ASigismondo RarisConsigliere.
M’è soave il credere, o Amico, che la tua Maria de Cheissing, la beltà sì leggiadra ch’ora impalmata conducesti dalla patria vestfalica, più grata essere ti debba per averla posta a soggiorno in parte vaghissima di quella terra «ove fiorisce l’arancio,» come cantò il tuo Goëthe, in questo ridente suolo lombardo,in questa bella Milano che vi siede regina.
Ella fu qui non tua, e quando, reduce a’ suoi lari, questi campi e questo cielo, che animava la rimembranza, le avranno sorriso in più rosea tinta al pensiero, allora di certo l’immagine che nel suo vergine cuore già sorgeva diletta, raccoglieva da quella luce poetica della mente più vita d’amore. Quindi l’ebbra passione, quindi quella piena d’affetti che rende ora sì lieti i tuoi giorni, i quali l’incolpabile e gentile animo tuo merita numerare sempre ugualmente sereni e felici.
S’io dunque falsamente non m’appongo, entrambi prediligere dovete vivamente questa contrada, pronuba e fautrice dell’avventurosa vostra sorte. Ma ohimè! se all’innamorata fantasia qui altro non è chesplendido azzurro d’aure, verde di frondi, olezzo di fiori, se nelle città grandeggiano allo sguardo monumenti sontuosi e l’arte assidua ne fa elegante e festevole l’aspetto, molti e molti pur volsero angosciosi tempi, che ogni cosa qui ammantarono di lugubre velo.
Tratto dal desìo di investigare le trapassate età, io stesso rimestava le patrie vicende, e mi provai a dare colla penna forma e vita, dirò, all’impressione che da quell’eco di potentissimi eventi mi derivava, non m’annodando al rigore de’ fatti, chè troppo agevole riesce il rilevarli nelle pagine stesse della storia. Ora concedimi adunque, che ti presenti questi miei lavori, i quali io chiamo volentieri delineamenti storici, e sarà il mio più caldo voto adempito, se essi varranno ad ispiegare non senza qualche diletto allospirito della tua amabile Compagna, alcune delle scene che compongono la gran tela degli avvenimenti svolti dai secoli in queste contrade, di cui è bello non ignorare nè i luttuosi, nè i prosperi casi.
Io poi sarò lietissimo, se tu v’aggiungerai, siccome vero, il convincimento che questa sia una prova della sincera rispondenza alla tua cara amistà, di cui tanto mi pregio.
Giambattista Bazzoni.