potesse penetrare le misteriose ragioni del nostro distacco... Allora...! Ma pel bene di... tutti, è necessario che ciò non avvenga.XVII.Un passo dopo l'altro, ci eravamo discostati circa tre miglia delloStabilimento, seguendo una stradicciuola abbastanza seducente per due dilettanti di paesaggio quali noi eravamo—una stradicciuola piena di sassi e di perfidie.—È tempo di rientrare! esclamò Edmondo vivamente. Le donne hanno ragione.... Qualche volta noi altri mariti commettiamo, senza avvedercene, deitratti così poco galanti, delle scortesie... La mia povera Amelia sarà là ad aspettarmi... Ella avrà a dirmi cento cose... delle corbellerie... vorrà narrarmi i piccoli scandali della stagione.... vorrà sapere le cento bagatelle della nostra Milano... Le avevo promesso di tornare così tosto!... Ed ecco... sentite?.... battono le ore... Undici ore! Affrettiamoci un poco... Quella povera Amelia!.... Mi par di sentirla.... quando io sarò rientrato da lei... E questa volta io sarò costretto a subire la mia lezione senza dir verbo, come un discolo di fanciullo che ha mancato alla scuola!Al nome di Amelia, io provai quel medesimo brivido che poche ore prima mi avea sorpreso allorquando l'Angiolina era entrata nella stanza della sua padrona per annunziare l'arrivo di Edmondo. La donna che io aveva amata, od almeno desiderata e corteggiata per quindici giorni—la donna che già tanto mi aveva concesso, e alla quale, senza scrupolo e senza rimorso, io aveva predicata la infedeltà coniugale come un diritto di rappresaglia—quell'Amelia che io aveva istigata alla colpa, che all'indomani, data una occasione favorevole, perseguitata da nuove insistenze, avrebbe forse ceduto... Or bene: da due ore essa era la moglie di un uomo che io non poteva a meno di apprezzare, di un uomo probo e leale, che mi aveva profferto la sua amicizia, a cui io dall'interno del mio cuore avea risposto col nome di amico!Rimasi paralizzato. Le parole mi vennero meno. Edmondo, senza avvedersi del mio turbamento, proseguiva coll'usata spigliatezza:—Presto! vediamo di accelerare il passo per quanto ce lo permettono i ciottoli della via.... Non troppo! non c'è ragione che io vi esponga a slogarvi una tibia... perchè io giunga più presto a far le mie scuse a madama.... Per riparare ai miei torti... vediamo!... occupiamoci un poco di lei... Non mi avete detto nulla delle vostre passeggiate... delle vostre escursioni alla campagna.... Dite la verità: qualche volta vi sarete annoiato.... Una donna, come la mia Amelia, non è sempre una compagnia divertente..... Non tutti sono disposti a intrattenersi di quei nonnulla che ronzanoeternamente nella sua testolina.... Ella non manca di un certo spirito... di un certo talento.... ma l'educazione che si dà alle nostre donne... Come si fa? Noi altri giungiamo troppo tardi per dare alle nostre mogli un indirizzo più ragionevole... E dall'altra parte, che volete?... nella donna io amo tutto quello che caratterizza il sesso... Le frivolezze, le bugiuzze, quei piccoli errori, quei capricci dello spirito hanno anche essi il loro lato seducente. È poi tanto buona, tanto onesta, quella mia creatura... Vuol essere corteggiata... vorrebbe avere intorno una corona di adoratori—sapete perchè?—anche questo è un capriccio abbastanza piccante. Perchè mia moglie non si tiene paga di sapersi amata—ed io l'amo con tutto il mio cuore: ella pretenderebbe che io fossi geloso.... che io dessi nelle smanie..... che io mi battessi ogni giorno con alcuno di questi rivali imaginari.... Adorabile, non è vero?—Ma qualche volta, ve lo confesso—ciò mi disturba e mi impazienta.... Ella mi vuol troppo bene, la mia povera Amelia.—Vorrei che mi amasse più ragionevolmente... Come l'amo io, per esempio. Io la ritengo onesta a tutta prova, incapace di un pensiero riprovevole.... Ebbene: come si fa ad essere gelosi?... Pure, di tempo in tempo, conviene giuocare qualche farsetta... tanto per secondarla. Oggi, per esempio, arrivai inaspettatamente da Milano..... come un geloso che sospetti, che voglia sorprendere.... Non potete figurarvi quanto ella gusti tali scene..... Ella non crederebbe al mio amore, ella forse cesserebbe di amarmi, se tratto tratto non le fornissi queste prove di diffidenza, se non la sollecitassi con queste farse da Otello!... Tutte le sue lettere sono piene di misteriosi adoratori, di reticenze allarmanti.... Appena giunti a Trescorre, mi scrisse di voi... volle farmi supporre che qualche altro la perseguitasse di omaggi e di profferte amorose... Che volete? io rido... Qualche volta fingo di adombrarmi.... più spesso mi sforzo di convincerla che il vero affetto non può basarsi che sulla reciproca stima, sulla fede più illuminata.... Che fare? Oggimai dispero di convertirla... E d'altronde, poichè queste sue velleitànon dipendono, in ultima analisi, che da un falso concetto dei sentimenti umani.... lasciamo correre e tolleriamo... Io so di essere amato e ciò mi basta.... E guai per me se dovesse cessare una tale convinzione, che è la gioia segreta, che è l'orgoglio della mia esistenza.... Amelia non comprende i miei gusti per le lettere e per le arti—ma ella è artista sublime nelle ricercatezze della sua toeletta, nelle cure che ella prende per farsi bella ed amirabile. Questo talento delle mogli costa un po' caro... Non importa... Io lo comprendo e lo apprezzo. Quando Amelia si mette un abito nuovo, quando ella si abbellisce di nuovi adornamenti, io sento che ella vuol dirmi:—Edmondo smetti i tuoi libri... la tua tavolozza... e vedi un poco se non hai torto di perdere tante ore a vagheggiare l'idealismo, mentre io ti offro una realtà le mille volte più incantevole!.... Ma io mi trattengo in un argomento che per voi non può avere interesse.... Perdonate ad un marito, che non ha cessato di essere amante... Frattanto abbiamo rifatto il nostro cammino... Se la mia compagnia non vi tedia, se amate passeggiare di buon mattino, io verrò domani a svegliarvi... Faremo una gita lunga... sbozzeremo de' paesaggi, e parleremo di tutto. Ebbene? convenuto?—Convenuto!—Badate che io mi sveglio di buon'ora... Verso le cinque io busserò alla porta della vostra camera.—Ed io vi prometto che alle cinque sarò in piedi... ad aspettarvi.Entrati nello stabilimento, ci separammo con una stretta di mano, che questa volta era cordiale da ambo le parti.Al momento in cui io metteva la chiave nell'uscio, l'Angiolina mi si fece incontro e con aria misteriosa mi porse una lettera.La presi tremando—mi rifugiai come un colpevole nella mia stanza—e lessi:«Io non credo che mio marito vorrà sacrificarsi a passare con me la giornata di domani.... Ho già l'anticamera ammorbata dalle sue vernici. Ciò miprova che egli è venuto a Trescorre per copiare dei paesaggi.... Voglio sperare che non vi sarete offerto di andare con lui a sostenergli la tavolozza... piuttostochè rimanere allo stabilimento a curare una povera malata...»È inutile avvertire che questa lettera senza firma era scritta da... lei.XVIII.Per tutta quella notte non potrei chiuder occhio.—Due figure mi stavano sempre dinanzi—un marito ed una moglie—un uomo ed una donna, i quali parevano disputarsi le mie simpatie, provocare una mia determinazione.Dalla parte di Amelia stavano le seduzioni del sesso e della voluttà—dalla parte di Edmondo le attrattive di un nobile cuore, di uno spirito elevato, di un carattere omogeneo, tutte doti che conciliano benevolenza e rispetto.Edmondo adorava sua moglie—l'adorava colla fede più ingenua—e quell'amore pieno di tenerezza, quell'amore indulgente e benefico rifletteva una luce sfavorevole sulla frivolezza vanitosa, sulla indifferenza della donna.... incapace di comprendere un affetto sì vero e già pronta a tradirlo.Il mio cuore propendeva per Edmondo—passando dall'una all'altra figura, il mio pensiero si arrestava di preferenza innanzi a quella che era la più degna di benevolenza e di stima. La bellezza di Amelia scoloriva, perdeva il suo fascino seduttore. Quelle forme voluttuose di femmina divenivano trasparenti, e sotto quelle io scorgeva un povero cuore, sterile di affetti e viziato dalla educazione.Ella!.... disconoscere il nobile carattere di quell'uomo!.... adorata.... atteggiarsi a vittima!.... tradirlo!.... Ciò era indegno.... era infame....!E fu proprio su questo atto di accusa che una ipotesi fatale mi balenò nella mente.... Mentre io mi sdegnava con lei, mentre io lanciava la tremenda condanna,improvvisamente fui assalito da questa grave riflessione:«Se il mio marito sapesse!»XIX.Ebbene: se il marito sapesse, qual sarebbe il più svergognato fra te e quella donna?Mettiti là, galantuomo—al posto di lui—vicino a questa Amelia, che ora ti apparisce così frivola, così rea, così indegna della tua stima!—Ed egli—il marito che sa—vi giudichi entrambi.Ieri a sera tu gli stringevi la mano, a quell'uomo leale e simpatico—tu accoglievi i suoi ringraziamenti, le sue profferte amichevoli. Edmondo espandeva il suo cuore nel tuo; ti metteva a parte de' suoi segreti. Ti diceva: io amo quella donna e ne sono riamato—ti svelava il segreto della sua felicità, colla piena fiducia di parteciparla a un cuore onesto e sincero al pari del suo. Meno male s'egli avesse ostentato quell'indifferenza volgare, o meglio quel brutale cinismo che è proprio dei mariti di buon genere—se egli ti avesse ripetuto gli ignobili ritornelli; mia moglie io la considero un arnese, un mobile di casa, nè più nè meno—è forse possibile amare la propria moglie?....Ma nulla di tutto questo.—Edmondo, il tipo più amabile di galantuomo, era anche l'ideale più adorabile dei mariti. Non vi era pretesto per lei, come per me non vi era scusa possibile. Se non che, da parte mia c'era un altro ritegno alla colpa, c'era un nobile sentimento che resisteva alle attrattive della voluttà—la stima e la simpatia per Edmondo. La piccola mente, il piccolo cuore di Amelia poteva disconoscere le doti eminenti del marito; ma io che a primo abbordo le aveva comprese ed apprezzate, io non poteva senza rimorso e vergogna, farmi complice di Amelia nell'oltraggiare quell'uomo.XX.Ho riprodotto incompletamente le agitazioni, le lotte, i tormenti di quella mia lunga veglia.Allo spuntare dell'alba, scesi dal letto, apersi le griglie e mi appoggiai al davanzale della finestra. I colombi uscivano a coppia dalla piccionaia, e svolazzavano nel cortile perseguitandosi, beccandosi spietatamente per gara di amore—i passeri si gettavano a stormi sul gelso, e le foglie agitate esprimevano un immenso tripudio;—il garzone di stalla, uscito ad abbeverare le sue bestie, salutava la giovane lattivendola con occhiate che erano baci e carezze.