Primi palpiti....
Trovo a questo punto il ricordo di quel primo sentimento confuso e soavissimo, che si può chiamare il crepuscolo dell'amore, e che la parola non può render che malamente, come il pennello il primo barlume dell'alba. Una sera, tornando da una passeggiata col portinaio, ci fermammo in una piazzetta dove dava spettacolo una famiglia di poveri saltimbanchi, e danzava in quel punto sopra una corda, con le sottanine corte e il bilanciere in mano, una ragazzina della mia età, di forme graziose e di viso dolce e triste, accompagnata da un organetto che suonava un'aria lamentevole. Le batteva in viso la luce d'un lampione; vidi che aveva gli occhi pieni di lacrime: era forse stata battuta, o era digiuna o malata, e la facevano ballare per forza. Non so ben dire, ma ricordo bene quello che provai: un sentimento nuovo per me, una simpatia viva, dolcissima, piena di tenerezza e di pietà, diversa affatto da quanto avessi mai sentito fino allora in presenza dell'altro sesso; unacommozione gentile e grave ad un tempo, della quale sentivo non so quale alterezza, e che mi lasciò pensieroso per tutta la sera, come d'un mistero, e compreso di quella malinconia che ci viene dalla solitudine della campagna all'ora del tramonto; ma non turbato neppure dall'ombra d'un pensiero sensuale, benchè fra i compagni di scuola e di gioco mi fosse già passata per gli orecchi molta parte dello scibile; anzi rifuggente con ribrezzo da ogni immagine impura che mi balenasse appena alla mente. Ciò che prova per me che non è quella peste incurabile che si crede la cognizione precoce (d'altra parte inevitabile, che che si faccia) di certe cose, poichè l'amore è più forte di lei, e quando si leva spazza via dall'anima, come un colpo di vento, ogni pensiero immondo. Disparve presto quella immagine; ma non rimase più vuoto il posto che ella aveva occupato: nel quale sottentrarono via via le piccole signorine più belle e più note della città, che usavano ballar tra di loro ogni domenica in una piazzetta del passeggio pubblico, mentre suonava la banda municipale; e tutti quegli amori furon della natura del primo, affettuosi e puri, tutti del cuore e della fantasia, accompagnati da ambizioni vaghe di gloria, da immaginazioni poetiche di nozze premature, di fughe avventurose, d'incontri romanzeschi in foreste e in deserti, di colloqui appassionati e sommessi nel silenzio delle notti stellate. Che sciocco errore è di far colpa ai ragazzi, come d'un delitto, o di deriderli di quei primi moti della passione, che sono invecela sola forza intima che possa preservarli dalla corruzione! Io ricordo che tutte quelle ragazzine m'apparivano come ravvolte in una infinità di veli, di cui il mio pensiero non raggiungeva mai l'ultimo; che le tenevo come creature sovrumane, le quali non avessero di fanciullesco che l'aspetto, così che restavo stupito, quasi deluso, quando nel passare accanto a loro, mentre discorrevano con le governanti o coi fratelli piccoli, le udivo dire qualche sciocchezza, come ne dicevano tutti i ragazzi della mia età. E avrei sentito una vergogna mortale se esse avessero potuto udire certi discorsi che facevamo fra di noi, e ogni allusione volgare che si fosse fatta a quella che per il momento stava sull'altare, m'avrebbe offeso nell'anima. Ma da quei discorsi, per quanto stava in me, esse rimanevano sempre fuori, come esseri inaccessibili alle volgarità di questa terra. Le nostre immaginazioni e i nostri discorsi licenziosi avevan per oggetto persone d'altra età e d'altra condizione, nelle quali non si guardava nè a bellezza nè a bruttezza, e neppur ci aveva che vedere la simpatia; e anche correva un lungo tratto tra l'audacia impudente delle parole e la vera capacità morale di peccare. Benchè il mio sentimento religioso fosse molto vago, e andasse soggetto a molte intermittenze, quello di cui si parlava così allegramente m'appariva pur sempre un peccato enorme, di conseguenze grandi e terribili nell'altra vita ed in questa; la prima delle quali pensavo che fosse un'immediata e profonda trasformazione morale, un'entrataviolenta e pericolosa di tutto l'essere nella virilità, lo scoprimento istantaneo di molti misteri solenni della vita, una sazietà improvvisa di tutti i giochi e di tutti i piaceri della fanciullezza, e la morte d'ogni amore allo studio. Tanto è vero che, essendosi vantato con me quel tal Clemente, d'aver conosciuto l'albero del bene e del male, e avendomi raccontato che la sera della sua prima colpa era stato accompagnato fino a casa da una voce cupa e continua che veniva di sottoterra, io la bevetti come me la diede, e ne serbai per molto tempo un senso segreto di terrore.