INDICE-SOMMARIOLA SELVA OSCURA1-48I. Dante viene a dire d'essersi smarrito adolescente, non ostante che adolescente non fosse: il suo fu uno smarrirsi proprio dell'adolescenza; e anche ilsonnoè indizio d'essa, e le false imagini di bene sono le blande dilettazioni proprie d'essa. — II. Fu un traviamento scusabile con l'età e causato dalla semplicità delcuore(appetito), che s'ingannava; come si vede dall'esempio della Vita Nuova: ciò, non ostante la gravità dei rimproveri di Beatrice. — III. La terribilità delle espressioni Dantesche si spiega con raffronti del Convivio. — IV. L'oscurità della selva significa il manco di discrezione proprio dei fanciulli; e l'anima non riparava questo difetto con l'ubbidire. — V. Quel difetto è manco della virtù diprudenza, poichèincostanzafu quella di Dante. — VI. Si smarrì, non avendo la virtù che dirige; in una selva oscura, non avendo il lume; e amara come la morte, perchè il difetto di quel lume equivale al peccato d'origine; ed è perciò anche servitù; e perciò il limbo è una selva anch'esso; e v'è il sonno.[1189]— VII. Nella notte pietosa lo rimise in via la luna, che è laprudenzasenza la quale non è libertà d'arbitrio, come si conferma dall'interpretazione di Par. 27, 124 segg. — VIII. Dante, dunque, traviò per il difetto di prudenza, e si ritrovò per il racquisto di quella; e così travia il genere umano, per il difetto di quella virtù che ha da essere dell'imperatore.[1190]Ma se nella selva non è alcuna virtù, non è nemmeno il vizio: è il peccato originale, non l'attuale.IL VESTIBOLO E IL LIMBO49-68I. Confronto tra i correnti nel vestibolo e i sospesi nel limbo. — II. Il fatto degli angeli neutrali mostra che quelli del vestibolo non usarono del libero arbitrio; sì che ora devono seguire una insegna, che forse è la croce, la quale fu in vano per loro. — III. Quelli del limbo peccarono volontariamente in Adamo; e sono puniti più e meno di quelli del vestibolo, perchè non redenti affatto e perchè quasi involontariamente furono privi di fede: essi furono senza lume; chè il fuoco che è nel limbo è lume che è tenebra.IL PASSAGGIO DELL'ACHERONTE69-103I. L'Acheronte non può essere passato dai vivi: dunque Dante, per passare, muore. E anche dalla selva, che equivale al vestibolo e al limbo, Dante, per uscire, muore. E quelli del vestibolo invocano con disperate strida la morte. — II. La qual è la seconda morte. Ma della prima morì Dante, di quella che è detta mistica, e che è il battesimo nella morte del Cristo, e che è rinascimento, e morte alla morte. E Dante, se rinacque, prima era morto. — III. Il lume per trovare il passo l'ha Dante dalla porta aperta, la quale significa la redenzione dell'uomo e la libertà del volere. La porta prima della morte del Cristo era serrata. Ella, così aperta, è rimprovero eterno ai vili, per cui la redenzione fu vana. — IV. La viltà di Dante muore nel luogo destinato ai vili. Poi passa il fiume morendo o rinascendo, con una figurazione del battesimo, che può essere il camminar sulle acque e il passaggio del mar rosso. E il più lieve legno è la croce. — V. Dante nel limbo mortifica la morte seconda data dal peccato originale. Poi muore, nell'inferno, d'altre due morti.LE TRE FIERE105-164I. Dante fuor della selva (che figura il vestibolo e il limbo), riacquistata la prudenza, trova le tre fiere e «tanto giù cade», ritornando verso la selva dell'oscurità e della viltà. — II. Se la selva è il peccato originale, le tre fiere sono il peccato attuale, che si esplica in tre disposizioni cattive, che nell'inferno sono punite nell'ordine in cui si presentano le tre fiere, e l'una è più leggera, e le altre due sono simili tra loro, e fanno ingiuria; e prima è la violenza e poi la frode, e la violenza ha del leonee la frode ha della lupa; e il leone ha una brama sola come la violenza, e la lupa tante, come la frode, ed è bestia malvagia e malvagia e ria tanto la frode quanto la lupa.