Chapter 13

Non so perchè, in quel momento t'immaginai qualora tu fossi morta, morta nella tua giovinezza, ed immaginai di vederti giacere sovra un letto pieno di trine, seminuda, con i tuoi capelli ancor segnati dall'ondulazione, con tutti i tuoi vizi ancor evidenti su la pelle incipriata, e pensai come sarebbe lieve il peso del tuo corpo da mettere nella bara...E dicevi:—«Non vi muovete, non parlate... voglio darvi un bacio tutt'intorno alla bocca... no, vi prego, vi prego, non toccate i miei capelli... essi mi fanno così male!... Chiudete gli occhi, vi prego, e non guardátemi, tanto più che sono quasi nuda... vedete bene che sono quasi nuda... Oh, lasciate stare, vi prego, i nastri della mia camicia, non li toccate, ho freddo... V'impólvero con la mia cipria?... Sì, v'impólvero. Però amo arrampicarmi su voi... no, lasciatemi stare... non carezzate i miei seni... essi mi fanno più male ancora... E poi, v'ho detto: mi occorre lungo tempo, lungo tempo, innanzi d'essere innamorata... Se vi dicessi «tu» [pg!340] sarebbe assai più dolce, anche per una Inglese. Ma non posso ancora dirvi «tu». È molto più facile darvi un bacio su la bocca, e seguitare a chiamarvi, come si chiaman tutti gli uomini, «voi...»E la pioggia cadeva, cadeva, con un piccolo ridere con un sottile stridere; batteva, cantava, sui vetri opachi, la buona e profumata pioggia del mese di Settembre.In questa camera vecchia, fra queste mura stinte, nel profumo del tuo grembo disciolto, nel calore delle tue braccia innamorate, penserò all'altra peccatrice, quella che in te confusi quando eri la danzatrice di Mágdala, splendente in amore fra tutte le donne perdute, bella come la rosa che nasce nei fragranti giardini del Libano, l'intrisa di tutti i peccati, l'amica dei centurioni prepotenti, la danzatrice ignuda nei conviti ove spremuto rideva il gráppolo delle vigne di Galaad, la femmina bionda, coperta di gioielli abbaglianti come l'estate, quella che disse una sera al pallido Uomo di Galil:—«Préndimi! báciami!... la strada è bella; e tu scioglierai la mia treccia per farne il tuo guanciale profumato...»Poi andò con lui, perdutamente, una sera d'estate.E camminaron per la verde Galilea, nella terra dei cedri e dei carrubi, ove ridono bianche fontane fra i cespugli del mirto selvatico. La sera, presso i campi dei legionari, dormivano sotto il chiarore delle stelle.Allora, nel popolo di Giuda, stava per nascere oscuramente la rivoluzione cristiana. Rumoreggiava, in un mondo piegato sotto la forza delle spade, l'eterna rivolta dei miserabili. Ed era in Giuda che il rumore nasceva, nel focolare di tutte le ribellioni, nella stirpe creatrice d'ogni terribile idea.[pg!341] Quando, nei rossi crepuscoli, più ebbre al cielo salivano le canzoni di Tiberiade, e Roma lontana esercitava il suo tirannico potere su tutto il mondo conosciuto, la più splendente cortigiana del Tetrarcato di Giudea, la figlia di Mágdala piena di rosai, si abbigliava come le portatrici d'ánfore per camminare al fianco del pallido Galileo.Poich'Egli aveva con sè la teoria di tutti i miserabili e con sè l'altr'uomo insonne, il ruvido maschio d'Israele quegli che fedelmente lo seguiva dall'alba fino alla sera e parlava sottovoce, quando parlava, ed era così perduto nel Maestro da nulla vedere nè conoscere infuori da Lui; e coglieva dai rami le pesche mature per dissetare le sue labbra riarse, e gli dava il suo mantello di lana quando le rugiade cadevano dai lontani picchi dell'Hermòn, ed era il compagno di tutte le ore, il fedele di tutte le comunioni, quegli che sapeva e taceva l'uomo dal tetro amore, il violento che d'un tratto impallidiva nel guardare la danzatrice di Mágdala:—Giuda Iscarioth...In quella camera vecchia, fra quelle mura stinte, mi pareva riudir lontane le canzoni di Tiberiade, e più lungi, con sordi strepiti, rumoreggiare in un mondo piegato sotto la forza delle spade l'eterna rivolta dei miserabili...Hai una treccia che ti veste, Madlen, come il fiocco abbrunito dal sole veste la pannocchia del grano...Pensavo:—«E domani—forse domani—come venisti partirai da me. Una stazione fredda, ravvolta in un nembo di elettricità, chissà dove, chissà quando, forse in un [pg!342] villaggio di frontiera, vedrà partire lentamente il treno tutto acceso di cristalli, che disperderà per sempre il mio sogno nella musica delle infinite rotaie.Domani—forse domani—ridiverrai per me la forestiera, quella che ha smarrito un fiore nella polvere del mio cuore di viandante.Non so dove, non so quando, una sera, mentre, affollato, rumoroso, il treno del nord cigolerà, suoneranno fra noi le parole che