ATTO SECONDOIn casa della Marchesa. Salotto piccolo, elegantissimo. In fondo una specie di gabinetto colle pareti a cristalli interi che si capisce sporgere nel giardino. In quello nel mezzo una tavola rotonda coperta di tela cerata e sedie in bambou. Il gabinetto ha un ingresso a sè a sinistra, sull'imboccatura, cosicchè le persone di servizio vi accedono senza entrare nel salotto. Il salotto molto ingombro di mobili. La porta comune è a sinistra, a destra non c'è porta nè finestra, la luce viene dal gabinetto. Vicino al sofà un tavolino a due piani foderato in peluche con fiocchi e peneri. Nel piano disotto libri, sul piano superiore un atlante aperto. Dal lato opposto della scena, cioè a destra, uno scrittoio discosto dal camino. Sullo scrittoio un piccolo cavalletto regge una fotografia. Sul camino un'altra fotografia. Fiori dappertutto.SCENA I.AnselmointroducendoAndrea.La signora Marchesa ha lasciato detto che se veniva il signore lo si pregasse di aspettare, che alle undici sarebbe tornata. Non può tardare più di due tre minuti.ANDREAVa benissimo. (Anselmo parte).È mattiniera. La facevo appena levata. Questa è la sala dove eravamo ieri? No — Bello! com'è pieno di fiori! Che profumo! Per un anno, addio primavera. Quanto la pagherei fra tre mesi una fogliolina fresca di rosa! Sicuro che è facile la vita qui dentro (siede). Per stare in ozio. Che vita strana, artificiale. E che donna strana. Nemmeno il pudore di nascondere in faccia ad un estraneo la sua intimità col Barone; perchè è chiaro; quei due..... fanno il paio. Ma se lo tenga il suo Barone. E io avrei dovuto dare accademia di quadri polari per fornire poi argomento ai loro discorsi quando sono a corto di galanterie. Fossi grullo! (s'alza). Questi seggioloni sono il vero emblema della società che li adopera. Hanno una mollezza che agguanta. Quando ci si è seduti bisogna fare uno sforzo per levarsene. Ah! le buone sedie dure che fanno lavorare. Non vedo l'ora di esser partito. Tutti questi giorni che mi vanno in visite e provviste mi stancano. È una settimana che non ho aperto un libro (prende la fotografia che è sullo scrittoio). Il ritratto del Barone. L'avrei giurato; e proprio lì sullo scrittoio per vederselo davanti ad ogni momento. Miracolo che non l'avesse di là nel salone. Là ci terrà gliAlbumcon tutti gli altri: questo è il santuario degli eletti. Non è antipatico! Ha un'aria volgare, e mi fa maraviglia che lei così fina... Rimettiamolo bene asuo posto, che non se lo trovi mancare. Così — (vede l'altra fotografia sul camino). Un altro! Dello stesso alla stessa. È un'esposizione! Scommettere che ci trovo il terzo là su quel tavolino? (va al tavolino) No, un atlante. Il viaggio dellaVega. Oh, oh! E i fogli sono tagliati, e il libro ha l'aria d'esser stato letto... Ci sono dei segni in margine e delle note... Vediamo; ah! dove descrive l'invernata nel paese dei Ciuschi... la nota dice:Ecco degli uomini!Lo credo bene, meglio che i suoi fantocci da cotillon! (sente la voce d'Elena nella sala vicina) Eccola!SCENA II.Elenae detto.ELENA (con cappello e mantello)Perdoni, sig. Sarni. È un pezzo che aspetta? Ho l'abitudine di fare ogni mattina una passeggiata a piedi. Son venuta di corsa. Si vede, eh? (suona il campanello).ANDREAQuello che si vede le sta così bene...ELENAPensavo che il suo tempo è prezioso; chissà quante cose le restano a fare.ANDREANo... proprio nulla, non ho che da aspettare l'ora della partenza.ELENAChe è domani?ANDREASì, domattina.ELENA (Si è già levato il cappello, levandosi il mantelloquesto s'impiglia in un uncinetto dell'abito)Scusi, guardi un po' lei.ANDREAEcco fatto.ELENAEra così fosca l'aria stamattina.(Anselmo entra).Dite a Giulia che venga a prendere il mio cappello e il mio mantello.ANSELMOSissignora.ELENAAspettate. Lo zio deve aver mandato una lettera.ANSELMONon credo.ELENANon è possibile! Siete certo che non è venuto nessuno da parte dello zio?ANSELMOAlmeno io non ho visto nessuno.ELENAInformatevene, e fatemelo dire da Giulia. Se veramente non hanno portato nulla, avvertite Ambrogio che sia pronto a salir subito al Macao. (verso Andrea) Scrivo un biglietto allo zio per sollecitarlo.ANDREAMi rincresce...ELENAChe! Mi fa maraviglia, perchè lo zio è puntualissimo. La lettera non può tardare.ANDREAVorrei che tardasse un'ora almeno.ELENANon mi piace sentirle dire delle frasi così compite. Mi ha già fatto senso ieri sera. La galanteria è la qualità degli uomini che non ne posseggono altre. Ora hanno perduto anche quella. Gli uomini come lei non hanno bisogno di esser galanti.ANDREAVuol dire che non so pigliarmela con garbo.ELENANo, ho anzi notato che gli uomini gravi, gli uomini di studio e di valore le poche volte che sono condannati a discorrere con una signora, usano i più torniti fioretti. Ebbene lo trovo umiliante. Mi pare di vederci trapelare la profonda convinzione della nostra frivolità.ANDREANo.ELENAAltro. (Giulia entra e raccoglie il cappello ed il mantello poi s'avvicina ad Elena).Ebbene?GIULIADice Anselmo che veramente non è venuto nessuno, nè hanno mandato nulla.ELENAAnselmo avrà avvertito Ambrogio?GIULIAÈ già pronto.ELENAChe aspetti. (via Giulia) Non so capire... scrivo subito allo zio. (allo scrittoio).ANDREASenza che lei s'incomodi, posso passar io dal Marchese.ELENAÈ così lontano!ANDREAMi servirà di passeggio; dovrò stare tanto tempo fermo a bordo.ELENA (piccata)Padrone!ANDREADicevo per risparmiarle la seccatura di scrivere.ELENAEcco, se ci va subito subito lo trova in casa, altrimenti no. Buon viaggio.ANDREAÈ meglio che scriva lei il biglietto.ELENAMeno male. (prendendo la scatola della carta da lettere, fa cadere in terra il piccolo cavalletto col ritratto di Filippo).ANDREA (che è seduto dall'altra parte della scena,si alza e raccoglie la fotografia)Oh! povero Barone.ELENACome ha fatto di laggiù a riconoscere quel ritratto?ANDREAL'avevo già visto prima che lei arrivasse.ELENAAh!ANDREASe è un'indiscrezione, gliene chieggo scusa.ELENAPerchè un'indiscrezione? Se lo lascio in quel posto... è perchè...ANDREATutti lo vedano.ELENAPerchè non c'è male ch'altri lo veda. D'altronde questo salotto non è mai aperto alla folla. Qui non ci vengono che gli amici.ANDREAE ci stanno.ELENANon pare, dacchè lei parte.ANDREASa, non si regge più!ELENAChi?ANDREAIl Barone. Non posso farlo stare in piedi. Ha una gamba rotta...ELENABene, lo metta dove vuole.ANDREALà sul camino?... daccanto all'altro?...ELENADove vuole. E poichè è lì, mi faccia la grazia di suonare il campanello. (Andrea preme il bottone elettrico vicino al camino. — Elena chiude la lettera).Così! Confessi la verità... lei mi trova molto... come devo dire?...ANDREAGentile.ELENANo. Quantunque la parola esprima forse in modo cortese la stessa censura che intendo io. (entra Anselmo) Questo biglietto allo zio, subito.ANSELMOSissignora. (via).ELENAVoglio dire che famigliarizzo troppo presto. Non trova? L'ho veduto ieri sera per la prima volta, e l'ho già chiamato amico, e scherzo con lei e lo incoraggio a scherzare meco in tono di molta dimestichezza. Che vuole? Sono per indole piuttosto gaia, e lei malgrado il suo sapere e la sua fermezza mi pare non sdegni un po' di buon umore giovanile; desidero lasciarle di me un'impressione non del tutto sgradevole; chissà che al suo ritorno non si finisca per diventar amici davvero.ANDREAAdesso non siamo?...ELENAAdesso non siamo nemmeno conoscenti. Che so io di lei? Che è un uomo di merito che va al Polo. Non basta. Che sa lei di me? Che sono nipote di mio zio.ANDREASo di più...ELENAS'intende, che non faccio paura, che ho una buona sarta e che ricevo molta gente.ANDREADi più. Che quelli che hanno la fortuna di esser suoi amici... davvero, lei li tratta molto bene.ELENAChi glie lo dice?ANDREAAlmeno in effigie.ELENAAh! perchè tenevo il ritratto di Filippo sul mio tavolino — se sapesse!...ANDREAChe?ELENANo. No, non ho tempo. E non c'è ragione di fare questi discorsi ora. (passa dall'altra parte della scena e va a sedere sul canapè vicino al tavolino di peluche. Vede i libri e l'atlante aperti, li chiude come per nasconderli e li mette sul piano inferiore).ANDREA (che non si è mosso)Perchè