Chapter 6

La vaga Aurora anchora scomentiata,havia la faccia a tinger di colore,. . . . . . . . . . . . . . . .non m'havia la botega anchor serrata,che si appresenta il vilan traditoree più di centomilia reverentiemi dà nel capo con tante eccellentie.

La vaga Aurora anchora scomentiata,havia la faccia a tinger di colore,. . . . . . . . . . . . . . . .non m'havia la botega anchor serrata,che si appresenta il vilan traditoree più di centomilia reverentiemi dà nel capo con tante eccellentie.

La vaga Aurora anchora scomentiata,

havia la faccia a tinger di colore,

. . . . . . . . . . . . . . . .

non m'havia la botega anchor serrata,

che si appresenta il vilan traditore

e più di centomilia reverentie

mi dà nel capo con tante eccellentie.

Lo speziale lo fa entrare in una stanza, dove aveva preparato per lo scongiuro delle ossa umane e quanto altro poteva incutere spavento al povero villano, e tosto incomincia i preparativi per la esorcizzazione, come egli stesso ci racconta:

Allora nudo lo facio spogliare,e mi vesto da prete immantinente;l'acqua santa mi facio aparechiarecon la stola, e messale ed il pendente,tutti li ordini io fo del scongiurare,il villan manigoldo patïentenudo, piloso, sporco de natura,a mirarlo mi fea quasi paura[144].

Allora nudo lo facio spogliare,e mi vesto da prete immantinente;l'acqua santa mi facio aparechiarecon la stola, e messale ed il pendente,tutti li ordini io fo del scongiurare,il villan manigoldo patïentenudo, piloso, sporco de natura,a mirarlo mi fea quasi paura[144].

Allora nudo lo facio spogliare,

e mi vesto da prete immantinente;

l'acqua santa mi facio aparechiare

con la stola, e messale ed il pendente,

tutti li ordini io fo del scongiurare,

il villan manigoldo patïente

nudo, piloso, sporco de natura,

a mirarlo mi fea quasi paura[144].

Lo speziale incoraggia il villano e gli raccomanda di non lasciarsi intimorire da quanto sta per vedere, e con vocealta evoca i diavoli; questi, che erano due garzoni dello speziale col viso tinto di carbone e camuffati da diavoli, si precipitano nella stanza con grandissimo fracasso. Lo speziale finge di essere impaurito dalla loro vista e fugge in piazza come si trovava vestito, mentre il villano, nudo, lo segue esterrefatto, facendo accorrere tutta la gente all'insolito spettacolo. Per mala sorte dello speziale era stata il giorno prima scavata nella piazza una fossa, poco odorosa, nella quale egli precipita in compagnia dell'infelice villano[145]; vengono estratti entrambi in uno stato miserando e il villano, non dubitando dell'inganno, si dice dolente che lo speziale abbia corso quel pericolo per sua causa, e la settimana dopo gli manda in dono:

ovi, galline e mille altre novelle.

ovi, galline e mille altre novelle.

ovi, galline e mille altre novelle.

Questa burla dell'allegro speziale al villano ricorda molto da vicino quella che forma il soggetto della nota Maccheronea di Tifi Odasi, quantunque in quest'ultima il beffato in luogo del villano sia uno speziale, cugino dell'autore. Quantunque la Maccheronea sia giunta a noi incompleta, si può capire però dalla breve esposizione dell'argomento fatta nei primi versi che l'Odasi coi due amici Bertipaglia e Canziano, camuffatisi da diavoli, spaventano lo speziale che si spacciava per negromante e che era stato chiamato da un certo Tomeo per fare uno scongiuro e liberargli la casa dagli spiriti. Lo pseudo-negromante e tutti quelli che con lui si trovavano in casa di Tomeo, fuggono terrorizzati, abbandonando la cena succolentaa cui erano stati invitati e che, a quanto si può supporre, avrà formato la delizia degli allegri componenti della «macaronea secta.»

Et Bertapagiam cornuti in forma diabliEt fugientem multo tremore cusinumEt negromantem portans candela de sevoCum gropis, spagum, carbonem, zessumque biancumImplentemque domum cum signis atque figurisSepeque dicentem «Nihil timete sodales»[146]

Et Bertapagiam cornuti in forma diabliEt fugientem multo tremore cusinumEt negromantem portans candela de sevoCum gropis, spagum, carbonem, zessumque biancumImplentemque domum cum signis atque figurisSepeque dicentem «Nihil timete sodales»[146]

Et Bertapagiam cornuti in forma diabli

Et fugientem multo tremore cusinum

Et negromantem portans candela de sevo

Cum gropis, spagum, carbonem, zessumque biancum

Implentemque domum cum signis atque figuris

Sepeque dicentem «Nihil timete sodales»[146]

