NelVirgiliusinglese, il quale è una versione piuttosto libera deiFaictz merveilleux de Virgille, Virgilio ottiene il libro magico da uno spirito ch'ei libera trovandosi a studiare nella città di Toledo, ove ponevansi nel medio evo le scuole classiche di magia. Avuto il libro, Virgilio riesce a far rientrare lo spirito nell'angusto suo carcere con quell'astuzia medesima che si vede usata da un pescatore in un racconto delleMille e una Notte, intitolatoIl pescatore ed il Genio[450]. Anchein Italia, sebbene la tradizione classica vi durasse alquanto più pura, nacquero intorno alla origine della magia di Virgilio immaginazioni simili alle precedenti. Bonamente Aliprando fa studiare il poeta in Milano, in Cremona, in Grecia,
Dove de ogni scienza se imparava,
Dove de ogni scienza se imparava,
Dove de ogni scienza se imparava,
e d'onde
A Mantova ritornò scienzato;
A Mantova ritornò scienzato;
A Mantova ritornò scienzato;
ma poi narra come si facesse portare da Roma a Napoli il suo libro di negromanzia dal discepolo Milino, il quale, avendolo aperto viaggio facendo, contro il divieto del suo maestro, vide comparire gran moltitudine di spiriti, a cui ordinò di selciare la strada che appunto conduce da Roma a Napoli. Bartolomeo Caracciolo dice (c. XXXII) che Virgilio imparò quanto seppe nel libro di un gran filosofo Chironte, da lui trovato dentro una grotta del Monte Barbaro, dove il detto Chironte era sepolto. Nel suo racconto l'avventura non presenta nulla di diabolico: in Napoli l'antica riputazione di Virgilio durava ancora e non permetteva che il pervertimento della leggenda procedesse troppo oltre.
Ma una ben curiosa finzione che viene a legarsi alle precedenti è quella che mostra San Paolo desideroso di acquistare il libro magico che Virgilio aveva voluto sepolto con sè. Geloso del proprio sapere, Virgilio aveva provveduto a che esso non potesse trasmettersi ad altri. Questo sentimento di gelosia è dalla leggenda attribuito anche ad altri illustri dell'antichità; per esso Ippocrate uccise il proprio nipote, per esso volle Aristotile, comeabbiamo già veduto, che con lui fossero sepolti i suoi libri. Secondo l'autore dellaImage du mondeSan Paolo,
Qui moult sot dos ars de clergie,Ainz qu'il créust le filz Marie,
Qui moult sot dos ars de clergie,Ainz qu'il créust le filz Marie,
Qui moult sot dos ars de clergie,
Ainz qu'il créust le filz Marie,
tanto cercò che trovò un sotterraneo, illuminato da una lampada e da due ceri accesi, nel quale nessuno osava addentrarsi, tanto la via che vi conduceva era tenebrosa ed angusta, piena di vento e di tuono. San Paolo si spinse innanzi tanto che potò vedere Virgilio, seduto in cattedra, un cero a destra, un cero a sinistra, ammonticchiati tutto intorno i suoi libri, molto belli e pomposi. Il poeta ne teneva stretto uno nella mano destra, come per singolare amore, e davanti a lui era un arciere con l'arco teso, puntata la freccia alla lampada. In sulla entrata del luogo erano due uomini di rame, di orrido aspetto, i quali, con due gran magli di acciajo martellando senza posa contro terra, impedivano che altri passasse. San Paolo riuscì a chetare i due martellatori, ma allora l'arciere, scoccata la freccia, mandò la lampada in pezzi, e incontanente tutto si ridusse in cenere. Questo racconto è tutto formato di elementi tratti di qua e di là da altre leggende: l'arciere che spegne la lampada l'abbiam già trovato in una storia deiGesta Romanorum, le statue martellatrici che stanno a custodia di ponti o di castelli sono frequentissime nei romanzi cavallereschi.