chiude e nasconde quei libri?ELENAOh! libri indifferenti.ANDREAPer me, no. Il viaggio dellaVega.ELENAHa veduto anche questo?ANDREALe rincresce?ELENASì.ANDREAPerchè?ELENAPerchè mi spiace passare per una donna sapiente.ANDREANon le fa torto.ELENAE perchè mi spiace che lei possa credere che li avevo messi in vista apposta per lei.ANDREANon mi sono lusingato di tanto.ELENAD'altronde non l'ho letto.ANDREALe note non sono sue?ELENAL'ha anche sfogliato? Sissignore, l'ho letto, mi è piaciuto; l'ho annotato, ed alla prima occasione partirò anch'io per un viaggio d'esplorazione. È contento?ANDREAPerchè mi parla così? Sono indiscreto. Ma se si propone di scandagliare il fondo delle mie abitudini mondane, non ci vorrà uno scandaglio lungo, sa. Non ne ho che una vernice, e dacchè sono entrato in casa sua ho esaurito la mia provvista di galanterie. Sono stanco di sorvegliarmi. Non so durare alla giostra delle piccole frasi, e dei continui sottintesi. Mi lasci essere quello che sono veramente, un uomo molto semplice e molto curioso. Ieri suo zio mi aveva avvertito che mi dava appuntamento in casa della Marchesa di Roveglia, lasciandomi capire che ciavrei trovato lui solo; non mi aspettavo di vederla. Quando mi fecero passare nel suo salone, lo devo dire? ne fui contrariato. La sua riputazione di suprema eleganza mi dava soggezione, mi studiai subito di mostrarmi disinvolto, e un tale studio cresce imbarazzo. Mi aspettavo del sussiego, e trovai invece una giovialità amichevole, che contribuì a sconcertarmi. Rincresce passar per novizio. La sua sicurezza trionfante mi conturba, la sua semplicità così elegante mi umilia. Ho paura di apparire impacciato contenendomi, e arrogante lasciandomi andare. Il meglio è confessare la mia pochezza. Un uomo che sta a suo posto, non è mai ridicolo.ELENAPensare che ho provato anch'io gl'identici sentimenti!ANDREAQuando?ELENAIn sua presenza. Mi pare che gli uomini forti ed utili come lei devono averci in così misero concetto. Ieri sera già prima che lei giungesse mi preoccupavo del giudizio che avrebbe fatto di me. Ho molto orgoglio; mi rincresce essere messa a fascio colle altre. Non le avrei detto queste cose, se lei non me ne avesse dato l'esempio.Ora siamo sulla buona strada tutti e due. Ebbene è vero. Quel libro era lì aperto, perchè ne rilessi dei brani ieri sera quando fui sola.ANDREAAh!ELENAL'avevo già letto. Non c'è romanzo che m'interessi quanto il racconto di queste superbe battaglie dell'uomo contro gli elementi. Quei lottatori sono così semplici e grandi! Gli eroi belligeri hanno tutti del rodomonte. Quanto l'invidio. Com'è bello avere una ragione così alta di vivere e di agire.ANDREAPossono essere tante le ragioni.ELENAPer ciò è una gran miseria non averne nessuna.ANDREANessuna?ELENAParliamo d'altro! Vuole? quanto durerà il suo viaggio?ANDREAUn anno forse...SCENA III.Anselmo, Filippoe detti.ANSELMOIl Barone Landucci! (movimento d'Andrea — Filippo entra — Elena, senza interrompere il discorso, gli porge la mano).ELENAPartiranno in giugno, avremo notizia dei primi giorni di viaggio, e poi il gran silenzio. Si ricorderà ancora che sono al mondo al suo ritorno?ANDREACertamente!ELENA (a Filippo)Come va a quest'ora?FILIPPO (stupito)Ma...ELENAPer voi non fa giorno al solito che verso le due.FILIPPOVi dirò: ho dovuto levarmi per affari, passando davanti la vostra porta, ho pensato di venire a darvi il buon giorno.ELENAGrazie, mio buon amico, (gli dà la mano a baciare).ANDREA (levandosi in piedi)A che ora posso ripassare; o se vuole lasciar la lettera dal portinaio...ELENAAmbrogio non può tardare. Aspetti ancora un momentino. (a Filippo) Che affari potete mai aver voi, mio povero amico?FILIPPONaturale, io sono un uomo nullo! Che affari posso mai aver io?ELENACome la pigliate! (ad Andrea) Landucci si lagna sempre di esser maltrattato dalle signore.ANDREAQuando si dice l'errore!FILIPPOMal trattato...ELENAMa lo fa ad arte. Per scusare all'occasione le sue perfidie.FILIPPOLe mie perfidie!ELENANegatelo. Chissà quegli affari cosa nascondono. Non sarebbe certo per me che avreste fatto sacrifizio di tre o quattro ore di sonno!FILIPPOVengo però a dedicarvene la maggior parte.ANDREA (fra sè)Che ci faccio io qui? (salutando) Marchesa, voglio lasciar l'agio di scolparsi al Barone.ELENASono proprio mortificata di questo ritardo dello zio. Io non esco di casa; ripassi al tocco; la lettera ci sarà di certo, dovessi andare a ritirarla io stessa. Ma non la lascio dal portinaio, voglio che salga a pigliarla. È inteso?ANDREASissignora... Barone...FILIPPODottore... (via Andrea).SCENA IV.ElenaeFilippopoiAnselmo.FILIPPODunque?ELENAAspettate che sia fuori del tutto.FILIPPOHa un'aria andantino pizzicato! Hanno chiuso l'uscio d'entrata.ELENA (canticchiando e battendo allegramentecolle due mani sul tavolino)Là là là là.FILIPPONon parte più?ELENAOh! anzi. In questo momento non vede l'ora d'esser partito. Ma non partirà.FILIPPOCredete?ELENAOh! però è sconfortante. Ah, che miseria! come ci vuol poco! E sono gli uomini di valore,e mutano la faccia del mondo! Sono i martiri della scienza e gli eroi della civiltà. Che fermezza! Eccolo turbato come un'educanda che riceve un biglietto d'amore. Poveretto, mi fa pena!FILIPPOChe cuore!ELENAGli uomini, eh?FILIPPOI grandi uomini.ELENATutti. Nemmeno solidali fra di loro. Voi mi secondate come se fosse cosa da nulla. V'assicuro che se sapessi di una macchinazione simile contro una donna, anche non essendole amica, a quest'ora l'avrei già messa sull'avviso. Ma voi altri! Che uno dei vostri cada in trappola, che ve ne importa? Ve lo spingete, se occorre.FILIPPOSiete impagabile!ELENAMa sì, ieri sera D'Almèna faceva l'austero, mi ha sermoneggiata, mentre era così facile correre dietro a quel disgraziato e metterlo al corrente della scommessa. La cosa era tanto ovviache ho temuto la facesse. Ma è bastato opporgli lo spauracchio della lealtà offesa per disarmarlo. Naturale! La vostra cavalleria ha un'aria di protezione che mi rivolta. Se il tranello contro il Dottore fosse statoordito da un uomo, D'Almèna glie lo avrebbe svelato sul momento. Ma una donna! La dignità maschile sdegna di lottare contro una donna. Poverette, siamo tanto deboli! — Si vede. — Ma ostentate di tenerci per tali, e sarebbe peccato non approfittarne.FILIPPOSiete impagabile!ELENAE quell'altro. L'uomo forte! Vi giuro che stamane ero quasi pentita del gioco, e se appena avesse mostrato un po' di elevatezza, avrei smesso. Ma sapete cos'è che lo conturba in questo momento? Volete vederlo il talismano che ha atterrato quel paladino della scienza? Guardate là sul camino.FILIPPOIl mio ritratto. Due miei ritratti.ELENAGià.FILIPPODove diavolo li avete presi?ELENANel mezzo fra i vecchi. Ce li avevo da sei o sette anni.FILIPPOEro un bel giovane.ELENAEh! altro!FILIPPOTrovo che mi somigliano ancora.ELENAIl Dottore li ha riconosciuti.FILIPPOE gli avete lasciato credere?...ELENAChe li tenessi lì per specchiarmi nei vostri occhi.FILIPPOE l'ha creduto?ELENAMa sì... l'imbecille. Ed ecco perchè finirà per rimanere. Non saranno già le mie arti a trattenerlo, nè un capriccio da gran signore, nè la follia d'un amore improvviso, nulla di ciò che potrebbe far scusabile la sua debolezza. Sarà il dispetto del vostro trionfo a cui crede, e la lusingadi attraversare la vostra felicità; un misto di invidiuzza meschina e di vanità petulante. Davvero che ciò merita dei riguardi! Se i vostri grandi uomini sono così piccini, non pigliatevela con noi se li facciamo cadere. Facendolo, vendichiamo la grandezza vera.FILIPPOCosì va detto. Il vostro è un atto.......ELENADi giustizia.FILIPPOFemminile. Come le moine che mi avete fatto ieri sera; ma vi avverto che non sono di ghiaccio. Non vorrei che per trattenere quell'altro dal Polo mandaste me ai Tropici.ANSELMO (entra e consegna una lettera)È tornato Ambrogio.ELENAAh! dello zio.FILIPPOSiete in corrispondenza così mattiniera?ELENAGli ho scritto che mi mandasse la commendatizia.FILIPPOSe ve l'ha data ieri sera!ELENAVolevo ritardarne la consegna al Dottore senza dar sospetti.FILIPPOE che vi ha risposto lo zio?ELENALeggete...FILIPPOUn enigma. C'è una