INDICE DEI CAPOVERSI

[1]Per la risposta di Dotto Reali, si veda fra i Rimatori lucchesi.

[1]Per la risposta di Dotto Reali, si veda fra i Rimatori lucchesi.

[2]Mi corre l'obbligo di ringraziare vivamente il prof. Flaminio Pellegrini, che con la sua molta dottrina e con l'autorevole consiglio mi ha efficacemente aiutato in questa nuova edizione deiRimatori pistoiesie anche in quella deiRimatori pisani

[2]Mi corre l'obbligo di ringraziare vivamente il prof. Flaminio Pellegrini, che con la sua molta dottrina e con l'autorevole consiglio mi ha efficacemente aiutato in questa nuova edizione deiRimatori pistoiesie anche in quella deiRimatori pisani

[3]Furono presi in esame da:G. Bertoni, inZeitschrift für rom. Philologie,XXX[1906], 342-5;M. Pelaez, inRassegna bibl. della letter. ital.,XIV[1906], 292-4;G. Zaccagnini, inRassegna critica della letter. ital.,X[1907], 34-8;B. Wiese, inArchiv für das Studium der neueren Sprachen und Literaturen,CXVII[1907], 214-223;V. Rossi, inGiornale storico della letter. ital.,XLIX[1907], 373-383;K. Vossler, inLiteraturblatt für germ. und rom. Philologie,XXVIII[1907], 290-4.

[3]Furono presi in esame da:

G. Bertoni, inZeitschrift für rom. Philologie,XXX[1906], 342-5;M. Pelaez, inRassegna bibl. della letter. ital.,XIV[1906], 292-4;G. Zaccagnini, inRassegna critica della letter. ital.,X[1907], 34-8;B. Wiese, inArchiv für das Studium der neueren Sprachen und Literaturen,CXVII[1907], 214-223;V. Rossi, inGiornale storico della letter. ital.,XLIX[1907], 373-383;K. Vossler, inLiteraturblatt für germ. und rom. Philologie,XXVIII[1907], 290-4.

G. Bertoni, inZeitschrift für rom. Philologie,XXX[1906], 342-5;

M. Pelaez, inRassegna bibl. della letter. ital.,XIV[1906], 292-4;

G. Zaccagnini, inRassegna critica della letter. ital.,X[1907], 34-8;

B. Wiese, inArchiv für das Studium der neueren Sprachen und Literaturen,CXVII[1907], 214-223;

V. Rossi, inGiornale storico della letter. ital.,XLIX[1907], 373-383;

K. Vossler, inLiteraturblatt für germ. und rom. Philologie,XXVIII[1907], 290-4.

[4]Osservò giá ilRossi,Gior. st. d. letter. it.cit.,XLIX, 374 e n.I, che questo rimatore non è da ritenere come notaio: nei documenti egli è costantemente e unicamente designato come «iudex».

[4]Osservò giá ilRossi,Gior. st. d. letter. it.cit.,XLIX, 374 e n.I, che questo rimatore non è da ritenere come notaio: nei documenti egli è costantemente e unicamente designato come «iudex».

[5]Il prof. A. Zenatti cortesemente mi comunica che questo rimatore deve proprio chiamarsi «Bonodito», come giá noi congetturammo: cfr.I Rimatori lucch., p.XXXVII. Egli ne fornirá la prova.

[5]Il prof. A. Zenatti cortesemente mi comunica che questo rimatore deve proprio chiamarsi «Bonodito», come giá noi congetturammo: cfr.I Rimatori lucch., p.XXXVII. Egli ne fornirá la prova.

[6]Cfr.I Rim. lucch., pp.LXXIII-IV.

[6]Cfr.I Rim. lucch., pp.LXXIII-IV.

[7]Cfr. pureRossiinGior. stor. cit.,XLIX, 377 eZaccagniniinRass. crit.cit.,XI, 37.

[7]Cfr. pureRossiinGior. stor. cit.,XLIX, 377 eZaccagniniinRass. crit.cit.,XI, 37.

[8]Gior. stor. cit.,XLIX, 378. Cfr. pureWieseinArchivcit.,CXVII, 214.

[8]Gior. stor. cit.,XLIX, 378. Cfr. pureWieseinArchivcit.,CXVII, 214.

