Chapter 4

Dive, ch'al suon de la dorata cetradei sacro Apollo, al glorioso fontefate dintorno mille dolci giri,premendo il verde del fiorito suololiete alternando le vezzose piantenon senza l'armonia d'eterni versi:quella, ch'è Donna de le Donne, e Donnaè del mio cor, o sante Donne, o Dive,vuoi pur ch'io canti: e vuol che 'l canto s'ergasopra ogni bosco. Adunque perchè 'l cantosia canto degno di Donna sì caramovete insieme e con voi mova Apollo:mova tutto Elicona e si raccolgatutto lo spirto vostro entro al mio petto.

Oh de la mente mia lucido specchio,alma gentil fra le belle alme bella,in cui fiso mirando d'ora in ora,si fan dentr'al mio cor novi concetti,da partorir scrivendo in nove carte;lietamente ricevi il novo frutto,che prodotto ha 'l germoglìo del tuo seme;e mentre io fo sonar la mia zampognaal furor del tuo Mopso porgi orecchie,e nel furor di Mopso al furor mio.

Salita era la notte al sommo cieloe rilucea nel mezzo del suo cerchiola sorella di Febo, il bianco voltotutta splendente del fraterno lume.Taceva il mondo, in sè pe' lor vestigitacite si volgean l'eterne spere;taceano i venti e 'l mar; tacea la terrae con lei piani e colli, e monti, e valli.Sol nel silenzio d'ogni alma viventenon tacea Mopso: e non taceva amoredentro al suo petto. Ei per deserte piaggeda furor trasportato, solo e vago,errava, intorno pur con gli occhi fissine la cornuta diva. E 'n quello statodisse de l'amor suo cose sì nove,che ne suonano ancor le selve e gli antri.

MOPSO. Dove, dicea, mi scorge or la tua luce,candida luna, per solinghe strade?Tirar mi sento ove per gli erti gioghirara di piede umano orma si scorge.Qual novo aspetto e qual novo desireverdeggia nel mio cor? La folta selvade l'odorate, verdi, ombrose piante,tutto m'empie d'orror e di diletto.E quel dolce ruscel, che mormorandofugge tra l'erbe e i flori, a sè mi chiama.Ma donde viene il canto? E donde il suonoche sì dolce lusinga l'aere intorno?E cosi è dolce, che simil dolcezzanon porge a me 'l belar de le mie gregge,nè sì soave è 'l suon de le mie canne.

Or ecco là che giovinette donnecinte le terapie di fronduti ramifan la nova armonia; ina che vegg'io?Non è tra lor, non è colei ìa mia?Ahi! m'è tolta la voce. Or chi l'ha scortadi mezza notte senza fida scortada le rive del Po fra questi boschi?E che fa qui l'altero giovinettoc'ha la lira dorata e d'or le chiomee d'ogni vello ancor le guancie ha nude:misero: adunque? Adunque in cotal guisa?Or dove sono? E che fo? Vegghio o dormo?Non so ove sia: non so se vegghi o dorma.E s'io vegghio, è ella dessa o altra? Ahi, lasso,non conosco io la ninfa mia? La vocepiena di melodia, gli ardenti lumi,il vago aspetto, il grazioso viso:gli atti soavi, i movimenti alteri:l'andar, lo star: la mano, i piedi, i panni,far la dovrian pur conta a gli occhi miei.E s'altro a me non la facesse conta,si la farìa quell'amoroso orrorech'a l'apparir di lei m'ha l'alma ingombra,e quel desio, che qui condotto m'have,u' condur non poteami altro desìo.Ma ch'è quel ch'odo, che da l'altre l'odochiamar sorella e nominar Talia?Questo bosco di lauri e quella fonte:le donne coronate: il bel concento:l'aspetto più ch'umano? Or una, e due,tre, quattro, cinque, sei, sette, otto e nove,il numero conviensi... questo è 'l giogode l'alme Muse: e queste son le Muse.E una n'è la mia. È la mia ninfadunque una Musa, o son le Muse ninfe?O mia, come dir debbo, alma mia Diva,con quanto amor, con quanto studio ed arte,fra mortali discesa dentro a l'almam'accendesti l'ardor; presso al cui raggiomovendo i passi, a questo santo giogomi trovo aggiunto. O mano, amata mano,tu mi tien, tu mi guida: o caro dono,bramato don, così ne foss'io degno.Tu con la tua sorella le mie terapiefai verdeggiar de l'onorata frondeperch'ogni mio pensier tutto verdeggia.

O sacri, vivi e lucidi cristalli,onde s'inaffian così rare piante,qual radice ha sentito il vostro umorec'ha virtù di produr pianta sì fermache non le nuoce il più cocente sole:non la molesta grandine nè pioggia:non la crolla il furor di Borea o d'Austro,e non la tocca il folgorar di Giove?Qual radice ha sentito il vostro umore?Ne la sua pianta il verde eterno vive;vivono eterni i fior, vivono i frutti:nè muta vista per mutar stagione.Beato, eterno umor che liete e chiarefai le piante, le fronde, i frutti e i fiori;i' pur spengo di te mia lunga sete:e 'n te s'attuffan mie bramose labbra.O che veggio? O che intendo? Il cieco velotolt'è da gli occhi miei: m'è fatto amicoil sacro coro, amico il santo Apollo.Pur or conosco io te fedel compagna,fedel mia guida e mia fedel maestra;Erato bella. Tu fin da la cullami fosti a lato; tu la tua sorellafra le genti mortali in forma umanami scorgesti a mirar. Tu mi dimostricom'io lei segua, cui più sempre amandol'alma mia più verdeggia e più s'infiora.

Ma che novo desir mi punge il coredi levarmi da terra? Oh, ch'i' mi sentomutar di fuori e farmi un bianco augello:le man, gli omeri, il capo, il collo, il pettotutti si veston di novelle piume;già comincio a cantar, già batto l'ali....non mi lasciar Talia, levati a volo;..Erato spiega al ciel l'aurate penne...date forza al mio ardir, che senza voiogni mio sforzo alfin sarebbe invano.Già lasciato ho 'l terreno; altero e lievesopra i nuvoli m'alzo e sopra i venti:già mi si fa minor e terra e mare.Alma sorella del compagno e Diode la mia Dea benigna, a te raccoglicolui, cui la tua luce ha mostro il calledi gir al monte ove la via s'impara,che l'alme altrui conduce a più bel monte.

I' veggio aperte le dorate portedel gran gìardin, ch'i muri ha di zaffiro;qui n'accoglie Diana; e qui n'enviaper la verdura del suo bel verziero;qui la fiorita e verde primaveramove d'intorno, e va pascendo il verdedel santo umor de la rugiada eterna;qui l'alma Clori e 'l suo diletto sposospargendo a l'aere ognor novelli odorivan dipingendo il variato suolo;qui non arde la state e qui non sfrondal'autunno i rami e non gli imbianca il verno;qui vive il verde eterno; eterni rividi liquidi smeraldi i verdi prativan compartendo; al mormorar de l'acque,al soave spirar de le dolci aure,al tremolar de i verdeggianti rami,suonano in dolci e 'n dilettosi accentimille amorosi eterni rosignoli.Qui s'odon risonar cetre e zampogne;immortai cetre e immortai zampogne;oh dolce vista, ed oh soavi note;oh tra 'l veder e udir dolci pensieri;qui, santissime Muse: qui Talia,qui, qui sia, Diva, eterno il nostro albergo.