Non è a meravigliare se, data alla magia di Virgilio una origine diabolica, si vede il poeta cominciare a usar di quest'arte in modo men retto e men lodevole. Nellaleggenda primitiva Virgilio non adopera l'arte sua altrimenti che per giovare altrui. Non solo egli non se ne serve in vantaggio proprio, ma si astiene da ogni ciurmeria magica, da ogni dimostrazione frivola o inutile di potere. Nella leggenda degenerata lo si vede qualche volta fare atti o burle da giocoliere. Bonamente Aliprando racconta come il poeta, trovandosi con un suo compagno ospitato in una povera casa, non avendo di che cenare, fece che uno spirito gli recasse le vivande dalla mensa di Augusto, il quale ebbe a meravigliare vedendosele sparire dinnanzi[451]. Giovanni d'Outremeuse dice che Virgilio usava di fare a' suoi banchetti molti varii e mirabili giuochi. Ma la leggenda che più manifesta l'alterazione del concetto in cui da prima il medio evo tenne Virgilio, è quella divulgatissima che narra dell'inganno fattogli da una donna e della vendetta ch'egli ne prese. In essa non solo la magia, ma ancora i costumi di Virgilio sono mostrati sotto una luce assai sfavorevole, giacchè il timido poeta, quegli che per la sua ritrosia meritò di chiamarsiparthenias, v'è rappresentato come un seduttore, il quale ha il castigo che si merita. Si vuol osservare tuttavia che le ragioni di questa favolanon sono da cercare solamente nell'alterazione cui era andata soggetta la figura leggendaria di Virgilio, ma ancora in quel sentimento di ostilità contro la donna che è così diffuso nel medio evo, e in quella, direi, quasi idea fissa degli scrittori ascetici e non ascetici di considerare le donne, la cui prima progenitrice aveva distrutta la felicità sulla terra, come esseri pieni di ogni malignità e di ogni frode, insidiatrici irresistibili degli uomini, causa di mali infiniti in questo mondo e della eterna dannazione nell'altro. Ora, la prova migliore e più persuasiva che si potesse dare della potenza delle loro seduzioni e della sottigliezza delle arti loro si era di mostrar colti ai lor lacci uomini insigni per virtù o per sapere, un medico come Ippocrate, un filosofo come Aristotile, un mago come Virgilio[452].
Narra dunque la favola che Virgilio, innamoratosi della figliuola dell'imperatore[453], la sollecitò perchè volesse accondiscendere alle poco oneste sue brame. Colei fece mostra di consentire, e disse al poeta di trovarsi la notte, alla tale ora, appiè di certa torre, dove ella lo avrebbe fatto entrare per una finestra, tirandolo su in un canestro. Non mancò alla posta Virgilio, ed entrato che fu nel canestro, la fanciulla si mise a tirarloin su; ma tiratolo un tratto, legò la fune, e se n'andò pe' fatti suoi, lasciando il povero innamorato sospeso in aria. La mattina seguente tutta Roma corse a vedere così nuovo spettacolo, con iscorno massimo del buon savio, il quale ricondotto a terra, pensò a trarre di così grave ingiuria adeguata vendetta. E subito, ricorrendo alle arti sue, fece sì che in Roma furono spenti tutti i fuochi, e annunziò al popolo che nessuna più potrebbe aver fuoco nella città se non andasse a prenderne sulla stessa persona e nelle parti più secrete della figliuola dell'imperatore. E così come a lui piacque bisognò si facesse. La malcapitata fanciulla fu posta in piazza e a spese del suo pudore rifornì di fuoco la città.
Non mi soffermo ad esaminare più da vicino questa notissima favola, la quale ebbe nel medio evo grandissima voga, ricorre frequentissima in tutte le letterature di quella età, e trovasi rappresentata assai spesso dalle stesse arti figurative, e persin nelle chiese. Avvertirò solamente, cosa che fu già notata dal Comparetti, essere essa manifestamente composta di due parti diverse, di diversa origine, e che in alcuni racconti compajono anche disgiunte. L'avventura del canestro, prima forse che a Virgilio, si trova attribuita ad Ippocrate, e la vendetta consistente nello spegnimento dei fuochi si trova, parecchi secoli prima che se ne facesse autore Virgilio, narrata di un mago Eliodoro vissuto nel secolo VIII in Sicilia. Le varianti sono, com'è naturale assai numerose[454]. Un fatto strano, ma che dimostra appunto comela leggenda sia composta di parti eterogenee, si è che Virgilio nella prima di esse, lì dove patisce la burla, non si palesa per nessun segno quel potentissimo mago che poi si mostra nella seconda[455]. Non è questa del resto la sola avventura d'amore che si attribuisca al poeta; neiFaictz merveilleux de Virgillesi racconta come, abbandonata la propria moglie, egli ebbe l'amicizia della figlia del sultano di Babilonia[456].
