VIII.

che fai tu in questa fossa?or te ne va!con quel che segue e con quell'atto di trarre la lingua, che Benvenuto dichiara come di spregio dopo aver avuto che dire con alcuno.L'ira ben si mostra come l'abito di tutti. E sono puniti col fuoco. Or qui bisogna notare che Dante, dove la corrispondenza tra inferno e purgatorio è chiara, perchè esso adopera lo stesso nome della colpa nell'un regno e nell'altro, nelle pene non osserva alcuna somiglianza. I lussuriosi son qua portati dal vento, là affinati dal fuoco; i golosi qua pestati dalla pioggia, là emaciati dal digiuno; gli avari qua voltano pesi, là aderiscono alla terra; gli accidiosi qua sono nel brago vischioso, là corrono con acuto fervore. Ma nei tre peccati d'amor del male e di malizia sono analogie evidenti nelle pene. L'ira nel purgatorio è mondata nel fumo, nell'inferno è punita sotto il fuoco. Tra fuoco e fumo è la relazione che tra colpa e macchia. Della colpa resta la macchia, come del fuoco il fumo. Del resto egli pur dice: “in foco di ira„.[848]Or nell'inferno c'è il fuoco, oltre che nel terzo girone, anche nel primo;chè la riviera è di sangue che bolle. Non è nel secondo... Eppure! Oh! si rischia, interpretando il Poeta, di passare a ogni tratto per dottori sottili; eppure quanta sottigliezza non si deve invero a Dante! La selva dei suicidi risuona di guai di ogni parte. Sono le Arpie che pascono di quelle foglie e lacerano la buccia delle piante. Ebbene quei guai sono come il soffiar di stizzi verdi messi al fuoco, che da una parte bruciano e dall'altra gemono.[849]La selva sbuffa e stride e cricchia e cigola tutta come per un incendio invisibile. Ecco il bello di Dante! E bisogna essere sottili per trovarlo, e poi, anche a essere grossi, si riconosce! Che sotto il velame io vedo a mano a mano che si nasconde tanto di bellezza quanto di verità. Onde ogni volta che scopriamo il verace intendimento del filosofo, il poeta ci splende di luce nuova. Ubbidiamogli dunque, e aguzziamo, o lettore, gli occhi.Bene: anche tra la pena dell'invidia nel purgatorio, e quella della frode semplice (che è invidia, come dimostrerò) nell'inferno, è una grande somiglianza proporzionale. Ecco la cornice del purgatorio:[850]par sì la ripa e par sì la via schiettacol livido color della petraia.Ciascuno è “lungo la grotta assiso„: sono[851]ombre con mantial color della pietra non diversi.E tutte hanno il ciglio forato da un fil di ferro, sicchè non possono vedere.[852]Ora Malebolge è[853]tutto di pietra di color ferrigno.Là pietra livida, qua ferrigna. I peccatori, che sono a capo di tutti i frodolenti, i peccatori che hanno tra loro, anzi sotto loro, Caifas, i peccatori che sono i primi nominati nel novero di Virgilio, e che sono significati nella faccia di uom giusto del serpe Gerione; hanno[854]cappe con cappucci bassidinanzi agli occhi...Di fuor dorate son, sì ch'egli abbaglia;ma dentro tutto piombo, e gravi tanto...Là vil cilicio e manti di color di pietra; qua cappe di piombo e d'oro abbagliante. Inoltre quelli tra i peccatori di frode, avanti cui deve morir la pietà, e dopo i quali è ricordata la luna tonda della prudenza; sono così travolti che ad ognuno conveniva venire indietro[855]perchè il veder dinanzi era lor tolto.E così la pena della superbia nel purgatorio somiglia a quella del tradimento nell'inferno. Già il luogo, là è di “marmo candido„,[856]qua è un lago[857]che per geloavea di vetro e non d'acqua sembiante.I peccatori... Ma prima s'oda questa esclamazione:[858]O superbi cristian miseri lassi,che della vista della mente infermi,fidanza avete ne' ritrosi passi;ossia nell'aversioda Dio, nel “mal sentiero„, nella “via torta„;non v'accorgete voi che noi siam verminati a formar l'angelica farfalla?. . . . . . . . . . . .di che l'animo vostro in alto galla?E quest'altra:[859]O sopra tutte mal creata plebe,che stai nel loco, onde parlare è duro,me' foste state qui pecore e zebe!Noi siamo vermi, dice il Poeta a proposito della superbia, nel purgatorio; spregevoli, bassi, nulli nella vita presente. Non c'è da insuperbire di tal condizione. Ma questi vermi si mutano in farfalle che volano a Dio, dopo la morte. Vogliam restare vermi in eterno? E, a proposito del tradimento, se avesse adoperata la stessa comparazion del verme, avrebbe detto: O vermi (invero Lucifero è il vermo reo), che voleste rimaner vermi! Meglio davvero che foste stati vermi e non uomini! E i superbi cristiani e la plebe sopra tutte mal creata sono puniti in modo analogo. Quelli[860]la grave condizionedi lor tormento a terra li rannicchia,sì che non paion persone; sono sotto il peso di sassi, e piangono e sembrano dire: Più non posso. E gli altri? Con due parole Dante interpreta la pena degli altri, quando fa dir di Lucifero:[861]Principio del cader fu il maledettosuperbirdi colui che tu vedestida tutti i pesi del mondocostretto.Basta questo, senza ricordare come i traditori siano rannicchiati tra il gelo, quali i superbi al marmo candido; come quelli e questi piangano continuamente.I frodolenti sono certo rei d'invidia, e i traditori, di superbia. Lucifero è il simbolo di questo peccato, come Gerione di quello. Si può dire: Lucifero è il peccato in generale! Ma si può soggiungere: E Gerione? Ma si può replicare: E sia il peccato in generale: qual è il peccato in generale, se non la superbia? È la superbia, o l'aversioda Dio. E l'aversiopredomina nei tre peccati spirituali. Or come i tre peccati che sono dentro la città roggia e sono sotto la dizione particolare di Dite, non sono quei tre peccati? Sono; e perciò si chiamano, per essere i tre peccati d'aversione, superbia tutti e tre in certo modo. Superbia invero è l'ira di Capaneo, superbia l'invidia di Vanni Fucci, come superbia quella di Giuda.Oh! e come? Che cosa è la superbia? È un opporsidirettamente a Dio, è unapostatare a Deo.[862]“Apostatare da Dio si dice essere l'inizio della superbia dalla parte dell'aversione: chè da ciò che l'uomo non vuole assoggettarsi a Dio, segue che egli voglia, fuor dell'ordine, la propria eccellenza nelle cose temporali; e così l'apostasia da Dio non è ivi presa come speciale peccato, ma piuttosto come una cotal condizione generale d'ogni peccato, che è l'aversionedal bene immutabile. O si può dire che apostatare da Dio si dice essere l'inizio della superbia,perchè è la prima speciedi superbia....„ E Giuda è nella bocca di mezzo di Lucifero, e qualunque sia il suo fallo, è certo il pessimo e il primo. Ma Giuda è reo d'apostasia. Dunque è reo della prima specie di superbia, dunque di superbia peccato speciale, non che di superbia o apostasia peccato generale.È apostata. Non importerebbe recar testi: ognun lo sa. Tuttavia leggiamo.[863]“Che più dovete temere? Un peccato solo, il più grave, quel di Giuda, il peccato di apostasia„. Ora Giuda non solo dà nome al più basso loco dell'inferno, ma empie di sè tutta la ghiaccia; la quale in tal modo si dimostra essere di apostati, cioè di superbi. Dante subito nel cominciare la sua via per la gelata si sente dire:[864]guarda come passi;fa sì che tu non calchi con le piantele teste dei fratei miseri lassi!Qui, nella Caina, Dante non calca alcuna testa; mapotrebbe, se volesse. Nella seconda, sì, vuole, o vorrebbe aver voluto. Nell'Antenora[865]passeggiando tra le teste,forte percosse il piè nel viso ad una.Il peccatore grida piangendo: Perchè mi pesti? Or bene questo calcare e pestare con le piante e col piede richiama qui l'apostasia di Giuda. Perchè?[866]“Egli avea eletto dodici, ma vi era un diavolo, Giuda Iscarioth, il quale contro il Signore levò il calcagno: del quale egli disse,Affinchè si adempia la scrittura che chi mangia il mio pane levò contro me il calcagno suo.O Giuda infelice, tu mangi il pane del Signore e contro il Signore levi il calcagno? Oh quanti sono i Giuda i quali mangiano il pane del Signore e nelle opere loro percuotono d'un calcio il Signore... Cotesti sono i Giuda Iscarioth i quali se non si mutano in meglio, oh! non fossero nati!„. Oltre che quest'ultima esclamazione risuona nelle parole di Dante “Me' foste state qui pecore e zebe„, è, per il resto, chiaro che il passeggiar di Dante tra le teste e il pestarle col piede è infliggere il contrappasso di ciò che quei Giuda fecero a imitazione del primo: levare il calcagno contro il Signore.E ciò è tanto esatto, in quanto il piede di Dante non calca veramente una testa se non nell'Antenora in cui cominciano a essere i peccatori diretti contro Dio; mentre nella Caina il peccato non è contro il principio generale ma contro il principio particolaredell'essere. E tuttavia nella Caina c'è la minaccia, il rischio, il timore di quel santo calcio.Nella terza circuizione la presenza morale di Giuda è ancor più evidente. Quelli che tradirono a mensa, hanno subito dopo il tradimento il corpo invaso da un diavolo; a somiglianza di Giuda nel quale, dopo che Gesù gli porse il pane intinto, entrò Satana.[867]Sono dunque più che mai apostati e perciò superbi questi peccatori. Ma Dante non si è contentato di darcene questi chiari indizi, e ce ne ha offerto un altro chiarissimo. Chè, interpretando forse a modo suo questo entrar di Satana, egli fa che nel tempo stesso l'anima del peccatore rovini nella cisterna dell'abisso, come Lucifero stesso dopo il suo peccato di superbia.[868]“Egli non fece nulla, non operò nulla, solamente pensò la superbia; e in un momento, in un batter d'occhio, fu irreparabilmente precipitato„. Nella cisterna rovina il peccatore di Dante; nel lago il Lucifero di Isaia. Superbi tutti e due.[869]Nella ghiaccia Lucifero e i giganti da una parte, e dall'altra Giuda affermano il concetto diaversione, di apostasia, di superbia. In Malebolge la sozza immagine di frode riassume il concetto d'invidia. Anche i dieci passi che fanno Virgilio e Dante verso la bestia malvagia, mostrano ch'ella comprende le dieci bolgie e i dieci peccati, cominciando, per un rispetto, dai seduttori, e, per un altro, dagli ipocriti. Invero Gerione è il serpente, in cui si mutò il diavolo per tentar Eva: onde il serpente fu poi maledettoda Dio[870]“Sopra il tuo petto camminerai, emangerai terratutti i giorni della tua vita„. Non è opportuno qui ricordar quella che fu dipartita dall'invidia? la lupa che ciba terra, come non il veltro?[871]Non è opportuno richiamare l'occhio dell'invido “che pure a terra mira„?[872]Questo serpente dalla faccia di uom giusto commise tutti dieci i peccati di Malebolge, essendo l'invidia. È quei dieci peccati ed è l'invidia. E facile sarebbe trovarli tutti e dieci, in quella tentazione; ma si rischierebbe di prestare a Dante: noi poverelli al signor dell'altissimo canto. Appaghiamoci di ciò che è manifesto della intenzione sua. Egli cominciando la visita e l'esposizione dei peccati dalla bolgia dei seduttori e da quella dei lusingatori, dimostra che ha in mente il serpe che andò alla donna e la lusingò e sedusse. Facendo, delle dieci, principale la sesta bolgia, dimostra che ricorda il diavolo che mentisce e copre il suo malvolere e fa vedere la faccia d'uom giusto; il diavolo di cui l'ipocrisia fu il primo strumento.[873]Con la trasformazione dei ladri in serpenti, dimostra d'aver di mira quel primo ladrone che si mutò in serpente, e rubò per mano d'Eva il pomo. Rubò: così Dante s'esprime:[874]la piantach'è or due voltedirubataquivi.Qualunquerubaquella o quella schiantacon bestemmia di fatto offende Dio...Per la prima volta la pianta fu derubata da Adamo, ossia dal diavolo che lo consigliò. E quando il Poeta nascose nel fuoco i consiglieri del male, ricordò certo il primo consigliere del male, che vive nella Geenna. E del resto questo medesimo adulterò le cose di Dio, fece del noita, rese Dio e l'uomo in sè rubelli, falsificò sè in altrui forma; e sopra tutto fu falso profeta e malo indovino, quando disse: “Non morrete, no: sarete come Iddii, sapendo il bene e il male„; e ciò quando la sua invidia[875]portava nel mondo la morte, e quando faceva cadere l'uomo in quello stato di servaggio e di oscurità, per cui non doveva discernere più il bene dal male, fin che non venne il Redentore.Ora come Lucifero è simbolo della superbia, anzi è la superbia stessa, peccato generale e speciale, apostasia in genere e in ispecie; così Gerione è simbolo della invidia e comprende tutte le dieci manifestazioni di frode, che sono in Malebolge; di frode che si potrà così ragionevolmente chiamare invidia, come invidia è essa imagine di frode. Ma come nella Ghiaccia è un peccatore umano, Giuda, oltre che un peccatore diabolico, Lucifero, a esprimere il medesimo pensierodi apostasia generale e speciale, ossia di superbia; abbiamo anche in Malebolge un peccatore, istessamente umano e istessamente espressivo? Pare: Caifas, il crocifisso in terra. Già, è crocifisso, e così bene esprime l'invidia che mira a terra, e viene ad assomigliarsi al Perverso costretto da tutti i pesi del mondo. Ed è poi in così vil condizione, perchè[876]consigliò i Farisei che conveniaporre un uom per lo popolo ai martiri.Per quanto pravo consigliere, non è tra i pravi consiglieri, ma tra quelli che sotto l'aspetto di santità mascherano la loro invidia. Chè invidia era. Lo dice la parola:un uomo. L'invidia del primo superbo fu cagione di tutti i mali al genere umano. La superbia sua fu contro Dio, l'invidia contro gli uomini. E così l'invidia è verso i pari, come la superbia verso i superiori. Il che dichiara Dante, dicendo, che il superbo spera eccellenza e l'invido teme che altri sormonti; l'uno vuol primeggiare, l'altro non vuole che altri primeggi:[877]l'uno vuol salire sugli altri, l'altro vuole agli altri detrarre. Ora Caifas sarebbe reo come Giuda se non fosse che per Giuda l'uomo era Dio, e per Caifas il Dio era uomo. Solo per questo egli fu invido; come l'altro fu superbo.VIII.Ma insomma, sono superbi i peccatori della gelata e invidi quelli delle bolgie?Il concetto Dantesco dobbiamo ricavarlo dai due terzetti del Purgatorio:[878]È chi per esser suo vicin soppresso,spera eccellenza, e sol per questo bramach'ei sia di sua grandezza in basso messo.