Così diceva il forsennato Mopso:e così detto, muto e sbigottitostette buon spazio; e 'n sé fatto ritornoe raccolto lo spirto, alti sospiridal cor traendo, intorno al molle troncod'un tenero olmo tai parole scrisse:

Udite selve, udite Dei silvestri,odan le ninfe, oda ogni pastore.Ho veduto Elicona e 'l sacro bosco;ho veduto 'l licor ch'i nomi avviva;veduto ho Febo e le dotte sorelle,e Tirrenia fra loro; una di loroè la bella Tirrenia: ella m'ha trattoal sacro bosco, e dal bosco a la fonte,e da la fonte al cielo: ella è coleiche m'arde 'l cor; ella è colei ch'io canto;ella è il mio sole; ella è la mia Talia.Ed io son Mopso. Pianta eterna vivi:e i nomi nostri eternamente serva.

IV.

TALIA

Mopso, solo.

Già risalito sopra l'orizzonteil pianeta d'amor dal terzo cielofiammeggiando spargea l'aer sereno,il tempestoso mare, il duro suolodi chiari raggi e di virtute ardente:e destando le selve e le campagne,richiamava pastor, gregge e bifolchia le zampogne, a i paschi e a gli aratri.Quando Mopso d'ardor l'anima acceso,posto a seder in una erbosa riva,al dolce mormorio di lucid'ondein sè raccolto, immobile e pensososi stette alquanto; indi a sue dolci noterispondendo gli augei, le selve e l'acque,ruppe 'l silenzio in così nuovi accenti,che n'han fatto conserva i Dei silvestri,per dar lor vita in più ch'in una etade.

Or qual fosse 'l suo canto, a lei che destati tiene ognor a gli amorosi cantifa che 'l ritorni a dir rozza zampogna;e sia tale il tuo suon, che degno siade materia maggior che di zampogne.MOPSO. Alme sorelle, che d'eterno gridorendete onor a chi col cor v'onora,se mai liete porgeste alcuna aitaal suon de gli amorosi miei sospiri,or, che d'amor cantando è 'l mio pensierocantar voi insieme (che di voi cantandocanto 'l mio amor) a l'incerate canneispirate sì dolce e chiaro suono,che sia 'l mio amor co'l vostri nomi eterno.Movete, o sante Dive, a i vostri onori,cinte le tempie d'odorati allori.

E tu, mio santo e mio soave ardore,dotta e bella Talia, mentr'io m'affannoper voler dir di te, ne l'alta impresaporgi soccorso a la mia fioca voce:dammi ardir, dammi forza; alza 'l mio ingegnoe con la cara mano un novo ramofresco, verde, odorato, or ora coltodal sacro monte a la mia fronte avvolgi.Movi Talia, movete sante Dive.Movete o sante Dive a i vostri onori,cinte le tempie d'odorati allori.

Sorge in Boezia e non molto lontanodal gran Parnaso un onorato giogoche d'altezza e d'onor con lui contende;quest'è 'l santo Elicona, in cui verdeggial'eterna selva sacra al sacro Apollo,d'uno e d'altro valor degna corona.Qui si monta per luoghi alpestri ed ermi;raro sentier v'appar, rari vestigi;nè v'ascende uom mortal, cui 'l ciel non chiama.Movete, o sante Dive, a i vostri onori,cinte le tempie d'odorati allori.

Quest'è quel poggio, che fra gli altri poggiè de le Muse il più diletto poggio:qui 'l grande Apollo ispira entro a' lor pettiquella virtù ch'a lui 'l gran padre ispira;ed elle l'alme elette a i Dei più care,chiamano al verde de l'amate piante;e chiamanle al licor del chiaro fonte;chiamanle al chiaro fonte d'Ippocrene,eterno onor del sangue di Medusa.Movete, o sante Dive, a i vostri onori,cinte le tempie d'odorati allori.

Scritto è nel sasso antico, onde si versala dolce vena, in ben limati versi,ch'un giovinetto che di pioggia d'orofu conceputo, alzato un giorno a volouccise lei, che con l'orribil vistarivolgea l'uomo in insensibil marmo:e che del sangue suo, mille velenifur sparsi in terra; e fra i diversi mostriun'alato destrier subito apparve.Movete, o sante Dive, a i vostri onori,cinte le tempie d'odorati allori.

Questi nitrendo e dibattendo l'alesi levò in aere, e dopo un lungo corsopervenuto al bel giogo ond'io favello,volando tuttavia, nel duro massopercosse un'unghia, e quei ratto s'aperselarghi versando e liquidi cristalli.Apollo il vide, e 'l vider seco insiemetutte le nove Muse, ed egli, ed elle,fede ne fanno a chi con lor ragiona.Movete, o sante Dive, a i vostri onori,cinte le tempie d'odorati allori.

E quest'è 'l fonte in cui, cui 'l ciel non negadi poter pur bagnar le somme labbra,cantar si sente al par de i bianchi cigni.Qui conducon le Dive a cui interdettonon è 'l bel monte, e 'ncoronati e mollidel santo rio gli rendono a' mortali,perchè rendano a ogniun degna mercedede le fatiche lor, de le bell'oprequal ornando di lauri e qual di mirti.Movete, o sante Dive, a i vostri onori,cinte le tempie d'odorati allori.

Quinci discesi quegli spirti elettisopra tutt'altri, con eterne lodeor del fier Marte, or del soave Amore,cantano il sudor d'un, d'altro i sospiri.E per memoria de l'amato albergoaman le ninfe i poggi, i fonti e i boschi.Ed è ragion, ch'ancor quelle chiare alme,in rimembranza del lor nascimento,godon di luoghi solitarii ed erti.Movete, o sante Dive, a i vostri onori,cinte le tempie d'odorati allori.

Fra le selve Pierie il Dio dei Dei,quel ch'ad un cenno il ciel move e governa,d'amor acceso, in forma di pastorecon la bella Nemosine si giacque.Era costei la più vezzosa ninfa,ch'in quella o in altra età, ninfe e silvani,tenesse al suon de le sue dolci notedolce cantando le memorie antiche,e gli occhi avea stellanti e d'or le chiome.Movete, o sante Dive, a i vostri onori,cinte le tempie d'odorati allori.

Giacquesi con lei Giove, e tante nottigiacque con lei, quante del santo coroson le dotte sorelle. E poi che Febonove volte ebbe visto l'auree cornarifarsi al lume suo rotondo specchio,tante chiamò Lucina al suo soccorsola bella ninfa, e d'altrettanti partimadre divenne. O ben felice madreil mondo adorno ha il tuo fecondo ventre.Movete, o sante Dive, a i vostri onori,cinte le tempie d'odorati allori.

Venute in luce le felici piante,de' cui be' fiori e de' cui dolci fruttidovea goder il cielo e 'l nostro mondo,il sommo padre di sì bella stirpetutto gioioso i teneretti germidegni intendendo di più degno suolo,che di suolo terren, fece pensierodi voler trapiantar la nova selvane le splendenti sue felici piaggie.Movete, o sante Dive, a i vostri onori,cinte le tempie d'odorati allori.

De' cieli d'uno in uno il re de' cielidonò loro il governo ad una ad una;e d'una in una a loro i nomi impose.Quella cui diede il cerchio in cui si miraerrar d'intorno con cangiati aspetti,la dea de la cornuta e bianca fronte,fu la bella Talia, la cui virtutefa verdeggiando germogliar gl'ingegnidi verdura immortal di fiori eterni.Movete, o sante Dive, a i vostri onori,cinte le tempie d'odorati allori.

Toccò a Mercurio seguitar l'imperode la placida Euterpe, a la cui voces'empion l'alme di gioia e di diletto.S'accompagnò con l'alma dea di CipriErato bella, che ne l'alme inestaquel caro germe ch'è chiamato Amore;e Melpomene ascese al quarto lume,e la spera di lui tempra e rivolvecol canto suo, ch'è pien d'ogni dolcezza.Movete, o sante Dive, a i vostri onori,cinte le tempie d'odorati allori.