—Tutti gli animali obbediscono alla legge dell'istinto... Nessuno è tanto stolto.... tanto ribelle ai moti della natura che, data una occasione favorevole, si arresti a riflettere i pericoli, a tormentarsi con iscrupoli vani, a calcolare se sia bene o se sia male ciò che alletta lo spirito e il senso. Corriamo all'amore, al piacere, alla donna!.... Che importa, se questa donna così ben disposta a secondarci....In questo punto udii battere tre colpi alla porta. E provai ancora una volta la scossa, il brivido dell'uomo sorpreso in delitto.Apersi—Edmondo entrò nella stanza. La sua fronte, i suoi occhi erano sereni come l'alba.—Ah! non credeva trovarvi in piedi, mi disse—accostandomi all'uscio della vostra camera, sono rimasto in forse per alcuni minuti fra il bussare e l'andarmene tutto solo per la mia escursione campestre.Io aveva dimenticata sul tavolino la lettera di Amelia—non potei articolare parola prima di averla raccolta e posta nelle tasche del mio soprabito.—Amelia mi ha dato piena libertà per tutta la giornata, riprese Edmondo—ed io sono molto ben disposto a profittare della sua condiscendenza. Non vorrei obbligarvi ad un sacrifizio superiore alle vostre forze.... Via! siamo sinceri!.... La campagna non può avere per voi delle grandi attrattive, sopratutto con questi calori!.... Io non vi tengo obbligato dalla vostra parola, non voglio imporvi un sacrifizio....—Ma no.... vi assicuro al contrario....—Che serve? Amelia mi ha messo in guardia contro le vostre proteste... Diamine!.... Io posso andar in volta da solo a calunniar la natura co' miei pennelli, ma questa non è ragione perchè un amico debba sudare fra la polvere ed il sole tutta una giornata di luglio!.... Bando ai complimenti! Rimanete!..... Io sarò di ritorno verso le quattro.... Pranzeremo insieme... e stassera.... nel caso vi sentiate in lena di far qualche passo al chiaro di luna, io mi farò un piacere di accompagnarvi.—In verità non so comprendere....E rimasi a mezzo della frase, comechè io riconoscessi di profferire una menzogna.—Volete che io mi spieghi più chiaro?—soggiunse Edmondo col suo sorriso più amabile.—Non è vero che pochi giorni sono avete confessato a mia moglie che non vi è cosa più detestabile per voi quanto il battere la campagna pel solo gusto di fare dei passi e di ammirare ciò che si vede a tutt'agio dalle vostre finestre? Ebbene: mettete che ella si sia fatta un dovere di avvertirmene, mettete che poco fa, quando io usciva dalla stanza, Amelia mi abbia detto: io ti prego di risparmiare quel nostro povero amico che probabilmente non ha nessuna voglia di seguirti...! E dopo ciò: a parte ogni scrupolo.... trattiamoci da veri amici.... e a rivederci.... alle quattro.La buona fede, la ingenuità, la schietta natura di Edmondo spiccavano da queste parole siffattamente, che io sentii una vampa di rossore espandersi sul mio volto. Quella donna che si faceva istromento del marito a' suoi disegni colpevoli, che spingeva il più affettuoso, il più tenero degli amanti a rappresentare la parte del mezzano e del complice, mi apparve in quel momento un essere degradato e deforme.Arrossii per me stesso, per lei, per tutti.—Volli parlare, ma il coraggio mi venne meno. Non potendo smentire quella donna, avrei dovuto sostenere a mia volta la parte dell'ipocrita; dinanzi a quel carattere integro e leale rappresentare una menzogna abbominevole.Edmondo, interpretando il mio turbamento nel senso che per lui era più verisimile, mi battè amichevolmente sulla spalla—e acceso uno zigaro: Così va bene!—mi disse—vedo che mia moglie ha detto il vero, e che voi siete un amico quale io lo desiderava.—Tenete compagnia ad Amelia, e preparatemi un lieto pranzo.Dopo queste parole, Edmondo si allontanò. Io gli tenni dietro fino alla scala, e a stento ebbi il coraggio di profferire una mezza frase: «Poichè voi... lo credete....»Rientrai nella mia stanza coll'animo agitato. Io sentiva che quell'uomo aveva ottenuto una piena vittoria, che io non aveva più il diritto di discutere la mia risoluzione.In tutta fretta finii di abbigliarmi, discesi nel cortile, e con rapidi passi, come un uomo inseguito, mi allontanai dallo stabilimento.Qual'era la mia meta? io l'ignorava—il mio scopo era di allontanarmi da una donna, di sottrarmi ad una tentazione. Io camminava per le strade più ignorate e più deserte, mi soffermava sotto un albero, mi sedeva sopra un macigno per asciugarmi il sudore e riprendere lena—poi di nuovo mi gettava nella carriera.Lettori del mondo elegante: io vi permetto di sorridere—E voi annientatemi sotto il vostro sarcasmo, o tigri dalla pelle di velluto!—Io ve l'ho detto alle prime pagine di questa istoria; non potrò mai arrossire nè pentirmi di avere in quella occasione, ceduto al sentimento dell'onore, anzichè agli stimoli più solleticanti della bellezza.XXI.Non vi dirò come si passasse per me quella eterna giornata. Verso le quattro ore, mentre io dirigeva i miei passi allo Stabilimento, dal quale ero poco discosto, sentii chiamarmi per nome.Mi volsi. Era Edmondo che tornava dalla sua escursione artistica.—Voi vedete ch'io sono esatto, mi disse.Io mi fermai per attenderlo.—Egli mi narrò brevemente i piccoli episodii della sua giornata—mi mostrò dei graziosi paesaggi schizzati sul suoalbum—e così, famigliarmente conversando, noi entrammo nel cortile dello Stabilimento.Vi confesso che il mio cuore tremava. Sì: io tremava come un fanciullo al momento di dover ricomparire innanzi a lei..... di dover subire uno sguardo schernitore, un complimento pieno di crudele ironia. Ma il contegno della signora valse ben presto a rassicurarmi. Ella aveva prediposto la scena per quell'incontro—ella aveva contato sovra un artifizio che, in luogo di assicurarle il trionfo, doveva pregiudicarla d'avvantaggio nella mia opinione, e rassodare i miei propositi.La signora Amelia mosse ad incontrarci festevolmente, tutta vezzi, tutta sorrisi. Non mai l'eleganza della suatoelettemi era apparsa più studiata, più artistica e, diciamolo pure, meglio riuscita. Le dame milanesi, che pure hanno tanta prosa nel cervello e nel cuore, sono tutte poetesse nell'arte di abbigliarsi.Ella appoggiava il suo braccio (e questo era il gran colpo di effetto, questa era la prima strategia delle sue vendette)—sì—ella appoggiava il suo braccio a quello di.... Narciso, che voi, lettori, dovete conoscere..... quel fatuo pretenzioso e ridicolo, che passava le sue giornate a cambiarsi le cravatte, a ripetere una quindicina dicalembours.Ed ella si abbandonava a quel Narciso colla famigliarità di un'amica, di una sorella—lasciando penzolare la sua testa voluttuosa sulle spalle di lui, e volgendogli degli sguardi che parevano accennare ad una intimità di desiderii e di accordi segreti. Quel Narciso, o tulipano, che aveva preso il mio posto così repentinamente, che in balìa di una frivola donna era divenuto un istrumento di rappresaglie dispettose, di meschine vendette—in luogo di irritarmi mi fece sorridere, m'ispirò compassione. Quanto poi alla donna.... tutto l'incanto della sua bellezza, tutto il fascino era sparito. Io mi vedeva dinanzi una arteficescaltrita di menzogne e di intrighi, che ingannava ad un tempo il più affettuoso dei mariti e il più imbecille dei cortigiani, per punire la mia onesta resistenza, per combattere uno scrupolo di lealtà, che in quel momento mi rendeva orgoglioso.XXII.La mia risoluzione era presa, e oramai nessun artifizio, nessuna seduzione poteva cangiarmi.Pranzammo tutti insieme nella gran sala. Io seppi dissimulare il mio imbarazzo, portando la conversazione sul tema della letteratura e delle arti, acciò il marito di Amelia avesse campo di sfoggiare tutta la coltura del suo spirito. Narciso ci interrompeva tratto tratto co' suoi vecchicalembours, e la signora mostrava apprezzarli e gustarli enfaticamente con certe risatine prolungate, per le quali ella poteva far brillare due file di denti splendidi e bianchi come perle.Appena levati da mensa, io posi in campo un pretesto per ritirarmi nella mia stanza. Salutai cortesemente gli amici, stesi la mano ad Amelia, e quand'ella mi porse la sua, io la strinsi senza affettazione, senza darle alcun indizio che potesse in qualche modo rivelare i miei divisamenti. Appena fui solo, mi posi al tavolino, e scrissi queste poche linee:«Gentile Signora,»Quando riceverete questa mia, io sarò in viaggio per Milano. Vi prego di perdonare e di obbliare. Il vostro Edmondo mi ha fatto l'onore di chiamarmi amico; in poche ore egli ha saputo guadagnarsi la mia stima e il mio affetto più vivo. Rimanendo, io correrei pericolo di demeritarmi la sua amicizia, di tradire la nobile fiducia che egli ripone nel mio carattere. È un uomo adorabile vostro marito, ed io per mia parte, sento di aver già dei gravi torti verso di lui.—Io spero che a Milano ci rivedremo tutti, e potremo stringere una intimità più degna di noi. Scrivo due linee ad Edmondo per dirgli che una letteragiuntami da Milano questa sera fu causa della mia repentina partenza. Nuovamente vi chieggo perdono, e mi raccomando alla vostra buona amicizia.»Suggellata la lettera, uscii nel corridoio per confidarla ad Angiolina, ond'ella il mattino seguente la recasse alla signora.Poi scrissi ad Edmondo—chiamai il cameriere per aggiustare i miei conti ed ordinargli di svegliarmi di buon'ora.—Lo pregai di tenermi il segreto per quella sera, e di attendere l'indomani per consegnare la mia lettera ad Edmondo.All'alba del giorno seguente, io saliva sulla vettura che doveva condurmi a Milano.XXIII.Lettori: voi non vorrete astenervi dagli epigrammi—voi avete riso, e forse ridete tuttora della mia dabbenaggine, ma pure dovete confessare che il mio racconto fu pieno di moralità.... Ohimè!.... Vorrei pure lasciarvi questa buona impressione—ma pur troppo quella ch'io vi ho narrato è una istoria vera—e la verità non può sempre modificarsi a benefizio della morale.Io rividi il signor Edmondo a Milano—io rividi anche lei.... la quattordicesima stella del nostro Olimpo celebrato.Orbene: credete voi che la mia condotta onesta e leale mi abbia giovato a qualche cosa?Misteri del destino coniugale!—Edmondo ed io abbiamo cessato di chiamarci amici.... Il nostro saluto, incontrandoci, è quasi glaciale—è il saluto di due cilindri e non più di due cuori.Alla Scala, nel palco di Amelia, veggo ogni sera il mio bel Narciso, che ostenta la famigliarità pretenziosa del seduttore soddisfatto.—Nell'alta società corrono.... delle dicerie un po' equivoche. Per parte mia, ho motivi di credere che, nel caso di Amelia e di Narciso, la malignità si mostri anche troppo discreta.Cosa avrebbe perduto quell'ottimo Edmondo, se io avessi preoccupato la piazza?....Nulla....Conclusione desolante!—Il solo che veramente abbia perduto sono io!Ho perduto le buone grazie di una elegantissima donna—ho perduto l'amicizia e fors'anche la stima di un uomo eccellente—ed ora ho perduto il mio tempo a proporre un esempio di virtù e di abnegazione, che non troverà imitatori.La chiave di tutto l'enigma è codesta:—Io mi sono arrestato per paura che il marito sapesse—ma appunto perchè mi sono arrestato innanzi tempo, il marito ha saputo.—Ed ha saputo dalla moglie, che è quanto dire a tutto mio danno e a maggior comodo altrui.