sola parola:Altrettanto.ELENAGli avevo scritto:Buon giorno.FILIPPOE il Dottore ha creduto?...ELENAChe sollecitassi la commendatizia. Ma sua colpa! Era là ritto contro la scrivania. Avevo fatto cadere a terra il vostro ritratto, l'ha raccolto felice della caduta, e per rimetterlo a posto si chinava fino sulla cartella dove stavo scrivendo. Mi divertivo come una pazza. Mi dicevo: se legge, se avverte l'inganno, gli confesso ogni cosa e ci si fa una risata. Ho piegato il biglietto piano piano, mettendoglielo sotto il naso; a non leggerlo bisognava farlo apposta, perchè saltano agli occhi due parole:Buon giorno. Era una corda di salvamento che gli gettavo.FILIPPOCi pigliava gusto ad affondare. Chissà stanotte quanto avete meditato il piano di battaglia!ELENAChe! Ho dormito d'un fiato — credete ch'io sappia quello che dirò a quel disgraziato quando tornerà fra mezz'ora in casa mia? Non una parola. So che finirà per restare — ecco tutto. — L'arte della seduzione consiste nella facoltà di mettersi improvvisamente in uno stato d'animo che desta interesse. Un sentimento non è vero, perchè dura, ma perchè lo si prova. — Hanno torto quelli che declamano contro le grandi ammaliatrici. Nel momento della seduzione esse prodigano il fiore dell'anima loro, e i fiori più delicati sono quelli che durano meno. Il vostro Dottore non può lagnarsi se in cambio della sua rinunzia gli lascio intravedere per un istante le superbe ricchezze del mio cuore ignote a me stessa.FILIPPOMa se una volta odorato il fiore e adocchiato il tesoro l'amico da uomo saggio vi levasse l'incomodo?ELENACioè...FILIPPOSe partisse davvero?ELENASe partisse?... ne sarei contenta.FILIPPOC'è un mezzo semplicissimo.ELENANo, senza questa prova non posso farmi un'idea del suo valore.FILIPPOVuol dire che desiderate di trovargliene del valore.ELENADesidero persuadermi che si può trovare chi ne abbia.FILIPPOAhi! Brutto segno. Quando una donna come voi cerca un uomo di merito, è vicina a scegliere chi non ne ha punto. Gli dèi se ne vanno. La vostra divinità invulnerabile vi pesa.ELENAForse. (scampanellata di fuori).FILIPPOPeccato! Era un bel esempio. Mi piaceva quella solitudine ingrata. Datemi retta, mandate la lettera al Dottore e buon viaggio. Non mettetelo ad altre prove. L'unico mezzo di potervi illudere intorno alla sua virtù di resistenzaè quello di non tentarla. Quando sarà lontano lo circonderete d'un'aureola di poesia, locchè vi salverà dalla prosa che vi circonda. È un buon consiglio... e disinteressato, perchè di quella prosa faccio parte anch'io.ELENASiete patetico e solenne.SCENA V.Anselmo, D'Almènae detti.ANSELMO (dalla comune)Il cavaliere D'Almèna.ELENAOh! buon giorno.D'ALMÈNAVengo a riscattare il mio onore.ELENAL'avete perduto in casa mia?D'ALMÈNAIeri sera devo esservi sembrato supremamente ridicolo. Ho fatto l'hidalgo Don Chisciotte della Mancia, e vengo a pregarvi di scordare la mia spagnuolata.ELENAÈ bell'e scordata e non se ne parli più. Stamattina vi ho veduto a cavallo.D'ALMÈNACi tenevo più tanto a farvi questa dichiarazione.ELENANon avete più quel bel sauro?D'ALMÈNAL'ho venduto; dicevo che...ELENANon parliamone altro.D'ALMÈNAScusate, ma non mi basta riconoscere il mio torto, devo anche proclamare che avevate ragione.ELENA (tra sè)Dove mira costui?D'ALMÈNAFiguratevi che stamane ebbi delle informazioni sul conto di quel dottor Sarni.ELENAAh!D'ALMÈNAÈ proprio vero che bisogna andare adagio a pensar bene del prossimo.FILIPPOUn intrigante, eh? L'avrei giurato.D'ALMÈNANo, un intrigante non si può dire, ma via, se lo tratterrete a Roma, l'umanità non ci perderà molto.ELENAChe vi hanno detto sul conto del Dottore?D'ALMÈNAChe è un vanitoso, che vuol far parlare di sè. Già un'altra volta ha menato gran scalpore di un viaggio che i balenieri fanno ogni anno.ELENANon pare un gradasso, e ad ogni modo dacchè si dispone ad affrontare i rischi è giusto che goda i benefizi.D'ALMÈNAQui sta il punto. Pare che sappia già fin d'ora di non potersi imbarcare. Ma ha tanto strombazzato il suo proposito, che ora va fino a Stoccolma, per aver l'aria di non cedere che alla forza delle cose.ELENAChi vi ha dato queste informazioni?D'ALMÈNAOh, Dio!... mezza Roma.ELENAVal quanto dire nessuno. Dite la verità, persistete a volermi salvare?FILIPPODevo andarmene?ELENANo — D'Almèna è uomo da farmi la predica in vostra presenza.D'ALMÈNAInfatti, Filippo è vostro amico; e mi stupisce che non capisca.FILIPPOIo non ho intelligenza.ELENAFilippo capisce che non amo sentirmi protetta.D'ALMÈNASempre l'orgoglio!ELENANon è orgoglio, è stanchezza della continua frivolità che mi circonda.D'ALMÈNAPerciò fate frivole le cose serie?ELENAChi ci crede?D'ALMÈNAChe sarà di voi se rimane?ELENAAvrò una ragione di più per disprezzare il mio mondo.D'ALMÈNABadate a scherzare col fuoco!ELENASentite, D'Almèna: dicevo or ora a Filippo che invece di farmi la predica dovreste mettere sull'avviso il vostro protetto. Io in voi l'avrei fatto...D'ALMÈNAÈ troppo tardi. Vi farei troppo torto,ELENAAh! seguitate a proteggermi? (scampanellata di fuori).Ecco il signor Sarni. La vostra protezione cavalleresca mi umilia e la respingo. Parlategli o accettate la complicità.SCENA VI.Anselmo, Andreae detti.ANSELMOIl sig. Sarni.ELENADottore, sono felicissima che lei giunga in tempo perchè le possa presentare il Cav. D'Almèna, un mio zelante amico e suo, il quale sospira un'occasione di mostrarle l'interesse che prende al suo viaggio e il desiderio che ha di esserle utile.D'ALMÈNAIl sig. Sarni non ha bisogno dei miei servizi. Per mostrarle, non oso dire, la mia amicizia, ma la mia viva simpatia, non ho altri mezzi che di far voti perchè lei compisca felicemente il suo viaggio, e non si lasci smuovere da nessuna delle difficoltà che potrebbe incontrare. Ma questo è un desiderio troppo naturale in chi, non avendo valore, rispetta almeno quelli che ne hanno, perchè me ne possa fare un merito. Signor Sarni, mi auguro di poterla festeggiare al suo ritorno.ANDREALa ringrazio.D'ALMÈNAMarchesa! (via). (Andrea lo guarda allontanarsi indovinando qualche armeggio).SCENA VII.Filippo, Elena, Andrea.FILIPPO (piano ad Elena)È pomposo come un capo tamburo.ELENAVale cento volte meglio di voi. Se credete di lusingarmi deridendolo, vi sbagliate. È una viltà.FILIPPO (guarda Andrea, poi Elena)Ho capito. Sono di troppo, eh?ELENAPigliatela come vi piace.FILIPPONon mi piace, ma la piglio come posso. Sig. Sarni, io non so fare dei discorsi, ma le regalo il motto della mia divisa: Tutto per il meglio. Arrivederci. (via)SCENA VIII.ElenaeAndrea.ANDREA (fra sè)Che diavolo hanno?ELENA (va allo scrittoio, prende la lettera delprimo atto e la consegna ad Andrea)Questa è la lettera dello zio. Mi lasci.ANDREACosì subito?ELENASi, ho molte cose da fare. Buon viaggio! si rammenti di noi e buona fortuna. Vada. (Andrea s'inchina interdetto e s'avvia per uscire. — Elena si getta sul canapè).ANDREA (tornando)Che cos'ha?... Cos'è seguìto?ELENASono una donna cattiva.ANDREAPerchè?ELENANon lo può capire, non mi conosce lei. Non s'occupi di me. Vada, la sua vita è bella e larga,non l'impicciolisca con queste miserie. Sono cose da nulla, procelle di gente oziosa. Mi lasci! Mi lasci!ANDREANon posso lasciarla così. Da ieri sera che il caso me l'ha fatta conoscere, questa è la terza volta che la vedo. Le circostanze m'hanno condotto oggi in casa sua con una frequenza che m'incoraggia. Che può temere da me? Se non ho tempo di mostrarmi degno della sua fiducia, non ho tempo nemmeno di abusarne. Perchè piange? Mi conceda di portar via come una reliquia la confidenza di un suo dolore, ed un momento della sua vita.ELENANon è nulla. Se anche glielo volessi dire non saprei. Non ho più ragione di piangere in questo momento che un'ora fa, nè oggi che ieri. È il complesso delle cose, sono scontenta di me e sfiduciata degli altri.ANDREAQuanto invidio i suoi amici!ELENANon li invidii, non ne ho. Ciò vuol dire che non ne merito — o che li sdegno. Noi profaniamo tanto la parola Amicizia! Tutti sanno amare forse, ma pochi pochi essere amici o avereun amico. Io ho un carattere scontroso, sarebbe così facile rinunziare a un po' d'orgoglio