XX.

XX.Giovanni, tuttochè ci avesse i suoi sessanta suonati, era uomo di tempra gagliarda e d'animo prode, come quegli che si ricordava anco lui d'essere stato soldato, sotto il comando del conte Emanuele. Perciò quella gita notturna incontro ad un ignoto pericolo non gli metteva paura, sebbene egli fosse inerme. D'altra parte le mezze parole del Cardiana alla moglie erano penetrate nell'animo del vecchio servitore come una meteora luminosa nel buio della notte, e gli davano ben altro a considerare che il rischio della vita.Andò rasente al bastione, e, come fu giunto presso al torrione che era nel fondo e formava uno degli angoli di quell'edifizio quadrato, cominciò a salire con passo guardingo la costieradei roveri, la quale girava alle spalle del castello, appigliandosi ad ogni albero, ad ogni cespuglio che gli venisse sotto le mani.Gli alti muraglioni, interrompendo i raggi della luna, gittavano una grand'ombra su quella boscaglia, e a lui davano agio d'inoltrarsi senza tema di essere veduto. Ma come giunse a pari del lato posteriore dell'edifizio, gli convenne andare più lento e curvo della persona, perchè la costiera era tutta rischiarata e soltanto quegli alberelli lo potevano nascondere un tratto.Dove il rovereto cominciava a diradarsi, Giovanni si fermò addirittura e stette ad origliare; ma senza che gli venisse fatto di udire il più lieve rumore. Dov'era il Cardiana? Certamente egli era appostato dall'altra banda, guardingo ed attento al pari di lui, sebbene con altri propositi.Giovanni non si muoveva, non fiatava nemmeno, pari ad una di quelle sentinelle morte che stanno all'avamposto, di rincontro al nemico.Forse mezz'ora era durato quell'aspettare,quando gli parve di sentir muovere le frasche e quel noto strepito di rami che si piegano al passare di un uomo, o di un animale fra mezzo a loro.Tese allora lo sguardo e l'orecchio. Un uomo appunto saliva per la costiera, poco lontano da lui.L'ignoto, che teneva una via diagonale su per l'erta, non si addiede della presenza di Giovanni, il quale per altro s'era vieppiù fatto piccino nell'ombra di un cespuglio, e lo stava guardando, ma senza poter conoscere i lineamenti del suo viso, che non guardava in alto, ed era per giunta ombreggiato dalla falda di un largo cappello tra il contadinesco e il cittadino.Quando fu giunto a piè del muro, lo sconosciuto si fermò, e, appoggiata la persona al tronco di un albero, stette a guardare in alto, verso il torrione di destra, cioè dalla parte opposta a quella dov'era il vecchio famiglio.In quella parte del muro, sulla quale tenevafisi gli occhi lo sconosciuto, si apriva una finestra della camera della marchesa Cecilia. Era la camera nella quale aveva vissuto fanciulla, e che ella amava tenere per sè; e mentre quella del marito guardava a mezzogiorno, la sua, che veniva dopo altre due o tre stanze, era appunto sull'angolo, ed aveva una finestra a mezzogiorno, l'altra alle spalle del castello a ponente.Pareva che l'ignoto sapesse benissimo queste cose, poichè era quello il termine e lo scopo della sua faticosa passeggiata notturna. Il silenzio era perfetto per la campagna, e non si udiva che un lieve stormir di fronde allo spirar della brezza e il monotono canto del grillo, nascosto fra l'eriche della collina.Questa scena muta durò un bel tratto.— Che fa il marchese di Cardiana? — pensava intanto il servitore. — E come va che non esce dal suo nascondiglio? —Ma il Cardiana non era uscito ancora per le sue buone ragioni. Egli aspettava, per vedere se la finestra così attentamente guardatadallo sconosciuto si aprisse. Ma la sua aspettazione non ebbe frutto, e ben se ne avvide, al muoversi che fece quell'altro, per ritornarsene in giù. Allora sbucò fuori da un cespuglio, per contendergli il passo.Giovanni, dal luogo dove stava rannicchiato, vide quell'atto repentino e tremò tutto quanto, sebbene immaginasse che quello era il Cardiana, e ne aspettasse la comparsa. Ma egli è pur noto che i più animosi non sanno custodirsi da un certo sgomento, allorchè sotto i loro occhi incomincia una lotta.