L'ardente spirto del superbo Marteogni orgoglio deposto, non rifiutadi dar orecchie a la famosa Clio.A Tersicore diede il re supernoche de la stella sua fosse compagna,tutto invaghito di sua allegra vista;e di Polinnia gode il padre anticonotando l'armonia del vario suonoe la memoria de le cose belle.Movete, o sante Dive, a i vostri onori,cinte le tempie d'odorati allori.

Urania su volando altera salsefra mille lumi, ed or in or s'aggiralieta del suo bel ciel cantando intorno.Calliope non ebbe proprio nidodal sommo padre: ei volle ch'in ciascuna,de l'altrui stanze fosse la sua stanza:e le buone sorelle a la sorellacongiunte in dolce amor, in dolci accenticantando insieme fan dolce armonia.Movete, o sante Dive, a i vostri onori,cinte le tempie d'odorati allori.

Signoreggiano in cielo, e 'n su la terrahan signoria quell'anime celesti:e ciascuna di lor da la sua spera,Calliope da tutte il lor valorespargon quaggiù ne i più chiari intelletti.E qual del divo spirto ha l'alma ingombraa lui s'apre Elicona: a lui le chiomecingono i lauri: a lui non si disdicespenger la sete al fonte d'Aganippe.Movete, o sante Dive, a i vostri onori,cinte le tempie d'odorati allori.

Ma che novo furor m'ha 'l petto ingombrodi voler col mio calamo palustresonar di lor, ch'a i sempiterni Divirotando tuttavia l'eterne spere,de le lor voci fan dolce concento?Mercè dive, mercè del novo ardirenon vi chiamai nimico, e non mi vantodi cantar vosco a prova. Anzi 'l desioonde 'l vostro valor m'ha l'alma accesami mosse a ragionar de i vostri onori.Tornate, o sante Dive, a i vostri allori.

Tornate Dive; tornin l'altre e mecorimanga la dolcissima Talia;rimanti, o Diva, con colui che sempreteco è col core. O Musa a le mie rimebasta la tua virtù. Tu 'l mio Elicona,tu 'l mio Parnaso se': tu se' 'l mio Apollo:tu con l'ardor de' begli occhi sereniaccendi entro 'l mio cor sì chiaro foco,che l'invidia del tempo in alcun temponon potrà spegner mai la nostra luce.Tu con la soavissima favella,col dolce suon, con le celesti notee con la leggiadria del chiaro stile,me togliendo a me stesso, a dir m'inviicose, ch'i' spero, che fra questi boschisi serveranno ancor dopo mill'anni.E trovando Talia per mille tronchiscritto per la mia man, trovando Mopsoscritto per la man tua, n'avranno ancoradiletto e invidia la futura gente.

O che parlo? Il tuo aspetto a dir m'ispiraquantunque io parlo; tu mia lingua movi,tu mi porgi i concetti e le parole.O mia musa, o mio amor. E qual fu maipiù glorioso amor che la mia Musaè 'l mio amor, e 'l mi' amor è la mia musa?Dolce amor, dolce musa: e non vaneggio;non è 'l mio sogno; no, che viva e verati veggio alma mia diva; e tal ti scorgoqual ti scorgono e Febo e tue sorellea l'onde di Permesso; e qual ti scorgela sorella di Febo entro al suo giro.

Quant'è la gioia mia? Con voi ragionoriposti orrori e solitaria riva:e prego che fra voi si stian sepoltele mie parole: e voi piacevoli aurefermate l'ali e eco non risponda:non risponda eco a me, che la sua dogliamal si conface al mio gioioso stato.Chieggio silenzio, acciochè fuor non s'odaper la mia bocca l'alta mia ventura,che d'invidia potria colmare altrui.Quella, ch'un tempo per l'erbose spondede l'ampio laco de l'antica Mantofece tenor cantando al gran Menalca:quella, quella or risponde al vostro Mopso.

Volgi a me i lumi o diva, ch'in que' lumigodo del ben del ciel: la lingua snodadolce mio santo amore; da quella linguasente 'l mio cor dolcezza più ch'umana.O dolce il veder mio s'eternamentegli occhi affisassi dentro a tuoi begl'occhi,e tu gli occhi affisassi a gl'occhi miei:o dolce udir, se 'l suon dolce e soavesonasse eterno dentro a le mie orecchie,dentro al cor penetrando, e dentr'a l'alma.O dolci i miei pensier, se al mio desires'unisse il tuo desir con tanto affettoche fosse una la mia con la tua voglia.

O mia Diva, o mio amor, se del tuo amoree se del tuo favor tanto cortesesarai a l'alma mia, che le mie rimes'ergan sopra l'invidia, e i miei pensierisian pensier di letizia, in su la focedel Formion, là dove il bel Serminoquinci le dolci e quindi le salse ondebagnan d'intorno, un venerabil tempiosorgerà al nome tuo; quivi i pastorisoneran sempre a te cetre e zampogne:e di fior sempre, e sempre di verdurasi trecceranno a te ghirlande fresche.E da i colli e da l'onde, i Dei silvestrie le ninfe e i tritoni, incoronatidi liete frondi, a te festosi girifaran dolce iterando il tuo bel nome:e fra gli altri la bella, la più bellaninfa ch'abbia tutt'Adria in alcun scoglioEgida bella l'onorate tempiecinta di rami di felice oliva,Talia cantando, e 'l nome di Taliarisonando d'intorno, e poggi e valli,sopra i sacrati altari in fochi eternispargerà lieta a te con larga manoin sacrificio gli odorati incensi.Te col divo splender de i lumi santi,col dolce riso e con la chiara voce,ferma o Diva, e col cuore il mio bel voto.

V.

LA LONTANANZA

Mopso, solo.

È già gran tempo o Muse il mio suggettol'amor di Mopso, e voi beate Divesete 'l suo amore. Or il dolente Mopsodal dolce amato nido e dal suo benefatto lontan, va empiendo selve e campidi dolor, di sospiri e di querele.Contan le ninfe che fra gli altri un giornolungo la riva, su verso le fontidel vago Po salendo, a tali accenti,a sì pietosi, a sì dogliosi accentiallargò 'l fren, facendo in ogni versogemer le sponde al nome di Talia;che le triste sorelle di Fetonteobliando 'l lor duol, al suo doloreporsero orecchie, e vinte di pietatelargaro il corso a non usati pianti.Or qual fosse il suo pianto o santo coroditelo a' boschi nostri, e non vi annoidi por le dotte e dilicate labbraa le mal culte mie silvestre canne,E tu mio dolce duol, mia amara gioia,mio solo eterno amor, mia prima Musa,mentr'io cantando lacrimo e sospirocon pietate raccogli il triste canto.Incominciate o Dee: le selve e gli antridaran risposta al lacrimabil suono.

MOPSO. Lasso; quest'è ben dura dipartita;dura, crudel, amara dipartita,via più ch'assenzio amara e più che morte.Ed è ragion, ch'estremamente amaromi sia 'l partir da lei che m'è più carache la zampogna mia, più che l'armento:più che la vita cara e più che l'alma.Ahi, ahi! protervo amore di te mi doglio,protervo, iniquo e dispietato amore.Tu con fredde paure in van sospettimi tenesti gran tempo, mentre ch'iolei per Tirrenia e per ninfa del Tebroamai languendo, ardendo e lacrimando.Poi che 'l favor de' più benigni divisalir mi fece il glorioso monte,e mi fece veder fra i sacri alloril'alto mio santo e dolce amore; e poiche tolto via il furor di gelosiaalti e dolci pensier battendo l'alim'inalzavano al cielo altero e lieto;hai tronco 'l volo a' miei gentil desiri.

