A GISELDA.

A GISELDA.

Co 'l raggio dei veglianti astri, co 'l raggioDe la candida luna, io ti saluto,Dolce sospiro mio! Veglian le stelleCome l'anima mia; scema è la lunaCome la fronte de la mia speranza.Pur benedetto il dì che dentro al core,Palpitommi il tuo sguardo, e benedettaLa furtiva parola e il bacio primo,Che di perpetuo amor l'alme ne avvinse,E benedetti ad uno ad un gli affanni,Ch'io per te soffro e soffrirò! Tal cosa,Cara, tal cosa è l'amor mio, che nulloO sgomento o pietà dammi di questaMisera vita, che a tant'ira è segno,Chè anzi maggior di tutte ire mi rende,E miglior di me stesso e più superbo!Ma qualor da lontan miro la stanza,Ove a me nota ed al dolor tu vivi,E rovesciar sul tuo capo infeliceSento il fiel di tant'alme e tanta parteDe le tempeste mie, con fiero istintoGuardo al viver mio vano, e spegner tutto,Come vil face, l'esser mio vorrei!Odi, Giselda, e non ti faccia ingannoL'amor tuo santo, e la pietà ch'ài moltaPei miei giorni infelici! Una secretaTenebra di dolor gravita e pendeSu 'l capo mio. Qual essa sia, qual fonteAbbia il mio pianto e quali abissi il core,Nè il so, nè il cerco. Una paura io sentoFredda, crudel, ch'esser potria rimorso,Se delitti avess'io! Morta è la fede,Morta è la gioia in me: sorride e speraAltri ove io piango; un'incessante, inquetaSmania mi caccia; dove i passi io volgaNon trovo, e ciò che non è tedio o sdegno,Dentro a l'anima mia diventa affanno.Per non segnato ciel, per mondi ignoti,Straniero al mondo, erra il mio spirto in cercaDi non viste fantasme; e aspetto, e impreco,Ed or me stesso, or pazzi gli altri estimo.Solo sull'orlo a questo vuoto immensoChe universo si noma, a cui, se dànnoLuce tant'astri è per mirar nostr'ombra,Muto, tremante e derelitto io pendo,O ch'io deggia anzi tempo entro gli abissiGittar questo d'affanni e di memoriePenosissimo incarco, o ver dal tempoTrascinar là mi lasci ove, se cosaResta di noi, rider di noi potremo.Sorger vedo a me innanzi un'incompresaLarva di Dio, che di me stesso è l'ombra,E fra un mar d'infecondi atomi e un suonoChe dir non so se sia pianto o sorriso,Come fra cielo e mar, veggio una candidaForma nuotar, che pensierosi e mestiGira gli sguardi, e un'armonia diffondeChe al suon de l'aure e al tuo parlar somiglia.Che vuoi tu, che vuoi tu, candido sognoDel viver mio; speranza ultima e bellaDei giorni miei, qual porto mai, qual riva,Qual riposo avrem noi? Zolle pietoseDi quest'isola mia, lidi lontani,Vergini selve, intatti boschi, or dateDate ghirlande a me! L'amor che sorgeFra le tenebre mie, l'amor che soloSplende dentro al cor mio, vorria d'un fiatoFare april su la terra, eterno aprileSugli abissi del mar. D'astri e di fioriTesser vuo' intorno a lei tessere un velo,Che ravvolga e profumi il paradisoDe le nostre speranze; un vel che tuttaChiuda la vita in un sospir, la terraIn un sol guardo, in un momento soloL'eternità: tessere un velo, un mondoPopolato di sogni, ove sian l'almeSensibil cosa, e lingua unica i baci,E Dio la colpa, e voluttà il morire!Ma qual astro e qual fior ride al desertoTramite mio? Come vestir di roseLa tua vita io potrò, dolce ed amaroStrazio e