— Che fate voi qui? — gridò il marchese, balzando al cospetto dello sconosciuto, con lo scudiscio nel pugno e l'altra mano alla cintola.L'altro si fermò, e diede addietro col capo, in atto di meraviglia; indi, dopo una breve pausa, rispose:— Quel che mi pare. La campagna è libera per tutti, mi sembra.— No; — soggiunse il marchese; — voi siete in casa mia.— Lo dite troppo presto, signor marchese Alberto di Cardiana. Aspettate almeno che il conte Emanuele sia morto.— Egli è mio suocero; dovete saperlo; e se egli fosse qui, come ci sono io, non farebbe diverso da quello che io faccio, e scaccerebbe il signor Calisto Caselli dalla sua terra.— Lo credo, lo credo. Ed io me ne andrei via sollecito, se non avessi l'uso di non andarmene mai da un luogo, nel quale mi si parla con quel piglio arrogante che voi, signor marchese, adoperate con me. —Dopo queste parole si fece un po' di silenzio, durante il quale stettero ambidue a guardarsi, combattuti dallo sdegno che minacciava prorompere.Il marchese di Cardiana fu allora il primo a parlare.— Che fate voi qui? Che cosa volete? Tutte le notti vi si vede quassù, intento a guardare quella finestra, ostinato, importuno, come eravate a Parigi. Credete forse che io non vi abbiaveduto, colà, ronzar di continuo intorno alla mia abitazione, seguire i nostri passi, per cercar sempre gli sguardi della donna che porta il mio nome, nelle passeggiate, ai teatri, da per tutto? Se io non ho potuto farvi pentire allora della vostra audacia, perchè temevo lo scandalo, vi pensate forse che io vi abbia concessa la impunità? Qui siete in casa mia, e state spiando quella finestra. Aspettavate che la dama dei vostri pensieri si affacciasse al davanzale, per gittarle un fiore o bisbigliarle una dolce promessa?— Badate, signor marchese! — gli rispose con piglio severo il Caselli. — Voi calunniate la donna che porta il vostro nome. Siete un codardo.— Bravo! — disse in cuor suo il vecchio Giovanni, a quella difesa eloquente della sua padroncina.Ma la sua gioia ebbe poca durata. Appunto a quelle parole, lo scudiscio del marchese di Cardiana aveva fischiato per aria ed era andatocon impeto a percuotere il viso di Calisto.V'ebbe allora un istante in cui Giovanni credette che que' due uomini si sarebbero avventati l'uno sull'altro con la rabbiosa furia di due belve sdegnate.E infatti Calisto aveva alzato le mani e preso lo slancio; ma si rattenne, sebbene a stento, e, con voce da cui trapelava il più fiero corruccio, disse al suo nemico:— Marchese! Credevo che i pari vostri non adoperassero lo scudiscio, se non per stimolare le loro cavalcature, e per i galantuomini avessero il coraggio di riserbare la punta di una spada, o la canna di una pistola.— Non dico di no, — rispose l'altro con alterigia. — Io non mando cartelli di sfida che ai miei pari; gli insolenti di più bassa levatura uso castigarli a questo modo. Ma se volete sapere di più, eccovi servito. Io vado quasi ogni mattina a caccia. Domani, per esempio, esco sull'alba, e passo co' miei cacciatori daquella parte là, verso laScogliera. È un bel luogo; e c'è appunto un rialzo di terreno dove mancano affatto gli alberi, e da dove io sto quasi sempre a contemplare il nascere del sole, mentre la comitiva mi precede nei boschi. Ho sempre, come ora, le mie pistole alla cintola; e se c'è qualcuno a cui piaccia di assaggiarne....