ATTO TERZO.L'abitazione di Nunzio e Paolina: una stamberga. È un pianterreno che potrebbe servire da stalla. Non una finestra, non uno spiraglio. L'aria entra soltanto dalla grande porta che si apre nel mezzo della parete in fondo. Il livello del pavimento è inferiore a quello della strada, sicchè dalla strada si accede scendendo un gradino. I muri sono screpolati e grommati di muffa. Il soffitto basso mostra le travi scoperte. Accosto alla parete destra, un letto per due persone, con le scranne di ferro senza spalliera. Verso il lato sinistro della stamberga, una tavolaccia, due o tre seggiole, una panchetta. A sinistra della porta, un cassettone con su una statuina di Madonna, dinanzi alla quale arde una bella lampada di ottone. Dalla stessa parte, nell'angolo, un focolaretto, con pochi utensili da cucina, in creta. L'altro angolo, a destra, è tutto nascosto da una gran cortina fatta di pannolini di diversi colori, qua e là rattoppati, la quale pende da una cordicella stesa in alto, di traverso, tra i due muri. Alla parete sinistra sono conficcati dei chiodi in modo che vi si possa appendere qualche cosa. Laporta è tutta aperta. Si scorgono le finestre e i balconcini d'un vicoletto angusto e bieco, illuminato dalla poca luce che penetra tra i muri altissimi delle vecchie casupule accavalcate le une alle altre. Si vede, molto di rado, passare per il vicoletto qualche femminuccia del volgo affaccendata, qualche popolano, qualche figura indefinibile.SCENA I.PAOLINAeNUNZIO,poiDONNA COSTANZA.(Paolinaveste un abito succinto, povero, scuro: scarpacce grosse e sporche: capelli ravviati con semplicità. È seduta sopra il letto, con le gambe penzoloni. —Nunziole sta accanto, in piedi, col violino sotto il braccio, l'archetto in una mano, occupato ad insegnarle la canzone del «Passero sperduto».)NunzioLe parole, prima di tutto. Le ricordi bene?PaolinaSì.(Ripete monotonamente le parole della canzone senza intenderne abbastanza il significato e pur dando ad esse, involontariamente, una vaga tinta di mestizia.)Un passero sperduto e abbandonatosu d'una casa bianca si posò.Lì c'era un bambinello appena natoche urlava tanto!... E il passero tremò.E, vinto dal timore, il poverinofuggì da quella casa e dal bambino.Andò a posarsi in mezzo a una forestatutta frescura e tutt'erba odorosa.Lì vide un uomo, e poi... vide una vesta,e il passero comprese qualche cosa.Gli disse l'uom:Questa foresta è mia.Il passero gettò due penne, e via!Nunzio(fa il gesto analogo.)PaolinaPiù tardi si posò su di una chiesapiena di fiori e piena di lacchè,Un principe sposava una marchesa...Piangevan tutti e due — chi sa perchè!Il passero pensò: «Oh, che allegria!»...NunzioePaolina(terminando insieme la strofa.)E andò a cercare un'altra compagnia.Paolina(non ricorda più, e tace.)Nunzio(dandole lo spunto.)Allora si fermò...PaolinaAllora si fermò quand'ebbe scortauna capanna sopra una montagna.C'era lì dentro una vecchietta morta.Ei mormorò: «Questa è la mia compagna.»Entrò, si mise accanto alla dormente,e vi rimase in pace, finalmente!Nunzio(facendo l'eco)«Finalmente.» Benissimo! Adesso vediamo se ricordi la musica.PaolinaLa musica unita con le parole?NunzioS'intende.PaolinaMa falla tu pure col violino.NunzioLa faccio pure io.(Si mette in posizione per suonare.)Paolina(discende dal letto, e, in un atteggiamento di riflessione, gli occhi rivolti in su, le mani unite sulla schiena, canta con la sua vocetta un po' tremula ma intonata e toccante, quasi macchinalmente, la prima strofa della canzone.)Nunzio(l'accompagna, all'unisono, col violino, portando la battuta col piede.)(È un canto semplice e gentile: è una musica piana che semplicemente racconta.)Paolina(cantando:)Un passero sperduto e abbandonatosu d'una casa bianca si posò.Lì c'era un bambinello appena natoche urlava tanto!... e il passero tremò.E, vinto dal timore, il poverinofuggì da quella casa e dal bambino[3].NunzioLo vedi che va bene?PaolinaE come fa il ritornello?NunzioNon c'è ritornello. Invece, a ogni strofetta, c'è la risposta del violino, che è dolce assai: dolce come se fosse una voce di consolazione per il povero passero vagabondo. Senti se ti piace.(Suona. La sua inesperienza non impedisce che le note della breve e lenta melodia si effondano teneramente soavi.)[4]Paolina(quando si è perduta l'ultima nota, resta assorta, tacendo, quasi udisse ancora, nell'aria, la melodia.)Nunzio(animandosi)Come ti pare?PaolinaÈ bella.Nunzio(posando sul letto l'archetto ed il violino)E quando ti accompagnerai tu stessa con la chitarra, e quando io suonerò meglio di così, sentirai che effetto!(Con giocondità)La gente ce ne dovrà dare dei soldi!PaolinaMa è difficile accompagnarsi con la chitarra.NunzioA poco a poco, imparerai. Anche per me è ancora difficile suonare il violino. Ma per questo dobbiamo studiare.(Gaiamente)I maestri non mancano, perchè il maestro tuo sono io, e il maestro mio è l'orecchio.(Ridendo un po')E dànno lezione gratis tutt'e due.PaolinaLa chitarra, intanto, ce l'ha mastro Giuseppe.NunzioCe l'ha per accomodarla. Era già così vecchia quando la comperammo!PaolinaSì, ma dico: se l'è presa sin da stamattina. Aveva promesso di riportarcela in giornata.NunzioNon avrà avuto ancora il tempo di venire. Andrò io da lui. Meglio che non venga.PaolinaPerchè?NunzioNo, per niente. Dammi, dammi il cappello e il bastone. Ci vado sùbito, anzi.PaolinaE solo vuoi andarci?NunzioChe novità! Cammino rasentando il muro a destra, e piano piano ci arrivo. Oramai, sono pratico. E, d'altronde, è bene che mi abitui a camminar solo.(Come un'ombra gli passa sul volto.)Non si sa mai....Paolina(va a prendere il bastone, che è in un angolo, e il cappello, che è appeso al muro.)Donna Costanza(attraversa la strada. Indugia un po' dinanzi alla porta e guarda dentro, tossendo lievemente.)Paolina(le fa un gesto sgarbato, come per dirle: «vattene, non mi seccare».)Donna Costanza(si allontana.)NunzioChi è che tossiva presso la porta?PaolinaNon ho visto.(Gli si avvicina e posa sulla tavola il cappello e il bastone.)NunzioPensavo: quanti progressi abbiamo fatti da che fuggimmo insieme! Sette anni fa, io non potevo dare un passo nella strada senza che qualcuno mi conducesse. E tu! Che cosa eri allora? Eri cieca anche tu. Più cieca di me. E come eravamo perseguitati, maltrattati, battuti!Paolina(ha un brivido per tutto il corpo.)NunzioChe ne sarà stato di coloro che ci maltrattavano tanto?(Si stringe nelle spalle.)Paolina(presa da un timor panico)Ci voglio venire anch'io da mastro Giuseppe.NunzioNo, Paolina, no.... Quel vecchio è diventato non so come.... E nella sua bottega, poi, si riuniscono sempre dei giovinastri impertinenti, che, quando mi vedono con te, mi punzecchiano, si divertono; e questo mi dà fastidio.PaolinaLa sera andiamo per i caffè e per le osterie. Non è lo stesso?NunzioNon è lo stesso. Se si burlano di me nei caffè e nelle osterie, non me lo fanno capire, perchè, in certo modo, ci devono rispettare. Eppure, da un certo tempo in qua, accade qualche cosa che non mi fa piacere.PaolinaChe accade?NunzioNon so... ma, quando tu vai attorno col piattino per raccogliere i soldi dagli avventori, io mi mortifico.... E in quel momento vorrei poter suonare cento chitarre e cento violini insieme per farmene rintronare il suono nelle orecchie.Paolina(abbassa gli occhi, e sente come se le si piegassero le ginocchia.)NunzioSì, Paolina,... quella notte, sette anni fa, prima che noi ci decidessimo a fuggire, tu mi dicesti una bugia.Paolina(sinceramente)Che bugia ti dissi?NunzioIo ti domandai: «Come sei tu, Paolina? Come sei?» E tu mi rispondesti: «Io sono brutta.»(Breve pausa.)Non era vero.