Era venuta a Trescorre nella stagione delle acque—venuta, come tante altre, per obbedire alla moda, per emanciparsi dalla soggezione maritale.—Ella avrebbe preferito i bagni di Genova o della Spezia, sendo le donne istintivamente portate all'acqua salsa—forse in memoria di Venere nata dalle spume oceaniche, fors'anco per quegli istinti di seduzione e di perfidia che esse—certe donne—hanno comuni colle Sirene.
La signora Amelia (si chiamava Amelia, come la prima donna delBallo in maschera) era una di quelle signore, che giuocano la parte di vittima, esagerando la tirannide del marito, per farsi compiangere, per farsi adorare, e sopratutto per iscusarsi dei loro peccati.
Una bella signora, che aveva passati i suoi venticinque anni, e muoveva verso i trenta per un delizioso pendio tutto sparso di fiori primaverili.
Per certe donne la primavera comincia, infatti, dopo i venticinque anni. Prima di quell'età, la loro bellezza è un germe senza forma, un bottone enigmatico, di cui nessuno può prevedere lo sviluppo.
Questo sviluppo—(ed ecco il segreto di mille sventure domestiche) questo sviluppo dipende in gran parte dal marito—da quel laborioso coltivatore, a cui il bottone-fanciulla, tolto appena dalla serra-collegio, si affida per caso, per un'attrazione insensata, per magnetismo di effluvii giovanili, e più spessoper una di quelle leggi di convenienza, che sono il miasma corruttore della moderna società.
Povero marito!—Quante volte la sua coltivazione laboriosa e feconda riesce tutta a vantaggio del prossimo!
La donna che, dopo essersi maritata a dieciotto anni, presenta a venticinque e a trent'anni un tipo ideale di perfezione, difficilmente si appaga di un logoro marito, di un marito che ha già fatto il suo corso!
Ingrata!—Ella dimentica tutto—dimentica che Dio e il marito concorsero del pari a crearla. Iddio mette al mondo delle femmine—ma i mariti hanno la missione di creare le donne....
Tronchiamo queste considerazioni antisociali—noi potremmo riuscire ad una conclusione immoralissima, che molti già ammettono tacitamente, essere il matrimonio un peccato contro natura.
Un po' di storia retrospettiva.
Edmondo Della-Rosa, il marito di Amelia, non si allarmava gran fatto della floridezza crescente di sua moglie. Al contrario, si compiaceva delle nuove attrattive ch'ella andava acquistando, senza preoccuparsi dei pericoli. Egli l'amava di cuore, come l'aveva amata per cinque mesi dalla strada alla finestra prima delle nozze, come non aveva cessato mai di amarla in sei anni di vita condivisa, ch'egli chiamava un po' enfaticamente sei anni di luna di miele.
Ma la signora, collo svilupparsi della bellezza, diveniva ogni giorno più esigente. Ogni mattina, pettinandosi allo specchio, ella imparava ad apprezzarsi davvantaggio. Le sue bianche mani diafane si intrecciavano con voluttuosa compiacenza alle lunghe abbondanti chiome. Ella vagheggiava in estasi deliziosa i bianchi contorni delle sue spalle di velluto. Tutte le scabrezze erano sparite. La muscolatura leggermente tracciata sotto un trapunto di bambagiapalpitante, non serbava reminiscenze di una età più gracile ed incompleta. Il giglio e la rosa si fondevano con insensibili gradazioni. Quello specchio era un terribile nemico di Edmondo. L'amore inalterabile e monotono di quello sposo di dieci anni, era omaggio troppo insignificante per lei.... per quella Danae convertita in Giunone.
—Quell'uomo non vede nulla!—esclamava ogni mattina la sposa di Edmondo, ammirandosi allo specchio.—Quell'uomo è divenuto glaciale.... è istupidito!.... Scommetterei che, in luogo di compiacersi, egli si irrita de' miei.... progressi!.... Non l'ho veduto imbestialire anche l'altra sera, per aver letto nei giornali che alla festa di corte.... io era una dellestelle?.... Tant'è, signor marito!.... Io non posso farmi brutta per vostro uso e consumo! Non posso eclissarmi per darvi piacere!.... Ah! badate piuttosto, badate, Edmondo, di non provocarmi!.... Certi mariti non sono contenti fino a quando....
E così, ogni mattina. Abbandonata la sua mobile testolina al pettine del brillante parrucchiere, Amelia si cullava in una fantasia poco sentimentale e non abbastanza legittima.
Allorquando—nell'estate del 1860—Amelia annunziò la pretesa di recarsi alleacque—ed era la prima volta che una tale pretesa si introduceva nel bilancio dei coniugi Della-Rosa—Edmondo pose in campo delle difficoltà di prosa economica, che fecero rabbrividire la bella.
Amelia, anche senza gli articoli dell'Uomo di Pietrae delFigaro, era convinta di essere una stella dell'olimpo milanese; e una stella che, nel mese di giugno o di luglio, non si tuffi regolarmente nell'Oceano, non ha più diritto di brillare in gennaio nei palchetti della Scala o nelle sale della Prefettura.
Gli ignobili calcoli dell'economia privata messi in campo da Edmondo, diedero luogo ad una scena—aduna di quelle scene che si chiamanodomestiche, e spesso rappresentano la cosa più selvaggia di questo mondo. Il marito dovette transigere. Promettendo le acque salse per un avvenire indeterminato, egli concesse alla moglie un mese diacque dolcio di acquefetidea libera scelta fra S. Pellegrino, S. Omobono, Barco o Trescorre.
Amelia, per discostarsi il meno che ella potesse dalfigurinodella moda, prescelse Trescorre.—Ma prima di lasciare Milano, ella protestò rovinosamente contro la spilorceria del marito, saccheggiando senza misericordia i magazzeni di Panseri e Garbagnati.
Quella protesta di stoffe e di cifre rappresentava untotaledi quattromila e seicento franchi da pagarsi.... più tardi.
Io non conosceva la signora Amelia prima che la mia buona fortuna me la facesse incontrare alle acque di Trescorre—ma il di lei nome più volte mi era suonato all'orecchio. Qual'è il milanese che non sappia a memoria i nomi dellesue stelle? Qual'è di noi, che a sua volta non abbia subìto il disinganno di questeetichettedella bellezza, applicate dalla moda ad una elegante fantasmagoria di merletti e di colori, che vuol essere una donna avvenente?
Ma questa volta l'etichettanon era menzogna—non era solamente una vetrina mobile di Garbagnati e Panseri—era una donna reale, una forma elegantissima di donna.
Quando io vidi la signora Amelia discendere dalla carrozza col suo abito vaporoso, aereo, trasparente come una nuvola di perle; quando ella attraversò il cortile dello Stabilimento, lanciando faville voluttuose dai suoi begli occhi azzurrognoli; quando la sua voce limpida e vibrata risuonò al mio orecchio, io non potei reprimere una esclamazione di meraviglia.
L'esclamazione più comune, più banale: come èbella!—Amelia era inebbriata di felicità. Lasciò cadere su me e sugli altri, che del pari l'avevano ammirata, uno di quei lampi di sorriso dove si fondono deliziosamente la vanità e l'ironia.—Un sorriso che voleva dire: gran novità! lo sapevamo da un pezzo, che siamo.... quel che siamo!
Ma vi era in quell'orgoglio qualche cosa di amabile, di lusinghiero per tutti.
Alla sera, nello Stabilimento, non si parlava che di lei. Unastellaa Trescorre!—una stella senza marito....! Figuratevi l'agitazione degli eleganti....!
Dopo mezz'ora dal suo arrivo, tutti ilionssi erano cambiata la cravatta.
Buona parte di queilions—perchè dovrò tacerlo?—non rappresentavano il fiore della giovinezza, nè il fiore della eleganza, nè il fiore dello spirito. Erano quasi tutti provinciali nel senso più traslato della parola. Parecchi erano anche affetti di erpete, malattia poco favorevole alle attrattive personali, e avversa più che altre al romanticismo.—Un Narciso milanese—lo chiamo Narciso piuttosto che Tulipano, per usargli cortesia—era, nella comitiva dei bagnanti, il solo giovanotto che avesse le apparenze di un perfetto gentiluomo. Vestiva col buon gusto di Prandoni—mutava rigorosamente di toeletta tre volte al giorno—cavalcava come un palafreniere—sapeva a memoria una diecina dicalembours—e suonava con qualche garbo.... una polka. Sulle sue guancie pallide e brune non spuntavano quelle efflorescenze che esigono la cura delle acque sulfuree, od almeno ne accusano gli effetti. Un bel giovanotto—il vero tipo di queilions, che non hanno altra ambizione fuor quella di sentirsi classificarelions, anzichè bestie di un'altra specie qualunque dal titolo meno sonoro ma più competente.
