[image]III.Pratiche Viziose Contro Natura[image](Nell'antichità)La storia del vizio contro natura nelle sue diverse manifestazioni si perde nella notte dei tempi, o almeno non se ne trovano indizii che per la pederastia, ma a partire dalla Grecia antica i poeti di quei tempi sono stati, si può dire, gli storici della concupiscenza, illuminandoci sulle alte turpitudini dei loro concittadini. A Roma soprattutto si era diventati maestri nell'arte dei raffinamenti lubrici.Tra le diverse pratiche immonde bisogna menzionare in prima linea l'azione deicunnilinguese deifellatores.Icunnilingueserano quelli o quelle (giacchè questa sporcizia era praticata da [pg 90] entrambi i sessi) che eccitavano i genitali femminili con la lingua sulla clitoride.Ifellateursofellatricessucchiavano le parti virili e le tribadi sacrificano a Venere senza il concorso dell'uomo.Il poeta Marziale nei suoi epigrammi ci dà un quadro magnifico di questi depravati:«Manneius, marito con la lingua, adultero con la bocca, più sporca delle bocche delSummaenium, di fronte al quale, vedendolo nudo innanzi alla sua finestra a Suburra, l'ignobile prostituta chiude il suo lupanare. Lui che ha tanta pratica delle visceri femminili, da sapervi dire se una donna incinta ha nel ventre un maschio od una femmina; ora non può allungare l'infetta lingua, giacchè un male indecente ha imputridito la cloaca della sua bocca, in modo che il poveromo non sa più come fare per essere pulito nè sporco.»Questa mostruosa fantasia fu spinta tant'oltre presso i Greci, che, cosa incredibile, non contenti di leccare le parti genitali delle donne allo stato normale, ve ne erano di quelli che le ricercavano umide e sporche sia di mestruo, sia di tutt'altra escrezione.I Romani imitarono i Greci, Seneca s'indigna di veder nominare console uncunnilinguo:«Ignoravi tu dunque, quando nominasti console Mammercus Scaurus, che egli inghiottiva a bocca aperta i mestrui delle sue serve? E se ne nascondeva forse? E ci teneva forse ad apparire un uomo puro?»Questa porcheria era chiamata «andare in Fenicia» perchè tale operazione ricordava il colore rosso di questo paese. Simile [pg 91] atto era designato pure con la parola Scylax (cane) perchè i cani hanno di tali abitudini schifose.La strana depravazione dei cunnilingui fu ancora in favore nelle età susseguenti. Ausonio in un suo epigramma dice:«Che padre modello quel Eunus, quando sua moglie è incinta, si affretta a dar lezioni di lingua ai figli non ancora nati!»Catullo nei suoi versi tratta da becchi icunnilinguesed ifellatoresa causa della fetidità delle loro bocche.Una varietà difellatoresera data dai così dettiirrumateurs, che non succhiavano, ma semplicemente solleticavano colla lingua.I Lesbici passavano per gl'inventori di questa impurità, ed è per tale ragione che si trova spesso citata la parola «lesbianizzare». Gli abitanti di Nola avevano simile riputazione; Ausonio ne parla in questi termini:«Aldifuori della privanza coniugale, del legittimo commercio, l'infame lussuria ha scoperte oscene voluttà, che all'erede di Ercole consigliò lo scioglimento di Lemno, che la toga del fecondo Africano mise in mostra sulla scena, che una molle e corrotta capitale insegnò alle genti di Nola. Crispa che non ha se non un corpo solo pertanto le pratica tutte; essa masturba, succhia, presta alle impure voglie l'uno e l'altro orifizio; ha paura di morire senza essersi corrotta in ogni parte dell'impudico corpo.»IlManuel d'erotologie de Forbergdescrive tutte queste sozzure con una eccessiva ricerca di dettagli; ed in esso si trova la famosa domanda di Smepronia ad un suo amico: [pg 92] «Che melodia vuoi che ti suoni su questo flauto?»Ai giorni nostri il coito boccale è in gran voga, specie fra le classi di condizione relativamente agiata, e fra i mariti che amano il contrabando, giacchè, secondo loro, questa pratica presenta meno pericolo di contagio.Se la semenza umana potesse fecondar la terra, nel bosco di Bologna a Parigi, sopratutto di està, che musica di vagiti si udrebbe!