diceste al signore Lord Pepe, calme, su la bocca impassibile, con l'anima forse ravvolta in un velo di grigia malinconia:—Good bye, Friend...Ed io vedrò—tu vedrai—la tua ombra—la mia ombra—sparire.Un fanale rosso, un punto, una striscia di fumo, nulla, diverrà il nostro amore sparente nella notte infinita...Quel treno lungo, sottile, fatto d'acciaio terso e di legno levigato, che trascinerà nel cuore delle montagne ciclopiche una fantasmagorìa di specchi e d'elettricità, quel treno pressochè ingioiellato, carico di belle donne, d'uomini ricchi e di bagagli costosi, trascinerà per sempre nello spazio il suono pesante, indefinibile, della parola: addio...Tornerai nei balli scintillanti, nelle dorate case delle avventure d'una sera; invecchierai presso le tavole da giuoco, strofinando i tuoi gomiti nudi sui tavolini delle cene, appressando le tue labbra tinte all'orlo dei bicchieri che avvelenano; riderai, splenderai, come una creatura che per vivere senta il bisogno dell'eccitazione artificiale; qualche uomo prepotente sarà il tuo padrone, [pg!343] di qualche altro sopporterai la lascivia indelebile; e gli anni passeranno, e la vita notturna incaverà i tuoi occhi splendenti, e nella dolce tua carne coltivata come un fiore da vetrina trasalirà più cruda la forma dello scheletro, e sarai vecchia, e sarai povera, i denti falsi brilleranno d'una luce opaca nelle gengive pallide, la sottile tosse dei tisici tormenterà i tuoi polmoni arsi dal fumo delle sigarette oppiate; un giorno avrai un deliquio, morrai sopra un divano, ti porteranno al cimitero... È triste.Sì, è triste, come il pensiero d'ogni cosa che tramonta, nella fredda vita. Eppure le rose nascoste ancora fioriscono dai fragranti rosai; nei sepolcri vegetali della terra il seme di domani sta per nascere; solo una cosa è bella nel mondo, solo una cosa è giovine intramontabilmente:—la poesia di ciò che va oltre.Nell'alba lontana—io pensavo—anche le stelle muoiono. Qualcosa è laggiù, nello spazio, che gli uomini ancora non hanno definito. Qualcosa avvince tutte le creature all'eterna distruzione, all'eterna aurora... e il mondo si piega, si torce, nel dolore della sua gioia troppo lieve; nulla in sè trova pace; ogni desiderio cerca ulteriori possibilità; la creatura e l'infinito, l'ombra e l'alba, tutto finirà, sparirà... Muoiono le stelle.Hai una treccia che ti veste, Madlen, come il fiocco abbrunito dal sole veste la pannocchia del grano...Nell'alba lontana—io pensavo—una vela è partita sul mare. Va per le onde; quasi brilla; incontrerà, fra [pg!344] poco, un raggio di sole. E il mio dolore se ne va con lei, per le distanze che ancora non vidi, ésula, nella trepidazione dell'alba, da questa povera cosa ch'io sono e porta me stesso lontano da me, verso il cuore degli altri uomini; e navigando fra stelle troverà, su le criniere delle onde, un raggio di sole. Nell'alba grigia canta il fiume della divina Bernadette, e suoneranno fra poco le belle campane dorate al Dio mattutino che incendia le splendenti basiliche... Una vela è partita sul mare.Forse un giorno, quando saremo lontani, tu da me, io da te, Madlen, e la distanza ed il passato—le due vere musiche del mondo—avvolgeranno le nostre anime di camminanti, questa lenta e voluttuosa notte in noi risalirà come il sogno d'una bellezza distrutta, sarà il tormento sottile, divino, d'una illusione che perdemmo, il fuoco e la tremante memoria di un lontano amore che finì.Forse, talvolta, la sera, quando i treni si addormentano, quando i bastimenti escono dal porto, quando le città straniere, come lontane isole, diventano buie, tu ridiverrai per me, io per te, Madlen, il colore del sogno che fu nostro; e la distanza ed il passato—le due vere musiche del mondo—avvolgeranno le nostre anime di camminanti nel triste, perduto incantesimo della bellezza d'un amore che finì.Forse, talvolta, la sera, quando la strada passa traverso l'anima di chi va via, quando, nel cuore degli erranti, lontane, brillando si alzano le foglie gialle del passato, qualcosa di noi riudirà, fra le musiche dei pazzi violini, trillare sotto l'archetto dello zingaro le strofe dellaChanson du Missouri:[pg!345]Et j'eus souventd'autres romans,j'ai connu d'autres baisers,trop vite épuisés...A quel tempo il signore Lord Pepe sarà il monarca del feudo di Zarauz; la buia cugina Adelaida, or divenuta con severa cattolicità la viscontessa Fernandez de Higuera, lo avrà lentamente attratto nella viscosità della sua carne romantica e provinciale; a governo di tutto il latifondo siederà il Gesuita macilento ed impenetrábile che fu il ministro-confessore della sepolta