Ahi lasso me dolente, e qual furoremi conduce ad oprar la rabbia e i denti,contro il benigno mio soave Iddio?Mercè Signor, dolce Signor perdonaal soverchio martir che mi trasporta.Tu la mia scorta se', tu 'l mio maestro;tu se' 'l mio onor e tu se' la mia palma;tu con la face tua m'hai mostro il called'ir al bel monte: tu con l'auree penneimpenni i miei pensier; tu nel mio pettoscolpita hai la dolcissima Talia.

Per tante grazie a te di sacro sanguespargerei d'or in or i santi altari,a te arderei gl'interi sacrifici,se non che tu (qual'è 'l tuo cor pietoso)di crudeltà nimico, il sangue aborri.Ma di quel, checchesia, che non rifiuti,di fior, di lode, e d'odorati fumi,la mia man, la mia lingua e la mia mentea te non sieno in alcun tempo avare.

Da dolermi ho di mia crudel fortuna,anzi di lui, che fa la mia fortuna.Di te m'ho da doler, di te Tirinto,crudel Tirinto, or se mai 'l petto caldoti sentisti d'amor: se punto amicose' de le dotte Muse, il petto caldopur ti senti talor, e eterno amicose' de l'amate Muse, ahi crudo, e comepuoi scurar dal suo amor l'acceso amante?Come tòrre a la Musa il suo poeta?Ben ti dovria Tirinto esser a gradod'udir al suon di Mopso e di Taliarisponder Eco: e l'una e l'altra spondadel tuo bel fiume: il tuo bel fiume e Ecoti pon far fede che eia le pendicide l'alto giogo, onde 'l Dio del tuo fiumeda l'ampio vaso versa i larghi riviinsin là dove, per diverse foci,si scorga in Adria, in tutte le sue rivenon ha 'l più santo ardor, nè 'l più gentile.E tu cerchi d'opporti a tale amore.O Tirinto crudel, se non ti moveil mio dolore e 'l mio cocente affetto,di lei ti mova il grazioso sguardo,ch'acceso di desir tacendo grida,e per pietà pregando a te s'inchina.Movati 'l suon di que' pietosi versiin ch'ella amaramente sospirandoriprega te per l'amorosa face,che 'l suo diletto Mopso a lei ritorni;sia pietoso Tirinto e sia sicuroche qual pastor, qual ninfa e qual bifolconon ha pietade a chi d'amor sospira,non gli ha pietade amor, quand'ei sospira.

Misero me, i' mi dolgo, e tuttaviadilungando mi vo dal mio desio,e per molto desio piango e languisco;e fo col pianto mio col mio languirepianger gli sterpi e fo pietosi i sassi.Fera ventura, veramente fera,che tu diva gentile e 'l tuo fedeleesser debbiate eternamente insiemefermo suggetto a dolorose note.

Or il vago pensier va rimembrandoquelle parole tue; quelle parole,quelle, quelle, quell'ultime paroleche mi sterparo il cor, mi svelser l'alma.Ben è ragion ch'eternamente t'ami,e se verace amore, se ferma fedemerta cambio d'amor, ragion è ancorache tu, mia vita, eternamente m'ami.

Non sia mai luogo o tempo che disgiungada me 'l tuo amor, che mai per luogo o temponon sarà l'amor mio dal tuo disgiunto;meco sia 'l tuo pensier, che 'l mio pensierosempre è con te. Con me sia 'l tuo desire,che teco è 'l mio desir: sia l'alma tuasempre con me, che teco è l'alma mia.Così ci ricongiunga un giorno amore;e ricongiunga con felice sortei pensieri, i desiri e l'alme nostre.

Lasso che 'l ragionar il pensier seguee ragionando ognor cresce la voglia,e crescendo la voglia il duol sormonta.Vago fiume, alte rive, ombrose piante,passò mai quinci, o qui mai si ritennepastor alcun a cui sì tristi lai,sì cocenti sospir, sì largo piantofacesser fede del dolor suo interno?Ma degno è ben che mia lingua si dolga,e che sospiri il core e piangan gli occhi.È tolto agli occhi il sol de gli occhi santi;il sol, ch'è solo il sol de gli occhi miei,il sol, ch'oltre per gli occhi al cor passandotutto l'empiea di vivi ardenti spirti;di spirti che mia lingua a ta' suggettimovea sovente, che per avventuranon son suggetti da ciascuna lingua.Or sendo privo di sì altero oggettoragion è ben che 'l mio dolor sia solo;e che sia la mia lingua, il cor e gli occhi,lingua fioca, cor tristo e occhi molli.

I' vo dolente, e pur convien ch'io vada;misero Mopso ov'è la tua Talia?Cara Talia, ov'è il tuo fido Mopso?O duro fato, o cruda dipartita.

Lasso, che importa a poverel pastorequel che facciano i ricchi, empii tiranni?Che tocca a me cercar l'armate squadre?Inique stelle: veramente i cielicontra me son giurati; e 'l fiero Marteha tant'arme commosse e tanti sdegniper dipartirmi dal maggior mio bene.

O fortunati, a cui 'l terren natìoè fermo seggio e certa sepoltura:fortunati bifolchi voi se 'l giornoi buoi giungete e col gravoso aratrosottosopra voltate i duri campi,non v'è negato almen tornar la seraa le capanne vostre, a i dolci alberghi,a le dilette vostre compagnie.Voi non arate il periglioso suolodel tempestoso mar: voi gli alti gioghinon varcate giammai de l'orrid'alpi;voi non bevete le straniere fonti.È 'l lungo cammin vostro a la cittade,a la città, al mercato; e quindi il soleche v'ha condotti ancor vi riconduce.Voi fortunati e sfortunato Mopso:ei da quel dì ch'al sol pria gli occhi apersenon ha potuto ancor pur una voltadir: qui sarà domane il mio soggiorno.Ma da la patria ad estrani paesidal Tebro a l'Istro e dal Po alla Garonna,d'oltre il Carnaio a l'ultimo Oceano,e dal Vesuvio a gli alti Pireneierrando ognor, è stato a tutte l'oreperpetuo strale a l'arco di fortuna.

Misero Mopso! O patria, o patria cara;o grande Antiniano, o bel Sermino,o vago Formione, o scoglio amatoquando sarà ch'io vi rivegga e dica:quel poco omai di vita che m'avanzami vivrò pur tra voi, ch'è quel ch'io bramo?Il grande Atiniano, il bel Serminoil vago Formion, l'amato scoglioa me è Talia. Talia mi renda 'l cieloch'è Talia la mia patria e 'l mio riposo.

VI.

LA SCONCIATURA

Mopso, solo.

Torniamo, o Muse, ai pianti e ai sospiri:nostro soggetto or son sospiri e pianti.Il vostro Mopso si consuma e strugge.Or mentre io ch'io con lui mi lagno e ploroseguite o dive le dolenti note.

FEDEL mio, se 'l mio Mopso men fedelefosse in amor, i' vi so dir per veroche fora la sua vita men dolente;ma suo costante amor sua ferma fededi vento di dolor, d'amaro umoregli tien ognor il petto e gli occhi pregni;e voi il sapete pur, ch'alcuna voltagli occhi affissate in lui tutto pietoso.Or se la vista del suo aspetto solopuò pietade inestar ne gli altrui cori,che dovran far i dolorosi lai?Il miserel ad or ad or s'involaal vulgo e ai pastori; e in qualche boscoin qualche antro riposto si raccoglie;quivi s'asside, e quivi s'accompagnaor con un tronco antico, or con un sasso:e di sé privo, col pensier dipigneil dolce amato viso; in quel ritrattogli occhi e l'animo affisa: in quel si specchia;con quel ragiona; e quel tanto ha di pacequanto 'l ritiene il dilettoso inganno.Poi ch'in sé è ritornato, il duolo immensonon capendo ne l'alma, si disgombraper lo petto, per gli occhi e per la linguain spirti accesi, in lacrimosi rivi,in fiochi, rotti ed angosciosi accenti.

