SCENA VIII.

si torna a sentir lento, misurato, cadenzato, il pestar di Demostene nel mortaio.

si torna a sentir lento, misurato, cadenzato, il pestar di Demostene nel mortaio.

Il commissario di polizia approfittò dell'occasione e gli pose accanto, in segreta, l'abate Bianconi, mentitore, traditore fin con l'aspetto venerando!... Costui s'insinuò nell'animo debole del convalescente, lo sbigottì con le minacce dell'inferno e lo consolò con le promesse del paradiso, purchè fosse disposto a mettere in pace la propria coscienza, con una confessione generale.

Don Carlosi nasconde la faccia con le mani, in atto di orrore.

Don Carlosi nasconde la faccia con le mani, in atto di orrore.

Lamberticontinuando.

Fra i peccati il più grave, la diffusione di certi libri proibiti dalla Chiesa, che turbano la mente dei giovani, che offendono il sentimento religioso, che diffondono il pervertimento e la corruzione, e il povero Rossetti, non dubitando che un vecchio ministro di Dio potesse commettere un sacrilegio...

Don Carlo.

Un tanto sacrilegio!

Lamberticontinuando.

Confessò di essere stato lui stesso l'intermediario che all'osteria della «Mezzalingua» e a quella della «Noce» riceveva i libri e gli stampati introdotti nel Lombardo-Veneto da Tito Ansperti.

Giudittasi alza con un grido, poi si lascia ricadere sulla sedia.

Giudittasi alza con un grido, poi si lascia ricadere sulla sedia.

Giovanni.

Mio figlio!... Il nome di mio figlio!

Don Carlo.

Un prete!

toccandosi gli abiti con orrore.

toccandosi gli abiti con orrore.

Un vecchio prete!

Faustino.

Anche il Rossetti!

Strassèr.

Anche il Rossetti!

Lamberti.

Sst!.

impone silenzio guardando inquieto nella farmacia.Giudittacontinua a piangere. Per un istante non si sentono che i suoi singhiozzi, e il pestare che fa Demostene nel mortaio.

impone silenzio guardando inquieto nella farmacia.

Giudittacontinua a piangere. Per un istante non si sentono che i suoi singhiozzi, e il pestare che fa Demostene nel mortaio.

Lambertidopo un momento.

Si tratta della vostra sicurezza! Della vostra vita! A Venezia...

esitando, guardando Giuditta, poi decidendosi.

esitando, guardando Giuditta, poi decidendosi.

Il Tribunale Militare è già stato radunato!

Giudittaalzandosi di colpo.

Condannato! Lo hanno condannato?...

Lamberti.

Più tardi lo saprò!

correndo vicino a Giuditta.

correndo vicino a Giuditta.

Al carcere! non potrà essere che al carcere! Ha sempre negato! Avrà continuato a negare!

Giudittacon impeto, a Faustino.

Gliel'ho detto! Anche stasera! Ilmio Tito, no!... Ma un altro! Un altro che non abbia la sua forza!

Faustino, don Carlo, lo Strassèr, il Lamberti circondano Giuditta confortandola, facendola sedere, stringendole le mani con affetto. Giovanni Ansperti ed il Fratti restano un po' in disparte, l'Ansperti appoggiato al Fratti osserva Giuditta. Il Fratti fissa il Lamberti mostrandosi incredulo.

Faustino, don Carlo, lo Strassèr, il Lamberti circondano Giuditta confortandola, facendola sedere, stringendole le mani con affetto. Giovanni Ansperti ed il Fratti restano un po' in disparte, l'Ansperti appoggiato al Fratti osserva Giuditta. Il Fratti fissa il Lamberti mostrandosi incredulo.

Faustino.

Coraggio! Non si perda di coraggio!

Don Carlo.

Io ho tanta fede! Abbia la mia fede!

Lamberticome scusandosi.

Io non potevo tacere! Non avrei potuto tacere!