È là che la sera, il libertino seduto sul banco e la felattrice inginocchiata per terra, la Venere contro natura trionfa!Gli antichi per sfogar le loro brame non lasciavano neppur caste le glandole mammarie. Nei suoi dialoghi Luisa Singea, fa raccontare ad Ottavia una scena di questo genere: «Con l'una e l'altra conca di Venere—ella dice—mi sono coperta di onta! arrossisco nel ricordarmi che l'interstizio dei miei seni è servito di passaggio a Venere...»Ma non andiamo più oltre, chi volesse sapere fino a quali estreme raffinatezze gli antichi fossero giunti per soddisfare il loro erotismo non ha che a leggere ilSatyricondi Petronio.[image][pg 93]
[image]III.Pratiche Viziose Contro Natura[image](Nell'antichità)La storia del vizio contro natura nelle sue diverse manifestazioni si perde nella notte dei tempi, o almeno non se ne trovano indizii che per la pederastia, ma a partire dalla Grecia antica i poeti di quei tempi sono stati, si può dire, gli storici della concupiscenza, illuminandoci sulle alte turpitudini dei loro concittadini. A Roma soprattutto si era diventati maestri nell'arte dei raffinamenti lubrici.Tra le diverse pratiche immonde bisogna menzionare in prima linea l'azione deicunnilinguese deifellatores.Icunnilingueserano quelli o quelle (giacchè questa sporcizia era praticata da [pg 90] entrambi i sessi) che eccitavano i genitali femminili con la lingua sulla clitoride.Ifellateursofellatricessucchiavano le parti virili e le tribadi sacrificano a Venere senza il concorso dell'uomo.Il poeta Marziale nei suoi epigrammi ci dà un quadro magnifico di questi depravati:«Manneius, marito con la lingua, adultero con la bocca, più sporca delle bocche delSummaenium, di fronte al quale, vedendolo nudo innanzi alla sua finestra a Suburra, l'ignobile prostituta chiude il suo lupanare. Lui che ha tanta pratica delle visceri femminili, da sapervi dire se una donna incinta ha nel ventre un maschio od una femmina; ora non può allungare l'infetta lingua, giacchè un male indecente ha imputridito la cloaca della sua bocca, in modo che il poveromo non sa più come fare per essere pulito nè sporco.»Questa mostruosa fantasia fu spinta tant'oltre presso i Greci, che, cosa incredibile, non contenti di leccare le parti genitali delle donne allo stato normale, ve ne erano di quelli che le ricercavano umide e sporche sia di mestruo, sia di tutt'altra escrezione.I Romani imitarono i Greci, Seneca s'indigna di veder nominare console uncunnilinguo:«Ignoravi tu dunque, quando nominasti console Mammercus Scaurus, che egli inghiottiva a bocca aperta i mestrui delle sue serve? E se ne nascondeva forse? E ci teneva forse ad apparire un uomo puro?»Questa porcheria era chiamata «andare in Fenicia» perchè tale operazione ricordava il colore rosso di questo paese. Simile [pg 91] atto era designato pure con la parola Scylax (cane) perchè i cani hanno di tali abitudini schifose.La strana depravazione dei cunnilingui fu ancora in favore nelle età susseguenti. Ausonio in un suo epigramma dice:«Che padre modello quel Eunus, quando sua moglie è incinta, si affretta a dar lezioni di lingua ai figli non ancora nati!»Catullo nei suoi versi tratta da becchi icunnilinguesed ifellatoresa causa della fetidità delle loro bocche.Una varietà difellatoresera data dai così dettiirrumateurs, che non succhiavano, ma semplicemente solleticavano colla lingua.I Lesbici passavano per