Chapter 6

Il primo che scontrò cum la fiera astaFu Rodoardo sir di Lamporeggio,Galgiardo fu, ma al colpo non contrasta,Che a terra cade, e non gli avvenne peggio[114]:Poi che la lanza in mille pezzi è guasta,Il brando tira, e grida: oggi preveggioIl modo di sbramarmi a sangue e morte,E provar quanto ogni cristiano è forte.

Il primo che scontrò cum la fiera astaFu Rodoardo sir di Lamporeggio,Galgiardo fu, ma al colpo non contrasta,Che a terra cade, e non gli avvenne peggio[114]:Poi che la lanza in mille pezzi è guasta,Il brando tira, e grida: oggi preveggioIl modo di sbramarmi a sangue e morte,E provar quanto ogni cristiano è forte.

Il primo che scontrò cum la fiera asta

Fu Rodoardo sir di Lamporeggio,

Galgiardo fu, ma al colpo non contrasta,

Che a terra cade, e non gli avvenne peggio[114]:

Poi che la lanza in mille pezzi è guasta,

Il brando tira, e grida: oggi preveggio

Il modo di sbramarmi a sangue e morte,

E provar quanto ogni cristiano è forte.

LXII.

Vide il Danese il danno de' cristiani,E il suo Dudone e Bradamante appella,Che era in la schiera delli due germani;Costei del buon Ranaldo era sorellaGagliarda, ardita, e da menar le maniAtta non men che un Paladino, e bella;Altra Camilla,[115]altra Pentesilea,Che armata sol per Cristo combattea.

Vide il Danese il danno de' cristiani,E il suo Dudone e Bradamante appella,Che era in la schiera delli due germani;Costei del buon Ranaldo era sorellaGagliarda, ardita, e da menar le maniAtta non men che un Paladino, e bella;Altra Camilla,[115]altra Pentesilea,Che armata sol per Cristo combattea.

Vide il Danese il danno de' cristiani,

E il suo Dudone e Bradamante appella,

Che era in la schiera delli due germani;

Costei del buon Ranaldo era sorella

Gagliarda, ardita, e da menar le mani

Atta non men che un Paladino, e bella;

Altra Camilla,[115]altra Pentesilea,

Che armata sol per Cristo combattea.

LXIII.

Entrò la dama nel calcato stormoInsieme cum Dudon gridando forte:Ora canaglia insieme vi distormo,[116]Che tutti meritate acerba morte;Io più di vui[117]non son legata o dormo,Che sì pensate, penso, a trista sorte:E cum la lanza un cavalier percusseChiamato Armeno, e credo Armeno fusse.

Entrò la dama nel calcato stormoInsieme cum Dudon gridando forte:Ora canaglia insieme vi distormo,[116]Che tutti meritate acerba morte;Io più di vui[117]non son legata o dormo,Che sì pensate, penso, a trista sorte:E cum la lanza un cavalier percusseChiamato Armeno, e credo Armeno fusse.

Entrò la dama nel calcato stormo

Insieme cum Dudon gridando forte:

Ora canaglia insieme vi distormo,[116]

Che tutti meritate acerba morte;

Io più di vui[117]non son legata o dormo,

Che sì pensate, penso, a trista sorte:

E cum la lanza un cavalier percusse

Chiamato Armeno, e credo Armeno fusse.

LXIV.

Poi trasse il brando la gagliarda damaE gettò morto un giovinetto al piano,Qual da Turpino Chiariol si chiama,D'abito e nascimento soriano,Venuto di Soria per la gran famaDel gran re Carlo e del popol cristiano,E lassò il padre suo senza altro erede,Giurando tornar presto, alla sua fede.

Poi trasse il brando la gagliarda damaE gettò morto un giovinetto al piano,Qual da Turpino Chiariol si chiama,D'abito e nascimento soriano,Venuto di Soria per la gran famaDel gran re Carlo e del popol cristiano,E lassò il padre suo senza altro erede,Giurando tornar presto, alla sua fede.

Poi trasse il brando la gagliarda dama

E gettò morto un giovinetto al piano,

Qual da Turpino Chiariol si chiama,

D'abito e nascimento soriano,

Venuto di Soria per la gran fama

Del gran re Carlo e del popol cristiano,

E lassò il padre suo senza altro erede,

Giurando tornar presto, alla sua fede.

LXV.

Glorio, Lampruccio e Meleardo occise,Tutti Africani, e tutti e tre di Egitto;Col brando il capo ai dui primi divise,L'altro di ponta fu nel cuor trafitto;Per questo, gran terror la dama miseNel popul sarracin timido e afflitto,Gettando gambe, braccia e teste a terra,Questo urta,[118]quello occide et altri[119]atterra.

Glorio, Lampruccio e Meleardo occise,Tutti Africani, e tutti e tre di Egitto;Col brando il capo ai dui primi divise,L'altro di ponta fu nel cuor trafitto;Per questo, gran terror la dama miseNel popul sarracin timido e afflitto,Gettando gambe, braccia e teste a terra,Questo urta,[118]quello occide et altri[119]atterra.

Glorio, Lampruccio e Meleardo occise,

Tutti Africani, e tutti e tre di Egitto;

Col brando il capo ai dui primi divise,

L'altro di ponta fu nel cuor trafitto;

Per questo, gran terror la dama mise

Nel popul sarracin timido e afflitto,

Gettando gambe, braccia e teste a terra,

Questo urta,[118]quello occide et altri[119]atterra.

LXVI.

Come se tra molti minuti schioppiBombarda scocca e sino al ciel ribomba,Che non pur par che de' nemici agroppi[120]L'animo, ma li offende, atterra e slomba;O se nei campi peccorelle intoppi,Dopo altri lampi, una fulminea romba;A parangone de altri men potentiPar che a ferir la dama si apresenti[121].

Come se tra molti minuti schioppiBombarda scocca e sino al ciel ribomba,Che non pur par che de' nemici agroppi[120]L'animo, ma li offende, atterra e slomba;O se nei campi peccorelle intoppi,Dopo altri lampi, una fulminea romba;A parangone de altri men potentiPar che a ferir la dama si apresenti[121].

Come se tra molti minuti schioppi

Bombarda scocca e sino al ciel ribomba,

Che non pur par che de' nemici agroppi[120]

L'animo, ma li offende, atterra e slomba;

O se nei campi peccorelle intoppi,

Dopo altri lampi, una fulminea romba;

A parangone de altri men potenti

Par che a ferir la dama si apresenti[121].

LXVII.

Ma Dudon fa cum lei la festa doppia,E col brando fracassa, atterra et urta,Minaccia, fende, rompe, taglia e stroppia,E a questo il busto, a quello un braccio scurta;L'uno induce timor, l'altro il radoppia,Per tener de' Cristian l'audacia surta,Ma non men sarracin da l'altro cantoCercano di vittoria avere[122]il vanto.