conforto mio? L'anima, il cielo,(Se tal fede ebbi mai) la gloria, il regnoDe la morte e del nulla, unico asiloOve riposo a tanti mali io spero,Tutto io darei per te! Se cosa vileCapir l'alma potesse, io fino all'ontaFino al delitto scenderei, pur ch'altoSopra gli affanni altrui segga il tuo coreE il tuo cor presso al mio! Crudel talvoltaL'amor mi fa! Se al voler mio conformeFosse il poter, questo vedresti a un puntoCivile ordin distrutto, e l'uomo ignudoErrar nei boschi a disputar la ghiandaAi più forti di lui. Lacci e catenePer fiero istinto di vendetta e d'iraContro noi stessi ci tessiam; di pazzeLarve e d'ombre mendaci e di paureIngombriam l'alme nostre, e qual più gemeE men leva la fronte al reo flagelloQuel virtuoso è più! Voto fantasma,Virtù, vana parola, ove altro sertoChe di spine non hai, s'altra promessaDar non sai che del ciel, su questa terraChe l'ossa nostre, e l'alme forse, inghiotte,Nel nome de l'amor, ti maledico!Perdona, anima cara. Empio e crudeleSuona il mio dir; ma de le mie sventureVil lamento io non movo. Ad uno ad unoVidi cader da la mia fronte i fioriDe le speranze mie; morto il sorrisoDe la rosea salute; e magra e lentaCo' suoi voti bisogni, al fianco mioL'abbominosa povertà s'asside.Divorai muto il pianto, e muto io tolsiLe mie sciagure, e le torrò. Di straneNon comprese speranze il canto aspersi,E plauso ebbi di vate, e alcun non seppe,Che chiusa avea la speme e il doman mortoChi altrui la speme e l'avvenir schiudea.Tal io t'apparvi in pria: l'amor mi reseDebol sì, ma non tal ch'altri conoscaFuor di te il dolor mio: d'invidia degnoEsser io vuo', non di pietà. S'io prego,S'io mi querelo e maledico e piango,Egli è solo per te! Povera barcaSenza temo, nè vela, a l'onde in preda.Correr meco vuoi tu la fredda, immensaSolitudin dei miei fati infelici?Insanguinar le delicate pianteSovra i triboli miei? Sparger commistoAl mio pianto il tuo pianto, e temprar l'iraChe mi bolle nel cor negra e funesta,Co 'l dir pietoso, ed affrenar co' baciL'empia bestemmia, che dal labbro irrompeSu questa terra senza april, su questiUomini senza cor, ciel senza Dio?Deh! ascolta anima cara; e se tant'altoAmor ti parla, che dolente e soloL'alma tua rara non sostien ch'io viva,Vieni, ah! vieni al mio cor, tergi il mio pianto,Dolcezza unica mia! Le braccia io tendoA te, come il nocchier le tende al porto;Schiudo io l'anima a te, come a la pioggiaS'apre la terra, il fiore a la rugiada.La notte agli astri e il duro verno al sole.Vieni, ah! vieni al mio cor, tergi il mio piantoSperanza unica mia! Finchè a me splendeRaggio di sol negli occhi, entro al mio pettoSplenderan gli occhi tuoi; stanchi d'amplessiLe mie braccia cadran, quando a l'amplessoS'apriran de la morte, e freddi a un tempoTaceran le mie labbra e i baci miei!Vieni ah! vieni al mio cor, tergi il mio pianto,Compagna unica mia! Da questi lidiRicchi di fior', ma di bei sensi avari,Muoverem lungi un dì, muoverem soliCoi nostri affanni e il nostro amor! VedraiQuanto de l'ire altrui, del soffrir mioDispregio io serbi; e che fra tanti affanniSol non avrò questa virtù perdutaDi portar l'amor mio ne l'urna invitto.

