Apoteosi.

Apoteosi.

Quando io penso che tutti i giorni accadono di tali cose, mi vien la pelle d’oca, e credo che il pessimismo dei celibi abbia qualche fondamento.

Se volessi far tutto il mio dovere, non potrei dimenticare il cugino e la moglie di Pomponio, ma più che la tema di esser tacciato di pigro, la vince su me lo scrupolo della coscienza. Certe cose bisogna che il lettore si sforzi a comprenderle per evitare a chi scrive la noia di farsi delle violenze......

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Io mi valgo ancora dell’eloquenza dei puntini, e mi limito a dire che Dafni e Cloe, Castore e Polluce, Tirsi ed Amarilli, Paolo e Virginia impallidiscono davanti a quell’idillio di Allegra e Felice; combinazione di nomi!

Li abbandono alla loro felicità che trascorre rapida, e ritorno, a Pomponio che lasciai ebbrodi gioia per le vie di Firenze. La roba del cugino era già tutta all’ordine, ma egli si tratteneva solo per sentire la risposta del segretario.

Venne finalmente l’ora desiderata, e recatosi al caffè di Parigi s’incontrò nel suo protettore che gli disse:

— Per ora nulla posso dirle, parta sicuro però, che non lo dimentico, e consegni questa lettera al caro cugino coi miei saluti.

— Oh! qual onore, sclamò Pomponio.

— Dunque, buon viaggio, signore.

Pomponio intascò la preziosa lettera, fece una gran cappellata al segretario, ed all’indomani col primo treno si mise in marcia per casa.

Arrivò felicemente, e dopo sfogati i saluti colla moglie, consegnò con molta gravità la lettera al cugino.

Era un procaccino ammodo!

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E qui tiro le fila del racconto, perchè ormai la stella di Pomponio volge al suo massimo splendore.

Dalla lettera del segretario che qui trascrivo, ognuno può farsi un’idea del resto.

«Caro Felice,«È venuto da me il tuo Pomponio, ed ho fatto quanto di meglio per compiacerti.«Spero che sarai soddisfatto di me, e ciò mi valga la tua riconoscenza; avrei potuto prolungare le tue ore d’ozio, ma mi trattenne il pensiero che tu hai una grave missione da compiere.«Tuo cugino è proprio un buon uomo; circa al farlo cavaliere, mi adoprerò per quanto posso, prima di tutto per farti piacere, poi perchè un uomo di quello stampo si merita proprio una distinzione.«Tanti saluti per me alla tua cara cugina,che ha ben meritato dalla patria, e lascia che nello stringerti la mano, e nel complimentarti per la tua ventura, mi auguri di trovare io pure un Pomponio che sia Pomponio come il tuo amabile cugino.»

«Caro Felice,

«È venuto da me il tuo Pomponio, ed ho fatto quanto di meglio per compiacerti.

«Spero che sarai soddisfatto di me, e ciò mi valga la tua riconoscenza; avrei potuto prolungare le tue ore d’ozio, ma mi trattenne il pensiero che tu hai una grave missione da compiere.

«Tuo cugino è proprio un buon uomo; circa al farlo cavaliere, mi adoprerò per quanto posso, prima di tutto per farti piacere, poi perchè un uomo di quello stampo si merita proprio una distinzione.

«Tanti saluti per me alla tua cara cugina,che ha ben meritato dalla patria, e lascia che nello stringerti la mano, e nel complimentarti per la tua ventura, mi auguri di trovare io pure un Pomponio che sia Pomponio come il tuo amabile cugino.»

Il cugino partì pel suo destino, e qualche mese dopo Pomponio fu per decreto insignito dell’Ordine Equestre; siccome le fortune, come le disgrazie, non vanno mai sole, così un bel giorno Allegra regalò un bel maschiotto al marito.

Vi furono dei maligni che credettero di trovare nel neonato qualche rassomiglianza col cugino Felice, tanto più che c’erano delle date che combinavano stranamente.

Perfido mondo!

Dopo tutto, Pomponio era al colmo della felicità, e portava l’insegne all’occhiello. Negatemi ora la forza dell’istinto, e dite se quella non fuUNA CROCE MERITATA!

FINE DELLA CROCE MERITATA.


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