Secondo ogni apparenza, il nostro Narciso era venuto a Trescorre per fare delle conquiste; fors'anche egli aveva già designata la sua vittima.—Cheserve?... Non facciamo misteri!—Egli sapeva che la signora Amelia Della-Rosa doveva recarsi alle acque—e l'aveva preceduta di alcuni giorni per studiare il terreno delle sue evoluzioni, per prepararsi agli assalti.—Che le sue prime prove fossero cominciate a Milano? Che egli avesse già tentato?... Avrei mille ragioni per supporlo.
I miei lettori, dal seguito del racconto, vedranno che la mia supposizione non era infondata.
Narciso, il mio verolion, al pari di tutti gli altri che avevano la pretesa ad un tal titolo, dopo aver proiettato sulla signora Amelia una occhiata assassina, corse nelle sue stanze a cambiarsi la cravatta. Anzi, egli si cambiò tutto, dalla cravatta agli stivaletti—e credo anche—ma questa è un'ipotesi assurda—che egli introducesse qualche leggiero cambiamento nel colorito della sua pelle.
Confesso la mia debolezza—quella sera io non ebbi il coraggio di discendere nella sala comune senza prima farmi radere la barba e ritoccare i capelli dal Figaro dello stabilimento.
La bellezza della signora Amelia mi aveva stranamente impressionato. Era stata una commozione subitanea e violenta; un fascino, di cui, per verità, non spettava a lei tutta la gloria—perocchè, a quell'epoca, io avessi appena raggiunti i miei ventidue anni—quell'età solforosa, che non ha bisogno di esca e di faville per infiammarsi ed erompere.
Che poteva io sperare?—Unastella!—Questa idea che ella si chiamasse unastelladel mondo elegante, mi sgomentava, mi lasciava impietrito.—Ma in nome di Dio, cosa sono questestelle? In che differiscono dalle altre signore, dalle altre.... donne?...—Donne!—è il loro nome più vero—e quanto alla loro fibra, mi pare che non possa altrimenti essere tessuta da quella di tutte le figlie di Eva.—Anche unastellaè soggetta alle passioni e deve avere i suoi capricci!...
E la mia logica andava tanto oltre, che io finii col persuadere a me stesso essere altrettanto facile conquistare unastella, quanto—mi si perdoni la irriverenza—una ortolana di piazza San Stefano.
Tutto dipende dalle attrazioni o dalle ripulsioni—dalle correnti magnetiche—dal caso—dal luogo e dalle circostanze.
La mia prima esclamazione:com'è bella!—quell'atto estemporaneo di sorpresa e di ammirazione mi aveva già guadagnato la riconoscenza e la stima della signora Amelia—mi aveva aperta la via, non dico del suo cuore, ma della sua vanità.—Due mesi dopo, per aver osato rivolgere il medesimo complimento ad una giovane cuciniera che tornava dal verzaro, io mi ebbi, per tutto compenso, un fusto di sedano tra il naso e la bocca!
Eravamo tutti nella sala comune..... ad aspettare—ed è superfluo aggiungere che aspettavamo la signora.
L'amico Narciso si era impiombato dinanzi al pianoforte, e aveva ripetuto la suapolkauna diecina di volte. I suoi occhi dardeggiavano la porta di ingresso—la contrazione della sua fronte rivelava un insolito laborìo di cervello, uno sforzo violento dello spirito. Egli chiamava a raccolta i suoi quindicicalembours;—fors'anche—per una circostanza tanto solenne, stava creandone dei nuovi.
La bella milanese non si fece molto attendere. Forse—le stelle mi perdonino!—ella era più impaziente di brillare che nol fossimo noi di bearci nei suoi raggi.
Il mio Narciso balzò dallo sgabello—spiccò un salto da levriero, e stese la mano alla signora col fare spigliato di un amico di casa.
—Voi.... alle acque! disse Amelia sbadatamente—e i suoi grandi occhi vellutati passarono in rassegna tutta la comitiva.
—Ah! non è più il caso di dire alle acque, dacchè il sole della vostra bellezza....
—Così presto!.... Rimettetevi al pianoforte, signor Narciso—ai vostri nuovicalembourspreferisco ancora la vostra vecchiapolka!
Era una impertinenza proferita col miglior garbo—e il miolionrispose con un sorrisetto di beatitudine che rivelava tutta la sua fatuità.
La signora Amelia, come la più parte dei bagnanti, era venuta a Trescorre con una lettera commendatizia pel medico dello stabilimento—una lettera, che accusava tutti quei sintomi di perfetta salute i quali, sommati insieme, costituiscono la grave malattia del regime alla moda, il pretesto per recarsi alle acque.
Ditemi che l'arte medica non serve a nulla!—Il dottore dello stabilimento, appena entrato nella sala, si incaricò spontaneamente delle presentazioni, mormorando all'orecchio della signora tutti quei particolari della cronaca locale per cui ella potesse rendersi conto della situazione, e prendere risolutamente la sua parte.—Di tal modo si stringono le relazioni, si annodano le amicizie e gli amori—si creano e si sviluppano quei giocondi pettegolezzi, quei deliziosi scandoletti, che fanno tanto bene alla salute dei bagnanti, e mettono in credito le.... acque!
Il dottore era uno de' miei mille e trecento amici, ed io dovetti a questa circostanza che egli mi dipingesse alla signora con tinte piuttosto favorevoli.
Fatto è che dopo averla intrattenuta pochi minuti sul conto mio, quel buon dottore mi si fece incontro per annunziarmi che la signora gli aveva espresso il desiderio che io le fossi presentato.
Mi lasciai condurre—ci ricambiammo le solite frasi, il formulario di tutte le presentazioni—ma il fremito della mia voce, il fuoco che traluceva dalla mia timidezza, dicevano più assai delle parole.
Frattanto il mio bel Narciso aveva ripetuto quattro volte la sua vecchiapolka, meditando un nuovocalembour.
Il caldo era opprimente.—Si deliberò di uscire tutti insieme per una breve passeggiata all'aperto.
Come avviene in tali circostanze, la galanteriadegli uomini prese fermento.—Un signore dal naso bernoccoluto, dalle guancie di mortadella, si gettò avidamente sopra una zitellona smilza, che era già uscita due volte nell'anticamera a ballare con lui—un prete rubicondo e tarchiato si impadronì di una sua nipotina tutta modestia e tutta polpa—una vecchia contessa bergamasca sopraccarica di collane e di merletti afferrò il braccio di un interminabile seminarista che tre volte, nel far il giro della sala, avea dato del capo nel lampadario—il medico si pose in mezzo a due bicocche in sottana che esigevano, per tenersi in bilico, un punto di appoggio—e tutti quanti avevano già scelta o subita la loro compagna di passeggio—mentre io....
Vedete un po' se io ragionava da cretino: «Offrirle il mio braccio.... questa sera... così presto!.... Ma con quale diritto?.... E se ella mi facesse l'affronto di rifiutare? in tal caso tutto sarebbe finito.... non oserei più tentare.... che dico?.... sarei costretto a fuggire da Trescorre... a non più rivederla!....»
Io non mi accorgeva che la mia perplessità, oltre ad esser ridicola, mi esponeva a commettere una villania.—La signora si era levata in piedi, e si incamminava per uscire dalla sala....
Crederesti, lettore?—Io fui sul punto di volgermi a Narciso per supplicarlo a fare le mie veci, a togliermi da quell'imbarazzo....
Ma il signor Narciso non aveva bisogno dei miei eccitamenti—nella sua qualità dilion, egli aveva già calcolato che il braccio di Amelia gli apparteneva per diritto—che nessun altro avrebbe osato usurparglielo. Egli aveva indugiato a levarsi dal pianoforte per un sentimento di fierezza, o meglio di fatuità, che era propria del suo carattere—l'unicolionsi sentiva indispensabile all'unicastella.
E poi, c'era un'altra ragione a quell'indugio—ilcalembours.—Non appena questa enorme concezione del suo spirito creatore gli parve degna della luce, Narciso si lanciò verso la signora.... Ma quella, volgendosi a me subitamente, e ponendo la sua bella mano sul mio avambraccio—signore, mi disse; vi prego!.... salvatemi voi da quell'importuno!
Non c'erano più scuse—conveniva rassegnarsi a farle la corte—non fosse altro per quella serata.
La luna, il canto degli usignoletti.... No—m'inganno—il cielo era buio—coperto di nuvole opache.—C è proprio bisogno del chiaro di luna per far all'amore?—Al contrario—io credo si possa anche intendersela molto bene con una giovane e bella signora senza la musica degli uccelli.—Preferisco i ranocchi ed i grilli—fanno più rumore.—Quando si passeggia in numerosa brigata, come appunto ci avvenne in quella sera, la sinfonia monotona e chiassosa che si eleva dai pantani e dalle siepi giova assai meglio a coprire il bisbiglio di due innamorati che non il gorgheggio intermittente degli usignoli.
E qual'era il nostro bisbiglio?—Un ritornello molto comune—voi lo sapete a memoria—e potreste ricantarmelo.
Io non amo riprodurre le frasi banali, i dialoghi insensati, che rappresentano la prefazione di tutti gli amori, di tutte le avventure galanti.
La signora Amelia era una donna vanitosa, uno spirito limitato, un carattere di queste.... che io chiamerei piuttosto femmine che donne.
Parlano di amore.... di passione....—e ne parlano qualche volta seriamente, come se amassero davvero, come se davvero soffrissero.—E forse credono di amare, credono di soffrire....! Creature linfatiche e arrendevoli, che facilmente si conquistano, ma presto anche si perdono!
Io non tardai a comprendere quella donna—la sua volubilità, la sua debolezza, i suoi impeti nervosi ch'ella scambiava per aspirazioni sentimentali.
La signora Amelia non era il mio tipo ideale—ma era giovane, era bella, era elegante—e all'età di ventidue anni si oblia facilmente l'idealismo dinanzi a cotali realtà.
Perchè i lettori non rimangano completamentedigiuni di quella nostra conversazione, dirò che la signora Amelia, come la Teresa dell'Ortis, nel ricordare il marito lontano, si fermò sospirosa esclamando: son pure infelice!
Dio!—sono tutte infelici queste mogli!
Ad ogni modo la signora Amelia mi aveva fatto la sua professione di infelicità—ed io era in obbligo di consolarla.