gl'inventori di questa impurità, ed è per tale ragione che si trova spesso citata la parola «lesbianizzare». Gli abitanti di Nola avevano simile riputazione; Ausonio ne parla in questi termini:«Aldifuori della privanza coniugale, del legittimo commercio, l'infame lussuria ha scoperte oscene voluttà, che all'erede di Ercole consigliò lo scioglimento di Lemno, che la toga del fecondo Africano mise in mostra sulla scena, che una molle e corrotta capitale insegnò alle genti di Nola. Crispa che non ha se non un corpo solo pertanto le pratica tutte; essa masturba, succhia, presta alle impure voglie l'uno e l'altro orifizio; ha paura di morire senza essersi corrotta in ogni parte dell'impudico corpo.»IlManuel d'erotologie de Forbergdescrive tutte queste sozzure con una eccessiva ricerca di dettagli; ed in esso si trova la famosa domanda di Smepronia ad un suo amico: [pg 92] «Che melodia vuoi che ti suoni su questo flauto?»Ai giorni nostri il coito boccale è in gran voga, specie fra le classi di condizione relativamente agiata, e fra i mariti che amano il contrabando, giacchè, secondo loro, questa pratica presenta meno pericolo di contagio.Se la semenza umana potesse fecondar la terra, nel bosco di Bologna a Parigi, sopratutto di està, che musica di vagiti si udrebbe!È là che la sera, il libertino seduto sul banco e la felattrice inginocchiata per terra, la Venere contro natura trionfa!Gli antichi per sfogar le loro brame non lasciavano neppur caste le glandole mammarie. Nei suoi dialoghi Luisa Singea, fa raccontare ad Ottavia una scena di questo genere: «Con l'una e l'altra conca di Venere—ella dice—mi sono coperta di onta! arrossisco nel ricordarmi che l'interstizio dei miei seni è servito di passaggio a Venere...»Ma non andiamo più oltre, chi volesse sapere fino a quali estreme raffinatezze gli antichi fossero giunti per soddisfare il loro erotismo non ha che a leggere ilSatyricondi Petronio.[image][pg 93]
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(Nell'antichità)La storia del vizio contro natura nelle sue diverse manifestazioni si perde nella notte dei tempi, o almeno non se ne trovano indizii che per la pederastia, ma a partire dalla Grecia antica i poeti di quei tempi sono stati, si può dire, gli storici della concupiscenza, illuminandoci sulle alte turpitudini dei loro concittadini. A Roma soprattutto si era diventati maestri nell'arte dei raffinamenti lubrici.Tra le diverse pratiche immonde bisogna menzionare in prima linea l'azione deicunnilinguese deifellatores.Icunnilingueserano quelli o quelle (giacchè questa sporcizia era praticata da [pg 90] entrambi i sessi) che eccitavano i genitali femminili con la lingua sulla clitoride.Ifellateursofellatricessucchiavano le parti virili e le tribadi sacrificano a Venere senza il concorso dell'uomo.Il poeta Marziale nei suoi epigrammi ci dà un quadro magnifico di questi depravati:«Manneius, marito con la lingua, adultero con la bocca, più sporca delle bocche delSummaenium, di fronte al quale, vedendolo nudo innanzi alla sua finestra a Suburra, l'ignobile prostituta chiude il suo lupanare. Lui che ha tanta pratica delle visceri femminili, da sapervi dire se una donna incinta ha nel ventre un maschio od una femmina; ora non può allungare l'infetta lingua, giacchè un male indecente ha imputridito la cloaca della sua bocca, in modo che il poveromo non sa più come fare per essere pulito nè sporco.»Questa mostruosa fantasia fu spinta tant'oltre presso i Greci, che, cosa incredibile, non contenti di leccare le parti genitali delle donne allo stato normale, ve ne erano di quelli che le ricercavano umide e sporche sia di mestruo, sia di tutt'altra escrezione.I Romani imitarono i Greci, Seneca