Chapter 29

961.Purg. XI 1 segg.962.ib. 22 segg.963.Summa1a 2ae 42, 1.964.Purg. XII 13 segg.965.Hugo de S. V.De quinque sept.III e IV.966.Summa1a 2ae 68, 6.967.Par. II 30 segg.968.Par. III 1 segg.969.Par. IV 19 segg.970.Par. IV 135.971.Par. V 7 segg.972.Par. V 100 segg.973.Par. VI 1 segg.974.Par. VII 19 segg.975.Par. XI 29.976.Par. VIII 16, 19.977.Par. VIII 25, 53, 76, 88, 90, 91, 95, 112, IX 21 etc. IX 73.978.Par. VIII 2 seg.979.Par. VIII 94 segg. IX 2.980.Par. IX 20 seg.981.Par. X 7, 25.982.Par. X 50 seg. 88, 94 segg. 111, 89, 123, 66, 147, XI 25, 105, 124, 129, 139, XII 65, 71, 86, 118.983.Purg. XII 84.984.Purg. XIII 37, 39, 27, 84; XIV 43 segg.985.Par. XIV 43 segg.986.Inf. VI 98.987.Par. XIV 86 seg.988.Par. XV 64 segg.989.ib. 76 seg.990.ib. 49, 87.991.Par. XVII 11 seg.992.Par. XVIII 3 seg. XVII 117.993.Par. XII 126.994.Par. XIII 130.995.Par. XV 97 segg. 105.996.Par. XV 11, XVI 61.997.Par. XVII 104.998.Par. XVIII 74, XIX 34 seg. 92 seg. 73 seg.999.Par. XVIII 124, XIX 2, 22, XX 77.1000.Summa1a 2ae 68, 1.1001.Par. XXI 91 segg.1002.Par. XXI 127 segg. e XXII 73 segg.1003.Par. XXII 151 e segg.1004.Purg. XIV 150.1005.Par. XXIII 1 segg.1006.ib. 37 seg.1007.ib. 73 seg. 88.1008.ib. 121 segg.1009.Par. XXIV-XXVI.1010.Par. XXIX 55 segg.1011.ib. 77. Inf. XXXIV 35.1012.Purg. XXIX 43 segg. 81.1013.Summa1a 2ae 68, 1.1014.Par. VI 3, Inf. III 20 seg.1015.Summa1a 36, 1.1016.Inf. II 124 seg.1017.D. Bern.de pugna spirit.III.1018.Inf. II 45 segg.1019.ib. 130 seg.1020.ib. 139 seg.1021.Inf. II 80 e 134.1022.ib. 136 segg.1023.ib. 88 segg.1024.Proverb. 15 inSumma1a 2ae 68, 4.1025.Vedi più avanti.1026.Inf. II 93.1027.ib. 52 segg.1028.Purg. XXVII 36, 54 segg.1029.Purg. XXX 31, XXXI 82.1030.Purg. XXX 49, XXXI 1.1031.Inf. X 10 segg.1032.Vedi Aur. Aug.passim, eOp. imperf. in Iul.II, 189:cum qua poena omnis homo nascitur, periturus in aeternum si non renascatur.1033.Purg. XX 97.1034.Summa1a 2ae 68, 1.1035.Aen.VI 274.1036.Aen.VI 426.1037.ib. 432, 442 seq.1038.ib. 481 sqq.1039.Inf. VI 79 seg.1040.Inf. XXVIII 104.1041.Aen.VI 489 sqq.1042.ib. VI 616.1043.Inf. IX 37 segg.1044.Aen.VI 585, 608 sq. 595 sqq. 580 sqq.1045.ib. 637.1046.ib. 676.1047.Condurre poetando: espr. di Dante; Purg. XXII 88 seg.1048.Summa2a 2ae 181, I.1049.Summa180, 2.1050.ib. 181, 1.De summ. bon.III 15.1051.Purg. XXVII 97 segg.1052.Purg. XXVII 98 seg. 101 seg.1053.Purg. XXVIII 41.1054.Purg. XXVII 108.1055.Gen. XXIX.1056.Purg. XXVII 103 segg.1057.Purg. XXVIII 63 segg.1058.Inf. I 151: Alle quai poi se tuvorraisalire.1059.Inf. II 102, Par. XXXII 8 seg.1060.Aur. Aug.Contra FaustumXXII 52-58. Riassumo, e qua e là cito testualmente tra virgolette.1061.Dante da servo va a libertà: Purg. I 71, XXVII 140 segg. E specialmente Par. XXXI 85: Tu m'hai di servo tratto a libertade; esclama Dante ver Beatrice.1062.Dante si configurò al Cristo (Summa3a 49, 3). La sua passione si distingue, come la vita umana di Dio, in azione e passione. La sua azione consistè in ciò che il medesimo autore di Dante, nella stessa opera, nello stesso libro (cap. 28) dice: «L'azione dell'uomo che serve alla fede la qual serve a Dio, raffrena tutte le mortali dilettazioni e le costringe al lor modo naturale....» Dante risorge risalendo per i peli di Lucifero e poi mettendosi nella burella; ma riesce al piè del monte. La libertà l'ha soltanto alla cima di esso monte.1063.Sap. 9, 