[1191]— III. Cicerone è l'autor di Dante nella divisione della malizia invisefraus, e Cicerone raffronta lavis, al leone, e lafrausalla volpe, che Dante muta in lupa, per sue buone ragioni.[1192]— IV. La lonza è incontinenza, come è dichiarato dal rimedio che val contro essa, e contro la femmina balba del purgatorio (che è la lonza rovesciata, per così dire). — V. La lonza è l'incontinenza di concupiscibile che si muta in incontinenza d'irascibile, e la femmina balba viceversa. — VI. La corda gettata a Gerione che cosa significhi; e come confermi che la lonza è l'incontinenza. — VII. Perchè Dante non scinse la corda nel primo cerchietto o nel terzo? La lupa non è l'avarizia; perchè qual peccato rappresenterebbero le altre due fiere, più lieve di questo che è un mal tenere? È l'avarizia sì, ma come peccatoquasid'ingiustizia e facile a tramutarsi in ingiustizia. — VIII. E così la lupa riassume le altre due fiere, componendosi di triplice inordinazione, nell'appetito, nel volere e nell'intelletto. — IX. È cupidità che si liqua in mal volere. Conclusione con accenni alla equivalenza delle tre disposizioni ai sette peccati.IL CORTO ANDARE165-178I. Dante aveva acquistato laprudenza: contro la lonza esercita con frutto latemperanzae lafortezza, contro la lupa, in vano, lagiustizia. L'esercizio di queste quattro virtù è l'uso praticodell'animo. Dunque il corto andare è la vita attiva. — II. È il cammino del mondo coperto di malizia, contro la quale e per il quale sono invocati la guida e il freno, cioè la regalprudenza[1193]e la legal giustizia, cioè il veltro, cioè l'imperatore.LE ROVINE E IL GRAN VEGLIO179-302I. La porta aperta e le rovine sono effetti della stessa causa: riflettono, le tre rovine, le tre disposizioni. Ed esse servono ai vivi come la porta aperta. — II. Perchè dalla terza Dante non scende, ma risale. — III. Che cosa è il Veglio e la fessura.[1194]È la vulneratio di Beda, che si esplica in quattro ferite, alle quali equivalgono i tre fiumi i quali sono in relazione con le tre rovine. — IV. E l'Acheronte è in relazione con la porta aperta. Ed è, l'Acheronte, la morte causata dal peccato originale, ossia l'ignoranza e la difficoltà. — V. In esse è involto tutto il peccar degli uomini, onde l'inferno tutto equivale al limbo e al vestibolo, come alla selva. Ma la redenzione di che effetto fu? — VI. Lo Stige si fa melma e la pietà di Dante cessa. Lo Stige è concupiscenza e infermità. Infermità è quella dei peccatori della palude, sì degli orgogliosi e sì dei tristi, che peccarono contro la fortezza, e sono audaci e timidi. — VII. Accidiosi tutti e due: non, color cui vinse l'ira, rei d'ira peccato, ma incontinenti della passione ira. Chè ira è passione che può condurre sì al bene e sì al male, come vogliono i Peripatetici e non vogliono gli Stoici. Quando conduce al bene, si diceira per zelume genera fortezza. E di fortezza danno prova Dante e Virgilio, e di non fortezza i fangosi. — VIII. L'esempio di fortezza per la giustizia è qui dato da un eroe, non da Virgilio stesso la cui fortezza è inferiore; da un eroe, da un eroe di Virgilio, da un eroe esperto di quel cammino, da un eroe del limbo.