Ma Dudon fa cum lei la festa doppia,E col brando fracassa, atterra et urta,Minaccia, fende, rompe, taglia e stroppia,E a questo il busto, a quello un braccio scurta;L'uno induce timor, l'altro il radoppia,Per tener de' Cristian l'audacia surta,Ma non men sarracin da l'altro cantoCercano di vittoria avere[122]il vanto.

Ma Dudon fa cum lei la festa doppia,

E col brando fracassa, atterra et urta,

Minaccia, fende, rompe, taglia e stroppia,

E a questo il busto, a quello un braccio scurta;

L'uno induce timor, l'altro il radoppia,

Per tener de' Cristian l'audacia surta,

Ma non men sarracin da l'altro canto

Cercano di vittoria avere[122]il vanto.

LXVIII.

Artiro, Odrido, Buffardo e BravanteSon contra i nostri da gran furia spenti,[123]Come si vede a caso in uno instanteLevarsi a un tempo dui contrarii venti,Che l'un sbatte a ponente, altro a levante,Quel che a lor forza a caso si apresenti;E cum tal furia l'un l'altro ritrova,Come volesser discacciarsi a prova.

Artiro, Odrido, Buffardo e BravanteSon contra i nostri da gran furia spenti,[123]Come si vede a caso in uno instanteLevarsi a un tempo dui contrarii venti,Che l'un sbatte a ponente, altro a levante,Quel che a lor forza a caso si apresenti;E cum tal furia l'un l'altro ritrova,Come volesser discacciarsi a prova.

Artiro, Odrido, Buffardo e Bravante

Son contra i nostri da gran furia spenti,[123]

Come si vede a caso in uno instante

Levarsi a un tempo dui contrarii venti,

Che l'un sbatte a ponente, altro a levante,

Quel che a lor forza a caso si apresenti;

E cum tal furia l'un l'altro ritrova,

Come volesser discacciarsi a prova.

LXIX.

Scontrosse cum Odrido Bradamante,E stordito il lassò, tanto il percosse;Ferillo al capo la donzella aitante,Che tutto il tramutò, tutto il commosse;Visto quel colpo il forte re Bravante,Stimò che un paladin la dama fosse,E d'un gran colpo l'elmo le martella,Di che gran poena[124]ne sostenne quella.

Scontrosse cum Odrido Bradamante,E stordito il lassò, tanto il percosse;Ferillo al capo la donzella aitante,Che tutto il tramutò, tutto il commosse;Visto quel colpo il forte re Bravante,Stimò che un paladin la dama fosse,E d'un gran colpo l'elmo le martella,Di che gran poena[124]ne sostenne quella.

Scontrosse cum Odrido Bradamante,

E stordito il lassò, tanto il percosse;

Ferillo al capo la donzella aitante,

Che tutto il tramutò, tutto il commosse;

Visto quel colpo il forte re Bravante,

Stimò che un paladin la dama fosse,

E d'un gran colpo l'elmo le martella,

Di che gran poena[124]ne sostenne quella.

LXX.

Ma subito grande ira al cuor le monta,E cum il brando il capo gli percuote,Che 'l colpo dato a lei cum questo sconta,E impalidir gli fece ambe le gote;Ma il re Bravante le lassò una ponta,Che appena ella in arcion tener si puote;Ma per la gente ch'ivi allor si mosse,Per forza l'un da l'altro separosse.

Ma subito grande ira al cuor le monta,E cum il brando il capo gli percuote,Che 'l colpo dato a lei cum questo sconta,E impalidir gli fece ambe le gote;Ma il re Bravante le lassò una ponta,Che appena ella in arcion tener si puote;Ma per la gente ch'ivi allor si mosse,Per forza l'un da l'altro separosse.

Ma subito grande ira al cuor le monta,

E cum il brando il capo gli percuote,

Che 'l colpo dato a lei cum questo sconta,

E impalidir gli fece ambe le gote;

Ma il re Bravante le lassò una ponta,

Che appena ella in arcion tener si puote;

Ma per la gente ch'ivi allor si mosse,

Per forza l'un da l'altro separosse.

LXXI.

Ma cum Buffardo si scontrò Dudone,E cum gran stizza adosso se gli cazza;[125]D'una mazzata il gionse in un gallone,E poco men ch'in terra nol tramazza,Che grande anch'esso e forte era il barone,Perito molto in adoprar la mazza;Ora contra a Dudon venne il pagano,E l'uno e l'altro cum la mazza in mano.

Ma cum Buffardo si scontrò Dudone,E cum gran stizza adosso se gli cazza;[125]D'una mazzata il gionse in un gallone,E poco men ch'in terra nol tramazza,Che grande anch'esso e forte era il barone,Perito molto in adoprar la mazza;Ora contra a Dudon venne il pagano,E l'uno e l'altro cum la mazza in mano.

Ma cum Buffardo si scontrò Dudone,

E cum gran stizza adosso se gli cazza;[125]

D'una mazzata il gionse in un gallone,

E poco men ch'in terra nol tramazza,

Che grande anch'esso e forte era il barone,

Perito molto in adoprar la mazza;

Ora contra a Dudon venne il pagano,

E l'uno e l'altro cum la mazza in mano.

LXXII.

Mena il gigante cum la sua ben ferma[126]Mazza a Dudone,[127]egli da parte salta,E convien che cum senno e ben si schermaChe troppo acerbo il sarracin lo assalta;Ma Dudon nel costato allor gli affermaLa mazza, nè levolla allor troppo alta;E di dolor, tanto la mazza il tocca,Gettò il pagan la lingua fuor di bocca.

Mena il gigante cum la sua ben ferma[126]Mazza a Dudone,[127]egli da parte salta,E convien che cum senno e ben si schermaChe troppo acerbo il sarracin lo assalta;Ma Dudon nel costato allor gli affermaLa mazza, nè levolla allor troppo alta;E di dolor, tanto la mazza il tocca,Gettò il pagan la lingua fuor di bocca.

Mena il gigante cum la sua ben ferma[126]

Mazza a Dudone,[127]egli da parte salta,

E convien che cum senno e ben si scherma

Che troppo acerbo il sarracin lo assalta;

Ma Dudon nel costato allor gli afferma

La mazza, nè levolla allor troppo alta;

E di dolor, tanto la mazza il tocca,

Gettò il pagan la lingua fuor di bocca.

LXXIII.

Ma subito il gigante in se rivenne,E nell'elmo a Dudon gran colpo tira:Quasi cade il baron, pur si ritenne,Ma monta per vergogna e doglia in iraTanto, che adosso a quel gigante venne,E alla visera, dove il fiato spira,Toccollo, e il naso talmente gli offese,Che Buffardo per doglia a terra stese.

