AVVERTIMENTO DELL'EDITORE.
Un obbligo mi corre di delicata onestà nel dar fuori questo primo Volume delle Opere dell'egregio Terenzio Mamiani: ed è, che questo aver dato principio alla collezione di esse dagliScritti politici, è avvenuto contro il primo concetto formatosi e contro la prima intenzione a me dichiarata dal medesimo Autore. Non già ch'egli provasse pentimento nè alcuna vergogna delle opinioni che, secondo coscienza, aveva in quelli espresse o propugnate: ma pareva a lui, che quegli articoli ed opuscoli, la maggior parte improvvisati nei tumultuosi tempi che corsero in ispecie dal 1847 al 49, non fossero per la lor forma tali, di che la comune patria potesse in qualche modo onorarsi, nè procederne verace incremento alla fama che il dettatore di essi erasi con le altre sue produzioni meritata. Ed a me, d'altra parte, era avviso che quelle scritture già sparse dovessero e insieme raccogliersi e riprodursi prima che maggiormente invecchiassero (per così parlare) le questioni che in quelle si agitano; ed anche perchè dal loro avvicinamento venisse più compiuta e la generale idea di esse, e più sicuro il giudizio che il pubblico avrebbe dovuto pronunziarne. Sicchè, quando mi vidi al fine compiaciuto del grazioso assentimento di lui a questo mio desiderio, mi sentii pure compreso da un doppio affetto di gratitudine, parendomi che alla già usata cortesia di permettermi la ristampa delle sue Opere, egli avesse come postoil colmo col farmi sagrifizio di quella sua particolare opinione.
Comechessia, essendomi venuto a notizia che il signor Mamiani non ha interamente deposto gli scrupoli a cui qui dianzi accennavasi; nè potendosi ormai soprattenere il divulgamento di questo Volume, ch'è già in procinto di spedizione e da assaissimi richiesto; ho stimato dicevol consiglio, a far piena fede dell'animo di lui, il produrre alcuni brani di una lettera ch'egli scrive intorno a ciò ad un suo quasi conterraneo ed amico. «Temo e dubito forte di avere errato a cedere alle iterate e cortesissime istanze del signor Felice Le Monnier. Sónomi avveduto, rileggendo quelle mie povere filastrocche sbalzate fuori dall'occasione e dalla necessità, che io m'illudeva a sperare ch'elle facessero cenno a quella forma speciale di perfezione che l'Italia domanda oggi a' suoi scrittori politici.» — «I tempi non concedevano (ad Ugo Foscolo) di usare uno stile corretto e purgato; ma il vigore, l'affetto e la veemenza non possono venir superati. Io, invece, avevo dai tempi facoltà e modo di scrivere con rigor di grammatica e proprietà esatta di voci e di frasi..... Ma nemmeno questo pregio ò saputo ben conseguire, e m'accorgo di avere inciampato troppo spesso in neologismi, e adoperato una lingua nè schietta nè evidente nè sicura nè viva.» — «Neppure son tanto acerbo con me medesimo, che io non conosca le molte e buone scuse che io ò della mia foggia di scrivere. Tra l'altre, la novità della materia, l'aver dovuto spesso parlare al popolo, l'esser vissuto in Francia, tornato assai tardi agli studj della lingua; pressochè ogni cosa scritta come gittava la penna ec.» — «Ma sopprimere l'edizione non si potrebbe, e conviene mandarla al palio.»
In queste parole se molti ammireranno, com'è ben certo, la modestia rarissima di chi ponevale in carte non coll'intento che fossero depositate nel seno dell'amicizia, ma con quello assai manifesto che servissero di avvertenza alla presente pubblicazione; io spero altresì che altri vorranno leggervi e l'acquiescenza di lui al mio proprio divisamento, e la mia brama di adempiere ad ogni più squisita maniera di riguardi verso la persona dell'onorevole Autore. Per ciò poi che concerne alle materie, delle quali in questo come in ogni altro caso mai non m'ebbi arrogato il sapere nè il voler giudicare, mi gode l'animo di poter rimettere i leggitori a quello che ne è ragionato da un valoroso giovane Piemontese nella qui seguente Prefazione.
F. Le Monnier.