[1195]È Enea; e perchè. — IX. Gli eresiarche son colpevoli d'ignoranza «attuale», come d'ignoranza originale sono offesi quelli del limbo. Contro essa val la prudenza. La violenza e la bestialità sono una cosa. La bestialità punita entro Flegetonte è più propriamente che le altre specie, contro la giustizia, e perciòmalizia, terza delle ferite di Beda. Come si governi, quanto a pietà, il Poeta in questo cerchietto di mezza incontinenza e mezza malizia. — X. Il volgere a destra significa premunirsi con la sapienza di Dio, giudice, contro l'ignoranza volontaria degli uomini. La vergogna, in Malebolge, deriva dalla depravazione dell'intelletto. — XI. La pietà del Poeta e l'irasi esercitano secondo che nel peccato dei rei fu meno o più intelletto cioè coscienza del male che commettevano. — XII. È una guerra la sua, guerra che si compie con l'arme delle quattro virtù, mettendosi sotto Lucifero all'ultimo, e prima assoggettando tutti i mostri, che sono unicorpori, bicorpori e tricorpori o tricipiti. Ciò configurandosi al Cristo; e agendo e patendo, come viatore, per riuscire a essere comprensore.L'ALTRO VIAGGIO303-426I. Il Letè e l'Acheronte sono misticamente lo stesso fiume, e il Letè è la fonte di vita e di misericordia, e così la fonte del Veglio è vita ai vivi e morte ai morti. E che cosa è il foro nella pietra? che cosa le rovine? Dante contempla nell'inferno. L'altro viaggioè la vita contemplativa. — II. Il purgatorio si riscontra con l'inferno nella divisione di tenebra, carne e veleno, e non in quella di incontinenza, bestialità e frode, sì nell'altra di incontinenza, di concupiscibile e d'irascibile, e malizia. — III. Sette sono i peccati dell'inferno come sette quelli del purgatorio, e sembrano proporzionalmente gli stessi, come è certo di tre. Ed è probabile anche degli altri, ritenendo che i peccati sono nominati dai lorocapi, che sono unici in quattro e duplici in tre di essi. — IV. I puniti nel fango sono rei d'accidia, infermità equivalendo ad accidia, e assomigliando essi ai correnti nel vestibolo; e i puniti nelle arche sono pur rei d'accidia; in acquistare quelli, in vedere questi. Somiglianze tra antinferno, antidite, antipurgatorio. — V. La bestialità è ira, come si prova con l'esame di molti passi di Seneca, che chiama ira la bestialità, quale è in Dante. Egli chiama pur ira quella che Dante chiama incontinenza d'ira. Ma in questo secondo punto Dante discorda da lui, essendo d'accordo con Aristotele e S. Tommaso e S. Gregorio. — VI. Dante chiama e dichiara la bestialità come ira. Sostrato comune ai peccatori del terzo girone del primo cerchietto. — VII. Ira è di codesti bestiali, perchè si ritengono spregiati e si mostrano indignati e sono puniti col fuoco. Analogia tra le pene dell'invidia nel purgatorio e della frode nell'inferno e della superbia là, e del tradimento qua. È detto superbo un reo d'ira e un altro d'invidia, per mostrare che l'aversiodomina in tutti e tre i peccati di malizia; l'aversioche nella ghiaccia èapostasiaspeciale, oltre cheapostasiagenerale, come è invidia in Malebolge, Giuda e Caifas. — VIII. Somiglianza della definizioned'invidia e superbia, e di quella di frode e tradimento. Somiglianza tra invidi e superbi; tra frodolenti e traditori. Iritrosi passi. Gli esempi di superbia e d'invidia e d'ira punite nel purgatorio. — IX. La fede uccisa dai traditori o apostati o superbi. Le bestemmia di fatto. Le quattro circuizioni della ghiaccia. La vergogna e l'orror per la fama nella frode e nel tradimento. — X. Perchè nelle cornici del purgatorio non sono traditori e frodolenti? Le sette beatitudini. I sette doni. La Vergine sposa dello Spirito e gli esempi di Maria. I doni sono inversi alle