14. E perciò Lia che si mira allo specchio, e Matelda che ha occhi così fulgidi, figurano che i pensieri del mortale non sono più timidi e le provvidenze sue non sono più incerte. Invero Dante è libero, e può far quel che vuole, chè quel che vorrà, sarà bene e non male più.1064.Di chi è servo Dante, e di chi è innamorato? È servo o, com'esso dice, «fedele» di Lucia (Inf. II 98), ed è amico di Beatrice, come questa medesima afferma (ib. 61). Lucia è dunque il Laban oDealbatiodel nuovo Giacobbe che ama colei che siede vicino all'antica Rachele? Certissimamente. Lucia è quella che agevola Dante per la sua via della purgazione e lo reca sino alla porta del luogo dove saranno cancellati i sette P. E tutti i commentatori (e in ciò diedero prova di lodevole acume) hanno interpretato Lucia per Grazia. E vedremo al capitolo «La Donna Gentile e Lucia» il perchè di questo suo nome, che val propriodealbatio.1065.La giustizia che assomma le virtù della vita attiva.1066.Luogo forse corrotto, ma che dà certo questo senso.1067.Gen.XXIX.1068.L'ordine è il novero delle beatitudini è in Dante diverso. Vedi a pag. 382.1069.Vedi perciò la Minerva Oscura.1070.Hugo de S. Victore, Vol. IDe quinque septenis1: «seguono le sette virtù. Prima, la povertà di spirito, cioè umiltà, seconda mansuetudine o benignità etc. Poi, in quinto luogo, si distinguono sette beatitudini. Prima, il regno dei cieli; seconda la possessione della terra dei viventi etc.».1071.Hugo de S. V.l. c.1072.D. Bern.In septuagesima, Sermo I.1073.La guerra del cammino e della pietà.1074.Il corto andare non mena veramente «alle delizie della bella e perfetta sapienza», ma a una beatitudine sì; inferiore sì, ma beatitudine.1075.Per quanto il Poeta prenda a base i sette peccati capitali, ad esprimere il doppio settennato, pure ha di mira anche i comandamenti. Nella ghiaccia la superbia si esplica con la violazione dei tre precetti direligio, più il quarto dipietas. I peccati di Malebolge sono dieci, come i comandamenti tutti, e come i passi che Dante e Virgilio fanno verso la bestia malvagia. Il primo e peggiore dei peccati di Malebolge è quello punito nella bolgiasesta. È questo un «sottile» accorgimento del Poeta, per farci sommare quattro della Ghiaccia con sei di Malebolge, e trovar dieci. I peccatori del primo cerchietto sono di sette ragioni: violenti contro il prossimo e contro l'avere del prossimo, suicidi e scialacquatori, bestemmiatori col cuore e sodomiti e usurieri; sette quanti i comandamenti della seconda tavola.1076.Ricordiamoci di Virgilio che è mandato da Beatrice, anzi dalle tre donne benedette. Ricordiamoci che Dante è rassicurato sol quando sa questo.1077.Si metta a raffronto, per esempio, il discorso di Virgilio a Dante sull'amore, e quelle parole (Purg. XVIII 46): Quanto ragion qui vede, dirti poss'io: da indi in là t'aspetta pure a Beatrice.1078.Ecco la vita attiva che partecipa della contemplativa; ecco Lia che si specchia anch'essa, pur meno che Rachele; ecco Matelda dagli occhi luminosi, pur meno che quelli di Beatrice; ecco la predicazione di Dante (cfr. in un luogo solenne la menzione del crocifisso: Purg. VI 118), predicazione che noi diremmo civile, mezza tra la vita attiva e la contemplativa.1079.Si vedrà perchè ho riferito brevemente le ultime circostanze che non sembrano far troppo al nostro proposito.1080.Par. XXXIII 