— Basta, basta! — interruppe Calisto. — Ci sarò; non dubitate; e sarà l'ultima levata di sole che io vi lascerò contemplare. —Con queste parole ebbe fine il dialogo. Il marchese di Cardiana diede una crollata di spalle alla minaccia del suo nemico, e si allontanò da quella parte dond'era venuto; Calisto, a sua volta, si fece con passo misurato a discendere la costiera.Anche Giovanni aveva pensato a togliersi dal suo nascondiglio e tornarsene al castello; ma vedendo Calisto così vicino a sè, non seppe resistere al desiderio di parlare col signorino; epperò tenne un sentieruolo, per cui s'andava ad incontrarlo in un tal punto, dove il Cardiana,anco se fosse rimasto al suo posto sull'alto, non avrebbe potuto vederli, nè udirli.Colà giunto, con voce sommessa si fece a chiamarlo per nome. Calisto si volse tra turbato e sdegnoso a quell'improvvisa chiamata, ma tosto riconobbe il vecchio servitore, e allora gli si fe' incontro a sua volta, stendendogli la mano.— Dio mio! — esclamò Giovanni, in quella che stringeva commosso la mano del giovine. — Che cos'è avvenuto egli mai!— Tu hai veduto tutto? — gli chiese Calisto.— Tutto, tutto; veduto ed udito. Oh Dio mio! ed ora Ella si batterà....— Sì, Giovanni; ma questo è il meno, e non è da pensarci su più che tanto. È uno dei molti fastidi della vita, e piacesse al cielo che fosse anche l'ultimo! Ma dimmi, la contessina che fa?... —E qui, senza neppure dar tempo alla risposta, il giovine proseguì sollecito:— Tu hai bene udito ogni cosa, Giovanni? Io, la contessina Cecilia non l'ho veduta mai più, dal mio viaggio di Parigi in poi; nè più le ho parlato dal giorno di quell'ultimo colloquio che ebbi col conte Emanuele, qui sulla loggia del castello. Però, tu lo vedi; egli, il marito, l'ha calunniata, quella nobilissima tra tutte le creature; l'ha vilmente calunniata.— Oh, lo so, signorino, lo so! — rispose con accento affettuosamente concitato il vecchio servitore di Villa Cervia. — Ella poi fa molto bene a chiamarla sempre la contessina. Neppur io ho potuto mandarlo giù, quel nuovo titolo che è venuto dal suo matrimonio.— Bravo, Giovanni! Tu dunque ti ricordi di me? Mi ami ancora un poco?— E come no, signorino? Io non ho mica il cuore fatto come tanti altri, io! Ella ha avuto torto a tornare; lo lasci dire a me, che ho un tantino di esperienza, ha avuto torto. Ma, in fin dei conti, quali torti non hanno scusa dall'amore?— Grazie, Giovanni. Vedi, non ho saputo resistere. Non ho potuto vincere il desiderio, la necessità di avvicinarmi a questi luoghi, a respirare la medesima aria che ella respira. —Qui venne una lunga conversazione, sebbene molto scucita, tra i due, in quella che Calisto proseguiva la sua strada. Il vecchio servitore accompagnò Calisto fino al Castagneto, dove que' buoni fittaiuoli avevano dato due delle loro stanzucce al signorino, nel quale essi scorgevano il loro antico padrone. Colà il giovine innamorato aveva raccolte le cose sue, povero, senza speranze, senza un disegno formato per il futuro, e in quella stanzuccia passava le intere giornate, consacrando le notti alle sue tristi passeggiate fino alle spalle del castello, e in tutti quei luoghi che gli ricordassero un saluto, una stretta di mano, un sorriso della donna amata.Tutte queste cose seppe Giovanni da lui, e, quando lo lasciò, per tornarsene al castello, aveva gli occhi gonfi di lagrime, e andava ripetendotra sè: povero signorino! povero signorino! E questo fu il pensiero che lo accompagnò fino al giaciglio solitario, quando, entrato per l'uscio della cappella, di cui con provvido consiglio aveva recata seco la chiave, si fu chiuso nella sua cameretta.Alla dimane non potè ritenersi dal dire ogni cosa alla marchesa Cecilia. Il marito era andato a caccia, annunziando che sarebbe tornato il giorno dopo; e Giovanni, trovatala sola un tratto, le narrò tutto per filo e per segno.La marchesa Cecilia lo ascoltò con molta attenzione, interrogandolo ad ogni momento su cento particolari; nè per allora disse altro che potesse chiarire a Giovanni quali fossero i disegni che la tenevano sovra pensieri.