beatitudini. Divergenza da S. Tommaso. Il dono dellascienzaè certo nella cornice dell'ira, dove è la beatitudine dei pacifici; ilconsiglionella cornice dell'avarizia, con la beatitudine dei sizienti; l'intellettonella cornice della gola, con la beatitudine degli esurienti; in quella della accidia lafortezza, con la beatitudine dei piangenti; lapietàin quella dell'invidia, con la beatitudine dei misericordi; iltimorein quella della superbia, con la beatitudine dei poveri in ispirito. — XI. E nel paradiso vi è il dono della sapienza e della scienza nella spera della Luna e di Mercurio; e poi di nuovo più perfettamente quello della sapienza con la beatitudine dei mundicordi che vedranno Dio, nella spera di Venere; e quello dello intelletto con la beatitudine degli esurienti, nella spera del Sole; e quello del consiglio con la beatitudine dei sizienti, nella spera di Marte; e quello della fortezza (per la giustizia) con la beatitudine dei piangenti (che saranno consolati), nel cielo di Giove; e quello della scienza con la beatitudine dei pacifici, nel cielo di Saturno; e nelle stelle fisse quello della pietà con la beatitudine dei misericordi; e nel primo mobile il dono del timore con la beatitudine dei poveri in ispirito. — XII. Vi sono forse i doni anche per il viaggio dell'inferno, specialmente nell'introduzione a esso viaggio, cioè nel colloquio tra Dante e Virgilio. Quali sono le fiamme dello incendio che non assale Beatrice? Se Virgilio e gli spiriti magni e i parvoli innocenti saranno, secondo Dante, mai salvi. I doni dello Spirito qua e là nella via per lo inferno. — XIII. La paganità dell'inferno. Somiglianza con l'inferno di Virgilio. La cima del Purgatorio è un po' l'Elisio Vergiliano. Sotto la specie pagana è la realtà cristiana.LA FONTE PRIMA427-446I. È contemplazione il viaggio per l'inferno e il purgatorio;eppure è come la ripetizione delcorto andare, che è simbolo della vita attiva. Come mai? La vita attiva dispone alla contemplativa. Quindi l'altro viaggioè «dispositivamente» vita contemplativa. Perciò Lia si specchia e Matelda ha gli occhi luminosi. — II. Luogo di S. Agostino sul significato mistico di Lia e Rachele, riscontro con tutta la macchina del Poema Sacro, conferma delle mie interpretazioni. — III. Altri passi del medesimo luogo.LA MIRABILE VISIONE447-503I.La Donna Gentile e Lucia449-456La D. G. è Maria. Lucia è la Grazia, cioè laDealbatio«bianchezza di luce», di cui Dante è «fedele» come Giacobbe di Laban. È la Grazia, perciò, preveniente e susseguente, operante e cooperante, dolce,gratum faciensegratis data, ardente e luminosa.[1196]II.Virgilio457-462Virgilio èstudium, che comincia dalla fede e va coi buoni costumi. Studio di grammatica e di latino.III.Matelda462-469Matelda èars; il lavoro giocondo, come quello di Dio, nel luogo dell'innocenza;ars, virtù intellettuale e abito operativo; è la donna «santa e presta».IV.Catone469-476Il nome di Matelda. Catone risponde a Matelda come virtù ad arte. Catone èvirtuso giustizia laboriosa di S. Agostino. È unito a Matelda nell'idea di libertà. Nel gran dì, che sarà di Catone?V.Beatrice Beata476-486È lasapientia. Forma con Virgilio e con Dante il concetto di Filosofia. I due alunni di Virgilio. Poesia e Filosofia. Bernardoe Maria, Filosofia di Dio. La sapienza e Filosofia nel Convivio. Fedeltà di Dante a Beatrice.VI.La Mirabile Visione486-503Le tre ultime visioni della Vita Nuova. Accenni alla connessione della Comedia e del Convivio con la Vita Nuova. Quando la Comedia fu cominciata? Riassunto brevissimo della Comedia e annunzio del nuovo libro su essa.