È chi podere, grazia, onore e famateme di perder perch'altri sormonti,onde s'attrista sì che il contrario ama.Sono rei di quella prima speranza e di quella prima brama i traditori? Sono rei di quell'altra tema e tristezza e amore i fraudolenti? Sì. Cioè; se i traditori e i fraudolenti si fossero convertiti, avrebbero quella macchia dello appetito da mondare: quella speranza e quel timore, con quel desiderio. Ma conversi non sono: sono aversi. Con la volontà sono aversi perchè ciò per cui l'uomo si torce da Dio, è la volontà.[879]Nei conversi del purgatorio la volontà è volta a Dio; dunque non hanno a mondare che appetito, il quale non è mai contro sè e contro Dio. La volontà, sì, può essere; ed è invero in tutti i peccatori dell'inferno, contro sè, chè si dannarono, e contro Dio, perchè sono da lui ritorti; ma più in questi ultimi, che offesero più Dio; più in questi di Dite; e tra loro, più in quelli dei due ultimi cerchietti, in cui non fu sopraffazione alcuna dell'appetito, ma volontà illuminata dall'intelletto; e tra costoro più in quelli dell'ultimo, in cui l'intelletto più peccò.Vediamo, invero. Ai due terzetti sopra citati si pongano vicini questi altri:[880]La frode, ond'ogni coscienza è morsa,può l'uomo usare in colui che 'n lui fida,e in quello che fidanza non imborsa.Questo modo di retro par che uccidapur lo vinco d'amor che fa natura...Per l'altro modo quell'amor s'obliache fa natura, e quel ch'è poi aggiuntodi che la fede spezial si cria.Ricordiamo, prima di tutto, che la prima coppia di peccati è di amor del male, e la seconda è di malizia; e che ambedue sono unite a un terzo: ira e violenza, cioè ira questa e quella. Osserviamo, poi, la somiglianza delle due coppie di definizioni in questo, che in ogni coppia l'un peccato assomiglia all'altro. Cioè, si ha una proporzione: la superbia sta alla invidia, come la frode in chi si fida sta a quella in chi non si fida. Invero, là il superbo vuole il suo vicino messo in basso di sua grandezza, e l'invido vuole che altri non sormonti. Tanto il superbo che l'invido, vogliono che il vicino o altri venga giù o non vada su. Qual divario è tra l'uno e l'altro? Questo solo: che il superbo vede il vicino sopra sè e l'invido a pari di sè o, poniamo, sotto sè. Il primo vuole che l'altro scenda, il secondo non vuole che l'altro salga. E qua, nell'inferno? Il frodolento in chi non si fida, uccide il vincolo d'amor naturale; il frodolento in chi si fida, oblia quello e poi un vincolo aggiunto d'amore speciale: offendono insomma, queste due specie dell'unico genere di frodolenti (notiamo!), persone meno e più a loro legate, meno e più a loro vicine. La proporzione è innegabile.E non è sola teorica. Guardate le anime delpurgatorio, che mondano la superbia e l'invidia: come assomigliano! Dice Omberto:[881]ogni uomo ebbi in dispetto tanto avante,ch'io ne morii...Dice Guido del Duca:[882]Fu il sangue mio d'invidia si scarsoche se veduto avessi uom farsi lieto,visto m'avresti di livore riarso.E i peccatori della Ghiaccia e di Malebolge? che differenza è tra Giuda e Caifas? In che modo Caino, l'invido, dà il nome a una circuizione di quella ghiaccia, dove, secondo me, è punita la superbia, se non perchè l'invidia è affine alla superbia? Che differenza c'è tra un barattiere, come Frate Gomita, e un traditore di suo signore? E non è consiglio di tradire quello che dà Guido di Montefeltro a Bonifazio? E molt'altro si potrebbe aggiungere. E dovremmo concludere che ci sono due peccati che si chiamano superbia e invidia, che hanno molto di comune tra loro, e due altri, tradimento e frode, che molto tra loro assomigliano. E questa conclusione ci dovrebbe portare a riconoscere che tale proprietà di somiglianza, tale possesso d'elementi comuni, c'è in quelle due coppie di peccati, perchè l'una coppia è, col digradar da reato a macchia, ciò che l'altra.Tanto più, che la frode e il tradimento sono il sesto e il settimo dei peccati d'inferno, come l'invidia e la superbia sono il sesto e il settimo dei peccatidi purgatorio. Tanto più che la frode e il tradimento hanno, per la loro somiglianza, lo stesso diavolo per simbolo; ma per il loro divario, la prima il diavolo nella forma che assunse nella sua invidia verso il genere umano, il secondo il diavolo nella sua propria forma di superbo contro Dio.Ma c'è altro. La superbia è contro Dio e a Dio direttamente s'oppone ed è l'apostatare da lui e il non volersi a lui sottomettere e lo alzar le ciglia contro il sommo bene e il torcere il viso dal bene immutabile. Si dovrebbe dubitare di ciò che superbia fosse la superbia del Purgatorio, più che di ciò che superbia sia il tradimento dell'inferno. Ora si avrebbe torto a dubitare del primo punto; nè solo perchè espressamente il Poeta dice che è superbia, ma perchè la sua definizione non contraddice al concetto di superbia quale è presso tutti i padri e dottori e catechisti. La definizione di Virgilio ha di mira la macchia, ripeto, dell'appetito: la qual macchia è amor del male del prossimo, ossia cupidità, complicato con una speranza di eccellenza. La cupidità si liqua in volontà ingiusta. Si liquò nei peccatori del purgatorio? O sì o no, la reità del volere, la reità d'ingiustizia, è cancellata: o non ci fu o non c'è più. Ma o c'era o poteva ingenerarvisi. E allora? I passi del superbo sono, dice Dante, ritrosi; la via torta; malo il sentiero. Egli si ritrae, cioè, dal bene, da Dio. Così il superbo, specialmente; ma con lui anche l'invido e l'irato. L'accidioso è tristo, infastidito, disanimato: anch'esso sta per voltarsi. Ma per la via torta come cammina il superbo? qual differenza è tra lui e gli altri che vanno per il medesimo mal sentiero? Dante li dichiara, una volta, infermi dellavista della mente.[883]Essi, mal vedendo, credono che lo arretrare sia un avanzare. Un'altra volta esclama:[884]Or superbite e via col viso altiero,figliuoli d'Eva, e non chinate il volto,sì che veggiate il vostro mal sentiero!E qui non vedono il mal sentiero, perchè tengono gli occhi in alto. O non alzò le ciglia Lucifero? O non è tutta la superbia nell'extollentia oculorum?[885]Orbene, dove li avrebbe condotti il mal sentiero, la via torta per la quale si avviavano con ritrosi passi?È di marmo candido il duro pavimento; non è il gelo di Cocito, ma assomiglia. Guardate. Eccovi Lucifero, Briareo, i Giganti, Nembrotte. Ma son traditori codesti! Traditori, cioè superbi. Nè gli altri esempi contradicono. Aragne e Niobe sono pur colpevoli contro Dio. E che dice l'esempio di Saul? “Dominus recessit a me.„[886]E che dice l'esempio di Roboam? Dice che “aversatus fuerat eum Dominus„.[887]La superbia di Sennacherib punito dai figli mediante un parricidio, si esplica nell'avere alzata la sua voce e i suoi occhi contro il santo d'Israele.[888]E Oloferne è superbo perchè volle mostrare che non c'era altro Dio che Nabucodonosor.[889]E ilsuperbum Iliumera certo dal Poeta interpretato nel senso che per gli antichi spergiuri era inviso agli Dei. Non vi sono tra quelli esempi, se non quelli di Ciro e diErifile, che paiono contrastare a questo concetto che la superbia sia l'apostatar da Dio. Ma a ogni modo Ciro uccise a tradimento, Erifile tradì il suo marito: sono più traditori che superbi; cioè, sono superbi perchè traditori.E si deve notare che anche per questo rispetto delle figurazioni del vizio punito, il Poeta si contiene diversamente, secondo che tratta dei peccati di amor del bene o di amor del male; così, come riguardo la pena che è proporzionalmente uguale o simile in questi, e in quelli è affatto indipendente. Ed è ragione. Bisogna ricordare lo Stige che diviene Flegetonte e Cocito, e la lonza che sparisce avanti il leone, come il leone avanti la lupa, e la corda che se alcun si scinge,[890]divien preda del diavolo della malizia, e simili concetti. La lussuria, gola e avarizia sono, sì, mali in sè, ma peggiori ne generano. Quindi gli esempi nelle cornici di quei peccati sono piuttosto di questi mali peggiori, che di quelli minori. Ma oltre Cocito più non si dismonta, o meglio, dopo Dite, si hanno di quei peccati che possono poco più crescere e differir l'un dall'altro e che sono quasi ugualmente insanabili, perchè hanno il Gorgon. Ebbene gli esempi in queste cornici sono del proprio male d'ognun de' tre peccati. Abbiamo visto per lasuperbia. Vediamo per l'invidia. Gli esempi sono due: Caino, che ognuno avrebbe ucciso; Aglauro che divenne sasso: un esempio sacro e uno profano;[891]e tutti e due d'invidia vera e propria, sebbene il primo sia della più grave forma. Ed è curioso notare che tanto è gravissimo il peccato di Caino, quanto lievissimo quello d'Aglauro, se non s'interpreti misticamente. A ogni modo sono due peccati di invidia. Ora gli esempi dell'ira quali sono?[892]L'empiezzadi Progne, l'ira di Haman:un crocifisso dispettoso e fieronella sua vista, e cotal si moria:il suicidio di Amata. E questi sono peccati di ira? Pare. E perchè allora dubitar di chiamare ira l'empiezzadi coloro che sono figurati nel Minotauro; la bestialità tipica di coloro che Dante leggeva in Aristotele dilettarsi di carni umane? la contumacia e, se volete, la superbia di Capaneo, che giacedispettoso, come quel crocifisso, e qual fu vivo tale è morto, come quel crocifisso che “cotal si moria„? il disdegnoso gusto di Pier della Vigna, cui l'animo fece commettere un'ingiustizia contro sè giusto, un'irragionevole vendetta, un atto assurdo e di effetto vano e contrario? Come quello d'Amata, che Lavina esprime così:Ancisa t'hai per non perder Lavina;or m'hai perduta...IX.L'amor del male, nel purgatorio, è il primo dei “ritrosi passi„. Amando il male del prossimo, l'uomo si torce e si allontana da Dio. La cupidità riesce a volontà iniqua.[893]E questa è che spiace a Dio più dell'incontinenza. L'offesa che con essa si fa a Dio, non è perchè propriamente Dio ne sia attinto. Dio è intangibile. Ma egli ne è offeso; e più o meno. La superbia, è fuor di dubbio, l'offende più, l'offende direttamente. Or come la superbia del purgatorio non par contro Dio? Già ogni affetto è deciso dall'odiar Dio; ma non è detto che l'amor del male, e così ancora, sebben meno, l'amor soverchio e l'amor lento del bene non vero, non offenda Dio.