Giovannimormorando.

Povera donna! Povera donna!

Strassèr.

Maledetto il traditore!

Faustino.

Il vigliacco!

Frattiavanzandosi con impeto.

Aspettate a maledire e a giudicare! Io ho visto il Rossetti nel quarantotto sulle barricate! L'ho visto l'anno scorso nella giornata del sei febbraio! È ammalato! Può essere ancora il delirio della febbre! Non si giudicano gli uomini, non si condanna un fratello con la paura!

Tutti meno Giuditta, il Lamberti e Don Carlo fanno atto di sdegno.

Tutti meno Giuditta, il Lamberti e Don Carlo fanno atto di sdegno.

Faustino.

Paura?...

Strassèr.

Chi paura?

Giovanniimponendosi.

Nessuno ha paura!

Frattial Lamberti.

Lei, intanto, signor conte, dica un po': come ha potuto avere tante notizie, i tanti particolari?

Lambertirisentito.

Ho rivelato all'Associazione quanto poteva esserle utile. Ora basta: io ho finito.

Prende il cappello e il mantello e fa per andarsene.

Prende il cappello e il mantello e fa per andarsene.

Giudittacon un grido trattenendolo.

No!

Giovannicon autorità.

Si fermi!

Don Carlosottovoce al Fratti.

Vorreste costringerlo a fare il nomedi sua madre o quello del conte di Rienz?

Lambertifa di nuovo per andarsene.

Lambertifa di nuovo per andarsene.

Giovanni.

Ha chiesto a mio figlio e a me di appartenere allaGiovine Italia. Siamo tutti pronti ad accettare il suo giuramento, ad accoglierlo come fratello.

Frattial Lamberti.

Nelle mie parole non c'era altro che l'impeto, il desiderio di poter difendere un amico; ma non un'ombra di diffidenza verso di lei! Francamente, lealmente: mi creda e mi dia la mano. Mi dichiaro io stesso il suo iniziatore.

Giovannial Lamberti.

E la formula della promessa?

Lamberti.

La so, da vostro figlio.

Giudittacon voce fioca.

Anche Demostene...

si avvicina all'uscio della farmacia, lo apre, e chiama Demostene con la mano. — Demostene entra, fa un passo verso il gruppo, rimanendo un po' discosto. — Giuditta resta in piedi, appoggiata alla credenza, vicino alla finestra.

si avvicina all'uscio della farmacia, lo apre, e chiama Demostene con la mano. — Demostene entra, fa un passo verso il gruppo, rimanendo un po' discosto. — Giuditta resta in piedi, appoggiata alla credenza, vicino alla finestra.

Lambertilento, solenne, come chi ripete parole imparate a mente.

«... Nel nome di Dio e dell'Italia. Nel nome di tutti i martiri della santa causa italiana, caduti sotto i colpi della tirannide straniera o domestica. Pei doveri che mi legano alla terra ove Dio m'ha posto, e ai fratelli che Dio m'ha dati... Per l'amore, innato in ogni uomo, ai luoghi ove nacque mio padre e dove vivranno i miei figli... Per l'odioinnato in ogni uomo, al male, all'ingiustizia, all'usurpazione, all'arbitrio... Pel rossore che io sento in faccia ai cittadini dell'altre nazioni, del non aver nome, nè diritti di cittadino, nè bandiera di nazione, nè patria... Per fremito dell'anima mia creata alla libertà, impotente ad esercitarla, creata all'attività nel bene e impotente a farlo nel silenzio e nell'isolamento della servitù... Per la memoria dell'antica potenza... Per la coscienza della presente abbiezione... Per le lacrime delle madri italiane, pei figli morti sul palco, nelle prigioni, in esilio, io, Vitaliano Lamberti conte di Agliate, credente nella forza commessa da Dio all'Italia e convinto che il popolo è Depositario di questa forza — che nel dirigerla pel popolo e col popolo, sta il secreto della vittoria... — Dò il mio nome allaGiovine Italia, associazione d'uominicredenti nella stessa fede, e giuro: di consacrarmi tutto e per sempre a costituire con essi l'Italia in nazioneuna, libera, indipendente; — Giuro, invocando sulla mia testa l'ira di Dio, l'abbominio degli uomini e l'infamia dello spergiuro, se io tradissi in tutto o in parte il mio giuramento.»