Nullameno Virgilio comparisce ancora in parecchie finzioni quale un patrocinatore della morale e del buon costume, e, più particolarmente, quale un nemico degliadulteri. NeiFaictz merveilleuxsi racconta ch'egli fabbricò una statua, e la sospese alta nell'aria, di modo che quei di Roma non potevano aprire uscio o finestra senza vederla, e aveva tale virtù che toglieva alle donne ogni disonesta voglia, del che quelle furono assai malcontente, e si adoperarono con la moglie stessa di Virgilio perchè distruggesse l'incanto. NeiGesta Romanorum[457]si racconta certa storia di un soldato, che la moglie e un suo amante chierico cercano di far morire per arte magica, ed è salvato da un negromante. In una redazione tedesca deiGestaquesto negromante è Virgilio[458]. In un racconto di Hans Sachs Virgilio si trova alla corte del re Artù. Il re, sospettando della fedeltà della moglie, chiede al poeta di volerlo chiarir del suo dubbio. Virgilio fabbrica per arte magica un ponte di tal virtù che gli adulteri passandovi sopra cascano inevitabilmente nell'acqua. In una festa bandita da Artù, cascano in acqua, al passare del ponte, molte dame e molti cavalieri, ma lo passano senza impedimento la regina e un cavaliere di cui Artù sospettava. La costoro innocenza è così dimostrata. Il solenne anacronismo di questa favola non deve parere troppo strano: in altri racconti si fa vivere Virgilio sotto il re Servio Tullio, o sotto l'imperatore Tito.
La leggenda primitiva e popolare di Virgilio non abbraccia che alcuni anni della vita del poeta e propriamente quelli spesi a dotare di opere mirabili di pubblicautilità la sua diletta città di Napoli. Per il rimanente la leggenda non osava ancora sostituirsi alla tradizione letteraria. Le finzioni che la costituivano avevano certo già molto del fantastico, ma queste finzioni medesime, ricevute per vere dagli scrittori, erano, in certo qual modo, contenute dentro un contorno e una cornice di verità storica, e il mago in esse non occultava il poeta. Ma allargandosi sempre più la leggenda, come in ogni luogo e sempre è tendenza costante delle leggende, le finzioni vennero a poco a poco occupando, se così mi si lasci dire, tutto intero il quadro della vita del poeta, la stessa cornice si nascose sotto la esuberanza loro, e il poeta sparì interamente dinnanzi al mago. Vengon fuori allora alcune nuove biografie, interamente fantastiche, le quali abbracciano tutta la vita di Virgilio, dalla nascita alla morte, ma di vero non ricordan più nulla o quasi nulla. Tali sono la biografia che Giovanni d'Outremeuse introduce nel primo volume del suoMyreur des histors, e quella contenuta nel libretto famoso intitolatoFaictz merveilleux de Virgille.
Per dare un'idea dello spirito che governa il racconto di Giovanni d'Outremeuse, il quale asserisce che la vita di Virgilio fu scritta da Cicerone e da Ovidio, basterà dire che in esso l'autor dell'Eneide è figliuolo di Geda, sorella di Pompeo, e di Gorgilo, re di Bugia in Libia e fratello del re Gregorio che fu console di Roma[459]. IFaictz merveilleux de Virgillegodettero di molta celebrità, e furono tradotti e pubblicati in inglese, in olandese,in tedesco; una versione islandese è rimasta inedita. In questo libro Virgilio, al cui nascimento tutta Roma tremò, è figlio di un cavaliere di Remo, figlio di Remo e nipote di Romolo[460], e della figliuola di un senatore di nobilissimo lignaggio. Della fama poetica e delle opere di lui non vi si trova neppure un cenno. Riesce utile a tale proposito il confronto fra queste biografie assolutamente romanzesche e quella contenuta nel rozzo poema di Bonamente Aliprando. In essa Virgilio è bensì il mago della leggenda, ma è ancora
Filosofo e poeta di grandezza,
Filosofo e poeta di grandezza,
Filosofo e poeta di grandezza,
autor dellaBucolica, dellaGeorgica, dellaEneide.