doña Isabel.E Litzine, la bionda come il sole, con i suoi voluttuosi occhi da educanda, seguiterà nondimeno a far cadere nei tranelli di Dánae i suoi piccoli franchi d'argento; in estate a Deauville, d'autunno a Biarritz, d'inverno a Cannes, di primavera sotto le acacie di Armenonville, seguiterà nondimeno a dividere le sue laboriose giornate fra le colazioni di Crisópulo il Greco, i pranzi di Ned l'Americano e le cene del Marchese Sciogatsu, ovverossia il Marchese Capo d'Anno...E mentre tutti noi consumerà la pesante polvere della strada, ogni anno torneran le rondini su la bianca terra di Guipuzcoa, dove gonfie di maturo pólline le tue rose ubbriacheranno l'estate, o felice Monte Igueldo...E torneranno alle Fontane del Miracolo i greggi degli eterni miserabili, a dimenticare nel sogno d'un'umile pascolatrice il sogghigno freddo e sarcastico dell'uomo che si chiamò Voltaire.Hai una treccia che ti veste, Madlen, come il fiocco abbrunito dal sole veste la pannocchia del grano...[pg!346]Eppure le rose nascoste ancora fioriscono dai fragranti rosai; nostra è ancora la gioia del mondo; in noi sale scintillante la spuma del vino biondo, ridono, tremano, cantano gli archi dei pazzi violini... Domani—forse domani—ridiverrai la peccatrice di Mágdala, quella che ha smarrito un fiore nella polvere del mio cuore di viandante.E le rondini—pensavo—della bianca terra di Guipuzcoa si levano tutte a stormo, e trillano, questa mattina, per andare...Álzati ancora ignuda, com'eri sul drappo d'oro nel mezzo della Basilica scintillante, mentre saliva, tra il dolore della umana gente, la voce del grande organo avvolto in una musica di fiamme, e l'alta chiesa bruciava come un padiglione di sole—di fuoco e di sole—ov'erano tutti i peccati, le gioie della carne, tutto il rossore della umana voluttà, il riso ebbro della perdizione che vuota il cálice, spezza il bicchiere... più su, più su, in un vórtice di sole—di fuoco e di sole—ubbriaca, nei paradisi terrestri, l'infernalità dionisíaca della vita...Álzati ancora e danza, ignuda, sul cuore del mondo, peccatrice di Magdala!...Nell'alba lontana—io pensavo—una vela è partita sul mare.Álzati ancora e danza, ignuda, sul cuore del mondo, e sii la cortigiana di Mágdala, splendente in amore fra [pg!347] tutte le donne perdute, bella come la rosa che nasce nei fragranti giardini del Libano, l'intrisa di tutti i peccati, l'amica dei centurioni prepotenti, quella che disse una sera al pallido Uomo di Galil:—«Préndimi! báciami!... la strada è bella; e tu scioglierai la mia treccia per farne il tuo guanciale profumato...»Forse, talvolta, la sera, quando i treni si addormentano, quando la strada passa traverso l'anima di chi va via—tu per me, io per te, Madlen—chissà dove, chissà quando, riudiremo sottovoce cantare la musica dei pazzi violini; e dell'amore che ci portò e del dolore che ci strinse non rimarrà che una striscia di fumo, nulla, un po' di sogno, l'azzurra ombra d'una sera d'estate, su la bella Concha, davanti al sole che moriva nel divino Atlantico... e sarà una striscia di fumo, nulla, un poco d'anima dispersa nel rumore della strada, qualcosa di troppo lieve, di troppo azzurro, la memoria d'una sera d'estate, una striscia di fumo, nulla...————[image]FINEDELLO STESSO AUTOREL'amore che torna—1908Ultima edizione: dal 101.º al 150.º migliaioRomanzoColei che non si deve amare—1910Ultima ediz. dal 131.º al 180.º migliaioRomanzoLa vita comincia domani—1912Ultima ediz. dal 106.º al 155.º migliaioRomanzoIl Cavaliere dello Spirito Santo—1914dal 41.º al 70.º migliaioStoria di una giornataLa donna che inventò l'amore—1915Ultima ediz.: dal 96.º al 145.º migliaioRomanzoMimi Bluette, fiore del mio giardino—1916Ultima ediz.: dall'111.º al 160.º migliaioRomanzoIl libro del mio sogno errante—1919Ultima ediz.: dal 51.º al 100.º migliaioSciogli la treccia, Maria Maddalena—1920Terza ediz: dal 101.º al 150.º migliaioRomanzoLe altre opere sono esaurite o fuori commercio e l'A. ne vieta la ristampa.Nota degli Editori.Nota del TrascrittoreOrtografia e punteggiatura originali, così come le grafie alternative (cofano-cófano, diacono-diácono, ozi-ozî e simili) sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. Sono stati corretti i seguenti refusi [tra parentesi il testo originale]:123—n'ayant pasdéjeuné[déjeûné]125—Allez à présentgarer[gârer]137—préférant[préferant] se promener144—machère[chere] Litzine!168—dei gendarmi diOffenbach[Offembach]220—La «Weltanschauung» [Weltanschaung]229—no deferrocarriles[ferro cariles]*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK SCIOGLI LA TRECCIA, MARIA MADDALENA ***

