CAPITOLO XXIV.

CAPITOLO XXIV.LE RIVELAZIONI.E senza creder d'aver frutti omai,Sol di vedere il fior era il diletto,Nè ad altro che a quel già mi pensai.E se creder non voglio in Macometto,Dunque, parte crudel, perchè mi faiPena sentir di quel ch'io non commetto?——Sonetto diM. Cinoad Agaton Drusi.Dopo i fatti narrati sì dolorosi pel cuore di Selvaggia; dopo aver veduto a qual misero stato di salute e di spirito fosse condotta, vogliamo non defraudare un istante l'espettativa dei nostri lettori sulla conoscenza d'un sì lungo ed ingrato silenzio tenuto da messer Cino, non pur con lei, quanto con gli altri di sua famiglia. Per un uomo d'onore troppo grave è lo addebito, senza cause gravissime, dell'abbandono d'una donna ornata di tanti pregi siccome questa, e dopo averle giurato cotanto affetto!E a noi pure tarda di dirlo, e subitamente il facciamo, premettendo la narrazione seguente.Alle sventure domestiche del Vergiolesi si aggiungeva ora per colmo il pensiero di sottostare alla forza stragrande di que' di Bologna, e di essere astretto a cedere agli odiati Guelfi Neri il ghibellino castello, fra quei di Toscana dei più forti e meglio muniti; antico possesso e vanto dei suoi: e dove se quei di sua parte l'avesser soccorso, avrebbe creduto [pg!274] di renderlo inespugnabile, di tener fronte ai nemici, e di trionfare.Ma i Fiorentini, come narrammo, dopo avergli impedito il soccorso de' suoi partigiani; collegatisi co' bolognesi, tuttodì animavan costoro per aita di danari e di gente perchè alla perfine da quel forte propugnacolo il Vergiolesi fosse cacciato. Così solamente la parte Bianca sarebbe andata dispersa. Il rinforzo de' pochi giovani generosi che, come vedemmo, per tradimento non gli giungeva, ad ogni modo sarebbe stato sterile e tardo.Il capitano dall'altro lato, dopo le prove già fatte, dopo i sacrifizi non pochi d'uomini e di denaro per potervisi reggere, non celava più a se stesso ed a' suoi la dura necessità cui dovea sottostare, e l'imminente pericolo. In tanto smarrimento di sensi a chi rivolgersi per consiglio?Fra sì gravi e fortunose vicende non gli era rimasto degl'intimi e dei più fedeli, che un amico della sua giovinezza, quel monaco Buonaventura, che vedemmo già essere stato inviato a lui dalla Signoria di Firenze per trattare gli accordi sulla resa di Pistoia durante l'assedio. Or fu a lui che il capitano risolse di spedire un messo con lettera, al convento di Santo Spirito a Firenze, dov'ei dimorava, per averlo a sè. Bonaventura, ricevutolo appena, e udita la gravità delle cose, senza porre indugio si mise in via con lo scudiero del Vergiolesi, che gli aveva condotto un cavallo: e dopo un viaggio non breve, ed incomodo valutatane la fredda stagione, giungeva al castello. Un amico dal quale tu speri un sollievo, e che non esita un istante, anche con suo disagio, d'accorrere al tuo richiamo, gli è un beneficio che non ha pari. E tale apparve al capitano l'arrivo del monaco Buonaventura. Egli era uomo di circa sessant'anni; alto della persona, preveniente all'aspetto. Sotto quel saio batteva pur sempre un cuore, pel quale aveva saputo in duello ritrarre la spada dal petto d'un suo nemico senza ferirlo, perdonargli, abbracciarlo, e ripararsi in un chiostro! Adesso da quel volto traluceva la bontà vera; e dalle ciglia rase d'ogni baldanza, che per consueto dignitoso e modesto le sollevava a parlar con alcuno, la perspicacia delle cose del mondo. [pg!275] Palesategli il Vergiolesi le difficili condizioni che lo premevano, non esitò a porgergli quei consigli che più stimò utili ed opportuni.—Ma ora—dicevagli il monaco—bisogna provvedere a questa povera tua figliuola. Amico mio, è tempo di raccogliere le proprie forze, e di non pensare che a lei. Io, io stesso, non dubitare, scriverò subito al Cardinale a Bologna, e quanto al castello, spero in Dio, rispetterà lo stato d'un padre che ha una figlia in tanta gravezza di male.Egli infatti dopo il primo colloquio col Vergiolesi l'aveva visitata, e pur troppo non gli era sfuggito a che misero fine lentamente si conduceva! Selvaggia ei l'aveva conosciuta fin da fanciulla, e come amico di casa, era stato un di quelli ne' quali ella avesse posto più confidenza. Or non è a dire con quale sodisfazione ell'accogliesse la visita di quell'uomo di Dio! Gli aperse tutto il suo cuore: pianse e dolorò lungamente. Indi a poco le parole di lui sì miti e soavi, le giunsero come balsamo di salute: sicchè sollevata da' suoi celesti conforti, a grado a grado sentì rinascersi una quiete e una pace, che mai non avrebbe creduto.Ma egli doveva aver la fortuna di potere in que' terribili istanti rassicurare quella gentile anche con una prova di fatto, opportuna e gratissima quanto meno aspettata.È da sapere che Vanni, lo sciagurato consorte della Maria, aveva potuto, con la fuga e tenendosi celato, sottrarsi alla forca, alla quale furon dannati la più parte di que' della banda di Musone della Moscacchia. Poi, colto il destro, in una notte di pioggia e di buio il più folto gli era riuscito di giunger sicuro a casa della moglie. Non sarebbe sì facile a descriver lo stupore e il piacere che ne provò quella povera donna! Dopo un'assenza assai prolungata; dopo quello che si diceva di Vanni suo dell'essersi unito con assassini da strada; e infine dopo la morte ignominiosa che fu sparso avesser tutti subìta; una tal notte, udito picchiare all'uscio di strada, si sentì dire:—Apri, son io.—Chi? lui! Misericordia!—ell'aveva esclamato—possibile! Ma chi? (quasi dubitando)—e quegli.