[894]Di tal superbia qui si paga il fio;ed ancor non sarei, qui, se non fosseche possendo peccar mi volsi a Dio.Se si volse, ne era torto. Se l'amor del male è un arretrar da Dio, ma più o meno, e quello che genera la superbia è un arretrar più, da che è dato questo arretrar più? Da ciò che nella definizione è detto, che alcuno spera eccellenza. Ora imaginiamo che costui arretri. Finchè egli ami il mal del prossimo, indotto da uno sperare d'eccellenza, sarà superbo. Ecco Lucifero. Che fece egli? Pensò la superbia,come dice S. Bernardo. E con la definizione di Dante possiamo dire che sperò eccellenza. Eccellenza vuol dire superiorità, primazia. Ebbene? Il male ch'egli amò fu quel di Dio; la eccellenza che sperò, fu sopra Dio. Ma è così di tutti? No: per un uomo il male che ama non può essere che del prossimo o vicino; tuttavia l'eccellenza che spera ha da essere sopra Dio; perchè Dio è sopra tutti e il superbo vuol essere lui sopra tutti. Ora Adamo fu superbo nel gustare il pomo. La superbia di lui consistè, dice S. Agostino,[895]nel voler farsi principio e Dio a sè. E ciò violando un “comandamento così lieve a osservare, così breve a ricordare, specialmente quando nessuna cupidità resisteva al volere„. Nei figli di Adamo il mangiar del pomo è sostituito da ogni azione da cui li distolga un comandamento della stessa levità e brevità. I comandamenti sono dieci. I più lievi sono i primi; cioè quelli della prima tavola e il primo della seconda. In verità gli ultimi sono contro il desiderio, e il desiderio cominciò a resistere al volere dopo l'umana colpa, e a resistere in modo quasi irresistibile. Dunque difficilissimo è osservare quei precetti, come facilissimo osservare i primi quattro. Ora nella ghiaccia sono quattro circuizioni: Caina, Antenora, Tolomea, Giudecca. In esse si pagano le offese al vinco dell'amore naturale e dell'aggiunto,[896]di che la fede spezial si cria.Quei peccatori hanno amato dunque, se poi fecero, il male del prossimo più prossimo, per così dire.Invero Caino fufideicida,[897]cioè uccise il vincolo di amore e di fede speciale. “Non meraviglia se Caino insorse contro il fratello, se prima aveva ucciso la sua fede„; “morte della fede è la separazione della carità (amore)„; “tu confessi che Dio è, ma coi fatti lo neghi„; “la carità animi la fede, l'azione provi la fede„. Caino è dunque un apostata come è apostata Giuda; è fideicida prima che fratricida, e perciò dà il nome a una circuizione della ghiaccia, nell'inferno, ed è esempio d'invidia, nel purgatorio. Ora non è apostasia, oltre che di Giuda e di Caino, di tutti i peccatori che sono sotto Lucifero? Essi uccisero l'amore di che si crea la fede speciale, che è quanto dire la carità che anima e dà vita alla fede. Ma “speziale„, si dirà. Ebbene codesta fede speziale qual è? Quella, dalla Caina in fuori, che è nella patria, negli ospiti, nei benefattori, come tutti, presso a poco, dicono. Ebbene Dante dice che chi rompe il vincolo d'amore da che si crea la fede speciale che è della patria, degli ospiti, dei benefattori verso noi, offende direttamente Dio; come Giuda, al quale gli Antenorei assomigliano per patire il calcagno che Giuda levò, al quale coloro di Tolomea assomigliano per ruinare in inferno dopo la buccella intinta, al quale coloro di Giudecca non c'è bisogno di dire che assomigliano. Ma occorre ricordare che quelli di Caina temono quel calcagno che quelli di Antenora hanno nelle gote. Dunque tutti costoro, sebbene i Cainiti meno, apostatarono da Dio, ossia disertarono la fede propriamente detta nel tempo stesso e col fatto stesso che uccisero quelvincolo d'amore e di fede speziale. Questo è il fatto col quale negarono Dio; questa la bestemmia di fatto ben più grave di quella col core soltanto. Ed è, tal bestemmia di fatto, contro Dio, come non vi può essere bestemmia che contro Dio: e propriamente contro i tre primi comandamenti che riguardano la soggezione nostra a lui, principio generale dell'essere, e contro il quarto, che riflette il principio particolare e che comprende il legame a tutti i consanguinei.[898]La violazione del primo, che afferma l'esistenza di Dio e della sua primazia, è simboleggiata in Lucifero e in quelli che maciulla; la violazione del secondo, che proibisce lo spergiuro, è figurata nel tradimento di Giuda in quanto a mensa prese il sacramento in peccato, fu sacrilego, ricoverò in sè Satana invece del Cristo; la violazione del terzo, che comanda la santificazione del Sabato, è pur sempre rappresentata da questo supremo e comprensivo tradimento dell'apostata, il quale tradì nella cena pasquale, e mangiò, in disgrazia di Dio, quell'agnello che era il simbolo di colui che fu crocifisso. Oh! se par ostico al mio lettore credere che il peccato di Bocca sia, misticamente, un violare il Sabato di Dio, anzi il più santo (erat enim magnus dies ille Sabbathi) dei Sabati, cioè la Pasqua, una festa, anzi la più sublime delle feste, quella della passione e risurrezione di Gesù; pensi ancora che a Dante poteva essere presente il significato mistico della celebrazione del Sabato; ossia la creazione del cielo e della terra, cioè della nostra patria futura e presente e la fruizione di Dio, che sarà in patria.[899]O pensi ancorache un'operazione era lecita nel Sabato: combattere per la patria.[900]Chè i nemici vennero contro i figli d'Israele nei giorni di Sabato. E fecero strage di loro che dicevano: Moriamo tutti nella semplicità nostra! e saranno testimoni sopra noi il cielo e la terra, che voi a torto ci distruggete. Ma in fine Mathatias e gli amici di lui pensarono: “Ogni uomo, qualunque verrà a noi in guerra nel dì dei Sabati, combattiamo contro lui; e non morremo tutti, come son morti i fratelli nostri a tradimento (in occultis)„. E il lettore può pensare ancora a quest'altro passo:[901]“Molti di Israele consentirono a lui (ad Antioco) e sacrificarono agl'idoli e macchiarono il Sabato„. Si tratta d'un passaggio al nemico e d'una diserzione da Dio, che si assommano nella violazione del Sabato.A ogni modo è chiaro che il tradimento è in Dante la violazione d'una fede speciale verso il prossimo, che è nel tempo stesso un'apostasia dalla fede in Dio: superbia, dunque. Per essa si va volgendo il viso da Dio e arretrando col passo per una via torta, con gli occhi levati contro Dio, nella speranza dell'eccellenza, e spinti dall'amore del male del prossimo. Se non si ha quella speranza, ci si ferma a mezza via; si resta all'invidia: con quella speranza si sdrucciola sin dove, invece d'un sasso sulla cervice, si hanno addosso tutti i pesi del mondo; perchè si finisce col trapassare il segno ultimo della nostra soggezione a Dio;[902]si finisce col levarsi ditorno quel tenue velo, che vuole il minimo sforzo nostro, anzi nessuno sforzo, per istarci sotto;[903]si finisce col non vedere, mediante l'intelletto che Dio ci diede, la cosa più evidente: che da lui l'abbiamo, lo intelletto.[904]Ma ogni ragionamento è superfluo quando si consideri che in Malebolge e nella Ghiaccia è vergogna e orror della fama, in diversa misura; più in questa che in quelle; e della Ghiaccia più nella seconda e nelle altre successive circuizioni, che nella prima. Ora l'invidia è definita:E chi podere, grazia, onore e famateme di perder...e la superbia:E chi...spera eccellenza.Come il contrappasso non persuade ognuno che invidia fu la colpa di quei peccatori che più o meno odiano questa fama e non sperano più grazia nel mondo; e superbia quella di quelli altri che tengono il viso basso e non vogliono essere veduti nè riconosciuti nè nominati?X.Torniamo all'“altro viaggio„. Dante vede la espiazione di sette peccati nell'inferno e la purgazionedei medesimi sette nel purgatorio. Nell'inferno la ferita fu mortale; nel purgatorio si ricuce la piaga che mortale non fu.Nelle cornici non troviamo peccatori, che fossero di malizia;[905]non troviamo traditori pentiti tra i superbi, e frodolenti pentiti tra gl'invidi, e violenti tra gl'iracondi. Insomma nelle tre più basse cornici si purgano la superbia, la invidia e l'ira, senz'atto d'ingiuria, il qual atto sarebbe tradimento, frode e violenza. Come mai? Dante forse ebbe la mente a un passo d'Isaia: Non noceranno e non uccideranno in tutto il monte santo mio.[906]Dante praticamente non ci ha mostrato nelle tre cornici alcuno che abbia veramente nociuto: teoricamente non ha esclusi costoro, poichè dall'antipurgatorio saliranno, quando che sia, al vero purgatorio alcuni, che nocquero sì e uccisero. Ma procediamo.In ognuna delle sette cornici il viatore sente cantare una beatitudine. La voce delle beatitudini suona nell'uscir dalle cornici, così:Beati pauperes spiritu, dopo la superbia;Beati misericordes, dopo l'invidia;Beati pacificiche son senz'ira mala, dopo l'ira;Qui lugent...beati, dopo l'accidia; Quei ch'hanno giustizia a lor disiro... beati, cioè beati quelli chesitiuntgiustizia, dopo l'avarizia; Beati... quelli cheesuriuntquanto è giusto, dopo la gola;Beati mundo corde, dopo la lussuria.[907]Sottinteso è sempre il premio, che è nell'Evangelista, in varie guise; e specialmente quello che sipropone nella prima e nell'ultima: Beati i poveri in ispirito, chè di essi è il regno dei cieli; beati quelli dal cuore puro, chè essi Dio vedranno. Per Dante sono pronunziate tali divine parole; e Dante andrà nel regno de' cieli e vedrà Dio, così come qualunque altra di quell'anime penitenti via via. Il peccato si cancella e suona l'annunzio. Ora noi dobbiamo aspettarci (senz'essere così indiscreti da pretendere: Dante farà quel che crede!), noi peraltro dobbiamo aspettarci di trovare nel paradiso di codesti poveri in ispirito e misericordiosi e vai dicendo. Ma, prima di tutto: codeste beatitudini non sono propriamente quelle di Matteo e tutte quelle di Matteo.[908]Nel suo Vangelo, dopo i poveri sono i miti che possederanno la terra; e nella Commedia non sono. Di più, Dante fa due beatitudini d'una che è semplice: Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia, che saranno sazi; di più, il Vangelo ha: Beati quelli che soffrono persecuzione per la giustizia; e Dante questi non li ha. Di più, l'ordine è diverso. Quello di Matteo è questo: poveri, miti, piangenti, famelici e assetati, misericordi, mundicordi, pacifici, perseguitati. Quello di Dante abbiamo veduto che finisce coi mundicordi. E di ciò si vede la ragione. Quella beatitudine si conclude con le parole: che Dio vedranno. Orbene: la mondizia del cuore è “l'effetto della vita attiva che dispone alla vita contemplativa„: questo effetto è che “la mente non sia macchiata di passioni„.[909]“La mondizia dell'occhio dispone a veder chiaro; perciò ai mundicordi è promessa la divina visione„.[910]Vero è che un senso analogo a questa il dottoretrova in quella che è veramente ultima nello Evangelista: beati i pacifici; ma Dante ha interpretata codesta, non so se a modo suo o di altri, come equivalente a quella che ha omessa: Beati i miti o mansueti. Il fatto è che tra Beatrice e lui è il muro di fuoco, e Beatrice, raggiandogli con gli occhi, lo condurrà alla visione di Dio. Per ciò Dante ha voluta ultima questa beatitudine che promette la visione. Egli riassume con essa i premi che nelle altre sono promessi variamente: veder Dio. E ciò conduce a pensare che le beatitudini egli concepisca come atti della vita attiva, per i quali l'uomo si faccia degno della contemplazione. Per contemplare, l'uomo deve essere povero in ispirito, misericorde, pacifico, piangente, sitibondo di giustizia, esuriente quanto è giusto, e infine, e per concludere, di cuore mondo: mondo è l'occhio allora, e vedrà.Ora, secondo S. Agostino, contrari ai sette vizi o peccati sono le sette virtù o doni dello Spirito santo.[911]E il medesimo attribuisce a questi doni di Isaia le beatitudini dell'Evangelo.[912]Al che acconsente il dottore d'Aquino, dicendo che “le beatitudini si distinguono dalle virtù e dai doni, non come abiti distinti da quelle e quelli, ma come atti si distinguono da abiti.„ Sicchè di quei beati di Dante, si avrebbe a supporre che avessero in abito un dono dello Spirito santo corrispondente alle singole beatitudini. E pongo il quesito, perchè Dante, riducendo le beatitudini da otto a sette (come aveva esempi), e specialmente facendo ultima la penultima, e fondendo l'ultima dei pacifici nella seconda dei miti; e ponendoin opposizione le sette beatitudini ai sette peccati, ai quali secondo S. Agostino sono opposti i doni dello Spirito; dà a divedere che ha certo pensato a qualche cosa di simile. Poi nella visione della foresta sono sette candelabri, che sembrano questi doni.[913]Infine in ogni cornice vi è, di carità opposta al vizio, un esempio tratto dalla dolce storia di Maria.Donde ciò? Da questo che Maria è come il simbolo del purgatorio, perchè ella ebbe duplice “purgazione„ dallo Spirito, avanti e mediante la concezione dell'uomo Dio; ch'ella fu “mondata„ dall'infezione del fomite, sì che a lei si riferiscono le parole del Cantico: Tutta bella sei, amica mia, e “macchia„ non è in te.[914]Or poichè questa sua purgazione e mondizia è opera dello Spirito, dacchè ella è “quell'unica sposa dello Spirito santo„;[915]si ha da credere che in essa valessero questi doni o spiriti o virtù; e che Dante, come vide il primo fatto, così asserisce il secondo. Tanto più che i doni sono tra loro connessi nella carità, come quelli che sono alcuni abiti che perfezionano l'uomo a ciò che prontamente segga l'istinto dello S. S.: e “lo S. S. abita in noi mediante la carità„.[916]Ora chi dice Maria, dice carità:[917]

