IX.

Quali colombe dal desio chiamate.

Quali colombe dal desio chiamate.

Provvidenza dei mariti!... Non erano trascorsi dieci minuti dacchè Rodolfo e Clementina si eran chiusi nel gabinetto, quando il Bartolami, con grande sorpresa e terrore di Silvestro, rientrò tutto affannato nella propria abitazione.

— Presto!... la chiave del piccolo studio! gridò il Bartolami al domestico, precipitando nell'uffizio del giornale — Sono là!... Sono là certamente!... Presto dunque, Silvestro! L'abbiamo o non l'abbiamo questa chiave?...

— Ma io... ma lui!...

— Ebbene!... Che cosa vogliono dire questima?... Sta a vedere che questo briccone!... Se non li trovo là dentro, giuro, o brigante, che dovrai rendermi conto tu stesso... Io so che erano là... Colle buone, Silvestro! Fuori la chiave.... o ti trascino io stesso pel collare fino al palazzo di Questura.

— Ella sa bene, signor padrone, che anche l'altro ha diritto di avere la chiave.... Io non poteva rifiutarmi... Io devo obbedire puntualmente e ciecamente...

— Dunque... ci voleva tanto?... Il signor Rodolfo è chiuso nel gabinetto... Ehi di là? — grida il Bartolami bussando alla porta — Sono io! aprite!...

Nessuna risposta.

Il servitore, indovinando la terribile posizione dei due che stanno rinchiusi, vorrebbe tentare qualche espediente per torli di imbarazzo.

— Il signor Rodolfo mi aveva detto di non lasciar entrare nessuno... perchè oggi aveva molto da fare per l'articolo di fondo.

— Eh! mi importa bene a me dell'articolo di fondo?... Là dentro ho lasciato il mio portafoglio contenente il valore di cinquemila franchi... Fra mezz'ora parte il secondo convoglio per Seregno... Aprite, signor Rodolfo! Aprite, vi dico, o ch'io sfondo la porta!....

Così gridando, il Bartolami diede una spinta all'uscio, che essendo male impiantato sui cardini, cedette a quell'urto violento.

Il fabbricatore di ceralacca e il domestico precipitarono insieme nel gabinetto, dove, con infinita meraviglia di ambedue, non trovarono che una donna, Clementina, la quale, senza dar segno di commozione, coll'aria più ingenua del mondo chiese al marito:

— Che vuol dire tutto questo fracasso?

— Vuol dire... Ma tu?... Ma il signore? Sia l'articolo di fondo?...

Il Bartolami guardava la moglie e il servitore, come un uomo cascato dalla luna.

— Che novità son queste? — riprese la imperterrita donna — mi avete tutti e due un certo fare da imbecilli!... Ho voluto un po' vedere come si tenevano lo carte di uffizio... Tu sei troppo di buona fede, Onofrio, e ti lasci condurre alla cieca da questo signor Rodolfo, che in fin dei conti potrebb'essere un briccone, un mangiapane come tanti altri... Avevo detto a Silvestro di non lasciar entrare nessuno.... Ed egli, questa bestia....

— Sicuro! — prosegue il Bartolami — questa bestia non ha capito che si trattava di lui, del signor Rodolfo, e per poco voleva impedirmi...

— Vero scimunito!

— Asino, dico io... Figurati! Mi contava che il signor Rodolfo era entrato qui dentro per scrivere l'articolo di fondo, mentre invece....

— Mentre invece, prosegue Silvestro, il signor Rodolfo giunge in questo momento all'uffizio, ed ha l'onore di inchinarsi ai miei padroni riveritissimi.

Il Barcheggia si presentò diffatti alla porta del gabinetto,e col suo fare più disinvolto salutò il Bartolami e sua moglie, come se nulla fosse accaduto.

Silvestro che era a parte della tresca, già indovinava il cammino pel quale il giovine era riuscito ad evadersi dal gabinetto; ma il Bartolami avrebbe ignorato eternamente le sue sventure domestiche, se un accidentalità singolare non gli avesse fornito dei gravissimi indizii.

Rodolfo Barcheggia, per sottrarre sè medesimo e la moglie del Bartolami ad una posizione che minacciava di farsi gravissima per entrambi, era sparito pel vano di una finestra che metteva in un angolo buio, dove ordinariamente era esposta la ceralacca a rassodarsi. Piombando in quelle tenebre, il nostro giornalista aveva immerse le estremità posteriori del suopaletotin una caldaja ricolma appunto del rosso bitume, riportando, senza avvedersene, un timbro grandioso e molto appariscente verso i confini più estremi della schiena... Pressato di rientrare nell'uffizio di redazione per dissipare colla sua presenza ogni ombra di sospetto, dopo aver scambiati col Bartolami i più cordiali saluti, Rodolfo commise la fatale imprudenza di volgergli le Spalle per sedersi allo scrittoio...

— Oh vista! Oh stupore! Oh tremenda rivelazione!... Chi vorrà negare la tua provvidenza, o gran Dio dei mariti?... Il Bartolami, appena ebbe scorta quella immensa frittata di ceralacca aderente alle appendici più ignobili del giornalista, per un moto subitaneo di istinto conjugale, alzò gli occhi al finestrino... Fu un lampo di ispirazione, ma un lampo tremendo, fatale. Il volto del Bartolami divenne rosso come ilpaletotdel letterato traditore!

E qui porremo fine alla nostra istoria, perchè non amiamo far piangere i nostri lettori, e d'altra parte riteniamo imprudenza far ridere il pubblico alle spalle di un marito burlato.

L'Unione patriotticasospese immediatamente le sue pubblicazioni. Un breve avviso esposto sulle cantonate delle città invitava inumerosi abbonatia recarsi all'uffizio di Redazione per ritirare il denaro da essi anticipato.Deinumerosi abbonati, che in tutti erano sette, uno soltanto aveva sborsato il prezzo dell'associazione — e questi era un dabben uomo del Borgo degli Ortolani, il quale avendo veduto un numero dell'Unioneche serviva di involto ad un salame, se n'era invaghito pei suoi grossi caratteri.

— Mi spiace che il giornale sia morto, diceva il dabben uomo al Bartolami, mentre questi gli rendeva il prezzo dell'abbonamento. — Era il miglior giornale che si stampasse a Milano — il solo giornale che si potesse leggere senza occhiali!

Così nascono, così vivono, così muoiono tutti gli anni una dozzina di giornali.

Quasi tutti derivano dalla medesima origine, come tendono al medesimo scopo:

Un Bartolami, l'idiota ambizioso che fornisce il denaro.

Un Barcheggia, il semiletterato in bolletta, il politicante venale, che solletica l'amor proprio di un ricco imbecille per mungergli i quattrini; e qualche volta una Clementina più o meno avvenente, che si prefigge di dimostrare al marito i vantaggi di una buona ed operosa collaborazione.

FINE.


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