[pg!276] —Ti dico, son io, Maria: apri subito, ti ripeto!E vederselo proprio inanzi in carne e in ossa! lui... il suo Vanni, sospirato e pianto già morto! La poveretta rimase tramortita fra le sue braccia! Egli allora le fece animo; e riavutala, le narrò in breve la sua buona ventura, e i suoi nuovi propositi. Poi non ebbe che un pensiero. Le dimandò in prima della figlia; quindi con gran premura chi avesse per casa, se parlando, nissuno vi fosse da comprometterlo.—E nissuno—ella disse.—Perchè infatti non eravi in altra stanza che una giovinetta cugina di lei, che aveva chiamata e avuta per grazia da' suoi per guardarle la piccola Selvaggia, mentre ella, abbandonata da lui, se ne stava a vegliare la sua povera signora, o dall'alba alla sera al telaio, affrettando il lavoro per procurarsi una parte del campamento.—Ma dunque—con amoroso rimprovero le soggiungeva Maria—alla nostra creaturina non pensavi più? Lascio di me... che anch'io!.. che avre' avuto a fare, sola, dibandonata e senza un disegno al mondo? Dio mio! Dio mio! Ma lei poi, poverina!...—e singhiozzava, appoggiate ambe le mani a una sua spalla. Poi distaccatasi, con fiducia gli disse:—Basta... non ci vo' più pensare: ora se' tornato per bene, eh?—Lo credo io!—soggiunse Vanni.—Stà pur queta, te lo giuro!Ed ella:—Se sapessi, Vanni mio!... che credi che mi bastasse il lavoro per andare avanti? Il resto per vivere, vedi, me lo manda per sua carità quel buon angelo della nostra castellana. Ma ora, meschina me! questo soccorso l'avrò forse per poco! E peggio poi per madonna, oh! Signore! che ogni dì più se ne va in consunzione! E pensare che quel suo fidanzato da poi che la lasciò.... (oh! voialtri uomini!...) e' non le ha mai scritto un rigo!—Ma come!—riprese Vanni—non era messer Cino de' Sinibuldi?... lui, che venne a visitarla anche quassù al castello, e che poi se n'andò in Lombardia?... Non è vero, [pg!277] sai, non è vero; vo' l'incolpate a torto: crediatelo che le ha scritto più volte. Te l'assicuro io: e bada, te lo posso dire, e so quel che mi dico!—Tu?... davvero? Ma dimmi...—No, ora non cercare come l'è ita. Lo saprai, non dubitare! Intanto, che la cosa e' la so proprio io, corri subito a dirlo a lei, a madonna: ma in segretezza veh! Questa può essere la mia fortuna.—Che dici mai! Oh! a lei? in quello stato! ma ti pare?—A chi dunque che le' lo sappia? Perchè io poi ho bisogno di presentarmi il più presto possibile al capitano, e chiedergli grazia per me. Perchè, vedi! ho da dirgli cose... cose da farlo strabiliare! cose che forse!... basta, ti dico di gran premura, e di gran bene per noi!Maria, possiam figurarci che fattosi appena giorno non pose indugio a recarsi al castello. Sapeva che a qualunque ora v'era sempre ben accolta. Ma per istrada la poveretta andava pensando:—A chi m'avrò io a rivolgere per un affare sì delicato? A madonna Selvaggia no davvero! Io poi che nella passione non so reprimermi, chi sa che colpo le darei con questa nuova! L'ho detto sempre, e lo ridirò: Dio mio! Un bicchier del mio sangue perchè la si riavesse!Poi pensò:—E' v'è madonna Lauretta che gli è lì ad assisterla, e la le vuol tanto bene!... A lei, sì; è meglio a lei! Oh! se potessi con questo mezzo....—E agitata e commossa com'era, e sopr'a pensiero, andò a prostrarsi quasi macchinalmente al tabernacolo di una Vergine che era lì sulla via.—E, Madonna santa!—esclamò—datemi scampo! datelo alla mia buona signora e anche al mio povero Vanni! Mi par pentito: sì, sì, mi par proprio mutato! E se Dio gli ha toccato il cuore, Madonna benedetta, compite voi questa grazia; perdonatelo, e consolate me e lui dopo tanto patire!Alzatasi con questa speranza, aveva ripreso la via; e giunta al castello, era già entrata nella sala maggiore.Le guardie che eran giù alla porta, per Maria non avevan dimande. In sala non v'era ancora nissuno. Quando di lì [pg!278] a poco vi comparve, e le passò dinanzi fra Buonaventura. Che vedendo questa donna, sola, e come in aria di attender qualcuno:—Di chi cercate?—le disse.Ed essa con una certa timidità:—E' son di casa, e vorrei vedere madonna Lauretta.—Ah! Ma sarebbe impossibile adesso. Se aveste però qualche cosa da dirle ch'io le potessi riferire... Mi conoscete? non mi pare che ancor ci siam visti; già son due giorni...... ma anch'io posso dire che son di famiglia: di me, buona donna, potete fidarvi.—Oh! n'ho sentito parlar tanto in bene!... si figuri! fidarmi per dicerto lo credo!Il caso urgente, il modo cortese con cui fu accolta, il rispetto pel monaco, fecer risolver Maria a svelar subito a lui ogni cosa.Importava soprattutto di palesargli che il suo marito aveva da dar notizie di messer Cino, e far sapere alla famiglia de' Vergiolesi com'egli era informato che le aveva scritto più volte. E questo ella fece speditamente, e chiese a un tempo che il suo Vanni potesse avere un abboccamento con lui.—Ch'ei venga.... ch'ei venga—rispose subito il monaco, riflettendo all'importanza della cosa.—È distante di qui?—Oh! poco, poco: un tiro di balestra.—Andate dunque, correte a chiamarlo: ma che sia qui nel momento!Allora la poveretta, con qualche agitazione, ma pur con quella confidenza che egli le aveva inspirato, non volle nascondergli la trista vita che il suo marito aveva condotto finora; il suo scampo da morte che dicea prodigioso; ma pur sempre il pericolo che avrebbe corso di essere arrestato come uno della banda di quelli assassini, se alcuno a quell'ora per istrada lo ravvisasse.—Dunque verrò io da lui—risoluto riprese il monaco.—Andiamo.Ed essa:—Si scomoda, lo vedo, ma si figuri se mi fa carità![pg!279] E movendosi:—Le fo strada—soggiunse; e uscirono.Non appena entrati in casa, Maria andò a chiamar Vanni che s'era chiuso in una stanza, e gli disse:—Vieni, vieni pure. C'è qui un sant'uomo al quale puoi confidare ogni cosa.E Buonaventura, subito che lo ebbe dinanzi, gli disse:—Voi dunque avete notizie da darmi di messer Cino de' Sinibuldi.