che fai tu in questa fossa?or te ne va!

che fai tu in questa fossa?or te ne va!

con quel che segue e con quell'atto di trarre la lingua, che Benvenuto dichiara come di spregio dopo aver avuto che dire con alcuno.

L'ira ben si mostra come l'abito di tutti. E sono puniti col fuoco. Or qui bisogna notare che Dante, dove la corrispondenza tra inferno e purgatorio è chiara, perchè esso adopera lo stesso nome della colpa nell'un regno e nell'altro, nelle pene non osserva alcuna somiglianza. I lussuriosi son qua portati dal vento, là affinati dal fuoco; i golosi qua pestati dalla pioggia, là emaciati dal digiuno; gli avari qua voltano pesi, là aderiscono alla terra; gli accidiosi qua sono nel brago vischioso, là corrono con acuto fervore. Ma nei tre peccati d'amor del male e di malizia sono analogie evidenti nelle pene. L'ira nel purgatorio è mondata nel fumo, nell'inferno è punita sotto il fuoco. Tra fuoco e fumo è la relazione che tra colpa e macchia. Della colpa resta la macchia, come del fuoco il fumo. Del resto egli pur dice: “in foco di ira„.[848]Or nell'inferno c'è il fuoco, oltre che nel terzo girone, anche nel primo;chè la riviera è di sangue che bolle. Non è nel secondo... Eppure! Oh! si rischia, interpretando il Poeta, di passare a ogni tratto per dottori sottili; eppure quanta sottigliezza non si deve invero a Dante! La selva dei suicidi risuona di guai di ogni parte. Sono le Arpie che pascono di quelle foglie e lacerano la buccia delle piante. Ebbene quei guai sono come il soffiar di stizzi verdi messi al fuoco, che da una parte bruciano e dall'altra gemono.[849]La selva sbuffa e stride e cricchia e cigola tutta come per un incendio invisibile. Ecco il bello di Dante! E bisogna essere sottili per trovarlo, e poi, anche a essere grossi, si riconosce! Che sotto il velame io vedo a mano a mano che si nasconde tanto di bellezza quanto di verità. Onde ogni volta che scopriamo il verace intendimento del filosofo, il poeta ci splende di luce nuova. Ubbidiamogli dunque, e aguzziamo, o lettore, gli occhi.

