Chapter 21

317.A, apparer.318.B, dee.319.Cmanzotte.320.Nell'ottava XIX delleMalizie delle donne(Varnhagen,Op. cit., nº III); è pure ricordato l'uso delle contadine di imbiancarsi il volto colla biacca:ondechè molti mormoran di quellevedendole nel volto trasformatee d'acqua grassa el volto imbellettato,con biacca tutto quanto imbrodolato.uso che ci è confermato anche da un intermezzo del Sansone, ricordato dalD'Ancona. Anche nellaNencia, come fu già osservato dalBurckhardt,Op, cit., vol. II, pag. 132, l'innamorato promette alla sua bella, biacca e belletto per dipingersi il volto.321.C, ilMartininota: ignoti = sconoscenti.322.IlPasserini,Op. cit., pag. 464, nº 984, spiega: Fare le castagne ad uno «si fa premendo i polpastrelli dei due diti pollice e medio, e facendoli scoccare nel dividerli in ordine inverso... atto di spregio e schernimento plebeo».323.A, vizato.324.pennato = strumento per potar le viti.325.indozza = malore.326.attassare = tartassare.327.NellaFrottola di due contadini, Beco e Nanni, questi dice al compagno che vuole fargli avere a mezzadria un certo podere:L'oste è mio amico, ignorante e da bene,Vo' dir male del suo lavoratore,Ei mi crede e darattel per mio amore.328.Abbiamo qui, come nellaCassariadell'Ariosto, e neiMorti vivi, commedia diSforza d'Oddi, Vinegia, 1597, atto I, scena III, una attestazione dell'esistenza in Italia nel secolo XVI della schiavitù; vedi su questo argomento nellaNuova Antologia, serie III, volume XXXIV, pag. 618, lo studio diLuzio-Renier:Buffoni, Nani e Schiavi dei Gonzaga ai tempi d'Isabella d'Este.329.IlPassarini,Op. cit., pag. 265, nº 563, spiega questo modo di dire, così: «La pace non cementata dall'affetto e dal pentimento sincero è la pace di Marcone». Ma osserva che è usato anche in senso equivoco e allora si riferisce alla notissima facezia, ricordata anche dalTorraca(Studi di Storia letteraria nap., Livorno, Vigo, 1884, pag. 196) e tratta da una Raccolta di aneddoti di cui abbiamo già avuto occasione di parlare, nella quale si narra la strana risposta che un matto diede a Fra Roberto da Lecce. La novella di Marcone è pure ripetuta dal Bandello (parte III, nov. XLIX), il quale in un'altra novella (parte I, nov. LIII), ricorda ilGiambo di Marcone. In questo secondo significato è usato generalmente, e lo troviamo nella commediaScannicciodiG. Roncaglia, atto II, e nella prima scena della Commedia di Pidinzuolo; anche ilRiccoboni,Dell'Arte rappresentativa, Londra, 1728, cap. IV, pag. 38, lo ricorda:Restino con la pace di MarconeI Cortigiani. . . . . . . . . . . .IlBartoli,Scenari inediti della Commedia dell'Arte, Firenze, Sansoni, 1880, pag.LVII, nota 2, e loStoppato,Op. cit., pag. 74, ricordano:La Pace di Marcone, commedia diCristoforo Sicinio, Venetia, 1618.330.Luciano Banchi,Statuti Senesi scritti in volgare nei secoli XIII e XIV, Bologna, Romagnoli, 1871, vol. II, pag. 200, spiega: lana sardesca = lana sucida, guadata di Sardegna.331.Confronta la strofa LXXXVIII deiProverbia que dicuntur super natura feminarum, editi dal Tobler inZeitschrift für Rom. Phil., IX, pag. 287:Le stele de lo celo   ni la rena de mareNe le fior de li arbori   no porav'om contare;Altresì per semblança   no po omo parlareLe arte c'a le femine   per i omini enganare.Per raffronti di questo «motivo» nella poesia popolare dei nostri giorni, vediD'Ancona,La poesia popolare italiana. Livorno, Vigo, 1878, pag. 203-204.332.NellaContentione di Mona Costanza e di BiagiodiB. Giambullari, ottava XXXVIII, è detto pure:Ma fate ch'i' non abbi detto al sordo.333.Ci fu comunicata dal Prof. Vitt. Rossi.334.Nel Ms. a questo punto vi è una sigla indecifrabile.335.IlNovati(Carm. med. aevi, pag. 28) ha riprodotto da un Cod. Marc, la seguente declinazione del nome «Rusticus»:Singulariter.N.hic villanusG.huius rusticiD.huic tferfero (sic)A.hunc furemV.o latroAb.ab hoc depredatore.Pluraliter.N.hi maledictiG.horum tristiumD.his mendacibusA.hos nequissimosV.o pessimiAb.ab his infidelibus.336.G. Mazzatinti,Inventari dei manoscritti della Bibl. d'Ital., vol. II, pag. 7, nº 24.337.Romania, XII.338.Novati,Le serie alfabetiche, ecc., inGiorn. St., XV, pag. 337.339.Mazzi,Op. cit., II, 271.340.Giorn. St., XV, pag. 337.341.Proverbii attiladi novi et belli, quali l'uom non se ne debbe mai fidare...In Venetia, 1580.Scelta di cur. lett., nº XCI, Bologna, Romagnoli, 1865.342.G. Baccini,Le Facezie del Piovano Arlotto, Firenze, Salani, 1884, pag. 316.