[9]IlWiese,Archivcit.,CXVII, 214, dubita anche della paternitá dei due sonetti «Gli vostri occhi ch'e' m'hanno divisi» (n.XVII) e «Con sicurtá dirò po' ch'i' son vosso» (n.XVIII); ma non adduce alcuna prova che confermi il suo dubbio. Lo stesso dicasi delTommasini-Mattiucci,Bonagiunta Orbicciani nel canto XXIV del Purgatorio, Cittá di Castello, 1911, p. 20, n. 2: cfr. pure, per il son.XVII,VosslerinLiteraturblattcit.,XXVIII, 291. E allora? Il loro valore nella produzione poetica di Bonagiunta fu rilevato nel nostro saggio,Sulla cronologia e sul valore delle rime di B. O. da Lucca, Messina, 1902, pp. 39-40. A tal proposito è massimamente prezioso il son.XVII«Gli vostri occhi»; per quanto anche il n.XVIII«Con sicurtá», pur dopo la nuova interpretazione, possa sempre offrire un appoggio alla nostra tesi. La quale, sia detto di passaggio, ha trovato un deciso avversario nelTommasini-Mattiucci,Bonagiunta Orbiccianicit. Ma ad altri (vedili ricordati quivi stesso, pp. 28-9) non è parsa poi del tutto cosí ardita da doversi senz'altro metter da parte.

[9]IlWiese,Archivcit.,CXVII, 214, dubita anche della paternitá dei due sonetti «Gli vostri occhi ch'e' m'hanno divisi» (n.XVII) e «Con sicurtá dirò po' ch'i' son vosso» (n.XVIII); ma non adduce alcuna prova che confermi il suo dubbio. Lo stesso dicasi delTommasini-Mattiucci,Bonagiunta Orbicciani nel canto XXIV del Purgatorio, Cittá di Castello, 1911, p. 20, n. 2: cfr. pure, per il son.XVII,VosslerinLiteraturblattcit.,XXVIII, 291. E allora? Il loro valore nella produzione poetica di Bonagiunta fu rilevato nel nostro saggio,Sulla cronologia e sul valore delle rime di B. O. da Lucca, Messina, 1902, pp. 39-40. A tal proposito è massimamente prezioso il son.XVII«Gli vostri occhi»; per quanto anche il n.XVIII«Con sicurtá», pur dopo la nuova interpretazione, possa sempre offrire un appoggio alla nostra tesi. La quale, sia detto di passaggio, ha trovato un deciso avversario nelTommasini-Mattiucci,Bonagiunta Orbiccianicit. Ma ad altri (vedili ricordati quivi stesso, pp. 28-9) non è parsa poi del tutto cosí ardita da doversi senz'altro metter da parte.

[10]A. Fr. Massèra,Una ballata sconosciuta di Bonagiunta Orbicciani, inRass. bibl.cit.,XIV, 210 sgg. I vv. 11, 13, 23, 62, come settenari, apparrebbero veramente allontanarsi dallo schema metrico proposto:a5a6a6x7;a7b8a7b8;c6c5c6x7. Ma è da notare che i vv. 11 e 62 comincian per vocale, e interviene pertanto un'elisione con la finale del v. pr. Nel v. 13, sintatticamente, è possibile anche la soppressione delsecon cui comincia, se pure non è, come nel v. 23, una di quelle apparenti anomalie metriche, che la musica faceva scomparire, di cui non mancano esempi: cfr.A. Fr. Massèra,Il serventese romagnolo del 1277, inArchivio st. ital., 1914, disp. 1ª, p. 10, n. 1 dell'estr.

[10]A. Fr. Massèra,Una ballata sconosciuta di Bonagiunta Orbicciani, inRass. bibl.cit.,XIV, 210 sgg. I vv. 11, 13, 23, 62, come settenari, apparrebbero veramente allontanarsi dallo schema metrico proposto:a5a6a6x7;a7b8a7b8;c6c5c6x7. Ma è da notare che i vv. 11 e 62 comincian per vocale, e interviene pertanto un'elisione con la finale del v. pr. Nel v. 13, sintatticamente, è possibile anche la soppressione delsecon cui comincia, se pure non è, come nel v. 23, una di quelle apparenti anomalie metriche, che la musica faceva scomparire, di cui non mancano esempi: cfr.A. Fr. Massèra,Il serventese romagnolo del 1277, inArchivio st. ital., 1914, disp. 1ª, p. 10, n. 1 dell'estr.

[11]I Rim. lucch., cit., p.LXXVIII.

[11]I Rim. lucch., cit., p.LXXVIII.

[12]S. Debenedetti,Nuovi studi sulla Giuntina di rime antiche, Cittá di Castello, 1912. Cfr. poi, a proposito di tale pubblicazione,F. Pellegrini, inRass. bibl.cit.,XXI[1913], 12 sgg.

[12]S. Debenedetti,Nuovi studi sulla Giuntina di rime antiche, Cittá di Castello, 1912. Cfr. poi, a proposito di tale pubblicazione,F. Pellegrini, inRass. bibl.cit.,XXI[1913], 12 sgg.

[13]Cfr.Rass. bibl.cit.,XXI, 18-9. La correzione del secondo passo: «Considerando tutto quel ch'è detto», ecc. è giá inValeriani,I, 511.