I' pascea un dì 'l mio armento per le piaggedel bel Tesin: e così passo passoper la sua riva errando, il piè mi scorselà ov'io sentì dolersi quel meschinocon le fere, con l'acque e con gli sterpi.E quanto con la mano ir seguitandopotei 'l suo dir, le triste sue querelediedi a serbar ad una antiqua quercia.Or, a voi di ridirle è 'l mio pensiero:e voi cui talor visto ho 'l petto caldodi caldo amore, e che di vera fedeportate il nome, con pietate uditegli acri lamenti del fedele amante.

MOPSO. O mia cara Talia, m'ha dunque il cielodisposto ad amarti perch'amando i' pera?Ben poss'io dir che quanto gira il solenon ha la nostra età più ardente foco:non più gentil, non più lodevol focoche sia 'l mio foco, e posso dir ancorache non ha 'l mondo e non ha 'l secol nostroalcun del mio più sventurato amore.

Bella, vaga, gentil, dolce Talia,vaga e dolce Talia, ma non men crudache vaga e bella e che dolce e gentile:perché crudel? Perché se tante vocie se tanti sospir, se tanti piantiti mando d'or in or giù per quest'acque,alcun tuo accento a me non mai ritorna?Perché s'ami 'l tuo Mopso, a le sue penenon hai pietate? E se pietà ti move,che non porgi al dolente alcun conforto?

Misero Mopso, e sarà dunque il veroquel, che per tutti i boschi ognor ribombadel breve amor, de' mal fermi pensieridel sesso feminil? Ahi! dunque lassoavrò senza 'l suo amor da stare in vita?Non sarà il ver, sebbene e pastorellee Ninfe, e Driadi e Naiacli, e Napeeson di mobil voler; però non vogliodir che sia 'l suo così mutabil core.Non è la mia non è cosa mortale,non Naiada, non Driada od altra Ninfa;ma de l'eccelse eterne abitatricide le spere celesti, una di loroè la mia diva: e col suo divo spirtonel cor mi spira l'alte cose belle.

O pur non sia fallace il creder mio.Or mi sovvien, ch'ancor de l'alte diveson mal stabili i cori. E quante voltemutò voglia e amor la dea di Cipri,la dea del terzo ciel? Di lei mi taccio.Ma la bianca, la fredda e casta lunacome fu fida, lasso, al fido amante?Il sanno gli alti boschi, ch'alcun tempovider Pan lieto e tristo Endimione.Mal fida luna, avara luna; e troppogrande argomento de l'incerta fedede le mutabil, de l'avare vogliedel femineo desir. Chi mi confortain sì novo dolor? Su per le rivedel vago Po non mancano i pastori:non mancano i leggiadri e bei pastori,non i ricchi pastor di grassi armenti.

Ma non di gregge mai, non mai d'armentividi vago 'l suo cor. Gli umil disirisdegna quell'alma sopra ogni alma altera.Non per fior giovenil, non per tesoroapron le sante Dive il santo monte.Nè per fior giovenil, nè per tesorodee la mia Diva altrui largare il petto.Caro a Talia di Mopso è il dolce cantopien d'alti spirti e di gentili ardori.

Or non ha 'l Po di più soavi note?Di più gentil, di più leggiadri spirti?Dolente me: di quanti or mi sovvienechiari pastor ch'alberghin per le spondedov'alberga 'l mio ben, tante punturemi sento al cor. Ahi! ch'ella non rivolgagli occhi altrove e l'orecchie e i pensieri.

Chiari pastor, deh! no, deh! no per Dio,tant'oltraggio al buon Mopso. O Musa, o Diva:o mia Musa, o mia Diva, il tuo buon Mopso,il tuo devoto il tuo costante Mopso,il tuo sincero il tuo verace amante,il tuo fedel pastor il tuo poeta,vive egli, o Diva, caro e solo albergode la sua vita? Ei vive, s'in te vivela memoria di lui, s'a l'alma suadal petto amato non hai dato il bando.

Ahi, qual fora 'l mio stato o triste core,(tolga Iddio tale augurio) quale statofora 'l mio s'a la mia dolce Taliafosse a grado d'udir ch'altri che Mopso,mia le dicesse. O pria fra questi boschiaspra, selvaggia fera, e l'unghie, e i denticontro me adopre; l'affamate vogliedi mie tremanti membra e del mio sanguesbramando fiera e pia, finisca a un puntoil mio amor, il mio duolo e la mia vita.

VII.

TIRRENIA

Cosa propria d'amante è, Nobilissima signora mia, desiderare di essersempre e interamente unito con la persona amata, e di qui è che oltrail desiderio il quale io ho che l'anima mia sia con la vostraindissolubilmente congiunta, bramo ancora che i nomi nostri insiemesiano eternamente letti e che insieme vivano chiari e immortali. E pertanto, oltra le molte altre rime alle quali l'amor vostro m'è statoElicona e voi stata mi sete Musa favorevole, mi è novamente venutofatta una mia composizione per avventura più affettuosa cheartificiosa, nella quale ingegnato mi sono di far un disegno di voipiù particolare che altro il quale insino ad ora io abbia visto chesia stato fatto da altrui. E se io non ho così dotta mano che di voipossa fare un vero ritratto, penso avervi almeno ombreggiata inmaniera che siccome dalle ombre delle bellezze superiori gli animinostri di grado in grado al disio della vera bellezza sono tirati,così da questa ombra da me fatta di voi, i più gentili spiritipotranno salire alla considerazione di quel vero ch'è in voi; or qualeche ella si sia, tale la vi mando nè altro vi dirò se non che se unaltra figura poteste vedere con gli occhi corporali la quale io portogià gran tempo nell'animo e di quella farne comparazione con voistessa, sono securo che voi medesima non sapreste discernere se in voio in me sia più vera l'imagine di quella forma ab eterno conceputanella mente di Dio, alla cui simiglianza vi fabricò natura quando ellavolse

Mostrar quaggiù quanto lassù potea.

Interlocutori.- DAMETA e TIRSE

L'erboso prato e i verdeggianti allori,l'aura soave e 'l bel rivo corrente,m'invitan seco a far lieto soggiornoe ragionar del mio soave foco.Muse, Muse, mentr'io di lei favello,avvolgetemi alcun di questi ramiintorno al crine, e non mi siate avaredel favor vostro: i' canto il vostro onore.E tu, TITIRO mio, mcntr'io ricorroquel che mi detta Amor, le mie parole 10va ricogliendo, e 'n quel surgente troncole ripon di tua man; col tronco insiemesorgeranno il suo nome e i nostri amori.

T. Dunque avrò da lodar la mia fortuna,che qui a quest'ora ha volto il mio camino;che, se brami DAMETA ch'el suo nomeper le piante si legga, non ti deenoiar che TIRSE, tuo fedele amico,l'oda sonar ancor per la tua lingua.

