Due occhi neri, pieni d’una straordinaria intensità di vita vennero, se osassi dirlo, ad incontrare i miei. Mi trovai davanti un viso di donna dai lineamenti così perfettamente regolari che, di primo tratto, pensai fosse creazione d’una meravigliosa fantasia d’artista, e non mi persuasi ch’era un ritratto se non dopo lungo esame, a certi dettagli della bocca e degli occhi, appena percettibili ma assolutamente personali.
Due occhi neri, pieni d’una straordinaria intensità di vita vennero, se osassi dirlo, ad incontrare i miei. Mi trovai davanti un viso di donna dai lineamenti così perfettamente regolari che, di primo tratto, pensai fosse creazione d’una meravigliosa fantasia d’artista, e non mi persuasi ch’era un ritratto se non dopo lungo esame, a certi dettagli della bocca e degli occhi, appena percettibili ma assolutamente personali.
Quegli occhi, brillanti d’amore, d’intelligenza, di comando, avviluppati nell’ombra leggiera e misteriosa delle ciglia lunghe e scurissime, il disegno puro delle sopracciglia e del naso, capriccioso delle labbra, i capelli scendenti folti sulla fronte e sulle spalle bianchissime, formavano un insieme di figura fantastico e delizioso che inquietava ed affascinava.
Nella miniatura, come lavoro d’arte pregevolissima, non era raffigurata che mezza la persona, ma colla mia fantasia eccitata dall’oscurità, dal silenzio, da una certa disposizione particolarmente tenera dell’animo, io scorgevo al di là dei confini di quel cerchiolino d’oro che serviva di cornice e vedevo tutta la figura snella, altera, elegantissima. Una di quelle donne che la natura si compiace di formar completamente belle, che non possono passar nella via senza attirarsi uno sguardo d’ammirazione anche dall’uomo più rozzo o più distratto; che hanno un modo loro proprio di volgere il capo, di piegar la vita flessibile, di levare in faccia il lampo splendido dei loro occhi.
Una di quelle donne infine, le quali trovate sul cammino della vostra vita, al teatro, a passeggio, in viaggio, dovunque, senza aver scambiata una parola, senza averne incontrata la pupilla, sentite che colla perfezione delle forme, colla calma indolente, colla severa misura del gesto, della parola, dello sguardo, si portano via nella loro apparizione,forse fugacissima, una parte dell’anima vostra, vi fanno anelare che la logica del caso vi rimetta alla loro presenza, vi spiegano come un uomo possa in certe circostanze abbandonar per loro le ricchezze, i parenti, la patria, la vita.
Provavo davanti a quel piccolo dipinto di sette centimetri, un’impressione strana, come un senso di soggezione, quasichè avessi commessa una grave indiscrezione a turbarne il riposo, e presentarmi a lei così nell’aspetto sconveniente d’un uomo un po’ meno che in maniche di camicia.
Fui sgradevolmente interrotto nel miotête à têtee richiamato alla prosa.
Un gran pipistrello entrato in camera non so come, cominciò, radendo la terra, rimontando al soffitto, a dar di cozzo nei mobili, ad agitar la fiamma della candela, ad avvolgermi nei suoi giri cabalistici, gettandomi l’aria delle sue ali nel viso.
Ho ribrezzo dei pipistrelli; se poi sono leggermente vestito, mi par di sentirli appiccicarsi in un punto qualunque della persona,coi dentini bianchi ed affilati e suggermi quel po’ di sangue che posso aver nelle vene.
Posai tosto il ritratto, impugnai la canna dal profilo dell’Uomo fatale, e dopo aspro combattimento, colto in aria il mostro alato, lo vidi ai miei piedi sul pavimento con un’ala distesa e l’altra chiusa, le fauci aperte e gli occhiolini neri, maligni, scintillanti.
Gettato il vinto fuor della finestra, mi toccò ancora scostare il letto dalla muraglia per evitare che un grosso ragno che scendeva gravemente dal soffitto, attraversasse nel suo viaggio il mio viso. Poi entrai in letto, e stanco delle mie scoperte, meditazioni e battaglie, noiato dalle mosche del soffitto che svegliate dal lume si aggiravano ronzando e finivano per piover sui fogli del mio libro coll’ali bruciate, soffiai la fiammella, e m’addormentai.