(La cerca con le mani.)Paolina(gli si avvicina per farsi trovare.)Nunzio(le tocca la fronte, gli occhi, i capelli, le guance, le labbra. Indi, con dolcezza:)Non era vero. Io me ne sono accorto da un pezzo. E se pure non me ne fossi accorto io stesso? La sera, appunto come ti dicevo, quando vai attorno, io capisco, capisco tutto, e afferro ora un mormorìo, ora un complimento, ora una celia.... E poi, già, è inutile: io lo sento nell'aria, ecco, lo sento nell'aria!...Paolina(con le lacrime agli occhi e il pianto nella gola)Che colpa ne ho io se non sono tanto brutta come credevo di essere?NunzioChe colpa? Non si tratta di colpa. Anzi. E se potessi togliermi dagli occhi questa cortina nera almeno per un momento, almeno per vederti una volta sola, io sarei felice di trovarti diversa da come mi avevi detto e te ne ringrazierei anche, perchè di quel solo momento io riempirei tutto il ricordo degli anni in cui non sei stata che mia!PaolinaE dunque?NunzioMa io ho parlato d'un miracolo che non posso fare; e, se tu sei bella, Paolina,... questo bene nonsarà mai per me.(Pausa.) (Egli prende di su la tavola il cappello ed il bastone.)Paolina(interdetta, confusa, vorrebbe protestare e non ne ha il coraggio, nè la chiaroveggenza. Con gli occhi bassi, gli sguardi erranti, le mani aggrappate tra loro, si torce le dita cercando qualche parola e qualche idea.)Nunzio(continuando)Purtroppo, se tu sei bella, un giorno o l'altro, te ne andrai. Te ne andrai per la tua via. Io sono il tuo destino..., e io stesso te l'avrò preparata. Ma non la conosco. Non la vedo. Te ne andrai, e sarà giusto. Tanto, adesso, sono in condizioni di poter tirare avanti la vita da me. Questo, te l'assicuro. Ma — giacchè siamo a tale discorso — io ti chiedo un favore. Quando starai per andartene, non me lo dire. No, perchè, naturalmente, anche non volendo, io riuscirei a trattenerti, e ti farei forse del male, o crederei di fartene, e ne avrei uno scrupolo di coscienza sino alla morte. No, non me lo dire, Paolina. Soltanto, affinchè io non ti aspetti tante ore, tante ore, inutilmente, con una vana speranza nel cuore, sai in che modo devi avvertirmi?... Come il vento smorzò la candela — ti ricordi? — nella notte in cui fuggimmo insieme, così tu, prima d'andartene, smorzerai quella lampada dinanzi alla Madonna.... Sempre che tu non sei in casa, io ho l'abitudine di accostarmi molte volte a lei, e sento sulla faccia il calore della lampada accesa. Ebbene, quando non sentirò più quel calore, io penserò: «Se n'èandata!»(Le lacrime gli rigano il volto. Si mette il cappello e, facendo precedere ai piedi la punta del bastone, lentamente esce.)SCENA II.PAOLINA, DONNA COSTANZA, BARBACANE.Paolina(resta stranamente impressionata, immobile. A vederla, sembrerebbe pensosa, ma il suo cervello non sa veramente pensare. Esso è soltanto attraversato da impressioni, le quali non sono soccorse dal discernimento. In quel cervello, le idee spuntano, in uno stato quasi formale, per la concatenazione dei ricordi recenti e non per una vera cogitazione di essere pensante. Ora, nel succedersi dei ricordi recenti, quello della canzone del passero, testè imparata, ha un qualche rilievo. Ed ella, sempre immobile, ne ripete, senza le parole, con la bocca chiusa, lieve lieve, la cantilena.)(Compariscono, in fondo, nel vicoletto,Donna CostanzaeCiro Barbacane, confabulando.)Donna Costanza(sottovoce, a Barbacane:)No, non vi fate vedere, voi. Se capisce che sono spalleggiata, crederà che voglio farle del male.Barbacane(sottovoce anche lui)Ma, a ogni buon fine, io resto di guardia qui dietro.Donna CostanzaVa bene.Barbacane(sparisce.)Donna Costanza(è una vecchia popolana, brutta, dall'aspetto bieco; ma nella voce ha qualche cosa d'insinuante che rivela come ella agisca in piena buona fede. — Porta sul braccio un involto. Si accosta a Paolina senza fargliene accorgere e le sussurra alle spalle:)L'uccello che sta in gabbia non canta per amore, canta per rabbia.Paolina(voltandosi spaurita)Un'altra volta venite a seccarmi?Donna CostanzaStupida!PaolinaLasciatemi in pace.Donna CostanzaStupida! Stupida! Vuoi morire qua dentro come sta morendo poco lontana di qua la figlia di Filomena Carrese?PaolinaLa figlia di Filomena Carrese sta morendo?!(Con un atto di desolazione)Oh!Donna CostanzaÈ agli estremi. Adesso ci andava anche il Viatico. Passando, ho voluto vederla. Che pietà!PaolinaMa poi, come c'entra? Assunta ha presa la mala salute nella tintoria.Donna CostanzaE tu la piglierai dormendo con questo cieco malaticcio, in questo angolo di vicolo oscuro e solitario, in questa scatola umida, dove, se non si sta con la porta spalancata, si crepa per mancanza d'aria e di luce, e dove, per non farti guardare, quando ti spogli e ti vesti, da qualche straccione vizioso che viene apposta a passare davanti alla tua porta, hai dovuto appendere queste belle drapperie(indicando la cortina composta di luridi brandelli), che farebbero rivoltare lo stomaco perfino a un cenciaiuolo. Se due anni fa la figlia di Filomena Carrese avesse sentito i consigli miei, a quest'ora sarebbe bella e fresca come una rosa di maggio. Ma volle fare la scrupolosa, ed ecco che se ne muore sopra un materasso di paglia. Ha presa la mala salute nella tintoria? Sì sì! È la miseria! È la miseria!PaolinaPer me, la miseria non è niente. Ci sono nata dentro.Donna CostanzaBella ragione! Ma intanto il veleno cammina per il corpo e te lo infracida. È un peccato mortale! La Provvidenza ti ha dati questi tesori che hai sulla faccia, e tu, ingrata, ti metti a vivere con un uomo che non può guardarti nemmeno!PaolinaQuesto è vero, ma che ne sapevo, io?Donna CostanzaDi gente che ti può guardare ce n'è quanta ne vuoi!PaolinaDonna Costanza, voi siete peggio del diavolo tentatore.Donna CostanzaNon ci pensare più. Vieni con me. Che aspetti? Di farti vecchia?PaolinaVoi mi tentate, e io lo so che farei bene a venire con voi; ma Nunzio come potrei lasciarlo? Mi ci sono affezionata, oramai. Io e lui siamo unasola persona. Io campo perchè c'è lui; ed egli campa perchè ci sono io.Donna CostanzaSenza di te, camperà ugualmente. E se combina una società con altri suonatori ambulanti, il professore mette tavola sera e mattina. Che ragione hai di sacrificarti tanto, cuore mio?PaolinaMi ha insegnate tante cose.Donna CostanzaPer utile suo.PaolinaMi ha preso dalla strada ch'ero una pezzente, senza madre nè padre....Donna CostanzaGli faceva comodo di avere la cantante, che chiama danaro, e la femmina in casa.PaolinaMa il pane non mi manca.Donna Costanza(incalzando)E vorresti che ti lasciasse anche morire di fame?(Con affettuosità lusingatrice)Tu non l'hai capito ancora quello che meriti.Paolina(provando una sensazione nuova di vanità sciocca)E che merito, io?Donna CostanzaQuando lo vedrai, ne riparleremo.PaolinaMa ditemi più o meno.Donna CostanzaPer esempio, una casa come ce l'hanno i signori: una casa con gli specchi, con i divani, con i tappeti....PaolinaLa mamma mi diceva d'averne vista una ch'era la più bella di tutte!Donna CostanzaE poi,... il pranzo cucinato ogni giorno,... la pettinatrice per questa gioia di capelli che paiono velluto,... abiti di costo come quelli che porta in carrozza la moglie di don Gennaro Streglia quando va alla festa di Montevergine....Paolina(ascoltando, ha negli occhi dei barbagli di desiderio incosciente.)Donna Costanza(aprendo l'involto sulla tavola)Guarda.... Per oggi ho già qualche cosa per non farti sembrare una malata che puzzi ancora di ospedale. Sarebbe una rovina! Se ti vedessero per la strada così vestita insieme con me, lo scorno sarebbe mio. E cattive figure io non sono abituata a farne. Prendi. Questa è una bella sottana di seta a righe. Questa è la gonnella....Paolina(animandosi)Tutta celeste!Donna CostanzaGià. Questa è la camicetta....Paolina(animandosi sempre di più)Color di rosa! Mi piace! Che stoffa è?Donna CostanzaNon so come la chiamano, ma è di prima qualità. Questo è un pajo di calze tutte di filo; e questo poi è un paio di scarpini di pelle fina, così aggraziati che, quando te li metti, tu vedi i piedi di una pupa, tal'e quale.Paolina(prendendoli con cura e guardandoli attentamente)Come sono lucenti!Donna CostanzaSpìcciati dunque, chè quel cieco della malora sa anche camminare in fretta, quando vuole.Paolina(d'un sùbito, si rabbuia. Alla luminosità dei suoi occhi che irradiava tutta la fisonomia, succede un'espressione di pena invincibile. Lascia cadere sulla tavola gli scarpini. Indi, le sue labbra hanno il lieve tremito che prelude il pianto infantile)No... no! Con voi non ci vengo.Donna CostanzaMa vuoi farmi impazzire?!Paolina(convulsa, vibrante, quasi con l'urgenza di liberarsi da una tentazione)Prendetevi questa roba.... Prendetevela.... Prendetevela.... E andatevene sùbito, donna Costanza!... Non vi voglio più vedere!...Donna Costanza(inviperita)E mi scacci anche, adesso?Paolina(angosciosamente, come un'allucinata, sospingendola un po' verso la porta)Vi scaccio, sì, vi scaccio... vi scaccio....Donna CostanzaNon mettermi le mani addosso, chè te la faccio scontare!PaolinaNon vi voglio più vedere!... Non vi voglio più vedere!...