317.A, apparer.

317.A, apparer.

318.B, dee.

318.B, dee.

319.Cmanzotte.

319.Cmanzotte.

320.Nell'ottava XIX delleMalizie delle donne(Varnhagen,Op. cit., nº III); è pure ricordato l'uso delle contadine di imbiancarsi il volto colla biacca:ondechè molti mormoran di quellevedendole nel volto trasformatee d'acqua grassa el volto imbellettato,con biacca tutto quanto imbrodolato.uso che ci è confermato anche da un intermezzo del Sansone, ricordato dalD'Ancona. Anche nellaNencia, come fu già osservato dalBurckhardt,Op, cit., vol. II, pag. 132, l'innamorato promette alla sua bella, biacca e belletto per dipingersi il volto.

320.Nell'ottava XIX delleMalizie delle donne(Varnhagen,Op. cit., nº III); è pure ricordato l'uso delle contadine di imbiancarsi il volto colla biacca:

ondechè molti mormoran di quellevedendole nel volto trasformatee d'acqua grassa el volto imbellettato,con biacca tutto quanto imbrodolato.

ondechè molti mormoran di quellevedendole nel volto trasformatee d'acqua grassa el volto imbellettato,con biacca tutto quanto imbrodolato.

ondechè molti mormoran di quelle

vedendole nel volto trasformate

e d'acqua grassa el volto imbellettato,

con biacca tutto quanto imbrodolato.

uso che ci è confermato anche da un intermezzo del Sansone, ricordato dalD'Ancona. Anche nellaNencia, come fu già osservato dalBurckhardt,Op, cit., vol. II, pag. 132, l'innamorato promette alla sua bella, biacca e belletto per dipingersi il volto.

321.C, ilMartininota: ignoti = sconoscenti.

321.C, ilMartininota: ignoti = sconoscenti.

322.IlPasserini,Op. cit., pag. 464, nº 984, spiega: Fare le castagne ad uno «si fa premendo i polpastrelli dei due diti pollice e medio, e facendoli scoccare nel dividerli in ordine inverso... atto di spregio e schernimento plebeo».

322.IlPasserini,Op. cit., pag. 464, nº 984, spiega: Fare le castagne ad uno «si fa premendo i polpastrelli dei due diti pollice e medio, e facendoli scoccare nel dividerli in ordine inverso... atto di spregio e schernimento plebeo».

323.A, vizato.

323.A, vizato.

324.pennato = strumento per potar le viti.

324.pennato = strumento per potar le viti.

325.indozza = malore.

325.indozza = malore.

326.attassare = tartassare.

326.attassare = tartassare.

327.NellaFrottola di due contadini, Beco e Nanni, questi dice al compagno che vuole fargli avere a mezzadria un certo podere:L'oste è mio amico, ignorante e da bene,Vo' dir male del suo lavoratore,Ei mi crede e darattel per mio amore.

327.NellaFrottola di due contadini, Beco e Nanni, questi dice al compagno che vuole fargli avere a mezzadria un certo podere:

L'oste è mio amico, ignorante e da bene,Vo' dir male del suo lavoratore,Ei mi crede e darattel per mio amore.

L'oste è mio amico, ignorante e da bene,Vo' dir male del suo lavoratore,Ei mi crede e darattel per mio amore.