16 segg. Vedi v. 5 e 19.1081.Vedi anche, nel Dizionario Dantesco di G. Poletto, l'articolo «Maria».1082.Par. XXIII 88 seg.1083.Conv. IV 22: «Galilea è tanto a dire quanto bianchezza. Bianchezza è un colore pieno di luce corporale più che nullo altro». Quando il Poeta scriveva il III 5 del Convivio aveva forse già in mente questo senso mistico di «Grazia che vien di Misericordia» di Lucia, poichè pone a due supposte città il nome di Maria e di Lucia.1084.Inf. II 98.1085.Inf. II 106 segg.1086.Purg. IX 13 segg.1087.Par. XXXII 136 segg.1088.Aur. Aug. 13 vol. 1035a. Cito in questi ultimi capitoli dalle Opere di S. Agostino ed. Venezia, 1769, in 18 volumi. E cito non secondo il titolo delle singole opere, ma secondo il tomo, la colonna e la lettera.1089.Aur. Aug. 5 vol. 975 d, 976 a, b.1090.Aur. Aug. 13 vol. 306 e.1091.Purg. IX 31 segg.1092.Aur. Aug. 13 vol. 552 d.1093.id. 7 vol. 133 d.1094.id. ib. 161 c.1095.id. 5 vol. 898 c.1096.Aur. Aug. 13 vol. 992 c.1097.Inf. II 103 segg.1098.Aur. Aug. 7 vol. 669 g.1099.Inf. III 46 segg.1100.Conv. II 13.1101.Virgilio nel Medio Evo di D. Comparetti 2. ed. Vol. I cap. III.1102.Op. cit. pag. 92, 97.1103.Op. cit. pag. 101.1104.Conv. II 13.1105.V. N. XI 25.1106.De Mon.I, 18; epassim.1107.Purg. XXII 72.1108.Purg. XXII 64 segg.1109.Inf. I 83.1110.Conv. III 12.1111.Purg. II 112 segg.1112.Purg. III 7 segg.1113.Purg. XXVII 43 segg.1114.Purg. XXVIII 63 segg.1115.Ps. XCII 5.1116.Gen. I.1117.Inf. XI 99 segg.1118.Purg. XXVIII 142.1119.ib. 91 segg.1120.InSumma1, 102, 3.1121.Sap. 9, 14, apud Aur. Aug. l. c.1122.Summa1a 2ae 57, 3.1123.Purg., XXVIII 80 seg.1124.ib. 83 seg.1125.Purg. XXXIII 115 segg.1126.Purg. XXXI 91 segg. XXXIII 127 segg.1127.Purg. XXXI 91, XXXIII 128 seg.1128.Vedi «Le tre fiere» cap. IV p. 123 segg.1129.Purg. XIX 26.1130.Purg. XXVIII 46 segg. XXXI 96, XXXII 28 segg.1131.Purg. XXVII 130, XXXIII 141, poi XXVIII 15, dove è notevole e intenzionale e significativa la frase: operar l'arte.1132.Fornaciari,Studii Danteschi, p. 171: «il suo nome sembra composto di due voci greche (μαθ da μανθάνω e ελδ da ἔλδομαι), per le quali vien proprio ad esprimereamore del sapere».1133.Conv. IV 5.1134.Par. XIII 123, 125.1135.D. Bern.In festo omn. Sanct. SermoV. In quel sermone è interpretato Egitto per Tenebre, Israel per veggente Dio, che può aver giovato al Poeta per il Purg. II 46 segg. Ecco il passo dell'Eden: «Donde ciò se non perchè mi hai posto contrario a te? Tu sei la vera libertà, tu la vita, tu la gloria, tu la sufficienza, tu la beatitudine: io povero e miserabile, confuso e umiliato per ogni dove, morto per il peccato, venduto sotto il peccato. Infine tu perfetta e santa voluttà e riposo degli spiriti beati mi ponesti da principio contro l'Eden (che suona voluttà), nel travaglio invero e nell'affanno. E tuttavia dici: Convertitevi a me in tutto il vostro cuore».1136.Summa1a, 2ae 57, 3.1137.Purg. XXVIII 40, XXXI 92. Intenso è il significato di tal «solitudine».1138.Purg. I 31.1139.Purg. I 94 segg.1140.Purg. I 37, XXXI 106.1141.Purg. I 71 segg. Cfr.de Mon.II 5: «Si aggiunga anche l'ineffabile sacrifizio del severissimo custode della libertà Marco Catone...il qualeper accender nel mondo l'amor di libertà, mostrò quanto valesse la libertà, quando preferì partirsi dalla vita libero, che rimaner in esso senza la libertà». A farne il balivo del