(Continua a sospingerla, quando a un tratto entraCiro Barbacane, e, alla vista di quell'uomo, ella, perdendo quel po' di energia fittizia onde si è ribellata alla vecchia, indietreggia con le mani sul capo, assalita dal terrore come dinanzi ad una belva.)Madonna mia cara, proteggetemi voi!Barbacane(È un uomo piuttosto vecchio e piccolo, ma forte e tarchiato. Ha la testa grossa, il collo corto, le spalle quadrate, i capelli crespi e grigi, gli occhietti scintillanti, il naso rincagnato dabull-dog.Non porta nè barba nè mustacchi, ma ha sul viso l'ombra bluastra che lasciano i folti ed ispidi peli rasati di fresco. Sulla fronte bassa, una cicatrice. Veste sudicissimamente; ma gli pende dal panciotto una grossa catenella d'oro. Ha alle mani e sui calzoni qualche macchia rossigna.) (Calmo, freddo, semplice, sincero, addirittura bonario nel gesto e nell'accento.) (A Paolina, dopo un silenzio.)E non parli più? Non fai più la prepotente?(Pausa.)Mi conosci?Paolina(balbetta appena)No, non vi conosco.BarbacaneE, senza conoscermi, tu hai fatto come se avessi visto il diavolo?PaolinaHo avuto paura.BarbacaneMi dispiace. E mi maraviglio, poi, che volevi accoppare una vecchia. Non sta bene. Tu sei una buona ragazza. E perchè sono qua, io? Per non farti avere seccature. Io ti voglio trattare come una figlia. Ma tu devi ragionare. Fammi capire com'è che ti sei incaponita così.Donna Costanza(sorvegliando alla porta)Dice che non vuole lasciarlo, il cieco. Quello è la spina.Barbacane(a Paolina:)E se quello è la spina, noi te la toglieremo sùbito, perchè con lui non si faranno cerimonie.Paolina(assalita di nuovo dal terrore, spalanca gli occhi.)BarbacaneSe fosse per me, non gli torcerei un capello, e gli direi: «Tieniti la ragazza, chè io non so chefarmene.» Non è per disprezzare, no. Avessi tu le bellezze del sole, per me, sarebbe lo stesso. Che me ne importa delle femmine? Io ho bottega di macelleria, e ho bisogno di altro bestiame. Ma c'è alle mie spalle chi mi comanda e ha il diritto di comandarmi, e io sono nè più e nè meno che come il soldato che va alla guerra. Se proprio non vuoi venire, il cieco, poveretto,... è condannato. E, per quanto è vero che mi chiamo Ciro Barbacane, ne avrei una pena che non ti so dire a pigliarmela con quel disgraziato che non ha neppure gli occhi per vedere come sono fatto.Paolina(oscillando in tutto il corpo come per freddo, scoppia a piangere disperatamente, e, senza gridare, ripete ancora:)Madonna mia cara, proteggetemi voi!BarbacaneMa le tue lagrime non acconciano niente, oggi, e non faranno risuscitare il morto, domani. Desideri veramente di salvargli la pelle? A te sta. Pensa bene a quello che fai, e concludiamo.PaolinaMadonna mia cara, proteggetemi voi!Barbacane(con le braccia incrociate, tranquillamente, aspetta.)(Giunge dalla strada il suono cadenzato d'un campanello: due tocchi ed una pausa, due tocchied una pausa. Indi, insieme col suono ritmico, un salmodiare sommesso che si ode appena come un fioco mormorìo monotono.)Donna Costanza(che è presso la porta, s'inginocchia con la faccia volta alla strada, sospirando:)Ah, povera giovane!BarbacaneChe è?Donna CostanzaÈ il Viatico per Assunta la tintora. Ci è andato passando per i gradini del Rosariello, e ora se ne torna per il vicolo della Tofa.Barbacane(si accosta a Donna Costanza, si toglie il berretto, si inginocchia come lei con la faccia volta alla strada, col capo chino come sotto un peso invisibile.)Donna Costanza(vedendo con la coda dell'occhio che Paolina è in piedi, le si rivolge severamente:)E inginòcchiati anche tu, scomunicata!Paolina(cade ginocchioni, piegandosi nella vita, stendendo le braccia a terra, toccando la terra con la bocca.)(Si odono ora solamente i singhiozzi diPaolina, il suono del campanello e il mormorìo fiochissimo.)(Nella strada, alcune femminucce sgusciate dai loro tuguri e qualche viandante col capo scoperto fanno gruppo, genuflessi e raccolti: si direbbero quasi accasciati. Il tintinnìo cadenzato e le salmodie si allontanano, si allontanano, e si perdono nel silenzio.BarbacaneeDonna Costanzasi levano. Il gruppo della strada dilegua.Paolinaresta a terra, con le braccia distese, lagrimando.)Barbacane(andandole vicino)Dunque?Paolina(sollevando la testa, parlando angosciosamente nel pianto dirotto ed infrenabile)Va bene, va bene.... Farò quello che volete voi.... Ci verrò... ci verrò....BarbacaneE non piangere più, chè ti consumi gli occhi e diventi brutta come un accidente!Donna Costanza(che è sempre all'uscio)Eccolo, eccolo!BarbacaneIl cieco?Donna CostanzaSì. Ma s'è fermato davanti alla porta di Filomena Carrese.Barbacane(tranquillamente)Be', io me ne vado.(A Paolina:)A rivederci, amica.(Esce.)Paolina(con uno sforzo istantaneo, trattiene le lagrime restando ancora ginocchioni, abbattuta, annientata.)Donna Costanza(corre a lei, come per dirle: «andiamo».)PaolinaFatemi la carità.... Datemi almeno una mezz'ora di tempo. Fra mezz'ora, mi troverete nella Piazza del Carmine....Donna CostanzaNon ti credo. Tornerò io stessa a cercarti con un buon pretesto. Intanto, vèstiti come meglio puoi.... Il professore non se ne accorgerà.PaolinaA casa vostra mi vestirò.Donna CostanzaE poi ritarderemo troppo. Ho data la mia parola.(Duramente)Obbedisci, e zitta!PaolinaNon dico più niente.Donna CostanzaAttenta chè egli è qua.(Sgattaiolando, esce.)Paolina(si drizza in piedi come se temesse d'essere proprio veduta da Nunzio in quello stato. Va difilata alla porta, poi torna, raduna la roba di su la tavola, e, vedendo entrare Nunzio, imbarazzata, quasi che egli potesse sorprenderla, getta tutto in un cantuccio.)SCENA III.NUNZIOePAOLINA,la voce diFILOMENA CARRESE.Nunzio(entra con in mano la chitarra)Paolina!PaolinaSono qua, Nunzio.(Ma non osa avvicinarsi a lui.)NunzioDove?Paolina(gli si accosta timidamente)Qua. Eccomi.NunzioHai sentito?PaolinaChe cosa?NunzioLa povera Assunta... è morta.PaolinaGià morta?!NunzioOr ora.PaolinaSapevo che era agli estremi.NunzioChe tristezza!(Pausa.)Era una ragazza che non faceva male a nessuno. Onesta.... Amava il lavoro....PaolinaÈ vero.(Un lungo silenzio.)Nunzio(posa la chitarra sulla tavola, si toglie il cappello e siede. Cambia discorso, cercando di recuperare un po' di gaiezza.)Mastro Giuseppe voleva vendermi una chitarra nuova. Mi diceva: «Siamo in estate, e l'estate è la stagione dei canti e dei suoni: i suonatori ambulanti guadagnano bene; sicchè, questa spesa potete farla allegramente. Se non avete il danaro — aggiungeva lui — pagherete quando potrete pagare.» Ma io non ho voluto. I debiti non mi fanno dormire. Per ora, dico io, potremo cavarcela con quest'osso vecchio. Chè, poi, nell'estate dell'anno venturo,(sorridendo bonariamente)se il ministro delle finanze ce lo permetterà, compreremo anche la chitarra nuova.Paolina(comincia a sbottonarsi il corpetto.)NunzioNon ti pare giusto?Paolina(con gli occhi rossi, sogguardando con una espressione di paura la roba gettata in un cantuccio)Mi pare giusto.NunzioChe hai?PaolinaNiente ho.NunzioNiente?... Ci sono le lagrime nella tua voce.PaolinaNo.(Si cava una manica.)