Ma subito il gigante in se rivenne,E nell'elmo a Dudon gran colpo tira:Quasi cade il baron, pur si ritenne,Ma monta per vergogna e doglia in iraTanto, che adosso a quel gigante venne,E alla visera, dove il fiato spira,Toccollo, e il naso talmente gli offese,Che Buffardo per doglia a terra stese.

Ma subito il gigante in se rivenne,

E nell'elmo a Dudon gran colpo tira:

Quasi cade il baron, pur si ritenne,

Ma monta per vergogna e doglia in ira

Tanto, che adosso a quel gigante venne,

E alla visera, dove il fiato spira,

Toccollo, e il naso talmente gli offese,

Che Buffardo per doglia a terra stese.

LXXIV.

Occiderlo volea Dudone allotta,E per ferirlo avea già il braccio in ponto,Ma proibillo far di nuovo lottaIl stormo de' pagan ch'ivi fu gionto;Fuli il disegno e la sua impresa rotta,Che ognun fa più di se che d'altrui conto;Vide essere egli danno e incarco espresso,[128]Per occidere altrui, morire anch'esso[129].

Occiderlo volea Dudone allotta,E per ferirlo avea già il braccio in ponto,Ma proibillo far di nuovo lottaIl stormo de' pagan ch'ivi fu gionto;Fuli il disegno e la sua impresa rotta,Che ognun fa più di se che d'altrui conto;Vide essere egli danno e incarco espresso,[128]Per occidere altrui, morire anch'esso[129].

Occiderlo volea Dudone allotta,

E per ferirlo avea già il braccio in ponto,

Ma proibillo far di nuovo lotta

Il stormo de' pagan ch'ivi fu gionto;

Fuli il disegno e la sua impresa rotta,

Che ognun fa più di se che d'altrui conto;

Vide essere egli danno e incarco espresso,[128]

Per occidere altrui, morire anch'esso[129].

LXXV.

Onde indi allor convenne dipartirse,E lassare il gigante in terra steso,Che gente tanta contra lui venirseVedea, che forse allor restava preso,E li fu forza altrove ancor partirse,Che alla forza ciascun misura il peso,Ferendo va i nemici in altra parte,Et a chi il petto, a chi la faccia parte.

Onde indi allor convenne dipartirse,E lassare il gigante in terra steso,Che gente tanta contra lui venirseVedea, che forse allor restava preso,E li fu forza altrove ancor partirse,Che alla forza ciascun misura il peso,Ferendo va i nemici in altra parte,Et a chi il petto, a chi la faccia parte.

Onde indi allor convenne dipartirse,

E lassare il gigante in terra steso,

Che gente tanta contra lui venirse

Vedea, che forse allor restava preso,

E li fu forza altrove ancor partirse,

Che alla forza ciascun misura il peso,

Ferendo va i nemici in altra parte,

Et a chi il petto, a chi la faccia parte.

LXXVI.

Così fa la donzella Bradamante,Col brando in man gagliarda a maraviglia;Intanto sorse il caduto gigante,Qual nuovamente la sua lancia piglia,E questo dietro, e quel percuote avante,A infernal mostro nel ferir simiglia,E tanto de ferir l'empio procaccia,Che chi percuote occide, e li altri caccia.

Così fa la donzella Bradamante,Col brando in man gagliarda a maraviglia;Intanto sorse il caduto gigante,Qual nuovamente la sua lancia piglia,E questo dietro, e quel percuote avante,A infernal mostro nel ferir simiglia,E tanto de ferir l'empio procaccia,Che chi percuote occide, e li altri caccia.

Così fa la donzella Bradamante,

Col brando in man gagliarda a maraviglia;

Intanto sorse il caduto gigante,

Qual nuovamente la sua lancia piglia,

E questo dietro, e quel percuote avante,

A infernal mostro nel ferir simiglia,

E tanto de ferir l'empio procaccia,

Che chi percuote occide, e li altri caccia.

LXXVII.

Mirava la battaglia allor Ranaldo,Il quale fra' pagan stava secreta-Mente, ma di scoprirse e d'ira caldo,E di assalirli cum il re di CretaNon si può rafrenar, non può star saldo,Non può tener la mente a un segno quieta;E una sola ora mille anni gli parePotere esso in persona in gioco entrare.

Mirava la battaglia allor Ranaldo,Il quale fra' pagan stava secreta-Mente, ma di scoprirse e d'ira caldo,E di assalirli cum il re di CretaNon si può rafrenar, non può star saldo,Non può tener la mente a un segno quieta;E una sola ora mille anni gli parePotere esso in persona in gioco entrare.

Mirava la battaglia allor Ranaldo,

Il quale fra' pagan stava secreta-

Mente, ma di scoprirse e d'ira caldo,

E di assalirli cum il re di Creta

Non si può rafrenar, non può star saldo,

Non può tener la mente a un segno quieta;

E una sola ora mille anni gli pare

Potere esso in persona in gioco entrare.

LXXVIII.

Bradamante ferir vedea il barone,Cognobella all'insegna, e alla armatura,Che in campo verde portava un leoneDi quel proprio color ch'ha di natura;L'insegna è questa del suo padre Amone,Piacque alla dama simil portatura:Fu il leon poi alquanto tramutato,[130]E di integro Ranaldo il fe' sbarato.

Bradamante ferir vedea il barone,Cognobella all'insegna, e alla armatura,Che in campo verde portava un leoneDi quel proprio color ch'ha di natura;L'insegna è questa del suo padre Amone,Piacque alla dama simil portatura:Fu il leon poi alquanto tramutato,[130]E di integro Ranaldo il fe' sbarato.

Bradamante ferir vedea il barone,

Cognobella all'insegna, e alla armatura,

Che in campo verde portava un leone

Di quel proprio color ch'ha di natura;

L'insegna è questa del suo padre Amone,

Piacque alla dama simil portatura:

Fu il leon poi alquanto tramutato,[130]

E di integro Ranaldo il fe' sbarato.

LXXIX.

Tanto col re Cretense oprato aveaRanaldo, che a re Carlo è fatto amico,E battezzarsi in tutto si voleaChe di Califa fatto era nemico;E la cagion che a questo lo moveaDitta l'ho sopra, e più non la ridico:E in ponto stan quando fia tempo e luocoDi accender fra' pagani un doppio foco.

Tanto col re Cretense oprato aveaRanaldo, che a re Carlo è fatto amico,E battezzarsi in tutto si voleaChe di Califa fatto era nemico;E la cagion che a questo lo moveaDitta l'ho sopra, e più non la ridico:E in ponto stan quando fia tempo e luocoDi accender fra' pagani un doppio foco.