—Messer sì.—Ma come mai?E Maria nuovamente:—Bada, Vanni, tu ti ci puoi confessare; di' pur tutto alla libera.—Dunque—rispose egli tutto compunto—non so se sappiate, rispettabile monaco, la vita disgraziata che ho menato per qualche tempo, lasciatomi prendere da que' demoni laggiù.—Lo so.—Prima a far contrabbandi d'ogni sorta: poi ribalderie, assalti e assassinii (benchè io non facessi che darvi mano), e de' quali davvero inorridivo e mi vergognavo tutte le volte; ma non c'era verso che li potessi scansare senz'abbandonar que' ribaldi: e se mi ci fossi provato, nel momento mi avrebber morto.—Ma ora... ditemi ora...—badava a interromperlo il monaco per venire alle strette; e quegli invece tutto fervoroso:—Dio ha ora voluto scamparmi dal tristo fine che hanno fatto, e che poteva toccare anche a me! Ma come potrei comparire per la via e senza un perdono del capitano? Gli è per questo che mi raccomando a lei!...—Oh! sì per carità—aggiunse Maria tutta piangente—ci raccomandiamo a lei con le mani in croce.—Sì, sì—riprese il monaco impazientito—ma infine mi premono le notizie di messer Cino.—Le posso dire—seguitò Vanni (come fanno gl'idioti che la pigliano sempre alla larga)—proprio le posso dire [pg!280] che io, per lo meno tre volte, mi son trovato a veder dare addosso da que' furfanti laggiù lungo il Reno, ai messi del capitano e a quelli di messer Cino, che portavan lettere a lui, e a madonna Selvaggia.—Ah! finalmente....—esclamò l'altro.—Ma come sapete?... e con qual fine coteste aggressioni?—Con la certezza, s'intende, di guadagnare una grossa somma chiunque di noi avesse spogliato que' messaggeri. Perchè le lettere del capitano le volevano in mano i Guelfi Neri; e quelle di messer Cino bisognava portarle a un certo messere che le pagava a prezzo d'oro; a uno sempre fuggiasco di lì e là per quei boschi.—A chi mai?—A un certo messer Nello de' Fortebracci.—Lui!... e sempre lui! Eh! Di parte avversa e rivale! Perfido! quanto l'hai fatta soffrire!—esclamò fra sè il monaco agitando il capo, e incrociando le braccia.—Oh! ecco spiegato... povero messer Cino!—E vi dirò—riprese Vanni—che col messo del capitano si sono anche battuti. Credo una prima volta; perchè dopo passava sempre scortato da quattro o sei uomini d'arme a cavallo. Ma al Fortebracci pare che premesser le lettere che andavano e si spedivano di Lombardia. Mi ricordo dell'ultima di queste lettere che venne in mie mani, perchè a quell'aggressione (chè a dirla le scansavo quanto potevo) ci dovetti stridere anch'io. Ma sopraffatti da una masnada di militi del capitano sbucati dal bosco, ci seguì un gran tafferuglio, e ci demmo tutti alla fuga. Visto allora che c'inseguivano, e che de' nostri chi se la svignava da un lato chi da un altro su e giù per quei macchioni, via a gambe io pure: finchè trovatomi in luogo da non esser raggiunto, mi ci acquattai, e non mi parve vero d'averli lasciati!—Ma dunque voi avete...—Sì, sì, ho la lettera; e anzi.... (e frugavasi in dosso) perchè voglio di quel che vi dico che n'abbiate una prova.... Eccola, vedete! (e gliela mostrava) stracciata un poco da questa parte....[pg!281] Ma Buonaventura glie l'aveva subito levata di mano; e già a mezza voce e rapidamente l'andava leggendo.—È diretta a Selvaggia! «Dopo la prima... del capitano nessuna nuova! E io che non sperava conforto altro maggiore che dalle vostre lettere! Io che tante volte vi ho scritto! E voi, possibile! mai, mai più un sol rigo! Oh! i tristi pensieri che mi si affacciano! Se non è una qualche grave sventura.... no, altro non posso credere! Che i vostri e i miei cari sappiano da voi il mio turbamento! Fra pochi giorni sarà al castello il vostro fedeleCino de' Sinibuldi.»—Ecco, ecco!—esclamò il monaco, e con una palma si percosse la fronte. Poi riguardata la scrittura, soggiunse:—È scritta da Milano da forse quindici giorni. Ah! dunque in breve dovrebbe essere qui.E a quest'idea rassicuratosi alquanto, si volse a Vanni e gli disse:—Grazie, ho inteso, addio!—Per carità, salvatemi il mio Vanni!—gli gridò dietro Maria supplicante. E Vanni anch'egli:—Una vostra parola al capitano: dipende tutto da lui.—Non dubitate—rispose il monaco di sul limitare dell'uscio di strada—sarà un mio primo pensiero; e potrei già quasi assicurarvi che sarete esauditi. Addio!In un attimo fra Bonaventura era risalito al castello; e, con l'ansia di uno che ha da dare una buona nuova, aveva cercato del capitano e del figlio. Trovatili, e fatto loro in succinto il racconto di tutto, al primo diede a legger la lettera. Il quale non appena percorsa, freddamente gli disse:—Di che ho più a stupirmi? Un rinegato che prende le armi contro la patria, ma sicuro che può assassinare alla strada!—Poi con calore:—Questo però d'uccidermi la figliuola, la luce degli occhi miei, il conforto della mia vecchiezza.... chè, tutto perduto, sola.... ah! sola quasi mi rimaneva! Maledetto sii tu!....—Filippo!—austero lo interruppe il monaco—non maledire! Abbastanza è da credere che il demone del rimorso [pg!282] a quest'ora lo laceri! Dio è giusto, amico mio; lasciamo a lui la vendetta! Adesso ispiriamoci tutti alla pietà per quella tua creatura che troppi mali l'aggravano! Andiamo a lei. Questa nuova....—Sì—soggiunse il capitano;—ma con quella prudenza che secondo il suo stato....—Non dubitare! Con ogni riguardo. È necessario d'altronde che questo fatto, venuto a scoprirsi, sia palese anche a lei, perchè così spero che le torrà ogni sospetto e ogni più piccol rancore.[pg!283]