Giovanni, tuttochè ci avesse i suoi sessanta suonati, era uomo di tempra gagliarda e d'animo prode, come quegli che si ricordava anco lui d'essere stato soldato, sotto il comando del conte Emanuele. Perciò quella gita notturna incontro ad un ignoto pericolo non gli metteva paura, sebbene egli fosse inerme. D'altra parte le mezze parole del Cardiana alla moglie erano penetrate nell'animo del vecchio servitore come una meteora luminosa nel buio della notte, e gli davano ben altro a considerare che il rischio della vita.

Andò rasente al bastione, e, come fu giunto presso al torrione che era nel fondo e formava uno degli angoli di quell'edifizio quadrato, cominciò a salire con passo guardingo la costieradei roveri, la quale girava alle spalle del castello, appigliandosi ad ogni albero, ad ogni cespuglio che gli venisse sotto le mani.

Gli alti muraglioni, interrompendo i raggi della luna, gittavano una grand'ombra su quella boscaglia, e a lui davano agio d'inoltrarsi senza tema di essere veduto. Ma come giunse a pari del lato posteriore dell'edifizio, gli convenne andare più lento e curvo della persona, perchè la costiera era tutta rischiarata e soltanto quegli alberelli lo potevano nascondere un tratto.

Dove il rovereto cominciava a diradarsi, Giovanni si fermò addirittura e stette ad origliare; ma senza che gli venisse fatto di udire il più lieve rumore. Dov'era il Cardiana? Certamente egli era appostato dall'altra banda, guardingo ed attento al pari di lui, sebbene con altri propositi.

Giovanni non si muoveva, non fiatava nemmeno, pari ad una di quelle sentinelle morte che stanno all'avamposto, di rincontro al nemico.

Forse mezz'ora era durato quell'aspettare,quando gli parve di sentir muovere le frasche e quel noto strepito di rami che si piegano al passare di un uomo, o di un animale fra mezzo a loro.

Tese allora lo sguardo e l'orecchio. Un uomo appunto saliva per la costiera, poco lontano da lui.

L'ignoto, che teneva una via diagonale su per l'erta, non si addiede della presenza di Giovanni, il quale per altro s'era vieppiù fatto piccino nell'ombra di un cespuglio, e lo stava guardando, ma senza poter conoscere i lineamenti del suo viso, che non guardava in alto, ed era per giunta ombreggiato dalla falda di un largo cappello tra il contadinesco e il cittadino.

Quando fu giunto a piè del muro, lo sconosciuto si fermò, e, appoggiata la persona al tronco di un albero, stette a guardare in alto, verso il torrione di destra, cioè dalla parte opposta a quella dov'era il vecchio famiglio.

In quella parte del muro, sulla quale tenevafisi gli occhi lo sconosciuto, si apriva una finestra della camera della marchesa Cecilia. Era la camera nella quale aveva vissuto fanciulla, e che ella amava tenere per sè; e mentre quella del marito guardava a mezzogiorno, la sua, che veniva dopo altre due o tre stanze, era appunto sull'angolo, ed aveva una finestra a mezzogiorno, l'altra alle spalle del castello a ponente.

Pareva che l'ignoto sapesse benissimo queste cose, poichè era quello il termine e lo scopo della sua faticosa passeggiata notturna. Il silenzio era perfetto per la campagna, e non si udiva che un lieve stormir di fronde allo spirar della brezza e il monotono canto del grillo, nascosto fra l'eriche della collina.

Questa scena muta durò un bel tratto.

— Che fa il marchese di Cardiana? — pensava intanto il servitore. — E come va che non esce dal suo nascondiglio? —

Ma il Cardiana non era uscito ancora per le sue buone ragioni. Egli aspettava, per vedere se la finestra così attentamente guardatadallo sconosciuto si aprisse. Ma la sua aspettazione non ebbe frutto, e ben se ne avvide, al muoversi che fece quell'altro, per ritornarsene in giù. Allora sbucò fuori da un cespuglio, per contendergli il passo.

Giovanni, dal luogo dove stava rannicchiato, vide quell'atto repentino e tremò tutto quanto, sebbene immaginasse che quello era il Cardiana, e ne aspettasse la comparsa. Ma egli è pur noto che i più animosi non sanno custodirsi da un certo sgomento, allorchè sotto i loro occhi incomincia una lotta.