(Un viandante losco indugia con curiosità presso l'uscio. Ella se ne avvede, raccoglie subito la roba, e si nasconde dietro la cortina.) (Il viandante continua per la sua via.)NunzioNon negare. Io ho capito che la notizia di Assunta ti ha impressionata. E non hai da vergognartene. Al contrario. Questo mi consola. Tu, una volta, non eri così. Eri una piccola selvaggia: un animaluccio insensibile. Ma, vivendo accanto a me, ti sei mutata. Ogni giorno che passa, tu mi somigli un poco di più. E poi forse anche tu... forse anche tu non eri selvaggia proprio per istinto. Mi ascolti, Paolina?Paolina(di dietro la cortina, alzando alquanto la voce per fargli credere d'essere più vicina)Sì, ti ascolto.NunzioGià, hai ragione. Io ti parlo sempre troppo...difficile. Per te dev'essere una fatica l'ascoltarmi. Tuttavia, verrà il tempo in cui tu intenderai tutto e mi ascolterai volentieri.(Una nube gli passa sul volto)Che vuoi! Io t'ho detto mezz'ora fa: «Tu te ne andrai, Paolina....» Ma la verità è che qualche volta io lo credo veramente e mi pare che per te sarebbe una fortuna, e qualche altra volta, invece, non lo credo affatto e mi pare che se tu te ne andassi sarebbe una sventura per te come per me. E sai quando mi pare che sarebbe una sventura? Quando vedo intorno a me peccati e sofferenze d'ogni sorta. Allora penso che noi due siamo più forti e migliori degli altri solamente perchè siamo uniti; e penso che, continuando a vivere insieme, possiamo andare sempre un poco più su, sempre un poco più su, come abbiamo fatto finora.(Con vivace gaiezza umoristica mista di malinconia)Che ci sarebbe di meraviglioso, in sostanza, se un giorno diventassimo tu una cantante sul serio e io un violinista coi fiocchi? Della stessa creta sono fatti i pupazzi più diversi!... E dunque, che ne sappiamo noi di quel che potremo essere un giorno?(Pausa.)Tu non mi ascolti, Paolina?PaolinaSì, Nunzio, t'ascolto.NunzioChe fai lì dietro?Paolina(infilando la camicetta viene fuori sùbito come per rassicurarlo. Ha tuttora gli occhi gonfi di lagrime, il volto terreo, i capelli scarmigliati, il passo mal fermo, il petto ansimante, tutto il corpicino corso dai brividi.)Io... metto un po' d'ordine.Nunzio(con un sorriso d'ironia mite)Eh! Ne vale la pena!Paolina(ha già indossata la breve sottana a righe, che lascia scoperti i garetti, e già i suoi piedini paiono trasformati nelle calze ben tirate e negli scarpini di pelle nera lucidissima.) (Smuove qualche seggiola per fare un po' di rumore.)Nunzio(si alza.)Paolina(nel vederlo alzare ha un sussulto violento)Vuoi qualche cosa?Nunzio(celiando)No... metto un po' d'ordine anch'io.Nunzio(appende al muro il cappello e la chitarra.)Paolina(si abbottona la camicetta, e va a tirare la gonnella fuori della cortina.)NunzioIl violino dov'è?PaolinaEccolo qua.(S'affretta e gli porge il violino e l'archetto con la mano tremante, mentre nell'altra mano ha la gonna.)Era sul letto.Nunzio(prendendo)Ih, che tremarella! Temevi di romperlo? Una bestia così delicata non è.Paolina(infila adesso la gonna, davanti a Nunzio, seguendo ogni movimento di lui con gli sguardi imploranti.)Nunzio(accostandosi alla tavola)Piuttosto, è traditore. Questo sì!(Quasi ridendo)E quando, poggiato sulla spalla, pare che stia per baciarti, all'impensata, ti tradisce, e mette fuori una nota che è un castigo di Dio! Vuoi sentire?(Si dispone a suonare.)La voce diFilomena Carrese(dalla strada, in lontananza, in un tono di disperazione pazza)Ho perduta la figlia mia! Ho perduta la figlia mia!Nunzio(rabbrividendo, abbandona sulla tavola il violino.)La voce diFilomena Carrese(sempre più lontana)Meglio se avesse gittato il suo onore in mezzo alla strada!Nunzio(mormora:)Che tristezza! Che tristezza!(Siede, avvilito.)SCENA ULTIMA.DONNA COSTANZA, PAOLINA, NUNZIO.Donna Costanza(dal fondo)È permesso?Paolina(si sente mancare il respiro.)NunzioChi è?Donna CostanzaSono io, donna Costanza.NunzioOh, donna Costanza? Da quanto tempo?... Favorite.Donna Costanza(restando sotto l'arco della porta)No, grazie, non serve. Volevo pregare Paolina....NunzioDite pure....Donna Costanza.... Là, in casa della Carrese, c'è bisogno di qualcheduno. Quella povera mamma si dispera e si strappa i capelli, e farà così per tre giorni e per tre notti. Ma, intanto, si ha da pensare alla morta.... Io sola non posso, e....NunzioCapisco. Va, va, Paolina. Non si può dire di no. È carità cristiana....La voce diFilomena Carrese(lontanissima)Gente correte! Gente non mi abbandonate!...Donna Costanza(dà un sospiro.)Paolina(scoppia di nuovo a piangere.)Nunzio(che ode quei singhiozzi mal repressi, si commuove anche lui.)Tu piangi, Paolina?... È vero, sì, è uno strazio!... E se proprio non hai il coraggio....(Ha le lagrime agli occhi.)Donna Costanza(fissa su Paolina gli sguardi terribili.)Paolina(cercando, invano, di soffocare il pianto, esce precipitosamente.)Donna Costanza(senza profferir parola, segue con cupidigia la sua preda.)(Una breve pausa.)NunzioDonna Costanza?(Aspetta. Indi fa un lieve gesto come per dire: non c'è più. Ripensa al caso di Assunta. Con profonda commozione, scrolla ilcapo, assai compassionevolmente, e conclude:)Così è; e può essere anche peggio di così!...(Tentando di sottrarsi ai pensieri lugubri, si alza e ripiglia il violino.)Dunque, dicevamo....(Accenna appena con la voce, tra i denti, lo spunto della risposta melodica alle strofe del «Passero sperduto». Poi la esegue tutta intera col violino, cercando di perfezionare la cavata e di raddolcire il suono. Ora le note fluiscono, difatti, più sicure, più flebili, più carezzose.)[5]Paolina(comparisce nella strada, come uno spettro. Si ferma, diritta, un istante, in mezzo al vano della porta. Si leva gli scarpini. Li lascia sulla soglia. E, mentre Nunzio è assorto nella melodia, ella entra camminando sulla punta dei piedi, smorza la lampada dinanzi alla Madonna, e fugge.)Nunzio(torna da capo, e continua a suonare.)(Sipario.)Fine del dramma.
L'abitazione di Nunzio e Paolina: una stamberga. È un pianterreno che potrebbe servire da stalla. Non una finestra, non uno spiraglio. L'aria entra soltanto dalla grande porta che si apre nel mezzo della parete in fondo. Il livello del pavimento è inferiore a quello della strada, sicchè dalla strada si accede scendendo un gradino. I muri sono screpolati e grommati di muffa. Il soffitto basso mostra le travi scoperte. Accosto alla parete destra, un letto per due persone, con le scranne di ferro senza spalliera. Verso il lato sinistro della stamberga, una tavolaccia, due o tre seggiole, una panchetta. A sinistra della porta, un cassettone con su una statuina di Madonna, dinanzi alla quale arde una bella lampada di ottone. Dalla stessa parte, nell'angolo, un focolaretto, con pochi utensili da cucina, in creta. L'altro angolo, a destra, è tutto nascosto da una gran cortina fatta di pannolini di diversi colori, qua e là rattoppati, la quale pende da una cordicella stesa in alto, di traverso, tra i due muri. Alla parete sinistra sono conficcati dei chiodi in modo che vi si possa appendere qualche cosa. Laporta è tutta aperta. Si scorgono le finestre e i balconcini d'un vicoletto angusto e bieco, illuminato dalla poca luce che penetra tra i muri altissimi delle vecchie casupule accavalcate le une alle altre. Si vede, molto di rado, passare per il vicoletto qualche femminuccia del volgo affaccendata, qualche popolano, qualche figura indefinibile.
PAOLINAeNUNZIO,poiDONNA COSTANZA.
(Paolinaveste un abito succinto, povero, scuro: scarpacce grosse e sporche: capelli ravviati con semplicità. È seduta sopra il letto, con le gambe penzoloni. —Nunziole sta accanto, in piedi, col violino sotto il braccio, l'archetto in una mano, occupato ad insegnarle la canzone del «Passero sperduto».)
Nunzio
Le parole, prima di tutto. Le ricordi bene?
Paolina
Sì.(Ripete monotonamente le parole della canzone senza intenderne abbastanza il significato e pur dando ad esse, involontariamente, una vaga tinta di mestizia.)