per trovare la via di dominarmi. Ma bisognerebbe darsi la pena di osservare e di riflettere, e quelli ne sono incapaci. Il perder tempo occupa tutta la loro giornata. Se sapesse che vita vuota! Lei non può immaginarla. Ma le altre se ne contentano, e il torto è mio. Come fanno? Non lo so e non lo voglio sapere. È la solita canzone della noia oziosa che fa cadere le donne nei romanzi e nelle commedie, e che è venuta a fastidio, tanto l'hanno ricantata. È una canzone triste, ma vera. Sono ricca, non posso fare il maggiordomo della mia casa e risparmiare il salario di quello che mi serve. Non posso procacciarmi io col mio lavoro nemmeno quelle cose futili che, comprandole da altri, dànno da vivere a tanta gente. Non ho ingegno che basti a farmi scrittrice od artista e abborrisco dalle singolarità. — La politica non m'interessa. Mi guardo attorno e non vedo nulla, nulla che mi faccia desiderare più un giorno che l'altro. La società è mal fatta, ma non la cambio io. E intanto la vita scende, scende inutile, uggiosa, senza una gioia vera, senza un dolore fortificante, smarrita in una nebbiuzza grigia che ne anticipa il tramonto. È naturale, chi ha ingegno e fermezza non cura di noi, noi siamo i parassiti del mondo operoso. Gli uomini capaci di farci tollerarela vita o si chiudono nello studio o vanno lontano per i mari o le terre deserte, in Africa o al Polo.ANDREACome parla bene! Come sono contento di averla conosciuta!ELENAAnch'io; questo sfogo mi ha rasserenata..... Dov'è andato or ora?ANDREAA comperare un libro.ELENAChissà che astruserie!ANDREAI versi di Leopardi. È un libro che m'ha sempre seguìto dappertutto.ELENAE l'ha comprato or ora?ANDREANon me ne parli. — Ne avevo un esemplare vecchio a forza di rileggerlo, cui volevo un bene dell'anima, l'ho perduto. Questo nuovo mi piacerà meno.ELENAL'ha con sè?ANDREAEccolo. (trae di tasca un'edizione diamante).ELENANe preferisce una copia sciupata? Vuol fare un cambio? Eccole il mio. — In memoria della mia fanciullaggine.ANDREAPerchè non l'ho conosciuta prima d'ora?ELENAA che servirebbe dacchè deve partire?ANDREANon sarei partito forse.ELENAMale...ANDREANei giorni passati la gioia che provavo del viaggio imminente, era turbata da un senso di amarezza, che sembrava rimorso. Mi rimordeva che non mi dolesse di partire. È triste lasciare il nostro paese senza portare seco nell'anima la emozione del rimpianto, il miraggio del ritorno. Bisogna dire che la giovinezza mi ha dato ben poco, se la vita austera che m'aspetta non mi spaventa e se l'affrontarla non mi costa sacrifizio. Quando sentivo intorno lodare la mia fortezza d'animo mi dicevo: a costoro il soggiornoin patria dev'essere ben dolce, se credono sia così arduo abbandonarla. Passavo per un eroe quando l'eroismo mi era tanto facile! Se avessi avuto un vincolo qualunque che mi legasse alla vita normale che vivono tutti, chissà se mi sarebbe bastato il cuore di romperlo. Sono forte per forza.ELENANe ringrazi la sorte.ANDREAChe riporterò di laggiù? Se i miei studi mi condurranno ad accertare una verità intraveduta ed a scoprire una legge fisica, il mio nome andrà per le accademie scientifiche, e sarà commemorato nei consessi di gente vecchia e sazia della vita. Avrò la coscienza di aver giovato alla causa del sapere umano, ma mi basterà poi questo premio ideale? Ieri la speranza di meritarlo mi infervorava tanto, stamane ancora avrei dato tutto il mio poco avere per appianare gli ostacoli che potrebbero trattenermi; come va che ora provo una stanchezza sfiduciata che mi fa parere troppo vicino il momento della partenza? Sono dunque così instabili questi ardori, o non ho nell'animo la fede pertinace e vittoriosa? Legga il viaggio attraverso il continente africano, un viaggio di tre anni. In capo al primo volume c'è il ritratto dello Stanley innanzi la partenza, in capo alsecondo quello dopo il ritorno. È partito giovane, forte, bello, i capelli neri, la fronte piana, su cui poteva posarsi con amore il bacio d'una giovinetta; è tornato vecchio, logoro, rugoso, coi capelli bianchi, capace di condurre un esercito e degno d'imperare su d'un popolo, ma inetto a far palpitare il cuore d'una donna. Che viltà in questi pensieri! Ma ieri non ero vile. Oggi mi pare così dolce ed umano esser debole.ELENANon mi faccia pensare d'averlo scoraggiato io.ANDREAE se fosse la mia vera coscienza che parla? Se l'orgoglio che m'ha accecato cadesse ora vinto dal suo modo di essere così semplice e sincero? Ho sognato di far camminare il mondo! Povero illuso! La canzone che gl'innamorati ripetono a memoria per dare un ritmo ai loro pensieri d'amore contribuisce alla felicità umana più che la scoperta d'una legge astratta della natura. Vivere, ecco la ragione della vita.ELENANo, no, no, non parli così, glielo proibisco, la mia parte sarebbe troppo odiosa. Vada, mi lasci subito. Domani avrà scordato questo momento di debolezza. L'avrebbe provato da solo prima di partire. Addio.ANDREAChe farò di qui fino a domani?ELENA (stacca un fiore)Mi dia quel libro. (mette il fiore fra le pagine) Guardi dove lo metto:Le rimembranze. Si ricorderà di me? Non deve poi esser tanto difficile nella solitudine.(Andrea le bacia la mano).Chissà che vento gelido porterà via questo povero fiore! Almeno lo porterà in luoghi dove non ne crescono altri. Come stupiranno quelle nevi d'una fogliolina di rosa!ANDREAGliela ridarò al mio ritorno.ELENAAl suo ritorno! Chissà cosa sarò diventata!ANDREAPerchè?ELENASono tanto stanca di questa vita! Oh! non parlo di morire, sa, non sono sentimentale, e non avrei coraggio.ANDREAChe vuol dire?ELENAMah! bisogna pigliare il mondo com'è. A forza di vivere con gente che non stimo — un bel giorno — per intonarmi cogli altri....ANDREAOh! — Prenda. (le dà la lettera).ELENAChe cos'è?ANDREALa lettera di suo zio. Rimango.ELENANo, no. Andiamo! — Che follia! Tenga quella lettera. Vede bene che sono cattiva! La tenga, non la voglio, le dico.ANDREA (la riprende — imperioso)Perchè ha detto quelle orribili parole?ELENAOh, Dio! Perchè questa mia scontentezza è superbia bella e buona; disprezzo gli altri perchè mi credo di più di loro. Con che diritto mi metto sul piedestallo? Non verrà, ma può venire il giorno che la voluttà di profanare...ANDREAE non crede che se avesse un amico?ELENA (incredula ridendo)Ah!ANDREANon come gli altri. Un amico, nulla più che un amico non cupido, non intraprendente. Un uomo che tremasse all'idea di vederla cadere da quell'altezza dove s'è rifugiata, che volesse costringerla a rimanere pura e nobile, per trovare in lei la forza d'esser nobile e generoso, un uomo...ELENADov'è quest'uomo?ANDREAEccolo. (straccia la lettera).ELENAChe ha fatto?ANDREAHo dato una ragione divina alla mia vita.ELENATorno da mio zio.ANDREALe do la mia parola d'onore che non parto più.ELENANon posso... non posso... come vuole che accetti? Oh!ANDREAVoglio vivere, voglio vivere, non è lei che mi trattiene, è la mia giovinezza, la mia ignoranzadella vita, è l'ardore di conoscere, di sentire, di soffrire... forse è un'occulta viltà dell'animo mio.ELENAChe rimorsi m'ha dato! che male le ho fatto! No... No...!!ANDREANon insista, è inutile, non partirei per un impero! — A domani, Marchesa — a domani!ELENAAh! (si copre il viso colle mani).Cala la tela.FINE DELL'ATTO SECONDO.ATTO TERZO
In casa della Marchesa. Salotto piccolo, elegantissimo. In fondo una specie di gabinetto colle pareti a cristalli interi che si capisce sporgere nel giardino. In quello nel mezzo una tavola rotonda coperta di tela cerata e sedie in bambou. Il gabinetto ha un ingresso a sè a sinistra, sull'imboccatura, cosicchè le persone di servizio vi accedono senza entrare nel salotto. Il salotto molto ingombro di mobili. La porta comune è a sinistra, a destra non c'è porta nè finestra, la luce viene dal gabinetto. Vicino al sofà un tavolino a due piani foderato in peluche con fiocchi e peneri. Nel piano disotto libri, sul piano superiore un atlante aperto. Dal lato opposto della scena, cioè a destra, uno scrittoio discosto dal camino. Sullo scrittoio un piccolo cavalletto regge una fotografia. Sul camino un'altra fotografia. Fiori dappertutto.