Tanto col re Cretense oprato avea

Ranaldo, che a re Carlo è fatto amico,

E battezzarsi in tutto si volea

Che di Califa fatto era nemico;

E la cagion che a questo lo movea

Ditta l'ho sopra, e più non la ridico:

E in ponto stan quando fia tempo e luoco

Di accender fra' pagani un doppio foco.

LXXX.

E per tessere alfin quel che avea ordito,E mandare ad effetto il suo disegno,Alla sorella prese per partitoFar di sua mente cum buon modo segno;E presto entrò cum l'asta bassa arditoFra' cristian, come li avesse a sdegno,E percosse uno apresso alla sorella,Che in terra il fe' cadere, e turbar quella.

E per tessere alfin quel che avea ordito,E mandare ad effetto il suo disegno,Alla sorella prese per partitoFar di sua mente cum buon modo segno;E presto entrò cum l'asta bassa arditoFra' cristian, come li avesse a sdegno,E percosse uno apresso alla sorella,Che in terra il fe' cadere, e turbar quella.

E per tessere alfin quel che avea ordito,

E mandare ad effetto il suo disegno,

Alla sorella prese per partito

Far di sua mente cum buon modo segno;

E presto entrò cum l'asta bassa ardito

Fra' cristian, come li avesse a sdegno,

E percosse uno apresso alla sorella,

Che in terra il fe' cadere, e turbar quella.

LXXXI.

La dama allor cum rabbioso schismo[131]Verso Ranaldo si aventò col brando,Per mandar quello, come lo esorcismoI spiriti infernal de fuga[132]in bando;Del duol già ne sentì gran parossismo,[133]Ma non volse il baron far di rimando,[134]E beffarla e fugir cominciò insieme,Come un pazzo che scherza a un tratto e teme.

La dama allor cum rabbioso schismo[131]Verso Ranaldo si aventò col brando,Per mandar quello, come lo esorcismoI spiriti infernal de fuga[132]in bando;Del duol già ne sentì gran parossismo,[133]Ma non volse il baron far di rimando,[134]E beffarla e fugir cominciò insieme,Come un pazzo che scherza a un tratto e teme.

La dama allor cum rabbioso schismo[131]

Verso Ranaldo si aventò col brando,

Per mandar quello, come lo esorcismo

I spiriti infernal de fuga[132]in bando;

Del duol già ne sentì gran parossismo,[133]

Ma non volse il baron far di rimando,[134]

E beffarla e fugir cominciò insieme,

Come un pazzo che scherza a un tratto e teme.

LXXXII.

Dicea Ranaldo: sei tu de' baroniChe se chiamano in Francia paladini,Che non potete fuora delli arcioniGettar li men stimati sarracini?Se non aveste le armi e i brandi buoni,Persi aria Carlo ormai e' suoi confini;E tu porti il leon, superba insegna,Per dimostrar ch'in te gran forza regna.

Dicea Ranaldo: sei tu de' baroniChe se chiamano in Francia paladini,Che non potete fuora delli arcioniGettar li men stimati sarracini?Se non aveste le armi e i brandi buoni,Persi aria Carlo ormai e' suoi confini;E tu porti il leon, superba insegna,Per dimostrar ch'in te gran forza regna.

Dicea Ranaldo: sei tu de' baroni

Che se chiamano in Francia paladini,

Che non potete fuora delli arcioni

Gettar li men stimati sarracini?

Se non aveste le armi e i brandi buoni,

Persi aria Carlo ormai e' suoi confini;

E tu porti il leon, superba insegna,

Per dimostrar ch'in te gran forza regna.

LXXXIII.

Per tal parole, e per la prima causaDello occiso baron vicino a lei,Seguia Ranaldo senza alcuna pausa,Per condurlo col brando a casi rei;E per grande ira allor saria stata ausaEntrar nel fuoco o dove stanno i Dei,Volar al ciel, o profundarsi in mare,Per volersi del caso vendicare.

Per tal parole, e per la prima causaDello occiso baron vicino a lei,Seguia Ranaldo senza alcuna pausa,Per condurlo col brando a casi rei;E per grande ira allor saria stata ausaEntrar nel fuoco o dove stanno i Dei,Volar al ciel, o profundarsi in mare,Per volersi del caso vendicare.

Per tal parole, e per la prima causa

Dello occiso baron vicino a lei,

Seguia Ranaldo senza alcuna pausa,

Per condurlo col brando a casi rei;

E per grande ira allor saria stata ausa

Entrar nel fuoco o dove stanno i Dei,

Volar al ciel, o profundarsi in mare,

Per volersi del caso vendicare.

LXXXIV.

Fugia Ranaldo, et ella seguitavaTanto, che fuora delle schiere usciro;Allor Ranaldo a quella si voltava,Dicendole, sorella, assai mi ammiroChe tanto il tuo fratello ora ti agrava,Che dar gli cerchi l'ultimo martiro;Se ben son stravestito e non sto saldo,Io però sono il tuo fratel Ranaldo.

Fugia Ranaldo, et ella seguitavaTanto, che fuora delle schiere usciro;Allor Ranaldo a quella si voltava,Dicendole, sorella, assai mi ammiroChe tanto il tuo fratello ora ti agrava,Che dar gli cerchi l'ultimo martiro;Se ben son stravestito e non sto saldo,Io però sono il tuo fratel Ranaldo.

Fugia Ranaldo, et ella seguitava

Tanto, che fuora delle schiere usciro;

Allor Ranaldo a quella si voltava,

Dicendole, sorella, assai mi ammiro

Che tanto il tuo fratello ora ti agrava,

Che dar gli cerchi l'ultimo martiro;

Se ben son stravestito e non sto saldo,

Io però sono il tuo fratel Ranaldo.

LXXXV.

E verso lei alciata[135]la visera,Fecela chiara di quel ch'era incerta;Visto alla faccia che quello appunto eraRanaldo, e che ne fu la dama certa,Depone ogni furor, jubila e speraChe presto sua possanza sia scoperta;E in ben di Carlo, e danno de' pagani,La vittoria per lui fia de' cristiani.

E verso lei alciata[135]la visera,Fecela chiara di quel ch'era incerta;Visto alla faccia che quello appunto eraRanaldo, e che ne fu la dama certa,Depone ogni furor, jubila e speraChe presto sua possanza sia scoperta;E in ben di Carlo, e danno de' pagani,La vittoria per lui fia de' cristiani.

E verso lei alciata[135]la visera,

Fecela chiara di quel ch'era incerta;

Visto alla faccia che quello appunto era

Ranaldo, e che ne fu la dama certa,

Depone ogni furor, jubila e spera

Che presto sua possanza sia scoperta;

E in ben di Carlo, e danno de' pagani,

La vittoria per lui fia de' cristiani.

LXXXVI.