D. Tu se'qui Tirse? Anzi a me è caro assai 20che tu ci sia, che con la tua zampognaporger potrai soccorso a le mie note

T. Ciò ch'a te piace. Ma saper disìoqual sia quella beata a cui tu intendid'acquistar lode con tue eterne rime.

D. Anzi sarian beate le mie rimese pareggiasser le sue eterne lode.Di TIRRENIA cantar è 'l mio pensiero.

T. Di TIRRENIA? Ho più volte in queste selveil bel nome sentito; ma di lei 30non ho particolare altra contezza.

D. Gran danno a lei, ch'un sì gentile spirtonon le sia in tempo alcun stato soggetto:a te, che del suo chiaro e vivo lumeancor non t'hai sentita l'alma accesa.

T. Nova querela, udir ch'altri si dogliach'altri non arda del medesmo foco.

D. Da diverse cagion diversi effettinascon, mio TIRSE, e altramente s'amacosa pura mortale, altri disiri 40son quei che movon da cose divine.Come, perché dal soie il lume prendauna copia infinita d'animantinon perciò il suo splendore alcuno è scemo;così qual uom si sente l'alma pienade' diletti de l'alma, non si sentescemar il ben perch'altri ancor ne goda.Anzi gode quel cor, ch'oggetto eternoha in se scolpito, che per molti coricresca la gloria del superno raggio. 50E di quel ch'io ti dico, chiara lucedi TIRRENIA ne porge il divo lume.

T. Bramo di quel che di' saperne il come.

D. TIRSE, non ha veduto il secol nostropastor ch'io creda alcun, che d'alcun pregioabbia colto ghirlanda in Elicona,che s'ha lei vista, e se gli accenti suoiha ne l'alma raccolti, tale ardorenon abbia conceputo, che 'l suo ingegnon'ha poi fuor dimostrati ardenti lampi. 60Nè tra color giammai si vide o udìoche ne nascesse invidia o gelosia;anzi di lodar lei fa ognuno a gara,e ne l'udir di lei ciascun si godede le sue laudi, e l'un l'altro n'invitaa dir del bel suggetto. E 'n lei n'avvienequel ch'avvien de le cose rare e novee ch'avverrìa se sopra l'orizzontecominciasse a scoprirsi un nuovo solea gli occhi nostri: che com'altri scorto 70prima l'avesse, così immantenentesi volgerebbe a dimostrarlo altrui.E ciò n'avvien perochè al suo focilenon s'accende altro che gentil disire.

T. Nuovo ben, nuove grazie e santi amori.Ma bram'io da te, se non t'annoia,Dameta mio, che tu mi scopri ancoraque' pastor onorati che pur dianzihai detto c'han per lei cantato e arso.

D. E questo, Tirse, ancor farò di grado, 80nè penso ch'altri altra più chiara fedepossa altrui far del suo valor sopranoche con sì gloriosi testimoni.Dirò di loro, e dirò con tal legge,che senza servar legge, di quel primach'a la mia mente pria farà ritorno,m'udirai favellar. Nè creder deich'io sia per ricordargli tutti a pieno;che lungo fora, e poi non m'assicurodi tutti aver memoria o conoscenza. 90

T. Com'a te aggrada: io ad ascoltare intendo.

D. Fra i primi che cantaro in riva al Tebrode la bella Tirrenia fu un pastored'antico sangue e di gente Latina,e nel cui nome suona la sua gentee del cui canto ancor, e del cui suono,suonan le trionfali e altere sponde.Arse colui per lei lunga stagione:e ancor dolcemente ne sospira.

E per lei sospirò quel chiaro spirto 100che morendo lasciò dubbiosi i boschitra le Muse di Lazio e di Toscanaquali al suo dir sian state più benigne.Dico di quel che per li sette colliabbandonò le piaggie di Panara.E un altro di patria a lui vicinoper li paschi del Po ne 'l bel soggettoaffaticò sovente le sue canne.TIRINTO dico, a costui 'l nostro Renodiè 'l patrio albergo; e poi, come 'l ciel volse, 110fu costretto a lasciare i dolci gioghie pascer le sue gregge per le valliche 'l fiume, che detto ho, parte e abbraccia.

Che dirò del pastor che l'Arbia onora?Di quel dotto pastore i cui vestigivan seguitando e pastorelli e ninfe,non altramente che lasciva greggiala lanuta sua guida? Ei le sue rimedel bel nome ch'io canto ha fatte adorne.

T. Tu di', s'io non m'inganno, di colui 120ch'un tempo parlar feo le nostre Musecon quelle leggi e con quelle misure,che già servò 'l Permesso, il Mincio e 'l Tebro.

D. Di' pur che dir di lui mia lingua intese.E di lei cantò ancor un'altro Tosco,un giovin pastor, ch'in riva d'Arnomentre ch'a lui spargeano il novo fiorele molli guance, con sì dolci notetenne le ninfe, i satiri e i silvani,de le donne cantando i pregi eterni, 130che ne parlano ancor per questi poggile quercie e gli olmi; e se da morte acerbanon era tolto, a lui nel secol nostrosi convenia l'onor de i primi allori.

Nè ci mancano ancor tra queste rivedi quei che van segnando il chiaro nomein piante e in sassi. E sopra gli altri s'oderisonar BATTO: BATTO, che per l'ertadel sacro monte sale a' sì gran varchi,che fatica è notar le sue pedate. 140Ei d'or in or a lei volgendo gli occhiprende virtute a gli alti e bei suggetti.

Per lei fatto anco ha risonare i boschicolui, che sceso da gli alpestri gioghionde discendon l'acque a i lieti paschi,de' pastor d'Insubria, in su le spondedel Re de' fiumi fe 'l suo nome chiarocantando a l'ombra d'un gentil ginebro.

Fu cantata costei da l'aurea cetrad'un ben dotto pastore, a cui Parnaso 150concedette non sol tener le Ninfeal dolce suon de le palustri canne,ma gli mostrò i secreti di natura,e render la salute a i membri infermi.

T. Forse di lui vuoi dir, che già discesedal chiaro sangue di quel gran bifolco,che fuggendo l'incendio e la ruinade la sua patria, penetrando i senide l'aspra Illiria e di Liburni e d'Istri,non lunge d'Adria pose la sua mandra? 160

D. Di lui dir volli. E dir ti voglio ancorache 'l ricordar de gl'Istri a la mia mentetornato ha MOPSO; MOPSO, in cui contendeil favor de le Muse e lo intelletto.del terminar le sanguinose litide' più audaci pastor. Or quanto e doveei sia per TIRRENIA arso e quanto egli arda,e quanto abbia per lei cantato e canti,fan chiara fede il Po, il Ticino e l'Arnoche mille piante han di sue rime impresse. 170

Ma dove lascio, lasso, il buono IOLA,IOLA che col dotto e nuovo suonode ben temprati calami, a' pastorisolea far corto e agevole sentierodi gir al fonte che fa i nomi eterni?Questi venuto da gli aperti campiche bagna l'uno e l'altro Tagliamento,sè di gloria colmò, d'invidia altrui.Ei col vivace lume del suo ingegnosolea in TIRRENIA, come aquila in sole, 180gli occhi affissare e da' suoi chiari raggiformar lo stile, e le parole, e 'l canto.Morte pose silenzio a le sue note.

Invida morte, a lei rapisti ancorae al mondo insieme un'altra chiara luced'un gran pastor, che nato in queste piaggefu cultor nel giardin de' pomi d'oro.Poi trapassando a le ricche pasturee a gli orti di Celio e d'Aventino,si trovò non pur d'edere e di mirti, 190ma di purpurei fior cinte le tempie.Fior di gloria mortal com'è caduco!Ne sospirano ancor i sette collidel caso acerbo; e VIRBIO nei sospirisuona d'intorno. VIRBIO almo pastoree poeta e materia de' poeti;viverà in mille versi il pastor sacroe 'l pregio di Tirrenia ne' suoi versi. 200

Non patisce la gloria di costuich'altri d'altro pastor, d'altro poeta,faccia memoria: e a te bastar ben puoted'aver sentito come tali e tanti,e poeti, e pastori, i loro ingegniabbian stancati intorno al caro oggetto.