Fratti.

Fratello!

si abbracciano.Lambertiabbraccia Giovanni Ansperti e Don Carlo.Faustinofa cenno a Demostene di rientrare nella farmacia, e sorvegliare la porta di strada.

si abbracciano.

Lambertiabbraccia Giovanni Ansperti e Don Carlo.

Faustinofa cenno a Demostene di rientrare nella farmacia, e sorvegliare la porta di strada.

Lambertichiamandoli tutti vicini, meno Giuditta che rimane sempre immobile.

Finora il solo compromesso è TitoAnsperti. Forte, coraggioso, saprà resistere alle insidie dell'interrogatorio e salvarsi. Ma l'abate Bianconi è ancora vicino al Rossetti. — Chi ha avuto rapporti con costui? In caso di pericolo, metto a vostra disposizione uomini fidati e danaro.

Fratti.

Il Rossetti non apparteneva al nostro comitato.

Giovanni.

Era in quello di Milano.

Don Carlo.

Non lo vedo dall'anno scorso.

Strassèr.

Io torno adesso da Londra.

Lambertivivamente.

Garibaldi?

Strassèr.

Si!... Si è riconciliato con Mazzini!

Fratti.

«Fallito il moto del 6 Febbraio» sono parole del Maestro, «l'Italia è paurosa, svogliata, inerte; bisogna ridestarla all'azione.»

Strassèr.

Egli sta preparando un nuovo piano. — Medici incomincierà il moto nella Lunigiana; seguirà Garibaldi in Sicilia; Kossuth nella Valtellina!

Lamberti.

Ora non sarà più come l'anno scorso. Avremo le armi, perchè avremo il danaro.

Giovanni.

Sst! la ronda! Sono le dieci e mezzo, bisogna chiudere.

Faustinoa Demostene.

Si chiude!

Demostenedalla farmacia.

Prontòòò!

Lambertial Fratti e a don Carlo.

Domani a casa mia. Voi due!

Demostene.

I gendarmi!

Tutti.

I gendarmi?

corrono al tavolo da gioco.

corrono al tavolo da gioco.

Giudittaguardando dalla finestra della farmacia.

Il Baraffini!

spaventata buttandosi fra le braccia di Giovanni Ansperti, come per proteggerlo.

spaventata buttandosi fra le braccia di Giovanni Ansperti, come per proteggerlo.

Per lei babbo! Questa volta è venuto per lei.

Giovanni.

Su! Su! Non ti veda tremare quel rinnegato! Mi sento sicuro come mio figlio.

Il sergenteBaraffini, iGendarmie detti.

Il sergenteBaraffini, iGendarmie detti.

I gendarmi restano dietro l'uscio a vetri e dietro la finestra che dà nella farmacia.

I gendarmi restano dietro l'uscio a vetri e dietro la finestra che dà nella farmacia.

Baraffiniparla un dialettaccio mezzo veneto.

Bona sera, parona. Bona sera alla compagnia.

Giovanniandandogli incontro.

Eccomi! Sono con voi! Presto, andiamo!

Baraffini.

In dove?

Giovanni.

Non siete qui per me? Per arrestarmi?

Baraffiniironico.

Me dispiase contradirla, ma no go ordini in proposito. Sarà per un'altra volta, no xe vero? Semo qua, invece, per la parona!

tutti: fanno l'atto di difenderla.

tutti: fanno l'atto di difenderla.

Giudittaavanzandosi risoluta.