CAPITOLO XXIV.LE RIVELAZIONI.E senza creder d'aver frutti omai,Sol di vedere il fior era il diletto,Nè ad altro che a quel già mi pensai.E se creder non voglio in Macometto,Dunque, parte crudel, perchè mi faiPena sentir di quel ch'io non commetto?——Sonetto diM. Cinoad Agaton Drusi.Dopo i fatti narrati sì dolorosi pel cuore di Selvaggia; dopo aver veduto a qual misero stato di salute e di spirito fosse condotta, vogliamo non defraudare un istante l'espettativa dei nostri lettori sulla conoscenza d'un sì lungo ed ingrato silenzio tenuto da messer Cino, non pur con lei, quanto con gli altri di sua famiglia. Per un uomo d'onore troppo grave è lo addebito, senza cause gravissime, dell'abbandono d'una donna ornata di tanti pregi siccome questa, e dopo averle giurato cotanto affetto!E a noi pure tarda di dirlo, e subitamente il facciamo, premettendo la narrazione seguente.Alle sventure domestiche del Vergiolesi si aggiungeva ora per colmo il pensiero di sottostare alla forza stragrande di que' di Bologna, e di essere astretto a cedere agli odiati Guelfi Neri il ghibellino castello, fra quei di Toscana dei più forti e meglio muniti; antico possesso e vanto dei suoi: e dove se quei di sua parte l'avesser soccorso, avrebbe creduto [pg!274] di renderlo inespugnabile, di tener fronte ai nemici, e di trionfare.Ma i Fiorentini, come narrammo, dopo avergli impedito il soccorso de' suoi partigiani; collegatisi co' bolognesi, tuttodì animavan costoro per aita di danari e di gente perchè alla perfine da quel forte propugnacolo il Vergiolesi fosse cacciato. Così solamente la parte Bianca sarebbe andata dispersa. Il rinforzo de' pochi giovani generosi che, come vedemmo, per tradimento non gli giungeva, ad ogni modo sarebbe stato sterile e tardo.Il capitano dall'altro lato, dopo le prove già fatte, dopo i sacrifizi non pochi d'uomini e di denaro per potervisi reggere, non celava più a se stesso ed a' suoi la dura necessità cui dovea sottostare, e l'imminente pericolo. In tanto smarrimento di sensi a chi rivolgersi per consiglio?Fra sì gravi e fortunose vicende non gli era rimasto degl'intimi e dei più fedeli, che un amico della sua giovinezza, quel monaco Buonaventura, che vedemmo già essere stato inviato a lui dalla Signoria di Firenze per trattare gli accordi sulla resa di Pistoia durante l'assedio. Or fu a lui che il capitano risolse di spedire un messo con lettera, al convento di Santo Spirito a Firenze, dov'ei dimorava, per averlo a sè. Bonaventura, ricevutolo appena, e udita la gravità delle cose, senza porre indugio si mise in via con lo scudiero del Vergiolesi, che gli aveva condotto un cavallo: e dopo un viaggio non breve, ed incomodo valutatane la fredda stagione, giungeva al castello. Un amico dal quale tu speri un sollievo, e che non esita un istante, anche con suo disagio, d'accorrere al tuo richiamo, gli è un beneficio che non ha pari. E tale apparve al capitano l'arrivo del monaco Buonaventura. Egli era uomo di circa sessant'anni; alto della persona, preveniente all'aspetto. Sotto quel saio batteva pur sempre un cuore, pel quale aveva saputo in duello ritrarre la spada dal petto d'un suo nemico senza ferirlo, perdonargli, abbracciarlo, e ripararsi in un chiostro! Adesso da quel volto traluceva la bontà vera; e dalle ciglia rase d'ogni baldanza, che per consueto dignitoso e modesto le sollevava a parlar con alcuno, la perspicacia delle cose del mondo. [pg!275] Palesategli il Vergiolesi le difficili condizioni che lo premevano, non esitò a porgergli quei consigli che più stimò utili ed opportuni.—Ma ora—dicevagli il monaco—bisogna provvedere a questa povera tua figliuola. Amico mio, è tempo di raccogliere le proprie forze, e di non pensare che a lei. Io, io stesso, non dubitare, scriverò subito al Cardinale a Bologna, e quanto al castello, spero in Dio, rispetterà lo stato d'un padre che ha una figlia in tanta gravezza di male.Egli infatti dopo il primo colloquio col Vergiolesi l'aveva visitata, e pur troppo non gli era sfuggito a che misero fine lentamente si conduceva! Selvaggia ei l'aveva conosciuta fin da fanciulla, e come amico di casa, era stato un di quelli ne' quali ella avesse posto più confidenza. Or non è a dire con quale sodisfazione ell'accogliesse la visita di quell'uomo di Dio! Gli aperse tutto il suo cuore: pianse e dolorò lungamente. Indi a poco le parole di lui sì miti e soavi, le giunsero come balsamo di salute: sicchè sollevata da' suoi celesti conforti, a grado a grado sentì rinascersi una quiete e una pace, che mai non avrebbe creduto.Ma egli doveva aver la fortuna di potere in que' terribili istanti rassicurare quella gentile anche con una prova di fatto, opportuna e gratissima quanto meno aspettata.È da sapere che Vanni, lo sciagurato consorte della Maria, aveva potuto, con la fuga e tenendosi celato, sottrarsi alla forca, alla quale furon dannati la più parte di que' della banda di Musone della Moscacchia. Poi, colto il destro, in una notte di pioggia e di buio il più folto gli era riuscito di giunger sicuro a casa della moglie. Non sarebbe sì facile a descriver lo stupore e il piacere che ne provò quella povera donna! Dopo un'assenza assai prolungata; dopo quello che si diceva di Vanni suo dell'essersi unito con assassini da strada; e infine dopo la morte ignominiosa che fu sparso avesser tutti subìta; una tal notte, udito picchiare all'uscio di strada, si sentì dire:—Apri, son io.—Chi? lui! Misericordia!—ell'aveva esclamato—possibile! Ma chi? (quasi dubitando)—e quegli.[pg!276] —Ti dico, son io, Maria: apri subito, ti ripeto!E vederselo proprio inanzi in carne e in ossa! lui... il suo Vanni, sospirato e pianto già morto! La poveretta rimase tramortita fra le sue braccia! Egli allora le fece animo; e riavutala, le narrò in breve la sua buona ventura, e i suoi nuovi propositi. Poi non ebbe che un pensiero. Le dimandò in prima della figlia; quindi con gran premura chi avesse per casa, se parlando, nissuno vi fosse da comprometterlo.—E nissuno—ella disse.—Perchè infatti non eravi in altra stanza che una giovinetta cugina di lei, che aveva chiamata e avuta per grazia da' suoi per guardarle la piccola Selvaggia, mentre ella, abbandonata da lui, se ne stava a vegliare la sua povera signora, o dall'alba alla sera al telaio, affrettando il lavoro per procurarsi una parte del campamento.—Ma dunque—con amoroso rimprovero le soggiungeva Maria—alla nostra creaturina non pensavi più? Lascio di me... che anch'io!.. che avre' avuto a fare, sola, dibandonata e senza un disegno al mondo? Dio mio! Dio mio! Ma lei poi, poverina!...—e singhiozzava, appoggiate ambe le mani a una sua spalla. Poi distaccatasi, con fiducia gli disse:—Basta... non ci vo' più pensare: ora se' tornato per bene, eh?—Lo credo io!—soggiunse Vanni.—Stà pur queta, te lo giuro!Ed ella:—Se sapessi, Vanni mio!... che credi che mi bastasse il lavoro per andare avanti? Il resto per vivere, vedi, me lo manda per sua carità quel buon angelo della nostra castellana. Ma ora, meschina me! questo soccorso l'avrò forse per poco! E peggio poi per madonna, oh! Signore! che ogni dì più se ne va in consunzione! E pensare che quel suo fidanzato da poi che la lasciò.... (oh! voialtri uomini!...) e' non le ha mai scritto un rigo!—Ma come!—riprese Vanni—non era messer Cino de' Sinibuldi?... lui, che venne a visitarla anche quassù al castello, e che poi se n'andò in Lombardia?... Non è vero, [pg!277] sai, non è vero; vo' l'incolpate a torto: crediatelo che le ha scritto più volte. Te l'assicuro io: e bada, te lo posso dire, e so quel che mi dico!—Tu?... davvero? Ma dimmi...—No, ora non cercare come l'è ita. Lo saprai, non dubitare! Intanto, che la cosa e' la so proprio io, corri subito a dirlo a lei, a madonna: ma in segretezza veh! Questa può essere la mia fortuna.—Che dici mai! Oh! a lei? in quello stato! ma ti pare?—A chi dunque che le' lo sappia? Perchè io poi ho bisogno di presentarmi il più presto possibile al capitano, e chiedergli grazia per me. Perchè, vedi! ho da dirgli cose... cose da farlo strabiliare! cose che forse!... basta, ti dico di gran premura, e di gran bene per noi!Maria, possiam figurarci che fattosi appena giorno non pose indugio a recarsi al castello. Sapeva che a qualunque ora v'era sempre ben accolta. Ma per istrada la poveretta andava pensando:—A chi m'avrò io a rivolgere per un affare sì delicato? A madonna Selvaggia no davvero! Io poi che nella passione non so reprimermi, chi sa che colpo le darei con questa nuova! L'ho detto sempre, e lo ridirò: Dio mio! Un bicchier del mio sangue perchè la si riavesse!Poi pensò:—E' v'è madonna Lauretta che gli è lì ad assisterla, e la le vuol tanto bene!... A lei, sì; è meglio a lei! Oh! se potessi con questo mezzo....