Dopo molte parol[136]tra lei e lui,Ranaldo le contò lo ordine datoCol re d'Oranio e i capitanei sui,Sì come per adietro hovvi narrato;Onde sogionse, a te prima che altruiIl mio penser secreto ho revelato,Acciò che vadi al capitan Dainese,E quel ch'io a te, tu a lui facci palese.

Dopo molte parol[136]tra lei e lui,Ranaldo le contò lo ordine datoCol re d'Oranio e i capitanei sui,Sì come per adietro hovvi narrato;Onde sogionse, a te prima che altruiIl mio penser secreto ho revelato,Acciò che vadi al capitan Dainese,E quel ch'io a te, tu a lui facci palese.

Dopo molte parol[136]tra lei e lui,

Ranaldo le contò lo ordine dato

Col re d'Oranio e i capitanei sui,

Sì come per adietro hovvi narrato;

Onde sogionse, a te prima che altrui

Il mio penser secreto ho revelato,

Acciò che vadi al capitan Dainese,

E quel ch'io a te, tu a lui facci palese.

LXXXVII.

Digli che in ponto cum due squadre stiaCum qualche, che a lui piaccia, baron franco;E che quando levato il rumor siaNel campo de' pagan, venga per fianco,Che de venir lì avrà secura via,Nè può venirne tal disegno a manco;Egli da lato, e nuoi da la codazza,Porremo a morte li inimici e in cazza.[137]

Digli che in ponto cum due squadre stiaCum qualche, che a lui piaccia, baron franco;E che quando levato il rumor siaNel campo de' pagan, venga per fianco,Che de venir lì avrà secura via,Nè può venirne tal disegno a manco;Egli da lato, e nuoi da la codazza,Porremo a morte li inimici e in cazza.[137]

Digli che in ponto cum due squadre stia

Cum qualche, che a lui piaccia, baron franco;

E che quando levato il rumor sia

Nel campo de' pagan, venga per fianco,

Che de venir lì avrà secura via,

Nè può venirne tal disegno a manco;

Egli da lato, e nuoi da la codazza,

Porremo a morte li inimici e in cazza.[137]

LXXXVIII.

E senza spia che gli riporti quandoComparir deva, digli che pur presto,Che il cominciar tal cosa è a mio comando,E che il troppo tardar mi è già molesto;Comincierò adoprar subito il brandoCh'io pensi che ciò a lui sia manifesto.Vanne, sorella, e digli che non erri,Che oggi vittoria aranno i nostri ferri.

E senza spia che gli riporti quandoComparir deva, digli che pur presto,Che il cominciar tal cosa è a mio comando,E che il troppo tardar mi è già molesto;Comincierò adoprar subito il brandoCh'io pensi che ciò a lui sia manifesto.Vanne, sorella, e digli che non erri,Che oggi vittoria aranno i nostri ferri.

E senza spia che gli riporti quando

Comparir deva, digli che pur presto,

Che il cominciar tal cosa è a mio comando,

E che il troppo tardar mi è già molesto;

Comincierò adoprar subito il brando

Ch'io pensi che ciò a lui sia manifesto.

Vanne, sorella, e digli che non erri,

Che oggi vittoria aranno i nostri ferri.

LXXXIX.

Inteso ch'ebbe Bradamante il tutto,Verso Parigi punse il suo destrero,E come ben Ranaldo avea conduttoIl suo disegno, disse al franco Ugiero;A cui, poi che l'udì, non parve bruttoDel buon[138]Ranaldo l'ordine e il[139]pensiero,Anci per darli cum prestezza effettiEbbe dui capi cum lor squadre elletti.

Inteso ch'ebbe Bradamante il tutto,Verso Parigi punse il suo destrero,E come ben Ranaldo avea conduttoIl suo disegno, disse al franco Ugiero;A cui, poi che l'udì, non parve bruttoDel buon[138]Ranaldo l'ordine e il[139]pensiero,Anci per darli cum prestezza effettiEbbe dui capi cum lor squadre elletti.

Inteso ch'ebbe Bradamante il tutto,

Verso Parigi punse il suo destrero,

E come ben Ranaldo avea condutto

Il suo disegno, disse al franco Ugiero;

A cui, poi che l'udì, non parve brutto

Del buon[138]Ranaldo l'ordine e il[139]pensiero,

Anci per darli cum prestezza effetti

Ebbe dui capi cum lor squadre elletti.

XC.

L'uno fu Namo, e l'altro Ricciardetto,La sesta schiera ha quel, questo la nona.Et ad ambi narrò tutto l'effetto,Perch'esso andar non vi volse in persona;Che un capitanio generale elletto,Raro o non mai l'esercito abbandona;E però a quelli revelò il secreto,Di che ciascun di lor funne assai lieto.

L'uno fu Namo, e l'altro Ricciardetto,La sesta schiera ha quel, questo la nona.Et ad ambi narrò tutto l'effetto,Perch'esso andar non vi volse in persona;Che un capitanio generale elletto,Raro o non mai l'esercito abbandona;E però a quelli revelò il secreto,Di che ciascun di lor funne assai lieto.

L'uno fu Namo, e l'altro Ricciardetto,

La sesta schiera ha quel, questo la nona.

Et ad ambi narrò tutto l'effetto,

Perch'esso andar non vi volse in persona;

Che un capitanio generale elletto,

Raro o non mai l'esercito abbandona;

E però a quelli revelò il secreto,

Di che ciascun di lor funne assai lieto.

XCI.

Così per via dove non fusser vistiCum le lor schier li capi se avioroPer ritrovare i sarracin sprovisti,E contro essi adoprar le spade loro;Spera ciascun di far solenni acquisti,Poi che del tutto bene instrutti foro:Ma vadan quelli, io tornerò al Danese,Che ove è Carlo rimase, e ad altro attese.

Così per via dove non fusser vistiCum le lor schier li capi se avioroPer ritrovare i sarracin sprovisti,E contro essi adoprar le spade loro;Spera ciascun di far solenni acquisti,Poi che del tutto bene instrutti foro:Ma vadan quelli, io tornerò al Danese,Che ove è Carlo rimase, e ad altro attese.

Così per via dove non fusser visti

Cum le lor schier li capi se avioro

Per ritrovare i sarracin sprovisti,

E contro essi adoprar le spade loro;

Spera ciascun di far solenni acquisti,

Poi che del tutto bene instrutti foro:

Ma vadan quelli, io tornerò al Danese,

Che ove è Carlo rimase, e ad altro attese.

XCII.

Per impedir che quei ch'erano in fattiTenessero ivi il lor combatter saldo,Nè adietro fusser dal rumor retratti,Quando l'assalto arà fatto Rainaldo,Cum stratageme e ingeniosi tratti,Di che esser debbe sempre un capo caldo,Gano mandò[140]cum la settima schiera,Dove la prima pugna in gran colmo era.