Bene: anche tra la pena dell'invidia nel purgatorio, e quella della frode semplice (che è invidia, come dimostrerò) nell'inferno, è una grande somiglianza proporzionale. Ecco la cornice del purgatorio:[850]

par sì la ripa e par sì la via schiettacol livido color della petraia.

par sì la ripa e par sì la via schiettacol livido color della petraia.

Ciascuno è “lungo la grotta assiso„: sono[851]

ombre con mantial color della pietra non diversi.

ombre con mantial color della pietra non diversi.

E tutte hanno il ciglio forato da un fil di ferro, sicchè non possono vedere.[852]Ora Malebolge è[853]

tutto di pietra di color ferrigno.

tutto di pietra di color ferrigno.

Là pietra livida, qua ferrigna. I peccatori, che sono a capo di tutti i frodolenti, i peccatori che hanno tra loro, anzi sotto loro, Caifas, i peccatori che sono i primi nominati nel novero di Virgilio, e che sono significati nella faccia di uom giusto del serpe Gerione; hanno[854]

cappe con cappucci bassidinanzi agli occhi...Di fuor dorate son, sì ch'egli abbaglia;ma dentro tutto piombo, e gravi tanto...

cappe con cappucci bassidinanzi agli occhi...

Di fuor dorate son, sì ch'egli abbaglia;ma dentro tutto piombo, e gravi tanto...

Là vil cilicio e manti di color di pietra; qua cappe di piombo e d'oro abbagliante. Inoltre quelli tra i peccatori di frode, avanti cui deve morir la pietà, e dopo i quali è ricordata la luna tonda della prudenza; sono così travolti che ad ognuno conveniva venire indietro[855]

perchè il veder dinanzi era lor tolto.

perchè il veder dinanzi era lor tolto.

E così la pena della superbia nel purgatorio somiglia a quella del tradimento nell'inferno. Già il luogo, là è di “marmo candido„,[856]qua è un lago[857]

che per geloavea di vetro e non d'acqua sembiante.

che per geloavea di vetro e non d'acqua sembiante.

I peccatori... Ma prima s'oda questa esclamazione:[858]

O superbi cristian miseri lassi,che della vista della mente infermi,fidanza avete ne' ritrosi passi;

O superbi cristian miseri lassi,che della vista della mente infermi,fidanza avete ne' ritrosi passi;

ossia nell'aversioda Dio, nel “mal sentiero„, nella “via torta„;

non v'accorgete voi che noi siam verminati a formar l'angelica farfalla?. . . . . . . . . . . .di che l'animo vostro in alto galla?

non v'accorgete voi che noi siam verminati a formar l'angelica farfalla?. . . . . . . . . . . .di che l'animo vostro in alto galla?

E quest'altra:[859]

O sopra tutte mal creata plebe,che stai nel loco, onde parlare è duro,me' foste state qui pecore e zebe!

O sopra tutte mal creata plebe,che stai nel loco, onde parlare è duro,me' foste state qui pecore e zebe!

Noi siamo vermi, dice il Poeta a proposito della superbia, nel purgatorio; spregevoli, bassi, nulli nella vita presente. Non c'è da insuperbire di tal condizione. Ma questi vermi si mutano in farfalle che volano a Dio, dopo la morte. Vogliam restare vermi in eterno? E, a proposito del tradimento, se avesse adoperata la stessa comparazion del verme, avrebbe detto: O vermi (invero Lucifero è il vermo reo), che voleste rimaner vermi! Meglio davvero che foste stati vermi e non uomini! E i superbi cristiani e la plebe sopra tutte mal creata sono puniti in modo analogo. Quelli[860]

la grave condizionedi lor tormento a terra li rannicchia,

la grave condizionedi lor tormento a terra li rannicchia,

sì che non paion persone; sono sotto il peso di sassi, e piangono e sembrano dire: Più non posso. E gli altri? Con due parole Dante interpreta la pena degli altri, quando fa dir di Lucifero:[861]

Principio del cader fu il maledettosuperbirdi colui che tu vedestida tutti i pesi del mondocostretto.

Principio del cader fu il maledettosuperbirdi colui che tu vedestida tutti i pesi del mondocostretto.

Basta questo, senza ricordare come i traditori siano rannicchiati tra il gelo, quali i superbi al marmo candido; come quelli e questi piangano continuamente.

I frodolenti sono certo rei d'invidia, e i traditori, di superbia. Lucifero è il simbolo di questo peccato, come Gerione di quello. Si può dire: Lucifero è il peccato in generale! Ma si può soggiungere: E Gerione? Ma si può replicare: E sia il peccato in generale: qual è il peccato in generale, se non la superbia? È la superbia, o l'aversioda Dio. E l'aversiopredomina nei tre peccati spirituali. Or come i tre peccati che sono dentro la città roggia e sono sotto la dizione particolare di Dite, non sono quei tre peccati? Sono; e perciò si chiamano, per essere i tre peccati d'aversione, superbia tutti e tre in certo modo. Superbia invero è l'ira di Capaneo, superbia l'invidia di Vanni Fucci, come superbia quella di Giuda.

Oh! e come? Che cosa è la superbia? È un opporsidirettamente a Dio, è unapostatare a Deo.[862]“Apostatare da Dio si dice essere l'inizio della superbia dalla parte dell'aversione: chè da ciò che l'uomo non vuole assoggettarsi a Dio, segue che egli voglia, fuor dell'ordine, la propria eccellenza nelle cose temporali; e così l'apostasia da Dio non è ivi presa come speciale peccato, ma piuttosto come una cotal condizione generale d'ogni peccato, che è l'aversionedal bene immutabile. O si può dire che apostatare da Dio si dice essere l'inizio della superbia,perchè è la prima speciedi superbia....„ E Giuda è nella bocca di mezzo di Lucifero, e qualunque sia il suo fallo, è certo il pessimo e il primo. Ma Giuda è reo d'apostasia. Dunque è reo della prima specie di superbia, dunque di superbia peccato speciale, non che di superbia o apostasia peccato generale.

È apostata. Non importerebbe recar testi: ognun lo sa. Tuttavia leggiamo.[863]“Che più dovete temere? Un peccato solo, il più grave, quel di Giuda, il peccato di apostasia„. Ora Giuda non solo dà nome al più basso loco dell'inferno, ma empie di sè tutta la ghiaccia; la quale in tal modo si dimostra essere di apostati, cioè di superbi. Dante subito nel cominciare la sua via per la gelata si sente dire:[864]

guarda come passi;fa sì che tu non calchi con le piantele teste dei fratei miseri lassi!

guarda come passi;fa sì che tu non calchi con le piantele teste dei fratei miseri lassi!

Qui, nella Caina, Dante non calca alcuna testa; mapotrebbe, se volesse. Nella seconda, sì, vuole, o vorrebbe aver voluto. Nell'Antenora[865]

passeggiando tra le teste,forte percosse il piè nel viso ad una.

passeggiando tra le teste,forte percosse il piè nel viso ad una.

Il peccatore grida piangendo: Perchè mi pesti? Or bene questo calcare e pestare con le piante e col piede richiama qui l'apostasia di Giuda. Perchè?[866]“Egli avea eletto dodici, ma vi era un diavolo, Giuda Iscarioth, il quale contro il Signore levò il calcagno: del quale egli disse,Affinchè si adempia la scrittura che chi mangia il mio pane levò contro me il calcagno suo.O Giuda infelice, tu mangi il pane del Signore e contro il Signore levi il calcagno? Oh quanti sono i Giuda i quali mangiano il pane del Signore e nelle opere loro percuotono d'un calcio il Signore... Cotesti sono i Giuda Iscarioth i quali se non si mutano in meglio, oh! non fossero nati!„. Oltre che quest'ultima esclamazione risuona nelle parole di Dante “Me' foste state qui pecore e zebe„, è, per il resto, chiaro che il passeggiar di Dante tra le teste e il pestarle col piede è infliggere il contrappasso di ciò che quei Giuda fecero a imitazione del primo: levare il calcagno contro il Signore.

E ciò è tanto esatto, in quanto il piede di Dante non calca veramente una testa se non nell'Antenora in cui cominciano a essere i peccatori diretti contro Dio; mentre nella Caina il peccato non è contro il principio generale ma contro il principio particolaredell'essere. E tuttavia nella Caina c'è la minaccia, il rischio, il timore di quel santo calcio.