Un passero sperduto e abbandonatosu d'una casa bianca si posò.Lì c'era un bambinello appena natoche urlava tanto!... E il passero tremò.E, vinto dal timore, il poverinofuggì da quella casa e dal bambino.
Un passero sperduto e abbandonato
su d'una casa bianca si posò.
Lì c'era un bambinello appena nato
che urlava tanto!... E il passero tremò.
E, vinto dal timore, il poverino
fuggì da quella casa e dal bambino.
Andò a posarsi in mezzo a una forestatutta frescura e tutt'erba odorosa.Lì vide un uomo, e poi... vide una vesta,e il passero comprese qualche cosa.Gli disse l'uom:Questa foresta è mia.Il passero gettò due penne, e via!
Andò a posarsi in mezzo a una foresta
tutta frescura e tutt'erba odorosa.
Lì vide un uomo, e poi... vide una vesta,
e il passero comprese qualche cosa.
Gli disse l'uom:Questa foresta è mia.
Il passero gettò due penne, e via!
Nunzio
(fa il gesto analogo.)
Paolina
Più tardi si posò su di una chiesapiena di fiori e piena di lacchè,Un principe sposava una marchesa...Piangevan tutti e due — chi sa perchè!Il passero pensò: «Oh, che allegria!»...
Più tardi si posò su di una chiesa
piena di fiori e piena di lacchè,
Un principe sposava una marchesa...
Piangevan tutti e due — chi sa perchè!
Il passero pensò: «Oh, che allegria!»...
NunzioePaolina
(terminando insieme la strofa.)
E andò a cercare un'altra compagnia.
E andò a cercare un'altra compagnia.
Paolina
(non ricorda più, e tace.)
Nunzio
(dandole lo spunto.)
Allora si fermò...
Allora si fermò...
Paolina
Allora si fermò quand'ebbe scortauna capanna sopra una montagna.C'era lì dentro una vecchietta morta.Ei mormorò: «Questa è la mia compagna.»Entrò, si mise accanto alla dormente,e vi rimase in pace, finalmente!
Allora si fermò quand'ebbe scorta
una capanna sopra una montagna.
C'era lì dentro una vecchietta morta.
Ei mormorò: «Questa è la mia compagna.»
Entrò, si mise accanto alla dormente,
e vi rimase in pace, finalmente!
Nunzio
(facendo l'eco)«Finalmente.» Benissimo! Adesso vediamo se ricordi la musica.
Paolina
La musica unita con le parole?
Nunzio
S'intende.
Paolina
Ma falla tu pure col violino.
Nunzio
La faccio pure io.(Si mette in posizione per suonare.)
Paolina
(discende dal letto, e, in un atteggiamento di riflessione, gli occhi rivolti in su, le mani unite sulla schiena, canta con la sua vocetta un po' tremula ma intonata e toccante, quasi macchinalmente, la prima strofa della canzone.)
Nunzio
(l'accompagna, all'unisono, col violino, portando la battuta col piede.)
(È un canto semplice e gentile: è una musica piana che semplicemente racconta.)
Paolina
(cantando:)
Un passero sperduto e abbandonatosu d'una casa bianca si posò.Lì c'era un bambinello appena natoche urlava tanto!... e il passero tremò.E, vinto dal timore, il poverinofuggì da quella casa e dal bambino[3].
Un passero sperduto e abbandonato
su d'una casa bianca si posò.
Lì c'era un bambinello appena nato
che urlava tanto!... e il passero tremò.
E, vinto dal timore, il poverino
fuggì da quella casa e dal bambino[3].
Nunzio
Lo vedi che va bene?
Paolina
E come fa il ritornello?
Nunzio
Non c'è ritornello. Invece, a ogni strofetta, c'è la risposta del violino, che è dolce assai: dolce come se fosse una voce di consolazione per il povero passero vagabondo. Senti se ti piace.(Suona. La sua inesperienza non impedisce che le note della breve e lenta melodia si effondano teneramente soavi.)[4]
Paolina
(quando si è perduta l'ultima nota, resta assorta, tacendo, quasi udisse ancora, nell'aria, la melodia.)
Nunzio
(animandosi)Come ti pare?
Paolina
È bella.
Nunzio
(posando sul letto l'archetto ed il violino)E quando ti accompagnerai tu stessa con la chitarra, e quando io suonerò meglio di così, sentirai che effetto!(Con giocondità)La gente ce ne dovrà dare dei soldi!
Paolina
Ma è difficile accompagnarsi con la chitarra.
Nunzio
A poco a poco, imparerai. Anche per me è ancora difficile suonare il violino. Ma per questo dobbiamo studiare.(Gaiamente)I maestri non mancano, perchè il maestro tuo sono io, e il maestro mio è l'orecchio.(Ridendo un po')E dànno lezione gratis tutt'e due.
Paolina
La chitarra, intanto, ce l'ha mastro Giuseppe.
Nunzio
Ce l'ha per accomodarla. Era già così vecchia quando la comperammo!
Paolina
Sì, ma dico: se l'è presa sin da stamattina. Aveva promesso di riportarcela in giornata.
Nunzio
Non avrà avuto ancora il tempo di venire. Andrò io da lui. Meglio che non venga.
Paolina
Perchè?
Nunzio
No, per niente. Dammi, dammi il cappello e il bastone. Ci vado sùbito, anzi.
Paolina
E solo vuoi andarci?
Nunzio
Che novità! Cammino rasentando il muro a destra, e piano piano ci arrivo. Oramai, sono pratico. E, d'altronde, è bene che mi abitui a camminar solo.(Come un'ombra gli passa sul volto.)Non si sa mai....
Paolina
(va a prendere il bastone, che è in un angolo, e il cappello, che è appeso al muro.)
Donna Costanza
(attraversa la strada. Indugia un po' dinanzi alla porta e guarda dentro, tossendo lievemente.)
Paolina
(le fa un gesto sgarbato, come per dirle: «vattene, non mi seccare».)
Donna Costanza
(si allontana.)
Nunzio
Chi è che tossiva presso la porta?
Paolina
Non ho visto.(Gli si avvicina e posa sulla tavola il cappello e il bastone.)
Nunzio
Pensavo: quanti progressi abbiamo fatti da che fuggimmo insieme! Sette anni fa, io non potevo dare un passo nella strada senza che qualcuno mi conducesse. E tu! Che cosa eri allora? Eri cieca anche tu. Più cieca di me. E come eravamo perseguitati, maltrattati, battuti!
Paolina
(ha un brivido per tutto il corpo.)
Nunzio
Che ne sarà stato di coloro che ci maltrattavano tanto?(Si stringe nelle spalle.)
Paolina
(presa da un timor panico)Ci voglio venire anch'io da mastro Giuseppe.
Nunzio
No, Paolina, no.... Quel vecchio è diventato non so come.... E nella sua bottega, poi, si riuniscono sempre dei giovinastri impertinenti, che, quando mi vedono con te, mi punzecchiano, si divertono; e questo mi dà fastidio.
Paolina
La sera andiamo per i caffè e per le osterie. Non è lo stesso?
Nunzio
Non è lo stesso. Se si burlano di me nei caffè e nelle osterie, non me lo fanno capire, perchè, in certo modo, ci devono rispettare. Eppure, da un certo tempo in qua, accade qualche cosa che non mi fa piacere.
Paolina
Che accade?
Nunzio
Non so... ma, quando tu vai attorno col piattino per raccogliere i soldi dagli avventori, io mi mortifico.... E in quel momento vorrei poter suonare cento chitarre e cento violini insieme per farmene rintronare il suono nelle orecchie.
Paolina
(abbassa gli occhi, e sente come se le si piegassero le ginocchia.)
Nunzio
Sì, Paolina,... quella notte, sette anni fa, prima che noi ci decidessimo a fuggire, tu mi dicesti una bugia.
Paolina
(sinceramente)Che bugia ti dissi?
Nunzio
Io ti domandai: «Come sei tu, Paolina? Come sei?» E tu mi rispondesti: «Io sono brutta.»(Breve pausa.)Non era vero.(La cerca con le mani.)
Paolina
(gli si avvicina per farsi trovare.)
Nunzio
(le tocca la fronte, gli occhi, i capelli, le guance, le labbra. Indi, con dolcezza:)Non era vero. Io me ne sono accorto da un pezzo. E se pure non me ne fossi accorto io stesso? La sera, appunto come ti dicevo, quando vai attorno, io capisco, capisco tutto, e afferro ora un mormorìo, ora un complimento, ora una celia.... E poi, già, è inutile: io lo sento nell'aria, ecco, lo sento nell'aria!...
Paolina
(con le lacrime agli occhi e il pianto nella gola)Che colpa ne ho io se non sono tanto brutta come credevo di essere?
Nunzio
Che colpa? Non si tratta di colpa. Anzi. E se potessi togliermi dagli occhi questa cortina nera almeno per un momento, almeno per vederti una volta sola, io sarei felice di trovarti diversa da come mi avevi detto e te ne ringrazierei anche, perchè di quel solo momento io riempirei tutto il ricordo degli anni in cui non sei stata che mia!