L'oste è mio amico, ignorante e da bene,

Vo' dir male del suo lavoratore,

Ei mi crede e darattel per mio amore.

328.Abbiamo qui, come nellaCassariadell'Ariosto, e neiMorti vivi, commedia diSforza d'Oddi, Vinegia, 1597, atto I, scena III, una attestazione dell'esistenza in Italia nel secolo XVI della schiavitù; vedi su questo argomento nellaNuova Antologia, serie III, volume XXXIV, pag. 618, lo studio diLuzio-Renier:Buffoni, Nani e Schiavi dei Gonzaga ai tempi d'Isabella d'Este.

328.Abbiamo qui, come nellaCassariadell'Ariosto, e neiMorti vivi, commedia diSforza d'Oddi, Vinegia, 1597, atto I, scena III, una attestazione dell'esistenza in Italia nel secolo XVI della schiavitù; vedi su questo argomento nellaNuova Antologia, serie III, volume XXXIV, pag. 618, lo studio diLuzio-Renier:Buffoni, Nani e Schiavi dei Gonzaga ai tempi d'Isabella d'Este.

329.IlPassarini,Op. cit., pag. 265, nº 563, spiega questo modo di dire, così: «La pace non cementata dall'affetto e dal pentimento sincero è la pace di Marcone». Ma osserva che è usato anche in senso equivoco e allora si riferisce alla notissima facezia, ricordata anche dalTorraca(Studi di Storia letteraria nap., Livorno, Vigo, 1884, pag. 196) e tratta da una Raccolta di aneddoti di cui abbiamo già avuto occasione di parlare, nella quale si narra la strana risposta che un matto diede a Fra Roberto da Lecce. La novella di Marcone è pure ripetuta dal Bandello (parte III, nov. XLIX), il quale in un'altra novella (parte I, nov. LIII), ricorda ilGiambo di Marcone. In questo secondo significato è usato generalmente, e lo troviamo nella commediaScannicciodiG. Roncaglia, atto II, e nella prima scena della Commedia di Pidinzuolo; anche ilRiccoboni,Dell'Arte rappresentativa, Londra, 1728, cap. IV, pag. 38, lo ricorda:Restino con la pace di MarconeI Cortigiani. . . . . . . . . . . .IlBartoli,Scenari inediti della Commedia dell'Arte, Firenze, Sansoni, 1880, pag.LVII, nota 2, e loStoppato,Op. cit., pag. 74, ricordano:La Pace di Marcone, commedia diCristoforo Sicinio, Venetia, 1618.

329.IlPassarini,Op. cit., pag. 265, nº 563, spiega questo modo di dire, così: «La pace non cementata dall'affetto e dal pentimento sincero è la pace di Marcone». Ma osserva che è usato anche in senso equivoco e allora si riferisce alla notissima facezia, ricordata anche dalTorraca(Studi di Storia letteraria nap., Livorno, Vigo, 1884, pag. 196) e tratta da una Raccolta di aneddoti di cui abbiamo già avuto occasione di parlare, nella quale si narra la strana risposta che un matto diede a Fra Roberto da Lecce. La novella di Marcone è pure ripetuta dal Bandello (parte III, nov. XLIX), il quale in un'altra novella (parte I, nov. LIII), ricorda ilGiambo di Marcone. In questo secondo significato è usato generalmente, e lo troviamo nella commediaScannicciodiG. Roncaglia, atto II, e nella prima scena della Commedia di Pidinzuolo; anche ilRiccoboni,Dell'Arte rappresentativa, Londra, 1728, cap. IV, pag. 38, lo ricorda:

Restino con la pace di MarconeI Cortigiani. . . . . . . . . . . .

Restino con la pace di MarconeI Cortigiani. . . . . . . . . . . .

Restino con la pace di Marcone

I Cortigiani. . . . . . . . . . . .

IlBartoli,Scenari inediti della Commedia dell'Arte, Firenze, Sansoni, 1880, pag.LVII, nota 2, e loStoppato,Op. cit., pag. 74, ricordano:La Pace di Marcone, commedia diCristoforo Sicinio, Venetia, 1618.

330.Luciano Banchi,Statuti Senesi scritti in volgare nei secoli XIII e XIV, Bologna, Romagnoli, 1871, vol. II, pag. 200, spiega: lana sardesca = lana sucida, guadata di Sardegna.