Nella terza circuizione la presenza morale di Giuda è ancor più evidente. Quelli che tradirono a mensa, hanno subito dopo il tradimento il corpo invaso da un diavolo; a somiglianza di Giuda nel quale, dopo che Gesù gli porse il pane intinto, entrò Satana.[867]Sono dunque più che mai apostati e perciò superbi questi peccatori. Ma Dante non si è contentato di darcene questi chiari indizi, e ce ne ha offerto un altro chiarissimo. Chè, interpretando forse a modo suo questo entrar di Satana, egli fa che nel tempo stesso l'anima del peccatore rovini nella cisterna dell'abisso, come Lucifero stesso dopo il suo peccato di superbia.[868]“Egli non fece nulla, non operò nulla, solamente pensò la superbia; e in un momento, in un batter d'occhio, fu irreparabilmente precipitato„. Nella cisterna rovina il peccatore di Dante; nel lago il Lucifero di Isaia. Superbi tutti e due.[869]

Nella ghiaccia Lucifero e i giganti da una parte, e dall'altra Giuda affermano il concetto diaversione, di apostasia, di superbia. In Malebolge la sozza immagine di frode riassume il concetto d'invidia. Anche i dieci passi che fanno Virgilio e Dante verso la bestia malvagia, mostrano ch'ella comprende le dieci bolgie e i dieci peccati, cominciando, per un rispetto, dai seduttori, e, per un altro, dagli ipocriti. Invero Gerione è il serpente, in cui si mutò il diavolo per tentar Eva: onde il serpente fu poi maledettoda Dio[870]“Sopra il tuo petto camminerai, emangerai terratutti i giorni della tua vita„. Non è opportuno qui ricordar quella che fu dipartita dall'invidia? la lupa che ciba terra, come non il veltro?[871]Non è opportuno richiamare l'occhio dell'invido “che pure a terra mira„?[872]Questo serpente dalla faccia di uom giusto commise tutti dieci i peccati di Malebolge, essendo l'invidia. È quei dieci peccati ed è l'invidia. E facile sarebbe trovarli tutti e dieci, in quella tentazione; ma si rischierebbe di prestare a Dante: noi poverelli al signor dell'altissimo canto. Appaghiamoci di ciò che è manifesto della intenzione sua. Egli cominciando la visita e l'esposizione dei peccati dalla bolgia dei seduttori e da quella dei lusingatori, dimostra che ha in mente il serpe che andò alla donna e la lusingò e sedusse. Facendo, delle dieci, principale la sesta bolgia, dimostra che ricorda il diavolo che mentisce e copre il suo malvolere e fa vedere la faccia d'uom giusto; il diavolo di cui l'ipocrisia fu il primo strumento.[873]Con la trasformazione dei ladri in serpenti, dimostra d'aver di mira quel primo ladrone che si mutò in serpente, e rubò per mano d'Eva il pomo. Rubò: così Dante s'esprime:[874]

la piantach'è or due voltedirubataquivi.Qualunquerubaquella o quella schiantacon bestemmia di fatto offende Dio...

la piantach'è or due voltedirubataquivi.

Qualunquerubaquella o quella schiantacon bestemmia di fatto offende Dio...

Per la prima volta la pianta fu derubata da Adamo, ossia dal diavolo che lo consigliò. E quando il Poeta nascose nel fuoco i consiglieri del male, ricordò certo il primo consigliere del male, che vive nella Geenna. E del resto questo medesimo adulterò le cose di Dio, fece del noita, rese Dio e l'uomo in sè rubelli, falsificò sè in altrui forma; e sopra tutto fu falso profeta e malo indovino, quando disse: “Non morrete, no: sarete come Iddii, sapendo il bene e il male„; e ciò quando la sua invidia[875]portava nel mondo la morte, e quando faceva cadere l'uomo in quello stato di servaggio e di oscurità, per cui non doveva discernere più il bene dal male, fin che non venne il Redentore.

Ora come Lucifero è simbolo della superbia, anzi è la superbia stessa, peccato generale e speciale, apostasia in genere e in ispecie; così Gerione è simbolo della invidia e comprende tutte le dieci manifestazioni di frode, che sono in Malebolge; di frode che si potrà così ragionevolmente chiamare invidia, come invidia è essa imagine di frode. Ma come nella Ghiaccia è un peccatore umano, Giuda, oltre che un peccatore diabolico, Lucifero, a esprimere il medesimo pensierodi apostasia generale e speciale, ossia di superbia; abbiamo anche in Malebolge un peccatore, istessamente umano e istessamente espressivo? Pare: Caifas, il crocifisso in terra. Già, è crocifisso, e così bene esprime l'invidia che mira a terra, e viene ad assomigliarsi al Perverso costretto da tutti i pesi del mondo. Ed è poi in così vil condizione, perchè[876]

consigliò i Farisei che conveniaporre un uom per lo popolo ai martiri.

consigliò i Farisei che conveniaporre un uom per lo popolo ai martiri.

Per quanto pravo consigliere, non è tra i pravi consiglieri, ma tra quelli che sotto l'aspetto di santità mascherano la loro invidia. Chè invidia era. Lo dice la parola:un uomo. L'invidia del primo superbo fu cagione di tutti i mali al genere umano. La superbia sua fu contro Dio, l'invidia contro gli uomini. E così l'invidia è verso i pari, come la superbia verso i superiori. Il che dichiara Dante, dicendo, che il superbo spera eccellenza e l'invido teme che altri sormonti; l'uno vuol primeggiare, l'altro non vuole che altri primeggi:[877]l'uno vuol salire sugli altri, l'altro vuole agli altri detrarre. Ora Caifas sarebbe reo come Giuda se non fosse che per Giuda l'uomo era Dio, e per Caifas il Dio era uomo. Solo per questo egli fu invido; come l'altro fu superbo.

Ma insomma, sono superbi i peccatori della gelata e invidi quelli delle bolgie?

Il concetto Dantesco dobbiamo ricavarlo dai due terzetti del Purgatorio:[878]

È chi per esser suo vicin soppresso,spera eccellenza, e sol per questo bramach'ei sia di sua grandezza in basso messo.È chi podere, grazia, onore e famateme di perder perch'altri sormonti,onde s'attrista sì che il contrario ama.

È chi per esser suo vicin soppresso,spera eccellenza, e sol per questo bramach'ei sia di sua grandezza in basso messo.

È chi podere, grazia, onore e famateme di perder perch'altri sormonti,onde s'attrista sì che il contrario ama.

Sono rei di quella prima speranza e di quella prima brama i traditori? Sono rei di quell'altra tema e tristezza e amore i fraudolenti? Sì. Cioè; se i traditori e i fraudolenti si fossero convertiti, avrebbero quella macchia dello appetito da mondare: quella speranza e quel timore, con quel desiderio. Ma conversi non sono: sono aversi. Con la volontà sono aversi perchè ciò per cui l'uomo si torce da Dio, è la volontà.[879]Nei conversi del purgatorio la volontà è volta a Dio; dunque non hanno a mondare che appetito, il quale non è mai contro sè e contro Dio. La volontà, sì, può essere; ed è invero in tutti i peccatori dell'inferno, contro sè, chè si dannarono, e contro Dio, perchè sono da lui ritorti; ma più in questi ultimi, che offesero più Dio; più in questi di Dite; e tra loro, più in quelli dei due ultimi cerchietti, in cui non fu sopraffazione alcuna dell'appetito, ma volontà illuminata dall'intelletto; e tra costoro più in quelli dell'ultimo, in cui l'intelletto più peccò.

Vediamo, invero. Ai due terzetti sopra citati si pongano vicini questi altri:[880]

La frode, ond'ogni coscienza è morsa,può l'uomo usare in colui che 'n lui fida,e in quello che fidanza non imborsa.Questo modo di retro par che uccidapur lo vinco d'amor che fa natura...Per l'altro modo quell'amor s'obliache fa natura, e quel ch'è poi aggiuntodi che la fede spezial si cria.

La frode, ond'ogni coscienza è morsa,può l'uomo usare in colui che 'n lui fida,e in quello che fidanza non imborsa.

Questo modo di retro par che uccidapur lo vinco d'amor che fa natura...

Per l'altro modo quell'amor s'obliache fa natura, e quel ch'è poi aggiuntodi che la fede spezial si cria.

Ricordiamo, prima di tutto, che la prima coppia di peccati è di amor del male, e la seconda è di malizia; e che ambedue sono unite a un terzo: ira e violenza, cioè ira questa e quella. Osserviamo, poi, la somiglianza delle due coppie di definizioni in questo, che in ogni coppia l'un peccato assomiglia all'altro. Cioè, si ha una proporzione: la superbia sta alla invidia, come la frode in chi si fida sta a quella in chi non si fida. Invero, là il superbo vuole il suo vicino messo in basso di sua grandezza, e l'invido vuole che altri non sormonti. Tanto il superbo che l'invido, vogliono che il vicino o altri venga giù o non vada su. Qual divario è tra l'uno e l'altro? Questo solo: che il superbo vede il vicino sopra sè e l'invido a pari di sè o, poniamo, sotto sè. Il primo vuole che l'altro scenda, il secondo non vuole che l'altro salga. E qua, nell'inferno? Il frodolento in chi non si fida, uccide il vincolo d'amor naturale; il frodolento in chi si fida, oblia quello e poi un vincolo aggiunto d'amore speciale: offendono insomma, queste due specie dell'unico genere di frodolenti (notiamo!), persone meno e più a loro legate, meno e più a loro vicine. La proporzione è innegabile.

E non è sola teorica. Guardate le anime delpurgatorio, che mondano la superbia e l'invidia: come assomigliano! Dice Omberto:[881]

ogni uomo ebbi in dispetto tanto avante,ch'io ne morii...

ogni uomo ebbi in dispetto tanto avante,ch'io ne morii...

Dice Guido del Duca:[882]

Fu il sangue mio d'invidia si scarsoche se veduto avessi uom farsi lieto,visto m'avresti di livore riarso.

Fu il sangue mio d'invidia si scarsoche se veduto avessi uom farsi lieto,visto m'avresti di livore riarso.

E i peccatori della Ghiaccia e di Malebolge? che differenza è tra Giuda e Caifas? In che modo Caino, l'invido, dà il nome a una circuizione di quella ghiaccia, dove, secondo me, è punita la superbia, se non perchè l'invidia è affine alla superbia? Che differenza c'è tra un barattiere, come Frate Gomita, e un traditore di suo signore? E non è consiglio di tradire quello che dà Guido di Montefeltro a Bonifazio? E molt'altro si potrebbe aggiungere. E dovremmo concludere che ci sono due peccati che si chiamano superbia e invidia, che hanno molto di comune tra loro, e due altri, tradimento e frode, che molto tra loro assomigliano. E questa conclusione ci dovrebbe portare a riconoscere che tale proprietà di somiglianza, tale possesso d'elementi comuni, c'è in quelle due coppie di peccati, perchè l'una coppia è, col digradar da reato a macchia, ciò che l'altra.

Tanto più, che la frode e il tradimento sono il sesto e il settimo dei peccati d'inferno, come l'invidia e la superbia sono il sesto e il settimo dei peccatidi purgatorio. Tanto più che la frode e il tradimento hanno, per la loro somiglianza, lo stesso diavolo per simbolo; ma per il loro divario, la prima il diavolo nella forma che assunse nella sua invidia verso il genere umano, il secondo il diavolo nella sua propria forma di superbo contro Dio.