AnselmointroducendoAndrea.
La signora Marchesa ha lasciato detto che se veniva il signore lo si pregasse di aspettare, che alle undici sarebbe tornata. Non può tardare più di due tre minuti.
ANDREA
Va benissimo. (Anselmo parte).
È mattiniera. La facevo appena levata. Questa è la sala dove eravamo ieri? No — Bello! com'è pieno di fiori! Che profumo! Per un anno, addio primavera. Quanto la pagherei fra tre mesi una fogliolina fresca di rosa! Sicuro che è facile la vita qui dentro (siede). Per stare in ozio. Che vita strana, artificiale. E che donna strana. Nemmeno il pudore di nascondere in faccia ad un estraneo la sua intimità col Barone; perchè è chiaro; quei due..... fanno il paio. Ma se lo tenga il suo Barone. E io avrei dovuto dare accademia di quadri polari per fornire poi argomento ai loro discorsi quando sono a corto di galanterie. Fossi grullo! (s'alza). Questi seggioloni sono il vero emblema della società che li adopera. Hanno una mollezza che agguanta. Quando ci si è seduti bisogna fare uno sforzo per levarsene. Ah! le buone sedie dure che fanno lavorare. Non vedo l'ora di esser partito. Tutti questi giorni che mi vanno in visite e provviste mi stancano. È una settimana che non ho aperto un libro (prende la fotografia che è sullo scrittoio). Il ritratto del Barone. L'avrei giurato; e proprio lì sullo scrittoio per vederselo davanti ad ogni momento. Miracolo che non l'avesse di là nel salone. Là ci terrà gliAlbumcon tutti gli altri: questo è il santuario degli eletti. Non è antipatico! Ha un'aria volgare, e mi fa maraviglia che lei così fina... Rimettiamolo bene asuo posto, che non se lo trovi mancare. Così — (vede l'altra fotografia sul camino). Un altro! Dello stesso alla stessa. È un'esposizione! Scommettere che ci trovo il terzo là su quel tavolino? (va al tavolino) No, un atlante. Il viaggio dellaVega. Oh, oh! E i fogli sono tagliati, e il libro ha l'aria d'esser stato letto... Ci sono dei segni in margine e delle note... Vediamo; ah! dove descrive l'invernata nel paese dei Ciuschi... la nota dice:Ecco degli uomini!Lo credo bene, meglio che i suoi fantocci da cotillon! (sente la voce d'Elena nella sala vicina) Eccola!
Elenae detto.
ELENA (con cappello e mantello)
Perdoni, sig. Sarni. È un pezzo che aspetta? Ho l'abitudine di fare ogni mattina una passeggiata a piedi. Son venuta di corsa. Si vede, eh? (suona il campanello).
ANDREA
Quello che si vede le sta così bene...
ELENA
Pensavo che il suo tempo è prezioso; chissà quante cose le restano a fare.
ANDREA
No... proprio nulla, non ho che da aspettare l'ora della partenza.
ELENA
Che è domani?
ANDREA
Sì, domattina.
ELENA (Si è già levato il cappello, levandosi il mantelloquesto s'impiglia in un uncinetto dell'abito)
Scusi, guardi un po' lei.
ANDREA
Ecco fatto.
ELENA
Era così fosca l'aria stamattina.
(Anselmo entra).
Dite a Giulia che venga a prendere il mio cappello e il mio mantello.
ANSELMO
Sissignora.
ELENA
Aspettate. Lo zio deve aver mandato una lettera.
ANSELMO
Non credo.
ELENA
Non è possibile! Siete certo che non è venuto nessuno da parte dello zio?
ANSELMO
Almeno io non ho visto nessuno.
ELENA
Informatevene, e fatemelo dire da Giulia. Se veramente non hanno portato nulla, avvertite Ambrogio che sia pronto a salir subito al Macao. (verso Andrea) Scrivo un biglietto allo zio per sollecitarlo.
ANDREA
Mi rincresce...
ELENA
Che! Mi fa maraviglia, perchè lo zio è puntualissimo. La lettera non può tardare.
ANDREA
Vorrei che tardasse un'ora almeno.
ELENA
Non mi piace sentirle dire delle frasi così compite. Mi ha già fatto senso ieri sera. La galanteria è la qualità degli uomini che non ne posseggono altre. Ora hanno perduto anche quella. Gli uomini come lei non hanno bisogno di esser galanti.
ANDREA
Vuol dire che non so pigliarmela con garbo.
ELENA
No, ho anzi notato che gli uomini gravi, gli uomini di studio e di valore le poche volte che sono condannati a discorrere con una signora, usano i più torniti fioretti. Ebbene lo trovo umiliante. Mi pare di vederci trapelare la profonda convinzione della nostra frivolità.
ANDREA
No.
ELENA
Altro. (Giulia entra e raccoglie il cappello ed il mantello poi s'avvicina ad Elena).
Ebbene?
GIULIA
Dice Anselmo che veramente non è venuto nessuno, nè hanno mandato nulla.
ELENA
Anselmo avrà avvertito Ambrogio?
GIULIA
È già pronto.
ELENA
Che aspetti. (via Giulia) Non so capire... scrivo subito allo zio. (allo scrittoio).
ANDREA
Senza che lei s'incomodi, posso passar io dal Marchese.
ELENA
È così lontano!
ANDREA
Mi servirà di passeggio; dovrò stare tanto tempo fermo a bordo.
ELENA (piccata)
Padrone!
ANDREA
Dicevo per risparmiarle la seccatura di scrivere.
ELENA
Ecco, se ci va subito subito lo trova in casa, altrimenti no. Buon viaggio.
ANDREA
È meglio che scriva lei il biglietto.
ELENA
Meno male. (prendendo la scatola della carta da lettere, fa cadere in terra il piccolo cavalletto col ritratto di Filippo).
ANDREA (che è seduto dall'altra parte della scena,si alza e raccoglie la fotografia)
Oh! povero Barone.
ELENA
Come ha fatto di laggiù a riconoscere quel ritratto?
ANDREA
L'avevo già visto prima che lei arrivasse.
ELENA
Ah!
ANDREA
Se è un'indiscrezione, gliene chieggo scusa.
ELENA
Perchè un'indiscrezione? Se lo lascio in quel posto... è perchè...
ANDREA
Tutti lo vedano.
ELENA
Perchè non c'è male ch'altri lo veda. D'altronde questo salotto non è mai aperto alla folla. Qui non ci vengono che gli amici.
ANDREA
E ci stanno.
ELENA
Non pare, dacchè lei parte.
ANDREA
Sa, non si regge più!
ELENA
Chi?
ANDREA
Il Barone. Non posso farlo stare in piedi. Ha una gamba rotta...
ELENA
Bene, lo metta dove vuole.
ANDREA
Là sul camino?... daccanto all'altro?...
ELENA
Dove vuole. E poichè è lì, mi faccia la grazia di suonare il campanello. (Andrea preme il bottone elettrico vicino al camino. — Elena chiude la lettera).
Così! Confessi la verità... lei mi trova molto... come devo dire?...
ANDREA
Gentile.
ELENA
No. Quantunque la parola esprima forse in modo cortese la stessa censura che intendo io. (entra Anselmo) Questo biglietto allo zio, subito.
ANSELMO
Sissignora. (via).
ELENA
Voglio dire che famigliarizzo troppo presto. Non trova? L'ho veduto ieri sera per la prima volta, e l'ho già chiamato amico, e scherzo con lei e lo incoraggio a scherzare meco in tono di molta dimestichezza. Che vuole? Sono per indole piuttosto gaia, e lei malgrado il suo sapere e la sua fermezza mi pare non sdegni un po' di buon umore giovanile; desidero lasciarle di me un'impressione non del tutto sgradevole; chissà che al suo ritorno non si finisca per diventar amici davvero.
ANDREA
Adesso non siamo?...
ELENA
Adesso non siamo nemmeno conoscenti. Che so io di lei? Che è un uomo di merito che va al Polo. Non basta. Che sa lei di me? Che sono nipote di mio zio.
ANDREA
So di più...
ELENA
S'intende, che non faccio paura, che ho una buona sarta e che ricevo molta gente.
ANDREA
Di più. Che quelli che hanno la fortuna di esser suoi amici... davvero, lei li tratta molto bene.
ELENA
Chi glie lo dice?
ANDREA
Almeno in effigie.
ELENA
Ah! perchè tenevo il ritratto di Filippo sul mio tavolino — se sapesse!...
ANDREA
Che?
ELENA
No. No, non ho tempo. E non c'è ragione di fare questi discorsi ora. (passa dall'altra parte della scena e va a sedere sul canapè vicino al tavolino di peluche. Vede i libri e l'atlante aperti, li chiude come per nasconderli e li mette sul piano inferiore).
ANDREA (che non si è mosso)
Perchè chiude e nasconde quei libri?
ELENA
Oh! libri indifferenti.
ANDREA
Per me, no. Il viaggio dellaVega.
ELENA
Ha veduto anche questo?
ANDREA
Le rincresce?
ELENA
Sì.
ANDREA
Perchè?
ELENA
Perchè mi spiace passare per una donna sapiente.
ANDREA
Non le fa torto.
ELENA
E perchè mi spiace che lei possa credere che li avevo messi in vista apposta per lei.