Purgatorio fu poi condotto il Poeta certo anche dal Virgiliano:His dantem iura Catonem(Aen.VIII 670), che consuona con questo luogo di Cicerone (De fin.IV 22, 61): «Nos cum te, M. Cato, studiosissimum philosophiae, iustissimum virum, optimum iudicem, religiosissimum testem audiremus...». Dalde Fine bonorum, Dante cita dopo due righe un luogo intorno ai Decii.1142.Conv. IV 28.1143.Purg. XXXI 103 segg.1144.ib. 111, VII 34 segg.1145.Purg. I 75.1146.Vedi a pag. 242.1147.Aen.VIII 670.1148.Par. XXXII 8 segg. Nè in Inf. IV 55 segg.1149.Aen.VI 640 sq.1150.Conv. III 12.1151.Prima dice: «lo studio che suole precedere la generazione dell'amistà».1152.Purg. XXII 73.1153.Conv. III 13.1154.Inf. I 86 seg.1155.Conv. I 2.1156.Conv. III 14.1157.Inf. II 54 segg.1158.Par. XXXI 102.1159.Conv. III 12.1160.ib.1161.ib. e 13 epassim.1162.Conv. III 15.1163.Conv. II 16. Filosofia, perchè accompagnata da amore. Vedi pag. seg.1164.Conv. II 13.1165.Conv. II 2.1166.Par. XXXIII 16 segg.1167.V. N. 10: «quella gentilissima, la quale fu distruggitrice di tutti i vizii e regina delle virtù».1168.V. N. 5, 29, 11, 21 (Sonetto v. 9 seg. cfr. v. 7), 26 (Sonetto v. 6).1169.V. N. 39.1170.V. N. [Sonetto XXV].1171.Purg. XXXI.1172.Conv. II 13.1173.Conv. III 15.1174.ib.1175.Conv. II 13.1176.Par. XVII 131.1177.Conv. I 7.1178.Conv. II 16.1179.V. N. 28.1180.Conv. I 3.1181.Conv. II 9.1182.Conv. Canzone «Voi che intendendo».1183.Epist. VII.1184.«Sulle orme del Veltro, Messina, 1897»: al qual libro, tutto acume e forza, rimando il lettore per ciò che si riferisce al Veltro.1185.Purg. XX 13 segg.1186.Mi pare verisimile che nel concepire le coppie Lia e Matelda, Beatrice e Rachele, Dante avesse nel pensiero l'essere, ognuna delle due mogli del Patriarca, con un'ancella; Rachele con Bala, l'inveterata, Lia con Zelfa, l'os hians. Io penso ai segni«veteris» flammaeche Dante conosce all'apparir di Beatrice (Purg. XXX 48); io penso alla bocca di Matelda che si apre al canto. Vedasi a pag. 445. Ne riparleremo. Ad ogni modo, qual trasformazione, sì di Bala e sì di Zelfa! E non voglio intendere che Dante imaginasse Beatrice (tutt'altro!) su Bala e Matelda su Zelfa, ma che cogliesse qualche cenno, qualche nota di simiglianza1187.Conv. III 12.1188.Vedi a pag. 445.1189.Si aggiunga che Dante dice d'essere statocieco, allora. Purg. XXVI 58. Vedi a pag. 285 nota 1.1190.Cfr. a pag. 173 e cfr. Par. XIII 104.1191.Aggiungi in fine, che Gerione, sozza imagine di frode, è detto bestia malvagia come la lupa.1192.A pag. 119, nota 2, continua la nota così: Crudeltà è divisa in due maniere. L'una è forza e l'altra è bugia. Forza è come di leone, bugia è come di volpe (nel cod. èsimia, nel francese ègorpil); l'una e l'altra è pessima cosa e inumana etc. IlMoralium dogmaè nell'ed. Romagnollana del Tesoro tradotto.1193.Aggiungi la cit. del Par. XIII 104.1194.A pag. 199 aggiungi le cit. riguardanti l'espressione «natura umana» da Par. VII 85, XIII 86. Cfr. pag. 307.1195.A pag. 236 e a pag. 242 aggiungere l'espressione di Virgilio a Catone: Minos me non lega. Purg. I, 77.1196.Si legga, per il concetto di Grazia che vien dalla Misercordia (vedi pag. 451)Summa1a 2ae 111, 3. Così, per l'operare e il cooperare. L'importantissima definizione della Grazia che agisceper inspirationemflagrantissimae et luminosissimaecaritatis, è in Aur. Aug.de gratia ChristiI 38.