Per impedir che quei ch'erano in fattiTenessero ivi il lor combatter saldo,Nè adietro fusser dal rumor retratti,Quando l'assalto arà fatto Rainaldo,Cum stratageme e ingeniosi tratti,Di che esser debbe sempre un capo caldo,Gano mandò[140]cum la settima schiera,Dove la prima pugna in gran colmo era.

Per impedir che quei ch'erano in fatti

Tenessero ivi il lor combatter saldo,

Nè adietro fusser dal rumor retratti,

Quando l'assalto arà fatto Rainaldo,

Cum stratageme e ingeniosi tratti,

Di che esser debbe sempre un capo caldo,

Gano mandò[140]cum la settima schiera,

Dove la prima pugna in gran colmo era.

XCIII.

Cum trenta milia di sue genti pronte,E cum molti di[141]suoi conti malvagi,Entrò in battaglia il Magazense conte,E secco[142]avea Beltramo e Bertolagi,Falcon, Sanguino, Spinardo e Lifonte,Anselmo, Pinabello et Aldrovagi,Cum altri molti che ridir non stimo,Ma Gano fu cum l'asta al ferir primo.

Cum trenta milia di sue genti pronte,E cum molti di[141]suoi conti malvagi,Entrò in battaglia il Magazense conte,E secco[142]avea Beltramo e Bertolagi,Falcon, Sanguino, Spinardo e Lifonte,Anselmo, Pinabello et Aldrovagi,Cum altri molti che ridir non stimo,Ma Gano fu cum l'asta al ferir primo.

Cum trenta milia di sue genti pronte,

E cum molti di[141]suoi conti malvagi,

Entrò in battaglia il Magazense conte,

E secco[142]avea Beltramo e Bertolagi,

Falcon, Sanguino, Spinardo e Lifonte,

Anselmo, Pinabello et Aldrovagi,

Cum altri molti che ridir non stimo,

Ma Gano fu cum l'asta al ferir primo.

XCIV.

Rupe la lanza proprio a mezzo il scudoDi Medonte di Dacia cavaliero,Che li cacciò fuor della schena il nudoFerro dell'asta, sì fu il colpo fiero;Poi trasse il brando e nequitoso e crudoIl capo fesse a Corifonte arciero;Di Dacia fu costui, a Odrido caro,Ma non gli fu a quel colpo allor riparo.

Rupe la lanza proprio a mezzo il scudoDi Medonte di Dacia cavaliero,Che li cacciò fuor della schena il nudoFerro dell'asta, sì fu il colpo fiero;Poi trasse il brando e nequitoso e crudoIl capo fesse a Corifonte arciero;Di Dacia fu costui, a Odrido caro,Ma non gli fu a quel colpo allor riparo.

Rupe la lanza proprio a mezzo il scudo

Di Medonte di Dacia cavaliero,

Che li cacciò fuor della schena il nudo

Ferro dell'asta, sì fu il colpo fiero;

Poi trasse il brando e nequitoso e crudo

Il capo fesse a Corifonte arciero;

Di Dacia fu costui, a Odrido caro,

Ma non gli fu a quel colpo allor riparo.

XCV.

Ma Balugante dello assalto accorto,Mandò nella battaglia Ardubalasso,Qual percosse Dudone, e come mortoIn terra lo gittò cum gran fracasso;E pria che fusse quel baron risorto,Fu preso, ancor pel colpo afflitto e lasso;Nè puote esser soccorso allor Dudone,Che a Balugante fu dato pregione.

Ma Balugante dello assalto accorto,Mandò nella battaglia Ardubalasso,Qual percosse Dudone, e come mortoIn terra lo gittò cum gran fracasso;E pria che fusse quel baron risorto,Fu preso, ancor pel colpo afflitto e lasso;Nè puote esser soccorso allor Dudone,Che a Balugante fu dato pregione.

Ma Balugante dello assalto accorto,

Mandò nella battaglia Ardubalasso,

Qual percosse Dudone, e come morto

In terra lo gittò cum gran fracasso;

E pria che fusse quel baron risorto,

Fu preso, ancor pel colpo afflitto e lasso;

Nè puote esser soccorso allor Dudone,

Che a Balugante fu dato pregione.

XCVI.

Per il nuovo soccorso, e la gran forzaDi Ardubalasso li cristian fugiro,E la furia schifar ciascun si sforza,E li più forti allora si smarriro;L'ardir di molti quello assalto amorza,E qual Bufardo fuge, e quale Artiro,Chi Odrido schifa, e chi Bravante fuge,Dove salvarsi spera, ognun rifuge.

Per il nuovo soccorso, e la gran forzaDi Ardubalasso li cristian fugiro,E la furia schifar ciascun si sforza,E li più forti allora si smarriro;L'ardir di molti quello assalto amorza,E qual Bufardo fuge, e quale Artiro,Chi Odrido schifa, e chi Bravante fuge,Dove salvarsi spera, ognun rifuge.

Per il nuovo soccorso, e la gran forza

Di Ardubalasso li cristian fugiro,

E la furia schifar ciascun si sforza,

E li più forti allora si smarriro;

L'ardir di molti quello assalto amorza,

E qual Bufardo fuge, e quale Artiro,

Chi Odrido schifa, e chi Bravante fuge,

Dove salvarsi spera, ognun rifuge.

XCVII.

Grida Olivier cum voce minacciante,[143]E grida Gano: ove fugite voi?Seguitene cristiani, andiamo avante,Volete abbandonar re Carlo e nuoi?Re Carlo anch'esso pure ha genti tante,Che a tempo manderà soccorso ai suoi:Non dubitate, ognun torni a ferire,Che la gloria de un forte[144]è un bel morire.

Grida Olivier cum voce minacciante,[143]E grida Gano: ove fugite voi?Seguitene cristiani, andiamo avante,Volete abbandonar re Carlo e nuoi?Re Carlo anch'esso pure ha genti tante,Che a tempo manderà soccorso ai suoi:Non dubitate, ognun torni a ferire,Che la gloria de un forte[144]è un bel morire.

Grida Olivier cum voce minacciante,[143]

E grida Gano: ove fugite voi?

Seguitene cristiani, andiamo avante,

Volete abbandonar re Carlo e nuoi?

Re Carlo anch'esso pure ha genti tante,

Che a tempo manderà soccorso ai suoi:

Non dubitate, ognun torni a ferire,

Che la gloria de un forte[144]è un bel morire.

XCVIII.

Ardubalasso intanto ed OlivieroCum furia estrema si affrontaro insieme;Ferì questo il pagan sopra il cimieroCum furia tanta e cum tal forze estreme,Che poco men che nol cacciò al sentiero;Ma pur di doglia esterminata il preme,E se non era allor l'elmo sì forteCondutto era Olivier pel colpo a morte.

