ADDIO.
Addio, placidi campi,Asil nel mio dolore;Dove che il passo io stampi,La vostra cara immagineMi porterò nel core.A l'aere suo ridenteTorna co 'l maggio il pellegrino uccel;Ritorno anch'io, benchè solo e dolente,Al dolce riso del mio patrio ciel.Addio, bruna e secretaValle ove il sol si perde,Ove tranquilla e chetaSpiccia dal masso, e mormoraL'onda fra 'l tuo bel verde;A l'ombra tua serenaStanco s'asside il povero pastor,E al noto suon de la silvestre avenaPasce la greggia, e posa il cacciator.Valli ridenti e clivi,Floridi colli, addio,Ove d'argentei uliviFile ondeggianti al zefiroOmbreggiano il pendio;Io vi saluto, o carePiagge, confine del fiorito pian;Crespo da l'aure vi careggia il mare,Il mar natio che ò sospirato invan.Da le selvose vette,Dal piano e da le valliVenite, o forosette,La provvida vendemmiaA festeggiar co' balli;Danziam, colmiamo i nappi,Orniam le chiome d'ellera e di fior;Al dolce odor degli spremuti grappiMen triste il vostro addio suoni al mio cor.Addio; qual foglia al vento,Come alcïon su lago,Va l'infedel contento,E dietro a lui dileguasiOgni più cara immago.Addio; l'ape smarritaCerca tra' fiori il timo e il gelsomin;Io fra voi cerco la gentil mia Ghita,Ghita, che bruni ha gli occhi e nero il crin.Ah! qui non è! Dai chetiColmi di sua casettaFuggiro i giorni lieti,Qual lieto stuol di tortoriDa la montana vetta.Su la finestra brunaVenne a posarsi, ingrato ospite, il duol;Siede al suo capezzal la ria FortunaE giace a canto a lei sotto a un lenzuol.O poveretta, or dove,Ditelo, or dove è ita?Corre co 'l verno altrove,E va piangendo a l'aureLa rondine romita.Forse ella pur solingaCerca sott'altro ciel pane ed asil,Forse in cerca di fiori ella raminga,Ma più per lei non fiorirà l'april.O nugoletta bianca,Che vai pe 'l ciel turchino,Se mai soletta e stancaL'incontrerai fra' triboliDel suo lungo cammino,O nugoletta lieve,Sovra il capo di lei rattieni il vol;Chè quella fronte candida qual neveNon tocchi e offenda nel meriggio il sol.O tiepide e leggiereAure di fior nutrici,Se a quelle trecce nereNon val recar le splendideCorone dei felici,Deh! le recate almenoUn semprevivo che non può morir,Le susurrate, aure pietose, in senoLa speranza del cielo e il mio sospir.
Addio, placidi campi,Asil nel mio dolore;Dove che il passo io stampi,La vostra cara immagineMi porterò nel core.A l'aere suo ridenteTorna co 'l maggio il pellegrino uccel;Ritorno anch'io, benchè solo e dolente,Al dolce riso del mio patrio ciel.Addio, bruna e secretaValle ove il sol si perde,Ove tranquilla e chetaSpiccia dal masso, e mormoraL'onda fra 'l tuo bel verde;A l'ombra tua serenaStanco s'asside il povero pastor,E al noto suon de la silvestre avenaPasce la greggia, e posa il cacciator.Valli ridenti e clivi,Floridi colli, addio,Ove d'argentei uliviFile ondeggianti al zefiroOmbreggiano il pendio;Io vi saluto, o carePiagge, confine del fiorito pian;Crespo da l'aure vi careggia il mare,Il mar natio che ò sospirato invan.Da le selvose vette,Dal piano e da le valliVenite, o forosette,La provvida vendemmiaA festeggiar co' balli;Danziam, colmiamo i nappi,Orniam le chiome d'ellera e di fior;Al dolce odor degli spremuti grappiMen triste il vostro addio suoni al mio cor.Addio; qual foglia al vento,Come alcïon su lago,Va l'infedel contento,E dietro a lui dileguasiOgni più cara immago.Addio; l'ape smarritaCerca tra' fiori il timo