Co 'l raggio dei veglianti astri, co 'l raggioDe la candida luna, io ti saluto,Dolce sospiro mio! Veglian le stelleCome l'anima mia; scema è la lunaCome la fronte de la mia speranza.Pur benedetto il dì che dentro al core,Palpitommi il tuo sguardo, e benedettaLa furtiva parola e il bacio primo,Che di perpetuo amor l'alme ne avvinse,E benedetti ad uno ad un gli affanni,Ch'io per te soffro e soffrirò! Tal cosa,Cara, tal cosa è l'amor mio, che nulloO sgomento o pietà dammi di questaMisera vita, che a tant'ira è segno,Chè anzi maggior di tutte ire mi rende,E miglior di me stesso e più superbo!Ma qualor da lontan miro la stanza,Ove a me nota ed al dolor tu vivi,E rovesciar sul tuo capo infeliceSento il fiel di tant'alme e tanta parteDe le tempeste mie, con fiero istintoGuardo al viver mio vano, e spegner tutto,Come vil face, l'esser mio vorrei!Odi, Giselda, e non ti faccia ingannoL'amor tuo santo, e la pietà ch'ài moltaPei miei giorni infelici! Una secretaTenebra di dolor gravita e pendeSu 'l capo mio. Qual essa sia, qual fonteAbbia il mio pianto e quali abissi il core,Nè il so, nè il cerco. Una paura io sentoFredda, crudel, ch'esser potria rimorso,Se delitti avess'io! Morta è la fede,Morta è la gioia in me: sorride e speraAltri ove io piango; un'incessante, inquetaSmania mi caccia; dove i passi io volgaNon trovo, e ciò che non è tedio o sdegno,Dentro a l'anima mia diventa affanno.Per non segnato ciel, per mondi ignoti,Straniero al mondo, erra il mio spirto in cercaDi non viste fantasme; e aspetto, e impreco,Ed or me stesso, or pazzi gli altri estimo.Solo sull'orlo a questo vuoto immensoChe universo si noma, a cui, se dànnoLuce tant'astri è per mirar nostr'ombra,Muto, tremante e derelitto io pendo,O ch'io deggia anzi tempo entro gli abissiGittar questo d'affanni e di memoriePenosissimo incarco, o ver dal tempoTrascinar là mi lasci ove, se cosaResta di noi, rider di noi potremo.Sorger vedo a me innanzi un'incompresaLarva di Dio, che di me stesso è l'ombra,E fra un mar d'infecondi atomi e un suonoChe dir non so se sia pianto o sorriso,Come fra cielo e mar, veggio una candidaForma nuotar, che pensierosi e mestiGira gli sguardi, e un'armonia diffondeChe al suon de l'aure e al tuo parlar somiglia.Che vuoi tu, che vuoi tu, candido sognoDel viver mio; speranza ultima e bellaDei giorni miei, qual porto mai, qual riva,Qual riposo avrem noi? Zolle pietoseDi quest'isola mia, lidi lontani,Vergini selve, intatti boschi, or dateDate ghirlande a me! L'amor che sorgeFra le tenebre mie, l'amor che soloSplende dentro al cor mio, vorria d'un fiatoFare april su la terra, eterno aprileSugli abissi del mar. D'astri e di fioriTesser vuo' intorno a lei tessere un velo,Che ravvolga e profumi il paradisoDe le nostre speranze; un vel che tuttaChiuda la vita in un sospir, la terraIn un sol guardo, in un momento soloL'eternità: tessere un velo, un mondoPopolato di sogni, ove sian l'almeSensibil cosa, e lingua unica i baci,E Dio la colpa, e voluttà il morire!Ma qual astro e qual fior ride al desertoTramite mio? Come vestir di roseLa tua vita io potrò, dolce ed amaroStrazio e conforto mio? L'anima, il cielo,(Se tal fede ebbi mai) la gloria, il regnoDe la morte e del nulla, unico asiloOve riposo a tanti mali io spero,Tutto io darei per te! Se cosa vileCapir l'alma potesse, io fino all'ontaFino al delitto scenderei, pur ch'altoSopra gli affanni altrui segga il tuo coreE il tuo cor presso al mio! Crudel talvoltaL'amor mi fa! Se al voler mio conformeFosse il poter, questo vedresti a un puntoCivile ordin distrutto, e l'uomo ignudoErrar nei boschi a disputar la ghiandaAi più forti di lui. Lacci e catenePer fiero istinto di vendetta e d'iraContro noi stessi ci tessiam; di pazzeLarve e d'ombre mendaci e di paureIngombriam l'alme nostre, e qual più gemeE men leva la fronte al reo flagelloQuel virtuoso è più! Voto fantasma,Virtù, vana parola, ove altro sertoChe di spine non hai, s'altra promessaDar non sai che del ciel, su questa terraChe l'ossa nostre, e l'alme forse, inghiotte,Nel nome de l'amor, ti maledico!Perdona, anima cara. Empio e crudeleSuona il mio dir; ma de le mie sventureVil lamento io non movo. Ad uno ad unoVidi cader da la mia fronte i fioriDe le speranze mie; morto il sorrisoDe la rosea salute; e magra e lentaCo' suoi voti bisogni, al fianco mioL'abbominosa povertà s'asside.Divorai muto il pianto, e muto io tolsiLe mie sciagure, e le torrò. Di straneNon comprese speranze il canto aspersi,E plauso ebbi di vate, e alcun non seppe,Che chiusa avea la speme e il doman mortoChi altrui la speme e l'avvenir schiudea.Tal io t'apparvi in pria: l'amor mi reseDebol sì, ma non tal ch'altri conoscaFuor di te il dolor mio: d'invidia degnoEsser io vuo', non di pietà. S'io prego,S'io mi querelo e maledico e piango,Egli è solo per te! Povera barcaSenza temo, nè vela, a l'onde in preda.Correr meco vuoi tu la fredda, immensaSolitudin dei miei fati infelici?Insanguinar le delicate pianteSovra i triboli miei? Sparger commistoAl mio pianto il tuo pianto, e temprar l'iraChe mi bolle nel cor negra e funesta,Co 'l dir pietoso, ed affrenar co' baciL'empia bestemmia, che dal labbro irrompeSu questa terra senza april, su questiUomini senza cor, ciel senza Dio?Deh! ascolta anima cara; e se tant'altoAmor ti parla, che dolente e soloL'alma tua rara non sostien ch'io viva,Vieni, ah! vieni al mio cor, tergi il mio pianto,Dolcezza unica mia! Le braccia io tendoA te, come il nocchier le tende al porto;Schiudo io l'anima a te, come a la pioggiaS'apre la terra, il fiore a la rugiada.La notte agli astri e il duro verno al sole.Vieni, ah! vieni al mio cor, tergi il mio piantoSperanza unica mia! Finchè a me splendeRaggio di sol negli occhi, entro al mio pettoSplenderan gli occhi tuoi; stanchi d'amplessiLe mie braccia cadran, quando a l'amplessoS'apriran de la morte, e freddi a un tempoTaceran le mie labbra e i baci miei!Vieni ah! vieni al mio cor, tergi il mio pianto,Compagna unica mia! Da questi lidiRicchi di fior', ma di bei sensi avari,Muoverem lungi un dì, muoverem soliCoi nostri affanni e il nostro amor! VedraiQuanto de l'ire altrui, del soffrir mioDispregio io serbi; e che fra tanti affanniSol non avrò questa virtù perdutaDi portar l'amor mio ne l'urna invitto.