961.Purg. XI 1 segg.

962.ib. 22 segg.

963.Summa1a 2ae 42, 1.

964.Purg. XII 13 segg.

965.Hugo de S. V.De quinque sept.III e IV.

966.Summa1a 2ae 68, 6.

967.Par. II 30 segg.

968.Par. III 1 segg.

969.Par. IV 19 segg.

970.Par. IV 135.

971.Par. V 7 segg.

972.Par. V 100 segg.

973.Par. VI 1 segg.

974.Par. VII 19 segg.

975.Par. XI 29.

976.Par. VIII 16, 19.

977.Par. VIII 25, 53, 76, 88, 90, 91, 95, 112, IX 21 etc. IX 73.

978.Par. VIII 2 seg.

979.Par. VIII 94 segg. IX 2.

980.Par. IX 20 seg.

981.Par. X 7, 25.

982.Par. X 50 seg. 88, 94 segg. 111, 89, 123, 66, 147, XI 25, 105, 124, 129, 139, XII 65, 71, 86, 118.

983.Purg. XII 84.

984.Purg. XIII 37, 39, 27, 84; XIV 43 segg.

985.Par. XIV 43 segg.

986.Inf. VI 98.

987.Par. XIV 86 seg.

988.Par. XV 64 segg.

989.ib. 76 seg.

990.ib. 49, 87.

991.Par. XVII 11 seg.

992.Par. XVIII 3 seg. XVII 117.

993.Par. XII 126.

994.Par. XIII 130.

995.Par. XV 97 segg. 105.

996.Par. XV 11, XVI 61.

997.Par. XVII 104.

998.Par. XVIII 74, XIX 34 seg. 92 seg. 73 seg.

999.Par. XVIII 124, XIX 2, 22, XX 77.

1000.Summa1a 2ae 68, 1.

1001.Par. XXI 91 segg.

1002.Par. XXI 127 segg. e XXII 73 segg.

1003.Par. XXII 151 e segg.

1004.Purg. XIV 150.

1005.Par. XXIII 1 segg.

1006.ib. 37 seg.

1007.ib. 73 seg. 88.

1008.ib. 121 segg.

1009.Par. XXIV-XXVI.

1010.Par. XXIX 55 segg.

1011.ib. 77. Inf. XXXIV 35.

1012.Purg. XXIX 43 segg. 81.

1013.Summa1a 2ae 68, 1.

1014.Par. VI 3, Inf. III 20 seg.

1015.Summa1a 36, 1.

1016.Inf. II 124 seg.

1017.D. Bern.de pugna spirit.III.

1018.Inf. II 45 segg.

1019.ib. 130 seg.

1020.ib. 139 seg.

1021.Inf. II 80 e 134.

1022.ib. 136 segg.

1023.ib. 88 segg.

1024.Proverb. 15 inSumma1a 2ae 68, 4.

1025.Vedi più avanti.

1026.Inf. II 93.

1027.ib. 52 segg.

1028.Purg. XXVII 36, 54 segg.

1029.Purg. XXX 31, XXXI 82.

1030.Purg. XXX 49, XXXI 1.

1031.Inf. X 10 segg.

1032.Vedi Aur. Aug.passim, eOp. imperf. in Iul.II, 189:cum qua poena omnis homo nascitur, periturus in aeternum si non renascatur.

1033.Purg. XX 97.

1034.Summa1a 2ae 68, 1.

1035.Aen.VI 274.

1036.Aen.VI 426.

1037.ib. 432, 442 seq.

1038.ib. 481 sqq.

1039.Inf. VI 79 seg.

1040.Inf. XXVIII 104.

1041.Aen.VI 489 sqq.

1042.ib. VI 616.

1043.Inf. IX 37 segg.

1044.Aen.VI 585, 608 sq. 595 sqq. 580 sqq.

1045.ib. 637.

1046.ib. 676.

1047.Condurre poetando: espr. di Dante; Purg. XXII 88 seg.

1048.Summa2a 2ae 181, I.

1049.Summa180, 2.

1050.ib. 181, 1.De summ. bon.III 15.

1051.Purg. XXVII 97 segg.

1052.Purg. XXVII 98 seg. 101 seg.

1053.Purg. XXVIII 41.

1054.Purg. XXVII 108.

1055.Gen. XXIX.

1056.Purg. XXVII 103 segg.

1057.Purg. XXVIII 63 segg.

1058.Inf. I 151: Alle quai poi se tuvorraisalire.

1059.Inf. II 102, Par. XXXII 8 seg.

1060.Aur. Aug.Contra FaustumXXII 52-58. Riassumo, e qua e là cito testualmente tra virgolette.

1061.Dante da servo va a libertà: Purg. I 71, XXVII 140 segg. E specialmente Par. XXXI 85: Tu m'hai di servo tratto a libertade; esclama Dante ver Beatrice.