s'indigna di veder nominare console uncunnilinguo:«Ignoravi tu dunque, quando nominasti console Mammercus Scaurus, che egli inghiottiva a bocca aperta i mestrui delle sue serve? E se ne nascondeva forse? E ci teneva forse ad apparire un uomo puro?»Questa porcheria era chiamata «andare in Fenicia» perchè tale operazione ricordava il colore rosso di questo paese. Simile [pg 91] atto era designato pure con la parola Scylax (cane) perchè i cani hanno di tali abitudini schifose.La strana depravazione dei cunnilingui fu ancora in favore nelle età susseguenti. Ausonio in un suo epigramma dice:«Che padre modello quel Eunus, quando sua moglie è incinta, si affretta a dar lezioni di lingua ai figli non ancora nati!»Catullo nei suoi versi tratta da becchi icunnilinguesed ifellatoresa causa della fetidità delle loro bocche.Una varietà difellatoresera data dai così dettiirrumateurs, che non succhiavano, ma semplicemente solleticavano colla lingua.I Lesbici passavano per gl'inventori di questa impurità, ed è per tale ragione che si trova spesso citata la parola «lesbianizzare». Gli abitanti di Nola avevano simile riputazione; Ausonio ne parla in questi termini:«Aldifuori della privanza coniugale, del legittimo commercio, l'infame lussuria ha scoperte oscene voluttà, che all'erede di Ercole consigliò lo scioglimento di Lemno, che la toga del fecondo Africano mise in mostra sulla scena, che una molle e corrotta capitale insegnò alle genti di Nola. Crispa che non ha se non un corpo solo pertanto le pratica tutte; essa masturba, succhia, presta alle impure voglie l'uno e l'altro orifizio; ha paura di morire senza essersi corrotta in ogni parte dell'impudico corpo.»IlManuel d'erotologie de Forbergdescrive tutte queste sozzure con una eccessiva ricerca di dettagli; ed in esso si trova la famosa domanda di Smepronia ad un suo amico: [pg 92] «Che melodia vuoi che ti suoni su questo flauto?»Ai giorni nostri il coito boccale è in gran voga, specie fra le classi di condizione relativamente agiata, e fra i mariti che amano il contrabando, giacchè, secondo loro, questa pratica presenta meno pericolo di contagio.Se la semenza umana potesse fecondar la terra, nel bosco di Bologna a Parigi, sopratutto di està, che musica di vagiti si udrebbe!È là che la sera, il libertino seduto sul banco e la felattrice inginocchiata per terra, la Venere contro natura trionfa!Gli antichi per sfogar le loro brame non lasciavano neppur caste le glandole mammarie. Nei suoi dialoghi Luisa Singea, fa raccontare ad Ottavia una scena di questo genere: «Con l'una e l'altra conca di Venere—ella dice—mi sono coperta di onta! arrossisco nel ricordarmi che l'interstizio dei miei seni è servito di passaggio a Venere...»Ma non andiamo più oltre, chi volesse sapere fino a quali estreme raffinatezze gli antichi fossero giunti per soddisfare il loro erotismo non ha che a leggere ilSatyricondi Petronio.[image][pg 93]
La storia del vizio contro natura nelle sue diverse manifestazioni si perde nella notte dei tempi, o almeno non se ne trovano indizii che per la pederastia, ma a partire dalla Grecia antica i poeti di quei tempi sono stati, si può dire, gli storici della concupiscenza, illuminandoci sulle alte turpitudini dei loro concittadini. A Roma soprattutto si era diventati maestri nell'arte dei raffinamenti lubrici.
Tra le diverse pratiche immonde bisogna menzionare in prima linea l'azione deicunnilinguese deifellatores.
Icunnilingueserano quelli o quelle (giacchè questa sporcizia era praticata da [pg 90] entrambi i sessi) che eccitavano i genitali femminili con la lingua sulla clitoride.
Ifellateursofellatricessucchiavano le parti virili e le tribadi sacrificano a Venere senza il concorso dell'uomo.