— Che fate voi qui? — gridò il marchese, balzando al cospetto dello sconosciuto, con lo scudiscio nel pugno e l'altra mano alla cintola.

L'altro si fermò, e diede addietro col capo, in atto di meraviglia; indi, dopo una breve pausa, rispose:

— Quel che mi pare. La campagna è libera per tutti, mi sembra.

— No; — soggiunse il marchese; — voi siete in casa mia.

— Lo dite troppo presto, signor marchese Alberto di Cardiana. Aspettate almeno che il conte Emanuele sia morto.

— Egli è mio suocero; dovete saperlo; e se egli fosse qui, come ci sono io, non farebbe diverso da quello che io faccio, e scaccerebbe il signor Calisto Caselli dalla sua terra.

— Lo credo, lo credo. Ed io me ne andrei via sollecito, se non avessi l'uso di non andarmene mai da un luogo, nel quale mi si parla con quel piglio arrogante che voi, signor marchese, adoperate con me. —

Dopo queste parole si fece un po' di silenzio, durante il quale stettero ambidue a guardarsi, combattuti dallo sdegno che minacciava prorompere.

Il marchese di Cardiana fu allora il primo a parlare.

— Che fate voi qui? Che cosa volete? Tutte le notti vi si vede quassù, intento a guardare quella finestra, ostinato, importuno, come eravate a Parigi. Credete forse che io non vi abbiaveduto, colà, ronzar di continuo intorno alla mia abitazione, seguire i nostri passi, per cercar sempre gli sguardi della donna che porta il mio nome, nelle passeggiate, ai teatri, da per tutto? Se io non ho potuto farvi pentire allora della vostra audacia, perchè temevo lo scandalo, vi pensate forse che io vi abbia concessa la impunità? Qui siete in casa mia, e state spiando quella finestra. Aspettavate che la dama dei vostri pensieri si affacciasse al davanzale, per gittarle un fiore o bisbigliarle una dolce promessa?

— Badate, signor marchese! — gli rispose con piglio severo il Caselli. — Voi calunniate la donna che porta il vostro nome. Siete un codardo.

— Bravo! — disse in cuor suo il vecchio Giovanni, a quella difesa eloquente della sua padroncina.

Ma la sua gioia ebbe poca durata. Appunto a quelle parole, lo scudiscio del marchese di Cardiana aveva fischiato per aria ed era andatocon impeto a percuotere il viso di Calisto.

V'ebbe allora un istante in cui Giovanni credette che que' due uomini si sarebbero avventati l'uno sull'altro con la rabbiosa furia di due belve sdegnate.

E infatti Calisto aveva alzato le mani e preso lo slancio; ma si rattenne, sebbene a stento, e, con voce da cui trapelava il più fiero corruccio, disse al suo nemico:

— Marchese! Credevo che i pari vostri non adoperassero lo scudiscio, se non per stimolare le loro cavalcature, e per i galantuomini avessero il coraggio di riserbare la punta di una spada, o la canna di una pistola.

— Non dico di no, — rispose l'altro con alterigia. — Io non mando cartelli di sfida che ai miei pari; gli insolenti di più bassa levatura uso castigarli a questo modo. Ma se volete sapere di più, eccovi servito. Io vado quasi ogni mattina a caccia. Domani, per esempio, esco sull'alba, e passo co' miei cacciatori daquella parte là, verso laScogliera. È un bel luogo; e c'è appunto un rialzo di terreno dove mancano affatto gli alberi, e da dove io sto quasi sempre a contemplare il nascere del sole, mentre la comitiva mi precede nei boschi. Ho sempre, come ora, le mie pistole alla cintola; e se c'è qualcuno a cui piaccia di assaggiarne....

— Basta, basta! — interruppe Calisto. — Ci sarò; non dubitate; e sarà l'ultima levata di sole che io vi lascerò contemplare. —

Con queste parole ebbe fine il dialogo. Il marchese di Cardiana diede una crollata di spalle alla minaccia del suo nemico, e si allontanò da quella parte dond'era venuto; Calisto, a sua volta, si fece con passo misurato a discendere la costiera.