Non so perchè, in quel momento t'immaginai qualora tu fossi morta, morta nella tua giovinezza, ed immaginai di vederti giacere sovra un letto pieno di trine, seminuda, con i tuoi capelli ancor segnati dall'ondulazione, con tutti i tuoi vizi ancor evidenti su la pelle incipriata, e pensai come sarebbe lieve il peso del tuo corpo da mettere nella bara...

E dicevi:—«Non vi muovete, non parlate... voglio darvi un bacio tutt'intorno alla bocca... no, vi prego, vi prego, non toccate i miei capelli... essi mi fanno così male!... Chiudete gli occhi, vi prego, e non guardátemi, tanto più che sono quasi nuda... vedete bene che sono quasi nuda... Oh, lasciate stare, vi prego, i nastri della mia camicia, non li toccate, ho freddo... V'impólvero con la mia cipria?... Sì, v'impólvero. Però amo arrampicarmi su voi... no, lasciatemi stare... non carezzate i miei seni... essi mi fanno più male ancora... E poi, v'ho detto: mi occorre lungo tempo, lungo tempo, innanzi d'essere innamorata... Se vi dicessi «tu» [pg!340] sarebbe assai più dolce, anche per una Inglese. Ma non posso ancora dirvi «tu». È molto più facile darvi un bacio su la bocca, e seguitare a chiamarvi, come si chiaman tutti gli uomini, «voi...»

E la pioggia cadeva, cadeva, con un piccolo ridere con un sottile stridere; batteva, cantava, sui vetri opachi, la buona e profumata pioggia del mese di Settembre.

In questa camera vecchia, fra queste mura stinte, nel profumo del tuo grembo disciolto, nel calore delle tue braccia innamorate, penserò all'altra peccatrice, quella che in te confusi quando eri la danzatrice di Mágdala, splendente in amore fra tutte le donne perdute, bella come la rosa che nasce nei fragranti giardini del Libano, l'intrisa di tutti i peccati, l'amica dei centurioni prepotenti, la danzatrice ignuda nei conviti ove spremuto rideva il gráppolo delle vigne di Galaad, la femmina bionda, coperta di gioielli abbaglianti come l'estate, quella che disse una sera al pallido Uomo di Galil:—«Préndimi! báciami!... la strada è bella; e tu scioglierai la mia treccia per farne il tuo guanciale profumato...»