[13]Cfr.Rass. bibl.cit.,XXI, 18-9. La correzione del secondo passo: «Considerando tutto quel ch'è detto», ecc. è giá inValeriani,I, 511.

[14]Vedi ancheI Rim. lucch., pp.LXXVIII-IX.

[14]Vedi ancheI Rim. lucch., pp.LXXVIII-IX.

[15]Il Bertoni proporrebbe una rivendicazione anche per le due canzoni «Oramai lo meo core» (per questa canz. vedi purePelaez,Rass. bibl.cit.,XIV, 294) e «Sovente, Amore, aggio visto manti»: cfr.Zeitschriftcit.,XXX, 344. Ma le sue argomentazioni non son riuscite a scuotere la nostra ancor come un tempo ferma opinione in contrario.

[15]Il Bertoni proporrebbe una rivendicazione anche per le due canzoni «Oramai lo meo core» (per questa canz. vedi purePelaez,Rass. bibl.cit.,XIV, 294) e «Sovente, Amore, aggio visto manti»: cfr.Zeitschriftcit.,XXX, 344. Ma le sue argomentazioni non son riuscite a scuotere la nostra ancor come un tempo ferma opinione in contrario.

[16]La prima edizione, con tutto l'apparato critico, mette in grado di rendersi conto di ogni piú piccola mutazione. Ogni nuova congettura fu esplicitamente avvertita.

[16]La prima edizione, con tutto l'apparato critico, mette in grado di rendersi conto di ogni piú piccola mutazione. Ogni nuova congettura fu esplicitamente avvertita.

[17]Cfr.I Rim. lucch.cit., p.XCII.

[17]Cfr.I Rim. lucch.cit., p.XCII.

[18]Gli schemi che raggruppammo alle pp.LXVI-VIIIdeI Rim. lucch.cit., prima di esser citati, è necessario controllarli con quelli di questi nuovi testi.

[18]Gli schemi che raggruppammo alle pp.LXVI-VIIIdeI Rim. lucch.cit., prima di esser citati, è necessario controllarli con quelli di questi nuovi testi.

[19]Rima siciliana, rima aretina e bolognese, inBull. d. soc. dantesca ital.,XX[1913], 123, n. 1. A proposito di questo articolo cfr. tuttaviaG. Bertoni, inFanfulla della domenica,XXXVI[1914], 25 gennaio.

[19]Rima siciliana, rima aretina e bolognese, inBull. d. soc. dantesca ital.,XX[1913], 123, n. 1. A proposito di questo articolo cfr. tuttaviaG. Bertoni, inFanfulla della domenica,XXXVI[1914], 25 gennaio.

[20]Cfr.Zeitschriftcit.,XXXI, 178.

[20]Cfr.Zeitschriftcit.,XXXI, 178.

[21]Parodi,Rima sicilianacit., pp. 136-8.

[21]Parodi,Rima sicilianacit., pp. 136-8.

[22]Il Petrocchi,Novo dizionario, ad v., registra questa forma per l'ant. ital.; ma non dá esempi.

[22]Il Petrocchi,Novo dizionario, ad v., registra questa forma per l'ant. ital.; ma non dá esempi.

[23]È un difetto, in cui cade ilWiese, ad es., nella recensione citata. Per conto mio, lo iato, spesso dato anche dall'accordo dei cdd., giustifica sicuramente i vv. c.VIII, 2 e 14,IX, 41; dis. 1, 5, 6, 10; ball.I, 33; ecc.; sono da considerare, senz'altro, come bisillabi: «lui» nei son.II, 8 eIV, 8 della tenzone fra il Gonnella, Bonagiunta e Bonodico, «poi» nel son.I, 2 della tenzone fra Bartolomeo e Bonodico, e come trisillabo: «assai» in D. R. c.I, 67; né credo che, a causa della cesura, debbano modificarsi, ad es., c.VIII, 17 e ball.II, 13-4 e 23-4.

[23]È un difetto, in cui cade ilWiese, ad es., nella recensione citata. Per conto mio, lo iato, spesso dato anche dall'accordo dei cdd., giustifica sicuramente i vv. c.VIII, 2 e 14,IX, 41; dis. 1, 5, 6, 10; ball.I, 33; ecc.; sono da considerare, senz'altro, come bisillabi: «lui» nei son.II, 8 eIV, 8 della tenzone fra il Gonnella, Bonagiunta e Bonodico, «poi» nel son.I, 2 della tenzone fra Bartolomeo e Bonodico, e come trisillabo: «assai» in D. R. c.I, 67; né credo che, a causa della cesura, debbano modificarsi, ad es., c.VIII, 17 e ball.II, 13-4 e 23-4.