Per me?... Eccomi pronta!

Baraffini.

Pian, pian! Troppa pressa de andar drento. Se tratta invece d'una bona notizia. — La ga domandà la grazia de veder so marìo? No xe vero?

Giudittacon un grido: ancora esitante tra speranza e timore.

Sì? Sì?

Baraffini.

Ecco qua!

porgendole una lettera.

porgendole una lettera.

A ela.

Giudittastrappandogli la lettera dalle mani giubilante, tremante, mentre cerca di spiegarla per leggerla.

La grazia!... Dio! Dio!... La grazia! La grazia!

Baraffini.

La grazia de vederlo un'ultima volta.

Giudittasi ferma di colpo: alza il capo fissando di nuovo il Baraffini con gli occhi sbarrati.

Giudittasi ferma di colpo: alza il capo fissando di nuovo il Baraffini con gli occhi sbarrati.

Baraffini.

E l'ordinanza impone de no perder tempo in ciacole. Bisogna partir sta note con nu altri perchè el ga da esser picà, doman l'altro matina, a Venezia.

Giudittafissa ancora per un istante, immobile, muta, il Baraffini, poi dà un grido terribile e cade riversa sostenuta da Giovanni Ansperti, circondata da tutti gli altri. Il Fratti le slaccia il colletto, parla a Faustino, che corre in farmacia e ritorna subito, con un bicchierino d'acqua, e una boccettina d'aceto, per far rinvenire la Giuditta: tutto ciò mentre continua il dialogo.

Giudittafissa ancora per un istante, immobile, muta, il Baraffini, poi dà un grido terribile e cade riversa sostenuta da Giovanni Ansperti, circondata da tutti gli altri. Il Fratti le slaccia il colletto, parla a Faustino, che corre in farmacia e ritorna subito, con un bicchierino d'acqua, e una boccettina d'aceto, per far rinvenire la Giuditta: tutto ciò mentre continua il dialogo.

Giovannial Baraffini, a mezza voce.

Rinnegato!

Baraffini dà una occhiata ai gendarmi, poi si avvicina all'Ansperti minaccioso.

Baraffini dà una occhiata ai gendarmi, poi si avvicina all'Ansperti minaccioso.

Cossa? Vecio inseminio?... Più forte!

Ansperticon forza.

Rinnegato!

Baraffinifa per slanciarsi ad afferrare l'Ansperti, seguito dai gendarmi.

Baraffinifa per slanciarsi ad afferrare l'Ansperti, seguito dai gendarmi.

Lambertifrapponendosi.

È suo padre! È il padre dell'Ansperti vivaddio!

Baraffiniriconoscendolo meravigliato.

Ela?... Ela qua?...

mettendosi la mano al berretto.

mettendosi la mano al berretto.

Bona sera, sior conte!

fa per avvicinarsi a Giuditta.

fa per avvicinarsi a Giuditta.

Presto! No gavemo tempo da perder in convulsioni!...

Lambertifermandolo.

Indietro, e abbassate la voce!

Baraffinicon sfrontatezza e con minaccia.

La diga! Paron belo!... Mi qua fazzo el mio dover!

Giovannicon un grido disperato avvicinandosi alla Giuditta, che rimane immobile sulla sedia.

Giuditta! Giuditta!

Lambertirespingendo il Baraffini e indicandogli l'uscio della farmacia.

Fuori! Di là!... Aspettate di là! Lasciate almeno, alle nostre donne, la libertà di morir di dolore!

Il Baraffini e i gendarmi si fermano sull'uscio della farmacia: gli altri circondano la Giuditta. Don Carlo, in piedi, a mani giunte, mormora una preghiera sottovoce.

Il Baraffini e i gendarmi si fermano sull'uscio della farmacia: gli altri circondano la Giuditta. Don Carlo, in piedi, a mani giunte, mormora una preghiera sottovoce.

Fine del primo atto.


Back to IndexNext