Lettori: non vi allarmate!—io era un consolatore novizzo.—Quella sera tornai dalla passeggiata inebbriato di speranze e desideri!
Come siete bella!—Tre parole, e un punto ammirativo.—Orbene: modulate queste tre parole e questo punto ammirativo in tutti i toni possibili—variateli, istromentateli colle perifrasi più o meno ampollose—la bemolle,re diesis, non importa—alternate ilcantabileall'allegretto, ilmoderatoalvivace, ilpianissimoalforte pichettato—e tosto o tardi riuscirete all'intento.—All'intento di farsi amare?—Via! non siamo troppo esigenti. Per farsi amare da una donna che abbia cuore e intelletto, ci vuol altro che dei punti ammirativi! Non dimenticate che i miei precettide arte amatoriasi riferiscono esclusivamente allastelladel mio racconto, alla signora Amelia Della-Rosa—la quale, come i miei lettori già sanno, non è altro che una femmina di poco spirito e di molta vanità—oh la vanità! esclamerebbe l'amico Cicconi se mi ascoltasse.
Io vi ho dato il talismano per affascinare le donne vanitose—sappiate approfittarne!
La signora Amelia si annoiava di tutte le conversazioni che non fossero un omaggio alla sua bellezza, un incenso alla sua presunzione di semidea.
Io non amo le donne politiche—detesto le donne letterate—ho in orrore le grandi sapute, che dettanodi poesia, di critica musicale, di estetica, d'arte. Ciò non toglie che io ami conversare di politica, di letteratura, di musica e di arte colle donne di spirito e di cuore, che il bello comprendono per istinto, che giudicano rettamente per gusto, che fanno la critica e qualche volta la satira per sentimento o capriccio.
Io adoro la donna che tutto comprende, che tutto sente.—Mio Dio!—La passione domanda le sue tregue—Non si può, anche amandosi fino al delirio, mordersi tutto il giorno e tutta la notte come i gatti sull'abbaino!—Riepilogo il mio concetto per rivelarmi completamente; io non posso amare una donna che non sappia intrattenermi aggradevolmente anche quando le intimità più aggradevoli siano cessate.
Io non poteva dunque amare seriamente la signora Amelia—ella non poteva amare seriamente altra persona fuori di sè stessa.
E nondimeno—ciò si spiega facilmente—la sua bellezza mi aveva colpito, ed ella gustava con ebbrezza i miei enfatici omaggi.—Una sera, fermandoci sotto un riflesso di luna, io le aveva detto: avete il collo di un cigno!—Ella portava, quella sera, una guarnizione piuttosto saliente—all'indomani la guarnizione era tolta, e le spalle rotonde, candide, vellutate, esigevano a loro volta il medesimo complimento.—Tutti i giorni si progrediva—ma quello non era progresso di amore. Se io volessi parafrasare la storia di Otello, riassunta da quei due ammirabili versi:
Ella mi amò per le sventure mie,Ed io l'amai per la pietà che n'ebbe,
dovrei dire... Ma non voglio profanare l'endecasillabo con un concetto sì volgare—dirò in semplice prosa: io non poteva staccarmi da lei per la sua bellezza, ed ella era attratta a me per... i miei punti ammirativi!
Vi ho risparmiato, con questi pochi tratti, una seriedi episodi troppo comuni per essere riferiti, per destare interesse. Questi episodi, che erano la preparazione della grande catastrofe finale, si successero incalzanti e vivaci per quindici giorni...
I bagnanti cominciavano a mormorare... Narciso, il mio elegante rivale, ci importunava col suo spionaggio. Qualche volta egli si prendeva il crudele diletto di intromettersi alle nostre passeggiate solitarie.—Quando noi uscivamo a piedi, egli ci seguiva a cavallo.—Dall'alto del suo bucefalo egli ci dominava superbamente—ci salutava col fare grandioso di Ciniselli, e il suo sorriso cavalleresco pareva dirci: miserabili... che fate all'amore nella platea!
Voi vi aspettate una scena violenta—un duello—disingannatevi!—La fine di questa mia storia potrà sembrare ridicola a molti, ma essa non avrà nulla di comune colle solite istorie di amore.
Come ho detto—i preliminari durarono quindici giorni...
Una sera, la signora Amelia, tornando dal passeggio, era alquanto spossata... Accusava una leggera indisposizione...
La accompagnai nella sua stanza da letto—ella si abbandonò languidamente sopra un divano, e stendendomi il braccio tutto nudo, mi pregò di sentire i battiti del suo polso.
La cameriera—un personaggio che finora abbiamo obliato in quanto nel nostro romanzo intimo rappresentasse una parte affatto secondaria sebbene favorevolissima—la cameriera, prevedendo il consulto e l'ordinazione del medico, si offerse tosto di andare alla farmacia.
—Va pure, Angiolina!
La signora Amelia non aggiunse altro. Ma le cameriere indovinano tutto—e Angiolina partì rapidamente senza attendere la ricetta.
Rimanemmo soli.—Buona Angiolina! che Iddio ti compensi delle tue ottime intenzioni, e ti conceda diimpiegare quest'ora, come tu meglio desideri, col sottocuoco dello Stabilimento!
E qui—mi perdoni il lettore—è necessario che io riproduca una parte del colloquio fra me e la signora Amelia—che io chiarisca questa scena culminante del dramma, onde nessuno abbia la temerità di supporre oltre il vero.
—Angiolina!... Mio Dio!... Come è imprudente quella ragazza!... Ella se ne va... ci lascia qui soli!...
—Che serve, Amelia?—Non è la prima volta che noi ci troviamo così deliziosamente accompagnati.... senza testimoni, senza...
—Ebbene: ti pare che io abbia la febbre?...
—Mi pare che tu sia più bella che mai... Non ho mai veduto i tuoi begli occhi brillare di tanta luce!...
—Domani giungerà mio marito!—esclamò Amelia atteggiandosi a vittima.
—Egli!
—Rientrando allo Stabilimento, ho trovata una sua lettera che mi dà questa consolante notizia.
—Domani!...
—Sicuro... domani.
Restammo alcun tempo senza parlare. La signora Amelia mi guardava fissamente, con un'espressione ad un tempo desolata e provocante.
Io sentiva i doveri della mia situazione. Quando anche il fascino voluttuoso di quella donna non mi avesse sollecitato, la paura di rendermi ridicolo, di passare per un imbecille, doveva necessariamente animarmi a tentare il più difficile assalto.
—Amelia—presi a dirle con trasporto—non puoi imaginare la terribile scossa che ho provato! Eppure, tosto o tardi ciò doveva accadere... Non era a sperarsi che questa esistenza potesse durare eternamente....
—Eravamo troppo felici!—rispose Amelia sospirando.
—Sì... abbastanza felici—proseguii con calore—per non avvederci che tutto il nostro paradiso era costituito sull'orlo di un abisso!... Quando tu mi parlavi di lui... di quell'uomo che non ha saputo apprezzarti...che ti ha reso tanto infelice—che vuoi?—io prendeva parte alle tue amarezze, io deploravo il tuo passato, senza riflettere che queste amarezze e questo passato dovevano riprodursi in un prossimo avvenire... La condotta di quell'uomo mi faceva raccapriccio; eppure, io mi consolava con questo pensiero, che se egli fosse stato uno sposo più tenero, più sensibile alle tue bellezze, più affettuoso—il tuo cuore sarebbe rimasto a lui solo... Mi era fatto una singolare idea della nostra situazione..... Appoggiandomi alle ragioni del cuore, mi pareva che fra te e lui tutto fosse finito.—Per quindici giorni ho potuto illudermi in questa chimera di felicità... Ed ora tu vieni a dirmi; domani!... Ma dunque... fra ventiquattr'ore... i nostri giocondi ritrovi, i nostri colloqui, tutti gli anelli di questa catena deliziosa si scomporranno..... avrò cessato di stringere al labbro questa tua mano così bianca... così morbida e soave!...
—Oh! spero bene—mi interruppe la signora col suo fare più milanese—spero bene che la presenza di mio marito non ci impedirà di passare insieme buona parte della giornata... spero bene che non cesserai di accompagnarmi al passeggio—che, finita la stagione delle acque, tornando a Milano, vorrai farmi qualche visita...
—Ma tu credi... Amelia.... tu credi proprio che non ci saranno ostacoli per parte di lui?...
—Lui!... mio marito! Sta a vedere che Edmondo comincerà adesso a farmi l'Otello!... Non te l'ho detto tante volte?... Io non sono una donna per mio marito... Vedrai domani... Egli non crede che vi siano al mondo degli uomini così privi di buon gusto da far la corte a sua moglie!
—Si può esser più cieco?
—E più imprudente, dico io! All'ultima festa del Sindaco, lo scorso carnevale, egli mi ha lasciata tutta la notte in balìa di un uffiziale dei cavalleggeri, un bel giovinotto, che mi ha fatto ballare.... che mi ha fatto ballare!... Crederesti? In tutta quella lunga serata, Edmondo mi si è accostato una sola volta per ringraziare il mio cavaliere della sua assiduità, percongratularsi con lui della sua instancabile condiscendenza! Quasichè, a farmi ballare tutta la notte, quel povero uffiziale avesse compiuto un eroico sacrifizio!...
—Amelia... Ciò che tu mi dici è incredibile!...
—E ti assicuro che quell'uffiziale non perdeva il suo tempo... e che io più di una volta fui costretta di richiamarlo al dovere...
—Basta, Amelia! Mi vengono i brividi a pensarci! Io non potrei tollerare che un altro uomo stringesse nella sua, questa tua mano adorabile...
—Via, moderiamo questi trasporti! Il dovere... l'onore... la pace di mio marito!...
—Questi capelli morbidi e profumati... queste labbra spiranti voluttà... tutti questi tesori della bellezza....
—Calmati!... Dio!... Se qualcuno... se Angiolina.... rientrasse...
Ma in quel momento io era divenuto temerario come si può esserlo a venticinque anni dinanzi ad una giovane avvenente donna, quando gli scrupoli del rispetto e il ritegno di un vero e profondo amore non si oppongano agli impeti violenti del sangue.
Amelia, inebbriata di vanità, opponeva alle mie sollecitudini una resistenza che era tutta di parole.
—Badate! io vado in collera davvero! Io vi lascio... lasciatemi... Io chiamo gente... Mio Dio! Se entrasse qualcuno.... Ma questi non sono modi... Angiolina!.... Angiolina... dico!
Orribile contrattempo!
La signora aveva ripetuto non so bene quante volte il nome della fida cameriera con voce bassa e interrotta dai sospiri.... E nondimeno un rumore di passi, e due colpi bussati alla porta mi fecero trasalire.... mi obbligarono a riprendere una posa che in quel momento era per me la meno naturale.