[24]La misura del verso esige senza discussione «ciera» in ball.IV, 25.

[24]La misura del verso esige senza discussione «ciera» in ball.IV, 25.

[25]Cfr.D'AnconaeComparetti,Le antiche rime volgari, Bologna, 1875,I, p.XXe n.I. A proposito del son.Idi Dotto Reali, che non è compreso nel Vat. 3793, cfr. sempre quivi.

[25]Cfr.D'AnconaeComparetti,Le antiche rime volgari, Bologna, 1875,I, p.XXe n.I. A proposito del son.Idi Dotto Reali, che non è compreso nel Vat. 3793, cfr. sempre quivi.

[26]Le canz.IeIIIdi Bonagiunta, che sono nel Vat. 3793, non son quivi trascritte; ma per laI, a 284r, a sinistra, nel margine, è notato: «Auegna che partensa. 294. Reale», e per laIII, a 129r, sempre nel margine, a sinistra: «Similen.te honor. 124. Reale», con richiami manifesti (294 e 124) al Vat. 3793.

[26]Le canz.IeIIIdi Bonagiunta, che sono nel Vat. 3793, non son quivi trascritte; ma per laI, a 284r, a sinistra, nel margine, è notato: «Auegna che partensa. 294. Reale», e per laIII, a 129r, sempre nel margine, a sinistra: «Similen.te honor. 124. Reale», con richiami manifesti (294 e 124) al Vat. 3793.

[27]Vedasi su di essoBarbi,Per un sonetto attribuito a Dante e per due codici di rime antiche, inBull. d. soc. dantesca ital.,XVII[1910], p. 255 sgg.

[27]Vedasi su di essoBarbi,Per un sonetto attribuito a Dante e per due codici di rime antiche, inBull. d. soc. dantesca ital.,XVII[1910], p. 255 sgg.

[28]Barbi,Per un sonettocit., p. 255. Dá anche come di Bonagiunta le due canz. «Donna amorosa» (p. 109 e «La mia amorosa mente» (p. 111), che nel Pal. 418 seguivano adespote alla ball.Idell'Orbicciani.

[28]Barbi,Per un sonettocit., p. 255. Dá anche come di Bonagiunta le due canz. «Donna amorosa» (p. 109 e «La mia amorosa mente» (p. 111), che nel Pal. 418 seguivano adespote alla ball.Idell'Orbicciani.

[29]Il primo verso del son.Isi trova pure riferito a p. 739; cosí il primo verso del son.IVè a p. 789.

[29]Il primo verso del son.Isi trova pure riferito a p. 739; cosí il primo verso del son.IVè a p. 789.

[30]Cfr.Barbi,Per un sonettocit., p. 256 sgg.

[30]Cfr.Barbi,Per un sonettocit., p. 256 sgg.

[31]Solo il v. 8 del son.I: «Che passa or sôma luce e di valore» — altre poche varianti non hanno alcuna importanza — se ne allontana alquanto. Ma dipende certo dal desiderio del trascrittore di dare un senso, suo, al passo tormentatissimo.

[31]Solo il v. 8 del son.I: «Che passa or sôma luce e di valore» — altre poche varianti non hanno alcuna importanza — se ne allontana alquanto. Ma dipende certo dal desiderio del trascrittore di dare un senso, suo, al passo tormentatissimo.

[32]IlNannuccipubblica anche come di Bonagiunta la canz. «Tanto di fino amore son gaudente», avvertendo che essa insieme con la ball. «Donna, vostre belleze» «dall'editore fiorentino [Val.,I, 433] sono assegnate al Saladino da Pavia; ma nel Codice Pucciano, in quello di Pier del Nero ed in altri, vanno sotto il nome del nostro Bonaggiunta» (Manualecit.,I, 195). È certo una svista, perché si fatta canzone, in tutti i cdd. in cui si trova, è attribuita al Saladino: cfr.G. B. Festa,Bibliografia delle più antiche rime volgari italiane, inRomanische Forschungen,XXV[1908], 2, p. 596, n. 614.

[32]IlNannuccipubblica anche come di Bonagiunta la canz. «Tanto di fino amore son gaudente», avvertendo che essa insieme con la ball. «Donna, vostre belleze» «dall'editore fiorentino [Val.,I, 433] sono assegnate al Saladino da Pavia; ma nel Codice Pucciano, in quello di Pier del Nero ed in altri, vanno sotto il nome del nostro Bonaggiunta» (Manualecit.,I, 195). È certo una svista, perché si fatta canzone, in tutti i cdd. in cui si trova, è attribuita al Saladino: cfr.G. B. Festa,Bibliografia delle più antiche rime volgari italiane, inRomanische Forschungen,XXV[1908], 2, p. 596, n. 614.

ERRATA CORRIGE


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