LA SELVA OSCURA1-48
I. Dante viene a dire d'essersi smarrito adolescente, non ostante che adolescente non fosse: il suo fu uno smarrirsi proprio dell'adolescenza; e anche ilsonnoè indizio d'essa, e le false imagini di bene sono le blande dilettazioni proprie d'essa. — II. Fu un traviamento scusabile con l'età e causato dalla semplicità delcuore(appetito), che s'ingannava; come si vede dall'esempio della Vita Nuova: ciò, non ostante la gravità dei rimproveri di Beatrice. — III. La terribilità delle espressioni Dantesche si spiega con raffronti del Convivio. — IV. L'oscurità della selva significa il manco di discrezione proprio dei fanciulli; e l'anima non riparava questo difetto con l'ubbidire. — V. Quel difetto è manco della virtù diprudenza, poichèincostanzafu quella di Dante. — VI. Si smarrì, non avendo la virtù che dirige; in una selva oscura, non avendo il lume; e amara come la morte, perchè il difetto di quel lume equivale al peccato d'origine; ed è perciò anche servitù; e perciò il limbo è una selva anch'esso; e v'è il sonno.[1189]— VII. Nella notte pietosa lo rimise in via la luna, che è laprudenzasenza la quale non è libertà d'arbitrio, come si conferma dall'interpretazione di Par. 27, 124 segg. — VIII. Dante, dunque, traviò per il difetto di prudenza, e si ritrovò per il racquisto di quella; e così travia il genere umano, per il difetto di quella virtù che ha da essere dell'imperatore.[1190]Ma se nella selva non è alcuna virtù, non è nemmeno il vizio: è il peccato originale, non l'attuale.
IL VESTIBOLO E IL LIMBO49-68
I. Confronto tra i correnti nel vestibolo e i sospesi nel limbo. — II. Il fatto degli angeli neutrali mostra che quelli del vestibolo non usarono del libero arbitrio; sì che ora devono seguire una insegna, che forse è la croce, la quale fu in vano per loro. — III. Quelli del limbo peccarono volontariamente in Adamo; e sono puniti più e meno di quelli del vestibolo, perchè non redenti affatto e perchè quasi involontariamente furono privi di fede: essi furono senza lume; chè il fuoco che è nel limbo è lume che è tenebra.
IL PASSAGGIO DELL'ACHERONTE69-103
I. L'Acheronte non può essere passato dai vivi: dunque Dante, per passare, muore. E anche dalla selva, che equivale al vestibolo e al limbo, Dante, per uscire, muore. E quelli del vestibolo invocano con disperate strida la morte. — II. La qual è la seconda morte. Ma della prima morì Dante, di quella che è detta mistica, e che è il battesimo nella morte del Cristo, e che è rinascimento, e morte alla morte. E Dante, se rinacque, prima era morto. — III. Il lume per trovare il passo l'ha Dante dalla porta aperta, la quale significa la redenzione dell'uomo e la libertà del volere. La porta prima della morte del Cristo era serrata. Ella, così aperta, è rimprovero eterno ai vili, per cui la redenzione fu vana. — IV. La viltà di Dante muore nel luogo destinato ai vili. Poi passa il fiume morendo o rinascendo, con una figurazione del battesimo, che può essere il camminar sulle acque e il passaggio del mar rosso. E il più lieve legno è la croce. — V. Dante nel limbo mortifica la morte seconda data dal peccato originale. Poi muore, nell'inferno, d'altre due morti.