e il gelsomin;Io fra voi cerco la gentil mia Ghita,Ghita, che bruni ha gli occhi e nero il crin.Ah! qui non è! Dai chetiColmi di sua casettaFuggiro i giorni lieti,Qual lieto stuol di tortoriDa la montana vetta.Su la finestra brunaVenne a posarsi, ingrato ospite, il duol;Siede al suo capezzal la ria FortunaE giace a canto a lei sotto a un lenzuol.O poveretta, or dove,Ditelo, or dove è ita?Corre co 'l verno altrove,E va piangendo a l'aureLa rondine romita.Forse ella pur solingaCerca sott'altro ciel pane ed asil,Forse in cerca di fiori ella raminga,Ma più per lei non fiorirà l'april.O nugoletta bianca,Che vai pe 'l ciel turchino,Se mai soletta e stancaL'incontrerai fra' triboliDel suo lungo cammino,O nugoletta lieve,Sovra il capo di lei rattieni il vol;Chè quella fronte candida qual neveNon tocchi e offenda nel meriggio il sol.O tiepide e leggiereAure di fior nutrici,Se a quelle trecce nereNon val recar le splendideCorone dei felici,Deh! le recate almenoUn semprevivo che non può morir,Le susurrate, aure pietose, in senoLa speranza del cielo e il mio sospir.
Addio, placidi campi,
Asil nel mio dolore;
Dove che il passo io stampi,
La vostra cara immagine
Mi porterò nel core.
A l'aere suo ridente
Torna co 'l maggio il pellegrino uccel;
Ritorno anch'io, benchè solo e dolente,
Al dolce riso del mio patrio ciel.
Addio, bruna e secreta
Valle ove il sol si perde,
Ove tranquilla e cheta
Spiccia dal masso, e mormora
L'onda fra 'l tuo bel verde;
A l'ombra tua serena
Stanco s'asside il povero pastor,
E al noto suon de la silvestre avena
Pasce la greggia, e posa il cacciator.
Valli ridenti e clivi,
Floridi colli, addio,
Ove d'argentei ulivi
File ondeggianti al zefiro
Ombreggiano il pendio;
Io vi saluto, o care
Piagge, confine del fiorito pian;
Crespo da l'aure vi careggia il mare,
Il mar natio che ò sospirato invan.
Da le selvose vette,
Dal piano e da le valli
Venite, o forosette,
La provvida vendemmia
A festeggiar co' balli;
Danziam, colmiamo i nappi,
Orniam le chiome d'ellera e di fior;
Al dolce odor degli spremuti grappi
Men triste il vostro addio suoni al mio cor.
Addio; qual foglia al vento,
Come alcïon su lago,
Va l'infedel contento,
E dietro a lui dileguasi
Ogni più cara immago.
Addio; l'ape smarrita
Cerca tra' fiori il timo e il gelsomin;
Io fra voi cerco la gentil mia Ghita,
Ghita, che bruni ha gli occhi e nero il crin.
Ah! qui non è! Dai cheti
Colmi di sua casetta
Fuggiro i giorni lieti,
Qual lieto stuol di tortori
Da la montana vetta.
Su la finestra bruna
Venne a posarsi, ingrato ospite, il duol;
Siede al suo capezzal la ria Fortuna
E giace a canto a lei sotto a un lenzuol.
O poveretta, or dove,
Ditelo, or dove è ita?
Corre co 'l verno altrove,
E va piangendo a l'aure
La rondine romita.
Forse ella pur solinga
Cerca sott'altro ciel pane ed asil,
Forse in cerca di fiori ella raminga,
Ma più per lei non fiorirà l'april.
O nugoletta bianca,
Che vai pe 'l ciel turchino,
Se mai soletta e stanca
L'incontrerai fra' triboli
Del suo lungo cammino,
O nugoletta lieve,
Sovra il capo di lei rattieni il vol;
Chè quella fronte candida qual neve
Non tocchi e offenda nel meriggio il sol.
O tiepide e leggiere
Aure di fior nutrici,
Se a quelle trecce nere
Non val recar le splendide
Corone dei felici,
Deh! le recate almeno
Un semprevivo che non può morir,
Le susurrate, aure pietose, in seno
La speranza del cielo e il mio sospir.