T. Come sollecita ape per li pratisuoi la novella state errando intornodi fior in fior gustare il dolce succo:o come innamorata pastorella 210di varii fiori al suo diletto amantetrecciar si vede una ghirlanda fresca,così visto ho DAMETA la tua linguaandar cogliendo il fior de i chiari spirti,onde composto è 'l mel di quelle lode,che rese ha 'l mondo a la tua cara amata,e coronata d'immortal corona.

D. Ma non men gloriosa è la coronach'ella tesse a sè stessa: ch'oltra quellerime che d'ella col favor suo ispira 220a chi del suo amor arde, che da leinon men provengon che da l'altre Musele rime e i versi de gli altri poeti.Ella suol d'or in or con le sue rimedestare i boschi intorno; e ad ora ad ora,co' i più rari pastor cantando a provatiene intenti al suo dir Fauni e Napee.Già sono impressi in più ch'in una piantagli alti suoi amori; e la virtù d'amorequanto sia grande e come sia infinita, 230si legge da lei scritta in nuove scorze:e suggetti altri, che felicementeviveran col suo nome chiari e eterni.

T. Ragion è adunque che sì altero spirtocantato sia da gli spirti più chiari.

D. TIRSE, non vo' lasciare ancor di dirtiche se di lei scorgessi il divo aspetto,e le dolci maniere e i bei sembianti:s'udissi il suon de l'alte sue parole,e le sentenze de' profondi detti, 240protesti dir, non quel che di Medusasi favoleggia che sua fiera vistaaltrui mutava in insensibil pietra;ma c'ha virtute a l'insensibil pietred'ispirar sentimento e intelletto.O s'udissi talor quando accompagnala voce al suon de la soave cetra:o quando assisa tra Ninfe e Pastorimove tra lor la lingua a dolci note:s'udissi, dico, come in nuovi accenti, 250e come in soavissimi sospiril'aria intorno addolcisca, e i vaghi augellitra le frondi si stiano intenti e muti,e come i colli, e gli alberi, e le grottemandin cantando al ciel novelle voci,so che non chiederiano i tuoi disirialtre Muse, altro Apollo, altro Elicona.

T. Grazie son queste così belle e care,ch'in lei racconti, che fan dubbio altruise sia da dir ch'essa sia rara, o sola. 260Ma perché spesso avvien ai nostri coriche da l'un bel disio l'altro risorge,poi che m'hai di TIRRENIA il gran valorefatto sì aperto, ancor saper disioqual sia di lei la stirpe e 'l patrio suolo;salvo se del parlar già non se' stanco.

D. Di ragionar di lei sazio nè stancoesser non poss'io mai; poi vizio foranon sodisfare a sì giusti disiri.Or porgi orecchie al chiaro nascimento. 270

In quelle parti ove si corca il sole,si stende un'onorato ampio paese,lo qual da l'oceano e dal mar nostroè cinto d'ogni intorno, se non quantolunga costa di gioghi s'attraversa:e questi son chiamati i Pirenei.Da questi monti un gran fiume discende,il qual porta tributo al sale interno,e IBERO è 'l suo nome: or quanto serrail giogo, e l'acque dolci, e l'acque salse, 280vien nomato ARAGON. In quel paesegià surse un'onorata e chiara stirpech'in tutti que' confìn co 'l suo vincastrodiede legge a' pastori ed a' bifolchi;e questa dal paese il nome tolse.Poi co 'l girar del ciel volgendo gli annipassò l'alto legnaggio a i nostri liti,a gl'italici liti; e s'alcun nomeci fu mai chiaro o altero, sopra gli altriquesto gran tempo risonar s'udìo. 290Che donde di là in Adria il fiume Aterno,e di quà passa il Liri al gran Tirreno,quanto circonda 'l mar fin là ove frangel'orribil Scilla i legni a i duri scogli,e quanto ara Peloro e Lilibeo,solea già tutto a la famosa vergadel generoso sangue esser soggetto.

Or fra molti altri uscìo del chiaro sangueun gran pastor, che di purpuree bendeornato il crine e la sacrata fronte, 300com'amor volle, un giorno per le rivedel vago Tebro errando, a gli occhi suoicorse l'aspetto grazioso e novode la bella IOLE. Questa tra le spondenata del Re de' fiumi, ove si partel'acqua del suo gran fiume in molti fiumi,avea cangiato 'l Po coi sette poggi:e di questa 'l pastor, di ch'io ragiono,caldo di dolce amore fe' 'l grande acquistodi lei, ch'or m'arde il cor d'eterno amore. 310

T. Già non si convenìa men chiaro semeper dare al mondo pianta sì gentile.

D. E non si convenìa men chiaro locoal gran concetto e al glorioso partoche l'onorate piaggie trionfalide l'almo Tebro, il quale andar si vedenon men superbo che tra le sue arenesia germogliata pianta sì felice,che di solenne alcun altro trionfo.

T. Dunque felice il luogo, e 'l seme, e 'l ventre, 320onde frutto sì eletto al mondo nacque:e più felice a cui dal cielo è datogli occhi affissar nel lume de' begl'occhi,ai dolci accenti aver l'orecchie intente,e aver de gli occhi e de gli orecchi apertele porte a l'alma e aver l'alma rivoltaa la beltà del doppio eterno oggettoda salir sopra 'l cielo. E sopra ogn'altrofelicissima lei, ch 'l gran legnaggioe l'alto onor del bel nido natìo 330vinto ha col pregio del valore interno.

Ma mentre abbiam la lingua e 'l cor rivoltial tuo bel Sole, è già 'l celeste solepresso che giunto a l'ultimo orizzonte:perché buon sia che diam luogo a la sera.

D. Vanne felice. Io pria che 'l vago piede,rivolga altrove, questa bella piantasacrare intendo a lei, cui 'l petto ho sacrocon la memoria de l'amato nome

[5 O sante Dee.][11 raccogliendo.][15 ch'a quest'ora qui volto ho 'l][20 m'è.][23 Eccomi presto.][24 il cui valore.][25 cerchi inalzar con le tue.][44 Non è in alcuno il suo splendore scemo.][48 Nel core ha impresso.][60 eterni lampi.][63 fan tutti.][76 ben da te.][127 Nel tempo che.][128 Sue molli.][147 Del real fiume.][174 Agevolar solea l'aspro sentiero.][205 Bastar ben ti puote.][225 e d'or in ora.][231 Leggesi.][233 col suo nome eterna vita.][252 L'aria addolcisca donde i vaghi augelli.][261 Ma perché avvenir suol ne i nostri cuori.][262 Che spesso l'un disio dall'altro sorge.][289 chiaro sopra gli altri nomi.][290 Questo oltra gli altri risuonar s'è udito.][314 beato parto.]