Ma c'è altro. La superbia è contro Dio e a Dio direttamente s'oppone ed è l'apostatare da lui e il non volersi a lui sottomettere e lo alzar le ciglia contro il sommo bene e il torcere il viso dal bene immutabile. Si dovrebbe dubitare di ciò che superbia fosse la superbia del Purgatorio, più che di ciò che superbia sia il tradimento dell'inferno. Ora si avrebbe torto a dubitare del primo punto; nè solo perchè espressamente il Poeta dice che è superbia, ma perchè la sua definizione non contraddice al concetto di superbia quale è presso tutti i padri e dottori e catechisti. La definizione di Virgilio ha di mira la macchia, ripeto, dell'appetito: la qual macchia è amor del male del prossimo, ossia cupidità, complicato con una speranza di eccellenza. La cupidità si liqua in volontà ingiusta. Si liquò nei peccatori del purgatorio? O sì o no, la reità del volere, la reità d'ingiustizia, è cancellata: o non ci fu o non c'è più. Ma o c'era o poteva ingenerarvisi. E allora? I passi del superbo sono, dice Dante, ritrosi; la via torta; malo il sentiero. Egli si ritrae, cioè, dal bene, da Dio. Così il superbo, specialmente; ma con lui anche l'invido e l'irato. L'accidioso è tristo, infastidito, disanimato: anch'esso sta per voltarsi. Ma per la via torta come cammina il superbo? qual differenza è tra lui e gli altri che vanno per il medesimo mal sentiero? Dante li dichiara, una volta, infermi dellavista della mente.[883]Essi, mal vedendo, credono che lo arretrare sia un avanzare. Un'altra volta esclama:[884]

Or superbite e via col viso altiero,figliuoli d'Eva, e non chinate il volto,sì che veggiate il vostro mal sentiero!

Or superbite e via col viso altiero,figliuoli d'Eva, e non chinate il volto,sì che veggiate il vostro mal sentiero!

E qui non vedono il mal sentiero, perchè tengono gli occhi in alto. O non alzò le ciglia Lucifero? O non è tutta la superbia nell'extollentia oculorum?[885]

Orbene, dove li avrebbe condotti il mal sentiero, la via torta per la quale si avviavano con ritrosi passi?

È di marmo candido il duro pavimento; non è il gelo di Cocito, ma assomiglia. Guardate. Eccovi Lucifero, Briareo, i Giganti, Nembrotte. Ma son traditori codesti! Traditori, cioè superbi. Nè gli altri esempi contradicono. Aragne e Niobe sono pur colpevoli contro Dio. E che dice l'esempio di Saul? “Dominus recessit a me.„[886]E che dice l'esempio di Roboam? Dice che “aversatus fuerat eum Dominus„.[887]

La superbia di Sennacherib punito dai figli mediante un parricidio, si esplica nell'avere alzata la sua voce e i suoi occhi contro il santo d'Israele.[888]E Oloferne è superbo perchè volle mostrare che non c'era altro Dio che Nabucodonosor.[889]E ilsuperbum Iliumera certo dal Poeta interpretato nel senso che per gli antichi spergiuri era inviso agli Dei. Non vi sono tra quelli esempi, se non quelli di Ciro e diErifile, che paiono contrastare a questo concetto che la superbia sia l'apostatar da Dio. Ma a ogni modo Ciro uccise a tradimento, Erifile tradì il suo marito: sono più traditori che superbi; cioè, sono superbi perchè traditori.

E si deve notare che anche per questo rispetto delle figurazioni del vizio punito, il Poeta si contiene diversamente, secondo che tratta dei peccati di amor del bene o di amor del male; così, come riguardo la pena che è proporzionalmente uguale o simile in questi, e in quelli è affatto indipendente. Ed è ragione. Bisogna ricordare lo Stige che diviene Flegetonte e Cocito, e la lonza che sparisce avanti il leone, come il leone avanti la lupa, e la corda che se alcun si scinge,[890]divien preda del diavolo della malizia, e simili concetti. La lussuria, gola e avarizia sono, sì, mali in sè, ma peggiori ne generano. Quindi gli esempi nelle cornici di quei peccati sono piuttosto di questi mali peggiori, che di quelli minori. Ma oltre Cocito più non si dismonta, o meglio, dopo Dite, si hanno di quei peccati che possono poco più crescere e differir l'un dall'altro e che sono quasi ugualmente insanabili, perchè hanno il Gorgon. Ebbene gli esempi in queste cornici sono del proprio male d'ognun de' tre peccati. Abbiamo visto per lasuperbia. Vediamo per l'invidia. Gli esempi sono due: Caino, che ognuno avrebbe ucciso; Aglauro che divenne sasso: un esempio sacro e uno profano;[891]e tutti e due d'invidia vera e propria, sebbene il primo sia della più grave forma. Ed è curioso notare che tanto è gravissimo il peccato di Caino, quanto lievissimo quello d'Aglauro, se non s'interpreti misticamente. A ogni modo sono due peccati di invidia. Ora gli esempi dell'ira quali sono?[892]L'empiezzadi Progne, l'ira di Haman:

un crocifisso dispettoso e fieronella sua vista, e cotal si moria:

un crocifisso dispettoso e fieronella sua vista, e cotal si moria:

il suicidio di Amata. E questi sono peccati di ira? Pare. E perchè allora dubitar di chiamare ira l'empiezzadi coloro che sono figurati nel Minotauro; la bestialità tipica di coloro che Dante leggeva in Aristotele dilettarsi di carni umane? la contumacia e, se volete, la superbia di Capaneo, che giacedispettoso, come quel crocifisso, e qual fu vivo tale è morto, come quel crocifisso che “cotal si moria„? il disdegnoso gusto di Pier della Vigna, cui l'animo fece commettere un'ingiustizia contro sè giusto, un'irragionevole vendetta, un atto assurdo e di effetto vano e contrario? Come quello d'Amata, che Lavina esprime così:

Ancisa t'hai per non perder Lavina;or m'hai perduta...

Ancisa t'hai per non perder Lavina;or m'hai perduta...

L'amor del male, nel purgatorio, è il primo dei “ritrosi passi„. Amando il male del prossimo, l'uomo si torce e si allontana da Dio. La cupidità riesce a volontà iniqua.[893]E questa è che spiace a Dio più dell'incontinenza. L'offesa che con essa si fa a Dio, non è perchè propriamente Dio ne sia attinto. Dio è intangibile. Ma egli ne è offeso; e più o meno. La superbia, è fuor di dubbio, l'offende più, l'offende direttamente. Or come la superbia del purgatorio non par contro Dio? Già ogni affetto è deciso dall'odiar Dio; ma non è detto che l'amor del male, e così ancora, sebben meno, l'amor soverchio e l'amor lento del bene non vero, non offenda Dio.[894]

Di tal superbia qui si paga il fio;ed ancor non sarei, qui, se non fosseche possendo peccar mi volsi a Dio.

Di tal superbia qui si paga il fio;ed ancor non sarei, qui, se non fosseche possendo peccar mi volsi a Dio.

Se si volse, ne era torto. Se l'amor del male è un arretrar da Dio, ma più o meno, e quello che genera la superbia è un arretrar più, da che è dato questo arretrar più? Da ciò che nella definizione è detto, che alcuno spera eccellenza. Ora imaginiamo che costui arretri. Finchè egli ami il mal del prossimo, indotto da uno sperare d'eccellenza, sarà superbo. Ecco Lucifero. Che fece egli? Pensò la superbia,come dice S. Bernardo. E con la definizione di Dante possiamo dire che sperò eccellenza. Eccellenza vuol dire superiorità, primazia. Ebbene? Il male ch'egli amò fu quel di Dio; la eccellenza che sperò, fu sopra Dio. Ma è così di tutti? No: per un uomo il male che ama non può essere che del prossimo o vicino; tuttavia l'eccellenza che spera ha da essere sopra Dio; perchè Dio è sopra tutti e il superbo vuol essere lui sopra tutti. Ora Adamo fu superbo nel gustare il pomo. La superbia di lui consistè, dice S. Agostino,[895]nel voler farsi principio e Dio a sè. E ciò violando un “comandamento così lieve a osservare, così breve a ricordare, specialmente quando nessuna cupidità resisteva al volere„. Nei figli di Adamo il mangiar del pomo è sostituito da ogni azione da cui li distolga un comandamento della stessa levità e brevità. I comandamenti sono dieci. I più lievi sono i primi; cioè quelli della prima tavola e il primo della seconda. In verità gli ultimi sono contro il desiderio, e il desiderio cominciò a resistere al volere dopo l'umana colpa, e a resistere in modo quasi irresistibile. Dunque difficilissimo è osservare quei precetti, come facilissimo osservare i primi quattro. Ora nella ghiaccia sono quattro circuizioni: Caina, Antenora, Tolomea, Giudecca. In esse si pagano le offese al vinco dell'amore naturale e dell'aggiunto,[896]

di che la fede spezial si cria.

di che la fede spezial si cria.