Poi andò con lui, perdutamente, una sera d'estate.

E camminaron per la verde Galilea, nella terra dei cedri e dei carrubi, ove ridono bianche fontane fra i cespugli del mirto selvatico. La sera, presso i campi dei legionari, dormivano sotto il chiarore delle stelle.

Allora, nel popolo di Giuda, stava per nascere oscuramente la rivoluzione cristiana. Rumoreggiava, in un mondo piegato sotto la forza delle spade, l'eterna rivolta dei miserabili. Ed era in Giuda che il rumore nasceva, nel focolare di tutte le ribellioni, nella stirpe creatrice d'ogni terribile idea.

[pg!341] Quando, nei rossi crepuscoli, più ebbre al cielo salivano le canzoni di Tiberiade, e Roma lontana esercitava il suo tirannico potere su tutto il mondo conosciuto, la più splendente cortigiana del Tetrarcato di Giudea, la figlia di Mágdala piena di rosai, si abbigliava come le portatrici d'ánfore per camminare al fianco del pallido Galileo.

Poich'Egli aveva con sè la teoria di tutti i miserabili e con sè l'altr'uomo insonne, il ruvido maschio d'Israele quegli che fedelmente lo seguiva dall'alba fino alla sera e parlava sottovoce, quando parlava, ed era così perduto nel Maestro da nulla vedere nè conoscere infuori da Lui; e coglieva dai rami le pesche mature per dissetare le sue labbra riarse, e gli dava il suo mantello di lana quando le rugiade cadevano dai lontani picchi dell'Hermòn, ed era il compagno di tutte le ore, il fedele di tutte le comunioni, quegli che sapeva e taceva l'uomo dal tetro amore, il violento che d'un tratto impallidiva nel guardare la danzatrice di Mágdala:—Giuda Iscarioth...

In quella camera vecchia, fra quelle mura stinte, mi pareva riudir lontane le canzoni di Tiberiade, e più lungi, con sordi strepiti, rumoreggiare in un mondo piegato sotto la forza delle spade l'eterna rivolta dei miserabili...

Hai una treccia che ti veste, Madlen, come il fiocco abbrunito dal sole veste la pannocchia del grano...

Pensavo:

—«E domani—forse domani—come venisti partirai da me. Una stazione fredda, ravvolta in un nembo di elettricità, chissà dove, chissà quando, forse in un [pg!342] villaggio di frontiera, vedrà partire lentamente il treno tutto acceso di cristalli, che disperderà per sempre il mio sogno nella musica delle infinite rotaie.

Domani—forse domani—ridiverrai per me la forestiera, quella che ha smarrito un fiore nella polvere del mio cuore di viandante.

Non so dove, non so quando, una sera, mentre, affollato, rumoroso, il treno del nord cigolerà, suoneranno fra noi le parole che diceste al signore Lord Pepe, calme, su la bocca impassibile, con l'anima forse ravvolta in un velo di grigia malinconia:—Good bye, Friend...

Ed io vedrò—tu vedrai—la tua ombra—la mia ombra—sparire.

Un fanale rosso, un punto, una striscia di fumo, nulla, diverrà il nostro amore sparente nella notte infinita...

Quel treno lungo, sottile, fatto d'acciaio terso e di legno levigato, che trascinerà nel cuore delle montagne ciclopiche una fantasmagorìa di specchi e d'elettricità, quel treno pressochè ingioiellato, carico di belle donne, d'uomini ricchi e di bagagli costosi, trascinerà per sempre nello spazio il suono pesante, indefinibile, della parola: addio...

Tornerai nei balli scintillanti, nelle dorate case delle avventure d'una sera; invecchierai presso le tavole da giuoco, strofinando i tuoi gomiti nudi sui tavolini delle cene, appressando le tue labbra tinte all'orlo dei bicchieri che avvelenano; riderai, splenderai, come una creatura che per vivere senta il bisogno dell'eccitazione artificiale; qualche uomo prepotente sarà il tuo padrone, [pg!343] di qualche altro sopporterai la lascivia indelebile; e gli anni passeranno, e la vita notturna incaverà i tuoi occhi splendenti, e nella dolce tua carne coltivata come un fiore da vetrina trasalirà più cruda la forma dello scheletro, e sarai vecchia, e sarai povera, i denti falsi brilleranno d'una luce opaca nelle gengive pallide, la sottile tosse dei tisici tormenterà i tuoi polmoni arsi dal fumo delle sigarette oppiate; un giorno avrai un deliquio, morrai sopra un divano, ti porteranno al cimitero... È triste.