ANDREA
Non mi sono lusingato di tanto.
ELENA
D'altronde non l'ho letto.
ANDREA
Le note non sono sue?
ELENA
L'ha anche sfogliato? Sissignore, l'ho letto, mi è piaciuto; l'ho annotato, ed alla prima occasione partirò anch'io per un viaggio d'esplorazione. È contento?
ANDREA
Perchè mi parla così? Sono indiscreto. Ma se si propone di scandagliare il fondo delle mie abitudini mondane, non ci vorrà uno scandaglio lungo, sa. Non ne ho che una vernice, e dacchè sono entrato in casa sua ho esaurito la mia provvista di galanterie. Sono stanco di sorvegliarmi. Non so durare alla giostra delle piccole frasi, e dei continui sottintesi. Mi lasci essere quello che sono veramente, un uomo molto semplice e molto curioso. Ieri suo zio mi aveva avvertito che mi dava appuntamento in casa della Marchesa di Roveglia, lasciandomi capire che ciavrei trovato lui solo; non mi aspettavo di vederla. Quando mi fecero passare nel suo salone, lo devo dire? ne fui contrariato. La sua riputazione di suprema eleganza mi dava soggezione, mi studiai subito di mostrarmi disinvolto, e un tale studio cresce imbarazzo. Mi aspettavo del sussiego, e trovai invece una giovialità amichevole, che contribuì a sconcertarmi. Rincresce passar per novizio. La sua sicurezza trionfante mi conturba, la sua semplicità così elegante mi umilia. Ho paura di apparire impacciato contenendomi, e arrogante lasciandomi andare. Il meglio è confessare la mia pochezza. Un uomo che sta a suo posto, non è mai ridicolo.
ELENA
Pensare che ho provato anch'io gl'identici sentimenti!
ANDREA
Quando?
ELENA
In sua presenza. Mi pare che gli uomini forti ed utili come lei devono averci in così misero concetto. Ieri sera già prima che lei giungesse mi preoccupavo del giudizio che avrebbe fatto di me. Ho molto orgoglio; mi rincresce essere messa a fascio colle altre. Non le avrei detto queste cose, se lei non me ne avesse dato l'esempio.Ora siamo sulla buona strada tutti e due. Ebbene è vero. Quel libro era lì aperto, perchè ne rilessi dei brani ieri sera quando fui sola.
ANDREA
Ah!
ELENA
L'avevo già letto. Non c'è romanzo che m'interessi quanto il racconto di queste superbe battaglie dell'uomo contro gli elementi. Quei lottatori sono così semplici e grandi! Gli eroi belligeri hanno tutti del rodomonte. Quanto l'invidio. Com'è bello avere una ragione così alta di vivere e di agire.
ANDREA
Possono essere tante le ragioni.
ELENA
Per ciò è una gran miseria non averne nessuna.
ANDREA
Nessuna?
ELENA
Parliamo d'altro! Vuole? quanto durerà il suo viaggio?
ANDREA
Un anno forse...
Anselmo, Filippoe detti.
ANSELMO
Il Barone Landucci! (movimento d'Andrea — Filippo entra — Elena, senza interrompere il discorso, gli porge la mano).
ELENA
Partiranno in giugno, avremo notizia dei primi giorni di viaggio, e poi il gran silenzio. Si ricorderà ancora che sono al mondo al suo ritorno?
ANDREA
Certamente!
ELENA (a Filippo)
Come va a quest'ora?
FILIPPO (stupito)
Ma...
ELENA
Per voi non fa giorno al solito che verso le due.
FILIPPO
Vi dirò: ho dovuto levarmi per affari, passando davanti la vostra porta, ho pensato di venire a darvi il buon giorno.
ELENA
Grazie, mio buon amico, (gli dà la mano a baciare).
ANDREA (levandosi in piedi)
A che ora posso ripassare; o se vuole lasciar la lettera dal portinaio...
ELENA
Ambrogio non può tardare. Aspetti ancora un momentino. (a Filippo) Che affari potete mai aver voi, mio povero amico?
FILIPPO
Naturale, io sono un uomo nullo! Che affari posso mai aver io?
ELENA
Come la pigliate! (ad Andrea) Landucci si lagna sempre di esser maltrattato dalle signore.
ANDREA
Quando si dice l'errore!
FILIPPO
Mal trattato...
ELENA
Ma lo fa ad arte. Per scusare all'occasione le sue perfidie.
FILIPPO
Le mie perfidie!
ELENA
Negatelo. Chissà quegli affari cosa nascondono. Non sarebbe certo per me che avreste fatto sacrifizio di tre o quattro ore di sonno!
FILIPPO
Vengo però a dedicarvene la maggior parte.
ANDREA (fra sè)
Che ci faccio io qui? (salutando) Marchesa, voglio lasciar l'agio di scolparsi al Barone.
ELENA
Sono proprio mortificata di questo ritardo dello zio. Io non esco di casa; ripassi al tocco; la lettera ci sarà di certo, dovessi andare a ritirarla io stessa. Ma non la lascio dal portinaio, voglio che salga a pigliarla. È inteso?
ANDREA
Sissignora... Barone...
FILIPPO
Dottore... (via Andrea).
ElenaeFilippopoiAnselmo.
FILIPPO
Dunque?
ELENA
Aspettate che sia fuori del tutto.
FILIPPO
Ha un'aria andantino pizzicato! Hanno chiuso l'uscio d'entrata.
ELENA (canticchiando e battendo allegramentecolle due mani sul tavolino)
Là là là là.
FILIPPO
Non parte più?
ELENA
Oh! anzi. In questo momento non vede l'ora d'esser partito. Ma non partirà.
FILIPPO
Credete?
ELENA
Oh! però è sconfortante. Ah, che miseria! come ci vuol poco! E sono gli uomini di valore,e mutano la faccia del mondo! Sono i martiri della scienza e gli eroi della civiltà. Che fermezza! Eccolo turbato come un'educanda che riceve un biglietto d'amore. Poveretto, mi fa pena!
FILIPPO
Che cuore!
ELENA
Gli uomini, eh?
FILIPPO
I grandi uomini.
ELENA
Tutti. Nemmeno solidali fra di loro. Voi mi secondate come se fosse cosa da nulla. V'assicuro che se sapessi di una macchinazione simile contro una donna, anche non essendole amica, a quest'ora l'avrei già messa sull'avviso. Ma voi altri! Che uno dei vostri cada in trappola, che ve ne importa? Ve lo spingete, se occorre.
FILIPPO
Siete impagabile!
ELENA
Ma sì, ieri sera D'Almèna faceva l'austero, mi ha sermoneggiata, mentre era così facile correre dietro a quel disgraziato e metterlo al corrente della scommessa. La cosa era tanto ovviache ho temuto la facesse. Ma è bastato opporgli lo spauracchio della lealtà offesa per disarmarlo. Naturale! La vostra cavalleria ha un'aria di protezione che mi rivolta. Se il tranello contro il Dottore fosse statoordito da un uomo, D'Almèna glie lo avrebbe svelato sul momento. Ma una donna! La dignità maschile sdegna di lottare contro una donna. Poverette, siamo tanto deboli! — Si vede. — Ma ostentate di tenerci per tali, e sarebbe peccato non approfittarne.
FILIPPO
Siete impagabile!
ELENA
E quell'altro. L'uomo forte! Vi giuro che stamane ero quasi pentita del gioco, e se appena avesse mostrato un po' di elevatezza, avrei smesso. Ma sapete cos'è che lo conturba in questo momento? Volete vederlo il talismano che ha atterrato quel paladino della scienza? Guardate là sul camino.
FILIPPO
Il mio ritratto. Due miei ritratti.
ELENA
Già.
FILIPPO
Dove diavolo li avete presi?
ELENA
Nel mezzo fra i vecchi. Ce li avevo da sei o sette anni.
FILIPPO
Ero un bel giovane.
ELENA
Eh! altro!
FILIPPO
Trovo che mi somigliano ancora.
ELENA
Il Dottore li ha riconosciuti.
FILIPPO
E gli avete lasciato credere?...
ELENA
Che li tenessi lì per specchiarmi nei vostri occhi.
FILIPPO
E l'ha creduto?
ELENA
Ma sì... l'imbecille. Ed ecco perchè finirà per rimanere. Non saranno già le mie arti a trattenerlo, nè un capriccio da gran signore, nè la follia d'un amore improvviso, nulla di ciò che potrebbe far scusabile la sua debolezza. Sarà il dispetto del vostro trionfo a cui crede, e la lusingadi attraversare la vostra felicità; un misto di invidiuzza meschina e di vanità petulante. Davvero che ciò merita dei riguardi! Se i vostri grandi uomini sono così piccini, non pigliatevela con noi se li facciamo cadere. Facendolo, vendichiamo la grandezza vera.
FILIPPO
Così va detto. Il vostro è un atto.......
ELENA
Di giustizia.
FILIPPO
Femminile. Come le moine che mi avete fatto ieri sera; ma vi avverto che non sono di ghiaccio. Non vorrei che per trattenere quell'altro dal Polo mandaste me ai Tropici.
ANSELMO (entra e consegna una lettera)
È tornato Ambrogio.
ELENA
Ah! dello zio.
FILIPPO
Siete in corrispondenza così mattiniera?
ELENA
Gli ho scritto che mi mandasse la commendatizia.
FILIPPO
Se ve l'ha data ieri sera!