Paolina
E dunque?
Nunzio
Ma io ho parlato d'un miracolo che non posso fare; e, se tu sei bella, Paolina,... questo bene nonsarà mai per me.(Pausa.) (Egli prende di su la tavola il cappello ed il bastone.)
Paolina
(interdetta, confusa, vorrebbe protestare e non ne ha il coraggio, nè la chiaroveggenza. Con gli occhi bassi, gli sguardi erranti, le mani aggrappate tra loro, si torce le dita cercando qualche parola e qualche idea.)
Nunzio
(continuando)Purtroppo, se tu sei bella, un giorno o l'altro, te ne andrai. Te ne andrai per la tua via. Io sono il tuo destino..., e io stesso te l'avrò preparata. Ma non la conosco. Non la vedo. Te ne andrai, e sarà giusto. Tanto, adesso, sono in condizioni di poter tirare avanti la vita da me. Questo, te l'assicuro. Ma — giacchè siamo a tale discorso — io ti chiedo un favore. Quando starai per andartene, non me lo dire. No, perchè, naturalmente, anche non volendo, io riuscirei a trattenerti, e ti farei forse del male, o crederei di fartene, e ne avrei uno scrupolo di coscienza sino alla morte. No, non me lo dire, Paolina. Soltanto, affinchè io non ti aspetti tante ore, tante ore, inutilmente, con una vana speranza nel cuore, sai in che modo devi avvertirmi?... Come il vento smorzò la candela — ti ricordi? — nella notte in cui fuggimmo insieme, così tu, prima d'andartene, smorzerai quella lampada dinanzi alla Madonna.... Sempre che tu non sei in casa, io ho l'abitudine di accostarmi molte volte a lei, e sento sulla faccia il calore della lampada accesa. Ebbene, quando non sentirò più quel calore, io penserò: «Se n'èandata!»(Le lacrime gli rigano il volto. Si mette il cappello e, facendo precedere ai piedi la punta del bastone, lentamente esce.)
PAOLINA, DONNA COSTANZA, BARBACANE.
Paolina
(resta stranamente impressionata, immobile. A vederla, sembrerebbe pensosa, ma il suo cervello non sa veramente pensare. Esso è soltanto attraversato da impressioni, le quali non sono soccorse dal discernimento. In quel cervello, le idee spuntano, in uno stato quasi formale, per la concatenazione dei ricordi recenti e non per una vera cogitazione di essere pensante. Ora, nel succedersi dei ricordi recenti, quello della canzone del passero, testè imparata, ha un qualche rilievo. Ed ella, sempre immobile, ne ripete, senza le parole, con la bocca chiusa, lieve lieve, la cantilena.)
(Compariscono, in fondo, nel vicoletto,Donna CostanzaeCiro Barbacane, confabulando.)
Donna Costanza
(sottovoce, a Barbacane:)No, non vi fate vedere, voi. Se capisce che sono spalleggiata, crederà che voglio farle del male.
Barbacane
(sottovoce anche lui)Ma, a ogni buon fine, io resto di guardia qui dietro.
Donna Costanza
Va bene.
Barbacane
(sparisce.)
Donna Costanza
(è una vecchia popolana, brutta, dall'aspetto bieco; ma nella voce ha qualche cosa d'insinuante che rivela come ella agisca in piena buona fede. — Porta sul braccio un involto. Si accosta a Paolina senza fargliene accorgere e le sussurra alle spalle:)L'uccello che sta in gabbia non canta per amore, canta per rabbia.
Paolina
(voltandosi spaurita)Un'altra volta venite a seccarmi?
Donna Costanza
Stupida!
Paolina
Lasciatemi in pace.
Donna Costanza
Stupida! Stupida! Vuoi morire qua dentro come sta morendo poco lontana di qua la figlia di Filomena Carrese?
Paolina
La figlia di Filomena Carrese sta morendo?!(Con un atto di desolazione)Oh!
Donna Costanza
È agli estremi. Adesso ci andava anche il Viatico. Passando, ho voluto vederla. Che pietà!
Paolina
Ma poi, come c'entra? Assunta ha presa la mala salute nella tintoria.
Donna Costanza
E tu la piglierai dormendo con questo cieco malaticcio, in questo angolo di vicolo oscuro e solitario, in questa scatola umida, dove, se non si sta con la porta spalancata, si crepa per mancanza d'aria e di luce, e dove, per non farti guardare, quando ti spogli e ti vesti, da qualche straccione vizioso che viene apposta a passare davanti alla tua porta, hai dovuto appendere queste belle drapperie(indicando la cortina composta di luridi brandelli), che farebbero rivoltare lo stomaco perfino a un cenciaiuolo. Se due anni fa la figlia di Filomena Carrese avesse sentito i consigli miei, a quest'ora sarebbe bella e fresca come una rosa di maggio. Ma volle fare la scrupolosa, ed ecco che se ne muore sopra un materasso di paglia. Ha presa la mala salute nella tintoria? Sì sì! È la miseria! È la miseria!
Paolina
Per me, la miseria non è niente. Ci sono nata dentro.
Donna Costanza
Bella ragione! Ma intanto il veleno cammina per il corpo e te lo infracida. È un peccato mortale! La Provvidenza ti ha dati questi tesori che hai sulla faccia, e tu, ingrata, ti metti a vivere con un uomo che non può guardarti nemmeno!
Paolina
Questo è vero, ma che ne sapevo, io?
Donna Costanza
Di gente che ti può guardare ce n'è quanta ne vuoi!
Paolina
Donna Costanza, voi siete peggio del diavolo tentatore.
Donna Costanza
Non ci pensare più. Vieni con me. Che aspetti? Di farti vecchia?
Paolina
Voi mi tentate, e io lo so che farei bene a venire con voi; ma Nunzio come potrei lasciarlo? Mi ci sono affezionata, oramai. Io e lui siamo unasola persona. Io campo perchè c'è lui; ed egli campa perchè ci sono io.
Donna Costanza
Senza di te, camperà ugualmente. E se combina una società con altri suonatori ambulanti, il professore mette tavola sera e mattina. Che ragione hai di sacrificarti tanto, cuore mio?
Paolina
Mi ha insegnate tante cose.
Donna Costanza
Per utile suo.
Paolina
Mi ha preso dalla strada ch'ero una pezzente, senza madre nè padre....
Donna Costanza
Gli faceva comodo di avere la cantante, che chiama danaro, e la femmina in casa.
Paolina
Ma il pane non mi manca.
Donna Costanza
(incalzando)E vorresti che ti lasciasse anche morire di fame?(Con affettuosità lusingatrice)Tu non l'hai capito ancora quello che meriti.
Paolina
(provando una sensazione nuova di vanità sciocca)E che merito, io?
Donna Costanza
Quando lo vedrai, ne riparleremo.
Paolina
Ma ditemi più o meno.
Donna Costanza
Per esempio, una casa come ce l'hanno i signori: una casa con gli specchi, con i divani, con i tappeti....
Paolina
La mamma mi diceva d'averne vista una ch'era la più bella di tutte!
Donna Costanza
E poi,... il pranzo cucinato ogni giorno,... la pettinatrice per questa gioia di capelli che paiono velluto,... abiti di costo come quelli che porta in carrozza la moglie di don Gennaro Streglia quando va alla festa di Montevergine....
Paolina
(ascoltando, ha negli occhi dei barbagli di desiderio incosciente.)
Donna Costanza
(aprendo l'involto sulla tavola)Guarda.... Per oggi ho già qualche cosa per non farti sembrare una malata che puzzi ancora di ospedale. Sarebbe una rovina! Se ti vedessero per la strada così vestita insieme con me, lo scorno sarebbe mio. E cattive figure io non sono abituata a farne. Prendi. Questa è una bella sottana di seta a righe. Questa è la gonnella....
Paolina
(animandosi)Tutta celeste!
Donna Costanza
Già. Questa è la camicetta....
Paolina
(animandosi sempre di più)Color di rosa! Mi piace! Che stoffa è?
Donna Costanza
Non so come la chiamano, ma è di prima qualità. Questo è un pajo di calze tutte di filo; e questo poi è un paio di scarpini di pelle fina, così aggraziati che, quando te li metti, tu vedi i piedi di una pupa, tal'e quale.
Paolina
(prendendoli con cura e guardandoli attentamente)Come sono lucenti!
Donna Costanza
Spìcciati dunque, chè quel cieco della malora sa anche camminare in fretta, quando vuole.
Paolina
(d'un sùbito, si rabbuia. Alla luminosità dei suoi occhi che irradiava tutta la fisonomia, succede un'espressione di pena invincibile. Lascia cadere sulla tavola gli scarpini. Indi, le sue labbra hanno il lieve tremito che prelude il pianto infantile)No... no! Con voi non ci vengo.
Donna Costanza
Ma vuoi farmi impazzire?!
Paolina
(convulsa, vibrante, quasi con l'urgenza di liberarsi da una tentazione)Prendetevi questa roba.... Prendetevela.... Prendetevela.... E andatevene sùbito, donna Costanza!... Non vi voglio più vedere!...