Ardubalasso intanto ed OlivieroCum furia estrema si affrontaro insieme;Ferì questo il pagan sopra il cimieroCum furia tanta e cum tal forze estreme,Che poco men che nol cacciò al sentiero;Ma pur di doglia esterminata il preme,E se non era allor l'elmo sì forteCondutto era Olivier pel colpo a morte.

Ardubalasso intanto ed Oliviero

Cum furia estrema si affrontaro insieme;

Ferì questo il pagan sopra il cimiero

Cum furia tanta e cum tal forze estreme,

Che poco men che nol cacciò al sentiero;

Ma pur di doglia esterminata il preme,

E se non era allor l'elmo sì forte

Condutto era Olivier pel colpo a morte.

XCIX.

Ma buona pezza stette strangosciatoPer quel gran colpo il paladin marchese,E pregione era, se non era aitatoDa Ganelon che a forza lo difese;Prese una lanza, e nel sinistro latoPercosse Ardubalasso e a terra il stese,Chè contra lui sì inopinato venne,Che 'l sarracino in sella non si tenne.

Ma buona pezza stette strangosciatoPer quel gran colpo il paladin marchese,E pregione era, se non era aitatoDa Ganelon che a forza lo difese;Prese una lanza, e nel sinistro latoPercosse Ardubalasso e a terra il stese,Chè contra lui sì inopinato venne,Che 'l sarracino in sella non si tenne.

Ma buona pezza stette strangosciato

Per quel gran colpo il paladin marchese,

E pregione era, se non era aitato

Da Ganelon che a forza lo difese;

Prese una lanza, e nel sinistro lato

Percosse Ardubalasso e a terra il stese,

Chè contra lui sì inopinato venne,

Che 'l sarracino in sella non si tenne.

C.

Resorse intanto il gran signor di Vienna,E forte combattea col brando in mano;Così fa Gan che tocca e non accenna,E questo occide e quel riversa al piano;Ma non val lor cum brando e cum antennaFerir, che sol sono Oliviero e GanoOr capi tra' cristiani in tal tenzone,Preso[145]è Dudone, Astolfo e Salomone.

Resorse intanto il gran signor di Vienna,E forte combattea col brando in mano;Così fa Gan che tocca e non accenna,E questo occide e quel riversa al piano;Ma non val lor cum brando e cum antennaFerir, che sol sono Oliviero e GanoOr capi tra' cristiani in tal tenzone,Preso[145]è Dudone, Astolfo e Salomone.

Resorse intanto il gran signor di Vienna,

E forte combattea col brando in mano;

Così fa Gan che tocca e non accenna,

E questo occide e quel riversa al piano;

Ma non val lor cum brando e cum antenna

Ferir, che sol sono Oliviero e Gano

Or capi tra' cristiani in tal tenzone,

Preso[145]è Dudone, Astolfo e Salomone.

CI.

E Bradamante col suo RicciardettoSi pose in schiera come fu ordinato,Per far col sir di Montalban l'effetto,Che di sopra poco anzi io vi ho narrato;Però il Danese che avea tal respetto,Vuol che sia aiuto ai combattenti dato,E in battaglia Turpin presto mandavaCum la sua schiera di ordine la ottava.

E Bradamante col suo RicciardettoSi pose in schiera come fu ordinato,Per far col sir di Montalban l'effetto,Che di sopra poco anzi io vi ho narrato;Però il Danese che avea tal respetto,Vuol che sia aiuto ai combattenti dato,E in battaglia Turpin presto mandavaCum la sua schiera di ordine la ottava.

E Bradamante col suo Ricciardetto

Si pose in schiera come fu ordinato,

Per far col sir di Montalban l'effetto,

Che di sopra poco anzi io vi ho narrato;

Però il Danese che avea tal respetto,

Vuol che sia aiuto ai combattenti dato,

E in battaglia Turpin presto mandava

Cum la sua schiera di ordine la ottava.

CII.

E subito parlò del fatto orditoContra' pagani al sacro imperatore,Et ordinosse allor che Carlo uscitoCum la sua schiera de ordinanza fuore,L'inimico da un canto abbia assalito;Sentendo in quella parte il gran rumore,E inteso di Ranaldo il duro assalto,In quella parte[146]allor debbia far alto.

E subito parlò del fatto orditoContra' pagani al sacro imperatore,Et ordinosse allor che Carlo uscitoCum la sua schiera de ordinanza fuore,L'inimico da un canto abbia assalito;Sentendo in quella parte il gran rumore,E inteso di Ranaldo il duro assalto,In quella parte[146]allor debbia far alto.

E subito parlò del fatto ordito

Contra' pagani al sacro imperatore,

Et ordinosse allor che Carlo uscito

Cum la sua schiera de ordinanza fuore,

L'inimico da un canto abbia assalito;

Sentendo in quella parte il gran rumore,

E inteso di Ranaldo il duro assalto,

In quella parte[146]allor debbia far alto.

CIII.

Turpino intanto tanti fatti feceCh'io non ricordo e cum brando e cum lanza,Che parve un fuoco entrato nella pece,Che Dio li accrebbe il lustro e la possanza;Tutte le schiere de' Cristian refece,Tal che ciascun di lor prese speranza;E in questo assalto de' forti cristianiGran danno e occision fu fra' pagani.

Turpino intanto tanti fatti feceCh'io non ricordo e cum brando e cum lanza,Che parve un fuoco entrato nella pece,Che Dio li accrebbe il lustro e la possanza;Tutte le schiere de' Cristian refece,Tal che ciascun di lor prese speranza;E in questo assalto de' forti cristianiGran danno e occision fu fra' pagani.

Turpino intanto tanti fatti fece

Ch'io non ricordo e cum brando e cum lanza,

Che parve un fuoco entrato nella pece,

Che Dio li accrebbe il lustro e la possanza;

Tutte le schiere de' Cristian refece,

Tal che ciascun di lor prese speranza;

E in questo assalto de' forti cristiani

Gran danno e occision fu fra' pagani.

CIV.

Ma Balugante manda MarcaluroA soccorrer pagan già posti in fuga,Qual nequitoso e di superbia duro,Dove entra li cristiani atterra e fuga;Ma Ranaldo che vede il caso oscuroDelli occisi cristiani, il fronte ruga,E tratto il brando, se n'andò dove eraNon distante Califa e la sua schiera.

Ma Balugante manda MarcaluroA soccorrer pagan già posti in fuga,Qual nequitoso e di superbia duro,Dove entra li cristiani atterra e fuga;Ma Ranaldo che vede il caso oscuroDelli occisi cristiani, il fronte ruga,E tratto il brando, se n'andò dove eraNon distante Califa e la sua schiera.