Angiolina entrò nella stanza con aria affannata....
—Presto, signora!... Una sorpresa... il padrone.... il signor Edmondo è entrato nel cortile in un legno da posta..... Gli ho detto che eravate un poco sofferente... Egli ascende le scale.... egli è là...
Mi alzai dal divano colla sollecitudine dell'uomo colpevole...e mossi alcuni passi per uscire dalla camera....
—Restate! disse Amelia levandosi in piedi e afferrandomi la mano.
—Ma se egli!...
—Ma se egli sa tutto!—esclamò Amelia col suo fare più indifferente...
—Sa tutto!... Mio Dio!...
Il sangue mi si agghiacciò nelle vene. La voce del signor Edmondo Della Rosa mi giunse all'orecchio... Egli si era fermato nell'anticamera per dare alcuni ordini al cocchiere.... Amelia, senza abbandonare la mia mano, mi precedette verso la porta per andare incontro ad Edmondo.—Vi ripeto che egli sa tutto! mi ripetè con voce sommessa—e poi, accennandomi di rimanere in disparte, diede una spinta all'uscio e si trovò fra le braccia di suo marito.
Dopo quello slancio di tenerezza coniugale, compiutosi da ambe le parti con sufficiente naturalezza, Amelia si volse a me perpresentarmial signor Edmondo Della Rosa suo marito.
Io mi feci innanzi timidamente.—Non osava levare la faccia.
—Io vi debbo molti ringraziamenti,—mi disse Edmondo coll'affabilità più cordiale—io so tutto... so quanto avete fatto per mia moglie... e spero che non cesserete di essere dei nostri in questi pochi giorni che avrò il piacere di passare alle acque.
Così parlando, il marito di Amelia mi stese la mano ed io gliela strinsi col fare più amichevole. Che non avrei dato per poter detestare quell'uomo?....
E rare volte mi era accaduto di trovarmi in presenza di un uomo, che a primo aspetto sapesse conciliarsi tanta simpatia. Edmondo Della Rosa era uno di quei signori che hanno l'aria di artisti, od anco—se meglio vi piace—poteva passare per uno di quegli artisti che hanno l'aria da gran signore. Lasua statura nè alta nè bassa, i lineamenti delicati, lo sguardo sicuro e vibrato, la fronte serena e spaziosa, il sorriso benevolo e arguto. Vestiva con quella eleganza emancipata che è proprio degli uomini di buon gusto, ritraendo dal figurino della moda solo quel tanto che basta perchè un uomo della buona società non venga tacciato di eccentrico. La sua voce, i suoi modi seducevano.
Dinanzi ad una figura così distinta, così nobile, tutte le mie prevenzioni si dissiparono in un istante. Invano io studiava quella superficie seducente per sorprendervi una ruga, una contraddizione sinistra, la quale accennasse a qualche istinto meno eletto. Il piacere che egli aveva espresso nel rivedere sua moglie era naturale, spontaneo, animato. Le trasparenze del suo linguaggio lasciavano indovinare un affetto profondamente sentito; l'affetto dell'amante che vorrebbe un poco dissimularsi sotto la compostezza del marito. Accoglieva i complimenti un po' comuni di sua moglie colla massima buona fede. Quando ella si accusava indisposta, le accarezzava i capelli, e sorrideva amorevolmente come uno di quegli innamorati felici che sanno di possedere essi soli il segreto per guarire le piccole infermità della donna adorata. Quelle carezze, quei sorrisi mi turbavano il cuore; e il signor Edmondo mi guardava tratto tratto, aspettando che io intramettessi una parola od almeno un leggero cenno amoroso.—Io era là come istupidito. Io sentiva tutto il falso della mia posizione; ma ciò che mi colpiva più dolorosamente, ciò che più ripugnava alla mia schietta coscienza, era il contegno di Amelia, erano gli artifizi delle sue occhiate, delle sue parole a doppio intendimento, la imperturbabile franchezza della sua dissimulazione.—Quel giovine marito e quella giovine donna, seduti l'uno accanto dell'altra sul medesimo divano, rappresentavano un contrasto di caratteri che era tutto in favore del marito. Fra la schiettezza e la menzogna, il mio cuore non esitava. Io non poteva a meno di sentire che in quel momento Edmondo rappresentava la parte più nobile. Quella donna, così abile a fingere col maritoe così disinvolta ed ardita nell'ostentare la sua finzione dinanzi all'amante—dinanzi a me, che ero a parte del suo segreto—provocava nel mio animo una reazione di sentimenti che era tutta a vantaggio di lui.—Io non avrei dovuto assistere a quel colloquio... avrei dovuto uscire dalla stanza... Ma ero tanto istupidito dalla mia falsa posizione!... E la signora, cogli occhi e colla mano, faceva tanti accenni telegrafici!... Che serve? Io non ho la pretesa di essere uomo di spirito, ma so che anche gli uomini di spirito facilmente diventano cretini dinanzi a certe eventualità della vita galante create dalla donna.—Io credo che le donne siano tuttegeniinell'arte di far all'amore!
—Ebbene!—disse Edmondo, levandosi in piedi—facciamo a tuo modo! Poichè ti senti spossata e malata, tu rimarrai nella tua stanza.... ti coricherai—- e frattanto io andrò a fare un giro sotto la luna. Laggiù a Milano si moriva dal caldo, ed ho proprio bisogno di empirmi il polmone di questa buon'aria campestre... Se il signore volesse accompagnarmi...?
Amelia mi suggerì la risposta con un'occhiata fulminante... Ma io non ebbi il coraggio di secondarla... e in luogo di improvvisare una scusa qualunque, mi lasciai sfuggire unvolontieri, che fece impallidire la signora.
Il signor Edmondo strinse la mano di sua moglie, promettendo di tornare bentosto; e mentr'egli cercava il cappello, la signora Amelia mi diede labuona nottecon un accentomarcatissimo—e dopo averci accompagnati fino alla porta, si degnò di soggiungere una domani, che voleva accennare da una possibile amnistia.
Il signor Edmondo Della Rosa non poteva farsi un altr'uomo da quello che egli era per questa sola ragione,che io aveva bisogno di giustificare i sentimenti e la condotta di sua moglie, come anche di sorpassare ai miei scrupoli. In quella breve escursione notturna, in quel primo colloquio espansivo io dovetti necessariamente convincermi di aver a fare con un perfetto gentiluomo, con un carattere nobile ed aperto, con un cuore da artista.
Edmondo sentiva il bello della natura e traduceva le proprie impressioni con parole animate e faconde. Sapeva a memoria e citava opportunamente i brani più sublimi dei nostri poeti. Questi versi, mi diceva, attraversarono la prosa della società nella quale mi è toccato di vivere, ed è miracolo che non siano naufragati con tante altre illusioni!
Tutto ciò mi è stato rivelato da lui in un lungo monologo, interrotto per mia parte da certe esclamazioni melense, da certe mezze frasi, che mi davano l'aria di unpertichinoda cavatina—Ma poi, gradatamente, la conversazione prese forma di dialogo. Alle sue espansioni risposero le mie—i nostri cuori si misero all'unisono,—e in quella ineffabile corrispondenza di principii, di idee, di sentimenti e di affetti, noi ci riconoscemmo amici.
Amici!—sì, lo eravamo dopo poche ore—e forse lo siamo ancora al momento in cui sto scrivendo queste linee, sebbene Edmondo da alcuni mesi mi abbia levato il saluto. E se mai avessimo un giorno ad incontrarci, od egli potesse penetrare le misteriose ragioni del nostro distacco... Allora...! Ma pel bene di... tutti, è necessario che ciò non avvenga.
Un passo dopo l'altro, ci eravamo discostati circa tre miglia delloStabilimento, seguendo una stradicciuola abbastanza seducente per due dilettanti di paesaggio quali noi eravamo—una stradicciuola piena di sassi e di perfidie.
—È tempo di rientrare! esclamò Edmondo vivamente. Le donne hanno ragione.... Qualche volta noi altri mariti commettiamo, senza avvedercene, deitratti così poco galanti, delle scortesie... La mia povera Amelia sarà là ad aspettarmi... Ella avrà a dirmi cento cose... delle corbellerie... vorrà narrarmi i piccoli scandali della stagione.... vorrà sapere le cento bagatelle della nostra Milano... Le avevo promesso di tornare così tosto!... Ed ecco... sentite?.... battono le ore... Undici ore! Affrettiamoci un poco... Quella povera Amelia!.... Mi par di sentirla.... quando io sarò rientrato da lei... E questa volta io sarò costretto a subire la mia lezione senza dir verbo, come un discolo di fanciullo che ha mancato alla scuola!
Al nome di Amelia, io provai quel medesimo brivido che poche ore prima mi avea sorpreso allorquando l'Angiolina era entrata nella stanza della sua padrona per annunziare l'arrivo di Edmondo. La donna che io aveva amata, od almeno desiderata e corteggiata per quindici giorni—la donna che già tanto mi aveva concesso, e alla quale, senza scrupolo e senza rimorso, io aveva predicata la infedeltà coniugale come un diritto di rappresaglia—quell'Amelia che io aveva istigata alla colpa, che all'indomani, data una occasione favorevole, perseguitata da nuove insistenze, avrebbe forse ceduto... Or bene: da due ore essa era la moglie di un uomo che io non poteva a meno di apprezzare, di un uomo probo e leale, che mi aveva profferto la sua amicizia, a cui io dall'interno del mio cuore avea risposto col nome di amico!