Il poeta Marziale nei suoi epigrammi ci dà un quadro magnifico di questi depravati:
«Manneius, marito con la lingua, adultero con la bocca, più sporca delle bocche delSummaenium, di fronte al quale, vedendolo nudo innanzi alla sua finestra a Suburra, l'ignobile prostituta chiude il suo lupanare. Lui che ha tanta pratica delle visceri femminili, da sapervi dire se una donna incinta ha nel ventre un maschio od una femmina; ora non può allungare l'infetta lingua, giacchè un male indecente ha imputridito la cloaca della sua bocca, in modo che il poveromo non sa più come fare per essere pulito nè sporco.»
Questa mostruosa fantasia fu spinta tant'oltre presso i Greci, che, cosa incredibile, non contenti di leccare le parti genitali delle donne allo stato normale, ve ne erano di quelli che le ricercavano umide e sporche sia di mestruo, sia di tutt'altra escrezione.
I Romani imitarono i Greci, Seneca s'indigna di veder nominare console uncunnilinguo:
«Ignoravi tu dunque, quando nominasti console Mammercus Scaurus, che egli inghiottiva a bocca aperta i mestrui delle sue serve? E se ne nascondeva forse? E ci teneva forse ad apparire un uomo puro?»
Questa porcheria era chiamata «andare in Fenicia» perchè tale operazione ricordava il colore rosso di questo paese. Simile [pg 91] atto era designato pure con la parola Scylax (cane) perchè i cani hanno di tali abitudini schifose.
La strana depravazione dei cunnilingui fu ancora in favore nelle età susseguenti. Ausonio in un suo epigramma dice:
«Che padre modello quel Eunus, quando sua moglie è incinta, si affretta a dar lezioni di lingua ai figli non ancora nati!»
Catullo nei suoi versi tratta da becchi icunnilinguesed ifellatoresa causa della fetidità delle loro bocche.
Una varietà difellatoresera data dai così dettiirrumateurs, che non succhiavano, ma semplicemente solleticavano colla lingua.
I Lesbici passavano per gl'inventori di questa impurità, ed è per tale ragione che si trova spesso citata la parola «lesbianizzare». Gli abitanti di Nola avevano simile riputazione; Ausonio ne parla in questi termini:
«Aldifuori della privanza coniugale, del legittimo commercio, l'infame lussuria ha scoperte oscene voluttà, che all'erede di Ercole consigliò lo scioglimento di Lemno, che la toga del fecondo Africano mise in mostra sulla scena, che una molle e corrotta capitale insegnò alle genti di Nola. Crispa che non ha se non un corpo solo pertanto le pratica tutte; essa masturba, succhia, presta alle impure voglie l'uno e l'altro orifizio; ha paura di morire senza essersi corrotta in ogni parte dell'impudico corpo.»
IlManuel d'erotologie de Forbergdescrive tutte queste sozzure con una eccessiva ricerca di dettagli; ed in esso si trova la famosa domanda di Smepronia ad un suo amico: [pg 92] «Che melodia vuoi che ti suoni su questo flauto?»
Ai giorni nostri il coito boccale è in gran voga, specie fra le classi di condizione relativamente agiata, e fra i mariti che amano il contrabando, giacchè, secondo loro, questa pratica presenta meno pericolo di contagio.
Se la semenza umana potesse fecondar la terra, nel bosco di Bologna a Parigi, sopratutto di està, che musica di vagiti si udrebbe!
È là che la sera, il libertino seduto sul banco e la felattrice inginocchiata per terra, la Venere contro natura trionfa!
Gli antichi per sfogar le loro brame non lasciavano neppur caste le glandole mammarie. Nei suoi dialoghi Luisa Singea, fa raccontare ad Ottavia una scena di questo genere: «Con l'una e l'altra conca di Venere—ella dice—mi sono coperta di onta! arrossisco nel ricordarmi che l'interstizio dei miei seni è servito di passaggio a Venere...»
Ma non andiamo più oltre, chi volesse sapere fino a quali estreme raffinatezze gli antichi fossero giunti per soddisfare il loro erotismo non ha che a leggere ilSatyricondi Petronio.
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