—E agitata e commossa com'era, e sopr'a pensiero, andò a prostrarsi quasi macchinalmente al tabernacolo di una Vergine che era lì sulla via.—E, Madonna santa!—esclamò—datemi scampo! datelo alla mia buona signora e anche al mio povero Vanni! Mi par pentito: sì, sì, mi par proprio mutato! E se Dio gli ha toccato il cuore, Madonna benedetta, compite voi questa grazia; perdonatelo, e consolate me e lui dopo tanto patire!Alzatasi con questa speranza, aveva ripreso la via; e giunta al castello, era già entrata nella sala maggiore.Le guardie che eran giù alla porta, per Maria non avevan dimande. In sala non v'era ancora nissuno. Quando di lì [pg!278] a poco vi comparve, e le passò dinanzi fra Buonaventura. Che vedendo questa donna, sola, e come in aria di attender qualcuno:—Di chi cercate?—le disse.Ed essa con una certa timidità:—E' son di casa, e vorrei vedere madonna Lauretta.—Ah! Ma sarebbe impossibile adesso. Se aveste però qualche cosa da dirle ch'io le potessi riferire... Mi conoscete? non mi pare che ancor ci siam visti; già son due giorni...... ma anch'io posso dire che son di famiglia: di me, buona donna, potete fidarvi.—Oh! n'ho sentito parlar tanto in bene!... si figuri! fidarmi per dicerto lo credo!Il caso urgente, il modo cortese con cui fu accolta, il rispetto pel monaco, fecer risolver Maria a svelar subito a lui ogni cosa.Importava soprattutto di palesargli che il suo marito aveva da dar notizie di messer Cino, e far sapere alla famiglia de' Vergiolesi com'egli era informato che le aveva scritto più volte. E questo ella fece speditamente, e chiese a un tempo che il suo Vanni potesse avere un abboccamento con lui.—Ch'ei venga.... ch'ei venga—rispose subito il monaco, riflettendo all'importanza della cosa.—È distante di qui?—Oh! poco, poco: un tiro di balestra.—Andate dunque, correte a chiamarlo: ma che sia qui nel momento!Allora la poveretta, con qualche agitazione, ma pur con quella confidenza che egli le aveva inspirato, non volle nascondergli la trista vita che il suo marito aveva condotto finora; il suo scampo da morte che dicea prodigioso; ma pur sempre il pericolo che avrebbe corso di essere arrestato come uno della banda di quelli assassini, se alcuno a quell'ora per istrada lo ravvisasse.—Dunque verrò io da lui—risoluto riprese il monaco.—Andiamo.Ed essa:—Si scomoda, lo vedo, ma si figuri se mi fa carità![pg!279] E movendosi:—Le fo strada—soggiunse; e uscirono.Non appena entrati in casa, Maria andò a chiamar Vanni che s'era chiuso in una stanza, e gli disse:—Vieni, vieni pure. C'è qui un sant'uomo al quale puoi confidare ogni cosa.E Buonaventura, subito che lo ebbe dinanzi, gli disse:—Voi dunque avete notizie da darmi di messer Cino de' Sinibuldi.—Messer sì.—Ma come mai?E Maria nuovamente:—Bada, Vanni, tu ti ci puoi confessare; di' pur tutto alla libera.—Dunque—rispose egli tutto compunto—non so se sappiate, rispettabile monaco, la vita disgraziata che ho menato per qualche tempo, lasciatomi prendere da que' demoni laggiù.—Lo so.—Prima a far contrabbandi d'ogni sorta: poi ribalderie, assalti e assassinii (benchè io non facessi che darvi mano), e de' quali davvero inorridivo e mi vergognavo tutte le volte; ma non c'era verso che li potessi scansare senz'abbandonar que' ribaldi: e se mi ci fossi provato, nel momento mi avrebber morto.—Ma ora... ditemi ora...—badava a interromperlo il monaco per venire alle strette; e quegli invece tutto fervoroso:—Dio ha ora voluto scamparmi dal tristo fine che hanno fatto, e che poteva toccare anche a me! Ma come potrei comparire per la via e senza un perdono del capitano? Gli è per questo che mi raccomando a lei!...—Oh! sì per carità—aggiunse Maria tutta piangente—ci raccomandiamo a lei con le mani in croce.—Sì, sì—riprese il monaco impazientito—ma infine mi premono le notizie di messer Cino.—Le posso dire—seguitò Vanni (come fanno gl'idioti che la pigliano sempre alla larga)—proprio le posso dire [pg!280] che io, per lo meno tre volte, mi son trovato a veder dare addosso da que' furfanti laggiù lungo il Reno, ai messi del capitano e a quelli di messer Cino, che portavan lettere a lui, e a madonna Selvaggia.—Ah! finalmente....—esclamò l'altro.—Ma come sapete?... e con qual fine coteste aggressioni?—Con la certezza, s'intende, di guadagnare una grossa somma chiunque di noi avesse spogliato que' messaggeri. Perchè le lettere del capitano le volevano in mano i Guelfi Neri; e quelle di messer Cino bisognava portarle a un certo messere che le pagava a prezzo d'oro; a uno sempre fuggiasco di lì e là per quei boschi.—A chi mai?—A un certo messer Nello de' Fortebracci.—Lui!... e sempre lui! Eh! Di parte avversa e rivale! Perfido! quanto l'hai fatta soffrire!—esclamò fra sè il monaco agitando il capo, e incrociando le braccia.—Oh! ecco spiegato... povero messer Cino!—E vi dirò—riprese Vanni—che col messo del capitano si sono anche battuti. Credo una prima volta; perchè dopo passava sempre scortato da quattro o sei uomini d'arme a cavallo. Ma al Fortebracci pare che premesser le lettere che andavano e si spedivano di Lombardia. Mi ricordo dell'ultima di queste lettere che venne in mie mani, perchè a quell'aggressione (chè a dirla le scansavo quanto potevo) ci dovetti stridere anch'io. Ma sopraffatti da una masnada di militi del capitano sbucati dal bosco, ci seguì un gran tafferuglio, e ci demmo tutti alla fuga. Visto allora che c'inseguivano, e che de' nostri chi se la svignava da un lato chi da un altro su e giù per quei macchioni, via a gambe io pure: finchè trovatomi in luogo da non esser raggiunto, mi ci acquattai, e non mi parve vero d'averli lasciati!—Ma dunque voi avete...—Sì, sì, ho la lettera; e anzi.... (e frugavasi in dosso) perchè voglio di quel che vi dico che n'abbiate una prova.... Eccola, vedete! (e gliela mostrava) stracciata un poco da questa parte....[pg!281] Ma Buonaventura glie l'aveva subito levata di mano; e già a mezza voce e rapidamente l'andava leggendo.—È diretta a Selvaggia! «Dopo la prima... del capitano nessuna nuova! E io che non sperava conforto altro maggiore che dalle vostre lettere! Io che tante volte vi ho scritto! E voi, possibile! mai, mai più un sol rigo! Oh! i tristi pensieri che mi si affacciano! Se non è una qualche grave sventura.... no, altro non posso credere! Che i vostri e i miei cari sappiano da voi il mio turbamento! Fra pochi giorni sarà al castello il vostro fedeleCino de' Sinibuldi.»—Ecco, ecco!—esclamò il monaco, e con una palma si percosse la fronte. Poi riguardata la scrittura, soggiunse:—È scritta da Milano da forse quindici giorni. Ah! dunque in breve dovrebbe essere qui.E a quest'idea rassicuratosi alquanto, si volse a Vanni e gli disse:—Grazie, ho inteso, addio!—Per carità, salvatemi il mio Vanni!—gli gridò dietro Maria supplicante. E Vanni anch'egli:—Una vostra parola al capitano: dipende tutto da lui.—Non dubitate—rispose il monaco di sul limitare dell'uscio di strada—sarà un mio primo pensiero; e potrei già quasi assicurarvi che sarete esauditi. Addio!In un attimo fra Bonaventura era risalito al castello; e, con l'ansia di uno che ha da dare una buona nuova, aveva cercato del capitano e del figlio. Trovatili, e fatto loro in succinto il racconto di tutto, al primo diede a legger la lettera. Il quale non appena percorsa, freddamente gli disse:—Di che ho più a stupirmi? Un rinegato che prende le armi contro la patria, ma sicuro che può assassinare alla strada!—Poi con calore:—Questo però d'uccidermi la figliuola, la luce degli occhi miei, il conforto della mia vecchiezza.... chè, tutto perduto, sola.... ah! sola quasi mi rimaneva! Maledetto sii tu!....—Filippo!—austero lo interruppe il monaco—non maledire! Abbastanza è da credere che il demone del rimorso [pg!282] a quest'ora lo laceri! Dio è giusto, amico mio; lasciamo a lui la vendetta! Adesso ispiriamoci tutti alla pietà per quella tua creatura che troppi mali l'aggravano! Andiamo a lei. Questa nuova....—Sì—soggiunse il capitano;—ma con quella prudenza che secondo il suo stato....—Non dubitare! Con ogni riguardo. È necessario d'altronde che questo fatto, venuto a scoprirsi, sia palese anche a lei, perchè così spero che le torrà ogni sospetto e ogni più piccol rancore.[pg!283]