INDICE

(ARAGONA)Alma del vero bel chiara sembianza(ARRIGHI B.)Alma gentile che già foste al paro(ARAGONA )Alma gentile in cui l'eterna mente(STROZZI F.)Alma gentile ove ogni studio pose(ARAGONA)Almo Pastor che godi alle chiare onde(Muzio G.)Amore ad ora ad or battendo l'ale(ARAGONA )Amore un tempo in così lento foco(MUZIO G.)Amor nel cor mi siede e vuol ch'io dica(LO STESSO)Anima bella che da gli alti chiostri(ARAGONA)Anima bella che dal Padre Eterno(DE' MEDICI I.)Anima bella che nel tuo bel lume(ARAGONA)Bembo, io che fino a qui di grave sonno(LA STESSA)Ben fu felice vostro alto destino(CAMILLO G.)Ben fu tra gli altri avventuroso il giorno(ARAGONA)Ben mi credea fuggendo il mio bel sole(LA STESSA)Ben si richiede al vostro almo splendore(LA STESSA)Ben sono in me d'ogni virtute accese(LA STESSA)Bernardo, ben potea bastarvi averne(MUZIO G.)Canti chi vuol le sanguinose imprese(ARRIGHI A.)Come di dolce più che d'agro parte(MUZIO G.)Dal mio mortal co 'l mio immortal m'involo.(DE' BENUCCI L.)Deh, non volgete altrove il dotto stile(MUZIO G.)Dive ch'al suon de la dorata cetra(ARAGONA)Dive che dal bel monte d'Elicona(MUZIO G.)Donna a cui 'l santo coro ognor s'aggira.(VARCHI B.)Donna che di bellezza e di virtute(MUZIO G.)Donna che sete in terra il primo oggetto(LO STESSO)Donna i cui beati ardori(LO STESSO)Donna il cui grazioso e altero aspetto(LO STESSO)Donna l'onor de' i cui be' raggi ardenti(LO STESSO)Donna più volte m'ha già detto amore(ARAGONA)Donna reale a i cui santi disiri(MUZIO G.)Donna se mai vedeste in verde prato(ARAGONA)Dopo importuna pioggia(MUZIO G.)Ebbe la favolosa antica etade(LO STESSO)È già gran tempo o Muse il mio suggetto(ARAGONA)Felice speme che a tant'alta impresa(MUZIO G. )Fiamma che chiaramente il mio cor ardi(ARAGONA)Fiamma gentil che da gl'interni lumi(MUZIO G.)Già fiammeggiava presso a l'aurea Aurora.(LO STESSO)Già risalito sopra l'orizzonte(LO STESSO)Già vide alle sue sponde il gelid'Ebro(ARAGONA)Ho più volte signor fatto pensiero(MUZIO O.)Il valor vostro Donna il cor m'incende(LO STESSO)In su le rive del superbo fiume(ARAGONA)Io ch'a ragion tengo me stessa a vile(LA STESSA)Io che fin qui quasi alga ingrata e vile(VARCHI B.)Io non miro giammai cosa nessuna(ARAGONA)La nobil valorosa antica gente(MUZIO G.)La sembianza di Dio che 'n noi risplende(ARRIGHI A).L'aspetto sacro e la bellezza rara(MUZIO G.)Lasso onde avvien che qui non fa ritorno(LO STESSO )L'erboso prato e i verdeggianti allori(......)Lieto viss'io sotto un bianco lauro(ARAGONA)Mentre ch'al suon de' i dotti ornati versi(MUZIO G.)Mentre le fiamme più che 'l sol lucenti(DA MONTE VARCHI C.)Mosso da l'alta vostra chiara fama(ARAGONA)Nè vostro impero ancor che bello e raro(VARCHI B.)Ninfa di cui per boschi, o fonti, o prati(ARAGONA)Non così d'acqua colmo in mar discende(LA STESSA)Nuovo Numa Toscan che le chiar'onde(DE' BENUCCI L.)O fiumicel se 'l più cocente ardore(MUZIO G.)O novo esempio de l'eterna luce(ARAGONA)O qual vi debb'io dire o Donna o Diva(MUZIO G.)Or di là se ne vien questa dolce ora(PORZIO S)Or qual penna d'ingegno m'assecura(MUZIO G.)O se tra queste ombrose e fresche rive(ARAGONA)Ov'è misera me quell'aureo crine(VARCHI B.)Per non sentir la turba iniqua e fella(ARAGONA)Più volte Ugolin mio mossi il pensiero(CAMILLO G.)Poi ch'a la vostra tanto alma beltade(BENTIVOGLIO E.)Poi che lasciando i sette colli e l'acque(ARAGONA)Poi che mi diè natura a voi simile(LA STESSA)Poi che rea sorte ingiustamente preme(LA STESSA)Porzio gentile a cui l'alma natura(LA STESSA)Poscia, ohimè, che spento ha l'empia morte(MUZO G.)Quai d'eloquenza fien sì chiari fiumi(ARAGONA)Qual vaga Filomela che fuggita(MUZIO G.)Quando, com'Amor vuol, la donna mia(VARCHI B.)Quando doveva ohimè l'arco e la face(TOLOMEI C.)Quando la Tullia mia che vien dal cielo(MUZIO G.)Quando 'l raggio del bel ch'in voi risplende(ARAGONA)Quel che 'l mondo d'invidia empie e di duolo(LA STESSA)Sacro pastor che la tua greggia umile(LA STESSA)S' a l'alto Creator de gli elementi(MUZIO G.)Sebben gli occhi e l'orecchie alcuna volta(MARTELLI U.)Se bella voi così le Grazie fero(ARAGONA)Se ben pietosa madre unico figlio(VARCHI B.)Se da i bassi pensier talor m'involo(LO STESSO)Se di così selvaggio e così duro(ARAGONA)Se forse per pietà del mio languire(LA STESSA)Se gli antichi pastor di rose e fiori(LA STESSA)Se 'l ciel sempre sereno e verdi i prati(DE' MEDICI I.)Se 'l dolce folgorar de i bei crini d'oro(MARTELLI N.)Se 'l mondo diede allor la gloria a Arpino(MARTELLI U.)Se lodando di voi quel che palese(MOLZA B.)Se 'l pensier mio, ov'altamente amore(GRAZZINI A.)Se 'l vostro alto valor, Donna gentile(ARAGONA)Se materna pietate affligge il core(DE' BENUCCI L.)Se per lodarvi e dir quanto s'onora(ARAGONA)Se veston sol d'eterna gloria il manto(LA STESSA)Siena dolente i suoi migliori invita(LA STESSA)Signor che con pietate alta e consiglio(LA STESSA)Signor d'ogni valor più d'altro adorno(LA STESSA)Signore in cui valore e cortesia(LA STESSA)Signor nel cui divino alto valore(LA STESSA)Signor pregio e onor di questa etade(ARRIGHI A.)S'il dissi mai ch'io venga in odio a voi(ARAGONA)S'io 'l feci unqua, che mai non giunga a riva(MUZIO G.)Sogni chi vuol di riportar corona(LO STESSO)Spirto felice in cui sì rare e tante(ARAGONA)Spirto gentil che dal natio terreno(LA STESSA)Spirto gentil che vero e raro oggetto(MOLZA B.)Spirto gentile che riccamente adorno(MUZIO G.)Spirto gentile in cui sì chiaramente(ARAGONA)Spirto gentil s'el giusto voler mio(ARRIGHI A.)S'un medesimo stral due petti aprio(MUZIO G.)Superbo Po ch'a la tua manca riva(LO STESSO)Torniamo o Muse a i pianti e ai sospiri(CAMILLO G.)Tullia gentile a le cui tempie intorno(DALLA VOLTA S.)Tullia mostro miracol Sibilla(STROZZI F.)Uscendo 'l spirto mio per seguir voi(BENTIVOGLIO E.)Vaghe sorelle che di trecce bionde(ARAGONA)Varchi, da cui giammai non si scompagna(LA STESSA)Varchi, il cui raro e immortal valore(GlOVENALE L.)Vide già la famosa antica etade(ARAGONA)Voi ch'avete fortuna sì nemica(MARTELLI L.)Voi che lieti pascete ad Arno intorno(ARRIGHI B.)Voi che volgete il vostro alto disio


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