Donna Costanza
(inviperita)E mi scacci anche, adesso?
Paolina
(angosciosamente, come un'allucinata, sospingendola un po' verso la porta)Vi scaccio, sì, vi scaccio... vi scaccio....
Donna Costanza
Non mettermi le mani addosso, chè te la faccio scontare!
Paolina
Non vi voglio più vedere!... Non vi voglio più vedere!...(Continua a sospingerla, quando a un tratto entraCiro Barbacane, e, alla vista di quell'uomo, ella, perdendo quel po' di energia fittizia onde si è ribellata alla vecchia, indietreggia con le mani sul capo, assalita dal terrore come dinanzi ad una belva.)Madonna mia cara, proteggetemi voi!
Barbacane
(È un uomo piuttosto vecchio e piccolo, ma forte e tarchiato. Ha la testa grossa, il collo corto, le spalle quadrate, i capelli crespi e grigi, gli occhietti scintillanti, il naso rincagnato dabull-dog.Non porta nè barba nè mustacchi, ma ha sul viso l'ombra bluastra che lasciano i folti ed ispidi peli rasati di fresco. Sulla fronte bassa, una cicatrice. Veste sudicissimamente; ma gli pende dal panciotto una grossa catenella d'oro. Ha alle mani e sui calzoni qualche macchia rossigna.) (Calmo, freddo, semplice, sincero, addirittura bonario nel gesto e nell'accento.) (A Paolina, dopo un silenzio.)E non parli più? Non fai più la prepotente?(Pausa.)Mi conosci?
Paolina
(balbetta appena)No, non vi conosco.
Barbacane
E, senza conoscermi, tu hai fatto come se avessi visto il diavolo?
Paolina
Ho avuto paura.
Barbacane
Mi dispiace. E mi maraviglio, poi, che volevi accoppare una vecchia. Non sta bene. Tu sei una buona ragazza. E perchè sono qua, io? Per non farti avere seccature. Io ti voglio trattare come una figlia. Ma tu devi ragionare. Fammi capire com'è che ti sei incaponita così.
Donna Costanza
(sorvegliando alla porta)Dice che non vuole lasciarlo, il cieco. Quello è la spina.
Barbacane
(a Paolina:)E se quello è la spina, noi te la toglieremo sùbito, perchè con lui non si faranno cerimonie.
Paolina
(assalita di nuovo dal terrore, spalanca gli occhi.)
Barbacane
Se fosse per me, non gli torcerei un capello, e gli direi: «Tieniti la ragazza, chè io non so chefarmene.» Non è per disprezzare, no. Avessi tu le bellezze del sole, per me, sarebbe lo stesso. Che me ne importa delle femmine? Io ho bottega di macelleria, e ho bisogno di altro bestiame. Ma c'è alle mie spalle chi mi comanda e ha il diritto di comandarmi, e io sono nè più e nè meno che come il soldato che va alla guerra. Se proprio non vuoi venire, il cieco, poveretto,... è condannato. E, per quanto è vero che mi chiamo Ciro Barbacane, ne avrei una pena che non ti so dire a pigliarmela con quel disgraziato che non ha neppure gli occhi per vedere come sono fatto.
Paolina
(oscillando in tutto il corpo come per freddo, scoppia a piangere disperatamente, e, senza gridare, ripete ancora:)Madonna mia cara, proteggetemi voi!
Barbacane
Ma le tue lagrime non acconciano niente, oggi, e non faranno risuscitare il morto, domani. Desideri veramente di salvargli la pelle? A te sta. Pensa bene a quello che fai, e concludiamo.
Paolina
Madonna mia cara, proteggetemi voi!
Barbacane
(con le braccia incrociate, tranquillamente, aspetta.)
(Giunge dalla strada il suono cadenzato d'un campanello: due tocchi ed una pausa, due tocchied una pausa. Indi, insieme col suono ritmico, un salmodiare sommesso che si ode appena come un fioco mormorìo monotono.)
Donna Costanza
(che è presso la porta, s'inginocchia con la faccia volta alla strada, sospirando:)Ah, povera giovane!
Barbacane
Che è?
Donna Costanza
È il Viatico per Assunta la tintora. Ci è andato passando per i gradini del Rosariello, e ora se ne torna per il vicolo della Tofa.
Barbacane
(si accosta a Donna Costanza, si toglie il berretto, si inginocchia come lei con la faccia volta alla strada, col capo chino come sotto un peso invisibile.)
Donna Costanza
(vedendo con la coda dell'occhio che Paolina è in piedi, le si rivolge severamente:)E inginòcchiati anche tu, scomunicata!
Paolina
(cade ginocchioni, piegandosi nella vita, stendendo le braccia a terra, toccando la terra con la bocca.)
(Si odono ora solamente i singhiozzi diPaolina, il suono del campanello e il mormorìo fiochissimo.)
(Nella strada, alcune femminucce sgusciate dai loro tuguri e qualche viandante col capo scoperto fanno gruppo, genuflessi e raccolti: si direbbero quasi accasciati. Il tintinnìo cadenzato e le salmodie si allontanano, si allontanano, e si perdono nel silenzio.BarbacaneeDonna Costanzasi levano. Il gruppo della strada dilegua.Paolinaresta a terra, con le braccia distese, lagrimando.)
Barbacane
(andandole vicino)Dunque?
Paolina
(sollevando la testa, parlando angosciosamente nel pianto dirotto ed infrenabile)Va bene, va bene.... Farò quello che volete voi.... Ci verrò... ci verrò....
Barbacane
E non piangere più, chè ti consumi gli occhi e diventi brutta come un accidente!
Donna Costanza
(che è sempre all'uscio)Eccolo, eccolo!
Barbacane
Il cieco?
Donna Costanza
Sì. Ma s'è fermato davanti alla porta di Filomena Carrese.
Barbacane
(tranquillamente)Be', io me ne vado.(A Paolina:)A rivederci, amica.(Esce.)
Paolina
(con uno sforzo istantaneo, trattiene le lagrime restando ancora ginocchioni, abbattuta, annientata.)
Donna Costanza
(corre a lei, come per dirle: «andiamo».)
Paolina
Fatemi la carità.... Datemi almeno una mezz'ora di tempo. Fra mezz'ora, mi troverete nella Piazza del Carmine....
Donna Costanza
Non ti credo. Tornerò io stessa a cercarti con un buon pretesto. Intanto, vèstiti come meglio puoi.... Il professore non se ne accorgerà.
Paolina
A casa vostra mi vestirò.
Donna Costanza
E poi ritarderemo troppo. Ho data la mia parola.(Duramente)Obbedisci, e zitta!
Paolina
Non dico più niente.
Donna Costanza
Attenta chè egli è qua.(Sgattaiolando, esce.)
Paolina
(si drizza in piedi come se temesse d'essere proprio veduta da Nunzio in quello stato. Va difilata alla porta, poi torna, raduna la roba di su la tavola, e, vedendo entrare Nunzio, imbarazzata, quasi che egli potesse sorprenderla, getta tutto in un cantuccio.)
NUNZIOePAOLINA,la voce diFILOMENA CARRESE.
Nunzio
(entra con in mano la chitarra)Paolina!
Paolina
Sono qua, Nunzio.(Ma non osa avvicinarsi a lui.)
Nunzio
Dove?
Paolina
(gli si accosta timidamente)Qua. Eccomi.
Nunzio
Hai sentito?
Paolina
Che cosa?
Nunzio
La povera Assunta... è morta.
Paolina
Già morta?!
Nunzio
Or ora.
Paolina
Sapevo che era agli estremi.
Nunzio
Che tristezza!(Pausa.)Era una ragazza che non faceva male a nessuno. Onesta.... Amava il lavoro....
Paolina
È vero.
(Un lungo silenzio.)
Nunzio
(posa la chitarra sulla tavola, si toglie il cappello e siede. Cambia discorso, cercando di recuperare un po' di gaiezza.)Mastro Giuseppe voleva vendermi una chitarra nuova. Mi diceva: «Siamo in estate, e l'estate è la stagione dei canti e dei suoni: i suonatori ambulanti guadagnano bene; sicchè, questa spesa potete farla allegramente. Se non avete il danaro — aggiungeva lui — pagherete quando potrete pagare.» Ma io non ho voluto. I debiti non mi fanno dormire. Per ora, dico io, potremo cavarcela con quest'osso vecchio. Chè, poi, nell'estate dell'anno venturo,(sorridendo bonariamente)se il ministro delle finanze ce lo permetterà, compreremo anche la chitarra nuova.
Paolina
(comincia a sbottonarsi il corpetto.)
Nunzio
Non ti pare giusto?
Paolina
(con gli occhi rossi, sogguardando con una espressione di paura la roba gettata in un cantuccio)Mi pare giusto.
Nunzio
Che hai?
Paolina
Niente ho.
Nunzio
Niente?... Ci sono le lagrime nella tua voce.
Paolina
No.(Si cava una manica.)