LE RIVELAZIONI.

E senza creder d'aver frutti omai,Sol di vedere il fior era il diletto,Nè ad altro che a quel già mi pensai.E se creder non voglio in Macometto,Dunque, parte crudel, perchè mi faiPena sentir di quel ch'io non commetto?——Sonetto diM. Cinoad Agaton Drusi.

E senza creder d'aver frutti omai,Sol di vedere il fior era il diletto,Nè ad altro che a quel già mi pensai.E se creder non voglio in Macometto,Dunque, parte crudel, perchè mi faiPena sentir di quel ch'io non commetto?

E senza creder d'aver frutti omai,

Sol di vedere il fior era il diletto,Nè ad altro che a quel già mi pensai.

Sol di vedere il fior era il diletto,

Nè ad altro che a quel già mi pensai.

E se creder non voglio in Macometto,

Dunque, parte crudel, perchè mi faiPena sentir di quel ch'io non commetto?

Dunque, parte crudel, perchè mi fai

Pena sentir di quel ch'io non commetto?

——Sonetto diM. Cinoad Agaton Drusi.

Dopo i fatti narrati sì dolorosi pel cuore di Selvaggia; dopo aver veduto a qual misero stato di salute e di spirito fosse condotta, vogliamo non defraudare un istante l'espettativa dei nostri lettori sulla conoscenza d'un sì lungo ed ingrato silenzio tenuto da messer Cino, non pur con lei, quanto con gli altri di sua famiglia. Per un uomo d'onore troppo grave è lo addebito, senza cause gravissime, dell'abbandono d'una donna ornata di tanti pregi siccome questa, e dopo averle giurato cotanto affetto!

E a noi pure tarda di dirlo, e subitamente il facciamo, premettendo la narrazione seguente.

Alle sventure domestiche del Vergiolesi si aggiungeva ora per colmo il pensiero di sottostare alla forza stragrande di que' di Bologna, e di essere astretto a cedere agli odiati Guelfi Neri il ghibellino castello, fra quei di Toscana dei più forti e meglio muniti; antico possesso e vanto dei suoi: e dove se quei di sua parte l'avesser soccorso, avrebbe creduto [pg!274] di renderlo inespugnabile, di tener fronte ai nemici, e di trionfare.

Ma i Fiorentini, come narrammo, dopo avergli impedito il soccorso de' suoi partigiani; collegatisi co' bolognesi, tuttodì animavan costoro per aita di danari e di gente perchè alla perfine da quel forte propugnacolo il Vergiolesi fosse cacciato. Così solamente la parte Bianca sarebbe andata dispersa. Il rinforzo de' pochi giovani generosi che, come vedemmo, per tradimento non gli giungeva, ad ogni modo sarebbe stato sterile e tardo.

Il capitano dall'altro lato, dopo le prove già fatte, dopo i sacrifizi non pochi d'uomini e di denaro per potervisi reggere, non celava più a se stesso ed a' suoi la dura necessità cui dovea sottostare, e l'imminente pericolo. In tanto smarrimento di sensi a chi rivolgersi per consiglio?

Fra sì gravi e fortunose vicende non gli era rimasto degl'intimi e dei più fedeli, che un amico della sua giovinezza, quel monaco Buonaventura, che vedemmo già essere stato inviato a lui dalla Signoria di Firenze per trattare gli accordi sulla resa di Pistoia durante l'assedio. Or fu a lui che il capitano risolse di spedire un messo con lettera, al convento di Santo Spirito a Firenze, dov'ei dimorava, per averlo a sè. Bonaventura, ricevutolo appena, e udita la gravità delle cose, senza porre indugio si mise in via con lo scudiero del Vergiolesi, che gli aveva condotto un cavallo: e dopo un viaggio non breve, ed incomodo valutatane la fredda stagione, giungeva al castello. Un amico dal quale tu speri un sollievo, e che non esita un istante, anche con suo disagio, d'accorrere al tuo richiamo, gli è un beneficio che non ha pari. E tale apparve al capitano l'arrivo del monaco Buonaventura. Egli era uomo di circa sessant'anni; alto della persona, preveniente all'aspetto. Sotto quel saio batteva pur sempre un cuore, pel quale aveva saputo in duello ritrarre la spada dal petto d'un suo nemico senza ferirlo, perdonargli, abbracciarlo, e ripararsi in un chiostro! Adesso da quel volto traluceva la bontà vera; e dalle ciglia rase d'ogni baldanza, che per consueto dignitoso e modesto le sollevava a parlar con alcuno, la perspicacia delle cose del mondo. [pg!275] Palesategli il Vergiolesi le difficili condizioni che lo premevano, non esitò a porgergli quei consigli che più stimò utili ed opportuni.

—Ma ora—dicevagli il monaco—bisogna provvedere a questa povera tua figliuola. Amico mio, è tempo di raccogliere le proprie forze, e di non pensare che a lei. Io, io stesso, non dubitare, scriverò subito al Cardinale a Bologna, e quanto al castello, spero in Dio, rispetterà lo stato d'un padre che ha una figlia in tanta gravezza di male.

Egli infatti dopo il primo colloquio col Vergiolesi l'aveva visitata, e pur troppo non gli era sfuggito a che misero fine lentamente si conduceva! Selvaggia ei l'aveva conosciuta fin da fanciulla, e come amico di casa, era stato un di quelli ne' quali ella avesse posto più confidenza. Or non è a dire con quale sodisfazione ell'accogliesse la visita di quell'uomo di Dio! Gli aperse tutto il suo cuore: pianse e dolorò lungamente. Indi a poco le parole di lui sì miti e soavi, le giunsero come balsamo di salute: sicchè sollevata da' suoi celesti conforti, a grado a grado sentì rinascersi una quiete e una pace, che mai non avrebbe creduto.