Sì, è triste, come il pensiero d'ogni cosa che tramonta, nella fredda vita. Eppure le rose nascoste ancora fioriscono dai fragranti rosai; nei sepolcri vegetali della terra il seme di domani sta per nascere; solo una cosa è bella nel mondo, solo una cosa è giovine intramontabilmente:—la poesia di ciò che va oltre.

Nell'alba lontana—io pensavo—anche le stelle muoiono. Qualcosa è laggiù, nello spazio, che gli uomini ancora non hanno definito. Qualcosa avvince tutte le creature all'eterna distruzione, all'eterna aurora... e il mondo si piega, si torce, nel dolore della sua gioia troppo lieve; nulla in sè trova pace; ogni desiderio cerca ulteriori possibilità; la creatura e l'infinito, l'ombra e l'alba, tutto finirà, sparirà... Muoiono le stelle.

Hai una treccia che ti veste, Madlen, come il fiocco abbrunito dal sole veste la pannocchia del grano...

Nell'alba lontana—io pensavo—una vela è partita sul mare. Va per le onde; quasi brilla; incontrerà, fra [pg!344] poco, un raggio di sole. E il mio dolore se ne va con lei, per le distanze che ancora non vidi, ésula, nella trepidazione dell'alba, da questa povera cosa ch'io sono e porta me stesso lontano da me, verso il cuore degli altri uomini; e navigando fra stelle troverà, su le criniere delle onde, un raggio di sole. Nell'alba grigia canta il fiume della divina Bernadette, e suoneranno fra poco le belle campane dorate al Dio mattutino che incendia le splendenti basiliche... Una vela è partita sul mare.

Forse un giorno, quando saremo lontani, tu da me, io da te, Madlen, e la distanza ed il passato—le due vere musiche del mondo—avvolgeranno le nostre anime di camminanti, questa lenta e voluttuosa notte in noi risalirà come il sogno d'una bellezza distrutta, sarà il tormento sottile, divino, d'una illusione che perdemmo, il fuoco e la tremante memoria di un lontano amore che finì.

Forse, talvolta, la sera, quando i treni si addormentano, quando i bastimenti escono dal porto, quando le città straniere, come lontane isole, diventano buie, tu ridiverrai per me, io per te, Madlen, il colore del sogno che fu nostro; e la distanza ed il passato—le due vere musiche del mondo—avvolgeranno le nostre anime di camminanti nel triste, perduto incantesimo della bellezza d'un amore che finì.

Forse, talvolta, la sera, quando la strada passa traverso l'anima di chi va via, quando, nel cuore degli erranti, lontane, brillando si alzano le foglie gialle del passato, qualcosa di noi riudirà, fra le musiche dei pazzi violini, trillare sotto l'archetto dello zingaro le strofe dellaChanson du Missouri:

[pg!345]Et j'eus souventd'autres romans,j'ai connu d'autres baisers,trop vite épuisés...

[pg!345]Et j'eus souventd'autres romans,j'ai connu d'autres baisers,trop vite épuisés...

[pg!345]Et j'eus souventd'autres romans,

[pg!345]

Et j'eus souvent

d'autres romans,

j'ai connu d'autres baisers,

trop vite épuisés...

trop vite épuisés...

A quel tempo il signore Lord Pepe sarà il monarca del feudo di Zarauz; la buia cugina Adelaida, or divenuta con severa cattolicità la viscontessa Fernandez de Higuera, lo avrà lentamente attratto nella viscosità della sua carne romantica e provinciale; a governo di tutto il latifondo siederà il Gesuita macilento ed impenetrábile che fu il ministro-confessore della sepolta doña Isabel.