LE TRE FIERE105-164
I. Dante fuor della selva (che figura il vestibolo e il limbo), riacquistata la prudenza, trova le tre fiere e «tanto giù cade», ritornando verso la selva dell'oscurità e della viltà. — II. Se la selva è il peccato originale, le tre fiere sono il peccato attuale, che si esplica in tre disposizioni cattive, che nell'inferno sono punite nell'ordine in cui si presentano le tre fiere, e l'una è più leggera, e le altre due sono simili tra loro, e fanno ingiuria; e prima è la violenza e poi la frode, e la violenza ha del leonee la frode ha della lupa; e il leone ha una brama sola come la violenza, e la lupa tante, come la frode, ed è bestia malvagia e malvagia e ria tanto la frode quanto la lupa.[1191]— III. Cicerone è l'autor di Dante nella divisione della malizia invisefraus, e Cicerone raffronta lavis, al leone, e lafrausalla volpe, che Dante muta in lupa, per sue buone ragioni.[1192]— IV. La lonza è incontinenza, come è dichiarato dal rimedio che val contro essa, e contro la femmina balba del purgatorio (che è la lonza rovesciata, per così dire). — V. La lonza è l'incontinenza di concupiscibile che si muta in incontinenza d'irascibile, e la femmina balba viceversa. — VI. La corda gettata a Gerione che cosa significhi; e come confermi che la lonza è l'incontinenza. — VII. Perchè Dante non scinse la corda nel primo cerchietto o nel terzo? La lupa non è l'avarizia; perchè qual peccato rappresenterebbero le altre due fiere, più lieve di questo che è un mal tenere? È l'avarizia sì, ma come peccatoquasid'ingiustizia e facile a tramutarsi in ingiustizia. — VIII. E così la lupa riassume le altre due fiere, componendosi di triplice inordinazione, nell'appetito, nel volere e nell'intelletto. — IX. È cupidità che si liqua in mal volere. Conclusione con accenni alla equivalenza delle tre disposizioni ai sette peccati.
IL CORTO ANDARE165-178
I. Dante aveva acquistato laprudenza: contro la lonza esercita con frutto latemperanzae lafortezza, contro la lupa, in vano, lagiustizia. L'esercizio di queste quattro virtù è l'uso praticodell'animo. Dunque il corto andare è la vita attiva. — II. È il cammino del mondo coperto di malizia, contro la quale e per il quale sono invocati la guida e il freno, cioè la regalprudenza[1193]e la legal giustizia, cioè il veltro, cioè l'imperatore.
LE ROVINE E IL GRAN VEGLIO179-302
I. La porta aperta e le rovine sono effetti della stessa causa: riflettono, le tre rovine, le tre disposizioni. Ed esse servono ai vivi come la porta aperta. — II. Perchè dalla terza Dante non scende, ma risale. — III. Che cosa è il Veglio e la fessura.[1194]È la vulneratio di Beda, che si esplica in quattro ferite, alle quali equivalgono i tre fiumi i quali sono in relazione con le tre rovine. — IV. E l'Acheronte è in relazione con la porta aperta. Ed è, l'Acheronte, la morte causata dal peccato originale, ossia l'ignoranza e la difficoltà. — V. In esse è involto tutto il peccar degli uomini, onde l'inferno tutto equivale al limbo e al vestibolo, come alla selva. Ma la redenzione di che effetto fu? — VI. Lo Stige si fa melma e la pietà di Dante cessa. Lo Stige è concupiscenza e infermità. Infermità è quella dei peccatori della palude, sì degli orgogliosi e sì dei tristi, che peccarono contro la fortezza, e sono audaci e timidi. — VII. Accidiosi tutti e due: non, color cui vinse l'ira, rei d'ira peccato, ma incontinenti della passione ira. Chè ira è passione che può condurre sì al bene e sì al male, come vogliono i Peripatetici e non vogliono gli Stoici. Quando conduce al bene, si diceira per zelume genera fortezza. E di fortezza danno prova Dante e Virgilio, e di non fortezza i fangosi. — VIII. L'esempio di fortezza per la giustizia è qui dato da un eroe, non da Virgilio stesso la cui fortezza è inferiore; da un eroe, da un eroe di Virgilio, da un eroe esperto di quel cammino, da un eroe del limbo.[1195]È Enea; e perchè. — IX. Gli eresiarche son colpevoli d'ignoranza «attuale», come d'ignoranza originale sono offesi quelli del limbo. Contro essa val la prudenza. La violenza e la bestialità sono una cosa. La bestialità punita entro Flegetonte è più propriamente che le altre specie, contro la giustizia, e perciòmalizia, terza delle ferite di Beda. Come si governi, quanto a pietà, il Poeta in questo cerchietto di mezza incontinenza e mezza malizia. — X. Il volgere a destra significa premunirsi con la sapienza di Dio, giudice, contro l'ignoranza volontaria degli uomini. La vergogna, in Malebolge, deriva dalla depravazione dell'intelletto. — XI. La pietà del Poeta e l'irasi esercitano secondo che nel peccato dei rei fu meno o più intelletto cioè coscienza del male che commettevano. — XII. È una guerra la sua, guerra che si compie con l'arme delle quattro virtù, mettendosi sotto Lucifero all'ultimo, e prima assoggettando tutti i mostri, che sono unicorpori, bicorpori e tricorpori o tricipiti. Ciò configurandosi al Cristo; e agendo e patendo, come viatore, per riuscire a essere comprensore.