Ma egli doveva aver la fortuna di potere in que' terribili istanti rassicurare quella gentile anche con una prova di fatto, opportuna e gratissima quanto meno aspettata.

È da sapere che Vanni, lo sciagurato consorte della Maria, aveva potuto, con la fuga e tenendosi celato, sottrarsi alla forca, alla quale furon dannati la più parte di que' della banda di Musone della Moscacchia. Poi, colto il destro, in una notte di pioggia e di buio il più folto gli era riuscito di giunger sicuro a casa della moglie. Non sarebbe sì facile a descriver lo stupore e il piacere che ne provò quella povera donna! Dopo un'assenza assai prolungata; dopo quello che si diceva di Vanni suo dell'essersi unito con assassini da strada; e infine dopo la morte ignominiosa che fu sparso avesser tutti subìta; una tal notte, udito picchiare all'uscio di strada, si sentì dire:

—Apri, son io.

—Chi? lui! Misericordia!—ell'aveva esclamato—possibile! Ma chi? (quasi dubitando)—e quegli.

[pg!276] —Ti dico, son io, Maria: apri subito, ti ripeto!

E vederselo proprio inanzi in carne e in ossa! lui... il suo Vanni, sospirato e pianto già morto! La poveretta rimase tramortita fra le sue braccia! Egli allora le fece animo; e riavutala, le narrò in breve la sua buona ventura, e i suoi nuovi propositi. Poi non ebbe che un pensiero. Le dimandò in prima della figlia; quindi con gran premura chi avesse per casa, se parlando, nissuno vi fosse da comprometterlo.

—E nissuno—ella disse.—Perchè infatti non eravi in altra stanza che una giovinetta cugina di lei, che aveva chiamata e avuta per grazia da' suoi per guardarle la piccola Selvaggia, mentre ella, abbandonata da lui, se ne stava a vegliare la sua povera signora, o dall'alba alla sera al telaio, affrettando il lavoro per procurarsi una parte del campamento.

—Ma dunque—con amoroso rimprovero le soggiungeva Maria—alla nostra creaturina non pensavi più? Lascio di me... che anch'io!.. che avre' avuto a fare, sola, dibandonata e senza un disegno al mondo? Dio mio! Dio mio! Ma lei poi, poverina!...—e singhiozzava, appoggiate ambe le mani a una sua spalla. Poi distaccatasi, con fiducia gli disse:

—Basta... non ci vo' più pensare: ora se' tornato per bene, eh?

—Lo credo io!—soggiunse Vanni.—Stà pur queta, te lo giuro!

Ed ella:—Se sapessi, Vanni mio!... che credi che mi bastasse il lavoro per andare avanti? Il resto per vivere, vedi, me lo manda per sua carità quel buon angelo della nostra castellana. Ma ora, meschina me! questo soccorso l'avrò forse per poco! E peggio poi per madonna, oh! Signore! che ogni dì più se ne va in consunzione! E pensare che quel suo fidanzato da poi che la lasciò.... (oh! voialtri uomini!...) e' non le ha mai scritto un rigo!

—Ma come!—riprese Vanni—non era messer Cino de' Sinibuldi?... lui, che venne a visitarla anche quassù al castello, e che poi se n'andò in Lombardia?... Non è vero, [pg!277] sai, non è vero; vo' l'incolpate a torto: crediatelo che le ha scritto più volte. Te l'assicuro io: e bada, te lo posso dire, e so quel che mi dico!

—Tu?... davvero? Ma dimmi...

—No, ora non cercare come l'è ita. Lo saprai, non dubitare! Intanto, che la cosa e' la so proprio io, corri subito a dirlo a lei, a madonna: ma in segretezza veh! Questa può essere la mia fortuna.

—Che dici mai! Oh! a lei? in quello stato! ma ti pare?

—A chi dunque che le' lo sappia? Perchè io poi ho bisogno di presentarmi il più presto possibile al capitano, e chiedergli grazia per me. Perchè, vedi! ho da dirgli cose... cose da farlo strabiliare! cose che forse!... basta, ti dico di gran premura, e di gran bene per noi!

Maria, possiam figurarci che fattosi appena giorno non pose indugio a recarsi al castello. Sapeva che a qualunque ora v'era sempre ben accolta. Ma per istrada la poveretta andava pensando:

—A chi m'avrò io a rivolgere per un affare sì delicato? A madonna Selvaggia no davvero! Io poi che nella passione non so reprimermi, chi sa che colpo le darei con questa nuova! L'ho detto sempre, e lo ridirò: Dio mio! Un bicchier del mio sangue perchè la si riavesse!

Poi pensò:—E' v'è madonna Lauretta che gli è lì ad assisterla, e la le vuol tanto bene!... A lei, sì; è meglio a lei! Oh! se potessi con questo mezzo....—E agitata e commossa com'era, e sopr'a pensiero, andò a prostrarsi quasi macchinalmente al tabernacolo di una Vergine che era lì sulla via.

—E, Madonna santa!—esclamò—datemi scampo! datelo alla mia buona signora e anche al mio povero Vanni! Mi par pentito: sì, sì, mi par proprio mutato! E se Dio gli ha toccato il cuore, Madonna benedetta, compite voi questa grazia; perdonatelo, e consolate me e lui dopo tanto patire!

Alzatasi con questa speranza, aveva ripreso la via; e giunta al castello, era già entrata nella sala maggiore.

Le guardie che eran giù alla porta, per Maria non avevan dimande. In sala non v'era ancora nissuno. Quando di lì [pg!278] a poco vi comparve, e le passò dinanzi fra Buonaventura. Che vedendo questa donna, sola, e come in aria di attender qualcuno:

—Di chi cercate?—le disse.

Ed essa con una certa timidità:

—E' son di casa, e vorrei vedere madonna Lauretta.

—Ah! Ma sarebbe impossibile adesso. Se aveste però qualche cosa da dirle ch'io le potessi riferire... Mi conoscete? non mi pare che ancor ci siam visti; già son due giorni...... ma anch'io posso dire che son di famiglia: di me, buona donna, potete fidarvi.

—Oh! n'ho sentito parlar tanto in bene!... si figuri! fidarmi per dicerto lo credo!

Il caso urgente, il modo cortese con cui fu accolta, il rispetto pel monaco, fecer risolver Maria a svelar subito a lui ogni cosa.

Importava soprattutto di palesargli che il suo marito aveva da dar notizie di messer Cino, e far sapere alla famiglia de' Vergiolesi com'egli era informato che le aveva scritto più volte. E questo ella fece speditamente, e chiese a un tempo che il suo Vanni potesse avere un abboccamento con lui.

—Ch'ei venga.... ch'ei venga—rispose subito il monaco, riflettendo all'importanza della cosa.—È distante di qui?

—Oh! poco, poco: un tiro di balestra.

—Andate dunque, correte a chiamarlo: ma che sia qui nel momento!