E Litzine, la bionda come il sole, con i suoi voluttuosi occhi da educanda, seguiterà nondimeno a far cadere nei tranelli di Dánae i suoi piccoli franchi d'argento; in estate a Deauville, d'autunno a Biarritz, d'inverno a Cannes, di primavera sotto le acacie di Armenonville, seguiterà nondimeno a dividere le sue laboriose giornate fra le colazioni di Crisópulo il Greco, i pranzi di Ned l'Americano e le cene del Marchese Sciogatsu, ovverossia il Marchese Capo d'Anno...

E mentre tutti noi consumerà la pesante polvere della strada, ogni anno torneran le rondini su la bianca terra di Guipuzcoa, dove gonfie di maturo pólline le tue rose ubbriacheranno l'estate, o felice Monte Igueldo...

E torneranno alle Fontane del Miracolo i greggi degli eterni miserabili, a dimenticare nel sogno d'un'umile pascolatrice il sogghigno freddo e sarcastico dell'uomo che si chiamò Voltaire.

Hai una treccia che ti veste, Madlen, come il fiocco abbrunito dal sole veste la pannocchia del grano...

[pg!346]

Eppure le rose nascoste ancora fioriscono dai fragranti rosai; nostra è ancora la gioia del mondo; in noi sale scintillante la spuma del vino biondo, ridono, tremano, cantano gli archi dei pazzi violini... Domani—forse domani—ridiverrai la peccatrice di Mágdala, quella che ha smarrito un fiore nella polvere del mio cuore di viandante.

E le rondini—pensavo—della bianca terra di Guipuzcoa si levano tutte a stormo, e trillano, questa mattina, per andare...

Álzati ancora ignuda, com'eri sul drappo d'oro nel mezzo della Basilica scintillante, mentre saliva, tra il dolore della umana gente, la voce del grande organo avvolto in una musica di fiamme, e l'alta chiesa bruciava come un padiglione di sole—di fuoco e di sole—ov'erano tutti i peccati, le gioie della carne, tutto il rossore della umana voluttà, il riso ebbro della perdizione che vuota il cálice, spezza il bicchiere... più su, più su, in un vórtice di sole—di fuoco e di sole—ubbriaca, nei paradisi terrestri, l'infernalità dionisíaca della vita...

Álzati ancora e danza, ignuda, sul cuore del mondo, peccatrice di Magdala!...

Nell'alba lontana—io pensavo—una vela è partita sul mare.

Álzati ancora e danza, ignuda, sul cuore del mondo, e sii la cortigiana di Mágdala, splendente in amore fra [pg!347] tutte le donne perdute, bella come la rosa che nasce nei fragranti giardini del Libano, l'intrisa di tutti i peccati, l'amica dei centurioni prepotenti, quella che disse una sera al pallido Uomo di Galil:—«Préndimi! báciami!... la strada è bella; e tu scioglierai la mia treccia per farne il tuo guanciale profumato...»

Forse, talvolta, la sera, quando i treni si addormentano, quando la strada passa traverso l'anima di chi va via—tu per me, io per te, Madlen—chissà dove, chissà quando, riudiremo sottovoce cantare la musica dei pazzi violini; e dell'amore che ci portò e del dolore che ci strinse non rimarrà che una striscia di fumo, nulla, un po' di sogno, l'azzurra ombra d'una sera d'estate, su la bella Concha, davanti al sole che moriva nel divino Atlantico... e sarà una striscia di fumo, nulla, un poco d'anima dispersa nel rumore della strada, qualcosa di troppo lieve, di troppo azzurro, la memoria d'una sera d'estate, una striscia di fumo, nulla...

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FINE

DELLO STESSO AUTOREL'amore che torna—1908Ultima edizione: dal 101.º al 150.º migliaioRomanzoColei che non si deve amare—1910Ultima ediz. dal 131.º al 180.º migliaioRomanzoLa vita comincia domani—1912Ultima ediz. dal 106.º al 155.º migliaioRomanzoIl Cavaliere dello Spirito Santo—1914dal 41.º al 70.º migliaioStoria di una giornataLa donna che inventò l'amore—1915Ultima ediz.: dal 96.º al 145.º migliaioRomanzoMimi Bluette, fiore del mio giardino—1916Ultima ediz.: dall'111.º al 160.º migliaioRomanzoIl libro del mio sogno errante—1919Ultima ediz.: dal 51.º al 100.º migliaioSciogli la treccia, Maria Maddalena—1920Terza ediz: dal 101.º al 150.º migliaioRomanzoLe altre opere sono esaurite o fuori commercio e l'A. ne vieta la ristampa.Nota degli Editori.