ELENA
Volevo ritardarne la consegna al Dottore senza dar sospetti.
FILIPPO
E che vi ha risposto lo zio?
ELENA
Leggete...
FILIPPO
Un enigma. C'è una sola parola:Altrettanto.
ELENA
Gli avevo scritto:Buon giorno.
FILIPPO
E il Dottore ha creduto?...
ELENA
Che sollecitassi la commendatizia. Ma sua colpa! Era là ritto contro la scrivania. Avevo fatto cadere a terra il vostro ritratto, l'ha raccolto felice della caduta, e per rimetterlo a posto si chinava fino sulla cartella dove stavo scrivendo. Mi divertivo come una pazza. Mi dicevo: se legge, se avverte l'inganno, gli confesso ogni cosa e ci si fa una risata. Ho piegato il biglietto piano piano, mettendoglielo sotto il naso; a non leggerlo bisognava farlo apposta, perchè saltano agli occhi due parole:Buon giorno. Era una corda di salvamento che gli gettavo.
FILIPPO
Ci pigliava gusto ad affondare. Chissà stanotte quanto avete meditato il piano di battaglia!
ELENA
Che! Ho dormito d'un fiato — credete ch'io sappia quello che dirò a quel disgraziato quando tornerà fra mezz'ora in casa mia? Non una parola. So che finirà per restare — ecco tutto. — L'arte della seduzione consiste nella facoltà di mettersi improvvisamente in uno stato d'animo che desta interesse. Un sentimento non è vero, perchè dura, ma perchè lo si prova. — Hanno torto quelli che declamano contro le grandi ammaliatrici. Nel momento della seduzione esse prodigano il fiore dell'anima loro, e i fiori più delicati sono quelli che durano meno. Il vostro Dottore non può lagnarsi se in cambio della sua rinunzia gli lascio intravedere per un istante le superbe ricchezze del mio cuore ignote a me stessa.
FILIPPO
Ma se una volta odorato il fiore e adocchiato il tesoro l'amico da uomo saggio vi levasse l'incomodo?
ELENA
Cioè...
FILIPPO
Se partisse davvero?
ELENA
Se partisse?... ne sarei contenta.
FILIPPO
C'è un mezzo semplicissimo.
ELENA
No, senza questa prova non posso farmi un'idea del suo valore.
FILIPPO
Vuol dire che desiderate di trovargliene del valore.
ELENA
Desidero persuadermi che si può trovare chi ne abbia.
FILIPPO
Ahi! Brutto segno. Quando una donna come voi cerca un uomo di merito, è vicina a scegliere chi non ne ha punto. Gli dèi se ne vanno. La vostra divinità invulnerabile vi pesa.
ELENA
Forse. (scampanellata di fuori).
FILIPPO
Peccato! Era un bel esempio. Mi piaceva quella solitudine ingrata. Datemi retta, mandate la lettera al Dottore e buon viaggio. Non mettetelo ad altre prove. L'unico mezzo di potervi illudere intorno alla sua virtù di resistenzaè quello di non tentarla. Quando sarà lontano lo circonderete d'un'aureola di poesia, locchè vi salverà dalla prosa che vi circonda. È un buon consiglio... e disinteressato, perchè di quella prosa faccio parte anch'io.
ELENA
Siete patetico e solenne.
Anselmo, D'Almènae detti.
ANSELMO (dalla comune)
Il cavaliere D'Almèna.
ELENA
Oh! buon giorno.
D'ALMÈNA
Vengo a riscattare il mio onore.
ELENA
L'avete perduto in casa mia?
D'ALMÈNA
Ieri sera devo esservi sembrato supremamente ridicolo. Ho fatto l'hidalgo Don Chisciotte della Mancia, e vengo a pregarvi di scordare la mia spagnuolata.
ELENA
È bell'e scordata e non se ne parli più. Stamattina vi ho veduto a cavallo.
D'ALMÈNA
Ci tenevo più tanto a farvi questa dichiarazione.
ELENA
Non avete più quel bel sauro?
D'ALMÈNA
L'ho venduto; dicevo che...
ELENA
Non parliamone altro.
D'ALMÈNA
Scusate, ma non mi basta riconoscere il mio torto, devo anche proclamare che avevate ragione.
ELENA (tra sè)
Dove mira costui?
D'ALMÈNA
Figuratevi che stamane ebbi delle informazioni sul conto di quel dottor Sarni.
ELENA
Ah!
D'ALMÈNA
È proprio vero che bisogna andare adagio a pensar bene del prossimo.
FILIPPO
Un intrigante, eh? L'avrei giurato.
D'ALMÈNA
No, un intrigante non si può dire, ma via, se lo tratterrete a Roma, l'umanità non ci perderà molto.
ELENA
Che vi hanno detto sul conto del Dottore?
D'ALMÈNA
Che è un vanitoso, che vuol far parlare di sè. Già un'altra volta ha menato gran scalpore di un viaggio che i balenieri fanno ogni anno.
ELENA
Non pare un gradasso, e ad ogni modo dacchè si dispone ad affrontare i rischi è giusto che goda i benefizi.
D'ALMÈNA
Qui sta il punto. Pare che sappia già fin d'ora di non potersi imbarcare. Ma ha tanto strombazzato il suo proposito, che ora va fino a Stoccolma, per aver l'aria di non cedere che alla forza delle cose.
ELENA
Chi vi ha dato queste informazioni?
D'ALMÈNA
Oh, Dio!... mezza Roma.
ELENA
Val quanto dire nessuno. Dite la verità, persistete a volermi salvare?
FILIPPO
Devo andarmene?
ELENA
No — D'Almèna è uomo da farmi la predica in vostra presenza.
D'ALMÈNA
Infatti, Filippo è vostro amico; e mi stupisce che non capisca.
FILIPPO
Io non ho intelligenza.
ELENA
Filippo capisce che non amo sentirmi protetta.
D'ALMÈNA
Sempre l'orgoglio!
ELENA
Non è orgoglio, è stanchezza della continua frivolità che mi circonda.
D'ALMÈNA
Perciò fate frivole le cose serie?
ELENA
Chi ci crede?
D'ALMÈNA
Che sarà di voi se rimane?
ELENA
Avrò una ragione di più per disprezzare il mio mondo.
D'ALMÈNA
Badate a scherzare col fuoco!
ELENA
Sentite, D'Almèna: dicevo or ora a Filippo che invece di farmi la predica dovreste mettere sull'avviso il vostro protetto. Io in voi l'avrei fatto...
D'ALMÈNA
È troppo tardi. Vi farei troppo torto,
ELENA
Ah! seguitate a proteggermi? (scampanellata di fuori).
Ecco il signor Sarni. La vostra protezione cavalleresca mi umilia e la respingo. Parlategli o accettate la complicità.
Anselmo, Andreae detti.
ANSELMO
Il sig. Sarni.
ELENA
Dottore, sono felicissima che lei giunga in tempo perchè le possa presentare il Cav. D'Almèna, un mio zelante amico e suo, il quale sospira un'occasione di mostrarle l'interesse che prende al suo viaggio e il desiderio che ha di esserle utile.
D'ALMÈNA
Il sig. Sarni non ha bisogno dei miei servizi. Per mostrarle, non oso dire, la mia amicizia, ma la mia viva simpatia, non ho altri mezzi che di far voti perchè lei compisca felicemente il suo viaggio, e non si lasci smuovere da nessuna delle difficoltà che potrebbe incontrare. Ma questo è un desiderio troppo naturale in chi, non avendo valore, rispetta almeno quelli che ne hanno, perchè me ne possa fare un merito. Signor Sarni, mi auguro di poterla festeggiare al suo ritorno.
ANDREA
La ringrazio.
D'ALMÈNA
Marchesa! (via). (Andrea lo guarda allontanarsi indovinando qualche armeggio).
Filippo, Elena, Andrea.
FILIPPO (piano ad Elena)
È pomposo come un capo tamburo.
ELENA
Vale cento volte meglio di voi. Se credete di lusingarmi deridendolo, vi sbagliate. È una viltà.
FILIPPO (guarda Andrea, poi Elena)
Ho capito. Sono di troppo, eh?
ELENA
Pigliatela come vi piace.
FILIPPO
Non mi piace, ma la piglio come posso. Sig. Sarni, io non so fare dei discorsi, ma le regalo il motto della mia divisa: Tutto per il meglio. Arrivederci. (via)
ElenaeAndrea.
ANDREA (fra sè)
Che diavolo hanno?
ELENA (va allo scrittoio, prende la lettera delprimo atto e la consegna ad Andrea)
Questa è la lettera dello zio. Mi lasci.
ANDREA
Così subito?
ELENA
Si, ho molte cose da fare. Buon viaggio! si rammenti di noi e buona fortuna. Vada. (Andrea s'inchina interdetto e s'avvia per uscire. — Elena si getta sul canapè).
ANDREA (tornando)
Che cos'ha?... Cos'è seguìto?
ELENA
Sono una donna cattiva.
ANDREA
Perchè?
ELENA
Non lo può capire, non mi conosce lei. Non s'occupi di me. Vada, la sua vita è bella e larga,non l'impicciolisca con queste miserie. Sono cose da nulla, procelle di gente oziosa. Mi lasci! Mi lasci!