Ma Balugante manda Marcaluro

A soccorrer pagan già posti in fuga,

Qual nequitoso e di superbia duro,

Dove entra li cristiani atterra e fuga;

Ma Ranaldo che vede il caso oscuro

Delli occisi cristiani, il fronte ruga,

E tratto il brando, se n'andò dove era

Non distante Califa e la sua schiera.

CV.

Ranaldo avendo l'abito paganoA Califa accostossi cum buon modo,E dielli sopra il capo un colpo strano,A guisa che si caccia in legno il chiodo;Trovol sprovisto, e riversollo al piano,Benchè fusse quel re gagliardo e sodo;Nè allora ebbe altro mal, ma il buon RanaldoMostrossi allora di gran furia caldo.

Ranaldo avendo l'abito paganoA Califa accostossi cum buon modo,E dielli sopra il capo un colpo strano,A guisa che si caccia in legno il chiodo;Trovol sprovisto, e riversollo al piano,Benchè fusse quel re gagliardo e sodo;Nè allora ebbe altro mal, ma il buon RanaldoMostrossi allora di gran furia caldo.

Ranaldo avendo l'abito pagano

A Califa accostossi cum buon modo,

E dielli sopra il capo un colpo strano,

A guisa che si caccia in legno il chiodo;

Trovol sprovisto, e riversollo al piano,

Benchè fusse quel re gagliardo e sodo;

Nè allora ebbe altro mal, ma il buon Ranaldo

Mostrossi allora di gran furia caldo.

CVI.

E cum il brando mena gran tempesta,E facea colpi fuor d'ogni misura;A chi braccia tagliava, a chi la testa,E chi fendeva insino alla centura;E tanto l'occhio aveva e la man prestaChe facea a un tempo il danno e la paura;Sempre gridando: adosso alla canaglia,Che vincitor serem della battaglia.

E cum il brando mena gran tempesta,E facea colpi fuor d'ogni misura;A chi braccia tagliava, a chi la testa,E chi fendeva insino alla centura;E tanto l'occhio aveva e la man prestaChe facea a un tempo il danno e la paura;Sempre gridando: adosso alla canaglia,Che vincitor serem della battaglia.

E cum il brando mena gran tempesta,

E facea colpi fuor d'ogni misura;

A chi braccia tagliava, a chi la testa,

E chi fendeva insino alla centura;

E tanto l'occhio aveva e la man presta

Che facea a un tempo il danno e la paura;

Sempre gridando: adosso alla canaglia,

Che vincitor serem della battaglia.

CVII.

Vedendo questo i sarracin smarriti,Che non scian ciò che questo dir si voglia,E vedendo li morti e li feritiDa sì gran colpi, tremano qual foglia;E se vi erano alcun delli più arditi,Che de offender Ranaldo avesser voglia,Egli col brando sì li acconcia e sbatte,Che tutti o occide, o cum gran furia[147]abbatte.

Vedendo questo i sarracin smarriti,Che non scian ciò che questo dir si voglia,E vedendo li morti e li feritiDa sì gran colpi, tremano qual foglia;E se vi erano alcun delli più arditi,Che de offender Ranaldo avesser voglia,Egli col brando sì li acconcia e sbatte,Che tutti o occide, o cum gran furia[147]abbatte.

Vedendo questo i sarracin smarriti,

Che non scian ciò che questo dir si voglia,

E vedendo li morti e li feriti

Da sì gran colpi, tremano qual foglia;

E se vi erano alcun delli più arditi,

Che de offender Ranaldo avesser voglia,

Egli col brando sì li acconcia e sbatte,

Che tutti o occide, o cum gran furia[147]abbatte.

CVIII.

Intanto Bradamante si scoperseCum li fratelli e la sua ardita schiera,E le cristiane insegne al vento aperseE entrò per fianco dove Ranaldo era;Questo quel stormo allor tutto disperse,[148]Vedendosi assalito[149]a tal mainera:Restò all'assalto ognun da se diviso,Che assai spaventa uno empito improviso.

Intanto Bradamante si scoperseCum li fratelli e la sua ardita schiera,E le cristiane insegne al vento aperseE entrò per fianco dove Ranaldo era;Questo quel stormo allor tutto disperse,[148]Vedendosi assalito[149]a tal mainera:Restò all'assalto ognun da se diviso,Che assai spaventa uno empito improviso.

Intanto Bradamante si scoperse

Cum li fratelli e la sua ardita schiera,

E le cristiane insegne al vento aperse

E entrò per fianco dove Ranaldo era;

Questo quel stormo allor tutto disperse,[148]

Vedendosi assalito[149]a tal mainera:

Restò all'assalto ognun da se diviso,

Che assai spaventa uno empito improviso.

CIX.

In altra parte[150]poco a quei distanteMossessi[151]Namo e tutta la sua gente,E ove è Tricardo allor[152]si trasse avanteCum la schiera serrata arditamente;Non vi fu[153]sarracin tanto constanteA cui non vacillasse allor la mente,Vedendossi così desordinare,Nè più si scianno in qual parte guardare.

In altra parte[150]poco a quei distanteMossessi[151]Namo e tutta la sua gente,E ove è Tricardo allor[152]si trasse avanteCum la schiera serrata arditamente;Non vi fu[153]sarracin tanto constanteA cui non vacillasse allor la mente,Vedendossi così desordinare,Nè più si scianno in qual parte guardare.

In altra parte[150]poco a quei distante

Mossessi[151]Namo e tutta la sua gente,

E ove è Tricardo allor[152]si trasse avante

Cum la schiera serrata arditamente;

Non vi fu[153]sarracin tanto constante

A cui non vacillasse allor la mente,

Vedendossi così desordinare,

Nè più si scianno in qual parte guardare.

CX.

Mosso non si è Doranio ancora contraA' sarracin, ma tempo e luoco espetta,Che se peggio a' cristiani non incontra,Senza scoprirse spera la vendetta;Vede che quanti il buon Ranaldo scontra,Tutti col brando li investisse[154]e affetta,Onde in lui spera, e ancor riposa alquanto:Però posando anch'io fo fine al canto.

Mosso non si è Doranio ancora contraA' sarracin, ma tempo e luoco espetta,Che se peggio a' cristiani non incontra,Senza scoprirse spera la vendetta;Vede che quanti il buon Ranaldo scontra,Tutti col brando li investisse[154]e affetta,Onde in lui spera, e ancor riposa alquanto:Però posando anch'io fo fine al canto.

Mosso non si è Doranio ancora contra

A' sarracin, ma tempo e luoco espetta,

Che se peggio a' cristiani non incontra,

Senza scoprirse spera la vendetta;

Vede che quanti il buon Ranaldo scontra,

Tutti col brando li investisse[154]e affetta,

Onde in lui spera, e ancor riposa alquanto:

Però posando anch'io fo fine al canto.


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