Rimasi paralizzato. Le parole mi vennero meno. Edmondo, senza avvedersi del mio turbamento, proseguiva coll'usata spigliatezza:
—Presto! vediamo di accelerare il passo per quanto ce lo permettono i ciottoli della via.... Non troppo! non c'è ragione che io vi esponga a slogarvi una tibia... perchè io giunga più presto a far le mie scuse a madama.... Per riparare ai miei torti... vediamo!... occupiamoci un poco di lei... Non mi avete detto nulla delle vostre passeggiate... delle vostre escursioni alla campagna.... Dite la verità: qualche volta vi sarete annoiato.... Una donna, come la mia Amelia, non è sempre una compagnia divertente..... Non tutti sono disposti a intrattenersi di quei nonnulla che ronzanoeternamente nella sua testolina.... Ella non manca di un certo spirito... di un certo talento.... ma l'educazione che si dà alle nostre donne... Come si fa? Noi altri giungiamo troppo tardi per dare alle nostre mogli un indirizzo più ragionevole... E dall'altra parte, che volete?... nella donna io amo tutto quello che caratterizza il sesso... Le frivolezze, le bugiuzze, quei piccoli errori, quei capricci dello spirito hanno anche essi il loro lato seducente. È poi tanto buona, tanto onesta, quella mia creatura... Vuol essere corteggiata... vorrebbe avere intorno una corona di adoratori—sapete perchè?—anche questo è un capriccio abbastanza piccante. Perchè mia moglie non si tiene paga di sapersi amata—ed io l'amo con tutto il mio cuore: ella pretenderebbe che io fossi geloso.... che io dessi nelle smanie..... che io mi battessi ogni giorno con alcuno di questi rivali imaginari.... Adorabile, non è vero?—Ma qualche volta, ve lo confesso—ciò mi disturba e mi impazienta.... Ella mi vuol troppo bene, la mia povera Amelia.—Vorrei che mi amasse più ragionevolmente... Come l'amo io, per esempio. Io la ritengo onesta a tutta prova, incapace di un pensiero riprovevole.... Ebbene: come si fa ad essere gelosi?... Pure, di tempo in tempo, conviene giuocare qualche farsetta... tanto per secondarla. Oggi, per esempio, arrivai inaspettatamente da Milano..... come un geloso che sospetti, che voglia sorprendere.... Non potete figurarvi quanto ella gusti tali scene..... Ella non crederebbe al mio amore, ella forse cesserebbe di amarmi, se tratto tratto non le fornissi queste prove di diffidenza, se non la sollecitassi con queste farse da Otello!... Tutte le sue lettere sono piene di misteriosi adoratori, di reticenze allarmanti.... Appena giunti a Trescorre, mi scrisse di voi... volle farmi supporre che qualche altro la perseguitasse di omaggi e di profferte amorose... Che volete? io rido... Qualche volta fingo di adombrarmi.... più spesso mi sforzo di convincerla che il vero affetto non può basarsi che sulla reciproca stima, sulla fede più illuminata.... Che fare? Oggimai dispero di convertirla... E d'altronde, poichè queste sue velleitànon dipendono, in ultima analisi, che da un falso concetto dei sentimenti umani.... lasciamo correre e tolleriamo... Io so di essere amato e ciò mi basta.... E guai per me se dovesse cessare una tale convinzione, che è la gioia segreta, che è l'orgoglio della mia esistenza.... Amelia non comprende i miei gusti per le lettere e per le arti—ma ella è artista sublime nelle ricercatezze della sua toeletta, nelle cure che ella prende per farsi bella ed amirabile. Questo talento delle mogli costa un po' caro... Non importa... Io lo comprendo e lo apprezzo. Quando Amelia si mette un abito nuovo, quando ella si abbellisce di nuovi adornamenti, io sento che ella vuol dirmi:—Edmondo smetti i tuoi libri... la tua tavolozza... e vedi un poco se non hai torto di perdere tante ore a vagheggiare l'idealismo, mentre io ti offro una realtà le mille volte più incantevole!.... Ma io mi trattengo in un argomento che per voi non può avere interesse.... Perdonate ad un marito, che non ha cessato di essere amante... Frattanto abbiamo rifatto il nostro cammino... Se la mia compagnia non vi tedia, se amate passeggiare di buon mattino, io verrò domani a svegliarvi... Faremo una gita lunga... sbozzeremo de' paesaggi, e parleremo di tutto. Ebbene? convenuto?
—Convenuto!
—Badate che io mi sveglio di buon'ora... Verso le cinque io busserò alla porta della vostra camera.
—Ed io vi prometto che alle cinque sarò in piedi... ad aspettarvi.
Entrati nello stabilimento, ci separammo con una stretta di mano, che questa volta era cordiale da ambo le parti.
Al momento in cui io metteva la chiave nell'uscio, l'Angiolina mi si fece incontro e con aria misteriosa mi porse una lettera.
La presi tremando—mi rifugiai come un colpevole nella mia stanza—e lessi:
«Io non credo che mio marito vorrà sacrificarsi a passare con me la giornata di domani.... Ho già l'anticamera ammorbata dalle sue vernici. Ciò miprova che egli è venuto a Trescorre per copiare dei paesaggi.... Voglio sperare che non vi sarete offerto di andare con lui a sostenergli la tavolozza... piuttostochè rimanere allo stabilimento a curare una povera malata...»
È inutile avvertire che questa lettera senza firma era scritta da... lei.
Per tutta quella notte non potrei chiuder occhio.—Due figure mi stavano sempre dinanzi—un marito ed una moglie—un uomo ed una donna, i quali parevano disputarsi le mie simpatie, provocare una mia determinazione.
Dalla parte di Amelia stavano le seduzioni del sesso e della voluttà—dalla parte di Edmondo le attrattive di un nobile cuore, di uno spirito elevato, di un carattere omogeneo, tutte doti che conciliano benevolenza e rispetto.
Edmondo adorava sua moglie—l'adorava colla fede più ingenua—e quell'amore pieno di tenerezza, quell'amore indulgente e benefico rifletteva una luce sfavorevole sulla frivolezza vanitosa, sulla indifferenza della donna.... incapace di comprendere un affetto sì vero e già pronta a tradirlo.
Il mio cuore propendeva per Edmondo—passando dall'una all'altra figura, il mio pensiero si arrestava di preferenza innanzi a quella che era la più degna di benevolenza e di stima. La bellezza di Amelia scoloriva, perdeva il suo fascino seduttore. Quelle forme voluttuose di femmina divenivano trasparenti, e sotto quelle io scorgeva un povero cuore, sterile di affetti e viziato dalla educazione.
Ella!.... disconoscere il nobile carattere di quell'uomo!.... adorata.... atteggiarsi a vittima!.... tradirlo!.... Ciò era indegno.... era infame....!
E fu proprio su questo atto di accusa che una ipotesi fatale mi balenò nella mente.... Mentre io mi sdegnava con lei, mentre io lanciava la tremenda condanna,improvvisamente fui assalito da questa grave riflessione:
«Se il mio marito sapesse!»
Ebbene: se il marito sapesse, qual sarebbe il più svergognato fra te e quella donna?
Mettiti là, galantuomo—al posto di lui—vicino a questa Amelia, che ora ti apparisce così frivola, così rea, così indegna della tua stima!—Ed egli—il marito che sa—vi giudichi entrambi.
Ieri a sera tu gli stringevi la mano, a quell'uomo leale e simpatico—tu accoglievi i suoi ringraziamenti, le sue profferte amichevoli. Edmondo espandeva il suo cuore nel tuo; ti metteva a parte de' suoi segreti. Ti diceva: io amo quella donna e ne sono riamato—ti svelava il segreto della sua felicità, colla piena fiducia di parteciparla a un cuore onesto e sincero al pari del suo. Meno male s'egli avesse ostentato quell'indifferenza volgare, o meglio quel brutale cinismo che è proprio dei mariti di buon genere—se egli ti avesse ripetuto gli ignobili ritornelli; mia moglie io la considero un arnese, un mobile di casa, nè più nè meno—è forse possibile amare la propria moglie?....
Ma nulla di tutto questo.—Edmondo, il tipo più amabile di galantuomo, era anche l'ideale più adorabile dei mariti. Non vi era pretesto per lei, come per me non vi era scusa possibile. Se non che, da parte mia c'era un altro ritegno alla colpa, c'era un nobile sentimento che resisteva alle attrattive della voluttà—la stima e la simpatia per Edmondo. La piccola mente, il piccolo cuore di Amelia poteva disconoscere le doti eminenti del marito; ma io che a primo abbordo le aveva comprese ed apprezzate, io non poteva senza rimorso e vergogna, farmi complice di Amelia nell'oltraggiare quell'uomo.
Ho riprodotto incompletamente le agitazioni, le lotte, i tormenti di quella mia lunga veglia.
Allo spuntare dell'alba, scesi dal letto, apersi le griglie e mi appoggiai al davanzale della finestra. I colombi uscivano a coppia dalla piccionaia, e svolazzavano nel cortile perseguitandosi, beccandosi spietatamente per gara di amore—i passeri si gettavano a stormi sul gelso, e le foglie agitate esprimevano un immenso tripudio;—il garzone di stalla, uscito ad abbeverare le sue bestie, salutava la giovane lattivendola con occhiate che erano baci e carezze.—Tutti gli animali obbediscono alla legge dell'istinto... Nessuno è tanto stolto.... tanto ribelle ai moti della natura che, data una occasione favorevole, si arresti a riflettere i pericoli, a tormentarsi con iscrupoli vani, a calcolare se sia bene o se sia male ciò che alletta lo spirito e il senso. Corriamo all'amore, al piacere, alla donna!.... Che importa, se questa donna così ben disposta a secondarci....
In questo punto udii battere tre colpi alla porta. E provai ancora una volta la scossa, il brivido dell'uomo sorpreso in delitto.
Apersi—Edmondo entrò nella stanza. La sua fronte, i suoi occhi erano sereni come l'alba.
—Ah! non credeva trovarvi in piedi, mi disse—accostandomi all'uscio della vostra camera, sono rimasto in forse per alcuni minuti fra il bussare e l'andarmene tutto solo per la mia escursione campestre.
Io aveva dimenticata sul tavolino la lettera di Amelia—non potei articolare parola prima di averla raccolta e posta nelle tasche del mio soprabito.
—Amelia mi ha dato piena libertà per tutta la giornata, riprese Edmondo—ed io sono molto ben disposto a profittare della sua condiscendenza. Non vorrei obbligarvi ad un sacrifizio superiore alle vostre forze.... Via! siamo sinceri!.... La campagna non può avere per voi delle grandi attrattive, sopratutto con questi calori!.... Io non vi tengo obbligato dalla vostra parola, non voglio imporvi un sacrifizio....
—Ma no.... vi assicuro al contrario....
—Che serve? Amelia mi ha messo in guardia contro le vostre proteste... Diamine!.... Io posso andar in volta da solo a calunniar la natura co' miei pennelli, ma questa non è ragione perchè un amico debba sudare fra la polvere ed il sole tutta una giornata di luglio!.... Bando ai complimenti! Rimanete!..... Io sarò di ritorno verso le quattro.... Pranzeremo insieme... e stassera.... nel caso vi sentiate in lena di far qualche passo al chiaro di luna, io mi farò un piacere di accompagnarvi.
—In verità non so comprendere....
E rimasi a mezzo della frase, comechè io riconoscessi di profferire una menzogna.