330.Luciano Banchi,Statuti Senesi scritti in volgare nei secoli XIII e XIV, Bologna, Romagnoli, 1871, vol. II, pag. 200, spiega: lana sardesca = lana sucida, guadata di Sardegna.

331.Confronta la strofa LXXXVIII deiProverbia que dicuntur super natura feminarum, editi dal Tobler inZeitschrift für Rom. Phil., IX, pag. 287:Le stele de lo celo   ni la rena de mareNe le fior de li arbori   no porav'om contare;Altresì per semblança   no po omo parlareLe arte c'a le femine   per i omini enganare.Per raffronti di questo «motivo» nella poesia popolare dei nostri giorni, vediD'Ancona,La poesia popolare italiana. Livorno, Vigo, 1878, pag. 203-204.

331.Confronta la strofa LXXXVIII deiProverbia que dicuntur super natura feminarum, editi dal Tobler inZeitschrift für Rom. Phil., IX, pag. 287:

Le stele de lo celo   ni la rena de mareNe le fior de li arbori   no porav'om contare;Altresì per semblança   no po omo parlareLe arte c'a le femine   per i omini enganare.

Le stele de lo celo   ni la rena de mareNe le fior de li arbori   no porav'om contare;Altresì per semblança   no po omo parlareLe arte c'a le femine   per i omini enganare.

Le stele de lo celo   ni la rena de mare

Ne le fior de li arbori   no porav'om contare;

Altresì per semblança   no po omo parlare

Le arte c'a le femine   per i omini enganare.

Per raffronti di questo «motivo» nella poesia popolare dei nostri giorni, vediD'Ancona,La poesia popolare italiana. Livorno, Vigo, 1878, pag. 203-204.

332.NellaContentione di Mona Costanza e di BiagiodiB. Giambullari, ottava XXXVIII, è detto pure:Ma fate ch'i' non abbi detto al sordo.

332.NellaContentione di Mona Costanza e di BiagiodiB. Giambullari, ottava XXXVIII, è detto pure:

Ma fate ch'i' non abbi detto al sordo.

Ma fate ch'i' non abbi detto al sordo.

Ma fate ch'i' non abbi detto al sordo.

333.Ci fu comunicata dal Prof. Vitt. Rossi.

333.Ci fu comunicata dal Prof. Vitt. Rossi.

334.Nel Ms. a questo punto vi è una sigla indecifrabile.

334.Nel Ms. a questo punto vi è una sigla indecifrabile.

335.IlNovati(Carm. med. aevi, pag. 28) ha riprodotto da un Cod. Marc, la seguente declinazione del nome «Rusticus»:Singulariter.N.hic villanusG.huius rusticiD.huic tferfero (sic)A.hunc furemV.o latroAb.ab hoc depredatore.Pluraliter.N.hi maledictiG.horum tristiumD.his mendacibusA.hos nequissimosV.o pessimiAb.ab his infidelibus.

335.IlNovati(Carm. med. aevi, pag. 28) ha riprodotto da un Cod. Marc, la seguente declinazione del nome «Rusticus»:

336.G. Mazzatinti,Inventari dei manoscritti della Bibl. d'Ital., vol. II, pag. 7, nº 24.

336.G. Mazzatinti,Inventari dei manoscritti della Bibl. d'Ital., vol. II, pag. 7, nº 24.

337.Romania, XII.

337.Romania, XII.

338.Novati,Le serie alfabetiche, ecc., inGiorn. St., XV, pag. 337.

338.Novati,Le serie alfabetiche, ecc., inGiorn. St., XV, pag. 337.

339.Mazzi,Op. cit., II, 271.

339.Mazzi,Op. cit., II, 271.

340.Giorn. St., XV, pag. 337.

340.Giorn. St., XV, pag. 337.

341.Proverbii attiladi novi et belli, quali l'uom non se ne debbe mai fidare...In Venetia, 1580.Scelta di cur. lett., nº XCI, Bologna, Romagnoli, 1865.

341.Proverbii attiladi novi et belli, quali l'uom non se ne debbe mai fidare...In Venetia, 1580.Scelta di cur. lett., nº XCI, Bologna, Romagnoli, 1865.

342.G. Baccini,Le Facezie del Piovano Arlotto, Firenze, Salani, 1884, pag. 316.

342.G. Baccini,Le Facezie del Piovano Arlotto, Firenze, Salani, 1884, pag. 316.


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