1062.Dante si configurò al Cristo (Summa3a 49, 3). La sua passione si distingue, come la vita umana di Dio, in azione e passione. La sua azione consistè in ciò che il medesimo autore di Dante, nella stessa opera, nello stesso libro (cap. 28) dice: «L'azione dell'uomo che serve alla fede la qual serve a Dio, raffrena tutte le mortali dilettazioni e le costringe al lor modo naturale....» Dante risorge risalendo per i peli di Lucifero e poi mettendosi nella burella; ma riesce al piè del monte. La libertà l'ha soltanto alla cima di esso monte.

1063.Sap. 9, 14. E perciò Lia che si mira allo specchio, e Matelda che ha occhi così fulgidi, figurano che i pensieri del mortale non sono più timidi e le provvidenze sue non sono più incerte. Invero Dante è libero, e può far quel che vuole, chè quel che vorrà, sarà bene e non male più.

1064.Di chi è servo Dante, e di chi è innamorato? È servo o, com'esso dice, «fedele» di Lucia (Inf. II 98), ed è amico di Beatrice, come questa medesima afferma (ib. 61). Lucia è dunque il Laban oDealbatiodel nuovo Giacobbe che ama colei che siede vicino all'antica Rachele? Certissimamente. Lucia è quella che agevola Dante per la sua via della purgazione e lo reca sino alla porta del luogo dove saranno cancellati i sette P. E tutti i commentatori (e in ciò diedero prova di lodevole acume) hanno interpretato Lucia per Grazia. E vedremo al capitolo «La Donna Gentile e Lucia» il perchè di questo suo nome, che val propriodealbatio.

1065.La giustizia che assomma le virtù della vita attiva.

1066.Luogo forse corrotto, ma che dà certo questo senso.

1067.Gen.XXIX.

1068.L'ordine è il novero delle beatitudini è in Dante diverso. Vedi a pag. 382.

1069.Vedi perciò la Minerva Oscura.

1070.Hugo de S. Victore, Vol. IDe quinque septenis1: «seguono le sette virtù. Prima, la povertà di spirito, cioè umiltà, seconda mansuetudine o benignità etc. Poi, in quinto luogo, si distinguono sette beatitudini. Prima, il regno dei cieli; seconda la possessione della terra dei viventi etc.».

1071.Hugo de S. V.l. c.

1072.D. Bern.In septuagesima, Sermo I.

1073.La guerra del cammino e della pietà.

1074.Il corto andare non mena veramente «alle delizie della bella e perfetta sapienza», ma a una beatitudine sì; inferiore sì, ma beatitudine.

1075.Per quanto il Poeta prenda a base i sette peccati capitali, ad esprimere il doppio settennato, pure ha di mira anche i comandamenti. Nella ghiaccia la superbia si esplica con la violazione dei tre precetti direligio, più il quarto dipietas. I peccati di Malebolge sono dieci, come i comandamenti tutti, e come i passi che Dante e Virgilio fanno verso la bestia malvagia. Il primo e peggiore dei peccati di Malebolge è quello punito nella bolgiasesta. È questo un «sottile» accorgimento del Poeta, per farci sommare quattro della Ghiaccia con sei di Malebolge, e trovar dieci. I peccatori del primo cerchietto sono di sette ragioni: violenti contro il prossimo e contro l'avere del prossimo, suicidi e scialacquatori, bestemmiatori col cuore e sodomiti e usurieri; sette quanti i comandamenti della seconda tavola.

1076.Ricordiamoci di Virgilio che è mandato da Beatrice, anzi dalle tre donne benedette. Ricordiamoci che Dante è rassicurato sol quando sa questo.

1077.Si metta a raffronto, per esempio, il discorso di Virgilio a Dante sull'amore, e quelle parole (Purg. XVIII 46): Quanto ragion qui vede, dirti poss'io: da indi in là t'aspetta pure a Beatrice.

1078.Ecco la vita attiva che partecipa della contemplativa; ecco Lia che si specchia anch'essa, pur meno che Rachele; ecco Matelda dagli occhi luminosi, pur meno che quelli di Beatrice; ecco la predicazione di Dante (cfr. in un luogo solenne la menzione del crocifisso: Purg. VI 118), predicazione che noi diremmo civile, mezza tra la vita attiva e la contemplativa.

1079.Si vedrà perchè ho riferito brevemente le ultime circostanze che non sembrano far troppo al nostro proposito.

1080.Par. XXXIII 16 segg. Vedi v. 5 e 19.

1081.Vedi anche, nel Dizionario Dantesco di G. Poletto, l'articolo «Maria».

1082.Par. XXIII 88 seg.