La Maccheronea dell'Odasi deve aver goduto certamente di una grande popolarità, e la nostra novella non è forse che una delle molte varianti che molto probabilmente saranno nate sopra questo argomento, appena entrato nel campo della tradizione popolare. Basterà che ricordiamo la burla che Viluppo, nella commedia di questo nome del Parabosco, fa ad un baro che si finge negromante, burla che troviamo ripetuta nella novella nona della prima giornata deiDiportidel medesimo; il negromante sconfessa innanzi ai finti diavoli la propria arte magica, e ritornato a casa, si accorge che l'autore della burla gli aveva sedotto la moglie. Così pure ricorderemo la novella IV della Cena II del Lasca, in cui la vittima è Gian Simone Berrettajo. Nè ci deve stupire il vedere lo speziale diventare qui autore della burla, perchè si capisce come nei primi anni del secolo decimosesto che segnano l'epoca del maggior fiorire di queste operette anonime popolari, non poteva certo un tale soggetto non invogliare qualche scrittore a valersene per la satira contro il villano, che era in quel tempo diventata un «motivo» alla moda; così le accuse a cui abbiamo già accennato della crocefissione di Gesù Cristo, dopo aver formato nei secoli antecedenti temadi esecrazione sulla bocca dei cantastorie ecclesiastici contro i Giudei, furono poi esclusivamente dirette contro i villani. In una novella del Malespini[147]è narrata pure una burla spiritosa, per quanto poco pulita, che Baccio di Valdarno, un tipo di scroccone che si accosta molto alla figura caratteristica del Gonnella, fa ad un Villano che era entrato con un cesto di capponi nella bottega di un barbiere; essendosi questi assentato per un momento, Baccio fingendosi il garzone del barbiere, insapona il mal capitato villano persino negli occhi, e fugge col canestro, lasciando la sua vittima a difendersi dal barbiere che lo percuote, incolpandolo di una sudiceria commessa dallo stesso Baccio. Ma sarebbe troppo lungo e inopportuno ricordare qui tutte le novelle in cui possiamo incontrare la satira negativa contro il villano, e a noi pare che da quelle che siamo venuti passando in rassegna risulti già evidente e completo il tipo del villano quale era concepito dai novellieri; tipo stereotipato di sciocco, avido, ingrato quale lo vedremo tratteggiato nelle commedie rusticali, e nella commedia dell'arte. Per noi era importante il seguire le vicende del nostro eroe nella novellistica perchè in essa vanno formandosi man mano e delineandosi sempre più i caratteri dei personaggi che diverranno poi tipici nella commedia popolare. Quanto poi alla satira positiva nella novella[148]ben poco abbiamo da notare sul villano. In una raccolta di facezie e di motti del secolo XV e XVI[149]il villano è nuovamente rappresentato come astuto e confonde colle sue pronte ed argute risposte i suoi avversari; questa raccolta è per noi in particolarmodo interessante perchè vi troviamo spesso eloquenti conferme delle tristi condizioni dei villani in quel tempo. «Il marchese Nicolò di Ferrara andando a uccellare un giorno et sopravenendo una gran piova..... si ridusse al coperto in casa d'un contadino..... al quale la precedente nocte era nato un figliuolo maschio. Scavalcato il marchese, il contadino gli disse: Buon pro faccia, signore. — O di che? — Stanotte è nato un asino a tuo signoria. — In che modo? — Stanotte ho avuto un figliuol maschio. — Gli uomini sono asini? — In questo paese sì, perchè noi sopportiamo tante gravezze, et facciamo tante fazioni per te, che in effetto tutti ci possiamo chiamare asini. — Il Marchese, visto con quanto animo et buon modo l'havea decto, fece exempte lui et tutti e suoi figliuoli»[150]. Nella medesima raccolta incontriamo la novella tradizionale in cui si dimostra che la malizia dei villani è superiore anche a quella degli avvocati. «Uno doctore promisse a uno contadino, che gli insegnerebbe piatire (se gli desse uno ducato) per modo che sempre opterebbe la causa. Il contadino quel promisse. Il che il doctore disse: Niegha sempre et vincerai. Chiedendo poi il ducato il contadino neghò di avergnene promesso»[151]. Chiuderemo questa nostra rapida rassegnadelle novelle satiriche contro i villani, riproducendo qui in riassunto una novella pubblicata dal Passano[152]che si ricollega alle Novellette diaboliche del secolo decimosesto pubblicate dallo Zambrini; il Passano non vuol dire donde l'abbia tratta, e potrebbe anche darsi che essa sia stata una sua spiritosa invenzione. Ad ogni modo noi la riferiamo, perchè ci pare che la satira contro l'ingordigia e l'ingratitudine del villano che fa perdere la pazienza anche al diavolo[153]sia trattata assai finamente e corrisponda a concetti simili a quelli che abbiamo visto espressi in alcunenovelle del Rinascimento. Il Diavolo, che aveva scommesso di vedere un uomo contento, si avvicina a un contadino che stava lavorando in un campo e si lagnava della fatica, e si mette a lavorare per lui. Il contadino domanda allora di avere dallo sconosciuto benefattore anche la semente; il diavolo acconsente e crede di aver soddisfatto il villano, ma questi gli osserva che le intemperie avrebbero forse guastato il raccolto. Il diavolo gli consegna allora una scatola in cui stanno chiusi il sole e la pioggia; ma all'epoca del raccolto trova il contadino intento a guardare con occhio invidioso il campo dei vicini, che avevano approfittato dei doni racchiusi nella scatola, spaventato all'idea che la quantità straordinaria del prodotto ne diminuisse il prezzo. Satana gli mostra infine che i granelli di grano si sono mutati in oro puro, e il Villano dice: «Oh! mio Dio, quanto denaro dovrassi spendere per farlo controllare e marcare!» La novella finisce qui e non ci dice cosa abbia fatto il diavolo dell'incontentabile villano.


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