Allora la poveretta, con qualche agitazione, ma pur con quella confidenza che egli le aveva inspirato, non volle nascondergli la trista vita che il suo marito aveva condotto finora; il suo scampo da morte che dicea prodigioso; ma pur sempre il pericolo che avrebbe corso di essere arrestato come uno della banda di quelli assassini, se alcuno a quell'ora per istrada lo ravvisasse.

—Dunque verrò io da lui—risoluto riprese il monaco.—Andiamo.

Ed essa:

—Si scomoda, lo vedo, ma si figuri se mi fa carità!

[pg!279] E movendosi:

—Le fo strada—soggiunse; e uscirono.

Non appena entrati in casa, Maria andò a chiamar Vanni che s'era chiuso in una stanza, e gli disse:

—Vieni, vieni pure. C'è qui un sant'uomo al quale puoi confidare ogni cosa.

E Buonaventura, subito che lo ebbe dinanzi, gli disse:

—Voi dunque avete notizie da darmi di messer Cino de' Sinibuldi.

—Messer sì.

—Ma come mai?

E Maria nuovamente:

—Bada, Vanni, tu ti ci puoi confessare; di' pur tutto alla libera.

—Dunque—rispose egli tutto compunto—non so se sappiate, rispettabile monaco, la vita disgraziata che ho menato per qualche tempo, lasciatomi prendere da que' demoni laggiù.

—Lo so.

—Prima a far contrabbandi d'ogni sorta: poi ribalderie, assalti e assassinii (benchè io non facessi che darvi mano), e de' quali davvero inorridivo e mi vergognavo tutte le volte; ma non c'era verso che li potessi scansare senz'abbandonar que' ribaldi: e se mi ci fossi provato, nel momento mi avrebber morto.

—Ma ora... ditemi ora...—badava a interromperlo il monaco per venire alle strette; e quegli invece tutto fervoroso:

—Dio ha ora voluto scamparmi dal tristo fine che hanno fatto, e che poteva toccare anche a me! Ma come potrei comparire per la via e senza un perdono del capitano? Gli è per questo che mi raccomando a lei!...

—Oh! sì per carità—aggiunse Maria tutta piangente—ci raccomandiamo a lei con le mani in croce.

—Sì, sì—riprese il monaco impazientito—ma infine mi premono le notizie di messer Cino.

—Le posso dire—seguitò Vanni (come fanno gl'idioti che la pigliano sempre alla larga)—proprio le posso dire [pg!280] che io, per lo meno tre volte, mi son trovato a veder dare addosso da que' furfanti laggiù lungo il Reno, ai messi del capitano e a quelli di messer Cino, che portavan lettere a lui, e a madonna Selvaggia.

—Ah! finalmente....—esclamò l'altro.—Ma come sapete?... e con qual fine coteste aggressioni?

—Con la certezza, s'intende, di guadagnare una grossa somma chiunque di noi avesse spogliato que' messaggeri. Perchè le lettere del capitano le volevano in mano i Guelfi Neri; e quelle di messer Cino bisognava portarle a un certo messere che le pagava a prezzo d'oro; a uno sempre fuggiasco di lì e là per quei boschi.

—A chi mai?

—A un certo messer Nello de' Fortebracci.

—Lui!... e sempre lui! Eh! Di parte avversa e rivale! Perfido! quanto l'hai fatta soffrire!—esclamò fra sè il monaco agitando il capo, e incrociando le braccia.—Oh! ecco spiegato... povero messer Cino!

—E vi dirò—riprese Vanni—che col messo del capitano si sono anche battuti. Credo una prima volta; perchè dopo passava sempre scortato da quattro o sei uomini d'arme a cavallo. Ma al Fortebracci pare che premesser le lettere che andavano e si spedivano di Lombardia. Mi ricordo dell'ultima di queste lettere che venne in mie mani, perchè a quell'aggressione (chè a dirla le scansavo quanto potevo) ci dovetti stridere anch'io. Ma sopraffatti da una masnada di militi del capitano sbucati dal bosco, ci seguì un gran tafferuglio, e ci demmo tutti alla fuga. Visto allora che c'inseguivano, e che de' nostri chi se la svignava da un lato chi da un altro su e giù per quei macchioni, via a gambe io pure: finchè trovatomi in luogo da non esser raggiunto, mi ci acquattai, e non mi parve vero d'averli lasciati!

—Ma dunque voi avete...

—Sì, sì, ho la lettera; e anzi.... (e frugavasi in dosso) perchè voglio di quel che vi dico che n'abbiate una prova.... Eccola, vedete! (e gliela mostrava) stracciata un poco da questa parte....

[pg!281] Ma Buonaventura glie l'aveva subito levata di mano; e già a mezza voce e rapidamente l'andava leggendo.

—È diretta a Selvaggia! «Dopo la prima... del capitano nessuna nuova! E io che non sperava conforto altro maggiore che dalle vostre lettere! Io che tante volte vi ho scritto! E voi, possibile! mai, mai più un sol rigo! Oh! i tristi pensieri che mi si affacciano! Se non è una qualche grave sventura.... no, altro non posso credere! Che i vostri e i miei cari sappiano da voi il mio turbamento! Fra pochi giorni sarà al castello il vostro fedele

Cino de' Sinibuldi.»

—Ecco, ecco!—esclamò il monaco, e con una palma si percosse la fronte. Poi riguardata la scrittura, soggiunse:

—È scritta da Milano da forse quindici giorni. Ah! dunque in breve dovrebbe essere qui.

E a quest'idea rassicuratosi alquanto, si volse a Vanni e gli disse:

—Grazie, ho inteso, addio!

—Per carità, salvatemi il mio Vanni!—gli gridò dietro Maria supplicante. E Vanni anch'egli:—Una vostra parola al capitano: dipende tutto da lui.

—Non dubitate—rispose il monaco di sul limitare dell'uscio di strada—sarà un mio primo pensiero; e potrei già quasi assicurarvi che sarete esauditi. Addio!

In un attimo fra Bonaventura era risalito al castello; e, con l'ansia di uno che ha da dare una buona nuova, aveva cercato del capitano e del figlio. Trovatili, e fatto loro in succinto il racconto di tutto, al primo diede a legger la lettera. Il quale non appena percorsa, freddamente gli disse:

—Di che ho più a stupirmi? Un rinegato che prende le armi contro la patria, ma sicuro che può assassinare alla strada!—Poi con calore:—Questo però d'uccidermi la figliuola, la luce degli occhi miei, il conforto della mia vecchiezza.... chè, tutto perduto, sola.... ah! sola quasi mi rimaneva! Maledetto sii tu!....

—Filippo!—austero lo interruppe il monaco—non maledire! Abbastanza è da credere che il demone del rimorso [pg!282] a quest'ora lo laceri! Dio è giusto, amico mio; lasciamo a lui la vendetta! Adesso ispiriamoci tutti alla pietà per quella tua creatura che troppi mali l'aggravano! Andiamo a lei. Questa nuova....

—Sì—soggiunse il capitano;—ma con quella prudenza che secondo il suo stato....

—Non dubitare! Con ogni riguardo. È necessario d'altronde che questo fatto, venuto a scoprirsi, sia palese anche a lei, perchè così spero che le torrà ogni sospetto e ogni più piccol rancore.

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