ANDREA
Non posso lasciarla così. Da ieri sera che il caso me l'ha fatta conoscere, questa è la terza volta che la vedo. Le circostanze m'hanno condotto oggi in casa sua con una frequenza che m'incoraggia. Che può temere da me? Se non ho tempo di mostrarmi degno della sua fiducia, non ho tempo nemmeno di abusarne. Perchè piange? Mi conceda di portar via come una reliquia la confidenza di un suo dolore, ed un momento della sua vita.
ELENA
Non è nulla. Se anche glielo volessi dire non saprei. Non ho più ragione di piangere in questo momento che un'ora fa, nè oggi che ieri. È il complesso delle cose, sono scontenta di me e sfiduciata degli altri.
ANDREA
Quanto invidio i suoi amici!
ELENA
Non li invidii, non ne ho. Ciò vuol dire che non ne merito — o che li sdegno. Noi profaniamo tanto la parola Amicizia! Tutti sanno amare forse, ma pochi pochi essere amici o avereun amico. Io ho un carattere scontroso, sarebbe così facile rinunziare a un po' d'orgoglio per trovare la via di dominarmi. Ma bisognerebbe darsi la pena di osservare e di riflettere, e quelli ne sono incapaci. Il perder tempo occupa tutta la loro giornata. Se sapesse che vita vuota! Lei non può immaginarla. Ma le altre se ne contentano, e il torto è mio. Come fanno? Non lo so e non lo voglio sapere. È la solita canzone della noia oziosa che fa cadere le donne nei romanzi e nelle commedie, e che è venuta a fastidio, tanto l'hanno ricantata. È una canzone triste, ma vera. Sono ricca, non posso fare il maggiordomo della mia casa e risparmiare il salario di quello che mi serve. Non posso procacciarmi io col mio lavoro nemmeno quelle cose futili che, comprandole da altri, dànno da vivere a tanta gente. Non ho ingegno che basti a farmi scrittrice od artista e abborrisco dalle singolarità. — La politica non m'interessa. Mi guardo attorno e non vedo nulla, nulla che mi faccia desiderare più un giorno che l'altro. La società è mal fatta, ma non la cambio io. E intanto la vita scende, scende inutile, uggiosa, senza una gioia vera, senza un dolore fortificante, smarrita in una nebbiuzza grigia che ne anticipa il tramonto. È naturale, chi ha ingegno e fermezza non cura di noi, noi siamo i parassiti del mondo operoso. Gli uomini capaci di farci tollerarela vita o si chiudono nello studio o vanno lontano per i mari o le terre deserte, in Africa o al Polo.
ANDREA
Come parla bene! Come sono contento di averla conosciuta!
ELENA
Anch'io; questo sfogo mi ha rasserenata..... Dov'è andato or ora?
ANDREA
A comperare un libro.
ELENA
Chissà che astruserie!
ANDREA
I versi di Leopardi. È un libro che m'ha sempre seguìto dappertutto.
ELENA
E l'ha comprato or ora?
ANDREA
Non me ne parli. — Ne avevo un esemplare vecchio a forza di rileggerlo, cui volevo un bene dell'anima, l'ho perduto. Questo nuovo mi piacerà meno.
ELENA
L'ha con sè?
ANDREA
Eccolo. (trae di tasca un'edizione diamante).
ELENA
Ne preferisce una copia sciupata? Vuol fare un cambio? Eccole il mio. — In memoria della mia fanciullaggine.
ANDREA
Perchè non l'ho conosciuta prima d'ora?
ELENA
A che servirebbe dacchè deve partire?
ANDREA
Non sarei partito forse.
ELENA
Male...
ANDREA
Nei giorni passati la gioia che provavo del viaggio imminente, era turbata da un senso di amarezza, che sembrava rimorso. Mi rimordeva che non mi dolesse di partire. È triste lasciare il nostro paese senza portare seco nell'anima la emozione del rimpianto, il miraggio del ritorno. Bisogna dire che la giovinezza mi ha dato ben poco, se la vita austera che m'aspetta non mi spaventa e se l'affrontarla non mi costa sacrifizio. Quando sentivo intorno lodare la mia fortezza d'animo mi dicevo: a costoro il soggiornoin patria dev'essere ben dolce, se credono sia così arduo abbandonarla. Passavo per un eroe quando l'eroismo mi era tanto facile! Se avessi avuto un vincolo qualunque che mi legasse alla vita normale che vivono tutti, chissà se mi sarebbe bastato il cuore di romperlo. Sono forte per forza.
ELENA
Ne ringrazi la sorte.
ANDREA
Che riporterò di laggiù? Se i miei studi mi condurranno ad accertare una verità intraveduta ed a scoprire una legge fisica, il mio nome andrà per le accademie scientifiche, e sarà commemorato nei consessi di gente vecchia e sazia della vita. Avrò la coscienza di aver giovato alla causa del sapere umano, ma mi basterà poi questo premio ideale? Ieri la speranza di meritarlo mi infervorava tanto, stamane ancora avrei dato tutto il mio poco avere per appianare gli ostacoli che potrebbero trattenermi; come va che ora provo una stanchezza sfiduciata che mi fa parere troppo vicino il momento della partenza? Sono dunque così instabili questi ardori, o non ho nell'animo la fede pertinace e vittoriosa? Legga il viaggio attraverso il continente africano, un viaggio di tre anni. In capo al primo volume c'è il ritratto dello Stanley innanzi la partenza, in capo alsecondo quello dopo il ritorno. È partito giovane, forte, bello, i capelli neri, la fronte piana, su cui poteva posarsi con amore il bacio d'una giovinetta; è tornato vecchio, logoro, rugoso, coi capelli bianchi, capace di condurre un esercito e degno d'imperare su d'un popolo, ma inetto a far palpitare il cuore d'una donna. Che viltà in questi pensieri! Ma ieri non ero vile. Oggi mi pare così dolce ed umano esser debole.
ELENA
Non mi faccia pensare d'averlo scoraggiato io.
ANDREA
E se fosse la mia vera coscienza che parla? Se l'orgoglio che m'ha accecato cadesse ora vinto dal suo modo di essere così semplice e sincero? Ho sognato di far camminare il mondo! Povero illuso! La canzone che gl'innamorati ripetono a memoria per dare un ritmo ai loro pensieri d'amore contribuisce alla felicità umana più che la scoperta d'una legge astratta della natura. Vivere, ecco la ragione della vita.
ELENA
No, no, no, non parli così, glielo proibisco, la mia parte sarebbe troppo odiosa. Vada, mi lasci subito. Domani avrà scordato questo momento di debolezza. L'avrebbe provato da solo prima di partire. Addio.
ANDREA
Che farò di qui fino a domani?
ELENA (stacca un fiore)
Mi dia quel libro. (mette il fiore fra le pagine) Guardi dove lo metto:Le rimembranze. Si ricorderà di me? Non deve poi esser tanto difficile nella solitudine.
(Andrea le bacia la mano).
Chissà che vento gelido porterà via questo povero fiore! Almeno lo porterà in luoghi dove non ne crescono altri. Come stupiranno quelle nevi d'una fogliolina di rosa!
ANDREA
Gliela ridarò al mio ritorno.
ELENA
Al suo ritorno! Chissà cosa sarò diventata!
ANDREA
Perchè?
ELENA
Sono tanto stanca di questa vita! Oh! non parlo di morire, sa, non sono sentimentale, e non avrei coraggio.
ANDREA
Che vuol dire?
ELENA
Mah! bisogna pigliare il mondo com'è. A forza di vivere con gente che non stimo — un bel giorno — per intonarmi cogli altri....
ANDREA
Oh! — Prenda. (le dà la lettera).
ELENA
Che cos'è?
ANDREA
La lettera di suo zio. Rimango.
ELENA
No, no. Andiamo! — Che follia! Tenga quella lettera. Vede bene che sono cattiva! La tenga, non la voglio, le dico.
ANDREA (la riprende — imperioso)
Perchè ha detto quelle orribili parole?
ELENA
Oh, Dio! Perchè questa mia scontentezza è superbia bella e buona; disprezzo gli altri perchè mi credo di più di loro. Con che diritto mi metto sul piedestallo? Non verrà, ma può venire il giorno che la voluttà di profanare...
ANDREA
E non crede che se avesse un amico?
ELENA (incredula ridendo)
Ah!
ANDREA
Non come gli altri. Un amico, nulla più che un amico non cupido, non intraprendente. Un uomo che tremasse all'idea di vederla cadere da quell'altezza dove s'è rifugiata, che volesse costringerla a rimanere pura e nobile, per trovare in lei la forza d'esser nobile e generoso, un uomo...
ELENA
Dov'è quest'uomo?
ANDREA
Eccolo. (straccia la lettera).
ELENA
Che ha fatto?
ANDREA
Ho dato una ragione divina alla mia vita.
ELENA
Torno da mio zio.
ANDREA
Le do la mia parola d'onore che non parto più.
ELENA
Non posso... non posso... come vuole che accetti? Oh!
ANDREA
Voglio vivere, voglio vivere, non è lei che mi trattiene, è la mia giovinezza, la mia ignoranzadella vita, è l'ardore di conoscere, di sentire, di soffrire... forse è un'occulta viltà dell'animo mio.
ELENA
Che rimorsi m'ha dato! che male le ho fatto! No... No...!!
ANDREA
Non insista, è inutile, non partirei per un impero! — A domani, Marchesa — a domani!
ELENA
Ah! (si copre il viso colle mani).
Cala la tela.
FINE DELL'ATTO SECONDO.