DELLO STESSO AUTORE

L'amore che torna—1908Ultima edizione: dal 101.º al 150.º migliaioRomanzoColei che non si deve amare—1910Ultima ediz. dal 131.º al 180.º migliaioRomanzoLa vita comincia domani—1912Ultima ediz. dal 106.º al 155.º migliaioRomanzoIl Cavaliere dello Spirito Santo—1914dal 41.º al 70.º migliaioStoria di una giornataLa donna che inventò l'amore—1915Ultima ediz.: dal 96.º al 145.º migliaioRomanzoMimi Bluette, fiore del mio giardino—1916Ultima ediz.: dall'111.º al 160.º migliaioRomanzoIl libro del mio sogno errante—1919Ultima ediz.: dal 51.º al 100.º migliaioSciogli la treccia, Maria Maddalena—1920Terza ediz: dal 101.º al 150.º migliaioRomanzoLe altre opere sono esaurite o fuori commercio e l'A. ne vieta la ristampa.

L'amore che torna—1908

Ultima edizione: dal 101.º al 150.º migliaioRomanzo

Ultima edizione: dal 101.º al 150.º migliaioRomanzo

Colei che non si deve amare—1910

Ultima ediz. dal 131.º al 180.º migliaioRomanzo

Ultima ediz. dal 131.º al 180.º migliaioRomanzo

La vita comincia domani—1912

Ultima ediz. dal 106.º al 155.º migliaioRomanzo

Ultima ediz. dal 106.º al 155.º migliaioRomanzo

Il Cavaliere dello Spirito Santo—1914

dal 41.º al 70.º migliaioStoria di una giornata

dal 41.º al 70.º migliaioStoria di una giornata

La donna che inventò l'amore—1915

Ultima ediz.: dal 96.º al 145.º migliaioRomanzo

Ultima ediz.: dal 96.º al 145.º migliaioRomanzo

Mimi Bluette, fiore del mio giardino—1916

Ultima ediz.: dall'111.º al 160.º migliaioRomanzo

Ultima ediz.: dall'111.º al 160.º migliaioRomanzo

Il libro del mio sogno errante—1919

Ultima ediz.: dal 51.º al 100.º migliaio

Ultima ediz.: dal 51.º al 100.º migliaio

Sciogli la treccia, Maria Maddalena—1920

Terza ediz: dal 101.º al 150.º migliaioRomanzo

Terza ediz: dal 101.º al 150.º migliaioRomanzo

Le altre opere sono esaurite o fuori commercio e l'A. ne vieta la ristampa.

Nota degli Editori.

Nota degli Editori.

Nota del TrascrittoreOrtografia e punteggiatura originali, così come le grafie alternative (cofano-cófano, diacono-diácono, ozi-ozî e simili) sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. Sono stati corretti i seguenti refusi [tra parentesi il testo originale]:123—n'ayant pasdéjeuné[déjeûné]125—Allez à présentgarer[gârer]137—préférant[préferant] se promener144—machère[chere] Litzine!168—dei gendarmi diOffenbach[Offembach]220—La «Weltanschauung» [Weltanschaung]229—no deferrocarriles[ferro cariles]

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali, così come le grafie alternative (cofano-cófano, diacono-diácono, ozi-ozî e simili) sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. Sono stati corretti i seguenti refusi [tra parentesi il testo originale]:

123—n'ayant pasdéjeuné[déjeûné]125—Allez à présentgarer[gârer]137—préférant[préferant] se promener144—machère[chere] Litzine!168—dei gendarmi diOffenbach[Offembach]220—La «Weltanschauung» [Weltanschaung]229—no deferrocarriles[ferro cariles]

123—n'ayant pasdéjeuné[déjeûné]125—Allez à présentgarer[gârer]137—préférant[préferant] se promener144—machère[chere] Litzine!168—dei gendarmi diOffenbach[Offembach]220—La «Weltanschauung» [Weltanschaung]229—no deferrocarriles[ferro cariles]

123—n'ayant pasdéjeuné[déjeûné]

125—Allez à présentgarer[gârer]

137—préférant[préferant] se promener

144—machère[chere] Litzine!

168—dei gendarmi diOffenbach[Offembach]

220—La «Weltanschauung» [Weltanschaung]

229—no deferrocarriles[ferro cariles]

*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK SCIOGLI LA TRECCIA, MARIA MADDALENA ***


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