Quei peccatori hanno amato dunque, se poi fecero, il male del prossimo più prossimo, per così dire.Invero Caino fufideicida,[897]cioè uccise il vincolo di amore e di fede speciale. “Non meraviglia se Caino insorse contro il fratello, se prima aveva ucciso la sua fede„; “morte della fede è la separazione della carità (amore)„; “tu confessi che Dio è, ma coi fatti lo neghi„; “la carità animi la fede, l'azione provi la fede„. Caino è dunque un apostata come è apostata Giuda; è fideicida prima che fratricida, e perciò dà il nome a una circuizione della ghiaccia, nell'inferno, ed è esempio d'invidia, nel purgatorio. Ora non è apostasia, oltre che di Giuda e di Caino, di tutti i peccatori che sono sotto Lucifero? Essi uccisero l'amore di che si crea la fede speciale, che è quanto dire la carità che anima e dà vita alla fede. Ma “speziale„, si dirà. Ebbene codesta fede speziale qual è? Quella, dalla Caina in fuori, che è nella patria, negli ospiti, nei benefattori, come tutti, presso a poco, dicono. Ebbene Dante dice che chi rompe il vincolo d'amore da che si crea la fede speciale che è della patria, degli ospiti, dei benefattori verso noi, offende direttamente Dio; come Giuda, al quale gli Antenorei assomigliano per patire il calcagno che Giuda levò, al quale coloro di Tolomea assomigliano per ruinare in inferno dopo la buccella intinta, al quale coloro di Giudecca non c'è bisogno di dire che assomigliano. Ma occorre ricordare che quelli di Caina temono quel calcagno che quelli di Antenora hanno nelle gote. Dunque tutti costoro, sebbene i Cainiti meno, apostatarono da Dio, ossia disertarono la fede propriamente detta nel tempo stesso e col fatto stesso che uccisero quelvincolo d'amore e di fede speziale. Questo è il fatto col quale negarono Dio; questa la bestemmia di fatto ben più grave di quella col core soltanto. Ed è, tal bestemmia di fatto, contro Dio, come non vi può essere bestemmia che contro Dio: e propriamente contro i tre primi comandamenti che riguardano la soggezione nostra a lui, principio generale dell'essere, e contro il quarto, che riflette il principio particolare e che comprende il legame a tutti i consanguinei.[898]La violazione del primo, che afferma l'esistenza di Dio e della sua primazia, è simboleggiata in Lucifero e in quelli che maciulla; la violazione del secondo, che proibisce lo spergiuro, è figurata nel tradimento di Giuda in quanto a mensa prese il sacramento in peccato, fu sacrilego, ricoverò in sè Satana invece del Cristo; la violazione del terzo, che comanda la santificazione del Sabato, è pur sempre rappresentata da questo supremo e comprensivo tradimento dell'apostata, il quale tradì nella cena pasquale, e mangiò, in disgrazia di Dio, quell'agnello che era il simbolo di colui che fu crocifisso. Oh! se par ostico al mio lettore credere che il peccato di Bocca sia, misticamente, un violare il Sabato di Dio, anzi il più santo (erat enim magnus dies ille Sabbathi) dei Sabati, cioè la Pasqua, una festa, anzi la più sublime delle feste, quella della passione e risurrezione di Gesù; pensi ancora che a Dante poteva essere presente il significato mistico della celebrazione del Sabato; ossia la creazione del cielo e della terra, cioè della nostra patria futura e presente e la fruizione di Dio, che sarà in patria.[899]O pensi ancorache un'operazione era lecita nel Sabato: combattere per la patria.[900]Chè i nemici vennero contro i figli d'Israele nei giorni di Sabato. E fecero strage di loro che dicevano: Moriamo tutti nella semplicità nostra! e saranno testimoni sopra noi il cielo e la terra, che voi a torto ci distruggete. Ma in fine Mathatias e gli amici di lui pensarono: “Ogni uomo, qualunque verrà a noi in guerra nel dì dei Sabati, combattiamo contro lui; e non morremo tutti, come son morti i fratelli nostri a tradimento (in occultis)„. E il lettore può pensare ancora a quest'altro passo:[901]“Molti di Israele consentirono a lui (ad Antioco) e sacrificarono agl'idoli e macchiarono il Sabato„. Si tratta d'un passaggio al nemico e d'una diserzione da Dio, che si assommano nella violazione del Sabato.

A ogni modo è chiaro che il tradimento è in Dante la violazione d'una fede speciale verso il prossimo, che è nel tempo stesso un'apostasia dalla fede in Dio: superbia, dunque. Per essa si va volgendo il viso da Dio e arretrando col passo per una via torta, con gli occhi levati contro Dio, nella speranza dell'eccellenza, e spinti dall'amore del male del prossimo. Se non si ha quella speranza, ci si ferma a mezza via; si resta all'invidia: con quella speranza si sdrucciola sin dove, invece d'un sasso sulla cervice, si hanno addosso tutti i pesi del mondo; perchè si finisce col trapassare il segno ultimo della nostra soggezione a Dio;[902]si finisce col levarsi ditorno quel tenue velo, che vuole il minimo sforzo nostro, anzi nessuno sforzo, per istarci sotto;[903]si finisce col non vedere, mediante l'intelletto che Dio ci diede, la cosa più evidente: che da lui l'abbiamo, lo intelletto.[904]

Ma ogni ragionamento è superfluo quando si consideri che in Malebolge e nella Ghiaccia è vergogna e orror della fama, in diversa misura; più in questa che in quelle; e della Ghiaccia più nella seconda e nelle altre successive circuizioni, che nella prima. Ora l'invidia è definita:

E chi podere, grazia, onore e famateme di perder...

E chi podere, grazia, onore e famateme di perder...

e la superbia:

E chi...spera eccellenza.

E chi...spera eccellenza.

Come il contrappasso non persuade ognuno che invidia fu la colpa di quei peccatori che più o meno odiano questa fama e non sperano più grazia nel mondo; e superbia quella di quelli altri che tengono il viso basso e non vogliono essere veduti nè riconosciuti nè nominati?

Torniamo all'“altro viaggio„. Dante vede la espiazione di sette peccati nell'inferno e la purgazionedei medesimi sette nel purgatorio. Nell'inferno la ferita fu mortale; nel purgatorio si ricuce la piaga che mortale non fu.

Nelle cornici non troviamo peccatori, che fossero di malizia;[905]non troviamo traditori pentiti tra i superbi, e frodolenti pentiti tra gl'invidi, e violenti tra gl'iracondi. Insomma nelle tre più basse cornici si purgano la superbia, la invidia e l'ira, senz'atto d'ingiuria, il qual atto sarebbe tradimento, frode e violenza. Come mai? Dante forse ebbe la mente a un passo d'Isaia: Non noceranno e non uccideranno in tutto il monte santo mio.[906]Dante praticamente non ci ha mostrato nelle tre cornici alcuno che abbia veramente nociuto: teoricamente non ha esclusi costoro, poichè dall'antipurgatorio saliranno, quando che sia, al vero purgatorio alcuni, che nocquero sì e uccisero. Ma procediamo.

In ognuna delle sette cornici il viatore sente cantare una beatitudine. La voce delle beatitudini suona nell'uscir dalle cornici, così:Beati pauperes spiritu, dopo la superbia;Beati misericordes, dopo l'invidia;Beati pacificiche son senz'ira mala, dopo l'ira;Qui lugent...beati, dopo l'accidia; Quei ch'hanno giustizia a lor disiro... beati, cioè beati quelli chesitiuntgiustizia, dopo l'avarizia; Beati... quelli cheesuriuntquanto è giusto, dopo la gola;Beati mundo corde, dopo la lussuria.[907]

Sottinteso è sempre il premio, che è nell'Evangelista, in varie guise; e specialmente quello che sipropone nella prima e nell'ultima: Beati i poveri in ispirito, chè di essi è il regno dei cieli; beati quelli dal cuore puro, chè essi Dio vedranno. Per Dante sono pronunziate tali divine parole; e Dante andrà nel regno de' cieli e vedrà Dio, così come qualunque altra di quell'anime penitenti via via. Il peccato si cancella e suona l'annunzio. Ora noi dobbiamo aspettarci (senz'essere così indiscreti da pretendere: Dante farà quel che crede!), noi peraltro dobbiamo aspettarci di trovare nel paradiso di codesti poveri in ispirito e misericordiosi e vai dicendo. Ma, prima di tutto: codeste beatitudini non sono propriamente quelle di Matteo e tutte quelle di Matteo.[908]Nel suo Vangelo, dopo i poveri sono i miti che possederanno la terra; e nella Commedia non sono. Di più, Dante fa due beatitudini d'una che è semplice: Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia, che saranno sazi; di più, il Vangelo ha: Beati quelli che soffrono persecuzione per la giustizia; e Dante questi non li ha. Di più, l'ordine è diverso. Quello di Matteo è questo: poveri, miti, piangenti, famelici e assetati, misericordi, mundicordi, pacifici, perseguitati. Quello di Dante abbiamo veduto che finisce coi mundicordi. E di ciò si vede la ragione. Quella beatitudine si conclude con le parole: che Dio vedranno. Orbene: la mondizia del cuore è “l'effetto della vita attiva che dispone alla vita contemplativa„: questo effetto è che “la mente non sia macchiata di passioni„.[909]“La mondizia dell'occhio dispone a veder chiaro; perciò ai mundicordi è promessa la divina visione„.[910]Vero è che un senso analogo a questa il dottoretrova in quella che è veramente ultima nello Evangelista: beati i pacifici; ma Dante ha interpretata codesta, non so se a modo suo o di altri, come equivalente a quella che ha omessa: Beati i miti o mansueti. Il fatto è che tra Beatrice e lui è il muro di fuoco, e Beatrice, raggiandogli con gli occhi, lo condurrà alla visione di Dio. Per ciò Dante ha voluta ultima questa beatitudine che promette la visione. Egli riassume con essa i premi che nelle altre sono promessi variamente: veder Dio. E ciò conduce a pensare che le beatitudini egli concepisca come atti della vita attiva, per i quali l'uomo si faccia degno della contemplazione. Per contemplare, l'uomo deve essere povero in ispirito, misericorde, pacifico, piangente, sitibondo di giustizia, esuriente quanto è giusto, e infine, e per concludere, di cuore mondo: mondo è l'occhio allora, e vedrà.

Ora, secondo S. Agostino, contrari ai sette vizi o peccati sono le sette virtù o doni dello Spirito santo.[911]E il medesimo attribuisce a questi doni di Isaia le beatitudini dell'Evangelo.[912]Al che acconsente il dottore d'Aquino, dicendo che “le beatitudini si distinguono dalle virtù e dai doni, non come abiti distinti da quelle e quelli, ma come atti si distinguono da abiti.„ Sicchè di quei beati di Dante, si avrebbe a supporre che avessero in abito un dono dello Spirito santo corrispondente alle singole beatitudini. E pongo il quesito, perchè Dante, riducendo le beatitudini da otto a sette (come aveva esempi), e specialmente facendo ultima la penultima, e fondendo l'ultima dei pacifici nella seconda dei miti; e ponendoin opposizione le sette beatitudini ai sette peccati, ai quali secondo S. Agostino sono opposti i doni dello Spirito; dà a divedere che ha certo pensato a qualche cosa di simile. Poi nella visione della foresta sono sette candelabri, che sembrano questi doni.[913]Infine in ogni cornice vi è, di carità opposta al vizio, un esempio tratto dalla dolce storia di Maria.

Donde ciò? Da questo che Maria è come il simbolo del purgatorio, perchè ella ebbe duplice “purgazione„ dallo Spirito, avanti e mediante la concezione dell'uomo Dio; ch'ella fu “mondata„ dall'infezione del fomite, sì che a lei si riferiscono le parole del Cantico: Tutta bella sei, amica mia, e “macchia„ non è in te.[914]Or poichè questa sua purgazione e mondizia è opera dello Spirito, dacchè ella è “quell'unica sposa dello Spirito santo„;[915]si ha da credere che in essa valessero questi doni o spiriti o virtù; e che Dante, come vide il primo fatto, così asserisce il secondo. Tanto più che i doni sono tra loro connessi nella carità, come quelli che sono alcuni abiti che perfezionano l'uomo a ciò che prontamente segga l'istinto dello S. S.: e “lo S. S. abita in noi mediante la carità„.[916]Ora chi dice Maria, dice carità:[917]


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