1083.Conv. IV 22: «Galilea è tanto a dire quanto bianchezza. Bianchezza è un colore pieno di luce corporale più che nullo altro». Quando il Poeta scriveva il III 5 del Convivio aveva forse già in mente questo senso mistico di «Grazia che vien di Misericordia» di Lucia, poichè pone a due supposte città il nome di Maria e di Lucia.

1084.Inf. II 98.

1085.Inf. II 106 segg.

1086.Purg. IX 13 segg.

1087.Par. XXXII 136 segg.

1088.Aur. Aug. 13 vol. 1035a. Cito in questi ultimi capitoli dalle Opere di S. Agostino ed. Venezia, 1769, in 18 volumi. E cito non secondo il titolo delle singole opere, ma secondo il tomo, la colonna e la lettera.

1089.Aur. Aug. 5 vol. 975 d, 976 a, b.

1090.Aur. Aug. 13 vol. 306 e.

1091.Purg. IX 31 segg.

1092.Aur. Aug. 13 vol. 552 d.

1093.id. 7 vol. 133 d.

1094.id. ib. 161 c.

1095.id. 5 vol. 898 c.

1096.Aur. Aug. 13 vol. 992 c.

1097.Inf. II 103 segg.

1098.Aur. Aug. 7 vol. 669 g.

1099.Inf. III 46 segg.

1100.Conv. II 13.

1101.Virgilio nel Medio Evo di D. Comparetti 2. ed. Vol. I cap. III.

1102.Op. cit. pag. 92, 97.

1103.Op. cit. pag. 101.

1104.Conv. II 13.

1105.V. N. XI 25.

1106.De Mon.I, 18; epassim.

1107.Purg. XXII 72.

1108.Purg. XXII 64 segg.

1109.Inf. I 83.

1110.Conv. III 12.

1111.Purg. II 112 segg.

1112.Purg. III 7 segg.

1113.Purg. XXVII 43 segg.

1114.Purg. XXVIII 63 segg.

1115.Ps. XCII 5.

1116.Gen. I.

1117.Inf. XI 99 segg.

1118.Purg. XXVIII 142.

1119.ib. 91 segg.

1120.InSumma1, 102, 3.

1121.Sap. 9, 14, apud Aur. Aug. l. c.

1122.Summa1a 2ae 57, 3.

1123.Purg., XXVIII 80 seg.

1124.ib. 83 seg.

1125.Purg. XXXIII 115 segg.

1126.Purg. XXXI 91 segg. XXXIII 127 segg.

1127.Purg. XXXI 91, XXXIII 128 seg.

1128.Vedi «Le tre fiere» cap. IV p. 123 segg.

1129.Purg. XIX 26.

1130.Purg. XXVIII 46 segg. XXXI 96, XXXII 28 segg.

1131.Purg. XXVII 130, XXXIII 141, poi XXVIII 15, dove è notevole e intenzionale e significativa la frase: operar l'arte.

1132.Fornaciari,Studii Danteschi, p. 171: «il suo nome sembra composto di due voci greche (μαθ da μανθάνω e ελδ da ἔλδομαι), per le quali vien proprio ad esprimereamore del sapere».

1133.Conv. IV 5.

1134.Par. XIII 123, 125.

1135.D. Bern.In festo omn. Sanct. SermoV. In quel sermone è interpretato Egitto per Tenebre, Israel per veggente Dio, che può aver giovato al Poeta per il Purg. II 46 segg. Ecco il passo dell'Eden: «Donde ciò se non perchè mi hai posto contrario a te? Tu sei la vera libertà, tu la vita, tu la gloria, tu la sufficienza, tu la beatitudine: io povero e miserabile, confuso e umiliato per ogni dove, morto per il peccato, venduto sotto il peccato. Infine tu perfetta e santa voluttà e riposo degli spiriti beati mi ponesti da principio contro l'Eden (che suona voluttà), nel travaglio invero e nell'affanno. E tuttavia dici: Convertitevi a me in tutto il vostro cuore».

1136.Summa1a, 2ae 57, 3.

1137.Purg. XXVIII 40, XXXI 92. Intenso è il significato di tal «solitudine».

1138.Purg. I 31.

1139.Purg. I 94 segg.

1140.Purg. I 37, XXXI 106.

1141.Purg. I 71 segg. Cfr.de Mon.II 5: «Si aggiunga anche l'ineffabile sacrifizio del severissimo custode della libertà Marco Catone...il qualeper accender nel mondo l'amor di libertà, mostrò quanto valesse la libertà, quando preferì partirsi dalla vita libero, che rimaner in esso senza la libertà». A farne il balivo del Purgatorio fu poi condotto il Poeta certo anche dal Virgiliano:His dantem iura Catonem(Aen.VIII 670), che consuona con questo luogo di Cicerone (De fin.IV 22, 61): «Nos cum te, M. Cato, studiosissimum philosophiae, iustissimum virum, optimum iudicem, religiosissimum testem audiremus...». Dalde Fine bonorum, Dante cita dopo due righe un luogo intorno ai Decii.