Giovanni d'Outremeuse, l'anonimo che compose iFaictz merveilleuxe il traduttore inglese di questi raccontano in modo assai diverso la morte di Virgilio. Quegli, raccogliendo favole già note, accozzando, amplificando, narra assai per disteso una storia che io raccolgo qui in brevi parole[461]. Virgilio aveva con molto artificio costruita una testa di rame, la quale rispondeva a tutte le suo domande[462]. Consultatala una volta intorno la propria salute, quella lo avvertì di ben guardare lasua testa. Virgilio, frantendendo la risposta, credette si trattasse di ben custodire la testa magica, si espose nel mese diluglio all'ardore del sole, e fu colto da una congestione cerebrale, che in capo di due anni lo condusse al sepolcro[463]. Sapendo prossima la sua fine Virgilio volge l'anima a Dio, mette in iscritto tutta la fede cattolica, e prepara ogni cosa per la sua morte. Costruisce un gran vaso di terra e di cenere, e vi pone dentro terra preparata, e molte erbe di così fresca natura, che, senz'acqua, durano sempre verdi; poi fa una cattedra di cipresso, tutt'adorna di gemme, sulla quale è rappresentata la storia della Vergine dalla salutazione angelica sino all'assunzione. Quando non gli rimane più che un giorno da vivere, Virgilio appresta un gran banchetto, invita molti baroni, rallegra la festa con molti giuochi, e annunzia ai commensali la propria morte, e la imminente venuta del Redentore, esortandoli tutti a farsi battezzare come appena sia giunto il tempo[464]. Egli stesso si battezza, dopo di che gli ospiti prendono da lui comiato. Ma qui val meglio lasciar la parola all'autore, giacchè le cose ch'egli narra sono alquanto difficili a dire «Virgile..... prent son terrien aux herbes et le mist desus la chaire qui fut traweit en fons, puis prist une buse d'erain qui al unc de chief oit unc covierclequi tant couroit le terrien et les berbes, et l'autre chief de la buse si ranpoit desus parmi le trau de la chaire. Et Virgile s'assit sur le trau; se li entrat la buse en trau de son fondement, si qu' ilh entrat bien dedens son ventre plus de II palmes. Apres ilh avoit pareit son lachenieres de tous libres de toutes scienches, et par devant li at poiseit I libre de theologie. Si astoit noblement vestus d'onne bleu robe. Si avoit à son seniestre bras une grant fenestre tout ovierte, par où les gens le regardoient cascon jour, et disoient que ilh n'astoit mie mors, ains estudioit com devant, car ilh avoit son capiron sour ses eux». Cinquantanove anni dopo, San Paolo viene a Napoli, chiede di Virgilio, va a trovarlo, ma, appena l'ha tocco, il corpo del poeta si scioglie in cenere.
NeiFaictz merveilleuxsi narra che Virgilio, operati i suoi molti miracoli, un giorno, con alcuni compagni, andò in barca a diporto, ma soprappreso da una spaventosa burrasca fu tratto in alto mare, così che di lui non s'ebbe mai più novella. «Et tous les clerz et escolliers de la cité de Naples et Romme et toutes nations et contrées en furent moult troublez et dolens». NelVirgiliusinglese la fine del poeta si racconta in tutt'altro modo[465]. Dopo aver promesso all'imperatore di Roma di fare molt'altre cose meravigliose[466], Virgilio si pensòdi ringiovanire. A tale scopo si fece tagliare in pezzi da un suo fidato servitore, salare, e mettere dentro una botte, d'onde in capo di nove giorni sarebbe risorto giovane. Passati sette giorni, l'imperatore non vedendo Virgilio, che aveva carissimo, entra in sospetto, va al castello del poeta, e trovato il corpo nella botte, uccide il servitore da lui creduto omicida del suo signore. In quel punto medesimo un bambino ignudo balza fuor della botte, e fatti tre giri allo intorno, gridando: Sia maledetta l'ora che ci venisti, sparisce. Lo stesso racconto si ha nella olandeseHistorie van Virgilius[467].
Così moriva Virgilio mago, a cui i fati non consentivano una seconda giovinezza; ma Virgilio poeta tornava alla vita, e la sua seconda, e, giova credere, immortale giovinezza cominciava col Rinascimento[468].