Co 'l raggio dei veglianti astri, co 'l raggio

De la candida luna, io ti saluto,

Dolce sospiro mio! Veglian le stelle

Come l'anima mia; scema è la luna

Come la fronte de la mia speranza.

Pur benedetto il dì che dentro al core,

Palpitommi il tuo sguardo, e benedetta

La furtiva parola e il bacio primo,

Che di perpetuo amor l'alme ne avvinse,

E benedetti ad uno ad un gli affanni,

Ch'io per te soffro e soffrirò! Tal cosa,

Cara, tal cosa è l'amor mio, che nullo

O sgomento o pietà dammi di questa

Misera vita, che a tant'ira è segno,

Chè anzi maggior di tutte ire mi rende,

E miglior di me stesso e più superbo!

Ma qualor da lontan miro la stanza,

Ove a me nota ed al dolor tu vivi,

E rovesciar sul tuo capo infelice

Sento il fiel di tant'alme e tanta parte

De le tempeste mie, con fiero istinto

Guardo al viver mio vano, e spegner tutto,

Come vil face, l'esser mio vorrei!

Odi, Giselda, e non ti faccia inganno

L'amor tuo santo, e la pietà ch'ài molta

Pei miei giorni infelici! Una secreta

Tenebra di dolor gravita e pende

Su 'l capo mio. Qual essa sia, qual fonte

Abbia il mio pianto e quali abissi il core,

Nè il so, nè il cerco. Una paura io sento

Fredda, crudel, ch'esser potria rimorso,

Se delitti avess'io! Morta è la fede,

Morta è la gioia in me: sorride e spera

Altri ove io piango; un'incessante, inqueta

Smania mi caccia; dove i passi io volga

Non trovo, e ciò che non è tedio o sdegno,

Dentro a l'anima mia diventa affanno.

Per non segnato ciel, per mondi ignoti,

Straniero al mondo, erra il mio spirto in cerca

Di non viste fantasme; e aspetto, e impreco,

Ed or me stesso, or pazzi gli altri estimo.

Solo sull'orlo a questo vuoto immenso

Che universo si noma, a cui, se dànno

Luce tant'astri è per mirar nostr'ombra,

Muto, tremante e derelitto io pendo,

O ch'io deggia anzi tempo entro gli abissi

Gittar questo d'affanni e di memorie

Penosissimo incarco, o ver dal tempo

Trascinar là mi lasci ove, se cosa

Resta di noi, rider di noi potremo.

Sorger vedo a me innanzi un'incompresa

Larva di Dio, che di me stesso è l'ombra,

E fra un mar d'infecondi atomi e un suono

Che dir non so se sia pianto o sorriso,

Come fra cielo e mar, veggio una candida

Forma nuotar, che pensierosi e mesti

Gira gli sguardi, e un'armonia diffonde

Che al suon de l'aure e al tuo parlar somiglia.