1142.Conv. IV 28.

1143.Purg. XXXI 103 segg.

1144.ib. 111, VII 34 segg.

1145.Purg. I 75.

1146.Vedi a pag. 242.

1147.Aen.VIII 670.

1148.Par. XXXII 8 segg. Nè in Inf. IV 55 segg.

1149.Aen.VI 640 sq.

1150.Conv. III 12.

1151.Prima dice: «lo studio che suole precedere la generazione dell'amistà».

1152.Purg. XXII 73.

1153.Conv. III 13.

1154.Inf. I 86 seg.

1155.Conv. I 2.

1156.Conv. III 14.

1157.Inf. II 54 segg.

1158.Par. XXXI 102.

1159.Conv. III 12.

1160.ib.

1161.ib. e 13 epassim.

1162.Conv. III 15.

1163.Conv. II 16. Filosofia, perchè accompagnata da amore. Vedi pag. seg.

1164.Conv. II 13.

1165.Conv. II 2.

1166.Par. XXXIII 16 segg.

1167.V. N. 10: «quella gentilissima, la quale fu distruggitrice di tutti i vizii e regina delle virtù».

1168.V. N. 5, 29, 11, 21 (Sonetto v. 9 seg. cfr. v. 7), 26 (Sonetto v. 6).

1169.V. N. 39.

1170.V. N. [Sonetto XXV].

1171.Purg. XXXI.

1172.Conv. II 13.

1173.Conv. III 15.

1174.ib.

1175.Conv. II 13.

1176.Par. XVII 131.

1177.Conv. I 7.

1178.Conv. II 16.

1179.V. N. 28.

1180.Conv. I 3.

1181.Conv. II 9.

1182.Conv. Canzone «Voi che intendendo».

1183.Epist. VII.

1184.«Sulle orme del Veltro, Messina, 1897»: al qual libro, tutto acume e forza, rimando il lettore per ciò che si riferisce al Veltro.

1185.Purg. XX 13 segg.

1186.Mi pare verisimile che nel concepire le coppie Lia e Matelda, Beatrice e Rachele, Dante avesse nel pensiero l'essere, ognuna delle due mogli del Patriarca, con un'ancella; Rachele con Bala, l'inveterata, Lia con Zelfa, l'os hians. Io penso ai segni«veteris» flammaeche Dante conosce all'apparir di Beatrice (Purg. XXX 48); io penso alla bocca di Matelda che si apre al canto. Vedasi a pag. 445. Ne riparleremo. Ad ogni modo, qual trasformazione, sì di Bala e sì di Zelfa! E non voglio intendere che Dante imaginasse Beatrice (tutt'altro!) su Bala e Matelda su Zelfa, ma che cogliesse qualche cenno, qualche nota di simiglianza

1187.Conv. III 12.

1188.Vedi a pag. 445.

1189.Si aggiunga che Dante dice d'essere statocieco, allora. Purg. XXVI 58. Vedi a pag. 285 nota 1.

1190.Cfr. a pag. 173 e cfr. Par. XIII 104.

1191.Aggiungi in fine, che Gerione, sozza imagine di frode, è detto bestia malvagia come la lupa.

1192.A pag. 119, nota 2, continua la nota così: Crudeltà è divisa in due maniere. L'una è forza e l'altra è bugia. Forza è come di leone, bugia è come di volpe (nel cod. èsimia, nel francese ègorpil); l'una e l'altra è pessima cosa e inumana etc. IlMoralium dogmaè nell'ed. Romagnollana del Tesoro tradotto.

1193.Aggiungi la cit. del Par. XIII 104.

1194.A pag. 199 aggiungi le cit. riguardanti l'espressione «natura umana» da Par. VII 85, XIII 86. Cfr. pag. 307.

1195.A pag. 236 e a pag. 242 aggiungere l'espressione di Virgilio a Catone: Minos me non lega. Purg. I, 77.

1196.Si legga, per il concetto di Grazia che vien dalla Misercordia (vedi pag. 451)Summa1a 2ae 111, 3. Così, per l'operare e il cooperare. L'importantissima definizione della Grazia che agisceper inspirationemflagrantissimae et luminosissimaecaritatis, è in Aur. Aug.de gratia ChristiI 38.


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