Anche Giovanni aveva pensato a togliersi dal suo nascondiglio e tornarsene al castello; ma vedendo Calisto così vicino a sè, non seppe resistere al desiderio di parlare col signorino; epperò tenne un sentieruolo, per cui s'andava ad incontrarlo in un tal punto, dove il Cardiana,anco se fosse rimasto al suo posto sull'alto, non avrebbe potuto vederli, nè udirli.

Colà giunto, con voce sommessa si fece a chiamarlo per nome. Calisto si volse tra turbato e sdegnoso a quell'improvvisa chiamata, ma tosto riconobbe il vecchio servitore, e allora gli si fe' incontro a sua volta, stendendogli la mano.

— Dio mio! — esclamò Giovanni, in quella che stringeva commosso la mano del giovine. — Che cos'è avvenuto egli mai!

— Tu hai veduto tutto? — gli chiese Calisto.

— Tutto, tutto; veduto ed udito. Oh Dio mio! ed ora Ella si batterà....

— Sì, Giovanni; ma questo è il meno, e non è da pensarci su più che tanto. È uno dei molti fastidi della vita, e piacesse al cielo che fosse anche l'ultimo! Ma dimmi, la contessina che fa?... —

E qui, senza neppure dar tempo alla risposta, il giovine proseguì sollecito:

— Tu hai bene udito ogni cosa, Giovanni? Io, la contessina Cecilia non l'ho veduta mai più, dal mio viaggio di Parigi in poi; nè più le ho parlato dal giorno di quell'ultimo colloquio che ebbi col conte Emanuele, qui sulla loggia del castello. Però, tu lo vedi; egli, il marito, l'ha calunniata, quella nobilissima tra tutte le creature; l'ha vilmente calunniata.

— Oh, lo so, signorino, lo so! — rispose con accento affettuosamente concitato il vecchio servitore di Villa Cervia. — Ella poi fa molto bene a chiamarla sempre la contessina. Neppur io ho potuto mandarlo giù, quel nuovo titolo che è venuto dal suo matrimonio.

— Bravo, Giovanni! Tu dunque ti ricordi di me? Mi ami ancora un poco?

— E come no, signorino? Io non ho mica il cuore fatto come tanti altri, io! Ella ha avuto torto a tornare; lo lasci dire a me, che ho un tantino di esperienza, ha avuto torto. Ma, in fin dei conti, quali torti non hanno scusa dall'amore?

— Grazie, Giovanni. Vedi, non ho saputo resistere. Non ho potuto vincere il desiderio, la necessità di avvicinarmi a questi luoghi, a respirare la medesima aria che ella respira. —

Qui venne una lunga conversazione, sebbene molto scucita, tra i due, in quella che Calisto proseguiva la sua strada. Il vecchio servitore accompagnò Calisto fino al Castagneto, dove que' buoni fittaiuoli avevano dato due delle loro stanzucce al signorino, nel quale essi scorgevano il loro antico padrone. Colà il giovine innamorato aveva raccolte le cose sue, povero, senza speranze, senza un disegno formato per il futuro, e in quella stanzuccia passava le intere giornate, consacrando le notti alle sue tristi passeggiate fino alle spalle del castello, e in tutti quei luoghi che gli ricordassero un saluto, una stretta di mano, un sorriso della donna amata.

Tutte queste cose seppe Giovanni da lui, e, quando lo lasciò, per tornarsene al castello, aveva gli occhi gonfi di lagrime, e andava ripetendotra sè: povero signorino! povero signorino! E questo fu il pensiero che lo accompagnò fino al giaciglio solitario, quando, entrato per l'uscio della cappella, di cui con provvido consiglio aveva recata seco la chiave, si fu chiuso nella sua cameretta.

Alla dimane non potè ritenersi dal dire ogni cosa alla marchesa Cecilia. Il marito era andato a caccia, annunziando che sarebbe tornato il giorno dopo; e Giovanni, trovatala sola un tratto, le narrò tutto per filo e per segno.

La marchesa Cecilia lo ascoltò con molta attenzione, interrogandolo ad ogni momento su cento particolari; nè per allora disse altro che potesse chiarire a Giovanni quali fossero i disegni che la tenevano sovra pensieri.


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