Avvocato!

Avvocato!

A quel professore di storia debbo le mie prime soddisfazioni di vendiparole. Egli ci aveva esortati a far di quando in quando dei “lavori di diligenza„ che dovevano essere sunti narrativi di un periodo storico, chiusi da qualche considerazione generale. L'ambizione d'entrargli in grazia era così viva in tutti che i “lavori di diligenza„ piovevano ogni settimana a dozzine sul suo tavolino, e gareggiando fra di noi a chi scrivesse più roba, c'era chi gli rovesciava addosso delle mezze risme di carta, ch'egli mandava a prendere dal bidello; il quale usciva qualche volta carico come un somaro. L'aria del tempo voleva che ogni scritto scolaresco terminasse con una sonata patriottica. Io fecial primo di quei lavori una chiusa di questo genere, che ebbe qualche fortuna. Ciò bastò perchè vari compagni ricorressero a me abitualmente per farsi fare la tirata finale del loro “sunto„. Le richieste mi titillarono l'amor proprio, divenni un fabbricante dichiuse: chiuse rimbombanti d'amor di patria, tirate con le mani e coi piedi, code di frasoni cucite ai lavori non con filo bianco, ma con spago da imballatura, veri petardi di rettorica, furfanterie letterarie da non averne un'idea. Con l'esercizio continuo acquistai in questo mestiere indegno una destrezza spaventevole: avrei potuto aprir bottega e guadagnarmi il pane. Ne insuperbii. Ma è strano che da questo buon successo non nacquero punto in me la speranza e il proposito di diventare uno scrittore; ma sorse invece l'idea d'aver la vocazione dell'avvocatura.

Infatti, lo stile di quella prosaccia era più da improvvisatore che da letterato, apparteneva esclusivamente al genere oratorio, e al più basso. L'idea, a poco a poco, mise radici, e vegetò rigogliosa. Sì, ero nato per tuonare alla sbarra, per grandeggiare nel foro; nessun dubbio oramai; mi maravigliavo d'aver sentito così tardi la voce della natura. Era quella, dunque, la mia nona incarnazione: prima bandito, poi soldato, pittore, prete, tenore, matematico, commediante, direttore di circo equestre.... avvocato! E abbracciai la nuova illusione con lo stesso ardore con cui avevo abbracciato le altre otto. Ricordandomi il gran colpo che m'aveva fatto il discorso in difesa del generale Ramorino dell'avvocatoBrofferio, mi diedi a leggere iMiei tempi(che si pubblicavano allora a fascicoli), il cui stile oratorio mi pareva giustamente il meglio atto a formar l'eloquenza d'un aspirante alla toga, e studiai a memoria tutti i frammenti di discorsi parlamentari che l'autore riferisce in quell'opera, e li andai recitando nel giardino e nel cortile, con una gran mimica curialesca, fingendo che fossero arringhe in difesa di accusati, e vedendo, dico vedendo proprio la gabbia, i giudici, l'uditorio, i carabinieri, tutti rintontiti dalla mia parola. Mi diedi a frequentare la Corte d'Assise, e marinai una volta la scuola per andar a sentire il vecchio avvocato Sineo, venuto da Torino, che mi avvampò d'entusiasmo. Poi presi a fare delle arringhe per conto mio, in difesa di mascalzoni immaginari e di Ramorini ideali. M'infervorai a tal segno, in fine, che un giorno dichiarai il mio pensiero a mio padre: avevo scelto la mia carriera, non avevo più bisogno che del suo consenso. Egli sorrise, e dopo esser stato un po' sopra pensiero, acconsentì, dicendomi che agli studi universitari, in ogni modo, io ero destinato, che potevo studiar leggi, se tale era mio desiderio. — Va bene — concluse — sarai avvocato. — Mi parve di esser laureato in quel punto, e che dovesse cominciare il giorno dopo ad affluir la clientela. Diedi l'annunzio ai miei compagni, come d'una cosa fatta, e cominciai, nel discuter con loro, a fare i gesti avvocateschi di sciogliere il braccio dalla toga e di aggiustarmi sul petto le facciuole, e in casa, nei momenti d'ozio, a palpare con amorevolefamiliarità i codici di mio fratello. Oh, finalmente, avevo trovato la mia strada! E intanto, per esercitarmi sempre più all'improvvisazione, giù “chiuse„ a rifascio.


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