L'ALTRO VIAGGIO303-426
I. Il Letè e l'Acheronte sono misticamente lo stesso fiume, e il Letè è la fonte di vita e di misericordia, e così la fonte del Veglio è vita ai vivi e morte ai morti. E che cosa è il foro nella pietra? che cosa le rovine? Dante contempla nell'inferno. L'altro viaggioè la vita contemplativa. — II. Il purgatorio si riscontra con l'inferno nella divisione di tenebra, carne e veleno, e non in quella di incontinenza, bestialità e frode, sì nell'altra di incontinenza, di concupiscibile e d'irascibile, e malizia. — III. Sette sono i peccati dell'inferno come sette quelli del purgatorio, e sembrano proporzionalmente gli stessi, come è certo di tre. Ed è probabile anche degli altri, ritenendo che i peccati sono nominati dai lorocapi, che sono unici in quattro e duplici in tre di essi. — IV. I puniti nel fango sono rei d'accidia, infermità equivalendo ad accidia, e assomigliando essi ai correnti nel vestibolo; e i puniti nelle arche sono pur rei d'accidia; in acquistare quelli, in vedere questi. Somiglianze tra antinferno, antidite, antipurgatorio. — V. La bestialità è ira, come si prova con l'esame di molti passi di Seneca, che chiama ira la bestialità, quale è in Dante. Egli chiama pur ira quella che Dante chiama incontinenza d'ira. Ma in questo secondo punto Dante discorda da lui, essendo d'accordo con Aristotele e S. Tommaso e S. Gregorio. — VI. Dante chiama e dichiara la bestialità come ira. Sostrato comune ai peccatori del terzo girone del primo cerchietto. — VII. Ira è di codesti bestiali, perchè si ritengono spregiati e si mostrano indignati e sono puniti col fuoco. Analogia tra le pene dell'invidia nel purgatorio e della frode nell'inferno e della superbia là, e del tradimento qua. È detto superbo un reo d'ira e un altro d'invidia, per mostrare che l'aversiodomina in tutti e tre i peccati di malizia; l'aversioche nella ghiaccia èapostasiaspeciale, oltre cheapostasiagenerale, come è invidia in Malebolge, Giuda e Caifas. — VIII. Somiglianza della definizioned'invidia e superbia, e di quella di frode e tradimento. Somiglianza tra invidi e superbi; tra frodolenti e traditori. Iritrosi passi. Gli esempi di superbia e d'invidia e d'ira punite nel purgatorio. — IX. La fede uccisa dai traditori o apostati o superbi. Le bestemmia di fatto. Le quattro circuizioni della ghiaccia. La vergogna e l'orror per la fama nella frode e nel tradimento. — X. Perchè nelle cornici del purgatorio non sono traditori e frodolenti? Le sette beatitudini. I sette doni. La Vergine sposa dello Spirito e gli esempi di Maria. I doni sono inversi alle beatitudini. Divergenza da S. Tommaso. Il dono dellascienzaè certo nella cornice dell'ira, dove è la beatitudine dei pacifici; ilconsiglionella cornice dell'avarizia, con la beatitudine dei sizienti; l'intellettonella cornice della gola, con la beatitudine degli esurienti; in quella della accidia lafortezza, con la beatitudine dei piangenti; lapietàin quella dell'invidia, con la beatitudine dei misericordi; iltimorein quella della superbia, con la beatitudine dei poveri in ispirito. — XI. E nel paradiso