Che vuoi tu, che vuoi tu, candido sogno

Del viver mio; speranza ultima e bella

Dei giorni miei, qual porto mai, qual riva,

Qual riposo avrem noi? Zolle pietose

Di quest'isola mia, lidi lontani,

Vergini selve, intatti boschi, or date

Date ghirlande a me! L'amor che sorge

Fra le tenebre mie, l'amor che solo

Splende dentro al cor mio, vorria d'un fiato

Fare april su la terra, eterno aprile

Sugli abissi del mar. D'astri e di fiori

Tesser vuo' intorno a lei tessere un velo,

Che ravvolga e profumi il paradiso

De le nostre speranze; un vel che tutta

Chiuda la vita in un sospir, la terra

In un sol guardo, in un momento solo

L'eternità: tessere un velo, un mondo

Popolato di sogni, ove sian l'alme

Sensibil cosa, e lingua unica i baci,

E Dio la colpa, e voluttà il morire!

Ma qual astro e qual fior ride al deserto

Tramite mio? Come vestir di rose

La tua vita io potrò, dolce ed amaro

Strazio e conforto mio? L'anima, il cielo,

(Se tal fede ebbi mai) la gloria, il regno

De la morte e del nulla, unico asilo

Ove riposo a tanti mali io spero,

Tutto io darei per te! Se cosa vile

Capir l'alma potesse, io fino all'onta

Fino al delitto scenderei, pur ch'alto

Sopra gli affanni altrui segga il tuo core

E il tuo cor presso al mio! Crudel talvolta

L'amor mi fa! Se al voler mio conforme

Fosse il poter, questo vedresti a un punto

Civile ordin distrutto, e l'uomo ignudo

Errar nei boschi a disputar la ghianda

Ai più forti di lui. Lacci e catene

Per fiero istinto di vendetta e d'ira

Contro noi stessi ci tessiam; di pazze

Larve e d'ombre mendaci e di paure

Ingombriam l'alme nostre, e qual più geme

E men leva la fronte al reo flagello

Quel virtuoso è più! Voto fantasma,

Virtù, vana parola, ove altro serto

Che di spine non hai, s'altra promessa

Dar non sai che del ciel, su questa terra

Che l'ossa nostre, e l'alme forse, inghiotte,

Nel nome de l'amor, ti maledico!

Perdona, anima cara. Empio e crudele

Suona il mio dir; ma de le mie sventure

Vil lamento io non movo. Ad uno ad uno

Vidi cader da la mia fronte i fiori

De le speranze mie; morto il sorriso

De la rosea salute; e magra e lenta

Co' suoi voti bisogni, al fianco mio

L'abbominosa povertà s'asside.

Divorai muto il pianto, e muto io tolsi

Le mie sciagure, e le torrò. Di strane

Non comprese speranze il canto aspersi,

E plauso ebbi di vate, e alcun non seppe,

Che chiusa avea la speme e il doman morto

Chi altrui la speme e l'avvenir schiudea.

Tal io t'apparvi in pria: l'amor mi rese

Debol sì, ma non tal ch'altri conosca

Fuor di te il dolor mio: d'invidia degno

Esser io vuo', non di pietà. S'io prego,

S'io mi querelo e maledico e piango,

Egli è solo per te! Povera barca

Senza temo, nè vela, a l'onde in preda.

Correr meco vuoi tu la fredda, immensa

Solitudin dei miei fati infelici?

Insanguinar le delicate piante

Sovra i triboli miei? Sparger commisto

Al mio pianto il tuo pianto, e temprar l'ira

Che mi bolle nel cor negra e funesta,

Co 'l dir pietoso, ed affrenar co' baci

L'empia bestemmia, che dal labbro irrompe

Su questa terra senza april, su questi

Uomini senza cor, ciel senza Dio?

Deh! ascolta anima cara; e se tant'alto

Amor ti parla, che dolente e solo

L'alma tua rara non sostien ch'io viva,

Vieni, ah! vieni al mio cor, tergi il mio pianto,

Dolcezza unica mia! Le braccia io tendo

A te, come il nocchier le tende al porto;

Schiudo io l'anima a te, come a la pioggia

S'apre la terra, il fiore a la rugiada.

La notte agli astri e il duro verno al sole.

Vieni, ah! vieni al mio cor, tergi il mio pianto

Speranza unica mia! Finchè a me splende

Raggio di sol negli occhi, entro al mio petto

Splenderan gli occhi tuoi; stanchi d'amplessi

Le mie braccia cadran, quando a l'amplesso

S'apriran de la morte, e freddi a un tempo

Taceran le mie labbra e i baci miei!

Vieni ah! vieni al mio cor, tergi il mio pianto,

Compagna unica mia! Da questi lidi

Ricchi di fior', ma di bei sensi avari,

Muoverem lungi un dì, muoverem soli

Coi nostri affanni e il nostro amor! Vedrai

Quanto de l'ire altrui, del soffrir mio

Dispregio io serbi; e che fra tanti affanni

Sol non avrò questa virtù perduta

Di portar l'amor mio ne l'urna invitto.


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