—Volete che io mi spieghi più chiaro?—soggiunse Edmondo col suo sorriso più amabile.—Non è vero che pochi giorni sono avete confessato a mia moglie che non vi è cosa più detestabile per voi quanto il battere la campagna pel solo gusto di fare dei passi e di ammirare ciò che si vede a tutt'agio dalle vostre finestre? Ebbene: mettete che ella si sia fatta un dovere di avvertirmene, mettete che poco fa, quando io usciva dalla stanza, Amelia mi abbia detto: io ti prego di risparmiare quel nostro povero amico che probabilmente non ha nessuna voglia di seguirti...! E dopo ciò: a parte ogni scrupolo.... trattiamoci da veri amici.... e a rivederci.... alle quattro.
La buona fede, la ingenuità, la schietta natura di Edmondo spiccavano da queste parole siffattamente, che io sentii una vampa di rossore espandersi sul mio volto. Quella donna che si faceva istromento del marito a' suoi disegni colpevoli, che spingeva il più affettuoso, il più tenero degli amanti a rappresentare la parte del mezzano e del complice, mi apparve in quel momento un essere degradato e deforme.
Arrossii per me stesso, per lei, per tutti.—Volli parlare, ma il coraggio mi venne meno. Non potendo smentire quella donna, avrei dovuto sostenere a mia volta la parte dell'ipocrita; dinanzi a quel carattere integro e leale rappresentare una menzogna abbominevole.
Edmondo, interpretando il mio turbamento nel senso che per lui era più verisimile, mi battè amichevolmente sulla spalla—e acceso uno zigaro: Così va bene!—mi disse—vedo che mia moglie ha detto il vero, e che voi siete un amico quale io lo desiderava.—Tenete compagnia ad Amelia, e preparatemi un lieto pranzo.
Dopo queste parole, Edmondo si allontanò. Io gli tenni dietro fino alla scala, e a stento ebbi il coraggio di profferire una mezza frase: «Poichè voi... lo credete....»
Rientrai nella mia stanza coll'animo agitato. Io sentiva che quell'uomo aveva ottenuto una piena vittoria, che io non aveva più il diritto di discutere la mia risoluzione.
In tutta fretta finii di abbigliarmi, discesi nel cortile, e con rapidi passi, come un uomo inseguito, mi allontanai dallo stabilimento.
Qual'era la mia meta? io l'ignorava—il mio scopo era di allontanarmi da una donna, di sottrarmi ad una tentazione. Io camminava per le strade più ignorate e più deserte, mi soffermava sotto un albero, mi sedeva sopra un macigno per asciugarmi il sudore e riprendere lena—poi di nuovo mi gettava nella carriera.
Lettori del mondo elegante: io vi permetto di sorridere—E voi annientatemi sotto il vostro sarcasmo, o tigri dalla pelle di velluto!—Io ve l'ho detto alle prime pagine di questa istoria; non potrò mai arrossire nè pentirmi di avere in quella occasione, ceduto al sentimento dell'onore, anzichè agli stimoli più solleticanti della bellezza.
Non vi dirò come si passasse per me quella eterna giornata. Verso le quattro ore, mentre io dirigeva i miei passi allo Stabilimento, dal quale ero poco discosto, sentii chiamarmi per nome.
Mi volsi. Era Edmondo che tornava dalla sua escursione artistica.
—Voi vedete ch'io sono esatto, mi disse.
Io mi fermai per attenderlo.—Egli mi narrò brevemente i piccoli episodii della sua giornata—mi mostrò dei graziosi paesaggi schizzati sul suoalbum—e così, famigliarmente conversando, noi entrammo nel cortile dello Stabilimento.
Vi confesso che il mio cuore tremava. Sì: io tremava come un fanciullo al momento di dover ricomparire innanzi a lei..... di dover subire uno sguardo schernitore, un complimento pieno di crudele ironia. Ma il contegno della signora valse ben presto a rassicurarmi. Ella aveva prediposto la scena per quell'incontro—ella aveva contato sovra un artifizio che, in luogo di assicurarle il trionfo, doveva pregiudicarla d'avvantaggio nella mia opinione, e rassodare i miei propositi.
La signora Amelia mosse ad incontrarci festevolmente, tutta vezzi, tutta sorrisi. Non mai l'eleganza della suatoelettemi era apparsa più studiata, più artistica e, diciamolo pure, meglio riuscita. Le dame milanesi, che pure hanno tanta prosa nel cervello e nel cuore, sono tutte poetesse nell'arte di abbigliarsi.
Ella appoggiava il suo braccio (e questo era il gran colpo di effetto, questa era la prima strategia delle sue vendette)—sì—ella appoggiava il suo braccio a quello di.... Narciso, che voi, lettori, dovete conoscere..... quel fatuo pretenzioso e ridicolo, che passava le sue giornate a cambiarsi le cravatte, a ripetere una quindicina dicalembours.
Ed ella si abbandonava a quel Narciso colla famigliarità di un'amica, di una sorella—lasciando penzolare la sua testa voluttuosa sulle spalle di lui, e volgendogli degli sguardi che parevano accennare ad una intimità di desiderii e di accordi segreti. Quel Narciso, o tulipano, che aveva preso il mio posto così repentinamente, che in balìa di una frivola donna era divenuto un istrumento di rappresaglie dispettose, di meschine vendette—in luogo di irritarmi mi fece sorridere, m'ispirò compassione. Quanto poi alla donna.... tutto l'incanto della sua bellezza, tutto il fascino era sparito. Io mi vedeva dinanzi una arteficescaltrita di menzogne e di intrighi, che ingannava ad un tempo il più affettuoso dei mariti e il più imbecille dei cortigiani, per punire la mia onesta resistenza, per combattere uno scrupolo di lealtà, che in quel momento mi rendeva orgoglioso.
La mia risoluzione era presa, e oramai nessun artifizio, nessuna seduzione poteva cangiarmi.
Pranzammo tutti insieme nella gran sala. Io seppi dissimulare il mio imbarazzo, portando la conversazione sul tema della letteratura e delle arti, acciò il marito di Amelia avesse campo di sfoggiare tutta la coltura del suo spirito. Narciso ci interrompeva tratto tratto co' suoi vecchicalembours, e la signora mostrava apprezzarli e gustarli enfaticamente con certe risatine prolungate, per le quali ella poteva far brillare due file di denti splendidi e bianchi come perle.
Appena levati da mensa, io posi in campo un pretesto per ritirarmi nella mia stanza. Salutai cortesemente gli amici, stesi la mano ad Amelia, e quand'ella mi porse la sua, io la strinsi senza affettazione, senza darle alcun indizio che potesse in qualche modo rivelare i miei divisamenti. Appena fui solo, mi posi al tavolino, e scrissi queste poche linee:
«Gentile Signora,
»Quando riceverete questa mia, io sarò in viaggio per Milano. Vi prego di perdonare e di obbliare. Il vostro Edmondo mi ha fatto l'onore di chiamarmi amico; in poche ore egli ha saputo guadagnarsi la mia stima e il mio affetto più vivo. Rimanendo, io correrei pericolo di demeritarmi la sua amicizia, di tradire la nobile fiducia che egli ripone nel mio carattere. È un uomo adorabile vostro marito, ed io per mia parte, sento di aver già dei gravi torti verso di lui.—Io spero che a Milano ci rivedremo tutti, e potremo stringere una intimità più degna di noi. Scrivo due linee ad Edmondo per dirgli che una letteragiuntami da Milano questa sera fu causa della mia repentina partenza. Nuovamente vi chieggo perdono, e mi raccomando alla vostra buona amicizia.»
»Quando riceverete questa mia, io sarò in viaggio per Milano. Vi prego di perdonare e di obbliare. Il vostro Edmondo mi ha fatto l'onore di chiamarmi amico; in poche ore egli ha saputo guadagnarsi la mia stima e il mio affetto più vivo. Rimanendo, io correrei pericolo di demeritarmi la sua amicizia, di tradire la nobile fiducia che egli ripone nel mio carattere. È un uomo adorabile vostro marito, ed io per mia parte, sento di aver già dei gravi torti verso di lui.—Io spero che a Milano ci rivedremo tutti, e potremo stringere una intimità più degna di noi. Scrivo due linee ad Edmondo per dirgli che una letteragiuntami da Milano questa sera fu causa della mia repentina partenza. Nuovamente vi chieggo perdono, e mi raccomando alla vostra buona amicizia.»
Suggellata la lettera, uscii nel corridoio per confidarla ad Angiolina, ond'ella il mattino seguente la recasse alla signora.
Poi scrissi ad Edmondo—chiamai il cameriere per aggiustare i miei conti ed ordinargli di svegliarmi di buon'ora.—Lo pregai di tenermi il segreto per quella sera, e di attendere l'indomani per consegnare la mia lettera ad Edmondo.
All'alba del giorno seguente, io saliva sulla vettura che doveva condurmi a Milano.
Lettori: voi non vorrete astenervi dagli epigrammi—voi avete riso, e forse ridete tuttora della mia dabbenaggine, ma pure dovete confessare che il mio racconto fu pieno di moralità.... Ohimè!.... Vorrei pure lasciarvi questa buona impressione—ma pur troppo quella ch'io vi ho narrato è una istoria vera—e la verità non può sempre modificarsi a benefizio della morale.
Io rividi il signor Edmondo a Milano—io rividi anche lei.... la quattordicesima stella del nostro Olimpo celebrato.
Orbene: credete voi che la mia condotta onesta e leale mi abbia giovato a qualche cosa?
Misteri del destino coniugale!—Edmondo ed io abbiamo cessato di chiamarci amici.... Il nostro saluto, incontrandoci, è quasi glaciale—è il saluto di due cilindri e non più di due cuori.
Alla Scala, nel palco di Amelia, veggo ogni sera il mio bel Narciso, che ostenta la famigliarità pretenziosa del seduttore soddisfatto.—Nell'alta società corrono.... delle dicerie un po' equivoche. Per parte mia, ho motivi di credere che, nel caso di Amelia e di Narciso, la malignità si mostri anche troppo discreta.
Cosa avrebbe perduto quell'ottimo Edmondo, se io avessi preoccupato la piazza?....
Nulla....
Conclusione desolante!—Il solo che veramente abbia perduto sono io!
Ho perduto le buone grazie di una elegantissima donna—ho perduto l'amicizia e fors'anche la stima di un uomo eccellente—ed ora ho perduto il mio tempo a proporre un esempio di virtù e di abnegazione, che non troverà imitatori.
La chiave di tutto l'enigma è codesta:—Io mi sono arrestato per paura che il marito sapesse—ma appunto perchè mi sono arrestato innanzi tempo, il marito ha saputo.—Ed ha saputo dalla moglie, che è quanto dire a tutto mio danno e a maggior comodo altrui.