vi è il dono della sapienza e della scienza nella spera della Luna e di Mercurio; e poi di nuovo più perfettamente quello della sapienza con la beatitudine dei mundicordi che vedranno Dio, nella spera di Venere; e quello dello intelletto con la beatitudine degli esurienti, nella spera del Sole; e quello del consiglio con la beatitudine dei sizienti, nella spera di Marte; e quello della fortezza (per la giustizia) con la beatitudine dei piangenti (che saranno consolati), nel cielo di Giove; e quello della scienza con la beatitudine dei pacifici, nel cielo di Saturno; e nelle stelle fisse quello della pietà con la beatitudine dei misericordi; e nel primo mobile il dono del timore con la beatitudine dei poveri in ispirito. — XII. Vi sono forse i doni anche per il viaggio dell'inferno, specialmente nell'introduzione a esso viaggio, cioè nel colloquio tra Dante e Virgilio. Quali sono le fiamme dello incendio che non assale Beatrice? Se Virgilio e gli spiriti magni e i parvoli innocenti saranno, secondo Dante, mai salvi. I doni dello Spirito qua e là nella via per lo inferno. — XIII. La paganità dell'inferno. Somiglianza con l'inferno di Virgilio. La cima del Purgatorio è un po' l'Elisio Vergiliano. Sotto la specie pagana è la realtà cristiana.
LA FONTE PRIMA427-446
I. È contemplazione il viaggio per l'inferno e il purgatorio;eppure è come la ripetizione delcorto andare, che è simbolo della vita attiva. Come mai? La vita attiva dispone alla contemplativa. Quindi l'altro viaggioè «dispositivamente» vita contemplativa. Perciò Lia si specchia e Matelda ha gli occhi luminosi. — II. Luogo di S. Agostino sul significato mistico di Lia e Rachele, riscontro con tutta la macchina del Poema Sacro, conferma delle mie interpretazioni. — III. Altri passi del medesimo luogo.
LA MIRABILE VISIONE447-503
I.La Donna Gentile e Lucia449-456
La D. G. è Maria. Lucia è la Grazia, cioè laDealbatio«bianchezza di luce», di cui Dante è «fedele» come Giacobbe di Laban. È la Grazia, perciò, preveniente e susseguente, operante e cooperante, dolce,gratum faciensegratis data, ardente e luminosa.[1196]
II.Virgilio457-462
Virgilio èstudium, che comincia dalla fede e va coi buoni costumi. Studio di grammatica e di latino.
III.Matelda462-469
Matelda èars; il lavoro giocondo, come quello di Dio, nel luogo dell'innocenza;ars, virtù intellettuale e abito operativo; è la donna «santa e presta».
IV.Catone469-476
Il nome di Matelda. Catone risponde a Matelda come virtù ad arte. Catone èvirtuso giustizia laboriosa di S. Agostino. È unito a Matelda nell'idea di libertà. Nel gran dì, che sarà di Catone?
V.Beatrice Beata476-486
È lasapientia. Forma con Virgilio e con Dante il concetto di Filosofia. I due alunni di Virgilio. Poesia e Filosofia. Bernardoe Maria, Filosofia di Dio. La sapienza e Filosofia nel Convivio. Fedeltà di Dante a Beatrice.
VI.La Mirabile Visione486-503
Le tre ultime visioni della Vita Nuova. Accenni alla connessione della Comedia e del Convivio con la Vita Nuova. Quando la Comedia fu cominciata? Riassunto brevissimo della Comedia e annunzio del nuovo libro su essa.