(Un viandante losco indugia con curiosità presso l'uscio. Ella se ne avvede, raccoglie subito la roba, e si nasconde dietro la cortina.) (Il viandante continua per la sua via.)
Nunzio
Non negare. Io ho capito che la notizia di Assunta ti ha impressionata. E non hai da vergognartene. Al contrario. Questo mi consola. Tu, una volta, non eri così. Eri una piccola selvaggia: un animaluccio insensibile. Ma, vivendo accanto a me, ti sei mutata. Ogni giorno che passa, tu mi somigli un poco di più. E poi forse anche tu... forse anche tu non eri selvaggia proprio per istinto. Mi ascolti, Paolina?
Paolina
(di dietro la cortina, alzando alquanto la voce per fargli credere d'essere più vicina)Sì, ti ascolto.
Nunzio
Già, hai ragione. Io ti parlo sempre troppo...difficile. Per te dev'essere una fatica l'ascoltarmi. Tuttavia, verrà il tempo in cui tu intenderai tutto e mi ascolterai volentieri.(Una nube gli passa sul volto)Che vuoi! Io t'ho detto mezz'ora fa: «Tu te ne andrai, Paolina....» Ma la verità è che qualche volta io lo credo veramente e mi pare che per te sarebbe una fortuna, e qualche altra volta, invece, non lo credo affatto e mi pare che se tu te ne andassi sarebbe una sventura per te come per me. E sai quando mi pare che sarebbe una sventura? Quando vedo intorno a me peccati e sofferenze d'ogni sorta. Allora penso che noi due siamo più forti e migliori degli altri solamente perchè siamo uniti; e penso che, continuando a vivere insieme, possiamo andare sempre un poco più su, sempre un poco più su, come abbiamo fatto finora.(Con vivace gaiezza umoristica mista di malinconia)Che ci sarebbe di meraviglioso, in sostanza, se un giorno diventassimo tu una cantante sul serio e io un violinista coi fiocchi? Della stessa creta sono fatti i pupazzi più diversi!... E dunque, che ne sappiamo noi di quel che potremo essere un giorno?(Pausa.)Tu non mi ascolti, Paolina?
Paolina
Sì, Nunzio, t'ascolto.
Nunzio
Che fai lì dietro?
Paolina
(infilando la camicetta viene fuori sùbito come per rassicurarlo. Ha tuttora gli occhi gonfi di lagrime, il volto terreo, i capelli scarmigliati, il passo mal fermo, il petto ansimante, tutto il corpicino corso dai brividi.)Io... metto un po' d'ordine.
Nunzio
(con un sorriso d'ironia mite)Eh! Ne vale la pena!
Paolina
(ha già indossata la breve sottana a righe, che lascia scoperti i garetti, e già i suoi piedini paiono trasformati nelle calze ben tirate e negli scarpini di pelle nera lucidissima.) (Smuove qualche seggiola per fare un po' di rumore.)
Nunzio
(si alza.)
Paolina
(nel vederlo alzare ha un sussulto violento)Vuoi qualche cosa?
Nunzio
(celiando)No... metto un po' d'ordine anch'io.
Nunzio
(appende al muro il cappello e la chitarra.)
Paolina
(si abbottona la camicetta, e va a tirare la gonnella fuori della cortina.)
Nunzio
Il violino dov'è?
Paolina
Eccolo qua.(S'affretta e gli porge il violino e l'archetto con la mano tremante, mentre nell'altra mano ha la gonna.)Era sul letto.
Nunzio
(prendendo)Ih, che tremarella! Temevi di romperlo? Una bestia così delicata non è.
Paolina
(infila adesso la gonna, davanti a Nunzio, seguendo ogni movimento di lui con gli sguardi imploranti.)
Nunzio
(accostandosi alla tavola)Piuttosto, è traditore. Questo sì!(Quasi ridendo)E quando, poggiato sulla spalla, pare che stia per baciarti, all'impensata, ti tradisce, e mette fuori una nota che è un castigo di Dio! Vuoi sentire?(Si dispone a suonare.)
La voce diFilomena Carrese
(dalla strada, in lontananza, in un tono di disperazione pazza)Ho perduta la figlia mia! Ho perduta la figlia mia!
Nunzio
(rabbrividendo, abbandona sulla tavola il violino.)
La voce diFilomena Carrese
(sempre più lontana)Meglio se avesse gittato il suo onore in mezzo alla strada!
Nunzio
(mormora:)Che tristezza! Che tristezza!(Siede, avvilito.)
DONNA COSTANZA, PAOLINA, NUNZIO.
Donna Costanza
(dal fondo)È permesso?
Paolina
(si sente mancare il respiro.)
Nunzio
Chi è?
Donna Costanza
Sono io, donna Costanza.
Nunzio
Oh, donna Costanza? Da quanto tempo?... Favorite.
Donna Costanza
(restando sotto l'arco della porta)No, grazie, non serve. Volevo pregare Paolina....
Nunzio
Dite pure....
Donna Costanza
.... Là, in casa della Carrese, c'è bisogno di qualcheduno. Quella povera mamma si dispera e si strappa i capelli, e farà così per tre giorni e per tre notti. Ma, intanto, si ha da pensare alla morta.... Io sola non posso, e....
Nunzio
Capisco. Va, va, Paolina. Non si può dire di no. È carità cristiana....
La voce diFilomena Carrese
(lontanissima)Gente correte! Gente non mi abbandonate!...
Donna Costanza
(dà un sospiro.)
Paolina
(scoppia di nuovo a piangere.)
Nunzio
(che ode quei singhiozzi mal repressi, si commuove anche lui.)Tu piangi, Paolina?... È vero, sì, è uno strazio!... E se proprio non hai il coraggio....(Ha le lagrime agli occhi.)
Donna Costanza
(fissa su Paolina gli sguardi terribili.)
Paolina
(cercando, invano, di soffocare il pianto, esce precipitosamente.)
Donna Costanza
(senza profferir parola, segue con cupidigia la sua preda.)
(Una breve pausa.)
Nunzio
Donna Costanza?(Aspetta. Indi fa un lieve gesto come per dire: non c'è più. Ripensa al caso di Assunta. Con profonda commozione, scrolla ilcapo, assai compassionevolmente, e conclude:)Così è; e può essere anche peggio di così!...(Tentando di sottrarsi ai pensieri lugubri, si alza e ripiglia il violino.)Dunque, dicevamo....(Accenna appena con la voce, tra i denti, lo spunto della risposta melodica alle strofe del «Passero sperduto». Poi la esegue tutta intera col violino, cercando di perfezionare la cavata e di raddolcire il suono. Ora le note fluiscono, difatti, più sicure, più flebili, più carezzose.)[5]
Paolina
(comparisce nella strada, come uno spettro. Si ferma, diritta, un istante, in mezzo al vano della porta. Si leva gli scarpini. Li lascia sulla soglia. E, mentre Nunzio è assorto nella melodia, ella entra camminando sulla punta dei piedi, smorza la lampada dinanzi alla Madonna, e fugge.)
Nunzio
(torna da capo, e continua a suonare.)
(Sipario.)
Fine del dramma.
Numero I.Musica del 'Passero sperduto'[Ascolta]Un passero sperduto e abbandonatoSu d'una casa bianca si posò.Lì c'era un bambinello allora natoche urlava tanto e il passero tremò.E vinto dal timore il poverinofuggì da quella casa e dal bambino.
Numero I.
[Ascolta]
Un passero sperduto e abbandonatoSu d'una casa bianca si posò.Lì c'era un bambinello allora natoche urlava tanto e il passero tremò.E vinto dal timore il poverinofuggì da quella casa e dal bambino.
Un passero sperduto e abbandonato
Su d'una casa bianca si posò.
Lì c'era un bambinello allora nato
che urlava tanto e il passero tremò.
E vinto dal timore il poverino
fuggì da quella casa e dal bambino.
Numero II.[6]Musica per violino[Ascolta]
Numero II.[6]
[Ascolta]
NOTE:1.Questa scaletta, guardata dallo spettatore, si perde dietro la curva che dal pilastro va al soffitto.2.Fare il paloequivale a «stare alla vedetta».3.Musicaa pag. 369:Numero I.4.Musicaa pag. 369:Numero II.5.Musicaa pagina 369:Numero II.6.All'ultima scena del 3º atto, quando cioèPaolinasmorza la lampada e fugge;Nunziosuona questa frase due o tre volte e non cessa se non quando il sipario è calato.(La musica della canzone delPassero sperdutoè del maestro Enrico de Leva.)
1.Questa scaletta, guardata dallo spettatore, si perde dietro la curva che dal pilastro va al soffitto.
2.Fare il paloequivale a «stare alla vedetta».
3.Musicaa pag. 369:Numero I.
4.Musicaa pag. 369:Numero II.
5.Musicaa pagina 369:Numero II.
6.All'ultima scena del 3º atto, quando cioèPaolinasmorza la lampada e fugge;Nunziosuona questa frase due o tre volte e non cessa se non quando il sipario è calato.
(La musica della canzone delPassero sperdutoè del maestro Enrico de Leva.)